#3 1954: 500 Miglia di Indianapolis, Ferrari non partecipa alla gara, anche se...



Giovedì 4 Febbraio 1954 l'aereo della Maserati, con a bordo Musso e Giletti, fa scalo a Roma. Farina, il quale si è ottimamente comportato nelle gare di Buenos Aires, vincendo la 1000 chilometri il 24 Gennaio, piazzandosi al terzo posto nella non fortunata prova del 31 Gennaio, e prevalendo virtualmente il 17 Gennaio nella prima competizione per il Campionato Mondiale di Formula 1, venerdì 5 Febbraio 1954 ribadisce la propria convinzione che il reclamo della Ferrari contro Fangio non potrà non essere accolto dalla Commissione sportiva internazionale.


Maglioli e Hawthom, gli altri due piloti della Ferrari, rimangono invece nel Sud America in vacanza.


Il britannico ha anche un motivo secondario per disertare il ritorno in Europa, dato che egli dovrà presentarsi alle armi per svolgere il servizio di leva, dopo che, per due anni, Mike rimanda la sua presentazione alle armi, restando sempre all'estero. Proprio per questo motivo, Enzo Ferrari inizia a pensare ad un possibile ingaggio del pilota francese Maurice Trintignant, possessore di una Ferrari e vincitore della gara disputatasi il 31 Gennaio, nella quale tutti - tranne Farina e lo stesso Trintignant - soffrirono di insolazione a causa del sole cocente. In questa circostanza, Farina ebbe un guasto alla macchina e prese il posto di González, tramortito dal caldo, alla guida della Ferrari dell'argentino, e giunse terzo, al termine di un bellissimo inseguimento.


Trlntlgnant per ora non entra ufficialmente nella squadra Ferrai'l, ma affiancherà Farina in diverse gore, a cominciare dalla 12 ore» di Se-bring del 7 marzo.


Nel frattempo, viene confermato che la Ferrari parteciperà con una vettura speciale alla 500 miglia di Indianapolis, prevista per il 30 Maggio, e che il pilota sarà Karma, mentre alla 12 Ore di Sebring, la gara che si svolgerà negli Stati Uniti il 7 Marzo, Farina farà coppia col francese Trintignant.


Per quanto riguarda Juan Manuel Fangio le ultime notizie da Buenos Aires assicurano che egli resterà alla Maserati per disputare i Gran Premi di Formula 1 (l'asso argentino avrebbe giurato al commendatore Orsi di non abbandonarli), partecipando forse a qualche gara Sport con la Lancia, mentre González non è ancora entrato a far parte ufficialmente della Scuderia Ferrari.


Per quanto riguarda la Mercedes, Farina è del parere che per quest'anno la Casa di Stoccarda si limiterà a collaudare in corsa le sue nuovissime vetture, e in previsione futura ingaggerebbe quasi tutti gli assi disponibili nel mondo. Poi aggiunge:


"Io, per ora, non posso lamentarmi di Ferrari. È un grande uomo. E se veramente mi darà la macchina per vincere a Indianapolis allora dovrò baciargli le mani. Indianapolis, sogno magico di tutti noi piloti".


Come è noto, il Campione del Mondo in carica, Alberto Ascari, e l'amico Luigi Villoresi, non hanno preso parte alla prima gara del Campionato del Mondo di Formula 1, avendo preferito sposare il progetto della Lancia, non ancora pronta al debutto con le vetture Grand Prix.


Mercoledì 10 Febbraio 1954, Ascari e Villoresi sono salvi nonostante un pauroso incidente. I due stanno tornando da Sanremo (dove hanno provato per la prima volta le macchine Lancia Sport con cui parteciperanno il 7 Marzo, alla 12 Ore a Sebring, negli Stati Uniti) quando la macchina guidata dal Campione del Mondo in carica, nei pressi di Tortona, scivola sul gelo ed esce di strada sfasciandosi.


I due hanno successivamente proseguito verso Milano prendendo posto sulla macchina di Castellotti, anch'egli corridore della Lancia, di ritorno dalle prove di Sanremo. L'incidente non scuote per nulla l'impassibilità dei due assi, i quali sorridono dell'accaduto.


Per altro, durante le prove svolte il lunedì pomeriggio, Villoresi non ancora pratico sufficientemente della nuova macchina, si era lasciato tradire dall'impazienza d'andar forte, ed era uscito di strada fermandosi sull'orlo d'uno strapiombo, dopo aver smussato l'angolo di un muro. Tutto era finito abbastanza bene, e con giusto qualche guasto alla vettura. Si pensa che l'incidente abbia avuto natura dal fatto che erano presenti due bambini e un carabiniere sulla traiettoria della Lancia: sembra che Villoresi, per evitare l'investimento, abbia volontariamente sterzato contro il muretto.


