#17 1999: GP del Giappone, Mika Hakkinen è Campione del Mondo, la Ferrari vince i costruttori



Parla in questi termini l’avvocato Agnelli, il giorno dopo la sentenza di Parigi che di fatto cancella la decisione presa dai commissari del Gran Premio della Malesia di squalificare dalla gara le due Ferrari di Schumacher e Irvine:


"E' stata una bella soddisfazione, ma era una sentenza dovuta. Non avevo quasi mai dubitato. Da parte della Ferrari non c'è stato dolo, semmai un po' di negligenza, ma nei limiti accettabili".


Con questa vittoria ottenuta lontano dalla pista, adesso il team di Maranello può pensare esclusivamente all’ultima gara da disputare a Suzuka, dove si contenderà entrambi i titoli in palio con la McLaren. Agnelli espone il suo scenario ideale:


"Schumacher primo e Irvine secondo. Sarebbe anche meritato. Per quanto riguarda Eddie, mi spiace molto che ci debba lasciare, ma era una decisione già presa. Comunque è stato sostituito bene, Barrichello è un pilota eccellente".


Oltre alla McLaren, che attraverso un comunicato aveva fatto presente la propria insoddisfazione per la sentenza, voci di dissenso giungono anche dalla stampa, in particolare quella tedesca, con il Berliner Morgenpost che prende di mira la FIA, definendo un clamoroso autogol l’ammissione del grossolano errore di misurazione dei deflettori incriminati; oppure quella inglese, che parla di sport esposto al ridicolo e incapace di far rispettare i regolamenti.


Da Tokyo, Eddie Irvine, dopo aver saputo tramite Jean Todt e festeggiato a dovere la restituzione della sua vittoria con annessi 10 punti nella classifica iridata, racconta della sua inaspettata presenza al processo:


"Un blitz al quale mi sono sottoposto con piacere. È stata un po' una sorpresa quel viaggio e infatti credo che tante persone alla Ferrari non ne fossero a conoscenza. La verità è che Todt mi ha chiamato pregandomi di tornare in Europa perché secondo i legali sarebbe stato opportuno che io mi presentassi davanti al Tribunale d'Appello e così sono partito. I giudici mi hanno rivolto un paio di domande e, anche se non posso rivelarne il contenuto, ritengo di aver fatto un'ottima impressione. Sì, credo che la mia testimonianza un po' a sorpresa li abbia soddisfatti".


Dopo l’udienza, il viaggio verso il Giappone, dove è atterrato intorno a mezzogiorno, e solo verso le sei del pomeriggio ha ricevuto la tanto attesa chiamata del suo team principal:


"Aspettavo con impazienza una telefonata da Todt e invece a chiamarmi erano i miei amici, convinti che sapessi già come sarebbe andata a finire. Potete bene immaginare come li ho trattati, mi spiace di essere stato magari sgarbato con loro, ma credo che in quei momenti fosse comprensibile. Poi la CNN si è collegata con Parigi e così oltre ad avere la notizia via audio da Todt ho potuto anche assistere in diretta alla conferenza del presidente Mosley. La prima sensazione è stata di grande sollievo, la tensione è come svanita di colpo. Ma già dopo il viaggio a Parigi ero ottimista. Là avevo avuto modo di farmi spiegare da Todt, Brawn e Byrne la nostra tesi difensiva e mi ero convinto che poggiava su argomenti forti. Durante il viaggio di ritorno ho riflettuto su quello che mi era stato riferito e dentro di me cresceva la sensazione che sarebbe finita bene. Come poi è successo. Era praticamente impossibile che la Ferrari potesse fallire il ricorso perché dalle carte emergeva il fatto che non avevamo commesso alcuna infrazione".


Dopodiché, Eddie ha pensato bene di festeggiare la leadership del mondiale riconquistata, andando a festeggiare all’Hard Rock Cafè di Tokyo con degli amici.


Adesso, però, è il momento di focalizzarsi di nuovo su questioni esclusivamente riguardanti la pista, per tentar di conservare il vantaggio di quattro punti su Hakkinen.


È proprio il pilota irlandese, in effetti, a sottolineare che non è stato ancora vinto nulla:


"Tutta questa euforia, per altro giustificata dall'avvenimento, non ci deve infatti far scordare che il campionato non è ancora vinto, che a Suzuka bisogna arrivare davanti ad Hakkinen. Per poter centrare questo obiettivo non mi occorre soltanto il sostegno della scuderia, che tra l'altro ha fatto e sta facendo un grande sforzo, ma anche l'aiuto di Schumacher come già a Sepang. Michael è in gran forma e soprattutto non sente su di sé la stessa pressione che viviamo sia io sia Hakkinen, ed è per questo che secondo me lui è il candidato numero uno al successo in quest'ultima corsa stagionale. Il nostro compito sarà quello di formulare durante il fine settimana una strategia vincente per far sì che dopo vent'anni il titolo torni nuovamente a Maranello".


Irvine ha un ottimo rapporto con il circuito di Suzuka, al punto che egli stesso lo definisce come un vero Gran Premio di casa, dove fece il suo debutto in Formula 1 nel 1993, sorprendendo sia in positivo, per l’ottima prestazione da rookie, sia in negativo, per il comportamento poco consono che assunse quando alle sue spalle arrivò di gran carriera Ayrton Senna e lui indugiò fin troppo nel farsi da parte per lasciarsi doppiare; la sfrontatezza con cui affrontò il campione brasiliano nel dopo-gara, insistendo di non aver fatto nulla di sbagliato, gli fecero guadagnare un pugno in faccia da Ayrton, che non gradì per niente.


Da rimarcare anche la bellissima prestazione nel 1997, quando con una performance da perfetto numero due, fu fondamentale nel garantire a Schumacher la conquista di dieci punti pesantissimi nella lotta iridata con Jacques Villeneuve.


Insomma, per Eddie non c’è pista migliore di questa per giocarsi le sue chance di vincere il Campionato Mondiale.


Chance iridate in cui non credeva minimamente Niki Lauda dopo l’infortunio occorso a Michael Schumacher a Silverstone, quando l’ex campione del Mondo con Ferrari e McLaren disse chiaramente che per la McLaren sarebbe stata una passeggiata vincere il campionato. Tre mesi e mezzo dopo, Niki deve ricredersi:


"Ci sono stati molti imprevisti di cui Irvine ha saputo approfittare. Per cui ha conquistato tre successi importanti, di cui due, però, regalatigli dai suoi compagni. Ed ora è in testa con un vantaggio che non è solo fatto di punti, ma anche di sottigliezze psicologiche. Hakkinen, infatti, ha perso troppe occasioni, Eddie nemmeno una. La Ferrari gli ha offerto una macchina eccellente, con la quale lui, quasi sempre, si è piazzato bene. Adesso è Mika che deve temere il peggio. Perché, in aggiunta, la Ferrari ha recuperato Schumacher".


Come i media, anche Lauda non si risparmia nel criticare la Federazione dopo il caso-deflettori:


"Mi pare che i giudici si siano appellati a tutto ciò che concedeva il regolamento. Ed hanno fatto bene. Se le misurazioni erano sbagliate, non si poteva fare altrimenti. Piuttosto, in questo caos è la FIA che ha perso la faccia. Come si fa a dichiarare la Ferrari illegale, assegnando di fatto il mondiale ad Hakkinen ed alla McLaren in Malesia e poi, sei giorni dopo, tornare alle classifiche reali del Gran Premio? Non mi è sembrata una bella cosa".


In ogni caso, a testimonianza del suo cambio di opinione, Lauda vede ora la Ferrari come la favorita numero uno per la vittoria, ma attenzione a dare per spacciato Mika Hakkinen:


"Nelle ultime gare è andato piano. Io credo che il mancato ordine di scuderia di Dennis, che ha permesso a Coulthard di vincere in Belgio, lo abbia messo ko. Da allora Mika non è stato più lui, salvo i primi giri di Monza: l'incidente nel Gran Premio d'Italia è stata l'ennesima tegola sulla sua testa. Sfortunato ma velocissimo".


Nei giorni che avvicinano la Formula 1 all’ultimo Gran Premio del millennio, la Ferrari compie gli ultimi sforzi nello sviluppo della F399, pianificando un ultimo test con Luca Badoer a Fiorano. Nonostante quest’ultimo abbia stabilito il nuovo record del circuito modenese la settimana precedente, a dimostrazione dei grandi passi avanti compiuti dalla vettura, Todt chiede al pilota della Minardi di ritardare la sua partenza per il Giappone per un’ultima sessione di prove, senza sforare i cinquanta chilometri previsti dal regolamento per i test durante la settimana che porta ad un week-end di gara.


Badoer prova una F399 laboratorio con una serie di particolari inediti, secondo alcuni addetti ai lavori volti ad avere già indicazioni per il 2000, anche se, in caso di esito positivo, non si esclude un utilizzo di questi componenti anche a Suzuka.


Il giorno prima della classica conferenza stampa che apre il week-end, a Tokyo, i duellanti per il titolo piloti, Irvine e Hakkinen, sono attesi per una conferenza gomito a gomito. A sorpresa, però, il posto accanto a quello del ferrarista rimane vacante.


Inizialmente si pensa ad un ritardo, poi arriva una lettera di scuse da parte di Ron Dennis, nella quale egli spiega:


"Mi dispiace per la nostra assenza, ma in un momento come questo noi preferiamo rimanere concentrati sulla gara anziché partecipare a cose del genere".


Segue un momento di imbarazzo, in cui Irvine si dice dispiaciuto dell’assenza del rivale, sottolineando tuttavia che anche lui è in lotta per il titolo, e ciononostante lui si è presentato. Un’assenza forse un po' polemica, volendosi basare sul malcontento palesato dalla scuderia di Woking per la sentenza di Parigi, fatto sta che il confronto con la stampa è solo rimandato, perché nella conferenza organizzata dalla FIA il giorno dopo, presenziano i due contendenti per il Mondiale, Michael Schumacher, Jean Todt e Norbert Haug, il quale prende il posto di Dennis, che dal canto suo preferisce continuare il gioco del silenzio.


L’aria che si respira in casa McLaren, infatti, è di quelle pesanti: c’è una mal celata frustrazione per un Mondiale che doveva essere conquistato senza troppi patemi, e che invece rischia di scivolare via per mano di un pilota numero due per contratto, soprattutto a causa dei tanti errori commessi nel corso dell’anno. La squalifica momentanea delle Ferrari a Sepang era stata una boccata d’ossigeno, prontamente venuta a mancare pochi giorni dopo. I toni insolitamente aggressivi del direttore sportivo Jo Ramirez sono un'ulteriore prova di nervosismo:


"Bene, secondo quanto ha stabilito il Tribunale d'Appello, adesso sappiamo che possiamo, costruire pistoni più larghi senza alcun problema. È davvero incredibile la forza politica che la Ferrari possiede anche se per la verità noi ne eravamo già a conoscenza. Sapete la barzelletta che circola adesso nel paddock? Che FIA voglia in realtà dire Ferrari Interior Affairs. Quel giochino sulle misure è incredibile. Loro sostengono che le macchine erano le stesse impiegate al Nürburgring, ma là, finendo Irvine settimo nessuno le aveva ovviamente verificate. Ma forse doveva finire così per rendere interessante anche quest'ultimo Gran Premio della stagione".


