#49 GP d'Argentina 1956, è trionfo per Juan Manuel Fangio con la Ferrari, grazie a Musso



Nei primi giorni di Gennaio le Case automobilistiche modenesi stabiliscono il loro completo programma in vista della partecipazione ufficiale alla Temporada argentina, prima gara del calendario internazionale automobilistico. Dopo aver già inviato nei giorni precedenti via mare le vetture a Buenos Aires, il 16 Gennaio 1956 partiranno dall'aeroporto di Ciampino Musso, Castellotti, Gendebien e Collins per la Ferrari, accompagnati dal direttore sportivo Sculati e dal meccanici della Casa, assieme a Behra della Maserati, con il direttore sportivo Nello Ugolini e l'ingegner Alfieri, mentre Fangio, González e Menditeguy sono già in Argentina, ed il neo pilota della Maserati Stirling Moss, che si trova in Australia, raggiungerà per proprio conto i compagni di squadra.


Nonostante i recenti avvenimenti politici che sembravano dovessero far rinviare l'attività automobilistica in Argentina, la ormai classica Temporada si disputerà regolarmente anche quest'anno, dando l'avvio al campionato del mondo 1956.


Domenica 22 Gennaio 1956 si correrà il Gran Premio della Repubblica Argentina, presso l'autodromo municipale di Buenos Aires, sul circuito di 3916,36 metri, con la formula della maggior distanza percorsa in tre ore di corsa. Poi, il 29 Gennaio con la 1000 Chilometri inizierà la serie di gare valevoli per il campionato vetture sport, in parte su pista e in parte nei viali adiacenti l'autodromo, su un circuito di 9476,32 metri da ripetersi centosei volte per un totale di 1004,489 chilometri, e infine la prova di Mendoza per vetture di formula libera, che si disputerà sulla distanza di circa 290 chilometri domenica 5 Febbraio 1956.


La lotta per i due massimi titoli mondiali, formula 1 e sport, inizia quest'anno con il confronto tra le sole Case Ferrari e Maserati, mentre la solita Gordini è chiamata a dare una pennellata di azzurro nello sfondo rosso fuoco delle vetture italiane. Le straripanti Mercedes sono adesso nella quiete del Museo della Daimler-Benz a Stoccarda, e probabilmente non ne usciranno più (se la Casa tedesca ritornerà un giorno alle corse lo farà con macchine nuovissime, tanto più che l'attuale formula-corse internazionale scadrà il 31 Dicembre 1957; dal canto loro gli inglesi con le B.R.M., Vanwall e Connaught, nonché la francese Bugatti entreranno in lizza più tardi.


Così per ora saranno soltanto le vetture delle due marche modenesi a vedersela fra di loro. Ma questo non significa affatto che l'interesse per l'inizio della stagione agonistica sia di basso livello. Anzitutto la rivalità che divide Maserati da Ferrari, e il presumibile equilibrio dei rispettivi mezzi meccanici indubbiamente migliorati e potenziati nella stasi autunnale, dovrebbe sfociare in risultati di rilievo (e in proposito è atteso con curiosità il raffronto dei tempi ottenuti lo scorso anno nel Gran Premio d'Argentina dalla Mercedes di Fangio con quelli dell'imminente prova, identico essendo il tracciato della corsa e la distanza.


Ferrari ha intanto sostituito l'ingegner Lampredi con un giovane ingegnere di nome Alberto Fraschetti, il primo tecnico della nuova generazione ad approdare a Maranello. Fraschetti viene affiancato dai due principali collaboratori di Lampredi, Franco Rocchi per quanto riguarda i motori, Walter Salvarani per i telai.


Poi c'è il grosso motivo del duello tra Fangio-Ferrari e Moss-Maserati, cioè tra il riconfermato Campione del Mondo e colui che non fa mistero dell'intenzione di subentrargli in cima alla scala del piloti di valore internazionale. Fino a due mesi or sono, Fangio e Moss erano compagni di équipe: il primo come caposquadra di diritto, l'inglese nel ruolo di scalpitante seconda guida costretta dal ferreo gioco di squadra a mordere il freno. Poi, sciolta la formazione tedesca, Stirling Moss conclamò che in sottordine al Campione del Mondo non ci sarebbe più stato.


Quindi, uno da una parte, l'altro dall'altra.


Su questo spunto di accesa rivalità agonistica si impernierà probabilmente tutta la stagione 1956; il seguito dipenderà dall'efficienza delle vetture che Ferrari e Maserati hanno approntato o appronteranno.


In Argentina la squadra Maserati conterà, di rincalzo a Moss, su Behra (il francese si è rimesso in sesto dopo lo spaventoso incidente di Belfast, ma non si può ancora dire se è rientrato In pieno possesso delle sue magnifiche doti), sul rientrante Froilán González, e sul giovane argentino Menditeguy; non è invece certa la presenza a Buenos Aires di Perdisa, che ha rinnovato il contratto con la Casa del tridente.


