#18 1997: GP d'Europa, Schumacher sbatte e viene squalificato, Villeneuve è Campione del Mondo



Un’ultima battaglia.


Soltanto un’altra, ultima e appassionante battaglia e poi la Formula 1 incoronerà il Campione del Mondo del 1997.


E sarà uno tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve, divisi da un solo punto in classifica a favore del pilota della Ferrari, che però conta cinque vittorie stagionali contro le sette del pilota del Quebec; un dato che consentirebbe a quest’ultimo di vincere il Mondiale in caso di arrivo a pari punti.


"Ho una gran voglia di battermi sino in fondo. Il mio destino da questo momento è nelle mie mani. Ricomincio da capo, come se fosse la prima prova del campionato, praticamente alla pari. Dovrò attaccare e cercare di stare davanti a Schumacher. Il match è aperto".


Dichiara Jacques durante la settimana di sosta che separa il circus dall’ultima gara in programma sul circuito di Jerez, per il Gran Premio d’Europa.


Il campione di Formula Indy può contare sul massimo supporto di Renault, fornitore dei propulsori per la Williams che vuole lasciare la Formula 1 in bellezza. Bernand Dudot, responsabile della progettazione dei motori, fa sapere che Renault compirà il massimo sforzo per offrire a Villeneuve i super-motori RS9B per Jerez, con l’obiettivo di poterli utilizzare anche in gara.


Dopo due stagioni in cui il Campione del Mondo ha chiuso i conti prima dell’ultima gara, i tanti appassionati di tutto il mondo possono tornare ad assistere ad un gran finale durante il quale due piloti si sfideranno fino all’ultimo per la corona iridata. Gli ultimi precedenti in simili circostanze, tuttavia, non fanno ben sperare per un finale privo di polemiche.


Nel 1994, sul circuito di Adelaide per il Gran Premio conclusivo del campionato in Australia, Michael andò a sbattere, e alla curva successiva, per difendersi dal tentativo di sorpasso del suo diretto rivale al Titolo, chiuse la traiettoria repentinamente andando incontro ad un inevitabile contatto, che portò al ritiro di entrambi. Schumacher vinse il Mondiale, e si giustificò affermando che la sua manovra fu causata da problemi che affliggevano la sua Benetton dopo che era andato a muro.


Tre battaglie combattute punto su punto (ricordando anche quelle infiammate tra Senna e Prost), tre incidenti.


È per questa inquietante tendenza che Bernie Ecclestone avverte i due protagonisti prima ancora che si scenda in pista:


"Non tollereremo comportamenti scorretti volontari in pista. I commissari saranno severissimi, vogliamo un gioco pulito per chiudere bene un campionato che è stato fra i più spettacolari degli ultimi anni".


"Non m'importa chi vincerà il Mondiale perché sia Villeneuve sia Schumacher ne sono degni. Tutti e due hanno dovuto fare i conti con la sfortuna: Jacques ha perso due punti per la faccenda della bandiera gialla a Suzuka, Michael è stato penalizzato di dieci secondi in Austria, e la corsa successiva è finito fuori gara per mano di suo fratello Ralf".


"Temevo che Villeneuve chiudesse il discorso laureandosi campione a Monza, togliendo significato agli ultimi quattro Gran Premio. Ora la conclusione perfetta sarebbe se entrambi partissero davanti a Jerez, duellando con lealtà fino al traguardo".


In conclusione però, il presidente della FOCA si sbilancia leggermente su quella che può considerarsi una sua preferenza:


"Alla fine dovrà esserci un Campione del Mondo e basta. Ma ho parlato con un sacco di gente chiedendo: chi vorresti vedere Campione del Mondo? La risposta è stata una sola: Ferrari e Schumacher. Non credo che sia un’offesa né per Williams né per Villeneuve se la Ferrari e Schumacher hanno un’immagine di profilo più alta della loro. La Williams è stata Campione del Mondo un sacco di volte, ma non è un team che faccia molta promozione, a differenza della Ferrari, che non vince da diciotto anni e un suo Titolo sarebbe una piacevole novità per tutti".


Anche l’altro grande capo, Max Mosley, si augura di non dover assistere ad incidenti come quelli del passato, e attraverso il canale radio della BBC dichiara:


"Questa volta spiegheremo bene e a tutti che vogliamo una competizione giusta e corretta".


"Prima della gara diremo ai piloti che non vogliamo interferenze da nessuno. Non si tratta solo di Schumacher e Villeneuve, qualsiasi pilota potrebbe essere coinvolto. Ci sono gli amici e chiunque, in teoria, potrebbe cercare di interferire nel campionato. E' questo che vogliamo evitare".


"Possiamo togliere punti, squalificare o sospendere, c'è solo l'imbarazzo della scelta".


Minaccia il Presidente FIA, che poi comunica delle novità importanti riguardanti il regolamento:


"Abbiamo avviato uno studio accurato per le modifiche al regolamento sportivo per renderlo più equo. Dal prossimo anno chi commetterà infrazioni durante le prove verrà penalizzato con una detrazione delle posizioni sulla griglia di partenza, mentre le punizioni in gara saranno comminate immediatamente in modo da evitare le possibilità di appelli".


E sul ritiro dell’appello da parte della Williams in merito alla squalifica di Villeneuve a Suzuka afferma:


"Il Tribunale d'Appello è composto da giudici veri, la squalifica di Villeneuve era ipotesi concreta. La mia preoccupazione era che i giudici, con una decisione dura, gli negassero di giocarsi le sue possibilità. Sarebbe stato brutto non farlo correre a Jerez. Il campionato, anziché in pista come è giusto che sia, si sarebbe deciso a tavolino. Questo non accadrà: sarà il miglior finale di campionato che potessimo auspicare".


Qualche piccola immancabile scintilla però c’è di già, ed è logicamente tra i due team che supportano i duellanti.


La FIA, qualche giorno prima che si giunga in Spagna, smentisce seccamente notizie pubblicate da giornali francesi riguardanti una lettera inviata dalla Federazione alla Ferrari, in merito ad un alettone anteriore fin troppo flessibile portato dagli uomini di Maranello a Suzuka; una lettera che suggeriva di evitare di equipaggiarlo sulla F310B anche a Jerez. Anche la Ferrari smentisce la notizia, sostenendo che non sia stato recapitato nulla a Maranello. Qualcosa però è senza dubbio successo, dato che la FIA non può smentire allo stesso tempo un’altra lettera, inviata dalla Williams proprio a Parigi, attraverso la quale la scuderia inglese chiede delucidazioni sull’alettone, interrogandosi sulla sua effettiva legalità.


La Federazione non cambia il suo modus operandi e, come già fatto con l’acceleratore elettronico, accetterà l’utilizzo dell’appendice aerodinamica in questione fino alla fine dell’anno, per poi renderlo illegale dal 1998, dal momento che nel nuovo regolamento sarà stabilito un grado di rigidità per alcune parti della monoposto da rispettare.


Nel frattempo Schumacher si concede qualche giorno di riposo, trascorrendo il suo tempo tra la sua casa in Svizzera e la sua città natale, Kerpen, dove effettua una visita di cortesia alla pista di kart dove ha mosso i suoi primi passi da pilota.


Proprio dalla Germania, e dalle pagine del giornale Der Spiegel, giungono in Italia preoccupanti dichiarazioni di Schumacher, che alla vigilia del Gran Premio decisivo dichiara:


"Se quest'anno non vincerò il campionato, e se anche l'anno prossimo il team della Williams riuscirà a costruire l'auto migliore, allora ho già pensato alle conseguenze da trarre: se fossi io il responsabile, allora le conseguenze dovrebbe trarle la Ferrari. Ma se non saranno compiuti progressi nello sviluppo della vettura, allora sarei io a dovermi cercare un altro posto di lavoro".


"La monoposto dovrà essere competitiva, e progettata secondo le mie esigenze".


"Sono rimasto sconvolto per lo stato delle cose, semplicemente antiquato, che ho trovato al mio arrivo. Proprio il mio ingaggio ha consentito a Jean Todt di creare strutture nuove ed efficienti. Il disordine non fa parte del mio bagaglio e delle mie abitudini: sono un perfezionista, come Ayrton Senna o Alain Prost".


Immediata, e secca, giunge la reazione della Ferrari, attraverso il comunicato stampa che segue:


"Si può solo dire che il pensiero di Schumacher è stato malamente interpretato, se non c'è stata una cattiva traduzione".


Mentre il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, sottolinea:


"Certamente avremo del rammarico per non aver vinto un mondiale che ad un certo momento della stagione si era presentato bene per noi. Ma avremo anche molta serenità e soprattutto la consapevolezza di aver disputato comunque un' ottima stagione, ben superiore alle aspettative. Dopo tanti anni di lavoro abbiamo finalmente imboccato la strada buona e abbiamo la certezza di potere lottare per il titolo l'anno prossimo. Tutto questo ci dà fiducia e serenità, e la cena di domenica sera sarà comunque la festa serena di persone che sanno di aver lavorato molto e bene".


Infine aggiunge un commento scettico sull'intervista di Schumacher:


"Mi sembra strano che Michael abbia detto certe cose: lui è sempre molto corretto nei suoi comportamenti".


Escluso che Schumacher possa emigrare negli Stati Uniti come hanno fatto tanti piloti della Formula 1 ("E' troppo pericolosa, i rischi sono troppo grandi; su quelle piste ovali e con le velocità che si raggiungono non esistono macchine abbastanza sicure"), il 21 Ottobre la prima pagina del quotidiano Usa Today esclude anche che il tedesco possa abbandonare la Ferrari prima del previsto, dato che Antonio Ghini, capo ufficio stampa della Ferrari, dichiara:


"Non bisogna dare peso alla stampa tedesca che ha ventilato l'ipotesi di un divorzio tra Michael e la Ferrari alla fine di questa stagione se il titolo mondiale non venisse vinto. Michael ha un contratto con noi fino alla fine del '99 ed è soddisfatto così".


A smorzare definitivamente le clamorose dichiarazioni pubblicate da Der Spiegel provvede lo stesso Schumacher, che arriva in rinforzo con una nuova affermazione autentica e ufficiale attraverso una intervista rilasciata al giornale tedesco Welt am Sonntag:


"Perché dovrei abbandonare la Ferrari? Comunque possano finire le cose, è certo che questo mondiale è andato oltre le nostre aspettative. Sono convinto che a Jerez saremo competitivi tanto quanto a Suzuka".


Vincere a tutti i costi per scrollarsi di dosso l’ombra ingombrante del padre, nonché per dare una forte dimostrazione a chi attribuisce i maggiori meriti dei successi ottenuti soltanto alla sua Williams, e molti di meno al suo talento.


Come fare tutto ciò? Semplice, battendo colui che è considerato da tutti il più forte sulla griglia.


Un compito arduo quello di Jacques Villeneuve, che ad esempio, non ha in Niki Lauda uno dei suoi maggiori estimatori. L’austriaco vede Schumacher come favorito indiscusso per la vittoria finale:


"La Ferrari e Schumacher hanno tutte le carte in regola per vincere, come hanno dimostrato in Giappone. Finalmente, grazie ad alcune modifiche, la vettura è tornata ad essere competitiva come lo era a metà stagione. E con una vettura di vertice Michael non può avere paura di Villenueve, che insieme alla sua squadra commette sovente degli errori. Non dico che sarà facile, ma io punterei su Michael. L’unica vera incognita è insita nelle caratteristiche del nostro sport, perché può sempre succedere di tutto, anche all’ultimo chilometro. Una vettura che sputa olio in pista ed ecco il patatrac. Ma anche in questo caso estremo sono convinto che Schumacher sarebbe più bravo del suo avversario".


