#17 1997: GP Lussemburgo, Schumacher non aiuta Schumacher, e Villeneuve allunga nel mondiale!

Aggiornato il: mar 24



Aiutare Michael? E perché mai? E' con questa frase che Ralf Schumacher si affretta a bloccare sul nascere ogni ipotesi di possibili accordi familiari nei prossimi tre decisivi Gran premi, dai quali dovrà uscire il campione del mondo di Formula 1 per la stagione 1997.


Solo un punto divide il ferrarista da Villeneuve, e Ralf guida con molta aggressività una macchina competitiva. Dunque, in pura teoria, potrebbe essere di valido appoggio al fratello, ma il più giovane degli Schumacher respinge fermamente questa possibilità:


"Lui corre per la Ferrari ed io per la mia scuderia: l'amore fraterno in pista non esiste. Michael è già stato due volte campione del mondo senza il mio aiuto, cosa potrebbe impedirgli di esserlo per la terza volta? Se non vincerà il titolo in questa stagione, lo farà nel 1998".


Sembra assurdo che proprio il più piccolo dei due fratelli diverrà tanto importante per l'assegnazione del campionato, a sua insaputa, anche grazie all'aumentata competitività della Jordan, a differenza della Ferrari che non è riuscita a evolvere la propria vettura nelle ultime settimane come sperava. Il 23 settembre 1997, a Maranello si svolge un briefing tecnico, con telaisti e motoristi, per trovare risposte alla scarsa competitività in qualifica e in gara della F310B.


Come già accennato, c'è un solo punto a dividere i due piloti in testa al campionato a tre gare dalla fine.


Michael Schumacher si è già ritrovato in una situazione analoga a questa nel 1994, quando al volante della Benetton si giocava il suo primo titolo mondiale contro Damon Hill. Allora, in seguito al successo in Ungheria, il tedesco svettava davanti a tutti in classifica generale con 31 punti di vantaggio sul britannico; poi giunse la maxi squalifica di tre gare, tutte vinte da Hill, che riuscì a riaprire una questione che sembrava ormai chiusa, portandosi a meno uno.


In vista del Gran Premio del Lussemburgo, da disputare sul circuito del Nurburgring in Germania, dove Schumacher festeggerà tra l’altro i suoi 100 GP in Formula Uno, l’attuale leader del mondiale si rilassa in Svizzera a casa sua, chiuso nei 1200 metri quadri di villa e nel parco silenzioso che la circonda ed avvolto dalla quiete.


Ma Schumacher non è solo stanco, ha anche un leggero malanno da smaltire nei giorni che lo separano dal week-end di gara:


"Un raffreddore tremendo, m'è venuto in Austria, ho avuto anche un po' di febbre. Sono cose di stagione, non capita solo a me. Per fortuna mi riprendo rapidamente perché fino a ieri ero proprio malandato, meno male che c'è una settimana prima di andare di nuovo in pista".


Parlando del suo personale centesimo Gran Premio, Michael ammette di non essere sicuro per il numero esatto di partenze:


"Non ne sono così sicuro, qualcuno dice 98 o 99, dipende. Se ben ricordo, uno o due non li ho disputati, mi sembra di essermi ritirato prima, però figuravo sulla griglia, non so, può anche darsi che siano cento".


E del primo ricorda:


"In realtà di quella prima gara di Formula 1 ricordo la partenza. Ecco, in realtà fu una partenza e basta perché mi ritirai subito dopo".


Mentre tra i tre più belli di questi primi cento, Schumacher sceglie:


"Belgio '92, Belgio '95 e Nurburgring '95".


Michael giunge al Nurburgring il 25 settembre 1997 con il suo elicottero, dopo essere stato in visita ufficiale in Lussemburgo:


"Una visita doverosa, un omaggio sentito da parte mia. E' il primo gran premio organizzato da questo paese che è qui vicino ed è il cuore dell'Europa. Sono andato stamattina, atterrando con l'elicottero nel parco e sono stato ricevuto dal Borgomastro e da un ministro. Poi il Ferrari club del Lussemburgo ha organizzato una sfilata nelle strade antiche con 40 vetture d'epoca".


"Io ho sfilato sulla 166 che nel '48 fece la Mille Miglia. C'era tanta gente entusiasta, una cosa che non mi aspettavo e che mi ha tirato su il morale, dopo che le ultime due gare non sono poi andate benissimo".


Poi, si torna a parlare del campionato:


"Forse la Williams è cresciuta, noi meno. Ci sono stati alti e bassi. All'inizio del campionato noi andavamo bene e abbiamo fatto più punti di quello che ci aspettavamo. In estate, a Magny Cours e Silverstone, eravamo imbattibili, poi in ribasso a Monza e Zeltweg".


"A Monza eravamo poco veloci in prova e poco veloci in gara. In Austria invece, in gara eravamo molto competitivi mentre nelle qualifiche abbiamo avuto una battuta di arresto. Chissà, se avessi avuto quel bicchiere in più di benzina forse non sarei partito nono e non sarei arrivato sesto".


Certo che quel sorpasso con le bandiere gialle è stato fatale, ma Michael risponde:


"Non sono un dilettante, almeno spero che gli altri non mi considerino tale. Se ho fatto quel sorpasso è perché non le ho viste, le bandiere. Avrei dovuto vederle, ma non le ho viste. Niente da ridire. Però stiamo studiando un sistema grazie al quale i piloti riceveranno una segnalazione sul cruscotto quando vengono esposte le bandiere. Così si eviteranno errori e ci sarà più sicurezza in pista".


