#16 1998: GP Lussemburgo, a sorpresa vince Hakkinen, Schumacher deve accontentarsi del secondo posto

Aggiornato il: giu 29



In seguito alla memorabile doppietta conquistata a Monza davanti a 150.000 spettatori, la Ferrari può guardare con estremo ottimismo alle ultime due gare della stagione 1998. La vittoria di Schumacher in Italia, infatti, permette al pilota tedesco di acciuffare Mika Hakkinen in testa alla classifica piloti, a quota 80 punti; inoltre, grazie al fondamentale apporto della seconda guida Irvine, la Scuderia di Maranello si porta a soli 10 punti di distacco dalla McLaren-Mercedes, annichilita dagli uomini in rosso sul circuito lombardo.


Le parole del numero uno della Rossa, Luca di Montezemolo, sono un perfetto riassunto di quella che è la soddisfazione all’interno del team:


"Questo risultato è il migliore che potessi ipotizzare, è il frutto del duro lavoro fatto dalla squadra, un lavoro più duro di quanto la gente possa immaginare. Non dimentichiamo dove eravamo, non scordiamo i progressi fatti dalle gomme: in questa gara hanno fatto una bella differenza. E poi sono contento per quel meraviglioso pubblico di Monza, per quella gente che vuol bene alla Ferrari e che ci segue sempre con affetto. Sì, sono proprio contento. Anche perché abbiamo dominato mostrando una grande affidabilità su una pista dove eravamo svantaggiati. Il massimo".


Il campionato però è tutt’altro che chiuso, anzi, nell’imminente Gran Premio del Lussemburgo da disputare sul circuito tedesco del Nurburgring, Hakkinen ha il suo primo match-point per portarsi a casa il primo Titolo della carriera. Di conseguenza, a Maranello non bisogna lasciarsi trasportare dall’entusiasmo, e come sostiene Montezemolo:


"Dobbiamo stare con i piedi per terra, ora più che mai. Ho sempre detto che lotteremo fino all'ultimo metro di corsa e lo ribadisco. Sarà durissima, ma siamo in condizioni di farlo benissimo nelle due corse che restano. Ormai abbiamo colmato il divario con la McLaren, a inizio stagione avevo parlato di Mondiale e stiamo lottando per vincerlo con tutte le nostre forze. Sarà una lotta durissima anche sul piano psicologico. Ma questa doppietta è un bel messaggio ai nostri rivali. E ci pone nella condizione ideale per il finale".


La sera del giorno successivo alla vittoria raccolta a Monza, in Ferrari sono nuovamente tutti al lavoro:


"Ma certo, l'ha detto anche il presidente: lavorate ancora di più. Poi ha aggiunto: se è possibile. Io rispondo che è sempre possibile. Per una ragione molto semplice, per una filosofia che alla Ferrari applichiamo da tempo".


Dichiara Jean Todt, che poi aggiunge:


"Nella vita bisogna sempre cercare di raggiungere il cento per cento, qualunque cosa si stia facendo. Noi non siamo al cento per cento, quindi abbiamo ancora un margine per lavorare e migliorare. Ed è quello che cerchiamo di fare. Mancano due gare alla fine del mondiale e se non pedaliamo adesso sarebbe come buttare tutto".


"Abbiamo cominciato subito. Le macchine tornate da Monza sono andate in officina e le abbiamo accorciate. Cioè dal passo lungo siamo tornati a quello corto. Per la prossima gara al Nurburgring, il passo lungo non serve. Con queste macchine corte lavoreremo al Mugello fino a giovedì; poi venerdì Schumacher sarà a Fiorano; sabato e domenica allestiremo le vetture per la prossima gara, lunedì il collaudo e poi la partenza per la Germania. C'è poco tempo, ma ne avremo di più dopo, perché ci sarà un mese di intervallo prima di andare in Giappone. E in quel periodo per noi sarà una volata. Ancora il Mugello, poi Barcellona, il programma non è ancora definito al dettaglio ma è intenso".


I grandi lavori non riguarderanno tuttavia il motore:


"Ma no, ma quale super-motore, facciamola finita. Il motore è sempre quello e non è vero che ha venti cavalli in più. Magari fosse così facile trovare i cavalli a dozzine. Quando ne otteniamo due o tre in più facciamo i salti di gioia. Il vero problema è quello di continuare a migliorare tante piccole cose, come abbiamo fatto finora; e del resto è proprio questo che spiega il nostro notevole passo avanti. Bisogna continuare su quella strada. E senza mai perdere di vista l'affidabilità, che è il nostro grande cavallo di battaglia".


"I paragoni non si possono fare, perché il guasto improvviso capita sempre e può capitare a chiunque, a noi come a loro. In ogni caso vorrei fare un invito alla prudenza: sbagli o non sbagli, le McLaren sono ancora molto forti. Io i conti li posso fare sugli affari nostri perché quelli li conosco bene. E allora dico: cosa ha rotto la Ferrari quest'anno? Ecco la risposta: Schumacher ruppe il motore a Melbourne nella prima gara, Irvine ebbe un guasto al cablaggio elettrico in Ungheria. Tutto qui. Dunque, quando dico che finora siamo stati i migliori per l' affidabilità, non credo di dire una bugia".