Nel frattempo, attraverso una intervista rilasciata ad un settimanale tedesco, Villeneuve esprime la sua preoccupazione, non escludendo che il duello dell'ultimo Gran Premio possa essere deciso da un incidente in pista, poiché:


"Già una volta Schumacher ha deciso un mondiale con un incidente, ma per me è molto più pericoloso Eddie Irvine. Lui non ha una carriera da giocarsi. Eddie interpreta un solo ruolo: è la marionetta di Michael".


Ma a Maranello preferiscono non dare peso alle dichiarazioni di Villeneuve. In città fervono i preparativi per l'allestimento del maxischermo televisivo che viene installato in piazza della Libertà. I posti disponibili però sono pochi, circa mille di cui la metà coperti, ma sufficienti per indurre il Comune ad attuare un piano speciale del traffico che prevede la pedonalizzazione del centro cittadino.


Non manca, invece, la risposta di Eddie Irvine al pilota canadese, che dal Roma Motor Show, assediato dalle richieste d'autografo dei fan Ferrari, dichiara:


"Io devo rispettare il mio contratto, in cui c'è scritto che devo fare tutto quello che la scuderia mi chiede di fare. Se questo significa essere lo schiavetto di Michael, va bene così, mi sta bene".


"Solo la stampa internazionale vuole l'incidente, ma l'autoscontro non esiste".


E parlando di presunte irregolarità dell'auto, Eddie risponde:


"Trucchi? Che io sappia non ce ne sono. Novità segrete neanche. Abbiamo quello che hanno tutti. La macchina è molto migliorata prima di Suzuka, ma non ci saranno novità in Spagna, sono sicuro che saremo molto competitivi".


La lotta iridata rischia di far passare sottobanco l’addio alle corse di Gerhard Berger, che puntuale arriva il 17 Ottobre 1997:


"Mi sento stanco, esausto, voglio chiudere per un po' con lo sport e dedicarmi alla famiglia. Il mio è un abbandono che potrebbe anche non essere definitivo. Se guardate gli esempi di Mansell, Lauda e Prost, vi rendete conto che non è facile lasciare. Forse correrò ancora in futuro, ma solo se mi faranno una proposta interessante".


"Avrei voluto rinunciare anche a questo Gran Premio a Jerez, ma ho dei contratti da rispettare e ho anche un orgoglio che mi spinge a dare il massimo".


"Non essere mai riuscito a vincere il titolo mondiale è una cosa che mi dispiace molto, ma tutto è cambiato in questo sport. Una volta si correva con più divertimento, non si prendevano le cose così seriamente come oggi, avevamo intorno un sacco di belle ragazze e tra noi piloti si parlava, ci si frequentava, si arrivava perfino a organizzare le vacanze insieme".


"Oggi tutto questo non esiste più".


A Jerez il pubblico spagnolo non risponde con l’entusiasmo che ci si poteva attendere. I numeri parlano di un massimo di settantamila spettatori attesi per il week-end. Un dato piuttosto deludente, se si considera che la gara valevole per il Motomondiale ad inizio anno era andato oltre i centomila biglietti venduti, o che la stessa Formula 1 ha fatto registrare numeri molto più alti in nazioni dove probabilmente l’automobilismo ha fatto più breccia nei cuori della popolazione.


In Spagna la Ferrari porta nove autotreni contro i quattro della Williams, giunti da Maranello in cinquantatré ore, scortati da macchine di tifosi, novanta persone, cioè l'intera squadra corse e l'intera squadra test, senza contare ospiti e vip, e quattro vetture, tre del nuovo tipo e una del vecchio tipo come scorta, oltre a ben dodici motori.


Ci sono così tutte le novità tecniche studiate negli ultimi cinque mesi, tra cui il motore Step 2, il telaio leggero, la nuova ala flessibile, la nuova elettronica con il differenziale attivo che su un tracciato tortuoso come quello di Jerez dovrebbe garantire alle vetture tutta la trazione necessaria.


A Jerez, Schumacher si presenta con un inconsueto abbigliamento: maglietta nera con la scritta Nike e niente cappellino, cosa che non rende certo felice la Ferrari. Ma il pilota tedesco si giustifica dicendo di essere arrivato in ritardo con l'aereo e di non aver avuto il tempo di cambiarsi, prima di esprimere alla stampa un suo giudizio alla vigilia della gara decisiva:


"Non è la prima volta che vivo questa situazione. Ci sono abituato, so cosa vuol dire. Questa è una gara come tutte le altre, certamente c'è maggior pressione ma la cosa non mi tocca. Diciamo pure che si tratta di una settimana speciale, ma a me è già capitato di vivere questa atmosfera".


"Aver già vinto due titoli mi dà parecchie motivazioni in più. E qui io voglio vincere la gara e vincere il titolo e credo di potercela fare, ho molta fiducia".


"Se [Villeneuve] si riferisce all'incidente con Hill nel Gran Premio d'Australia del '94, allora non mi sento affatto colpevole di quell'episodio. Spero non succeda qui una cosa del genere che sarebbe a mio danno. Mi auguro di poter avere con Villeneuve un incontro leale e corretto in pista, noi due soli senza interferenze, senza problemi alla prima curva".


"Jerez è un circuito poco adatto alla Ferrari che era venuta qui in gennaio ma non alla Ferrari di adesso che ha fatto immensi progressi. Io ho vinto qui tre anni fa ma poi non si è più corso a Jerez e dunque le cose sono uguali per tutti".


Jacques Villeneuve, invece, continua ad avere timore di essere estromesso dalla lotta a seguito di un contatto:


"Qui può succedere di tutto, inutile far finta di niente. Ma non voglio nemmeno pensarci, tanto poi la verità, alla fine, non viene mai fuori. Se finisce in rissa, io ho solo da perderci. Avrei potuto tirar fuori Schumacher a Suzuka, lì mi sarebbe servito. Ora no, ora non mi servirebbe a nulla cacciarmi in un tamponamento, in un incidente. Io devo arrivare in fondo e davanti a Schumacher, non mi serve altro risultato".


"Certo, lui sa come si vince un mondiale, ha più esperienza di me. Però, in certi casi, la pressione aiuta. In tre giorni ci si gioca tutto, le prove e poi le due ore di gara. Bisogna dare tutto, ma dopo è finita, e può esser finita bene. L'idea mi diverte, mi sento pronto".


Tutto è pronto per la sfida finale. Una battaglia a cui Max Mosley non vede l’ora di assistere. Intervistato dai giornalisti dopo che nei giorni precedenti era stato pesantemente criticato per la scelta di squalificare dal Gran Premio del Giappone Villeneuve, e riaprendo così la sfida iridata, alla domanda se è è vero che al business della Formula 1 fa più comodo una vittoria della Ferrari, il presidente della FIA risponde:


"Mica tanto. Certo, la Ferrari ha un nome che suona bene dappertutto, ma un successo di Villeneuve potrebbe aprirci il mercato nordamericano, una possibilità cui nemmeno la Ferrari rimarrebbe insensibile".


Giovedì sera lo sponsor principale della Ferrari organizza una grande cena per ospiti alla quale sono presenti, sia pure brevemente, sia Schumacher che Irvine.


Michael, in particolare, alla cena presso il ristorante Gaitan di Jerez, in compagnia del suo manager Willi Weber, della moglie Corinna e della piccola Gina Maria, che alla tenera età di otto mesi, appena inizia a piangere costringe i coniugi a scattare in piedi, agguantare la carrozzina e fuggire, esclamando:


"Willi, al conto pensa tu".


E Willi Weber ci ha pensato su:


"Sta diventando un'abitudine: a metà cena Gina attacca a piangere e devono portarla a casa, mollandomi da solo a tavola".


Venerdì 24 Ottobre è tempo di scendere in pista per le prime due sessioni di prove libere.


Olivier Panis fa segnare il miglior tempo di giornata, davanti a Damon Hill, a testimonianza di una buona confidenza che le gomme Bridgestone hanno con questo asfalto.


Villeneuve è terzo, Schumacher nono. A dividerli sei decimi di secondo, più che mai fittizi trattandosi di sessioni spese a trovare il set-up giusto. A fine giornata infatti, malgrado il nono posto appare più sereno Schumacher - che sostiene di aver lavorato esclusivamente sul passo gara e di essere soddisfatto della vettura, stabile e con un’ottima trazione - piuttosto che Villeneuve, il quale è vittima di una leggera escursione causata da un pesante bloccaggio in fase di frenata.


Nel finale di sessione Jacques torna in pista con un nuovo set di gomme, grazie al quale sale in terza posizione nel computo totale dei tempi.


Dopodiché, col naso chiuso dal raffreddore, fa un riassunto della giornata:


"Non c’era il segnale dei cento metri, non avevo un punto di riferimento preciso, nulla di grave. Anzi questa giornata è andata oltre le previsioni. Il venerdì di solito non combino mai nulla di speciale, invece questo terzo tempo è quel che ci voleva per darmi fiducia, per caricarmi. La mia macchina sembra già funzionare bene. Anche dopo l'uscita di pista con le gomme interrate andava ancora molto forte. C’era soltanto qualche vibrazione, problemi di assetto minori che risolveremo facilmente".


"Anche qui, come a Suzuka, le gomme si degradano in fretta, tengono bene solo un giro. Nelle curve lente l’aderenza di quelle posteriori lascia un po’ a desiderare, un po’ come era successo due settimane fa in Giappone. Ma come ho detto, si tratta di problemini".


"In gara comunque rinunceremo all’ultima versione del motore RS9B; in questo momento non possiamo rischiare con l’affidabilità".


Infine, il pilota canadese dice di non fidarsi troppo delle performance del suo avversario:


"È sempre difficile capire cosa realmente pensa e fa Michael. È uno che non scopre le carte".


Sull’altro fronte, Jean Todt trasmette sicurezza:


"L’obiettivo è doppio. Dobbiamo preparare una buona qualifica, ma non possiamo certo dimenticare la gara. Oggi abbiamo lavorato per domenica, collaudando tutto il materiale che abbiamo a disposizione: il differenziale attivo che è montato su tutte le nostre vetture e l’acceleratore elettronico con la mappatura a tre dimensioni. Ovviamente sarà decisivo partire in prima fila, o comunque davanti a Villeneuve".


Un po' come a Suzuka, la sessione di prove libere del sabato mattina offre temi interessanti da cui trarre vari spunti per i giornali. Ancora una volta al centro dell’attenzione c’è Villeneuve, ma non per una infrazione da lui commessa.


Mentre è lanciato in un giro veloce, dalla curva 9 intitolata ad Angel Nieto, fino alla curva 11 denominata chicane Senna, Villeneuve viene bloccato dalla Ferrari di Eddie Irvine, che tarda a farsi da parte, costringendolo ad abortire il giro.


Jacques proprio non ci sta, per di più Irvine non gli va per niente a genio. Appena torna ai box, scende dalla vettura, sbatte via casco e guanti e si dirige furibondo al box Ferrari, dove Irvine è ancora all’interno dell’abitacolo in attesa che i meccanici posizionino la vettura all’interno del box.


Jacques inveisce contro il nord-irlandese, urlandogli:


"Sei un fottuto idiota".


