#20 1997: Ultimo atto!

Aggiornato il: mar 24



Nell’attesa che si tenga il processo, non si placano le critiche indirizzate al ferrarista, anche dalle stesse testate giornalistiche che fino a poco tempo prima ne tessevano le lodi, e ne decantavano le imprese.


Abbigliato con un costoso completo scuro di gran moda a Kerpen, martedì 28 ottobre 1997 Michael Schumacher si presenta nel museo Ferrari per affrontare i media che in soli due giorni gli si sono rivoltati contro, distruggendo l'immagine da campione che era stata costruita in quattro anni.


"Sapevo che mi avrebbero attaccato ed ero pronto a difendermi. Nella squadra avevamo esaminato tutte le possibili ipotesi. Ecco: non immaginavo che lui avrebbe provato a superarmi all'interno. Ho sbagliato, ho commesso un errore di giudizio, ho sottovalutato la situazione che si stava creando".


"Sono un essere umano come gli altri, anche se io di errori non ne faccio molti. Ma ne faccio. In questi due giorni ci ho pensato su e adesso vedo le cose diversamente, e se in futuro dovessi ritrovarmi in situazioni analoghe mi comporterei in altro modo".


"Di solito non leggo mai i giornali, c'è chi lo fa per me e mi dice che cosa viene scritto. Oggi però ho dato un'occhiata a qualche giornale e mi pare che ci sia stata una reazione esagerata. Episodi del genere ce ne sono tanti nel mondo delle corse".


"Forse la reazione stavolta è stata esagerata perché corro con la Ferrari, che è un'altra cosa e così finisce che ti ritrovi a fare la parte del cattivo senza esserlo. Io cerco sempre di vincere ma senza mai avere l'intenzione di fare del male ad altri. Stavolta ho sbagliato, ho sottovalutato una situazione, ma andrò alla FIA per chiarire la mia posizione e sono pronto ad accettare tutte le conseguenze. Dopodiché continuerò a lavorare come sempre, non mi fermerò certo per una cosa del genere".


"C'è chi vede in quell'incidente la mia volontà di eliminare l'avversario, e c'è chi vede solo la mia volontà di difendere una posizione. Io credo che un giudizio andrebbe emesso su una intera carriera, non su un singolo episodio. I miei fan resteranno miei fan indipendentemente da questa vicenda".


"Non mi aspettavo di avere Villeneuve così vicino, sono rimasto sorpreso e ho reagito d'istinto, forse in modo eccessivo. In quella frazione di secondo quella mi è sembrata l'unica manovra possibile".


"Ogni circostanza è diversa, non sono mai cose comparabili. Ciò non toglie che sono scontento della situazione che si è venuta a creare adesso e mi dispiace di non aver dato ai tifosi ciò che si aspettavano. E questo non mi rende felice".


"Io ho tempi di reazione alquanto lunghi e lì per lì non ho capito cosa era successo. Poi, riguardando la tv, parlando e meditando, ho capito. Del resto domenica pomeriggio ci sono stati per tutti noi momenti difficili, non era facile parlare. Però sono andato a congratularmi con Villeneuve".


"Abbiamo parlato e non mi è sembrato che avesse del rancore verso di me".


"Io ho detto che la sua era una manovra a rischio, cioè che lui in quel tentativo di superarmi rischiava di andar fuori pista, e se non ci è andato è solo perché si è appoggiato su di me. Ma prima io ero convinto che sarebbe finito fuori pista lui, non io".


Ma i media si sono rivoltati contro:


"Può essere, perché io sono abbastanza inaccessibile. E' difficile fermarsi con me a fare una chiacchierata. Vivo isolato, ma questo dipende dal tanto lavoro che devo fare, dal successo, e così per molti io resto lontano. E alla fine vengo giudicato in modo sbagliato. D'altra parte io faccio il pilota, non l'addetto stampa. Però mi rendo conto che forse dovremmo rispettarci di più a vicenda, perché certo ho anch'io qualche colpa".


