#12 1999: GP Ungheria, doppietta McLaren, Hakkinen torna alla vittoria, Irvine è terzo



Grazie ai due successi consecutivi ottenuti in Austria e in Germania, Eddie Irvine è il nuovo leader del Mondiale 1999 a sei gare dal termine, con un vantaggio di 8 punti su Mika Hakkinen, che nel frattempo tra errori del team o speronamenti subiti dal suo compagno di squadra non vince una gara da circa due mesi, quando si impose in Canada per la terza e per ora ultima volta in stagione.


L’esplosione di Irvine ha ridato speranza alla Ferrari per quanto riguarda la rincorsa ad un titolo che manca a Maranello da vent’anni, e che sembrava impossibile da conquistare dopo l’infortunio di Michael Schumacher a Silverstone.


Ora, la Scuderia di Maranello si ritrova a guidare entrambe le classifiche iridate con un buon gap su Hakkinen e la McLaren.


Ciononostante, l’atmosfera che si respira all’interno della squadra dopo la doppietta di Hockenheim non è poi così piacevole: i dubbi sul contratto di Irvine, e soprattutto sul ruolo che avrà in squadra al ritorno di Schumacher, sono sempre più al centro dell’attenzione, così come la data di rientro del pilota tedesco, che dopo le straordinarie prestazioni di Eddie pare voglia forzare il suo recupero per ristabilire immediatamente le gerarchie.


Parallelamente, il rinnovo del contratto di Irvine tarda ad arrivare, e il presidente Luca di Montezemolo comincia ad essere stanco delle continue domande dei giornalisti su questo tema:


"Sono un po' stufo di sentire sempre questa domanda sul futuro di Irvine. Ho già detto il sabato di Silverstone che noi prima di Monza diremo qual è la situazione. In questo momento mi pare che si debba essere concentrati sul presente: c'è qualcosa d'importante e di urgente per Irvine e per la Ferrari".


"Abbiamo valutato con serenità quale può essere il futuro migliore per lui e per noi. Oggi è troppo presto dirlo. Credo che Irvine abbia fatto quattro anni, soprattutto gli ultimi due, molto bene con la Ferrari. Mi sembra che per valutare il futuro sia necessario capire quali sono le motivazioni di un ragazzo che già l'anno scorso era indeciso se continuare con la Ferrari; le motivazioni, e anche le aspettative".


Parole che lasciano intendere come il nodo principale sia proprio il ruolo che debba avere Irvine nelle prossime stagioni: il pilota nord-irlandese ha dimostrato con i recenti risultati di poter essere leader di un top team, pertanto chiede quanto meno un trattamento paritario con Schumacher. Il leader del mondiale in ogni caso afferma di essere tranquillo, ma lascia trasparire un po' di amarezza quando parla con delusione dei rinnovi firmati da Hakkinen e Coulthard con la McLaren, dato che ciò gli preclude la possibilità di accasarsi nel team britannico, che ha la vettura più competitiva del lotto.


Come anche dichiarato da Montezemolo, però, l’ex Jordan assicura che in questo momento il suo pensiero principale è il mondiale e la lotta con Hakkinen.


Scalpitante nel voler tornare al volante della sua F399 al posto di Mika Salo, Michael Schumacher si appresta ad effettuare un test in Svizzera che ne valuterà le condizioni fisiche, nello specifico la calcificazione delle fratture a tibia e perone nonché del taglio al tallone. Esame a cui prenderanno parte ortopedici svizzeri (medici di fiducia del pilota di Kerpen), lo specialista francese Saillant, raccomandato dalla Ferrari stessa dall’alto dell’amicizia che lo lega con Jean Todt, e, per l’appunto, il team manager della Rossa.


Il capo ufficio stampa della scuderia, Claudio Berro, fa sapere che:


"Solo allora, conosciuto l'esito della visita di venerdì, la Ferrari parlerà ufficialmente dei tempi di recupero e di un rientro che potrebbe avvenire dopo qualche giorno oppure fra diverse settimane o mesi".


In attesa degli esami, in programma venerdì 6 Agosto 1999, il settimanale Autosprint pubblica un articolo, con tanto di fotografie, che raffigurano Schumacher alla guida di un fuoristrada Mercedes nelle strade adiacenti alla sua villa di Vufflens, in compagnia della moglie Corinna e la figlia Gina Maria.


Michael, quindi, ha ripreso a guidare, aumentando l’ottimismo in vista di un rientro anticipato addirittura al Gran Premio di Ungheria, undicesimo round del Mondiale da disputare il 15 Agosto.


Montezemolo, però, invita tutti a mantenere i piedi per terra:


"Su certi argomenti ci vorrebbe un po' di realismo e serietà. Invece sulla vicenda leggo cose ridicole: un giorno sembra che Schumacher non torni più, in un altro scopri che potrebbe correre sabato. È strano che non sia già qui. La verità è quello che ho detto io e che ha affermato Todt in questi giorni: i medici valuteranno venerdì la calcificazione dell'osso. Dopo si potrà dire se potrà fare delle prove e poi correre. È chiaro che prima di qualunque gara deve fare dei test. I medici diranno quando questo sarà possibile. La speranza, e ripeto speranza, è che possa essere pronto per Monza. Io non faccio il medico e attenderemo ciò che gli esperti diranno, come abbiamo sempre fatto".


"Schumacher è il punto di riferimento più importante a livello di piloti che abbiamo, sia per il presente che per il futuro. Con grande chiarezza voglio dire che è un punto fermo, anche perché è il più forte del mondo. Questo è un momento bello e importante per la Ferrari, ma sono stupito delle valutazioni che ho letto sul conto di Schumacher. È un pilota fondamentale per noi, ha vinto sedici gare combattendo e anche in momenti difficili. Ha contribuito moltissimo allo sviluppo della macchina, che se ha raggiunto questi livelli di competitività lo deve anche al lavoro di Michael. Ha vinto con noi quello che non ha vinto nessun altro pilota nella lunga leggenda dei cinquant'anni Ferrari. Io non vedo l'ora che torni in pista, per darci un aiuto importante in un momento decisivo: nelle prossime sei gare si deciderà il Mondiale. E noi possiamo trionfare sia a livello di piloti che costruttori".


Le ultime dichiarazioni del Presidente scaturiscono dalle accese polemiche che si scatenano in seguito al Gran Premio di Germania, dovute alla presunta irriconoscenza dell’Italia, e della stampa più nello specifico, nei confronti di Michael Schumacher.


