#16 1999: GP della Malesia, Eddie Irvine vince grazie a Schumacher, poi è squalificato, ma...



Dopo il rocambolesco Gran Premio d’Europa, disputato sul circuito del Nurburgring e vinto a sorpresa da Johnny Herbert su Stewart, la McLaren va in pista a Monza a fine Settembre per testare alcune soluzioni in vista della stagione 2000. Il lavoro viene svolto a porte chiuse dal futuro pilota della Prost, Nick Heidfeld, che percorre circa trenta giri al volante di una Mp4/14 laboratorio.


Allo stesso tempo, il 27 Settembre 1999, in quel di Maranello, Luca Badoer completa ottantatré giri sul circuito di Fiorano. La Ferrari deve lasciarsi alle spalle l'errore commesso ai box in terra tedesca, dove prima il pit-stop di Salo, e poi soprattutto quello di Irvine, hanno compromesso la gara di entrambi i piloti, con il nord-irlandese che ha sfiorato i punti ma è stato beffato nelle ultime tornate proprio dal rivale al titolo Hakkinen.


Sulla disfatta si esprime il presidente Montezemolo, il quale sostiene che gli errori commessi al Nurburgring non devono ripetersi e non sono ammissibili per un team come la Ferrari, ma ciò non toglie che il valore di quanto è stato fatto fino a questo punto della stagione da tecnici e piloti non è da mettere in discussione, anzi, bisogna esserne orgogliosi. Parole finalizzate a tenere, per quanto possibile, il morale alto a due gare dal termine di una stagione che vede Irvine inseguire Hakkinen in classifica piloti a due punti di distanza, e la Ferrari distante 8 punti dalla McLaren nei costruttori.


Intanto, il 1° Ottobre1999 la Ferrari torna in pista per due giorni di test, e Irvine torna a parlare del Nurburgring, nonché del titolo mondiale:


"Nessun colpevole per quello che è successo domenica ai box. C'è solo stato un momento di confusione. Tutto è ancora possibile, e da come lavora la squadra ci crede eccome al titolo. In Malesia voglio finire almeno quarto per poi giocarmi tutto in Giappone, sperando che nel frattempo la McLaren abbia problemi".


Quanto a Schumacher, Irvine afferma:


"Spero torni nelle ultime due gare. Certo, sarebbe curioso vederlo come mio numero due".


Una prospettiva che, in vista del nuovo Gran Premio della Malesia, viene scongiurata ufficialmente dal pilota tedesco tramite il suo portavoce Heiner Buchinger, il quale comunica alla stampa tedesca che è da escludere che Michael possa tornare a gareggiare in questa stagione. Una decisione che pare sia stata presa dal pilota stesso in seguito a dei controlli medici svolti a Parigi. Secondo alcune indiscrezioni, la lunga convalescenza è stata causata da un’infiammazione al ginocchio destro, che causa dei dolori e quindi l'impossibilità di portare avanti un programma di riabilitazione muscolare.


Un’infiammazione che, secondo quanto dichiarato da Buchinger, potrebbe esser stata causata dal chiodo inserito nel ginocchio durante l’operazione chirurgica subìta in Inghilterra, o addirittura da un’altra operazione, più datata, al menisco, risalente al 1992.


L’ultima delle numerose teorie parla di uno Schumacher impaziente, che ha incautamente accelerato il recupero portando così a complicazioni che lo hanno persino posticipato.


La Ferrari, attraverso un comunicato ufficiale, fa sapere che:


"Da questa visita è emerso che il consolidamento osseo consente una normale attività".


Una dichiarazione un po' generica, forse troppo, che lascia intendere che sia stato il pilota a decidere ugualmente di non tornare in questa stagione nonostante il parere positivo dei medici. Un piccolo giallo che si infittisce quando Michael decide di unirsi al team per effettuare i test sulla F399 al Mugello.


Il 4 Ottobre 1999, il due volte Campione del Mondo torna in pista per la terza volta dopo l’infortunio, ma verso le ore 11:15, ecco che si ripresenta ingombrante lo spettro dell’incidente di Silverstone: con un testacoda alla curva di Scarperia, una delle più strette del Mugello, Schumacher finisce contro un guard-rail. Sessione di test inevitabilmente interrotta per lui, che deve tornare ai box a piedi, leggermente claudicante nei duecento metri di prati percorsi.


Al di là dell’incidente, sono sessantanove i giri completati, dalle ore 10:00 alle ore 18:40, con il cronometro che si ferma sull'1'27"287.


A giornata conclusa, raggiunto dai giornalisti, Michael chiarisce la situazione, smentendo quelle voci secondo le quali sia lui a non voler correre malgrado i medici gli abbiano dato il via libera:


"Qui c'è stato un grosso equivoco, causato da quello che la Ferrari ha comunicato ieri. I medici mi hanno dato l'ok per una normale vita quotidiana, non per correre. Sei io fossi un fornaio, potrei tranquillamente tornare a fare il pane. Ma le mie condizioni non sono così buone per affrontare un Gran Premio di sessanta o ottanta giri. So come mi sentivo prima e posso fare il paragone, posso farlo solo io e la decisione quindi è mia, ed è una decisione responsabile. A che servirebbe tornare in gara per sentirsi male e andare piano? Non avrebbe senso”.


Di fatti, la rieducazione muscolare della gamba destra è completa solo al 60%, ma qualcuno ha l’impressione che il tedesco abbia abbandonato la Ferrari:


"Lo so, ma non è così. Purtroppo la stampa esercita una forte pressione sulla Ferrari e questo crea interpretazioni sbagliate. Non abbandono la Ferrari, tanto è vero che sono qui".


Da qui scaturisce una logica domanda: perché svolgere comunque i test?


"Non l'ho voluto io, è stata la Ferrari a chiedermelo. Per aiutare la squadra nello sviluppo della macchina, questo lavoro servirà per il Gran Premio di Malesia, per aiutare Irvine. Ma ho accettato anche perché mi faceva piacere. Volevo provare a guidare di nuovo, devo pur fare dei paragoni altrimenti non so dove sono. E ora posso dire che mi sono sentito molto meglio del 20 Agosto su questa stessa pista. Nessun dolore alla gamba, solo qualche fastidio a schiena e collo, ma nel complesso sono andato bene, non ho sofferto".


Il rapporto con la Ferrari pare si sia leggermente incrinato, ma lui smentisce seccamente queste teorie:


"Impressione sbagliata. In questi ottantasei giorni, Jean Todt mi ha chiamato tutti i giorni e ho parlato non solo con lui, ma anche con Ignazio - Lunetta, il suo ingegnere capo - e con Montezemolo. Forse molti saranno delusi, ma mi sento di dire che i miei rapporti con la Ferrari sono ancora più intensi".


Gli scarsi progressi sul piano della performance assoluta dal parte della F399 hanno fatto pensare ad un’interruzione degli sviluppi, ma anche in questo caso Schumacher sostiene il contrario:


"No, non si è affatto fermato, e oggi posso dire che in Malesia la Ferrari è in condizioni di andare bene. Progressi di motore e aerodinamica li ho constatati dal vivo, visto che oggi sono andato più veloce del 20 Agosto".


Infine, sull’incidente:


"Non è stata una bella esperienza, è una di quelle cose che non ti aiuta a riprenderti. Prima non mi succedeva, ora ho scoperto che ci pensi e che hai paura. E non è bello".

Terminato il suo lavoro al Mugello, il 6 Ottobre 1999 Schumacher si reca a Roma per l’udienza di Papa Giovanni Paolo II, insieme a Giancarlo Fisichella, Jean Alesi e Riccardo Patrese. Michael arriva a San Pietro senza cravatta (che gli viene prestata) alle ore 9:30 circa; alle ore 10:00 l’udienza comincia, e poco prima di mezzogiorno il pilota della Ferrari viene presentato al Papa. Successivamente, Michael descriverà l’accaduto descrivendo Giovanni Paolo II come una grandissima persona, e la giornata appena vissuta come una delle più belle della sua vita.


Il giorno dopo, il 7 Ottobre 1999, in occasione dello Shell Day, Michael sale nuovamente a bordo della F399 dotata del telaio 193, percorrendo cinquantotto giri per un totale di circa 150 chilometri.


Vari tipi di gomme Bridgestone testati, e nuovo record del circuito in 1'01"1, sette decimi più veloce di Irvine, che in precedenza aveva collaudato le vetture destinate al Gran Premio della Malesia, in programma il 17 Ottobre 1999.


Saranno le prestazioni incoraggianti, i tifosi insorti con striscioni offensivi nei suoi confronti dopo la sua rinuncia, la pressione della stampa o quella di Montezemolo, fatto sta che l’8 Ottobre 1999, Schumacher fa un passo indietro e annuncia la sua presenza al Gran Premio di Kuala Lumpur. Il tutto dopo un’altra mattinata ricca di lavoro, durante la quale il tedesco abbassa ulteriormente il tempo sul giro (1'00"941, quasi due decimi più veloce di sé stesso rispetto a due giorni prima). Poi, altre prove con gomme Bridgestone da bagnato, un test importante poiché in Malesia la pioggia è una variante da non escludere.


Dopodiché, il fatidico annuncio:


"Voglio essere onesto, voglio spiegare le decisioni che ho preso negli ultimi giorni. Molta gente sarà stupita per quanto dirò. Ma ho i miei buoni motivi. Correrò negli ultimi due Gran Premi in Malesia e in Giappone. La ragione e la storia di questo ripensamento è dovuta a due fattori. Prima di oggi ho avuto due brutte esperienze, al Mugello e a Monza. In particolare a Monza ero molto, molto depresso: mi aspettavo tanto da quel test ed invece dopo pochi giri ero distrutto. Veramente distrutto. Domenica scorsa ho fatto l'ultima visita medica, dopo la quale è stato distribuito un comunicato con un'informazione sbagliata. Perché, dal mio punto di vista di uomo e di professionista, dire che posso condurre una vita normale significa anche che posso guidare una Formula 1. Questa è la mia vita, non significa che posso andare a passeggio con Gina Maria. Quando ho fatto dire che non avrei corso intendevo proteggere me stesso da altre brutte esperienze come quelle già provate, appunto, al Mugello e a Monza".