Anche Jean Todt interviene, e difende con decisione il suo pilota di punta dichiarando:

"Capisco l’importanza che ormai ha la F1 nel mondo intero, ci aspettavamo certe reazioni, ma sono sinceramente rimasto un po' sorpreso per il modo molto brutto che ha accompagnato queste reazioni. Quello che Michael ha portato in F1 dal punto di vista tecnico ed umano è stato tantissimo, ma è facile esprimere pareri, giudizi, critiche, mentre è più difficile fare il mestiere del pilota".

"In un momento di tensione estrema ha sottovalutato una situazione e in un millesimo di secondo si è trovato a reagire. Non so se oggi reagirebbe ancora così, comunque l'ha fatto e ne spiegherà poi lui le ragioni. Michael ha disputato più di cento gran premi e pertanto un pilota va giudicato nella sua carriera globale e non solo in un episodio contrario. Quello che ha fatto in carriera l'ha ottenuto in modo eccezionale e da quando è alla Ferrari ho potuto apprezzarlo tantissimo anche come uomo. E lo stesso hanno fatto quelli che lavorano con lui ogni giorno".

Non lo difende, invece, Niki Lauda che, pur essendo consulente della Ferrari, il 4 novembre 1997 rilascia al giornalista Philip Mcallef del Daily Telegraph di Sydney questa dichiarazione:


"Ciò che Michael ha fatto a Villeneuve è stato premeditato, la televisione lo ha dimostrato ed avrebbe potuto evitarlo. Il suo caso sarà esaminato a Parigi l'undici novembre e Schumacher potrebbe anche essere sospeso per alcune gare. Ma tanto, a chi importa ormai? Villeneuve è Campione del mondo".


"Queste cose nelle corse sono sempre accadute, specialmente nelle corse chiave come quella di Jerez, solo che oggi ci sono molte telecamere alle quali non sfugge nulla, quindi c'è molta più pubblicità su questi episodi".


Successivamente la casa di Maranello smentisce in maniera categorica che Lauda abbia rilasciato determinate dichiarazioni.


L'autore dell'intervista, interpellato per telefono, si stupisce della smentita e afferma di essere in possesso della registrazione dell'intero colloquio che non deve essere stato né breve, né carpito con l'inganno. Visto che Lauda si sofferma a descrivere il suo passato alla Ferrari e spiega anche in cosa consiste la pressione cui sono sottoposti i piloti di Maranello:


"Quando persi il mondiale del 1976 per un punto dietro James Hunt e dopo il mio incidente al Nurburgring, Enzo Ferrari l'anno dopo mi fece partire come secondo pilota dietro Carlos Reutemann. La pressione dipende anche dalla grande aspettativa di una nazione e della sua stampa: gli italiani tifano tutti per la Ferrari. E' questa la pressione: quando vinci sei un Dio, quando perdi non sei più nessuno. Purtroppo quando guidi per un'altra squadra è una festa, ma non con la Ferrari".


Pochi giorni dopo, il 7 novembre 1997, Lauda torna a parlare dell'incidente, dichiarando:


"Sì, Schumacher aveva commesso un errore e quando se ne è accorto ha cercato di rimediare, di riprendersi il titolo che gli stava sfuggendo. Avrei fatto anch'io la stessa cosa in analoga situazione".


"Schumacher in quel momento era più lento per via delle gomme. Tra un treno di gomme e l'altro ci sono differenze anche di tre decimi di secondo, quello di Villeneuve era veloce, quello della Ferrari no".


Schumacher, nel frattempo, in attesa del giudizio della commissione della FIA parla ad una tv tedesca, in riferimento alla possibilità di una squalifica nei primi Gp della stagione 1998:


"Spero non venga compromesso il prossimo campionato"


Ma il giornale tedesco Bild pubblica una dichiarazione di un alto dirigente FIA, che si lascia sfuggire una frase sibillina:


"Davanti a 800 milioni di spettatori, Schumacher ha reso poco credibile la Formula 1".


Intanto il giornale britannico Times accusa di combine Williams e McLaren, parlando di due nastri che confermerebbero l'accordo tra i due team. Dall'ascolto della registrazione vengono fuori frasi tipo:


"Stai concentrato, Jacques, Hakkinen è dietro. Ultimo giro, ultimo giro. Seconda posizione, Jacques, ne abbiamo già parlato".


