#3 1982: GP del Brasile, vince Piquet, ma verrà squalificato; la vittoria andrà a Prost



Continua la serie di dichiarazioni a dir poco sorprendenti del presidente della Fisa, il francese Jean-Marie Balestre. Il massimo dirigente della Federazione internazionale dello sport automobilistico, al rientro da Kyalami, lunedì 25 Gennaio 1982 dichiara che il provvedimento di sospensione delle superlicenze ai piloti di Formula 1 non è una vendetta, ma semplicemente l'unico modo di difendere l'autonomia del potere federale.


Balestre incolpa principalmente Didier Pironi, il pilota della Ferrari portavoce dei ventinove conduttori ribelli, di avere tradito i compagni travisando la situazione:


"Quando Gérard Larrousse, responsabile della Renault, ha preso l'iniziativa di chiedere il blocco del conflitto, abbiamo tutti deciso di congelare la situazione per far disputare la gara. Il nostro interlocutore, Didier Pironi, si è mostrato d'accordo. A questo punto è bene sottolineare che io non ho promesso nulla al piloti. Non so cosa abbia potuto dire Pironi telefonicamente a Lauda per convincerlo a tornare in pista con gli altri. Si trattava semplicemente di una tregua".


Il presidente della Fisa prosegue affermando che è perfettamente normale che i piloti siano stati sospesi per la violazione dei regolamenti:


"Dobbiamo usare il pugno di ferro. Noi non abbiamo intenzione di distruggere la Formula 1. Giovedì il comitato esecutivo cercherà di trovare una soluzione. Saranno prese delle sanzioni. Se i piloti si rifiuteranno di sottostare alle decisioni, la situazione diventerà insostenibile".


Bastano queste parole per capire quale confusione regni al vertice della Fisa.


Sostenere, inoltre, che Pironi abbia travisato tutto dopo le innumerevoli discussioni fatte è illogico, e pare un tentativo maldestro di scaricare le responsabilità sulla parte avversa.


Per fortuna ci sono dei testimoni, i rappresentanti delle grandi Case automobilistiche, che sono intervenuti come mediatori e che quindi possono smentire certe dichiarazioni.


E, non a caso, da Maranello trapela una viva irritazione, al punto che la Ferrari pare sia decisa a prendere posizione contro Balestre e Ecclestone. Secondo Enzo Ferrari, i piloti non avrebbero tutti i torti, specie nel rifiutarsi di essere legati mani e piedi a un team.


La posizione di Balestre si fa ora più delicata.


Mercoledì 27 Gennaio 1982, voci preoccupanti rimbalzano da Parigi, dove il giorno successivo si riunirà il comitato esecutivo della Fisa per discutere le movimentate vicende che hanno preceduto il Gran Premio del Sud Africa di Formula 1. Secondo alcune indiscrezioni provenienti da fonti sicure, Jean-Marie Balestre, presidente della Federazione internazionale sport automobilistico (Fisa), avrebbe intenzione di applicare una linea dura nei confronti dei ventinove piloti che si sono ribellati, e in particolare, sarebbe già stato deciso di punire in maniera esemplare i cinque conduttori che, secondo le indagini condotte da Max Mosley, braccio destro - anche in senso politico - di Bernie Ecclestone, sarebbero i capi storici della ribellione. Si tratta di Niki Lauda, Gilles Villeneuve, Didier Pironi, Nelson Piquet e Bruno Giacomelli. Sarebbero pronte pesanti squalifiche, tramite la conferma della sospensione della superlicenza di guida, e fortissime ammende. Se queste informazioni risulteranno fondate, la Ferrari sarà l'unica scuderia privata di entrambi i piloti, mentre McLaren, Brabham e Alfa Romeo avrebbero uno squalificato ciascuna. I piloti non hanno ricevuto per il momento alcuna comunicazione ufficiale sulla vicenda.


Gilles Villeneuve, interpellato telefonicamente, da Montecarlo, dichiara:


"Io non so nulla. Sono amareggiato per quel che sta succedendo, ma devo riconoscere che non mi sento pentito per quanto ho fatto. Credo di avere agito nell'interesse dei piloti e dell'automobilismo. Non si potevano più sopportare certi soprusi. Abbiamo acceso una miccia che rischia di farci esplodere tutti. Ma prima o poi doveva succedere. Meglio subito, con la speranza che si possa fare un po' di pulizia nell'ambiente".


"Non sono neppure molto preoccupato per quanto potrà decidere la Fisa. In ogni caso abbiamo già interpellato un gruppo di eccellenti avvocati per difenderci. Non è detto che Balestre riesca nel suo intento. Il comitato esecutivo della Fisa dovrà fare molta attenzione nel prendere le sue decisioni, e valutare imparzialmente quanto è successo. E' vero che i piloti hanno tentato un'azione di forza, ma è anche vero che sono stati ripetutamente presi in giro e provocati".


Quando la Commissione di Formula 1 si era riunita per decidere il testo del formulario da presentare ai piloti per rilasciare la superlicenza, Didier Pironi - che è membro della Commissione stessa quale rappresentante dei piloti, ma senza diritto di voto - fu tenuto all'oscuro di tutto.


Il fatto più grave, però, sta nel comportamento di Balestre, il quale ha negato di avere raggiunto una soluzione con i piloti nella mattinata di venerdì affinché riprendessero a correre. Il presidente della Fisa ha attribuito tutte le responsabilità a Pironi, dicendo che il pilota della Ferrari ha travisato la situazione presentando ai compagni quella che era solo una tregua come un accordo.


Ora, dalle decisioni dei ventuno membri di questa assemblea, che rappresenta i maggiori paesi produttori di auto del mondo, dipende la sorte del Campionato Mondiale 1982. Se i ventilati provvedimenti contro i piloti ribelli saranno confermati, potrà succedere di tutto. Anche l'annullamento dell'intero calendario stagionale. E' lecito sperare che il buon senso finisca per prevalere, ma la situazione è veramente intricata, ed è difficile ipotizzare una soluzione positiva della vertenza, che salvi la faccia alle diverse parti in causa.


Giovedì 28 Gennaio 1982, nella lussuosa sede della Fisa, in Place de la Concorde, regna sovrana la discordia, anzi è guerra aperta per la Formula 1. Il comitato esecutivo della Federazione internazionale propone una leggera marcia indietro rispetto a quanto era stato deciso a Kyalami, ed i piloti vengono semplicemente multati e minacciati per essersi ribellati in Sud Africa.


Ma ora sono i piloti a rispondere a muso duro: mentre si attende il responso della riunione federale, infatti, nel piccolo hotel della Tremouille, a dieci minuti di macchina, Didier Pironi, rappresentante dei corridori, propone una breve e decisa conferenza stampa in cui legge un comunicato nel quale, dopo aver confermato la solidarietà di tutti i membri della Gpda, si dice testualmente che i piloti rifiutano tutte le sanzioni decise dal comitato esecutivo, e non accettano neppure una nota di biasimo.


L'iniziativa, dunque, passa di mano e la Fisa si trova davanti a una situazione molto delicata, dopo che Balestre ha ottenuto un successo personale in seno al comitato esecutivo.


Dei ventuno membri dell'assemblea sono rappresentate venti nazioni (assente inesplicabilmente il rappresentante dell'Argentina, organizzatore della prossima prova di campionato), il presidente ha nelle mani cinque deleghe più il suo voto: contro la proposta di punire i piloti si schierano Serena (Italia), Porter (Inghilterra), Von Heinstein (Germania), Boeri (Montecarlo) e Piccinini, in rappresentanza dei grandi costruttori.


Il risultato è dunque di quindici a cinque, ma Balestre ha il consenso delle nazioni che, automobilisticamente parlando, contano di meno.


Così vengono attuate queste sanzioni:


  • Multa di 10.000 dollari e sospensione per cinque corse con la condizionale per due anni per i piloti che avevano già protestato a Zolder, ovvero Patrese, Pironi, Villeneuve, Prost, Giacomelli e Laffite;

  • Multa di 5.000 dollari e due gare di sospensione con la condizionale per gli altri ventitré imputati, ovvero tutti i piloti attualmente impegnati in Formula 1 meno Jochen Mass e Teo Fabi, che si erano presentati in pista regolarmente.


I piloti potranno fare appello al tribunale della Federazione internazionale automobilistica per quanto riguarda la condanna di sospensione, mentre dovranno invece pagare la multa entro quarantotto ore dopo averne ricevuto comunicazione ufficiale, probabilmente lunedì 1° Febbraio 1982. Se non verseranno la cifra richiesta, automaticamente si vedranno sospendere la licenza.


Qui sta lo scoglio per trovare una soluzione, perché Pironi ha già detto che non sarà versato neppure un centesimo, mentre Balestre ha teso una mano, evitando squalifiche immediate, ma ha avuto una risposta durissima.


Ora cosa potrà succedere?


"Sono stanco, mi auguro che nei prossimi giorni riflettendo con maggiore tranquillità, e che con un po' più di tempo a disposizione si arrivi a salvare il salvabile. Io penso che il mondiale di Formula 1 non si possa disputare senza i piloti che sono stati protagonisti della prima gara".


Balestre afferma inoltre che il discusso formulario per la domanda della superlicenza è stato studiato e realizzato da lui stesso con il pieno consenso di tutta la commissione di Formula 1. In questo senso Balestre ha voluto smentire chi sostiene che il documento sia frutto delle pressioni della Foca, o meglio di Ecclestone. L'ineffabile Jean-Marie ha fatto sapere che Ecclestone è un personaggio irrinunciabile della Formula 1 per la sua abilità e per la sua competenza.


Intanto, però, la sconfitta nella votazione dell'esecutivo amareggia i costruttori automobilistici, che non volevano che i piloti fossero puniti per quanto è successo in Sud Africa, in quanto ritengono la protesta giustificata.


"Sono state emesse sanzioni contro il diritto, contro lo sport, e soprattutto contro il vero interesse del Campionato Mondiale. Rispettiamo il voto scaturito dalla maggioranza. Ci conforta, però, constatare che ci sono posizioni analoghe alle nostre di nazioni importanti, significative sul piano industriale e sportivo".


Dichiara Marco Piccinini, parlando per la Ferrari e per i colleghi, aggiungendo:


"Se saremo senza piloti, non correremo".


Questo significa, dunque, che il gioco è ancora tutto aperto: il braccio di ferro tra i driver e la federazione continua, e se non si arriverà ad un accordo, il prossimo Gran Premio di Argentina verrà annullato. Ma a tale riguardo, Balestre fa sapere di avere già pronta una prova di riserva: si tratta del Gran Premio di Spagna.