Una squadra, insomma, che sulla carta appare fortissima, salvo le accennate riserve su Behra e González.


Dal canto suo la Ferrari mette in campo Fangio, Castellotti, Musso, Collins e il belga Gendebien. Quest'ultimo è da molti considerato una grande promessa, ma prima di pronunciarsi definitivamente al riguardo sarà bene osservarne il comportamento al volante di una monoposto.


Non saranno quest'anno presenti in Argentina alcuni campioni famosi che pure erano stati in passato fedelissimi della Temporada, come Giuseppe Farina (il torinese in questi giorni è in Inghilterra, per provare un paio di vetture Formula 1 di marca diversa, possibile preludio a un accordo per disputare su macchina britannica i Gran Premi che seguiranno in primavera e in estate), Villoresi, Trintignant, Mieres e Maglioli, tutti ancora liberi da Impegni.


Per quanto riguarda le Case automobilistiche, la Maserati ha semplicemente migliorato nel telaio e nel motore la sua bella sei cilindri, mentre la Ferrari ha provveduto a spedire a Buenos Aires sei vetture di tre differenti tipi: la ex Lancia modificata nella carrozzeria, e - pare - con nuove testate al motore; la super squalo con motore otto cilindri, questo sempre di origine via Monginevro; e infine una super squalo normale. Una bella gamma di macchine, che potrà fornire all'indomabile costruttore di Maranello utilissime indicazioni per il più appropriato impiego dei mezzi nelle contese a venire.


Giovedì 19 Gennaio 1956 iniziano gli allenamenti, durante i quali Fangio avvicina sensibilmente il record ufficioso sul giro, detenuto da González in 1'43"2. Infatti il Campione del Mondo segna con la sua Ferrari l'ottimo tempo di 1'43"7, pari a una media di 137,819 km/h. L'impresa dell'argentino acquista il valore di una seria ipoteca sulla vittoria assoluta nell'impegnativa prova di domenica.


Non si ha invece notizia dell'arrivo delle Gordini, che tuttavia non avrebbero potuto offrire alcuno spunto interessante. Pertanto, salvo variazioni, l'elenco del partenti risulta essere composto da Fangio, Castellotti, Musso, Collins e Gendebien sulle Ferrari ufficiali, Moss, Behra, González e Menditeguy con le Maserati, ed in veste di isolati vi sarà Hawthorn, Landi, Piotti e Uria su Maserati.


Tredici in tutto.


Non è un quadro dei più completi, ma il tono agonistico dovrebbe essere assicurato Io stesso dalla presenza di una mena dozzina di piloti di classe internazionale.


Al termine delle prove di qualifica diventa evidente che i più accesi antagonisti del campione mondiale Juan Manuel Fangio, come detto, sono il pilota inglese Stirling Moss e José Froilán González, con quest'ultimo che non riesce a cancellare la propria insofferenza nei confronti del connazionale, dato che parecchi anni prima i due corridori argentini si dividevano le simpatie del loro pubblico, ma l'irresistibile ascesa del chueco fece pendere la bilancia della popolarità; nonostante siano passati gli anni, il rubicondo Froilán non si è mai rassegnato alla superiorità del connazionale.


Contemporaneamente Moss, nella sua giovanile baldanza, ritiene - e non ne fa mistero - di essere il più qualificato a detronizzare Fangio dal più alto scalino della celebrità.


Avvicinandosi la prima gara di campionato del mondo 1956, il Gran Premio d'Argentina che si disputerà a Buenos Aires, tale rivalità si è rinfocolata, ma se per quanto riguarda Moss le speranze di dare un primo colpo di piccone al prestigio mondiale di Fangio sono più vive che mai, González pare costretto a rimandare, perché - dopo un anno giusto di inattività e i postumi mai del tutto scomparsi di vecchie ferite - ancora non si sente in grado di sostenere il ritmo di un Gran Premio che durerà tre ore esatte, soprattutto se dovesse continuare sulla regione bonaerense il tremendo caldo-umido di questi giorni.


Quanto al duello Ferrari-Maserati, le risultanze delle prime due giornate di allenamenti mostrano un certo equilibrio di possibilità per le vetture dell'una e dell'altra marca.


L'attesa negli ambienti sportivi di Buenos Aires è comunque assai viva: dopo la relativa calma del primo giorno di prove, il circuito si affolla di entusiasti aficionados, e si prevede per domenica il tutto esaurito già visto negli anni precedenti.


L'organizzazione sembra efficientissima, e da domenica mattina la forza pubblica sarà mobilitata sia per disciplinare il traffico dalla capitale alla bassa, dove sorgono gli impianti dell'autodromo, sia per contenere il pubblico ed evitare pericoli.