Certo, in realtà, già dopo la fine dell'ultimo Gran Premio, Villeneuve s'era giustificato dicendo di non aver voluto rischiare un eventuale contatto, lasciando la vittoria alla McLaren.


Quando mancando oramai pochi giorni all'esame del contatto tra Schumacher e Villeneuve, la FIA decide di aprire un'inchiesta sulla presunta combine tra McLaren e Williams nella gara cruciale di Jerez de la Frontera.


Dopo aver letto avidamente le pagine del Times, Max Mosley fa emanare un comunicato morbido ma significativo, dal quale si evince che "La FIA seguirà con profonda attenzione la vicenda".


Questo perché nel codice sportivo della FIA non sono previsti casi specifici di questo genere e dunque non ci sono sanzioni precise. Ma dice tuttavia un alto dirigente FIA che vuole restare anonimo:


"Ci sarebbe un articolo, il 151, che parla dei comportamenti sleali che possono nuocere alla sincerità della competizione, ma si tratta di una dizione generica e pesante difficile da applicare in questo caso, sempre che il fatto venga inoppugnabilmente provato".


"Se non sarà possibile intervenire per il passato, probabilmente bisognerà adottare nuove norme per il futuro".


Jean Todt immediatamente ribatte dicendo:


"Avevo parlato subito di questa vicenda e nessuno voleva credermi, adesso che ne parla il Times sembra a tutti uno scandalo, purtroppo la Ferrari è sempre stata un po' isolata e nel tempo abbiamo assistito a molte alleanze inglesi contro di noi. Non mi scandalizzo per questo, fa parte del gioco, anche perché la Ferrari è sempre una protagonista delle corse".


"Però una cosa è certa: tutto questo dimostra che la tensione a Jerez era molto pesante e noi abbiamo già pagato duramente".


"Ascoltavo anch'io in cuffia, mi sembrano tutte cose vere e d'altra parte ormai in F.1 tutti intercettano tutti".


D'altronde è abbastanza facile ascoltare i colloqui tra i piloti e le loro squadre. Basta comprare, con circa cinquanta dollari, una radiolina ricevente capace di cercare automaticamente le conversazioni in un arco di frequenze radio, tant'è vero che perfino alcuni giornalisti ne sono provvisti, ai box.


La risposta non si fa attendere, e il 9 novembre 1997 il settimanale Observer riporta le considerazioni di Frank Williams che se la prende apertamente con la Ferrari.


Secondo il costruttore inglese, sarebbe stata la Ferrari a fornire al Times e ad altri giornali i nastri con le conversazioni radio tra i box e i piloti della Williams, nel palese tentativo di minimizzare le colpe di Michael Schumacher.


Frank Williams precisa attraverso il giornale Observer di aver appreso del coinvolgimento della Ferrari da fonti italiane:


"Comprendiamo che il contenuto dei nastri è stato largamente diffuso dalla Ferrari. Sono molto deluso dalla scoperta che la Ferrari ascolta le altre squadre durante le gare. Sono deluso ma in effetti non sorpreso. E' chiaro che hanno fatto tutto questo per distrarre l'attenzione dal processo di martedì davanti al Consiglio mondiale della FIA".


Sia la Williams che la McLaren respingono comunque le accuse di collusione e rimandano a quanto disse Villeneuve subito dopo l'ultima gara corsa in Spagna:


"Quando Hakkinen mi stava dietro negli ultimi giri, il mio problema era se spingere come un matto rischiando di andar fuori con un'auto che si comportava stranamente o lasciarlo passare. Anche Coulthard era molto vicino e non l'ho ostacolato".


Contemporaneamente, anche il Sunday Telegraph punta sul fatto che sarebbe stata la Ferrari a rendere note le registrazioni. Il settimanale fornisce anche una interessante rivelazione su questa storia: Bernie Ecclestone, patron della Formula Uno, avrebbe interrotto in fretta e furia una vacanza e il 30 ottobre, durante un incontro informale dei costruttori di Formula Uno organizzato da Ron Dennis, avrebbe messo sul tavolo i nastri scandalo fornendo ai presenti varie insinuazioni.