Solo l’intervento di un meccanico gli impedisce di andare oltre le parole. Una volta riacquistata almeno in parte la lucidità, il pilota Williams fa dietrofront e torna dai suoi meccanici.


"È la quarta volta in due giorni che Irvine mi aspetta, sempre nello stesso punto. Rallenta, mi ostacola, poi riaccelera. È chiaro che lo fa apposta. Irvine è abbastanza deficiente per rifare quel che ha fatto in prova anche in gara. Si tratta solo di capire fino a che punto vuole arrivare. Lui è uno stupido, un pagliaccio, un burattino. E' pericoloso perché non ragiona come gli altri piloti, non si sa mai cosa farà".


"Michael ha detto nei giorni scorsi che vuole una corsa pulita. Speriamo che lo voglia sul serio".


Villeneuve ringhia, spalleggiato anche dal suo capo, Patrick Head, che afferma:


"Jacques stava completando un giro veloce, Irvine lo ha bloccato".


Irvine, che potrebbe dare lezioni su come non batter ciglio di fronte a questo genere di attacchi, come previsto rigetta le accuse e quasi sbeffeggia Villeneuve :


"Me lo sono visto sopra come un ossesso, mi ha detto qualcosa come fottuto idiota".


"Ma cosa vuole? Mi devo buttare fuori dalla pista per farlo passare?"


"Sarebbe la quarta volta che lo ostacolo? Ma se non sa nemmeno contare. Ero in traiettoria con il serbatoio pieno, lui girava più leggero e quindi era più veloce. Toccava a lui sorpassarmi, non dovevo essere io a farmi da parte".


Chiosa invece Schumacher:


"Eddie dice che è tutto l'anno che ha problemi con Jacques. E la reazione di Jacques dimostra che sente la pressione più di quanto succeda a me".


Che sia un week-end di gara tanto thrilling, da poterci scrivere sopra una sceneggiatura per un film, lo si è già capito, ma in qualifica arriva un’altra conferma: 1'21"072 è la reazione rabbiosa di Villeneuve, che si mette davanti a tutti con il suo primo run di giri veloci; 1'21"072 è il tempo che fa registrare poco dopo Schumacher, che non solo si piazza affianco al suo avversario, ma gli pareggia il tempo al millesimo; 1'21"072 è anche il giro più veloce di Heinz-Harald Frentzen, perché in uno scenario simile il terzo incomodo che può scombinare le carte non può mancare.


Al suo ultimo tentativo Jacques fa un altro gran tempo, che però è di 45 millesimi più lento.


In quarta posizione, Damon Hill fa la sua gran bella figura, fermandosi a 58 millesimi di distanza.


Tre piloti con lo stesso identico tempo sul giro.


Un’evenienza remota, a dir poco, ma comunque possibile, per la quale il regolamento sportivo si è cautelato con un articolo. La griglia di partenza viene decisa in base all’ordine cronologico in cui i tre tempi sul giro sono stati effettuati. Ragion per cui, Villeneuve festeggia la pole position, ma purtroppo per lui non avrà le spalle coperte dallo scudiero Frentzen, che scatterà dalla terza posizione:


"Davvero sorprendente. Ma sono ancora più sorpreso di aver fatto il tempo col primo treno di gomme. Avevo la massima fiducia, sapevo di poter fare il tempo migliore. Normalmente, però, la mia prima uscita in pista è la più lenta; ciò è dipeso anche dal fatto che dopo la temperatura è salita".


"Buffo, no? E' una cosa difficile da credere, io avevo fatto un paio di errori e non credevo proprio di fare quel tempo. Invece sembra quasi fatta apposta per far finire la stagione con un thrilling. Ce la giocheremo in pista, almeno spero".


"Volevo la pole e l'ho fatta. Per me è molto importante partire così. Sarebbe stato meglio partire con Frentzen alle spalle ma va bene anche così. Chi mi preoccupa invece è Irvine: durante la gara finisce che te lo ritrovi davanti e allora può succedere tutto perché con lui non si sa mai, è imprevedibile. Certo, se passi primo lì, poi tutto è più facile".

"Ma sono felice di aver conquistato la prima posizione. Per me è fondamentale partire davanti, perché solo stando davanti a Schumacher posso vincere il mondiale".


Non lasciare nulla al caso.


Fare di tutto per cercare di avvantaggiarsi in qualsiasi modo, possibilmente legale. È quello che fa la Williams dopo le qualifiche, poiché il team inglese espone reclamo alla FIA accusando Schumacher di aver fatto il suo tempo in regime di bandiere gialle, esposte a causa del fuoripista del fratello Ralf.


La FIA risponde picche, trattandosi a suo dire di bandiera statica e non agitata.


Giustificazione che non convince più di tanto Patrick Head:


"C'era la gru in pista che stava sollevando la Jordan. Ditemi voi".


Dopo aver visto la classifica che li vede appaiati in prima fila e con lo stesso tempo, a Schumacher scappa un sorriso divertito ed incredulo, condiviso con i suoi uomini al box.


Sorpresa che confessa anche ai giornalisti:


"Quando ho guardato il monitor non volevo crederci; poi anche da Frentzen arriva un tempo identico, incredibile. Siamo ai massimi livelli della competitività, questo sta a simboleggiare l'estremo equilibrio della stagione che si sta concludendo. Più vicini di così proprio non si può. A me va benissimo, non è un problema non aver fatto la pole, spero soltanto che tutto vada bene alla prima curva. Sono contento di partire al suo fianco, mi auguravo di essere tutti e due in prima fila, così sarà una bellissima battaglia".


Schumacher inoltre, si tiene stretto la risposta della FIA alla Williams in merito alle bandiere gialle:


"Erano fisse e quando sono tali il regolamento dice di guidare nei propri limiti, come ho fatto io, perdendo addirittura qualcosa nel finale. Anche in Giappone sarebbe stato più giusto esporle soltanto, anziché sventolarle".


Villeneuve e Schumacher, primo e secondo, appaiati in prima fila.


Cosa chiedere di più per un finale di stagione del genere?


Forse, per rendere il tutto ancora più cinematografico, soprattutto Jean Todt avrebbe desiderato Eddie Irvine in quarta posizione di fianco a Frentzen, per completare un quadretto perfetto, intitolandolo Ferrari vs Williams.


Irvine però è solo settimo, di mezzo ci sono Hill e le McLaren; con la competitività mostrata in questo finale di stagione, Hakkinen e Coulthard non sono assolutamente da escludere per la lotta di testa. Jacques e Michael sono avvertiti: la lotta a due è per il Mondiale, ma per la gara potrebbe essere un’altra storia.


Invitato sabato sera alla finca de los Reburejos, dove si svolge una cena Renault, Jacques, rinuncia:


"Ho un briefing con gli ingegneri, preferisco lavorare con loro per gli ultimi dettagli".


Alle ore 22:00 Villeneuve è già a letto, Schumacher qualche minuto dopo. I due dormono nello stesso albergo, in mezzo a un campo da golf, tra i grilli che cantano ancora in un clima quasi estivo.


Domenica 26 Ottobre 1997, altri sessantanove giri da percorrere sui 4.428 km della pista di Jerez de la Frontera, per un totale di 305 km, e la Formula 1, decideranno chi è il nuovo campione.


Si spengono i semafori.


Villeneuve tenta la stessa manovra attuata a Suzuka, stringendo la traiettoria verso Schumacher, ma nemmeno il tempo di spostare il volante verso destra che la Ferrari gli è già sfrecciata davanti. Sorpreso dal grande spunto del rivale, alla prima curva Villeneuve rimane come tramortito, tanto che Frentzen non può far altro che superarlo all’interno per evitare di farsi a sua volta scavalcare dalle McLaren.



Alla fine del primo giro Schumacher è in testa, ha già guadagnato due secondi su Frentzen, mentre Villeneuve è terzo, e precede Hakkinen, Coulthard e Hill.


Il canadese impiega quattro giri per riassestarsi ed aumentare il suo ritmo; il giro veloce in 1'24"546 ne è la prova. Hakkinen comincia a perdere metri, allo stesso tempo Frentzen vede la sagoma del suo compagno di squadra ingrandirsi negli specchietti.


Logicamente, una volta arrivato, Frentzen non oppone la minima resistenza e lo lascia passare.


Da qui in poi, comincia ufficialmente la gara da scudiero di Frentzen, che per evitare l’inserimento di elementi estranei quali le due McLaren, si piazza davanti ad Hakkinen e Coulthard girando su tempi alti, al fine di lasciare i due contendenti al titolo da soli, senza che nessuno li possa disturbare.


Ma sono ben 4.3 i secondi di distacco tra Schumacher e Villeneuve dopo otto passaggi sul traguardo.


Tutta la prima parte di gara è caratterizzata dal distacco tra i due che va un po' ad elastico: un giro la Ferrari si allontana, quello seguente la Williams si avvicina. Quel che è certo è che entrambi sono al limite. I giri veloci si susseguono, Villeneuve commette un imprecisione che lo rimette a cinque secondi dopo che era riuscito a scendere sotto i quattro secondi; ad ogni doppiaggio che si presenta sulla loro strada, tutti tengono il fiato sospeso.


Dal box Ferrari intanto, filtrano voci che vorrebbero un Villeneuve in crisi con le sue gomme posteriori. Indiscrezione confermata dalla pista, dato che il gap adesso sta aumentando.


Arriva il momento di fermarsi ai box. A fare la prima mossa è la Ferrari, che richiama il leader della gara al ventiduesimo giro. Pit stop della durata di 7.6 secondi, tutto avviene senza intoppi, e Schumacher rientra in pista tra le due McLaren.


Villeneuve effettua il suo di pit-stop il giro successivo, e all’uscita dai box deve constatare che c’è la McLaren di Coulthard a frapporsi tra lui e Schumacher.


Jacques non dispera, perché lì in testa adesso c’è Frentzen, il suo angelo custode di giornata, quello che contrariamente, sta mancando a Schumacher. Irvine infatti, è occupato nella lotta per il sesto posto con Damon Hill, lontano dalle posizioni che contano. In questa fase, Schumacher apre la radio ed esclama a Ross Brawn:


"Forse ora abbiamo un'idea di dove Frentzen mi bloccherà".


La risposta di Brawn:


"Ok, Michael, dovremmo starci attenti. Michael, devi spingere adesso per allontanarti da Frentzen. Devi spingere nei prossimi giri".


Ora più che mai Heinz alza il piede, Hakkinen e Schumacher gli sono subito dietro, ma Michael non può rischiare di andare all’attacco sulla McLaren, sarebbe una follia.


Il rallentamento di Frentzen fa in modo che i cinque secondi accumulati da Schumacher nella prima fase della corsa svaniscano in poche tornate. E una volta che sia Hakkinen che Coulthard, e poi Frentzen per ultimo si fanno da parte per le rispettive fermate ai box, Michael e Jacques sono di nuovo soli, ma stavolta attaccati, divisi da pochi decimi.


Il Villeneuve sornione delle primissime fasi è sparito, ora è un pilota indiavolato, che scoda in uscita dall’ultima curva con gran cattiveria, che si fa vedere ad ogni staccata, e che alla curva Dry Sac tenta per la prima volta il sorpasso. Le due vetture quasi si toccano, ma Schumacher riesce a chiudere la traiettoria per un nulla.


Nel mentre, Jock Clear, ingegnere di pista di Villeneuve, inizia ad incitare il suo pilota:


"Dai Jacques, spingi. Devi spingere. Dai Jacques. Michael sta rallentando".



