#17 1997: GP del Giappone, Schumacher vince e riapre il mondiale, Jacques è squalificato



Dopo aver confermato per la prossima stagione sia Villeneuve che Frentzen, il team manager Frank Williams invita i suoi uomini a non abbassare la guardia in vista delle ultime due gare della stagione:


"La storia ci ha insegnato che spesso succede quello che meno ti aspetti. Per questo motivo non vogliamo cantare vittoria, anche se siamo in un’ottima posizione".


In effetti, a Villeneuve è sufficiente guadagnare un solo punto per avere la certezza matematica di laurearsi Campione del Mondo, mentre la Williams, dall’alto dei suoi 26 punti di vantaggio sulla Ferrari, può vincere uno storico Mondiale Costruttori, il nono della sua gloriosa storia, con un secondo posto, a prescindere da cosa faranno Schumacher e Irvine.


Ma se da una parte il fondatore dell'omonima squadra si dice ottimista, Jacques non perde occasione per liberarsi di qualche insoddisfazione relativa al suo team, ed esclama:


"Schumacher gode di una maggiore credibilità, nel suo team, lo interpellano, lo appoggiano. A me a volte è successo il contrario, a me a volte sono state imposte scelte che non condividevo. Il lavoro va organizzato meglio, se ai box serve una persona che segua la corsa alla televisione e sappia sempre dov'è e cosa fa Schumacher, per tenermi informato, beh, non ci sono cristi: quella persona deve esserci e seguire la corsa in televisione".


"Occorre essere svegli, furbi. Se vuoi sapere che tempo farà a Montecarlo durante il weekend del Gran Premi, non è detto che sia l'esperto meteo la persona giusta da interpellare; meglio, magari, un pescatore".


"A un certo punto della stagione l'ho pensato: va a finire che ci separiamo. Ma era quando le cose non andavano".


Oltre alle classifiche a favore, è la crisi di risultati in cui è sprofondata la Rossa a far ben sperare la scuderia inglese, nonché la ritrovata competitività della McLaren. Alla fine del Gran Premio del Lussemburgo, tuttavia, Jean Todt va all'attacco:


"C’è da dire comunque che la McLaren e altre vetture vanno forte perché utilizzano un sistema di controllo dell’acceleratore elettronico che è contrario al regolamento: un’interpretazione che noi consideriamo inaccettabile".


La Ferrari chiede chiarimenti alla FIA, vuole andare in fondo a questa storia, che però non avrà l’epilogo che forse speravano a Maranello. Già a giugno infatti, la FIA aveva dato il via libera per tale innovazione alla McLaren, senza tuttavia valutare a fondo cosa avrebbe potuto comportare l’apertura delle farfalle del motore ed il regime di rotazione anche oltre l’angolo del pedale. A dare credito a questa teoria, il fatto che decida di vietarlo per la stagione 1998.


Con questi risvolti, la Ferrari deve dunque rimboccarsi le maniche e mettersi a lavoro per introdurre questa novità tecnica sulla F310B, al fine di ridurre per quanto possibile il gap tecnico da Williams e McLaren. A Fiorano, Schumacher comincia subito a lavorare sull’acceleratore elettronico, e alla fine di un’intensa sessione di test si mostra soddisfatto:


"Tutto è proceduto senza il minimo problema, abbiamo svolto un massiccio lavoro di messa a punto e di regolazioni particolari sulla vettura che utilizzerò a Suzuka. Sara' dura ma non disperiamo, bisogna aver fiducia sino all'ultimo".


Non va invece certo per il sottile Jean Todt, che interrogato sulle possibilità di vincere o meno il campionato, si scaglia contro i giornalisti rispondendo:


"Ve la siete montata voi la testa sul mondiale. Io vi rispondevo: calma, non parliamo di mondiale. Arrivava un'altra vittoria e tutti a dire: la Williams è finita, la Ferrari l'ha superata. Non era vero: la Williams non è finita, la Ferrari non ha ancora una macchina vincente, andiamoci piano. E tante cose sono successe, che la Williams si è ripresa, che altre scuderie sono venute al vertice. Non credo proprio che la Ferrari abbia voluto creare illusioni e alimentare sogni. Noi siamo stati con i piedi per terra fin dalla prima vittoria".


"Neppure noi ce lo aspettavamo. A gennaio dicemmo: vogliamo fare meglio del 1996. Certo, non ho difficoltà a dirlo: anche noi ad un certo punto abbiamo cominciato ad accarezzare l'idea del mondiale ma stando con i piedi per terra perché sapevamo di non poter dare ai piloti una macchina vincente. Abbiamo il pilota migliore e non riusciamo a farlo partire in pole position, queste sono poi le realtà".


"Ci è andata bene anche per un motivo: gli errori dei nostri avversari diretti che però abbiamo saputo sfruttare al meglio. Non è stata fortuna perché se facciamo il conto delle fortune e sfortune nostre e degli altri, beh, allora non si finisce più".