Ma cosa è successo dopo? Michael spiega che:


"La squadra, dopo questa visita, mi ha chiesto di provare, di sostenere dei test. Che potevano servire sia ad aiutare loro sull'evoluzione della macchina, sia ad aiutare me stesso a risolvere i dubbi che avevo. Lunedì, dopo i test al Mugello, pensavo che la decisione di domenica, non correre, fosse quella giusta. Ora non lo è più, ho cambiato idea e spero di essere capito".


"Siamo tutti esseri umani e può capitare di cambiare opinione".


"Io adesso mi sento bene. Penso che in gara avrò problemi sulla distanza. Lo so e lo immagino. Ma per la squadra è molto importante che io ci sia. Spero di poter aiutare Eddie e la Ferrari, ma senza promettere miracoli né il venerdì né il sabato. La sera del Mugello avrei dovuto aspettare a dire: mi fermo. Ma se avessi tentennato e se avessi fatto trasparire qualcosa avreste capito, e mi avreste già chiesto se sarei tornato a correre. Qualche volta è meglio cambiare idea piuttosto che rimanere su posizioni sbagliate. Preferisco cambiare idea, anche se qualcuno arriverà a domandarsi: ora questo cosa sta combinando? Cosa fa? Cosa dice? Tornerà indietro?"


Il numero due della Ferrari - perché questo sarà il suo ruolo nelle ultime due gare della stagione - sottolinea che l’opinione pubblica non ha influito minimamente sulla sua scelta:


"La mia decisione è solo mia. Non ha influito quel che pensa la gente, perché io sono uno che non legge i giornali. Mi interessava di più quello che pensava e provava la squadra. E ho avvertito il loro entusiasmo già dal Mugello. Contagioso, quello sì".


Discorso differente per quanto riguarda Montezemolo:


"Sicuramente il presidente mi ha chiesto di ripensarci, ma non è stata questa la ragione principale per la quale ho cambiato idea. E' stato l'entusiasmo della squadra che mi ha coinvolto maggiormente".


Le reazioni al ritorno ufficiale di Schumacher sono variegate: da Dubai, Irvine si dice estasiato, convinto che a Sepang le Ferrari saranno fortissime. Willi Weber, invece, in quanto manager di Schumacher, al giornale tedesco Die Welt dichiara di non essere convinto che questa sia la cosa giusta da fare:


"Schumacher si è lasciato convincere troppo facilmente. Il suo ritorno comporta enormi rischi per lui: cosa accadrebbe se Michael avesse un altro incidente? Se Schumacher si facesse male un'altra volta, vi sarebbero serie ripercussioni sulla prossima stagione".


Un punto di vista prudente, giustificabile dal fatto che Schumacher non è in lizza per il titolo piloti. La Ferrari, tuttavia, ha bisogno di lui per mantenere aperti i giochi nel mondiale costruttori, poiché il tedesco rappresenta senz’altro una maggiore garanzia rispetto a Mika Salo, il quale in ogni caso è riuscito comunque a conquistare due podi in sei gare al volante di una vettura che non aveva mai guidato prima.


Secondo il giornale tedesco, inoltre, la spinta decisiva verso il rientro di Schumacher è stata data da Bernie Ecclestone, che in un colloquio privato avvenuto con Michael avrebbe insistito per vederlo in pista nelle ultime due gare della stagione, poiché una sua rinuncia avrebbe addirittura messo a repentaglio la permanenza a Maranello di Jean Todt.


Sulla scelta di Michael si esprime anche suo fratello Ralf, che assicura tutti sul fatto che il ferrarista non avrebbe mai corso questo rischio se avesse sentito ancora dolore alla gamba. Secondo il pilota della Williams, Michael può tranquillamente tornare a vincere fin da subito, competitività della Ferrari permettendo. Un breve commento arriva infine sulla lotta iridata, dove Ralf vede in Mika Hakkinen il favorito assoluto, soprattutto perché dispone della vettura migliore in quest’ultima fase del campionato.


Il 14 Ottobre 1999, giunti sullo sconosciuto circuito della Malesia, inaugurato qualche mese prima con il Motomondiale, il prossimo pilota della Ferrari, Rubens Barrichello, parla del suo futuro compagno di squadra:


"Anch'io sono ansioso di sapere se Michael è proprio in grado di andare subito forte come prima dell'incidente di Silverstone. Ad esempio, in occasioni simili a questa, quando cioè la Formula 1 sbarca su una pista sconosciuta, Schumacher è stato di regola il più lesto ad adattarvisi, girando più forte di tutti noi: succederà anche questa volta? Intendiamoci: non ci si scorda di come si fa a guidare bene dopo un incidente. Michael andrà sempre forte, anche se magari in situazioni particolari, ad esempio con la pista viscida, magari rifletterà di più su come affrontarla".


In casa McLaren, Jo Ramirez commenta brevemente il rientro di Michael:


"Sarà senz'altro un avversario pericoloso, perché anche se non dovesse rivelarsi alleato prezioso di Irvine, non è detto che questo giochi poi a nostro favore. Veloce com'è, Michael si metterà in mezzo a darci fastidio e potrebbe farci perdere punti preziosi. Ma, chissà, magari potrebbe pensare che tutta questa umidità possa far arrugginire il chiodo della sua gamba destra e, alla fine, potrebbe anche decidere di non correre!".


Il leader del Mondiale, Hakkinen, evita commenti e si mantiene lontano dalla stampa, mentre David Coulthard, oramai tagliato fuori dalla lotta al titolo in seguito al ritiro del Nurburgring, dove uscì di pista mentre era in testa alla corsa, deve ammettere che a questo punto il suo unico dovere è quello di aiutare Hakkinen e la McLaren a vincere i due titoli in palio:


"Anche se c'è un piccolo pertugio ancora aperto, ormai la caccia al titolo per me è tramontata. Per cui, se non succederà nulla di strano, lavorerò questo fine settimana al servizio di Mika. La peggior cosa in questo momento sarebbe darci battaglia tra noi due, favorendo così Irvine o Frentzen. Questa è la cosa che dobbiamo evitare e, di conseguenza, farò quello che desidera la squadra".


Anche perché, secondo lo scozzese, difficilmente il campionato si concluderà domenica:


"La Ferrari, a mio parere, resterà in lizza fino a Suzuka. Per noi sarà una bella sfida ritrovare Michael, ma siamo fiduciosi e non ci spaventiamo neppure di fronte alla possibilità che il tempo peggiori, perché la nostra McLaren ha dimostrato di andar forte sia sull'asciutto sia sul bagnato".


Schumacher, invece, seppur confermando che sosterrà per quanto possibile Irvine, precisa:


"Dico chiaramente che, prima di tutto, non sono molto interessato a Irvine, a meno che io non parta davanti e lui sia dietro, perché in quel caso ovviamente gli darei strada. Ma se non sarà così, toccherà a lui aiutarsi da solo. Per me è importante fare punti, insieme, per il campionato costruttori, al quale la Ferrari tiene molto".


"Se io sono in testa ed Eddie è secondo lo lascio passare. Lui arriva primo, io secondo ed Hakkinen mal che vada arriva terzo. In questo modo Eddie prende dieci punti e Mika solo quattro. Questo sarebbe uno scenario da sogno".


Come reagirebbe Michael ad una vittoria di Irvine avvenuta con una dinamica del genere?


"Benissimo. Se Eddie vincesse il mondiale anch'io avrei un sacco di meriti, perché abbiamo lavorato assieme tre anni e mezzo per questo obiettivo e tutti saprebbero perché il campionato l'ha vinto lui e non io. Poi significherebbe tanto per il team vincerlo, hanno lavorato tutti moltissimo ed io ho fatto perdere il titolo del '97 con un errore a Jerez. Il mio primo obiettivo è far vincere alla Ferrari il campionato costruttori, il secondo è che se posso aiutare Eddie, lo aiuto".


La domanda che si pongono tutti, non solo Barrichello, è quanto il tedesco riuscirà ad essere competitivo. Lui non ha dubbi:


"Sento che posso vincere la corsa. Ho la possibilità di vincere e dare un contributo ai titoli cui tiene la Ferrari. Inoltre, quello che sto facendo per allenarmi fisicamente è di più di quello che fanno certi piloti".


Tornando ai test di Fiorano, risultati decisivi affinché decidesse di tornare, spiega:


"Era importante che girassi per avere certi dati da sfruttare nel 2000, prima della pausa obbligata di Novembre. Dovevo far vedere alla Ferrari qual è il vero potenziale della macchina, quello che non è stato possibile evidenziare nelle ultime corse. Guidando al limite, ho capito quanto mi serviva".


In effetti, i progressi fatti dalla Ferrari negli ultimi test sono stati i più rilevanti di tutta la stagione, come ammesso da un fiducioso Irvine. Schumacher, per concludere, non si dice nervoso per il confronto con gli altri piloti, così come non è preoccupato del test dell’idoneità fisica al quale si dovrà sottoporre con il dottor Sid Watkins.


Visita che avviene giovedì pomeriggio intorno alle ore 16:30.


"Non so che tipo di esami mi farà il dottor Watkins ma non me ne importa niente, ho deciso di correre e correrò".


Schumacher viene ricevuto da Watkins e Jacques Isserman, che dopo una visita generale, con particolare attenzione alla gamba destra, lo sottopongono alle famose prove di efficienza fisica: il pilota deve dimostrare di poter uscire dalla vettura e risistemare il volante in appena cinque secondi; test superato agevolmente per due volte. Dopodiché, bisogna percorrere una distanza di dieci metri saltellando sulla gamba dolente, e anche questa prova viene superata a pieni voti. Schumacher esce sorridente dal reparto medico, avendo avuto il lasciapassare per correre.