Nel '94 il titolo mondiale su Hill fu vinto per un punto, ma Schumacher pensa che si tratti di situazioni differenti:


"Allora vinsi all'ultima gara per un punto, adesso ne mancano tre. Spero vada meglio stavolta. Io ce la metterò tutta. Questa corsa sarà importante ma non decisiva. Credo che tutto si concluderà alla fine, a Jerez".


"Conosco bene il circuito del Nurburgring, sono andato bene anche l'anno scorso e questo dovrebbe facilitare il lavoro. Certo, però, che avere il mio pubblico qui significa una carica ben diversa, e questo significa che puoi dare qualcosa in più e magari sarà qualcosa di importante per il risultato".


Sul fronte opposto, memore di come andò poi a finire nella stagione ‘94 tra Schumacher e Hill (con il discusso incidente nell’ultima gara in Australia che portò al ritiro di entrambi e dunque alla conquista del Titolo per Schumacher, accusato però di aver deliberatamente chiuso la porta in faccia a Hill), Frank Williams afferma con un pizzico di sarcasmo:


"Dirò ai miei piloti di farsi rinforzare le sospensioni".


Dopodiché, il fondatore dell'omonima squadra concede un piccolo paragone tra i due contendenti alla corona iridata:


"Le nostre vetture sono veloci e Villeneuve è molto simile a Schumacher. Quando si tratta di essere deciso non si tira indietro".


A Nurburgring fa più caldo di quanto ci si possa normalmente aspettare a fine settembre, un fattore che viene accolto con piacere in casa Williams, dato che a detta di Jacques Villeneuve la FW19 soffre le basse temperature. Il canadese intanto diserta la conferenza stampa del giovedì, giungendo nel paddock solo a pomeriggio inoltrato, poiché, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe rimasto fino all’ultimo a Silverstone per esercitarsi con le partenze, suo tallone d’Achille durante questa stagione.


Considerando il gap minimo che lo separa dal suo avversario, Jacques dichiara di poter cambiare approccio alle gare:


"E' avanti di un punto ma adesso è lui a soffrire. Basta vedere quel madornale errore che fa fatto in Austria per capire che non regge più l'enorme pressione. Abbiamo la macchina migliore, la squadra migliore e due piloti coi fiocchi, il mondiale non ci può sfuggire".


Venerdì 26 settembre, Montezemolo arriva in Germania per supportare la propria squadra, ed ai giornalisti racconta:


"Credo di avere una lunga esperienza di Formula Uno. Arrivai alla Ferrari nel 1974 e alla penultima gara il nostro Regazzoni era a pari punti con Fittipaldi. E poi nell'ultima gara Fittipaldi diventò campione del mondo per soli tre punti. Ma noi ci rifacemmo l'anno successivo con il primo titolo di Niki Lauda".


"Quindi non mi arrendo neanche tra le cannonate. Abbiamo un grandissimo pilota, una grandissima squadra e una macchina che non è certamente la migliore, ma lotteremo fino in fondo, fino all'ultimo giro. In Austria abbiamo perso una grande occasione. Ma sono cose che possono succedere".


Parlando delle ambizioni della sua Rossa, il Presidente sottolinea:


"Noi siamo partiti quest'anno con altre ambizioni, con altri programmi, con altri obiettivi. Li abbiamo raggiunti e quando abbiamo visto, strada facendo, che potevamo anche vincere il titolo mondiale, abbiamo cambiato ambizioni obiettivi e programmi. E vogliamo vincerlo, lotteremo fino alla fine, ce la metteremo tutta. Però niente è perduto. Non avevamo vinto il mondiale prima dell'Austria e non lo perdiamo adesso, qui, dove tra l'altro siamo sempre in testa. In ogni caso possiamo e dobbiamo registrare con soddisfazione che la Ferrari è tornata ai vertici".


"Al titolo mondiale ci penso da tre anni, cioè da quando abbiamo cominciato a riorganizzare tutta la squadra. Ultimamente abbiamo visto che la cosa era possibile anche se non rientrava nelle nostre aspettative. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà ma siamo anche consapevoli di avere il potenziale per riuscirci. Che peccato aver perso in Austria, ma sono cose che fanno parte del mondo delle corse".


"Purtroppo ci sono mancati i punti di Irvine ma io ho fiducia che in queste ultime gare Eddie tornerà ad essere quello che era nella prima parte di questa stagione quando ci ha dato una mano".


Il presidente della Ferrari partecipa anche al taglio di torta per celebrare le cento gare di Schumacher; breve cerimonia durante la quale si apre un piccolo siparietto tra il ferrarista e il patron della F1 Bernie Ecclestone.


Schumacher minaccia scherzosamente Ecclestone con un coltello, mentre quest’ultimo lo prende per la gola, prima che il tutto si chiuda con fette di torta al cioccolato spiaccicate in faccia.



Per il GP del Lussemburgo il paddock riabbraccia Olivier Panis, che dopo uno stop forzato che lo ha costretto a saltare sette gare in seguito al brutto incidente occorso in Canada, può finalmente tornare a guidare la sua Prost.


Esce così di scena almeno per questa stagione Jarno Trulli, malgrado le incessanti pressioni di Alain Prost fatte alla Honda per permettergli di continuare a correre al posto di Shinji Nakano; i giapponesi si sono opposti a tale richiesta, ragion per cui Jarno dovrà attendere la stagione successiva per tornare a gareggiare.


Il pilota italiano, tuttavia, si presenta al circuito del Nurburgring con la tuta nella borsa:


"Mi hanno telefonato e mi hanno detto che con molto piacere mi accoglieranno nei loro box ma il posto sulla macchina non c'è. Insomma, sia Alain Prost che Cesare Fiorio sono stati molto affettuosi ma non mi hanno promesso nulla".


