#274 GP di Germania 1976, Niki Lauda viene salvato dalle fiamme da Arturo Merzario



Il mancato successo in Svezia, il duplice doloroso cedimento dei motori delle vetture di Lauda e Clay Ragazzoni in Francia, la decisione della Csi di ridare la vittoria in Spagna allo squalificato James Hunt, e infine la rocambolesca affermazione dello stesso Hunt in Inghilterra costituiscono una serie di colpi sferrati alla Ferrari.


Premesso che la situazione di Lauda al vertice è sempre saldissima, che Niki è ultra favorito nella corsa al titolo, e che la monoposto 312 T2 rimane la macchina da battere per ogni team, bisogna dire che il mito dell'imbattibilità del team du Maranello è stato un po' scosso.


Inoltre, nella squadra di Maranello - al di là dei successi finora conquistati - si nota un'usura che nel 1975 non c'era. Certi meccanismi appaiono un po' arrugginiti, certi rapporti umani non sono più felici come un tempo. Ad esempio, Lauda arriva a Maranello per i collaudi, si ferma poche ore e riparte per Salisburgo; i lunghi allenamenti del '74 o del '75 sono già un ricordo, e la mancanza di un uomo come Luca Cordero di Montezemolo, capace a mediare tra la stampa, il direttore tecnico e i piloti, si fa sentire.


Ciononostante, tra il Gran Premio di Gran Bretagna e quello di Germania, Niki Lauda, Enzo Ferrari e Piero Lardi si incontrano a pranzo nella stanza retrocedente il ristorante Cavallino a Maranello, per discutere del contratto da firmare per la stagione 1977.


Niki parla un italiano accettabile, ma in occasione di queste negoziazioni Piero Lardi fa sempre la parte dell'interprete italiano-inglese. Ferrari vuole che Lauda rimanga anche nel 1977, e gli chiede se ha qualche richiesta particolare.


"Un team con due piloti e non tre, per non superare disponibilità di tecnici e montatori".


E come secondo pilota Lauda vorrebbe ancora Regazzoni.


"Questo sarà difficile, perché lo licenzierò".


Risponde Ferrari, prima di continuare a parlare fino a giungere alla questione economica. Lauda indica la cifra desiderata in scellini. Il costruttore modenese non dice una parola, si alza, va al telefono, chiama il contabile della Casa e gli chiede: quanti sono in lire italiane? Attende la risposta, depone il ricevitore, ritorna, si siede di fronte a Lauda, calmissimo, poi si mette a gridare.


"Una sfacciataggine, una porcheria, come ti permetti, sei forse impazzito? Inutile continuare a parlarne, che ognuno se ne vada per la sua strada".


Quando il costruttore prende nuovamente fiato, Piero traduce rapidamente l'ultima imprecazione. In queste trattative un interprete è uno strumento molto utile, perché gli anatemi diventano un pochino più astratti.


Lauda dunque prega Lardi di tradurgli che se ciascuno se ne deve andare per la propria strada, tanto vale che prenda l'aereo e torni a casa. Ma Piero convince Niki a rimanere e continuare a parlare, finché l'austriaco invita Ferrari a fare una controfferta.


"No, non posso fare alcuna controfferta perché voglio che i miei piloti siano contenti, e la mia controfferta non ti farebbe felice".


Niki dunque ribatte, parlando con Piero Lardi:

"Va bene, allora posso ritornarmene a casa perché lui non accetta la mia proposta e non vuol fare controfferte, non vi è possibilità d'intendersi".


Messo alle strette Ferrari fa la sua controfferta, un buon quarto in meno di quanto chiesto dal pilota austriaco, espressa in lire italiane. Ma ora è Niki ad infuriarsi e a dire a Piero di riferire a Ferrari che il suo direttore di scuderia mi ha già offerto un paio di milioni in più.


"Vuole forse prendermi in giro?"


Ferrari allora grida:


"Ma è vera quella storia con Audetto?"


E Lauda risponde:


"Certo, chiamatelo".


Ferrari fa chiamare Audetto, e gli chiede se l'importo menzionato è esatto:


"Si, gli ho proposto questa cifra".


Dice Audetto, al ché Ferrari, a questo punto, si rivolge a Niki:


"Se un pazzo dei miei dipendenti ha offerto tanto, allora devo acconsentire".


E congeda Audetto dicendogli che ne parleranno più tardi. Quindi urla in direzione di Lauda:


"Ma questa è la mia ultima offerta".


A questo punto Lauda, infuriato, si rivolge a Piero Lardi e dice:


"Piero, traduci questo: digli che senza di me la Ferrari non sarebbe mai diventata Campione del Mondo.


Ma Piero Lardi ribatte:


"Questo non posso tradurlo, non lo faccio".


Lauda insiste, deve dirlo con calma, ma alla svelta. Al ché Piero si fa coraggio e traduce arrossendo. Ferrari ricomincia a sbraitare, andando avanti per un'altra ora, finché chiede nuovamente quali sono le pretese del pilota austriaco. Lauda rilancia con un altro quattro per cento in meno, l'ultima offerta.


"Okay, ebreo".


Conclude Ferrari, che da quest'istante si trasforma in una persona seducente e cortese, in un affascinante vecchio signore, nel più cordiale interlocutore che ci si possa immaginare.


Il Campionato Mondiale di Formula 1 riprende domenica 1° Agosto 1976 con una delle corse classiche della stagione, il Gran Premio di Germania, sul veloce e pericoloso circuito del Nurburgring.


Il tema del Gran Premio di Germania è presto individuato: riuscirà la Ferrari, protagonista di un formidabile inizio di campionato, a ritrovare la strada del successo?


Sul piano tecnico non dovrebbero esserci problemi. La 312 T2 rimane la macchina al vertice, quella da battere, e il fatto è vero in particolare al Nurburgring, un tracciato che ha sempre esaltato - anche nel momenti difficili - le qualità delle vetture del Cavallino, la loro impostazione costruttiva.


Giovedì 29 Luglio 1976 Niki Lauda giunge al Nurburgring, dove ad attenderlo è presente un personaggio alquanto atipico, un tifoso che bussa al finestrino dell'auto del pilota austriaco per donargli la foto della tomba di Jochen Rindt.


Venerdì 30 Luglio 1976 sui saliscendi del Nurburgring, nella prima giornata di prove per il Gran Premio di Germania, decimo atto del Campionato Mondiale di Formula 1, il pilota più veloce è James Hunt, con la McLaren: l'inglese gira in 7'06"5, alla media di 192,745 km/h. Lauda ottiene il secondo miglior tempo, 7'07"4, e Depalller, con la Tyrrell a sei ruote, è terzo, col tempo di 7'08"8. Poi ci sono Stuck con la March, che su questa terribile pista è di casa e gira in 7'09"1, e Regazzoni con l'altra Ferrari, col tempo di 7'09"3.


Stuck a parte, si tratta di piloti e vetture protagonisti del campionato, a conferma di quanto si è andato delineando negli ultimi Grandi Premi. Hunt è ormai il rivale numero uno degli uomini di Maranello mentre la Tyrrell a sei ruote, con Depalller e in minor misura Scheckter, è una valida monoposto, seppure non certo superiore alla Ferrari o alla McLaren, che di ruote continuano ad averne solo quattro.


Fra Hunt e Lauda esiste una differenza di nove decimi, un'inezia per il Nurburgrlng, che è lungo quasi ventitré chilometri. Secondo l'austriaco tale divario potrebbe essere annullato sabato:


"Penso di poter migliorare notevolmente le mie prestazioni. Oggi ho avuto qualche guaio: la vettura tendeva a diventare di colpo sovrasterzante. La tenuta del retrotreno era scarsa e c'erano delle vibrazioni".


Il problema si scoprirà dipende dai pneumatici.


Anche Regazzoni va incontro a qualche inconveniente: oltre agli stessi problemi di Lauda, prima il pilota elvetico è vittima di un testacoda da batticuore a 180 km/h dopo essere finito all'uscita di una curva su del terriccio (e, per fortuna, l'avventura si è risolta con la sola distruzione dell'alettone anteriore della Ferrari), e successivamente un progressivo calo del motore gli impedisce di emergere nella parte finale delle prove.


Ma Clay resta ottimista.


"Vedrete. Noi, specialmente in questo circuito, abbiamo possibilità maggiori degli altri. Io punto su un uno-due Ferrari per domenica. Comunque, per me Lauda è ormai Campione del Mondo per la seconda volta".


Le polemiche seguite al Gran Premio di Gran Bretagna, la mancanza di gran parte del team, dal direttore sportivo Mauro Forghieri a Luca Cordero di Montezemolo, e soprattutto la chiamata all'ordine di Enzo Ferrari ai suoi uomini, hanno avuto effetto, almeno a prima vista.


Lauda e Regazzoni, ad esempio, non sono mai stati tanto compagni di squadra.


"Tra noi non esiste alcun problema, siamo dei professionisti, non dei ragazzini. A Brands Hatch non avevo alcuna intenzione di superare Niki in quella maledetta curva. Lui ha frenato un po' prima di me, ed io semplicemente gli sono finito di fianco".



Tra gli altri, Vittorio Brambilla è uscito di pista in uno dei salti del Nurburgring ("Ho toccato un cordolo, colpa mia"), danneggiando una sospensione. Merzario è ritornato al volante della Williams, che ha lasciato libero il belga lckx. Pesenti Rossi ha debuttato in Formula 1 con una vecchia Tyrrell a quattro ruote ottenendo il ventiseiesimo tempo.


Nel corso della serata, finite le prove, vengono sequestrate le Brabham BT44 Ford del 1975 noleggiate a Lella Lombardi e Rolf Stommelen dal manager inglese McDonald, capo dell'equipe RAM.


L'iniziativa parte dal pilota svizzero Loris Kessel, che accusa McDonald di truffa, e si avvale della consulenza di due avvocati di Coblenza. Le accuse sono:


  • Di non averlo fatto gareggiare nonostante egli avesse versato in anticipo tutta la somma pattuita per fare tutte le corse europee, circa 200.000 franchi svizzeri;

  • Non avergli restituito i soldi versati dalla Tissot, altri 200.000 franchi svizzeri come pattuito: McDonald avrebbe chiesto di fargli avere per motivi fiscali la prima parte della somma in Inghilterra, con la promessa di restituirla subito.


Kessler, per questi soldi ha impegnato l'officina che ha a Lugano in società col fratello, dopo che le promesse di portare i soldi per lui e per Flammini fatta da un presunto socio di Ecclestone sono svanite.


McDonald non solo non ha rispettato il contratto con Kessler, ma ha addirittura fatto correre - facendosi pagare - Evans e Stommelen, oltre ad avere affittato una vettura alla Lombardi per le due gare europee con lo sponsor Lavazza.


Kessler si consiglia a questo punto con Ecclestone facendogli vedere tutti i documenti in suo possesso, e il manager britannico gli indica di rivolgersi alla giustizia. Interviene Mosley, e dopo aver letto i documenti in mano allo svizzero gli consiglia di adire subito in Germania le vie legali.


Se fosse andata in Inghilterra, la RAM, cambiando la ragione sociale avrebbe potuto sfuggire al pagamento di quanto dovuto e al sequestro. Kessler accompagnato da un amico si presenta dagli avvocati Moc e Casoers e sottopone ai due legali la situazione.


In tre ore presentando una petizione al giudice di Coblenza, che dispone per il sequestro di tutto il materiale, compresi i camion, pezzi di ricambio (e due motori che appartengono a Ecclestone) oltre alle due vetture ovviamente. Sfugge al sequestro il motorhome di McDonald perché ha sulla porta il nome Thursday e in piccolo RAM.


I meccanici della RAM cercano in qualche modo di sfuggire alla giustizia rifiutandosi di mettere le macchine sul camion, e lasciandole senza ruote nei box. Poi, però, alla minaccia del delegato del giudice di fare intervenire un carro attrezzi si mettono a montare le vetture, sperando che nel frattempo arrivi un avvocato di Hannover che è stato interpellato.


Sotto la minaccia della polizia in divisa con tanto di pistola e manganello la questione si risolve alle ore 3:00, in piena notte, con i camion della RAM che vendono portati, sotto sequestro, in un deposito della polizia locale.


Al sabato McDonald assicura la Lombardi e Stommelen che le vetture stanno arrivando, ma quest'ultimo non ci crede e si rivolge a Ecclestone che gli fa avere la terza Brabham-Alfa, mentre la Lombardi aspetta.


E nel frattempo arriva l'avvocato per difendere gli interessi della RAM: in una riunione con i legali di Kessel si prospettano diverse possibilità, quali una cifra subito in contanti, un assegno garantito da un ente, con il resto dopo la corsa, oppure il saldo della cifra al lunedì dopo la corsa, quando le banche inglesi sono aperte.


Kessel e i suoi legali dicono di no: o i soldi che Kessel ha dato per correre, oppure le vetture rimangono sotto sequestro.


Nelle ore successive Kessel ritorna a casa con i suoi due avvocati, mentre McDonald gira nei box quasi a chiedere comprensione.


Ma non la riceve da nessuno.


Al Gran Premio viene iscritto anche Larry Perkins con la Boro, ma quest'ultimo non prende parte alle prove così come Mike Wilds, iscritto su una Shadow del Team PR Reilly.


Altra nota importante è l'ingaggio da parte della Coopersucar di Maurice Phillippe, il progettista della Lotus 72 che essendo libero ha accettato di aiutare Fittipaldi per tentare di migliorare la vettura, mentre Baldwin e Divila lavorano sulla nuova vettura.


Lotus che perde anche il capomeccanico di Nilsson, accusato dal pilota di essere la colpa di tutti i guai di quest'ultimo. Pentito, Nilsson avrebbe voluto ricucire lo strappo, ma il capomeccanico ha deciso di non tornare in Lotus, ed il suo addio è stato festeggiato dai suoi colleghi meccanici nel corso del week-end di gara.


