#3 1952: 500 Miglia di Indianapolis



Il 30 maggio 1952 si corre la XXXV edizione della 500 miglia di Indianapolis, nonché la seconda prova del campionato mondiale di Formula Uno.


Come nelle prime due edizioni, anche in questa circostanza i piloti e i team europei disertano l'appuntamento, ad eccezione della Ferrari e di Alberto Ascari, che fatica ad essere incluso fra i trentatré ammessi alla 500 miglia.


La Ferrari 375 Indy del pilota italiano è unica, delle quattro iscritte, che riesce a superare le prove eliminatorie, tant'è vero che nemmeno Johnnie Parson, il vincitore di Indianapolis 1950, con una vettura uguale, riesce a piazzarsi; il pilota americano, per entrare in finale nella corsa, sarà costretto a lasciare la Ferrari e prendere un'altra macchina.


Questo fa comprendere come Ascari abbia già compiuto una grande impresa.


Villoresi, rievocando la sua avventura a Indianapolis, dichiara che il difficile è non lasciarsi impressionare dal nuovo, eccentrico, mastodontico ambiente che fa da corona ad una prova tanto ardua di per se stessa. Un tremendo gioco di nervi. Sotto questo punto di vista, per quel che riguarda Ascari, si può stare tranquilli, al punto che lo si potrebbe definire l'uomo senza nervi, tanto ne è padrone.


Un aneddoto, infatti, racconta che una volta, a caccia, alcuni amici vollero provare le sue reazioni ai fatti improvvisi, sparando un colpo di fucile, in terra, a due metri da lui, alle sue spalle. Ascari si voltò tranquillissimamente e chiese:


"A Qualcuno di voi è sfuggito un colpo. Come mai?"


Tutto ciò senza trasalire nemmeno di un millimetro.


Anche a Indianapolis, nelle difficili prove, sotto gli occhi un po' ironici e molto curiosi di tanta gente, l'asso italiano non si è smarrito, e si è piazzato.


I suoi avversari sono tutti americani, con macchine speciali, tutte preparate in piccole officine di appassionati. L'industria americano, che produce assai più della metà degli autoveicoli costruiti annualmente in tutto il mondo, non sente la necessità di interessarsi direttamente alle corse. Si tratta comunque di macchine molto potenti, piuttosto alte, e la loro cilindrata nella maggior parte dei casi è di quattro litri e mezzo senta compressore.


Inizialmente, l'asso italiano veniva considerato una metta delusione, ma a poche ore dal via, gli statunitensi ne parlano come di una grande incognita. Una cosa, infatti, sono le prove, e ben altro e una corsa di quattro ore, con la possibilità e la necessitià di adottare una tattica e dei rapporti tutti diversi. Alle ore 17:00 italiane, dinnanzi a centomila spettatori, inizia la gara.


Ascari conduce una gara molto attenta, pur perdendo qualche posizione rispetto al piazzamento di partenza, che lo vedeva al dodicesimo posto, finché al termine del quarantesimo giro, la gara del pilota italiano termina nell'erba, dopo essere uscito di pista alla curva nord-ovest a causa del cedimento del mozzo della ruota posteriore destra.


Vince il pilota statunitense Troy Ruttman, che con questo successo diventa il più giovane ad aver vinto una gara di Formula Uno, a 22 anni e 80 giorni.


Ludovico Nicoletti

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