"Le possibilità ci sono, e noi partiamo per vincere. Questo è fin troppo chiaro. Al Nurburgring non dovrebbero esserci difficoltà. Schumacher è andato bene su quella pista, anche la Ferrari ci si trova a proprio agio. Stiamo migliorando, e dunque è possibile vincere su quel circuito".


Tra il Gran Premio d’Italia e quello del Lussemburgo, i team hanno a disposizione due settimane per effettuare le solite estenuanti sessioni di test. La Ferrari sceglie il Mugello per lavorare su novità aerodinamiche, e ovviamente sul tipo di gomma più adatto per la penultima prova del Mondiale, accompagnato da oltre 1000 tifosi accorsi per vedere le prove e supportare il team con bandiere, trombe, applausi, e persino un tricolore irlandese, omaggio a Eddie Irvine.


Altre scuderie, nello specifico McLaren, Williams, Jordan, Sauber, Prost e Benetton, portano avanti i rispettivi programmi di lavoro sul circuito di Magny-Cours.


Schumacher arriva al Mugello in elicottero il 14 Settembre, all'ora di pranzo, dopo un volo sul suo aereo privato che dalla Svizzera lo porta sino all'aeroporto di Peretola.

Terminato il primo giorno di prove, dopo aver percorso ben ottantuno giri, Michael ammette:


"Stiamo lavorando bene, non abbiamo avuto nessun problema. Ci stiamo dedicando all'assetto e ai diversi tipi di gomme, presto passeremo alle sospensioni".


Ad ogni modo, già dalle prime prove arriva la prima certezza: in Germania, le F300 correranno, come previsto, equipaggiate del passo normale.


Il 16 Settembre 1998, durante la seconda giornata dei test al Mugello, Michael Schumacher si focalizza soprattutto sulle prove di partenza, poiché lo scatto a Monza per poco non gli costava la vittoria. Tuttavia, alle ore 12:30 un guasto al cambio costringe a terminare in anticipo la sua giornata di lavoro, che è anche l’ultima sul circuito toscano. La sua monoposto viene riportata nei box a spinta e per tutto il pomeriggio i meccanici lavorano sul motore. Inutile aspettare, alle 17:10 Schumacher sale in elicottero e prosegue i test a Fiorano, mentre Irvine prende le redini della situazione al Mugello.


"Andiamo a Fiorano perché l'asfalto del circuito è simile a quello del Nurburgring".


Spiega Schumacher prima di partire.


"Cosa potrebbe fare la differenza tra Ferrari e McLaren? Le gomme, non ho dubbi. è per questo che insistiamo tanto sui test dei pneumatici".


L'anno scorso la lotta per il titolo è stata con Villeneuve, quest'anno con Hakkinen:


"Villeneuve l'anno scorso aveva un'ottima macchina ma durante tutta la stagione ha commesso molti errori. Anche Hakkinen ne ha commessi, ma credo che sia quasi inevitabile visto che siamo esseri umani e quindi possiamo sbagliare. Magari qualcuno lo fa nei momenti più importanti e qualcuno in quelli meno importanti. Ma per capire chi è più forte, chi ha più cervello, chi sa controllare meglio i nervi bisogna aspettare la fine della stagione".


Mentre Schumacher prova al Mugello, Hakkinen decide stranamente di riposare perché pare sia stanco. Quando viene chiesto al tedesco se questa scelta può essere interpretata come un eccesso di tranquillità, il pilota della Ferrari risponde:


"Non lo so, comunque capisco che sia stanco perché lo sono anch'io. Ma a questo punto della stagione non me la sento di far lavorare solo i collaudatori. Ci voglio essere io sulla macchina perché il momento è troppo importante. Dopo Monza ho riacquistato motivazioni, quando sei lassù vuoi andare ancora più avanti".


"Quello che la gente deve capire è che dietro ogni pilota c'è un essere umano. Io sono molto concreto nel mio lavoro, ma ho anche le mie debolezze e commetto anch'io degli errori. Quando mia figlia Gina Maria mi chiama papà voglio che parli all'uomo, non al campione".


Il 17 Settembre Irvine completa senza alcun intoppo sessantanove giri, mentre Schumacher, a Fiorano, ne compie solo quarantasei, complice una lunga sosta ai box per la rottura di un motore, lavorando soprattutto sulle gomme.


Il giorno successivo, il pilota tedesco conclude i test segnando il record della pista, dopo aver girato con un nuovo musetto. Sessantasei giri totali, ed il tempo di 1'00"700, che migliora sensibilmente l'1'01"310, che resisteva da Aprile.