La tensione è già alle stelle, ma va anche oltre quando si avvicinano di nuovo doppiaggi da effettuare. Schumacher non può permettersi la minima indecisione.


Gli altri piloti però sanno che non è il momento di deconcentrarsi, consci che dietro di loro si sta consumando un duello per la conquista del titolo di Campione del Mondo.


Katayama si fa subito da parte, Verstappen quasi si ferma per lasciarli passare. Poi arriva Norberto Fontana, pilota argentino che sostituisce Gianni Morbidelli, infortunatosi a Suzuka.


La Sauber lascia sfilare Schumacher, ma intralcia il cammino di Villeneuve, che deve attendere tre interminabili curve per liberarsene: ora Villeneuve ha perso ben tre secondi.


Jacques però è oramai in trance agonistica, non si fermerebbe davanti a nulla, quindi non impiega molto ad azzerare di nuovo il distacco. Michael sente il fiato sul collo, blocca ripetutamente lo pneumatico anteriore destro in curva 2, spinge al limite la sua Ferrari, ma dietro di lui c’è ma dietro di lui c’è un Villeneuve che come fosse uno squalo, sente l’odore del sangue.


Altri doppiaggi.


Le due Jordan e la Prost di Nakano.


Nel mentre, Jean Todt viene inquadrato mentre torna dal box Jordan; nessuno dei tre doppiati crea problemi, né a Schumacher, e stavolta nemmeno a Villeneuve.


Il secondo stint passa indenne.


Al quarantatreesimo giro Schumacher torna ai box per la seconda e ultima sosta, e rientra in gara davanti alle due McLaren, esattamente ciò di cui necessitava per perdere meno tempo possibile nei confronti di Villeneuve, il quale effettua il secondo pit-stop, analogamente al primo, il giro successivo a Michael.


Nel posizionarsi sulla piazzola del suo box, Jacques colpisce una pistola per il fissaggio della gomma appartenente alla McLaren; questa per poco non colpisce uno dei meccanici della Benetton, in attesa anche loro di uno dei loro piloti.


La frenesia del canadese nell’entrare in pit-lane tuttavia, non è sufficiente: 8.3 secondi per benzina e cambio gomme.


Troppi, perché all’uscita della pit-lane, Jacques, oltre ad essere ancora dietro Schumacher, è anche dietro Coulthard. Lo scozzese però si ferma immediatamente, cosicché l’inseguimento di Jacques non venga disturbato più di tanto.


Qualcosa però non funziona come dovrebbe per Schumacher, che gira in 1'25"6 e perde la bellezza di 1.6 secondi in un unico passaggio. A questo punto, Brawn si rivolge a Schumacher con tono concitato:


"Villeneuve è dietro di te. Villeneuve è dietro di te. Michael, Michael. Villeneuve è ora dietro di te".


Schumacher all'inizio non sente bene, chiede di ripetere, poi domanda:


"Qual è la distanza tra lui e me in questo momento".


Brawn:


"Circa un secondo, Michael. E' proprio dietro di te. Un secondo. Segue la tua stessa strategia".


Ecco che quindi Schumacher e Villeneuve sono di nuovo riattaccati; dietro c’è Frentzen, che ancora deve fermarsi.


Jacques bracca Michael come un forsennato, ma rispetto alle precedenti tornate pare essere ancora più veloce di Schumacher.



Giro numero quarantotto, il terzo e ultimo momento cruciale della corsa.


E del Mondiale.


Jacques prende la scia, si avvicina, fiuta l’occasione e si butta all’interno alla curva Dry Sac, come aveva già tentato in precedenza. Ora però ha più margine, Schumacher forse se ne avvede troppo tardi, perché Villeneuve è già affiancato.


Quindi subentra la mossa disperata, di chi il Mondiale non vuole assolutamente saperne di perderlo: Michael chiude lo stesso la sua traiettoria, andando a sbattere contro la fiancata della Williams.



L’impatto spedisce la Ferrari nella ghiaia, da dove non ripartirà più.


Schumacher chiede ai commissari di spingerlo, ma questi gli fanno segno che non c’è più niente da fare, la macchina è insabbiata.



Tutti rivedono come un flashback improvviso davanti agli occhi l’incidente in Australia nel 1994, ma c’è un’unica, importante differenza con quel misfatto, e cioè la sorte dell’altro incidentato.



Anche se con il cuore a mille per la paura che qualcosa si sia rotto sulla sua vettura, Villeneuve per ora prosegue.


Nel frattempo Schumacher aspetta lì, al lato della pista, in attesa di vedere se la Williams che ha appena colpito stia proseguendo o meno.



Dopo essersi accertato che la sua mossa spericolata non ha avuto conseguenze su Villeneuve, si allontana a testa bassa e sale sullo scooter che lo riporterà ai box.


Jacques è il nuovo leader della corsa, ma ha girato quattro secondi più lento di Coulthard, che è in seconda posizione.


Jock Clear, con voce agitata, chiede al pilota canadese:


"Come sta la tua macchina, Jacques? Che danno hai?"


Villeneuve risponde, ma il segnale è disturbato è ciò che dice risulta incomprensibile.


"Continua a andare, Jacques. Devi solo finire nei punti".


Ripete Jock Clear, che nel frattempo calcola la distanza tra Jacques e Irvine per valutare un'eventuale ritorno ai box, ma desiste all'idea e lo comunica al pilota canadese:


"Irvine è troppo vicino per rischiare una fermata. Dieci secondi Coulthard e Hakkinen P2 e P3. Buono, Jacques. Buono. Irvine P4 a tredici secondi".


"Jacques, se la macchina è a posto e tieni circa venticinque (secondi) andrà bene stare davanti a Irvine. Buona andatura. Buona andatura".


Mancano venti giri, Villeneuve gestisce la macchina, alterna giri nella media con altri lentissimi, e così facendo Coulthard e Hakkinen riducono man mano la distanza.


Patrick Head intanto, non smette di fare avanti e indietro dal muretto fino ai box, dove si consulta nervosamente con Frank Williams. Al muretto Ferrari invece, Todt e Brawn siedono vicini, guardano gli schermi impassibili senza pronunciare una parola.


Schumacher tira dritto di fronte ai giornalisti e si chiude nel suo motorhome, raggiunto dal fratello Ralf, già ritiratosi in precedenza.


A meno di dieci giri dalla fine, Patrick Head fa tappa al box McLaren. Ha qualcosa da dire a Ron Dennis. Meglio non lasciare nulla al caso. Villeneuve intanto è così lento che la Prost di Nakano dietro di lui preme per sdoppiarsi.


"Che vuole? Sdoppiarsi?".


Dice Jacques a Jock Clear, che risponde:


"Fallo passare. Non perdere andatura per farlo. Coulthard P2, cinque secondi. Lasciala passare nel rettilineo. Jacques, è Nakano, non Panis. Due McLaren P2, P3. Molto vicine".


Non che Coulthard stia andando così forte, visto che non riesce ad avvicinarsi a Fisichella tanto quanto basta per far sbandierare le bandiere blu al pilota italiano.


I meccanici della Williams, spaventati dagli alti e bassi del loro pilota, si aggrappano anche alla scaramanzia. Qualcuno degli uomini in blu e bianco ferma l’inviato ai box James Allenn, per chiedergli se per caso Murray Walker, telecronista storico per la Formula 1, abbia commesso l’errore di proclamare Villeneuve nuovo Campione del Mondo in anticipo.


No, non lo ha fatto, rassicura Alan.


Come detto, meglio non lasciare nulla al caso, ma proprio nulla.


Tre giri alla fine.


Nakano si è sdoppiato, Coulthard è lontano meno di due secondi, ma di mezzo c’è ancora Fisichella. Alla curva Ducados, prima del rettilineo principale, Hakkinen tenta un timido attacco a Coulthard. Poi, proprio sul rettilineo, lo scozzese gli fa strada, per un ordine di scuderia impartito dal team. Mika ne ha di più, e lo dimostra doppiando dopo mezzo giro Fisichella.


Patrick Head, direttore tecnico della Williams, dice a Clear con voce decisa:


"Da ripetere, Jock. Ci interessa più il campionato che la posizione in gara".


Quindi Clear riporta a Villeneuve:


"Stai concentrato, Jacques. Stai concentrato. Hakkinen va in seconda posizione, 26.5 secondi Villeneuve. Hakkinen è molto veloce e molto efficace. Tieni presente che Hakkinen è ora in seconda posizione. Probabilmente vuole vincere. Molto utile".


È l’ultimo giro, Hakkinen è lì ad un secondo, e giunge negli scarichi di Villeneuve solo all’ultimo settore. Jock Clear riapre la connessione radio ed esclama:


"David Coulthard sta controllando Irvine. Hakkinen proprio dietro di te, Jacques. Proprio dietro di te, Hakkinen. Stai concentrato, Jacques. Hakkinen è proprio dietro di te. Ultimo giro. Ultimo giro. Hakkinen è stato molto efficace, Jacques.


"Seconda posizione. Non mi abbandonare, Jacques. Ne abbiamo parlato".


Jacques non ci pensa neanche per un momento, in fondo la vittoria non gli serve. Alla chicane Senna il pilota canadese alza il piede e si lascia superare.


All’ultimissima curva tiene lo stesso comportamento con Coulthard.


Mika Hakkinen taglia il traguardo per primo, e dopo una lunga, estenuante attesa vince la sua prima gara in carriera. Lo fa davanti a Coulthard, che completa una inaspettata doppietta McLaren.


E davanti a Jacques Villeneuve, che alla giovane età di ventisei anni, si laurea Campione del Mondo di Formula 1. Il canadese arriva in volata con Berger, giunto quarto in quella che è la sua ultima gara in carriera. Poi Irvine e Frentzen, a chiudere la zona punti.



Quattro punti conquistati, grazie ai quali vola a quota 81 punti, tre in più di Schumacher, rimasto inesorabilmente fermo a 78.


Damon Hill, fermatosi lungo la pista al quarantasettesimo giro, da campione uscente ora guarda il suo ex compagno di squadra vincere il campionato del mondo di Formula 1, un anno dopo la loro rivalità.



Jacques rimane calmo appena esce dall’abitacolo, si congratula con Hakkkinen, stringe la mano ai suoi meccanici, nulla di eclatante. Forse non ha ancora ben realizzato cosa sta succedendo.


Sul podio, Hakkinen e Coulthard lo celebrano prendendoselo in spalla.


Jacques ha vinto, e mai come oggi ha dimostrato di meritarsi il Mondiale.



In conferenza stampa non c’è solo lui, bisogna tributare la giusta attenzione anche a chi come Hakkinen, ha finalmente sfatato il suo tabù. Mika si è sbloccato, e non si fermerà per un po'.


"Tutta la gara è stata a mio parere veramente interessante, dal primo all’ultimo giro. All’inizio non ho potuto spingere al massimo, ero dietro Jacques ma attaccarlo sarebbe stato rischioso, lui stava lottando per il Mondiale e non sarebbe stato giusto mettere a repentaglio la sua corsa".


"Gli ultimi giri sono stati molto intensi, è accaduto tutto molto velocemente. Jacques era lì, non lontano, e David era davanti a me. Fino a quel momento in tutta onestà non avevo pensato nemmeno lontanamente di poter vincere la gara. Non so esattamente cosa sia successo, ho superato David in un posto strano, in uscita dall’ultima curva. In ogni caso sono veramente felice di aver vinto la mia prima gara, è fantastico".