Sabato 31 Luglio 1976 il maltempo rovina la seconda e conclusiva giornata di prove per il Gran Premio di Germania. Nell'ora e mezzo di allenamenti senza rilevazioni di tempi ufficiali, e nell'ora valida per le qualificazioni, cade a tratti una noiosa pioggerella che mantiene umida e scivolosa la pista nei punti in cui attraversa il folto dei boschi di pini del Nurburgring. Una giornata da cancellare, confessano i piloti, che non possono certo migliorare le loro prestazioni e che hanno dovuto sostare a lungo nei box.


Rimangono quindi validi tempi di venerdì, con Hunt e Lauda in prima fila, Depailler e Stuck in seconda, Regazzoni e Laffite in terza, e poi, via via, tutti gli altri. Al Nurburgring le posizioni nello schieramento di partenza contano relativamente, perlomeno al vertice.


Da questo punto di vista, quindi, il maltempo non ha provocato grandi danni.


Il vero guaio è che molti team, in particolare quello Ferrari, non possono avere una verifica dei lavori compiuti per migliorare le macchine: venerdì, sia Niki Lauda che Clay Regazzoni avevano accusato problemi di aderenza nel retrotreno delle loro 312 T2 e l'austriaco aveva riscontrato vibrazioni piuttosto forti.


I tecnici di Maranello avevano compiuto alcune correzioni di assetto e montato sulle vetture ruote con cerchi più stretti, allo scopo di permettere alle gomme di raggiungere e mantenere la temperatura ottimale di funzionamento.


"Purtroppo, non abbiamo potuto verificare a fondo l'efficacia di questi lavori. Le vetture, secondo i piloti, si sono comportate in modo migliore, ma ci è mancato il conforto di un tempo. Abbiamo rilevato a Lauda stamane un 7'18" decisamente buono, se si considera che Niki ha guidato per circa quattro chilometri sul bagnalo. Avrebbe potuto essere un 7'03" o un 7'04". Insomma, possiamo sperare in bene per domani, pioggia permettendo".


Commenta Daniele Audetto, direttore sportivo della Ferrari.


Quest'anno non è mai piovuto, né nelle prove né in gara, e la prospettiva di dover probabilmente correre domenica sotto l'acqua su e giù per i saliscendi del Nurburgring preoccupa un po' tutti i piloti.


"Questo è un circuito di per sé assai pericoloso. Con la pioggia aumentano i rischi, tutto si complica. Il Gran Premio potrebbe diventare una lotteria. Se, invece, la pista sarà asciutta, penso che sia possibile puntare al successo con serenità. Io almeno cercherò di farlo, perché il vantaggio che ho su Hunt nella classifica mondiale non è più consistente come una volta. Preferirei vincere piuttosto che ottenere un piazzamento".


Ammette Niki Lauda, mentre l'amico-rivale James Hunt dice:


"Oggi ho riposato, e sono contento. La mia McLaren va bene, domani posso dare un altro dispiacere a Niki. La pioggia? E' un'incognita che vale per tutti".


E Depailler confessa che:


"I tecnici sostengono che la Tyrrell a sei ruote dovrebbe comportarsi meglio delle vetture tradizionali sul bagnato. Può essere, ma non vorrei fare questa esperienza al Nurburgring. Non ho mai guidato la macchina sotto l'acqua e non mi piacerebbe scoprire che, invece, va male".


Nella cronaca della giornata è da rilevare un'altra uscita di pista di Brambilla, stavolta alla fine del rettilineo di ritorno del box, con conseguente distruzione della parte anteriore della March, così come l'uscita di pista a 250 km/h di Merzario per il cedimento di un porta-mozzo della Williams, il passaggio di Stommelen alla Brabham-Alfa Romeo, e la qualificazione di Pesenti Rossi, che ha condotto con molto giudizio la vecchia Tyrrell vendutagli dal team inglese.


Le previsioni per il Gran Premio di Germania sono simili a quelle delle altre corse: sfida a tre McLaren, Ferrari e Tyrrell, sempre che la pioggia non porti al vertice altri protagonisti.


La tanto temuta pioggia fa la sua apparizione sul tracciato pochi minuti prima della partenza, che è in un primo momento posticipata per la necessità di riparare delle protezioni lungo il tracciato, danneggiate nel corso di una gara di contorno.


Alle ore 13:20 i piloti ammessi alla partenza compiono un giro di ricognizione, e gli ultimi arrivati al traguardo dicono al direttore di corsa che al Karroussel piove. Poco dopo, da questo punto del tracciato arriva la conferma per via telefonica. Si decide dunque di attendere.


Tutti i piloti scelgono così gomme da bagnato, e alle ore 13:50 effettuano il cambio; l'unica eccezione è Jochen Mass della McLaren che, consigliato da un amico, sceglie gomme da asciutto, immaginando che il tempo potesse migliorare rapidamente.


Poco dopo si svolge una riunione tra i piloti e il direttore di corsa, nella quale si decide di dare il via alla gara. Alla partenza, che avviene alle ore 14:08, il comando della gara viene preso da Clay Regazzoni, che precede Jacques Laffite, James Hunt, Jochen Mass e Carlos Pace.


Parte male Lauda che si trova ottavo, passato quasi subito da Jody Scheckter e Ronnie Peterson, mentre Stuck è costretto a partire ultimo per un problema alla frizione. Hunt passa Laffite già alla prima curva; il francese verrà poi passato da Mass, Pace e Ronnie Peterson, poco dopo.


Nel corso del primo giro il protagonista è Ronnie Peterson che scala diverse posizioni, fino a ritrovarsi in testa dopo un testacoda di Clay Regazzoni, che viene scavalcato da Mass e Pace. Lo svedese della March comanda ora davanti a Hunt, Mass, Pace, Regazzoni e Mario Andretti, altro protagonista di diversi sorpassi.


Finisce il primo giro e una lunga fila di piloti, capitanata da Hunt, rientra al box per montare gomme da asciutto. Le informazioni date dagli organizzatori erano completamente sbagliate: i chilometri asciutti erano venti, e solo tre quelli bagnati.


Anche Lauda entra ai box, dove i meccanici della Ferrari compiono l'operazione in poco più di diciannove secondi.


Gli unici che non rientrano al box sono Ronnie Peterson, e Clay Regazzoni.


Ora dietro allo svedese si trova Jochen Mass, seguito da Regazzoni, Andretti, Nilsson e Hunt; nel corso del secondo giro Mass, sfruttando le gomme slick, passa Peterson.


Lauda, invece, è decimo.


Poco dopo, mentre Mass guida in testa la corsa, il direttore di gara espone la bandiera rossa e blocca il Gran Premio di Germania: questo perché poco prima, alle ore 14:31, nella salita che segue ad un ponte che supera la strada per il piccolo paese di Adenau, Lauda aveva perso il controllo della Ferrari, la vettura aveva sbandato ed era finita ad oltre 200 km/h contro le reti protettive che recingono la pista. Harald Ertl, il giornalista tedesco che corre in Formula 1 con una vecchia Hesketh, e che si trovava alle spalle di Niki prima dell'incidente, racconterà:


"La mia prima sensazione quando ho visto la Ferrari mettersi di traverso sulla pista e girarsi verso il lato destro, è stata quella di pensare a una perdita di controllo del pilota. Tuttavia, poi, riflettendo a mente fredda ho pensato che, se in una curva che gira verso sinistra e da affrontare a oltre 200 km/h in quarta o in quinta, a seconda dei rapporti del cambio, fosse il pilota a sbagliare la macchina punterebbe verso l'esterno della curva. Qualcuno mi ha chiesto se è vero che ho visto anch'io, come ha riferito il comunicato stampa diffuso dagli organizzatori, una ruota posteriore staccarsi. In tutta onestà, nonostante questi dubbi che ho appena espresso non posso dichiararlo. So solo che il fondo era asciutto, almeno in quel punto e che la Ferrari, dopo aver travolto le barriere, è rimbalzata in pista già incendiata perdendo addirittura in mezzo alla pista uno dei serbatoi della benzina. Io ho cercato di frenare e di passare nello spiraglio che avevo visto aprirsi sulla destra dopo che Edwards sulla sinistra aveva chiuso l'altro passaggio. Tuttavia, in seguito al colpo che Lunger, il quale era davanti a me, ha dato alla Ferrari spostandola dal centro nuovamente verso destra, non solo non sono riuscito a passare, ma sono a mia volta finito contro la monoposto di Niki. Le fiamme erano già alte. Ho cercato un estintore. Mi è sembrato che Edwards ne avesse uno in mano, ma piccolo. Quello che poi io personalmente ho usato, dirigendo il getto sulle fiamme, mentre Guy e Merzario lavoravano nell'abitacolo, ho dovuto strapparlo di mano a un commissario. Niki in quei frangenti stava fermo nella macchina e sembrava non avesse coscienza. Ho sentito dire che i soccorsi sono arrivati dopo molto tempo. Non mi pare. Anche se mi riferisco a quelli ufficiali. A noi che eravamo lì in messo è chiaro sembrava che il tempo scorresse con una velocità del lampo. Tuttavia ritengo che dopo quaranta o cinquanta secondi dall'incidente di Niki fosse fuori dall'abitacolo in fiamme. Ai commissari che avevano il posto a non più di cento metri dal luogo dell'incidente, si può rimproverare di non essere stati tempestivi nell'entrare nelle fiamme e di non aver usato gli estintori con immediatezza. Dopo l'arrivo dell'ambulanza sono andato a vedere il luogo della sbandata della Ferrari. Per terra c'erano tracce di pezzetti di magnesio e di alluminio".


Mentre un commissario presente sul punto dell'incidente mette in azione un estintore, Ertl, Edwards, Lunger, Reutemann ed Arturo Merzario che si è fermato con la sua Williams pochi metri prima, si buttano al soccorso. Ertl strappa l'estintore di mano all'incerto commissario e irrora l'abitacolo della Ferrari, mentre Merzario e Lunger sganciano a fatica le cinture di sicurezza che legano Lauda al sedile, adagiandolo sull'erba. Questo sarà il racconto di Brett Lunger:


"Quando sono ripartito dai box dopo aver cambiato le gomme, ho visto subito dopo qualche chilometro di avere negli specchietti la macchina di Lauda. Poiché io ero accodato a Edwards, Niki ha dovuto aspettare qualche altro chilometro per passarmi. Quando lo ha fatto non mi è sembrato avesse problemi. Al contrario l'ho visto molto sciolto e pulito. Quando me lo sono ritrovato in mezzo alla pista a Bergwerk con la macchina in fiamme, dopo che in precedenza all'entrata della curva me l'ero visto sparire davanti con un improvviso scarto a destra, non ho realizzato subito che fosse lui. Anche perché io cercavo un posto dove passare e avevo la sinistra chiusa da Edwards e la destra coperta da Ertl. Dopo la botta contro la Ferrari sono saltato a terra. La monoposto dell'austriaco giaceva su un lato in fiamme. Non so a chi ho strappato un estintore di mano, ma non sapeva usarlo, per cui l'ho gettato al mio fianco dove qualcuno, forse Ertl, l'ha raccolto. Io dal canto mio sono salito a piedi sulla fiancata della macchina e ho cercato di tirare fuori Niki prendendolo per le spalline che aveva sulla tuta. Il caldo era impressionante. Grazie ai guanti però non mi sono bruciato le mani ma ho dovuto ugualmente mollare la presa perché mi si stava incendiando la scarpa sinistra. Mi sono allontanato impaurito e ho visto Merzario buttarsi nelle fiamme".


Anche Guy Edwards conferma i drammatici dettagli dell'incidente:


"Ho visto la Ferrari sparire sulla destra del tracciato, come se il pilota ne avesse perso all'improvviso il controllo. Io ho frenato buttandomi tutto all'intero della curva. Al centro, mentre io mi fermavo, ho visto Lunger che non ha potuto fare altro che colpire la Ferrari già incendiata. Sono sceso e mi sono precipitato verso il rottame. Il danno era notevole anche se non erano ancora passati forse nemmeno trenta secondi. Niki cercava di muoversi. Non ricordo bene chi fosse a cercare di togliergli il casto. Poi ho visto Merzario slacciargli le cinture e allora ho capito che dovevo fare come l'italiano, e ho preso Lauda sotto le ascelle. Quando lo abbiamo appoggiato lontano dalla macchina sull'asfalto, il suo viso era tutto sporco di sangue".


Arturo Merzario, ancora scosso, racconterà:


"La macchina di Lauda bruciava in mezzo alla pista e nessuno sembrava volere fare qualche cosa. I commissari sembravano come impietriti. Il tempo passava. Ho deciso di entrare nel fuoco. Niki aveva le cinture molto strette, non si riusciva a slacciarle. Quando ci sono riusciti l'ho preso sotto le ascelle. Edwards, dall'altra parte mi ha aiutato. Il caldo era notevole, ma il getto che Ertl aveva diretto con l'estintore contro l'abitacolo cominciava a fare effetto. Quando Niki è stato disteso sull'asfalto, il volto era una maschera di sangue. Niki mi ha riconosciuto e in italiano ha farfugliato: Arturo la mia faccia com'è? Gli ho detto: stai bene non preoccuparti".


Il pilota italiano, e con lui Reutemann, accuseranno i servizi di soccorso per essere intervenuti con troppa lentezza.


"Se non fosse stato per noi, Niki sarebbe bruciato".


Sulle ragioni che hanno provocato l'incidente non si hanno al momento spiegazioni valide. Un comunicato stampa degli organizzatori del Gran Premio accenna al distacco della ruota posteriore sinistra, ma è soltanto una tesi peraltro divulgata attraverso gli altoparlanti presenti lungo il rettilineo dei box.


Al rientro ai box della carcassa della vettura Ermanno Cuoghi, capomeccanico di Lauda, controlla la vettura e scopre che originariamente tutte le ruote erano rimaste salde prima dell'impatto.