"Non sono affatto dispiaciuto o avvilito, perché sapevo fin dal primo giorno che un'eventualità del genere si sarebbe presentata, che Panis avrebbe ripreso il suo posto e io certamente non voglio levarglielo. Però credo di aver fatto un buon lavoro in quella squadra. All'inizio di questa mia esperienza e cioè al GP di Francia, avevamo molti problemi con la macchina e abbiamo lavorato molto per risolverli e penso di aver dato anch'io un certo contributo ai tecnici. Infatti quando le cose andavano maluccio non hanno mai dato la colpa a me, sapevano anche loro che bisognava risolvere alcuni problemi".


"Budapest doveva essere la nostra prima grande occasione, è lì che pensavamo di raccogliere i primi frutti di questo lavoro e invece le cose non sono andate bene. Spa e Monza erano i circuiti peggiori per noi e non ci aspettavamo grandi cose. Poi l'Austria con una pista nuova e poco conosciuta ma che sulla carta assomigliava un po' a quella dell'Ungheria e si adattava a noi. E così finalmente abbiamo cominciato ad andare veramente bene grazie anche a Bridgestone che aveva studiato con cura le cose e aveva portato delle gomme che sono andate benissimo".


Come nelle qualifiche disputate in Austria, la pole position diventa una questione personale tra Hakkinen e Villeneuve ma stavolta la spunta il finlandese, che già aveva dimostrato la sua velocità il venerdì, segnando il miglior tempo nelle prove libere, e che in questa circostanza ferma il cronometro in 1'16"602, segnando il nuovo record del circuito e conquista la sua prima pole in carriera battendo il pilota canadese di appena 89 millesimi.


La McLaren è alla sua ottantesima pole, ma si tratta ugualmente di un risultato di un certo spessore, considerando che la scuderia di Woking non si imponeva in qualifica dal lontano 1993, grazie ad Ayrton Senna.


Villeneuve manca l’appuntamento con la nona pole della stagione, ma può dirsi soddisfatto della sua prestazione soprattutto perché Schumacher è dietro di lui, in quinta posizione, con Frentzen e Fisichella nel mezzo ad occupare la seconda fila:


"Qui non conta la vittoria, ma terminare davanti a Schumacher - dice il pilota canadese -, Non posso correre rischi, il mio sarà un attacco ragionato. Sarebbe stupido finire fuori, solo perché cerco il successo a tutti i costi. Se mi trovo davanti al tedesco, devo arrivare al traguardo e raccogliere punti pesanti. Questo Gran Premio e ancor più quello di Suzuka, sono due gare decisive; voglio chiudere il conto".


E parlando delle qualifiche, Jacques dichiara:


"Anche se è tutta colpa mia, Hakkinen mi precede di soli 89 millesimi, e io ho perso almeno due decimi nel mio giro più veloce, sbagliando l'entrata in una curva e prendendo male una chicane".


"La McLaren si è messa ad andare fortissimo? Sono contento. Se mi portano via dei punti, non mi dà fastidio, perché li tolgono anche a Schumacher".


Ed in conclusione, Jacques si lascia andare ad una critica al layout della pista, indicando diversi aspetti pericolosi:


"Questo circuito ha una chicane pericolosa, che non offre punti di riferimento per la staccata. Non c'è spazio per frenare, finire sull'erba è molto facile. E rischioso, perché se vai fuori, poi con le gomme porti dentro alla pista di tutto. Per questo l'asfalto è così sporco".


"Ogni angolo nasconde un'insidia, preferivo Zeltweg, sarà stato noioso, ma si correvano meno pericoli. Qui invece, se c'è battaglia, in quella chicane può accadere di tutto. Se sei da solo, guardi l'erba e ti regoli. Ma in gruppo è come essere al buio, vedrete quante macchine andranno dritto o sul cordolo".


Schumacher, che non dorme con la moglie per paura di essere contagiato dall'influenza, si migliora rispetto alle due qualifiche precedenti, che lo attestavano in nona posizione:


"Sono contento a metà. Partire dalla terza fila non è esaltante, speravo di fare meglio. Per fortuna in gara andiamo sempre meglio che in prova ma sarà dura anche perché Villeneuve è davanti. Certo, se Frentzen non fosse tra me e Villeneuve sarei più tranquillo".


"Io in ogni caso mi batterò e me la giocherò fino in fondo anche se le armi che ho sono quelle che sono".


Se da una parte Villeneuve e il team Williams possono sorridere, dall'altra Schumacher e il team Ferrari non possono definirsi soddisfatti.


Così come a Zeltweg, anche al Nurburgring durante la sessione di qualifica, il pilota tedesco è costretto a fermarsi senza benzina dopo l'ultimo giro veloce, segno che il carburante ancora una volt, viene centellinato per risparmiare peso e cercare di creare un vantaggio, mentre Irvine è addirittura quattordicesimo e troppo lento per poter dare un vero contributo al team.


Nonostante ciò, Montezemolo tenta di mantenere il morale alto, ammettendo tuttavia che:


"Purtroppo sin dall’inizio dell’anno, in qualifica non abbiamo avuto grandi momenti. Siamo lì in terza fila,ma possiamo lottare. Per ora c’è Villeneuve davanti, faremo la gara su di lui, vedremo dopo la corsa".


"Non mi meraviglia vedere che abbiamo due Williams davanti a noi, ho sempre detto che la nostra non è la macchina migliore e poi stavolta Villeneuve e Frentzen mi pare chiaro che faranno un gioco di squadra. Comunque ci batteremo fino in fondo, ce la metteremo tutta, se perderemo questo mondiale venderemo cara la pelle".