La rivolta dei piloti continua.


I corridori, come previsto, non accettano assolutamente le sanzioni adottate dal comitato esecutivo della Fisa: i membri della Gpda non vogliono sentir parlare di punizione di nessun genere.


Per tutti parla Didier Pironi, responsabile dell'associazione dei piloti:


"I piloti respingono ogni sanzione del comitato esecutivo. Noi abbiamo cercato di stabilire un dialogo ragionevole per dei problemi reali che ci concernono, non intendiamo accettare un insulto di questo genere, e insistiamo per essere trattati con rispetto e su un piano di eguaglianza".


Ma dove andranno a finire in questa maniera?


"Se il comitato esecutivo decide di chiedere definitivamente l'applicazione di queste regole disciplinari come mezzo di pressione per neutralizzare la nostra iniziativa solidale, noi non potremmo assolutamente sottometterci a questa intimidazione e reagiremo tutti insieme, cioè non correremo nelle prossime gare".


Ma ora la Fisa ha teso una mano, non poteva assolutamente lasciare i piloti impuniti senza perdere la faccia...


"Abbiamo capito che c'è stata all'interno del comitato esecutivo una dura lotta, e comprendiamo quali sono le difficoltà. Ma a questo punto noi non possiamo cedere assolutamente. Sarebbe come accettare d'ora in poi qualsiasi cosa. Visto che siamo in ballo, balliamo e discutiamo".


Alcune scuderie, però, faranno pressioni per correre, mentre altre stanno già cercando dei sostituti...


"Non ci importa di questo. Non pensiamo che sia possibile fare un Campionato del Mondo senza di noi. Siamo disposti alla trattativa, vogliamo parlare, vogliamo che si discuta. Noi siamo stufi delle parole, delle promesse. E' vero che la superlicenza a un certo punto è stata solo un pretesto ma, come ho già detto, non si poteva fare altrimenti. Credo che un po' di buona volontà ci si possa incontrare ancora, parlare e risolvere la questione una volta per tutte. Il presidente Balestre ha detto una cosa giusta nella sua conferenza stampa, quando ha ammesso che cercherà di costituire un comitato di discussione con rappresentanze di tutte le parti per cercare di risolvere tutti i problemi extra-sportivi al di fuori delle piste. Noi siamo completamente d'accordo, si tratta solo di fare il primo passo. Per il momento, però, stiamo a vedere. Le gare senza di noi non si fanno".


Venerdì 29 Gennaio 1982 Bernie Ecclestone non deve essere ripartito per Londra molto soddisfatto, anche se la sua alleanza con Balestre, l'asse Fisa-Foca, ha sconfitto il fronte dei grandi costruttori automobilistici nella votazione del comitato esecutivo della Federazione internazionale sui provvedimenti da prendere contro i piloti.


Se è vero che a metà della giornata di giovedì il proprietario della Brabham aveva proposto una linea dura, con una multa di 25.000 dollari per tutti i piloti ribelli, e sospensione a tempo indeterminato della licenza, la sentenza emessa in Place de la Concorde lascia spazio a diverse considerazioni.


La Fisa non poteva perdere completamente la faccia assolvendo i ventinove rivoltosi.


Ha dovuto colpire, ma lo ha fatto con mano relativamente leggera, riducendo le ammende ed emettendo una condanna con la condizionale. Di fronte al parere contrario - soprattutto nell'interesse del campionato mondiale di Formula 1 - dei rappresentanti di Italia, Germania, Inghilterra, Monte Carlo e dei Grandi costruttori, Balestre è stato costretto a mitigare il suo desiderio di vendetta ed Ecclestone ha certamente dovuto riflettere su quanto era successo il giorno prima in una riunione segreta della Foca.


Secondo fondate indiscrezioni di fonte inglese, per la prima volta Ecclestone è stato duramente contestato dai suoi partner, ed in particolare da Frank Williams, che ha voluto chiarire una volta per tutte che non è disposto a fare sacrifici per agevolare certi giochi di potere.


"Non ho nessuna intenzione di perdere tempo prezioso e soldi. E non ho voglia di cambiare i miei piloti. Correrò in Argentina solo con Reutemann e Rosberg".


E dello stesso parere sembrano essere gli altri team manager, da Tyrrell a Chapman.


Ecclestone non è certamente il tipo da incassare senza tentare una reazione, ed ha già fatto sapere di avere avuto dei contatti con alcuni piloti per sostituire Nelson Piquet e Riccardo Patrese. Il brasiliano e il padovano rischiano il licenziamento se non pagheranno la multa imposta dalla Fisa, ma non è escluso che si tratti solo di minacce per arrivare allo scopo.


E' impensabile che Ecclestone, il quale ha anche dei doveri nei confronti dei suoi sponsor e della Bmw che gli fornisce i motori, voglia veramente affidare le sue macchine a piloti senza esperienza.


Comunque sia, nei prossimi giorni i piloti saranno sottoposti a notevoli pressioni, che certo non sono stati colti sorpresa. Il fatto, semmai, che la sentenza pronunciata giovedì a Parigi sia stata, tutto sommato, più mite di quanto ci si poteva attendere, alimenta il desiderio della Gpda di resistere ad ogni pressione.


Didier Pironi, anticipando le decisioni di Place de la Concorde, dapprima ha rifiutato ogni addebito e successivamente ha affermato a chiare lettere che le multe propinate in due scaglioni non saranno pagate.


Una posizione confermata da Niki Lauda, che da Vienna dichiara:


"Non verserò neppure un soldo. Siamo decisi ad andare sino in fondo. Le sanzioni adottate sono ridicole, senza senso, al di fuori della realtà. Ci sentiamo dalla parte della ragione".


Il bresciano ha precisato:


"Era tutto previsto, quasi scontato. Il ritiro delle nostre licenze era illegale. Ne facciamo una questione di principio. Se accettassimo queste imposizioni, ammetteremmo delle colpe che non abbiamo".


Per dimostrare che da parte dei piloti non c'è nessuna intenzione di cedere, la Gpda convoca il 7 Febbraio 1982 a Parigi una riunione dei suoi soci. Una risposta molto dura se si considera che gli organizzatori del Gran Premio d'Argentina, previsto per il 7 Marzo, hanno posto come data limite per una risposta - negativa o positiva che sia - il 5 Febbraio.


Anticipando i tempi, l'Automobile Club d'Argentina prende in contropiede la Fisa e i piloti di Formula 1, e con un laconico messaggio da Buenos Aires, l'Aca comunica di avere sospeso il Gran Premio, seconda prova del campionato mondiale, in programma il 7 Marzo, riservandosi di proporre una nuova data per lo svolgimento della gara. Si tratta evidentemente di una mossa politica, per cercare di sbloccare positivamente la questione. Di fronte a un annullamento della prova, le due parti in causa, corridori e autorità sportive, dovrebbero essere incentivate a cercare di risolvere in fretta i problemi che hanno travagliato l'inizio della stagione agonistica. Non si spiegherebbe altrimenti l'atteggiamento dell'Ente sudamericano che, fra l'altro, nella riunione del Consiglio esecutivo della Federazione, aveva votato a favore dei provvedimenti contro i 29 driver.


Una conferma del fatto che la sospensione della corsa sarebbe un estremo tentativo di superare la crisi giunge da Parigi, dove Jean-Marie Balestre, presidente della Fisa, fa sapere che cercherà di fare in modo che il Gran Premio d' Argentina si svolga nella data prevista del 7 Marzo. In caso contrario la situazione d'incertezza metterebbe in forse anche il successivo Gran Premio del Brasile, in calendario per il 21 Marzo.


Balestre, però, fa anche sapere che nessuno dei ventinove piloti multati per lo sciopero di Kyalami ha ancora ufficialmente pagato la multa. E' stato precisato che una somma di denaro è stata versata, ma non è stato specificato se a farlo sia stata qualche scuderia.


Il dirigente francese confessa che per il momento non vi è alcun indizio di compromesso fra la Fisa e i piloti, dato che i sei conduttori transalpini che erano stati invitati a presentarsi mercoledì 3 Febbraio 1982 presso la sede della Federazione non si sono presentati. A Londra, intanto, Bernie Ecclestone, presidente della Associazione costruttori e proprietario della Brabham, ribadisce di essere schierato con la Fisa, e aggiunge:


"I miei piloti Piquet e Patrese dovranno pagare le ammende loro inflitte. Non insisterò perché facciano il loro dovere. E' una questione loro. Ma i nostri contratti esigono che essi abbiano una licenza. In caso contrario non potranno correre".


Nel frattempo, però, i grandi costruttori automobilistici, che giovedì sono usciti sconfitti nella votazione, preparano una strategia, anche se, come ammesso dal capo ufficio stampa della Ferrari, Franco Gozzi:


"Soltanto la prossima settimana, al rientro di Marco Piccinini, si potrà puntualizzare la situazione emersa dopo aver esaminato, unitamente agli altri costruttori, il testo ufficiale del deliberato della Fisa".


Sabato 6 Febbraio 1982, la lotta tra la Federazione internazionale dello sport automobilistico e i piloti di Formula 1 continua senza esclusioni di colpi.


Dopo l'annuncio della sospensione del Gran Premio d'Argentina, la Fisa dirama un altro comunicato a sorpresa: anticipando la riunione dei ribelli, in programma domenica 7 Febbraio 1982 a Parigi, le autorità sportive affermano che Piquet, Patrese, Lauda, Watson, Reutemann, Rosberg, Mansell, De Angelis, Warwick, Winkelbock e Guerriero, hanno pagato la multa inflitta dal comitato esecutivo.


Ma in realtà i dollari - 60.000 in totale, di cui 10.000 di Patrese e 5.000 per ciascuno degli altri dieci - versati alla Fisa non arrivano dalle tasche dei piloti, ma dalle rispettive scuderie, cioè Brabham, McLaren, Williams, Lotus, Toleman ed Ensign.


Solo il tedesco Winkelhock avrebbe pagato personalmente, rompendo il fronte dei piloti:


"Evidentemente si sta facendo di tutto per metterci in difficoltà. Ma noi siamo decisi a ottenere giustizia. Il nostro scopo non è quello di sconfessare la Fisa, ma di arrivare a una soluzione dei nostri problemi, sia per quanto riguarda la professione, sia per la sicurezza".


Commenta Didier Pironi da Parigi.