Questo secondo le maggior testate giornalistiche tedesche, e anche secondo il team manager del due volte iridato, Willi Weber, che due giorni dopo la gara dell’Hockenheimring tuona:


"La stampa italiana è irriconoscente, sembra che Schumacher in questi anni con la Ferrari non abbia fatto niente: l'ha portata in alto, e ora leggiamo che se ne può fare a meno".


Si espone molto di più il quotidiano tedesco Bild, che dedica l’apertura in prima pagina attaccando duramente l’Italia:


"L'Italia sputa su Schumi", è il titolo a caratteri cubitali.


Vergogna per essersi accanito contro un uomo indifeso e sofferente, definito un incapace, mentre si esalta allo stesso tempo Irvine per appena due gare vinte, dimenticando quanto Michael abbia fatto per il team dal suo arrivo nella scuderia nel 1996.


Alcuni articoli della stampa italiana che etichettano Schumacher come un 'antipatico, presuntuoso e super-pagato, o qualcuno di cui a questo punto si può fare a meno', non sono piaciuti ai tedeschi, tanto meno all’entourage di Schumacher, sempre secondo i media, furiosi e delusi.


Ai giornalisti G. Selch, W. Schmid e M. Bruegelmann, autori del pezzo d' apertura, si aggiunge Hans-Joachim Stuck, che sottolinea che tutte le vittorie conquistate da Irvine non sono altro che frutto del lavoro di Schumacher:


"Avete forse dimenticato quanto Schumacher ha fatto per voi? Torniamo indietro, al 1996. Allora la Ferrari non era nulla di più di una scuderia di medio livello, un po' caotica e in preda alle frustrazioni più cupe. Pazienza, tanto non abbiamo speranze, dicevano, e tornavano a trafficare e pasticciare sui motori. Poi è arrivato lui: e con lui la voglia di vincere, la motivazione, e infine il successo".


"Io so bene come funzionano le cose laggiù: finché vinci sei un Dio, ma non appena cominci a incassare sconfitte o ad affrontare serie difficoltà, diventi agli occhi di tutti un perfetto idiota".


Tesi sostenuta ovviamente dal giornale tedesco Bild, che ricorda come sia stato Schumacher a rimettere ordine in una squadra allo sbaraglio, e come l’approdo a Maranello di Brawn o Rory Byrne sia dovuto unicamente al lavoro di mediazione fatto da Michael.


Polemiche che non interessano minimamente il pilota, il quale pensa solo alla possibilità di poter effettuare i primi test a Fiorano. Michael in ogni caso, assicura di non voler prendere rischi:

"Non forzerò. Voglio semplicemente provare, sedermi nella Ferrari e vedere fino a che punto posso arrivare. Il mio desiderio sarebbe quello di correre in Ungheria".


Tuttavia, l’ostacolo più grande verso un rientro in pista non è il benestare dei medici, bensì i due test di sicurezza previsti dalla FIA per i piloti infortunati. Il primo è il cosiddetto test dell’anca, che consiste nel compiere un salto da fermo di circa un metro d’altezza, per poi atterrare su due piedi (test fallito da Zonta in seguito al suo incidente in Brasile, e che lo costrinse a stare fermo per le tre gare successive, sostituito anch’egli da Mika Salo); il secondo è il test dell’abitacolo, durante il quale il pilota ha cinque secondi di tempo per staccare il volante e le cinture di sicurezza, uscire dall’abitacolo e rimettere a posto il volante.


Nell’attesa che Schumacher abbia il lasciapassare almeno per rimettere piede in una vettura di Formula 1, il 4 Agosto 1999 è Mika Salo a scendere in pista sulla pista di Fiorano, dove il finlandese completa centododici giri al volante della F399, realizzando un tempo di 1'02"272 come miglior prestazione personale.


A due giorni dalla fatidica visita, sia un ex pilota che di ritorni in pista sorprendenti ne sa qualcosa, ovvero Niki Lauda, che uno che pilota lo è ancora e ricorda con nostalgia gli anni non così lontani in cui lottava per il titolo con Schumacher, specie se si considera la sua situazione attualmente disastrosa con la BAR, e cioè Jacques Villeneuve, si esprimono sulla situazione del ferrarista, attraverso punti di pista differenti.


L’austriaco ex Ferrari ricorda il suo caso:


"Dopo il mio incidente rimasi due giorni in pericolo di vita, ma dopo cinque settimane, anche se ero quasi tutto ustionato, mi presentai di nuovo al via di una gara. Le ragioni? Innanzitutto perché conosciamo il nostro lavoro ed i suoi pericoli e poi perché si ha una responsabilità verso il team. È logico che Michael le provi tutte per vedere se funziona di nuovo. Quale pagatissimo pilota, non può assolutamente permettersi di restare a casa un secondo più del necessario. Appena può, deve correre".


Non è un sostenitore di un rientro prematuro Villeneuve, che inoltre intravede solo scenari negativi nel futuro immediato per il suo vecchio rivale:


"Qualsiasi cosa faccia Michael, può solo rimetterci: se torna, deve aiutare Irvine a vincere il titolo e così non potrà più dirsi il solo pilota con il quale la Ferrari può conquistare il mondiale. E poi se Eddie vince, dimostra che si può centrare il traguardo iridato con un pilota pagato soltanto sei milioni di dollari, e non solo con uno che ne prende trentacinque o giù di lì. E ciò avrà un effetto catastrofico per tutti: i nostri ingaggi precipiterebbero!".


Il 5 Agosto 1999, tra le mille voci che continuano a darlo per certo alla Ford, che correrà nel 2000 con il marchio Jaguar dopo aver rilevato la Stewart, con uno stipendio di ben dodici milioni di dollari, Eddie Irvine prende il posto di Salo nei test a Fiorano in preparazione del Gran Premio di Ungheria; test resi complicati da un testacoda ed una rottura del motore.


Eddie si mostra indifferente di fronte ai giornalisti che gli chiedono come ci si sente da leader del Mondiale, poiché a suo dire ciò che conta è essere in testa in Giappone, all’ultima gara. Inoltre, le voci di mercato non gli interessano minimamente, e l’unico pensiero è rivolto a Budapest, dove punta al terzo successo di fila.


E sulle varie domande riguardanti il rientro di Schumacher e sulle gerarchie in squadra, lui dribbla il tutto con risposte di rito, del tipo 'non so quale sia la situazione, non mi riguarda, o sono decisioni che spettano al team', ma se si parla del Gran Premio di Ungheria, Irvine diventa tutto ad un tratto più loquace.