Sessantasette giri per un totale di trecentocinque chilometri.


Un tracciato, quello del Nurburgring, dove superare è diventato piuttosto complicato con le vetture moderne, dunque, come al solito in determinate circostanze, acquisiscono un peso specifico maggiore la partenza e le strategie.


In questo caso, la partenza fornisce delle risposte in ottica mondiale più pesanti di quanto non si potesse immaginare.


Allo spegnimento dei semafori Hakkinen parte bene e non deve preoccuparsi di Villeneuve che continua ad avere un pessimo rapporto con le partenze, facendosi sfilare da un rapace Coulthard; contemporaneamente, anche Michael Schumacher fa slittare le gomme posteriori ed è costretto a cedere la posizione al fratello.


Alla prima curva succede di tutto.


Villeneuve e Frentzen vanno ruota contro ruota, il contatto è pesante e causerà qualche problema al tedesco; Ralf Schumacher tenta di chiudere la porta in faccia a Fisichella che si trova all’interno, ma lo fa come se il romano non fosse nemmeno lì. Le due Jordan entrano inevitabilmente in collisione, e coinvolgono anche il malcapitato Michael Schumacher, che ha l’unica colpa di trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato, nonostante tenti di evitare la vettura del fratello allargando la traiettoria.



Schumacher va dritto insieme ad una Benetton e dopo una breve escursione sulla ghiaia rientra a centro gruppo.


Per le due Jordan invece la gara è finita.



Schumacher sembra poter proseguire, pur trovandosi in decima posizione, ma poi alla curva Veedol-Schikane perde il controllo della sua auto.


C’è qualcosa che non va.


Il ferrarista lo capisce e rientra subito ai box, dove i meccanici constatano il danneggiamento della sospensione, che tradotto significa ritiro forzato per il leader della classifica iridata, il terzo stagionale dopo quelli in Argentina e Gran Bretagna.


Ironia della sorte, a causare il ritiro che potrebbe decidere il campionato è suo fratello Ralf, colui che, a detta di Villeneuve, avrebbe aiutato Michael con serie possibilità di farlo anche nelle presenti gare.


Negli attimi successivi, Eddie Jordan viene raggiunto dai giornalisti per commentare il disastro, pesante per il suo team, in lotta nel campionato costruttori con la McLaren, ma ancor di più per la Ferrari. Dinamica che il team manager etichetta come incidente di gara, cercando per quanto possibile di scagionare il giovane Ralf:


"Giancarlo ha avuto una pessima partenza, già durante il giro di ricognizione ci aveva comunicato che aveva avvertito qualcosa di strano alla frizione. Ciò è coinciso con un ottimo scatto di Ralf, e purtroppo non c’era abbastanza spazio per tutti alla prima curva".


"Non è la prima volta che i nostri due piloti vanno in collisione, era già successo in Argentina. Sicuramente dovremo discuterne".


Ma Ralf in cuor suo sa di averla fatta grossa, e appena ritorna in pit-lane si dirige al box Ferrari per scusarsi con suo fratello.


"Purtroppo non c'era spazio per tre vetture in quel punto. L'urto era inevitabile. Ho visto la macchina di mio fratello sollevarsi e finirmi addosso. Ho ripreso a guidare ma dopo due curve mi sono accorto di avere qualche problema", dichiara Michael Schumacher, mentre ai box, dopo l'incidente, Willy Weber, manager del pilota tedesco della Ferrari, va incontro a Ralf coprendosi il viso e dicendogli:


"Ma che hai fatto?"


Poco dopo, i giornalisti chiedono a Weber se Ralf si fosse reso conto dei danni combinati a suo fratello:


"Non credo se ne sia reso conto".


A Michael ora non resta che sostenere le due McLaren, affinché portino via più punti possibili a Villeneuve. Nel frattempo, infatti, in testa alla corsa Hakkinen e Coulthard fanno l’andatura, davanti al canadese, Barrichello, Alesi e Magnussen. Scatto eccezionale per le Stewart, le quali partivano rispettivamente dalla nona e dalla undicesima posizione. Dopo l’illusoria prestazione in Austria, Jackie Stewart torna a sperare in piazzamenti a punti.


Le Mp4/12 motorizzate Mercedes volano e si sfidano a suon di giri veloci, non offrendo alcuna a chance a Villeneuve di controbattere. Con un simile scenario, Jacques guadagnerebbe quattro punti, salendo in testa alla classifica a +3 su Schumacher.


Un’ipotesi che, considerando le circostanze, a Michael potrebbe anche andar bene.


La gara però è ancora lunga.


Dopo il contatto in partenza con il compagno di squadra, Frentzen ha inavvertitamente fatto spegnere la vettura, riuscendo a riprendere velocità quando era ormai finito a centro gruppo. Il tedesco è dodicesimo, e lo aspetta una gara tutta in rimonta, inaugurata con il sorpasso sul rientrare Olivier Panis.


Il pilota tedesco, tuttavia, rimane bloccato da un gruppo di piloti capeggiato da Jan Magnussen, il quale deve guardarsi da un Damon Hill deciso ad entrare in zona punti.


Nel mentre, l’unica Ferrari rimasta in pista naviga senza meta in tredicesima posizione, con poche possibilità di rientrare in zona punti.


Al ventunesimo giro, Alesi, incapace di liberarsi di Barrichello, viene richiamato ai box per la prima delle sue due soste in programma, mentre Frentzen nel frattempo scavalca anche la Arrows di Diniz, e anche grazie alle gioco delle soste in corso, risale in ottava posizione.