Giovedì 11 Febbraio 1954, la commissione sportiva dell'Automobile Club argentino, riunitasi a Buenos Aires, respinge il reclamo della Ferrari contro la vittoria di Fangio, e multa di 1000 pesos la Mastrati per non aver mantenuto l'ordine mentre si stava cambiando le gomme di Fangio dando luogo a critiche, reclami e discussioni. Ma la Commissione multa anche la Ferrari di 1000 pesos per aver fornito un'erronea segnalazione a Farina, avvertendolo che il pilota argentino era fuori gara, mentre, in realtà, non lo era. Questa erronea segnalazione, ha aggiunto la Commissione, ha creato della confusione in mezzo al pubblico e in mezzo agli stessi corridori durante la gara. Gli eventuali ricorsi, per la quale Ferrari e Maserati hanno trenta giorni di tempo per appellarsi contro il giudizio della suddetta Commissione, dovranno essere esposti alla Commissione sportiva della Federazione internazionale, che si riunirà a Lisbona nel mese di Maggio.


Cinque giorni dopo, il 16 Febbraio 1954, la Ferrari dichiara di aver definitivamente deciso di rinunciare a partecipare alla 12 Ore di Sebring che si svolgerà il 7 Marzo negli Stati Uniti, pur essendo una gara valida per il Campionato Mondiale della categoria Sport e ne costituisce la seconda prova (la prima, lunga 1000 chilometri, venne vinta da Farina e Maglioli, su Ferrari 4500, il 24 Gennaio a Buenos Aires; la terza sarà la Mille Miglia, il 2 Maggio, e in totale sono previste otto prove, con somma finale del punteggio). La rinuncia nasce dal fatto che, contrariamente a quanto previsto dalle nonne in materia, la corsa di Sebring non è dotata di premi in danaro, ma soltanto di coppe. La partecipazione della casa Ferrari, con tre vetture a Sebring, avrebbe comportato una spesa di dieci milioni di lire. Il costruttore modenese, per quanto a malincuore, ha dovuto rassegnarsi alla rinuncia, non potendo logicamente rischiare una così forte somma. Ferrari ha però segnalalo l'inconveniente alla Commissione sportiva internazionale, dato che anche la casa francese Gordini e diverse marche inglesi non andranno a Sebring, per lo stesso motivo. La casa Lancia invece non ha cambiato, almeno finora, il suo programma di partecipazione alla gara americana. Ferrari non rimarrà tuttavia inattivo: una vettura sport 4500 di cilindrata, pilotata da Farina, gareggerà in Africa il 28 Febbraio 1954 ad Agadir, in Marocco, e il 7 Marzo 1954 a Dakar nel Gran Premio del Senegal.


Intanto, del tutto ignari della rinuncia di Ferrari di partecipare alla 12 Ore di Sebring, i piloti Maglioli e Hawthorn trascorrono un periodo di ferie nel Messico, viaggiando e divertendosi in attesa di trasferirsi nella città statunitense. Ma un telegramma da Modena li raggiungerà non appena si saprà il loro recapito.


Dieci giorni più tardi, esattamente venerdì 26 Febbraio 1954, sulla pista dell'aeroporto torinese di Caselle, per circa un quarto d'ora Alberto Ascari prova la nuova Lancia Gran Premio. Dalle prove si nota subito che la macchina è munita di due lunghi serbatoi laterali per il carburante, tali da assicurare costantemente l'equilibrio e la tenuta di strada; il cambio è idraulico, a preselettore.


Il giorno successivo parte in aereo, da Milano, la scuderia Lancia in direzione Sebring, negli Stati Uniti, dove nei giorni 7 e 8 Marzo 1954 si svolgerà la 12 Ore valevole come seconda prova del Campionato Mondiale, categoria Sport. Fanno parte della comitiva i piloti Ascari, Villoresi, Castelletti, Manzon e Gino Valenzano, oltre all'ing. Gianni Lancia e l'ing. Gatta, l'avvocato Panigadi, il collaudatore Gillio, e il direttore della scuderia Pasquarelli.


Le tre vetture vengono invece spedite via mare, mentre Taruffi parte da Roma e Fangio dall'Argentina.


Parallelamente, il 28 Febbraio 1954 il pilota torinese Giuseppe Farina inizia trionfalmente la serie di corse che con la Ferrari ha in programma di disputare nell'Africa del Nord. Dopo essersi presentato come il maggior favorito nelle prove sul circuito di Agadir, stabilendo il nuovo record dell'autodromo, alla media di 96 km/h, Farina sbaraglia tutti gli avversari precedendo nettamente le macchine della Gordini che si è schierata al completo al via, migliorando perfino la media totale della velocità media a 101 km/h. Farina precede al traguardo il francese Behra e l'altro italiano in gara Scotti.


