#17 1998: GP Giappone, Mika Hakkinen è Campione del Mondo, Schumacher fora una gomma e si ritira

Aggiornato il: giu 30



Dopo l’elettrizzante gara sul circuito del Nurburgring, sede del Gran Premio del Lussemburgo, il Mondiale di Formula Uno 1998 ha preso una piega inaspettata: dopo le qualifiche sullo storico circuito tedesco, Michael Schumacher era in pole position davanti ad Eddie Irvine, con un Mika Hakkinen solo terzo e disorientato da una Ferrari apparsa imbattibile. Ma è arrivata la reazione del finlandese e della McLaren, che hanno ribaltato la situazione andando a vincere la corsa, battendo di velocità e soprattutto di strategia il team di Maranello.


Con il settimo successo stagionale Hakkinen si è portato a 90 punti, quattro in più del rivale Schumacher, pertanto, nell’ultimo appuntamento del campionato a Suzuka il neo-trentenne potrà limitarsi ad arrivare secondo nel caso in cui Schumacher dovesse vincere la gara.


Per il tedesco l’impresa si fa ardua, dato che, come detto, un successo potrebbe non essere sufficiente per garantirgli il terzo Titolo Mondiale; Hakkinen deve finire terzo o peggio, mentre se il tedesco giungesse secondo Mika dovrebbe concludere la gara in sesta posizione. Se invece Michael concludesse in terza posizione, avrebbe perso a prescindere dal risultato dell’avversario.


Pochi calcoli che fanno capire come riportare il titolo a Maranello sarà una vera e propria impresa, come sostengono alcune delle figure più rappresentative del paddock.


Damon Hill ad esempio, dà Schumacher per spacciato:


"Quattro punti di vantaggio sono tanti ad una gara dalla fine. Se è vero che Michael può essere capace di sovvertire ogni pronostico, non credo che potrà battere da solo una squadra come la McLaren che mediamente è stata la migliore in tutta la stagione. E poi anche Michael, mi pare, quando è sotto pressione sbaglia".


Sulla stessa lunghezza d’onda Jacques Villeneuve:


"Non vedo come Schumacher possa ribaltare una situazione cosi sfavorevole. L’anno scorso aveva un punto di vantaggio su di me e non ci riuscì, stavolta la sua posizione è molto più difficile perché non gli basterà vincere, ma dovrà sperare che Hakkinen non si piazzi fra i primi due. La vedo molto male per lui".


Niki Lauda invece, si focalizza soprattutto sull’importanza per Michael di disporre di una vettura all’altezza:


"Schumacher è certamente il migliore del momento, non ci sono dubbi. Se al Nurbrgring avesse avuto una vettura leggermente più competitiva avrebbe vinto. Ma se la Ferrari non gli darà l’auto più veloce a Suzuka il suo compito sarà quasi impossibile perché dovrà battersi non solo contro Hakkinen, ma anche con Coulthard che cercherà di mettergli i bastoni tra le ruote".


Alain Prost e Jean Alesi, al contrario, ricordano che in Formula Uno tutto è possibile, soprattutto se di mezzo c’è uno come Schumacher. Il quattro volte campione del Mondo sottolinea:


"Il mondiale non è finito. Più di una volta è successo che proprio all’ultima gara qualcuno sia riuscito a ribaltare un pronostico favorevole. E se c’è uno capace di farlo, questo è Schumacher. Certo, dovrà sfruttare al massimo tutte le opportunità che gli si offriranno. In Germania non poteva difendersi: la gara di Hakkinen è stata eccezionale, sorprendente se vogliamo, così come lo è stata la strategia della McLaren, che ha imparato bene dalla Ferrari. Inoltre mi è sembrato che le Bridgestone fossero leggermente più competitive delle Goodyear. Ma poiché alla fine dovrebbe venire fuori il più bravo, concederei ancora qualche speranza a Michael".


L’altro transalpino, anch'esso passato per Maranello e ora alla Sauber, dichiara:


"Il risultato del Nurburgring è stato negativo. Ma non dimentichiamo che la tendenza della Ferrari dall’inizio della stagione è stata in crescita. Adesso c’è ancora un mese di tempo per preparare l’ultima gara. E io sono convinto che Schumacher potrà farcela, la lotta è ancora in corso, aspettiamo a vendere la pelle dell’orso prima del tempo".


Intanto a Maranello ci si riunisce per analizzare la gara in terra tedesca e per pianificare al meglio le prossime settimane, le quali saranno stracolme di sessioni di test al fine di presentarsi a Suzuka nella miglior condizione possibile. Dal salone dell’auto di Parigi, Luca di Montezemolo si congratula con la McLaren, ma allo stesso tempo dà la carica al team, poiché sebbene in Giappone si andrà da sfavoriti, è vietato alzare bandiera bianca prima del tempo:


"Quella al Nurburgring è stata una corsa decisa sul filo dei secondi. Hakkinen ha fatto una gara straordinaria: complimenti. Noi comunque siamo vivi e competitivi, e questo è l’importante. Speravamo di vincere ma le corse sono sempre imprevedibili, noi non ci sentiamo inferiori come vettura e come squadra: anzi, dobbiamo vincere a Suzuka, è un imperativo".


"Se è vero che non c’è due senza tre, dopo Magny Cours e Monza vorrei un’altra doppietta in Giappone. Ho parlato con Todt e con i piloti, ho trovato massima determinazione, lotteremo fino all’ultimo metro. Ci attende un mese di grande lavoro, con molta volontà e convinzione di far bene. La Goodyear ha fatto uno sforzo straordinario: peccato solo per come erano andate le cose prime del Canada. Il nostro obbiettivo, comunque, era ed è vincere il Mondiale: non abbandoniamo i nostri propositi".


Nella settimana che segue il Gran Premio del Lussemburgo, i team si riuniscono a Barcellona per tre giorni di test. La Ferrari effettua prove sperimentali sia sulla vettura standard che su quella a passo lungo, mentre la McLaren invece si fa in due, lavorando in Spagna con Coulthard e a Magny Cours con Hakkinen.


Sul tracciato catalano torna a guidare una vettura di Formula Uno Alex Zanardi, nuovo pilota della Williams per la stagione ventura, durante la quale farà coppia con Ralf Schumacher. Il tedesco, però, è ancora sotto contratto con la Jordan, ragion per cui dovrà attendere la fine del campionato per salire a bordo della FW20. Alla fine dei test, il due volte campione C.A.R.T., fornisce alla stampa le sue prime impressioni:


"Non pensavo che la vettura fosse così strana, una non-macchina. È meno prevedibile di quelle alle quali sono abituato in America, difficile da guidare. Mi devo riadattare a molte cose che, durante la mia assenza da questo mondo, sono molto cambiate. Piacevole ma anche impegnativo".


Al suo fianco gira Juan Pablo Montoya, terzo pilota Williams che indispettito dal fatto che il team abbia preferito l’esperto Zanardi e Ralf Schumacher a lui, si toglie un sassolino dalla scarpa terminando la sessione con un tempo sul giro ben più rapido dell’italiano.



Michael Schumacher fa registrare il miglior tempo in ognuna delle tre giornate di test, concentrandosi in particolare sulla scelta di gomme da effettuare in vista di Suzuka, e su quale vettura focalizzare le proprie attenzioni, se quella standard o a passo lungo.


Alla fine dei test Michael dichiara di propendere per la versione standard, che più si adatta alle caratteristiche del circuito nipponico. Tuttavia, c’è ancora tempo per continuare a testare, già a partire dalla settimana successiva, quando il team di Maranello lavora senza sosta sul circuito di Fiorano per ben sei giorni.


"Prenderò una decisione su tutto, dalle gomme al tipo di monoposto da mandare in pista, solo dopo aver analizzato bene ogni dato a disposizione. Nel complesso sono soddisfatto dei risultati ottenuti qui in Spagna, perché quello di Montmelò è un circuito molto impegnativo per meccanica, aerodinamica e pneumatici".


Dichiara Schumacher prima di lasciare la Spagna e godersi qualche giorno di riposo, prima di ricominciare le estenuanti sessioni di prove a Fiorano.


La McLaren non eguaglia i tempi sul giro della F300, ma in compenso sfoggia una eccellente affidabilità: durante l’ultima giornata di test a Montmelò, Coulthard completa la bellezza di 157 giri, per un totale di 750 chilometri, senza riscontrare alcun problema.


Proprio lo scozzese, per la prima volta da quando si è visto del tutto escluso dalla lotta per il titolo, ammette il suo ruolo di seconda guida senza mezzi termini:


"A Suzuka il mio ruolo sarà quello di proteggere il mio compagno di squadra. In questo momento stiamo seguendo due strade parallele, su due piste diverse, per avere più informazioni possibili".


Il team di Woking prosegue nel lavoro parallelo su due piste diverse, ovvero Barcellona e Silverstone, focalizzandosi sull’affidabilità delle componenti e sulla definitiva omologazione dell’ultima versione del V10 Mercedes.