Le accuse di Ramirez vengono replicate da foto compromettenti ritraenti Ron Dennis in compagnia dei delegati tecnici della FIA, Herbie Blash e Jo Bauer, davanti ad una Ferrari coperta da un drappo rosso, subito dopo la gara malese. Qualcuno attacca sostenendo che non sia normale che un responsabile di una scuderia entri nel parco chiuso a fine gara e si intrattenga con uomini incaricati di verificare le varie vetture.


Certo, i problemi non mancano nemmeno per Eddie, dato che nel trambusto del viaggio a Parigi sia il pilota che il suo manager Zanarini si dimenticano di noleggiare un telefonino in Giappone visto che quelli europei non funzionano. Così sono rimasti per parecchie ore della giornata irreperibili anche per la Ferrari che alla fine organizza un collegamento di questo genere: basta chiamare i soliti numeri di Maranello dal Giappone e la linea con una piccola deviazione viene fatta rimbalzare sull'albergo giapponese dove alloggia il pilota.


Si tratta però di una linea interna a uso esclusivo della Ferrari e non dei tifosi.


E anche a Suzuka, la Ferrari con le sue antenne satellitari farà la stessa cosa: potrà chiamare qualsiasi numero interno di Maranello componendolo sul telefono giapponese senza passare per i prefissi internazionali. Insomma, una vera e propria succursale in Giappone in modo che se dovesse succedere ancora qualche imprevisto tipo Sepang tutti in fabbrica siano reperibili in qualsiasi momento della giornata e della notte.


Il giorno dopo, il 28 Ottobre 1999, Eddie Irvine e Mika Hakkinen presenziano insieme alla classica conferenza stampa del giovedì. Eddie fa un breve resoconto della sua incredibile stagione:


"È successo proprio di tutto in questi mesi, mi sono trovato alternativamente dentro e fuori la lotta di vertice, un'emozione continua. La mia forza è stata quella di riuscire a mantenermi calmo, di non commettere errori che avrebbero potuto buttare all'aria tutto. Poi la mia fortuna, diciamolo pure, è stata la decisione di Schumacher di tornare in pista proprio nelle ultime due gare. Senza il suo aiuto non sarei qui con quattro punti di vantaggio su Hakkinen, questo è sicuro".


Quella del prossimo pilota della Jaguar è stata una crescita costante nel corso degli anni: dopo il decimo posto con 11 punti conquistati nel 1996, Irvine è passato al settimo posto con 24 punti nel 1997, al quale ha fatto seguito il quarto posto del 1998 con 47 punti.


Miglioramenti che sono andati a braccetto con quelli compiuti dalla vettura da lui guidata, che nel 1999 gli ha consentito finalmente di festeggiare la sua prima vittoria in carriera a Melbourne, per poi conquistarne altre tre, due delle quali arrivate con aiuti decisivi dei suoi compagni di squadra (ad Hockenheim Salo, a Sepang Schumacher).


Anche a Suzuka, il supporto di Michael è per lui un fattore che non può venire a mancare. Irvine comunque, preferisce non fare troppi calcoli:


"Io devo esclusivamente concentrarmi sulla gara di domenica, devo cercare di arrivare davanti ad Hakkinen o subito dietro di lui. Schumacher avrà ancora un ruolo importantissimo per me e per la Ferrari, si è visto quel che ha saputo fare in Malesia, l'avevo detto che sarebbe bastata la sua presenza a spaventare le McLaren. È tornato più forte che mai. Stavolta può anche vincere, anzi, proprio vincendo mi darebbe un altro grossissimo aiuto, questo lo sanno tutti".


A Maranello, i tifosi fremono per la gara di domenica: davanti ai maxischermi allestiti dal comune si prevedono circa 20.000 persone, come nel 1998, quando la situazione era pressoché identica. Allora era Schumacher contro Hakkinen, stavolta tocca ad Irvine sfidare il finlandese per il titolo Mondiale. I bookmakers di William Hill danno il ferrarista come favorito, mentre Ladbroke punta su Hakkinen per la vittoria del Gran Premio, ma sospende le scommesse sulla vittoria del campionato.


Dopo la sentenza di Parigi che gli ha tolto dalle mani il secondo titolo della carriera, Hakkinen ammette di essersi sentito come un bambino che aspetta il regalo di Natale, per poi dover constatare con tristezza che il pacco non è arrivato. La notizia gli è giunta mentre si trovata a giocare a golf in Indonesia, e Mika l’ha presa così male da non riuscire più nemmeno a colpire la pallina. La stampa gli chiede di fare commenti sulla vicenda, ma lui si rifiuta di farne. La sua espressione si fa più corrucciata quando sente il nome di Schumacher, dato da molti come il sicuro vincitore della gara, considerando la sua prova di forza della Malesia; Hakkinen quasi sbotta ed invita ad aspettare la gara prima di esserne così sicuri.


Una stagione snervante, quella del finlandese, caratterizzata da tante sventure che gli sono costati punti preziosi, a partire dall’inizio della stagione con i problemi di affidabilità sulla nuova McLaren, passando per gli errori clamorosi ad Imola e poi a Monza mentre era comodamente in testa, senza dimenticare i pasticci combinati dal team che spesso e volentieri non lo ha tutelato nel migliore dei modi, tra mancati ordini di scuderia in Belgio, gomme fissate male in Gran Bretagna e Germania, e lo speronamento del compagno di squadra in Austria. Insomma, una serie di eventi che lo hanno portato all’ultima gara del Mondiale con quattro punti da recuperare sul Irvine, l’ultima persona con cui Hakkinen si sarebbe aspettato di giocarsi il titolo ad inizio stagione.


Mika ammette di avere un gran bisogno di staccare la spina:


"Dopo la Malesia ero letteralmente distrutto".


D’altronde, arrivare per due anni di fila a giocarsi il Mondiale all’ultima gara, è un’esperienza debilitante sul piano psicologico. Perlomeno, la consolazione sta nel precedente del 1998, quando al volante della sua Freccia d’Argento dominò la gara e si involò verso la conquista del titolo. Una performance che spera di ripetere domenica.


Inoltre bisogna ricordare che sempre a Suzuka ottenne il primo podio in carriera nel 1993, con la allora McLaren motorizzata Ford.


Dopo la poca loquacità di Hakkinen, la conferenza stampa va avanti con una serie di domande poste ad entrambi i contendenti.


Si comincia col chiedere dove hanno trascorso i giorni di avvicinamento al Gran Premio del Giappone.


Irvine: "Io stavo facendo il giro dei miei sponsor in Oriente quando sono stato chiamato a Parigi per il processo d'Appello. Ci sono andato volentieri, anche se è stato un blitz lungo. Hong Kong-Parigi-Tokyo nel giro di un giorno e mezzo, complici i fusi orari. Per fortuna ho dormito molto, in aereo".


Hakkinen: "Sono stato in una località marina della Malesia ad allenarmi fisicamente, ed è lì che ho vissuto ciò che è accaduto a Parigi".


Cosa significa concludere il Mondiale in una pista come quella di Suzuka?


Irvine: "Proprio qui ho disputato la mia prima gara di Formula 1, e ho preso i primi punti del Mondiale. È un po' come correre in casa, perché è in Giappone che sono diventato un vero pilota. Sul circuito di Suzuka ho sempre concluso le gare, salvo tre anni fa quando Berger mi buttò fuori".


Hakkinen: "Anche io ho preso i primi punti iridati a Suzuka, oltre al titolo mondiale, lo scorso anno. In passato ho avuto degli sponsor locali. Sono quindi affettivamente legato al Giappone".


C’è tensione in vista di questo gran finale?


Irvine: "Assolutamente no, ma non sono neppure rilassatissimo. Se perdo sarà una grande occasione mancata. Se divento Campione del Mondo a Suzuka sarò ancora più felice, perché adoro questo posto. E poi io posso anche piazzarmi ultimo, purché Hakkinen non faccia nemmeno un punto".


Hakkinen: "Io in teoria dovrei avere il vantaggio, rispetto a Irvine, di essermi già trovato a lottare per il titolo lo scorso anno. Ma, alla fine, è come se questa fosse la prima volta".


La miglior performance stagionale?


Irvine: "La vittoria a Zeltweg, nel Gran Premio d'Austria, dopo l'incidente di Schumacher a Silverstone. La Ferrari aveva il morale a terra, quel successo ha convinto tutti che si poteva ancora lottare per il titolo. Ci credevo e non ho sbagliato".


Hakkinen: "Potrei dire il Gran Premio del Canada, ma poi mi viene in mente il Gran Premio di Francia a Magny-Cours, con tutti i sorpassi che ho fatto, anche se non ho vinto. Credo di aver disputato tante gare belle, di quelle che danno soddisfazione dentro".


Un errore rimasto impresso nella mente?


Irvine: "Il fatto di essere arrivato lungo al cambio-gomme e rifornimento benzina a Silverstone. Ho perso quattro punti che oggi mi farebbero davvero comodo. Ma anche il mio rivale ha perso delle occasioni o ha commesso errori. Come Ferrari e McLaren. Adesso è inutile recriminare: siamo qui e godiamoci questa volata".


Hakkinen: "Monza. Un'ossessione. È l'errore che più mi ha segnato, perché è venuto nel momento più delicato del Mondiale. Imola era all'inizio, più facile da dimenticare".


Aspettative per la gara di domenica?


Irvine: "Non mi sorprenderei se fosse un Gran Premio dallo svolgimento non proprio scontato".


Hakkinen: "Io ho poche possibilità: devo attaccare e vincere. Ho molta fiducia in me stesso e nella macchina".


Sarà una sfida corretta?


Irvine: "Conosco Mika da tempo, sono anche stato un suo tifoso, è un pilota molto leale".


Hakkinen: "Mi auguro di sì, sono sicuro che lo sarà".


Pareri sull’avversario?


Irvine: "Mika è un ottimo pilota, che nella sua carriera è sempre stato veloce. Mi ha però impressionato vederlo così distrutto nel fisico alla fine del Gran Premio della Malesia”.


Hakkinen: "Bravo, un grande avversario. Ha disputato delle belle corse, ma anche la Ferrari ha svolto un eccellente lavoro".


Cosa fare dopo il Gran Premio?


Irvine: "Se conquisto il titolo farò baldoria con tutta la squadra la domenica sera. Poi scomparirò dalla scena per godermi la soddisfazione e riposarmi. Tornerò visibile a Vallelunga per il Ferrari Day".


Hakkinen: "Ho un programma con opzioni diverse. Prima devo conquistare il titolo, poi vedrò".