Il pilota della Ferrari, con parole pacate e senso della responsabilità, spiega più volte dove intende approdare la Gpda:


"Ci riuniamo alle ore 10:00 al numero 44 degli Champs Elisées, presso la sede dei nostri avvocati. Ci sarà un dibattito, al termine del quale faremo sapere le nostre decisioni. Non credo però che molleremo. Può anche darsi che la soluzione del pagamento effettuato dalle scuderie sia una buona ancora di salvezza per tutti. A noi interessa che il Campionato Mondiale prosegua regolarmente".


"Abbiamo l'intenzione di costituire una associazione di piloti professionisti potente e compatta, che abbia diritto di voto in seno alla Fisa. Il programma di massima è quello di cambiare i metodi di assegnazione della famosa superlicenza per correre in Formula 1. Ma, al di là del formulario e delle norme per ottenere il permesso, desideriamo fare qualcosa di più. Vogliamo creare una normativa, delle regole per non trovarci più in situazioni che abbiamo dovuto subire in passato".


"In pratica, desideriamo togliere alle squadre la possibilità di ingaggiare chi vogliono, cioè prendere piloti, magari sconosciuti o incapaci, solo perché portano miliardi o sponsor pieni di soldi. Devono essere stabilite delle graduatorie, punteggi da accumulare specialmente nelle formule minori. Il passaggio deve essere progressivo, non cervellotico. Un modo utile, fra l'altro, per valorizzare Formula 2 e Formula 3".


"Sappiamo benissimo di essere una categoria privilegiata, di guadagnare molti soldi, quando si arriva al vertice. Nello stesso tempo, però, non vogliamo che l'automobilismo crei troppe illusioni. Il nostro è uno sport anche rischioso: solo la partecipazione di autentici professionisti può contribuire a diminuire i pericoli. Non mi pare che sia una richiesta assurda".


Detto ciò, domenica 7 Febbraio, al termine della riunione, l'esperto legale Paulssen invia una lettera alla Fisa chiedendo l'annullamento di tutti i provvedimenti disciplinari: in pratica, se la Federazione non riconoscerà gli errori commessi e gli abusi praticati negli ultimi tempi, soprattutto per quanto riguarda i fatti di Kyalami, e non annullerà i provvedimenti inflitti ai ventinove ribelli del Sud Africa, la nuova Professional Racing Driver's Association, fondata a Parigi, darà mandato ai propri avvocati per intentare una causa legale contro il potere dell'automobilismo sportivo.


Per questo motivo il sindacato dei piloti presieduto da Didier Pironi, con il vice Niki Lauda, ed i consiglieri Giacomelli, Laffite e Alboreto, si affida ad uno dei più famosi studi legali del mondo. Incaricato dell'azione è, come detto, l'avvocato Paulssen, giovane e brillante specialista di diritto internazionale e di problemi giuridico-sportivi, che si è già occupato di associazioni professionali dei calciatori e dei tennisti:


"Abbiamo spedito una lettera molto dettagliata e precisa alla Fisa, nella quale chiariamo la nostra posizione e specifichiamo tutti i motivi, a norma di regolamento, per cui rifiutiamo ogni provvedimento disciplinare preso nei nostri confronti".


Spiega Bruno Giacomelli al suo rientro in Italia.


Secondo Niki Lauda, impegnato a Le Castellet per alcuni test della McLaren - assieme a Renault e Brabham - l'avvocato Paulssen conosce il codice sportivo della Fisa, il noto libretto giallo, meglio di chiunque altro, dopo averlo studiato a fondo con la competenza di un esperto.


"In base al codice, l'unica azione che la Fisa poteva legalmente intraprendere per quanto è successo a Kyalami, era il depennamento dalla classifica della gara dei piloti che non avevano preso parte al primo turno di prove. Il provvedimento, anzi, doveva essere preso dalle autorità locali. Ciò non è stato fatto. Tutto il resto è un sopruso senza alcuna base regolamentare.


Dichiara Niki Lauda.


"In ogni caso la superlicenza non ci è stata materialmente ritirata. Noi quindi siamo in grado di correre tranquillamente in Argentina. Al limite potremmo anche pagare le multe due ore prima dell'inizio delle prove della corsa di Buenos Aires. Parlo per assurdo, perché non abbiamo nessuna intenzione di versare quei soldi per una questione di principio. Se vorranno farlo altri, come hanno già fatto alcune scuderie, sono fatti loro. Noi siamo dalla parte della ragione, ed intendiamo rimanerci".


Conclude col dire Bruno Giacomelli.


I piloti non pagheranno le multe, ma lasciano la libertà alle scuderie di versare i soldi.


Questa è la decisone dei piloti dopo essersi ritrovati tutti, come per un Gran Premio domenicale sugli Champs-Élysées, ma invece che rivaleggiare si mettono d'accordo nell'inusitato ruolo di sindacalisti. Didier Pironi fa gli onori di casa, in uno studio legale del centro, ricevendo gli altri driver che, alla spicciolata, si radunano nella capitale francese. Accanto a Pironi, dunque, si trovano Piquet, Lauda, Laffite, De Cesaris, Giacomelli, Jarier, Arnoux e qualche altro.


Gli assenti principali si fanno delegare: Alan Prost telefona, Villeneuve e Cheever danno mandato di rappresentarli. Manca solo l'adesione di Patrese e Rosberg. La votazione finale che ne scaturisce, rappresenta il più alto ventaglio della nuova associazione dei piloti professionisti, istituzionalizzata da questa riunione straordinaria di Parigi con la nascita della Professional Racing Driver Association.


Qual è dunque la replica della nuova Prda Balestre presidente della Fisa?


L'associazione del piloti, coperta alle spalle da uno stuolo di legali esperti anche in giurisprudenza sportiva, sfodera innanzi tutto una parata scovando una formula di compromesso sul problema cruciale del pagamento delle multe. Il comunicato finale della Prda si limita, infatti, a prendere nota del comunicato diffuso dalla Fisa venerdì scorso in base al quale i piloti sono perfettamente in regola per continuare a disputare il campionato, ma precisa che quanto al pagamento apparentemente effettuato da diverse scuderie alla Fisa a titolo di ammenda per questo o quel pilota, nessun conduttore le ha pagate direttamente.


Il documento ribadisce poi che questo gesto sembra inopportuno all'Associazione dei piloti, in quanto tale da incoraggiare l'abuso della procedura disciplinare. Ma il gruppo dei piloti fa buon viso davanti alle fessure apparse sul fronte anti-Fisa, e ammette francamente che le scuderie hanno il diritto di interpretare i propri obblighi in virtù degli articoli 123 e 156 del codice sportivo.


I punti con cui si articola il lungo documento dell'Associazione del piloti di Formula 1 si possono così sintetizzare:


  • la Prda denuncia l'irregolarità della procedura di base alla quale la Fisa ha preteso di stabilire le nuove condizioni della superlicenza;

  • I membri dell'Associazione conduttori presentano appello davanti alla pretesa sospensione internazionale provvisoria pronunciata dal presidente della Fisa il 21-23 Gennaio In Sudafrica, restando inteso che l'appello è automaticamente sospensivo della sanzione;

  • I piloti denunciano poi l'irregolarità della procedura seguita per la decisione definitiva del comitato Esecutivo della Fisa, annunciata il 28 Gennaio scorso, e ribadiscono a questo proposito che la sospensione prevista dall'articolo 157 - relativo al ritardo del pagamento delle multe - non è obbligatoria ma facoltativa, e dipende dalle autorità sportive nazionali. A queste, dunque, la Prda fa presente che il non pagamento non è dovuto a cattiva volontà, dei piloti, ma alla convinzione profonda da parte dell'insieme del conduttori che sono state commesse delle irregolarità da parte della Fisa.


Un capitolo a parte merita, infine, il problema del Gran Premio di Argentina, ufficialmente sospeso. L'Associazione dei piloti esprime l'augurio che la competizione si possa svolgere regolarmente, che nessun conduttore diserti questa corsa e che nessuna Iniziativa sia presa per impedire la partecipazione dei piloti.


In conclusione, se è possibile trarre le somme dalla conferenza straordinaria dei piloti di Formula 1, si può mettere agli atti che al di là della fermezza dei propositi, i conduttori hanno lasciato la porta aperta, attraverso l'operato delle singole scuderie, alla ricerca di una via di uscita nel conflitto scaturito con la Fisa. Ma se Balestre persisterà nel suo atteggiamento di assoluta chiusura, di fronte si troverà un'Associazione dei piloti questa volta istituzionalizzata e agguerrita con uno staff direttivo che vede nelle figure di Pironi e Lauda rispettivamente il presidente ed il vicepresidente, spalleggiati da Giacomelli, e Laffite e Albereto come membri della direzione.


E' veramente difficile, a questo punto, prevedere cosa succederà nel Campionato Mondiale.


Intanto, mentre Pironi legge a Parigi il lungo documento nel quale si dice che i piloti non verseranno un soldo alla Fisa, Jean-Pierre Jarler telefona al direttore sportivo della Osella e lo intima di mandare l'assegno, sicché in questa maniera si sarebbe corso regolarmente in Argentina.


Sabato 13 Febbraio, Bernie Ecclestone si incontra a Maranello con Enzo Ferrari, proprio per discutere i problemi della Formula 1 assieme ai rappresentanti della Renault e Alfa Romeo, Sage e Corbari, e successivamente, in un'intervista al periodico francese Equipe Magazine, esprime il suo pessimismo sul futuro della Formula 1.


"Entro il 1984 le corse della Formula 1 non ci saranno più; questo perché le scuderie si convinceranno che sarà impossibile vincere una gara senza un motore che sfrecci a 320 km/h su un rettilineo. A quel punto bisognerà investire, e in pochi potranno farlo, perché montare un motore turbo costa una fortuna e ci vuole una programmazione di tre o quattro anni. Ma gli sponsor non se la sentiranno di aspettare, la televisione non ci sarà più e la Formula 1 morirà prima del 1984 se si continuerà in questo modo".


Riguardo ai suoi rapporti col potere sportivo e alla vertenza dei piloti, Ecclestone aggiunge:


"Ho stretto un accordo con Balestre per combattere tutto ciò che nuoce alla Formula 1, e intendo rispettarlo. I piloti hanno creato il conflitto in Sud Africa perché volevano dimostrare la forza della loro neonata associazione. Volevano far vedere di essere forti e uniti: ecco spiegato ciò che è successo a Kyalami".


Passata la tempesta, nella Formula 1 non è affatto tornata la calma. La vicenda dei piloti ribelli è stata ridimensionata con un espediente, e le multe inflitte dalla Fisa sono state pagate dalle squadre, in attesa delle decisioni del tribunale d'appello della Federazione.