Intanto, a Magny-Cours si fa notare Ricardo Zonta, collaudatore delle McLaren che gira più veloce di tutti, tenendo dietro il pilota titolare Coulthard, e un altro terzo pilota e giovane promessa della Williams, Juan Pablo Montoya.



L’anno prima, a due Gran Premi dal termine Schumacher era secondo a nove punti di distacco dal leader Villeneuve, il quale aveva riconquistato la prima posizione vincendo proprio al Nurburgring, con Schumacher impossibilitato a lottare poiché coinvolto in un incidente alla prima curva provocato dal fratello Ralf. Quest’anno dunque, reduce dalla vittoria di fronte ai suoi tifosi, l’avvicinamento al rush finale è senza dubbio diverso.

Escludendo il beffardo ritiro della stagione passata, Michael vanta ottimi risultati sul circuito di casa (due successi con la Benetton e un secondo posto nel ‘96 con la Ferrari), situato a pochi chilometri da Kerpen, la sua città natale.


Proprio a riguardo del più giovane dei fratelli Schumacher, il 22 Settembre 1998 è ufficiale lo scambio di sedili tra Ralf e Heinz-Harald Frentzen in vista del campionato 1999, con il primo che correrà in Williams, e il secondo per la Jordan, dopo che, come ammesso diversi anni più tardi da Eddie Jordan:


"Michael pagò due milioni di Sterline per rescindere il contratto di Ralf e permettergli di accasarsi in Williams. Ero felice di farlo ovviamente, era una accordo che accontentava tutti".


"Nessuno lascia la Jordan senza pagare".


Il fondatore dell'omonima squadra allude al fatto che anni prima, dopo il Gran Premio del Belgio del 1991, Michael si liberò del suo contratto per spostarsi in Benetton:


"Allora in quel caso a farlo fu Michael Schumacher, dopo anni mi sono preso una rivincita".


Ralf firma un contratto di quattro anni, che potrà essere rivisto dopo i primi due, e farà dunque coppia con Alex Zanardi.


"Frank era principalmente alla ricerca di un pilota che non si arrendesse mai, qualcuno che cercasse sempre di migliorare la sua posizione. Ma era anche alla ricerca di un pilota che fosse abile nelle competenze tecniche, che potesse aiutare a sviluppare una macchina da corsa competitiva".


Dirà qualche anno più tardi Alex, che prosegue con il suo racconto dicendo:


"Per questo è venuto da me, perché in questa epoca gli ingegneri hanno sicuramente un grande aiuto dai computer, ma ci vuole ancora il pilota per dare a loro la giusta direzione da seguire".


Il tutto a discapito di Juan Pablo Montoya, fresco campione in F3000, che è costretto a dover attendere ancora qualche anno prima di esordire in Formula Uno:


"A fine stagione giravo come i titolari (Villeneuve e Frentzen, n.d.r.), ero il campione della F3000 e tutti mi davano in Williams per il '99, e anche io me l’aspettavo. Ma poi mi hanno detto che avrebbero schierato Zanardi e Ralf Schumacher".


"Eddie Jordan mi chiamò e mi offrì un sedile, ma Williams ribadì che io ero sotto contratto con lui. L’ultimo affronto arrivò quando mi chiesero di andare a Barcellona ad aiutare Zanardi. Io gli risposi che non volevo farlo, ma mi dissero che avevo un contratto con loro. Andai e ovviamente fui più veloce di Alex. E a Barcellona si fece vedere Chip Ganassi con il suo manager Morris Nunn. Quella sera Ganassi mi chiese se volessi correre per lui in CART. Gli risposi che ero legato a Williams, ma lui mi disse: per Frank è ok. Ora, questo è il contratto. Qui c’è scritto quanto prenderai. Zero discussioni, firma qui".


Tornando al discorso relativo alla tirata lotta per la vittoria del campionato, si esprime in merito a ciò uno che di Mondiali contesi fino all’ultima curva ne sa qualcosa, avendone vinti (e persi) più di uno. Il quattro volte Campione del Mondo Alain Prost, ora team manager e proprietario dell’omonimo team, durante la sua straordinaria carriera da pilota ha vinto un Mondiale all’ultimo respiro nel 1986, quando batté le Williams di Mansell e Piquet nella drammatica gara di chiusura in Australia, ma ne ha anche perso uno due anni prima per solo mezzo punto, a vantaggio del compagno di squadra Niki Lauda. Per non parlare dei burrascosi e indimenticabili anni di rivalità con Ayrton Senna:


"Questo è il bello della Formula Uno. Una stagione apre sotto il segno di una sola squadra e i giochi sembrano fatti. Poi bastano due o tre giornate negative, e si riparte da zero. Viste dall’esterno, direi che questa sfida vede da una parte un ottimo pilota con quella che si è dimostrata mediamente la miglior vettura sul piano delle prestazioni, dall’altra un campione già affermato, ritenuto da molti il migliore del momento, con un’auto che cresce gara dopo gara e che ha anche dalla sua una invidiabile affidabilità. Non mi sento di fare pronostici. Darei un 50% di possibilità ad ognuno. È comunque una sfida terribile, ci vuole una gran forza per affrontarla".