Nei test la Ferrari teta un nuovo musetto ed un'aerodinamica ritoccata, essendo quella ungherese una pista ad alto carico:


"In Ungheria è molto difficile sorpassare, per cui saranno molto importanti le qualifiche di sabato, la partenza, la strategia. Però è un circuito che mi piace, con molte curve, dove bisogna guidare, lavorare molto sulla macchina. E' un periodo in cui sono molto fortunato, la macchina va forte, credo si possa far bene ancora, io ho fiducia. Questa stagione è stata eccezionale per me, fino a questo momento. All'inizio sapevo che non avrei potuto vincere, ma al massimo arrivare secondo. Ho trionfato in tre Gran Premi, ho una grande chance e voglio giocarmela fino in fondo".


Eddie spende belle parole anche per Mika Salo, fattore chiave nella vittoria in Germania, e ricompensato con il trofeo ed il cappellino del vincitore:


"Se li è meritati. Ha svolto un lavoro fantastico. Era in testa alla gara, più veloce di me, mi ha lasciato passare. Sapeva cosa avevo provato io in questi ultimi tre anni, non ha esitato nemmeno per un momento. Con lui mi trovo molto bene. La forza di Mika è la tranquillità. Continuerà a darci una grossa mano".

Venerdì 6 Agosto 1999 è il giorno della verità.


Dalla sua casa di Vufflens, Schumacher parte alle ore 16:30 con un fuoristrada Mercedes nero, con al volante il manager Willy Weber, e la moglie Corinna seduta al fianco del tedesco, sul sedile posteriore. Per compiere i circa quaranta chilometri di distanza dalla clinica ginevrina La Tour, centro medico prestigioso di proprietà del gruppo americano Columbia, il gruppo impiega più di un'ora, a causa di un gigantesco ingorgo, in parte causato dall'inizio del ponte festivo e da una Ginevra per metà chiusa al traffico e in parte dovuto ad un incidente sull'autostrada.


Dopo tre ore di consulto, il responso è una doccia fredda per Michael Schumacher ed i suoi tifosi: i medici non danno l’ok per un ritorno in Ungheria, ed anzi giudicano altamente improbabile anche una partecipazione al round successivo, in Belgio.


A comunicarlo ai giornalisti è Claudio Berro, capo dell’ufficio stampa di Maranello:


"Schumacher non sosterrà alcun test, è troppo presto per pensare ad un suo ritorno. E' escluso che possa guidare nei prossimi giorni una macchina di Formula 1".


Successivamente arriva anche un comunicato ufficiale della Ferrari, che annuncia una ulteriore operazione alla gamba:


"I chirurghi ortopedici hanno deciso che per migliorare la calcificazione ossea verrà parzialmente modificato parte del fissatore applicato sulla porzione distale della tibia".


Notizia confermata Heiner Buchinger, portavoce di Schumacher, spiegando che la placca nella gamba verrà sostituita con una più corta in modo da favorire i movimenti e accelerare la riabilitazione.


Terminata la deludente visita, Schumacher si rifiuta di rilasciare dichiarazioni, e scuro in volto si limita ad un semplice ma eloquente no comment.


In ogni caso, Schumacher non perde tempo, ed il giorno dopo, intorno alle ore 9:30, si reca di nuovo presso la clinica La Tour per sottoporsi all'intervento voluto dagli specialisti.


Con lui è presente Jean Todt, che nel pomeriggio lascia la Svizzera, e la moglie Corinna.


L'intervento sulla gamba destra del tedesco, perfettamente riuscito secondo una nota diffusa dalla Ferrari, dura poco più di un'ora. Gli ortopedici del centro medico ginevrino modificano parzialmente il fissatore applicato sulla porzione distale della tibia, accorciandolo di qualche centimetro e rimuovendo due viti. Questo accorgimento, oltre a favorire la calcificazione della frattura, dovrebbe facilitare la riabilitazione e aiutare i tempi di recupero. Schumacher, che alla fine di questa nuova operazione è sereno e tranquillo, rientra subito nella sua villa di Vufflens senza rilasciare dichiarazioni.


Attraverso Buchinger, Michael fa sapere di scalpitare, e che l’obbiettivo è di tornare davanti ai tanti tifosi della Ferrari che popolano ogni anno con una passione più unica che rara, l’autodromo di Monza:


L'obiettivo realistico per un rientro è il 12 settembre, data del Gran Premio di Monza. Dall'1 al 4 settembre ci saranno i test per quella gara e Schumacher non vuole lasciarsi sfuggire questa possibilità”.


Se il giorno prima era apparso taciturno e poco propenso ad esporsi, il 6 Agosto, proprio mentre a Schumacher viene negata la possibilità di tornare alla guida della Ferrari, Irvine è ancora impegnato nei test a Fiorano, e stavolta parla a ruota libera di quello che potrà essere il futuro imminente suo e della Ferrari al giornale Famiglia cristiana:


"Se resterò a Maranello? Dipende. Se Schumacher continuerà a essere il numero uno della squadra, è ovvio che me ne andrò. Ma se Michael, una volta tornato, non dovesse essere più lo stesso di prima, allora potrei anche restare. Ma non ho deciso ancora nulla, in questo momento bisogna solo aspettare, e vedere se Michael sarà ancora il più veloce: la Formula 1 purtroppo è così, contano i tempi e i punti che fai alla fine di ogni Gran Premio. Per carità, Micahel è il più bravo e il più veloce, a parità di macchina non lo batte nessuno, ma la velocità non basta: bisogna anche evitare gli errori e lui ne ha fatti tanti, troppi. Quest'anno abbiamo fatto meno errori, sfruttiamo quelli degli altri, siamo fortunati, la vettura è affidabile e stiamo davanti agli altri. Tutto qui".


Eddie non nega che le sue vittorie vengono percepite in maniera diversa all’interno della squadra, in maniera particolare da Jean Todt:


"Sì, è vero ma d'altra parte Todt è visibilmente più felice quando vince Schumacher, glielo leggi in faccia. Ma per me va bene così, quello che contano sono i punti. Il fatto è che ho solo un rapporto professionale con Jean Todt, manca il feeling. Lui è diverso da me come lo è del resto anche Ross Brawn: loro stravedono per Michael. Io invece lavoro bene con tutti. Dentro la Ferrari ho pochi amici, con gli altri lavoro e basta. E tra una cosa e l'altra c'è una bella differenza".

Ciononostante, si aspetta il massimo sostengo della squadra nella sua rincorsa al titolo:


"E vorrei anche vedere, con tutti gli investimenti che hanno fatto. Ci mancherebbe che rinunciassero al mondiale perché non c'è Schumacher. Una cosa comunque è chiara a tutti: e cioè che le possibilità di vincere il titolo sono molto più concrete adesso, dopo l'incidente di Michael, che prima. Quindi tutti si aspettano che a Maranello facciano il massimo sforzo anche senza di lui".