Successivamente, il pilota finlandese spiega meglio la dinamica del sorpasso, David Coulthard:


"Il mio obbiettivo di giornata era proprio quello di salire sul podio, e posso quindi considerarmi più che soddisfatto. Sono felice anche per il team, poiché concludiamo la stagione con una doppietta. Jacques indubbiamente ci ha facilitato il compito, io ho lasciato passare Mika perché era più veloce di me e, dopo aver doppiato la Jordan di Fisichella ha facilitato ad entrambi il ricongiungimento con Villeneuve".


E infine, come giusto che sia, le attenzioni si spostano per intero sul neo-campione del Mondo, Jacques Villeneuve:


"È stata una stagione piena di alti e bassi. Siamo stati il team più competitivo dall’inizio della stagione, ma in molte gare non siamo riusciti a sfruttare appieno il nostro potenziale, sia per errori miei che del team. Vincere qui, dopo la squalifica subita a Suzuka, è un’emozione indescrivibile".


Dopo la breve introduzione, Jacques si concentra sull’andamento della corsa, soprattutto sulla fase finale:


"Ero un po' preoccupato a venti giri dalla fine, dopo che avevo superato Michael. A dire il vero, non mi ha sorpreso più di tanto la sua manovra, me l’aspettavo, ma era un rischio che io dovevo prendere".


"Non è stata una manovra corretta, certo. Ma non penso che abbia voluto buttarmi fuori, sapeva di avere dei problemi con le gomme, dopo il secondo pit-stop; me ne sono accorto persino io. Prima aveva più di due secondi su di me. Dopo lo stop, gli ho recuperato in un giro quasi tutto il suo vantaggio".


"La botta tra noi due è stata piuttosto forte. E subito dopo, non l'ho più visto, Schumacher. In quel momento ho pensato soltanto a limitare i danni. Mi bastava arrivare sesto. E mancavano ancora ventuno giri".


"Quando mi ha urtato, ho avuto la netta sensazione che la macchina fosse danneggiata, il posteriore era molto instabile nelle curve a destra. Riuscivo comunque a spingere, ma poi ho deciso di rallentare drasticamente perché le gomme si stavano surriscaldando in maniera anomala".


"Ho trascorso così tutto il resto della corsa, alternando giri veloci a giri molto lenti. Alla fine le McLaren erano ormai dietro di me, e non valeva la pena prendersi troppi rischi guardando costantemente negli specchietti. Si trattava di spingere come un pazzo col serio rischio di uscire fuoripista, specie se consideriamo la condizione della vettura, o lasciarlo passare nel caso in cui Mika ci avesse provato. Cosi è stato e io non ho opposto resistenza, né a lui né a David".


Inevitabile chiedergli di esprimere le sue considerazioni sul fattaccio che terrà banco per settimane:


"Sapevo fin da subito del ritiro di Michael. Il modo in cui mi ha colpito è stato piuttosto violento, e in effetti sono sorpreso che io sia riuscito a proseguire".


"Per quanto riguarda l’incidente, io non potevo scegliere traiettoria più interna, altrimenti sarei andato sull’erba, quindi, o Michael aveva chiuso gli occhi, oppure gli saranno scivolante le mani".


Commenta in maniera diplomatica Jacques, non in vena di alimentare polemiche:


"Lui aveva tre set di gomme nuove, io solo due, perciò ho cominciato la gara con pneumatici usati. Ad ogni modo la mia partenza non è stata così male, direi che è da considerarsi ottima quella di Michael. È stato frustrante in quel frangente dover cedere la posizione. Ho lasciato che mi passasse anche Heinz senza chiudere la porta, perché ormai era all’interno".


"Dopodiché ho spinto come un forsennato, ma non ero in grado di avvicinarmi, e lì ho cominciato a pensare che forse non ce l’avrei fatta; poi con il set di gomme nuove è stato diverso, sono riuscito a chiudere il gap. Eravamo vicini quando una Sauber ha lasciato aperta la porta a Schumacher per farsi doppiare, e si è mezza di mezzo facendomi perdere tre secondi in mezzo giro. Penso che il fatto che abbiano lo stesso motore centri qualcosa, ma non voglio entrare nel merito della questione".


"È un successo molto diverso rispetto a quello ottenuto in Indycar. Lì ho vinto conservando la leadership fino alla fine, quest’anno invece ho ripreso la testa del campionato solo prima di Suzuka, per poi perderla di nuovo. Abbiamo lottato fino alla fine, questo week-end potevamo considerarci persino gli sfavoriti, ma non abbiamo mollato".


"Stasera facciamo una grande festa con tutto il team".


Nei minuti successivi, Jacques viene portato a destra e a sinistra, e lui, docile, non si ribella. Va quasi a sbattere contro Bernie Ecclestone, che lo abbraccia, e commosso gli dice:


"Grazie, lo spettacolo è stato grande, la tua corsa fantastica, Michael ha sbagliato, peccato".


Poi squilla un telefonino, glielo porgono, è sua madre Joanna.


"Scusatemi".


Mormora, poi fila rapido verso i riti e gli obblighi degli sponsor, nel pullman della Renault lo attende il presidente Louis Schweitzer, mentre Frank Williams con molto stile glissa sull'incidente alla curva Dry Sac.



E mentre Todt cerca di spiegare le cause della sconfitta, ad un metro di distanza si apparecchiano tavoli rotondi e si aprono bottiglie di champagne; tra belle donne e sorrisi ed aria di festa, la sera stessa tutti sono invitati al Pantalon-K di Puerto de Santa Maria, a festeggiare la vittoria.


Se per il nuovo Campione si spendono elogi a non finire, allo stesso tempo, colui che è uscito sconfitto dal duello viene messo sul banco degli imputati e criticato aspramente da tutto il mondo della Formula 1.


È bastata una manovra disperata per far dimenticare a mezzo mondo chi è Michael Schumacher.


Un pilota due volte Campione del Mondo, capace di fare la differenza come pochi altri ci sono riusciti in passato; un pilota che ha riportato la Ferrari a lottare per il titolo dopo anni di mediocrità assoluta.


Ma tutto questo sembra svanire, poiché ora Schumacher, secondo il pensiero comune, è soltanto un pilota scorretto, senza alcun rispetto per i suoi colleghi, pericoloso, che vince giocando sporco.


Tra i commenti più duri, quelli di Ecclestone:


"Sembra che sia finita come nel 1994, quando Schumacher ebbe quel problema con Hill. In questi giorni si era parlato tanto di questa possibilità e tante volte si era detto: evitiamo incidenti. Perfino durante la riunione con i piloti, prima dell'inizio della gara, avevamo ripetuto ai diretti interessati: niente stupidaggini, per favore".


"Invece Schumacher la stupidaggine l'ha fatta. Onestamente non mi aspettavo che facesse una manovra del genere, perché era chiaro che avrebbe creato problemi a se stesso. Ha sbagliato, è evidente. Ed è stato stupido. Perché avrebbe potuto aspettare, avrebbe potuto fare qualunque altra cosa in qualunque altro momento della gara. E poteva anche scegliere di perdere da gentleman, non così".


"Un errore non necessario, direi. Perché se Schumacher lascia passare Villeneuve, il suo avversario finisce fuori pista. Era molto veloce, forse troppo, e ha frenato tardi. Però evidentemente Michael aveva voglia di fargli un favore".


"Dal mio punto di vista quello che è successo non è una cosa che si può liquidare nel solito modo: sono solo corse. E' stato un mondiale bellissimo, incerto, pieno di colpi di scena. Prima avanti la Williams, poi la Ferrari, poi ancora la Williams. Infine il testa a testa dell'ultima gara, la soluzione ideale".


"Andata però in fumo per colpa di un'autentica stupidaggine".


Clay Regazzoni:


"Se ad Adelaide con Hill c'erano stati dubbi, a Jerez non ce ne sono. È brutale anche la manovra, per come Schumacher è andato addosso a Villeneuve”.


O Flavio Briatore:


"Michael non può pretendere di vincere tutti i Titoli Mondiali in questo modo".


Senza peli sulla lingua anche l’ex pilota Jacques Laffite commenta duramente:


"Che figuraccia, quella di Schumacher. Ci ha detto chiaro e tondo che anche tre anni fa aveva buttato fuori Hill ad Adelaide, non ci sono dubbi. Non è uomo di sport e non sa perdere. Il suo gesto ha reso una pessima immagine della Formula 1".


Parlando del 1994, viene chiamato in causa anche Damon Hill:


"Cedo nel Karma. Quel che si dà si riceve. La penso come tutti, ovvio, qui nel paddock: Jacques ha cercato di superare Schumacher in maniera pulita e Michael ha provato a buttarlo fuori".


Poi ci sono opinioni più mitigate, come quella di Alain Prost, uno che di incidenti che decidono Mondiali in favore o a sfavore ne sa qualcosa:


"Sono cose che possono succedere. Certo, apparentemente la colpa è di Schumacher. Ma quando i piloti sono in bagarre, cambiano. Per essere piloti bisogna avere una doppia personalità. Anche il più gentiluomo, quando abbassa la visiera diventa un altro".


Appare quasi deluso, come se gli fosse appena caduto un mito, Rubens Barrichello:


"Ho sempre fatto il tifo per Schumacher. Anche pubblicamente. Non me l’aspettavo da lui una manovra antisportiva: ha cercato l’incidente. Nessuna tensione, nessun risultato può giustificare nulla di simile".


Intanto la FIA liquida il tutto come un semplice incidente di gara (almeno per il momento) attraverso il seguente comunicato:


"Avendo ricevuto un rapporto dal Direttore di Corsa a proposito della collisione alla postazione numero 14 tra le vetture n.3 (Villeneuve) e n.5 (Schumacher), i Commissari hanno ascoltato squadre e piloti. Avendo ascoltato le deposizioni di Jean Todt, Stefano Domenicali e Michael Schumacher da una parte e Dickie Stanford e Jacques Villeneuve dall'altra, i Commissari hanno attentamente rivisto tutte le prove video disponibili sull'incidente. I Commissari hanno unanimemente deciso che si è trattato di un incidente di corsa e che non è necessaria alcuna altra azione".


Dopo l'incidente, Schumacher si è rifugiato nel motorhome della Ferrari e alle 16:15 è tornato fuori, evitando la caccia all'uomo, prima di infilarsi nella palazzina del direttore di corsa, che lì lo aveva convocato. Rapida udienza, durante la quale si esamina il filmato dell'incidente.


Quindi di nuovo fuori, di nuovo l'assalto e la fuga, di nuovo dentro il motorhome Ferrari.


Vanno a trovarlo Frank Williams, Berger, Ecclestone con la figlia, che ha ricevuto in regalo il casco del pilota tedesco.


Schumi si presenta di fronte ai giornalisti soltanto a pomeriggio inoltrato della stessa domenica, intorno alle ore 18:00 con in capo un berretto senza i fregi d'oro che - alle ore 12:00, due ore prima dell'inizio della corsa - fingendo assoluta indifferenza, Willi Weber, manager dell'annunciato campione del mondo 1997, aveva affidato al responsabile della premiazione finale. Un berretto rosso, con le foglie d'alloro ricamate sulla visiera e la scritta, a lettere d'oro: Michael Schumacher World Champion 1997.


Michael esordisce dicendo:


"Sicuramente ho vissuto giornate più felici di questa in vita mia. Ora sto provando un grosso dispiacere, ma questo è l'automobilismo, queste sono le corse. Ci sono giorni belli e giorni brutti".