E sulla vettura che gareggerà nel 1998 dice:


"La Ferrari dell'anno prossimo sarà pronta a dicembre ma forse la presenteremo dopo perché questa volta non vogliamo trovarci come a gennaio che scoprimmo certe cose quando la macchina era già in pista a Jerez. Sarà una Ferrari made in Maranello e ci aspettiamo molte cose. Il '98 sarà duro ma importante per noi".


Non nasconde un velo di disappunto il direttore tecnico della scuderia italiana, Ross Brawn, che ammette:


"La F310B è stata progettata da John Barnard, quindi non è né mia né di Rory Byrne. È una vettura di cui non abbiamo avuto una piena comprensione: è stato difficile impostare il programma di sviluppo. Per noi è una conclusione di campionato un po' frustrante, perché non ci sono stati, negli ultimi tre mesi, i progressi che avremmo voluto. Ma abbiamo ancora forti possibilità di farcela".


Detto questo, il direttore tecnico della Ferrari ci tiene comunque a sottolineare i grossi progressi fatti dal suo team:


"Schumacher ha esperienza e sa controllare la tensione, specie quando sente odore di mondiale. La lotta con Villeneuve sarà dura, ma non diversa da come e' stata negli altri anni con Hill. È stimolante per tutta la Ferrari trovarsi qui. A Melbourne, al debutto, eravamo due secondi più lenti della Williams. Poi ci siamo avvicinati. Ma dopo tre o quattro gare, quando loro hanno capito che rappresentavamo un pericolo, hanno reagito con forza".


"Noi però abbiamo ancora delle chance. Abbiamo lavorato sulla mappatura dell'acceleratore elettronico, e i frutti del nostro duro lavoro dovrebbero vedersi in Giappone. Sarà una bella lotta con la Williams".


La Williams intanto, non è stata certo ferma e prima di partire per il Giappone, con Villeneuve effettua dei test sul circuito di Magny Cours, sperimentando numerose novità portate sulla FW19 per il penultimo Gran Premio del campionato: passo della vettura allungato di cinque centimetri, con l’obbiettivo di avere una maggiore trazione, spostando in avanti i bracci delle sospensioni anteriori, una novità che era stata introdotta già a partire dal Gran Premio dell’Austria ma in maniera graduale, e nuovi deviatori di flusso dietro le gomme anteriori.


Forse, è anche per questo che in conferenza stampa, il canadese è fortemente motivato:


"Qui la Williams è sempre andata bene e io adoro la pista. Ma nove punti di vantaggio non bastano. Mi favoriscono, questo sì, però potrei anche perderli di colpo. Non è ancora finita.

Spero di chiudere la storia subito, però non si sa mai, Michael è un gran pilota".


"Molto dipenderà dalle qualifiche, se sarò in testa potrò fare una gara per vincere, se invece mi troverò dietro, prenderò le misure a Schumacher, mi sembra ovvio".


Schumacher ormai non ha più il destino del campionato completamente nelle sue mani. Due vittorie in Giappone e in Spagna, infatti, potrebbero non essere sufficienti per consegnare al tedesco il Mondiale, nel caso in cui Villeneuve dovesse concludere in ambedue le occasioni in seconda posizione.


C’è un dato che tuttavia può in qualche modo, far ben sperare al ferrarista. Trattasi di una statistica insolita tanto quanto interessante: dall’inizio del campionato, Schumacher e Villeneuve non sono mai saliti insieme sullo stesso podio.


"Sarà durissima, molto dipenderà dalla competitività della vettura, ma io mi esprimo in ogni gara al massimo delle possibilità. L’impegno è totale come sempre. Non credo di aver problemi dal punto di vista psicologico, tenterò il tutto e per tutto", afferma senza mezzi termini Schumacher, affiancato da Villeneuve in conferenza stampa.


"Probabilmente perderemo il Titolo, ma forse potremo prolungare la battaglia. Resta il fatto che siamo cresciuti ancora rispetto al passato. C’è ancora una chance, vedremo di sfruttarla".


E sul nuovo acceleratore elettronico:


"Magari a Montecarlo potrebbe valere un secondo al giro, ma ora a quanto pare che quasi tutti usino questa innovazione, quindi in ogni caso i valori vengono equiparati. Sarà comunque un finale molto interessante".


Le prove libere del venerdì, svolte sullo storico tracciato di Suzuka, teatro di tante battaglie memorabili nel corso degli anni, offre un’unica grande sorpresa, ovvero Eddie Irvine.


Il secondo pilota della Ferrari ricorda a tutti la sua presenza facendo registrare il miglior tempo di giornata davanti a Ralf Schumacher, Panis e Frentzen.


A Eddie piace questa pista, è una delle sue preferite, senza dimenticare che qui fece il suo debutto con la Jordan nel 1993. In quella gara, condizionata in parte dalla pioggia, fu autore di un’ottima prestazione che purtroppo fu messa in ombra dalla lite con Ayrton Senna nel paddock a gara conclusa, culminata con un pugno in pieno volto ricevuto dal fenomeno brasiliano, al quale proprio non andarono giù il comportamento in pista del giovane Eddie, e la sfrontatezza con cui lo affrontò faccia a faccia senza ammettere le sue evidenti colpe.