"Ci sono troppe incognite e fattori da prendere in considerazione per scegliere un favorito: siamo in autunno, e sappiamo che il tempo volge al freddo. Al Nurburgring domenica potremmo anche trovare la pioggia, e in teoria l’asfalto bagnato dovrebbe dare una mano a Schumacher. Però, una corsa in condizioni meteorologiche precarie può determinare risultati a sorpresa".


"Molto dipenderà anche dalle gomme. All’inizio del Mondiale la Bridgestone era in vantaggio, poi la Goodyear ha recuperato. Tuttavia, per gli pneumatici ogni gara fa storia a sé, e molte cose possono cambiare in pochi giorni".


Infine, il transalpino dà un consiglio ai due contendenti:


"Se io fossi al posto di uno dei due contendenti, non cercherei di strafare. È logico puntare alla vittoria, se esiste una possibilità di agguantarla, ma il Titolo si può vincere anche solo tentando di fare la propria corsa sul diretto rivale, standogli davanti".


Giunti in Germania, Michael Schumacher invita il team al kartodromo di sua proprietà situato a Kerpen, un’occasione per smorzare un po' la tensione prima di gettarsi a capofitto in un week-end potenzialmente cruciale. La sfida con Hakkinen comincia in conferenza stampa, dove i due godono logicamente dell’attenzione totale dei giornalisti. A giudicare dalla classifica verrebbe automatico pensare ad una conferenza con i nervi a fior di pelle, e la pressione che traspare sui volti dei protagonisti.


E invece, Mika e Michael appaiono più che mai rilassati, anche grazie alla relazione da sempre pacifica che li ha contraddistinti. La prima domanda rivolta ad entrambi è di trovare pregi e difetti nell’avversario.


Schumacher risponde limitandosi ad enunciare i pregi:


"Mika è un pilota molto veloce. Se riesco a batterlo sarà ancora più bello per me. È bravissimo".


A questo punto interviene Hakkinen che scherzosamente gli dice:


"Continua continua, mi piace".


Poi, tornando serio, il pilota finlandese ammette:


"Michael ha già vinto due Mondiali e questi risultati parlano da soli. Per quanto riguarda le questioni negative, sarebbe troppo scomodo per me tirarle fuori. Magari le dirò a lui più tardi".


Dopodiché, punti di forza e punti deboli delle rispettive vetture. Parla prima Michael:


"La nostra forza sta nell’affidabilità. All’inizio abbiamo patito la mancanza di velocità massima, adesso disponiamo di un buon pacchetto complessivo. Abbiamo vinto in circuiti di diverso tipo, e siamo stati competitivi in altri. A Monza, ad esempio, è stato un trionfo inaspettato".


In quanto ad affidabilità, in effetti, i numeri danno ragione al campione tedesco, che in questa stagione è il pilota con il maggior numero di giri compiuti: 822 su 897. In questa speciale classifica Hakkinen è quinto, con 737 giri completati.


Il finlandese poi dice la sua:


"Abbiamo fatto qualche regalo ai nostri avversari nell’ultimo Gran Premio, ma disponiamo sempre della miglior vettura. Siamo a posto come telaio, c’è un motore molto potente, le gomme sono ottime. Non sono preoccupato per eventuali problemi sula tenuta della vettura. Il team, inoltre, ha una grande esperienza, perché si è già trovato più volte in situazioni analoghe".


Replica Schumacher:


"Loro sono andati avanti bene per alcuni Gran Premi, sembravano imbattibili ma noi piano piano siamo riusciti a tirare fuori il meglio dalla nostra macchina e alla fine li abbiamo messi in difficoltà. La verità è che loro hanno una macchina ancora migliore della nostra ma noi abbiamo la squadra più forte, intendo dire che il complesso dei nostri uomini ha dimostrato di saper agire meglio di loro, e questo è importante. Poi, la nostra arma segreta è l'affidabilità, loro la devono ancora conquistare. Per questo è bello vedere come andranno le cose. Mika è convinto di avere la macchina migliore e forse ha ragione, ma il mio compito sarà quello di dimostrargli che si è sbagliato".


Come gestire la pressione?


"Penso che la pressione sia più esterna che dentro di noi. Io quando guido non la sento. Faccio il mio lavoro, e sono tranquillo. Certo, magari prima del via avverti qualcosa allo stomaco, ma come scatti in avanti, sei solo concentrato sulla corsa. A essere sincero, sono più nervoso se devo affrontare una partita di calcio".


Come Schumacher, anche Hakkinen non va troppo nel particolare:


"La Formula Uno, generalmente, genera tensioni di vario tipo, sulle prestazioni di un pilota o sulle circostanze in cui si trova. Se guardo indietro, credo di avere superato bene i momenti difficili. Bisogna avere fiducia nel proprio talento e nei mezzi a disposizione, ma non posso nascondere che la pressione esiste. L’importante è gestirla in positivo. Lui ha già vinto due titoli mondiali, ha già fatto questa esperienza, per me è tutto nuovo".