Nel mentre, i piloti della Lancia Alberto Ascari, Gigi Villoresi, Eugenio Castelletti, Luigi Valenzano e il francese Robert Manzon, giungono a New York, lunedì sera. Il gruppo riparte successivamente in aereo in direzione di West Palm Beach, in Florida, nella stessa serata.


Dagli Stati Uniti all'Africa, l'Italia guarda con attenzione entrambe le tappe.


Giovedì 4 Marzo 1954, a Dakar il console di Italia, il dott. Terracini, riceve il sindaco e numerose autorità locali, consegnando due splendide coppe d'argento donate dall'Automobile Club d'Italia e dalla città di Genova. Trofei che Farina spera di riportare in patria.


Nel frattempo, a Sebring i piloti della Lancia si preparano alla grande avventura della 12 Ore, competizione che si svolge su un percorso assai severo. Il tracciato è costituito per metà da una pista vera e propria con alcune curve veloci e due rettifili di circa un chilometro e mezzo ciascuno, per il resto da un normale fondo stradale con una curva a forma di U strettissima, delimitata soltanto da una serie di barili d'acciaio posti uno di fianco all'altro.


Per dodici ore consecutive, settantacinque macchine Sport costruite in Europa e negli Stati Uniti daranno vita ad un infernale carosello per la disputa della seconda prova del Campionato Mondiale della categoria.


Come detto, nella squadra corse della Lancia è presente anche Alberto Ascari, che venerdì 5 Marzo 1954 viene assolto a Brescia dall'accusa di omicidio colposo a seguito di un incidente occorso durante la disputa della Mille Miglia nell'edizione 1951.


Ascari, giunto ad una curva fra Lonato e Desenzano, abbagliato dai fari di una vettura ferma ai margini della strada, era costretto ad una brusca frenata, ma lo sbandamento lo aveva fatto uscire dalla carreggiata, investendo un gruppo di persone. Nella triste circostanza perse la vita il dottor Umberto Feliciani di Montichiari.


L'assoluzione di Ascari è importante non solo perché riguarda una materia delicata come quella degli incidenti durante le corse automobilistiche su strada, ma anche perché il verdetto è il primo del genere. All'apertura del dibattimento l'avvocato Quaglia di parte civile solleva un incidente di procedura per la notifica della seconda perizia tecnica, orientata - secondo il legale - fuori termine.


La sospensione dell'udienza favorisce la conclusione dell'accordo fra i collegi di parte civile e di difesa circa il risarcimento dei danni, pertanto, in seguito all'accordo, la parte civile si ritira dalla causa. Quindi comincia la deposizione dei testimoni, fra i quali il meccanico di Ascari, Senesio Niccolini e il conte Lurani, che confermano la circostanza dell'abbagliamento subito da Ascari all'imbocco della curva. Prende quindi la parola il P.M. che si è schierato dalla parte dell'imputato, ritenendo veritiera la sua versione e chiedendo l'assoluzione di Ascari perché il fatto non costituisce reato.


Nel pomeriggio parlano in difesa dell'imputato l'avvocato Genovesi di Mantova e l'avvocato Aldo Farinelli di Torino. Il primo sostiene che la Mille Miglia è definita gara di velocità e quindi si cade in contraddizione se ad un corridore gli si imputa la colpa di eccesso di velocità. L'avvocato Farinelli, dopo aver scusato l'assenza dall'aula di Ascari dovuta al contratto che lo lega alla partecipazione della 12 Ore di Sebring che si correranno domenica in Florida, ha tratteggiato la figura del corridore.


Richiamandosi a quanto ebbe a dire di lui il costruttore Ferrari, che definì Ascari meticoloso come un ragioniere di Banca, l'avvocato sostiene che non si può imputare il corridore né di imprudenza e tanto meno di imperizia. L'avvocato Farinelli passa poi ad una acuta e circostanziata disamina tecnica sia del regolamento della corsa, sia della maniera in cui si è verificato l'incidente. L'avvocato, che è alla quarta causa per incidenti occorsi durante lo svolgimento della Mille Miglia, dichiara che si è sempre vissuti nell'equivoco fra gare di velocità e gare aperte al traffico, e quindi l'organizzazione, nel senso più esteso del termine, ha bisogno di essere riveduta affinché cessi lo stillicidio che si trascina ormai da anni, ed infine conclude l'arringa invocando dal tribunale l'assoluzione piena per Alberto Ascari.


E in tal senso, come si è detto, i giudici sentenziano.


Se da un lato Ascari può festeggiare un eccellente risultato, a Sebring non può fare altrettanto, dato che assieme all'amico Villoresi è costretto al ritiro durante la gara. Anche per Farina la sorte non è felice, dato che è costretto al ritiro nella Dakar, pur vinta dalla Ferrari guidata da Scotti.


