#2 1953: Gran Premio d’Argentina, Ascari domina e vince una gara triste, mentre Fangio si ritira



Il 18 Gennaio 1953 riparte il Campionato del Mondo di Formula Uno, che per la prima volta registra lo svolgimento di un impegno sportivo in Argentina, a Buenos Aires. Il terreno di gara è uno dei cinque circuiti del nuovissimo autodromo, un percorso di 3912 metri, costituito da quattro curve e da quattro rettilinei, che presenta un grande vantaggio: quello di non avere alberi nell'interno, ma prati, evitando quindi un rischio grave per i corridori.

A questo primo appuntamento ci si arriva sia con la consapevolezza della superiorità della Ferrari nell’anno precedente, ma anche con una Maserati che si è dimostrata sempre più incalzante.


La sfida, infatti è principalmente tra le due case automobilistiche italiane, mentre tra i piloti si ripropone la sfida tra Ascari e Fangio, dopo che quest'ultimo è rimasto inattivo nel 1952. E' infatti nota la rivalità tra Fangio e gli assi italiani Ascari, Villoresi, Farina.


Proprio il Campione del Mondo 1950 si è accinto a questa gara con particolare cura, seppur inizialmente era stata incerta una sua partecipare alla gara, in quanto i suoi genitori, assai anziani, sono entrambi sofferenti. Dopo aver accettato di partire per l'Argentina, Farina prima si reca a pregare nel Santuario della Consolata, di cui è particolarmente devoto, e successivamente trascorre una ventina di giorni al Sestriere, per una messa a punto atletica.


L'argentino deteneva saldamente il titolo di Campione del Mondo nel 1951, allorché nella primavera del 1952, durante il Gran Premio dell'Autodromo di Monza, sbagliò la curva di Lesmo, uscì di pista e si ferì gravemente alla nuca.


Nel frattempo Alberto Ascari coglieva una vittoria dopo l'altra, aggiudicandosi il titolo di Campione del Mondo. Lo stesso Fangio si congratulò con l'asso milanese, dicendo che era ben lieto di consegnare la simbolica corona d'alloro a un successore audace e bravo. Ma quale esito avrebbe avuto il duello Ascari-Fangio, senza l'incidente capitato all'argentino?


In questa gara, Ferrari decide di schierare quattro vetture ufficiali, affidate ad Alberto Ascari, Giuseppe Farina, Luigi Villoresi e il britannico Mike Hawthorn, mentre la Maserati schiera in rientrante pilota argentino Juan Manuel Fangio, i connazionali José Froilán González e Óscar Gálvez, e Felice Bonetto.


Sulla carta i due tipi di vettura potrebbero dirsi alla pari: tuttavia la Maserati deve ancora dare le ampie dimostrazioni della Ferrari, nonostante la potenza dei due tipi di vettura sembra prossima ai 190 cavalli, ed entrambe le squadre ufficiali sono in grado di compiere l'intera corsa senza soste per rifornimenti di carburante.


Saranno in gara, naturalmente, anche altri concorrenti, come i piloti francesi della scuderia Gordini e gli Inglesi della Bristol Cooper.


Al termine delle prove del giovedì, l'attesa degli sportivi argentini per il Gran Premio automobilistico di domenica trasforma in esultanza. All'Autodromo si apprezzano scene d'entusiasmo allorché gli altoparlanti, trasmettendo i risultati della prima giornata degli allenamenti, scandiscono lentamente queste parole: il giro più veloce è stato compiuto dall'argentina Fangio. Un boato di grida, d'evviva, copre la voce dell'annunciatore.


I primi assaggi, nella preparazione a un Gran Premio, hanno sempre un valore relativo: alcuni corridori preferiscono prendere confidenza gradualmente col percorso; altri non hanno ancora la macchina in ordine. Due cose, tuttavia, balzano subito agli occhi: in primo luogo la perfetta guarigione di Fangio, documentata dal nuovo record da lui stabilito in pista, ed in secondo luogo che i migliori tempi sono stati ottenuti alcuni da piloti argentini e altri da italiani, ma tutti con macchine italiane, ossia Maserati o Ferrari.


I primi allenamenti confermano che sarà difficile mantenere una media oraria di oltre 130 km. Ciò significa che il tracciato è difficile, logorante e faticoso, e che vincerà il pilota più abile e più risoluto nello staccare l'acceleratore dopo gli altri corridori all'imbocco delle curve, facendo prevalere la macchina meglio preparata allo sforzo delle tre ore di corsa. La formula di gara è infatti questa: la graduatoria finale verrà fatta classificando i corridori nell'ordine in cui si troveranno allo scadere della terza ora dal via.