Risponde Schumacher:


"Ma no, aver vinto due titoli non vuol dire niente, ogni volta l'esperienza è nuova. Lui piuttosto è molto veloce. Per noi è un miracolo essere dove siamo. Guardando indietro, da dove eravamo partiti, è un miracolo. Nessuno se l'aspettava, neppure i nostri avversari. Ma la macchina è sempre quella, nulla è cambiato, abbiamo soltanto lavorato bene e poi abbiamo una squadra che sa sfruttare tutte le circostanze che si presentano. Una cosa però è importante: abbiamo vinto molte gare e su circuiti molto diversi tra loro".


Le sessioni di test sembrano aver soddisfatto tutti e due. Schumacher parla di come il team sia riuscito a trovare delle risposte soddisfacenti alle domande che si poneva per affrontare il Gran Premio; Hakkinen si focalizza soprattutto sulla questione pneumatici, la cui scelta pare averlo soddisfatto, ma precisa che sarà necessario scendere in pista per confermare queste sensazioni.


Poi, sul ruolo che avranno i compagno di squadra in questo finale di stagione, Schumacher dribbla la questione con una battuta:


"A Irvine gli chiederò di stare alla larga da mia figlia quando Gina Maria sarà grande e avrà l'età per un certo tipo di cose".


Ride l'intera sala stampa, e sorride di cuore anche Mika, il quale poi si rifà serio e dichiara:


"Una cosa che non chiederò mai a Coulthard è di buttare fuori il mio avversario. Chiederò invece alla squadra il massimo sforzo per questa gara".


Se in classifica generale ci sono solo due aspiranti alla corona iridata, secondo Schumacher lo stesso non si può dire per la vittoria della corsa:


"La situazione in classifica parla chiaro, si tratta di un testa a testa, ma dobbiamo accettare che anche gli altri tentino di fare la loro gara, magari cercando di trarne qualche vantaggio".


A tal proposito, Hakkinen afferma:


"Io correrò come al solito, per vincere. La situazione è eccitante, sono impaziente di scendere in pista".


I due si guardano, si stringono la mano. Ma Schumacher sembra non avere tanta voglia di formalità, una stretta di mano veloce e via. Poi i fotografi reclamano il bis e lui risponde:


"Potevate essere più svelti".


Ma Mika si alza e tende la mano verso Michael che, cordialmente, risponde al gesto del finlandese.



L'impazienza del pilota finlandese di scendere in pista viene soddisfatta il giorno dopo, venerdì 25 Settembre 1998. E l’alfiere della McLaren concretizza la sua gran voglia di correre facendo registrare il miglior tempo assoluto delle prove libere in 1'19"689, davanti alla Benetton di Giancarlo Fisichella e a Jacques Villeneuve.


Michael Schumacher non si sbottona, piazzandosi quarto ad otto decimi dalla McLaren. Un distacco che non preoccupa, specie perché a differenza di Hakkinen, il ferrarista non ha montato un nuovo set di gomme per andare alla ricerca di un giro da qualifica, ma anzi percorre trentatré giri sempre con lo stesso set. Michael, quindi, oltre a dirsi contento per la scelta delle gomme, si candida per conquistare la pole position. A fine giornata poi, si reca al box Benetton per scusarsi con Fisichella, avendolo ostacolato mentre questi era nel pieno di un giro veloce, col romano costretto ad andare in testacoda per evitare il contatto.


Dal canto suo, Hakkinen esprime soddisfazione ma ammette che fare la pole sarà molto difficile. Inoltre, nomina Jacques Villeneuve come terzo incomodo.


Proprio il canadese, da campione uscente, parla della lotta al titolo:


"Se pensi troppo ai punteggi, alla situazione, all’importanza della posta in palio, se ti fai coinvolgere troppo, arrivi in pista completamente cotto da rischiare di commettere errori madornali. Tra i due sarà avvantaggiato chi riuscirà a mantenersi più calmo. Hakkinen dovrebbe essere freddo di natura, Schumacher ha un autocontrollo esercitato da tempo. Ma tutti i piani possono fallire se capita qualche contrattempo che ti fai innervosire. Insomma ci vuole anche un po' di fortuna".


Sabato, la sessione di qualifica non inizia nel migliore dei modi per Schumacher, incappato in un’uscita di pista al suo primo giro lanciato. Hakkinen, invece, va subito in testa, deciso a conquistare la decima pole stagionale.


E' in questo frangente che ai box Ferrari vedono arrivare Jo Ramirez, il direttore sportivo della McLaren, nonché uomo affabile ed educato. Il tecnico messicano si avvicina a un dirigente Ferrari e comincia a misurargli le pulsazioni:


"Sei un po' sotto pressione, non è vero?"