Nel mentre, Enzo Ferrari, che è febbricitante a letto (37.2), segue la cronaca degli eventi da Maranello ascoltando per radio gli avvenimenti, e decidendo la cancellazione dei test che si sarebbero dovuti svolgere il 2 Agosto a Zandvoort. Poco più tardi l'avvocato Agnelli chiama il costruttore di Modena per accertarsi del fatto che l'incidente non sia stato causato da un infortunio tecnico.


Seguono attimi drammatici: alle ore 14:41, dieci minuti più tardi, giunge l'ambulanza, e Niki viene trasportato al suo interno. Alle ore 14:49 l'ambulanza porta il pilota austriaco all'elicottero che nel frattempo è pronto al decollo.


Nel frattempo un giovane ventiquattrenne italiano, Vincenzo Milano, scatta una sequenza di venti foto che riprendono gli attimi del salvataggio, mentre James Hunt, che è giunto sul luogo, chiede una coca-cola, e quando la ottiene la apre schizzando la schiuma e improvvisando uno spettacolo, quasi a voler sdrammatizzare o attirare l'attenzione altrove, mentre a Lauda vengono serviti i primi aiuti.


Gli attimi dopo l'incidente sono frenetici per Daniele Audetto, che dapprima si precipita da Huschke von Hanstein, rappresentante tedesco alla Commissione Sportiva Internazionale, per trovare un elicottero per portare Lauda all'ospedale di Adenau.


Poco dopo, Audetto viene accompagnato presso un grande velivolo militare pronto al decollo, dove trova Niki cosciente. Il pilota chiede al direttore sportivo della Ferrari di recuperare la sua valigetta personale al motorhome della Bilstein e di chiamare Marlene per rassicurarla.


Audetto non può accompagnare Niki, pertanto torna al circuito e chiama Enzo Ferrari, che lo intima a ingaggiare Emerson Fittipaldi per correre il prossimo Gran Premio d'Austria, prima di recarsi presso l'ospedale militare di Coblenza.



Nel frattempo, alle ore 15:32 verrà data una nuova partenza, per una lunghezza pari a quella inizialmente stabilita, di quattordici giri, e pochi minuti più tardi, alle ore 15:45, giungeranno le prime informazioni sullo stato di salute di Niki, che in un primo momento non paiono allarmanti.


"Cosa posso dire? Avevo trenta secondi di vantaggio sul secondo quando ci hanno fermato. Per me era una grande occasione. Naturalmente adesso che so perché ci hanno fermati la mia rabbia è minore. Ma non è scomparsa del tutto perché adesso vincerò solo il prossimo anno. Infatti con Hunt messo così nel mondiale, alla McLaren la macchina da vincere non me la daranno di sicuro. E quella che ho io, a parte oggi, era forse un po' troppo morbida sui salti, ma comunque sempre molto lenta. Se posso, da questo team nel '77 me ne vado".


Dichiara Jochen Mass, che era partito con gomme da asciutto ed aveva accumPer amaro scherzo della sorte, intanto, il cielo si rischiara del tutto e la giornata si fa bellissima.


Ai piloti non verrà consentito di utilizzare il muletto per rischierarsi sulla griglia di partenza e non verrà data la possibilità a Henri Pescarolo, unico non qualificato con una vettura disponibile, di rimpiazzare uno dei piloti ritirati.


Non si presentano, oltre a Lauda, Lunger, Ertl, Stuck che ha bruciato la frizione della sua March, Laffite che ha rotto il cambio della Ligier-Matra, e Chris Amon. La Ensign del neozelandese è in ottime condizioni, ma Chris preferisce fare da spettatore.


"lo non ho sponsor che mi obbligano a correre ad ogni costo, sono padrone di me stesso, e preferisco non tornare in questo circuito stupido e troppo pericoloso".


Al secondo via i piloti ripartono dalla posizione ottenuta nelle qualifiche, senza che venissero occupati gli stalli di partenza dei piloti ritirati.


James Hunt prende la testa della gara davanti a Clay Regazzoni, Patrick Depailler, Jody Scheckter, Pace e Peterson. Al Flugplatz lo svedese perde il controllo della sua March ed ha un incidente, mentre Scheckter, nel tentativo di passare Depailler, mette parte della vettura fuori dal tracciato, perdendo così diverse posizioni. Clay Regazzoni sarà vittima di un altro testacoda e Depailler, per evitare la Ferrari, uscirà di pista e sarà costretto al ritiro. poco dopo Pace supera Scheckter e così termina il giro in seconda posizione, dietro a Hunt.


La classifica vede, dopo i primi tre, Regazzoni, Nilsson, Brambilla e Andretti.


Nel secondo giro Jody Scheckter ripassa Pace, mentre Mass entra in zona punti passando Andretti. Vittorio Brambilla è vittima di un incidente al ponte di Adenau a causa di un problema all'impianto frenante della sua March. Regazzoni il giro seguente sorpassa Pace.


Poco più tardi, al quinto giro Mass passa anche Nilsson.


Al settimo giro un errore di Gunnar Nilsson permette ad Andretti di passare in zona punti, ma tre giri più tardi il pilota americano è costretto a una sosta ai box per sostituire la batteria, mentre Mass passa anche Pace, installandosi al quarto posto.


Al dodicesimo giro Regazzoni è autore di una sortita di pista al Karrousel che distrugge il musetto della sua vettura. Tornato ai box, l'elvetico perde diverse posizioni; entra così in zona punti Rolf Stommelen.


Vince Hunt, per la quarta volta in carriera, davanti a Scheckter e a Mass, con Pace quarto, Nilsson quinto e Stommelen sesto. L'Inglese compie un ulteriore balzo in avanti nella classifica del Campionato del Mondo, di cui il Gran Premio di Germania costituisce II decimo episodio.



Hunt adesso ha 44 punti, contro i 58 di Lauda: il vantaggio dell'austriaco, quindi, scende ad appena 14 punti e non si sa per quanto tempo dovrà lasciare campo libero al rivale.


Per la Ferrari questa stagione '76 si sta rivelando drammaticamente bifronte.


Il mondo della Formula 1 rimane profondamente colpito dal dramma di Niki Lauda, che ricorda quanto accadde sei anni prima ad un altro asso austriaco del volante, Joken Rindt. In particolare, James Hunt, vincitore di questo disgraziato Gran Premio di Germania e rivale numero uno del pilota della Ferrari, esprime parole di rammarico.


"E' chiaro che sono lieto di aver vinto anche questa corsa, però avrei preferito farlo combattendo contro Lauda e la sua Ferrari. Quanto gli è accaduto mi addolora profondamente. Spero soltanto che si riprenda presto e possa tornare in pista. Solo così mi piacerebbe ottenere il titolo mondiale".


Analoghe espressioni di dolore e di rammarico arrivano da piloti e tecnici di tutte le scuderie. I meccanici del team di Maranello, dopo aver recuperato il rottame annerito della vettura di Lauda, lo osservano smarriti.


Il pilota austriaco aveva compiuto un giro e mezzo di corsa, cioè circa trentadue chilometri, e i serbatoi della Ferrari erano pieni dì benzina, almeno centosessanta litri.


I piloti hanno nel casco un tubo collegato ad una bombola di ossigeno proprio per evitare di respirare vapori intossicanti, permettendo al pilota di sopravvivere ad un incendio per circa due minuti, ma il dispositivo, nel caso di Lauda, non ha funzionato perché questo si è sfilato a seguito dell'impatto della vettura contro la roccia.


Inoltre, nella Ferrari, come nelle altre monoposto di Formula 1, esiste anche un impianto antincendio, ma nel corso della sera i tecnici della Ferrari non riescono subito ad accertare se il pilota austriaco l'aveva messo in funzione o meno.


Il punto dell'incidente, che è avvenuto in un tratto molto veloce del Nurburgring, ed i resti della Ferrari vengono accuratamente esaminati dai meccanici di Maranello.



Sull'asfalto sono presenti i segni neri delle quattro ruote, ma non scalfitture provocate da metallo, come sarebbe accaduto nel caso di un cedimento meccanico, cui ad esempio sospensioni o porta mozzo di una ruota.


Pare pertanto che Niki abbia perso il controllo della macchina: la vettura ha accennato ad entrare in testacoda, ha strisciato di traverso sulla pista e poi ha sbattuto con la parte sinistra contro le reti e il terrapieno. I tubi di scarico sono pieni di terriccio. Nella dinamica la fiancata sinistra si sfascia e le ruote vengono state strappate via.


La precisazione è motivata dal fatto che l'ufficio stampa del Gran Premio di Germania, in base a non si sa bene quali testimonianze, dirama un comunicato in cui sostiene d'essere il distacco di una ruota la causa del drammatico incidente, ma Edwards, che seguiva da vicino Lauda, ad esempio, lo nega con decisione.


Il circuito voluto dai tedeschi negli anni venti per migliorare la produzione automobilistica del Paese, era stato oggetto di discussione, al punto che lo stesso Lauda aveva operato presso i colleghi per convincerli a boicottarlo a favore del più sicuro autodromo di Hockenheim.


"E' troppo veloce, troppo lungo, con spazi eccessivamente ristretti e ai margini della pista".


Spiegava Lauda.


"Mi dispiace, mi dispiace moltissimo. Niki, malgrado quanto sostiene qualcuno, è mio amico, e quindi il mio dolore è doppio. E' stato sfortunato. Spero che possa tornare rapidamente fra noi. Il suo incidente ricorda un po' quello di cui fui protagonista io nel Sudafrica con la B.R.M. Allora mi estrasse dalla macchina Hailwood".


Afferma ora Clay Regazzoni.


"Adesso devo cercare di aiutare Niki vincendo qualche gara. E' l'unico modo per bloccare Hunt, per mantenere, se possibile, Lauda in testa al mondiale. Certo, spero che le cose non vadano come oggi. La mia Ferrari era difficile da guidare, ho fatto tre testacoda, il ché nella stessa gara non mi era mai finora capitato".


"Al primo via avevo preso la testa perché mentre io ero partito molto bene, tutti gli altri erano stranamente rimasti fermi. Poi al Flugplatz sul bagnato ho fatto il primo testacoda e Depailler a questo punto mi ha toccato scombinandomi la macchina. In ogni caso poi ero riuscito a tornare in terza posizione quando a due giri dal termine, fuori dal Karusell ho fatto un altro testacoda che è terminato contro il guardrail dove ho danneggiato tutto il muso. Evidentemente per noi della Ferrari il 1° Agosto era una giornata nera e doveva andare tutto male. La macchina con i cerchi da 18" andava peggio di venerdì quando avevo i cerchi da 19".


Per completare la giornata nera, tornato in hotel Regazzoni si ferisce alla fronte dopo essere franato contro un infisso nel mentre a seguito di una simulazione di un colpo di testa di un giocatore di calcio.


Sul circuito e sui servizi di soccorso, i pareri tra i piloti sono discordi. In ogni caso gli stessi hanno minacciato di non correre più sul circuito del Nurburgring se non saranno portati ulteriori miglioramenti alla pista.


Nel frattempo, Niki viene dapprima portato presso l'ospedale militare di Coblenza, ad Adenau, alle ore 14:55, e da qui trasportato in ospedale per le prime cure alle ore 15:10. Le condizioni inizialmente non sembrano critiche, tant'è vero che Niki rilascia una dichiarazione alla radio e alla televisione tedesca alle ore 15:25.


"Sono il pilota della Ferrari numero uno, Niki Lauda. Credo di avere perso una ruota e di essere andato a finire contro il guardrail. Qualcuno poi mi ha colpito e da quel momento non ricordo la dinamica dell'incidente. Ricordo solo le fiamme e due piloti fra i quali Merzario, che mi hanno aiutato ad uscire dalla vettura in fiamme".


Alle ore 16:10 il medico di Adenau decide di trasportare Lauda all'ospedale Trauma Clinic di Ludwigshafen, più attrezzato per la cura delle ustioni. Alle 17:30 viene comunicato che Lauda ha una frattura allo zigomo sinistro, bruciature di primo grado alle mani e di terzo grado alla faccia.


Alle ore 19:15 il primario di Ludwigshafen decide di far trasportare Lauda all'ospedale Städliche Krankenanstalten di Mannheim. Alle ore 19:20 Lauda inizia ad avere difficoltà di respirazione e alle 20:10 viene raggiunto da Marlene, dal direttore sportivo della Ferrari Daniele Audetto, e da amici, mentre una folla di giornalisti attende notizie.


A partire dalle ore 20:20 inizia un continuo regresso delle condizioni di salute di Lauda, al punto che alle 22:20 il primario della clinica impone il silenzio a tutta l'equipe medica invocando il segreto professionale e lo stato grave del paziente.


Solo alle ore 24:00 si inia a vedere un po' di speranza, poiché i medici fanno alternare a Lauda un'ora sotto la tenda ad ossigeno con mezz'ora di respirazione libera.


La mattina seguente i professori Horst Lutz e Klaus Peter rilasciano alcune dichiarazioni sulle condizioni di Niki Lauda. Il responsabile dell'istituto di rianimazione dell'ospedale di Mannheim traccia un quadro clinico piuttosto pesante, lasciando capire che neppure i medici sanno, al momento attuale, se il Campione del Mondo potrà vincere o meno la sua battaglia:


"Lauda ha riportato ustioni di primo, secondo e terzo grado al viso, all'emitorace e alle mani. In pratica, è rimasto intatto solo il due per cento della superficie del viso. Ci sono una frattura dello zigomo e alcune lesioni costali. Ad Adenau gli è stata praticata una tracheotomia. Tutto ciò, però, non è preoccupante. E' un serio problema, invece, il fatto che Lauda abbia respirato gas tossici ardenti. Essi hanno provocato un'intossicazione nel sangue, il che comporta un latente pericolo di scomparsa per blocco renale. Il paziente deve superare un primo periodo di tre giorni, e poi un altro momento critico tra due settimane circa. Lauda non è mai stato in coma. Il suo fisico di sportivo gli permette di reggere validamente a questa prova. Un'altra persona, probabilmente, al suo posto sarebbe deceduta".