Il 14 Ottobre 1999 Mika Hakkinen viene intervistato dalla stampa internazionale, e alla domanda sul ritorno di Schumacher in pista, risponde:


"Con Schumacher o senza, per me è lo stesso, è tutto normale, come prima. Il mio impegno è lo stesso, con Irvine come con Michael. Non sono affatto nervoso. La vera sfida semmai è quella della pista, che è nuova, nessuno ci ha mai corso e questa è una condizione uguale per tutti. Quanto a Schumacher non è la prima volta che corro contro di lui, e poi tra noi tutto è sempre stato molto corretto e leale, mai niente da ridire né da parte mia né da parte sua, e così sarà ancora. Di che cosa dovrei aver paura? Negli ultimi test la McLaren è ancora migliorata".


Ma queste bontà non piacciono ai media che vogliono sempre qualche spunto per mettere zizzania o fare titolo. E siccome tutti insistono su questo aspetto, ecco che il simpatico Hakkinen fa la mossa vincente: si gira verso Schumacher, gli mette affettuosamente la mano sulla spalla e guardandolo con un sorriso dice:


"Certo, sarebbe stato meglio per te rimanere a casa, curarti ancora, goderti la famiglia".


Finalmente sorride anche Schumacher, in genere un po' acido in queste circostanze.


Un applauso generale, e si comincia.


Venerdì 15 Ottobre 1999, le vetture di Formula 1 scendono in pista sul nuovo tracciato di Sepang per le prime sessioni di prove libere.


La pista si presenta inizialmente bagnata a causa della pioggia caduta di primo mattino, ed è proprio il rientrante Schumacher che sale in testa alla graduatoria fino a che il tracciato non si inizia ad asciugarsi. Anche quando le condizioni migliorano, non si sprecano i testacoda dei piloti, in difficoltà su un asfalto prima umido, e poi semplicemente con poco grip. Alla fine della prima sessione mattutina, Coulthard risulta il più veloce, davanti a Irvine e Schumacher, con Hakkinen quarto.


Il tedesco, per ovvie ragioni l’osservato speciale, completa trentasette giri, sfoggiando un’ottima condizione fisica. Nelle ore di spacco che dividono i piloti dalla seconda sessione, Michael descrive le sensazioni provate nel suo ritorno ufficiale in un week-end di gara:


"Tante emozioni, soprattutto quando sono arrivato in mattinata. Rivedere tanti amici, lo stesso ambiente, il solito lavoro. Poi sono rientrato nel ruolo di sempre e mi sembrava di non esserne mai uscito. Mi sento bene, ogni giorno meglio".


Qualcuno nota che continua ad essere zoppicante, tuttavia:


"E' una faccenda più psicologica che fisica. Mi ero abituato a zoppicare, invece dovrei sforzarmi di camminare in modo normale; ma dolori niente".


Il nuovo circuito di Sepang piace al ferrarista:


"E' bellissimo, e anche difficile. Curve strane, tutte diverse ma molto interessanti. La prima cosa è stata quella di scoprirlo guidando, studiare bene queste curve; poi piano piano ho cominciato a prendere confidenza e a spingere. Però non è facile trovare un buon assetto perché qui il problema è il clima. Il caldo non mi sembra neppure eccessivo. È che piove, non piove, ripiove. L'asfalto si bagna, si asciuga, si ribagna. È un continuo cambiare gomme, assetti, guida. Eppure si sapeva che questa è la stagione delle piogge. Ma ormai siamo qui e bisogna cercare di fare le cose bene. Mi pare che siamo vicini ai nostri avversari, penso che ce la batteremo".


Infine, un parere sui rivali e sulla gara di domenica:


"Ho visto Hakkinen un po' prudente, non guida con la sua abituale aggressività. Forse perché ha avuto diverse disavventure quest'anno, però non mi è sembrato quello di prima. È più in difficoltà lui che Eddie, e allora penso che Irvine dovrebbe approfittare di questa situazione. Ma deve farlo lui, in questo io non posso essergli di aiuto".


"Anch'io ho preso uno scivolone dopo aver messo una ruota su un cordolo. Sì, lì per lì non dico che ti viene paura ma nella tua testa inevitabilmente ripensi a un altro incidente, ti fai delle domande sulla sicurezza. Ma dura poco, perché guidando ti concentri e non ci pensi più".


"Difficile dire che gara sarà. Con la pioggia che va e viene possono esserci incidenti, Safety Car, errori, tutto diventa imprevedibile. Le McLaren vanno bene, ma dopo tanto tempo mi aspettavo di vederle più avanti, con progressi più vistosi. Invece non ho avuto questa impressione e allora possiamo batterci tranquillamente con loro".


Alla fine di una giornata che vede a sorpresa Jacques Villeneuve davanti a tutti, Mika Hakkinen, solamente ottavo, è parso in effetti piuttosto conservativo, pensando a non spingere oltre il limite la sua McLaren ed evitare incidenti su una pista molto insidiosa.


Il suo obiettivo, come spiega lui stesso, è uno solo:


"Finire davanti ad Irvine. È lui che deve attaccare, tentare il tutto per tutto; io posso gestire la situazione con calma, imparando bene questa pista assolutamente nuova, divertente ma difficile, con cordoli molto bassi, dove è facile uscire. Io non devo cercare il tempo a sensazione, ma solo amministrare. Psicologicamente questo è un vantaggio enorme, a condizione di non commettere errori. Che in gara, a questo punto del campionato, non sono più ammessi".


L’ottavo posto ottenuto nelle libere, dunque, non lo preoccupa, al contrario della pioggia, un fattore di cui farebbe volentieri a meno domenica:


"E' il mio incubo sin da quando sono arrivato in Malesia. La pista è molto scivolosa, una corsa sotto l'acqua sarebbe un massacro. Inoltre, dentro la macchina sembra di essere in una sauna finlandese. Già si cola con la maglietta, pensate con tuta, casco e guanti. Mi farebbe bene se dovessi dimagrire, chissà quanti chili perderò domenica".


A suo parere, il ritorno di Schumacher può rappresentare addirittura un vantaggio:


"Con Michael la vita per me è più facile. Perché il mondiale ritorna normale, si ristabiliscono le gerarchie. La McLaren ora ha paura e non lesinerà gli ordini di scuderia. E la Ferrari avrà Schumacher più di Irvine. Sì, Michael dice che lo farà passare, ma non ci credo, non è nella sua indole. Ed è difficile dai box comandare uno come lui".


Dichiarazioni che Mika dovrà rimangiarsi domenica pomeriggio.


Lo farà invece al sabato il direttore sportivo della McLaren Jo Ramirez, che non si fida della gran velocità mostrata dalla Ferrari, e soprattutto da Schumacher, al venerdì:


"A Schumacher hanno chiesto di spingere al massimo sin dall'inizio, perché deve impressionare, spaventarci. Magari lo farà anche in qualifica, ma poi domenica sentirà male alla gamba e tutto torna come prima".


Nel coro degli scettici c’è anche Jacques Villeneuve, il quale, un po' come Hakkinen, sostiene che Michael non abbia anticipato il rientro per aiutare Irvine e la squadra, bensì per salvaguardare la sua immagine. Il solo che sembra essere preoccupato per davvero dalle prestazioni del tedesco, è Ron Dennis, secondo il quale il due volte iridato potrà essere determinante nella lotta per il titolo costruttori, oltre che nel togliere punti importanti ad Hakkinen.


Il team principal del team di Woking, tra l’altro, spende qualche elogio persino per Irvine:


"Se vincerà il titolo se lo sarà meritato. Perché questo non è un campionato di un giorno, dura sedici tappe e lui ha sfruttato l'affidabilità della Ferrari, ha portato sempre a casa punti. Noi invece abbiamo commesso una marea di errori".

Sabato 16 Ottobre 1999, scettici e critici di qualsiasi schieramento vengono ammutoliti in maniera decisa, quasi prepotente.


Schumacher risponde come meglio può a tutto quello che gli è accaduto nei novantasette giorni trascorsi dall’incidente di Silverstone sino al suo ritorno in pista a Kuala Lumpur: le operazioni, le complicazioni, le polemiche con la stampa, i presunti attriti con Irvine e la Ferrari, la paura di non poter tornare più ai suoi soliti, straordinari standard, per concludere con le accese critiche subìte in seguito alla sua temporanea decisione di aspettare il 2000 per tornare a gareggiare in un week-end di gara.


Con il tempo di 1'39"688, Michael ottiene la seconda pole position stagionale, rifilando un’enormità al compagno di squadra Irvine: 947 millesimi.


Praticamente un secondo.


Il nord-irlandese è a sua volta autore di una prestazione che sarebbe da considerarsi eccezionale, poiché Eddie è secondo e si piazza davanti alle due McLaren di Coulthard e Hakkinen, ma il tutto viene inevitabilmente sminuito dalla prestazione aliena di Michael, che umilia sia lui che le due McLaren, staccando anche queste ultime di un secondo e un decimo.


"Uno così non lo puoi battere a parità di macchina, se non ha problemi".


Dichiara Irvine alla fine delle qualifiche, per poi proseguire con una solita immancabile battuta che non rende meno amara la lezione di guida appena subìta, ma quantomeno strappa un sorriso:


"Avete visto, si è riposato tre mesi e noi a sudare come disperati. Adesso va come una scheggia".


Tre settimane prima, la Ferrari sembrava allo sbando, tra gap tecnico con la McLaren (e anche Jordan e Williams, che al Nurburgring si erano dimostrate più veloci), ed errori clamorosi ai box durante le soste. Stavolta, durante le qualifiche, gli uomini di Maranello sono impeccabili in ogni movimento, senza dubbio una conseguenza della strigliata avuta dai vertici del team, ma, se vogliamo, anche del ritorno del fulcro di questa squadra, la quale, ritrovata la figura cruciale di Schumacher, ha ritrovato compattezza e soprattutto competitività.


La McLaren ora trema, perché con questa Ferrari, e questo Schumacher, difendere la leadership nelle due classifiche iridate sarà un’impresa tutt’altro che semplice.



Domenica 17 Ottobre 1999, 60.000 spettatori accolgono il circus per assistere al Gran Premio della Malesia, in un’atmosfera tesa per i giochi iridati, ma incredibilmente afosa per i 30° centigradi dell’aria ed i 43° centigradi dell’asfalto.