Al Mugello, il 13 e 14 Ottobre 1998, la Ferrari deve fare i conti con un piccolo caso riguardante Eddie Irvine: dopo la gara al Nurburgring, il nord-irlandese ha accusato dolori alla schiena che gli hanno impedito di partecipare ai test in Catalunya. Il problema deriva dal fatto che Eddie ha gambe corte e braccia lunghe, che lo costringono ad una posizione di guida innaturale. Per venire a capo della situazione, in casa Ferrari gli preparano un nuovo sedile, in modo che Irvine possa tornare in pista il prima possibile. In caso di sua assenza, comunque altamente improbabile, in Giappone toccherebbe a Luca Badoer prendere parte all’ultimo week-end di gara dell’anno.


Il trevigiano, che non prende parte ad una gara di Formula Uno dal 1996, non si dice spaventato nell’eventualità che ciò avvenga:


"Il circuito lo conosco, la F300, dopo 1400 chilometri tra Spagna e Fiorano, pure. Certo sarebbe una gran bella opportunità. Se sarà necessario non mi tirerò indietro. Mi sento in grado di poter onorare il mito del marchio Ferrari".


Inoltre, grazie alla pioggia caduta durante il secondo giorno di prove, Badoer testa anche le Goodyear da bagnato, completando 105 giri per un totale di 300 chilometri:


"Mi sento appagato, perché ora so che sono in grado di portare al limite la F300 anche sul bagnato, dove ho ottenuto le stesse prestazioni di Schumacher. Sono soddisfatto pure della tenuta fisica. Abbiamo un pacchetto di novità che in queste condizioni si è dimostrato veramente molto buono. È un momento in cui ognuno deve fare la sua parte, e non voglio certo essere io la palla al piede".


Il team del Cavallino continua ad effettuare comparazioni tra la vettura standard e quella a passo lungo, e ulteriori prove con le nuove Goodyear. Schumacher compie 105 giri, Irvine 43. Il tedesco, alla guida della versione standard della F300, dichiara che le sue attenzioni in questa sessione sono rivolte in maniera particolare agli pneumatici:


"Io ho dedicato questi giorni quasi esclusivamente alle gomme, perché è da quelle che si può ancora tirare fuori qualcosa in termini di prestazioni. Ho girato a Barcellona, a Fiorano, qui al Mugello e penso che sia stato fatto un buon lavoro; grazie anche alla Goodyear che si è impegnata per seguire le nostre necessità. Anche la Bridgestone sta lavorando con la McLaren a Barcellona, vedremo chi l'avrà fatto meglio. La prossima settimana proveremo alcune cose anche sulla macchina, ma non posso dire quali. Intanto andrò a riposarmi un paio di giorni in Svizzera, a rilassarmi con Gina Maria; poi domenica sarò a Kerpen, perché nel mio kartodromo ci saranno le gare finali di una manifestazione riservata ai bambini di otto-dieci anni, e dovrò essere io a premiare i vincitori".


Il fatto che comunque l'ex Benetton abbia provato per tre giorni di fila utilizzando solo la vettura standard, fa capire che il team di Maranello è oramai definitivamente deciso ad utilizzare questa versione per l’ultimo round della stagione. Sebbene gli pneumatici fossero la priorità, si lavora senza sosta anche con le partenze ed alcune inedite soluzioni aerodinamiche riguardanti le ali: quella anteriore viene modificata aggiungendo diversi deflettori, mentre quella posteriore con due profili avanzati sovrapposti.


La settimana seguente, Schumacher, Irvine e Badoer si alternano sui circuiti del Mugello e di Fiorano per gli ultimi test da effettuare. Martedì 20 Ottobre, il pilota di Kerpen completa settantasei giri al Mugello, fermando il proprio crono sull’1'27"611, mentre a Fiorano Badoer percorre novantotto giri, il più rapido in 1'01"962. Il collaudatore testa il telaio n.183, che il giorno dopo, sempre a Modena, viene provato anche da Schumacher, il quale effettua anche i controlli di routine sulle prime tre monoposto da spedire in Giappone.


"A questo punto basta, quel che è fatto è fatto, da questi test è stato tirato fuori il meglio possibile, l'impressione finale è positiva. Ribadisco di essere molto fiducioso e direi anche ottimista perché credo che le possibilità di vincere il Mondiale siano buone. Non vedo l'ora di andare a Suzuka per poter verificare sul posto tali opportunità; partirò per il Giappone domenica, con mio fratello. A me bastano tre giorni per acclimatarmi, il quarto sto già benissimo. Mi sono già immaginato cosa potrebbe succedere in caso di vittoria e in caso di sconfitta, gli scenari delle due opposte situazioni hanno già ripetutamente attraversato la mia mente. Ma non è che non ci dorma la notte, per carità; e nemmeno che faccia dei sogni".


Dichiara uno Schumacher secondo il quale, come spesso accaduto in numerose gare della stagione, il fattore decisivo sarà ancora la performance delle gomme:


"Dopo tante prove spero di fare la scelta giusta. Il resto è pronto e tutto dipenderà dall'assetto definitivo della macchina, cioè se ogni cosa è stata indovinata nel migliore dei modi. Perché la vettura standard? Per una serie di ragioni: questa ci dà in generale maggiori garanzie. Rispetto al Nurburgring siamo cresciuti, e alla resa dei conti speriamo di aver lavorato meglio degli altri".


Quel che è fatto è fatto, dice Schumacher, almeno per quanto riguarda le prove in vista della gara giapponese, poiché nella settimana che precede quella del Gran Premio, Luca Badoer continua a girare a Fiorano testando però componenti da impiegare sul progetto della vettura 1999.


Contemporaneamente, Schumacher rilascia una curiosa intervista al quotidiano conservatore Die Welt, nella quale parla della sua famiglia dichiarando:


"Me ne andrò dalla Germania per salvare il diritto dei miei figli a una vita tranquilla. In patria non è possibile: sarebbero assediati dalla fama di star del padre, perseguitati e chiamati a esami continui come i figli di Schumacher, così non si può".


"Per i miei figli la Germania sarebbe il posto peggiore dove crescere. Non dipende da com'è il paese, ma dal nome e dalla mia fama: vivrebbero come persone troppo famose, e questo è uno stress eccessivo, inaccettabile. In Germania potrò tornare come un visitatore, come un viaggiatore di passaggio, ma nulla di più".


E' una decisione sofferta per il ventinovenne pilota della Ferrari, che pure come la moglie Corinna, ha profonde radici affettive nella natia Renania. Schumacher del resto ha residenza all'estero dal 1991, dato che si trasferì nel principato di Monaco, e da due anni e mezzo vive a Vufflens-le-Chateau, un idilliaco paesino svizzero non lontano dal lago di Ginevra.


"E' un mondo ipocrita, e non voglio che i miei figli debbano fare i conti con esperienze che più tardi potrebbero portarli a dilemmi laceranti, a conflitti con se stessi. Io vorrei tanto poter sfuggire alla fama, e spegnere l'interruttore. Se fosse possibile, farei volentieri a meno di essere Michael Schumacher".


"Intanto devo difendermi costruendomi attorno un muro di incomunicabilità, in nome della mia privacy, e a molti ciò sembra un atteggiamento arrogante".


A pochi giorni dalla partenza per il Giappone, il direttore tecnico di Maranello, Ross Brawn, svela che il segreto che permette alle due McLaren Mercedes di effettuare partenze a fionda non è l’elettronica sofisticata, bensì la frizione, la stessa che la Ferrari ha adottato durante il Gran Premio del Lussemburgo, la quale tuttavia ha una modalità d’uso differente che la Rossa spera di poter imitare in Giappone. Il team di Woking, infatti, dispone di una frizione che mantiene il numero di giri del motore entro un limite stabilito, e che dosa in proporzione la potenza del motore con l’aiuto di un apposito indicatore per la partenza; una procedura che permette di ridurre temperature e imprevedibilità della frizione al momento dello stacco. Come spiegato da Brawn, però, l’usura dei materiali non consente che l’operazione possa avvenire di nuovo con la stessa precisione.


Il 21 Ottobre 1998, Schumacher prosegue le prove a Fiorano, mentre il resto della Ferrari completa i test sul circuito del Mugello, in vista dell' ultimo e decisivo Gran Premio della stagione a Suzuka, con Eddie Irvine, che ha simula anche numerose partenze, e percorre in totale ottanta giri.


Al termine del lavoro, il pilota nord-irlandese si dimostra molto ottimista, e dichiara:


"Sono soddisfatto: abbiamo fatto tutto quello che c' era da fare, vado a Suzuka tranquillo e convinto che io e Michael potremo fare una buona gara. Il titolo iridato? Possiamo vincerlo, abbiamo buone possibilità, ma non dipende solo da noi. Bisogna vedere anche che cosa riuscirà a fare Mika Hakkinen con la sua McLaren: comunque, abbiamo risolto anche i problemi relativi al sedile di guida".


Dopo un’attesa lunga un mese, finalmente il circus approda in Giappone per l’ultima prova del Mondiale 1998, sede del Gran Premio che assegnerà sia il titolo Piloti che quello Costruttori.


Non certo senza qualche piccolo imprevisto, dato che il gruppo Ferrari (cinquantotto in totale) che si imbarca per Tokyo da Malpensa il 26 Ottobre, rimane bloccato per tre ore dal caos che travolge lo scalo milanese, mentre il presidente Luca di Montezemolo rimane senza valigia perché la British Airways gliela smarrisce.