I duellanti per il titolo si marcano da vicino: Schumacher è decimo, Villeneuve undicesimo.


È il giorno dopo, durante la sessione mattutina, che si assiste al primo grande colpo di scena del week-end, o per essere più precisi, all’antefatto che ne fa da presupposto.


Jos Verstappen rompe il motore della sua Tyrrell, e parcheggia sul prato a bordo pista.


I commissari sventolano le bandiere gialle ma Schumacher, Coulthard, Frentzen, Katayama, Herbert e soprattutto Villeneuve non alzano il piede, contravvenendo alle regole.


Nove ore dopo, intorno alle ore 18:00, la FIA ammonisce i primi cinque e commina una gara di squalifica a Villeneuve, poiché su quest'ultimo pendeva già una squalifica con la condizionale che sarebbe durata per otto gare, dopo che il canadese era stato richiamato per la terza volta dai commissari a Monza.


Le altre due occasioni in cui era andato contro le regole fu a Buenos Aires e ad Imola.



Villeneuve si difende dicendo di non avere visto le bandiere gialle, salvo poi cambiare versione e ammettere che quando sono state sventolate lui si trovava sul rettilineo dove rallentare non sarebbe servito a nulla:


"E' la cosa peggiore che mi è capitata da quando corro. Ed è difficile accettarla a questo punto del campionato. Sei piloti degli otto che erano in pista in quel momento hanno agito nello stesso modo, per questo crediamo ci sia un motivo per presentare l'appello. Spero che venga accolto, perché sono qui per vincere il campionato e voglio vincerlo in pista", dichiara sconsolato Jacques.


A riguardo, Schumacher esprime comprensione per quanto accaduto al suo avversario, dichiarando:


"Villeneuve ha tutta la mia comprensione perché è capitato anche a me di trovarmi in situazioni analoghe e doverle pagare duramente".


Anche Jean Todt prende atto della sventura capitata a Villeneuve:


"Venerdì avevamo il 10% di probabilità di vincere il mondiale, ora risaliamo al 30%. Ma non è un regalo. Abbiamo avuto anche noi problemi simili e ci sono costati cari, adesso tocca ad altri. Certo, adesso ci capita un'opportunità che non ci aspettavamo e che non volevamo avere, quindi cercheremo di sfruttarla bene così come altri hanno sfruttato bene le opportunità da noi offerte in altre occasioni simili".


"Col cuore posso dire che avremmo preferito misurarci ad armi pari, ma la ragione impone di dire che i regolamenti, giusti o sbagliati, duri o teneri che siano, vanno rispettati da tutti".


A questo punto, al team Willliams non rimane che presentare un ricorso alla FIA, quanto meno per permettere al pilota canadese di partecipare alla gara sub judice, come successo ad Hakkinen in Belgio, con il finlandese che fu poi ufficialmente squalificato una settimana dopo, rendendo vani i suoi sforzi che lo portarono a festeggiare sul terzo gradino del podio.


Una scelta che fa comunque discutere, perché in questo modo Villeneuve condizionerebbe ugualmente l’esito della gara.


Anche Irvine è solidale col suo collega, benché si tratti di un diretto avversario per la gara:


"Forse la decisione è stata troppo dura, ma non dimentichiamo che lo fu altrettanto per Michael due gran premi fa, e gli costò cinque punti. Solo che in Austria lui non poteva veramente vedere le, mentre qui Villeneuve le ha ignorate per ben due volte. In verità noi piloti a volte abbiamo scarso rispetto per queste bandiere, ma è anche importante che la FIA adotti finalmente un sistema più adeguato".


Non solo, anche Alain Prost si schiera dalla sua parte:


"Non è giusto decidere un Mondiale in questo modo. Non vedo la gravità della colpa di Villeneuve che, a differenza di Schumacher in Austria, non ha tratto alcun vantaggio".


Stesso dicasi per Damon Hill, che parla di punizione fin troppo esagerata, mentre David Coulthard chiede alla Federazione regolare più chiare.


La pensa invece diversamente l’ex pilota Ferrari Patrick Tambay, che non scagiona Villeneuve, ed anzi dichiara:


"Jacques è un amico, ma stavolta ha sbagliato".


Il diretto interessato, commenta così la squalifica:


"È stata una decisione difficile da accettare. Imprimerà una svolta negativa al campionato, soprattutto perché adesso stiamo lottando per il Titolo. È stata una stagione molto difficile e questa condanna diventa il momento più nero da quando gareggio. Altri piloti che in quel momento erano in pista sono stati puniti per aver tenuto il mio stesso comportamento. Questo ci ha fornito il motivo per ricorrere in appello. Noi siamo qui per correre, lottare: io voglio vincere il Mondiale in pista. Speriamo che questo appello serva a qualcosa, perché questa era una gara molto importante, quella che forse avrebbe deciso la stagione".


Nel primo pomeriggio, nel frattempo, Jacques si prende con decisione la pole position, la numero nove del campionato, battendo sul filo del millesimo Schumacher, beffato per soli 62 millesimi.


