#21 GP degli EAU: quando vincere non è più gratificante si punta a surclassare gli avversari

Aggiornato il: gen 26



Sembra tutto incredibilmente scontato a volte, ma allo stesso tempo si rimane spaventosamente impressionati quando si assiste a una prova di forza così schiacciante. Perché il fatto che ad Abu Dhabi sia stato Lewis Hamilton a trionfare non è poi una notizia così fragorosa, visti i suoi precedenti sul circuito di Yas Island (5 pole position e altrettante vittorie in 11 edizioni disputate) e vista l'incredibile affinità che le Frecce d'Argento hanno con il circuito degli Emirati Arabi Uniti (dal 2014 sempre in pole e sempre vincenti). Nonostante i domini, nonostante la sfilza infinita di successi, il binomio Mercedes-Hamilton continua a incantare, riuscendo a porsi sempre nuovi stimoli, a presentarsi in pista sempre incredibilmente motivati e vogliosi non di vincere, ma di annientare la concorrenza. Quest'ultima parte di campionato è stata contrassegnata da voci che vedono Mercedes al termine del suo lungo ciclo di successi, causato dall'enorme taglio di 1 miliardo di dollari che la Casa di Stoccarda è stata costretta ad effettuare, tanto da far vociferare un possibile addio del team campione in carica in un futuro neanche troppo lontano. Lo stesso Hamilton, in conferenza stampa prima del GP di Abu Dhabi, ha scherzosamente commentato la notizia, affermando di dover parlare con chi di dovere per poter avere notizie a riguardo, senza però confermare la permanenza della scuderia della Stella a Tre Punte nel Circus. Forse è la classica mossa da parte di un team che vuole dettare le proprie condizioni per i regolamenti futuri, e che minaccia l'addio se non vede assecondate le richieste avanzate. Ma a prescindere da tutti questi rumors, la verità è che nel 2020 Mercedes sarà ancora lì, pronta a giocarsi le proprie carte per vincere ancora, e anche se la macchina non sarà eccezionale, il team ha dimostrato di poter contare su un insieme di fattori, quali unione di squadra, esperienza, competenza e capacità di prendersi rischi, che spesso hanno dato i frutti sperati. Insomma, è il complesso ad aver reso la scuderia di Brackley imbattibile negli anni, e anche per la prossima stagione sarà dura per chiunque sopravanzare gli uomini in grigio. E poi c'è lui: Lewis Hamilton. Quel pilota in grado di fare la differenza anche nei momenti più delicati, e che lancia segnali inconfondibili anche quando serve meno: l'uomo da battere sono io. Non è bastata né la pole del sabato, l'88esima della carriera, né il successo nel GP di Abu Dhabi, l'undicesima della stagione (84esima della carriera, numeri da capogiro) per placare la fame di vittorie di The Hammer: l'inglese si è voluto aggiudicare il giro veloce, realizzando tra l'altro un tempo da fantascienza, mostrando così il classico atteggiamento di chi non vuole lasciare neanche le briciole agli avversari. E Hamilton non si è limitato a portare a termine il compitino: è diventato 6 volte campione del mondo, si è ulteriormente avvicinato a Sua Maestà Michael Schumacher e si è aggiudicato l'ultimo appuntamento stagionale con forza, mandando un avvertimento chiaro e inequivocabile, probabilmente indirizzato a Leclerc e Verstappen, i due giovani arrembanti che qualche grattacapo l'hanno creato all'inglese quest'anno: se volete battermi, preparatevi ad affrontare le pene dell'inferno. E per un 2019 che si conclude anche con l'ottima rimonta di Bottas, partito ventesimo, arrivato quarto, a pochi decimi dal podio, penalizzato tra l'altro da un inspiegabile malfunzionamento del DRS per i primi 15 giri di gara, c'è un 2020 ancora tutto da scoprire, e i tanti giorni che ci accompagneranno da qui fino a Melbourne ci proporranno sempre lo stesso quesito: qualcuno può battere Mercedes? Partendo da Ferrari, la risposta è no. No se continuerà ad essere questo l'operato del team. Da dopo la fantastica doppietta di Singapore, si sono susseguiti episodi negativi per il Cavallino, ad ogni singolo GP, non dovuti dalla sfortuna: il problema tecnico di Vettel in Russia, che ha impedito alla Rossa di portare a casa un'altra doppietta, la partenza disastrosa di entrambi i piloti in Giappone, l'improvvisa perdita di competitività negli USA, dopo un altro problema tecnico riscontrato da Leclerc nelle FP3, la strategia discutibile del Messico, il contatto tra