#647 GP d'Australia 2000, Schumacher vince a Melbourne, disfatta per la McLaren-Mercedes



In vista del Gran Premio d’apertura della nuova stagione di Formula 1, la McLaren è il primo team ad arrivare a Melbourne, in Australia, il 3 Marzo 2000. David Coulthard scherza dicendo che si tratta di un segno del destino, mentre risulta ancora assente il compagno di squadra Mika Hakkinen, che preferisce prolungare fino all’ultimo i suoi ultimi giorni di vacanza, godendosi il sole della Nuova Zelanda in compagnia della moglie Erja. Dopo un campionato vinto tra alti e bassi, ed uno stress psicofisico tale da stremarlo, il due volte iridato non nasconde la necessità di un prolungato periodo di riposo prima di riattaccare la spina:


"Ne avevo bisogno, perché nelle ultime due stagioni avevo esagerato con lo stress, ero arrivato ad Ottobre, all'ultimo appuntamento giapponese, ridotto uno straccio. Mi sentivo come una candela che può essere spenta al minimo soffio di vento. Però non ho mollato, non mi sono arreso. Ho radunato le forze e ho trionfato ancora".


Tant’è vero che i suoi test invernali sono iniziati solo a fine Gennaio, con la vecchia McLaren, e poi sono proseguiti con la nuova Mp4/15, una monoposto che lo ha subito incantato:


"E' più affidabile, si guida meglio. Nei test non abbiamo mai cercato il tempo a sensazione, ma abbiamo lavorato su molti particolari che risulteranno decisivi. D'altra parte, per la McLaren la velocità non è un problema. Siamo sempre stati i migliori, basterebbe che fosse la stessa".


La motivazione per continuare a vincere non gli manca di certo:


"Quest'anno sarà meno difficile della scorsa stagione. Nello sport la cosa più complicata è ripetersi. Io nel'98 avevo coronato il sogno di diventare campione, nel'99, almeno all'inizio, mi sono sentito scarico. Che combatto a fare, mi chiedevo, tanto ho già vinto. Ora però è diverso: vincere tre volte è davvero un'impresa, posso entrare nella storia. E non voglio fallire l'occasione. Ho imparato molto dai miei errori, l'anno scorso ne ho commessi tanti, ho buttato via gare come a Monza o ad Imola, non ripeterò certe ingenuità".


Il termine finlandese sisu, ovvero forza di volontà, è diventato ormai il suo mantra, che lo accompagnerà anche in questo inizio di stagione. La fiducia di Mika nasce anche dal fatto che il team sembra voler puntare, una volta per tutte, su di lui in quanto indiscussa prima guida. Lo si evince dal fatto che la vettura sia stata progettata assecondando le sue precise istruzioni, e dall’ingaggio di Olivier Panis come collaudatore, pilota che oltre ad essere suo amico, ha anche il suo stesso manager, l’ex campione del Mondo Keke Rosberg:


"Panis è veloce, ormai conosce la macchina, ci permetterà di tirare il fiato, impedirà a me e a Coulthard di sobbarcarci tutti quei test".


Con qualche giorno di ritardo rispetto ai rivali designati, sbarca in Australia anche la Ferrari, con venticinque tonnellate di materiale vario e ben sessanta uomini. C’è ovviamente anche Michael Schumacher, che come Hakkinen, sfrutta gli ultimi giorno prima dell’inizio del campionato per godersi qualche giorno di relax con la moglie Corinna, a Sydney.


Adesso, però, è il momento di concentrarsi sul suo secondo matrimonio, quello con la Ferrari:


"Il matrimonio con la Ferrari è sempre esaltante, soprattutto adesso che sembra concretizzarsi ciò di cui abbiamo voglia entrambi, io e la scuderia. Quando ero più giovane avevo bisogno di cambiare ragazza e di innamorarmi di nuovo per mantenere la mia motivazione. Poi incontrai Corinna, che è diventata mia moglie, e sono diventato stabile. Con la Ferrari è la stessa cosa. Volevo far parte di questa squadra, e siamo sempre felicissimi di stare insieme".


"Voglio regalare il numero 1 alla Ferrari a bordo di questa nuova F1-2000, e vorrei che insieme lo mantenessimo per un certo tempo. Vorrei il titolo personale e quello di squadra, il frutto del nostro lavoro di fondo. Vorrei ancora che riuscissimo a stabilizzare la situazione, sì, che iniziasse l'era Ferrari. Anche negli ultimi due anni, prima dell'inizio del campionato eravamo più o meno tra i favoriti. Soprattutto nel 1999, poi c'è stato il brutto incidente di Silverstone. Dico la verità, i media non hanno un vero impatto sul nostro ritmo di performance, ma preferisco essere favorito: significa che non si dubita di noi, e questo rafforza la nostra fiducia. Adesso, però, è necessario che la macchina ci segua, che non sia troppo lenta, come sono state le precedenti. Ma quello che ho sentito finora al volante della nostra F1- 2000 mi piace davvero. E' nata per andare veloce".


Gli avversari non sono cambiati:


"La lotta sarà tra Ferrari e McLaren o McLaren e Ferrari, come preferite. Dietro, un po' dietro, dovrebbe esserci la Jordan, poi la Jaguar".


Il tedesco si sofferma anche sul suo rapporto con Jean Todt:


"Potrei dire che è diventato un amico, ma questa parola in una storia così è priva di senso. Lui è di più. A Silverstone, quando sono stato portato al centro medico del circuito, Jean era là, è ovvio. Pensavo che sarebbe rimasto sulla pista per la seconda partenza della corsa, e invece ha mollato tutto ed è salito sull'elicottero che mi stava portando all'ospedale di Northampton. Mi ha aiutato molto: mi avevano dato diversi antidolorifici, e non avevo la lucidità per parlare con i chirurghi che stavano iniziando a operarmi".


C’è chi, come Clay Regazzoni, che gli consiglia di ritirarsi in caso di un ennesimo fallimento, ma allo stesso tempo gran parte dell’opinione pubblica lo vede favorito assoluto per la vittoria del titolo. Dal canto suo, per Schumacher una vittoria con addosso la tuta rossa sarebbe, a suo dire, come una storia di Walt Disney.