Al via del primo Gran Premio stagionale scatteranno dalle prime tre posizioni altrettante Ferrari, guidate dal poleman Fangio, autore di un giro sensazionale e dal nuovo record della pista, segnato in 1'42"5, seguito da Castellotti e Musso, autori dello stesso identico tempo ma staccati di oltre due secondi dal campione in carica. Dal quarto all'ottavo posto si qualificano le Maserati di Behra, González, Menditeguy, Moss e Hawthorn. Nelle retrovie troviamo Collins e Gendebien, seguiti da Landi e dai due piloti che guidano una Maserati privatamente, vale a dire Piotti e Uria.


Tuttavia, Hawthorn non prenderà parte alla gara.


La partenza viene data alle ore 16:00 e subito scatta in testa González, seguito da Menditeguy, Musso, Fangio e Castellotti. Poi, a partire dal terzo passaggio, assume il comando Menditeguy, mentre Fangio perde terreno, dato che, durante la notte, sulla sua Ferrari era stato sostituito il motore danneggiato in un lieve incidente durante l'ultima giornata di prove, ma la pompa della benzina non funziona regolarmente.


Al quinto giro Menditeguy ha due secondi di vantaggio su González e cinque su Castellotti. Al quattordicesimo giro il Campione del Mondo si ferma al box perdendo oltre un minuto e mezzo. Riprende, ma la sua vettura continua a recalcitrare. Così, al ventitreesimo giro dai box della Ferrari fermano sia Fangio che Musso per scambiarsi le macchine.


Ma intanto Menditeguy ha quasi un giro di vantaggio.


A questo punto comincia il fantastico inseguimento di Manuel, ottavo al ventesimo passaggio, sesto al trentesimo (e al trentaquattresimo segna il miglior tempo sul giro in 1'46"2), quarto al trentacinquesimo.


Nel frattempo si ritira González al ventiquattresimo giro a causa della rottura del motore della sua vettura era che già era afflitta da noie all'alimentazione, e più tardi cede il cambio sulla vettura di Castellotti, al quarantaduesimo giro. Poi il colpo di scena: Menditeguy danneggia la trasmissione e abbandona. Così, poco dopo metà corsa passa in testa Moss seguito da Fangio, Behra, Hawthorn, Collins e Gendebien.


Ma all'ottantunesimo giro, Moss rallenta lasciando dietro di sé una fumata nera a causa del cedimento del motore. E' questione di poco: Fangio gli piomba alle spalle e se ne va verso la vittoria, che forse non sperava più. Fermo Moss, è il francese Jean Behra a conquistare il secondo posto, davanti a Mike Hawthorn, mentre la coppia Chico Landi e Gerino Gerini conquistano il quarto posto, e Gendebien il quinto.


Juan Manuel Fangio vince per la terza volta, davanti al suo pubblico entusiasta, il Gran Premio automobilistico d'Argentina. Il Campione del Mondo ha compiuto una corsa superba, ben diversa da quei monologhi cui la netta superiorità del mezzo meccanico affidatogli negli ultimi due anni aveva abituato il pubblico: questa volta ha dovuto lottare con tutte le energie e le risorse della sua altissima classe per rimontare uno svantaggio iniziale che a tutti era sembrato incolmabile.


Va ricordato anche il bravo Musso, che dopo un quarto di gara è stato fermato per cedere il volante della propria Ferrari a Fangio, essendo la vettura di quest'ultimo in imperfette condizioni meccaniche, e che pertanto divide con l'asso argentino la citazione nella classifica e il punteggio per il Campionato del Mondo.


Una citazione particolare è doveroso rivolgere alla rivelazione di questa corsa, il giovane argentino ex campione di polo Carlos Menditeguy, della squadra ufficiale Maserati, che ha guidato con strabiliante autorità la corsa per un'ora e mezzo, fintanto cioè che un'uscita di strada, da cui la vettura è andata irrimediabilmente danneggiata, non ha fatto crollare il sogno di vittoria.


Al termine del Gran Premio d'Argentina, il direttore sportivo della Maserati, Nello Ugolini, presenta reclamo alla direzione di corsa contro il comportamento di Fangio, il quale in uno sbandamento avuto al settantottesimo giro avrebbe fruito dell'aiuto del pubblico per rimettere in linea sulla pista la vettura alla quale si era arrestato il motore.


Il reclamo chiede che Fangio venga tolto dall'ordine di arrivo, ma la Commissione si riunirà soltanto nel tardo pomeriggio di lunedì 23 Gennaio 1956 per decidere che il pilota argentino è ufficialmente il vincitore del primo Gran Premio stagionale.

Simone Pietro Zazza

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