#2 1957: GP d'Argentina, Juan Manuel Fangio e la Maserati trionfano nettamente sugli avversari



Con l'arrivo dei piloti europei, la Temporada Argentina entra nella sua fase decisiva e domenica 13 Gennaio 1957, con la partecipazione di tutti gli assi più noti, si aprirà sul circuito di Buenos Aires la stagione automobilistica con il Gran Premio della Repubblica Argentina, prima prova del Campionato Mondiale conduttori.


E' noto come il passaggio di Fangio dalla Casa del Cavallino Rampante a quella del tridente, che non si sa se sarà temporaneo o stagionale, abbia creato una situazione nuova ed interessante. Fangio ha lasciato la Ferrari, con cui aveva vinto nel 1956 il suo quarto titolo mondiale, ed è passato alla Maserati, dove si troverà come compagno uno dei più pericolosi rivali, il pilota britannico Stirling Moss.


La Ferrari risponde in un certo qual modo lanciando i giovani Collins, Perdisa, Castellotti, Musso, Hawthorn, Von Trips, e De Portago, che difenderanno la Scuderia di Maranello contro Fangio, Moss e Behra.


Martedì 8 Gennaio 1957, all'arrivo dei piloti europei, una grande folla di tifosi e di tecnici si trova ad attendere l'apparecchio dell'Alitalia su cui viaggiano conduttori e dirigenti.


La comitiva, sbarcata in perfetto orario, comprende gli italiani Luigi Musso, Eugenio Castellotti e Cesare Perdisa, l'inglese Mike Hawthorn, il marchese spagnolo Alfonso De Portago, il direttore tecnico Eraldo Sculati, l'ingegner Girolamo Amorotti, e cinque meccanici della Ferrari.


La rappresentanza della Maserati è, invece, composta dal francese Jean Behra, dallo svedese Joakim Bonnier, dal direttore tecnico Nello Ugolini, e da cinque meccanici.


A bordo dello stesso aereo viaggiano anche il pilota americano Harry Schell, che vive a Parigi, l'italiano Giorgio Scarlatti, e il direttore Guglielmo Dei della scuderia Centro Sud, con due meccanici.


Ai giornalisti i piloti confessano di essere ansiosi di vedere il nuovo percorso per la Mille chilometri, che quest'anno sarà corsa il 20 Gennaio sul circuito del lungomare settentrionale della città.


Al contrario, la maggior parte dei corridori sono già stati in Argentina e conoscono bene il moderno autodromo alla periferia di Buenos Aires, dove verrà disputato il Gran Premio. Fangio, da parecchio tempo ritornato in patria, ha già visitato i due tracciati che, del resto, sono a lui perfettamente noti.


Infine è confermato che González correrà per la Ferrari: il pilota argentino si è comperato una Formula 1, ma non essendo ancora pronta la casa modenese ha messo a disposizione del corridore una delle macchine spedite in Sud-America per la Temporada.


Per i colori della Maserati correrà Stirling Moss, ma un ingaggio del giovane pilota inglese da parte della Vanwall, assente alla temporada ma ben decisa a realizzare in pieno le possibilità fatte intravedere nel 1956, appare tutt'altro che improbabile.


Jean Behra, Harry Schell e Carlos Menditeguy completano la squadra Maserati per il Gran Premio d'Argentina, mentre lo svedese Bonnier entrerà in scena nella 1000 chilometri.


Sono due squadroni comprendenti praticamente quasi tutti i più forti piloti del mondo, ma con il pericolo di rinfocolare antagonismi che la sosta invernale non ha certamente spento.



Mercoledì 9 Gennaio 1957 Luigi Musso ed Eugenio Castellotti, due dei piloti italiani che prenderanno parte al Gran Premio d'Argentina, segnano - durante le prove ufficiali in circuito chiuso - i due migliori tempi della giornata, ed il terzo tempo viene segnato da Mike Hawthorn, tutti a bordo delle vetture di Maranello.


Le prove dei concorrenti vengono svolte con una temperatura torrida, ben trentanove gradi; da tredici anni non faceva cosi caldo in Argentina.