La Ferrari però dimostra di essere molto competitiva, poiché Irvine si mantiene sulla falsa riga del venerdì e conquista la terza posizione, precedendo Mika Hakkinen: per Eddie è la miglior qualifica da pilota della Ferrari.


Qualifica da dimenticare per il pesarese Gianni Morbidelli, che va a sbattere ad una velocità di 250 km/h alla curva Dunlop. Nulla di grave per il pilota della Sauber, che però salterà la gara, e non prenderà parte nemmeno all’ultimo appuntamento della stagione a Jerez.


Con una squalifica che con tutta probabilità verrà confermata dal Tribunale d’Appello di Parigi, Villeneuve decide di approcciare la gara in maniera particolare, pragmaticamente parlando, l’unico possibile per cercare di limitare i danni.


Una bizzarra particolarità che caratterizza il pre-gara è l'ultimo momento in cui Schumacher e Villeneuve si incontrano prima dell'inizio Gran Premio, e cioè la toilette pubblica del circuito, dalla quale Jacques esce con il casco calcato sulla testa e le mani indaffarate con la chiusura lampo della tuta, mentre Michael entra con addosso il berretto rosso in capo. I due si salutano quasi distrattamente.


I due contendenti al titolo si ritroveranno in pista, per disputare il Gran Premio.


Al via, Jacques chiude subito la porta a Schumacher, che non prende rischi e si accoda; dietro, Hakkinen ha la meglio su Irvine e sale in terza posizione.


L’obiettivo di Villeneuve tuttavia, non è solo quello di tenere il primo posto alla partenza.



Il canadese impone un passo di gara lentissimo, tenendo tutto il gruppo di piloti ben compatto, con l’intento di rendere il compito più difficile al suo rivale, che deve pensare a difendersi dagli attacchi dei piloti dietro di lui piuttosto che a prendere rischi inutili attaccando il suo avversario al titolo.


Ne beneficia Eddie Irvine, che alla fine delle curve S effettua un doppio sorpasso su Schumacher e Hakkinen, con la gentile collaborazione di Michael che sembra rallentare appositamente in percorrenza per disturbare la McLaren.


Una manovra comunque coraggiosa e spettacolare, necessaria a dare la spinta al numero due della Ferrari per portare l’attacco a Villeneuve alla fine del secondo giro, con un sorpasso all’esterno dell’ultima chicane prima del traguardo.


Al primo giro lanciato senza l'ostruzione di Villeneuve, Irvine segna il giro veloce in 1'40"9, addirittura cinque secondi più rapido del pilota Williams, il quale non va oltre 1'45"5, a dimostrazione che malgrado il sorpasso subito il pilota canadese non voglia cambiare tattica; d’altronde, gli interessa solo Schumacher.



Soltanto dopo una decina di giri i tempi dei primi quattro si stabilizzano e si mantengono equivalenti sull’1'40, un ritmo di gara che non riesce ad eguagliare Frentzen, quinto e leggermente staccato da Hakkinen.


Irvine ad ogni modo, è riuscito a mettere tra sé e i suoi inseguitori circa undici secondi.


La prima serie di pit-stop è inaugurata dalle due McLaren e dalle due Benetton, che entrano in successione ai box tra il quattordicesimo e il quindicesimo giro.


Curiosamente, Hakkinen e Coulthard fanno segnare l’identico tempo di 6.9 secondi, così come Berger e Alesi impiegano entrambi 4.9 secondi per cambio gomme e rifornimento. Un tempo fin troppo breve per i piloti del team italiano, indice del fatto che hanno optato per effettuare una strategia a tre soste.


Il battistrada Irvine rientra al diciassettesimo giro, riconsegnando la testa della gara a Villeneuve, che continua a viaggiare con Schumacher aggrappato al suo retrotreno; il nord-irlandese nel frattempo si attesta momentaneamente in quarta posizione, non distante da Frentzen.


Uno dei momenti cruciali della gara arriva quando Schumacher viene richiamato ai box dal muretto Ferrari. La sosta dura 7.1 secondi, un tempo più che accettabile. Ora però, Michael deve spingere al massimo per guadagnare la posizione su Villeneuve, che sta allungando il suo stint.


È il ventesimo giro, Jacques entra nella pit-lane con tanto di bloccaggio della anteriore destra.


Schumacher taglia il traguardo facendo registrare il giro più veloce della gara, 1'39"745.


All’ingresso della prima curva la Williams è davanti ma non ha acquistato ancora la velocità necessaria per mantenersi davanti alla Ferrari del pilota tedesco. Villeneuve tenta di chiudere la traiettoria a Schumacher come fatto in partenza, ma il tedesco è rapido nel cambiare direzione e buttarsi all’interno.


Sorpasso compiuto, Villeneuve è dietro.


Dopo il pit stop della seconda Willams, quella di Frentzen, le due Ferrari dettano l’andatura, ed è solo questione di tempo prima che si scambino le posizioni, completando un lavoro di squadra magistrale.


Trascorsi ventuno giri, le Ferrari guidano la corsa davanti alle Williams, dopodiché completano la zona punti Hakkinen e Alesi.