L’11 novembre 1997 a Londra, curiosamente si tengono due processi. Il primo avrà come materia di discussione l’incidente tra i due contendenti al Titolo, il secondo si concentrerà sulla presunta combutta McLaren-Williams.

L’esito del primo processo di giornata è senz’altro quello che più fa discutere, e che dà un’ulteriore spinta ai giornali per continuare la loro campagna mediatica contro Schumacher.


Diversamente da quanto ipotizzato inizialmente, il processo a Schumacher si svolge nella sede del Royal Automobil club di Gran Bretagna, nelle campagne attorno all'aeroporto londinese di Heathrow, e comincia alle ore 9:30 in un cubo di mattoni e vetro, con aerei che vanno e vengono in un rombo pazzesco.


I potenti membri del Consiglio mondiale della FIA arrivano alla spicciolata su grosse limousine ma nessuno li conosce ed entrano indisturbati.


Il parapiglia prende vita invece all'arrivo di Michael Schumacher e del suo altrettanto eccellente difensore, Jean Todt. Davanti all'assedio delle telecamere, costernati con volti lividi, occhiaie e nervi tesi, i due fanno fatica a scendere dall'Alfa 164.


Ingurgitati senza pietà e senza gorilla dalla folla dei media, stanno per soccombere alla paura fisica quando in loro aiuto arriva l'abbattimento di un alberello travolto dalla folla inferocita dei cameraman.


Schumacher e Todt riescono così a entrare sani e salvi mentre fuori si fa il conto di obiettivi rotti e danni vari.



Alle ore 10:00 imputato e difensore vengono convocati in aula dove i giudici hanno già visto i filmati dell'incidente di Jerez. Schumacher è reo confesso, ammette tutto ma rigetta l'idea della premeditazione.


Alle ore 10:30 l'imputato è pregato di uscire.


Alle ore 10:45 viene richiamato e gli viene letta la sentenza.


Dopodiché, il presidente della FIA Max Mosley si affaccia in sala stampa per annunciare la sentenza: la Federazione Internazionale decide di estromettere Michael Schumacher dalla classifica del mondiale 1997 di Formula Uno, lasciando però al pilota tedesco i risultati ottenuti nei vari Gran Premi.


Le sue cinque vittorie, insomma, resteranno valide.


Nella nuova classifica al suo posto c'è adesso Frentzen, compagno di squadra del canadese. Nessuna sanzione pecuniaria, e soprattutto nessuna penalizzazione o squalifica da scontare nel prossimo mondiale, l'ipotesi più temuta dalla Ferrari.


Schumacher, inoltre, dovrà partecipare ad una campagna per la sicurezza stradale, gratuitamente, promossa dalla FIA, nei successivi due anni.


La cancellazione dei punti del pilota tedesco non ha conseguenze sulla classifica riservata ai costruttori, in cui la Ferrari conserva il secondo posto alle spalle della Williams.


Dichiara Max Mosley, presidente della FIA e del Consiglio Mondiale:


"Schumacher poteva superare nuovamente Villeneuve e vincere ancora il mondiale. Dunque non l'ha fatto apposta. Lui si trovava in una situazione di enorme pressione ed ha avuto una reazione sbagliata ma non premeditata".


"L'esclusione dal mondiale ha un grande valore perché dall'anno prossimo qualunque pilota commetta errori del genere sarà escluso subito dal campionato. Questa è la vera lezione di questa sentenza: d'ora in poi chi sbaglia sappia che riceverà una severa punizione. Quanto a Schumacher, ha confessato l'errore, noi abbiamo creduto alla sua tesi difensiva".


Sono le ore 11:15, parte il secondo processo.


Entrano Ron Dennis e Frank Williams, i patron delle rispettive scuderie. La Williams e la McLaren, sono accusate di avere violato il comma C dell'articolo 151 del Codice sportivo internazionale della FIA che vieta ogni condotta fraudolenta contraria all'interesse dello stesso sport motoristico in genere. Le due scuderie britanniche sono accusate di essersi accordate per garantire la vittoria ad Hakkinen in cambio di un aiuto in pista a Villeneuve, che nelle ultime battute della gara, in effetti, aveva lasciato visibilmente spazio ai piloti della McLaren.