Hakkinen si rafforza pensando a Suzuka ed al grande affetto che i giapponesi nutrono hanno per lui, un abbraccio talmente soffocante che venerdì sera per lasciare il circuito dovrà chiedere aiuto ad un poliziotto. 'Mika regalaci un sogno', gli facevano leggere su un giornale di qui con scritte inglesi, lui non ha regalato nemmeno un autografo ed è scappato via, ma promette una grande impresa.


"E' il mio circuito preferito, ha molte curve veloci, qui non ho mai fallito".


Non bisogna dimenticare, tuttavia, che in gioco c’è anche il Mondiale costruttori, che per il momento vede la Ferrari in testa con quattro punti di vantaggio sulla McLaren, per una situazione identica a quella nella classifica piloti. Su questo aspetto, è lecito spostare l’attenzione sulle parole dei rispettivi team principal delle scuderie, il cui rapporto è diventato sempre più burrascoso in questi due anni di accesa rivalità.


Per la Ferrari c’è Jean Todt, la McLaren-Mercedes, invece, viene rappresentata da Norbert Haug, e non da Ron Dennis, assente ingiustificato.


Todt non nasconde di essere nervoso per l’ultima gara dell’anno, durante la quale, per il terzo anno di fila, si giocheranno il titolo. Nelle prime due occasioni è andata male, con Schumacher ritiratosi in entrambi i casi. La speranza di Todt è che questa sia la volta buona.


Haug sottolinea che se si è nervosi alla fine si commettono errori, dunque è molto meglio cercare di non perdere la calma e rimanere concentrati sull’obbiettivo. Cosa di certo non facile, specie in uno scenario del genere; tuttavia, il fatto di essere il team che insegue potrebbe togliere un po' di pressione dalle spalle del team di Woking, il cui unico obbiettivo è cercare di lottare fino alla fine per vincere la gara.


I calcoli da fare sono ben pochi per loro.


Si ritorna inevitabilmente al pasticcio della Malesia che ha portato tutti in tribunale, e se ciò abbia inasprito i rapporti tra le due squadre. Todt risponde:


"Io dico soltanto che quando qualcuno ha dei sospetti è bene che lo dica prima e non dopo. Noi, comunque, domenica sera chiamando Maranello per esporre ai nostri esperti il problema, ci siamo subito resi conto che i deflettori erano regolari. Due esperti, che abbiamo interpellato, John Harvey e Peter Whrite - ex ingegnere Lotus - hanno poi confermato le nostre prime impressioni. Un problema di fabbricazione c'è comunque stato ed è per questo che abbiamo cambiato i deflettori".


Secondo Haug non è cambiato nulla:


"Ci daremo battaglia in pista senza esclusioni di colpi, ma domenica sera chiunque avrà vinto, ci daremo la mano. D’altronde credo che uno o due reclami in un anno siano normali. Ribadisco che i nostri meccanici si sono accorti dell'irregolarità dopo il Gran Premio della Malesia, stupiti delle prestazioni delle due Ferrari, e non prima al Nürburgring".


Se, soprattutto dopo la sentenza di Parigi, il clima in casa Ferrari è molto più disteso, in McLaren non si può certo dire lo stesso:


"C'è una buona atmosfera, anche se ovviamente la situazione è delicata. Siamo consapevoli che potevamo fare più punti, ma non certo per colpa degli ordini di scuderia, i nostri problemi sono stati altri. Anche in Malesia un guasto ha fermato Coulthard quando poteva mettere in difficoltà Irvine. Però se guardiamo l'albo d'oro, centrare due Mondiali di fila non è facile".


Tempo di lusinghe, e parlare dei punti di forza degli avversari. Per Todt, la McLaren:


"E' una macchina eccellente e con buoni piloti: sappiamo che sarà dura batterli, ma anche che noi siamo degli ossi duri".


Haug ribadisce che la grossa differenza quest’anno è stata fatta dagli errori del team, ma riconosce anche i meriti della Ferrari:


"Abbiamo commesso tanti errori, ma questo non toglie che la Ferrari abbia lavorato davvero bene. Poteva già vincere il mondiale nel '97 e nel '98, magari ce la farà quest'anno anche se mi auguro di no. Sapete, non sono un buon perdente".


Per concludere, Todt torna sul capitolo delle dimissioni presentate a Montezemolo il giorno dopo la squalifica di Sepang. Il francese scherza, dicendo che nel peggiore dei casi si sarebbe goduto un po' di ferie, poi precisa che anche se il titolo dovesse andare a Woking non lascerà la Ferrari, poiché le dimissioni sono state definitivamente rifiutate.


Il Gran Premio di Suzuka, in quanto ultima tappa del Mondiale, racchiude vari temi oltre alla lotta per il Mondiale: su tutti, gli addii di alcuni piloti, oppure gli ultimi chilometri al volante della propria vettura prima di cambiare squadra.


È il caso di Damon Hill, che appenderà il casco al chiodo dopo una stagione deludente, che gli ha fatto capire di non essere più abbastanza veloce e motivato per restare in Formula 1.


Oppure di Toranosuke Takagi, che spera di poter fare bella figura nella sua ultima apparizione proprio davanti ai suoi connazionali. Sarà addio per la Stewart, che diventerà Jaguar, e l’ultimo obbiettivo del team di Sir. Jackie è mantenere il quarto posto nei costruttori davanti alla Williams. Vuole salutare a dovere la Prost Jarno Trulli, che sostituirà Hill alla Jordan, e anche Olivier Panis, che sarà collaudatore della McLaren per la stagione 2000.


Tanti altri sono i movimenti di piloti da una scuderia all’altra, su tutti Rubens Barrichello, prossimo pilota Ferrari, mentre c’è chi come Alex Zanardi che per il momento sembra sicuro di poter conservare il suo posto in Williams al fianco di Ralf Schumacher.


Per il due volte campione di Formula CART, il ritorno in Formula 1 è stato un vero disastro: continui problemi tecnici alla vettura, e scarsa confidenza con il mezzo lo hanno limitato. Il pilota italiano ha raccolto un solo buon risultato a Monza, dove però un ennesimo problema gli ha impedito di concludere a punti. Alex non si risparmia dal lanciare alcune frecciate alla Williams, ma coglie anche l’occasione per assegnare le sue personalissime pagelle in vista della sfida iridata:


"Premesso che io non assegno il dieci a nessuno, devo dire che Irvine è andato meglio di Hakkinen. Eddie ha fatto molto più di quanto ci si aspettasse da lui, Mika molto meno. Schumacher, ad ogni modo, è il più grande, è l'unico che ha saputo andar forte sia con le gomme lisce, quando c'erano, sia con quelle scanalate. È davvero bravissimo. Un otto pieno lo darei, invece, al fratello Ralf, il mio compagno di scuderia. È cresciuto parecchio".


Per sé stesso invece (e qui arrivano le critiche indirette al team):


"Mi assegno un non classificato. Non ho mai potuto cominciare una gara con la macchina che volevo io. Cosa mi è mancato? Certi meccanismi. Non mi sono impuntato quando avrei dovuto. La Formula 1 è un fatto di esperienza e i tecnici che l'avevano mi sono stati tolti dalla squadra. Inoltre, in America la vettura mi si è rotta una sola volta in tre anni”.


Alex non lo sa ancora, ma quella disputato a Suzuka sarà il suo ultimo week-end da pilota di Formula 1.


Per il Gran Premio di Suzuka, la Ferrari si presenta con una truppa più numerosa del solito, per via del secondo muletto, per un totale di quattro vetture. Ben sessantuno uomini che avranno un gran da fare, soprattutto nel montare e smontare i numerosi motori portati dal team di Maranello in Giappone. La strategia è chiara: Schumacher e Irvine affronteranno le prime due ore di prove libere con lo 048B; poi, nel pomeriggio, verranno sostituiti con gli 048C che i piloti utilizzeranno per le libere pomeridiane, quelle del sabato mattina e le qualifiche.


Per la gara che deciderà la stagione, invece, verranno montati altri due 048C nuovi.


Venerdì 29 Ottobre 1999 si scende in pista per le prove libere, e la McLaren lascia subito intendere che non permetterà il ripetersi del Gran Premio malese. Hakkinen e Coulthard si piazzano in prima e seconda posizione, a precedere Schumacher, staccato di quattro decimi dal pilota finlandese. Fatica decisamente di più Irvine, soltanto decimo, a un secondo e sei decimi dalle Frecce d’Argento. Per Eddie, qualche difficoltà nel trovare la messa a punto adatta; al contrario, Schumacher sembra a suo agio e appare piuttosto ottimista, sostenendo di avere ottime probabilità di vincere la gara.


Il miglior tempo restituisce ad Hakkinen un po’ di buonumore, necessario dopo la delusione subìta a Sepang e - non da sottovalutare - quella a Parigi. La giornata di Coulthard è caratterizzata da un pauroso incidente avvenuto a circa 180 km/h, dal quale la vettura ne esce praticamente distrutta. Lo scozzese si prende la colpa, precisando che non ci sono stati cedimenti di alcun tipo ad aver causato l’uscita di pista.


Subito dopo l'incidente patito da Coulthard, Ramirez, il direttore sportivo della McLaren, corre in pista per recuperare tutti i pezzi saltati della vettura. Non avrebbe potuto, dicono alla Ferrari, e nel pettegolezzo ecco il giallo: la McLaren è disperata perché si sarebbe persa la centralina elettronica.


Il terzo tempo di giornata, in verità, era stato ottenuto da Heinz-Harald Frentzen, il cui crono però è stato cancellato per un taglio di chicane durante il giro veloce. Di conseguenza la decima posizione finale non rispecchia quelle che possono essere le sue potenzialità in qualifica ed in gara. Il pilota della Jordan, una delle sorprese di questa stagione per la gran costanza di risultati che purtroppo per lui è venuta a mancare proprio al Nurburgring, dove si è ritirato mentre era in testa alla corsa - una vittoria che gli avrebbe consentito di salire in testa al Mondiale - ottenendo così uno zero in classifica dopo sette gare consecutive concluse tra le prime quattro posizioni.


Il tedesco deve difendere il terzo posto in graduatoria da Coulthard, quindi attenzione a lui nel ruolo di terzo incomodo.


Proveranno ad inserirsi anche le Stewart di Barrichello ed Herbert, decisamente competitive in questo finale di stagione, e subito dietro Michael Schumacher nella classifica dei tempi del venerdì.


Suzuka è anche l’ultima chance per la BAR-Supertec di ottenere i primi punti in una stagione a dir poco tribolata per il nuovo team sorto dalle ceneri della Tyrrell, e che si era presentata con un ampio budget ed obbiettivi importanti. Invece, per Jacques Villeneuve e Ricardo Zonta, si è trattato di un incubo che finalmente sta giungendo al termine. Affidabilità delle componenti mai trovata, ed un pizzico di competitività mostrato solo a Barcellona, quando Villeneuve riuscì a tener dietro di sé Schumacher per un intero stint di gara.