L’ultimo dubbio riguardante Schumacher è la sua resistenza fisica alla lunga distanza in una gara così dura sotto l’aspetto fisico; il tedesco però ha dimostrato e ha detto più volte di sentirsi in gran forma.


Hakkinen, che in questa gara ha a disposizione il suo primo championship-point (il Mondiale sarebbe suo nel caso di vittoria in concomitanza ad un quinto posto o peggio di Irvine), necessita di una prestazione di alto livello, simile a quella sfoggiata al Nurburgring nel '98, quando in una situazione simile (scattava dietro le Ferrari, dalla seconda fila, e si giocava il Mondiale punto su punto), attraverso una gran strategia ed un passo gara consistente andò a vincere, battendo Schumacher in una gara decisiva ai fini della vittoria del campionato.


Mika ha bisogno di quel tipo di prestazione, e ci proverà montando sulla sua vettura le gomme soft, il compound più duro di giornata, dato che tutti gli altri optano per la gomma super-soft.


Non ha la possibilità di partecipare al primo Gran Premio malese Jarno Trulli, che durante il giro di ricognizione deve fare i conti con il retrotreno fumante della sua Prost.


Le vetture francesi hanno sofferto le alte temperature a partire dal venerdì, ma è difficile dire se il caldo sia stata la causa. Fatto sta che il motore Peugeot della vettura di Jarno è in panne dopo poche centinaia di metri.


Con ventuno piloti rimasti in griglia, la gara comincia.


Le due Ferrari partono bene, seguite a ruota delle due McLaren e le due Stewart di Barrichello e Herbert, col brasiliano che alla prima curva scavalca il vincitore del Gran Premio corso sul circuito del Nurburgring.



Nelle retrovie Damon Hill viene centrato da Fisichella nel pieno di curva 2; il britannico va in testacoda, e non riesce più a ripartire. La sua penultima gara in Formula 1 si conclude dopo appena mezzo rettilineo e due curve.



Fisichella prosegue, ma la vettura è danneggiata al punto da forzare il romano a rientrare ai box. Il team sembra voler decretare il ritiro del pilota italiano, ma dopo quattro giri trascorsi a riparare la Benetton, Fisichella torna in pista, sebbene la sua gara sia ormai compromessa.


Nella lotta per le prime posizioni, David Coulthard incalza Irvine, mentre Schumacher fa subito il vuoto guadagnando svariati secondi sul quartetto composto da Eddie, le due McLaren Mercedes e Rubens Barrichello.


Il nord-irlandese sembra faticare a tener dietro l’arrembante Coulthard, utilizza traiettorie più larghe e scoda parecchio in uscita dalle curve lente. In suo soccorso arriva Michael Schumacher, il quale, nei primi due giri guadagna tre secondi, poi, alza il piede, lascia che gli altri si avvicinino, e in curva 9 dà strada ad Irvine, che diventa il nuovo leader della corsa.



Si concretizza così la situazione ideale per la Ferrari: le due Ferrari in testa, con Irvine primo, e Hakkinen addirittura quarto, per il momento costretto ad inseguire anche il compagno di squadra. Coulthard, infatti, ha ben altro a cui pensare, non vuole far scappare Irvine, dato che Schumacher pare non stia spingendo al massimo per favorire la fuga del compagno di box.


Così facendo, però, il ferrarista si fa sorprendere alla prima curva da un aggressivo Coulthard, che tira una staccata portentosa, con tanto di sportellata cattiva ai danni di Schumacher, che scende dunque in terza posizione. Hakkinen tenta di sfruttare il momento per affiancare la Ferrari, senza però riuscirci.



Nella manovra molto decisa di Coulthard vi è da sottolineare la correttezza di Schumacher, che se avesse chiuso la traiettoria avrebbe causato un incidente del quale avrebbe beneficiato il solo Hakkinen.


Avvisato dell’arrivo di Coulthard, Irvine fa registrare il giro più veloce della gara, anche se il tempo in questione viene prontamente migliorato dal pilota della McLaren di ben sette decimi.


Dopo circa dieci giri, la gara vede Irvine e Coulthard viaggiare in coppia, seguiti a qualche secondo di distanza da Schumacher e Hakkinen, anche loro vicinissimi. Ha perso contatto, invece, Rubens Barrichello, quinto in solitaria davanti a Herbert, che chiude la zona punti.


Scattato da una deludente quattordicesima posizione, Heinz-Harald Frentzen, terzo nel mondiale e matematicamente ancora in corsa per il titolo, è salito in decima posizione, ma avendo imbarcato una grossa quantità di carburante deve guardarsi da un minaccioso Pedro Diniz, su Sauber.



Nel frattempo, abbandonano la corsa prima Ricardo Zonta, per problemi al motore, e poi Ralf Schumacher, uscito di pista in curva 7.


Nel corso del quindicesimo giro, abbiamo un secondo scossone nelle posizioni di testa: un guaio alla pressione della benzina estromette clamorosamente David Coulthard dalla gara.


Lo scozzese gira lentamente lungo la pista, per poi parcheggiare mestamente la sua McLaren a lato. Il suo ritiro è un duro colpo alle chance iridate nel campionato costruttori per la McLaren, soprattutto considerando la potenziale doppietta incontro alla quale sta andando la Ferrari. Discorso diverso per la classifica piloti, dato che in questo modo Hakkinen sale in terza posizione.


Entra in zona punti Alex Wurz, braccato tuttavia da Jean Alesi, in una bella lotta per l’ultimo punto disponibile. Il francese, dopo una fase di studio, attacca e ha la meglio sul pilota della Benetton.


Michael Schumacher, intanto, è deciso a favorire la fuga di Irvine, e lo fa alzando vertiginosamente i suoi tempi sul giro, quindi bloccando Hakkinen, che si esaspera per cercare un pertugio nel quale infilarsi. Il rallentamento è tale da favorire il ricongiungimento di Barrichello, il quale, fiutando l’occasione di un undercut, va ai box al diciannovesimo giro per la prima sosta delle due in programma. Rubens, però, appena tornato in pista non è mai in grado di ritrovare un buon ritmo di gara.



A questo punto, Michael decide di spingere di nuovo sull’acceleratore, al punto da fare il giro più veloce della gara, un secondo e tre più veloce di Irvine, un secondo netto più rapido di Hakkinen.


Al venticinquesimo giro, Irvine va ai box per la sua prima sosta, con cambio gomme e rifornimento eseguiti in maniera impeccabile dai meccanici in 7.2 secondi.


Nel medesimo giro, Schumacher fa registrare un altro giro veloce, a dimostrazione che quando vuole spingere, non ce n’è per nessuno. Eddie esce dalla pit-lane ritrovandosi quarto, dietro anche a Johnny Herbert, il quale deve in ogni caso ancora fermarsi.



Due giri dopo tocca ad Hakkinen effettuare la sosta: pertanto, a non essersi fermati rimangono Schumacher, Herbert e Frentzen, risalito in sesta posizione.


Tutti e tre puntano su una strategia ad una sola sosta.


Quando anche questi tre effettuano i rispettivi pit-stop, a ridosso del trentesimo giro, la situazione nella zona punti è pressoché invariata: Irvine è in testa con sei secondi di vantaggio su Schumacher, secondo e seguito da vicino da Hakkinen; Barrichello è quarto, Herbert quinto, e Jean Alesi occupa la sesta posizione.


Come già fatto in precedenza, Schumacher alza i suoi tempi per frenare Hakkinen, il quale vede il disastro consumarsi davanti ai suoi occhi. Michael non offre chance concrete di sorpasso, anche quando si destreggia alla perfezione tra i doppiaggi, nel frattempo Irvine scappa via indisturbato verso la vittoria e la leadership del campionato.


Nella mente del finlandese e di tutto il box McLaren, non possono che riaffiorare le tante occasioni sprecate durante la stagione.


Schumacher risulta un secondo al giro più lento di Irvine, talvolta anche di più, e anche stavolta le due Stewart riducono il gap intravedendo una chance di entrare nella lotta per il podio.


Al quarantesimo giro, Barrichello inaugura la seconda serie dei pit-stop, imitato nel passaggio successivo dal battistrada Irvine. Eddie torna in pista appena dietro il duo composto da Schumacher e Hakkinen.



La pressione del finlandese, intanto, si è fatta meno asfissiante per Schumacher, in ogni caso, a circa quindici giri dalla fine, l’interrogativo che ci si pone riguarda la strategia adottata da Hakkinen. Dovrà fermarsi ancora o proseguirà fino alla fine? In Ferrari sono convinti che il finlandese debba rientrare per un secondo pit-stop; se così non fosse, la scelta di anticipare di qualche giro la sosta di Irvine senza fare in modo che avesse il gap necessario per rimanere davanti, si rivelerebbe un errore clamoroso.


I dubbi del momento vengono sciolti al quarantaseiesimo giro.


Hakkinen rientra per un secondo pit-stop, e lascia la seconda posizione ad Irvine.


Il capolavoro strategico, per alcuni rivedibile sul piano della sportività ma comunque estremamente efficace, raggiunge il culmine quando l’unica McLaren rimasta in gara si ritrova in quarta posizione, dietro anche a Johnny Herbert, la cui strategia ad una sola sosta ha evidentemente dato i suoi frutti. Il britannico è terzo, e sogna un secondo podio consecutivo dopo quello ottenuto in Germania con quella vittoria pazzesca.


Una situazione scomodissima per Hakkinen, causata dal tappo di Schumacher, e che ora lo costringe a prendersi dei rischi per limitare quantomeno i danni, riconquistando il terzo posto. Per farlo, deve scavalcare il suo ex compagno di squadra ai tempi della Lotus, un cliente tutt’altro che semplice da affrontare, specie considerando le alte velocità di punta del motore Ford.


A quattro giri dal termine, Michael Schumacher è in testa al Gran Premio della Malesia.