Le registrazioni delle conversazioni tra box e pilota erano state presentate direttamente dalla Ferrari alla FIA come parte della difesa di Schumacher ma il verdetto dice che non c'è stata alcuna intesa tra Williams e McLaren durante il Gp d'Europa:


"Fu la Ferrari a darci quei nastri registrati ma dal loro esame non c'è alcuna evidenza che sia stata messa in atto una manovra per alterare il risultato della gara. In futuro tuttavia la FIA ha un progetto per controllare tutte queste registrazioni rendendole pubbliche".


"L'unica preoccupazione della scuderia era che Villeneuve finisse la gara. La scuderia aveva già progettato con il pilota che, se ci fosse stata una sfida con altre macchine nel finale di gara, il suo primo pensiero sarebbe dovuto essere rivolto alla classifica del campionato mondiale".


Queste le dichiarazioni di Max Mosley al termine dell'udienza.


Da un capo all'altro d'Europa il coro di critiche contro la FIA e la sentenza Schumacher, è unanime: contro il pilota della Ferrari neppure i giornali tedeschi sono teneri. Un austero foglio economico come l'Handelsblatt scrive sotto la foto del pilota che lo speronatore pentito resta in corsa, mentre Damon Hill dichiara:


"Come punizione l'esclusione dagli annali della F.1 del 1997 è davvero difficile da prendere sul serio. Ma insomma, cerchiamo almeno di mettere un punto fermo: la reazione istintiva, come l'hanno definita, di un pilota non può in nessun caso essere quella di andare a sbattere contro qualcuno. Se si parte da questo concetto basilare allora la punizione che la FIA ha dato a Schumacher tutto è meno che una punizione ed invece è proprio una punizione che Max Mosley aveva promesso".


Aggiunge Johnny Herbert, che di Schumacher fu compagno di squadra alla Benetton:


"Ci aspettavamo molto di più. Non riesco a credere che la Federazione abbia agito in questo modo perché così facendo finisce col mandare il segnale sbagliato ai nuovi piloti".


Anche il tre volte campione del mondo Jackie Stewart non è soddisfatto della decisione presa:


"Così facendo invece l'effetto di quell'incidente diventa devastante a livello mondiale. La punizione? Direi che Schumacher è un ragazzo molto, ma molto fortunato".


Al coro di proteste si unisce anche David Coulthard:


"Accidenti, la perdita del secondo posto nel mondiale sembra la parte più severa della sentenza ma in realtà quei sette giorni di campagna per la guida sicura sono molto peggio".


E Clay Regazzoni, da sempre molto critico nei confronti di chi gestisce questo sport, non perde occasione per dire la sua:


"Solo da una federazione come la FIA poteva uscire una decisione così assurda. La FIA ne sarebbe uscita in modo più dignitoso con un biasimo verbale a Schumacher visto che un incidente come quello di Jerez non può essere giustificato in alcun modo. Ma la farsa sta nel condannarlo a diventare testimonial. Cosa farà? Educherà i giovani a buttar fuori la gente? O insegnerà loro come programmare gli incidenti?"


Deluso si sente anche Giancarlo Fisichella, che esprime il suo pensiero dichiarando:


"Esistono delle norme, la F.1 non è un autoscontro. Negli ultimi dieci anni la metà dei titoli assegnati è stata macchiata da incidenti. Con una sentenza di questo genere i piloti si sentono un po' umiliati".


Un regalo di natale anticipato, titola la Gazzetta il giorno dopo, in Italia, mentre il giornale britannico Times si esprime con le seguenti parole:


"Quella data a Schumacher non è una punizione, la Formula 1 si sta sporcando le mani. E' uno sport dove ci sono troppi interessi personali. Il verdetto della FIA non ha senso, o logica. Sembra tratto da Alice nel paese delle meraviglie".


