#16 Inside of Ferrari: La verità che si cela dietro quel GP di Spagna che fu vinto da Maldonado…


Fernando Alonso al termine del GP di Spagna 2012

Il campionato del mondo di F1 del 2012 iniziò per noi con forti preoccupazioni e la consapevolezza che la nostra auto tutto era fuorché prestazionale. L’unica area che funzionava bene era senza dubbio il motore, che quell’anno era il più potente e affidabile in F1, poiché si era arrivati al settimo anno di sviluppo.


Conclusi i Gran Premi d’Australia, Malesia e Cina, la F1 si sarebbe spostata in Bahrain, un paese che l’anno precedente non aveva ospitato il circus a causa delle coeve proteste nel mondo arabo. Non a caso, già durante il corso del fine settimana del Gran Premio del Giappone 2011 molte scuderie espressero dubbi sull'opportunità di tornare a correre nel Bahrein.


Nei giorni che precedevano lo svolgimento del GP, in Ferrari la tensione era alle stelle, poiché molti ragazzi non erano propensi a partire, dato che a febbraio il raggruppamento politico d'opposizione The February 14 Youth Coalition scrisse a Bernie Ecclestone minacciando azioni contro lo svolgimento della gara.


Parallelamente, il Bahrain Centre for Human Rights chiese alle case automobilistiche di boicottare la gara, e perfino Damon Hill, ex campione del mondo di Formula 1 ed ex presidente del British Racing Drivers' Club (BRDC), aveva invitato la FIA a riconsiderare l'opportunità di correre a Sakhir.


Il 28 marzo 2012 Ecclestone confermò la tenuta della gara, anche se, successivamente al prolungarsi delle proteste, ammise di non avere il potere di forzare i team a correre il Gran Premio, mentre la FIA, nella sua prima bozza di calendario per il 2012, aveva fissato la gara a novembre, proprio nella speranza di una pacificazione nel paese. Solo nella versione definitiva del calendario il Gran Premio venne spostato al 22 aprile 2012.

Nonostante il tumulto di sensazioni e di informazioni che giungevano a Maranello dal Bahrein, nei primi giorni della settimana precedente il Gran Premio, presentandosi trafilato nei corridoi del reparto motori, l’Ing. Binotto espletò le parole di conforto di Ecclestone, che aveva parlato al telefono con Domenicali indicando che a Manama non ci sarebbero stati pericoli e che quindi si poteva regolarmente correre, nonostante tale scelta aveva portato il gruppo d'opposizione Al-Wefaq a indire delle manifestazioni di protesta nella zona dell'aeroporto all'arrivo dei team.


Ricordo questo momento soprattutto perché nei minuti successivi parlammo con alcuni colleghi che si dimostrarono spaventati alla possibile perdita del posto di lavoro al box Ferrari nel caso di un rifiuto all’invito di partecipare al Gran Premio, pur essendo contrari alla partenza perché parallelamente terrorizzati per la loro incolumità; dopo aver parlato assieme, alcuni di loro si rifiutarono di partire.


Io, personalmente, assieme ad altri "senatori della Ges" fui molto solidale con i colleghi che decisero di non partire, nonostante il leader del Bahrain Centre for Human Rights aveva affermato che non vi sarebbero stati pericoli per il personale del Circus, anche se la protesta sarebbe stata ugualmente condotta contro la decisione di correre il Gran Premio.


A posteriori c’è da ammettere che i colleghi che decisero di declinare l’invito a partire furono assolutamente intelligenti poiché, nonostante le rassicurazioni, il personale della Force India fu comunque coinvolto in un incidente stradale dovuto al lancio di una bomba molotov.


Comunque, nonostante queste premesse, domenica 22 aprile 2012, sul circuito di Manama, si disputò il GP del Bahrain.


In qualifica, Sebastian Vettel (all’epoca in RedBull) conquistò la pole all'ultimo tentativo, precedendo Lewis Hamilton e Mark Webber. I nostri piloti Fernando Alonso e Felipe Massa si qualificarono rispettivamente nono e quattordicesimo, confermando il momento negativo di prestazioni della F2012; nelle precedenti occasioni, in qualifica Alonso aveva ottenuto il dodicesimo miglior tempo in Australia, e il nono in Malesia e Cina.