Una gara superlativa quella del tedesco: basti pensare che ha passato buona parte della gara a rallentare Hakkinen in modo da favorire Irvine, eppure si trova lo stesso in prima posizione, con sette secondi di vantaggio sul nord-irlandese, che a quattro tornate dal termine vede davanti a sé Michael alzare il piede per fargli strada, e consegnargli una preziosissima prima posizione.


Mancano due giri alla bandiera a scacchi, quando Hakkinen rompe finalmente gli indugi portando l’attacco ai danni di Herbert alla prima curva. Il tentativo di sorpasso ha successo, e Hakkinen risale in terza posizione.



Questa è l’ultima emozione della prima edizione del Gran Premio della Malesia, che viene vinto da Eddie Irvine, per gentile concessione di Michael Schumacher, che accompagna il compagno di squadra sul traguardo sancendo così una straordinaria doppietta della Ferrari.


Hakkinen conclude terzo, Herbert quarto davanti a Barrichello, mentre è Frentzen, grazie ad un ottimo passo gara e una buona strategia, riesce a prendersi la sesta posizione avendo agevolmente la meglio su Jean Alesi.


Grazie alla quarta vittoria stagionale, così come della sua carriera, Irvine guadagna dieci punti in classifica generale, salendo a quota 70 punti; Hakkinen, con i soli 4 punti che offre il terzo posto, è adesso secondo in graduatoria, con 66 punti.



Nei costruttori, la riscossa della Ferrari dopo lo scempio in Germania, in concomitanza alla giornata difficile della McLaren che deve fare i conti con il ritiro di Coulthard, causa un cambiamento al vertice anche in questa classifica: adesso è la Ferrari a comandare con 118 punti, davanti alla McLaren Mercedes, che di punti ne ha 114. Il doppio arrivo a punti della Stewart fa sì che il futuro team Jaguar salga al quarto posto, con tre punti di vantaggio sulla Williams.


A gara appena conclusa, un contrariato Ron Dennis attacca gli avversari:


"Di certo non abbiamo assistito ad una gara all’insegna della sportività da parte della Ferrari. In ogni casi, puntiamo a vincere con Hakkinen in Giappone. Non è finita, tuttavia, devo dire che le gomme della Ferrari erano veramente performanti. Vediamo cosa succede".


Ross Brawn replica immediatamente al team principal della McLaren:


"La Formula 1 è uno sport di squadra. Michael è tornato per aiutarci, ed è quello che ha fatto, in una maniera fantastica tra l’altro".


In conferenza stampa, un raggiante Irvine spende elogi per Schumacher:


"Michael non è solo il miglior numero uno, ma anche il miglior numero due".


Se ad Hockenheim aveva regalato il trofeo del vincitore a Salo, stavolta Eddie non ha intenzione di ripetere il gesto per due semplici motivi: uno, quando ci si è ritrovati a ruoli invertiti Michael non lo ha mai fatto; due, il tedesco a casa ha tanti trofei, Eddie invece ne ha solo tre.


Anche Schumacher è visibilmente soddisfatto della sua performance, resa ancora più straordinaria dal fatto che non disputava una gara intera dal mese di Giugno, a Magny-Cours:


"Oggi mi è sembrato di vivere un sogno. Ero di nuovo io, un pilota molto veloce, dopo tre mesi passati a guardare. Voglio ringraziare in particolare Todt, mi è sempre stato vicino in questi mesi. Prima eravamo amici, adesso qualcosa di più".


Il suo ritorno ha consentito alla Ferrari di compiere passi importantissimi verso quel titolo Mondiale che manca da due decenni:


"Sarebbe stato stupido pensare alla mia gloria personale, una cosa senza senso. È chiaro che un pilota preferisce vincere la gara, ma io non ho più chance per il titolo, era logico far passare Irvine. Ho fatto quello che la gente si aspettava da me".


"Fisicamente sto benissimo, in auto non ho mai avuto problemi, alla fine c'erano molti piloti più provati di me. Se penso al Giappone, sono molto eccitato. Non vedo l'ora che arrivi".


Un buon umore sottolineato anche da qualche battuta:


"Ma davvero pensate che abbia fatto passare Irvine? E se fosse stato più veloce di me? E poi io avevo programmato una sola sosta, dovevo risparmiare le gomme".


Prova ad essere più serio quando si parla del suo comportamento, descritto come poco sportivo da Ron Dennis, nel suo duello con Hakkinen, poiché ha alzato a più riprese i suoi tempi sul giro favorendo la fuga di Irvine.


Michael non è d’accordo con questa versione dei fatti:


"Io non ho mai ostacolato Hakkinen, il mio comportamento ha osservato le regole. È chiaro che ho aiutato la mia squadra, ma non mi si può incolpare di questo. Sapeste quante volte hanno cercato di frenare me; penso a Frentzen nel '97 a Jerez, a Villeneuve in diverse occasioni. Se voleva, poteva superarmi. Perché non ci ha provato?"


Dal canto suo, Hakkinen parla della gara più dura e frustrante della sua vita:


"Capivo di poter andare più veloce, Michael mi rallentava, ma è inutile imprecare se non sei in grado di superare, se non sai cambiare una strategia in corsa, se non hai l'elasticità di passare da due soste a una sola. Le due soste dipendevano dalla mia velocità. Poiché Schumacher mi rallentava, sarebbe stato logico cambiare. L'ho chiesto a Dennis via radio, ma poi non avevo benzina sufficiente per arrivare in fondo, e anche le gomme non avrebbero tenuto. Allora ho capito che era finita e mi sono quasi messo a piangere. Nei momenti decisivi non si possono fare regali del genere agli avversari. Il mio stato d'animo è come una caramella finlandese. Che, attenzione, non è dolce: è amarissima. Tuttavia non devo arrendermi, basta vincere in Giappone".


O forse, più che vincere a Suzuka, basta aspettare il tardo pomeriggio malese.


Mentre i piloti si avviano su per la scala che porta alla saletta delle interviste televisive, verso le ore 13:55 in un angolo nascosto del circuito vengono chiuse le vetture dei primi tre per i controlli tecnici. Le Ferrari passano il primo controllo ma poi vengono richiamate per una seconda verifica.


Nessuno però ci fa caso.


Sono passate da poco le ore 17:00, i meccanici Ferrari stanno sistemando tutto il materiale da spedire in Giappone, quando, come un fulmine a ciel sereno, giunge la notizia di un reclamo nei confronti della Ferrari. Ci si chiede se sia da parte della McLaren, basandosi sulle dichiarazioni minacciose di Ron Dennis.


Ma no, il team anglo-tedesco smentisce.


In sala stampa, al medesimo orario, viene affisso il seguente, clamoroso comunicato:


"Dopo la gara, le vetture 3 e 4 sono state sottoposte al controllo di conformità del corpo vettura. I deflettori laterali (art. 3.12.1) non sono entrati nella sagoma che li deve contenere. È mia opinione che essi siano fuori misura di dieci millimetri".


Firmato Jo Bauer, delegato tecnico della FIA.



Ross Brawn e Stefano Domenicali vengono subito convocati dai commissari, i quali prendono visione dei disegni di questi famosi deflettori. Poco dopo, mentre Jean Todt rimane chiuso nel suo bunker e si mantiene in contatto con Montezemolo, il portavoce della Rossa, Claudo Berro, fa chiarezza:


"Quei deflettori sono da tre giorni sulle macchine e hanno superato tutte le verifiche tecniche. Li avevamo già al Nurburgring e nessuno aveva trovato da ridire. Ne abbiamo una decina perché vengono fabbricati in serie. Non riusciamo a capire, anche volendo sul computer non avremmo potuto sbagliare perché le misure limite sono già impostate nel programma e un dato in eccesso verrebbe rifiutato. Potrebbe trattarsi di un errore di fabbricazione. Ma se il delegato tecnico non se n’era accorto, deve esserci qualcuno che glielo ha fatto notare, e deve essere qualcuno con l'occhio molto esperto".


Alle ore 18:45, il verdetto viene spedito a Todt.


La decisione è quella che il team manager non avrebbe mai voluto leggere:


  • Ferrari squalificata;

  • Irvine e Schumacher estromessi dalla classifica.


Hakkinen vince la gara davanti alle Stewart di Herbert e Barrichello, ed è Campione del Mondo, avendo dodici punti di vantaggio su Irvine.


La Ferrari decide di riconoscere davanti ai giudici l’irregolarità dei deflettori, ma annuncia che farà appello al tribunale della FIA a Parigi.


Dopo l’ammissione di colpa, ma non di dolo - un punto importante su cui si focalizzerà la difesa del team di Maranello - Jean Todt ammette alla stampa:


"Il deflettore non è in regola. Lo abbiamo dovuto constatare anche noi che eravamo convinti che corrispondesse in pieno al lavoro di progetto fatto col computer. Si è forse trattato di un errore manuale in fase di fabbricazione. E non se n'è accorto nessuno. Nessuno di noi e nemmeno il delegato tecnico della FIA che questi deflettori li conosce da tre settimane, visto che li avevamo usati anche nell'ultima gara al Nurburgring. Li ha visti per tutti e tre i giorni di quel Gran Premio e per tutti e tre di questo".


"Ogni sera controlla tutto quello che vuole. Ma se ne è accorto solo alla fine, a gara finita. Come mai? Ho motivo di credere che qualcuno glielo abbia fatto notare dopo la gara, qualcuno che era lì quando le vetture sono rientrate, ha visto ed è andato e riferire. E deve essere qualcuno con l'occhio molto ma molto esperto, perché di questo errore non ci eravamo accorti nemmeno noi, nemmeno Ross Brawn che è un tecnico allenato. È tutto molto strano".


Todt esclude categoricamente l’ipotesi di un sabotaggio interno al team, ma non fa commenti se gli si chiede di possibili indicazioni fornite da altre squadre.


I deflettori, ad ogni modo, a suo dire non portano un vantaggio così ampio da influire in maniera decisiva sul risultato della gara:


"Macché vantaggio, nemmeno mezzo o al massimo un decimo. Niente di niente. Ma lo avete visto il pezzo? E' una paratia di plastica con una specie di orecchia verso l'estremità e un bordo angolato. Bene: facendo scorrere un metro lungo quel bordo a un certo punto si scopre che in effetti, è vero, ci sono quei dieci millimetri. E che vantaggio volete che diano?"