Il clima è una delle ragioni che consiglia ai corridori di non forzare troppo, con il rischio di bruciare i motori. In mattinata - in tutto segreto - prova anche Fangio con la Maserati sei cilindri, segnando un tempo non molto distante dal record della pista.


Con questa prima serie di test, la stagione automobilistica riprende in grande stile.


Come detto, l'annata si inaugurerà ufficialmente con il Gran Premio d'Argentina di Formula 1, prima prova di campionato mondiale conduttori 1957, proseguirà il 20 Gennaio con la Mille chilometri per vetture sport, e si concluderà con il Gran Premio di Buenos Aires, per vetture da corsa a formula libera.


Delle tre gare in calendario, la più interessante è quella di apertura, che riprende il grande confronto Ferrari-Maserati concluso la stagione scorsa a Monza con la vittoria di una vettura del tridente, ma con un complessivo bilancio di superiorità dei mezzi meccanici della Ferrari, che consentirono a Fangio la conquista del suo quarto titolo mondiale.


Tra l'altro, per la Ferrari il Gran Premio d'Argentina rappresenta il cinquantesimo disputato in Formula 1 dall'inizio della sua gloriosa storia.


Nel confronto tecnico tra le due marche modenesi eternamente avversarie viene così ad innestarsi più di un motivo di vivace rivalità. Occorre ancora fare qualche considerazione per meglio precisare il motivo di tanta incertezza di pronostici. In passato le gare della temporada argentina hanno dato luogo a una catena di sorprese, originate da fattori sia tecnici che umani.


Anzitutto la prima corsa della stagione è sempre un'incognita, che coinvolge la riuscita delle modifiche apportate alle macchine, a causa dell'incerta messa a punto, e lo scarso allenamento dei piloti.


Infine il fattore climatico: a Buenos Aires è cominciata un'estate soffocante, umida, che, come accadde nel 1955, finisce con l'influire negativamente sul rendimento dei motori e su quello fisico dei corridori. E' quindi una corsa, il Gran Premio d'Argentina, che presenta ogni anno condizioni particolarissime: difficile da inquadrare in una previsione attendibile, sovente anche difficile da giudicare nelle sue risultanze, e tuttavia a maggior ragione interessantissima.


La gara di domenica si disputerà sul circuito numero due dell'autodromo municipale di Buenos Aires, e secondo un regolamento che risale al 1953, il Gran Premio non si svolgerà su una distanza fissa, ma con la formula della durata: tre ore di corsa.


Essendo il tracciato relativamente poco veloce, vi si ottengono medie piuttosto basse: il record complessivo è della coppia Fangio-Musso su Ferrari, con una distanza coperta di poco superiore ai 383 chilometri.


Dopo il ritiro della Mercedes, e in attesa che si ripresentino le vetture inglesi Vanwall e B.R.M., la Temporada è comunque sempre ricca di elementi interessanti, sia per la continua evoluzione dei mezzi meccanici, sia per la presenza nelle due squadre di quasi tutti i migliori piloti del mondo.


La Maserati si affida alla storica 250F, vettura presentata nel lontano 1954 ma sviluppata negli anni, dimostrando una buona competitività nonostante il dominio Mercedes degli anni precedenti, mentre Ferrari presenta la 801, una monoposto derivata dalle Lancia D50 ereditate dalla metà del 1955, dopo la scomparsa di Ascari.


La Maserati 250F, definita anche l’auto intramontabile, fece il suo debutto in pista il giorno di Santo Stefano del 1953, e divenne subito vincente qualche settimana dopo durante il Gran Premio di Argentina del 1954. Progettata da Giacchino Colombo, ex uomo Ferrari, si riconosce per il motore sei cilindri in linea da 2.493 cm³, montato anteriormente, che nel corso degli anni ha visto crescere la sua potenza da 240 cavalli fino ai 270 cavalli, raggiungendo gli 8.000 giri/minuto nel 1957.



Ferrari, invece, delibera consistenti modifiche alla Lancia-Ferrari D50, la monoposto ereditata dalla scuderia torinese nell’estate del 1955. Nella Ferrari 801 scompaiono i caratteristici serbatoio laterali, sostituiti da un unico serbatoio alle spalle del guidatore, per favorire la distribuzione dei pesi.