La Formula Uno, si sa, guarda sempre avanti, come dimostra il fatto che anche se la stagione non è ancora giunta al termine, fervono già i preparativi per la sessione di test sul medesimo circuito di Suzuka, dove i team monteranno esclusivamente gomme Bridgestone. Il fornitore giapponese, infatti, sarà l’unico presente nel campionato a partire dall’anno venturo, poiché verrà a mancare la storica presenza della Goodyear, che già a metà stagione aveva annunciato il suo addio.


La FIA quindi, accoglie la richiesta dei giapponesi di svolgere delle prove con i team che vorranno parteciparvi due giorni dopo il Gran Premio.


Per la stagione 1999 ci sono altre novità inerenti il regolamento sportivo, tra cui il numero massimo di vetture ammesse al via, ovvero ventiquattro, o le penalità: lo Stop&Go, infatti, rimarrà di dieci secondi, ma nel caso in cui essa venisse comminata negli ultimi cinque giri, il pilota verrebbe penalizzato con un’aggiunta di venticinque secondi al tempo impiegato per completare la gara. Una scelta che deriva indubbiamente dai fatti del Gran Premio di Gran Bretagna, con il finale controverso che vide Schumacher tagliare il traguardo passando per i box, dovendo scontare una penalità nei giri finali.


Tornando agli pneumatici, invece, le scanalature sulle gomme aumenteranno da tre a quattro, per una larghezza massima della gomma che non potrà andare oltre i 270 millimetri.


Infine, viene introdotto il sedile estraibile, un ulteriore passo in avanti per la sicurezza, dopo quelli già fatti dopo la scomparsa di Ayrton Senna, come ammette Sid Watkins, presidente della commissione medica della FIA. Il nuovo dispositivo, in vigore dal '99, consente di immobilizzare, con una serie di cinture, le varie parti del corpo del pilota al sedile, e in particolare la colonna vertebrale e la testa, per poi estrarlo dall'abitacolo sollevandolo con quattro cavi. Un sistema più sicuro di quello in voga adesso, il cosiddetto spinal splint, che viene infilato dietro la schiena del pilota prima di estrarlo dalla vettura.


Come detto, però, manca ancora un’altra gara per terminare questa stagione entusiasmante e del tutto aperta. Per l'occasione, Schumacher, esordirà nelle prove libere con un nuovo casco, le cui novità sono rappresentate dall'argento luminescente che sostituisce il bianco che faceva da sfondo, e dalla fascia nera della bandiera tedesca che si arricchisce di scacchi bianchi, così da rappresentare la bandiera simbolo delle gare di velocità.


La Ferrari ha lavorato duro durante il mese di sosta, così come la McLaren, stando a quanto ammesso da Hakkinen, che parla di progressi eccezionali:


"Dal trionfo del Nurburgring ho trascorso un mese molto intenso, tante prove, promozioni. Ma ho anche trovato il tempo per passare qualche giorno in Finlandia, a casa: per rilassarmi, sgombrare la mente e concentrarmi ancora di più sulla preparazione. I nostri test di Barcellona? I progressi sono stati eccezionali".


"L'affidabilità resta un'incognita che non si può mai azzerare in un Gran Premio: aspetto domenica per vedere anch'io come andrà a finire, ma ad ogni modo alla McLaren abbiamo tutti lavorato duro. Siamo pronti: ciascuno darà il meglio di sé stesso. Sarà difficile, molto impegnativo, ma io sono sicuro di poter vincere, e ripongo totale fiducia nella squadra, nella macchina, nelle gomme, nel motore. Non riesco proprio a vedere nulla di negativo nel prossimo Gran Premio. Ovviamente dovrà funzionare tutto alla perfezione, perché non ci saranno più rivincite".


I quattro punti da gestire sull’avversario rappresentano un vantaggio non di poco conto, tuttavia Hakkinen sottolinea come non sia possibile su un circuito come quello di Suzuka partire di conserva puntando ad un secondo posto:


"Nessuno sa che cosa può accadere nel corso di un Gran Premio come quello di domenica, su una pista che permette i sorpassi ma è molto selettiva. Tuttavia, ammetto che partire senza essere obbligato a vincere è una situazione che psicologicamente preferisco. Il vantaggio che ho in classifica non è enorme, ma mi sento più tranquillo davanti che dietro. Per adesso la strategia prevede di stare davanti a Schumacher. Ma domenica potrebbe anche cambiare sulla base dei risultati delle prove".


C’è chi, Schumacher compreso, insiste molto sul fatto che la solidità psicologica sarà fondamentale. Un aspetto su cui, stando a quanto ipotizzato dal pilota della Ferrari, Mika non sarebbe forte. Ma il finlandese replica, dicendo:


"Io mi preoccupo della mia mente. Perché è soltanto da lì che mi può venire l'energia per guidare al massimo livello per tutta la durata di un Gran Premio. E c’è una zona del cervello che è deputata alla concentrazione: un'area speciale che può esprimere una forza enorme. Ecco: le mie possibilità vere di vittoria le attingo tutte lì. Michael dice che non avrei nervi saldi. Preferisco non rispondere e non dire che cosa penso di lui: è un argomento troppo privato".


Anche il team manager del team di Woking, Ron Dennis, ribadisce che Hakkinen correrà per vincere:


"L'unico modo per centrare la doppietta mondiale piloti e costruttori è quello di puntare al successo pieno. Per affrontare un Gran Premio si sceglie una strategia che, per noi, è flessibile fino a tre ore prima del via. Ma già le qualifiche saranno critiche. Una buona posizione è decisiva per mettere a suo agio Mika. I sorpassi sono difficili, e poi una buona qualifica permette di regolare meglio la macchina. Anche la strategia deve essere azzeccata, per non essere sorpassati in corsia box. La gara perfetta al Nurburgring mi rende sicuro".


"Non sono né ottimista né pessimista, solo realista. Michael è un pilota formidabile, non ho dubbi. La Goodyear ha migliorato le sue gomme senza darci tregua. La Ferrari ha un'affidabilità a prova di bomba. Da parte nostra abbiamo lavorato bene, la macchina è sempre stata veloce e, dopo gli ultimi test, è più affidabile".


Ron si sofferma sulla presunta fragilità psicologica di Hakkinen, difendendo a spada tratta un pilota che in questa stagione – ma anche in tutta la carriera, se si osserva il suo gran ritorno alle corse dopo lo spaventoso incidente in Australia nel 1995 - ha mostrato pochi segni di cedimento:


"Hakkinen è rilassato, lo vede chiunque qui. Segue una preparazione sia fisica sia mentale che gli ha consentito una stagione ad alto livello, nonostante la grande pressione e l'enorme impegno tra prove e gare. Mika ha grande misura. Riesce ad essere glaciale e concentrato. Non gli manca velocità. È molto determinato: quando si fissa un obiettivo lo persegue in ogni caso, migliorandosi strada facendo. Inoltre, ha un ottimo rapporto con gli ingegneri, ed ha aiutato a migliorare il clima del box e il programma di sviluppo. È così che abbiamo aumentato l'affidabilità e vinto otto corse. Il metodo di Mika ci permette sia decisioni meditate sia scelte importanti in un attimo: casi entrambi frequenti in Formula Uno".


"Mi ha sorpreso particolarmente nell'ultima gara: è stato perfetto. Ho ammirato la sua pazienza nell'insistere alle spalle di Irvine, senza esagerare né anticipare il sorpasso, che è poi venuto con una manovra da manuale, con uno stile molto simile a quello di Schumacher. Poi l'assalto a Michael: quando ha creato le condizioni per sorpassare alla prima sosta, e non oltre, è stato sublime".


Per la speciale occasione, il Giappone viene tappezzato interamente da manifesti pubblicitari sulla gara più importante dell’anno. Curiosamente, a dispetto della tensione per la lotta iridata, non sono i volti dei due contendenti al titolo ad essere rappresentati in primo piano, bensì le vetture e i caschi degli idoli di casa Takagi e Nakano, rispettivamente su Tyrrell e Minardi. Una scelta bizzarra, giustificabile fino ad un certo punto dall’orgoglio giapponese di avere due piloti nella massima categoria automobilistica.


Nell'abituale conferenza stampa del giovedì però, presenziano i quattro piloti che saranno per forza di cose i protagonisti principali del weekend: Hakkinen e Coulthard siedono davanti, mentre quasi come a voler rappresentare l’ordine in classifica, Schumacher e Irvine sono dietro.


Michael esordisce dicendo:


"Io ho solo un obbiettivo: vincere la gara. Il resto non mi interessa, non posso fare altro. Con la Ferrari abbiamo fatto tutto quello che serviva per prepararci al meglio. In questo mese di sosta, nei test che abbiamo svolto quasi senza interruzioni per migliaia di chilometri, la vettura ha compiuto passi in avanti. Piccoli miglioramenti che non si riescono a calcolare, sappiamo soltanto che va meglio ed è più veloce di prima. Anche le gomme sono a posto, credo sia stata fatta la scelta giusta. Ma non sappiamo dove sono i nostri avversari, ragion per cui solo all’ultimo momento si scoprirà la verità".


Mika risponde:


"Noi abbiamo lavorato un po' meno, puntando più sulla qualità che sulla quantità. Sono molto contento di come si sono messe le cose per quanto riguarda le nostre prestazioni. Sono convinto che la vettura sarà più veloce di prima. E poi abbiamo il sostegno della Bridgestone, che ha fatto ulteriori progressi. Ho avuto anche il tempo per riposarmi qualche giorno, il che non è male".