Nel paddock, in effetti, le opinioni sono varie. Alain Prost è tra quelli che credono in una Ferrari favorita:


"La Ferrari ha tutto per riuscire, e dispone di Schumacher che nell'economia di una gara è il migliore. Io credo che Michael si sarebbe aggiudicato il titolo del '99, senza l'incidente. Le cose che ho letto sui giornali mi fanno pensare che la Ferrari sia ancora migliore di quella di un anno fa. Ma attenzione: la McLaren non starà a guardare".


Stesso discorso portato avanti da Cesare Fiorio, ex Ferrari adesso alla Minardi, che ha avuto la possibilità di osservare la F1-2000 al Mugello:


"Sono sincero: ho visto una Ferrari eccezionalmente veloce, durante una simulazione di Gran Premio. Non credevo ai miei occhi. Se si presenterà altrettanto in forma sin dalle prime gare di questo mondiale, sarà difficile per tutti resisterle. La McLaren? L'ho seguita a Barcellona: affidabilissima, ma non ha mostrato alcuna punta velocistica. Mai".


Jean Alesi, che si presenta ai nastri di partenza di questa stagione come il pilota più esperto ed anziano della griglia, sostiene la candidatura della Ferrari a squadra da battere:


"Io penso che per la Ferrari sia arrivato il momento di portare a casa i frutti di un lavoro che parte da lontano. E mi riferisco alla stabilità del gruppo dei tecnici. Poi, c'è un motore potente che non si rompe mai. Del resto, i tempi del Mugello, pista alquanto indicativa, dicono quanto sia competitiva la F1-2000. Schumacher mi ha addirittura telefonato, qualche settimana fa, dicendomi che quasi non riusciva a credere che la nuova Ferrari fosse tanto veloce".


Lo stesso Eddie Irvine, allontanatosi da poco dalla provincia di Modena, vede nella F1-2000 una vettura estremamente veloce, potenzialmente devastante se alla guida c’è uno come Schumacher.


C’è qualche opinione contrastante, come quella di Gerhard Berger, che ironicamente dichiara:


"Strano che la Ferrari debba vincere il mondiale dell'anno in corso. Di solito, vince sempre quello dell'anno dopo. No, perdonatemi la cattiveria. Credo pure io che Schumacher abbia grandi possibilità, però conosco troppo bene la McLaren per darla spacciata sin dall'inizio di campionato".


È cauto anche il nuovo pilota della Jordan, Jarno Trulli:


"Sembra che la Ferrari vada veramente forte, tuttavia diciassette gare da affrontare sono tante. Leggo che tutti i giornali danno la Scuderia favorita, ma Schumacher e Barrichello non si sono mai confrontati con gli altri sulle varie piste. Io ho, invece, visto la McLaren e sono sicuro che sarà ancora fortissima".


Ma al settimanale tedesco Die Zeit, Michael Schumacher spiega il sogno più grande:


"Vorrei essere invisibile. La vita che faccio è quella di un uomo sotto continua osservazione, ho perso molto della mia libertà, tutti credono di avere un diritto su di me".


Compreso il sosia olandese Saasen, che negli abiti del doppio pubblicizza supermercati e incassa molti soldi:


"Vorrei vivere in una casa sopra una roccia a picco sul mare con un ascensore che porta in basso, alla camera da letto: grandi finestre che danno sui fondali marini e una grande porta che permetta di accedere al mare, dove potrei nuotare, nuotare".


Inoltre, si scopre che dopo l'incidente di Silverstone il tedesco ha pensato al ritiro.


Oltre alle due scuderie candidate a giocarsi i due titoli in palio, a Melbourne gli occhi sono puntati sulla Arrows-Supertec, che dopo un inverno promettente ufficializza di aver raggiunto l’accordo per la sponsorizzazione della rete telefonica britannica Orange, che rimpinguerà e non poco le casse del team, il quale punta raggiungere le prime cinque posizioni nel campionato costruttori.


C’è attesa altresì per i tre rookie che la griglia annovera tra i ventidue piloti di questa stagione: Nick Heidfeld alla guida della Prost, Gastòn Mazzacane per la Minardi, e soprattutto Jenson Button sulla Williams.



Il britannico ventenne, proveniente dalla Formula Ford, ha suscitato i dubbi di molti, poiché ci si chiede se la sua inesperienza possa rappresentare un problema per lui e per gli altri.


Jackie Stewart sottolinea quanto sia importante per un pilota formarsi bene nelle formule minori prima di poter fare il grande salto nella massima categoria automobilistica, cosa che a suo dire Button non ha fatto; tesi sostenuta anche da Jean Alesi, che dall’alto dei suoi centosessantasette Gran Premi disputati, dice:


"Come si fa a spiegare che la Formula 1, ovvero la massima espressione dell'automobilismo da corsa, permette di correre a ragazzi poco preparati? Non critico Jenson, dico che l'esperienza se la farà ai nostri danni. D'altronde, mi chiedo se uno resta fermo con la macchina in panne e trova quali tassisti Schumacher, Villeneuve e Button, da chi si farebbe portare?"


Ci sono però altri che prendono le parti del giovane Jenson, tra cui Alain Prost, che sottolinea:


"Non credo che sarà un pericolo per gli avversari, certo non sarà facile per lui debuttare su una pista sconosciuta, ma come ho potuto notare a Barcellona ha una facilità incredibile di memorizzare i tracciati".


Ironico, ma non troppo, Cesare Fiorio:


"Il vero pericolo è che rischia di far smettere qualcun altro di guidare. La Formula 1 deve cominciare a credere in quei giovani che hanno talento. Io, ad esempio, ho spinto molto perché la Minardi desse una possibilità a Fernardo Alonso, ma ci sono altri giovani che meritano come Luciano Burti (collaudatore della Jaguar) e Gianmaria Bruni (campione europeo di Formula Renault). Se hai talento non ci sono problemi".


Il direttore tecnico della Benetton, Pat Symonds, fa ricorso ad alcuni esempi:


"Credo ci sia molta gelosia nei suoi confronti: sinora, le sue prestazioni sono state soddisfacenti e, d'altronde, ci sono altri piloti che dalla Formula 3 sono passati direttamente in Formula 1 come Prost, Senna e Brundle. Lo stesso Schumacher aveva corso con i Prototipi che era una categoria differente".


Dopo aver ascoltato le critiche, il diretto interessato risponde così:


"Le critiche mi lasciano indifferente: una prima gara l'avranno fatta tutti. È giunto il momento buono per me e mi sento pronto, anche se avrei preferito fare più chilometri durante l'inverno".