Dice Jo, alludendo al colpaccio a sorpresa appena tirato da Hakkinen, ma il ferrarista gli risponde, altrettanto amabilmente:


"Purtroppo per te, Jo, domenica pomeriggio uno solo di noi sarà felice".


Risponde Ramirez:


"E' vero, allora facciamo così: chi di noi due sarà felice andrà ad abbracciare l'altro, va bene?".


A metà sessione, Michael si ricompone e completa un giro in 1'18"561, otto decimi più veloce di quello che era il giro da pole provvisoria di Hakkinen.


A otto minuti dal termine, mentre il numero uno della Ferrari è ai box, Eddie Irvine piazza a sorpresa un gran tempo che lo issa in seconda posizione, dietro al suo caposquadra, che viene inquadrato dalle telecamere mentre agita il pugno in segno di soddisfazione per il risultato ottenuto dal nord-irlandese.


Nel finale Hakkinen tenta il tutto per tutto, fa segnare persino il parziale record nel primo settore con 170 millesimi di vantaggio sul tempo di Schumacher, ma poi il resto del giro non è sufficientemente veloce, e il pilota McLaren si ferma a tre decimi dal miglior giro, ed a pochi centesimi dal tempo di Irvine. Il pilota finlandese conclude la sua qualifica in terza posizione, davanti a Fisichella e a Coulthard, solo quinto.


La Ferrari festeggia la seconda pole consecutiva, la diciannovesima in carriera per Schumacher, e la miglior qualifica in stagione grazie all’inaspettato secondo posto di Irvine. Tra l'altro, due Ferrari in prima fila non si vedevano dal Gran Premio del Belgio 1995, quando al volante della Rossa c’erano ancora Gerhard Berger e Jean Alesi.


Allo stesso tempo, per la McLaren si tratta della peggior qualifica dell’anno, di certo il momento meno ideale per un risultato del genere. Tralasciando il tempo straordinario di Schumacher, in qualifica regna l’equilibrio, come dimostra il fatto che in soli sei decimi sono racchiusi i piloti che vanno dal secondo posto occupato da Irvine, fino al nono posto occupato dal deludente Villeneuve.


In casa McLaren, al termine delle qualifiche affiora la paura.


I boati che salutano i tempi ferraristi, in un circuito che nel suo tifo ha scelto la Germania di Schumacher e non quella della Mercedes, sembrano macigni sulle speranze del team anglo-tedesco.


Hakkinen appare schiacciato e non a caso cerca consensi, non esitando a lanciare il suo cappellino ai tifosi, senza timore del contorno minaccioso di telecamere e taccuini, pur di firmare autografi ai fan che lo reclamano:


"Un disastro, queste qualifiche sono state una catastrofe. Non sono mai riuscito a trovare un corretto bilanciamento della macchina, avevo sempre problemi di sottosterzo, in queste condizioni, con una vettura così instabile, era impossibile spingere al massimo. Dobbiamo lavorare sull'assetto. La differenza fra me e le due Ferrari è tutta nel secondo settore, dove ci sono un paio di curve, che io non riesco a prendere alla massima velocità.".


"Mai mi sarei aspettato di partire in seconda fila. Ora ho davanti anche Irvine, e se non riesco a passarlo entro la prima curva, la corsa potrebbe complicarsi maledettamente. Sono preoccupato, perché nelle condizioni in cui ho corso oggi, mai avrei potuto prendere la Ferrari".


Coulthard, invece, palesa frustrazione, dichiarando:


"Dopo Spa siamo entrati in crisi, non so perché. L'unica cosa certa è che qui l'assetto non funziona e le gomme sono poco competitive. D'accordo Schumacher, ma persino Irvine è davanti a noi. E questo è incredibile, penso che nemmeno lui ci avrebbe scommesso".


Insomma, domenica la Ferrari pare avere tutte le carte in regola per fare suo il Gran Premio del Lussemburgo, compiere un altro passo in avanti nei Costruttori e permettere a Schumacher di staccare Hakkinen nella classifica piloti, andando in Giappone con un vantaggio tutto da gestire.


Domenica 27 Settembre 1998, esattamente come a Monza due settimane prima, il circuito del Nurburgring registra il tutto esaurito, con 150.000 spettatori paganti accorsi per assistere alla penultima gara di un campionato entusiasmante. Anche se si tratta del circuito di casa per la Mercedes, sugli spalti la stragrande maggioranza del pubblico è dalla parte della Ferrari, e nello specifico dell’idolo di casa Schumacher.


Se la previsione pessimistica di Hakkinen che vedeva la Ferrari irraggiungibile dovesse rivelarsi esatta, solo la pioggia, prevista nel pomeriggio, potrebbe scombinare le carte in tavola: dunque, le maggiori speranze di rimonta di Mika sono riposte nella strategia e nella competitività delle gomme Bridgestone.


Con dei nuvoloni grigi e minacciosi a sorvolare la pista, la gara comincia.