La giornata di test di Irvine comincia alle ore 9:30, e va avanti fino alle 17:30; otto ore di prove durante le quali il leader del Mondiale completa settantuno giri, provando assetti e sospensioni con due delle tre vetture che partiranno per Budapest.


Il manager di Schumacher, Willi Weber, dopo qualche giorno di silenzio torna alla carica contro gli italiani e la presunta poca riconoscenza nei confronti del suo assistito. Weber sottolinea attraverso il giornale Die Welt che anche in caso di una vittoria iridata di Irvine, per Michael non sarebbe un disastro, poiché si sa che il motivo per il quale la Ferrari ha questa possibilità è solo frutto della semina fatta da Michael; è lui che ha portato il team al punto in cui è, con la sua capacità di organizzazione e di analisi, la sua volontà, il suo spirito di squadra che ha trascinato tutti gli uomini della Ferrari. Per non parlare poi del suo inimitabile talento di pilota.


Poi esprime un parere personale sugli italiani:


"Gli italiani sono molto emotivi, un giorno piangono come se fosse morto qualcuno e il giorno dopo fanno salti di gioia. Solo poco tempo fa per loro Michael era un dio delle corse. E questo vale anche per i giornalisti, che sanno bene che il successo della Ferrari è dovuto in gran parte al lavoro fatto da Michael".


Alla vigilia del Gran Premio di Ungheria in Ferrari continua ad esserci la stessa bizzarra incertezza presente nel team dopo l’infortunio di Schumacher, e l’ascesa inaspettata di Irvine. È ancora una volta Montezemolo a fare chiarezza sul da farsi dopo il procrastinarsi del rientro del suo pilota di punta, se ancora può definirsi in questo modo:


"Avanti con Eddie, o attesa e fiducia in Michael? Avanti con la Ferrari. Perché, con tutto il rispetto per Schumacher e Irvine, è la vittoria della Ferrari quella che conta. I piloti debbono seguire le direttive. Schumacher lo ha detto, lo farà, sarà al servizio della Ferrari, speriamo il prima possibile. Michael è un pilota che poteva vincere il Mondiale. Ora noi siamo contentissimi che in questo momento abbia grandi possibilità Irvine, il giorno in cui Schumacher tornerà sarà per aiutare la Ferrari, non c'è dubbio. Ho detto che spero di averlo il prima possibile perché il suo contributo è fondamentale. Non dimentichiamo, senza offesa per Eddie, che su cinquantaquattro qualifiche Schumacher è partito davanti cinquantuno volte. Di un pilota come lui abbiamo gran bisogno, ma quando verrà il momento correrà per la Ferrari".


I grattacapi non mancano nemmeno a Mika Hakkinen, reduce dal pauroso botto ad Hockenheim causato dall’esplosione di uno pneumatico, mentre era nel pieno di una rimonta in seguito ad un pit-stop problematico che lo aveva privato della leadership. Il finlandese si dice comunque fortunato, perché d’altronde uscire illesi da un incidente avvenuto ad oltre 300 km/h non è per niente scontato, ma sta di fatto che per quanto concerne il campionato, è la sfortuna che sembra aver preso di mira il campione in carica, il quale conferma di sentirsi sereno. Tuttavia lascia trasparire segnali di incertezza, affermando di non voler più fare previsioni dopo gli avvenimenti delle ultime tre gare.


Irvine sta guidando al massimo delle sue possibilità, e sta sbagliando pochissimo a differenza del suo team; per porre freno a quest’emorragia di risultati, c’è solo una soluzione: vincere la gara.


Una gioia che manca in casa McLaren da troppo tempo, come ricorda lo stesso Hakkinen:


"E' incredibile che una macchina forte come la nostra debba restare per così tanto tempo a guardare le feste degli altri. Io ho ancora fiducia, credo nel titolo, ma bisogna uscire al più presto da questa crisi. Budapest è un circuito molto faticoso. Qui la chiave è il bilanciamento, bisogna trovare l'assetto giusto. L'anno scorso arrivammo in Ungheria con l'etichetta di invincibili e fu un disastro. Ora invincibili non lo siamo. Chissà che non si verifichi un'inversione di tendenza".


Venerdì 13 Agosto 1999, sul tortuoso circuito di Budapest si disputano le prime due sessioni di prove libere del Gran Premio di Ungheria. In giornata tra l’altro, viene presentato un busto in bronzo raffigurante Ayrton Senna all’ingresso del circuito, un’opera valutata 4.000 dollari, donata da un club locale sostenitori del compianto tre volte Campione del Mondo.


Sospensioni modificate e un’aerodinamica ulteriormente rivista e sofisticata sembrano giovare ad Eddie Irvine, che alla fine delle due sessioni risulta in testa alla graduatoria con tre decimi di vantaggio su Hakkinen, che a sua volta precede Coulthard, Barrichello, Salo, Frentzen e a sorpresa Alex Zanardi.


Il ferrarista rimane fermo ai box per una cinquantina di minuti, chiacchiera un po' in giro, ascolta un po' di radio, dopodiché torna in pista e stampa la migliore prestazione assoluta. Eppure, la giornata non è filata così liscia:


"Mi sono accorto subito che avevamo imboccato la strada sbagliata per gli assetti e allora ho detto: alt, ricominciamo da capo. E infatti ricominciando da capo, a base di semplici concetti, di assetto in assetto siamo andati sempre meglio. Perché l'importante è sempre questo: passi avanti e miglioramenti continui. Allora vuol dire che sei sulla strada buona. Ho fatto un primo tentativo, con un buon tempo. Ancora qualche piccola modifica e poi il migliore in assoluto. La pole position mi piacerebbe. Partire solo in prima fila potrebbe sembrare un insuccesso, ma in realtà è proprio quella la posizione migliore sulla pista quindi mi piacerebbe anche quella. Mi pare che ci siamo, voglio dire competitivi, e questo è una buona cosa. Poi sabato Hakkinen chissà che giro farà e la pole me la scordo. Ma non è importante. Quello che conta è sapere che siamo competitivi".


Viene raggiunto dai giornalisti anche Jean Todt, al quale vengono propinate oramai le stesse domande da un bel po' di tempo. La prima riguarda il futuro di Irvine ed il rapporto che lo lega al pilota nord-irlandese, che nei giorni precedenti lo aveva definito strettamente professionale, diversamente da quello che lega il manager francese con Schumacher.