Come consuetudine, prima di scendere in pista per le prove libere, giovedì 9 Marzo ha luogo la conferenza stampa organizzata dalla Federazione, alla quale prendono parte Schumacher, Irvine e Hakkinen, con in finlandese colpevole di un piccolo ma innocuo ritardo.


Ad ogni modo, Mika appare più rilassato del solito, e alla prima domanda cerca subito di smorzare il grande entusiasmo creatosi intorno alla F1-2000:


"Non è possibile che siano più veloci di due secondi. Ci dev'essere qualcosa sotto. Al massimo, lavorando come un matto, puoi limare mezzo secondo, non di più. Se costruisci una macchina in grado di migliorare così tanto, in gara duri quindici giri. Non può esserci affidabilità. Comunque, io posso garantire solo sui nostri progressi. E sono molti, lo vedrete. Non capiterà più di rompere alla prima gara, come successe l'anno scorso. L'Australia fu un disastro, ma eravamo arrivati qui senza aver mai simulato un Gran Premio. Adesso invece abbiamo migliaia di chilometri alle spalle. Stessa potenza e maggiore affidabilità".


Ciononostante, la Mp4/15 non ha certo stupito per la velocità:


"Il motivo è semplice: non ho mai schiacciato il piede fino in fondo. Avevamo altri obiettivi: la macchina è ben bilanciata, più leggera. Si guida meglio, sarà più facile non commettere errori".


Hakkinen risponde anche agli attacchi portati avanti da Schumacher tramite i giornali tedeschi. Il pilota della Ferrari, infatti, lo aveva definito un debole, come dimostravano le lacrime di Monza, sostenendo inoltre che i mondiali vinti fossero stati favoriti dalle sue disgrazie. Mika replica con lo stesso veleno:


"Io leggo poco i giornali, figurarsi quelli del suo paese. Se afferma queste cose, si vede che ha bisogno di caricarsi. Io non vado in giro a dire che questa nuova macchina è la migliore che abbia mai guidato. Sono discorsi senza senso, prima ancora che si sia disputata la prima gara. Io ho avuto due McLaren fantastiche e ho vinto due titoli. Questa promette bene, ma sarà la pista a giudicarla. Lui ha bisogno di training autogeno, io mi baso su dati reali: quelli che mi fornisce la mia scuderia".


In giro si parla di un suo ritiro a fine stagione, lui smentisce almeno parzialmente:


"In questo momento non ci penso proprio. A Novembre potrebbe essere diverso. Se scoprissi di non aver vinto e di non possedere più le giuste motivazioni, potrei capire di essere arrivato al capolinea. Ma è un discorso prematuro: adesso preferisco concentrarmi su un grande sogno, quello di trionfare per la terza volta consecutiva. Non è un assillo, è uno stimolo enorme. Una cosa del genere ti fa entrare nella storia".


Privato del suo personalissimo addetto stampa Heiner Buchinger, non gradito dalla Ferrari per alcune sue esternazioni precedenti, e sostituito dalla giornalista berlinese Sabine Kehm, Schumacher ribadisce che la stagione vedrà ancora una volta un testa a testa serrato tra Ferrari e McLaren. Il pilota di Kerpen parla anche della sua forma fisica, argomento di discussione immancabile dal suo infortunio a Silverstone:


"Mai stato fisicamente così bene come adesso, grazie anche al particolare tipo di allenamento svolto con il mio nuovo preparatore. Mi sento veramente rigenerato, ormai sono un ricordo le tribolazioni della stagione scorsa. Pronto a vincere? Alla Ferrari ci sono cinquecento persone che hanno lavorato duramente per vincere, quindi è chiaro che siamo qua per vincere, questa è una competizione".


A Melbourne, tuttavia, il ferrarista non è mai riuscito ad imporsi:


"Sarebbe bellissimo vincere subito qui, ma il vero sogno sarebbe quello di essere primo alla fine dell'anno".


Un sogno che rischia di diventare un incubo, in caso di un’altra sconfitta:


"Beh, diciamo che sarebbe una brutta cosa, ma se ognuno darà il meglio di sé non si potrebbe parlare di incubo; sarebbe semmai un grosso guaio se ciò non avvenisse a causa di errori, quello sì mi darebbe moltissimo fastidio. Io ho il contratto con la Ferrari sino al 2002 e continueremmo eventualmente a perseguire l'obiettivo; ma non è proprio il caso di guardare tanto avanti in questo momento, pensiamo al presente che di per sé è già tanto impegnativo. Quest' anno ho una Ferrari parecchio migliorata rispetto al passato, una macchina che ha tutto per essere competitiva fin dalle prime gare".


In un'intervista dei giorni scorsi, parlando del rischio in Formula 1, avrebbe detto di non avere paura della morte:


"Non ho detto così, quella paura ce l'ho, come tutti, anche dovuta al fatto che sono un pilota da corsa. Ho detto che i rischi debbono sempre essere calcolati, sempre; che ci devono cioè essere dei limiti in ogni situazione, e che quando corro non ho mai il sentimento di andare oltre i limiti. Io mi sento molto più sicuro di chi va in macchina o in motorino per le strade, perché so quali sono i limiti e mi muovo sempre entro questi limiti".


Dopo quattro stagioni da numero uno indiscusso all’interno della squadra, con la sola eccezione del finale di stagione del '99 dove per ovvie ragioni si è messo al servizio della squadra lasciando la vittoria ad Irvine in Malesia, l’arrivo di Rubens Barrichello rappresenta uno stimolo in più per fare in modo che queste gerarchie non subiscano dei cambiamenti:


"Non credo di aver bisogno di stimoli o motivazioni, Rubens è un bravo pilota e penso di poter avere con lui un ottimo rapporto, come l'ho avuto con Irvine. Poi non sono i contratti a stabilire le graduatorie in seno ad una squadra, bensì i tempi ed i risultati; chi è più veloce è il numero uno".


Barrichello, per l’appunto, dopo un inverno intenso, durante il quale ha macinato chilometri tra il Mugello e Fiorano, si mostra emozionato alla vigilia del suo primo week-end da pilota della Ferrari:


"Finalmente la lotta iridata potrà riguardare anche me. Guidare una Ferrari è un sogno che si realizza, è la possibilità che chiedevo a Dio. So quel che valgo e non ho mai avuto una macchina così. Emozione? Non posso nascondere di averne avuta un po' al momento di cominciare, ma ho cercato di dominarla in fretta perché quando uno è emozionato poi finisce col perdere concentrazione".