Il professor Peter non vuole quantizzare le possibilità di salvezza di Lauda.


"Scioglieremo la prima riserva dopo i tre giorni, poi vedremo".


Ma il fratello di Lauda, Florian, venticinquenne studente del quinto anno di medicina, è più esplicito.


"Niki ha il cinquanta per cento di probabilità a favore e il cinquanta contro. Però, se supererà questi terribili tre giorni le speranze aumenteranno, e dopo il recupero potrebbe avvenire anche in due mesi".


A questo punto non resta che sperare, mentre si affaccia qualche dubbio sul pieno recupero di Lauda non tanto come uomo, ma come pilota. Se questo dramma avrà lieto fine, il Campione del Mondo potrà tornare al volante di una Formula 1?


Non si sa.


Ciò che si sa è che il pilota austriaco combatte con vigore la sua battaglia, assistito con la massima competenza nello städtische krankenanstalten di Mannheim, un ospedale collegato alla clinica universitaria della celebre Heidelberg: si tratta di un centro medico d'avanguardia, noto in tutto il mondo. Niki è in una camera di rianimazione, sorvegliato da un gruppo di specialisti diretti dal professor Klaus Peter.


I genitori, la moglie Marlene e il giovane fratello Florian lo vegliano.


Lauda è lucido e, come dice il professor Peter, non ha mai perso conoscenza né è entrato in coma. Sono i medici, piuttosto, che gli somministrano calmanti per farlo dormire il più possibile.


Nel frattempo, nel corso della serata viene convocata una riunione da parte della Commissione sportiva internazionale per discutere il verdetto del tribunale d'appello della Federazione internazionale dell'automobile con cui James Hunt e la McLaren sono stati reintegrati nel successo del Gran Premio di Spagna, malgrado l'evidente irregolarità commessa.


La Commissione sportiva internazionale prende posizione contro la riammissione in classifica nel Gran Premio di Spagna di James Hunt e Jacques Laffite, decisa dal Tribunale della Fia (il 22 Luglio, nel frattempo, la Federazione Automobilistica Francese aveva riammesso John Watson in classifica del Gran Premio di Francia, al terzo posto).


La Csi prende posizione sul fatto con un comunicato ufficiale che, pure in termini sfumati, suona a critica nei confronti della Fia. Nel documento, premesso che potere sportivo (rappresentato dalla Csi) e giudiziario (tribunale Fia) sono ben distinti, si rivolge un pressante invito alla stessa federazione affinché sia cambiata la procedura attuale - da orale a scritta - con la facoltà da parte del tribunale, per propria iniziativa o su richiesta delle parti interessate, di svolgere ulteriori indagini sui fatti presi in esame.


"Soltanto il rigore ed il carattere obbligatorio di questa procedura possono assicurare la garanzia del contraddittorio per tutte le parti in causa e la serenità indispensabile per l'applicazione di una buona giustizia".


Voci di corridoio assicurano che il presidente della Csi, il belga Pierre Ugeux, oltre ad avere la solidarietà del membri del bureau della commissione, avrebbe minacciato di presentare le proprie dimissioni.


Nel corso della mattina di lunedì 3 Agosto 1976, durante un breve periodo di risveglio, Niki Lauda viene avvicinato dalla moglie. Marlene, che è una donna forte e coraggiosa (solo la sera prima ha avuto in albergo una violenta crisi di pianto), riferisce ai giornalisti - con un breve sorriso ad illuminare il volto stanco e tirato - che Niki voleva essere informato sull'esito del Gran Premio di Germania.


"E' un uomo fantastico, non può parlare perché ha una sonda in gola, ma mi ha fatto capire, muovendo le dita di una mano, che voleva sapere chi era arrivato primo, secondo e terzo. Gli ho risposto: Hunt, Scheckter e Mass. Lui ha agitato la mano, facendo un segno di stizza".


La situazione clinica di Lauda - come viene precisato nelle dichiarazioni rilasciate dal professor Peter - è seria, unicamente per le possibili complicazioni provocate dai vapori tossici incandescenti (olio bruciato, ossido di carbonio, gas derivati dalla combustione della vettura). Il Campione del Mondo ha respirato questa terribile mistura nei quaranta secondi in cui è rimasto intrappolato nel rogo della Ferrari, mentre Arturo Merzario, Brett, Lunger, Harald Hertl e Guy Edwards portavano a compimento il loro coraggioso e splendido intervento di salvataggio.


La prognosi non potrà essere sciolta prima di alcuni giorni, ma un fattore positivo è rappresentato dalla voglia di vivere di Lauda, e dalla sua collaborazione che sta offrendo al medici.


"In occasione di quello stupido incidente con il trattore ho visto quanta forza abbia Niki. Qui le cose sono diverse, molto più gravi, ma lui può farcela lo stesso".


Nel mentre, Daniele Audetto, direttore sportivo della Ferrari, ricostruisce alcuni momenti successivi all'incidente.


"Sono giunto nell'ospedale di Adenau pochi minuti dopo l'arrivo dell'ambulanza che trasportava Niki. Ho chiesto di vederlo. Lui mi ha riconosciuto subito e mi ha pregato di chiamare Marlene. Con i medici tedeschi abbiamo studiato una lista di ospedali specializzati per la cura di ustioni o di fratture. Il primario di Adenau, dopo i controlli radiografici, ha consigliato la clinica di Ludwigshafen, eccellente per curare gli ustionati. In quel momento si pensava che il problema principale di Lauda fossero le bruciature. Ma a Ludwigshafen, dove Niki è stato portato in elicottero, si sono accorti delle lesioni polmonari ed allora è stato disposto l'immediato trasferimento a Mannheim".


Mentre Audetto si precipita ad Adenau, dopo la breve sosta nei garage della Ferrari al Nurbungring, a Ludwigshafen e poi a Mannheim seguendo Lauda, Marlene vive ore terribili.


"Avevo un appuntamento con Niki all'aeroporto di Colonia. Ero venuta a prenderlo con il suo velivolo e il nostro solito pilota, Hans Kemetinger. Dovevamo tornare subito a casa, a Salisburgo. Sul piccolo bus che ci trasportava agli uffici di polizia e di dogana, dopo l'atterraggio abbiamo saputo dal guidatore che un corridore si era fatto male gravemente nel Gran Premio di Germania. I poliziotti mi hanno quasi subito detto che si trattava di Niki".


Marlene racconta di aver telefonato al circuito, prima di risalire in aereo e volare a Mannheim. Di qui, in auto, si è precipitata nella clinica di Ludwigshafen, da dove viene rimandata a Mannheim allo städtische krankenanstalten. Marlene, un'ex fotomodella che si è sposata con Lauda l'11 Marzo, subito dopo il Gran Premio del Sudafrica, non ama le gare automobilistiche e quanto li circonda, ma rispetta l'attività del marito.


"Se vanno bene a Niki, vanno bene pure a me".


A Mannheim Marlene, che in serata verrà stata raggiunta dal suoceri e dal cognato, assieme ad Audetto e il capo meccanico del pilota austriaco, Ermanno Cuoghi, trascorrono ore interminabili mentre i medici si affannano intorno all'asso della Ferrari.


"A Niki viene ogni mezz'ora applicata una speciale macchina che lo aiuta nella respirazione e pulisce i polmoni. A me i medici hanno detto che se Niki supera senza complicazioni i prossimi due o tre giorni, nel giro di un mese e mezzo o due potrebbe essere ristabilito".


A chi gli chiede un commento sulle sorti del campionato mondiale, Audetto risponde:


"In queste ore non ho proprio pensato alle corse e alle vicende della sfida per il titolo. Adesso dico che ho tante speranze nella capacità di ripresa dì Niki. E' in mano a medici abili, è in una clinica attrezzatissima. Dopodomani andrò a Londra, dove si discute il nostro appello sui fatti di Brands Hatch. Sarebbe bellissimo se a Lauda venisse assegnato Il primo posto e se Niki potesse approfittarne".


Nel frattempo, lunedì 2 Agosto 1976 Merzario giunge a Bellaria, dopo un faticoso viaggio in autostrada, con code interminabili, per godersi un po' di vacanza - molto poca - assieme alla moglie Anna e ai suoi due figli, Ugo di undici anni e Claudia di otto, quando, intercettato dal giornale La Stampa, racconta i momenti che lo hanno coinvolto nel salvataggio di Niki Lauda:


"Che cosa si prova? Tante sensazioni che si sovrappongono, si accavallano. Tutto in meno di un minuto, che sembra non finire mai. Prima la paura che non serva a niente, che sia tutto inutile. Poi la speranza, che dà forza. Subito dopo la disperazione, perché non riusciamo ad aprire quelle maledette cinture, non riusciamo a liberare Niki che è una maschera di sangue, non ho neppure il coraggio di guardarlo in faccia. E poi di nuovo la paura, è in barella ed ho la sensazione che forse non riuscirà a cavarsela, conciato com'è".


Ma per sé stesso, non aveva paura?


"Dicono che siamo cinici. Ci hanno appiccicato addosso proprio una bella etichetta. In quei momenti pensi soltanto a salvare un amico, ad aiutarlo: forse ti viene in mente che un giorno o l'altro potrebbe anche capitare a te, ma è un pensiero che scacci in fretta. Paura per me stesso? No, non ne ho avuta. Rabbia, questo sì: perché poteva essere tutto inutile, l'ho già detto".


Merzario è ancora scosso: adesso è in spiaggia, ma ventiquattro ore prima lottava con le fiamme e malediceva quelle cinture di sicurezza che proprio non avevano voglia di aprirsi. Se la sente di ricostruire l'incidente?


"Non posso, non ho visto, sono arrivato qualche secondo dopo. Mi accorgo che la vettura di Lauda sta bruciando, decido subito di fermarmi, mi butto fuori dalla mia macchina e cerco di dare qualche soccorso. C'è un commissario con un estintore, ma sembra impaurito, si tiene a distanza e allora Ertl glielo strappa di mano. Intanto Lunger, Edwards ed io cerchiamo di sganciare le cinture di sicurezza che legano Niki al sedile, ma tutto si presenta subito, purtroppo, più difficile del previsto. Sono momenti di angoscia".


E poi?


"Le cinture non si sganciano, la macchina brucia, Lauda non riesce a muoversi, ma grida. Attimi lunghissimi, terribili. Lo zigomo di Niki butta sangue sulla mia tuta, la faccia ed i capelli dell'austriaco sono bruciati. Alla fine riusciamo a tirarlo fuori dalla macchina, lo adagiamo sull'erba, in attesa dell'ambulanza. Niki è pieno di sangue, fa effetto guardarlo. Ma non è svenuto. E' sveglio, è perfettamente lucido. MI chiede com'è il suo viso. Che cosa dovrei rispondergli? Dovrei dirgli che non riesco a vederlo. Il suo viso? Cerco di rassicurarlo, gli dico qualche frase di circostanza, ma forse guardandomi negli occhi Niki capisce che mento".


"Arriva l'ambulanza, lo portano via, penso che non so proprio se si salverà. E allora mi viene un nodo alla gola. Senza il nostro aiuto Niki quasi sicuramente sarebbe bruciato. No, non siamo cinici, non siamo dei robot: siamo uomini come gli altri. Soltanto che rischiamo la vita più degli altri, e lo sappiamo".


I soccorsi sono stati veloci?


"I soccorsi? Non ci sono stati affatto, possiamo dire. L'ambulanza ha tardato parecchio, eppure i mezzi di soccorso sono arrivati quando se n'era già andata. D'altra parte bisogna considerare questo: il circuito è lungo ventidue chilometri, è impossibile mettere tanto personale. E' toccato a Niki, poteva toccare a chiunque di noi. Ho ancora negli occhi la sua faccia: terribile".


Successivamente, mentre il 3 Agosto 1976 Audetto e Cuoghi ripartono per Maranello, i familiari di Lauda si spostano dall'albergo, in cui vivono ritiratissimi, all'ospedale.


Un'altra giornata è passata, e da più di quarantottore Niki Lauda lotta nello städtische krankenanstalten di Mannheim, dove è ricoverato dopo il drammatico incidente nel Gran Premio di Germania. Le sue condizioni sono nel complesso stazionarie.


"Stasera il respiro di Niki si è fatto affannoso, ma si tratta di un evento previsto. Gli hanno fatto anche alcune radiografie per esaminare i polmoni".


Riferisce Florian, il fratello di Lauda.


Nella camera asettica in cui si trova ospitato, Lauda viene tenuto sotto stretta e continua sorveglianza da uno specialista, dove trascorre una notte tranquilla. Ma è un equilibrio incerto, che potrebbe anche spezzarsi da un momento all'altro, tragicamente.


Lauda è minacciato da un gravissimo pericolo: i gas ardenti respirati nel rogo della Ferrari hanno contaminato i polmoni e l'equipe sanitaria dell'istituto di anestesia e rianimazione che lo cura teme il possibile sviluppo di un'infezione, poiché questa si propagherebbe immediatamente al sangue, con conseguenze letali.


Il professor Horst Lutz era in vacanza a Taormina, prima di essere richiamato a Mannheim per occuparsi di Lauda. Lutz, che ama le corse automobilistiche ed è un personale ammiratore di Niki, fa il punto sulla situazione.


"Il caso del pilota austriaco è molto grave e pericoloso. Quando Lauda è giunto qui da Ludwigshafen era in condizioni disperate. C'è stato poi un lieve miglioramento, ma per adesso non possiamo proprio dire nulla. La fase critica deve ancora arrivare. Nel giro di tre giorni potrebbe insorgere un'infezione polmonare. Con una sonda eseguiremo fra settantadue ore dei prelievi per accertare lo stato dei polmoni. Allora, e solo allora, credo che sarà possibile stabilire se il paziente si salverà".