Martedì 23 Marzo 1954, dopo la notizia secondo la quale Enzo Ferrari avrebbe manifestato il proposito di iscrivere la sua Casa all'Automobile Club Svizzero, e di disputare le prossime gare con i colori della Confederazione, un'altra preoccupante notizia prende a circolare negli ambienti automobilistici nazionali, quella cioè che il ventilato trasferimento avverrebbe non solo idealmente, con un semplice mutare di bandiera, ma addirittura con trasferimento in Svizzera dell'intero stabilimento di Maranello e con spostamento di gran parte delle relative maestranze.


Presso la direzione della Casa modenese, però, la sensazionale notizia non ha trovato conferma.


Proprio in questi giorni, anzi, il presidente dell'ACI rilascia tranquillanti dichiarazioni dopo alcuni colloqui avuti con il costruttore modenese, anche se da parte sua la direzione della Casa mantiene in proposito un riserbo assoluto.


La Svìzzera, che nutre molta ammirazione per Ferrari e lo corteggia da tempo con allettanti proposte, ha chiesto al costruttore modenese di aprire una filiale a Lugano per l'assistenza alle auto Ferrari ed eventualmente per la costruzione di vetture Sport. Si tratterebbe di un distaccamento della Casa di Maranello oltre i confini e, a leggere tra le righe, di una specie di compromesso per giustificare eventualmente in futuro la presentazione in gare automobilistiche di autovetture Ferrari con i colori svizzeri.


Questa richiesta di apertura di filiale a Lugano è stata confermata da Enzo Ferrari, ma la Casa ha dichiarato di non avere ancora preso una decisione in merito. Discussioni e prese di contatto con esponenti dell'automobilismo elvetico non hanno comunque crealo intralci né differimenti nella programmata attività sportiva della Ferrari.

Intanto, Giuseppe Farina, e pare anche Maglioll e Hawthorn, vengono convocali a Modena per effettuare alcune prove in località tenuta segreta, poiché l'ex Campione del Mondo, rientrato dalle gare in Africa, ha proposto a Ferrari alcune modifiche alla vettura.


La squadra ufficiale andrà successivamente in Sicilia dove prenderà parte al giro della regione il 4 Aprile, o al Gran Premio di Siracusa il giorno 11 Aprile 1954, anche se non è da escludere che i bolidi della Casa di Maranello scendano in gara in entrambe le competizioni.


Ciò che si sa è che nella sera di giovedì 8 Aprile 1954 gli organizzatori della classica gara automobilistica sulle 500 miglia di Indianapolis annunciano che una Ferrari è stata iscritta alla competizione. L'adesione viene inviata da Marion Chinetti, di New York, per conto di Selippo Theodoll, rappresentante della Ferrari negli Stati Uniti.


Il nome del pilota non è reso noto, ma si sa che il torinese Giuseppe Farina, buon conoscente di Chinetti, ha ripetutamente espresso il desiderio di partecipare alla competizione americana.


L'ex Campione del Mondo non ha mai corso ad Indianapolis, ma appunto per questo vorrebbe affrontare anche la classica gara internazionale, pur conoscendone le tremende difficoltà. E non è improbabile che tra gli avversari del torinese vi sia pure Fangio su Lancia. Nel 1952 il Campione del Mondo Ascari partecipò alla gara di Indianapolis, ma fu costretto ad abbandonare per noie meccaniche.


Nella serata di mercoledì 14 Aprile 1954, Giuseppe Farina rientra a Torino dalla Sicilia, dove la domenica precedente aveva disputato e vinto il Gran Premio Automobilistico di Siracusa. Il pilota torinese racconta al suo arrivo quanto drammatico e impressionante sia stato l'incidente toccato al compagno di squadra Hawthorn, la cui vettura si è incendiata in seguito ad una collisione con quella di González:


"È un vero miracolo che Hawthorn sia riuscito a cavarsela con poche ustioni. Quando, al quinto giro della gara, ho visto il rogo della sua macchina ho creduto che fosse spaccialo. Temevo anche la mia macchina si incendiasse, ma al contrario essa è passata senza danni sul rigagnolo di fuoco che attraversava la pista. Quelli che erano dietro di me hanno dovuto rallentare, cosicché mi sono avvantaggiato di circa venti secondi. Ho visitato Hawthorn ieri a Roma e neanche a lui sembrava vero di essersela cavata con così poco: guarirà in meno di un mese. Purtroppo dovrà rinunciare alla corsa di Pau dove ci saremo soltanto io, González e Trintignant, ma a Maggio sarà di nuovo in gara".


L'incidente di Siracusa amareggia profondamente Enzo Ferrari, il quale aveva dedicato molti mesi di attività alla costruzione della macchina affidata al pilota britannico. Il danno materiale si aggira sui quaranta milioni di lire, somma esorbitante per le possibilità di un complesso industriale modesto com'è quello di Maranello. Ma ciò che addolora maggiormente Ferrari è l'aver lavorato tanti mesi e con tanta passione per veder bruciare poi ogni cosa in una fiammata di benzina. Così è tornata più che mai d'attualità la polemica con la CSAI, e il costruttore modenese pare davvero deciso a correre con i colori svizzeri, nella speranza che i dirigenti elvetici siano meglio disposti ad aiutarlo che non quelli italiani.