Le due Ferrari godono di un ottimo scatto, in particolare Eddie Irvine, che alla prima curva si ritrova in prima posizione, seguito da uno Schumacher arrendevole in staccata, conscio del fatto che la posizione gli sarebbe stata restituita in poco tempo. Hakkinen non riesce a ripetere la straordinaria partenza di Monza, e stavolta deve accodarsi dietro le due F300, seguito dal compagno di squadra Coulthard, che sfrutta un pessimo avvio di Fisichella per salire in quarta posizione.



Alla fine del primo giro Irvine finisce lungo alla Veedol Chicane, favorendo il sorpasso di Schumacher, che malgrado una partenza ancora una volta non impeccabile, dopo il primo passaggio sul traguardo è in testa alla corsa, davanti al compagno di squadra.



Michael tenta subito la fuga, arrivando ad essere un secondo più veloce di Hakkinen, che nel frattempo rimane bloccato dietro Irvine. Ciò è dovuto anche al fatto che le due Mp4/13 sono partite con un carico di carburante maggiore rispetto ai rivali, e di conseguenza impiegano qualche giro per abbassare i propri tempi sul giro.


Quando ciò avviene, dopo circa dieci giri, Hakkinen è attaccato alla Ferrari di Irvine, il quale nel frattempo inizia ad accusare problemi di tenuta sulla sua Ferrari, dovuti ad un eccessivo consumo delle gomme Goodyear. Eddie sbanda dappertutto, salta sui cordoli in maniera eccessiva, in più di un’occasione finisce con due ruote sull’erba, il tutto con un Hakkinen arrembante dietro di lui, desideroso di compiere il sorpasso il prima possibile per dare la caccia al suo rivale per il titolo, che intanto ha accumulato un vantaggio di sei secondi.


Irvine è sempre più lento, tanto che si aggiungono alla lotta anche Coulthard e Fisichella.


Ciò fa il gioco di Schumacher, che aumenta vertiginosamente il gap sugli inseguitori, perlomeno fino al quattordicesimo giro: alla Veedol Chicane, infatti, Irvine si fa sorprendere da Hakkinen, che tira una staccata furibonda alla quale il ferrarista reagisce con estremo ritardo.



Mika fa sua la seconda posizione, e comincia a ridurre il gap che lo divide su Schumacher, facendo registrare giri veloci tutti sull'1'21" basso, guadagnando mediamente mezzo secondo al giro sul leader della corsa.


La sofferenza di Irvine invece non ha fine, perché ora dietro di lui incombono Coulthard, Fisichella e persino Alexander Wurz, con una Benetton che dopo un lungo periodo di appannamento è tornata nei piani alti della classifica. Ciò è dovuto in larga parte alle gomme Bridgestone, che si stanno mostrando nettamente più performanti e durevoli delle Goodyear.


È il ventitreesimo dei sessantasette giri previsti, e Giancarlo Fisichella rientra ai box per la prima delle due soste in programma, anticipata rispetto ad Irvine e Coulthard nel tentativo di appropriarsi della terza posizione. Il romano però ha problemi nel ripartire, perdendo così secondi preziosi; un inconveniente che curiosamente avrà anche il compagno Wurz, il giro successivo.


Michael Schumacher effettua il primo pit-stop alla ventiquattresima tornata, quando il suo vantaggio su Hakkinen ammonta a cinque secondi. L’operazione dei meccanici della Ferrari dura 8.5 secondi, quanti ne bastano al tedesco per rimanere davanti ad Irvine e Coulthard.


Scattato con un maggior carico di carburante, Hakkinen ha ora a disposizione una serie di giri con vettura scarica e gomme Bridgestone ancora in ottime condizioni. Il finlandese gira ben al di sotto dell’1'21", delizia il pubblico con un traverso spettacolare in percorrenza dell’ultima curva, e fa segnare tempi strepitosi grazie ai quali guadagna un’enormità su Schumacher, che nel frattempo rimane bloccato dietro a Jos Verstappen, poco reattivo nel farsi da parte. A causa dell’olandese, in un solo giro Schumacher perde più di due secondi, che risulteranno fatali al ventinovesimo passaggio, quando è Hakkinen a recarsi ai box per la prima sosta.


Il pit-stop non presenta alcuna complicazione, Hakkinen esce dalla pit-lane nello stesso momento in cui arriva Schumacher, che per una questione di pochi metri alla prima curva si ritrova dietro il suo avversario. Il tedesco tenta di sfruttare le gomme fredde appena montate sulla McLaren per riprendersi subito la posizione, senza però riuscirci. Con uno sforzo eccezionale, capitalizzando al meglio anche i doppiaggi presentatisi sulla strada del tedesco, Hakkinen conquista la leadership del Gran Premio del Lussemburgo.



La prima fase di pit-stop non giova per niente alla Ferrari, che perde anche la terza posizione di Irvine a vantaggio di Coulthard. Stesso discorso per le Benetton, che hanno permesso al pilota di casa Heinz-Harald Frentzen di salire in quinta posizione davanti a Fisichella. Un risultato che sarebbe fondamentale per la Williams in chiave campionato costruttori, dove il team britannico è in lotta per il terzo posto con Benetton e Jordan.