Pretendere che Alonso potesse fare un miracolo anche in Bahrein, dopo che in Malesia aveva straordinariamente vinto in condizioni climatiche avverse, era evidente che non era ipotizzabile. E infatti, allo start del GP Sebastian Vettel mantenne il comando, seguito da Lewis Hamilton, poi Mark Webber, Romain Grosjean e Fernando Alonso, autore di un'ottima partenza. Comando che non lasciò fino alla fine.


Sebastian Vettel vinse per la ventiduesima volta in carriera, precedendo i piloti della Lotus, Kimi Räikkönen e Romain Grosjean, mentre i nostri piloti, Alonso e Massa, giunsero rispettivamente settimo e nono.


Al ritorno dal Bahrein, i nostri colleghi scoccati per quanto avevano visto a Manama, immediatamente confidarono a noi di aver compreso perché Ecclestone ci tenesse così tanto a disputare il GP. Infatti, alcuni ragazzi del box (che nel 2015 hanno chiesto le dimissioni assieme a me) mi confidarono che tutt’attorno al circuito erano presenti non pochi cartelli pubblicitari di sponsor che diversamente non possono comparire all’interno del circuito, a causa del divieto televisivo della pubblicità di alcuni prodotti statunitensi che anche in tempo di guerra venivano regolarmente venduti in Bahrein.

Ma tralasciando questi discorsi, nel lasso di tempo che intercorse tra il GP del Bahrein e quello di Spagna, per motivi che indicherò in un futuro #Inside, finalmente in Ferrari tornò a lavorare a pieno regime il "mago" Rory Byrne, già presente in Ferrari ma non coinvolto dal primo momento nel progetto F2012: il progettista sudafricano modificò l’area delle leve posteriori (racconterò meglio nel dettaglio in un altro #Inside, dato che c’è un retroscena legato proprio al reparto sperimentazione motori) e magicamente l’auto si presentò in Spagna con un’altra veste, quella di favorita alla vittoria del Gran Premio!


Questo nonostante Pirelli avesse introdotto quell’anno nuove tipologie di mescole più morbide, tranne che per le super-soft, e con minor divario prestazionale tra loro. Peccato solo che gli pneumatici Pirelli, che si prestavano con una forma maggiormente squadrata al fine di migliorare il livello di usura, in realtà erano soggette ad un consumo anomalo, troppo rapido nel momento in cui i piloti avessero deciso di aumentare il ritmo di gara. Tale scelta fu dovuta dalla volontà della FIA di migliorare la qualità dello spettacolo fornito all’ascoltatore televisivo.


Visti i precedenti Gran Premi disputati, che contavano una sola vittoria e un quinto posto come migliore risultato, ci presentammo in Spagna con l’idea che anche solo un piazzamento nel podio sarebbe stato un successo incredibile in quel momento.

Le prove del venerdì ci diedero un po’ di fiducia, dato che nella prima fase Alonso registrò il miglior tempo, salvo poi lasciare la leadership agli altri concorrenti nelle sessioni successive.


Il sabato, in qualifica Hamilton conquistò la pole position, seguito da un sorprendente Maldonado e il nostro pilota, Fernando Alonso. Ma al termine delle qualifiche, Hamilton fermò la sua vettura sul tracciato per evitare di rimanere senza benzina ai controlli della federazione: chiamato a spiegare l'accaduto davanti ai commissari, il direttore tecnico Sam Michael affermò che la vettura era stata fermata per cause di forza maggiore. La causa, dovuta a un errore umano nel conteggio del carburante effettuato nei box negli istanti precedenti all'ultimo giro del pilota inglese, non venne valutata come forza maggiore dalla FIA, quindi Hamilton venne escluso dai risultati delle qualifiche, a causa della violazione dell'articolo 6.6.2 del regolamento sportivo. La pole passò così alla Williams dopo due anni di astinenza, dato che l'ultima partenza in prima posizione era stata conquistata da Nico Hülkenberg nel Gran Premio del Brasile 2010.


Lì per lì ancora nessuno di noi aveva capito cosa stava succedendo quel fine settimana. Anzi, bisogna ammettere che in realtà, visti i precedenti, eravamo felici del secondo posto ottenuto dalla squadra in pista. Devo ammettere che forse un po’ tutti noi credemmo che Maldonado non avrebbe ripetuto le prestazioni del sabato, e che quindi eventualmente avrebbe terminato il GP dietro al nostro pilota.