Farina effettua il viaggio di ritorno da Roma in poi seguendo con la sua macchina il tracciato della prossima Mille Miglia: questa è la terza volta nel giro di due settimane che il pilota torinese esamina le strade della massima competizione di fondo italiana, ed ha già fatto importanti deduzioni su quelle che saranno le difficoltà della prova. In molti punti vi sono strade in riparazione che rappresentano un autentico pericolo per i concorrenti meno esperti, e che daranno luogo ad una forte selezione anche fra gli assi più preparati. Maggiori avversarie delle Ferrari saranno le Lancia 3300 che hanno già corso a Sebring, vetture particolarmente adatte, come si è visto nel Giro della Sicilia, a questo tipo di competizione. Farina partirà poi giovedì 15 Aprile 1954 alla volta di Pau, dove sabato e domenica avranno luogo le prove per il circuito automobilistico in programma lunedì.


Poi, dopo Pau rientrerà in Italia per la Mille Miglia e successivamente spera di gareggiare a Indianapolis nella classica competizione delle 500 miglia, gara per la quale la Ferrari ha già fatto dei passi per ottenere una particolare concessione che permetta ad una sua vettura di scendere in gara: il regolamento della corsa non consente infatti la partecipazione di macchine con telaio molto corto, e la Ferrari è al disotto della misura minima stabilita, tuttavia la Casa di Maranello ha chiesto ai dirigenti americani di permettere in via eccezionale al pilota torinese di correre con una vettura lievemente inferiore alla misura prescritta.


Il programma della Casa di Maranello, e di Giuseppe Farina, è però minacciato da una particolare circostanza che vede Enzo Ferrari costretto a tempestare di telegrammi le stazioni di mezza Italia, durante la giornata di venerdì 16 Aprile 1954, alla disperata ricerca di un carro merci contenente due vetture spedite da Siracusa subito dopo la disputa del Gran Premio della domenica precedente, essendo giunto a Modena soltanto il vagone contenente i resti delle macchine di González e Hawthorn bruciate in seguito al noto incidente nella gara siciliana.


Le altre due macchine erano state bloccate in seguito a difficoltà burocratiche, cosicché per il circuito internazionale di Pau, sul quale hanno inizio le prove, ci si è dovuti limitare ad una sommaria verifica. Non si sa dunque se la Casa di Maranello sarà in grado di allineare al via tre vetture come aveva in programma, oppure due sole. Una sicuramente sarà affidata a Giuseppe Farina, giunto durante la notte nella cittadina, mentre per l'altra è ancora da decidere il suo conduttore.


La scelta ricadrà tra González o Trintignant.


Non meno febbrile è stata nelle ultime ore la preparazione per il team Maserati, cui la squadra sarà compoata da Marimon, Mieres e Schell. La Casa modenese contava di allineare fra i suol piloti anche l'argentino Manuel Fangio, ma il corridore non ha più dato da qualche tempo notizie di sé.


A tal proposito, il comm. Orsi, il 16 Aprile 1954 annuncia che nel prossimi giorni effettuerà un viaggio in Argentina allo scopo dì incontrarsi con Fangio e definire la sua partecipazione alle prossime gare nella squadra della Maserati.


Intanto, però, a Pau il numero uno dell'equipe sarà Marimon, l'altro argentino che si è messo particolarmente in luce nel Gran Premio di Siracusa contendendo il successo a Farina. Il nuovo scontro fra il torinese e Marimon sarà del resto il motivo dominante anche nella gara di Pau, mentre scarse appaiono sulla carta le possibilità della Gordini con Behra. Bayol Martin e Pillet. ma e noto che la Casa francese sulle piste nazionali ha già riservato in altre occasioni grosse sorprese.


E infatti sarà proprio la Gordini condotta da Behra a tagliare il traguardo per prima, seguita dalla Ferrari di Trintignant, mentre rimarrà attardato Farina, e González sarà costretto al ritiro. Di fatti, al momento del via della gara Farina danneggia gravemente la macchina, e a causa di ciò sarà costretto a numerose soste ai box per rimediare ai guasti.


Contemporaneamente, il 17 Aprile 1954 nasce negli ambienti del Motorsport britannico una accesa polemica che vede come protagonisti Ascari e la Lancia, che non verrebbero più ammessi in futuro a competizioni automobilistiche in Gran Bretagna e per un certo periodo di anni, mentre a nessun corridore britannico verrebbe dato il permesso di partecipare a competizioni automobilistiche su territorio italiano.