Todt ci pensa un po', poi replica:


"Io nella mia vita avrò avuto non più di due, forse tre amici. Irvine è un ragazzo intelligente, simpatico, professionalmente bravo, amato da tutti, specialmente da voi giornalisti che per tre anni lo avete denigrato. Lo stimo molto. Grazie ai suoi successi, la sua posizione di mercato attualmente è cresciuta molto e lui deve questo alla Ferrari. Il suo futuro? Non dipende dai risultati dei prossimi Gran Premi. Dipende invece dalla strategia a lungo termine che la Ferrari deve avere".


Dichiarazioni che di certo non fanno pensare ad un prolungamento del rapporto con il leader del campionato. La seconda domanda è ovviamente su Schumacher e i suoi tempi di recupero:


"Si era deciso di fare un visita medica ogni quindici giorni, quindi la prossima dovrebbe essere la settimana ventura. Ma non so in che giorno. Verranno fatte delle radiografie e poi vedremo. Michael non subirà altre operazioni, gli sono state tolte sabato scorso le due viti inferiori che reggono la placca, quelle superiori resteranno al loro posto per parecchio tempo".


Si parla tuttavia di poter abolire le stampelle già a partire dal lunedì che segue il Gran Premio ungherese, con ottime chance per rientrare a Spa. A quel punto Todt sbotta e dice:


"Chi l'ha detto? I giornali? Allora va bene, decidete voi quando deve tornare".


Venerdì da dimenticare - come d’altronde l’intera stagione - per Jacques Villeneuve, che al volante della BAR esce di pista tre volte, due delle quali rimanendo insabbiato. Si rende protagonista di un paio di escursioni anche Mika Hakkinen, che ad ogni modo minimizza gli errori etichettandoli come nulla di grave. Inoltre, il set-up della vettura sembra soddisfarlo:


"Fino a quando sono rimasto in pista la mia macchina era stabile e veloce, il bilanciamento perfetto, la scelta delle gomme azzeccate, e tutto ciò mi rende molto ottimista per la gara. Poi è arrivata la solita sfortuna, magari accentuata dal fatto che è venerdì 13, un giorno da brividi per uno superstizioso come me. Davanti alla iella non posso farci nulla, è un periodo che gira male, ma non mi preoccupo. Per due volte la macchina mi è scappata di mano, può succedere".


Il momento negativo che sembra persistere in casa McLaren non risparmia di certo David Coulthard, che dopo i vari pasticci combinati in Austria e Germania inizia il week-end di gara con un piccolo screzio con un giornalista inglese, reo di avergli chiesto se avesse o meno investito un meccanico mentre rientrava ai box. In realtà il pilota scozzese è arrivato lungo ai box, ha urtato il carrello danneggiando il musetto, e poi ha sfiorato un cameraman della televisione svizzera. Per cui, alla domanda del giornalista, replica seccato:


"Io non ho investito alcun meccanico ai box, guarda meglio prima di fare certe considerazioni. Altrimenti sarò sempre costretto a correggerti".


Sabato 14 Agosto, la mattinata di prove libere è amara per Jean Alesi e Giancarlo Fisichella.


Il francese finisce contro i guard-rail distruggendo la Sauber, un botto pesante che lo costringe ad una visita in ospedale per ulteriori accertamenti. Per l’ex ferrarista per fortuna si tratta solo una forte contusione alla gamba destra, pertanto lapartecipazione alle qualifiche ed alla gara non è in discussione.


Fisichella, nel pieno di un giro veloce avverte improvvisamente un dolore lancinante all’occhio destro, causato da un pezzetto di ceramica che gli finisce in qualche modo nell’occhio. Il romano viene trasportato in elicottero all’ospedale, dove il frammento viene rimosso con un intervento. Come per Alesi, anche per Fisichella il resto del week-end non è a rischio.


Non sarà stata per entrambi la preparazione migliore in vista della sessione che decide lo schieramento nel primo pomeriggio, fatto sta che Giancarlo, sfruttando al meglio le gomme morbide, con un ottimo giro si piazza in quarta posizione, un risultato inaspettato per una Benetton raramente così performante in questa stagione.


Per quanto riguarda la pole position, come al solito Mika Hakkinen mette tutti d’accordo già dal primo tentativo, quello che alla fine della qualifica risulta essere il più veloce di tutti, 1'18"156, un decimo più rapido del tempo fatto registrare da Irvine, secondo, e nona pole in stagione conquistata.


Coulthard, terzo, completa la seconda fila insieme a Fisichella, e a seguire, in terza fila, ci sono le Jordan di Frentzen e Hill, il quale ha senza dubbio un rapporto speciale su questa pista, avendo ottenuto due vittorie, tre secondi posti ed infine un quarto nella stagione 1998. Da ricordare senza dubbio la straordinaria prestazione del 1997, quando sfiorò il successo con una modesta Arrows, fermato solamente da un problema tecnico a pochi giri dal termine che lo relegò così al secondo posto, per la gioia di Jacques Villeneuve.


Logicamente soddisfatto per la pole position, Hakkinen si gode la sua McLaren impeccabile:


"La vettura è perfetta, sono in pole, il che è molto vantaggioso su questo genere di pista. Abbiamo ottime chance di vincere. La gara sarà molto interessante".


Irvine fa segnare la propria migliore prestazione al terzo tentativo; poi, in quello successivo è in procinto di migliorarsi, ma deve alzare il piede per evitare un pezzo dell’ala anteriore della Stewart di Johnny Herbert rimasto in mezzo alla pista. Chissà se questo tentativo fosse sufficientemente veloce per strappare la pole all’avversario. La gara, tuttavia, si prospetta apertissima, come sostiene lo stesso Irvine:


"La vettura può vincere, e anche io. Non sarà facile, ma è possibile. È chiaro tuttavia che non dovremo sbagliare neppure una virgola. Si, sono dalla parte sporca della pista, ma poco importa, qui inoltre ho sempre fatto delle partenze fantastiche. E poi l’asfalto sporco conta al massimo al venti per cento, l’ottanta deve mettercelo il pilota con la sua tecnica al via. In gara siamo sempre più veloci che in prova. Qui a Budapest penso di avere più possibilità di quante non ne avessi alla vigilia delle tre corse di quest’anno dove sono arrivato primo, specie ad Hockenheim. Non vedo quindi perché non dovrei essere ottimista".


Sulla polemica tra McLaren e Bridgestone, che ancora non si sono accordati su quale sia stata la causa dell’incidente in Germania che ha costretto Hakkinen al ritiro, il finlandese commenta scherzando:


"Speriamo che stavolta le gomme buone le diano a noi".