Jean Todt e Ross Brawn non perdono tempo e ordinano a Irvine e a Schumacher di effettuare il cambio di posizioni. In un giro, il pilota nord-irlandese perde due secondi, in quello successivo ben otto, poi, una volta che si è fatto raggiungere, in piena percorrenza delle S lascia sfilare Schumacher, sbarrando subito la strada a Villeneuve.


Schumacher è ora in testa con Irvine a seguirlo, mentre Villeneuve è terzo con una squalifica che gli pende sulla testa, e Frentzen è solamente quarto.


Con tale scenario, la Williams dovrebbe rimandare anche la festa per la vittoria del campionato costruttori, titolo a cui Frank Williams e Patrick Head tengono particolarmente.


O meglio, al quale hanno sempre dato priorità.


Una preferenza che non hanno mai cercato di tenere nascosta, basti pensare che in un’occasione, Frank paragonò il titolo del campionato piloti alla classifica dei marcatori di un campionato di calcio.


Aggiungere altro sarebbe superfluo.


Ma Villeneuve non vuole arrendersi e bracca Eddie Irvine, mentre Schumacher comincia a costruire un gap rassicurante per non evitare brutte sorprese al momento della seconda sosta.


Stavolta però sono i meccanici della Williams a prepararsi per primi, per accogliere nuovamente il pilota canadese, al trentesimo dei cinquantatré giri previsti. Tuttavia, a causa di un problema al bocchettone, che rallenta l’immissione del carburante nel serbatoio, la sosta dura la bellezza di 13.4 secondi, durante i quali, il canadese scuote arrendevole la testa.


Rientrato in pista, Villeneuve è solamente settimo.


In questa fase tutti i piloti di testa rientrano per i rispettivi pit-stop, ad eccezione di Frentzen, che tenta di dare uno scossone alla sua gara con qualcosa di diverso. Il tedesco imprime un ottimo ritmo di gara, guadagnando costantemente su Schumacher ed Irvine, nonostante il doppiaggio problematico di Diniz gli faccia perdere un paio di secondi proprio nel suo giro di rientro, il trentottesimo.


Gli sforzi compiuti vengono ripagati, poiché Frentzen torna in pista davanti ad Irvine, con in mano il secondo posto che renderebbe matematica la vittoria del Campionato Costruttori da parte della Williams.


Missione compiuta anche grazie ad un Irvine fin troppo sornione.


Frentzen tuttavia non ha alcuna intenzione di limitarsi a gestire la posizione appena guadagnata: Schumacher non è lontanissimo e dista appena cinque secondi, per cui Heinz si getta all’inseguimento del ferrarista, magari per fare anche un favore al suo compagno di squadra, togliendo punti al suo diretto rivale.


A proposito di Villeneuve, il canadese appare come frastornato dagli avvenimenti della gara. Seppur risalito fino in quinta posizione grazie ai pit stop altrui, gira con tempi alti, senza alcuna pretesa, consapevole di non aver portato a termine il suo compito di giornata, che consisteva nel complicare la vita a Schumacher per impedirgli di vincere la gara, cosa che invece il tedesco è in procinto di fare grazie ad una prestazione di squadra gigantesca della Ferrari, sia in termini strategici che in termini di performance pura dei suoi piloti.


Si tratta di un finale di gara da trascorrere tutto in difesa per Schumacher e Irvine, poiché il primo è messo sotto pressione da Frentzen, il secondo da Hakkinen, che sente odore di podio.


Il ricongiungimento di Frentzen viene facilitato anche da Damon Hill, che impiega un giro intero per farsi doppiare da Schumacher, il quale, una volta affiancatosi alla Arrows del vecchio rivale, gli fa un nervoso gesto di disappunto con la mano.


A tre giri dalla fine c’è solo un secondo a dividere i primi due, e solo sette decimi tra Irvine e Hakkinen.


I due ferraristi si difendono egregiamente, senza alcuna sbavatura, così, al concludersi del cinquantatreesimo e ultimo giro, Schumacher può festeggiare sotto la bandiera a scacchi la quinta vittoria in campionato, la ventisettesima della carriera, Irvine chiude al terzo posto, e Villeneuve conclude quinto, mettendo a segno due punti che però non gli verranno mai assegnati.



Malgrado la sconfitta subita in pista, la Williams festeggia il suo nono Mondiale Costruttori, grazie al secondo posto di Frentzen, che porta il team con sede a Grove a quota 118 punti. La Ferrari, con i suoi 100 punti, non può più aspirare a raggiungerla.


La sconfitta nel campionato a squadre non sembra essere tra i principali pensieri di Schumacher in conferenza stampa. Il nuovo leader del Mondiale, in attesa dell’ufficialità della squalifica di Villeneuve, dapprima esprime la sua gioia indicando questa come probabile gara più bella della sua vita, perché ha vinto e perché si è riavvicinato al mondiale, e poi inizia a parlare del suo approccio alla gara:


"Il piano era quello di marcare stretto Villeneuve, con l’obiettivo di superarlo. Il suo di piano era quello di rallentare tutti nella prima parte di gara per rendermi la vita difficile, poiché sapeva che in ogni caso lui non avrebbe guadagnato punti oggi a causa della squalifica. Voleva farmi perdere punti e posizioni sperando che quelli dietro mi avrebbero superato. Per fortuna non ha funzionato, Eddie ha sfruttato la sua occasione e si è portato in testa, dopodiché noi abbiamo adottato la nostra strategia".


