#23 Inside of Ferrari: Belgio '98 e una strana premonizione di mio padre…

Aggiornato il: feb 16



Pur essendo passati tanti anni, più penso a questa storia, più mi dico che ha dei contorni assolutamente assurdi.


Il Gran Premio corso sotto il diluvio a Spa-Francorchamps il 30 agosto 1998 fu, ed è tutt’ora, uno dei più citati e discussi dagli appassionati del Motorsport e della F1. Per me, personalmente, questo GP rappresenta un qualcosa che va oltre alla normale visione di una gara di Formula 1.


Ovviamente questa storia dev'essere letta come un paradosso.


Ma andiamo con ordine.


In qualifica, Mika Häkkinen fissa la pole in 1'48"682. La prima fila è tutta McLaren, con uno dei due protagonisti di questa storia, David Coulthard, staccato di 163 millesimi:


"So dove ho perso terreno, ho cercato di sfruttare un po’ più il cordolo alla Bus stop, ma la macchina è saltata troppo e mi sono trovato fuori traiettoria alla fine della curva".


Mentre l’altro protagonista, Michael Schumacher, si vede togliere il miglior tempo per eccesso di velocità in regime di bandiere gialle ed è solo quarto, distante oltre 1,3 secondi e superato anche da Damon Hill:


"Per me è come avere davanti tre McLaren. Nessuno di loro tre farà nulla per favorirmi, anzi: mi renderanno la vita difficile. A me non resta che cercare di fare una buona partenza. Penso che buona parte di quel distacco l'abbiamo preso nella chicane. Per noi è tremenda, un calvario. Altre macchine invece mi pare che volino in quella chicane".


Le premesse sono tutte in favore della McLaren, ma il giorno dopo sul circuito belga cade una forte pioggia: è il terreno ideale per Schumacher, che già l’anno prima aveva trionfato nelle stesse condizioni climatiche.


Tra l’altro, in questa circostanza si festeggia il seicentesimo gran premio in Formula 1 per la Ferrari, e il trentesimo anniversario della prima vittoria della McLaren.


Come tutte le domeniche di gara, mi misi comodo per seguire il GP. Stranamente quel giorno non era presente in casa mio padre, dato che generalmente non si perdeva la visione di un Gran Premi di F1, se non nei casi in cui esso stesso era in pista per lavoro. Sull’andamento del campionato del 1998 io e mio padre avevamo avuto un’idea contrastante.


Tra me e mio padre, quell’anno c’era una sorte di confronto-sfida di idee relative a chi avrebbe dovuto vincere il campionato. Mio padre era convinto che avrebbe trionfato la creatura di Newey, una macchina perfetta e capace di saltare sopra i cordoli senza scomporsi minimamente, mentre io, romanticamente, avevo pronosticato la vittoria dell’uomo sulla macchina, quindi di Michael Schumacher a discapito della McLaren.

Mio padre, però, mi ammoniva dicendomi che certamente Schumacher era il pilota più forte in assoluto, ma che dietro ai piloti c’era (e c’è tutt’ora) un giro di interessi che vanno ben oltre la normale sfida in pista, e che quindi qualcosa o qualcuno avrebbe fatto in modo di intervenire sottraendo la vittoria al pilota tedesco.


Mio padre, da una vita nell’ambiente, la sapeva lunga, mentre io imparai molto sulle dinamiche che si muovono dietro le quinte proprio grazie a questi scambi di idee. Infatti, molti anni dopo scoprii che a far perdere il mondiale a Schumacher fu effettivamente un errore umano, a Suzuka; un retroscena mai raccontato.


Ma di questo parleremo in un altro #Inside.

È il 30 agosto 1998 e, a differenza dell’Italia, dove splende un sole cocente, a Spa diluvia.


Dato che il luogo di partenza del circuito è in discesa, prima dello start si discute sul metodo di partenza da utilizzare. Le opzioni sono due: la classica partenza da fermo oppure far partire i concorrenti mediante l’opzione lanciata dietro la Safety Car.

Si opta per la prima opzione.


E si scatena il caos.



Dopo la prima curva, Coulthard è quarto ma rimettendosi in linea perde il controllo della McLaren e schizza contro il muretto dei vecchi box, rimbalzando in pista davanti al gruppo, diventando così responsabile dell’incidente con il maggior numero di vetture coinvolte nella storia della Formula 1, ben quindici. Passano Fisichella, Ralf Schumacher, Frentzen, Alesi e Tuero, mentre tutti gli altri finiscono uno contro l'altro tra un mare di rottami.


Irvine colpisce per primo la vettura di Coulthard, poi è la volta di Salo mentre Herbert e Trulli si girano e Diniz finisce contro la Prost. Panis urta Barrichello e manda la Stewart in testacoda davanti a Wurz che lo sperona. Takagi finisce contro il muro mentre con la strada completamente ostruita Rosset finisce nel mucchio contro la Prost di Panis e la Stewart di Barrichello. La gara è interrotta e si riparte con quattro vetture in meno: quelle di Barrichello (leggermente ferito), Salo, Rosset e Panis.