A quel punto interviene Irvine, al suo fianco durante la conferenza stampa, che dice:


"Speriamo allora che non capiti a me quello che è successo a te".


Il siparietto tra i due continua, con Hakkinen che parla dell’esodo di tifosi finlandesi verso l’Ungheria, pronti a sostenere il loro idolo:


"Sai che ci sono ventitré voli charter in arrivo dalla Finlandia con i miei tifosi?"


Eddie replica:


"Ma c’è cosi tanta gente nel tuo paese?"


Hakkinen glissa ma poi risponde:


"Come in Irlanda".


Ha poca voglia di scherzare Mika Salo, che con l’altra Ferrari si lascia alle spalle la maestosa performance in Germania per naufragare sulla pista ungherese in maniera indecorosa. Il numero due della Rossa è soltanto diciottesimo, a oltre due secondi da Hakkinen, davanti solo alle Arrows e le Minardi.


"Non capisco. Forse qualcosa non ha funzionato sulla vettura, ero stato rapido nelle prove. Comunque voglio provare ad andare a punti".


Un’impresa che appare impossibile considerando la tipologia di tracciato, che non favorisce di certo i sorpassi e le rimonte dalle retrovie, ed una prestazione che sicuramente fa riemergere quell’urgenza di riavere Schumacher al suo posto.


Il tedesco, proprio all’Hungaroring, un anno prima conquistava una delle sue vittorie più belle, in un week-end durante il quale sembrava impossibile contrastare lo strapotere delle McLaren. Grazie ad una delle genialate strategiche di Brawn e una serie di giri da qualifica inanellati al momento giusto, Schumacher andò a vincere una corsa che riaprì i giochi iridati.


Per tirarsi su di morale, Salo può guardare alla mostruosa rimonta di Nigel Mansell durante il Gran Premio di Ungheria 1989. Il Leone di Inghilterra scattò solamente dodicesimo, ma con una guida aggressiva e allo stesso tempo efficace, risalì la china fino ad agguantare il primo posto, ed una vittoria leggendaria.


Domenica 15 Agosto 1999 è la stessa Bridgestone ad indicare come potenziali contendenti per il podio quei piloti che hanno puntato sul compound più morbido, ovvero le Benetton di Fisichella e Wurz, e le Jordan di Frentzen e Hill. Tutti gli altri vanno su gomme dure, e secondo la casa giapponese, paradossalmente col trascorrere dei giri sarà proprio la gomma morbida a migliorare le proprie prestazioni.


Pertanto, allo spegnimento dei semafori un occhio di riguardo va a Giancarlo Fisichella, che tra quelli con pneumatici morbidi è quello che parte più in avanti. Mentre Hakkinen e Irvine partono forte e mantengono le rispettive posizioni, Coulthard ha una reazione tardiva che permette al pilota della Benetton e Frentzen di sopravanzarlo. Fisichella si lascia ingolosire e alla prima curva affianca Irvine all’esterno, anche se poi deve per forza di cose desistere ed accodarsi.


Il gruppo sfila via senza incidenti, mentre nelle retrovie Salo non tiene fede, almeno per il momento, ai suoi propositi di rimonta, poiché alla fine del primo giro è ventesimo.



Hakkinen tenta subito la fuga, con Irvine incapace di pareggiare il passo di gara della McLaren Mercedes; l’altra Freccia d’Argento, invece, bracca Frentzen per la quarta posizione, ma il tedesco non si lascia impressionare dalla pressione esercitata dall’avversario, non commettendo alcun errore.


La prima fase di gara è piuttosto statica: Hakkinen dopo una decina di giri vanta sei secondi di vantaggio su Irvine, che a sua volta ne ha otto su Fisichella, terzo. Mika continua a spingere, e al dodicesimo passaggio scende sotto il muro dell’1'21, facendo segnare un nuovo giro veloce in 1'20"992.


Durante la decima tornata finisce la gara di Alex Zanardi, partito quindicesimo, una delle poche volte in cui riesce ad avere la meglio in qualifica sul compagno di squadra Ralf Schumacher, solo sedicesimo, che dopo una leggera uscita di pista rientra mestamente ai box per problemi al differenziale, che ne decretano l’ottavo ritiro in undici gare. Una stagione che si sta tramutando in un incubo senza fine per il due volte campione del Mondo di Formula CART.


Nonostante un vantaggio considerevole che si aggira intorno ai dieci secondi, ad ogni passaggio sul traguardo i meccanici della McLaren comunicano ad Hakkinen di spingere tramite il pit-board, con un semplice ma diretto messaggio che dice push. Il campione in carica esegue l’ordine, guadagnando con costanza su Irvine. La preoccupazione forse è che il ferrarista possa allungare il proprio stint prima di rientrare ai box, e mettere pressione ad Hakkinen con un overcut.


Trascorsi appena venti giri, Hakkinen doppia il connazionale Salo, nel frattempo rimasto inchiodato in ventesima posizione dietro De La Rosa.


La gara si anima soltanto al momento di effettuare i pit-stop: il primo a rientrare è Fisichella, dopodiché tocca ad Irvine, seguito da gran parte dei suoi colleghi. Hakkinen, dal canto suo, prosegue indisturbato.


Al trentesimo giro rientra ai box Frentzen, che così facendo lascia pista libera a Coulthard, il quale fiuta l’unica occasione buona per guadagnare la posizione sul pilota della Jordan.



Mentre il compagno di squadra si ferma e mantiene la leadership, Coulthard completa alcuni giri da qualifica, tanto che dopo il suo pit-stop, lo scozzese non solo ha guadagnato la posizione su Frentzen, ma anche su Fisichella, che dopo la sua di sosta, ha faticato a trovare ritmo, sciupando il buon vantaggio che era riuscito a guadagnare durante la prima parte di gara.


Quando tutti, ad esclusione di Rubens Barrichello che è su una strategia ad una sola sosta, si sono fermati, Hakkinen prosegue indisturbato verso la vittoria, seguito da lontano da Irvine. Terzo posto per Barrichello, che successivamente, al giro quaranta, lascerà il terzo gradino del podio a Coulthard.


Col brasiliano della Stewart che torna in pista in ottava posizione, la zona punti viene completata da Fisichellla, Frentzen e Hill.


A trenta giri dal termine nulla sembra poter scombussolare l’ordine delle prime posizioni, sennonché David Coulthard comincia a ridurre rapidamente il gap che lo divide da Irvine. In pochi passaggi, i due sono ricongiunti, con Irvine che manifesta chiari segni di difficoltà nel tenere in pista la sua F399.