"Se Lauda supererà questo periodo senza problemi, potrà essere recuperato completamente non solo come uomo ma anche come pilota. Avrà una vita normalissima e non vedo perché non possa, se lo vorrà, riprendere a guidare una vettura di Formula 1. La frattura allo zigomo è una sciocchezza e le ustioni non preoccupano minimamente. Sarà, al più, una questione di chirurgia plastica, e non di quelle gravi".


Il professor Lutz dà anche qualche spiegazione sulle cure cui è attualmente sottoposto il Campione del Mondo.


"Lauda si trova in una camera asettica. Gli abbiamo introdotto in gola due sonde. Lo aiutiamo con ossigeno arricchito e, ad intervalli, interveniamo con una macchina per la respirazione artificiale. Non è bendato ed è libero di compiere qualsiasi movimento. Domani mattina, se necessario, lo faremo sedere nel letto. E' un paziente che reagisce in modo assai positivo: è lucidissimo e ci asseconda magnificamente".


Il reparto del professor Lutz sorge in una moderna ala del vecchio ma efficiente städtische krankenanstalten. Per accedere alla speciale stanza in cui Lauda è ricoverato, medici e infermieri devono cambiarsi d'abito due volte. E' un rito cui si assoggetta anche Marlene, la quale - due volte al giorno - trascorre qualche minuto al fianco del marito. La moglie del campione della Ferrari si fa forza e affronta con dignitosa fermezza queste terribili ore.


"Niki è un uomo eccezionale. Prima di sposarci mi aveva preparato ad una prova del genere. Mi aveva spiegato i pericoli che un pilota deve affrontare e mi aveva chiesto, se mai fosse successo qualcosa, di mantenere la calma e di non spaventarmi".


Marlene aggiunge poi alcuni toccanti particolari sulle sue visite visite al marito.


"Quando entro nella camera asettica, sorride. Non può parlare, ma capisco che è felice di vedermi. Si spiega a gesti, agitando le mani. Mi chiede spesso l'ora, non so perché. Mi ha fatto capire di aver appetito, di aver voglia di mangiare qualcosa di solido".


Niki è alimentato tramite fleboclisi contenenti aminoacidi e glucosio; raccontando l'episodio il volto di Marlene si illumina. Al collo, in una catenina d'oro, ha la fede del marito, che ogni tanto tocca nervosamente.


"Niki è davvero un tipo favoloso. Adesso si sta interessando della camera in cui è ricoverato, del funzionamento delle varie apparecchiature mediche. Lui cerca di approfondire sempre tutto. Quando era bambino ha smontato la Volkswagen del padre per capire com'era costruita dentro. Volesse dio che fra qualche giorno potesse fare lo stesso qui".


Per Marlene il futuro si misura ad ore, ogni minuto superato è un passo avanti, forse verso la salvezza. Tuttavia, sta già pensando al dopo Mannheim, a quando potrà tornare a Salisburgo con il suo Niki.


"Gli chiederò e lo pregherò di non correre più, di smetterla con questa attività così pericolosa. Non abbiamo problemi finanziari, non deve scendere in pista per i soldi. So che Niki ha scelto di fare il pilota anche per realizzare sé stesso, per rispondere ad un qualcosa che sentiva dentro di sé, però spero proprio che rinunci, che mi accontenti".


Con Marlene ci sono sempre i suoceri e il cognato, ai quali si è aggiunta una sorella, mentre al centralino arrivano in continuazione telefonate da tutto il mondo, tutte con una sola la domanda: come sta Niki? A tal riguardo, il professor Horst Lutz, direttore dell'istituto di anestesia e rianimazione dell'ospedale, dichiara:


"In questi anni abbiamo avuto casi simili a quelli di Lauda, ma non così gravi e tantomeno così pericolosi per il paziente. Però non abbiamo neanche mai avuto una persona dal fisico e dalle caratteristiche psicologiche del pilota austriaco. Io ero un suo ammiratore nelle corse e lo sto diventando adesso anche per questa sua capacità di resistenza. Gli stiamo praticando tutta una serie di cure per favorire il lavaggio dei polmoni. Non so, però, come si concluderà questa vicenda. E' troppo presto per dirlo. I pericoli ora sono l'infezione polmonare e il sopravvento di un blocco renale. In questo momento, ancora non è dato sapere se potremo evitarli".


Niki Lauda è lucido e risponde in modo fisico e psicologico eccezionale, suscitando lo stupore dei sanitari, i quali non hanno mai incontrato nella loro attività un caso simile.


Jochen Mass ed Emerson Fittipaldi si recano di persona ad informarsi delle condizioni del pilota austriaco, che nel pomeriggio va incontro ad una leggerissima crisi sotto la stretta sorveglianza dei medici, i quali si alternano al suo fianco.


Nel frattempo ci si continua a chiedere cosa sia successo: è un errore di guida o un difetto tecnico? Questa è la domanda che ancora ci si pone circa le cause della sbandata che ha provocato l'uscita dalla pista e l'incendio della Ferrari di Niki Lauda. Secondo le testimonianze è possibile che ambedue i fattori abbiano condotto all'incidente. Solo la Scuderia Ferrari, però, potrebbe dare una risposta definitiva: prima ancora che la procura della Repubblica di Coblenza - che ha assunto l'inchiesta sul caso - potesse sequestrare l'auto di Lauda, i rappresentanti della Ferrari avevano già portato via il rottame.


Già all'inizio della corsa l'auto dell'austriaco aveva perso una vite, raccolta da un vigile del fuoco e restituita ai meccanici della Ferrari. Qualcuno aveva sospettato che si trattasse di un bullone di fissaggio delle ruote, ma questa ipotesi non è percorribile, dato che le macchine di Formula 1 - come ha spiegato agli organizzatori della corsa il portavoce dell'Automobil Club di Germania Michael Briechle - hanno a tutte e quattro le ruote un unico bullone di fissaggio. Gli esperti pensano invece che si trattasse di una delle viti di fissaggio di uno dei due serbatoi di benzina, che nella Ferrari, a differenza che in altre auto da corsa, non sono saldati al corpo della carrozzeria.


La versione del serbatoio allentato comunque non appare sufficiente a spiegare la dinamica dell'incidente; più significativa, invece, è la testimonianza di uno spettatore, Hans Oberhofer che, trovandosi nelle vicinanze del luogo dell'incidente, ha potuto osservare da vicino quanto accaduto all'auto di Lauda.


"Lauda ha chiaramente cambiato marcia prima della curva del bergwerk, in ritardo rispetto agli altri corridori; lo si è sentito distintamente dal rombo del motore. Ho anche notato il movimento del braccio destro come di chi sta cambiando marcia. Un istante dopo l'auto è scivolata via verso la rete di protezione".


Oberhofer ritiene possibile, in base al movimento frenetico del braccio di Lauda, che un difetto al cambio abbia ostacolato la manovra, anche se tardiva, del cambio di marcia.


Per quanto riguarda il mancato sequestro della Ferrari di Lauda da parte della polizia tedesca, mercoledì 4 Agosto 1976 si apprende che la stessa aveva ritenuto opportuno concedere il nulla-osta per la spedizione della vettura in Italia, dal momento che in un primo tempo le condizioni di Lauda non sembravano gravi.


Sempre a proposito delle cause dell'incidente sembra accertato che nessun errore sia stato compiuto dai meccanici addetti al cambio delle ruote della Ferrari di Lauda. Le dichiarazioni dei testimoni concordano sul fatto che tre delle quattro ruote della vettura si sono staccate soltanto dopo che i bolidi di Ertl e Lunger hanno investito la Ferrari di Niki Lauda.


Nel pomeriggio di mercoledì 4 Agosto 1976, con l'aereo personale di Umberto Agnelli arriva dalla Sardegna - dove era in vacanza - anche Luca Montezemolo, che raggiunge l'albergo di Mannheim dove la famiglia Lauda sta trascorrendo giorni d'angoscia.


Il gonfiore al viso provocato dalle ustioni si è nel frattempo attenuato e nel corso della mattinata Niki Lauda riesce per la prima volta a rivedere la moglie Marlene, che si è recata a visitarlo nella camera asettica dell'istituto di anestesia e rianimazione.


"I suoi occhi si sono aperti, mi hanno cercata. Niki mi ha fatto subito capire che riusciva a intravedermi".


E' un piccolo progresso, come è psicologicamente positivo il fatto che Lauda reagisca sempre con lucidità alle indicazioni dell'equipe di medici, diretta dal professor Lutz, che sta cercando di salvarlo. In mattinata i sanitari chiedono al pilota austriaco di compiere una serie di movimenti con le spalle, le braccia e il torace, per favorire la respirazione.


Poi, stanco, si addormenta.


Però, inutile nasconderlo, le condizioni del pilota austriaco permangono critiche, poiché sul suo capo pende sempre, tremendamente minacciosa, la possibilità di un'infezione polmonare. La sera prima c'è stata una lieve crisi, per altro prevista dai medici e tenuta sotto controllo, mentre la notte non ha modificato la situazione e Lauda ha riposato con una certa tranquillità.


Mercoledì, in sostanza, Niki sta un pochino peggio, ma sempre meno di quanto si aspettassero gli specialisti. Nel pomeriggio il pilota avrà ancora una piccola crisi con difficoltà di respirazione, ma la situazione è tenuta ampiamente sotto controllo. Il professor Lutz, a riguardo, afferma:


"Speriamo che questo primo periodo critico possa risolversi domani o dopodomani".


Marlene, parlando con Luca Montezemolo e qualche amico, riferisce che Niki ha voluto sapere se Enzo Ferrari aveva telefonato.


"Gli ho detto di sì, e lui mi ha fatto capire che era molto contento".


In mattinata anche Clay Regazzoni chiama da Lugano per avere notizie del suo sfortunato compagno di squadra. Il discorso scivola un attimo sulle condizioni del viso di Lauda e sul suo futuro. I gas ardenti che si sono sprigionati nel rogo, oltre a intossicare così pericolosamente i polmoni, hanno ustionato testa, fronte e guance di Niki. Uno specialista di Francoforte dichiara che, a suo parere, occorreranno almeno dieci operazioni e due anni perché sia possibile ricostituire il volto del Campione del Mondo in carica.


"Non importa. Che Niki torni più brutto o più bello di prima non ha alcun valore, io lo amo lo stesso".


Ammette Marlene.


Mentre Lauda lotta per vivere, continua a scatenarsi una ridda di ipotesi sulle cause dell'incidente. Il procuratore della Repubblica di Coblenza, da cui dipende la zona di Nurburgring, Heribert Braun, apre un procedimento contro ignoti per lesioni colpose, e interroga diversi testimoni nel tentativo di stabilire se l'uscita di pista di Lauda sia stata provocata da un guasto meccanico o da altre cause.


Il magistrato, in particolare, vuole accertare se, per caso, non sia stata mai effettuata l'operazione di sostituzione delle gomme al box. Qualcuno avrebbe anche riferito di aver visto volar via un tappo del serbatoio del carburante.


Nel mentre i commentatori tedeschi, che cercano di spostare l'attenzione del pubblico dai problemi di sicurezza sollevati sul Nurburgring dall'incidente di Lauda, si chiedono perché la Ferrari non è stata sequestrata, quasi adombrando che la Scuderia di Maranello, recuperato il rottame, abbia caricato la vettura sul camion ritornando rapidamente in Italia.


In realtà, come detto, sono stati gli stessi organizzatori del Gran Premio a pregare i meccanici di Maranello di ritirare il relitto, che perdeva benzina ed era considerato pericoloso. In seguito, le autorità di polizia presenti sul circuito, cui compete un eventuale intervento, hanno dato il loro nulla osta alla partenza del team con i resti della monoposto del Campione del Mondo.


In difesa del Nurburgring, ma soprattutto per chiarire determinate dinamiche ed eventuali illazioni, dopo aver letto il telegramma di diffida inviato da Maranello, mercoledì 4 Agosto parla il barone Huska Von Hastein, che compare nell'albergo di Mannheim che ospita i familiari di Lauda.


"E' una pista pericolosa come tutte le altre. Quest'anno, per migliorarla, abbiamo speso centoventi milioni di lire. Sottolineo che a ventotto secondi dall'incidente una vettura del servizio antincendio era sul posto e che un'ambulanza è giunta dopo due minuti e diciotto secondi, fermandosi, però, dietro alla fila delle monoposto arrestatesi in mezzo alla strada dopo l'alt imposto dal direttore di gara. Mi sono scusato con Enzo Ferrari per certe illazioni sulle cause del dramma. Non abbiamo mai parlato di difetti tecnici".


Tuttavia, pochi giorni prima Metternich e Von Hanstein, cercando di scagionare il circuito del Nurburgring, avevano chiamato in causa l'impianto antincendio della Ferrari.


"Alla Ferrari dicono che il meccanismo ha funzionato perfettamente, I nostro commissari, invece, ci hanno confermato che il manometro segnava ancora il pieno".


Ed avevano aggiunto:


"Sul luogo dell'incidente, nel punto in cui l'auto di Lauda ha iniziato la tragica sbandata abbiamo trovato tracce lasciate da particolari meccanici che hanno strisciato sull'asfalto".


Anche il Presidente della Fia e dell'ADAC tedesco, Principe Metternich, che si reca in ospedale per rendere omaggio al pilota austriaco, sostiene la stessa ipotesi:


"Il manometro dell'impianto di incendio della vettura Ferrari segnava carica massima; il che potrebbe significare che si è guastato nell'incidente".