Un giro dopo, Irvine parcheggia la sua vettura in una zona sicura e abbandona una corsa che lo vedeva comunque lontano da posizioni importanti. Un coraggioso James Allenn si avvicina a Jean Todt per chiedere la causa del ritiro.


Il team manager francese è laconico: l'irlandese si è trovato costretto a fermarsi a causa della rottura del motore.


Dopo nemmeno trenta giri, i primi tre fanno ormai gara a sé; Barrichello, in quarta posizione, paga un distacco di 34 secondi da Hakkinen.


Al ventottesimo passaggio, dopo aver fatto registrare ancora il giro più veloce della gara, Hakkinen rientra ai box per la sua prima sosta, imitato nello stesso giro da Villeneuve: 6.9 secondi è la durata del pit stop del finlandese, di due più rapido in confronto a quello effettuato dai meccanici Williams.


A questo punto però, ai box imperversa il dubbio: la McLaren è su una o due soste?


Entrambi i piloti rientrano in pista evitando di doversi accodare a Barrichello, un’eventualità da cui avrebbe potuto trarre giovamento Coulthard, che ha deciso di allungare il suo primo stint, mentre rientra poco dopo ai box anche Frentzen, che anticipando lo stop rispetto a Magnussen e Hill che si trovano proprio davanti a lui, spera di riuscire a guadagnare altre posizioni.


Il dubbio su quante soste abbia deciso di effettuare la McLaren viene sciolto al trentunesimo giro. Coulthard si ferma, la sua sosta dura appena 4.9 secondi, troppo pochi per imbarcare il carburante necessario per arrivare fino alla fine. Lo scozzese rientra secondo, tra Hakkinen e Villeneuve, ristabilendo le posizioni antecedenti i pit-stop.



A Spielberg, Barrichello e Magnussen optarono per due soste, una decisione che di fatto non pagò; adesso le due Stewart, così come Damon Hill che è molto vicino a Magnussen fin dal primo giro, sono su una strategia ad un’unica sosta, speranzosi che stavolta abbiano fatto la scelta giusta.


Dei tre piloti sopracitati, il campione in carica è il primo a fermarsi.


Al momento di lasciare la piazzola dei box però, Hill fa maldestramente spegnere il motore; i meccanici provvedono a riaccendere la Arrows, ma i secondi persi sono tanti, e la gara di Hill, rientrato in pista da doppiato, è del tutto compromessa.


Probabilmente la scelta fatta in casa Stewart sul piano strategico avrebbe potuto portare i frutti sperati, se non fosse che i soliti guasti che caratterizzano le vetture bianche di Sir. Jackie non lascino tregua neanche qui al Nurburgring.


Una volta effettuata la sosta, Magnussen non riacquista mai velocità e viene sorpassato in uscita dalla pit-lane da Pedro Diniz, per poi fermarsi lungo la pista a causa di un problema al semiasse.


Barrichello a sua volta, secondo alcune voci che filtrano dal box Stewart, è rallentato da un problema idraulico, che almeno per ora non lo costringono a fermarsi.


Al quarantaduesimo dei sessantasette previsti, Hakkinen è saldamente in testa con tredici secondi su Coulthard, il quale ne gestisce sei su Villeneuve.


Le McLaren volano e i miglioramenti fatti dall’inizio della stagione sono macroscopici, da additare senza dubbio al genio di Adrian Newey, che non ha resistito e si è ispirato anche soluzioni già testate ed introdotte con la Williams nel recente passato per migliorare le prestazioni della Mp4/12; un esempio è il nuovo alettone anteriore delle frecce d’argento.


Hakkinen è imprendibile, nulla può impedirgli di festeggiare a dovere il suo compleanno vincendo la sua prima gara in carriera dopo aver ottenuto la prima pole il giorno prima.


Ma alla quarantaduesima tornata, c’è un motore Mercedes che esplode.


Questa volta non è quello di Mika, bensì quello di Coulthard, che ferma la sua vettura all’inizio del rettilineo principale.


Villeneuve è secondo, il che significa cinque punti di vantaggio nel campionato:


"Oh no!", sussurra Michael mentre sta guardando la gara dal suo motorhome.


Passa un solo giro, dopodiché la telecamera che dalla prima curva inquadra l’intero rettilineo, mostra le due McLaren ferme a bordo pista, a distanza di qualche centinaio di metri l’una dall’altra, con il motore fumante.



Schumacher si copre la faccia con le mani, dicendo:


"No, questa proprio no".


Un ritiro che fa disperare per l’ennesima volta il povero Hakkinen, la cui prima vittoria è sempre più un tabù difficile da sfatare. Ma a disperarsi, forse anche più del finlandese, è Michael Schumacher.


Sì, perché con questo clamoroso doppio ritiro, Villeneuve si ritrova tutto d’un tratto in testa alla gara e con dieci punti in più in classifica che hanno un’importanza indicibile per il Mondiale.


Giusto per fare en-plein, il primo inseguitore di Villeneuve, ma che comunque non avrebbe potuto impensierirlo, e cioè Rubens Barrichello, abbandona la gara per i suddetti problemi idraulici.


Villeneuve effettua la sua seconda sosta in tutta tranquillità, dall’alto del vantaggio abissale che ha sul secondo, Jean Alesi, che è seguito molto da vicino da Frentzen, la cui ottima rimonta è comunque stata facilitata dai ritiri e dall’errore di Hill.



Quarto è Gerhard Berger, mentre seguon Pedro Diniz e Panis in bagarre tra loro per contendersi il quinto posto. Dietro di loro attende paziente Johnny Herbert, pronto ad approfittare della prima occasione utile per saltare i due avversari.