Poi ancora Schumacher, convinto che la sua maggiore esperienza in lotte di questo genere potrà fare la differenza:


"Ho già avuto diverse esperienze, ma ognuna è diversa dall’altra. Al momento sono sereno, forse domenica diventerò nervoso, ma questo non cambierà la situazione".


Per Hakkinen, diversamente, si tratta della sua prima chance di vincere un Mondiale di Formula Uno:


"Non ci voglio pensare, spero che non sia l’ultima, in ogni caso sarà meglio concentrarsi solo sulla gara. Non ho ancora deciso la tattica, tutto dipenderà dalle situazioni".


Coulthard e Irvine saranno protagonisti secondari ma fondamentali: Schumacher, infatti, oltre a vincere la gara necessita dell’aiuto del nord-irlandese, in ottime condizioni dopo le preoccupazioni per i problemi alla schiena. A Coulthard, invece, il compito di far da guardaspalle di Mika, il quale sottolinea:


"Non mi aspetto nulla di particolare. Coulthard lavora per la McLaren come me, quindi entrambi abbiamo il dover di portare a casa il miglior risultato possibile".


Su Irvine, invece, Michael dichiara:


"Questa è la pista sulla quale Irvine si trova meglio. Lui è già stato molto bravo quest’anno in corsa, e soprattutto nella messa a punto della vettura. Farà il massimo, il possibile".


Ai diretti interessati viene chiesto quale sarà il codice di comportamento che adotteranno in pista, e quando Coulthard dice di non aspettarsi incidenti, Michael interviene sibilino con un velato riferimento ai fatti di Spa:


"Proprio tu parli di incidenti?"


David fa spallucce, poi conclude affermando:


"Mi sono sempre comportato correttamente, non ho mai infranto le regole e continuerò così".


Anche Irvine asserisce di essere d’accordo col pensiero del collega scozzese:


"Anche io penso sia necessario essere leali. Ma in questa situazione, se sarò davanti, Hakkinen dovrà stare più attento a superarmi. Io, come David, non ho nulla da perdere".


Venerdì 30 Ottobre 1998 si scende in pista per le ultime prove libere della stagione. A Suzuka si presenta anche Montezemolo, ai box già dalle ore 10:00 del mattino. Dopo essersi appartato qualche minuto per discutere con Jean Todt, il presidente della Ferrari si concede ai giornalisti, ai quali svela:


"Appena sono arrivato in albergo sapete chi ho incontrato? Mika Hakkinen con sua moglie. Abbiamo chiacchierato un po', soprattutto del rally Mille Laghi. Ma niente inerente la gara, gli ho solo fatto i complimenti per la sua bella stagione".


Montezemolo parla del suo incontro con i vertici della Bridgestone, al fine di definire gli accordi per la stagione '99, quasi una formalità a sentir parlare il presidente. Martedì ci saranno i test per avere delle prime impressioni con i nuovi pneumatici, ma Montezemolo cambia argomento, ricordando a tutti, semmai ce ne fosse bisogno, che il campionato non è ancora finito:


"Ma cosa stiamo qui a pensare all'anno prossimo? Non me ne frega proprio niente, è come parlare della luna. Io son venuto sin qui per ben altra cosa; e credo di aver fatto bene a venire, comunque vada a finire. Sarà dura, molto dura".


"Più di questo non avremmo potuto fare, essere qui a giocarci il titolo all'ultima gara sta a confermare che la nostra stagione è da considerarsi più che buona, mai la Ferrari aveva conquistato tanti punti come quest'anno. Peccato quel brutto inizio, la sera del Gran Premio del Brasile nessuno di noi avrebbe potuto immaginare un tal recupero e un tal miglioramento, di essere qui adesso a lottare per il titolo. Abbiamo avuto momenti sfortunati, tante ultime spiagge dalle quali siamo usciti senza annegare, dobbiamo sostanzialmente essere soddisfatti. Fra la soddisfazione e la più sfrenata felicita adesso c’è di mezzo questa gara. Speriamo bene, sicuramente siamo competitivi come mi ha appena garantito Schumacher. Sì, Michael avrà bisogno anche di qualche aiuto, lo sappiamo benissimo; c’è Irvine in gran forma e sulla sua pista preferita pronto a darglielo, e magari anche il fratellino Ralf o qualcun altro. Che altro posso dire? Su, coraggio ragazzi".


Caricato anche dalla presenza del numero uno della Ferrari, Michael Schumacher fa registrare la miglior prestazione di giornata, davanti ai due piloti che dopo questa gara si scambieranno i sedili, suo fratello Ralf e Heinz-Harald Frentzen, il primo diretto verso la Williams ed il secondo verso la Jordan. Irvine è quarto, Hakkinen è solo quinto, ad otto decimi dal miglior tempo del tedesco.


La McLaren sembra non voler scoprire le proprie carte fino alla sessione di qualifica; tuttavia, Hakkinen si dice soddisfatto per i tanti giri percorsi e l’ottima affidabilità mostrata, nonché un ottimo bilanciamento, ma ammette anche che avrebbe potuto tranquillamente essere più vicino o persino davanti al rivale, se solo non avesse trovato la Minardi di Esteban Tuero in percorrenza dell’ultima chicane durante il suo tentativo.


Sabato 31 Ottobre, mai come prima in questa stagione, i duellanti per il Titolo non permettono a nessuno di interferire nella loro battaglia per la pole position.


Hakkinen scende in pista dopo soli cinque minuti dall’inizio della sessione, mentre Schumacher ha appena indossato il casco e si accinge a salire sulla sua Ferrari. Il leader del Mondiale va subito forte girando in 1'37"095, un secondo e mezzo più veloce rispetto al miglior tempo assoluto fatto segnare nelle prove libere.



Giunti a metà sessione, Schumacher risponde con il tempo di 1'36"769, tre decimi più rapido di Hakkinen. Non contento, Michael tenta di infliggere il colpo di grazia al suo avversario migliorandosi ulteriormente di ben mezzo secondo: con il tempo di 1'36"293, la pole appare intoccabile.


Nel frattempo, Montezemolo guarda le qualifiche al muretto box dietro Jean Todt, e viene inquadrato mentre agita con energia il pugno in seguito al super-giro di Schumacher.


Nel finale Hakkinen tenta il tutto per tutto, con Schumacher che per sicurezza torna in pista nel caso in cui si renda necessario limare qualcosina al suo tempo sul giro.


Il pilota della McLaren fa segnare un ottimo primo settore, ma in curva 9 finisce con due ruote sulla ghiaia, e deve così abortire il suo tentativo, rassegnandosi all’idea di partire dietro Schumacher, il quale, avvisato dai box dell’errore di Mika, alza il piede e rientra ai box. Hakkinen paga quasi due decimi, mentre i due scudieri Coulthard e Irvine compongono la seconda fila, distanti rispettivamente un secondo e due decimi, ed un secondo e nove decimi.


Un’enormità.



Dalla terza fila alla settima fila si qualificano nell’ordine le due Williams, le due Jordan, le due Benetton, le due Sauber e le due Prost. Strano incantesimo che si spezza in ottava fila, occupata dalla Arrows di Mika Salo e la Stewart di Rubens Barrichello.


Autore di tre pole di fila, Michael Schumacher ha compiuto solo il primo di una serie di passi che potrebbero portarlo a vincere il Mondiale. Nonostante la pole, infatti, il tedesco ricorda che c’è ancora molto da fare, e soprattutto, un eventuale vittoria della gara non è sinonimo di vittoria del campionato:


"Inutile dire che preferirei una lotta diretta senza dover fare troppi conteggi, ma purtroppo è così e non possiamo farci niente. Ad ogni modo non devo pensare a questo, ma a come riuscire a vincere. Abbiamo le nostre possibilità, dovremo cercare di essere bravi abbastanza da sfruttarle".


Michael partirà davanti, ma Hakkinen vede il bicchiere mezzo pieno:


"Il secondo posto va più che bene per noi. Nel peggiore degli scenari potrei essere ultimo, squalificato, o cose del genere. Quindi sono molto soddisfatto".


C’è una statistica preoccupante per Schumacher in vista della gara, ed è il numero di posizioni che il nativo di Kerpen ha perso al via durante questa stagione: ben ventisette. Un dato significativo che evidenzia le difficoltà del ferrarista allo spegnimento dei semafori, e che, come sottolinea David Coulthard, sarà un elemento da sfruttare per la McLaren:


"L’idea è che Mika sia in testa alla prima curva e che anche io sia in grado di passare Michael e andare in seconda posizione, il che è possibile visto che alcune sue partenze quest’anno sono state pessime".



Sono ormai le ore 20:00 quando sia Schumacher che Hakkinen lasciano l’autodromo. Il primo cena con la squadra, in presenza del presidente della Ferrari e del manager Willy Weber, limitandosi a due spaghetti e verdure bollite senza condimenti, dopodiché torna in albergo, si sottopone a una seduta di massaggi, e si distende subito a letto.