Intorno al cinquantesimo giro dei settantasette previsti, c’è la seconda ondatadi pit-stop, e stavolta gli occhi sono tutti puntati su Irvine e Coulthard, che effettuano la sosta in contemporanea.


I meccanici della Ferrari si dimostrano impeccabili, e il nord-irlandese può, per adesso, conservare il secondo posto.


La seconda sosta è invece amara per Giancarlo Fisichella: dapprima la sosta si protrae più del previsto, poiché la Benetton non riesce a ripartire, forse per qualche avaria al motore; sta di fatto che il digiuno di punti, che sembrava sul punto di terminare, prosegue anche in Ungheria per lo sfortunato pilota romano, che deve scendere dall’abitacolo e ritirarsi.


Qualcosa di simile accade anche alla Sauber di Jean Alesi, il cui motore Ferrari si spegne al momento di ripartire. Poi, a differenza di quanto accaduto a Fisichella, Alesi riparte ed esce dalla pit-lane, sebbene le sue speranze di andare a punti siano ormai pari a zero.


L’apparente eccessiva foga nel riprendere la sua gara, inoltre, gli costano uno Stop&Go di dieci secondi per aver superato il limite di velocità in pit-lane.


Il disastro arriva al culmine a tre giri dal termine, quando a causa di quello che il team indica come un problema alla pressione della benzina, il transalpino deve parcheggiare la sua Sauber al lato della pista. Nel dopo-gara Alesi sbotta e attacca il team, rivelando il vero motivo del suo ritiro:


"Basta, io con questi non ci sto più, mi sono rotto. Piuttosto vado a correre in bicicletta, ma non con questa macchina. Non si può continuare così. Sono pagato in base ai risultati e questi per ben tre volte in una gara si sbagliano a calcolare la benzina. Altro che pressione nel circuito del carburante. Già nel primo pit-stop sono arrivato saltellando, mi sarei fermato dopo pochi metri. Nella seconda sosta sono entrato ai box a motore spento: questo ha fatto sì che saltasse il limitatore di velocità, così sono ripartito a 81 km/h anziché 80 km/h, e mi sono preso lo Stop&Go. Infine, al terz'ultimo giro, ho posteggiato perché il carburante era finito di nuovo. Fosse la prima volta: in Brasile rimonto dal diciassettesimo al quarto posto e poi mi si rompe il cambio, stessa cosa in Spagna dov'ero quinto. E' l'unica macchina che non ha mai avuto sviluppo, è identica a Melbourne, primo Gran Premio della stagione. Fornisco consigli, non mi danno mai retta".


Dopo dichiarazioni del genere, il passaggio del transalpino alla Prost sembra ormai solo una formalità.


Nel frattempo, la gara regala durante la sua fase finale un colpo di scena che potrebbe pesare ai fini del campionato: dopo svariati giri durante i quali esercita una gran pressione ad Irvine, bravo comunque a destreggiarsi tra i doppiaggi senza concedergli opportunità di sorpasso, Coulthard capitalizza proprio un errore del ferrarista all’ingresso di curva 5 per guadagnare il secondo posto. Eddie perde per una frazione di secondo il posteriore della vettura, sbanda e finisce largo sull’erba, lasciando la strada spianata allo scozzese, che ringrazia e scappa via.


Irvine rende vano il lavoro dei meccanici nonché la sua ottima difesa fino a quel momento, poi tenta di tenere il passo della McLaren numero due, ma alla fine alza il piede, accontentandosi della terza posizione. Nei giorni successivi però, si scoprirà che ad averlo rallentato è stato un problema al differenziale.


Trascorsi i settantasette giri di una gara lunghissima, durata un’ora e quarantasei minuti, Hakkinen vince per la quarta volta in stagione, interrompendo un digiuno che perdurava dal Gran Premio del Canada disputato due mesi prima, per la gioia dei cinquemila tifosi finlandesi accorsi per l’occasione e che quasi hanno monopolizzato la tribuna centrale, gremendola di bandierine della Finlandia.


Una corsa in solitaria, dominata dall’inizio alla fine, e che grazie al secondo posto in rimonta di Coulthard gli permette di ridurre a due i punti di svantaggio da Irvine, che conclude terzo a quasi trenta secondi, su una pista dove aveva pronosticato di poter tenere testa alle Frecce d’Argento.


Quarto posto per Frentzen, che come suo solito capitalizza al meglio la competitività della sua Jordan, a precedere un ottimo Barrichello, la cui strategia con un’unica sosta dà i suoi frutti, e Damon Hill.


Sul podio, a festeggiare la seconda doppietta McLaren, insieme ai due piloti c’è il team manager Ron Dennis. La scuderia di Woking mette in cascina ben 16 punti, a differenza della Ferrari che ne guadagna appena 4, a causa dell’errore di Irvine, e della prestazione disastrosa di Mika Salo, a fine gara soltanto dodicesimo. Nel campionato costruttori, la Rossa guida la classifica con 94 punti, 4 in più della McLaren Mercedes.



Raggiante per il ritorno al successo, Hakkinen ammette che questo è un risultato di un certo valore ai fini del campionato:


"Ero preoccupato. Se Irvine avesse vinto ancora, sarebbe stata la fine. Non chiudere un'altra gara sarebbe stato tremendo. Ci voleva una svolta, spezzare questo sortilegio, smetterla con tutti quei regali alla Ferrari. Mi giocavo molto qui in Ungheria. Non ero riuscito a rilassarmi in vacanza, in Sardegna e in Corsica, quando sei in lotta per il titolo non stacchi mai la spina, sei un vulcano di sensazioni, non puoi mollare, buttarti giù di morale, però sai di essere dietro e la testa ti scoppia. Dovevo tornare a vincere e non in maniera banale, ma dominando".


"E’ stata una gara fantastica, perfetta. Abbiamo dimostrato che la McLaren è il team più forte. In questo circuito è facile sbagliare; dopo tre gare piene di errori, stavolta non ne abbiamo fatti. Abbiamo superato l'esame. E io mi sento molto più sollevato. Lavori duro, ogni giorno, ma se poi succede sempre qualcosa nella tua macchina, senza che tu abbia colpe, allora ti senti impotente. Per questo parlo di fine di un incubo, non a caso negli ultimi dieci giri continuavo a guardare ogni punto della macchina. Dicevo: ora cosa si romperà? Sul piano psicologico questo successo ha un'importanza enorme. Mi restituisce grande feeling con i meccanici".