"La mia gara è stata fantastica sino al momento dell'incidente. La mia macchina era abbastanza buona, sono sempre stato davanti a Villeneuve ed ero in grado di tenerlo dietro sino alla fine. Nei primi giri dopo la seconda sosta ho rallentato un po' soltanto per risparmiare le gomme; Jacques in quel momento era più veloce, ma io mi sentivo tranquillo, pensavo che non sarebbe mai riuscito a superarmi".


Gran parte del paddock gli punta il dito contro, ma Schumacher non ci sta:


"Lui ha sferrato improvvisamente un attacco che potrei definire molto ottimistico: purtroppo è andata bene a lui e male a me".


"Sì, mi ha colto di sorpresa, ma non ritengo di aver commesso un errore: ho ritardato la frenata al massimo, ma lui ha frenato dopo di me e ha usato la mia macchina per completare la frenata. E' normale, lo avrei fatto anch'io nella sua situazione Io non potevo fare altrettanto seguendo la mia traiettoria. Jacques è stato molto bravo a sorprendermi in quel tornante, mi sono trovato all'improvviso la sua macchina di fianco e ho cercato di chiudere, ma ormai era troppo tardi".


"Così ci siamo toccati".


"Queste sono cose che succedono nelle corse e stavolta purtroppo è andata male a me. Forse ho sbagliato io, forse ha sbagliato lui, ma siamo tutti esseri umani. Io rifarei la stessa cosa che ho fatto, non ritengo di aver commesso errori; del resto mi risulta che i commissari non abbiano preso alcun provvedimento nei miei confronti".


"Faccio comunque le mie congratulazioni a Villeneuve, perché alla fine il campionato se lo è meritato".


Schumacher si dà man forte con il comunicato della Federazione che di fatto lo assolve.


Segue un abbraccio e un bacio a Corinna, uno scherzo con Willi Weber, una risata con Irvine. E segue Todt, decisamente afflitto:


"Michael non ha fatto alcuna porcheria, anzi. La porta lui l'avrà anche lasciata aperta, ma Villeneuve l'ha spinta con forza. Nessun problema di gomme, no: la tattica di Michael era giusta, solo l'incidente l'ha mandata in fumo".


C’è chi però come la Williams, che forse non accetta magnanimità da parte di Mosley, specie dopo le tante polemiche sviluppatesi con Villeneuve durante l’anno, arrivate al culmine con la squalifica di Suzuka.


Patrick Head fa un commento ironico sulla decisione presa, che lascia trasparire tutto il suo disappunto:


"Adesso ci manca solo che i giudici di gara squalifichino la macchina di Jacques perché la botta di Schumacher ha reso mobili, e quindi irregolari, le componenti aerodinamiche. Se dovesse succedere davvero, mi affogherò con l'ultimo drink celebratorio".


E riguardo a una nuova ruspante polemica riguardante il presunto aiuto della Williams alla McLaren a vincere la gara, il DT del team britannico tuona:


"La gara stava finendo. Villeneuve aveva dietro Hakkinen e Coulthard, i due della McLaren. Bene: mi ha chiamato via radio e mi ha detto: Patrick, vai al box della McLaren e fai in modo che Hakkinen e Coulthard non mi diano fastidio. In cambio, prometto di farli passare a fine gara".


Ma Jean Todt commenta dicendo:


"Simpatico regalo della Williams, eh?"



Nell'ambiente del Pantalan-K di Puerto Sherry, tra Puerto Santa Maria e Jerez de la Frontera, Villeneuve azzarda qualche passo e viene risucchiato da Frentzen, da Hill e da Fiona, la bionda 'pierre' della Williams tutta in tiro, vestita con bolerino nero e gonna che valorizza le sue gran belle gambe. Sono quasi le ore 2:00 di notte quando Villeneuve, intercettato, ancora dichiara:


"All'inizio del campionato avevo motori talmente potenti che pensavo di fare una passeggiata. Invece ho dovuto tirare alla morte sino all'ultimo Gran Premio".


Prima che da un siparietto spuntano sei ragazze in T-shirt Renault che lanciano magliette in sala, sulla quale si può leggere l'ambigua scritta sei titoli mondiali.


Manca il settimo, quello di Villeneuve, ma non fa nulla: i francesi non buttano mai via niente.


Il giorno successivo, se con Villeneuve l'incidente può essere considerato chiuso, dato che Schumacher e il pilota canadese bevono insieme e parlano dalle ore 17:00 alle ore 20:00 di lunedì 27 Ottobre dopo essersi incontrati per caso in albergo, per il tedesco sembra più difficile riconquistare la fiducia di chi all'incidente ha assistito.


Unanime, la stampa tedesca e quella inglese scrivono che a causare l'incidente è stato Schumacher. Ma il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, cerca di spegnere le polemiche, dichiarando:


"Per la Ferrari, questo è un giorno amaro. Schumacher ha sbagliato come sbagliano tutti gli uomini e facendo quello che ha fatto, ha creato soprattutto un danno a se stesso. Domenica sera a Jerez Schumacher mi ha detto che dopo l'ultima sosta aveva deciso di congelare la corsa risparmiando macchina e gomme per arrivare in fondo senza problemi. Insomma, deve scendere a terra, tornare ad essere l'uomo intelligente che era, riconoscere i propri errori e chiedere scusa".


Inoltre, martedì 28 Ottobre, Schumacher viene convocato dalla FIA nella sede di Place de la Concorde a Parigi, per una riunione straordinaria dell'Altissima corte del Consiglio Mondiale dello sport automobilistico, in data 11 Novembre 1997 alle ore 9:00, composta da ventitré membri di cui uno solo italiano e senza componenti canadesi o tedesche che facciano immaginare favoritismi, per valutare ed eventualmente decidere se prendere provvedimenti nei confronti del pilota tedesco.


I membri del Consiglio esamineranno tutta la cartella personale di Schumacher con i suoi precedenti e i rapporti che in quelle occasioni stilarono su di lui i vari giudici di gara. Poi esamineranno tutte le riprese televisive disponibili e si chiuderanno in camera di consiglio per discutere e votare.


Tra i ventitré membri c'è anche Jean Todt in quanto componente della commissione Formula 1, ma è chiaro che il manager francese, anche se non facesse parte del collegio di difesa di Schumacher, dovrebbe astenersi dalla discussione e dal voto.


Nell’attesa che si tenga il processo, non si placano le critiche indirizzate al ferrarista, anche dalle stesse testate giornalistiche che fino a poco tempo prima ne tessevano le lodi, e ne decantavano le imprese.


Abbigliato con un costoso completo scuro di gran moda a Kerpen, martedì 28 Ottobre 1997 Michael Schumacher si presenta nel museo Ferrari per affrontare i media che in soli due giorni gli si sono rivoltati contro, distruggendo l'immagine da campione che era stata costruita in quattro anni.


"Sapevo che mi avrebbero attaccato ed ero pronto a difendermi. Nella squadra avevamo esaminato tutte le possibili ipotesi. Ecco: non immaginavo che lui avrebbe provato a superarmi all'interno. Ho sbagliato, ho commesso un errore di giudizio, ho sottovalutato la situazione che si stava creando".


"Sono un essere umano come gli altri, anche se io di errori non ne faccio molti. Ma ne faccio. In questi due giorni ci ho pensato su e adesso vedo le cose diversamente, e se in futuro dovessi ritrovarmi in situazioni analoghe mi comporterei in altro modo".


"Di solito non leggo mai i giornali, c'è chi lo fa per me e mi dice che cosa viene scritto. Oggi però ho dato un'occhiata a qualche giornale e mi pare che ci sia stata una reazione esagerata. Episodi del genere ce ne sono tanti nel mondo delle corse".


"Forse la reazione stavolta è stata esagerata perché corro con la Ferrari, che è un'altra cosa e così finisce che ti ritrovi a fare la parte del cattivo senza esserlo. Io cerco sempre di vincere ma senza mai avere l'intenzione di fare del male ad altri. Stavolta ho sbagliato, ho sottovalutato una situazione, ma andrò alla FIA per chiarire la mia posizione e sono pronto ad accettare tutte le conseguenze. Dopodiché continuerò a lavorare come sempre, non mi fermerò certo per una cosa del genere".


"C'è chi vede in quell'incidente la mia volontà di eliminare l'avversario, e c'è chi vede solo la mia volontà di difendere una posizione. Io credo che un giudizio andrebbe emesso su una intera carriera, non su un singolo episodio. I miei fan resteranno miei fan indipendentemente da questa vicenda".


"Non mi aspettavo di avere Villeneuve così vicino, sono rimasto sorpreso e ho reagito d'istinto, forse in modo eccessivo. In quella frazione di secondo quella mi è sembrata l'unica manovra possibile".


"Ogni circostanza è diversa, non sono mai cose comparabili. Ciò non toglie che sono scontento della situazione che si è venuta a creare adesso e mi dispiace di non aver dato ai tifosi ciò che si aspettavano. E questo non mi rende felice".


"Io ho tempi di reazione alquanto lunghi e lì per lì non ho capito cosa era successo. Poi, riguardando la tv, parlando e meditando, ho capito. Del resto domenica pomeriggio ci sono stati per tutti noi momenti difficili, non era facile parlare. Però sono andato a congratularmi con Villeneuve".


"Abbiamo parlato e non mi è sembrato che avesse del rancore verso di me".


"Io ho detto che la sua era una manovra a rischio, cioè che lui in quel tentativo di superarmi rischiava di andar fuori pista, e se non ci è andato è solo perché si è appoggiato su di me. Ma prima io ero convinto che sarebbe finito fuori pista lui, non io".


Ma i media si sono rivoltati contro:


"Può essere, perché io sono abbastanza inaccessibile. E' difficile fermarsi con me a fare una chiacchierata. Vivo isolato, ma questo dipende dal tanto lavoro che devo fare, dal successo, e così per molti io resto lontano. E alla fine vengo giudicato in modo sbagliato. D'altra parte io faccio il pilota, non l'addetto stampa. Però mi rendo conto che forse dovremmo rispettarci di più a vicenda, perché certo ho anch'io qualche colpa".


Anche Jean Todt interviene, e difende con decisione il suo pilota di punta dichiarando:

"Capisco l’importanza che ormai ha la Formula 1 nel mondo intero, ci aspettavamo certe reazioni, ma sono sinceramente rimasto un po' sorpreso per il modo molto brutto che ha accompagnato queste reazioni. Quello che Michael ha portato in Formula 1 dal punto di vista tecnico ed umano è stato tantissimo, ma è facile esprimere pareri, giudizi, critiche, mentre è più difficile fare il mestiere del pilota".

"In un momento di tensione estrema ha sottovalutato una situazione e in un millesimo di secondo si è trovato a reagire. Non so se oggi reagirebbe ancora così, comunque l'ha fatto e ne spiegherà poi lui le ragioni. Michael ha disputato più di cento gran premi e pertanto un pilota va giudicato nella sua carriera globale e non solo in un episodio contrario. Quello che ha fatto in carriera l'ha ottenuto in modo eccezionale e da quando è alla Ferrari ho potuto apprezzarlo tantissimo anche come uomo. E lo stesso hanno fatto quelli che lavorano con lui ogni giorno".

Non lo difende, invece, Niki Lauda che, pur essendo consulente della Ferrari, il 4 Novembre 1997 rilascia al giornalista Philip Mcallef del Daily Telegraph di Sydney questa dichiarazione:


"Ciò che Michael ha fatto a Villeneuve è stato premeditato, la televisione lo ha dimostrato ed avrebbe potuto evitarlo. Il suo caso sarà esaminato a Parigi l'11 Novembre e Schumacher potrebbe anche essere sospeso per alcune gare. Ma tanto, a chi importa ormai? Villeneuve è Campione del mondo".