Il secondo, invece, trascorre la serata insieme alla moglie, il manager Keke Rosberg e l’addetto stampa Didier Cotton, cenando in un ristorante prima di tornare in albergo. Durante la cena, una signora di mezza età del posto ignora completamente il separé e approccia senza ritegno il finlandese per dichiarare l’immensa passione che ella ha nei suoi confronti, al punto da avergli dedicato un ristorante macrobiotico. Un po' scocciato, Hakkinen la invita a lasciarlo in pace, e dopo aver finito di cenare si allontana dal ristorante usando un’uscita secondaria.


E' il 1° novembre 1998.


Sta per andare in scena l’ultima gara del Mondiale 1998, che non funge da sipario calante solo per la stagione, ma anche per alcune presenze storiche all’interno circus.


Dopo trentatré anni trascorsi a fornire pneumatici da corsa, la Goodyear saluta la Formula Uno, lasciando tutto nelle mani della Brigdestone, con la speranza di abdicare da campione in carica.


Sono ventotto, invece, gli anni di partecipazione della Tyrrell al campionato, tra Mondiali vinti nei primi anni ‘70 (tre per la precisione, uno Costruttori e due Piloti), e un lento declino fatto di poche gioie, come l’ultima vittoria ottenuta da Michele Alboreto nell’83 a Detroit, o l’ultimo podio nel ‘94 a Montmelò con Blundell, e tante delusioni, fino ad arrivare a questa stagione, durante la quale la scuderia di Ken Tyrrell non ha conquistato neppure un punto, e per di più correrà la gara d’addio con un solo pilota, Takagi, poiché Rosset per l’ennesima volta non è riuscito a qualificarsi, rimanendo fuori dal 107%.


Caduta nel baratro della mediocrità, la scuderia è stata rilevata dalla British American Tobacco e da Craig Pollock, manager di Villeneuve, che con cospicui investimenti punta a creare una scuderia vincente, partendo proprio dal campione uscente.



Ed è ai saluti anche Jacques, che lascia la Williams dopo tre anni di convivenza. La scuderia britannica spera in un ultimo guizzo del canadese per conquistare il terzo posto nei costruttori. Con 35 punti, il team britannico deve guardarsi le spalle da Benetton, a quota 33, e Jordan, sorpresa della seconda parte di stagione con 31 punti.


Tutti argomenti che però vanno in secondo piano, perché, come è giusto che sia, l’attenzione del mondo intero è focalizzata sulle prime due file, dove sono piazzate le due McLaren-Mercedes e le due Ferrari. A Maranello, quindicimila tifosi della Rossa incuranti del freddo, si riuniscono in piazza alle ore 5:00 del mattino per assistere alla corsa tramite il mega-schermo montato appositamente per l’occasione.


Pochi minuti prima del via, mentre gironzola pensieroso intorno alla sua vettura, Hakkinen concede gentilmente due parole a Martin Brundle, inviato di ITV Sport:


"In questo momento sto cercando di concentrarmi la meglio per il via e la gara, tenendo sotto controllo tutte le emozioni che ho in corpo, poiché non mi aiuterebbero tanto al momento. Siamo fiduciosi, abbiamo un ottimo set-up e le gomme funzionano".


Preoccupato per il rischio di incidenti o manovre poco ortodosse?


"Siamo professionisti, non credo che Schumacher farà ricorso a strategie poco corrette, c’è il mondo intero a guardarci. Sono sicuro che sarà una gara pulita".


A testimonianza del rapporto pacifico tra i due, prima di salire a bordo dei rispettivi abitacoli, Schumacher e Hakkinen si stringono la mano, come a dire: vinca il migliore.


È tutto pronto, i piloti concludono il giro di ricognizione e si riposizionano sulla griglia. Comincia il conteggio dei semafori, ma quando si accende la quinta luce, sventolano bandiere gialle a centro gruppo. Di conseguenza, si accendono anche le tre luci gialle che indicano l’annullamento della partenza. Hakkinen reagisce alle luci rilasciando la frizione, così come qualcun altro, ma dopo aver percorso pochi metri si ferma.


Cosa è successo?


Il V10 Peugeot della Prost di Jarno Trulli si è improvvisamente spento a pochi secondi dal via. Il pilota abruzzese attira l’attenzione dei commissari agitando le braccia, ed ecco che diventa necessario ripetere tutta la procedura di partenza, con Jarno costretto a partire dall’ultima posizione. Secondo l’articolo 147 del regolamento sportivo infatti:


"In caso di partenza interrotta da parte di un pilota, un commissario ha l’obbligo di sostare davanti alla vettura ferma sventolando una bandiera gialla per segnalare l’anomalia. Devono sfilare tutte le altre vetture, poi il pilota fermo può essere aiutato a ripartire, occupando l’ultima posizione, che dovrà mantenere alla partenza successiva".


Pochi minuti dopo, si riparte per il secondo giro di ricognizione, alla fine del quale tutti si riposizionano sul rettilineo principale per cominciare le danze. In quei pochi secondi che separano i piloti dallo spegnimento dei semafori, la Ferrari di Schumacher effettua un impercettibile sobbalzo in avanti. Pochi istanti dopo, Schumacher alza un braccio, gelando il cuore degli uomini al muretto box Ferrari, dei tifosi sugli spalti ed ai quindicimila svegli di primo mattino a Maranello o incollati davanti alla TV: la F300 si è spenta.



Come accaduto in precedenza per Trulli, sarà necessario ripetere tutto da capo, e al terzo warm-up lap di fila, Schumacher dovrà far passare tutti, per poi accodarsi a Trulli per partire dall’ultima posizione. Le interminabili sessioni di test, il giro perfetto della qualifica, le numerose strategie preparate per la corsa: tutto sembra andare in fumo in un istante.


Hakkinen, seppur rimanendo sulla seconda casella, parte praticamente dalla pole position, davanti al compagno Coulthard e ad Irvine, il quale ha l’arduo compito di passare le due Frecce d’argento al via, sperando che nel frattempo la rimonta del compagno di squadra avvenga il più rapidamente possibile.


Al terzo tentativo si parte.


Hakkinen arriva alla prima curva in prima posizione, indisturbato, mentre il suo compagno Coulthard viene superato sia da Irvine che da Frentzen. A centro gruppo sventolano di nuovo bandiere gialle, dato che Johnny Herbert è rimasto piantato per pochi secondi prima di riuscire ad iniziare la sua gara.



Michael Schumacher, alla fine del primo giro, è già dodicesimo, davanti a Barrichello e dietro Olivier Panis. Il ferrarista è autore di uno scatto felino, che gli consente di guadagnare svariate posizioni già sul rettilineo principale.


Nelle zone alte della classifica, invece, Hakkinen fa l’andatura, seguito da Irvine, Frentzen, Coulthard, Villeneuve e Damon Hill.


Lo scozzese della McLaren prova a liberarsi di Frentzen, nettamente più lento di lui ma comunque bravo a resistere agli attacchi; Schumacher, nel frattempo, si sbarazza anche di Panis e di Alesi, e dopo due giri è decimo.


Sul cammino del tedesco ora ci sono le Benetton, avversari decisamente più ostici rispetto ai precedenti. Michael, però, non sembra notare la differenza quando scavalca prima Fisichella e poi passa Alexander Wurz all’ingresso della Curva Dunlop, una manovra strabiliante favorita anche dalla scarsa resistenza dell’austriaco.



Il ferrarista, ottavo, vede davanti a sé la vettura gialla di Ralf, il quale si fa letteralmente da parte nel lasciare strada al fratello maggiore, settimo dopo poche tornate, a ridosso della zona punti e a dodici secondi dal leader della corsa Hakkinen, il quale non può abbassare la guardia avendo dietro di sé Eddie Irvine ad appena un secondo.


Villeneuve quinto, Hill sesto e Schumacher settimo.


Gli ultimi tre Campioni del Mondo sono racchiusi in pochi decimi, in lotta tra di loro. Se Ralf si era fatto da parte, i due iridati non hanno nessuna intenzione di dar vita facile al vecchio rivale, con cui i dissapori non sono mancati anche in questa stagione. Michael si fa vedere in più di un’occasione negli specchietti della Jordan, sia alla prima curva che al tornantino, ma proprio non riesce a trovare uno spiraglio. In più, c’è da considerare che una manovra azzardata metterebbe ufficialmente la parola fine al campionato.



Con Schumacher bloccato dietro Hill, e Hakkinen che dopo una decina di giri inizia ad abbassare i tempi e ad allontanarsi da Irvine, il distacco tra i due contendenti alla corona iridata sale vertiginosamente, raggiungendo i trenta secondi.


Al quindicesimo giro Hill va ai box per la sua prima sosta, lasciando pista libera a Schumacher che sorprende Villeneuve al tornantino, salendo così in quinta posizione. Alla fine del medesimo giro si ferma Irvine, che ritorna in pista sempre in seconda posizione grazie all’enorme gap accumulato su Frentzen e Coulthard.


Termina mestamente, nel frattempo, l’avventura di Ralf Schumacher in Jordan: in uscita dall’ultima chicane il V10 Mugen-Honda del tedesco esplode, e Ralf abbandona in fretta e furia la vettura con il retrotreno fiammeggiante.


Avendo scavalcato Villeneuve, in poco tempo Schumacher si attacca al retrotreno di Coulthard, incapace di avere la meglio su Frentzen. Per superare entrambi, il ferrarista tenta l’undercut rientrando ai box per il primo dei tre pit-stop in programma. Con una sosta di 6.8 secondi, Schumacher torna in pista settimo dietro Jean Alesi, ma davanti a Hill.