Ma purtroppo per lui e per gli spettatori, negli ultimi quindici giri non succede assolutamente nulla.


Jacques Villeneuve gestisce con calma e cautela il vantaggio su Alesi e vince la gara, proiettandosi in testa al Mondiale a due gare dalla fine, con nove punti di vantaggio sullo sfortunatissimo Michael Schumacher.


Adesso, il favorito per il Mondiale è a tutti gli effetti il pilota della Williams.



Il podio di Frentzen permette alla scuderia inglese di guadagnare ben quattordici punti, per arrivare ad un totale di 112 nella classifica dei Costruttori. Alla Ferrari, ferma a 86, serve un miracolo per raddrizzare la situazione. Non si parla di miracolo per quanto riguarda Schumacher ed il Mondiale piloti, ma si tratta senza dubbio di un’impresa titanica che il tedesco dovrà affrontare.


Mentre in casa Ferrari il clima è mortificato, fioccano sorrisi all'interno di scuderie minori come Arrows e Prost: Diniz conquista i suoi primi punti in campionato, Olivier Panis ricorda a tutti il suo valore facendo punti alla sua prima gara dopo il lungo infortunio.


In conferenza stampa, Villeneuve inizia commentando il contatto in partenza tra lui e Frentzen:


"Dopo la prima curva ero un po' preoccupato perché io e Heinz ci siamo toccati, ruota contro ruota alla prima curva. Pensavo di aver rimediato qualche danno importante, ma per fortuna la vettura era a posto ed era veloce".


Poi, parlando della gara e dell'incidente che ha coinvolto Schumacher, il pilota canadese ammette che:


"L'incidente l'ho visto sul maxi schermo, mentre guidavo, una gran bella cosa. Mi avevano comunicato la notizia dai box, così, quando sono passato davanti al display, non mi sono voluto perdere lo spettacolo".


"Non so se sia Ralf il colpevole dell'incidente. Alla prima staccata sono arrivate tante macchine vicine, in quei frangenti non aiuti nessuno, devi fare la tua gara. Forse qualcuno andava troppo forte e non a caso ha toccato gli altri. Io faccio la mia strada, non cerco polemiche e pretendo che mi si lasci stare".


"Ero terzo, già felice così, potevo accontentarmi. Ho rinunciato subito a rincorrere le McLaren, ho pensato che fosse inutile rischiare, anche perché oggi sembravano imbattibili. Erano più veloci di me nonostante i loro serbatoi fossero più carichi di benzina. Se non avessero rotto i motori non avremmo potuto batterli in nessun modo".


"Poi hanno rotto".


Jacques però non parla di fortuna, ma della capacità sua e del team di riuscire a sovvertire le forze in campo:


"Qui non sono stato sicuramente sfortunato, ma la ruota nell'arco della stagione, fra me e Schumacher, ha girato in parti uguali. Vogliamo ricordare la pioggia di Montecarlo o del Belgio? Piuttosto mi fa piacere avergli dato il colpo di grazia in casa sua. Lui, in Canada, era scappato, mi aveva sorpassato in classifica, in Germania l'ho ripreso. E voglio già chiudere il conto a Suzuka".


"Amo il circuito di Suzuka, credo che saremo competitivi perché si adatta molto bene alla nostra vettura. Tutto ciò che conta adesso è guadagnare un altro punto su Michael, poiché ho più vittorie di lui e dieci punti basterebbero a farmi restare davanti. Dobbiamo qualificarci meglio e restare davanti a lui in gara. Nient’altro".


Anche Frentzen si sofferma sulla prima fase di gara, resa complicata dal contatto con Villeneuve:


"Sì, io e Jacques ci siamo toccati, e in quel frangente ho perso la presa del volante e con la mano ho inavvertitamente schiacciato la levetta che fa spegnere il motore. Quando ho ripreso in mano la situazione ero già nelle retrovie, quattordicesimo o quindicesimo".


"In quel momento è stata dura superare i piloti che mi stavano davanti, ma man mano sono riuscito a scalare la classifica. Nella battaglia con Gerhard è stata fondamentale la strategia, poiché abbiamo deciso di rientrare qualche giro più tardi rispetto a lui, e senza questo cambio di strategia non sarei riuscito a prendergli la posizione".


"Sono felice per Renault, che oggi può vantare quattro vetture spinte dai suoi motori nelle prime quattro posizioni. Direi che è un bel modo di lasciare il circus, considerando che l’anno prossimo non ci saranno".


Grazie al podio di Alesi, la Benetton saluta con un bel risultato Flavio Briatore, alla sua ultima gara da team manager prima di lasciare il posto a David Richards:


"Lo scatto non è stata ottimo, ma c’è stato un po' di caos davanti a me che mi ha permesso di guadagnare ugualmente svariate posizioni. Dopo la seconda sosta ho visto sulla pit-board esposta dal team che ero in seconda posizione, e ho fatto fatica a crederci perché prima di fermarmi per la seconda sosta ero ottavo".


Ammette Jean Alesi, che poi conclude:


"Considerando da dove partivo e il fatto che superare qui è molto difficile, era impossibile per me pensare a raggiungere il podio. Voglio ringraziare il team per avermi dato una macchina veloce e abbastanza affidabile per poter concludere questa gara".