Il Campione del Mondo 1997, con la testa già alla prossima stagione, speranzoso di poter tornare a competere per posizioni di alta classifica, dice la sua in merito situazione iridata, confessando di non voler essere nei panni di Hakkinen, poiché a suo dire:


"Si ritrova con una pressione enorme sulle spalle, mentre il suo rivale può sorridere. Mika è il campione uscente, corre dall'inizio dell'anno con l'obiettivo di riconfermarsi il migliore e, invece, si presenta alla gara conclusiva a inseguire. Irvine sino a metà anno non pensava certo di potersi battere per il titolo, ha avuto la mente sgombra. E ancora adesso tra i due è quello che ha meno da perdere".


A dispetto di una giornata complicata, secondo il parere di Jacques, Irvine rimane il favorito:


"Tuttavia sono rimasto un po' sorpreso, immaginavo che andasse più forte".


Per concludere, critica senza mezzi termini il caso deflettori ed i suoi risvolti:


"Sognavo che le corse fossero uno sport, purtroppo mi sono risvegliato con una sensazione differente. La Formula 1 è soltanto un gran business, se lo fosse un po' meno sarebbe indubbiamente più leale. Mi spiace, adesso non ci credo più".


Alla fine del venerdì di libere, l’ultimo da pilota della Stewart, Rubens Barrichello riceve come regalo d’addio un gigantesco deflettore con le firme di tutti i meccanici, una simpatica allusione alla Ferrari, il futuro prossimo del ventisettenne brasiliano, che intanto punta a chiudere in bellezza la sua avventura in Stewart e quella del team stesso in Formula 1, prima di diventare Jaguar.


Ad ogni modo, Rubens scalpita. Non vede l’ora di indossare quella rinomata tuta rossa:


"Corono il sogno della mia vita. Non ho timore di fallire l'occasione, il piacere supera di gran lunga la paura. Quanto alla pressione, voi non avete idea di cosa significhi per un brasiliano essere considerato l'erede di Senna. Ne ho già subita abbastanza, l'ho sempre superata".


Prima di iniziare la sua nuova avventura dovrà farsi operare alle costole:


"Si decide il 3 Novembre, quando mi sottoporrò ad una visita. Ma non è una cosa grave, è un intervento ambulatoriale, dieci giorni di convalescenza al massimo. È un ricordo dell'incidente del '94 ad Imola, il callo osseo che si è formato mi provoca dolore quando sfiora la cartilagine. Potrei conviverci, ma forse è meglio eliminarlo. La Ferrari comunque sapeva tutto. E poi non è detto che io possa guidare per loro prima del 31 Dicembre, magari preferiscono sfruttare ancora l'immagine di Irvine".


Rubens non parla di favoriti per il Mondiale, bensì di chi avrebbe meritato veramente di vincerlo:


"Lo avrebbe meritato Schumacher. Eddie comunque mi ha sorpreso: ha avuto una chance, l'ha sfruttata al meglio. In assenza di Schumacher ha dimostrato che sa vincere".


In giro si dice che una sensitiva aveva predetto il suo approdo in Ferrari:


"No, mi ha solo detto: se indosserai qualcosa di rosso, ti porterà fortuna. Da allora ho sempre le mutande di quel colore. Ne ho comprate un sacco, anche se non sono superstizioso. Ora rossa sarà anche la mia macchina. Chissà cosa mi aspetta".


Intanto, la sua ultima qualifica da pilota della Stewart si rivela piuttosto deludente, poiché conclusa soltanto al tredicesimo posto. Sabato 30 Ottobre 1999, a dare spettacolo non sono i due contendenti alla vittoria del titolo, bensì coloro favoriti a giocarsi la vittoria della gara: Mika Hakkinen e Michael Schumacher.


Al primo tentativo, Michael si issa in prima posizione, Hakkinen poco dopo giunge sul traguardo e pareggia al millesimo il tempo sul giro del ferrarista. Al secondo tentativo, il tedesco si migliora di un decimo e mezzo, scendendo sull'1'37"879. Mika risponde con prontezza, migliorando la pole provvisoria di 59 millesimi.



Il tutto mentre Irvine cerca quantomeno di guardarli più da vicino nella classifica dei tempi, provando a salire in terza posizione davanti a Coulthard, ma il nord-irlandese esagera e poco prima del tornantino distrugge la Ferrari, uscendo di pista ed urtando contro le barriere. Conclude la sessione con il muletto, girando in 1'38"975, piazzandosi soltanto in quinta posizione.



Schumacher, invece, dopo esser stato scalzato dalla prima posizione, torna in pista e stampa un mostruoso 1'37"470.


Il giro di Hakkinen viene demolito.


Il finlandese tenta di reagire ancora, ma non ci riesce, e al termine delle qualifiche paga 350 millesimi dal poleman di giornata che conquista la sua ventitreesima pole in carriera, la terza della stagione.


La seconda fila viene occupata da Coulthard e Frentzen, mentre Irvine, in terza fila, viene affiancato da un sorprendente Oliver Panis su Prost, bravo a sfruttare una versione evoluta del motore da qualifica fornito da Peugeot, la cui efficacia viene dimostrata anche dal settimo posto di Trulli.


Grazie a questa pole, Schumacher ha tutte le carte in regola per portare a casa la vittoria e togliere punti fondamentali ad Hakkinen, con Irvine che a quel punto dovrebbe limitarsi a concludere in quarta posizione per festeggiare il Mondiale.


A fine sessione, Michael dichiara:


"Se la macchina è veloce in qualifica, lo è anche in gara. Ripetendo la pole della Malesia ho confermato che i famosi deflettori non ci davano vantaggi. Perché Eddie indietro? Non so, non è entrato nel ritmo, per lui è una situazione particolare, è la prima volta che lotta per il titolo. Non so se è per questo o se è il suo limite. Del resto io non posso dividermi in due. Lui ha tutto quel che gli serve, ha tutte le opportunità che dovrebbe avere. Ripeto, c'è una sola tattica per aiutarlo, che io vinca. Così aiuto la Ferrari per i due campionati".


Eddie spiega cosa non ha funzionato in questa sua tribolata qualifica:


"Sono andato a sbattere perché frenando nell'entrata in curva si sono bloccate le gomme dietro e mi è partito il posteriore. Un guasto? No, ho sbagliato. Mentre si avvicinava il muro ho pensato: mi faccio male. Per fortuna ho solo il collo un po' indolenzito. Ho rovinato il telaio - tre buchi a sinistra - ma il muletto è molto buono. Volevo la seconda fila, così in gara Michael dovrà stare davanti a Hakkinen e io a Frentzen. Nella quinta posizione in griglia la pista è buona, meglio essere all'esterno nella prima curva. Tutta la squadra è con me perché tutta la squadra vuole vincere il Mondiale".


Hakkinen ha qualcosa da recriminare, visto che in procinto di iniziare il suo ultimo tentativo, viene ostacolato da Jean Alesi, a causa di una incomprensione tra i due:


"Stavo per affrontare il mio ultimo giro lanciato, la pista era sempre più veloce, avrei potuto attaccare la pole. Stavo andando piano, volevo affrontare bene l'ultima chicane e poi accelerare sul rettifilo box: Alesi cercava il tempo. Per evitarmi ha tagliato la chicane e mi si è fermato davanti: sono dovuto uscire. Sono stupito che un pilota della sua esperienza abbia fatto una simile manovra. La colpa è da dividere in due. La tattica? Concentrato sul semaforo e capire con quanta benzina partiranno i rivali. Irvine indietro? Non mi rende più sereno, la gara è lunga. E la prima curva può essere una lotteria".


Alesi spiega il suo punto di vista:


"Hakkinen accelerava e frenava, per evitare di finirgli addosso alla chicane ho dovuto tagliare la curva andando in testacoda, fermandomi davanti a lui costretto a finire nella sabbia. Sono stato chiamato da Charlie Withing senza capire perché. Gli ho detto: Sei come un tifoso di calcio, accecato dalla passione. Non mi piaci".


Difficile poter dire se Hakkinen sarebbe stato in grado o meno di migliorare ulteriormente il giro da pole di Schumacher, fatto sta che il finlandese deve accontentarsi di un secondo posto che lo costringe a pensare ad un approccio offensivo alla gara sin dalla prima curva, dovendo per forza di cose conquistare la prima posizione per vincere il Mondiale.


A quel punto, infatti, non dovrà pensare minimamente a cosa starà facendo Irvine, che allo stesso modo non può minimamente pensare di gestire la situazione: Eddie deve sì sperare che Michael difenda la prima posizione, ma deve anche metterci del suo salendo perlomeno in quarta posizione, un compito non facile considerando gli avversari che ha davanti.


Domenica 31 Ottobre 1999, a Maranello, i vent'anni di astinenza da un titolo piloti si fanno sentire tutti. Davanti al maxi-schermi appositamente montati per l’occasione, sono più di 20.000 le persone che di primo mattino si riuniscono per sostenere vicino alla Galleria Ferrari, nei pressi del municipio, Michael Schumacher e Eddie Irvine.


Persino l’auditorium Enzo Ferrari, con trecentocinquanta posti a disposizione, viene aperto al pubblico. Il traffico viene chiuso, mentre nella fabbrica di Maranello si riuniscono tutti i dirigenti che non sono andati in Giappone.


Non Montezemolo, che preferisce seguire la gara da solo, a casa sua, a Bologna.


Durante il solito warm-up mattutino, Hakkinen risulta il più veloce davanti a Schumacher e Frentzen, mentre Irvine è ancora autore di un’escursione ed è solo sesto.


Lo scarso feeling con la Rossa in questo week-end, rimane una costante.


Per l’ultima gara del secondo millennio, Bridgestone offre ai team gomme medie e soffici, queste ultime preferite da tutti i team, che salvo sorprese opteranno per una strategia a due soste.


Alle ore 14:00 locali, le 7 del mattino in Italia, inizia la gara che assegnerà i titoli piloti e costruttori del 1999.


Allo spegnimento dei semafori, Schumacher scatta malissimo e non ha nemmeno il tempo di accennare a chiudere la traiettoria, poiché Hakkinen gli è già abbondantemente davanti.



Partono male dalla seconda fila Coulthard e Frentzen, a differenza di Irvine e soprattutto Panis, che in uscita dalla prima curva è terzo a precedere proprio il nord-irlandese, che ha fatto esattamente ciò che doveva, e cioè salire in quarta posizione.


Michael, però, non ha fatto lo stesso, ed Hakkinen è in testa.


Alla fine della prima tornata, Hakkinen e Schumacher sono già in fuga, Panis è terzo e sfrutta una Prost forse leggermente più scarica di carburante, dato che Irvine per il momento non riesce ad insidiarlo. Coulthard e Frentzen chiudono la zona punti.


Non riesce nemmeno a completare il primo giro Alex Zanardi, che ferma la sua Williams in prossimità del traguardo per un problema elettrico. Un’immagine che riassume perfettamente la stagione dell’italiano. Sono solo tre i giri per Jarno Trulli, anche lui costretto a ritirarsi per noie al motore, nella sua ultima gara al volante della Prost prima di passare alla Jordan.