L’otto cilindri a V mantiene l’angolo retto di apertura delle bancate, ma ora è montato in linea con l’asse, abbandonando l’inclinazione di 12° della vettura dalla quale deriva, aumentando le dimensioni di alesaggio e corsa, e raggiungendo la cilindrata di 2.493,2 centimetri cubici e una potenza di 275 cavalli a 8.200 giri/minuto.



La Scuderia Centro Sud, l'unica squadra che non rappresenta una Casa automobilistica inserita nella sfida, gioca la carta della diplomazia portando una Maserati per Bonnier e una vecchia Ferrari 500 affidata al debuttante De Tomaso, colui che in futuro fonderà la propria casa automobilistica.


Unico privatista, su una Maserati 250F, è Luigi Piotti.


Durante le prove di qualifica dominano equilibrio e incertezza, merito del vero protagonista della sessione: il meteo incostante che provoca problemi di carburazione, soprattutto per le vetture di Maranello, tenendo ravvicinati tempi cronometrati.


Basta pensare che tra il secondo qualificato, Fangio, e il settimo, Hawthorn, il distacco è solo di due secondi e due decimi. A fare la differenza è Stirling Moss, che ottiene la pole position in 1'42"6, distanziando di un secondo e un decimo il Campione del Mondo in carica.


Per il britannico è la prima partenza in pole position in terra argentina.


Le prime tre posizioni sono tutte a favore della Maserati, grazie a Moss, Fangio e Behra, seguiti da Eugenio Castellotti su Ferrari. La secondo fila è acquisita dalle vetture di Maranello, con Collins, Musso e Hawthorn. In successione seguono l’argentino Menditeguy e Schell su Maserati, mentre González e Perdisa vincono la sfida interna con i compagni-rivali De Portago e Von Trips, potendo partecipare al Gran Premio in rappresentanza della Ferrari.


Chiudono la griglia i due piloti della Scuderia Centro Sud con la Ferrari di De Tomaso avanti la Maserati di Bonnier, che sostituisce l'italiano Giorgio Scarlatti, rimasto vittima di un incidente sul circuito di Buenos Aires, mentre in ultima posizione partirà il privatista Piotti.


Domenica 13 Gennaio 1957, con un clima sereno, caldo e secco, dinnanzi ad una grande presenza di pubblico pronta a tifare i beniamini locali, facendo da sfondo all’attività in pista, alle ore 16:00 viene sventolata la bandiera argentina che da il via ai quattordici partecipanti del Gran Premio d'Argentina.


Moss ha un ottimo spunto ma la sua gioia dura solo qualche centinaio di metri, dato che un guasto all’acceleratore lo costringe ad un lunga sosta ai box dove perde una decina di minuti, l'equivalente di otto giri. Il primo giro è molto serrato con Behra al comando, seguito da vicino dalle Ferrari di Castellotti e Hawthorn, mentre Fangio è solo quarto.


Al terzo giro la Ferrari è in testa: Castellotti attacca e supera il francese Behra, poi tenta la fuga ma il piano non si realizza, e dopo sei tornate il pilota Maserati riprende il comando della gara. Nel mentre Collins, partito quinto, rimonta tenacemente e scala la classifica fino al terzo posto, mettendosi in scia ai duo di testa.


Fangio rimane in quarta posizione, mentre sembra più in difficoltà Mike Hawthorn che, dopo una buona fase inziale, lentamente scivola al quinto posto.


Al nono giro Jean Behra si porta nuovamente in testa superando Eugenio Castellotti, e al termine del decimo giro conduce con un vantaggio di un secondo e sei decimi sul pilota della Ferrari.


Al tredicesimo giro Castellotti rientra per una sosta non prevista; Collins coglie al volo l’opportunità e balza in testa, riportando le Ferrari a dettare il passo.


In questa fase di corsa la classifica vede in testa Collins seguito da Behra, Fangio e Hawthorn. Ricoprono il quinto e sesto posto gli italiani Musso e Castellotti, entrambi alfieri della Ferrari, mentre Moss, ultimo, tenta una rimonta tanto furiosa quanto impossibile.