Sul podio, Mika ringrazia ripetutamente i suoi meccanici, indicandoli dal gradino più alto, e come raramente fatto nelle sue dodici vittorie precedenti, canta il suo inno mentre viene eseguito:


"In vita mia mi è capitato solo un paio di volte, ma questa era un'occasione speciale. Ventitré charter di tifosi sono un'enormità e ora in Belgio me ne aspetto ancora di più, magari il doppio. Stia tranquillo, Irvine: la Finlandia non si svuoterà per colpa mia. Non è mica piccola come la sua Irlanda".


Un ritorno al successo che è una considerevole iniezione di fiducia sia per lui che per la squadra, perché adesso, come sostiene Jo Ramirez, coordinatore del team:


"Ora il Mondiale lo possiamo vedere. Anzi, quasi toccare".


Dopo le lodi ricevute per tutte le settimane precedenti grazie alle imprese compiute che non avevano fatto rimpiangere Schumacher, ecco che alla prima imprecisione Eddie Irvine viene buttato giù da quel piedistallo sul quale era stato innalzato.


È Norbert Haug il primo a tirargli una frecciatina:


"Il ragazzotto Irvine si è ridimensionato. Ci vuol altro per batterci".


O lo stesso Hakkinen, che intravede una occasione per infliggere anche un danno psicologico al rivale:


"Non sono sorpreso che le Ferrari fossero così lente. Semmai mi ero stupito della loro vicinanza sabato. Ma quella di Irvine non era vera gloria: io senza traffico avrei potuto girare con un secondo in meno".


Non è da aiuto nemmeno il compagno di squadra e lontano dalla guarigione, Michael Schumacher, che dalla Germania ammette che si sarebbe aspettato molto di più da Eddie su questo tipo di pista.


Figuriamoci se, dopo le uscite dei giorni precedenti, Wili Weber non ne approfitti per cavalcare l’onda durante un’intervista rilasciata ad un giornale tedesco:


"Come avevo previsto Irvine non è stato in grado di battere le McLaren. Nelle corse precedenti aveva sfruttato le sfortune altrui, ma ora la situazione sembra tornata alla normalità".


Eddie però non ci sta, ammette il suo errore, costatogli il secondo posto, ma non vuole fungere da capro espiatorio:


"La macchina era lentissima, ci sono due o tre cose di cui dovremo parlare chiaramente fra di noi. Avevo appena fatto il secondo pit-stop e negli specchietti vedevo Coulthard attaccato nella mia scia. Ero preoccupato per due motivi. Primo perché sapevo che lui avrebbe cercato di superarmi. Secondo perché non ero tranquillo per le mie gomme. Già dopo il primo pit-stop mi ero accorto che si degradavano in pochi giri e temevo potesse accadere di nuovo, e esattamente come temevo, dopo tre giri le gomme posteriori erano già andate. La macchina era tutta saltellante perché anche le anteriori cominciavano a degradarsi. Stavo spingendo al massimo, per cercare di distanziare un po' Coulthard, e arrivato alla curva 5 ho fatto una sbandatina. Mi sono ripreso subito, ma intanto la McLaren mi aveva superato. Stavo talmente spingendo che avevo appena fatto il mio giro più veloce in gara. Purtroppo quando sei al limite è facile commettere un errore. In quel momento poi mi avevano chiamato per radio dicendomi di cambiare alcune cose dentro la macchina, e stavo appunto facendo questa operazione sul cruscotto quando ho preso la sbandata".


La partenza era un momento su cui Eddie puntava fortemente, ma Hakkinen non ha offerto chance:


"Sono partito benissimo pur essendo sul lato sporco della pista. Sono rimasto sorpreso nel vedere Fisichella che si affiancava a me, ma aveva gomme morbidissime. Io invece non sono stato aiutato dalle gomme. Ho avuto problemi con tutti e tre i set utilizzati. Andavano bene qualche giro, poi calavano fino a rendere la macchina inguidabile. Ma non era solo a causa degli pneumatici che eravamo così lenti: la macchina era proprio sbagliata. Forse non abbiamo lavorato come siamo abituati a fare: dovremo analizzare tra noi che cosa non ha funzionato".


"Il risultato in sé non è grave. In fondo ho perso solo due punti scendendo dal secondo al terzo posto. E, tutto sommato, considerando che io qui non ne avevo mai fatto nemmeno uno, è andata bene. Quello che invece mi preoccupa è che stavolta la Ferrari era lenta per tutta la gara. Forse abbiamo sbagliato due o tre cose e quello che mi preme adesso è parlarne con i tecnici. Se non mettiamo bene a fuoco le cose, è difficile migliorare. Ci aspetta un Gran Premio difficile in Belgio, e so che lì avremo qualche novità aerodinamica. Ma bisogna preparare meglio la macchina".


È sconsolato Mika Salo, la cui gara eccezionale in Germania sembra già un lontano ricordo:


"Una gara da incubo. Ho provato un senso di vergogna. Ero imbarazzato mentre passavo sotto la bandiera a scacchi. Avrei voluto diventare invisibile perché è veramente sconfortante arrivare così con una Ferrari. Certo un po' è colpa mia perché fin da venerdì non sono riuscito a trovare mai l'assetto buono, ma resta il fatto che la macchina era lentissima, inguidabile. È stata una gran fatica tenerla in strada. Ora bisogna capire perché andava così".


Intanto, le dichiarazioni di Willi Weber danno man forte al giornale tedesco Bild, che il giorno dopo la gara titola 'Senza Schumacher la Ferrari è zero', con tanto di articoli che parlano di un Irvine che dà la colpa alle gomme, Salo che si lamenta senza combinare nulla, e di uno Schumacher indicato come unica persona in grado di cambiare veramente le cose.


Sono soprattutto le parole del manager di Schumacher a costringere la Ferrari a replicare, etichettando Weber come un procacciatore di affari, rivendicando le proprie esclusive competenze su come giudicare le prestazioni di un pilota.


Le polemiche sembrano lontane dal terminare, e il tifo ferrarista sta subendo sempre di più una spaccatura in due fazioni, tra supporter di Irvine e supporter di Schumacher, al quale, nonostante le magie in pista nel corso degli anni, non sono mai stati perdonati alcuni errori macroscopici che sia nel '97 che nel '98 si sono rivelati cruciali per la corsa al titolo. Per zittire le critiche Michael dovrà attendere ancora un po'.


Eddie, invece, deve attendere soltanto una quindicina di giorni, prima di poter cercare il riscatto tra le Ardenne, sulla storica pista di Spa-Francorchamps. Tra lui e il successo però, ci sono le ingombranti McLaren-Mercedes di Hakkinen e Coulthard.


Davide Scotto di Vetta

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