Hakkinen impone fin da subito un passo gara eccezionale, inavvicinabile per Schumacher, che perde costantemente decimi su decimi, ma è comunque abbastanza veloce da fare il vuoto dietro di sé, dove Panis per il momento viaggia tranquillamente in terza posizione. Irvine, più che pensare ad attaccare il francese, deve guardarsi negli specchietti, perché si fa ingombrante la figura di Coulthard.


Trascorsi circa dieci giri, i primi due sono divisi da cinque secondi, mentre Panis ne paga ben venti dal battistrada. Il prossimo collaudatore della McLaren è tra i primi a fermarsi ai box, al diciassettesimo giro, a dimostrazione che era partito con meno carburante nel serbatoio. Così facendo Irvine sale in terza posizione, un piazzamento comunque insufficiente dal momento che Hakkinen è comodamente in testa alla gara, e con questi risultati è virtualmente campione con due punti di vantaggio sul ferrarista.


Un ordine di scuderia volto a far passare Irvine in seconda posizione davanti a Schumacher non servirebbe, dall’alto del maggior numero di successi conquistati da Hakkinen. Eddie, quindi, può solo sperare in un’impresa di Michael, il quale, però, è sempre più lontano dalla McLaren Mercedes.


È il diciannovesimo giro quando Hakkinen si ferma ai box per la prima sosta in programma: un pit-stop non velocissimo, che dura 8.8 secondi, e che consegna il finlandese alla pista subito dietro il doppiato Luca Badoer, in seconda posizione, con Schumacher che va momentaneamente in testa.


Nello stesso giro rientra anche Frentzen, mentre si ritira l’unica Prost rimasta in gara di Panis, valido concorrente nella lotta per il podio fino al problema all’alternatore che conclude in anticipo la sua gara.


Da futuro collaudatore della McLaren, Olivier non gareggerà nella stagione 2000 come pilota titolare, un peccato per uno che soprattutto tra il ‘96 e il ‘97 - fino al suo infortunio in Canada - aveva dimostrato di disporre di gran dosi di talento.


Con l’esclusione forzata di Panis, Irvine ha un avversario in meno nella rincorsa al terzo posto, ma deve fare attenzione a Frentzen e Ralf Schumacher, i quali si sono già fermati e stanno tentando un undercut ai suoi danni. Eddie, infatti, alla fine del ventunesimo giro, è tra i piloti a non essersi ancora fermati, insieme a Schumacher e Coulthard.


Il primo ad essere richiamato ai box è il tedesco, che dopo un pit-stop di 6.3 secondi, due secondi e mezzo più rapido rispetto a quello effettuato da Hakkinen, restituisce la leadership a Mika, distante a questo punto sette secondi.


Poi è il turno di Coulthard, che per poco riesce a mantenere la posizione su Frentzen.


Arriva un momento cruciale per la gara di Irvine, che deve spingere al massimo nel suo giro di rientro per cercare di conservare il terzo posto. Eddie entra in pit-lane un giro dopo il pit-stop di Coulthard, ed effettua cambio gomme e rifornimento in 7.1 secondi.


Al ritorno in pista è ruota a ruota con Coulthard ma solo per pochi istanti, perché lo scozzese, lanciatissimo, va a prendersi il terzo posto davanti al nord-irlandese.


Un duro colpo da assorbire per la Ferrari, poiché con Hakkinen primo e Coulthard terzo, la McLaren si aggiudicherebbe anche il mondiale costruttori.


Le cose si mettono male per il team di Maranello.


Intanto si conclude mestamente la carriera da pilota di Formula 1 di Damon Hill, che dopo un’escursione nella prima fase di gara che lo aveva relegato nelle retrovie, decide di farla finita in anticipo rientrando ai box per decretare il ritiro, senza che sulla sua Jordan ci siano problematiche di alcun tipo.


La Ferrari ha bisogno di reagire e lo fa attraverso Michael Schumacher, che tenta di ridurre il gap da Hakkinen con una serie di giri veloci. Mika non risponde ai tempi velocissimi del tedesco, ma si limita a continuare a spingere senza prendere troppi rischi.


D’altronde il vantaggio di cui dispone gli consente di perdere un paio di decimi al giro.


Anche Irvine cerca di suonare la carica, oramai più per il titolo a squadre che non per quello piloti, vista la tranquillità con cui Hakkinen sta gestendo la gara. Eddie si avvicina a Coulthard, o meglio, lo scozzese fa sì che Eddie si avvicini. La McLaren dimostra di non aver accettato la mossa di Schumacher in Malesia, quanto il tedesco rallentò palesemente Hakkinen per favorire la fuga di Irvine. Pertanto, appena si presenta l’occasione, ordina a Coulthard di rallentare Irvine. Dietro il ferrarista giungono anche Frentzen e Ralf Schumacher, favorendo così il formarsi di un quartetto in lotta per il terzo posto.


"Fuck you, quei due lo fanno sempre appena possono. Sapevamo che ci sarebbero stati dei giochini, pur di fregarci".


Urla Eddie attraverso la radio, mentre Coulthard arriva ad essere tre secondi al giro più lento di Hakkinen.


Il tappo di Schumacher in Malesia viene restituito con gli interessi.


La situazione rimane pressoché invariata fino alla seconda serie di pit-stop, inaugurata da Frentzen intorno al trentesimo giro. Il pilota della Jordan viene imitato successivamente da Irvine e Ralf Schumacher, in una sosta in contemporanea durante la quale i meccanici Ferrari non sbagliano e consentono a Eddie di rimanere davanti al pilota tedesco.


Coulthard rimane fuori, ma deve abbassare i suoi tempi per non farsi superare dagli stessi tre che lo inseguivano fino a quel momento.


Lo scozzese, però, al trentatreesimo giro è autore di un errore piuttosto banale, quando in prossimità della Spoon sfiora l’erba e perde il controllo della vettura, che va a sbattere frontalmente contro il guard-rail.


Coulthard può ripartire, ma il muso della McLaren è distrutto.


Il pit-stop necessario dura 15.7 secondi: David rientra in gara ovviamente nelle retrovie, da pilota doppiato, dopo un errore tanto stupido quanto grave che riconsegna nelle mani della Ferrari il Mondiale Costruttori. Può tuttavia dare ancora il suo contributo, perché il caso vuole che rientri in pista giusto davanti a Michael Schumacher, che nella sua disperata rincorsa ad Hakkinen paga adesso quattro secondi.


Coulthard si guarda bene dal lasciar passare Schumacher con facilità, chiude le traiettorie ed alza il piede lì dove Michael non può effettuare il doppiaggio.


Quando finalmente si fa da parte, Schumacher ha sette secondi e mezzo di distacco da Hakkinen; circa tre secondi persi in solo mezzo giro. Una manovra che Michael dichiarerà di non aver gradito per niente nel dopo-gara.


Anche i due piloti di testa effettuano il rispettivo secondo pit-stop, ma oramai la distanza che li divide rende improbabile il ricongiungimento.


A dieci giri dalla fine, Hakkinen è leader incontrastato del Gran Premio di Suzuka con undici secondi di vantaggio su Schumacher. Irvine è terzo, a precedere Frentzen, Ralf Schumacher e Jean Alesi, entrato in zona punti dopo la disfatta di Coulthard, che nel frattempo, dopo aver adempiuto al suo dovere di ostacolare Schumacher, si ritira definitivamente dalla gara.


Si conclude una stagione difficile per lo scozzese, con qualche soddisfazione, se si considerano le due vittorie, ma anche ricca di delusioni ed errori, al punto da non riuscire nemmeno a concludere in terza posizione nel Mondiale.


Per il secondo anno di fila, David dimostra di non essere nemmeno lontanamente all’altezza del suo compagno di squadra che, intanto, viaggia indisturbato verso il suo secondo titolo Mondiale.


Titolo che arriva ufficialmente alla fine del cinquantatreesimo ed ultimo giro.


Hakkinen percorre l’ultima chicane a velocità ridottissima, giunge sul traguardo e può tirare un lungo sospiro di sollievo.


Una vittoria conquistata grazie ad una gara superba, dominata dal primo all’ultimo giro senza mai commettere un’imprecisione, che gli vale la quinta affermazione in stagione, la quattordicesima in totale.


Mika Hakkinen è Campione del Mondo del 1999.Campione del Mondo per la seconda volta in carriera.


Michael Schumacher è secondo, e con Irvine che giunge terzo, inesorabilmente sconfitto, lontano un minuto e mezzo dal suo rivale, la Ferrari festeggia la vittoria del Mondiale Costruttori, un riconoscimento che mancava dal lontano 1983.


Nel parco chiuso, arriva prima di tutti Schumacher, che scende dall’abitacolo e fa un’alzata di spalle come a dire 'chi ho provato, ma quello lì andava troppo forte'.


Gli si avvicina Ron Dennis, che si congratula con lui, e ci scambia due chiacchiere in attesa che arrivino gli altri due piloti che andranno sul podio. Ron sorride e tira qualche pacca sulle spalle al tedesco, che invece ha un espressione molto più seria e tirata.


Giunge Irvine, subito consolato da Michael con un abbraccio, poi Hakkinen, accolto dall’abbraccio caloroso e gioioso di Ron Dennis. Sul podio, dopo aver ricevuto i trofei, Mika minaccia scherzosamente Dennis, assicurandogli un bagno di champagne che il team principal vorrebbe evitare, ma al quale non può sfuggire nemmeno scappando nel retro-podio, dove viene rincorso dal nuovo due volte Campione del Mondo.



Dopo aver fatto quello che doveva fare, Mika ritorna indietro e completa la festa di champagne con i due piloti della Ferrari. Mika e Eddie, i due avversari di questo gran finale, lasciano il podio abbracciati, chiacchierando amabilmente.


In conferenza stampa, le prime domande sono ovviamente per Hakkinen:


"Sapevo di poter far bene, ero molto fiducioso già alla partenza. Allo spegnimento dei semafori, ho subito capito di esser partito bene, al punto che quando ho inserito la seconda marcia ero già in testa. Da quel momento si è trattato solo di gestire la posizione, e mantenere il gap su Michael che ho costruito nella prima parte di gara. Ovviamente ad un certo punto i doppiaggi sono stati un problema, ma per fortuna sono riuscito a passarli brillantemente".


"Questo titolo è diverso dal quello vinto l’anno scorso. Sono emozioni diverse, quest’anno è stato molto difficile, abbiamo avuto molti problemi già inizio stagione, perdendo molti punti a causa della poca affidabilità. Devo ammettere che giocarsi il Mondiale all’ultima gara è a dir poco snevante, ti distrugge psicologicamente. Un’esperienza che non lo consiglio a nessuno. L’anno scorso ho lottato con Michael, ora con Eddie, direi che può bastare".


Interviene Michael, che scherzando gli dice:


"Quindi ti ritiri?"