Al termine del ventesimo giro la Ferrari è in testa con Collins, il quale tuttavia precede di pochi metri due piloti della Maserati, Behra e Fangio. Il Campione del Mondo sta conducendo la sua tradizionale gara d'attesa per sviluppare l'attacco al momento propizio: questo gli si presenta al ventiseiesimo giro, allorquando Collins è costretto a fermarsi ai box per noie meccaniche alla sua Ferrari.


Fangio, che era in seconda posizione, rimane perciò a guidare la corsa.


Nel frattempo viene richiamato ai box un contrariato Perdisa, costretto ad affidare la propria monoposto a Collins, che riparte al trentaquattresimo giro, ma la giornata maledetta per la Ferrari è solo all’inizio.

Ma è stata una cosa piuttosto laboriosa convincere il giovane pilota italiano a cedere la propria macchina al compagno di scuderia. I segnalatori della Casa Ferrari tentano invano per tre volte di fermare Perdisa, ma il giovane continua la corsa. Al quarto tentativo per indurlo ad arrestarsi ai box, il segnalatore della Ferrari si avvicina alla macchina di Perdisa, al punto che il pilota investe e rompe la bandierina, continuando la sua corsa.


Al quinto invito finalmente Perdisa si ferma, sebbene riluttante, e cede la propria vettura.


La frizione è il punto debole delle vetture di Maranello, pertanto il giro successivo Musso si ferma per lo stesso inconveniente, mentre Hawthorn rompe il medesimo componente alla trentacinquesima tornata.


Rimane Castellotti a difendere la Scuderia Ferrari nelle posizioni di vertice, mentre González e la vettura numero diciotto, prima guidata da Perdisa, poi da Collins, sono più attardate e quindi fuori dalla zona punti.


Da questo momento in poi la gara vive una fase di stallo, con Fangio che, seppur pressato da Behra, riesce a mantenere saldamente il controllo della gara per la maggior parte dei giri in programma.


Al quarantanovesimo giro avviene un altro cambio pilota in Ferrari, dopo che González cede il volante della sua vettura a De Portago.


Poco dopo, al sessantacinquesimo giro, Collins dà forfait; la Ferrari 801 numero diciotto non viene ripresa da Cesare Perdisa, ma da Von Trips, che affronterà l’ultimo terzo di tappa.


Nonostante non ci siano grandi scossoni, le posizioni di vertice vivono un altro sussulto con l’ultimo ritiro ufficiale dal Gran Premio. La sfortuna colpisce ancora una Ferrari, in particolare quella ora condotta da Eugenio Castellotti, vittima di uno spaventoso incedente nel corso del settantacinquesimo giro, proprio quando sembra poter raggiungere ed attaccare il secondo posto di Behra: sul rettilineo opposto a quello d'arrivo la ruota posteriore sinistra si stacca e la vettura sbatte contro una protezione di filo di ferro, ma fortunatamente non ci sono conseguenze per il corridore italiano.


Nonostante l'urto piuttosto violento, Castellotti non riporta alcuna ferita, e può quindi rientrare ai box per rassicurare i compagni di squadra ed i dirigenti.


Contemporaneamente un altro protagonista del fine settimana, con un moto d’orgoglio, sigla il giro più veloce, che vale un punto in classifica: Stirling Moss, ancora molto attardato ma rapidissimo, gira in 1'44"7, alla velocità media di 134,510 Km/h.


Nei giri successivi Fangio tallonato da Behra, l’argentino Menditeguy e l'americano Schell, tutti su Maserati, sono il preludio di un trionfo per la Casa del Tridente. Quinta è la Ferrari numero venti guidata da De Portago, dopo averla ereditata da Gonzalez, e dal sesto posto seguono rispettivamente Von Trips, Bonnier, Moss, De Tomaso e Piotti.


Non succede più nulla tranne che al comando, solo per un paio di tornate, sopravanza Behra, ma il fuoriclasse argentino si riprende subito la prima posizione e taglia per primo il traguardo.