Il secondo giorno di allenamenti vede carovane di appassionati prendere posto all'Autodromo. Molti di loro passeranno la notte all'aperto, dato che a Buenos Aires è piena estate.


E all'occasione, molti di loro scommettono sulla vittoria dei piloti.


Il campione del mondo Ascari viene dato come primo favorito, mentre le azioni di Fangio, l'idolo locale, sono un po' inferiori a quelle dell'italiano, dato che la corsa durerà tre ore, e l'asso argentino è appena uscito da una lunghissima convalescenza, dopo l'incidente di Monza.


Ci si chiede, pertanto, se egli potrà resistere alla pesante fatica del Gran Premio.


Al termine delle tre giornate di prove, il miglior risultato è di Ascari, nonostante la pista risulti assai bagnata, e soffia un forte vento del Sud a quaranta chilometri orari. I sedici concorrenti sono costretti dallo stato viscido e pericoloso del fondo stradale a effettuare le prove ad uno ad uno, anziché in gruppi, ed in due occasioni, la Maserati di Fangio compie un testacoda. Nella prima circostanza, l'argentino riesce a mantenere il controllo, mentre nella seconda la macchina scivola sul bordo erboso, finendo su un'altra pista dell'Autodromo.


Le prove sono caratterizzate da un equilibrio che manca da molto tempo, infatti Ascari conquista la pole seguito da vicino da Fangio, Farina, Villoresi, González e Hawthorn. Tra Ascari e Hawthorn ci sono appena quattro secondi.


Domenica, mezzo milione di tifosi si apprestano a seguire il Gran Premio.


Alle ore 15:00 giunge nella tribuna d'onore il presidente Peron, e di conseguenza ha inizio la parata aerea, cui partecipano apparecchi militari Globe Meteor di fabbricazione inglese e una cinquantina di apparecchi civili.


Poco dopo, le auto si allineano sulla griglia di partenza.


Migliaia di persone cercano allora di sfondare il recinto per prendere posto nell'autodromo, interamente esaurito, mentre gruppi di appassionati, o perché premuti dagli spettatori sopraggiungenti a forza, o nella speranza di seguire meglio la corsa, escono dalle tribune e, attraversando la pista, prendono posto sul tappeto erboso all'interno di essa, o addirittura sul circuito.


Più volte gli altoparlanti saranno costretti a ripetere l'ordine di sgombero immediato della pista, minacciando, in caso contrario, di non dare inizio alla gara. Per i primi giri, l'ordine verrà ascoltato, ma di mano in mano che la corsa procederò e si farà più elettrizzante, gli spettatori indisciplinati occuperanno sempre più lo spazio destinato alle macchine.


Il via della gara viene dato dal presidente della Repubblica Argentina Peron alle ore 16:00 (ore 20:00 italiane).


Ascari è il più lesto mantenendo la testa della corsa. In questa fase iniziale della gara dai box arriva la chiara indicazione di non forzare troppo il passo gara, perché la temperatura esterna è abbastanza alta e c’è il rischio che i motori vadano in ebollizione, oltretutto anche i piloti soffrono parecchio per via del calore. Villoresi accoglie tale invito, e adotta subito la sua caratteristica tattica prudenziale, basata più sulla resistenza che sull'impeto.


Durante il terzo giro, Fangio supera il connazionale González, passando in seconda posizione e tentando successivamente di raggiungere Ascari: ma l'asso italiano aumenta giro su giro il proprio vantaggio.


Ascari sembra quello che rispetto agli altri riesce a essere più competitivo, e dopo dieci giri ha già messo 12" tra lui e il primo degli inseguitori, Fangio, e dopo venti tornate sale addirittura 20". Ascari, che per questa circostanza si è fatto sistemare speciali specchietti retrospettivi vicino al cruscotto della sua macchina, per poter tenere d'occhio gli inseguitori, sembra in realtà non avere bisogno di questa accortezza, dato che le Maserati di Bonetto e González, nel frattempo, cominciano ad avere noie al motore per via del surriscaldamento, mentre l'asso argentino non riesce ad impensierirlo.


Successivamente, Villoresi inizia a guadagnare terreno su molti di quanti gli erano davanti, ne superava diversi e, allo scadere della prima ora di corsa, si affianca a Manzon, contendendogli il quinto piazzamento.