E infatti al via della gara Fernando Alonso conquistò la testa della corsa, mettendosi davanti a Pastor Maldonado. Ma come sempre accadeva in quell’inizio campionato, le prestazioni delle gomme garantivano pochi giri di utilizzo prima di incorrere nel calo prestazionale. Il primo a fermarsi per il cambio gomme fu Mark Webber, al sesto giro, mentre nelle tornate seguenti tutti si fermarono al pit stop; la maggior parte dei piloti montò gomme hard, tranne le Mercedes e le Lotus. Dopo la prima tornata di cambi gomme, Alonso rimase in testa alla gara davanti a Maldonado, ma pochi giri più tardi, quando iniziò il secondo stint di sostituzione gomme, il pilota venezuelano anticipò il cambio al giro 25, facendo segnare il tempo più veloce fino a quel momento nella tornata successiva: grazie a questa prestazione e ad un doppiaggio problematico di Charles Pic da parte del nostro pilota, complice il cambio gomme eseguito anche da noi, al ventisettesimo giro il venezuelano passò in testa con un vantaggio di alcuni secondi. Come al solito, i nostri ingegneri avevano sbagliato la strategia.


A questo punto, bisognava sperare che nell’ultimo round di sostituzione gomme, i nostri ingegneri si inventassero qualcosa per recuperare la testa della corsa; ma nemmeno a dirlo, Maldonado, pur dopo un pit stop non perfetto, mantenne la prima posizione.

A questo punto, pur avendo più velocità, chiaramente forzare con quel tipo di gomme avrebbe causato una perdita di prestazione repentina, pertanto il nostro pilota si accontentò del secondo posto. Maldonado vinse per la prima volta in Formula 1, mentre la Williams tornò al successo dopo 7 anni, 6 mesi e 19 giorni, per un totale di 132 gran premi. L’ultima vittoria risaliva al Gran Premio del Brasile 2004 con Juan Pablo Montoya. Alonso giunse secondo, precedendo il nostro ex pilota Kimi Räikkönen.


In questo momento, tutto sommato eravamo contenti in Ferrari, dato che pur non avendo avuto un’auto prestazionale nei primi GP eravamo comunque in testa al campionato piloti con Ferando Alonso; ma soprattutto, ora avevamo la consapevolezza che da quel momento avremmo avuto un’auto prestazionale e che quindi avremmo potuto tentare di vincere il campionato mondiale piloti.


Ma c’è un ma.


Un retroscena che vedendolo oggi, a posteriori, aumenta la rabbia che proviamo sia io sia alcuni ex colleghi, ripensando a quel mondiale che fu sottratto ad Alonso e a noi da situazioni discutibili da parte della FIA.


La soluzione del rebus relativo soprattutto alle annate 2012 e 2013 ruota attorno alle gomme Pirelli, fornitore dal 2011 degli pneumatici e vero ostacolo della Ferrari fin da allora, dato che precedentemente era stata introdotta la regola del fornitore unico, ma poiché era la Bridgestone ad occuparsi di ciò, e soprattutto dati i precedenti vittoriosi che legavano la casa giapponese produttrice di pneumatici alla Ferrari, qualora c’era un problema era facile per loro modificare il progetto del prodotto fornito ai team, e quindi anche a noi. Cosa che non è mai più avvenuta con Pirelli, meno propensa a modificare i propri progetti e la produzione di pneumatici durante lo svolgimento di un campionato del mondo di F1 tranne che nel 2013, quando le auto progettate sulle specifiche degli pneumatici Pirelli di quell’anno, dopo il GP corso al Silverstone dovettero tornare a riprogettare le vetture a causa del ritorno all’utilizzo degli pneumatici dell’anno precedente.


Non a caso, rileggendo a posteriori le parole di un nostro ex pilota ed ex campione del mondo, Michael Schumacher, che nel 2012 correva col team Mercedes, risulta chiaro che qualcosa in quel campionato non era del tutto normale, dato che: "Per salvare i pneumatici bisogna guidare sotto il limite del pilota e della macchina".