Secondo gli inglesi, tutto sarebbe nato a seguito di un contratto firmato da Alberto Ascari, in base alla quale si impegnava per un compenso di 700 sterline più le spese a pilotare due macchine da corsa alla famosa competizione di Goodwood svoltasi nel pomeriggio del 20 Aprile 1954.


Le due macchine dovevano essere il nuovo modello inglese Vanwall del milionario Tony Vandervell, e una Ferrari con alcune innovazioni apportate da tecnici inglesi.


L'asso italiano doveva giungere a Londra la sera del giovedì 15 Aprile 1954, e invece non appariva né faceva avere notizie di sé. Gli organizzatori inglesi attendevano tutto il giorno successivo ma Ascari non si faceva vivo. Sabato mattina, preoccupato, (l'assenza del corridore italiano significa non solo violazione di contratto ma anche un duro colpo al prestigio della competizione) John Morgan, segretario generale del British Automobile Racing Club invia un telegramma in Italia all'indirizzo di Ascari sollecitando informazioni e ricordandogli gli impegni assunti.


Questo telegramma, secondo una dichiarazione di Morgan, rimarrà senza risposta, fino a che nella mattinata del 19 Aprile 1954 quest'ultimo invia un ulteriore telegramma alla Lancia e uno al presidente dell'Automobile club d'Italia ponendo in rilievo la gravità di ciò che stava avvenendo. Anche questi due telegrammi, renderà noto John Morgan, non riceveranno risposta e così la gara di Goodwood si inizia e si conclude senza che fosse giunto né Ascari né un qualsiasi chiarimento.


Orbene, affermano ora i dirigenti del British Automobile Racing Club, una condotta di questo genere costituisce non solo una violazione di contratto ma un vero e proprio affronto, che esige drastici provvedimenti: e questi provvedimenti, secondo quanto prevedono i giornali britannici, consisterebbe in una espulsione permanente di Ascari e della Lancia dai circuiti britannici e in un divieto temporaneo ai corridori inglesi di partecipare a competizioni italiane.


Questa reazione si è fatta ancora più acuta quando si è appreso che una quarta persona non ha risposto ad un telegramma inviato da Londra: si tratta di Giuseppe Farina, il quale non avrebbe replicato ad un urgentissimo messaggio inviatogli da Vandervell in cui si chiedeva al pilota italiano di il posto di Alberto Ascari.


Anche nei giorni successivi, né da parte della Lancia, né da parte di Ascari, trapelerà alcun dettaglio relativo alla vicenda. Questo perché, a ben vedere, si scoprirà che Ascari non era presente nella lista dei partecipanti, e soprattutto avrebbe eventualmente partecipato come conduttore invitato da Vandervell, e non dal British Racing Club.


Nel frattempo, in preparazione della Mille Miglia, il 20 Aprile 1954 Luigi Villoresi è vittima di un incidente. Il pilota italiano, in compagnia del meccanico Paganelli, sta provando la sua vettura percorrendo la via Flaminia intorno alle ore 13:30, quando, in fase di sorpasso di una Topolino, la vettura svolta improvvisamente, costringendo Villoresi a compiere una frenata d'emergenza e a finire nel fossato adiacente la strada. Raggiunto dalla notizia, l'ingegner Lancia corre al capezzale dei due, trasportati nel frattempo a Rimini, così come Alberto Ascari, che li raggiunge durante la serata.


Le condizioni di Villoresi miglioreranno nel corso della notte, ed anche Paganelli registrerà un leggerissimo miglioramento, anche se le sue condizioni permangono più preoccupanti. I due infortunati trascorreranno la notte abbastanza tranquillamente.

La sfida tra Ferrari e Lancia, seppur priva della presenza di Luigi Villoresi, continua attraverso la Mille Miglia, che rappresenta il terzo appuntamento del Campionato del Mondo per vetture Sport, disputata il 2 Maggio 1954. La gara vede come vincitore Alberto Ascari, alla media di 139 km/h, precedere la Ferrari di Vittorio Marzotto, mentre Giuseppe Farina, a bordo della sua Ferrari, nei pressi di Peschiera, a soli quaranta chilometri dalla partenza esce di strada a circa 200 km/h di velocità, terminando la propria corsa contro un platano.


Immediatamente dopo lo schianto, diverse persone si precipitano per intervenire.


E così, tanto Farina quanto il suo meccanico Parenti vengono trasportati con una macchina alla vicina clinica. Nel frattempo, giungono di urgenza con un taxi i giornalisti, che incontrano la vettura di Farina mentre un carro-attrezzi la trasporta via: il muso è ammaccato, la parte posteriore sfondata, un fianco reca molti evidenti segni di una fortissima botta. I carabinieri indicano il posto dell'incidente, poi li accompagnano alla clinica chirurgica Pederzoli, duecento metri più avanti: qui sono ricoverati Farina e Parenti, il meccanico che stava correndo al fianco dell'ex Campione del Mondo. Nel corridoio una piccola folla capeggiata dal pilota Bracco, e dallo stesso professor Pederzoli, fanno il punto della situazione con una doppia diagnosi: niente di eccessivamente grave.