La gara viene immediatamente interrotta, e passa addirittura un’ora intera prima che le auto e tutti i rottami sparsi per il circuito vengano recuperati e in parte perfino regalati al pubblico presente sugli spalti.


Nel frattempo la Rai ripropone più e più volte le immagini dell’incidente.


Finalmente, dopo un’ora di attesa si riparte. Anche in quest’occasione si discute della possibilità di iniziare il GP dietro la Safety Car ma, nonostante la pioggia continua a cadere incessante, si decide di optare per la partenza da fermo.


Al secondo via le McLaren partono male.



Irvine s'infila all'interno di Häkkinen il quale allarga, si tocca con Schumacher e si gira alla Source. Pochi istanti dopo il finlandese viene centrato in pieno dalla Sauber di Herbert.


E mi lascio andare a un urlo di gioia dato che, in campionato, Mika Häkkinen ha 77 punti in classifica, mentre Schumacher è a 70: con condizioni favorevoli, Schumacher può vincere e passare in testa al campionato.


La momentanea gioia aumenta ancor di più quando pochi minuti più tardi Coulthard e Wurz vengono a loro volta a contatto. In quel momento nella mia mente pensai: ok, è il weekend perfetto. Le McLaren sono entrambe ferme, e Schumacher può vincere. Ma pochi istanti più tardi le immagini tornano su Coulthard, mostrando il suo rientro in pista.


A questo punto entra in pista la Safety Car, mentre in testa alla gara c’è Hill, seguito da Schumacher e Irvine. Dopo il rientro della Safety Car inizia la rimonta di Schumacher, che all’ottavo giro si porta in testa alla gara dopo aver superato Hill alla curva Blanchimont. Nel frattempo Irvine va in testacoda e l'ala anteriore rimane incastrata sotto il telaio: l'irlandese deve compiere quasi un giro prima di rientrare ai box.


Dopo essere passato in testa, come immaginavo, per Michael Schumacher la gara è in discesa. Il tedesco gira su tempi inavvicinabili per gli altri, tanto è vero che dopo poche tornate ha già sedici secondi di vantaggio su Hill.


Passano i minuti, cade la pioggia sul circuito, ma niente può fermare Schumacher.

Verso metà gara, sento arrivare mio padre a casa. Come di consueto, abbandono momentaneamente la visone della gara e mi dirigo verso di lui, per salutarlo.


Scambiamo due parole, dopo mi chiede come sta andando la gara. Gli rispondo, sornione, che Schumacher era in testa, mentre Häkkinen è fermo a causa di un incidente. Mi chiede di Coulthard, ma gli rispondo che anche lui è fuori dai giochi perché sulla pista sta cadendo un forte acquazzone e ad inizio gara è uscito di pista. A questo punto, non potrò mai scordarmi le parole di mio padre, che mi disse:


"E Schumacher è in testa alla gara e ancora non lo hanno fermato? Strano. Ma vedrai che qualcosa si inventano per fermarlo".


Io rispondo:


"Sta piovendo quindi il motore gira a temperature d’esercizio basse, dietro ha solo Hill, chi può fermarlo?"


Ma mio padre, insistentemente, esclama: “Vedremo al termine della gara chi dei due ha ragione. Schumacher non deve vincere questo campionato, e non lo vincerà”.


Rimasi basito e incredulo. Certo, aveva avuto ragione tante volte in tante sue previsioni, come ad esempio la scelta della McLaren di puntare su Häkkinen piuttosto che Coulthard, e sicuramente una vita di corse gli aveva insegnato tanto, ma mi pareva tutto troppo assurdo.


Torno dunque a guardare la gara, convinto che mio padre si sbaglia.


Pochi minuti più tardi, il ritmo indiavolato ha portato Schumacher a una manciata di metri di distanza da Coulthard. A questo punto, praticamente all’unanimità, telecronisti, Jean Todt e ovviamente anche io sobbalziamo perché tutti intuiamo che Coulthard può in qualche modo ostacolare Schumacher.


Addirittura Jean Todt si dirige verso gli ingegneri della McLaren per accertarsi che il pilota scozzese non commettesse delle scorrettezze nei confronti di Schumacher. Possibile che tutti abbiamo avuto lo stesso sentore? Ma soprattutto è possibile che mio padre possa avere ragione e che può succedere qualcosa?


No, non ci voglio nemmeno pensare a questa eventualità.


D’accordo che Schumacher, vincendo, sorpassa Häkkinen in classifica, ma addirittura agire in maniera scorretta mi pare esagerato. Eppure sembra che anche Schumacher tema Coulthard, che abbia addirittura paura di doppiarlo, dato che lo studia, curva dopo curva. E nella mia mente torna a rimbombare quel pensiero: tutti stiamo temendo Coulthard.