Gli spettatori intanto riescono a rompere lo sbarramento creato dalla polizia e raggiungono nuovamente il bordo dell’asfalto: la situazione è al limite, e vengono ignorati perfino gli altoparlanti che intimano agli spettatori di fare qualche passo indietro.


Al ventitreesimo giro, Farina, che nel frattempo era rientrato in pista dopo una sosta ai box, è impegnato in un forcing nel tentativo di contenere gli attacchi di Fangio, mentre alla seconda curva il pubblico ha ormai invaso parte della pista lasciando ai corridori un passaggio stretto. Proprio in questo punto un ragazzo attraversa la pista e Farina, nel tentativo di evitarlo, perde il controllo della monoposto, finendo in mezzo alla folla, investendo una cinquantina di persone.


Immediatamente accorrono sul posto agenti della forza pubblica, che sgombrano energicamente la pista per evitare un altro disastro, lasciando spazio agli ufficiali di gara, che dispongono sul circuito il segnale convenzionale di pericolo, e ai medici e gli infermieri, accorsi con le ambulanze.


L'emozione nel pubblico è grandissima, dato che circolarono immediatamente notizie allarmanti: per qualche momento è impossibile anche alla stampa ottenere notizie precise sia sul pilota che sulle vittime. In un primo tempo sembra, da fonte ufficiale e contrariamente alle catastrofiche voci udite nelle tribune, che le persone scomparse fossero soltanto uno o due, ma purtroppo più tardi, anche perché alcuni dei feriti, aiutati all'ospedale in condizioni disperate, non sarà possibile salvarli, verrà comunicato che le persone scomparse sono numerose, oltre a trentatré spettatori feriti.


Nino Farina, che si teme ferito a una gamba, esce praticamente illeso dal terribile incidente: il pilota torinese lamenta solo qualche escoriazione a una mano.


Nel frattempo, sembra che la signora Farina, pur abituata alle drammatiche attese, tormento inevitabile di tutte le mogli dei corridori, aspetti una notizia tanto grave, dato che per tutta la giornata rimane accanto alla radio, attendendo le notizie sui preparativi e sullo svolgimento della gara.


Notando la preoccupazione, alcuni amici si raccolgono attorno alla signora per renderle meno penosa l'attesa. Fra questi, l'attrice cinematografica Caterina Baratto, che si esibisce in un numero fuori programma per alleviare la pena dell'amica, e canta con la sua esile, garbatissima voce alcune canzoni inglesi e francesi.


Successivamente, la signora Farina si reca nella sede del giornale La Stampa per cercare rapide notizie sulla corsa del marito, e dal nostro giornale scopre sia dell'incidente, che delle condizioni soddisfacenti in cui Giuseppe è uscito dalla macchina devastata. In un primo momento la signora teme che le fosse nascosta una più amara verità, ma tutte le notizie giunte nel corso dei successivi minuti da Buenos Aires confermeranno che l'asso torinese è rimasto praticamente illeso. Cosi rassicurata, tramite ancora la sede del giornale La Stampa, la signora Farina si mette in nota per parlare al telefono con suo marito.


Intanto a Buenos Aires, al trentaseiesimo giro Fangio, che sta tentando invano di raggiungere Ascari, è costretto al ritiro per la rottura dell'albero di trasmissione della sua Maserati. L'idolo della folla argentina scoppia in lacrime quando i meccanici, accorsi attorno alla sua macchina, lo avvertono dell'irreparabilità del guasto.


Durante questa fase si distingue il francese Manzon, su Gordini, secondo in classifica anche grazie ad una breve sosta di González ai box.


Dopo che Bonetto, su Maserati, si ritira dopo un principio d'incendio, restano in gara dieci macchine. Al quarantaquattresimo giro, Manzon si ferma per cambiare le ruote, e retrocede in classifica, mentre González ingaggia una serrata lotta con Hawthorn.


Al cinquantesimo giro il leader della corsa conduce con ben 1'30" di vantaggio su Villoresi e 2'53" su Hawthorn, mentre seguono González, Galvez, Manzon e Behra.


A questo punto il campione del mondo Ascari, dominatore del Gran Premio con una sbalorditiva superiorità su tutti gli avversari, doppia anche Villoresi. Ormai sicuro del successo, il pilota milanese decide di rallentare lievemente l'andatura per non forzare troppo la resistenza della sua macchina, mentre dietro di lui divampa a una furibonda lotta tra Villoresi e González per il secondo posto.