Intanto Irvine fa segnare il giro più veloce della gara, nel tentativo di rubare la posizione ad Hakkinen nel momento in cui questi effettuerà la sua sosta. Quando ciò avviene, però, Hakkinen conserva la testa della gara in seguito ad una sosta di 7.3 secondi.



Mentre Schumacher fa segnare giri record sull'1'40 basso, tocca a Frentzen effettuare il pit-stop, della durata di quasi dieci secondi, il che fa pensare che il tedesco sia su una strategia a due soste piuttosto che tre. In ogni caso, all’uscita della pit-lane Schumacher gli è davanti. Per il ferrarista si tratta di un’altra posizione guadagnata, che gli permette di instaurarsi in quarta posizione, a ventisei secondi dal leader della gara.


Quarta posizione che diventa terza dopo la sosta di Coulthard, che guadagna la posizione su Frentzen ma la perde sulla Ferrari in rimonta.


Quando sono trascorsi ventuno dei cinquantuno giri previsti (in origine cinquantatré ma a causa delle due false partenze la gara viene accorciata di due giri) Hakkinen è sempre leader, con sei secondi su Irvine. Schumacher è risalito in terza posizione grazie ad una fantastica rimonta, dopodiché seguono Coulthard, Frentzen e Hill, a chiudere la zona punti.


La missione impossibile di Schumacher però è solo a metà, perché è proprio adesso che viene la parte più difficile: il due volte iridato spinge per avvicinarsi ai primi due, senza dispensarsi dal commettere qualche errore, come una leggere uscita di pista alla chicane prima del traguardo, o numerosi bloccaggi in frenata che causano anche del blistering sull’anteriore destra.

Sforzi vani, poiché il passo di gara suo e quello di Hakkinen sono pressoché simili; per di più, bisogna considerare che il finlandese è in gestione e non sta forzando la mano.



Al ventisettesimo giro, Irvine effettua la seconda delle tre soste in programma; tornato in pista, Schumacher è subito dietro l'irlandese, a un paio di secondi, ma senza essersi ancora fermato per la sua seconda sosta.


Con la gara che vive una fase di stallo, l’unica variante che potrebbe permettere a Schumacher di sperare di lottare per il Titolo è una Safety-Car o qualche problema tecnico sulla McLaren di Hakkinen.


Al ventottesimo giro, alla chicane si verifica un incidente spettacolare tra Takagi e Tuero, con la Minardi dell’argentino che sperona la Tyrrell del pilota di casa spiccando il volo e atterrando nella ghiaia. Il contatto lascia numerosi detriti sulla pista, ma ciò nonostante non viene richiamato l'intervento della Safety-Car.



Alla fine del trentunesimo giro si consuma la tragedia sportiva di Michael Schumacher: sul rettilineo principale lo pneumatico posteriore destro della Ferrari esplode senza alcun preavviso, danneggiando irrimediabilmente cerchione e sospensione.



Dopo aver percorso la prima curva su tre ruote, Schumacher può solo parcheggiare la F300 danneggiata al lato della pista, sull’erba.



Michael si siede, scuro in volto, sul muretto al lato della pista, e per un paio di giri osserva Hakkinen passargli davanti, mentre viaggia indisturbato verso il suo primo titolo Mondiale.


Quando dal muretto box McLaren comunicano a Mika del ritiro di Schumacher, come ammetterà anche successivamente, il pilota finlandese non resisterà all’impulso di iniziare a cantare, poiché a prescindere da come finirà la corsa, il nuovo Campione del Mondo è lui.


Al box del team di Woking già si comincia a festeggiare, anche se per farlo nel migliore dei modi bisogna portare a casa la vittoria della gara. Dall’altra parte, invece, Montezemolo prova a consolare per quanto possibile i meccanici, abbracciando e stringendo la mano a tutti, cosa che farà lo stesso Schumacher una volta tornato ai box.



Hakkinen effettua la sua seconda ed ultima sosta due giri dopo il ritiro del pilota della Ferrari, e torna in pista con tre secondi su Irvine. Il nord-irlandese però, come anche Coulthard, è su una strategia a tre soste, quindi, dopo essersi fermato per la terza volta, è a venti secondi dal battistrada, mentre Coulthard è lontanissimo, a quarantaquattro.


Con Hakkinen in totale controllo, Irvine comincia a guadagnare ben tre secondi al giro, ma la vittoria del nuovo Campione del Mondo non viene mai messa in discussione.


Durante l’ultimo giro, Mika alza già il dito al cielo in percorrenza dell’ultima chicane, dopodiché va a tagliare il traguardo dove i suoi meccanici sventolano in festa una decina di bandiere con il logo della McLaren. Mika Hakkinen vince per l’ottava volta in stagione, conquistando quindi la metà delle gare a disposizione, un dato eccezionale.


Ma soprattutto, è ufficialmente Campione del Mondo.



Irvine giunge secondo davanti a Coulthard, che completa la festa della McLaren, regalando al team britannico il Campionato del Mondo Costruttori, l’ottavo alloro a pari merito con la Ferrari. Davanti c’è solo la Williams a quota nove.


A completare la zona punti sono Damon Hill, bravo nel superare Frentzen durante l’ultimo giro per andare a prendersi il quarto posto, e a seguire le due Williams, che con questo risultato conserva il terzo posto nella classifica Costruttori. Grazie a Hill, invece, la Jordan scavalca la Benetton per il quarto posto, segnando miglior risultato di sempre in Formula Uno per il team di Eddie Jordan.


Giunti nel parco chiuso, il primo a congratularsi con Hakkinen è proprio Schumacher, che stringe la mano al finlandese per poi allontanarsi. Poi Mika riceve l’abbraccio del compagno di squadra, ed infine arriva Ron Dennis a fare lo stesso.



Prima di salire sul podio, in preda alla gioia il nuovo Campione del Mondo corre verso la pista, per la precisione verso l’ultima chicane, dove sugli spalti c’è un settore pieno di tifosi che sventolano le bandiere della Finlandia. Mika li ringrazia indirizzando a loro dei baci e salutando a distanza, poi, sempre di corsa, si appresta a tornare indietro per partecipare alla cerimonia del podio, dove non può sfuggire, né tanto meno cerca di sottrarsi, alla doccia di champagne riservatagli da Irvine e Coulthard.



In conferenza stampa Hakkinen ripassa velocemente quella che è stata la sua carriera, che tra tanti alti e bassi, ha raggiunto in questa stagione il suo apice:


"Non so da dove cominciare per spiegare cosa provo in questo momento. Da quando ho iniziato a correre in Formula Uno, nel 1991, è stata sempre una dura battaglia per ottenere dei risultati, e adesso, insieme alla McLaren, con cui corro dal 1993, siamo Campioni del Mondo. Ci è voluto tempo, ma alla fine ci siamo riusciti".


Poi Mika si sofferma sulla tribolata partenza, e quanto abbia fatto la differenza l’assenza di Schumacher allo spegnimento dei semafori:


"Quando le luci rosse iniziano ad accendersi, di solito si è talmente carichi che l’unico pensiero è di rilasciare la frizione appena esse si spengono. Stavolta, al primo via, non si sono spente ma si sono accese quelle gialle; però ero così carico che sono partito lo stesso".


"Senza Schumacher tra le prime posizioni è stato più facile gestire questa gara rispetto ad altre durante questa stagione, poco ma sicuro. La pressione si è fatta sentire da stamattina a partire dal warm-up. In gara, però, ero più tranquillo e ho gestito la leadership senza troppi patemi. C’è sempre una gran difficoltà in queste situazioni, ed è quella di mantenere la concentrazione".


"A dieci giri dalla fine, con il vantaggio che avevo su Eddie, ho quasi iniziato a fischiettare in macchina, e di conseguenza è facile commettere errori banali. È una circostanza difficile da gestire: spesso Ron mi contattava via radio e mi invitava a restare concentrato".


"Adesso non dormire, sei campione del mondo ma devi vincere anche la corsa, mi dicevano per radio, e allora ho ripreso col mio ritmo normale".


"Ho capito di aver conquistato il titolo quando David Ryan mi ha detto via radio che Schumacher era fuori dalla gara. Poi ho visto la Ferrari parcheggiata al lato della pista alla seconda curva e mi sono trattenuto a stento dal gridare, dal cantare".


Ovviamente arrivano puntuali i ringraziamenti alla squadra:


"Il team è stato perfetto, abbiamo lavorato bene già prima dell’inizio del campionato, quando abbiamo preparato la vettura presentandoci al debutto più in forma dei nostri avversari, e per questo motivo ho potuto prendere un buon margine di vantaggio, che si è rivelato cruciale in momenti meno produttivi della stagione".


"In ogni caso siamo sempre stati al vertice".


"Dediche speciali? Alla squadra, e a tutti i nostri partner. Credo che questo sia stato un grande giorno anche per Keke Rosberg, che ha sempre creduto in me e mi ha sostenuto".


Proprio Keke Rosberg, interpellato a riguardo, dichiara:


"La vittoria di Hakkinen mi rende felice ed è ancor più meritata ripensando al suo terribile incidente ad Adelaide. E' stato bravo, ma una parte dei meriti va anche alla McLaren che ha creduto in lui".