E sul duello ravvicinato, cruciale per la sua vittoria, il pilota tedesco della Ferrari ammette, con un pizzico di veleno:


"Non mi è piaciuto quando è uscito dai box e mi ha tagliato la strada: lui andava a 140 km/h, io a 300 km/h, è stata una manovra molto pericolosa. Per fortuna sono riuscito comunque a correggere la mia traiettoria e a portarmi davanti. Mi sa che dovrò andare a dirgli qualcosa".


In una giornata del genere, non possono mancare parole al miele per Irvine, tornato utile alla squadra dopo gare di totale smarrimento:


"Non è la prima volta che lo dico, ma ribadisco che Eddie è un gran pilota nonché un gran compagno di squadra, e oggi posso solo ringraziarlo per il suo gioco di squadra. Se qualcuno aveva dei dubbi su di lui, penso che ora se li sia già rimangiati".


Mentre sulla squalifica di Villeneuve, dichiara:


"Non vedo una sentenza che possa essere diversa da quella che ha avuto come protagonista Hakkinen: ha fatto la gara in Belgio, poi gli hanno tolto i punti ottenuti. Quindi, mi considero con un punto di vantaggio su Villeneuve".


Parlando della Ferrari, Michael ammette:


"Il mio futuro è nella mani della Ferrari. Finalmente lavoriamo in una direzione sola, uguale per tutti. Un esempio? Un gioco di squadra come il nostro di oggi, una cosa fantastica, erano anni che su un circuito di F.1 non si vedeva qualcosa di simile. La macchina, poi, va benissimo, è al livello della Williams.".


Infine uno sguardo all’ultima gara dell’anno, quella decisiva:


"Di Jerez ho un ottimo ricordo, vinsi nel ‘94 con la Benetton, battendo proprio la Williams grazie ad una strategia di gara azzeccata. È un tracciato simile a Suzuka, dunque non vedo motivi per cui la nostra vettura non debba andare bene. Fra l’altro abbiamo ancora qualcosa da provare che ci potrebbe dare un aiuto".


Di tutt'altro umore è il grande perdente di giornata, Jacques Villeneuve:


"La mia Williams andava molto bene e al via sono scattato senza i soliti problemi. I lunghi allenamenti ai quali mi sono dedicato cominciano a dare risultati. Qualcuno dice che il mio passo non era travolgente? Forse sì, ma il mio obiettivo era di impostare la corsa tutta su Schumacher. E lo tenevo dietro senza problemi. D'altronde non mi pare che, dopo il doppio sorpasso di Irvine, altri piloti siano riusciti a scavalcare Michael".


"Quando mi sono fermato per il primo rifornimento, sono uscito dalla corsia box con un piccolo vantaggio su Schumacher, ma è riuscito a passarmi lo stesso grazie allo slancio. E ora devo ammettere che proprio lì abbiamo perso la nostra battaglia. Da quel momento in avanti è scattato il gioco di squadra della Ferrari e per me si è fatta notte".


"D'altronde quando c'è un pilota come Irvine che butta al vento la possibilità di conquistare la sua prima vittoria in carriera per favorire il compagno di squadra c'è ben poco da fare. Sì, è stata una conclusione un po' sgradevole da accettare ma è andata cosi".


"Io non posso chiedere a Frentzen di fare quello che Irvine fa per Schumacher. Eddie è pronto a tutto, e oggi lo abbiamo visto. Lo dico da pilota, lo dico da uomo: è incredibile come uno possa rinunciare in quel modo alla sua prima vittoria in carriera. Incredibile".


Frank Williams sembra invece pensarla diversamente rispetto a Jacques:


"Oggi mi dispiace per Jacques, però il gioco di Irvine su Villeneuve è normale strategia di gara. E poi anche Jacques ha fatto qualcosa a Schumacher in occasione della partenza".


Villeneuve poi prosegue la sua analisi del Gran Premio, dichiarando:


"Quando corri sapendo che puoi essere squalificato la settimana successiva, beh, non ti è facile rimanere tranquillo. E io sento di essere stato battuto dall'episodio di sabato, perché se fossi stato libero di correre come volevo avrei combattuto con Irvine, non mi avrebbe passato così facilmente. Sarei rimasto davanti. Però non è per questo che stavo per buttare fuori pista Schumacher. E' stato un caso, io queste cose non le faccio. Naturalmente spero che la squalifica mi venga tolta, perché se a Jerez arrivo un punto dietro di lui, allora sì per lui diventa facile buttare fuori me".


In conclusione, parlando della Ferrari, il pilota canadese lancia una frecciatina:


"La Ferrari ha fatto progressi, sì. Dicono dipenda dall'alettone anteriore, molto morbido, si piega enormemente. Sembra funzionare, sarà per quello che vanno così bene. Però questa crescita improvvisa per me resta quantomeno sorprendente".