E' invece enorme la delusione in casa Ferrari, il cui sogno di tornare a vincere il Mondiale diventa sempre più utopico. Malgrado il logico disappunto, Schumacher scagiona suo fratello Ralf, colui che ha causato la carambola al via:


"Non posso prendermela con Ralf, queste sono cose che in corsa accadono. Certo è un peccato, è ancora più amaro che sia successo proprio con lui. Io non ho avuto una buona partenza, le gomme hanno pattinato troppo, però mi ero subito ripreso e stavo riconquistando la posizione iniziale. In quel momento, alla prima curva, Ralf mi è venuto addosso e ha colpito la mia gomma destra. Ci siamo trovati in tre dove passano due sole macchine: ecco la causa di tutto".


"Sono rientrato in pista e ho sentito subito che la vettura aveva problemi. Speravo fossero soltanto le gomme sporche, magari una foratura. Invece fermandomi ai box ho visto la sospensione piegata. Non si poteva far nulla".


"Ormai il mondiale è compromesso, è difficile raddrizzare una situazione del genere. Restano però altre due gare e io non mi arrendo in anticipo: andrò a Suzuka e a Jerez con lo spirito giusto e la voglia di lottare fino alla fine".


Il team principal della Ferrari, Jean Todt, fa eco alle parole del tedesco:


"Abbiamo provato una grande delusione, non potevamo aver un risultato peggiore. D'altra parte incidenti come quello che ha messo fuori gioco Michael possono succedere, fanno parte del mondo delle corse anche se sono imprevedibili e ingestibili. Sono cose davanti alle quali non si può fare nulla. Villeneuve è in testa di nove punti, poche gare fa era Schumacher in testa con dieci punti. La situazione può sempre cambiare, ci sono ancora venti punti in gioco per il mondiale e dunque la matematica non ci ha ancora sconfitto".


"Dopo quello che è successo qui e la settimana prima in Austria è inutile fare previsioni, può sempre succedere di tutto, che andiamo di nuovo in testa al mondiale o che lo perdiamo".


"Continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto, pensiamo già alla prossima corsa, ci impegniamo al massimo e non ci dichiareremo sconfitti finché non saranno i numeri a stabilirlo".


Tornando invece a parlare dell'incidente che in partenza ha coinvolto le due Jordan, Giancarlo Fisichella non le manda a dire al suo compagno di squadra:


"Me lo sono ritrovato davanti e non potevo fare niente. Se avessi frenato l'incidente sarebbe stato ben più grave".


Dall’altra parte, Ralf Schumacher non ci sta a prendersi la colpa, e rigetta le accuse:


"Sono davvero molto dispiaciuto di tutto questo, ma non mi sento colpevole. Ho fatto una grande partenza, poi ho frenato per evitare Frentzen e Fisichella; alla mia sinistra ho visto Michael, non c’era spazio e purtroppo ho urtato la sua auto. Succede nelle corse. Ora non fatemi processi".


Non è tuttavia della stessa idea Niki Lauda, che come sempre va dritto al punto e dichiara:


"Ralf è stato uno stupido pazzo, se avesse qualcosa nel cervello avrebbe alzato il piede dall’acceleratore, invece di buttar fuori il fratello facendogli perdere il titolo. Fisichella, invece, non ha colpe".


Forse deluso che la propria presenza non abbia portato fortuna al connazionale Schumacher, Helmut Kohl, primo cancelliere tedesco ad assistere ad un Gran Premio di Formula 1, esorta il team Ferrari a farsi coraggio nonostante Jacques Villeneuve stia già cantando vittoria.


Prima del via, Kohl aveva visitato i box della Ferrari, intrattenendosi con Schumacher e augurandogli un buona fortuna poi rivelatosi poco propizio. Poi, al termine della corsa esorta gli uomini della Ferrari a tenere la testa alta e a non mollare. Ed andandosene in elicottero promette:


"Ritornerò l'anno prossimo".


Fare troppi processi o rimuginare su ciò che è già accaduto tuttavia serve a poco.


La Ferrari deve risollevarsi e lasciare alle spalle un trend negativo che va avanti dal GP di Monza. Ma non solo.


Il 29 settembre 1997 a Maranello si svolge un lungo vertice per analizzare la questione dell'acceleratore elettronico della McLaren che viene considerato una violazione delle norme tecniche della F.1, anche se è stato autorizzato dalla Federazione Internazionale. I tecnici fanno notare che una norma fondamentale introdotta nel 1995 vietava ogni aiuto esterno al pilota e che vi erano compresi anche tutti gli aiuti elettronici e le automazioni.


L'acceleratore in sé non è illegale perché è sempre azionato dal pilota, ma se il software che lo gestisce permettesse di ottenere altri risultati, come ad esempio una migliore trazione in partenza e in curva, esso allora costituirebbe un aiuto esterno al pilota. Un sistema del genere, molto sofisticato, era stato utilizzato qualche anno prima in un'altro team ma dagli stessi tecnici che ora lavorano per la McLaren.


La Ferrari però non intende presentare alcun reclamo ufficiale. E' tuttavia probabile che la FIA proceda ad un controllo di propria iniziativa come del resto viene fatto (a Monza le centraline elettroniche di Williams e Benetton) ad ogni Gran premio.


Lo stesso giorno, Jean Todt torna a parlare del Gran Premio corso al Nurburgring, e delle scarse prestazioni della Ferrari, dichiarando che:


"Non è la Ferrari ad aver frenato, ma sono gli altri che hanno accelerato. Qui c'è gente che lavora giorno e notte, diamo gran parte delle nostre vite alla Ferrari, per fare cosa, per frenarla?"