"Preferisco non fare previsioni, cercherò di dare il massimo e poi vedremo cosa salterà fuori. Questa F1-2000 è particolarmente veloce, e quindi tutto è possibile per me e per Michael. La lotta con le McLaren comincerà subito, e proprio dalle qualifiche avremo le prime risposte".


Intanto, i commissari tecnici del Gran Premio d’Australia giudicano regolari le piccole derive ai lati del cockpit della Ferrari e della Jordan, chiudendo definitivamente una piccolo caso sollevato il mese prima di fronte alla Federazione. Pertanto, tutte le vetture risultano conformi ai regolamenti di sicurezza.


Venerdì 10 Marzo, vanno in scena le prime due sessioni di prove libere della stagione.


Per la Ferrari, dopo sessioni di test promettenti, non è l’inizio che si sperava.


Mentre è in testa alla classifica dei tempi, in percorrenza della curva 14 Michael Schumacher va oltre il limite: la F1-2000 va dritta, il tedesco dà un colpo di freno, la velocità scende ma la vettura va inesorabilmente contro le barriere. Schumacher sterza quel tanto che basta per evitare un impatto frontale, andando così a sbattere con la fiancata sinistra ad una velocità di 80 km/h. Il ferrarista ammette il suo errore, escludendo eventuali guasti tecnici sulla vettura che invece si presentano in un’altra occasione.


In mattinata, infatti, sul circuito di Albert Park è Hakkinen a far segnare la migliore prestazione, seguito da Schumacher, la cui Ferrari a due minuti dalla fine rompe il motore. Nel pomeriggio, Michael si prende la prima posizione prima dello spettacolare incidente dal quale esce per fortuna illeso. Con il tempo di 1'32"120, il tedesco abbassa di sei decimi il tempo stabilito dal rivale nella sessione mattutina.


Nel computo totale dei tempi, Coulthard è secondo a quattordici millesimi, mentre Rubens Barrichello si piazza terzo a tre decimi, con Hakkinen solo quarto distante mezzo secondo, e protagonista di un testacoda nel finale. Pesanti i distacchi pagati dal resto del gruppo, capitanato dalla BAR-Honda di Jacques Villeneuve, lontano un secondo e tre decimi dal tempo di Schumacher.


Dopo l’incidente, Schumacher ammette di aver avuto paura:


"Ho rivisto le immagini di Silverstone. E' normale, perché l'incidente per certi versi è stato simile. Pensate che questo brutto ricordo possa condizionare il mio futuro? Lo vedrete domani".


Con uno slogan ad effetto pronunciato in italiano, Michael fa ben capire qual è lo stato d’animo con il quale approccia questo week-end:


"Voglio combattere come un leone".


Per un obiettivo preciso, la conquista del titolo mondiale:


"Più che mai possibile, perché la macchina va bene, è come me l'aspettavo. Non mi ha sorpreso battere le McLaren nelle prove libere. Come non mi hanno stupito i loro tempi, molto vicini ai nostri. Tutto è in linea con le mie previsioni. Sarà una gara molto combattuta. L’incidente è stato un mio errore. Andavo veloce, troppo. Ho perso il controllo della macchina. Un'ingenuità".


E' felice, quando può affermare che:


"La macchina va molto meglio dell'anno scorso. Ora non dobbiamo recuperare un secondo alla McLaren, perché siamo davanti. Siamo riusciti a migliorare enormemente la macchina. E lo faremo ancora prima della gara. Sono molto fiducioso".


Per sua fortuna, come fa sapere il capo meccanico della Ferrari, Nigel Stepney, la scocca non subisce danni irreparabili e, curiosamente, nella notte viene riparato grazie ad un asciugacapelli in modo così impeccabile che Schumacher continua ad utilizzare questa scocca, la numero 200, piuttosto che la 198, mai danneggiata.


Sabato 11 Marzo, però, il potenziale enorme sostenuto da Schumacher non viene sfruttato a dovere: malgrado due motori cambiati in mattinata, la McLaren piazza il colpo con Mika Hakkinen, che conquista la ventiduesima pole position della carriera girando in 1'30"556. Coulthard completa la prima fila tutta McLaren, nonostante un incidente nel finale della sessione che ne causa l’interruzione con bandiera rossa.


Cosa che danneggia Michael Schumacher, il quale deve abortire il suo ultimo tentativo, dovendosi così accontentare della terza piazza. Qualifica complicata per il tedesco, mai in grado di completare un giro pulito, frenato nei suoi migliori tentativi da una bandiera gialla, poi da quella rossa causata da Coulthard, senza dimenticare un paio di escursioni sull’erba.


Quarto Rubens Barrichello, finito in testacoda mentre stava segnando parziali record.


Una doccia fredda per il team di Maranello, saldamente in testa alla graduatoria anche nella terza sessione di libere con Schumacher, ma beffata nel momento cruciale.


Terza fila occupata dalle Jordan di Frentzen e Trulli, come nel ‘99 le prime inseguitrici di Ferrari e McLaren. Sorride anche Eddie Irvine, settimo alla guida della nuova Jaguar, a precedere un altrettanto soddisfatto Jacques Villeneuve.


Dimostra i grandi progressi rispetto alla stagione precedente la Arrows, allora una costante delle ultime due file, ed ora in dodicesima e tredicesima posizione con i suoi due alfieri, Pedro de la Rosa e Jos Verstappen.


"Tutti ci aspettiamo grandi cose da Schumacher, e sono sicuro che le avremo".


Dichiara Jean Todt a fine giornata, sostenendo che l’incidente di Silverstone non sarà un freno psicologico per il campione tedesco:


"Lo conosco bene da tempo, e mi sento di rispondere no. Qui ci sono piloti che hanno avuto incidenti e non per questo vanno piano. Hakkinen ebbe un bruttissimo incidente proprio in Australia, era in coma, la sua carriera sembrava finita. Ora sembra uno che ha paura?"


La qualifica non è andata come previsto, ma:


"Noi siamo sicuri di un'altra cosa, di poterci battere bene con i nostri avversari. Quanto al vincere, chi lo sa? Della macchina siamo contenti per due motivi: siamo partiti da quella che a fine '99 andava fortissimo, e in ogni settore siamo riusciti a fare progressi notevoli: telaio, aerodinamica, pesi".