Quante probabilità ci sono di vincere in appello?


"Non lo so, ma è molto difficile. Per noi questo è un colpo che non ci voleva, in una giornata così. Ma ha visto Schumacher che fenomeno? E ha visto Irvine, mai un errore. Perfetti, grandissimi e adesso ci tirano questa legnata. Siamo distrutti dalla delusione, dall'amarezza. Comunque, finché non ci danno torto in appello il mondiale non è finito".


Eddie Irvine è in procinto di salire sull’aereo che lo porterà verso Macao per una breve vacanza, quando, poco prima di spegnere il telefono, riceve la telefonata di Todt, che lo avvisa degli ultimi avvenimenti. Così, in un batter d’occhio, quel pomeriggio da sogno si trasforma in un incubo: Eddie si ritrova improvvisamente privato della vittoria e della possibilità di lottare per il Mondiale, perché sconfitto dalla decisione di alcuni giudici.


Ai media si rifiuta di rilasciare dichiarazioni, limitandosi a dire che bisognerà aspettare l’esito del ricorso.


Anche il neo due volte Campione del Mondo - ovviamente in attesa dell’esito dell’appello a Parigi - preferisce non dir nulla ai giornalisti. Hakkinen, infatti, rimane nel suo ufficio fino alle ore 20:56, poi si dilegua a bordo di una Mercedes E280 grigia metallizzata.


Ad esprimersi è sua moglie Erja, subito dopo aver letto il comunicato di squalifica della Ferrari:


"E' una delle più belle notizie che abbia mai avuto, il mio cuore è capovolto".


Qualcuno, alla fine, riesce a strappare qualche parola a Mika, che dichiara di sfuggito:


"Non voglio entrare nel merito di quanto è accaduto, so solo che se c'era qualcosa di irregolare, allora è giusto che sia finita così. Mi resta solo da pensare che se effettivamente l'irregolarità ha influito sull'esito della gara, in condizioni normali avrei vinto io”.


Nel mentre, i tifosi che, numerosissimi, avevano assistito al Gran Premio all'auditorium di Maranello e nella sede del Ferrari Club, scoprono i risvolti della squalifica solo dopo i festeggiamenti, a casa, all'ora di pranzo, davanti alla televisione. E su Maranello, sulle sue strade ancora in festa, improvviso scende il gelo, il silenzio.


Don Alberto, il prete di Maranello, non se l'era neanche presa quando alle 8:30, alla messa del mattino, aveva visto la chiesa quasi vuota. Aveva capito, i ferraristi erano rimasti a casa a guardare il gran premio alla televisione. Li aveva assolti, e poi, dopo la vittoria, aveva suonato a distesa le campane, e in paese c'era stata festa grande, con cortei di tifosi, caroselli di auto e moto, bandiere, clacson, campanacci e raganelle:


"Sono deluso, deluso, e pensare che quel gesto, Schumacher che cede il primo posto a Irvine, sarebbe passato alla storia come la borraccia passata da Bartali a Coppi".


Anche il sindaco di Maranello, Giancarlo Bertacchini, è scettico:


"Ma è mai possibile che la Ferrari abbia affrontato la gara sapendo di non essere in regola? Le auto erano già state verificate, no? Doveva essere tutto a posto".


Il 19 Ottobre 1999, la Ferrari invia al tribunale di Parigi il ricorso contro la squalifica, basando la richiesta su tre punti fondamentali:


  • Il deflettore non ha portato vantaggi aerodinamici alle vetture di Irvine e Schumacher;

  • La pena è assolutamente sproporzionata se si considera l’infrazione commessa;

  • L’assenza di dolo.


La speranza è che i giudici possano quantomeno reinserire i piloti nella classifica finale della gara, restituire i punti a Schumacher e soprattutto Irvine, e penalizzare solo la scuderia nel mondiale costruttori.


In attesa del processo in programma il 22 Ottobre, il presidente Montezemolo sfoga la sua rabbia sostenendo che:


"Perdere un mondiale per otto millimetri dopo avere aspettato vent'anni è una tragedia. Dire che sto male è dire poco".


Michael Schumacher, che di fatto ha pochi interessi nella classifica piloti ma ha comunque visto vanificare la sua prestazione monstre in gara, difende il team, a suo dire ingiustamente criminalizzato. In vacanza a Bali con la moglie Corinna, afferma:


"Sono molto dispiaciuto per quanto è successo. Mi rincresce per la squadra, per Eddie, perché tutto il lavoro fatto non ha dato alcun frutto. Purtroppo non posso farci nulla. I miei rapporti con il team non cambiano, è solo un errore, una svista, cose che possono succedere, non è giusto criminalizzare la Ferrari".


La reazione a caldo di Jean Todt è di rassegnare le sue dimissioni durante l’incontro avvenuto con Montezemolo, il quale non le respinge, ma le congela in attesa degli eventi. Todt si sente il principale responsabile dell’intera vicenda, essendo lui il responsabile della gestione sportiva. Montezemolo, però, replica alla decisione del manager francese dicendo di concentrarsi sul Giappone.


Il 18 Ottobre 1999, è Todt a raccontare quanto accaduto:


"Avrei preferito incontrare la stampa in una situazione più piacevole. Invece è successo quel che sapete e la colpa è totalmente mia: sono io il responsabile della gestione sportiva. Appena rientrato sono andato dal presidente e mi sono messo a completa disposizione per qualsiasi sua decisione. Dal punto di vista sportivo abbiamo ottenuto un successo assolutamente indiscutibile, con un dominio totale delle nostre auto. Dopo la gara è arrivata la squalifica per una non conformità del deflettore. Abbiamo ammesso la nostra colpa".


"C'è stata una negligenza nel controllo. Una cosa fatta senza intenzione e che non dà assolutamente alcun vantaggio. Lo dimostreremo coi fatti in qualsiasi sede. Abbiamo presentato l'appello e abbiamo totale fiducia. La pena è sproporzionata. Ho parlato coi nostri piloti: sono molto dispiaciuti ma fiduciosi. Irvine ha fatto una gara senza errori. Schumacher è stato il pilota della giornata: ha fatto quello che gli avevamo chiesto per aiutare la Ferrari e Irvine. Subito dopo il Gran Premio, Ecclestone ha detto che da tempo non vedeva una corsa così. E mi ha chiamato dopo la squalifica per dirmi che era molto dispiaciuto".


"Sono già successe cose del genere. Ogni problema è stato gestito in modo diverso a seconda dei casi. Anche quelli che hanno riguardato la McLaren. Noi davamo per scontato che non ci fossero problemi, ma un occhio nuovo può sempre notare qualcosa. Anche noi tempo fa vedemmo qualcosa di strano nella concorrenza ma lo facemmo presente prima delle prove, non a fine gara. Avremmo potuto sistemarlo anche prima del Nurburgring, se fosse stato fatto notare subito. Arrivammo settimi, con quel deflettore, e non è accaduto nulla".


"Nessuno in Formula 1 fa vedere l'aerodinamica, è tradizione. Sappiamo molto bene che tanto poi le auto sono visibili in partenza, quando escono di pista e alle verifiche. Malgrado la nostra voglia di proteggere il nostro patrimonio, non ci siamo riusciti".


Chi, a trentaquattro anni, si ritrova privato di quella che è con tutta probabilità l’unica chance in carriera di vincere un Mondiale, è però Eddie Irvine. Il nord-irlandese può solo sperare nel buon esito del ricorso, e, come sostenuto anche da Schumacher e tanti altri addetti ai lavori, definisce la sanzione estremamente severa:


"Quando l'ho saputo mi è preso un colpo. Non riesco a credere che mi si possa far perdere un mondiale così. La pena è troppo dura rispetto al crimine. Ora sono nelle mani della Ferrari, confido nella sua forza, nella sua abilità anche giuridica. Io come pilota non posso appellarmi a nulla, posso solo pensare a guidare e giurare che la macchina era esattamente la stessa del Nurburgring. Tutti in Formula 1 sanno che quei cosi lì, i deflettori, danno poco o nessun vantaggio. In Germania avevamo stentato, in Malesia siamo stati grandissimi, ma non certo per i deflettori. Erano così, più corti, anche al Nurburgring. E allora è solo una svista in chiara buona fede, non un tentativo di barare. E per una semplice svista non può esserci una pena così grande. No, io sono convinto che il tribunale di Parigi mi restituirà i punti".


"Non è possibile chiudere un mondiale così".


Chiude sconfortato Irvine.


Dalla parte di chi crede che la squalifica inflitta al team di Maranello sia esagerata, c’è Patrick Head, progettista della Williams e nemico storico della Ferrari, che giudica eccessivo e fuori luogo il provvedimento disciplinare adottato in Malesia, ed il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, fino a questo momento figura silente in questa baraonda. Per Bernie, l’intera faccenda è priva di senso, e un misero errore commesso in fabbrica da un tecnico qualsiasi non può far saltare un finale di campionato che si preannuncia mozzafiato e che, ovviamente, porterebbe altri introiti tra sponsor e diritti televisivi.


Ecclestone affonda il colpo anche sui regolamenti:


"Da troppo tempo mi lamento del fatto che in Formula 1 il regolamento è eccessivamente rigido. Quello che sta accadendo non è buono per lo sport né per il pubblico, che vuole vedere un gran finale a Suzuka. Avrei voluto che tutto questo non accadesse".


"Ora mi chiedo: come ne usciranno? Il tribunale d'appello è indipendente come lo è ogni corte sulla faccia della terra, e la Ferrari deve dimostrare che quel deflettore non ha portato vantaggi e che è frutto di un errore di fabbricazione, e poi deve rimettersi alla clemenza della corte. Ma ripeto: sarebbe una pena se finisse così".


E per finire:


"Se la Ferrari avesse voluto davvero barare, avrebbe tolto quei deflettori sabato, dopo che Schumacher aveva fatto la pole position: è in quel momento che i controlli sono più rigidi. Che poi, sia al Nurburgring sia in Malesia nessun esame ha trovato irregolarità sulla Ferrari, fino a quando, all'ultimo minuto. Bizzarro, no?"