Mika risponde con una risata, poi passa la parola proprio al tedesco, che dopo la pole eccezionale conquistata il giorno prima, sembrava avere tutte le carte in regola per far sua la vittoria. Ciò non è accaduto, soprattutto a causa della partenza rivedibile, che in molti, tra i quali anche i connazionali della Bild, arriveranno a giudicare come premeditata in modo da permettere ad Hakkinen di andare davanti e vincere la gara.


Per molti addetti ai lavori, Michael in cuor suo non voleva che a riportare il titolo piloti a Maranello dopo vent’anni fosse Irvine e non lui. Ma Schumacher, dal canto suo, parla in questi termini della partenza:


"Non so cosa sia successo esattamente, ho avuto un problema simile già in passato, ma dovremo analizzare nello specifico con il team, ho sentito che qualcosa non andava già durante il giro di ricognizione".


Poi, quando gli si chiede del doppiaggio difficile di Coulthard, arriva la stoccata alla McLaren:


"Mika ha vinto gara e Mondiale meritatamente, e questo nessuno può metterlo in discussione, ma la sua squadra, la McLaren, deve chiedersi perché ha chiesto a Coulthard di fare quello che ha fatto. È un comportamento molto diverso da quello che ho avuto io in Malesia. Io lottavo per la mia posizione, David era doppiato, doveva farsi da parte ed invece si è messo a zigzagare lungo la pista per rallentarmi. A questo punto, mi vien da pensare che anche a Spa, l’anno scorso, fu tutto programmato. Non mi aspettavo potesse comportarsi in questo modo, a quel punto, dopo una prima parte di gara difficile, stavo riducendo il gap da Mika, ero a quattro secondi, ma la situazione generale mi è costata in tutto una decina di secondi".


I due successivamente si incontrano per un chiarimento, che in realtà pare non esserci, come lasciano intendere le parole di Coulthard:


"Ma io lo porto in tribunale. Mi ha dato del disonesto, ha messo in dubbio la mia integrità. Il suo comportamento mi ha stufato. Deve smetterla di parlare in pubblico del mio modo di guidare. Si crede un padreterno, scenda sulla terra. Secondo lui in Formula 1 esistono due regolamenti: uno per Schumacher e uno per tutti gli altri".


"E' semplicemente ridicolo quello che dice Schumacher, mi accusa di avergli impedito di raggiungere Hakkinen. Ma si vada a rileggere i tempi sul giro, i distacchi. Io gli ho fatto perdere due secondi e mezzo, non di più, non certo un episodio decisivo ai fini della gara. Io lo rispetto, come uomo, come pilota, come campione del passato, ma il suo atteggiamento certe volte non mi piace. La smetta di lamentarsi sempre".


McLaren e Ferrari cercano un chiarimento fra i due piloti, anche se Todt - "Bravi, loro, anche se sono troppo arroganti" - e Ramirez - "Noi arroganti? Si guardino allo specchio" - non se le mandano a dire. Schumacher e Coulthard si incontrano un paio d'ore dopo la gara, in una stanzetta privata della McLaren, per circa un quarto d'ora. Ma niente pace:


"Sì, è stato tutto chiarito. Nel senso che prima ho parlato io, poi ha parlato lui, e alla fine siamo rimasti sulle stesse posizioni. Insiste, vuole che io ammetta che lui non ha vinto per colpa mia. Non lo farò mai, perché non è assolutamente vero".


David parla anche del ritiro che è costato il titolo costruttori alla sua squadra:


"Per noi era più importante quello piloti. Per quanto riguarda la mia uscita, ho messo le ruote sull'erba e la McLaren mi è scappata via, ma ormai il mio lavoro per la scuderia l'avevo fatto: dopo la prima sosta ai box ho cercato di spezzare il ritmo di Irvine, che comunque mi ha sorpreso per come è andato piano. Non è che la cosa mi piacesse molto perché io preferisco correre sempre sportivamente, ma in fondo loro si erano comportati così con noi in Malesia. Il ritiro? Non è legato all'incidente. È stato il cambio a farmi fermare".


Nonostante il quarto posto finale nella classifica piloti dietro Frentzen, Coulthard rimane ottimista per il 2000. Infine, un’ultima frecciatina a Michael:


"Quest'anno è andata così, ma chissà che il prossimo anno non possa essere davvero la mia occasione. Io sono più giovane di Mika e sto maturando adesso. Ho sentito anch'io le voci secondo cui Michael sperava che Irvine fallisse perché vuol essere lui a riportare il titolo a Maranello. Al contrario dell'immagine pubblica per cui avrebbe aiutato Eddie, e quanto fatto davvero in Malesia, penso che tornerà a casa felice. Vuol essere lui il Campione Mondiale della Ferrari".


Il vero ed unico sconfitto di questa giornata è Eddie Irvine, che parla abbozzando un mezzo sorriso del suo pessimo week-end di gara:


"E’ stata una giornata difficile, un week-end difficile, durante il quale non siamo stati veloci come in Malesia. Ieri nel tentativo di guadagnare almeno la posizione su Coulthard sono andato a sbattere, e oggi avevo un dolore al collo che si è intensificato col passare dei giri. È stata comunque una gara piuttosto noiosa per me, giravo per il tracciato chiedendomi cosa stesse facendo Mika, sperando magari che avesse un problema. Abbiamo vinto il costruttori, il che è importante, ma ovviamente avrei preferito vincere l’altro, quindi è un po' come un premio di consolazione per noi".


Eddie ha rimpianti per questa stagione?


"Tanti e nessuno. In fondo è stato in assoluto il miglior anno della mia carriera. Non posso essere completamente felice, ma è stato tutt'altro che male. Ad inizio stagione non avrei mai potuto immaginare di trovarmi in questa situazione: il terzo posto sarebbe stato molto buono, il secondo incredibile. Ho chiuso vice-campione come Schumacher l'anno scorso. Certo che se penso di aver mancato il titolo per un solo punto...qui in Giappone, sempre per un punto, persi anche il campionato di F.3000".


Le occasioni perse però ci sono state. Un esempio è il Gran Premio di Francia, dove per ordine di scuderia fu costretto a rimanere dietro Schumacher, nettamente più lento di lui per problemi alla vettura:


"Sì, forse potrei aver perso il titolo proprio in Francia, del resto è così che la Ferrari gestisce la squadra. Però è vero che Michael quei punti me li ha ridati raddoppiati in Malesia facendosi da parte. Evidentemente la Ferrari sembra avere vita dura nell'inseguire questo titolo, guardando indietro se avessimo cambiato certe cose la situazione sarebbe stata diversa. Gli ordini di scuderia che hanno condizionato noi in Francia hanno condizionato poi anche la McLaren in Belgio, quindi è inutile recriminare, devi accettare le cose così".


Ci sono tuttavia, altri episodi anche più evidenti:


"Eccome. Senza quei pasticci nelle soste ai box a Silverstone, Magny-Cours e Nürburgring, adesso sarei sicuramente campione. Però anche Hakkinen e la McLaren hanno fatto tanti errori, proprio il possibile per cercare di aiutarmi, quindi è stupido e inutile pensare a quel che è stato o che avrebbe potuto essere. Purtroppo è andata così. Il campionato costruttori è buono, non è magnifico, ma sempre meglio di niente, almeno un campionato l'abbiamo vinto, anche quello dopo tanto tempo. È un bel regalo che lascio alla Ferrari, il primo posto nella corsia box che è sempre una cosa buona".


E Irvine con che cosa va via dalla Ferrari?

"Con tanti punti, con tanti podi, con tante belle gare e tantissimi amici che hanno lavorato con me con entusiasmo e passione per quattro anni. Bei momenti, giorni fantastici. Io cambio scuderia e sono felice perché è molto difficile guidare con Schumacher, lui è sempre molto forte e non sarà facile anche per il suo nuovo compagno. Sarà bello tornare in un team inglese, ma intendo restare anche il più possibile a Milano e quindi avrò il meglio dei due mondi".


Eddie sembra quasi liberato da un grosso peso, almeno a giudicare da quanto ha scritto nella sua corrispondenza al quotidiano britannico Express:


"Il bilancio? Michael è incredibilmente bravo, ma è uno che ti spacca la schiena per quanto lavora, è uno che ti succhia l'energia".


E dopo l'avviso al suo erede Barrichello, che secondo il suo parere rischia di finire schiacciato, il pilota nord-irlandese dà una sua interpretazione degli ultimi mesi:


"A Michael ha fatto un gran bene rompersi la gamba: da quando è tornato è come se fosse su un altro pianeta. E' imprendibile, è quello di un tempo. Forse dovrei rompermi una gamba anch'io, tenerla in aria per tre o quattro mesi e sperare nello stesso miglioramento...".


In casa McLaren si festeggia: il party serale, in un ristorante giapponese vicino al circuito, sbarrato a doppia mandata e con centinaia di tifosi con il naso sulle vetrate, è un caos mai visto. Ma anche nel pomeriggio non si scherza: Haug, il capo dello sport Mercedes, finisce quasi senza pantaloni, i gavettoni di vino si sprecano. Hakkinen partecipa, ma dentro è un turbinio di sentimenti. Erja, la moglie, racconta il prossimo traguardo:


"Un figlio. Non sarebbe una cattiva idea".


Mika annuisce, ma la gara, la pista, quelle per ora restano le sue emozioni più grandi.


Ma non si lesinano i complimenti al team rivale. È Norbert Haug a riconoscere il gran lavoro della Ferrari:


"Ha fatto un grande lavoro e si è meritata il titolo iridato, ma Mika si è riconfermato campione senza aver bisogno di alcun aiuto esterno: sapevamo che per centrare il Mondiale Hakkinen doveva partire davanti e quando l'ho visto scattare così bene ho gridato: bingo. Io sapevo, e l'avevo detto sin da giovedì senza essere creduto, che Mika sotto pressione rende al massimo e in questa gara è stato davvero grande. Un titolo a noi e uno a loro è la giusta conclusione di un campionato combattuto con le rosse, che nella prima parte erano più affidabili anche se più lente, poi loro hanno avuto la sfortuna di perdere Schumacher - e a Silverstone ero davvero preoccupato e dispiaciuto per lui - ma Eddie è stato bravo ad arrivare sino a quest'ultima gara in grado di conquistare il titolo. Cosa gli sia successo oggi? Beh, forse ha sentito troppo la pressione".


Haug dice la sua anche sulla diatriba tra Schumacher e Coulthard:


"Effettivamente un gioco di squadra c'è stato, e io non sono molto d'accordo con questi metodi, ma quando ti giochi il mondiale all'ultima gara...".


Decisamente meno pacato Ron Dennis, che non accetta le accuse del tedesco della Ferrari:


"Michael è matt!. Se ha perso tanto, ha buttato via un paio di secondi, non di più, restando incastrato in un paio di curve. Prima di parlare Schumacher dovrebbe ripensare a quanto è successo in Malesia e in altre gare in passato. Noi non abbiamo fatto altro che adottare la loro strategia di Sepang. La verità è che Mika ha dominato la corsa, mentre Eddie si è affidato soltanto alla speranza che il nostro pilota non vincesse".