L’unica cosa che preoccupa il direttore sportivo della Ferrari è il nuovo motore, la cui affidabilità non è data per scontata. Per quanto concerne gli avversari, Todt ribadisce:


"Ne vedo uno solo, la McLaren. Sarà una lotta tra noi e basta. Dietro ci sarà una Jordan, che ha molti problemi di affidabilità. Per tutti gli altri sarà dura".


Di quali miglioramenti ha bisogno la Ferrari?


"Come sempre non restiamo fermi, e stavolta partiamo da un gradino più alto. Per esempio, non faremo prove prima del Gran Premio del Brasile. Le faremo dopo, e abbiamo in programma novità per il Brasile e Imola. Già adesso nelle qualifiche siamo in grado di ottenere il miglior tempo. Potevamo fare la pole".


Infine un commento su Rubens Barrichello:


"Quello che ho già visto in questi mesi: grinta, decisione, volontà di risultati. Si è ambientato subito, lui sta bene con noi, e noi con lui. Posso assicurare che Barrichello avrebbe potuto fare meglio di Hakkinen".


Domenica 12 Marzo, la lunga attesa giunge al termine: la nuova stagione inizia ufficialmente.


Tutto è pronto il terzo atto consecutivo della sfida tra McLaren e Ferrari, senza tralasciare altri temi tutt’altro che banali come la prima della Jaguar, con Irvine che torna a sulla pista dove ha vinto la sua prima gara in carriera un anno prima, o del giovane Jenson Button, che scatterà dall’ultima fila con la sua Williams BMW, ma deciso a farsi notare fin da subito nella sua nuova avventura da pilota di Formula 1.


Sulla griglia, sotto un sole cocente che accompagna i piloti per tutto il week-end, manca Jean Alesi, costretto a partire dalla pit-lane per problemi sulla sua Prost. Tutti i piloti optano per gomme soft, ciononostante la strategia ad una sosta è quella privilegiata.


Al via scattano bene le due McLaren, diversamente dalle due Ferrari che devono difendersi da Frentzen e Trulli alla prima curva. Schumacher riesce a mantenere la terza posizione, Barrichello invece viene superato da Frentzen. Nessun incidente caratterizza la prima partenza dell’anno, durante la quale si distingue Jenson Button, che in mezzo giro guadagna sei posizioni ed è già quindicesimo.



Finisce subito la gara di Johnny Herbert, in un week-end per lui tutto da dimenticare, avendo già dovuto fare i conti con due rotture del motore Ford sulla sua Jaguar. Dopo poche centinaia di metri, è la frizione ad estrometterlo dalla corsa.


Dopo pochi giri Hakkinen, Coulthard e Schumacher compongono il compatto terzetto di testa racchiuso in appena due secondi, e girano con un ritmo insostenibile per Frentzen, che ha già perso contatto e rallenta vistosamente Barrichello: in sei giri il gap è già di tredici secondi.


Partito dalla pit-lane e nel pieno di un tentativo di rimonta, Jean Alesi tenta una manovra di sorpasso ai danni di Pedro Diniz, ma esagera e finisce in testacoda.


Si conclude in poco più di un quarto d’ora la prima gara in Formula 1 della Jaguar, a causa del ritiro di Irvine che fa seguito a quello di Herbert. Il nord-irlandese finisce per girarsi nel tentativo di evitare Pedro de La Rosa, anch’egli autore di un testacoda. Per lo spagnolo della Arrows la causa è da imputare ad un cedimento della sospensione, che si ripresenta subito dopo anche sull’altra monoposto di Jos Verstappen.


Con una ruota della Arrows di de la Rosa rimasta in traiettoria e le due vetture incidentate da rimuovere, la direzione opta per l’ingresso della Safety Car.


Al decimo passaggio sul traguardo, quando la Safety Car torna ai box, la zona punti è occupata nell’ordine da Hakkinen, Coulthard, Schumacher, Frentzen, Barrichello e Trulli.


Una volta liberi di spingere, Schumacher si avvicina con fare minaccioso a Coulthard, il quale sembra aver perso velocità. Ed infatti lo scozzese rientra ai box per effettuare quella che si rivela una sosta lunghissima, di ben 43.9 secondi. Tornato in pista, Coulthard percorre poche centinaia di metri prima che una grossa fumata biancastra fuoriesca dal retrotreno della McLaren, decretandone ufficialmente il ritiro. Coulthard parcheggia in una zona sicura, scongiurando un nuovo ingresso della Safety Car.


Salito in seconda posizione, Michael Schumacher suona la carica e segna il giro veloce in 1'32"964, riducendo il gap da Hakkinen che continua a fare l’andatura.


Barrichello, intanto, rimane bloccato dietro Frentzen senza riuscire mai ad impensierirlo, mentre grazie al ritiro di Coulthard, Jacques Villeneuve entra in zona punti.


Al diciottesimo giro, ben sette dopo il ritiro della prima McLaren, lo stesso identico problema che aveva causato l’uscita di scena del pilota scozzese si ripresenta anche sull’altra Mp4/15 di Hakkinen, che gira lentamente lungo la pista prima di parcheggiare al lato in uscita di curva 12.


Come accaduto anche nel 1999, le due McLaren non riescono a giungere al traguardo per motivi di affidabilità, ed esattamente come nella stagione passata, perdono l'occasione di conquistare una potenziale doppietta con la quale inaugurare la stagione.


Nella conferenza stampa del giovedì Hakkinen si era detto sicuro che il team fosse andato oltre i problemi di affidabilità, affermando che il disastro del ‘99 non si sarebbe ripetuto.


Ebbene, mentre osserva mestamente le altre vetture da bordo pista, deve purtroppo per lui ricredersi.


Con l’uscita di scena clamorosa delle due McLaren Mercedes, Michael Schumacher si ritrova leader solitario del Gran Premio d’Australia, con un ritmo gara più rapido di un secondo al giro rispetto ai suoi diretti inseguitori, Frentzen e Barrichello.


Appena raggiunti i box, Hakkinen commenta a caldo il ritiro, prendendola con filosofia:


"Sono piuttosto deluso, ma per fortuna ci sono ancora sedici gare al termine della stagione, quindi ho ancora molte possibilità per fare punti. Penso che siamo veloci, la macchina c’è, peccato per questo guasto".


