#3 1950: Gran Premio di Monaco, Farina si ritira, e Fangio ne approfitta per vincere



Dopo appena quattro giorni ci si sposta a Monte Carlo, in mezzo alla vita mondana, in quello che ancora oggi viene considerato uno dei circuiti più appassionanti di tutto il mondiale.


Il circuito di Monaco tortuoso e impegnativo, richiede fatica di guida.

A Monte Carlo, Farina ha ancora bisogno di cure e massaggi alla spalla. L'incrinatura causata dall'incidente di Marsiglia continua a far male.

La situazione rispetto alla gara precedente risulta diversa, dato che in questa gara troviamo la Ferrari che si presenta con due monoposto guidate da Luigi Villoresi, Alberto Ascari e Raymond Sommer.


L'auto è la Ferrari 125 S, la prima monoposto realizzata da Enzo Ferrari, che aveva debuttato nel Gran Premio di Torino nel 1948 sul circuito del Parco del Valentino, ottenendo un lusinghiero terzo posto con alla guida lo stesso Sommer. Il motore è un 12 cilindri a V di 60°, di 1.500 cc, con cilindrata unitaria di 125cc (da cui il nome Ferrari 125), con compressore volumetrico Roots a doppio stadio, che, in questa versione aggiornata, sviluppa una potenza di 315 cavalli a 7.500 giri/minuto.


L'Alfa Romeo 158 monta, invece, un motore 8 cilindri in linea, anch'esso di 1.500 cc, con un compressore volumetrico Roots a due stadi, che sviluppa 350 cavalli a 8.600 giri/minuto.


Entrambe le vetture pesano 700 kg, ed Enzo Ferrari pensa di compensare il più elevato rapporto tra peso e potenza della 125 (2,222 kg/CV, contro i 2 kg/CV della 158) con il suo più basso consumo, che dovrebbe portarla ad un minor numero di soste per i rifornimenti.


Le Alfa Romeo portano tre vetture, concesse alle tre F, vale a dire Giuseppe Farina, Juan Manuel Fangio e Luigi Fagioli, mentre la manufatturiera Maserati fornisce scocca e motore alla scuderia di Achille Varzi per due promettenti piloti argentini, José Froilán González e Alfredo Pián, pilota proveniente dalle gare sudamericane di Formula Libre, quella Enrico Platé dei privatisti Prince Bira e Toulo de Graffenried, le Officine Alfieri Maserati con il monegasco Louis Chiron e Franco Rol, e infine la Scuderia Milano con Clemente Biondetti.


Le altre case automobilistiche presenti sono la britannica ERA con i privati Bob Gerard e Cuth Harrison, le francesi Talbot-Lago con, fra gli altri, il belga Johnny Claes e per la prima volta la Simca-Gordini con Robert Manzon e Maurice Trintignant, equipaggiata con gli pneumatici della casa belga Englebert, anch'essa al debutto per tentare di contrastare il predominio delle Pirelli e delle Dunlop. Un'altra novità assoluta è rappresentata dal primo pilota statunitense Harry Schell con la scuderia privata Horschell Racing Corporation, che presenta la prima vettura a motore posteriore nella storia dell'automobilismo, la Cooper-JAP.


Durante le prove la situazione sembra subito più complessa rispetto al Gran Premio corso a Silverstone, dato che Luigi Villoresi riesce a conquistare la seconda posizione, posizionandosi in mezzo a Fangio e Farina, mentre in quarta posizione si attesta Gonzales a bordo della Maserati.

Tuttavia, dopo due sessioni di qualifica, come da tradizione al giovedì e al sabato, dove Charles Pozzi, Yves Giraud-Cabantous, Pierre Levegh e Clemente Biondetti non partono, la griglia di partenza viene condizionata pesantemente dal grave incidente occorso all'argentino Alfredo Pián il quale, a causa di una macchia d'olio, sbatte contro la tribuna con la sua Maserati, fratturandosi una caviglia, e non prenderà più parte a una gara di Formula 1.


Per questo motivo, la sessione del sabato viene sospesa definitivamente e le posizioni vengono stabilizzate ai cinque migliori tempi ottenuti nella prima sessione di prove: dalla sesta in avanti i tempi della seconda sessione. Questo sistema penalizza soprattutto Luigi Villoresi che, pur avendo ottenuto il secondo tempo assoluto, partirà dalla terza fila in sesta posizione.


C’è dunque grande attesa per questa sfida tutta tricolore.