Giro numero venticinque: Michael Schumacher conduce su Hill. Ha un vantaggio enorme sul suo rivale. Penso dunque che semplicemente non vuole prendere rischi, ed è logico. D’altro canto la luce di posizione di Coulthard non funziona, quindi il tedesco può solo intuire dove sia il rivale vedendo l’enorme nuvola d’acqua davanti a lui.


Ma nel rettifilo in discesa verso Pouhon, Coulthard rallenta improvvisamente su un tratto molto bagnato. Schumacher, uscito dalla curva in piena e con la visibilità ridotta per via dell'innalzamento dell’acqua generata dalle ruote della vettura del pilota scozzese, tampona l'avversario. Il tedesco completa il giro fino ai box su tre ruote, mentre Coulthard resta senza alettone.


Rimango impietrito davanti al televisore.



Superato l’iniziale shock, pochi istanti dopo, mentre vedo Schumacher proseguire la gara senza la ruota anteriore destra, mi ripeto insistentemente che non è possibile che mio padre avesse ragione. Non così. Non in maniera platealmente scorretta. Va bene, mio padre aveva visto anche di peggio, soprattutto nelle categorie minori, ma questa è F1, e una circostanza come questa poteva costare la vita al pilota che segue.


E infatti appena tornato ai box e sceso dalla Ferrari, Schumacher si precipita ai box McLaren, rincorso da Stefano Domenicali e, arrivato a contatto col pilota scozzese, lo accusa dell’accaduto, chiedendogli se era sua intenzione volerlo uccidere con quella insensata manovra. La rissa viene scongiurata dall'intervento dei meccanici McLaren che tengono i due piloti separati, prima che il tedesco possa essere portato via da Jean Todt e Stefano Domenicali:


"Sul primo momento la reazione è stata esagerata. Anch'io sono un uomo e quando si perdono dieci punti per un ritiro provocato da un doppiato è forse umano che si reagisca in modo esagerato. Anche se si è avuta l’impressione che io avessi voluto mettere le mani addosso, assicuro che non volevo in alcun modo aggredire David Coulthard, io ho molto autocontrollo".


Generalmente, dopo un evento simile come minimo bisognerebbe squalificare il pilota che ha commesso l’infrazione o l’errore di calcolo, aggravato per altro dal fatto che c’è di mezzo un concorso d’interesse, ma niente di tutto ciò fu fatto. Gli steward, non ravvisando frenate da parte dello scozzese, non danno seguito a sanzioni disciplinari.


Soltanto molti anni più tardi, Coulthard ammetterà la sua colpa, dichiarando:


"Ho visto le bandiere blu. Il team mi aveva informato perché ovviamente con tutta quell’acqua vedere negli specchietti era davvero difficile. Ho terminato la curva e ho mantenuto la mia velocità verso il Pouhon per farlo passare. Non volevo certo che finisse così, è inaccettabile il suo comportamento dopo l’incidente. È disgustoso per un campione con tutti i suoi record".


"Avrebbe bisogno di aiuto per controllare la sua rabbia. Riflettendoci, quando Michael mi ha gridato che avevo cercato ucciderlo, pensava che io avessi frenato all’improvviso. Più tardi, gli chiesi esasperato se lui avesse mai sbagliato qualcosa durante la sua vita, e mi rispose: Non che io ricordi. In realtà, come dimostrarono i dati analizzati dagli steward non avevo frenato. La verità è che ho alzato il piede dall’acceleratore per farlo passare, ma l’ho fatto sotto il diluvio e in traiettoria".


"E non devi mai farlo. Ora che sono più esperto non lo rifarei mai. Allora non mi era ancora mai capitata una cosa del genere, ma di sicuro quando mi hanno avvisato che Schumacher tentava di doppiarmi, avrei dovuto prendere una decisione migliore".


Quindi caso chiuso, c'è stata un'incomprensione che ha privato Schumacher di quei punti fondamentali per vincere il campionato. Un campionato perso all'ultima gara per motivi differenti da accordi o altro.


Cosa rimane, a distanza di anni, di quell’episodio? Due idee e visioni dell’insieme contrastanti, tra me e mio padre, ed una storia paradossale.


Lui, in un primo momento, era convinto che tutto questo facesse parte di un normale programma prestabilito: secondo cui bisognava fermare Schumacher per non fargli vincere il campionato 1998.


Io, invece, ero convinto che fu un incidente di gara: il tempo mi ha dato ragione.


Ma certo rimane senza dubbio singolare il fatto che mio padre, un attimo prima, avesse detto con tanta sicurezza che Schumacher non avrebbe vinto quel Gran Premio.


Fulvio Conti

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