Successivamente, le sue parole saranno decisamente più amare.


Al ventinovesimo giro, i meccanici della Ferrari accolgono Schumacher per la sua unica sosta ai box, completata in tutta tranquillità nel giro di 12.2 secondi. Il tedesco rientra appena davanti a Jarno Trulli, in modo da evitare rallentamenti.


Frentzen diventa momentaneamente il leader della gara, ancora a precedere per una manciata di decimi Rubens Barrichello, che impazzisce dietro il pilota della Jordan.


Rubens tenta un undercut su Frentzen, rientrando prima di lui e, soprattutto, imbarcando meno carburante a bordo. La sua sosta, infatti, dura appena nove secondi, tre in meno rispetto a quella effettuata da Schumacher. Si passa così da una a due soste, un cambio di strategia voluto da Ross Brawn per provare a guadagnare la seconda posizione. Barrichello, però, torna in pista dietro la Williams di Button, e quindi dal rallentamento di Frentzen passa a quello del giovane britannico.


Se la nuova strategia avesse funzionato o meno non è dato saperlo, perché in poche tornate la gara da sogno della Jordan si trasforma in un incubo.


Dopo venticinque tornate un problema allo scarico estromette dalla corsa Jarno Trulli, che parcheggia la vettura nella ghiaia, in curva 3, e nello stesso giro Frentzen rientra ai box per la sosta, ma per problemi al bocchettone la procedura di rifornimento e cambio gomme dura addirittura 23.4 secondi. Un disastro che consegna nelle mani di Barrichello la seconda posizione. Frentzen rientra in pista sesto, ma virtualmente terzo, in attesa che Villeneuve e le Williams BMW di Ralf Schumacher e Button si rechino ai box.


Quando ciò avviene, finisce anche la gara di Frentzen, fermato da un guasto all’impianto idraulico.


Trascorsi quaranta giri, quattro delle sei vetture che componevano la zona punti ad inizio gara si sono ritirate per problemi tecnici, facilitando e non poco il compito delle due Ferrari, agevolmente in testa a fare l’andatura.


Grazie ai suddetti ritiri ed anche al pit-stop ritardato, Ralf Schumacher, scattato dalla undicesima piazza, sale in terza posizione, davanti a Jacques Villeneuve, Giancarlo Fisichella e Jenson Button, a sua volta partito in ultima fila.


In procinto di effettuare il secondo pit-stop, Rubens Barrichello spinge sull’acceleratore andando a riprendere Michael Schumacher, che si fa persino da parte per non rallentare il suo compagno di squadra, conscio che in breve tempo avrà di nuovo tra le mani la testa della corsa.


Prontamente Barrichello completa una sosta di 7.9 secondi, e torna in pista secondo, lontano dal compagno di squadra e dai piloti che lo inseguono.


Il clamoroso doppio arrivo a punti della Williams si smaterializza inesorabilmente per il ritiro di Button, che a soli dodici giri dal termine viene tradito dal motore Bmw, lasciando alla BAR di Ricardo Zonta la sesta posizione. Un doppio arrivo a punti, a questo punto, sembra fattibile proprio per il team di Craig Pollock, lo stesso che nel 1999 a malapena arrivava al traguardo.


Nel finale, la gara viene animata proprio dal gruppo di piloti capitanato da Jacques Villeneuve, fino ad arrivare ad Alex Wurz, ottavo.


Il più competitivo è Mika Salo, che con la sua Sauber scalza dalla sesta posizione Ricardo Zonta grazie ad una manovra coraggiosa in curva 7. Il finlandese non sembra volersi accontentare della sesta posizione, tanto da cominciare a pressare con insistenza Giancarlo Fisichella.


La lotta però non si accende, e tutti giungono al traguardo in fila indiana, quarantaquattro secondi dopo che Michael Schumacher taglia la bandiera a scacchi da vincitore del Gran Premio d’Australia.


"Dai, piccolina, vai, tieni duro che ce l'abbiamo fatta, andiamo fino in fondo".


Queste le parole rivolte da Michael Schumacher alla sua Ferrari negli ultimi giri del Gran Premio d'Australia. Il pilota tedesco è talmente teso per l'idea di non arrivare al traguardo che inizia a parlare alla sua Ferrari, poiché:


"Alla fine sentivo delle piccole vibrazioni, probabilmente dovute alle gomme. Ero così preoccupato dall'idea di non farcela che ho cominciato a coccolare la macchina. Non potete neanche immaginare cosa sia portare una macchina così, è un divertimento incredibile".



Al traguardo, il tedesco precede di undici secondi Barrichello, il quale completa una doppietta Ferrari che non si verificava al primo Gran Premio stagionale dal lontano 1953.


Ralf Schumacher completa il podio, Jacques Villeneuve torna a punti dopo una lunga attesa grazie ad un ottimo quarto posto, ottenuto precedendo la Benetton di Fisichella e la Sauber di Mika Salo, che tuttavia viene squalificata nel dopo-gara per una irregolarità tecnica dell’alettone anteriore, troppo vicino alle ruote. Il sesto posto, dunque, viene occupato dalla BAR di Ricardo Zonta.


La Ferrari inizia la stagione con sedici punti, resi ancor più dolci dal doppio ritiro della McLaren. Nel parco chiuso quindi, non mancano di certo i motivi per festeggiare. Schumacher dispensa abbracci per tutti, a partire da Barrichello ed il fratello Ralf, dopodiché fa lo stesso con Todt ed i suoi meccanici.


Sul podio, sia lui che Barrichello si fingono direttori d’orchestra mentre viene suonato l’inno di Mameli.


La conferenza stampa è un altro modo per esternare la gran soddisfazione che regna sovrana nel team di Maranello. Michael rompe il tabù legato a Melbourne dopo cinque anni, e non sta più nella pelle per una vettura così competitiva:


"Contento? Stracontento, non mi pare vero. Ma vi rendete conto? Da cinque anni veniamo qui ma solo ora siamo riusciti a vincere. Io me lo sentivo e ve lo avevo pure detto: appena seduto in quella macchina avevo capito che eravamo molto competitivi, che potevamo vincere".