"Queste cose nelle corse sono sempre accadute, specialmente nelle corse chiave come quella di Jerez, solo che oggi ci sono molte telecamere alle quali non sfugge nulla, quindi c'è molta più pubblicità su questi episodi".


Successivamente la casa di Maranello smentisce in maniera categorica che Lauda abbia rilasciato determinate dichiarazioni.


L'autore dell'intervista, interpellato per telefono, si stupisce della smentita e afferma di essere in possesso della registrazione dell'intero colloquio che non deve essere stato né breve, né carpito con l'inganno. Visto che Lauda si sofferma a descrivere il suo passato alla Ferrari e spiega anche in cosa consiste la pressione cui sono sottoposti i piloti di Maranello:


"Quando persi il mondiale del 1976 per un punto dietro James Hunt e dopo il mio incidente al Nurburgring, Enzo Ferrari l'anno dopo mi fece partire come secondo pilota dietro Carlos Reutemann. La pressione dipende anche dalla grande aspettativa di una nazione e della sua stampa: gli italiani tifano tutti per la Ferrari. E' questa la pressione: quando vinci sei un Dio, quando perdi non sei più nessuno. Purtroppo quando guidi per un'altra squadra è una festa, ma non con la Ferrari".


Pochi giorni dopo, il 7 Novembre 1997, Lauda torna a parlare dell'incidente, dichiarando:


"Sì, Schumacher aveva commesso un errore e quando se ne è accorto ha cercato di rimediare, di riprendersi il titolo che gli stava sfuggendo. Avrei fatto anch'io la stessa cosa in analoga situazione".


"Schumacher in quel momento era più lento per via delle gomme. Tra un treno di gomme e l'altro ci sono differenze anche di tre decimi di secondo, quello di Villeneuve era veloce, quello della Ferrari no".


Schumacher, nel frattempo, in attesa del giudizio della commissione della FIA parla ad una tv tedesca, in riferimento alla possibilità di una squalifica nei primi Gran Premi della stagione 1998:


"Spero non venga compromesso il prossimo campionato"


Ma il giornale tedesco Bild pubblica una dichiarazione di un alto dirigente FIA, che si lascia sfuggire una frase sibillina:


"Davanti a 800 milioni di spettatori, Schumacher ha reso poco credibile la Formula 1".


Intanto il giornale britannico Times accusa di combine Williams e McLaren, parlando di due nastri che confermerebbero l'accordo tra i due team. Dall'ascolto della registrazione vengono fuori frasi tipo:


"Stai concentrato, Jacques, Hakkinen è dietro. Ultimo giro, ultimo giro. Seconda posizione, Jacques, ne abbiamo già parlato".


Certo, in realtà, già dopo la fine dell'ultimo Gran Premio, Villeneuve s'era giustificato dicendo di non aver voluto rischiare un eventuale contatto, lasciando la vittoria alla McLaren.


Quando mancando oramai pochi giorni all'esame del contatto tra Schumacher e Villeneuve, la FIA decide di aprire un'inchiesta sulla presunta combine tra McLaren e Williams nella gara cruciale di Jerez de la Frontera.


Dopo aver letto avidamente le pagine del Times, Max Mosley fa emanare un comunicato morbido ma significativo, dal quale si evince che:


"La FIA seguirà con profonda attenzione la vicenda".


Questo perché nel codice sportivo della FIA non sono previsti casi specifici di questo genere e dunque non ci sono sanzioni precise. Ma dice tuttavia un alto dirigente FIA che vuole restare anonimo:


"Ci sarebbe un articolo, il 151, che parla dei comportamenti sleali che possono nuocere alla sincerità della competizione, ma si tratta di una dizione generica e pesante difficile da applicare in questo caso, sempre che il fatto venga inoppugnabilmente provato".


"Se non sarà possibile intervenire per il passato, probabilmente bisognerà adottare nuove norme per il futuro".


Jean Todt immediatamente ribatte dicendo:


"Avevo parlato subito di questa vicenda e nessuno voleva credermi, adesso che ne parla il Times sembra a tutti uno scandalo, purtroppo la Ferrari è sempre stata un po' isolata e nel tempo abbiamo assistito a molte alleanze inglesi contro di noi. Non mi scandalizzo per questo, fa parte del gioco, anche perché la Ferrari è sempre una protagonista delle corse".


"Però una cosa è certa: tutto questo dimostra che la tensione a Jerez era molto pesante e noi abbiamo già pagato duramente".


"Ascoltavo anch'io in cuffia, mi sembrano tutte cose vere e d'altra parte ormai in Formula 1 tutti intercettano tutti".


D'altronde è abbastanza facile ascoltare i colloqui tra i piloti e le loro squadre. Basta comprare, con circa cinquanta dollari, una radiolina ricevente capace di cercare automaticamente le conversazioni in un arco di frequenze radio, tant'è vero che perfino alcuni giornalisti ne sono provvisti, ai box.


La risposta non si fa attendere, e il 9 Novembre 1997 il settimanale Observer riporta le considerazioni di Frank Williams che se la prende apertamente con la Ferrari.


Secondo il costruttore inglese, sarebbe stata la Ferrari a fornire al Times e ad altri giornali i nastri con le conversazioni radio tra i box e i piloti della Williams, nel palese tentativo di minimizzare le colpe di Michael Schumacher.


Frank Williams precisa attraverso il giornale Observer di aver appreso del coinvolgimento della Ferrari da fonti italiane:


"Comprendiamo che il contenuto dei nastri è stato largamente diffuso dalla Ferrari. Sono molto deluso dalla scoperta che la Ferrari ascolta le altre squadre durante le gare. Sono deluso ma in effetti non sorpreso. E' chiaro che hanno fatto tutto questo per distrarre l'attenzione dal processo di martedì davanti al Consiglio mondiale della FIA".


Sia la Williams che la McLaren respingono comunque le accuse di collusione e rimandano a quanto disse Villeneuve subito dopo l'ultima gara corsa in Spagna:


"Quando Hakkinen mi stava dietro negli ultimi giri, il mio problema era se spingere come un matto rischiando di andar fuori con un'auto che si comportava stranamente o lasciarlo passare. Anche Coulthard era molto vicino e non l'ho ostacolato".


Contemporaneamente, anche il Sunday Telegraph punta sul fatto che sarebbe stata la Ferrari a rendere note le registrazioni. Il settimanale fornisce anche una interessante rivelazione su questa storia: Bernie Ecclestone, patron della Formula 1, avrebbe interrotto in fretta e furia una vacanza e il 30 Ottobre, durante un incontro informale dei costruttori di Formula 1 organizzato da Ron Dennis, avrebbe messo sul tavolo i nastri scandalo fornendo ai presenti varie insinuazioni.


L’11 Novembre 1997 a Londra, curiosamente si tengono due processi. Il primo avrà come materia di discussione l’incidente tra i due contendenti al Titolo, il secondo si concentrerà sulla presunta combutta McLaren-Williams.

L’esito del primo processo di giornata è senz’altro quello che più fa discutere, e che dà un’ulteriore spinta ai giornali per continuare la loro campagna mediatica contro Schumacher.


Diversamente da quanto ipotizzato inizialmente, il processo a Schumacher si svolge nella sede del Royal Automobil club di Gran Bretagna, nelle campagne attorno all'aeroporto londinese di Heathrow, e comincia alle ore 9:30 in un cubo di mattoni e vetro, con aerei che vanno e vengono in un rombo pazzesco.


I potenti membri del Consiglio mondiale della FIA arrivano alla spicciolata su grosse limousine ma nessuno li conosce ed entrano indisturbati.


Il parapiglia prende vita invece all'arrivo di Michael Schumacher e del suo altrettanto eccellente difensore, Jean Todt. Davanti all'assedio delle telecamere, costernati con volti lividi, occhiaie e nervi tesi, i due fanno fatica a scendere dall'Alfa 164.


Ingurgitati senza pietà e senza gorilla dalla folla dei media, stanno per soccombere alla paura fisica quando in loro aiuto arriva l'abbattimento di un alberello travolto dalla folla inferocita dei cameraman.


Schumacher e Todt riescono così a entrare sani e salvi mentre fuori si fa il conto di obiettivi rotti e danni vari.


Alle ore 10:00 imputato e difensore vengono convocati in aula dove i giudici hanno già visto i filmati dell'incidente di Jerez. Schumacher è reo confesso, ammette tutto ma rigetta l'idea della premeditazione.


Alle ore 10:30 l'imputato è pregato di uscire.


Alle ore 10:45 viene richiamato e gli viene letta la sentenza.


Dopodiché, il presidente della FIA Max Mosley si affaccia in sala stampa per annunciare la sentenza: la Federazione Internazionale decide di estromettere Michael Schumacher dalla classifica del mondiale 1997 di Formula 1, lasciando però al pilota tedesco i risultati ottenuti nei vari Gran Premi.


Le sue cinque vittorie, insomma, resteranno valide.


Nella nuova classifica al suo posto c'è adesso Frentzen, compagno di squadra del canadese. Nessuna sanzione pecuniaria, e soprattutto nessuna penalizzazione o squalifica da scontare nel prossimo mondiale, l'ipotesi più temuta dalla Ferrari.


Schumacher, inoltre, dovrà partecipare ad una campagna per la sicurezza stradale, gratuitamente, promossa dalla FIA, nei successivi due anni.


La cancellazione dei punti del pilota tedesco non ha conseguenze sulla classifica riservata ai costruttori, in cui la Ferrari conserva il secondo posto alle spalle della Williams.


Dichiara Max Mosley, presidente della FIA e del Consiglio Mondiale:


"Schumacher poteva superare nuovamente Villeneuve e vincere ancora il mondiale. Dunque non l'ha fatto apposta. Lui si trovava in una situazione di enorme pressione ed ha avuto una reazione sbagliata ma non premeditata".


"L'esclusione dal mondiale ha un grande valore perché dall'anno prossimo qualunque pilota commetta errori del genere sarà escluso subito dal campionato. Questa è la vera lezione di questa sentenza: d'ora in poi chi sbaglia sappia che riceverà una severa punizione. Quanto a Schumacher, ha confessato l'errore, noi abbiamo creduto alla sua tesi difensiva".


Sono le ore 11:15, parte il secondo processo.


Entrano Ron Dennis e Frank Williams, i patron delle rispettive scuderie. La Williams e la McLaren, sono accusate di avere violato il comma C dell'articolo 151 del Codice sportivo internazionale della FIA che vieta ogni condotta fraudolenta contraria all'interesse dello stesso sport motoristico in genere. Le due scuderie britanniche sono accusate di essersi accordate per garantire la vittoria ad Hakkinen in cambio di un aiuto in pista a Villeneuve, che nelle ultime battute della gara, in effetti, aveva lasciato visibilmente spazio ai piloti della McLaren.


Le registrazioni delle conversazioni tra box e pilota erano state presentate direttamente dalla Ferrari alla FIA come parte della difesa di Schumacher ma il verdetto dice che non c'è stata alcuna intesa tra Williams e McLaren durante il Grana Premio d'Europa:


"Fu la Ferrari a darci quei nastri registrati ma dal loro esame non c'è alcuna evidenza che sia stata messa in atto una manovra per alterare il risultato della gara. In futuro tuttavia la FIA ha un progetto per controllare tutte queste registrazioni rendendole pubbliche".


