#2 1950: Gran Premio di Gran Bretagna e d’Europa, Farina vince la prima gara della storia!

Aggiornato il: mag 9



La prima prova di questo mondiale, e della storia della Formula Uno, si svolge in Inghilterra, a Silverstone, su di un circuito sviluppato sulla piattaforma di un vecchio aeroporto della RAF, a circa quaranta miglia a nord di Londra. Un circuito artificiale, tracciato in un aeroporto in demolizione, con curve frequenti e impegnative, dove vi si possono raggiungere velocità di circa 145 Km all'ora.


La gara prende anche la denominazione di Gran Premio d'Europa, alla sua undicesima edizione, per la prima volta organizzato dalla Reale Automobile Club d'Inghilterra.

Nel 1949 questa corsa era stata vinta da Ascari; tuttavia, nell'edizione 1950 il pilota milanese non è presente poiché mancano le auto Ferrari, dato che la scuderia modenese non ha ottenuto dagli organizzatori l'ingaggio che desiderava.

Le offerte inglesi erano state di 250 sterline per macchina.

Viene a mancare, in tale importantissima occasione, la lotta coi bravissimi piloti della Ferrari.


Gli iscritti alla gara sono ben ventuno, di cui quattro Alfa Romeo, le più veloci nel campo del Grandi Premi, portate per Giuseppe Farina, Luigi Fagioli, Juan Manuel Fangio e per motivi pubblicitari una quarta auto affidata a Reg Parnell.

Il caposquadra è Giuseppe Farina, campione collaudato da numerosi successi, anche se poco fortunato in questi ultimi tempi: l'incidente del 18 marzo a Marsiglia ha richiesto una guarigione dall'incrinatura alla spalla molto rapida, tanto che il bravo pilota italiano ha già provato a Monza il tipo di macchina con cui correrà a Silverstone.

Rimane dunque da sperare che la robusta e atletica fibra del torinese abbia riacquistato, per il 13 maggio, la indispensabile resistenza ad uno sforzo tanto prolungato.

La Maserati porta invece ben sette vetture, guidate da David Murray e David Hampshire per la Scuderia Ambrosiana, Felice Bonetto per la scuderia Milano, Toulo de Graffenried e Prince Bira per il team Enrico Platé, Joe Fry con una vettura privata, e Louis Chiron per la Officine Alfieri Maserati.

Per gli inglesi corrono quattro vetture ERA e due ALTA, mentre i francesi portano ben cinque Talbot.


Nelle prove di qualificazione, le rosse Alfa Romeo dominano e conquistano l'intera prima fila con - nell'ordine - Farina, Fagioli, Fangio e Parnell. I distacchi sono abissali: le Alfa Romeo possono permettersi il lusso di distanziare la concorrenza con ritardi che variano da poco meno di due secondi, fino ad arrivare perfino a ben diciassette secondi.

La gara è senza storia.


Davanti ad un pubblico di circa centocinquantamila spettatori e, per la prima volta nella storia della monarchia inglese, perfino dinnanzi al Re, la Regina e la Principessa Margaret, che hanno assistito ad una corsa di automobili, le Alfa dominano la scena.



I potenti bolidi da corsa si allineano davanti alla linea di partenza su sei file, alternativamente di quattro e di tre macchine.


Farina prende subito la testa e ottiene alla seconda tornata il giro più veloce, con Fagioli e Fangio che lo seguono a breve distanza. Nei primi giri, Fagioli riesce a sostenere il ritmo di Farina e di Fangio, conducendo la corsa per brevi tratti, ma dovrà successivamente cedere il passo.


Quasi subito escono di scena Eugène Martin al nono giro, per insufficiente pressione dell'olio, al quinti giro Peter Walker per il cambio, e al secondo giro Leslie Johnson per noie all'alimentazione.


Degli altri piloti, Prince Bira compie una buona gara fino al suo ritiro per esaurimento del carburante al quarantanovesimo giro, mentre Geoff Crossley e David Murray si ritirano entrambi al quarantaquattresimo giro, rispettivamente per problemi alla trasmissione e al motore. Toulo de Graffenried esce al trentaquattresimo giro per problemi alla trasmissione mentre Louis Chiron ha noie alla frizione e si ritira al ventiquattresimo giro.

Anche Fangio è costretto a ritirarsi per problemi di lubrificazione al sessantaduesimo giro. Durante la corsa, l'argentino compie troppo in fretta il rifornimento e riparte tumultuosamente dai box senza dar tempo ai meccanici di riempire il serbatoio dell'olio.


Farina, un po' sorpreso dalla manovra, poco dopo sorpassa Fangio, costretto al ritiro perché rimasto a secco di olio. L'argentino ha dovuto chiedere troppo al suo motore: già nelle prove, eseguite sullo stesso muletto, cioè sull'auto da allenamento, l'argentino aveva consumato più carburante rispetto al torinese, segno della momentanea superiorità del pilota italiano nel gestire le parti meccaniche delle rosse Alfa.

Farina, ora incontrastato, continua la corsa con ritmo sostenuto e vince tra le ovazioni del pubblico, dopo essere rimasto in testa per 63 dei 70 giri, distanziando Fagioli per poco più di due secondi, con Parnell che si classifica terzo a cinquantadue secondi di distanza.


Il pilota italiano, raggiante e quasi con le lacrime agli occhi per la gioia, viene premiato con la tradizionale grande corona di alloro, omaggio britannico ai trionfatori nello sport.


Sono circa le ore 17:00 quando, terminate le cerimonie, sia i Reali d'Inghilterra, sia Giuseppe Farina, preoccupati del mare di macchine nella strada del ritorno a Londra, si mettono in viaggio verso Londra.


Così come si era recato a Silverstone in tuta, allo stesso modo il pilota italiano si allontana dal circuito senza nemmeno una macchiolina di unto, dopo una corsa di oltre 300 chilometri. Dimostrazione che la sua Alfa Romeo gode di un'ottima qualità meccanica.


Il vincitore del primo Gran Premio, giunto a Londra si mette subito a letto e si gode un buon sonno, poiché il giorno successivo è di nuovo in viaggio alla volta di Torino, rinunciando ai festeggiamenti ufficiali.


Farina, tornato alla casa di cura, si sottopone a nuove cure, nonostante i medici rimangono stupiti di come egli ha potuto gareggiare e vincere, nonostante a Silverstone il pilota italiano ha corso col braccio e con il busto stretti da bende, riuscendo in tali condizioni a respingere ogni attacco del compagno di squadra Fangio.


La domenica successiva si corre a Monaco, per la seconda prova del campionato mondiale.


Ludovico Nicoletti

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