Sky Tv, canale britannico via cavo e satellite che appartiene al gruppo Murdock, che raggiunge 70 milioni di spettatori in 40 paesi, rincara la dose, apostrofando l'inchiesta come:


"Una buffonata, uno scandalo. La FIA ha avuto paura di schierarsi contro uno dei principali protagonisti della F1. Schumacher doveva essere sospeso, anche per tutta la prossima stagione".

Insomma, anche i giornalisti avrebbero voluto una presa di posizione più dura da parte della FIA, come in effetti avevano minacciato Ecclestone e Mosley alla vigila del Gran Premio d’Europa, ma Schumacher semplicemente perde il titolo di vice-campione del Mondo, ragion per cui non parteciperà alla cerimonia di premiazione di fine anno.

"E' un verdetto molto duro, che mi colpisce nel cuore ma devo accettarlo, non posso fare altrimenti. Se vogliamo guardare anche il lato positivo delle cose, mi viene da dire che ora ho un peso in meno da trascinare. Perché per me tutta questa storia iniziata a Jerez si è rivelata traumatica. All'inizio non riuscivo nemmeno a rendermi conto dell'errore che avevo commesso, poi finalmente ho capito ma è stato un bruttissimo momento", asserisce Schumacher, che poi prosegue dicendo:


"In tutti questi giorni non ho dormito la notte, avevo degli incubi, dei rimorsi perché con quel mio errore ho fatto del male a tanta gente che non lo meritava e anzi meritava e si aspettava di più da me. Ora è finita, voglio solo pensare al futuro".


"Almeno tutto questo servirà da lezione. Spero di essere migliore d'ora in avanti. Mi dispiace soprattutto per i miei tifosi e per la squadra, ma devo dire che in questo brutto momento tutti mi sono stati vicini e mi hanno aiutato a non abbattermi".


"Io ho confessato il mio errore e ho spiegato come e perché l'ho commesso. Ho fatto presente che questo di Jerez è stato sicuramente il momento più brutto della mia carriera ma in fondo è anche solo un week end di una vita, di una storia e che di questo bisogna pur tenere conto. Ho detto: sono un uomo, posso sbagliare, ho sbagliato. I giudici mi hanno creduto e hanno escluso così la premeditazione. Questa è una grande soddisfazione. Essere accusato di averlo fatto apposta mi pesava molto. Ora è chiaro che io non l'ho fatto apposta. E' stato un errore di reazione, una reazione istintiva".

Due giorni dopo, il 13 novembre 1997, Marco Piccinini, vicepresidente della FIA e del Consiglio mondiale, spiega i motivi di tali decisioni:


"Penso che probabilmente non sono state ben comprese le ragioni che hanno portato a questa sentenza che riguarda uno sport come l'automobilismo e la F1 che sono più complessi di altre discipline".


"Anche in seno al Consiglio mondiale ci sono state forti emozioni e ampia discussione ma abbiamo ritenuto di valutare bene tutte le circostanze per non fare del giustizialismo ad effetto. Leggo che abbiamo avuto un occhio di riguardo. Rispondo che non è così. Abbiamo esaminato attentamente il caso partendo dal principio che non si può perturbare uno sport così complesso solo per avere l'applauso della stampa. La sentenza risponde a questa esigenza e ovviamente a quella di punire un grave errore creando un deterrente futuro".


"Abbiamo esaminato più volte al rallentatore sei diverse riprese televisive contro le due che mi pare siano state viste dal pubblico, abbiamo esaminato i dati telemetrici forniti valutando le velocità di inserimento e le posizioni in curva e alla fine non abbiamo trovato prova del dolo. Il punto è qui: se non è doloso, l'incidente è solo colposo. Di qui una serie di conseguenze".


"Siamo partiti da un principio che avrà valore anche in futuro: un incidente, sia pure soltanto colposo, non deve pagare, non deve portare vantaggio a chi lo provoca. Se in quell'incidente fosse uscito di pista anche Villeneuve o solo Villeneuve, il titolo mondiale lo avremmo dato a lui. Ma comunque abbiamo rimosso dalla classifica mondiale Schumacher che lo aveva provocato".