Farina si è fratturato l'avambraccio destro e ha riportato una vasta ferita orizzontale sul viso, mentre Parenti lamenta la frattura del bacino e una lussazione con frattura del gomito sinistro. Il pilota torinese, seduto su un lettino operatorio, è abbastanza tranquillo:


"Sono stato tradito forse dall'ancorizzazione delle ruote. È un sistema adatto per l'acqua, ma quando il terreno è un po' asciutto presenta qualche rischio. O forse andavo un po' svelto. Ho sbattuto contro un paracarro, poi contro un albero. Non sono svenuto, nonostante che la visiera parapioggia mi abbia tagliato il viso e schiacciato il naso. Adesso spero solo che mi arrangino in fretta. Perché? Per ricominciare a correre, no? Del colpo di oggi posso unicamente dire che è andata proprio bene: una fortuna nella disgrazia".


Il pilota torinese lascerà la clinica nel pomeriggio del 3 Maggio 1954, e rientrerà nella sua abitazione a Torino dopo aver compiuto il viaggio su una Ferrari, ma, una volta tanto, non al volante; a guidare la vettura sotto l'occhio vigilo dell'ex Campione del Mondo è il professor Re, che lo ha in cura e lo prega continuamente invano di non affaticarsi.


Farina non riesce a restar fermo sulla sua poltrona: si siede un attimo, poi si rialza e passeggia nervoso fino al caminetto per tornare alla poltrona, prima di esaminare la radiografia del braccio fratturato, pur essendo di buon umore, nonostante il suo viso sia ancora gonfio, e il braccio ingessato gli duole.


Nel suo appartamento, il pilota torinese accoglie i giornalisti giunti al capezzale per verificare il suo stato di salute. Giuseppe parla volentieri, non senza una certa foga che lascia intravedere un lieve stato di choc.


"Tra una settimana dovrei correre a Napoli e fra quindici giorni a Silverstone, e per conto mio correrei anche in queste condizioni. Ma mi dicono che dovrò restare a riposo ancora per venti giorni. Questo incidente non ci voleva. Ho voluto forzare troppo nei primi chilometri della Mille Miglia e mi è andata male. A Peschiera c'era una curva piuttosto difficile, e io ho dovuto abbordarla verso l'esterno perché dall'altra parte c'era un gruppo di spettatori. Viaggiavo sui 120 km/h. In quel punto passano le rotaie di una tranvia, che erano forse un po' umide per la recente pioggia o la macchina ha slittato. Ho tentato di frenare, ma ero addirittura sollevato da terra. Così la mia vettura è uscita di strada, ha divelto un paracarro ed è andata a fermarsi contro un albero".


"Non so in che modo mi si sia rotto il braccio, ricordo solo d'aver sbattuto il viso contro il cruscotto e poi d'aver sentito in bocca il gusto del sangue. Il mio casco aveva la visiera di vetro, nell'urto questa è andata in frantumi ferendomi al naso e perfino alle gengive. Posso dire che nella sfortuna sono stato abbastanza fortunato. Poteva andar peggio. Del resto la colpa è mia. Avevo fatto un piano troppo rischioso nella speranza di vincere: volevo raggiungere Ascari, che era partito quattro minuti prima di me, e poi viaggiare alle sue spalle fino a Brescia. Dopo dieci minuti di corsa avevo recuperato, viaggiando a 190 km/h di media. A Peschiera ho perso tutto in una volta".


Poco dopo il racconto dell'incidente, Farina viene visitato dal professor Re, il quale decide di sottoporlo ad intervento chirurgico nel tentativo di affrettare la guarigione dell'avambraccio destro fratturato.


Nel frattempo, si chiude la nota polemica riguardante Ascari, che avrebbe dovuto correre in Inghilterra il 19 Aprile 1954 ma per motivi indipendenti dalla sua volontà era stato costretto a rinunciare al viaggio, di cui si scrisse perfino che il Campione del Mondo di Formula 1 in carica non avrebbe più potuto correre oltremanica.


Questo perché uno dei più accaniti accusatori, il signor John Morgan del British Automobile Racing Club, pochi giorni dopo la vittoria alla Mille Miglia telegrafa alla Lancia ed invita la vettura vincitrice ed Ascari ad Aintree per il 29 Maggio 1954.


La Casa torinese, tuttavia, risponde immediatamente facendo rilevare l'incongruenza della proposta, dato che il signor Morgan non si è curato di smentire, a suo tempo, le accuse infondate espresse contro Ascari ed aveva anzi manifestato in pubblici comunicati la sua indignazione, affermando perfino - contrariamente al vero - che il pilota e la Casa erano venuti meno ad impegni assunti.