I piloti non hanno rinunciato alle loro rivendicazioni, ma si nota una frattura, almeno apparente, sul fronte della Prda, costituita a Parigi, dopo che Nelson Piquet firma una lettera nella quale chiede espressamente ad Ecclestone di versare i soldi richiesti per l'ammenda. Si tratta, è ovvio, di un impegno che il Campione del Mondo ha dovuto sottoscrivere, davanti alla minaccia dì un licenziamento.


Altrimenti non si spiegherebbe la necessità di produrre un documento: bastava consegnare i 5.000 dollari richiesti dalla Fisa per chiudere il discorso.


Contemporaneamente, le squadre che non dispongono di propulsori sovralimentati stanno tentando di eliminare il gap di potenza che esiste fra i diversi tipi di motore. Torna quindi alla ribalta la proposta di aumentare la cilindrata degli aspirati cambiando l'attuale rapporto di 1/2 cioè di 1500 cm³ a 3000 cm³.


Poiché la Cosworth ha già pronto un motore di 3300 cm³, non è escluso che si tenda ad arrivare a queste proporzioni. In cambiò i team, che si sentono attualmente inferiori, concederebbero di non diminuire il peso delle vetture, di togliere i vari dispositivi tendenti ad aggirare il regolamento, come ad esempio i serbatoi d'acqua per raffreddare i freni, di mantenere la capacità dei serbatoi di carburante a 225 litri, necessari per il turbo che consuma più degli altri motori.


Nel frattempo, il pilota tedesco Jochen Mass viene licenziato dalla March, poiché quest'ultimo non ha trovato uno sponsor in grado di finanziare la scuderia. Al suo posto viene ingaggiato lo spagnolo Emilio De Villota. Questa decisione conferma le voci secondo le quali sarebbe immesso in calendario il Gran Premio di Spagna il 27 Giugno, anche se Ecclestone avrebbe intenzione di far disputare una diciassettesima gara a fine stagione in Australia.


Alla vigilia del suo ottantaquattresimo compleanno, Enzo Ferrari non dimostra alcun cedimento dovuto all'età, ed anzi si fa sempre più battagliero e poco disposto ai compromessi. Come detto, mercoledì 17 Febbraio 1982 il costruttore modenese è il protagonista di una riunione, tenuta nei locali della pista privata di Fiorano, a cui partecipano anche i rappresentanti di Renault, Alfa Romeo, Osella e Toleman, al termine della quale viene emesso un comunicato che non lascia adito a dubbi.


Dovevano essere affrontati i problemi che travagliano la Formula 1, e bisogna dire che i cinque costruttori presenti (mancava dei legalisti la Talbot-Ligier) chiariscono perfettamente la loro posizione nei confronti della Fisa.


Il documento, in sostanza, è un ultimatum alle autorità sportive internazionali e direttamente al presidente Jean-Marie Balestre, cui Enzo Ferrari spedisce anche una lettera personale:


"Al Presidente Balestre, il vostro Segretario Generale mi comunica a mezzo telex l'invio di una lettera raccomandata, non ancora pervenuta, in data 10 Febbraio, e conclude che in difetto del pagamento di 20.000 dollari entro quarantotto ore alla società Ferrari verrà sospesa la licenza di concorrente, senza peraltro che ciò sia stato deciso dall'esecutivo Fisa che si è limitato alla sola posizione dei piloti. La Casa Ferrari si comporterà, come ha sempre fatto dal 1929, secondo quanto prescrivono i regolamenti sportivi. Personalmente, quale uomo di sport, trovo che questa è l'occasione per dirvi anzitutto che sono stupito, amareggiato dall'incomprensibile atteggiamento che voi avete assunto nei confronti dei legalisti, che a suo tempo si costituirono proprio su vostro perorante invito per ripristinare l'autorità della Fisa da voi presieduta, in grave contrasto con la Foca che aveva già deliberato un suo campionato parallelo. Vi ricordo che per tre volte voi siete venuto a Fiorano per ottenere la mia collaborazione, e con essa quella dei legalisti, preceduto dalle raccomandazioni dell'avvocato Carpi De Resmini, presidente dell'Aci e vicepresidente della Fia, e del dottor Serena, presidente della Csai e ora vicepresidente della Fisa. Vi ho dato senza riserve tutto il mio appoggio, affrontando anche l'ostilità della stampa italiana che criticò il mio atteggiamento. Piccinini, poi, vi ha offerto tutto l'aiuto che voi gli avete chiesto, senza limitazioni. Voi stesso avete avuto la sincerità di riconoscere il nostro operato e ci avete dato atto, in un vostro intervento al comitato Fia del 13 Marzo 1981, del lavoro fatto per difendere il regolamento e le decisioni della Fisa e della Fia. A questo punto mi domando cosa vi ha indotto a dire alla stampa francese, per evitare di rispondere alle mie documentate considerazioni sui fatti di Kyalami, che voi non conoscete la lingua italiana, dimenticando che quando venivate ad intervistarmi, fin dal 1953, come Giovanni Reno, parlavate un buon italiano, lo stesso che avete usato per portarmi alla vostra causa. E mi domando anche che cosa vi avrebbero fatto i legalisti per meritare che voi li definiate con epiteti che il giornale L'Equipe ha ritenuto non pubblicabili, ma che sono a nostra conoscenza. Il telex della Fisa contiene, in chiusura, l'invito ultimativo a conformarsi al codice sportivo internazionale e alla convenzione della Concorde. E' un invito che mi fa sorridere, perché da sessantatré anni io vivo nel rispetto della legge sportiva internazionale, e la convenzione della Concorde - ricordatelo presidente - è un patrimonio nato a Modena il 19 Gennaio 1981 che io difendo e difenderò nella sua genuina interezza tecnica, legale, morale e sportiva. Tengo comunque a disposizione di chi possa esserne interessato una nota relativa a quelle occasioni in cui purtroppo anche chi aveva il dovere di farle rispettare ha disatteso alle prescrizioni del codice sportivo internazionale, e della convenzione della Concorde. Ho letto, infine, una vostra recente intervista in cui affermate che Ferrari conduce una scandalosa campagna di intossicazione. Ritengo tale affermazione lesiva dell'onorabilità del nome Ferrari, e vi invito fermamente a smentirla".


"Enzo Ferrari Modena, 15 Febbraio 1982".


Una lettera e un comunicato che non hanno bisogno di commenti.


O la Fisa e Balestre rispetteranno i regolamenti e la parola data durante la sua gestione della Formula 1, oppure si arriverà ad una rottura.


Ecco il testo del documento rilasciato dall'ufficio stampa Ferrari:


"L'esame dell'abnorme situazione in cui è venuta a cadere la Formula 1 e la definizione delle azioni comuni da intraprendere per assicurarne il futuro hanno trovato i partecipanti unanimi, fra l'altro, sulle seguenti conclusioni:


1) Autorità sportiva: arbitra imparziale di situazioni oggettive e garante integerrima per l'applicazione dei regolamenti tecnici e sportivi.

2) Giustizia sportiva: basata rigorosamente su un solo diritto, nel rispetto delle indispensabili garanzie spettanti a tutti i licenziati.

3) Regolamento tecnico: stabilità assoluta, senza deroghe, fino al 31 Dicembre 1984, come prescritto dalla convenzione della Concorde, con ricerca sollecita di una definizione tecnica valida dal 1° Gennaio 1985.

4) Gestione finanziaria: applicazione integrale delle disposizioni in materia amministrativa della convenzione della Concorde.


Nel corso della riunione i presenti hanno preso conoscenza di un telex e di una lettera restati senza risposta, rispettivamente inviati da Enzo Ferrari e da Max Mangenot al presidente della Fisa, che hanno espresso adesione alle posizioni in essi contenute e che sono da loro condivise. Le Case desiderano, infine, confermare la loro solidarietà ai propri piloti. Come si potrà notare, nei primi due paragrafi si chiede espressamente alla Fisa di rispettare il patto della Concordia e di non agire al di fuori dei regolamenti, come ha fatto in occasione delle vicende di Kyalami. Nel terzo capoverso si stabilisce che non si è disposti ad accettare alcuna modifica alle norme tecniche. Quindi no alla variazione del rapporto tra motori turbo ed aspirati, e no alla riduzione fasulla del peso delle vetture. Il quarto paragrafo, che riguarda la gestione finanziaria, è evidentemente una risposta a chiunque abbia cercato di mutare la situazione attuale. Può darsi che qualcuno abbia chiesto, per sopperire alle spese maggiorate per avere a disposizione dei motori sovralimentati, di vedere aumentate le proprie competenze per ciò che concerne ingaggi e premi. La Ferrari, secondo il regolamento sportivo, dovrà pagare le ammende inflitte ai suoi conduttori, cosi come faranno le altre squadre. Ma questo non significa che i costruttori accettino il principio stabilito dal comitato esecutivo della Fisa con i provvedimenti presi a Parigi".


Nonostante ciò, giovedì 18 Febbraio 1982 fallisce il tentativo di golpe nei confronti di Jean-Marie Balestre, presidente della Fisa. Il presidente dell'Aci, l'avvocato Carpi de Resmini, che alla riunione del Bureau della Fisa presenta una allocuzione contro il dirigente francese, chiedendo sostanzialmente le dimissioni, si vede mettere in minoranza dagli amici dello stesso Balestre.


Carpi de Resmini sostiene che l'immagine della Fisa sia stata compromessa dalle azioni del responsabile della Federazione, e dopo avere indicato le infrazioni commesse in seguito ai fatti di Kyalami dalle autorità sportive, il presidente dell'Automobile Club Italiano aggiunge:


"Mi pare giunto il momento, con molta umiltà e precisa volontà, di rifondare, nello spirito antico della Fia, il mondo dello sport e ciò prima che una marea di meschinità e di squallore ci travolga".


Carpi de Resmini non solo accusa Balestre, ma denuncia anche l'intenzione, con prove alla mano, di alcuni individui di distruggere la Fia con la speranza di organizzare un Campionato Mondiale autonomo: il riferimento a Bernie Ecclestone è lampante, dato che dalla parte della Foca sembra essersi schierata la Ligier, che non ha partecipato al meeting di Maranello.


Balestre non solo spegne il golpe contro di lui, ma risponde al documento emesso a Maranello da Ferrari, Renault, Alfa Romeo, Toleman e Osella, con una dichiarazione attraverso la quale respinge le accuse:


"In seguito al comunicato stampa emesso dai costruttori, la Fisa risponde: Le autorità sportive non intendono alimentare le polemiche, tenendo conto delle procedure in corso.