"Vediamo di esaminare le cose con serenità e raziocinio. Noi abbiamo fatto quest'anno un enorme lavoro per migliorare e infatti siamo riusciti a migliorare. Forse la Williams ha fatto un po' più di noi, ma guardando i risultati di metà stagione si vede che noi andavamo bene. Loro forse sono quasi sempre andati meglio nelle prove, ma in gara ci siamo difesi bene. Poi, ad un certo momento, altre vetture si sono messe a volare. Non la Williams, ma per esempio alla McLaren, che è un'ottima scuderia, con gente bravissima, si sono messi improvvisamente a volare. Io, per carità, non dico che barano, domenica forse qualcuno ha frainteso le mie parole. Dico solo che usano legittimamente un dispositivo elettronico sull'acceleratore che consente alla vettura di non pattinare al momento della partenza. E questo, secondo i regolamenti, è un aiuto esterno al pilota espressamente vietato".


E' stato proprio il pattinamento delle ruote a mettere in difficoltà Schumacher al momento del via costringendolo così nel punto dello scontro con suo fratello, mentre le McLaren invece hanno avuto un ottimo scatto:


"Sì, ma ripeto, non è la McLaren che bara, è la FIA che ha avallato questa soluzione che consente, ne sono sicuro, delle cose proibite dai regolamenti. Anche noi stavamo studiando una cosa del genere ma ci siamo fermati perché non sembrava regolare".


Poi, parlando del campionato che si concluderà tra due week-end di gara, il team principal della Ferrari ammette:


"E' vero, non credo ai miracoli, non ci crede nessuno ma non per questo mi arrendo. Siamo condannati a non mollare, per rispetto di tutti noi e di chi ci segue con tanta passione. La nostra macchina è quello che è, tutto ciò che si poteva fare è stato fatto, le prestazioni sono quelle che si conoscono: andiamo male in prova ma andiamo bene in gara. Il problema è tutto qui. Certo che se fossimo riusciti a far partire Schumacher più avanti, non si sarebbe trovato in mezzo a quei due. Partire dietro la seconda fila comporta enormi rischi, non solo per noi ma per tutti".


"Il problema è che oggi con i regolamenti attuali, non ci sono più sorpassi e allora cosa deve fare un pilota che parte dietro e sa che per trecento chilometri resterà dov'è? Deve cercare di guadagnare qualche posizione al momento del via, o sperare nei pit stop. E tutti cercano di farlo e lo fanno. Ieri l'incidente è toccato a Schumacher ma in tutti i Gran premi è così e di incidenti alla prima curva ne sono già accaduti".


"Spero che queste cose non succedano sempre a noi, spero che in Giappone piova perché questo ci darebbe una possibilità in più. Dobbiamo vincere, è difficile ma non impossibile. Si ricorda l'anno del mondiale in gioco tra Prost e Senna? Prost doveva vincere la gara e Senna ritirarsi. E successe proprio questo, che non è un miracolo ma una realtà delle corse. Ve lo ricordate Prost che saltava di gioia? Non ci credeva neanche lui".


"Ecco perché non mi arrendo anche se la delusione è grandissima. Nelle ultime tre gare abbiamo fatto solo due punti, ne abbiamo perduti venti su Villeneuve, addirittura 34 nel mondiale costruttori. Certo che c'è di che essere fortemente delusi. Non credo ai miracoli ma non credo neanche alla bacchetta magica. Se lo avessi avremmo già vinto tutto. Però ce la possiamo ancora giocare. E' difficilissimo ma possibile. Spero solo che capiti una di quelle giornate normali in cui la nostra vettura va veramente bene".


Nel frattempo, la collisione in partenza tra i fratelli Schumacher si pone al centro dei programmi televisivi e degli interventi giornalistici. Ralf Schumacher si ribella all'ondata di accuse che lo ha investito su tutti i giornali, anche quelli tedeschi. E attraverso un'intervista al quotidiano tedesco Bild, risponde dicendo:


"Non freno per mio fratello e non mi sono neanche scusato con lui perché non ce n'era motivo. Avrei dovuto frenare solo perché sono il fratello di Michael? Neanche per sogno. Non sono diverso da tutti gli altri piloti, io corro per me stesso e per la mia squadra e questo ho fatto domenica fin dal momento del via. Ho fatto un'ottima partenza mentre Michael e Fisichella non sono partiti bene e solo per questo motivo ho potuto superare tanto facilmente Michael.".


"Non c'è stata comunque nessuna riappacificazione con Michael per il semplice motivo che non abbiamo mai litigato a causa di questo episodio. Lui ha compreso benissimo le ragioni di quanto è accaduto e non è arrabbiato con me, perché mai dovrebbe esserlo? Certo, capisco che lui è molto amareggiato ma Michael è eccezionale, il migliore di tutti, è uno che non molla e sono certo che ce la farà a conquistare il suo terzo titolo mondiale".


Gli fanno eco le parole di Michael:


"L'incidente non è stata colpa sua ma del caso e Ralf non sarebbe un buon professionista se non tentasse ogni volta di dare il massimo. Per quanto riguarda me, non voglio fasciarmi la testa prima del tempo, ho ancora qualche speranza di vincere il mondiale. Prima di domenica avevo il 50% delle probabilità, adesso solo il 30% ma possono cambiare molte cose negli ultimi due gran premi".


Dal 30 settembre 1997 il team del cavallino prosegue le prove al Mugello con Irvine, salvo poi spostarsi a Fiorano, dove Eddie lascia il posto giovedì e venerdì a Schumacher, prima della partenza delle vetture prevista per venerdì sera per il Giappone.


Prove di routine perché non ci sono in vista novità tecniche.


Il messaggio di Montezemolo deve infondere speranza in tutto l’ambiente, perché in Formula 1, la storia insegna, tutto è possibile:


"Noi non molliamo, ci proveremo fino in fondo, anche se questa serie nera è crudele".


Davide Scotto di Vetta

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