L'argentino approfitterà di una sosta del pilota italiano della Ferrari, dovuta al cambio gomme, per prendersi la seconda posizione, che sarà costretto a ricedere poco dopo per lo stesso motivo. Ad Ascari tocca lo stesso destino poco più tardi, ma la sua posizione è talmente salda che all’uscita dei box è ancora il leader indiscusso.


Al sessantottesimo giro, Manzon perde una ruota in rettilineo, riesce a mantenere il controllo dell’auto ma lo pneumatico finisce inevitabilmente in mezzo alla folla, causando altri feriti. Il pilota francese, pure in queste condizioni, e con la pista parzialmente ingombra dagli spettatori, riesce a completare la curva con tre ruote e a fermarsi senza colpire nessuno spettatore, e dopo un attimo di atterrita ansietà, la folla tributa al corridore, costretto naturalmente al ritiro, una calda ovazione.


La parte finale della gara concede degli spunti interessanti solo per quanto riguarda il duello Villoresi-González, mentre Ascari, non pago, si appresta a conquistare persino il giro veloce per ottenere un ulteriore punto in classifica. Il pilota milanese vince anche il duello con González, per il giro più veloce: infatti, durante la precedente fermata dell'asso italiano, il pilota argentino aveva aumentato spaventosamente l'andatura, nella speranza di aver la vittoria a portata di mano, e aveva compiuto un giro del circuito in 1'48"7; il miglior tempo dell'italiano era stato 1'49". Risalito in macchina, il Campione del Mondo in carica registra 1'48"6, lasciando esterrefatti i cronometristi.


Un'ultima fermata di González ai box concederà a Villoresi il secondo posto.


A dieci giri dal termine, anche il corridore britannico Brown esce di pista ed investe la folla, colpendo fatalmente una persona.


Al termine delle tre ore di gara, dopo aver coperto una distanza di novantasette giri, la classifica finale vedrà Ascari trionfare di fronte ad un pubblico in visibilio, seguito da Villoresi, secondo, González terzo, e Hawthorn che ottiene un ottimo quarto posto, rendendo fieri i suoi meccanici che prevedono per lui un futuro radioso.


Le scuderie Gordini, francese, e Bristol-Cooper, inglese, sono battute in maniera clamorosa dalle vetture italiane; soltanto Manzon, su Gordini, ha saputo lottare qualche volta tra i primi, ma la fortuna non lo ha molto assistito.


Nei minuti successivi alla gara, il presidente Peron a fatica riesce a raggiungere Ascari, che si trova circondato dalla folla. Pertanto, proprio i tifosi accorsi presso i box porteranno il pilota milanese, a spalle, presso la tribuna di Perón, che si complimenta con lui.


Il Campione del Mondo in carica, invitato al microfono, rivolgerà successivamente alcune parole in lingua spagnola al pubblico, ringraziandolo e suscitando entusiastiche acclamazioni. Lo stesso Fangio si renderà protagonista di un gesto molto sportivo, andando ad abbracciare il collega.


Interessante sarà poi un'intervista di Ascari, pubblicata da un giornale sudamericano, grazie alla quale si può ammirare l'amicizia che lega i due assi del volante:

"Quando Fangio è stato costretto a ritirarsi al trentaseiesimo giro, ho avuto la certezza di vincere. Tutto è stato facile, senza di lui. Il mio amico è una vera minaccia, è l'avversario più difficile da battere in ogni corsa. Fin dall'inizio mi sono sentito a mio agio, avendolo alle spalle e non dovendo essere lo a inseguire".


Poi aggiunge:

"Francamente non pensavo che Fangio potesse correre tanto bene, dopo quasi otto mesi di inattività, ma sono molto contento che sia così, perché siamo grandi amici, pur essendo rivali, e non capita spesso".


Ed infine, il pilota milanese racconta un aneddoto ai più sconosciuto:

"Ho sofferto fastidi causati dalla temperatura dell'olio, che aumentava dopo la prima mezz'ora di gara; poi mi sono accorto di avere un'ustione al piede sinistro".


Nelle ore successive al Gran Premio, Giuseppe Farina telegraferà in piena notte a sua moglie, che ansiosamente attendeva notizie, oneste semplici parole:


"Uscito, incolume pauroso incidente. Ti abbraccio. Nino".


Ludovico Nicoletti

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