Vittoria arrivata nonostante una partenza fiacca:


"Non sono partito male, anzi. Diciamo così: le McLaren sono partite meglio di noi. Ma questo è un nostro vecchio problema, da tempo ci lavoriamo e dovremo lavorarci ancora. è il nostro punto debole, però abbiamo fatto buoni progressi perché sono partito molto meglio che in tanti altri Gran Premi.


Un problema, quello delle partenze, non nuovo alle Ferrari:


"Non è questione di cambiare un pezzo o un altro: è tutto il sistema che è molto complesso e difficile da mettere a punto. In parte ci siamo riusciti, il resto arriverà lavorandoci".


Il ritiro di Coulthard, e poi quello di Hakkinen, hanno facilitato il suo compito:


"Avevo in mente di stargli vicino e ci sono riuscito facilmente, senza strafare. Anzi, non ho mai guidato con tanta scioltezza, mi divertivo. Gli stavo vicino e aspettavo una rottura da parte loro o il primo pit-stop. La prima è una casualità, il secondo è un evento programmato e il mio programma era aspettare il momento migliore per superarli ai box. Cercavo di consumare meno gomme e meno benzina possibile per poter scegliere il momento più adatto alla sosta".


"Nel caso di Coulthard mi sono chiesto: ha un problema o lo hanno richiamato ai box? Poi ho saputo che aveva problemi al motore, del resto si era visto già nei giorni precedenti. Sono rimasto a guardare, mancava ancora molto al primo pit-stop. E poi si è ritirato anche Hakkinen. Un po' mi dispiace: io volevo lottare con loro, incalzarli, metterli in difficoltà, non mi aspettavo che si ritirassero così presto, lasciandomi solo. Mi dispiace perché ero sicuro di poter vincere, avevo ancora un potenziale da sfruttare che nemmeno ve lo immaginate. Avrei preferito una prova di forza schiacciante, per dimostrare quanto siamo competitivi quest'anno".


"Con l'affidabilità non si può mai stare tranquilli, ma da tutte le prove fatte sapevo che eravamo messi bene. E poi ho sempre guidato con molta prudenza, con grande calma, senza strafare. La mia è stata una gara di attesa, di grande calma sia prima che dopo il ritiro dei miei avversari".


Il sorpasso subìto da Barrichello era logicamente programmato:


"Per radio mi avevano detto che Rubens doveva superare mio fratello Ralf per tornare a essere secondo, e che stava spingendo per fare un altro pit-stop. In quel momento io passeggiavo, lui era in lotta e quindi l'ho fatto passare rapidamente. Rubens ha fatto una gran bella gara".


Nel finale, non restava fare altro che gestire:


"Non c'era più bisogno di correre, un po' perché avevo cominciato ad avvertire qualche vibrazione. Non so, forse le gomme si stavano usurando, forse qualcosa sulla macchina. Insomma, era inutile rischiare".


Hakkinen aveva paragonato la McLaren a Black Magic, l'imbattibile barca neozelandese che ha difeso la Coppa America; per Schumacher, invece:


"Mi pare che la Ferrari sia Red Magic, ma è meglio stare con i piedi per terra. Dobbiamo portare avanti anche noi un grosso lavoro di sviluppo. Quello che è bello è che partiamo da una macchina che va già talmente forte, che nemmeno ve lo immaginate. E abbiamo delle belle idee su come migliorarla ancora. Non è tanto la vittoria che mi rende felice, ma come ci siamo arrivati. Avere una macchina come questa è la più grande delle motivazioni per un pilota, e non sarò mai capace di dire grazie a tutti quelli della Ferrari che hanno lavorato per farla. In fondo non possiamo dire di aver dominato le McLaren perché si sono ritirate presto, ma anche con le McLaren in gara so che potevamo vincere. Questo il risultato enorme del nostro lavoro".


E parlando del prossimo Gran Premio, da disputare a San Paolo, ciò che spaventa Schumacher è lo stato della pista:


"Negli anni scorsi non è mai stata liscia, la macchina in prova e in gara saltellava. Ecclestone mi ha garantito che avrebbe provveduto, che questo inconveniente non si sarebbe più verificato, che sono già stati effettuati dei lavori. Spero che sia così. Meglio però andare a verificare di persona".


Occhi lucidi sul podio per Rubens Barrichello, stressato ma senza dubbio felice per il suo debutto alla guida della Ferrari, coronato da un secondo posto. Un esordio difficile da dimenticare:


"In tre giorni ho commesso due soli errori, il testacoda durante le qualifiche e la partenza non esaltante in gara. Avevo tanta pressione addosso, ma non mi ha mai dato fastidio, non mi ha condizionato. Il secondo posto mi soddisfa, ho sbagliato la partenza, mi sono fatto sorpassare da Frentzen, ho rischiato di non finire fra i primi tre. Ma in Brasile voglio vincere. Lo stesso podio, ma con posizioni invertite fra me e Schumacher. Centrare il primo successo, proprio nella mia Interlagos, sarebbe fantastico".


"Sono in un team favoloso, la macchina è perfetta, in gara non mi ha dato alcun problema. C'è potenza nel motore, so scegliere i giusti assetti, il bilanciamento è eccezionale, perché non dovrei puntare a battere Schumacher? Alla fine il team mi ha detto di rallentare, era giusto. Eravamo ai primi due posti, non avrei mai potuto superare Michael, anche se lui aveva un problema di vibrazioni, correre rischi sarebbe stato inutile. Ho accettato gli ordini, li ho condivisi. Magari me lo avrebbero chiesto comunque, anche se fossi stato più vicino a Michael, ma è normale, i patti sono chiari. La lotta è alla prima curva. Se io mi trovo in testa, non ho obblighi".


"Purtroppo qui mi sono giocato la gara in avvio: l'obiettivo era un altro, partire forte, invece Frentzen mi ha fregato. Devo ringraziare Ross Brawn, che ha confermato di essere un maestro nelle strategie. Ha avuto coraggio, cambiando tattica durante la gara. Ha capito che non sarei mai riuscito a sorpassare la Jordan, allora ha deciso di farmi passare da uno a due pit-stop. La mossa è servita a poco, perché Frentzen si è tolto di mezzo da solo, con una lunga sosta ai box, ma il colpo di genio rimane. Questa è una squadra organizzata benissimo, non ho mai parlato così tanto per radio durante una gara. Guido una macchina speciale, e sono convinto che presto mi farà diventare un pilota speciale".