"E' una sentenza che ha grande valore per il futuro: chi provocherà incidenti in circostanze analoghe adesso sa che potrà essere rimosso dalla classifica del mondiale. Questo è il deterrente".


"Diversamente avremmo finito col punire l'organizzatore del GP scelto per la squalifica, il quale è del tutto estraneo a questa vicenda. Il primo GP 1998, quello d'Australia, costa svariate decine di milioni di dollari: perché avremmo dovuto punire l'Australia o un'altra città e paese sede di una corsa?"


"Mentre una multa, per essere significativa per uno col reddito di Schumacher, avrebbe dovuto avere un importo quasi imbarazzante. Magari avreste anche scritto che la FIA voleva arricchirsi con una multa molto salata. E a che serve, poi? Uno fa l'assegno e chiude la partita".


"Con una penalizzazione avremmo avuto un campionato falsato fin dall'inizio. Di fatto ci sarebbero state due classifiche, con e senza la penalizzazione. Avremmo finito col discutere a lungo se il tizio che vince sarebbe stato o no campione senza la penalizzazione. No, non era possibile. Teniamo presente la complessità della F.1 che coinvolge grandi industrie, paesi e città che assumono impegni notevoli, hanno responsabilità di gestione nelle quali non si può interferire solo per soddisfare una momentanea emozione dell' opinione pubblica. Il vero pericolo era l'esclusione da tutto il 1998 e sarebbe stata una punizione esorbitante e ingiusta che avrebbe stroncato l'intera stagione della Ferrari e questo come rappresentante italiano non potevo permetterlo".


"Un po' di battute le abbiamo fatte anche noi in quella riunione del consiglio mondiale ma poi è prevalsa un'altra scelta che ha delle valide ragioni. Schumacher per sette volte dovrà affrontare delle conferenze pubbliche, con gli occhi addosso e ogni volta si ricorderà dell'incidente, del suo errore, di ciò che ha comportato e sicuramente parlerà con maggiore convinzione ai suoi ascoltatori. La campagna fatta da uno come Schumacher sarà più efficace e come sanzione sarà duratura nel tempo anche per lui".


Nonostante i giudici lo abbiano praticamente assolto, Schumacher ha ammesso, seppur in maniera velata, di aver commesso una scorrettezza.


Gli è costata il Mondiale?


Chi può dirlo, la gara era ancora lunga e poteva ancora succedere di tutto; di sicuro però, perdere in questa maniera non è certo quella che si addice ad un campione come lui.

Michael ha forse toccato il punto più basso della sua carriera da pilota di Formula Uno, ma saprà rialzarsi alla grande, tornando alla ribalta nel 1998.

Villeneuve è invece all’apice della sua vita da pilota: a ventisei anni, campione in diverse categorie automobilistiche, ed ora anche nella più prestigiosa, Jacques sembra avere tutto dalla sua per aprire un ciclo vincente. Talento, vettura, personalità ed esperienza.

La Formula Uno però è fatta anche di scelte, e quelle intraprese da Villeneuve non saranno quelle che gli permetteranno di iscriversi al club dei piloti più forti e titolati della storia.

Tuttavia, l’annata del 1997, così tribolata, così intensa, a tratti entusiasmante e a tratti frustrante ma conclusasi nel migliore dei modi, non gliela toglierà nessuno. Jacques partiva da favorito grazie alla sua super-Williams, che alla lunga ha dimostrato di essere una vettura velocissima, ma non due spanne sopra gli altri come si credeva. Jacques ha lottato contro le critiche, contro i suoi stessi errori, contro la pressione, ma soprattutto ha lottato contro il migliore di tutti. E lo ha battuto, costringendolo anche ad una manovra disperata negli ultimi chilometri della stagione per evitare la sconfitta.

Una rivalità, quella tra Schumacher e Villeneuve, che non sboccerà come i tanti appassionati speravano, per i suddetti motivi che porteranno il canadese a scomparire pian piano dai piani alti della classifica.

Forse è proprio grazie a questo che il 1997 mantiene quella sua unicità, poiché scenario di una delle battaglie più intense della storia, ma che purtroppo non ha avuto un seguito.

Davide Scotto di Vetta

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