Vettel e Leclerc in Brasile e l'errore di valutazione in qualifica ad Abu Dhabi. Citare il cedimento della sospensione di Vettel in Texas non sarebbe corretto, perché si tratta di un'anomalia inspiegabile, ma per il resto sono tutti errori, mancanze, sbavature, che possono anche capitare, ma non così frequentemente, soprattutto se ti chiami Ferrari, soprattutto se punti a battere un team come Mercedes che rasenta la perfezione. Ciò che più spaventa è che sono aspetti molto delicati, di natura differente l'uno dall'altro, non collegati direttamente tra loro e incredibilmente difficili da risolvere, soprattutto quando si affronta la pausa invernale con la consapevolezza di essere stati lontani dall'essere impeccabili nel corso dell'annata. Inevitabilmente si viene a creare un clima di tensione, che influisce negativamente su ingegneri, tecnici e piloti. Potremmo presentare tale osservazione ponendo una domanda: tra meno di tre mesi, la F1 scenderà nuovamente in pista, con i test pre-stagionali di Barcellona, e in un arco di tempo così ristretto, Ferrari riuscirà a trovare una quadra complessiva della situazione, risolvendo tutte quelle problematiche che hanno inciso soprattutto nella parte finale del mondiale, e non solo? Vedere una Rossa con una monoposto più affidabile, più competitiva, completa, senza l'enorme mancanza di prestazione riscontrata nelle curve lente per tutto il campionato, in grado di saper gestire i piloti e le strategie, per molti tutto ciò è utopia pura. Ciò che è sicuro è che c'è molto lavoro da fare, e a prescindere dalle notizie che cominceranno a circolare nelle prossime settimane e dai dati che saranno raccolti durante i test di Barcellona, bisognerà attendere il GP di Melbourne per capire se il Cavallino sarà riuscito a compiere questo enorme salto in avanti, ripartendo dai suoi elementi positivi, come l'abilità alla guida di Leclerc, che ha dimostrato di essere abile, tenace, grintoso, e che ha messo in mostra tutte le sue qualità: il Predestinato, se messo nelle condizioni ideali per poter competere per il titolo, saprà giocarsi le sue carte. E attenzione alla Red Bull! Il motore Honda spinge, perché a livello di potenza non sembra essere più dietro rispetto ai propulsori Mercedes, e ormai sembra poter impensierire anche quelli Ferrari, e non solo: la Casa nipponica si è distinta anche per l'ottimo livello di affidabilità. Complessivamente la RB15 non ha sofferto come in passato su quelle piste che premiavano le vetture con un buon motore, e se durante l'inverno il propulsore giapponese compierà ulteriori passi in avanti, la scuderia di Milton Keynes potrebbe ritrovarsi fin da subito in lizza per il titolo. A tutto ciò va aggiunto che in Red Bull sembrano aver trovato quell'equilibrio che da tempo cercavano: un motore di livello, un seconda pilota come Albon, non veloce come Verstappen, ma bravo nel riuscire a portare a casa punti importanti, dimostrando così di avere un buon margine di crescita, consentendo così ai "bibitari" di poter puntare tutto su Super Max, senza pericolose rivalità interne. Detto in altre parole, la scuderia anglo-austriaca ha tutti gli elementi necessari per poter impensierire la concorrenza, e se Adrian Newey tirerà fuori il suo solito capolavoro telaistico, la Red Bull nel 2020 non sarà soltanto una terza incomoda, ma una concorrente per la corona iridata. Nota di merito anche per McLaren, che chiude la stagione al quarto posto nel campionato Costruttori. Sainz addirittura, beneficiando dello scambio a metà stagione tra Albon e Gasly, ha concluso la stagione in sesta posizione nella classifica Piloti: lo spagnolo della scuderia di Woking, oltre ad essere il migliore dello schieramento centrale, si è tolto la soddisfazione di concludere l'annata davanti a una delle due Red Bull, un'ulteriore prova dell'ottimo campionato disputato dal 25enne di Madrid. Tutto ciò consente inoltre a McLaren di tornare a respirare l'aria di alta classifica, aspetto più che positivo considerando l'incubo vissuto nel 2018. Chissà se la scuderia inglese sarà in grado di compiere un ulteriore salto in avanti già il prossimo anno, limitandosi non soltanto a staccare i team di centro classifica, ma avvicinandosi notevolmente ai 3 Top Team, rendendo il Mondiale ancor più imprevedibile. Simone Pietro Zazza

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