Intravede già l’inizio di una nuova serie vincente Ron Dennis, anche se sottolinea che difendere i titoli mondiali sarà tutt’altro che semplice:


"E’ iniziata, dopo quella di Lauda, Prost e Senna, una nuova era per la McLaren. Abbiamo cambiato stile, colore, motore, quasi tutto. Purtroppo sono convinto che non sarà facile stare al vertice per tanti anni come accaduto in precedenza, ma ci proveremo. Abbiamo dimostrato nei momenti più difficili di essere un team unito, capace di reagire nel migliore dei modi a qualunque problema. Le svolte decisive sono avvenute in Belgio, dove abbiamo avuto anche un po' di fortuna, e al Nurburgring. Arrivavamo da una sconfitta pesante a Monza ed avremmo potuto perdere la testa. Il sabato eravamo disorientati, la domenica siamo risorti vincendo una corsa importantissima".



Mentre in casa McLaren si festeggia per il ritorno alla vittoria iridata dopo anni di delusioni, in casa Ferrari a tener banco è il problema accusato poco prima della partenza dalla F300 di Schumacher, l’inconveniente che di fatto ha consegnato nelle mani di Hakkinen il Mondiale.


La Ferrari fa sapere che si è trattato di un calo di pressione del sistema idraulico che controlla cambio e frizione, e che di conseguenza ha creato un malfunzionamento nel momento in cui Schumacher ha schiacciato la leva della frizione dietro il volante ed inserito la prima marcia; la manovra non è riuscita ed il motore si è spento.


Alcune voci che circolano nel paddock però parlano di un motore che era sui tremila giri, che era quindi al minimo e doveva essere tenuto più alto. Ergo, la colpa potrebbe essere dello stesso Schumacher, o del software elettronico che gestisce il sistema.


Poco importa, perché quello che conta è il risultato, che è per il secondo anno di fila sfavorevole alla Rossa e a Schumacher. Se nel ‘97 la lotta con Villeneuve si era conclusa in malo modo a causa dell’incidente tra i due e la conseguente esclusione dal campionato di Schumacher, stavolta il tedesco esce a testa alta dalla dura battaglia intrapresa con Hakkinen.


Di fronte ai giornalisti, Michael prima di tutto fa le sue congratulazioni al rivale:


"Devo fare i complimenti ad Hakkinen e alla McLaren. Hanno lavorato meglio di noi ed è giusto che abbiano vinto. Noi non eravamo lontani, ma abbiamo avuto un inizio di campionato in salita. Al secondo via, quando ho inserito la marcia, il motore si è spento di colpo. Avevamo fatto benissimo in qualifica e ho dovuto ricominciare dal fondo dello schieramento. In un certo senso mi sono anche divertito, con tutti quei sorpassi. Quando sono arrivato dietro Hill, lui non mi ha di certo agevolato, ma in verità da Damon non mi aspettavo regali. Le gomme andavano bene, anche se in frenata avevo spiattellato lo pneumatico anteriore destro. Sentivo delle vibrazioni e temevo che mi capitasse qualcosa di strano. Ho chiamato via radio i box, per fermarmi a cambiare le gomme, ma mi hanno risposto di andare avanti, avrei dovuto fare la sosta, credo, dopo tre giri. All’improvviso, senza alcun preavviso, è esplosa la posteriore destra, danneggiando cerchio e sospensione; ho dovuto ritirarmi, con grande rammarico, perché l’auto era competitiva".


Michael non crede che l’esplosione dello pneumatico sia stata causata dall’aver raccolto dei detriti in seguito all’incidente tra Takagi e Tuero:


"Non so il cedimento da cosa sia stato causato, non credo di essere passato sui detriti di una delle due vetture che poco prima del mio problema avevano avuto un incidente alla chicane. C’erano delle vibrazioni, ma continuavo a spingere per recuperare. Quando hai uno di questi problemi, non puoi fare nulla".


"Mi spiace soprattutto per la squadra, per i ragazzi che sono stati bravissimi. Nessuna scuderia avrebbe potuto fare i miglioramenti che ha compiuto la Ferrari dall’inizio della stagione. Il mondo continua a girare, centreremo il nostro obiettivo nel 1999".


Il pilota tedesco traccia anche un bilancio personale sulla sua stagione, caratterizzata da prestazioni straordinarie come in Argentina o in Italia, ma anche da passaggi a vuoto come Monaco e Germania:


"Non sono infallibile, a volte faccio degli errori, però credo di dare il massimo alla mia squadra in tutti i momenti, dalle prove alle gare. Quando si è costretti a prendere dei rischi, per recuperare, tutto diventa più difficile. Sono convinto che la Ferrari sia contenta del mio operato, anche se a volte non riesco ad ottenere ciò che si attende. È evidente che questo non doveva esser il nostro anno, perché insieme ai nostri sbagli si è assommato anche un po' di accanimento della sfortuna".


"Adesso ricominciamo da capo ma non da zero. La Ferrari è una realtà. La McLaren resterà la squadra da battere anche l’anno prossimo. Non credo ci saranno subito altri inserimenti al vertice. Se noi saremo capaci di partire dalla prima corsa al massimo delle nostre possibilità, riusciremo a prenderci la rivincita. Ne sono sicuro".


Conclude con queste parole di sfida Schumacher, fiducioso in vista della stagione 1999.



Tanta amarezza come logico aspettarsi anche da Montezemolo, che si mangia le mani per la pole position vanificata:


"Purtroppo sì, non posso negarlo, è stata una botta pazzesca. Meno male che avevo già detto che questo Gran Premio sarebbe stato una roulette. Lo è stato. Ma chi poteva immaginare, non dico prevedere, quello che è successo? Uno Schumacher che parte ultimo. Avevamo la pole position, avevamo fatto anche il miglior tempo nel warm-up di stamattina, lui si schiera al primo posto e gli si spegne il motore".


"Non so cosa sia accaduto, mi riferiscono che a occhio e croce dovrebbe essere dipeso dalla frizione, ma devono ancora esaminare la macchina. Era già accaduto che Michael partisse male e so che avevano lavorato molto su questo problema, so che Michael stesso si era allenato tante volte a Fiorano, al Mugello, altrove, ma mai era accaduto che si spegnesse il motore. Purtroppo il regolamento è chiaro: chi manda a monte una procedura di partenza poi deve prendere il via dal fondo della griglia. Nulla da recriminare su questo, per carità".


Sebbene tutto sembrasse già andato perduto, il presidente ammette di aver sempre avuto un barlume di speranza:


"Anche se con rabbia ho pensato: ma vedrai che farà una rimonta eccezionale, possiamo ancora sperare. E così è stato perché Michael ha fatto una rimonta che resterà nella memoria a lungo, da ultimo a terzo. Le corse però sono fatte così, c’è il bello e c’è il brutto, bisogna prendere tutto in blocco, non si può scegliere".


Perdere per due volte di fila il Mondiale all’ultima gara è senza ombra di dubbio molto difficile da digerire:


"La stessa situazione io l'ho vissuta anche ventidue anni fa qui in Giappone, quando eravamo in testa al Mondiale e lo perdemmo all'ultima gara. È sempre difficile ingoiare ma poi lo fai perché tanto il mondo continua a girare e non puoi scendere, e io non voglio scendere. Anche per una ragione. Parliamoci chiaro: abbiamo perso ma siamo anche la squadra che è cresciuta di più nel corso dell'anno, guardi dove sono tutti gli altri, guardi che differenze nei punteggi. Grazie alle gomme, ma grazie anche al lavoro efficace di una squadra encomiabile".


"Vinceremo l'anno prossimo. Abbiamo tutte le carte per farlo ed una in più che non c'era quest'anno, cioè le gomme. L'anno prossimo sono uguali per tutti, e dunque noi potremo cominciare ad andare forte subito".

Dopo una sconfitta arrivata per pochi punti è logico che le occasioni perse durante la stagione assumano uno spessore più ampio, su tutte la disfatta del Belgio:


"Devo ammettere che fu un giorno molto brutto. Certo che anche quei punti avrebbero fatto comodo ma il discorso va impostato guardando l'insieme del campionato. E allora risulta innegabile che noi abbiamo sofferto nella prima parte, diciamo fino al Canada, poi è stato un crescendo continuo di miglioramenti, prestazioni e risultati. Con alti e bassi, momenti belli e momenti brutti, ma le corse sono così, bisogna mettere tutto in bilancio".


"Stasera festeggeremo lo stesso perché tutti questi ragazzi hanno lavorato in modo eccellente, con una dedizione incredibile, meritano un grazie grosso come una casa. E mi dispiace che non ci siano quelli della squadra di casa che avranno sofferto per questo risultato, ma anche loro hanno lavorato benissimo. La verità è che abbiamo lavorato molto e bene, e adesso è il momento di saper perdere, mandando giù un boccone molto amaro ma perdendo a testa alta".


Come Schumacher, anche il presidente fa le sue congratulazioni a Mika Hakkinen e alla McLaren:

"Ho fatto loro congratulazioni e complimenti che sentivo nel cuore, perché bisogna dire che anche loro hanno lavorato molto e bene. Stamattina mi sono incontrato con Ron Dennis, è venuto a prendere un caffè da me. Gli ho augurato la migliore fortuna e l'ha avuta. Le corse sono così, sarebbe bastata una piccola cosa ad Hakkinen, di quelle imprevedibili che possono sempre succedere, e adesso saremmo noi qui a festeggiare il titolo mondiale. Ma quello che conta sono i punti e loro ne hanno fatti di più, bravi".