A) Tribunale d'Appello del Sudafrica in programma domani;

B) Commissione disciplinare della Federazione francese del 25 Febbraio;

C) Tribunale d'Appello della Federazione Internazionale Automobilistica del 5 Marzo.


Il problema della chiarificazione del regolamento di Formula 1 concerne i serbatoi d'acqua e il peso delle vetture ed è iscritto all'ordine del giorno nella riunione tecnica di tutti gli ingegneri della Formula 1 in programma da oggi a Parigi. D'altra parte se alcuni concorrenti considerano che delle irregolarità si sono prodotte durante il Gran Premio di Kyalami, la Fisa si stupisce che nessuno abbia depositato un reclamo al termine della gara per far valere i propri diritti, come prevede il codice sportivo".


E, inoltre, risponde a Enzo Ferrari respingendo tutte le accuse ed anzi alimentando le polemiche:


"Né lei, né io siamo al di sopra delle leggi. Non ho mai parlato in vita mia l'italiano e me ne dispiace. Lei mi deve aver confuso con un'altra persona".


E' inoltre durissimo l'atteggiamento di Balestre nei confronti di Marco Piccinini, direttore sportivo della Ferrari, poiché in quattro paragrafi lo accusa di avere collaborato alla stesura del testo della contestata superlicenza, di aver pubblicamente dichiarato che, dopo Kyalami, la Fisa aveva preso decisioni illegali, di avere cospirato, ricevendo nella propria camera d'albergo i membri del comitato Esecutivo della Fisa prima della riunione del 28 Gennaio, ed infine sostiene che lo stesso Piccinini è in continuo contatto con l'avvocato dei piloti, la cui associazione è presieduta da Didier Pironi, conduttore della Ferrari.


Il dirigente francese contesta a Ferrari anche di avere redatto a Modena un accordo con gli altri costruttori che comportava ultimatum, minacce e condizioni inaccettabili per il potere sportivo, ragion per cui ci sono voluti trenta giorni di riunioni a Parigi per correggere le imperfezioni di quel documento, sfociato poi nell'accordo della Concordia.


Brevissima la controreplica di Enzo Ferrari, resa pubblica venerdì 19 Febbraio 1982:


"Non ho più nessuna dichiarazione da fare. Il tempo dirà il resto. La posta è il futuro della Formula 1, ed è questa la sola cosa che mi sta a cuore e interessa agli sportivi".


Ma se da una parte Balestre può sorridere, sabato 20 Febbraio 1982 per il Presidente della Federazione, per Bernie Ecclestone e più in generale per la Fisa e la Foca giunge la prima secca sconfitta nella guerra con i piloti e con i grandi costruttori, scoppiata a Kyalami in occasione del Gran Premio del Sud Africa.


Come si ricorderà, finita la gara i corridori erano stati puniti con la sospensione della licenza di guida per lo sciopero nelle prove: il provvedimento era stato preso dai commissari sportivi della corsa, ma Ferrari, Alfa Romeo e Renault avevano presentato ricorso a nome dei piloti, ed il tribunale d'appello dell'Automobile Club del Sud Africa, presieduto da un membro della corte suprema del Paese, da ragione alle tre scuderie:


"La corte giudica che gli appelli sono accolti. I commissari sportivi non avevano poteri per infliggere sospensioni. Le cauzioni di appello sono restituite. La decisione numero 4 - quella appunto relativa al blocco delle licenze - dei commissari sportivi del Sud Africa è cancellata, e non ha effetto".


E' una decisione molto importante perché conferma l'illegale gestione del potere sportivo da parte della Fisa, e perché viene assunta dallo stesso Paese che ha organizzato il Gran Premio. Inoltre, dà vigore alle tesi dei piloti e della Ferrari, assieme ad Aci e Csai, che stanno lottando per restituire dignità alla Formula 1.


Il 5 Marzo a Parigi si riunirà il tribunale Fisa per esaminare le multe e le sospensioni inflitte da Balestre ai piloti, ma con questo precedente, probabilmente la posizione dei corridori risulterà alleggerita.


In attesa della riunione, dopo tre mesi e mezzo di gestazione, costruita a tappe forzate tenendo conto di tutti gli altri impegni, fra la corsa di Kyalami e i numerosi test effettuati, sabato 27 Febbraio 1982 viene presentata la nuova Alfa Romeo 182, la vettura della seconda generazione della Casa milanese per la Formula 1.


Una monoposto che dovrebbe rilanciare l'Alfa ad alto livello.


Nulla di rivoluzionario, ma finalmente un mezzo che sfrutta le tecniche più moderne. Telaio in fibra di carbonio disegnato in Autodelta e realizzato in Inghilterra, perché in Italia pare non ci siano officine specializzate nella lavorazione di certi materiali, nuova aerodinamica con ali interne di tipo inedito, sospensioni diverse, carrozzeria studiata in galleria del vento con coefficiente di penetrazione bassissimo, peso ai limiti del codice, tanto che forse saranno usati dei serbatoi d'acqua per rimanere nei 585 kg regolamentari. Nuova è anche la scatola del cambio.


Considerata la potenza dell'attuale propulsore dodici cilindri aspirato dell'Alfa Romeo, la 182 si pone sulla carta a livello delle migliori vetture presenti in Formula 1 con motori tradizionali, come Talbot, McLaren e Williams. La riduzione di peso è essenziale: solo il telaio rispetto a quello precedente è passato da cinquanta a trenta chilogrammi.


In particolare la vettura è rifinita in maniera eccellente, ed ogni parte è stata curata con meticolosità in maniera da sfruttare al cento per cento l'effetto suolo e rendere più agevoli tutte le operazioni di verifica e di assetto. Un'iniezione di fiducia per tutta la squadra che ha imboccato un nuovo corso con l'innesto del tecnico francese Gérard Ducarouge, la direzione di Mario Felici e l'innesto e la valorizzazione di giovani ingegneri come Maurizio Colombo e Giuseppe Bizzarrini.


Felici dell'arrivo della 182 sono apparsi Bruno Giacomelli e Andrea De Cesaris.


I due piloti, con una monoposto più competitiva, dovrebbero far valere in maniera più consistente le loro doti.


"Ovviamente dobbiamo attendere il responso della pista prima di sapere se abbiamo centrato l'obiettivo. Bisogna però dire che il lavoro compiuto rappresenta un passo avanti, e i risultati non dovrebbero mancare entro breve tempo. La vettura è predisposta per adottare con qualche modifica il motore turbo otto cilindri che è sempre in fase di messa a punto, e che ci auguriamo di poter utilizzare entro la stagione".


Spiega l'ingegner Carlo Chiti, presidente dell'Autodelta.


Venerdì 4 Marzo 1982, sul circuito del Paul Ricard, con la nuova 182 Bruno Giacomelli riesce a segnare un tempo di 1'01"91, segnando un nuovo primato per motori aspirati.


Un tempo assai veloce, se si considera che il record ufficioso del circuito è di 1'01"19 con la Renault turbo di Prost. Dopo l'exploit la vettura milanese riscontra problemi di motore, forse per una rottura, ma solo dopo aver compiuto circa settecento chilometri.


La Ferrari 126 C2 turbo non riesce, invece, a completare le prove in quanto nella mattinata Pironi, probabilmente per il blocco dell'acceleratore, finisce rovinosamente fuori pista prima della curva di Signes, a circa 300 km/h, e la macchina riporta gravi danni. Per fortuna il pilota rimane illeso, protetto dalle robuste strutture.


Il miglior risultato del francese, prima dell'incidente, è di 1'04"20.


Il 6 Marzo 1982 il tribunale d'appello della Federazione internazionale dell'automobile dà ragione ai piloti nella guerra con la Fisa di Jean-Marie Balestre per la superlicenza di Formula 1, ma, ritenendo che in Sud Africa essi avrebbero dovuto discutere e non contestare il potere sportivo, mantiene, seppure in forma ridotta, le sanzioni.


Un giudizio che ha il sapore del compromesso e che appare incredibilmente contorto nelle motivazioni. Infatti i piloti avevano protestato con lo sciopero proprio perché non era stato possibile intavolare un negoziato con Jean-Marie Balestre e Bernie Ecclestone.


Il tribunale, riunito a Parigi nei locali dell'Automobile Club di Francia, dopo circa quindici ore di discussioni rende pubblico il verdetto sull'appello presentato dai ventinove piloti colpiti dai provvedimenti del comitato esecutivo della Fisa. I sei giudici riducono le sanzioni a 5.000 dollari di multa e alla sospensione di una gara con una condizionale di sei mesi a partire dal 28 Gennaio, data delle sanzioni.


Viene dunque accolto l'appello di ventisette dei ventinove piloti, in quanto le federazioni argentina e brasiliana non inviano alla Fia quello di Reutemann e Serra. Per questi ultimi restano quindi valide le sanzioni prese dal comitato esecutivo della Fisa.


Il 28 Gennaio la Fisa aveva inflitto 10.000 dollari e la sospensione per cinque corse con la condizionale per due anni a Patrese, Pironi, Villeneuve, Prost, Giacomelli e Laffite, mentre gli altri piloti erano stati multati di 5.000 dollari ed era stata inflitta una pena di due gare di sospensione.


Nonostante ciò, la decisione del tribunale non soddisfa i piloti.


Didier Pironi, portavoce e presidente dell'Associazione, esprime la sua sorpresa per la sentenza, ritenuta discutibile sul piano legale:


"Ora mi accingo a preparare un rapporto completo per i piloti sugli avvenimenti e l'azione della Prda, che intendo riunire a Rio de Janeiro".


Giovedì 18 Marzo 1982 si svolge la riunione dei piloti, al seguito del quale verrà confermata la presenza dei corridori al Gran Premio del Brasile, e nel corso del fine settimana del Gran Premio verrà trovato un accordo tra la Federazione internazionale dello sport automobilistico e l'Associazione dei piloti, con quest'ultimi che ottengono una loro rappresentanza nel procedimento di emissione delle superlicenze, tramite la creazione di una Commissione all'interno della Fisa.


Il presidente Jean-Marie Balestre annuncia inoltre la sua volontà di portare all'attenzione della Federazione internazionale dell'automobile, da cui la Fisa stessa dipende, alcune modifiche sul regolamento tecnico delle monoposto, al fine di renderle più sicure: tali proposte si sarebbero discusse a Caracas in Aprile, ed in caso di loro cassazione Balestre si sarebbe dimesso dalla sua carica.


Al meeting non è però presente Elio De Angelis.