"È così che mi piace vincere un Mondiale. Piuttosto adesso dovremo rimboccarci le maniche per riprenderci l'anno prossimo il titolo costruttori, ed evitare i tanti guai di affidabilità che hanno bloccato David".


Nel frattempo, a Maranello più di 20.000 persone rimangono deluse quando le due Ferrari tagliano il traguardo da perdenti. La folla dei maxischermi sfiata le trombe e sventola le bandiere, prima di ammainarle, con tutta la malinconia dei grazie lo stesso.


Poi, storditi e mesti, si imbottigliano per ore nelle loro auto per tornare da dove erano venuti, disperdendo quel Mar Rosso in migliaia di rivoli: Palermo, Belgio, Slovacchia, Germania, Puglia, eccetera.


In questa circostanza, però, non ci sono, come negli anni passati, lo shock e la rabbia, il pianto e la disperazione, ma solo un crescendo di rassegnazione e silenzio, perché non c'è nessuno con cui prendersela stavolta.


Dopo una nottata di schiamazzi, bivacchi, birra, spinelli, caldarroste, petardi, vin brulè e fumogeni, il gelo scende sin dalla partenza. Hakkinen sta scappando troppo lontano; l'unico momento di orgoglio ferrarista scuote le piazze quando Schumacher si ferma per il primo pit-stop. Ma un rifornimento di benzina, per quanto veloce, non può far delirare neanche una folla in delirio.


Il giorno dopo la sconfitta iridata, verso le ore 10:00 del mattino italiano Montezemolo arriva nella sede della Ferrari dopo aver visto la gara in compagnia del figlio. Digerire la terza sconfitta consecutiva al fotofinish non è facile, ma questa volta viene resa meno amara dalla vittoria del titolo costruttori, sebbene lo stesso Irvine lo abbia definito un premio di consolazione.


Che non sia però serafico lo rivela quando sfoga improvvisamente la tensione di una notte insonne con uno scatto di nervi nei confronti di un fotografo troppo invadente:


"La smetta di rompere, questa è casa mia, se non le va bene se ne vada".


Montezemolo, senza mezzi termini, è sicuro che con Schumacher in pista per tutto l’anno sarebbe arrivato anche il titolo piloti, in ogni caso, ci tiene a dare valore a ciò che è stato conquistato:


"Questo Mondiale Costruttori vale molto perché essere Campioni del Mondo dopo un anno così difficile, delicato e sofferto è molto importante. A Silverstone nessuno si sarebbe immaginato che lo avremmo vinto e che avremmo lottato fino all'ultima gara anche per il mondiale piloti".


Il Gran Premio è stato piuttosto deludente:


"Hakkinen ha fatto una gara bellissima e ha meritato il titolo. Irvine non se lo sarebbe mai aspettato di arrivare fin qui a giocarsi il mondiale. Ha dato il meglio di sé e anche la Ferrari ha fatto il massimo per metterlo in condizione di vincere, prima affiancandogli Salo e poi Schumacher. E' stata una sconfitta contro un pilota fortissimo, mentre noi siamo riusciti a rimanere competitivi pur restando senza il pilota di punta per sette gare su sedici. Quanto contasse Schumacher lo si è visto in queste ultime due gare".


Bilancio dunque positivo?


"Assolutamente. Considerate che su trentadue partenze soltanto due volte non siamo arrivati in fondo per problemi tecnici e che abbiamo rivinto il mondiale costruttori dopo sedici anni. è una vittoria che arriva da lontano. Quando sono tornato a Maranello nel '93 facemmo 28 punti e oggi ne abbiamo fatti 128, segno che la ristrutturazione è riuscita. Siamo tornati stabilmente ai massimi livelli. Da tre anni ci giochiamo tutto all'ultima corsa e non è un caso né fortuna. Volevamo fortemente vincere qualcosa, ci siamo riusciti. E' un premio all'affidabilità, all'organizzazione e alla capacità. Avevamo un debito coi nostri tifosi che ci hanno dimostrato affetto anche nei momenti più delicati, in cui la squadra quest'anno aveva rischiato di smembrarsi".


Montezemolo ammette di aver capito che la sconfitta era dietro l’angolo dopo la partenza:


"Sapevamo quanto fosse decisiva per la vittoria finale. Dovevamo evitare ad Hakkinen di andare in testa. Dopo il warm-up non avevo più dormito, sono rimasto sempre in contatto con Todt e anche alla fine l'ho chiamato per fargli i complimenti. Irvine ha fatto la sua miglior stagione da noi. Già nelle qualifiche aveva avuto molte difficoltà, la pressione su di lui era molto alta. Ci ha provato, ce l'ha messa tutta, lo ringrazio. L'importante era non tornare a mani vuote: la Ferrari da cinquant'anni combatte e vince. Mi ricordo nei suoi ultimi anni quanto fosse amareggiato Enzo Ferrari e quanto fosse difficile la situazione quando sono rientrato a Maranello. L'appuntamento è per l'anno prossimo".


"Senza l'incidente a Schumacher saremmo qui a fare ben altri discorsi. Chi dice che con lui il mondiale sarebbe stato nostro, ha ragione. È stata una stagione sofferta ma bellissima. Non c'è troppo rammarico nell'ammettere che Hakkinen è andato più forte. Mentre non mi sono piaciuti alcuni comportamenti anti-sportivi di Coulthard, ma fa parte del gioco. Abbiamo vissuto momenti bellissimi: a Monte Carlo, in Germania e in Malesia ci siamo tolti grandi soddisfazioni dimostrando un grande spirito di squadra. Si sono dette molte cose spiacevoli: che non facevamo di tutto per far vincere Irvine, che Schumacher non l'avrebbe aiutato. Tutte falsità smentite dai fatti".


Un’ipotesi, quella di uno Schumacher propenso a far vincere Hakkinen, che viene fomentata ulteriormente dai giornalisti proprio con l’aiuto del tedesco, che durante la sera dei festeggiamenti del titolo di Hakkinen, pensa bene di partecipare al festino nel paddock McLaren, in compagnia della moglie Corinna e del fratello Ralf.


Uno degli sponsor avvicina Mika, e gli chiede:


"Assaggia un po' di vodka finlandese, visto che ci pubblicizzi".


Ma non ce n'è bisogno, il finlandese beve di tutto, spaziando dal whisky al vino rosso, dallo champagne alla birra. E nella sua euforia coinvolge tutti i meccanici, costretti a brindare anche con una bottiglia di Finlandia Cranberry, un misto di vodka e cherry dal colore rosso.


Una bolgia che dura tutta la notte, durante la quale Michael ride, canta e brinda allegramente con quelli che sarebbero gli acerrimi rivali, da Haug ad Hakkinen, concedendosi un breve ballo anche con Erja Hakkinen.


Scene che vengono riprese da un cameraman che appena viene notato, portano Schumacher a capire che forse ha oltrepassato il limite, sparendo dietro una porta.


Scene in effetti non belle da vedere, specie se a poche centinaia di metri, nel motorhome Ferrari, c’è il compagno di squadra che sta provando a digerire una sconfitta bruciante, e il tuo team che ancora una volta deve rimandare la festa per un titolo, quello piloti, che manca da troppo tempo.


Quello che nel pomeriggio era solo un dubbio, per la stampa diventa una certezza: Michael ha favorito la vittoria di Hakkinen.


Il sospetto nasce negli stessi giornali tedeschi. La Bild non usa mezzi termini per commentare l'atto finale del Mondiale.


"Schumi perde e ride".


E' il titolo in prima pagina, accompagnato dalla foto di un Michael sghignazzante e dalla considerazione:


"Schumi, hai veramente dato tutto?"


Il diffusissimo quotidiano tedesco dapprima ricorda le frasi della vigilia - "Quello che fa Irvine non m'interessa, sono qui per vincere" - per poi aggiungere:


"Schumi ha fatto una delle sue partenze più brutte. Errore o premeditazione? Sospettiamo che la vittoria di Irvine gli avrebbe fatto molto male".


E qualche sospetto viene avanzato anche dal Berliner Morgenpost, a corredo di una foto di Hakkinen:


"Schumacher lo ha forse lasciato vincere?"


Ma martedì 2 Novembre 1999 Weber, il manager di Schumacher, corre in sua difesa, spiegando che:


"La festa era alla Williams, non alla Mercedes. Ed è una tradizione di tutti i piloti tedeschi".


E parole di difesa per Schumacher arrivano anche da Ecclestone, ma sulla guerra con Coulthard:


"Il tedesco ha perfettamente ragione, Coulthard ha sbagliato. Non ha rispettato le regole, si meritava una bandiera nera, la squalifica. Se vuole può intentare un'azione legale contro Schumacher, ma credo che dovrà riuscire a provare che le dichiarazioni di Michael su di lui siano scorrette. E penso avrà delle difficoltà".


Non si cura di tutti questi veleni Hakkinen, che a Woking, presso la fabbrica della McLaren, incontra i quattrocento dipendenti per ringraziarli. Una festa privata, poiché quella pubblica ci sarà a Dicembre, mentre il 3 Novembre 1999 il Campione del Mondo torna a Montecarlo.


Mercoledì 3 Novembre 1999 Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari, parla per due ore. Ha il fair play di congratularsi con Hakkinen, perché ha saputo vincere in campo e non in tribunale, e con la McLaren, perché ha dimostrato di essere una grande squadra.


Commenta la sconfitta di Irvine come quella di una squadra arrivata in finale di Coppa dei Campioni che piglia il palo tirando un rigore, e non si appiglia all'alibi della gamba rotta di Schumacher:


"Io non sono come quegli allenatori che dicono: ho perso perché mi mancava Maradona".


Ma la sostanza del suo intervento è che tutto ritorna nelle mani della Ferrari, a cominciare dalla gestione stessa dei piloti. Tutto verrà centralizzato a Maranello. Jean Todt rimane direttore generale della scuderia:


"Gli sono riconoscente, ha lavorato bene in questi anni, magari ha simpatia zero con la stampa ed un amore sviscerato per Schumacher. In questo sbaglia, gli dico sempre. I piloti, chiunque essi siano, sono i primi dipendenti della Ferrari: devono ricordarsi che non è soltanto una squadra, ma un'azienda. Devono ringraziare Dio per essere stati scelti dalla Ferrari, devono amarla, rispettarla. Se anche noi della Ferrari abbiamo fatto sì che Schumacher venisse considerato un dio in terra, allora abbiamo sbagliato e dobbiamo correre ai ripari. Schumacher è il miglior pilota del mondo, ma Barrichello non sarà un valletto. Il numero uno e due, poi, li assegna il cronometro".