Dopo poco più di tre ore Fangio coglie la sua ventunesima vittoria in carriera, secondo è Behra attardato di circa diciotto secondi, mentre terzo è un altro pilota locale, Carlos Menditeguy: per lui è il primo e unico podio in carriera. Schell, quarto, completa le festa per la scuderia modenese, mentre De Portago e González si spartiscono equamente i due punti del quinto posto.


Moss guadagna il punto iridato grazie al giro più veloce.



La prima conseguenza della bellissima vittoria di Juan Manuel Fangio nel Gran Premio d'Argentina è la firma del contratto che legherà per tutta la stagione il Campione del Mondo alla Maserati. Il sempre popolare Fangio, appena sceso di vettura, confida al suo direttore sportivo, Nello Ugolini, che lo abbraccia felice:


"E' una macchina magnifica, perfetta".


In realtà il bilancio della Casa del tridente, in questa prima corsa della stagione, non può essere più soddisfacente: la Maserati conquista i primi quattro posti nella classifica, otto vetture arrivano al traguardo su otto partite, e segna un nuovo record sulla distanza e sul giro, mostrando di avere grande efficienza e perfetta preparazione meccanica.


E bisogna notare che gli esemplari guidati da Harry Schell, Bonnier, De Tomaso e Piotti sono di tipo non recentissimo, e appartengono alle Scuderie Centro-Sud e Madunina.


Insomma, le indicazioni delle prove ufficiali vengono confermate dall'andamento della corsa, ma non bisogna credere che sia stata per gli uomini della Maserati una vittoria facile: finché sono rimaste immuni da inconvenienti alla trasmissione, le Ferrari si sono battute benissimo, e anzi Castellotti prima e Collins poi sono riusciti a comandare la corsa per lunghi tratti.


L'impressione generale fra i tecnici è che assisteremo quest'anno a corse molto equilibrate, proprio perché la Maserati sembra aver conseguito durante il riposo invernale maggiori progressi che non la marca rivale, colmando così il leggero svantaggio rivelato la stagione scorsa. Questo per quanto riguarda le macchine di Formula 1, per le quali si avrà la prima gara di rivincita, sempre a Buenos Aires, quindici giorni più tardi.


Fangio ha compiuto una corsa di grande accortezza tattica, limitandosi nella fase iniziale a non perdere contatto con Behra, Castellotti e Collins, che battagliano al comando.


Al momento giusto l'argentino ha preso la testa e vi è rimasto fino alla fine, migliorando il record della corsa. Eccellente impressione ha destato anche Jean Behra, che ha terminato la gara a poco più di diciotto secondi dal vincitore, rimanendo per altro l'unico dei concorrenti a non essere doppiato da Fangio.


E anche il terzo arrivato, l'argentino Carlos Menditeguy, riconferma le ottime possibilità che già un anno prima aveva dimostrato proprio su questa pista, interrompendo poi l'attività a causa di un brutto incidente.


Eugenio Castellotti è stato abbastanza a lungo all'interno della lotta per il primo posto, e neppure quando la sua Ferrari ha cominciato ad accusare lo slittamento della frizione si è arreso. Poi ha corso una paurosa avventura al settantaquattresimo giro, allorché ha perso la ruota anteriore sinistra, ma è riuscito a dominare la traiettoria della macchina che si è fermata fuori strada contro un riparo di fil di ferro.


Stirling Moss già nel corso del primo giro ha rotto una leva dell'acceleratore e si è fermato lungamente ai box per la riparazione, prima di riprendere coraggiosamente la gara, togliendosi la soddisfazione di realizzare il giro più veloce a tempo record.


Collins è stato nel complesso il migliore dei ferraristi, ma è stato fermato prima dalla solita avaria di frizione.


Nel team della Maserati si vivrà una serata euforica mentre, per contro, i ragazzi della Ferrari non nascondono la loro demoralizzazione che, invano, il loro direttore sportivo Sculati cerca di sollevare.


Ma i propositi di rivincita già affiorano: le altre due prove della temporada vedranno una lotta ai ferri corti tra gli uomini dell'una e dell'altra Casa.


Luca Saitta

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