"Non voglio più interessarmi di questa associazione, perché considero che si facciano delle follie. Io sono d'accordo sul sostenere la nostra causa, chiedere delle cose che sono giuste, ma non condivido la maniera con cui si sta operando in questo momento. C'è della gente nell'associazione dei piloti - e tanto per non fare nomi dico quello di Pironi, il presidente - che sta esagerando, che crede di avere in mano un vero e proprio sindacato. Io non voglio politicizzare anche la Formula 1. Ce n'è già abbastanza in giro di queste storie. Possiamo fare tutto con molta più diplomazia, chiedere quello che vogliamo e ottenerlo con le buone. Con le cattive, mettendoci contro i costruttori e le autorità sportive, non riusciremo ad avere niente".


Elio è un pilota che ha le sue idee, e non ha timore di esporle con chiarezza. Difende Chapman, lo considera un genio, ma all'occasione sa anche litigare con il padrone della Lotus, e anche per quanto riguarda i suoi compagni di avventura, i piloti, non è mai molto tenero.


Un'autentica spaccatura in seno alla nuova associazione dei piloti professionisti di Formula 1. Ed Elio De Angelis non è il solo a dissociarsi da Pironi e compagni: anche Patrese non ha intenzione di rimanere a lungo con gli altri.


Purtroppo, però, altre nubi nere si addensano sul cielo della Formula 1.


Il problema del rispetto dei regolamenti, ed in particolare quello che riguarda il peso minimo delle vetture di 585 chili, dovrebbe saltare fuori fra il Gran Premio del Brasile e quello degli Usa Ovest. La maggioranza delle scuderie ha infatti preparato delle macchine che sono più leggere del consentito, di circa quaranta o cinquanta chilogrammi, sfruttando dei serbatoi d'acqua, ufficialmente montati per raffreddare i freni, che vengono svuotati in pista. L'unica squadra che pare non accettare questo nuovo espediente sembra essere la Ferrari, che è isolata nel suo atteggiamento rigoroso, poiché Enzo Ferrari dice chiaramente che non intende mettersi sul piano di chi ricorre a questi sotterfugi.


Al team di Maranello non rimane quindi che proporre un reclamo a fine gara.


"Se troveremo un appiglio per intervenire, faremo reclamo. Non si tratta di una protesta diretta verso qualcuno in particolare, ma solo del tentativo di chiarire una norma affinché il principio venga stabilito dalle autorità sportive in maniera inequivocabile".


Dichiara il direttore sportivo della Ferrari, Marco Piccinini.


La precisazione della Ferrari riguarda anche alcune voci riportate in questi giorni, in base alle quali a proposito del peso sarebbero venute a galla delle divergenze in seno ai costruttori non iscritti alla Foca. Qualcuno ha detto che l'Alfa Romeo ha tradito la Ferrari, perché la nuova 182, come il novanta per cento delle macchine in prova a Jacarepaguá, è sotto peso, ma il portavoce della Casa milanese, il dottor Felici, smentisce qualsiasi attrito:


"Noi siamo per il rispetto dei regolamenti. Purtroppo, quello attuale si presta a varie interpretazioni. Abbiamo preparato una macchina più leggera per non farci sorprendere qualora i serbatoi d'acqua per il raffreddamento dei freni venissero accettati ufficialmente, così come successe lo scorso anno per i variatori d'assetto pneumatici. Siamo pronti però a metterci in regola. Cosa, tra l'altro, che, vista la potenza del nostro motore, ci darebbe dei vantaggi se tutti saranno costretti a rispettare i 585 chilogrammi".


Le polemiche, comunque, travagliano pure la Foca.


I costruttori, che si riuniscono giovedì 18 Marzo 1982, si trovano in disaccordo su molte proposte per il futuro, non meglio specificate.


La temperatura arroventata non favorirà certamente i motori turbo in fatto di resistenza, anche se sul piano delle prestazioni velocistiche Renault e Ferrari potranno dire la loro. In più ci sono molte novità, determinate dal lungo periodo di tempo trascorso dalla prova d'apertura stagionale. C'è una nuova Alfa Romeo che promette molto bene, una Lotus inedita per De Angelis e Mansell, una Toleman-Hart che pare avere fatto dei progressi, una McLaren che appare sempre più competitiva con un Lauda già caricato dal risultato di Kyalami, ed ora ancora più pronto anche fisicamente.


Senza contare le scuderie minori, che possono sempre fornire qualche piacevole novità, anche se i favori del pronostico sono divisi fra Renault e Brabham. La Casa francese, dopo il successo iniziale, è già lanciata nella battaglia per il titolo ed ha lavorato intensamente per non perdere colpi. Le vetture di Prost e Arnoux potrebbero montare una nuova centralina elettronica, che regola il funzionamento del turbo che, secondo i tecnici, potrebbe costituire un'arma vincente.


Ma la Brabham, sebbene tornata al vecchio ed inesauribile motore Cosworth, non si arrende prima del via. Per Piquet, l'ingegner Murray ha preparato una monoposto veramente eccezionale, super leggera e super affidabile. Buone carte da giocare ha quindi anche il compagno di squadra di Piquet, l'italiano Riccardo Patrese.


Piquet, per altro, è il più veloce nelle prove libere disputate nel corso del pomeriggio di sabato 13 Marzo 1982 a Jacarepaguá, in 1'29"26, contro 1'30"49 di Prost, 1'31"07 di Arnoux, 1'31"15 di Lauda, e 1'31"82 di Villeneuve.


Per quanto riguarda la Ferrari, è un'autentica incognita, poiché le prove effettuate dalla scuderia modenese in questi ultimi tempi hanno portato alla ribalta tanti piccoli problemi. Eppure, si può dire che nel team di Maranello, al di là di ogni considerazione per la polemica delle vetture sotto peso, ci sia una certa fiducia per un risultato positivo.


"Nelle ultime prove effettuate a Fiorano, Le Castellet e anche qui in Brasile noi non abbiamo ottenuto, risultati strabilianti sul piano dei tempi. Ma neppure cercavamo una facile pubblicità che magari faceva comodo ad altri. Abbiamo lavorato seriamente per migliorare la macchina e risolvere i problemi che questa presentava dopo il suo esordio in Sud Africa. Credo che molte cose siano andate a posto, soprattutto per quanto riguardo il motore, che su questa stessa pista ha compiuto diversi giri senza presentare inconvenienti".


Spiega Mauro Forghieri; è dunque una Ferrari pronta per una vittoria?


"Andiamoci piano. Per la Ferrari esiste ancora una incognita che riguarda le gomme. Purtroppo, a causa della potenza del turbo, che imprime accelerazioni notevoli, abbiamo registrato un'usura dei pneumatici posteriori molto pericolosa. Ci troviamo di fronte a un dilemma: usare delle coperture durissime che garantiscono il completamento della gara ma con performances inferiori o rischiare di doverci fermare per un cambio di pneumatici durante la corsa. In questi due giorni di qualificazione, oltre a un buon posto nello schieramento di partenza, cercheremo anche di trovare la migliore soluzione per questo problema".


Villeneuve e Pironi sono consci delle loro teoriche possibilità, ma vanno con i piedi di piombo nel fare pronostici.


"Oltre a una dura prova per la macchina il Gran Premio del Brasile rappresenta il più duro test dell'anno per i piloti. Siamo sottoposti, per il caldo, per le caratteristiche del circuito che è pieno dì salti e per la straordinaria velocità delle macchine in curva, ad un tormento continuo. Chi non sarà perfettamente a posto fisicamente o anche sul piano psicologico rischierà di cedere o magari anche di perdere lo testa e fare un errore. Sarà necessario stare molto attenti per sé e per gli altri".


Didier Pironi, impegnato nella sua qualità di presidente dei piloti, continua a parlare della sicurezza, ma al momento gli interessa anche ravvivare la sua stagione con un risultato brillante:


"Ho avuto tanta sfortuna finora, e mi aspetto una ricompensa. Sono molto caricato e mi auguro di partire con il piede giusto. La Ferrari sta facendo di tutto per mettermi nella condizione di lottare per un successo, e io non voglio deluderla".


C'è un nome, però, che spunta a sorpresa: è quello dell'Alfa Romeo. Niki Lauda, che è un uomo di una certa esperienza e soprattutto di occhiò attento, ha già fatto un suo pronostico:


"O la Renault, o l'Alfa Romeo".


Ma perché Lauda pensa anche alla Casa italiana come possibile vincitrice della prossima corsa? E' semplice, l'austriaco ha visto la macchina nelle prove, e ha notato che si tratta di una vettura molto competitiva.


"Certo, la macchina è pronta già per fare una ottima corsa. Durante le prove libere non ho mai forzato al massimo, e ho pensato solo alla messa a punto della nuova 182. Dovrei essere veramente competitivo questa volta, e inserirmi nelle primissime posizioni".


Conferma Bruno Giacomelli, più euforico del solito.


I motivi che spingono il pilota bresciano ad azzardare una previsione del genere sono molteplici: la 182, costruita dall'Autodelta, sembra veramente una vettura concepita per vincere. Elaborata in maniera perfetta, rifinita in ogni particolare, dovrebbe sfruttare al massimo il potente motore dodici cilindri realizzato anche questo dall'Autodelta.


"Mi sono sbilanciato nel pronostico per un semplice motivo: dicono che il motore aspirato, a parità di macchina, avrà dei vantaggi rispetto al turbo sulla pista di Rio per il gran caldo. E il nostro propulsore, il più potente fra tutti quelli tradizionali, dovrebbe senz'altro consentirci di lottare per la vittoria".


C'è molto ottimismo nel team dell'Alfa Romeo per questo esordio che promette cosi bene. Anche De Cesaris vorrebbe essere della partita, e tentare il tutto per tutto, ma il giovane romano, che è stato poco bene nei giorni scorsi vittima di un mal di gola, per il momento si tiene da parte.


Alle qualifiche parteciperà Roberto Guerrero con l'Ensign, dopo che nella gara corsa in Sud Africa il suo mancato utilizzo era stato dovuto a una controversia legale fra la scuderia e il team di Formula 2 Maurer.


Essendo trentuno i piloti iscritti alla gara, ed essendo trenta il numero massimo di vetture che possono partecipare alle qualifiche, sarà necessario prevedere un turno di prequalifiche, da svolgersi al venerdì 19 Marzo 1982. A tale sessione parteciperanno le due Toleman, le due Osella e la March di Raul Boesel, e tra queste sarebbe stata esclusa dalle qualifiche ufficiali la vettura più lenta.


A risultare escluso dalle qualifiche sarà Riccardo Paletti, a bordo dell'Osella.