Rubens non vuole limitarsi ad essere il numero due:


"Schumacher è il più forte del mondo, ma con me avrà vita difficile. Io ho tanta grinta, e voglio ritagliarmi uno spazio importante. Sono convinto che presto vincerò la mia prima gara e che potrò lottare per il titolo mondiale".


Il brasiliano non si vergogna a manifestare le sue emozioni:


"Sul podio ero eccitato, lo sarò sempre. Mi veniva da piangere, perché pensavo a tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare a questo punto. Da anni lotto nelle retrovie, con macchine lente o comunque poco competitive. Non ho mai mollato, e questo è il giusto premio ai miei sforzi".


Di questa Ferrari è entusiasta:


"Ha un'affidabilità eccezionale, e sul piano delle prestazioni siamo alla pari delle McLaren".


Due settimane di pausa e poi si andrà a San Paolo, sua pista di casa:


"Quel circuito è molto simile al Mugello, anche lì andremo molto bene. Io so di rappresentare il mio popolo, vorrei che la gente condividesse la mia gioia il giorno in cui finalmente riuscirò a vincere una corsa. Farlo in Brasile sarebbe l'ideale. Siamo già tutti lì, corro in casa, vi immaginate che casino? Sarebbe una festa memorabile".


C’è di che essere soddisfatti anche per il binomio Bmw-Williams, con il costruttore tedesco subito sul podio a dodici anni dalla sua ultima presenza in Formula 1. Podio raggiunto grazie alla solidissima prestazione di Ralf Schumacher, il quale afferma:


"Un risultato eccitante, che ci sorprende, perché non credevamo di avere un motore così affidabile".


Felice Gerhard Berger, ex pilota Ferrari ora responsabile dei motori Bmw:


"Non mi aspettavo il podio, ci dà grande fiducia. Vogliamo diventare competitivi al più presto".


Il quarto posto di Jacques Villeneuve non solo consente alla BAR di festeggiare i primi punti in Formula 1, ma riporta anche lo stesso canadese a punti a distanza di un anno e tre mesi dall’ultima volta, il 1° Novembre del 1998 a Suzuka, quando guidava ancora per la Williams:


"Ora si comincia a ragionare, finalmente la macchina è affidabile e competitiva. Questi tre punti sono molto importanti".


Giancarlo Fisichella gli è rimasto attaccato per gran parte della gara, senza mai tentare una manovra di sorpasso. Per il romano, il quinto posto è più che sufficiente:


"Avrei potuto attaccare Villeneuve, ma ho preferito accontentarmi, perché all'inizio della gara ho rotto qualcosa nella parte posteriore della macchina, che comunque reagisce bene ed è affidabile. Con la nuova aerodinamica daremo fastidio a tutti".


Per festeggiare l’esordio trionfante, i meccanici della Ferrari brindano in una famosa discoteca di Melbourne, ma non lo fanno insieme ai due piloti autori della doppietta, bensì con una loro vecchia conoscenza: Eddie Irvine, L’ex pilota di Maranello, sempre in vena di fare festa, si unisce a quelli che fino a qualche mese prima erano i suoi uomini, dimostrando che il divorzio con la Ferrari non ha minimamente intaccato i rapporti con i ragazzi di Maranello.


Diversamente, il grande sconfitto di questo week-end ha già preso l’aereo che lo riporta verso casa. Mika Hakkinen ha vissuto un fine settimana fin troppo simile ai molti che ha già passato durante la sua carriera. Ovvero, pole position al sabato, e ritiro la domenica dovuto a cause di forza maggiore, come la scarsa affidabilità della vettura. Prima di lasciare l’Australia, il finlandese sbotta:


"Siamo degli stupidi, non si può fare un regalo del genere alla Ferrari, ormai sono al nostro livello e non possiamo permettercelo. Senza affidabilità non si va da nessuna parte, in queste condizioni è impossibile difendere il mondiale. E' da quando ho vinto il titolo '99 a Suzuka che dico quanto sia importante avere una macchina solida, che non si rompe, che arriva in fondo. Le pole position sono importanti, ma non portano punti. Essere veloci non basta, ci vuole una vettura perfetta. Io ero convinto di poter tenere dietro Schumacher, avevo la gara in mano. Poi però è arrivato il fumo: il motore ha perso potenza ed è finita".


"Il copione è cambiato e bisogna che ce lo ficchiamo in testa. L'anno scorso in Australia avevo rotto il cambio, mi ero ritirato, ma ridevo, perché sapevo di avere un secondo di vantaggio sulle Ferrari. Ora quel secondo non c'è più, siamo molto vicini e l'affidabilità diventa determinante. Il nostro motore ha cominciato a girare a Dicembre, ha migliaia di chilometri sulla schiena, dovrebbe essere indistruttibile, e invece arriviamo qui e rompiamo. E' proprio una catastrofe".


La McLaren trova nella Safety Car il motivo dei problemi tecnici accusati dalle Mp4/15, poiché secondo Ron Dennis, viaggiare a bassa velocità può aumentare la perdita di pressione delle valvole. Hakkinen non sembra essere concorde, ed infatti precisa:


"Ma sabato la Safety Car non c'era, e io e Coulthard siamo rimasti a piedi lo stesso".


C’è preoccupazione anche sul volto di David Coulthard, il quale parla di problemi gravi da risolvere, ancor più se la Ferrari è così veloce. Ma rispetto al compagno di squadra è più ottimista:


"Sulle prestazioni siamo ancora in vantaggio. Sedici punti a zero sono un brutto schiaffo, ma nel giro di un Gran Premio può tornare tutto in parità".


Lo stesso Ron Dennis, seppur sconfitto, non ha intenzione di deprimersi dopo una gara storta, e replica per le rime alla spavalderia di Schumacher:


"Dice che sono più forti? Storie. Eravamo in pole, siamo partiti in testa. Può solo ringraziare i nostri ritiri. Inoltre, non trovo alcun significato nella strategia di Barrichello. Lo hanno sacrificato per far vincere Schumacher".


Le gare da disputare sono ancora tante, ma il bilancio in classifica è già pesante, specie in un tipo di campionato in cui le squadre in lotta per il titolo sono soltanto due. Ma guai ad arrendersi:


"La Ferrari gioisce? Facciano pure. In Brasile toccherà a noi".


Ma prima di tutto, però, bisogna arrivare al traguardo.


Davide Scotto di Vetta