"L'unica preoccupazione della scuderia era che Villeneuve finisse la gara. La scuderia aveva già progettato con il pilota che, se ci fosse stata una sfida con altre macchine nel finale di gara, il suo primo pensiero sarebbe dovuto essere rivolto alla classifica del campionato mondiale".


Queste le dichiarazioni di Max Mosley al termine dell'udienza.


Da un capo all'altro d'Europa il coro di critiche contro la FIA e la sentenza Schumacher, è unanime: contro il pilota della Ferrari neppure i giornali tedeschi sono teneri. Un austero foglio economico come l'Handelsblatt scrive sotto la foto del pilota che lo speronatore pentito resta in corsa, mentre Damon Hill dichiara:


"Come punizione l'esclusione dagli annali della Formula 1 del 1997 è davvero difficile da prendere sul serio. Ma insomma, cerchiamo almeno di mettere un punto fermo: la reazione istintiva, come l'hanno definita, di un pilota non può in nessun caso essere quella di andare a sbattere contro qualcuno. Se si parte da questo concetto basilare allora la punizione che la FIA ha dato a Schumacher tutto è meno che una punizione ed invece è proprio una punizione che Max Mosley aveva promesso".


Aggiunge Johnny Herbert, che di Schumacher fu compagno di squadra alla Benetton:


"Ci aspettavamo molto di più. Non riesco a credere che la Federazione abbia agito in questo modo perché così facendo finisce col mandare il segnale sbagliato ai nuovi piloti".


Anche il tre volte campione del mondo Jackie Stewart non è soddisfatto della decisione presa:


"Così facendo invece l'effetto di quell'incidente diventa devastante a livello mondiale. La punizione? Direi che Schumacher è un ragazzo molto, ma molto fortunato".


Al coro di proteste si unisce anche David Coulthard:


"Accidenti, la perdita del secondo posto nel mondiale sembra la parte più severa della sentenza ma in realtà quei sette giorni di campagna per la guida sicura sono molto peggio".


E Clay Regazzoni, da sempre molto critico nei confronti di chi gestisce questo sport, non perde occasione per dire la sua:


"Solo da una federazione come la FIA poteva uscire una decisione così assurda. La FIA ne sarebbe uscita in modo più dignitoso con un biasimo verbale a Schumacher visto che un incidente come quello di Jerez non può essere giustificato in alcun modo. Ma la farsa sta nel condannarlo a diventare testimonial. Cosa farà? Educherà i giovani a buttar fuori la gente? O insegnerà loro come programmare gli incidenti?"


Deluso si sente anche Giancarlo Fisichella, che esprime il suo pensiero dichiarando:


"Esistono delle norme, la Formula 1 non è un autoscontro. Negli ultimi dieci anni la metà dei titoli assegnati è stata macchiata da incidenti. Con una sentenza di questo genere i piloti si sentono un po' umiliati".


Un regalo di natale anticipato, titola la Gazzetta il giorno dopo, in Italia, mentre il giornale britannico Times si esprime con le seguenti parole:


"Quella data a Schumacher non è una punizione, la Formula 1 si sta sporcando le mani. E' uno sport dove ci sono troppi interessi personali. Il verdetto della FIA non ha senso, o logica. Sembra tratto da Alice nel paese delle meraviglie".


Sky Tv, canale britannico via cavo e satellite che appartiene al gruppo Murdock, che raggiunge settanta milioni di spettatori in quaranta paesi, rincara la dose, apostrofando l'inchiesta come:


"Una buffonata, uno scandalo. La FIA ha avuto paura di schierarsi contro uno dei principali protagonisti della Formula 1. Schumacher doveva essere sospeso, anche per tutta la prossima stagione".

Insomma, anche i giornalisti avrebbero voluto una presa di posizione più dura da parte della FIA, come in effetti avevano minacciato Ecclestone e Mosley alla vigila del Gran Premio d’Europa, ma Schumacher semplicemente perde il titolo di vice-campione del Mondo, ragion per cui non parteciperà alla cerimonia di premiazione di fine anno.

"E' un verdetto molto duro, che mi colpisce nel cuore ma devo accettarlo, non posso fare altrimenti. Se vogliamo guardare anche il lato positivo delle cose, mi viene da dire che ora ho un peso in meno da trascinare. Perché per me tutta questa storia iniziata a Jerez si è rivelata traumatica. All'inizio non riuscivo nemmeno a rendermi conto dell'errore che avevo commesso, poi finalmente ho capito ma è stato un bruttissimo momento", asserisce Schumacher, che poi prosegue dicendo:


"In tutti questi giorni non ho dormito la notte, avevo degli incubi, dei rimorsi perché con quel mio errore ho fatto del male a tanta gente che non lo meritava e anzi meritava e si aspettava di più da me. Ora è finita, voglio solo pensare al futuro".


"Almeno tutto questo servirà da lezione. Spero di essere migliore d'ora in avanti. Mi dispiace soprattutto per i miei tifosi e per la squadra, ma devo dire che in questo brutto momento tutti mi sono stati vicini e mi hanno aiutato a non abbattermi".


"Io ho confessato il mio errore e ho spiegato come e perché l'ho commesso. Ho fatto presente che questo di Jerez è stato sicuramente il momento più brutto della mia carriera ma in fondo è anche solo un week end di una vita, di una storia e che di questo bisogna pur tenere conto. Ho detto: sono un uomo, posso sbagliare, ho sbagliato. I giudici mi hanno creduto e hanno escluso così la premeditazione. Questa è una grande soddisfazione. Essere accusato di averlo fatto apposta mi pesava molto. Ora è chiaro che io non l'ho fatto apposta. E' stato un errore di reazione, una reazione istintiva".

Due giorni dopo, il 13 Novembre 1997, Marco Piccinini, vicepresidente della FIA e del Consiglio mondiale, spiega i motivi di tali decisioni:


"Penso che probabilmente non sono state ben comprese le ragioni che hanno portato a questa sentenza che riguarda uno sport come l'automobilismo e la Formula 1 che sono più complessi di altre discipline".


"Anche in seno al Consiglio mondiale ci sono state forti emozioni e ampia discussione ma abbiamo ritenuto di valutare bene tutte le circostanze per non fare del giustizialismo ad effetto. Leggo che abbiamo avuto un occhio di riguardo. Rispondo che non è così. Abbiamo esaminato attentamente il caso partendo dal principio che non si può perturbare uno sport così complesso solo per avere l'applauso della stampa. La sentenza risponde a questa esigenza e ovviamente a quella di punire un grave errore creando un deterrente futuro".


"Abbiamo esaminato più volte al rallentatore sei diverse riprese televisive contro le due che mi pare siano state viste dal pubblico, abbiamo esaminato i dati telemetrici forniti valutando le velocità di inserimento e le posizioni in curva e alla fine non abbiamo trovato prova del dolo. Il punto è qui: se non è doloso, l'incidente è solo colposo. Di qui una serie di conseguenze".


"Siamo partiti da un principio che avrà valore anche in futuro: un incidente, sia pure soltanto colposo, non deve pagare, non deve portare vantaggio a chi lo provoca. Se in quell'incidente fosse uscito di pista anche Villeneuve o solo Villeneuve, il titolo mondiale lo avremmo dato a lui. Ma comunque abbiamo rimosso dalla classifica mondiale Schumacher che lo aveva provocato".


"E' una sentenza che ha grande valore per il futuro: chi provocherà incidenti in circostanze analoghe adesso sa che potrà essere rimosso dalla classifica del mondiale. Questo è il deterrente".


"Diversamente avremmo finito col punire l'organizzatore del Gran Premio scelto per la squalifica, il quale è del tutto estraneo a questa vicenda. Il primo Gran Premio 1998, quello d'Australia, costa svariate decine di milioni di dollari: perché avremmo dovuto punire l'Australia o un'altra città e paese sede di una corsa?"


"Mentre una multa, per essere significativa per uno col reddito di Schumacher, avrebbe dovuto avere un importo quasi imbarazzante. Magari avreste anche scritto che la FIA voleva arricchirsi con una multa molto salata. E a che serve, poi? Uno fa l'assegno e chiude la partita".


"Con una penalizzazione avremmo avuto un campionato falsato fin dall'inizio. Di fatto ci sarebbero state due classifiche, con e senza la penalizzazione. Avremmo finito col discutere a lungo se il tizio che vince sarebbe stato o no campione senza la penalizzazione. No, non era possibile. Teniamo presente la complessità della Formula 1 che coinvolge grandi industrie, paesi e città che assumono impegni notevoli, hanno responsabilità di gestione nelle quali non si può interferire solo per soddisfare una momentanea emozione dell' opinione pubblica. Il vero pericolo era l'esclusione da tutto il 1998 e sarebbe stata una punizione esorbitante e ingiusta che avrebbe stroncato l'intera stagione della Ferrari e questo come rappresentante italiano non potevo permetterlo".


"Un po' di battute le abbiamo fatte anche noi in quella riunione del consiglio mondiale ma poi è prevalsa un'altra scelta che ha delle valide ragioni. Schumacher per sette volte dovrà affrontare delle conferenze pubbliche, con gli occhi addosso e ogni volta si ricorderà dell'incidente, del suo errore, di ciò che ha comportato e sicuramente parlerà con maggiore convinzione ai suoi ascoltatori. La campagna fatta da uno come Schumacher sarà più efficace e come sanzione sarà duratura nel tempo anche per lui".


Nonostante i giudici lo abbiano praticamente assolto, Schumacher ha ammesso, seppur in maniera velata, di aver commesso una scorrettezza.


Gli è costata il Mondiale?


Chi può dirlo, la gara era ancora lunga e poteva ancora succedere di tutto; di sicuro però, perdere in questa maniera non è certo quella che si addice ad un campione come lui.

Michael ha forse toccato il punto più basso della sua carriera da pilota di Formula 1, ma saprà rialzarsi alla grande, tornando alla ribalta nel 1998.

Villeneuve è invece all’apice della sua vita da pilota: a ventisei anni, campione in diverse categorie automobilistiche, ed ora anche nella più prestigiosa, Jacques sembra avere tutto dalla sua per aprire un ciclo vincente. Talento, vettura, personalità ed esperienza.

La Formula 1 però è fatta anche di scelte, e quelle intraprese da Villeneuve non saranno quelle che gli permetteranno di iscriversi al club dei piloti più forti e titolati della storia.

Tuttavia, l’annata del 1997, così tribolata, così intensa, a tratti entusiasmante e a tratti frustrante ma conclusasi nel migliore dei modi, non gliela toglierà nessuno. Jacques partiva da favorito grazie alla sua super-Williams, che alla lunga ha dimostrato di essere una vettura velocissima, ma non due spanne sopra gli altri come si credeva. Jacques ha lottato contro le critiche, contro i suoi stessi errori, contro la pressione, ma soprattutto ha lottato contro il migliore di tutti. E lo ha battuto, costringendolo anche ad una manovra disperata negli ultimi chilometri della stagione per evitare la sconfitta.

Una rivalità, quella tra Schumacher e Villeneuve, che non sboccerà come i tanti appassionati speravano, per i suddetti motivi che porteranno il canadese a scomparire pian piano dai piani alti della classifica.

Forse è proprio grazie a questo che il 1997 mantiene quella sua unicità, poiché scenario di una delle battaglie più intense della storia, ma che purtroppo non ha avuto un seguito.


Davide Scotto di Vetta

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