Non c'è peso, altitudine, latitudine, tipo di circuito che tengano: i motori turbo vanno più forte di quelli aspirati. Questo il responso della prima giornata dì prove del Gran Premio del Brasile, disputata venerdì 19 Marzo 1982: quattro motori sovralimentati nei primi sei posti. Il miglior tempo, un risultato quasi incredibile, è ottenuto da Alain Prost con la Renault in 1'28"80, alla media di 203,941 km/h.


Nonostante la prima giornata di prove inizia con due ore di ritardo, in quanto i dispositivi per la sicurezza sulla pista non erano stati ancora verificati dai commissari della Fisa, ciò a seguito anche di una richiesta in tal senso da parte dei piloti, Prost ingaggia un grande duello con il più forte dei piloti che rappresentano le macchine con motori aspirati, cioè Rosberg.


Il finlandese ottiene il secondo tempo davanti all'altro uomo Renault, René Arnoux.


Al quarto posto Piquet, poi le due Ferrari di Villeneuve e Pironi, staccate di pochi decimi, con qualche problemino per il canadese, usura anormale di una minigonna, e il francese, l'iniezione.


Sabato si effettuerà ancora un turno di qualificazione e qualche posizione potrà cambiare, ma in sostanza i motivi della corsa sono questi. Se la Renault confermerà in gara la supremazia che sta dimostrando nelle prove, questo sarà proprio l'anno del suo mondiale, visto quanto era successo a Kyalami.


Il bilancio della Ferrari, in ogni caso, è tutt'altro che negativo: Villeneuve e Pironi, che sono stati disturbati nei loro giri più veloci dal traffico in pista, potrebbero ancora migliorare, ma è difficile che arrivino al livello della Renault di Prost.


"Posso giungere fino a 1'28". La macchina comunque va abbastanza bene e la gara potrebbe essere un'altra cosa. Se non ci saranno problemi, essere in prima o in terza fila sarà lo stesso".


Confessa Villeneuve, stravolto dalla fatica e dal caldo subito dopo il termine delle prove.


La giornata è caratterizzata da alcune uscite di pista, ma per fortuna nessun incidente consistente. Solo un po' di paura per Giacomelli, dato che l'Alfa Romeo dell'italiano, a metà del turno di qualificazione, passa davanti ai box lasciando una lunga scia di fiamme.


Il pilota bresciano si è subito accostato ai margini della pista, dove è presente un pompiere con l'estintore.


"Ho visto il fuoco negli specchietti, e mi sono messo a lato. L'incendio s'è spento in pochi secondi. E' stato un guasto banale, solo la rottura di un tubicino della benzina. Speriamo di poter fare meglio, e di avere più tranquillità".


Nello schieramento provvisorio non c'è nessuna grossa sorpresa: Lauda è tra i primi, Reutemann riscontra problemi al cambio, Patrese è staccato da Piquet di circa 0.8 secondi, ma anche il padovano aveva la sua Brabham non perfettamente a punto.


Nella scuderia inglese si ripropone un duello interessante fra il Campione del Mondo e Patrese, i quali non si risparmiano certamente i colpi, così come Rosberg con la Williams dà una bella dimostrazione di forza nei confronti di Reutemann.


In un certo senso sarà possibile che si ripeta l'episodio che caratterizzò la corsa su questo stesso circuito lo scorso anno, quando l'argentino, malgrado gli ordini del suo team, superò Jones nel finale della gara e andò a vincere; ora il capitano della squadra dovrebbe essere Reutemann, ma Rosberg dimostra di non aver nessun rispetto per i gradi.


Sabato 20 Marzo 1982, Gilles Villeneuve mantiene la parola: posso scendere a 1'29", aveva detto al termine del primo turno di qualificazione.


Il canadese, con una vettura meglio equilibrata rispetto al giorno prima, indovina il giro giusto e segna il miglior tempo della giornata, 1'29"17, inserendosi in prima fila accanto alla Renault di Alain Prost, che mantiene la pole position conquistata il giorno precedente in 1'28"80.


Era dal 31 Maggio 1981, a Monte Carlo, che una Ferrari non si trovava al vertice.



Alle spalle di Prost e Villeneuve si qualificano Rosberg, Arnoux, Lauda, Reutemann, Piquet e Pironi, mentre il gruppo del piloti italiani è guidato da Patrese, nono, con De Cesaris decimo, De Angelis undicesimo, Alboreto tredicesimo e Giacomelli sedicesimo.


Anche Baldi è della partita, essendo diciannovesimo, mentre il suo compagno Henton rimane fuori dello schieramento, così come Fabi, Guerrero, Warwick e Paletti.


Domenica 21 Marzo 1982 il Gran Premio del Brasile, disputato sul circuito di Jacarepaguá si disputa con un grande caldo, condizione che rende difficile per i piloti giungere al traguardo.


Al via Gilles Villeneuve prende il comando, davanti a René Arnoux e Keke Rosberg; il poleman Alain Prost scende al quarto posto.



Nel corso del primo giro, Rosberg passa Arnoux e tenta anche di superare Villeneuve, ma esce dalla pista e viene a sua volta ripassato dalle due Renault.


Al terzo passaggio Pironi perde il controllo dell'auto, che si perde in un testacoda: il pilota francese sarà costretto a tornare ai box per cambiare un pneumatico.


Rosberg perderà altre posizioni nei giri seguenti, cedendo alle due Brabham di Riccardo Patrese e Nelson Piquet. La rimonta delle Brabham prosegue al sesto giro, quando entrambe passano Prost, autore di un errore di guida.


Al nono giro Piquet passa il compagno di scuderia Patrese, ritrovandosi al terzo posto, dietro a Villeneuve e Arnoux.


All'undicesimo passaggio Keke Rosberg riesce a riprendere la quinta posizione a Prost, mentre nel frattempo Piquet tenta, senza successo, di passare Arnoux. Ciò porta alla creazione di un trenino di vetture dietro al francese, composto, oltre che da Piquet, anche da Patrese, Rosberg, Prost, Reutemann e le due McLaren.


Al diciassettesimo giro Piquet passa Arnoux, che poco dopo viene passato anche da Rosberg, che a sua volta aveva già sorpassato Patrese. Le due Renault sono in crisi: Arnoux perde una posizione a favore anche di Patrese, e più dietro, Prost viene passato da Niki Lauda.


Un giro e Lauda è ripassato da Prost, che passa anche Arnoux, e nel mentre rimonta John Watson, che passa sia Lauda che Arnoux.


Ora la gara vede al comando sempre Villeneuve, seguito da Nelson Piquet, Keke Rosberg, Riccardo Patrese, Alain Prost, John Watson, René Arnoux e Niki Lauda.


Al ventiduesimo giro Arnoux, Lauda, Elio De Angelis e Reutemann entrano in collisione; durante la gara, l'argentino incorre in numerosi errori, non si sa se per colpa sua o per responsabilità altrui. Dapprima, il pilota della Williams entra in collisione con Arnoux, e poi tampona Niki Lauda, che è costretto al ritiro durante il giro successivo.


Cinque giri dopo, Rosberg passa Piquet alla Molykote, ponendosi al secondo posto, ma dopo soli due giri il brasiliano riprende la posizione.


Al trentesimo giro Piquet attacca il leader della corsa Villeneuve nella curva che porta il nome di Carlos Pace, quasi un tornante che si trova dopo il rettilineo dei box: il canadese sbaglia la manovra di difesa e finisce sull'erba all'esterno della pista, ritirandosi. Dopo gli stravolgimenti di questa parte di gara la classifica è guidata da Nelson Piquet, davanti a Keke Rosberg e Riccardo Patrese; entra in zona punti Nigel Mansell, sesto, seguito da Manfred Winkelhock e Didier Pironi.



Al trentatreesimo giro Patrese è costretto a ritirarsi per problemi fisici, dovuti al grande caldo della giornata: l'italiano è vittima di un testacoda e perde due posti, ma riesce appena a rientrare nel box prima di svenire.


Al quarantaseiesimo giro Michele Alboreto passa Winkelhock ed entra in zona punti.


La classifica non muterà più fino al termine, e Nelson Piquet taglia per primo il traguardo, seguito da Rosberg, Prost, Watson, Mansell e Alboreto, che conquista così i suoi primi punti iridati.


E' durata esattamente ventinove giri la grande illusione della Ferrari: per quasi metà corsa, Gilles Villeneuve ha condotto il Gran Premio del Brasile, tenendo alle sue spalle gli inseguitori. Poi, quando la lotta si è fatta serratissima, nel tentativo di difendere la prima posizione, è finito fuori pista.


Il successo è andato così a Nelson Piquet, Campione del Mondo con la Brabham, autore di una gara eccezionale e protagonista anche dell'episodio che ha coinvolto il piccolo canadese.


Questo il momento cruciale di una corsa resa infernale dal clima torrido, carica di suspense e di cambiamenti di scena. Lo stesso Piquet avrà due o tre mancamenti sul podio, e verrà ricoverato in infermeria per più di un'ora.


Piquet ha cominciato la sua rimonta fino a costringere Villeneuve all'errore fatale; poi la gara si è ulteriormente arroventata per un duello tra il brasiliano e Rosberg, che ha chiuso al secondo posto, davanti a un Prost molto prudente, contento della terza posizione in quanto la sua Renault aveva problemi di motore e di pneumatici anteriori.


Eliminati Reutemann, Lauda, Patrese e Arnoux, dalle posizioni più arretrate si sono fatti avanti Watson, Mansell e Alboreto, terminati nell'ordine alle spalle dei primi tre classificati. Il motore turbo, questa volta, è stato nettamente sconfitto ma è chiaro che Prost, sempre in testa al campionato mondiale, rimane il favorito per la corsa al titolo.


Lo spauracchio dei motori turbo non è più tale dopo il Gran Premio del Brasile, dato che su sei vetture con propulsore sovralimentato iscritte alla gara, due non si sono neppure qualificate, le Toleman, e una sola ha portato a termine la corsa, la Renault di Prost, classificatosi terzo alle spalle del vincitore Piquet e di Rosberg.


E' bastato un circuito un poco più tortuoso, all'altezza del livello del mare, per ridimensionare la potenza dei motori turbo, che non hanno più avuto quel dominio che sembrava dover caratterizzare tutta la stagione dopo la gara di Kyalami. In sostanza, l'alleggerimento delle vetture inglesi ha equilibrato nuovamente i valori in campo.