Fattore, questo, che viene sottolineato anche da Patrick Head, comproprietario della Williams:


"Interessanti i progressi della Ferrari. E improvvisi. Come li spiego? In un modo assai semplice, ma che non posso dire in pubblico".


E parlando della squalifica imposta a Jacques Villeneuve, il direttore tecnico della Williams dichiara:


"Quando sei avanti di un punto all'ultima gara puoi permetterti di agire deliberatamente, Hill ricorda bene. Per questo speriamo che la squalifica a Villeneuve non venga confermata".


E in conclusione, sempre parlando del pilota canadese:


"Non ho mica capito cos'ha fatto Jacques dopo la partenza, quando andava piano. Avevamo studiato un'altra tattica, ma poi lui ha fatto di testa sua".


E' ovviamente poco soddisfatto Eddie Irvine, perché ha perso un'incredibile occasione per vincere il suo primo Gran Premio in Formula Uno, ma il pilota nord-irlandese non dispera, anzi:


"Villeneuve bloccava Michael. Così sono partito, ho passato Michael e poi Jacques e sono scappato via. Poi è arrivata la telefonata dai box, ecco com'è finita. La aspettavo perché eravamo d'accordo che dopo la sosta di Michael mi avrebbero avvisato, io avrei rallentato e lo avrei fatto passare, per poi bloccare Villeneuve".


"Mi dispiace molto non avere vinto. Ma c'è il mondiale in ballo, lo chiamano gioco di squadra ed è esattamente questo: uno dei due piloti si sacrifica per l'altro".


Forse, infondo, come dice Jean Todt:


"Moralmente il Gran Premio lo ha vinto lui".


E se Schumacher ha già la testa a Jerez, Villeneuve deve invece pensare all’appello in programma il 21 Ottobre:


"A Parigi dirò che tutti gli altri piloti con me in pista in quel momento hanno ritenuto di comportarsi allo stesso modo, rallentare ma non più di tanto, come consigliava anche l'approccio più prudente alla situazione che si era creata in quel momento lungo il tracciato. Anch'io ho alzato il piede dall'acceleratore, come hanno detto e so che hanno fatto gli altri. Ma nulla di più".


Successivamente, Max Mosley, che non vuole rischiare per nulla al mondo una chiusura anticipata dei giochi, da Monaco di Baviera avverte la Williams invitandola a ritirare l’appello - che è previsto martedì 21 Ottobre dal tribunale della FIA composto da tre magistrati di nazionalità diversa da quella di Villeneuve e della Williams - per evitare l'ipotesi di una squalifica del pilota canadese anche in previsione del Gran Premio d'Europa:


"Villeneuve rischia non soltanto di perdere i due punti conquistati in Giappone ma anche di essere sospeso dalla gara di Jerez. Posso immaginare, invece, che se la Williams ritira l'appello, tutto si ridurrà alla perdita dei punti di Suzuka".


Le dichiarazioni di Mosley sono tuttavia radicalmente riviste in un comunicato diffuso in serata dalla stessa FIA:


"Quanto detto da Mosley in occasione del congresso degli Sport a Monaco era rivolto a spiegare che la Corte d'appello internazionale della FIA è un organo totalmente indipendente. Non è possibile prevedere l'esito del ricorso Williams. Questo tribunale è composto da giuristi provenienti dai maggiori organismi dei motori che non hanno legami con lo sport automobilistico".


A Maranello la notizia della minaccia del presidente della FIA alla Williams arriva a metà pomeriggio del 15 Ottobre. Schumacher ha appena rotto un motore, calando il sipario sulla sua prima giornata di test a Fiorano, ma nessuno si dispera, perché se Villeneuve non può correre a Jerez, la Ferrari ha già vinto il mondiale.

Asserisce Jean Todt:


"Sarebbe bello, ma è inutile fare certi discorsi prima che sia emessa una sentenza. Sarebbe scorretto nei confronti del tribunale. Non sono cose di casa nostra e preferisco, in questo momento, non commentarle".


"C'è un regolamento, identico per tutti. A noi è costato caro, in Austria. In più anche Michael è stato punito in Giappone, ha avuto una gara di sospensione con la condizionale, questo significa aumentare la pressione a Jerez, perché non potrà commettere errori. Rischia anche lui, nell'immediato futuro. Noi abbiamo fiducia nella Federazione e aspettiamo con serenità la decisione di Parigi".


Il team principal della Ferrari aggiunge:


"Piuttosto mi sarei aspettato una punizione anche per Hill, che a Suzuka ha prima ostacolato Schumacher in fase di doppiaggio, facendogli perdere almeno tre secondi, e poi, quando è arrivato Frentzen, si è subito tolto di mezzo. Polemizzare comunque non serve. Preferirei parlare di Ferrari".


"Head teme che Schumacher sbatta fuori Villeneuve? Può dire quello che vuole. E il discorso vale anche per Frank Williams. Se credono di condizionarci, di farci girare la testa, perdono il loro tempo".