Per il terzo anno consecutivo la Ferrari ha perso il titolo piloti, ma il presidente ci tiene a precisare:


"Non sono deluso. Sono soddisfatto. Anche se ci è sfuggito il titolo piloti. Bisogna essere realisti e io lo sono. Però parlano le cifre: abbiamo vinto sei volte, fatto tre doppiette, venduto cara la pelle sino all'ultimo, preso 128 punti. Quanto alla squadra, il mio giudizio e la mia analisi sono sostanzialmente positivi. E' stata una stagione complessa, contraddittoria, meravigliosa: così va lo sport. Il trionfo di Monte Carlo e la vittoria di Irvine in Austria, che è arrivata come un dono del cielo dopo l'incidente di Schumacher a Silverstone. Proprio dopo Silverstone pensavo che fosse finita. Invece siamo andati a vincere addirittura nella tana del nemico, in Germania. Per poi subito precipitare nella delusione di Spa: una gara disastrosa".


"Io lì mi preoccupai moltissimo: avevo la sensazione che mancasse la determinazione cattiva, quel qualcosa in più da parte della squadra, di tutta la squadra, che si traduce poi nella macchina e nelle prestazioni. I piloti fecero una corsa scialba".


"A Monza andammo male noi, però Salo fece una corsa dignitosissima e portò punti importanti. Ma arrivò l'impresa in Malesia. La vittoria di Schumacher...ops, è stato un lapsus freudiano. E' che in Malesia Schumacher fu grandissimo. Come grandissima fu la scorrettezza della McLaren. No, non mi è piaciuto l'atteggiamento della McLaren, prima sulle nostre gomme, cosa assurda perché le gomme sono eguali per tutti e il fornitore è lo stesso, cioè la Bridgestone. Dopo, per una presunta e finta irregolarità, da cui noi siamo stati assolti pienamente. E' stato un gesto antisportivo, di gente che non sa perdere. Comunque, siamo arrivati a Suzuka come quelli da battere. Ci è andata male con il titolo piloti. Ci è andata bene con quello costruttori. Vista sotto questo aspetto, sono contento".


"Irvine ha fatto il suo dovere. Due anni fa io non ero convinto di tenerlo. Poi ha avuto delle stagioni in crescita. Quest'anno ha iniziato benissimo. Dopo Silverstone ho voluto parlargli, assieme al suo manager Zanarini e a Todt. Volevo vederlo bene negli occhi. Capirne le motivazioni. Gli dissi: avrai tutta la squadra a tua disposizione. Mi rispose sinceramente: lascio alla fine dell'anno, ho avuto un'offerta dalla Jaguar, non me la sento di andare avanti. Lavorare vicino a Schumacher era molto duro per lui, Michael era un martello pneumatico, ed era più veloce. Eravamo nelle sue mani. Irvine capì. Disse che non aveva bisogno di nulla. Stava bene coi suoi ingegneri e coi suoi meccanici. E non ci ha mai creato problemi, ha sempre seguito le direttive del contratto da lui liberamente firmato e che lo ha visto ampiamente retribuito".


Quanto a Schumacher, che provvedimenti prenderà la Ferrari dopo la sbronza di Suzuka e i festeggiamenti con i rivali della McLaren?


"Diamine, è un caso ridicolo. Si può discutere sull'opportunità, sul momento, non sulla gravità. Mica è peccato sbronzarsi. In Formula 1 è una consuetudine festeggiare tutti assieme, amici e rivali. E poi, se Schumacher ogni tanto fa del casino, ben venga. Posso solo dire che con noi è sempre stato molto corretto. Non ha mai chiamato in causa la macchina per il suo incidente, perché è stata la Ferrari che non ha funzionato e non lui che ha sbagliato. Schumacher sbaglia le partenze, semmai. Così come non l'ho mai ascoltato parlar male di Irvine. Anzi. Devo dire che Irvine ha pagato cara la sua mancanza. Schumacher mi disse una volta: non ho mai avuto un compagno veloce come Eddie".


Un quadro idilliaco che non coincide con quello di cui si è parlato quest'anno, tra cui il presunto boicottaggio di Irvine, il rientro posticipato di Schumacher:


"Considero tutto questo patetico, provinciale e fortemente offensivo nei confronti della Ferrari. Come si può pensare che una squadra che ha per obiettivo numero uno il mondiale piloti, abbia potuto boicottare Irvine? Per me, che vinca Eddie o Michael poco importa, quel che conta è che vinca la Ferrari. C'è stato persino chi ha definito Irvine un mix di Senna, Nuvolari, Fangio, e la Ferrari un missile, un satellite. Via, siamo sereni e realisti, Irvine è Irvine, e per vincere in Formula 1 bisogna far conto sulle proprie capacità, non su quelle degli altri. Spero che a mettere un po' di ordine ci pensino le grandi case automobilistiche, il dopo Ecclestone è vicino. E la quotazione in Borsa della Formula 1 porterebbe più ordine".


Insomma, tutto chiarito, finché venerdì 5 Novembre1999 le agenzie stampa riportano delle parole che sembrano sibilline, dette da Michael Schumacher:


"Se Irvine voleva conquistare il titolo mondiale doveva essere in primo luogo lui a vincere a Suzuka e non io per lui. In Giappone ho fatto tutto quanto potevo, ma la mia auto non era così forte".


Non sono bastate le polemiche sulla sua partenza sbagliata al gran premio del Giappone, non sono bastati nemmeno i dissapori per i brindisi con gli altri piloti tedeschi alla loro festa di fine campionato dopo la vittoria di Hakkinen, di cui dice:


"Anche l'anno prossimo è lui il concorrente più pericoloso da battere".


Ma aggiunge:


"Nel nuovo millennio, voglio riuscire io a diventare Campione del Mondo al volante di una Ferrari. E proprio in vista di questo traguardo che mi sono posto, avrei voluto con ogni forza vincere al Gran Premio di Suzuka. Sarebbe stata una grande motivazione, una forte spinta per me e per tutta la scuderia a lavorare al meglio durante la stagione preparatoria invernale, di qui all'inizio del campionato del 2000".


"Per questo trovo ingiusta e sbagliata l'ondata di dure critiche della stampa italiana. Ormai ho deciso di non prendere più sul serio i media italiani, con la loro campagna contro di me hanno distrutto da soli la loro credibilità".


"Io finora ho sempre fatto il massimo per la Ferrari e continuerò cosi. Il mio grande obiettivo resta dare un mondiale alla Ferrari".


Venerdì sera, le agenzie di stampa italiane rincarano la dose, e pubblicano scandalizzati queste affermazioni. Ma venuto a conoscenza di ciò, il pilota tedesco risponde:


"La stampa italiana è inattendibile, quelle cose io non le ho mai dette, ho solo ripetuto ciò che avevo detto in Malesia e Giappone. E' un gioco al massacro e non capisco il perché. Mi ha chiamato Todt e gli ho spiegato tutto. Io sono un pilota, vado dritto, non gioco su due tavoli".


Il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, interpellato in questo delicato caso, risponde:


"Io non so cosa lui abbia. Parleremo, cercherò di capire. Però, anche se penso che le sue parole non siano state interpretate in maniera del tutto corretta, credo che Schumacher abbia bisogno di frequentare un corso di comunicazione"


Disciolte le polemiche, il 7 Novembre 1999 è festa per la Ferrari a Vallelunga, con Schumacher e la F399.


Il tedesco effettua alcuni giri di pista e un pit-stop con cambio gomme, prima che i suoi meccanici inscenassero ai box - nel corso di una seconda sosta - una gag autoironica: Schumacher si ferma, arriva un meccanico travestito da ladro - con tanto di palla al piede da carcerato - e ruba una delle quattro gomme.


Un modo per sdrammatizzare la gaffe della gomma perduta, ma si trattava della vettura di Irvine, al Nurburgring. La folla apprezza, anche se non mancano fischi e un paio di striscioni negativi indirizzati a Schumacher, al quale Montezemolo ripete:


"Deve imparare a comunicare".


L'8 Novembre 1999, Michael Schumacher cade nuovamente nell'occhio del ciclone quando il settimanale britannico News of the World fornisce alcune scomode anticipazioni del libro Life on the fast lane di Eddie Irvine, che uscirà il 18 Novembre, in cui il pilota irlandese racconta:


"Schumacher mi è costato il titolo, perché la Ferrari ha dato la precedenza a lui sul mio assalto al Mondiale. La Ferrari è un'orchestra con un solo suonatore, tutto gira attorno a Schumacher e l'intera squadra è strutturata perché sia lui, il numero uno, a vincere. Ma se a vincere è il numero due, tutto l apparato si sballa".


E ancora, a proposito dell'incidente a Silverstone:


"Schumacher ha cercato d'infilarmi in staccata, ma ha bloccato i freni e qualcosa sul posteriore non ha funzionato. Forse credeva che sarebbe riuscito a rientrare in pista, quando è finito sul terriccio, mentre io mi dicevo: Non passa finché non me lo ordinano per radio. Ma non era certo mia intenzione buttarlo fuori".


Quanto a Todt:


"Schumacher picchia contro il muro in Canada e Todt commenta: sono cose che succedono. Io sbaglio di mezzo metro la fermata ai box e vengo redarguito senza remore".


Infine sui rapporti con i vertici:


"Dopo Silverstone non è cambiato nulla, pensavano che Schumacher avrebbe saltato solo un paio di gare. Tanto che due giorni dopo il Gran Premio inglese ho incontrato Montezemolo e Todt a Bologna: mi hanno detto che non mi avrebbero rinnovato il contratto. Una scelta di tempo strana, ero la loro unica speranza per il titolo".


Ma la Ferrari non replica, ed anzi interviene Enrico Zanarini, il manager del pilota, parlando di chiara strumentalizzazione:


"Eddie non voleva assolutamente gettare veleno sulla Ferrari, scuderia alla quale ha dato tanto ed ha avuto in pari misura. Ai tifosi consiglio di acquistare una copia del libro, per farsi una propria opinione".


Fatto sta che queste continue polemiche cominciano a stancare il presidente Montezemolo, che afferma:


"Sono un po' stufo. Noi vogliamo due piloti forti che lavorino per la scuderia, che non si creino problemi tra loro, che rispettino i ruoli, fermo restando che poi chi è più veloce è il numero uno".


E su Barrichello:


"Se Schumacher è il numero uno, lui sarà il numero uno bis".


Non perde tempo a rispondere Schumacher, che con una nuova frecciata alla stampa italiana dichiara:


"In Malesia ero un re, dopo Suzuka un idiota".


C’è una domanda che Eddie terrà sempre dentro di sé e non vorrà mai lasciarsi scappare, e che forse lo attanaglia da quel 31 Ottobre 1999. C’era qualcuno che non voleva che fosse campione del Mondo?


Così come, resterà sempre un dubbio se Michael abbia, in cuor suo, preferito per davvero Hakkinen come Campione del Mondo di questa stagione.


Punti interrogativi che Michael può far scomparire solo in un modo: vincere.


La stagione 2000 deve essere quella buona, un ulteriore anno di attesa non è contemplato.


Davide Scotto di Vetta

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