A tal proposito, su chi abbia fatto notare ai commissari i deflettori montati sulla F399, scioglie ogni dubbio Joachim Bauer, trentotto anni, ingegnere e da tre anni tecnico-commissario della FIA, in un’intervista al giornale bavarese Abendzeitung. Bauer rivela che, come lasciavano intendere prima Todt e poi Ecclestone, c’è stata una soffiata.


Inoltre, il controspionaggio, se così lo si può definire, della Ferrari, scopre che al Nurburgring la F399 fu fotografata da un emissario della McLaren, che ha poi studiato la macchina al computer e al momento giusto ha inviato l’informazione a Jo Bauer, che ha fatto scattare il controllo oramai noto come 'agguato di Sepang'.


Al quotidiano tedesco, Bauer precisa:


"Alla Ferrari c'è sempre stata una corsa a coprire il più velocemente possibile le vetture o a riporre le cose nel garage. Si tratta del segreto meglio custodito di tutta la Formula 1. E allora ho pensato: prima o poi te ne devi occupare anche tu. Ma anche da altre parti sono stati fatte insinuazioni al riguardo".


Da qui la conferma della soffiata:


"In Formula 1 è così: ognuno controlla l'altro. Non te ne parlano direttamente, ma se uno si aggira tra i box, allora si raccolgono osservazioni e più tardi ci si riflette sopra. Per questo abbiamo anche controllato talvolta la McLaren-Mercedes; perché coprono sempre velocemente i loro motori".


La Ferrari, però, ha impiegato i deflettori anche al Gran Premio d’Europa, e lì non c’è stato alcun intervento. Perché?


"Le vetture non vengono scelte a priori, ma a caso. Un normale automobilista non viene certo beccato tutte le volte che passa con il rosso. Nelle qualifiche le Ferrari erano già state portate via quando volevamo fare i controlli. Domenica abbiamo constatato con precisione: dieci millimetri in eccesso per i deflettori, su entrambi i lati. Tuttavia, non posso credere all'intenzionalità. Era davvero soltanto una piccolezza".


A Maranello, nel frattempo, ci si prepara per l’udienza anche con prove nella galleria del vento, finalizzate a dimostrate come i deflettori incriminati non abbiano portato vantaggi di portata rilevante.


"Abbiamo eseguito una serie di accurate prove in galleria del vento, alla presenza di esperti esterni, che hanno confermato come i deviatori di flusso usati in Malesia non comportino differenza alcuna nelle prestazioni delle monoposto. Il risultato sportivo conseguito dai piloti e dalle vetture in corsa non è stato neppur minimamente influenzato dai fatti che hanno provocato l' esclusione, per cui la Ferrari è fiduciosa di poter provare ciò in modo esaustivo venerdì di fronte alla Corte d'appello verso la quale nutre la massima fiducia".


A tal proposito, Max Mosley fa cadere uno dei punti sui quali la Ferrari puntava per far valere la sua difesa. Il presidente della FIA tira in ballo l’articolo 58 del regolamento sportivo, il quale recita che 'se una vettura è riconosciuta non conforme al regolamento tecnico, l'assenza di vantaggi nelle prestazioni non sarà mai considerata come un elemento di difesa'.


In Ferrari, dunque, devono trovare qualcos’altro per far rimuovere la squalifica, qualcosa di concreto che non possa essere smentito dal regolamento. In realtà, nei pochi giorni che precedono l’appello, Ross Brawn ha trovato ciò di cui ha bisogno, ma si guarderà bene dal farlo trapelare fino al giorno del giudizio.


Inconsapevole di ciò, anche Flavio Briatore non è tra quelli a favore di chi vorrebbe il mondiale riaperto:


"L'articolo 58 è inequivocabile, accettare la scusa che il deflettore non ha influito sarebbe una vergogna. Le regole sono regole, belle o brutte, buone o cattive, vanno rispettate. È come se io facessi una macchina a forma di palla e poi dicessi: non mi ha dato nessun vantaggio. Ma che vuol dire? Se è vietato è vietato".


Briatore poi fa anche capire come vanno certe cose nel mondo delle corse:


"Quando mi squalificarono Schumacher nel '94, per un pezzo di legno che si era consumato di un solo millimetro, sa cosa fecero il giorno dopo? Un'altra regola per dire che al posto del legno bisognava usare il titanio, così una bega pretestuosa come quella non si sarebbe più potuta verificare. Così vanno le cose".


In Germania la Bild conferma che la soffiata è arrivata in effetti proprio dalla McLaren, inoltre, pubblica una foto in cui si vede Hakkinen che fruga dentro la macchina di Irvine.


Il giornale chiede indirettamente a Norbert Haug, responsabile del reparto corse Mercedes, se una cosa del genere sia da considerarsi corretta. Mercedes fa sapere di non gradire la parola spione accostata al proprio nome, ma da Haug non arrivano repliche di alcun genere.


Il 22 Ottobre 1999 è il giorno fatidico.


Alle ore 9:30 si riuniscono i cinque giudici internazionali selezionati per decidere le sorti di questo Mondiale. I nomi rimangono segreti; si sa solo che non provengono dall’Italia, dall’Irlanda, dalla Finlandia, dalla Gran Bretagna e dalla Germania, ciò per evitare qualsiasi tipo di favoritismo.


La Ferrari si presenta a Parigi con Jean Todt, Ross Brawn, Aldo Costa e Rory Byrne, a rappresentare la Ferrari insieme agli avvocati Henry Peter e Jean Pierre Martel, che da anni seguono la scuderia di Maranello.


Presenti anche la McLaren e la Stewart, che chiedono di essere ascoltate, volendo far valere i propri interessi (da una parte la vittoria del Mondiale, dall’altra il doppio podio di Herbert e Barrichello).


Giunto in Place de la Concorde alle ore 9:15, Todt dà uno sguardo in giro per la grande, bellissima piazza; c’è anche Irvine, che nel caos di giornalisti che lo circonda si becca una telecamera in faccia. Rory Byrne passa inosservato nella calca, mentre Aldo Costa dribbla tutti abilmente.


Sono le ore 14:30.


L’udienza si è già chiusa.


Comincia invece il fuggi fuggi generale; nessuno ha voglia di rilasciare dichiarazioni.


Jackie Stewart prende un taxi chiedendo di 'essere portato via subito da questo postaccio'. Gli uomini Ferrari fanno lo stesso, non dicendo una parola, ma lasciando l’onere all’avvocato Henry Peter, che inizia col dire che la sentenza sarà resa nota il giorno dopo, alle ore 11:00, da Max Mosley in persona.


Un processo di quattro ore circa durante le quali la Ferrari ha esibito un ricco testo di 106 pagine, fotografie e disegni vari.


E a quanto pare, il team italiano è riuscito nell’impresa di ribaltare il risultato.


Stando alle indiscrezioni post-processo, i tecnici di Maranelo hanno ritrattato la dichiarazione iniziale in cui ammettevano l’irregolarità dei deflettori, sostenendo che al contrario tutto è stato progettato entro le norme e che il deflettore, in Malesia, fu misurato in modo poco consono.


Sette millimetri, e non dieci: tanto era il carbonio mancante su ciascuno dei quattro deflettori incriminati. Pertanto, la misurazione di Jo Bauer era errata, poiché quei sette millimetri in meno non superano la soglia di tolleranza prevista dalle regole in casi del genere.


Per il momento, Henry Peter si limita a dire che:


"E' stata un'udienza serena e soddisfacente, come potete comprendere non possiamo dire nulla per rispetto ai giudici che vogliamo possano lavorare in pace e serenità. Avremmo preferito una seduta più lunga, ma comunque è stata condotta dai giudici con efficacia e sinteticità. Tutti hanno avuto la possibilità di esprimere le proprie ragioni".


"E' stato un vero dibattimento con tante parti, perché oltre noi c'erano altre due scuderie e c'era anche la FIA. Un vero contraddittorio nel rispetto delle norme giuridiche. Noi siamo soddisfatti di come il tribunale ha fatto il proprio lavoro. Da un punto di vista tecnico-giuridico ognuno ha avuto la possibilità di far valere i propri argomenti".


Qualcuno chiede il motivo della presenza di Irvine:

"D'accordo con il presidente Montezemolo abbiamo ritenuto che fosse una forma di rispetto per la corte portare anche il pilota anziché lasciare che si sapesse che era in vacanza in qualche luogo lontano".


Eddie, inoltre, è stato anche interrogato:


"Ha potuto esprimersi, ed ha reso la testimonianza che ci aspettavamo".


Il primo a parlare a nome della Ferrari è stato Ross Brawn, il quale, stando a quanto dice Peter, è stato determinante:


"C'erano molti articoli di cui discutere, della loro interpretazione. Per esempio quell'articolo 3.12 invocato in Malesia è tutt'altro che facile. Però anche l'aspetto tecnico è stato importante. Brawn ha potuto presentarlo adeguatamente".


C’è da essere ottimisti? Peter glissa con un no comment, limitandosi a dire di aver svolto un buon lavoro in sinergia con la Ferrari.


Il giorno dopo, alle ore 11:00 del mattino, nella sala conferenze dell’Automobil club di Francia c’è Max Mosley, che di fronte ad una schiera di giornalisti, si schiarisce la voce ed esordisce dicendo:


"Le regole vanno sempre rispettate".


Con quel po' di suspense degna di un film Hollywoodiano.


Poi, la sentenza che tutti aspettavano col fiato sospeso:


"E la Ferrari le ha rispettate".


Mosley lascia che il mormorio in sala cresca e faccia il suo corso, per poi continuare una volta calato nuovamente il silenzio:


"Il deflettore era regolare, i giudici del tribunale di appello hanno accettato la dimostrazione fatta dalla Ferrari che la misurazione di quel pezzo eseguita a Sepang non era appropriata. La FIA è stata criticata per aver usato mezzi di misurazione poco adeguati e questo ci costringerà a dotarci di nuove apparecchiature, ma è un bene per lo sport che un tribunale assolutamente indipendente sia stato capace di ribaltare la prima sentenza”.