Per concludere, un ringraziamento ai tifosi:


"Ringrazio tutti per come ci seguono e per la forza che ci danno. Vorrei dire loro che avevamo tutto per vincere, abbiamo perduto a testa alta ma ci rifaremo anche con il loro appoggio".

Attraverso le sue figure principali, la scuderia di Maranello recrimina soprattutto per l’inizio di stagione poco brillante se messo a confronto con la McLaren, che nei primi mesi del campionato ha beneficiato oltre che della superiorità tecnica, anche e soprattutto di gomme Bridgestone nettamente più performanti delle Goodyear. Un handicap che ricorda anche Jean Todt, che esattamente come Montezemolo e Schumacher, parla di titolo perso all’inizio della stagione:


"E’ banale dire che sono deluso, ma è la verità, lo sono e molto. Sapevamo che sarebbe stato difficile vincere, però la gara è stata più dura del previsto. Michael non ha potuto sfruttare la sua pole a causa di un problema derivato dal circuito idraulico, un calo di pressione. In ogni caso, forse, avrebbe potuto conquistare un primo posto ma non il campionato. Quello ce lo siamo giocato all’inizio della stagione, quando non eravamo competitivi come avremmo voluto e dovuto essere. Restano, tuttavia, delle note positive: la nostra squadra ora sa di esser forte, capace di stare al vertice. Abbiamo accumulato sei successi e un totale di punti che costituisce un record storico per Maranello. La nuova vettura non sarà una monoposto rivoluzionaria, bensì l’evoluzione di quella attuale sulla quale abbiamo accumulato una notevole esperienza".


Più forte la Williams-Renault di Villeneuve o la McLaren Mercedes di Hakkinen? Todt risponde:


"Ritengo che il complesso McLaren-Mercedes sia stato più forte di quello Williams-Renault della passata stagione. Nel ‘97 eravamo arrivati all’ultima gara con un punto di vantaggio, e a venti minuti dal termine eravamo campioni. Qui eravamo in svantaggio di quattro lunghezze, e le cose si sono messe subito male per noi. A mio avviso, quindi, è stato più dura perdere a Jerez che non stavolta in Giappone. Voglio comunque fare i complimenti ai nostri avversari. Non sono tutti simpatici, ma sono certamente forti".


Conclude il team manager francese, il cui compito ora è di far dimenticare alla squadra l’atroce delusione per guardare con fiducia al 1999, che inizia già a partire da martedì 3 Novembre, con i test organizzati da Bridgestone per permettere alle scuderie che fino a questo momento hanno usufruito dei servizi della Goodyear di farsi una prima impressione delle coperture giapponesi.


Il giorno successivo, Michael Schumacher esce dall'albergo dopo pranzo, sereno e sorridente, e va a giocare a calcetto. Le formazioni sono composte da Schumacher e Coulthard insieme a Barrichello, un amico tedesco di Michael e un meccanico della McLaren, contro Fisichella, Giovanni Minardi (figlio di Giancarlo), Giulio Delfino, Alexander Wurz e il preparatore atletico della Benetton.


La partita, per la cronaca, finisce 8-12.


Non terminano, invece, le disavventure di Montezemolo e Todt, costretti da un guasto all'aereo, sulla via del ritorno, ad una lunga sosta imprevista.


Terminata la partita, Schumacher, intervistato dalle televisioni, fa fatica a parlare, e quando gli si chiede come mai abbia questa voce roca, il tedesco risponde:


"Mah, forse perché ieri durante quella gara e quelle partenze mi sono sgolato parecchio a parlare per radio coi box".


Ma puntualizzano al pilota della Ferrari che ha passato la notte a fare il karaoke con tuo fratello Ralf:


"Che c'entra? Sì, abbiamo cantato, ma avevo già la voce che non funzionava più, però ci siamo divertiti tanto. Guarda, i meccanici della Ferrari non sono dei tipi mondani, dei festaioli incalliti, sono ragazzi che lavorano tanto e la sera vogliono starsene in pace tra loro, e così ieri sera non c'è stata nessuna festa. Abbiamo mangiato al ristorante italiano poi siamo andati al karaoke, nemmeno tutti. Lì cantavano tutti, ci sono delle specie di cabine dove ognuno canta per conto proprio quello che vuole, e io e Ralf abbiamo cantato. Fino a che ora? Non me lo ricordo, ci sentivamo liberi e senza pensieri, forse abbiamo fatto tardi, perchè mio fratello dorme ancora. Una serata in allegria, ci siamo diveriti un sacco, abbiamo fatto un gran casino, in questo sicuramente ho battuto Hakkinen".


"Cos'ho provato alla seconda partenza? Devo essere sincero? Mi è venuta una gran voglia di attaccarmi alla radio e dire ai box: fate qualcosa per bloccare anche questa partenza. Ma poi mi sono reso conto subito che era una fesseria, una cosa antisportiva e così mi sono concentrato solo sul semaforo. E stavolta è andata bene".


"La macchina è ancora lì, non so se l'hanno smontata, poi a Maranello si vedrà. Le prove di questi giorni le faccio con l'altra. Sì, certo, bisognerà vedere bene, ma con quella stessa macchina poi ho fatto una buona partenza e sono andato bene per tutti i trentuno giri che ho percorso. Ma rotture non ce ne sono state. Qualcosa non ha funzionato in quel momento, mentre ha funzionato dopo".


"La nostra era una missione impossibile, non poteva andare tutto alla perfezione. Comunque il mondiale non lo abbiamo perso a Suzuka, ma nelle prime gare: se fossimo andati meglio allora, tutto sarebbe stato diverso".


Termina così uno dei campionati più combattuti della storia moderna della Formula Uno, che paradossalmente sembrava già chiuso dopo le prime sei gare, quando Hakkinen, vincendo a Montecarlo, arrivò a vantare la bellezza di 22 punti di vantaggio su Schumacher, allora terzo in classifica dietro anche a Coulthard.


Poi è giunta la clamorosa quanto inaspettata risalita della Ferrari e di Schumacher con tre vittorie di fila, dando così vita ad un tiratissimo testa a testa, spettacolare ma mai scorretto, ed entusiasmante fino alla fine. L’esperienza e il talento di uno Schumacher mai arrendevole non sono però stati sufficienti per battere la voglia di tornare al vertice della McLaren, la genialità di Adrian Newey nel progettare una vettura veloce quanto affidabile – la differenza principale con quella del ‘97 che tendeva troppo facilmente a rompersi – e la straordinaria costanza di Mika Hakkinen: il finlandese non ha mai commesso errori grossolani, è sempre stato concentrato, umiliando con costanza il suo compagno di squadra, il quale a fine stagione conta una sola vittoria contro le otto di Mika, e mostrando a tutti quelli che sostenevano che non ne avesse, una eccezionale tenuta mentale.


Già, perché quei detrattori forse avevano dimenticato il passato recente di Mika, sufficiente già di per sé ad evidenziarne la forza mentale. Da un rookie capace di battere Ayrton Senna alla sua prima qualifica al volante della McLaren, negli anni Hakkinen è stato ugualmente in grado di mostrare quanto fosse veloce, malgrado disponesse di una McLaren ben lontana dall’essere quella che dominava ai tempi di Senna e Prost.


Mika ha dovuto pazientare per disporre di una vettura che gli consentisse di battersi per la vittoria; nell’attesa un incidente terribile nel 1995 quasi gli costava la vita, ma lui, con una determinazione più unica che rara, è tornato l’anno dopo ed è subito andato a punti, rispondendo immediatamente a chi sospettasse che un trauma del genere potesse avergli tolto qualcosa in quanto a pura velocità.


Non è stato così, ed anzi l’esperienza tra la vita e la morte ha aiutato Mika a maturare ulteriormente, e nel ‘97 più di una volta si è ritrovato ad un passo dalla prima vittoria in carriera, per poi essere beffato a causa di problemi di affidabilità. Dopo svariati tentativi il tanto agognato successo è arrivato, seppur in condizioni particolari, in quel di Jerez, con prima Coulthard e poi Villeneuve che gli cedevano la posizione nelle ultime fasi di gara.


Dopo quella vittoria 'regalata', però, Mika non si è più fermato, e in questa stagione è arrivata per lui la consacrazione definitiva: otto vittorie, nove pole position e sei giri più veloci in gara, per un totale di 100 punti.


Hakkinen ha rasentato la perfezione, ha raggiunto un livello di competitività altissimo e difficile da mantenere negli anni a venire, specie se il tuo avversario si chiama Michael Schumacher. Allo stesso tempo, però, avere un rivale di tale caratura potrà rappresentare per lui un beneficio, un'ulteriore motivazione ad alzare l’asticella.


La sfida tra i due è solo sospesa per qualche mese, dopodiché, si ricomincerà tutto da capo a Melbourne, a marzo. E sarà ancora Ferrari contro McLaren, Mika Hakkinen contro Michael Schumacher, quantomeno sino a metà stagione.


Davide Scotto di Vetta