Luca Montezemolo, che non avrebbe proprio voglia di trattare in questo momento tali argomenti, non riesce tuttavia a trattenersi, e dice:


"Non diciamo cose folli. Ogni ruota della Ferrari 312 T2 ha un unico grande bullone di fissaggio. O si avvita o non si avvita, e non ci sono vie di mezzo. Niki non avrebbe potuto percorrere tre metri, altro che dieci chilometri. Tappi? Ma non ne esistono sulla nostra monoposto. C'è soltanto un rivestimento in plastica che copre uno speciale dispositivo a valvola. Mi pare che si siano scritte e dette veramente troppe cose a sproposito. Comunque, la vettura di Lauda viene attualmente esaminata a Maranello, dove verrà eseguita una perizia tecnica, i cui risultati saranno resi noti nei prossimi giorni".


E contemporaneamente, l'Automobil Club von Deutschland rende noto che l'incidente non è stato causato dalla responsabilità di terzi. In un comunicato, l'Avd, che organizza la corsa fa inoltre sapere che secondo un esperto autorizzato, la rottura delle sospensioni della Ferrari di Lauda è avvenuta al momento dell'impatto contro la barriera di protezione e poi contro le rocce che sono nei pressi del circuito. Non vi è dunque nessun motivo di sospettare che sia stata un'incuria di carattere tecnico a determinare la sciagura.


Per quanto riguarda le ruote - prosegue il comunicato dell'Avd - dai primi accertamenti risulta che esse sono state fissate a dovere. Dalle indagini condotte sinora dall'Avd, risulta che il sistema di estinzione incendio della vettura non è stato azionato manualmente e che la Ferrari non ha corredato il veicolo di un dispositivo automatico, come raccomanda il regolamento tecnico.


Nello stesso giorno, seppur ancora febbricitante (39 gradi di febbre), Ferrari chiede alla redazione di Autosprint l'indirizzo di Arturo Merzario per inviargli un telegramma:


"Grazie per il suo atto di coraggio, in attesa di una diretta testimonianza di riconoscenza personale alla prima occasione".


E chiede alla Csai una commissione di perizia composta da tre rappresentanti per verificare la 312 T2 giunta a Maranello dalla Germania. La commissione sarà composta dagli ingegneri Galmanini, Nosetto della Csai, a cui si aggiunge Peter Jowitt.


Parallelamente, a Londra la Real Automobile Club respinge il reclamo posto da Audretto, riguardo la ripartenza di Hunt al Gran Premio di Gran Bretagna e la richiesta di squalifica, quindi la e la Ferrari annuncia che farà ricorso alla Fia.


Giovedì 5 Agosto 1976 Niki Lauda è in via di miglioramento e i medici dell'ospedale di Mannheim sperano in pochi giorni di sciogliere la prognosi.


Nel corso della mattinata viene tolta una cannula che Niki aveva in bocca e che lo aiutava nella respirazione. Successivamente il pilota austriaco parla con la moglie Marlene e con il fratello Florian, e chiede di poter mangiare un piatto di prugne cotte.


Lauda, in un periodo di tempo ancora da definire, potrebbe anche riprendere l'attività sportiva: qualche preoccupazione, però, destano le condizioni di un occhio, lesionato dalle ustioni. Probabilmente, già la settimana successiva, Niki sarà trasferito in una clinica specializzata nel trattamento agli ustionati.


Sono giorni complessi anche per Ferrari, che dopo aver vagliato l'idea di prendere un sostituto di Lauda decide di sospendere la partecipazione al Campionato Mondiale di Formula 1, rendendo nota la scelta attraverso un comunicato diffuso venerdì 6 Agosto.


"La Ferrari informa gli amici sportivi:


  • Dopo aver constatato le interpretazioni regolamentari dei responsabili organizzatori dei Gran Premi mondiali dal Brasile in poi, culminate col drammatico Nurburgring.

  • Rilevato il nessun conto dato dalla Fia alle sentenze della commissione sportiva dell'A. C. di Spagna e della Commissione sportiva internazionale.

  • Sdegnata che la stessa Fia non abbia neppure avvertito il dovere di rispondere alla petizione della Ferrari che rilevava come la procedura seguita dal tribunale d'appello doveva ritenersi nulla per non aver ammesso la nostra Casa parimente interessata come la ricorrente.

  • Amareggiata dell'assenza di reale assistenza tecnico-giuridica da parte delle autorità sportive italiane.

  • Volendo difendere l'onorabilità dei suoi dirigenti tecnici della gestione sportiva, ingegneri Forghieri, Rocchi, Bussi, aggrediti con temerarie accuse di carenze tecniche.

  • Per dare la possibilità all'ing. Giovanni Sguazzini, amministratore delegato della società, di adire anche alla magistratura avendo constatato che la giustizia sportiva con le sue sentenze potrebbe apparire una difesa di interessi che non rientrano nelle finalità istituzionali.


Ha deciso, con effetto immediato, di sospendere la partecipazione al campionato mondiale".


A Maranello era anche stato studiato un tentativo per conservare a Niki il campionato: a Regazzoni avrebbe dovuto essere affiancato nelle prossime sei gare un pilota fortissimo, e precisamente - dopo il diniego di Fittipaldi - lo svedese Ronnie Peterson, il cui prestito dalla March sarebbe stato reso possibile dai buoni uffici di amici della Ferrari.


Ma venuto a sapere dei contatti tra Ferrari e il pilota svedese, Lauda interpone subito il proprio volere, e rigetta l'idea di averlo in squadra. Così, Ronnie Peterson, che nel frattempo giunge all'aeroporto di Milano giovedì 5 Agosto 1976 per potersi poi spostare a Fiorano per effettuare i test con la 312 T2, viene rimandato in Gran Bretagna da Audetto. Ciononostante, Lauda telegrafa a Maranello:

"Ho vinto la più bella corsa della mia vita. Sono contento che voi abbiate deciso di non andare a correre in Austria. Mi dispiace di non poter correre a Monza".


Inoltre, venerdì 6 Agosto 1976 giunge a Maranello un telegramma spedito da Max Mosley, nella quale l'avvocato britannico minaccia un'azione legale nel caso in cui la Ferrari avesse sottratto Ronnie Peterson alla March.


I motivi della sospensione - non ritiro, per cui ci pare quasi certo che nel prossimo anno la Ferrari tornerà in gara - sono fondamentalmente cinque. Il comunicato, scritto di pugno da Enzo Ferrari, elenca con limpida chiarezza che sono sotto accusa la Fia, cioè la Federazione internazionale dell'automobile, la quale, tramite il proprio tribunale d'appello, ha riqualificato James Hunt e la McLaren nella classifica del Gran Premio di Spagna ed ha ignorato una petizione della Ferrari al riguardo, e la Csai, ossia la Commissione sportiva che dovrebbe essere tutrice dei diritti della Ferrari stessa e che, purtroppo, al di là di formali comunicati di assistenza ed impegno, non fa nulla.


E, del resto, il signor Carpi de Resmini, presidente dell'Automobile Club d'Italia, è anche vicepresidente della Fia. Quest'ultimo, la sera stessa ribatte dichiarando:


"La Ferrari ha ed ha sempre avuto il nostro appoggio e solidarietà, anche nella occasione dei casi di Spagna e Inghilterra. La decidione di Ferrari viene dalla amarezza di tante circostanze avverse. Ma anche se noi facciamo il massimo in sede internazionale non si deve dimenticare che non siamo soli a decidere e a pesare sulle decisioni, che sono anche frutto di equilibri, di incontri e di idee diverse".


"Capisco Ferrari, mi dolgo della sua decisione, ma non può dire che noin non ci siamo messi a disposizione dopo l'incidente di Lauda. Abbiamo fatto tornare i nostri ingegneri Nosetto e Galmanini dalle ferie per la perizia a Fiorano, abbiamo subito contattato Jowitt".


Ma soprattutto, l'incidente di lauda ha scatenato una ridda di ipotesi tendenziose, alimentate dallo stesso Automobile Club tedesco, organizzatore del Gran Premio, come ad esempio il fatto che le bombole contenenti il liquido estinguente non avevano potuto entrare in funzione.


Bisogna però precisare che le norme tecniche di Formula 1 non obbligano affatto ad affiancare ad un comando manuale capace di azionare il dispositivo altri sistemi automatici, basati su sensori termici, in grado di registrare un improvviso aumento di temperatura.


E, in secondo luogo, il comando manuale era stato azionato, non si sa bene se da Lauda o da uno dei soccorritori, poiché le tre bombole sono state ritrovate vuote, a dimostrazione che il liquido era stato spruzzato nell'abitacolo e negli altri punti chiave della vettura.


Inoltre, la vettura ha urtato contro un terrapieno ad oltre 200 km/h, ma la struttura dell'abitacolo, con i suoi doppi roll bar, ha resistito magnificamente, tanto che Lauda non ha riportato fratture, salvo quella allo zigomo e alla mascella.


Infine, i meccanici della Ferrari, nel corso della perizia, hanno constatato che nel cambio era inserita la quarta marcia; questo farebbe cadere le illazioni nate su un presunto guasto o inconveniente al dispositivo segnalato inizialmente da Hans Oberhofer, un tifoso presente nel luogo.


In conclusione, un piccolo significativo particolare: il comando di accensione del motore verrà ritrovato sull'off, cioè sullo spento. Questo dunque farebbe presupporre che Lauda sia riuscito a staccare i contatti mentre stava volando fuori pista.


Nello stesso giorno, i commissari tecnici Nosetto e Galmanini effettuano la perizia a Fiorano sulla vettura di Lauda, e rilasciano la seguente dichiarazione:


Su invito della Società Ferrari, il giorno 6 Agosto alle ore 11:00 noi sottoscritti abbiamo proceduto al controllo del relitto della vettura in oggetto proveniente dal circuito del Nurburgring dove, il 1° Agosto 1976 alla guida del conduttore Niki Lauda, aveva subito l'incidente. Il relitto sospeso su cavalletti presentava:


  • Mancanza delle ruote anteriore e posteriore sinistra, con evidente rottura degli elementi delle sospensioni di attacco al telaio, nonché della bielletta dello sterzo. Le caratteristiche delle rotture di tali elementi evidenziano indiscutibilmente che le le stesse sono di conseguenza di un carico anomalo dovuto ad azione esterna (urto);

  • Scocca - Lato esterno sinistro deformata all'altezza del ginocchio del pilota: evidenzia l'impatto con altra vettura;

  • Lato centrale sinistro - zona serbatoio carburante - carrozzeria diventa nella parte inferiore esterna e priva del serbatoio;

  • Lato posteriore sinistro: Tubi di scarico schiacciati da un urto esterno;

  • Terminali di scarico lato destro intasati da terriccio;

  • Diffusi segni di bruciature particolarmente evidenti sul lato destro della vettura;

  • Scocca, in particolare dell'abitacolo, nel suo complesso pressoché integra, salvo lievi deformazioni. Abitacolo e zone adiacenti ricoperte da polvere grigio-chiaro.

  • Interruttore del circuito elettrico del motore, sistemato su una razza del volante di guida, in posizione off

  • Manometro aria bombola dell'estintore da cinque chili e della bombola dell'aria medica, con indice a zero. Bombole estintore e aria medica: vuote;

  • Maniglia esterna comando estintori e interruttore elettrico generale (lato sinistro carrozzeria base montante centrina sicurezza) in posizione di riposo (non azionata);

  • Leva del cambio in posizione IV velocità;

  • Morsetti batteria (+ e -), posizionata verticalmente nella parte centrale posteriore della vettura, strappati da urto;

  • Ghigliottine comando aria alimentazione motore: scorrevoli (funzionanti);

  • Sistema sterzante: integro dal volante alla scatola guida compresa;

  • Ruote lato destro: libere;

  • Pedale dell'acceleratore: libero;

  • Freni delle ruote anteriori destre e posteriori: non bloccati;

  • Cambio e differenziale in perfetta efficienza.


Esaminate le parti staccate, è stato rilevato:


  • Ruote anteriori e posteriori sinistre, collegate ai rispettivi portamozzi, libere di ruotare;

  • Freno ruota anteriore sinistra: non bloccato;

  • serbatoio di sicurezza Pirelli FT/3 con spugna interna, produzione Marzo 1976, fuoriuscito a seguito di deformazione da urto del vano contenitore sinistro: integro;

  • Dispositivo di comando dell'interruttore elettrico generale alloggiato sul supporto alettone posteriore: integro, cavi strappati, cariche inesplose;

  • Alettone posteriore fortemente deformato per evidente urto contro un palo.


A seguito di smontaggi si è riscontrato:


  • Detonatori di comando del sistema di estinzione (due bombole indipendenti) e dell'aria medica esplose, con conseguente perforazione delle membrane di controllo del passaggio dei fluidi;

  • Motore libero di ruotare.


Conclusioni.


Dopo le precisazioni avanti esposte, l'esame accurato del relitto e delle parti staccate, crediamo di poter concludere con assoluta certezza che:


  • L'incidente non può essere causato da difetti della meccanica della vettura;

  • Che tutti gli accorgimenti e gli impianti relativi alle misure di sicurezza imposte dai vigenti regolamenti tecnico-sportivi sono stati osservati e che hanno funzionato a comando dall'interno dell'abitacolo;

  • Che il serbatoio di sicurezza è fuoriuscito dal suo alloggio (fiancata sinistra) a seguito di forte carico esterno che ha prodotto la deformazione dell'involucro stesso dino ai limiti della rottura;

  • Che il distacco del serbatoio ha causato la fuoriuscita del carburante che si è incendiato per cause non accertate, ma presumibilmente per produzione di scintille dovute all'impatto con altri veicoli entrati in collisione, o per contatto con parti incandescenti (tubi di scarico).


Firmato

P.I Vincenzo Galmanini

(Presidente S/C Tecnica Csai)

Dott. Ing. Roberto Nosetto

(Segretario S/C Tecnica Csai)


La notizia del ritiro della Ferrari dal Campionato Mondiale desta grande sorpresa nel mondo automobilistico inglese, ma la stampa londinese si limita a riferire la notizia senza commentarla.