All’epoca come oggi, la risposta della Pirelli è sempre stata la stessa, dimostrazione che cambiano gli interpreti, ma non la sostanza. Infatti, Paul Hembery, all’epoca direttore della Pirelli, rispose: "Dobbiamo andare incontro alle direttive che ci hanno passato la FOM (la società di Ecclestone) e la FOTA (l’associazione dei team) per promuovere i sorpassi".

Quindi Schumacher ribatté: "Io sto solamente mettendo in discussione il fatto che le gomme giochino un ruolo così importante o se magari devono durare un po’ di più in modo che uno possa guidare alla velocità normale di una macchina da corsa e non navigare come se ci fosse la safety car. Se fosse il problema di una macchina sola allora potreste dire che tocca a noi risolverlo. Ma fondamentalmente succede a tutti, con una oppure due eccezioni al massimo. E quando è l’80% del parco macchine che presenta lo stesso problema, allora il fornitore di gomme deve farci un pensierino".


Ma Paul Hembery rigettò le accuse dichiarando: "Mi spiace che una persona con l’esperienza di Schumacher faccia certi commenti. Altri sono andati avanti con il lavoro e hanno fatto funzionare i pneumatici. Durante i test invernali i suoi commenti erano diversi, diceva che era contento. Adesso sembra che abbia cambiato completamente opinione".

Questo scambio di opinioni non avvenne in una sala conferenza, bensì fu sviluppata per mezzo dei giornali di tutto il mondo, dato che Schumacher, pilota della vecchia guardia, a differenza di qualche nostro direttore non aveva paura di dire le cose come stavano, come d’altro canto si è sempre fatto fino alla scomparsa dei vari Senna, Alboreto, eccetera, dalla F1.


E allora rimbombano nelle mie orecchie ancora più forti le parole di un nostro direttore, che con me all’epoca si confidava, e che disse non solo al sottoscritto, ma anche ad altri colleghi: "Se non fosse stato che domenica Ecclestone ha voluto festeggiare il settantesimo compleanno del suo amico Frank Williams, avremmo vinto noi. Ma dovevano festeggiarlo e quindi gli hanno dato le gomme al suo pilota per vincere. Ma attenzione, le hanno date a Maodonado, e non a Bruno Senna, altrimenti i giornali avrebbero capito che questa sarebbe stata una messa in scena abilmente pilotata!".


Questa dichiarazione interna fu fatta il martedì dopo il GP di Spagna da un direttore presente nei box.


Ora, i più attenti contesteranno il fatto che Frank Williams nacque il 16 aprile 1942, non il 13 maggio, cioè il giorno in cui si corse il GP di Spagna 2012. E io rispondo che anche io ho notato questo quel giorno stesso, ma bisogna notare che i precedenti GP vennero corsi il 15 aprile in Cina, quindi un giorno prima rispetto al compleanno del patron della Williams, e il 22 aprile in Bahrein, dove però si evitò di svolgere questa speciale cerimonia a causa della situazione ambientale in tumulto a seguito delle proteste in atto nel paese mediorientale.


Inoltre bisogna sottolineare che nei confronti di certe figure storiche, almeno fino a che la FOM era diretta da Bernie Ecclestone, era presente una forte forma di rispetto, per non dire di sudditanza. Dunque non deve sembrare strano il fatto che fu fatta una bella festa nel paddock a Frank Williams durante il weekend di gara in Spagna, e a posteriori si può dire anche un bel regalo, dato che il team britannico non otterrà più nessun risultato eclatante, inteso come risultati di gara, durante il proseguimento di quel campionato.


E sempre a posteriori possiamo dire che quei sette punti persi in Spagna peseranno come un macigno a fine campionato, dato che Alonso non vincerà il mondiale per soli tre punti.


Ma soprattutto, se si fosse festeggiato il compleanno di Frank Williams in Bahrein, Vettel probabilmente non avrebbe vinto il GP, perdendo quei sette punti necessari ad Alonso per vincere il mondiale.


Ma la F1 è questa, soprattutto a partire dagli inizi degli anni ‘70, cioè da quando le gomme iniziarono a determinare in maniera preponderante il vincitore finale dei singoli GP e del campionato del mondo di F1, rendendo i piloti oggi degli incapaci, domani dei campioni.


Fulvio Conti

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