"Il mio compito ora è più facile che dopo Monza, Zeltweg e Nurburgring. Allora eravamo demoralizzati, anche se non abbiamo mai mollato, per aver dissipato un enorme vantaggio in tre gare. Adesso siamo gonfi, anche se i piedi restano per terra".


Sui due contendenti al Titolo dice:


"Schumacher non ha bisogno di consigli, è sicuro di sé, ha già vinto due titoli mondiali. Prima di Suzuka era teso, ora l'ho visto sereno, in forma splendida. Villeneuve è molto forte di testa, ha già vinto dei mondiali, nei kart, nella Formula Indy. A Suzuka negli ultimi giri non è impazzito, ha solo cercato di fare il suo gioco. Che non gli è riuscito".


La giornata di test di Schumacher si conclude con una partita a pallone con i meccanici, prima di cenare in un ristorante vicino al circuito, in mezzo alla gente, dimostrando di gradire molto i tortelloni di ricotta al burro e salvia.


Passa un solo giorno.


Il 16 Ottobre 1997, la Williams chiede al tribunale di appello della FIA di voler desistere dal proprio ricorso presentato sabato 11 ottobre a Suzuka. La FIA non si è opposta e i giudici del tribunale di appello hanno accolto la richiesta. Non ci sarà più il processo fissato per martedì prossimo in quanto la vicenda si chiude così.


La scelta del team inglese è giustificata dal fatto che, oltre a non avere nuovi elementi da presentare in favore del suo pilota, andando in tribunale avrebbe rischiato una ulteriore squalifica a carico di Villeneuve, col rischio di non prendere parte alla gara conclusiva.

Di conseguenza, meglio rassegnarsi a riconsegnare la testa del campionato a Schumacher, 78 punti per il ferrarista contro i 77 di Villeneuve, ma con la possibilità di riprendersela tra due settimane.


Frank Williams non può far altro che prendere atto di questa situazione e agire di conseguenza:


"Dopo aver riguardato le carte abbiamo deciso di compiere questo passo in quanto è l'unico che ci dia la certezza di correre a Jerez".


Schumacher è ancora in pista a Fiorano, a provare la macchina sul circuito appositamente bagnato da undici autobotti e da 120.000 litri d'acqua, la pioggia simulata serve a verificare la funzionalità degli assetti, del differenziale idraulico, ed i vantaggi che può portare sul bagnato l'acceleratore a tre dimensioni, compiendo in totale ottantaquattro giri, di cui ventisette con pista bagnata, quando in pochi minuti già tutti sanno che il ricorso è stato ritirato, e che quindi Villeneuve viene arretrato in classifica:


"Prendiamo atto della decisione Williams e la rispettiamo come tale. E' una cosa che riguardava loro e avevano il potere di comportarsi come meglio credevano. Di sicuro non era interesse della Ferrari vincere il titolo a tavolino. Noi preferiamo conquistarlo in pista", dice Jean Todt, mentre Schumacher viene avvertito della notizia dal suo press agent, Buchinger:


"Io non volevo essere il numero uno per la squalifica di Villeneuve, non mi sarebbe piaciuto che Jacques non avesse potuto partecipare alla gara di Jerez e la FIA, se lo avesse squalificato, avrebbe fatto una cosa stupida. Io amo primeggiare in pista ed è lì che voglio confrontarmi". Sapevo già dopo Suzuka che in classifica ero davanti a Villeneuve, la notizia non mi ha sorpreso, me l'aspettavo".


Dopo il ritiro del ricorso, Jacques Villeneuve ammette di temere che Schumacher possa cercare un contatto in pista per vincere il campionato del mondo. Ma il pilota tedesco respinge tale idea:


"E' una cosa che non esiste e lo avrei affermato anche a parti invertite, se fosse stato lui ad avere un punto in più. Un pilota non può avere certe paure. Sarà una sfida avvincente ma leale, dove diventa fondamentale il sabato, le qualifiche. Bisogna partire davanti, così si gestisce meglio la situazione".


E' lapidario invece il commento di Irvine, che non esita a lanciare veleno verso Villeneuve:


"Non merita di vincere il mondiale, ha commesso troppi errori. Io aiuterò Schumacher con tutti i mezzi leciti a mia disposizione. Non sbatterò fuori Villeneuve, ma appena mi sarà possibile cercherò di mettere la mia macchina sulla sua strada".


Dal canto suo, Jacques Villeneuve rompe il silenzio che si era imposto nei giorni precedenti, e ai giornalisti che lo incontrano a Parigi il 17 Ottobre, si mostra battagliero e molto motivato:


"Adesso è almeno tutto chiaro, ho perduto quei due punti ma posso andare in pista a Jerez e ho una grande voglia di battermi. Io e Schumacher ci incontreremo là senza farci domande e senza avere dubbi. La sorte ormai è nelle nostre sole mani, il match è tutto aperto e per quanto mi riguarda so benissimo di dover attaccare e stare davanti a lui fin sul traguardo di questa ultima corsa".


Un’attesa di altre due settimane per arrivare al 26 Ottobre del 1997, quando l’appassionante battaglia tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve giungerà al termine.


Con un solo vincitore.


Davide Scotto di Vetta

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