Il Times, ad esempio, pubblica la notizia in fondo ad un articolo di una ventina di righe sulle condizioni attuali di Niki Lauda; alla rinuncia, il giornale britannico concede appena tre righe e mezzo. Il Guardian, l'altro importante quotidiano britannico, assegna mezza colonna all'abbandono della Scuderia di Maranello.


Al contrario, le squadre di Formula 1 non nascondono la sorpresa e rammarico per la decisione di Ferrari. Mentre James Hunt ed il direttore generale della McLaren, l'americano Teddy Mayer, sono in Austria per provare la nuovissima M 26, che dovrebbe probabilmente esordire nella prossima gara, venerdì 6 Agosto 1976 Harry Piers, si mostra sorpreso:


"Certamente avremmo preferito che le macchine italiane continuassero a correre, perché soltanto così una nostra eventuale vittoria nel Campionato Mondiale avrebbe ottenuto maggiore significato".


E anche Ken Tyrrell, che è in lizza per il campionato mondiale con la sua macchina a sei ruote, asserisce di essere rimasto dolorosamente sorpreso dall'abbandono, ma non di comprenderne ancora le ragioni:


"Ciò che posso soltanto affermare è che la Ferrari ha saputo creare una macchina formidabile, splendidamente progettata e costruita. Qualunque persona che si intenda di corse conosce questa assoluta verità. Senza la Ferrari, alle gare mancherà indubbiamente la linfa. La rinuncia è senza dubbio nociva allo sport. Probabilmente si tratta di una decisione affrettata. Mi auguro soltanto che il commendator Ferrari voglia mutare idea al più presto. Questa sua decisione non aiuterà comunque Lauda e non può far bene a nessun altro. In tutto il mondo gli appassionati d'automobilismo vogliono rivedere la Ferrari, e ancor di più lo vogliamo noi costruttori. Se lo dovessi vincere il Gran Premio d'Austria, cosa potrà significare questo successo?"


L'improvvisa rinuncia della Ferrari non sembra aver sorpreso molto John Surtees che, come si ricorderà, vinse nel 1964 il Campionato Mondiale con una macchina di Maranello:


"Credo di poter comprendere le ragioni della rinuncia, e desidero esprimere tutta la mia simpatia alla Ferrari in un momento tanto difficile. La sua decisione mi pare logica. Infatti, la Casa di Maranello non ha bisogno di dimostrare che la sua è la miglior macchina di Formula 1 e correre per correre non ha senso a questo punto".


Mentre il direttore generale della March, Max Mosley, dichiara:


"Capisco quanto contrariata sia rimasta la Ferrari dopo quanto è avvenuto in questi ultimi tempi. L'incidente al Nurburgring è stato forse l'ultimo colpo. Tutto sommato a me sembra che la decisione della Ferrari sia saggia. Non condivido l'opinione di alcuni che sostengono che si tratti di una decisione affrettata, anzi per me è frutto di un ragionamento molto convincente".


Il direttore della corsa di Brands Hatch, Dean Delomont, il più alto funzionario sportivo del Royal Automobile Club, che fu tanto discusso per il caos avvenuto durante e dopo il Gran Premio d'Inghilterra, dichiara:


"Dobbiamo tutti rammaricarci della decisione della Ferrari, è sempre stata un elemento integrante dello sport automobilistico. Il nostro augurio è che voglia far ritorno al più presto. Pur rendendoci conto dei problemi che la Ferrari ha incontrato dopo la perdita di Lauda, la sua decisione appare molto drastica".


E Bernie Ecclestone, presidente dell'Associazione costruttori di Formula 1, afferma:


"In qualità di presidente dell'Associazione di Formula 1 rispetto le idee di Ferrari. Certo se ha deciso di ritirarsi ha le sue buone ragioni. Lui può ritirarsi e nello stesso tempo può rientrare quando vuole. In qualità di patron della Martini-Brabham-Alfa Romeo mi dispiace immensamente; siamo due team con affinità italiane, quindi ci intendiamo e siamo buoni amici. Abbiamo perso, momentaneamente mi auguro, degli amici e primi attori del circus di Formula 1. Mi auguro possano tornare al più presto per continuare la battaglia sportiva".


La notizia sconvolge soprattutto l'Italia, al punto che venerdì 7 Agosto 1976 i deputati socialdemocratici Luigi Preti e Giuseppe Amadei rivolgono un'interrogazione al presidente del consiglio dei ministri, al ministro per il Turismo e lo Spettacolo e al ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Agricoltura, per sapere, in relazione all'annunciato ritiro della Ferrari dalla partecipazione al Campionato Mondiale di Formula 1, se risponde al vero che uno dei motivi di tale grave decisione è costituito dall'assenza di reale assistenza tecnico-giuridica da parte delle autorità sportive italiane.


Gli interroganti chiedono, inoltre, di conoscere quali urgenti iniziative si intendono adottare per riparare alle lacune denunciate dalla Casa di Maranello, ricreando così le condizioni per un suo sollecito ritorno alle competizioni, che tanto prestigio arrecano allo sport italiano nel mondo beneficiando altresì, indirettamente, la stessa industria automobilistica. A tal riguardo l'onorevole Amadei dichiara:


"Non possiamo non essere solidali con l'amico ingegner Ferrari che da tanti anni, senza chieder niente allo Stato, rischiando, anzi, e rimettendoci del proprio, con la sola forza della sua capacità tecnica, della sua passione sportiva e del suo orgoglio di italiano che ancora crede in certi ideali, per politica, o a questa o iniziativa di altro genere segue un impegno di eccezionale valore anche nel campo industriale. Capita sovente, all'estero, di constatare che il nome del nostro paese è legato non già a questa o a quella vicenda quella ma alle vittorie, e comunque al nome della Ferrari".


"L'episodio del ritiro della Casa di Maranello dalle competizioni internazionali di Formula 1 è qualcosa di più che un fatto sportivo, e ci auguriamo dalla sensibilità degli uomini di governo, e in particolare dello stesso Presidente del Consiglio onorevole Andreotti, un urgente intervento chiarificatore, individuando eventuali carenze e indicando iniziative opportune per esprimere tangibile solidarietà alla Ferrari".


Interrogato sulla decisione della Casa di Maranello di non partecipare più per questa stagione alle prove del Campionato del Mondo di Formula 1, sabato mattina Clay Regazzoni dichiara al giornale Tribune de Genève:


"Non sono ancora al corrente di questa decisione, non so nulla. Giovedì mattina mi sono recato a Milano. La Ferrari mi ha dato alcune direttive per alcune prove da svolgere. Nulla lasciava presagire questa presa di posizione. Attendo perciò conferma da Ferrari prima di prendere una decisione".


Sembra infatti che Ferrari abbia cambiato rapidamente d'avviso, poiché Regazzoni aveva affermato tra l'altro, nel corso di una intervista messa in onda dalla radio ticinese giovedì 5 Agosto 1976 alle ore 12:00, che Ferrari:


"Proseguirà la competizione fino al termine della stagione assumendo come secondo pilota lo svedese Ronnie Peterson".


Nel frattempo, proprio giovedì 5 Agosto 1976 Niki Lauda supera il momento più critico e, per la prima volta, i medici dello städtische krankenanstalten di Mannheim, in cui il pilota austriaco è ricoverato da domenica, sorridono ed offrono confortanti previsioni a famigliari ed amici.


In sintesi, Lauda non è completamente fuori pericolo e la prognosi non può ancora essere sciolta, ma le sue possibilità di sopravvivenza sono aumentate in modo gigantesco. Il professor Klaus Peter, uno degli specialisti del moderno e super efficiente istituto di anestesia e rianimazione diretto dal professor Horst Lutz, pronuncia le prime parole di speranza dopo quattro lunghi giorni di incertezza e di ansia, rivolgendole a Marlene e Florian Lauda, che alle ore 9:00 si recano in ospedale per la consueta visita a Niki, e a Luca Cordero di Montezemo e Sante Ghedini, che li hanno accompagnati.


Montezemolo doveva partire per Roma, ma prima di recarsi a Francoforte per prendere l'aereo ha voluto informarsi sulle condizioni del pilota della Ferrari. In un corridoio dai pallidi toni color pastello, il professor Peter dice:


"Il paziente ha trascorso una notte tranquilla, immerso in un sonno riposante. Non abbiamo ancora la matematica certezza di una sua vittoria in questa battaglia, ma il fisico ha reagito molto bene nelle ultime quarantotto ore, superando due crisi in modo superiore alle previsioni. Stamane ci ha fatto capire di avere appetito ed ha chiesto quando potrà lasciate l'ospedale. A questo punto è possibile affermare che Lauda può salvarsi".


Sono parole caute, ma naturalmente illuminano il volto di Marlene Lauda, di Florian, di Montezemolo e di Ghedini.


Negli attimi successivi Marlene scoppia in lacrime, abbracciando il cognato e Montezemolo. Lacrime di gioia dopo l'ansia di questi giorni e l'amarezza per certi articoli della stampa tedesca, il cui cattivo gusto tocca vertici inimmaginabili. Un giornale, ad esempio, oltre ad insistere sui problemi delle ustioni al volto di Niki, pubblica una foto lievemente hosé dei tempi in cui Marlene faceva la fotomodella.


"E' un miracolo, un miracolo, Niki non si era reso conto della gravità della situazione e noi, naturalmente, glielo abbiamo tenuto nascosto. Niki pensa di esser ricoverato solo per le bruciature: sa di essere ustionato, ma sente le gambe e le braccia intatte. Non ha capito di esser stato avvelenato dai gas respirati nel rogo".


Poi Marlene pronuncia parole molto belle nei confronti dei piloti che hanno estratto il marito dall'abitacolo della Ferrari in fiamme.


"Sono stati tutti meravigliosi, ma penso che Arturo Merzario sia stato il più bravo e il più coraggioso. Se non fosse per lui, per loro, avrei perso Niki. Adesso voglio cercare Merzario, dirgli che lo ringrazio".


Mentre Montezemolo ammette che:


"E' la prima volta che ci dicono che Niki può veramente salvarsi. Una notizia magnifica per la Ferrari, per Enzo Ferrari, per chi, come me, ha pensato in questi giorni a Lauda come uomo ed amico prima che pilota. Mi pare, a questo punto, che Niki, che io considererò sempre il Campione del Mondo di Formula 1 1976, abbia vinto il suo Gran Premio più difficile. Ha dimostrato, anche stavolta, che cosa significhi saper reagire, saper lottare".


E, poco dopo, il professor Lutz fa il punto sulle condizioni di Lauda:


"Forse potremo sciogliere la prognosi nel prossimi due giorni. La respirazione e la circolazione del sangue del pilota sono migliorate in misura sensibile, tanto che abbiamo tolto le cannula che gli era stata messa in gola per aiutarlo a respirare. L'infezione polmonare è sotto controllo, ma non escludiamo la possibilità di eventuali crisi, anche in relazione alle ustioni".


"Lauda mi ha chiesto se, in caso di guarigione, potrà tornare alle corse. Gli ho risposto di sì, e mi è parso sollevato. Il pilota non ha riportato lesioni cerebrali. C'è un unico problema, non sappiamo in che condizioni si trovino gli occhi di Lauda. Abbiamo il timore che la funzione visiva di uno, il sinistro, possa essere stata compromessa dalle bruciature".


Altri particolari sono successivamente forniti da Florian Lauda:


"Niki oggi respira con mezzi propri. Ha chiesto di mangiare qualcosa, una tazza di prugne cotte, ma gli abbiamo risposto di accontentarsi delle fleboclisi. A questo punto sono ottimista, anche se non dimentico che mio fratello, al di là dei progressi, è pur sempre un malato in camera di rianimazione. Il momento peggiore è stato martedì pomeriggio: ho trascorso ore terribili, perché temevo che potesse spegnersi da un momento all'altro".


"Il fatto di essere quasi medico non mi ha certo aiutato, perché ho sempre saputo quale fosse la reale situazione di Niki e ho dovuto nasconderlo, per quanto possibile, a Marlene e ai miei genitori. Io voglio molto bene a mio fratello, conosco un Niki che voi non potete immaginare. A me le corse interessano poco, però ho capito una cosa: i soccorsi, ovunque, sono male organizzati. Ad esempio, lungo le piste non ci sono gli uomini più importanti per un pronto intervento, cioè i rianimatori e gli anestesisti".


Marlene Lauda, tornata in albergo dall'ospedale, non mangia, ma preferisce gettarsi sul letto. Poi, nel pomeriggio torna a trovare Niki dopo aver rifiutato, seccamente, una intervista alla televisione italiana.


"Finalmente ho dormito qualche ora. Niki mi ha anche chiesto se il suo aereo era a Mannheim e se i nuovi strumenti della cabina di pilotaggio, appena comprati, funzionavano bene".


La notizia della decisione di Enzo Ferrari di sospendere la partecipazione ai Gran Premi ha indirettamente offerto altri motivi di consolazione alla famiglia Lauda.


"Niki sarà felice".


Anche Ernst ed Elisabeth Lauda appaiono lieti: i genitori di Niki, a conferma del miglioramento del figlio, decidono di ritornare a Vienna venerdì 6 Agosto 1976, e lo stesso dovrebbe fare Florian, mentre a Mannheim resteranno Marlene e Sante Ghedini, l'efficiente factotum di Maranello.


Ulteriori buone notizie giungono durante la giornata di venerdì, dato che le condizioni di Niki Lauda continuano a migliorare, subendo un progresso definito straordinario dal professor Horst Lutz, che in aggiunta dichiara che l'alimentazione tramite fleboclisi è stata ridotta e che Niki è ora in condizione di consumare pasti leggeri:


"Cominceremo con un po' di frutta cotta, poi passeremo a cibi più consistenti".


Il respiro e la circolazione sanguigna sono normali, al punto che il professor Lutz comunica con un sorriso:


"Che non sarà più necessario diramare bollettini medici periodici".