"C'erano due problemi: il pezzo in sé e per sé, e la sua proiezione che è l'ombra che questo pezzo proietta sul terreno. Guardate la mia mano, vi prego. Le misurazioni in Malesia furono fatte in modo approssimativo e poco consono, ma anche l'ombra è stata misurata male perché essa dipende anche da come quel deflettore è attaccato alla macchina. Ed è proprio questo che Ross Brawn della Ferrari è riuscito a dimostrare in aula davanti ai giudici, comparando il deflettore da lui appositamente portato con quello che era stato sequestrato a Sepang e che era in possesso dei giudici".


"La corte ha anche chiesto al signor Bauer di far vedere come aveva eseguito le sue misurazioni dopo il Gran Premio. In sostanza, la misurazione più precisa era migliore di quella fatta in Malesia e inoltre laggiù non era stato tenuto conto di un'altra norma del regolamento che prevede una tolleranza. Questa nel caso specifico è di cinque millimetri e dunque il deflettore della Ferrari è risultato in regola. A Maranello si sono accorti dell'errore appena rientrati dalla Malesia e rifacendo le misurazioni si sono resi conto che bisognava ricominciare da capo e hanno dimostrato che lo sbaglio fu fatto allora".


Ferrari dunque scagionata, libera di potersi giocare il titolo Mondiale fino alla fine.


Dopo qualche giorno di agonia, Eddie Irvine torna in testa alla classifica piloti con 4 punti di vantaggio su Hakkinen, così come la Ferrari si riprende la testa del Mondiale costruttori.


In Malesia fu Jean Todt ad avvertire Eddie della squalifica, e anche in questo caso è sempre il team manager francese a dare la bella notizia al pilota, nel frattempo già atterrato in Giappone.


Eddie si trova a Tokyo da quattro ore, ed aspetta con ansia il verdetto.


Poi arriva la chiamata di Todt.


Tutta l’ansia e la preoccupazione si trasformano in urla di gioia, che Eddie non vuol contenere. Il manager Enrico Zanarini continua a ripetere è fantastico, mentre il leader del Mondiale dichiara con gioia:


"Un grande trionfo per tutta la squadra, ma la cosa più importante è che la Ferrari sia stata totalmente scagionata dal punto di vista tecnico. Quella di Parigi non è una decisione politica, non si è ridotto tutto ad un business, come qualcuno temeva. Io non volevo che finisse così, i sospetti sarebbero rimasti, l'immagine appannata. Invece si parla solo di questioni tecniche, l'errore era davvero insignificante, al punto da rientrare in un margine di tolleranza, la nostra macchina è sempre stata pienamente legale. E noi potremo portarla, così com'è, in Giappone. È questa la notizia più eccitante, i giudici hanno riconosciuto che la Ferrari rispetta le regole".


Eddie non aveva mai nascosto la sua fiducia nei confronto della sua squadra, anche prima di lasciare la Malesia:


"Non ho mai pensato, nemmeno per un attimo, che la Ferrari potesse aver costruito qualcosa d'illegale. Come non ho mai smesso di credere al titolo. Ciò non significa che non fossi un po' preoccupato, perché non si sa mai, una sentenza può sempre avere margini d'imprevedibilità. Ma adesso l'incubo è finito e con il risultato più bello, per me, per la Ferrari, per lo sport della Formula 1. Ora andremo a Suzuka e sarà un week-end di fuoco, sulla mia pista preferita. Mi rilasserò un paio di giorni, per poi partire all'attacco. È un grosso sollievo. Ci è stata restituita una vittoria ampiamente meritata sul campo. E adesso non si può sbagliare: dobbiamo portare i due titoli, piloti e costruttori, a Maranello".


Dalla sua casa in Svizzera, commenta con soddisfazione il risultato dell’appello Michael Schumacher, che a Suzuka punta ad avere un ruolo fondamentale ai fini dei giochi iridati, così come lo ha avuto a Sepang:


"Sono molto felice per la decisione presa a Parigi. Per la Ferrari è fantastico, ora abbiamo grandi chance di vincere entrambi i titoli. Sono contento che sia finita così, è un bene per la Formula 1. Un campione del Mondo non deciso dalla pista, ma votato da una giuria in un'aula di tribunale, sarebbe stato un danno per l'immagine del nostro sport".


"In Giappone aiuterò Irvine e la squadra. Farò tutto il mio meglio perché si possa ripetere il risultato di Sepang. Possiamo farcela".


Umore logicamente opposto in casa McLaren, che si avvicina all’ultima gara del Mondiale da sfavorita.


Nel suo comunicato ufficiale, la scuderia con sede a Woking mostra il suo dissenso per la decisione presa dai giudici:


"Eravamo convinti che fosse stata rimarcata per via scritta e orale una infrazione del regolamento tecnico. In casi di irregolarità durante una corsa vengono applicate coerentemente delle penalità e una di queste è stata inflitta in Malesia, quella appunto dell'esclusione. In tali circostanze noi ritenevamo che la decisione dei commissari fosse corretta e coerente con quanto accaduto in precedenza. Ci attendevamo dunque soltanto che il regolamento fosse applicato come era stato fatto in passato per simili circostanze. Siamo rimasti sorpresi quando il giorno prima dell'udienza abbiamo saputo che la Ferrari aveva deciso di sostenere, contrariamente a quanto aveva ammesso dopo la gara, di non aver infranto il regolamento tecnico. E argomentava la propria difesa, denunciando l'inadeguatezza delle procedure e degli equipaggiamenti tecnici della FIA e dando così una interpretazione del regolamento tecnico in conflitto su quanto era stato accettato prima".


Ron Dennis aggiunge, rivolgendosi ad alcuni giornali, che:


"Si è trattata di una cosa ingiusta e cattiva per lo sport, questo è un bruttissimo giorno per la Formula 1. Ma adesso dobbiamo rimboccarci le maniche e andare a Suzuka coscienti di poter ancora vincere il mondiale, e se dovessimo perderlo non potremo attaccarci al Gran Premio della Malesia: quella è una storia chiusa".


Il team principal sottolinea anche di aver messo in conto già da prima l’eventuale decisione di rimuovere la squalifica inflitta alle Ferrari, soprattutto per ragioni a suo dire commerciali. Tutti volevano assistere ad un gran finale a Suzuka, e una scelta che andava in contrasto con questa possibilità non era accettabile.


Infine, in vacanza in Indonesia con la moglie Erja, Hakkinen viene a sapere di dover quantomeno rinviare i suoi festeggiamenti per il secondo titolo Mondiale.


Il campione in carica non nasconde di essere sorpreso, tuttavia:


"Questa sentenza non cambia nulla per me: domenica prossima si correrà ancora e come sempre io mi presenterò al via del Gran Premio con l'obiettivo di vincere. Gli eventi della scorsa settimana, i guai di Sepang sono ormai alle spalle e io, come sempre, sono già concentrato sulla prossima gara. Sono fiducioso per il Gran Premio del Giappone e farò del mio meglio per vincere corsa e titolo iridato".


Nell'albo d'oro della Rossa mancava solo la vittoria nel Gran Premio delle carte bollate.


"E' vinto anche questo".


Urlano al bar Nello in piazza della Libertà a Maranello, quando Max Mosley annuncia in mondovisione l'assoluzione piena del Cavallino Rampante.


Che sia una vittoria guadagnata con gli avvocati anziché coi cavalli, non importa: la raffica di urrà di fronte alle telecamere di mezza dozzina di reti televisive tedesche già appostate dal mattino, è identica a quella di un trionfo a Monza. Nello Rossi, l'oste ferrarista più famoso di Maranello, estrae per l'occasione l'inedito Spumante Schumacher, quello delle grandi occasioni, confezionato in rigoroso rosso Ferrari da un'estrosa ditta teutonica.


Nel frattempo qualcuno tira la tonaca di don Alberto Bernardoni mentre all'altare sta unendo in matrimonio Davide ed Elisa. La coppia non fa in tempo a pronunciare il sì che già suonano le campane: per gli sposi e per la Ferrari, in una mattinata euforica trascorsa a Maranello sotto una pioggia torrenziale e liberatoria.


E nel primo pomeriggio, tutti i ferraristi si ritrovano in via Villeneuve al Club, una specie di casa a schiera colma di cimeli dalla quale si sentono i rombi della pista di Fiorano.


"Oggi è un giorno di pioggia, ma per me è venuto il sole".


Spiega l' ex meccanico della squadra corse Enzo Macchi.


Mentre giunge il presidente del club Alberto Beccari, che risponde a una raffica di telefonate, si mette in posa per le telecamere e accoglie i ferraristi venuti a festeggiare.


Un pullman da Massa Carrara, una pattuglia da Bologna e una da Caprino bergamasco.


"Ci hanno ridato il maltolto".


Commenta Beccari prima del corteo con in testa una dozzina di Ferrari.


Il sindaco, intanto prepara l'attesa dell'ultimo Gran Premio.


Quest'anno saranno tre i maxischermi: in piazza, all'auditorium e al club Ferrari.


"Attendiamo migliaia di persone che giungeranno qui sin dal sabato".


La Ferrari ha avuto la meglio in tribunale, assicurando a sé stessa la possibilità di riportare a Maranello quei titoli mondiali che mancano da troppo tempo, e permettendo alla Formula 1 di mandare in scena un altro gran finale, il terzo di fila dopo quelli nel 1997 e nel 1998, quando prima Villeneuve e poi Hakkinen ebbero la meglio su Schumacher.


Anche quest’anno la Ferrari è lì a giocarsela, ma non col fenomeno tedesco, bensì con il numero due per contratto, che a fine anno lascerà la scuderia.


Magari da Campione del Mondo.


Suzuka è pronta per l’ultimo duello della stagione, che andrà in scena il 31 Ottobre 1999.


Eddie Irvine contro Mika Hakkinen, Ferrari contro McLaren.


Davide Scotto di Vetta

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