Molta importanza ha avuto anche la situazione delle gomme, che nel caso dei motori turbo, per le maggiori accelerazioni, sono sottoposte a una forte usura e creano numerose difficoltà. A questo punto è difficile dire che la Renault possa ancora puntare tranquillamente al titolo mondiale, come sembrava alla vigilia del campionato.


Adesso arriverà una gara cittadina, quella di Long Beach, e ancora una volta i motori turbo non dovrebbero farcela a conquistare la vittoria.


Per quanto riguarda la Ferrari, ci sono state indicazioni positive sul piano della velocità massima ottenuta e delle performances in generale, ma anche dei problemi da risolvere per quanto riguarda le curve lente e la tenuta di strada. In sostanza, si verifica un fenomeno opposto a quello visto nel 1981, quando le vetture di Maranello erano competitive nei circuiti lenti, ma venivano regolarmente battute in quelli veloci.


Trasferta negativa anche per l'Alfa Romeo, che ha deluso tutte le aspettative. Dopo aver fatto segnare dei tempi record in prova al Paul Ricard, la Casa milanese era molto attesa sul circuito di Jacarepaguá. Invece, De Cesaris e Giacomelli non sono praticamente mai stati in corsa per un piazzamento brillante.


Il giovane romano era ottavo all'inizio, con una buona partenza, ma è stato subito messo fuori causa da una rottura della parte inferiore della carrozzeria, mentre il bresciano non ha avuto chances fin dall'inizio a causa di problemi di tenuta di strada, e successivamente è stato eliminato per la rottura della frizione.


I tecnici della squadra italiana, e in particolare il francese Ducarouge, dovranno rimboccarsi le maniche per cercare di mettere a punto le vetture, perché non si può andare avanti solo con le promesse.


Per quanto riguarda la lotta per il titolo mondiale, mentre il francese Prost ha racimolato quattro punti preziosi e si trova nettamente al comando, e Piquet lo insegue da vicino, molti dei possibili protagonisti della battaglia della stagione sono rimasti esclusi dalla gara: Lauda, Reutemann, Arnoux sono rimasti vittime di incidenti e non hanno fatto alcun passo avanti nella classifica iridata.


La vittoria di Nelson Piquet e il secondo posto di Keke Rosberg vengono tuttavia contestate dalla Ferrari e dalla Renault, che presentano un reclamo per la procedura sul peso delle due vetture classificate al primi posti.


La pratica delle verifiche tecniche si trasforma in una situazione quasi drammatica, poiché mentre i commissari tecnici e sportivi cercano di far rispettare i regolamenti e impediscono ai meccanici della Williams e della Brabham di effettuare i rabbocchi d'acqua nei serbatoi per il raffreddamento dei freni, il presidente della Foca, Bernie Ecclestone, si avvicina con fare minaccioso e, ricorrendo anche sulla intimidazione fisica, permette ai meccanici di effettuare il riempimento delle speciali vasche contenute nelle vetture.


SI tratta di una procedura, secondo quanto sostenuto da Ferrari e Renault, estremamente irregolare.


Non contento, nelle ore successive Bernie Ecclestone, dopo aver litigato per questioni economiche con Carlos Cavalcanti, annuncia che il Gran Premio del Brasile non si sarebbe disputato nella stagione successiva; in compenso, il 26 marzo la Fisa comunicherà alla Federazione Spagnola il suo favore alla celebrazione del Gran Premio di Spagna per il 27 Giugno, a patto che la stessa formalizzasse il pagamento di quanto richiesto per l'iscrizione in calendario della gara.


Più tardi, nel corso della serata la giuria del Gran Premio automobilistico del Brasile respingerà le proteste ufficiali presentate dalle squadre della Renault e della Ferrari.


"La giuria ha respinto II nostro appello senza spiegarcene la ragione, e noi siamo decisi a presentare un altro reclamo alla Confederazione brasiliana di automobilismo, e se necessario anche al tribunale d'appello della Federazione automobilistica internazionale a Parigi".


Dirà il team manager della Renault, Jean Sage.


Questo è l'epilogo di un Gran Premio interessante, in cui la Ferrari ha dominato a lungo.


Malgrado il risultato complessivamente negativo, la Casa modenese può essere soddisfatta dalle prestazioni messe in evidenza nel circuito di Jacarepaguá.


Villeneuve, sebbene non abbia nascosto le sue responsabilità nell'uscita di pista, spiega i motivi del suo errore, giustificati anche dalla differenza di peso delle due vetture.


"Dopo i primi venticinque giri la mia macchina ha cominciato leggermente a calare. Non sono però giustificati i quattro secondi al giro che perdevo dalla Brabham e dalla Williams. Il mio motore è più potente e in accelerazione ero nettamente più veloce. Questo significa che le vetture inglesi basano tutta la loro forza sulla leggerezza oltre che, naturalmente, sulla affidabilità. In ogni caso io non avevo nessuna intenzione di farmi superare e ho cercato di ripetere quanto avevo fatto lo scorso anno in Spagna, ma purtroppo mi è andata male".


"Non posso dire che Piquet abbia agito in maniera irregolare. Guidavo al limite e mi sono trovato fuori traiettoria. Per resistere, forse sono stato imprudente ed ho pagato".


La giornata brasiliana si conclude, invece, in maniera completamente negativa per l'Alfa Romeo, dato che dopo alcuni sprazzi iniziali di De Cesaris, che si era inserito in ottava posizione, le due 182 non hanno potuto difendersi.


Nelson Piquet è volato negli Stati Uniti. Appena ritirato il premio di oltre 100 milioni di lire italiane, messo in palio dalla Cassa di Risparmio Federale per il vincitore del Gran Premio del Brasile, il pilota brasiliano si trasferisce con la moglie Silvia a Long Beach.


Il motivo ufficiale di questa precipitosa partenza è un impegno pubblicitario, ma in realtà il Campione del Mondo voleva solo sottrarsi alle pressioni di amici, parenti e tifosi che lo hanno assalito in questi giorni con le richieste più assurde, non esclusi gli aiuti economici.


Prima di partire, ancora una volta, Piquet ha chiarito il suo atteggiamento verso i propri compatrioti:


"Per me una vittoria qui o in un altro posto è uguale. L'unica vera soddisfazione che ho avuto è stata quella di aver rimediato all'errore dello scorso anno, quando sbagliai la scelta delle gomme. Per il resto, ho passato in Brasile giorni molto tesi. Avevo quattrocento giornalisti attorno in qualsiasi momento e molti rompiscatole, i quali non capiscono che un pilota deve stare tranquillo nella settimana della corsa. Mi dispiace perché ora penseranno che mi sono montato la testa, ma è veramente impossibile accontentare tutti".


Qual è stato il momento più difficile della gara?


"Tutta la corsa non è stata facile per me. All'inizio ho dovuto superare sei concorrenti che si chiamano Villeneuve, Arnoux, Prost, Rosberg, Patrese e Pironi, poi ho combattuto contro la stanchezza".


Pensi che saresti riuscito a superare ugualmente la Ferrari se Villeneuve non avesse sbagliato?


"Magari lo avrei sorpassato nel finale, perché lui aveva molto sottosterzo e non poteva controllare bene la macchina. Ma io non potevo aspettare tanto tempo, perché Rosberg mi minacciava alle spalle ed era molto pericoloso. Mi ero accorto che Villeneuve non era più in grado di contenere i miei attacchi. Calava il ritmo di giro in giro. Così ho cercato di superarlo o, comunque, di fargli capire che ero in grado di passare, due o tre volte. Prima dei box lo avevo già superato, ma in staccata lui aveva ripreso la testa. Quando ho visto un varco mi sono infilato. La Ferrari si è allargata, Gilles ha perso il controllo delle vettura ed è uscito fuori pista".


Piquet parla di stanchezza, ma non crede che lo svenimento che ha avuto durante la premiazione sia da imputare a una mancanza di preparazione fisica specifica?


"Sono convinto che i motivi del mio malessere derivino da molte cause. La pista era piena di salti e con le macchine praticamente senza sospensioni si prendevano delle botte terribili. In curva, per la forza centrifuga determinata dall'alta velocità, ero costretto a tendere i muscoli del collo come le corde di un violino. Mi sentivo strappare la testa dal busto. Se a tutto si aggiungono il gran calore e la mancanza d'aria, si capisce perché mi sono sentito male. Sino a che ero in macchina, e sdraiato in posizione quasi orizzontale, mi sentivo affaticato, ma nel finale avrei anche potuto, in caso di necessità, aumentare il ritmo. Quando sono sceso, prima mi è mancata una gamba, non la sentivo più, e poi ho visto nero".


Farai qualcosa ora per tentare di evitare nuovi malesseri?


"Ho ingaggiato un preparatore, José Ignacio Salles. E' un maestro dello sport, mi ha messo a punto un programma di meccanica articolare per rendere più resistenti i muscoli del collo. Inoltre, comincerò a correre e a nuotare. Quest'anno non ho altri impegni automobilistici oltre alla Formula 1, e avrò più tempo da dedicare a me stesso".


Il fatto di aver vinto con una vettura contro la quale è stato presentato un reclamo perché sottopeso, sminuisce il valore del tuo successo?


"Non m'importa nulla di questo. E' un problema di regolamenti, politico, dal quale non mi sento minimamente toccato. In ogni caso penso che fare macchine leggere sia l'unica possibilità per battersi alla pari con il motore turbo. Con una differenza di potenza di cento cavalli, se non si hanno trenta o quaranta chili in meno non c'è nulla da fare".


Come sono i rapporti con Patrese?


"La Brabham è un team serio. Abbiamo due macchine uguali e metà muletto ciascuno. Lui è persino partito più veloce di me. Penso però di avere un po' più d'esperienza di Riccardo, soprattutto nella messa a punto della Brabham e nel fare l'assetto. Poi sono anche un po' più leggero e questo ha una certa importanza, seppure minima. Patrese comunque è bravo e non ci sono problemi".


Adesso è già alle spalle di Prost nella classifica mondiale: il brasiliano è convinto che potrà lottare anche quest'anno per il titolo?


"Io spero di sì, ma non posso fare pronostici. A Long Beach la mia macchina potrebbe andare benissimo o malissimo. Si deve vivere alla giornata. Ad Imola, in Aprile, avremo nuovamente il turbo Bmw e questa è un'altra incognita da affrontare. L'unica cosa di cui sono certo è che bisogna approfittare in fretta di ogni occasione. Il mondo della Formula 1 è così sofisticato adesso, così volubile, che da un momento all'altro rischi di veder capovolgere la situazione. Senza contare che ci sono molti altri piloti che spingono per arrivare".


Simone Ghilardini

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