Sembra dunque fuori luogo un invito che oltre tutto non è nemmeno accompagnato da una formula di scusa. Una lettera di tale tenore è stata inviata al dirigente del BARC, ed in essa si fa pure notare come il British Racing Drivers Club, associazione dei piloti di cui è presidente onorario il Duca di Edimburgo, si sia sempre dichiarato nettamente contrario alla polemica, invitando Ascari e l'ingegner Lancia in Inghilterra per una corsa o per un viaggio come ospiti d'onore. Tuttavia, non si sa quando gli interessati potranno accettare la proposta che ha comunque un significato lusinghiero per l'industria automobilistica italiana, chiudendo un discutibile episodio, con generale soddisfazione dei dirigenti e corridori ingiustamente chiamati in causa per il caso Goodwood.


Soddisfazione espressa durante la riunione tenutasi martedì 11 Maggio allo Sporting Club di Torino, dove Ascari interviene in compagnia di Taruffi, Castellotti e con Gigi Villoresi.


Qui, al pilota Campione del Mondo in carica viene offerta in dono una coppa d'oro da parte dei giornalisti, a seguito della magnifica vittoria ottenuta alla Mille Miglia con la Lancia 3300 fabbricata a Torino, mentre il presidente del Gruppo Sportivo gli concede la tessera onoraria ed una targa d'oro.


Dopo la riunione, Ascari, Villoresi e Castellotti si affrettano (incuranti di una multa presa dalla stradale) a recarsi da Giuseppe Farina al Maria Vittoria. Il pilota torinese, che è in via di guarigione dopo l'intervento chirurgico subito per la frattura al braccio, rievoca la drammatica avventura che lo ha costretto ad abbandonare la corsa nei primi chilometri della Mille Miglia.


Il giorno successivo, Ascari si trasferirà a Monza per provare la Lancia Grand Prix che spera di adoperare presto in gara, mentre Castellotti e Taruffi si recheranno in Sicilia per partecipare alla Targa Florio; Farina, invece, aspetta con ansia di poter ritornare alle corse con la sua Ferrari, per la quale ha suggerito alcune modifiche.


In Sicilia, la trentottesima edizione della Targa Florio, che si disputa il 30 Maggio 1954 sul tortuoso circuito delle Madonie, è vinta da Piero Taruffl, che ha così scritto per la prima volta il suo nome nell'elenco del vincitori della gloriosa targa. Su una Lancia 3300 Taruffi copre i 576 chilometri del percorso in sei ore e ventiquattro minuti, alla media oraria di 89 km/h. Secondo si classifica Luigi Musso, su Maserati, in sei ore trentuno minuti, alla media oraria di 88 km/h.


Questo mentre il 31 Maggio, sull'Indianapolis Motor Speedway, si disputa la 500 Miglia di Indianapolis, che dovrebbe rappresentare la seconda gara della stagione 1954 del Campionato mondiale di Formula 1. La manifestazione vede la vittoria di Bill Vukovich su Kurtis Kraft, seguito da Jimmy Bryan su Kuzma e da Jack McGrath su Kurtis Kraft.


A questa edizione, come detto, avrebbe dovuto partecipare la Ferrari con una carrozzeria simile alla Ferrari Supersqualo 555, dotata di serbatoi laterali, entro la quale sul lato sinistro è presente il carburante, mentre a destra è disposto un radiatore aggiuntivo per il raffreddamento dell'olio lubrificante, ed il motore 375.


Con questa particolare disposizione dei serbatoi, Ferrari prova a ridistribuire le masse per una migliore gestione della vettura sull'ovale. L'auto viene testata dallo statunitense Fred Agabashian e Bobby Ball, un pilota che aveva precedentemente tentato di qualificarsi per un 375 nel 1952, ma entrambi i piloti indicano che la macchina è poco guidabile, ed ha una velocità massima troppo bassa.


Nonostante ciò, alcune sponsorizzazioni giungono dalla rivista americana Car Live, e l'auto viene trasportata sul circuito, apparendo solo pochi giorni prima dell'ultimo giorno delle qualifiche, iscritta curiosamente a nome della moglie di Luigi Chinetti, Marion.


Un meccanico, che ha familiarità con la 375, viene mandato da Maranello in aereo a Indianapolis, per aiutare a comporre l'auto. Ma la mancanza di esperienza locale con il circuito sarà la principale ragione per cui la Ferrari numero 47 non riuscirà ad ottenere un buon risultato durante le qualifiche.


La vettura sarà guidata anche da Danny Oakes, senza però ottenere maggiore fortuna, pertanto Ferrari desisterà dall'idea di proseguire tale avventura.


Simone Pietro Zazza

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella pagina Info, o inviando una e-mail a staffosservatoresportivo@gmail.com Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.