Poi aggiunge che:


"Lauda - salvo crisi al momento attuale imprevedibili - potrà lasciare lunedì lo Städtische Krankenanstalten. Il paziente sarà trasferito a Ludwigshafen, nella clinica specializzata per ustionati dove fu portato da Adenau un'ora dopo l'incidente sul circuito del Nurburgring".


I medici di Ludwigschafen cominceranno subito i trattamenti di chirurgia plastica. Al riguardo la situazione di Lauda è migliore di quanto non fosse stato ritenuto in un primo tempo.


"Il viso di Niki si sta sgonfiando. Le fiamme non l'hanno intaccato. Le ustioni peggiori sono sul collo e sulla nuca".


Confessa Marlene.


I progressi di Lauda sono eccezionali, ma bisogna considerare che il pilota austriaco ha un fisico eccezionale, da sportivo, integro e ben allenato. Inoltre, in questi casi giocano molto le capacità di reazione psicologica. E Niki si è trasformato in un paziente irrequieto, che vorrebbe affrettare le tappe e lasciare il letto.


Sabato 7 Agosto 1976, il pilota austriaco viene deposto su una seggiola, sempre nella camera asettica dove Marlene gli porta un enorme fascio di giornali e riviste italiani e stranieri che Sante Ghedini era andato a comperare a Francoforte. Niki li scorge, facendosi leggere i passi che più lo interessano. La moglie, che già lo aveva informato la sera precedente, illustra a Niki il comunicato della Ferrari sulla sospensione dell'attività.


"Mio marito è rimasto molto soddisfatto per la decisione di Ferrari. Ha detto che il commendatore ha fatto benissimo e che così sarà meno difficile per lui riconquistare II tempo perduto quando tornerà a correre. Niki è sicuro di essere di nuovo in pista nel giro di pochi mesi ed io rispetterò i suoi desideri. Adesso si interessa di tutto, non vuole trovarsi spaesato quando potrà uscire dall'ospedale".


Conoscendo il carattere e la volontà del Campione del Mondo, si può essere sicuri che si impegnerà in modo ferreo per ritornare al volante della sua Ferrari di Formula 1.


Ci riuscirà?


E' probabile, anche perché contrariamente ai timori inizialmente manifestati, i medici constatano che gli occhi di Lauda non hanno riportato lesioni.


La drammatica avventura cominciata domenica scorsa al Nurburgring si sta dunque concludendo nel modo migliore. Vinta la battaglia più grossa, il pilota austriaco affronterà ora una seconda sfida per tornare il campione di sempre.


Per sé e per la Ferrari.


Domenica 8 Agosto 1976, Niki Lauda continua a migliorare e compie ogni giorno passi da gigante verso la guarigione. Superata la fase critica causata dall'intossicazione dei gas respirati nel rogo, il pilota austriaco comincia a camminare e rimane a lungo seduto sul letto, mangiando frutta cotta e cruda e le prime zuppe.


"Nei prossimi giorni il pilota potrà riprendere un'alimentazione normale".


E nel frattempo viene confermato che lunedì Lauda sarà trasferito nella clinica per ustionati di Ludwigshafen, dove gli specialisti di chirurgia plastica dovrebbero cominciare a operare sulla testa di Niki. Le mani non necessitano di cure particolari, ad eccezione della destra, che ha riportato ustioni per fortuna no gravi.


Lauda non ricorda nulla dell'incidente, ma Marlene gli racconta dettagliatamente le varie fasi della sciagura, sottolineando lo splendido comportamento dei suoi salvatori.


"Se non fosse stato per loro, adesso non sarei qui. Mi hanno salvato".


Contemporaneamente, la decisione della Ferrari di sospendere la partecipazione al campionato mondiale di Formula 1 comincia ad innescare una catena di problemi.


Mentre i dirigenti dell'automobilismo sportivo si agitano, il Gran Premio d'Austria, in programma il 15 Agosto 1976 sul circuito di Zeltweg, attraversa un momento delicato, al punto che si pensa, addirittura, che questo non possa esser disputato.


Dall'Austria arrivano notizie polemiche e contrastanti: in primo luogo, gli organizzatori del Gran Premio avrebbero minacciato di citare per danni la Ferrari in quanto temono di incorrere in una perdita finanziaria - circa tre milioni di scellini, poiché viene calcolato che italiani e svizzeri calerebbero del venti per cento e gli austriaci del dieci per cento - per l'assenza alla loro gara della squadra di Maranello e dei suoi piloti.


Peter Ramensthelar, responsabile amministrativo della società che gestisce il circuito di Zeltweg, afferma che la Casa italiana aveva già iscritto due macchine, concludendo in tal modo un contratto che può essere invalidato solo per causa di forza maggiore.


Tale sarebbe, ovviamente, il caso di Lauda, ma non quello di Regazzoni.


Gli organizzatori, sempre secondo quanto comunicato da fonti austriache, avrebbero sostenuto di non aver ancora ricevuto una notifica ufficiale del ritiro della Ferrari, e gli stessi avrebbero anche aggiunto di non essere riusciti a mettersi in contatto con Maranello.


Tuttavia, è provato che fra le parti c'è stato un fitto scambio di telex, e ad una specifica richiesta degli austriaci di far correre almeno Regazzoni, dall'Italia si è risposto con un cortese quanto secco diniego.


Nella vicenda, seppure in ombra, si inserisce anche il governo austriaco.


Le autorità di Vienna sarebbero estremamente perplesse sul concedere o meno il loro placet al Gran Premio per due ragioni: da una parte per senso di solidarietà nei confronti di Lauda - che in Austria è un idolo - e della Ferrari, dall'altra per timore di agitazioni e disordini.


A Vienna avrebbero paura che i tifosi di Niki e di Maranello - austriaci, italiani o di qualsiasi nazionalità - possano compiere gesti inconsulti prima e durante la corsa.


In ogni caso, il servizio di polizia, se la gara si farà, verrà rinforzato.


Certo, la tensione in Formula 1 continua, e più che mai è necessario un chiarimento definitivo, anche perché nel mentre, Clay Regazzoni, presente a Bordighera e in procinto di raggiunge Maranello, domenica 8 Agosto 1976 dichiara:


"A seguito della decisione dell'ingegner Ferrari di non partecipare alle prossime gare di campionato vorrei precisare quanto segue: anzitutto, dal momento in cui Ferrari decideva l'astensione ai prossimi Gran Premi non ho avuto l'occasione di parlare con alcun esponente della stampa, e sono rimasto molto seccato leggendo presunte mie dichiarazioni in merito".


"Dopo la decisione della Ferrari ho parlato con l'ingegner Forghieri, il quale mi ha confermato che, malgrado la situazione del momento, il programma di prove e collaudi continuerà come previsto. Per quanto concerne la decisione stessa, condivido pienamente la presa di posizione della Ferrari anche se, come sportivo, mi dispiace non poter difendere i colori della casa di Maranello e la posizione di Lauda nei prossimi Gran Premi".


Domenica 8 Agosto 1976 Niki Lauda lascia l'ospedale di Mannheim, trasportato a quello di Ludwigshafen, specializzato nella cura delle ustioni. Ora Lauda può bere anche del vino, mentre Hunt prova a Zeltweg la nuova McLaren N26 e batte il recordo della pista girando in 1'34"46.


Lunedì 9 Agosto 1976 Regazzoni effettua prove comparative con le gomme utilizzate da lui e da Lauda al Nurburgring, e successivamente prova le nuove Goodyear a Fiorano.


Quando Regazzoni prova le gomme utilizzate da Lauda, riscontra le stesse vibrazioni che l'austriaco aveva segnalato al venerdì. Questo dovrebbe essere causato da inconvenienti della produzione troppo grossa di gomme monotipo.


Nel frattempo torna a Maranello Sante Ghedini, che conferma a Ferrari (nel frattempo sfebbrato) che Lauda si è slacciato il casco mentre era all'interno della vettura, subito dopo il primo urto, per verificare gli effetti del colpo allo zigomo (ma in realtà il casco si è sfilato nell'urto). Così è rimasto avvolto dalle fiamme al viso mentre era senza difesa, ai nuovi investimenti.


Martedì sul circuito di Fiorano piove, sicché Regazzoni non può proseguire i test.


Nel mentre, in Germania, Lauda viene intervistato dalla televisione austriaca:


"Ora penso a guarire. Penserò a tornare alle corse solo se sarò guarito al cento per cento".


E da Colonia Chris Amon annuncia il suo definitivo ritiro dalle corse. L'Ensign lo sostituisce - previo pagamento di sedici milioni di lire - con l'austriaco Binder.


Mercoledì 11 Agosto 1976 a Roma si svolge la riunione straordinaria indetta dalla stessa Csai dopo le accuse di Ferrari sulla mancata assistenza sportivo-legale. La riunione si conclude con espressioni di viva solidarietà per la Ferrari, e con l'ammissione dei torti anche morali subiti dalla Ferrari ad opera degli organi sportivi internazionali


In tal sede viene resa pubblica la perizia da parte degli ingegneri della Csai, Nosetto e Galmanini, e viene espresso un invito a riprendere la partecipazione al campionato di Formula 1 in Italia, a Monza.


"Si garantisce che la Csai farà di tutto per giungere ad avere soddisfazione dal Tribunale d'Appello Internazionale perché Hunt e la McLaren siano tolti dalla classifica del Gran Premio d'Inghilterra".


Ferrari dirà di si? L'assenso non dipende solo da lui, ma anche dall'amministratore delegato della società, Giovanni Sguazzini.


Il presidente dell'Aci, l'avvocato Carpi, fa da eco a quanto emesso dalla Csai, e ribadisce che è importante che Ferrari torni presto a correre.


"Per evitare una penalizzazione agli sportivi automobilistici italiani e stranieri, non responsabili delle deprecate decisioni di certi organismi internazionali".


Conclude il telegramma di Carpi all'indirizzo di Ferrari:


"Confido che la sua elevata sportività non vorrà far mancare al tradizionale appuntamento di Monza la presenza delle sue prestigiose vetture, risultato dell'impegnativo lavoro compiuto da lei, dai suoi tecnici e dal tutte le maestranze della sua industria".


Ciononostante, mercoledì 11 Agosto 1976 la Scuderia Ferrari fa chiarezza su quanto accaduto in Germania attraverso delle buste con l'emblema del Cavallino Rampante, indirizzati ai giornali di mezza Italia, cui all'interno è presente un'ordinata documentazione sul caso Lauda-Ferrari-Nurburgring: un comunicato della Casa di Maranello, stilato nella minuta originale da Enzo Ferrari, mostra il testo della perizia tecnica degli specialisti della Commissione sportiva automobilistica italiana, ed una serie di fotografie scattate in officina sul relitto della monoposto del pilota austriaco.


Dalla documentazione preparata dalla Ferrari, emerge in modo inconfutabile che l'incidente di Lauda non è stato provocato da cedimenti della vettura, bensì si accennano cause ipotizzabili ma non precisabili, a parte la pista non ancora completamente asciutta.


Dunque una serie di circostanze, dal fondo stradale umido alla guida al limite di Lauda, impegnato in un affannoso inseguimento, alle gomme. E' interessante riportare alcune precisazioni di Ferrari, che accenna ad avventate dichiarazioni e considerazioni divulgate dagli organizzatori della corsa tedesca e organi di informazione, ed in particolare:


  • E' stato dichiarato che la causa prima dell'incidente era dovuta alla perdita di una ruota, come dal comunicato degli organizzatori numero 39 del 1° Agosto. La Ferrari, alla luce delle conclusioni della perizia tecnica, richiesta alla Csai, può affermare che ciò è completamente falso, come risulta anche dal successivo rapporto dei commissari tecnici dell'Avd;

  • E' stato detto che i dirigenti e i tecnici della Ferrari si sono allontanati furtivamente dal Nurburgring, sottraendo il relitto della vettura ad ogni indagine tecnica. Anche questo è completamente falso. La Ferrari ha lasciato il Nurburgring solo dopo che i tecnici degli organizzatori avevano invitato la squadra a recuperare il relitto della vettura. Ciò con l'assenso anche di Von Hanstein presidente della commissione sportiva dell'Avd e vicepresidente della Csi, una volta che i cinque commissari avevano terminato l'ispezione, come risulta dal loro comunicato numero 51 del 4 Agosto;

  • Si è detto che la vettura 312 T2 non montava un impianto di estinzione regolamentare, ma anche questo è contrario al vero, come ha dimostrato la perizia. Basti poi ricordare che gli stessi verificatori non avrebbero permesso alle nostre vetture di prendere il via, se le norme di sicurezza relative agli impianti non fossero state riscontrate regolari in sede di verifica;

  • E' stato riportato dagli organi di stampa che il presidente della Fia ha dichiarato che il manometro dell'estintore principale era rotto. La perizia ha constatato che il manometro era in posizione di vuoto, condizione in cui fu trovato l'estintore di bordo, dopo essere stato azionato manualmente dall'interno vettura e ciò fu rilevato da parte dei piloti che hanno soccorso Lauda.


La ricostruzione dell'incidente è minuziosa. Essa non si distacca da quella che già si conosceva, ma offre alcuni particolari ulteriori di notevole interesse: Lauda è stato colpito violentemente sul casco da uno dei pali di legno delle reti di protezione. Edwards ha evitato la Ferrari, si è fermato dopo cento metri ed è tornato indietro a piedi, di corsa, per soccorrere il collega. Lunger ed Ertl hanno fatto fare un volo di cinquanta metri alla 312 T2. Dalla scocca sventrata dagli urti è fuoriuscito il serbatoio sinistro in gomma, che ha bagnato di benzina l'esterno della Ferrari.


Il comunicato si conclude con parole di amarezza e di accusa:


"La Ferrari è addolorata di constatare come si sia speculato su di un così triste evento, gettando discredito su tutta una fabbrica che ha sempre operato con alto senso di responsabilità, nel tentativo di salvaguardare l'agibilità di un circuito ormai condannato dalla evoluzione dei tempi".


Cosa dire d'altro?


Anthony Quartey

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