Al via, dopo un paio di curve la classifica temporanea vede Fangio in testa seguito da Villoresi Farina e Gonzales, reo di aver perso posizioni a scapito dei due italiani.



Ma al primo giro si verifica un rovinoso incidente multiplo quando un'ondata improvvisa invade la curva del Tabaccaio. Fangio, già in testa, riesce ad evitarla mentre invece Giuseppe Farina si scontra con la Maserati di González, che prende fuoco. L'argentino riesce in breve tempo a uscire dalla vettura con qualche ustione.


Immediatamente, il personale di servizio agita ripetutamente la bandiera gialla, ma i piloti non tengono conto della segnalazione. Così, i concorrenti sopraggiunti, tentando di evitare le due vetture, entrano in collisione tra loro: Luigi Fagioli, in quinta posizione, sterza bruscamente andando in testacoda, e viene urtato dal sopraggiungente Louis Rosier.


Nella carambola si ritirano complessivamente dieci piloti su diciannove partecipanti.


Un attimo prima, dalle tribune il pubblico aveva aguzzato lo sguardo verso la curva di S. Devota, attendendo con impazienza il primo passaggio. Un attimo dopo, tutta la gente presente tace, nel timore di una catastrofe.


L'unico pilota per cui si pensa che vi siano state conseguenze gravi è Rol, dato che si teme una frattura ad un braccio. Ma la radiografia subito fatta sul percorso con l'impianto montato su vita apposita autoambulanza permette di stabilire che non vi è nulla di grave. Infatti, Rol riparte coraggiosamente in automobile per Torino, guidando lui stesso, mentre la corsa è in fase di svolgimento.


Nei box, le mogli dei piloti si torcono le mani per l'ansia dell'attesa.


Dopo pochi minuti, Fagioli giunge ai box a piedi, facendo grandi gesti. Dalla sua mimica si capisce che è avvenuto uno scontro collettivo e che le macchine si sono scontrate più volte tra loro, mentre il comitato del Gran Premio informa, forse con superficiale precipitazione, che la causa dell'incidente è stato Farina.


Farina dice invece che è stato Gonzales a provocare l'incidente:


"Villoresi aveva passato da poco l'argentino; anch'io stavo superando l'imbocco della curva; ad un tratto ho sentito toccare nel fianco la mia macchina e questa si mise di traverso, tanto è vero che una ruota di Gonzales porta ancora tracce di vernice rosea, il colore cioè della mia Alfa".

Mentre i testimoni oculari dichiarano che la ruota destra posteriore della macchina di Farina avrebbe urtato contro un muro.


Le deposizioni sono infinite e discordanti, e vi è persino chi parla di intenzionalità da parte di Gonzales, per mettere fuori gara Farina, che è il più veloce concorrente di Fangio, argentino come Gonzales.



Luigi Villoresi viene attardato in maniera irreparabile al secondo giro dalla pista ostruita dalle vetture incidentate. Usciti subito di scena due grandi protagonisti del Gran Premio di Gran Bretagna, Farina e Fagioli, l'attenzione del pubblico è tutta per Villoresi, che tenta una rimonta portandosi, al cinquantacinquesimo giro, a trentadue secondi da Fangio, prima di arrendersi al sessantatreesimo giro per problemi alla trasmissione.


Si spegne così l’unico reale motivo di interesse rimasto in gara.


L’ordine d’arrivo vede Fangio tagliare per primo il traguardo con un netto vantaggio su Ascari e Chiron.


Alla fine Juan Manuel Fangio, dopo avere doppiato tutti, e senza grandi problemi, al termine di tre ore e tredici minuti di gara riesce a conquistare la sua prima vittoria in Formula 1, tagliando per primo il traguardo davanti ad Ascari e Chiron.



L'argentino raggiunge Farina in testa alla classifica con 9 punti e ottiene il primo Grand Chelem della storia: pole position, giro più veloce e vittoria della gara condotta sempre in testa.

A Monaco è mancato l'atteso spettacolo ma il pubblico, pur annoiandosi immensamente, non se ne è per nulla rammaricato, commentando che è tutto bene quel che finisce bene.


Con la media oraria di 98.7 km/h, questo è il Gran Premio più lento di sempre.


La Ferrari 125 non si è dimostrata all'altezza delle Alfa Romeo, e già Enzo Ferrari comincia a pensare ad una vettura completamente nuova, con motore aspirato.


Ludovico Nicoletti

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