Schumacher intanto non pare intenzionato a lasciar scappare via Hakkinen. Il ferrarista si tiene ben visibile negli specchietti retrovisori di Mika, anche se non tenta mai manovre azzardate di sorpasso. La cosa più logica da fare è aspettare il secondo pit-stop per fare esattamente ciò che è riuscito ad Hakkinen durante la prima fermata.



È tutta in difesa la gara di Irvine, in gran sofferenza anche in questo secondo stint, e insidiato da Frentzen, Fisichella e Wurz nella lotta per il quarto posto. Il pilota tedesco della Williams pressa Eddie, ma commette una leggera imprecisione che permette a Fisichella di affiancarlo alla Vesser Chicane; nessuno dei due molla la presa tanto da rimanere affiancati anche all’ultima curva e sul rettilineo principale. Poi, alla prima staccata Fisichela sfrutta la traiettoria interna per salire in quinta posizione. Ringrazia Irvine, che respira per qualche giro guadagnando qualche secondo sui contendenti al quinto e sesto posto.


La gran manovra di Fisichella viene vanificata poco dopo, poiché a causa di una macchia d’olio lasciata alla prima curva dalla Tyrrell di Rosset, il romano finisce lungo e viene passato sia da Frentzen che da Wurz, ritrovandosi così fuori dai punti.


Col trascorrere dei giri, come già accaduto nel primo stint, Schumacher inizia a soffrire con gli pneumatici Goodyear, soggetti ad un degrado eccessivo. Michael fa tutto il possibile per mantenere il contatto con Hakkinen, blocca ripetutamente le gomme anteriori e finisce con le ruote sull’erba in percorrenza della Castrol.


Al quarantasettesimo giro il muretto box del team di Maranello richiama Schumacher per la seconda sosta, una mossa resa necessaria dal fatto che i tempi del pilota di Kerpen continuano ad alzarsi. Una scelta che sembra anche vincente nel momento in cui Hakkinen rimane imbottigliato nel traffico causato dai doppiati, proprio come successo a Schumacher in precedenza. La McLaren di conseguenza corre ai ripari richiamando immediatamente il finlandese per il rifornimento, il quale avviene un giro dopo quella del ferrarista.


I meccanici del team di Woking sono ancora una volta impeccabili, completando cambio gomme e rifornimento in soli 6.9 secondi. All’uscita della pit-lane Mika è comodamente davanti a Schumacher con due secondi di vantaggio. Per Michael ora, l’impresa diventa praticamente impossibile.


Dietro i duellanti per la vittoria della gara e del campionato, segue staccato David Coulthard, terzo con una ventina di secondi da gestire su Irvine. Frentzen è quinto, mentre beneficia del gioco delle soste Fisichella, risalito sesto ai danni di Wurz. Ad avvantaggiarsi più di tutti dei pit-stop è stato Ralf Schumacher, che ha scalzato le Benetton guadagnando il sesto posto, ma al cinquantatreesimo giro un problema ai freni estromette il pilota della Jordan dalla gara.


Il finale di gara non offre colpi di scena.


Hakkinen gestisce in tutta tranquillità la prima posizione, con Schumacher che si rassegna alla sconfitta girando con sei secondi di distacco dalla McLaren. Negli ultimissimi giri Hakkinen alza il piede e permette al tedesco di portarsi a due secondi, ma poco importa. Grazie ad una prestazione magistrale Mika può festeggiare la settima vittoria stagionale, battendo in una gara cruciale il diretto avversario nella corsa al titolo, che andrà a Suzuka con quattro punti di svantaggio dal leader del campionato.


Coulthard giunge terzo, consentendo alla McLaren di ipotecare il titolo costruttori: con 142 punti, quindici in più della Ferrari, alla scuderia anglo-tedesca basta un solo punto in Giappone per aggiudicarsi il Mondiale.


Irvine conclude una gara molto complicata per lui in quarta posizione, davanti ad un ottimo Frentzen e a Giancarlo Fisichella, tornato a punti dopo cinque gare.

Appena sceso dall’abitacolo, Hakkinen abbraccia come di consueto i suoi meccanici, poi, prima di allontanarsi fa una bella carezza al musetto della sua Mp4/13, tornata a splendere dopo un sabato opaco. Dopodiché, sul podio si consuma una scena piuttosto divertente, con Ron Dennis che scappa e il pilota finlandese che lo insegue per inondarlo di champagne.



Una gara da ricordare per Mika, autore di una delle prestazioni migliori della sua già straordinaria stagione. Un sorta di regalo di compleanno anticipato, dato che il giorno dopo raggiungerà il traguardo dei trent’anni.


In conferenza stampa, il pilota finlandese ricorda le problematiche riscontrate al sabato:


"Eravamo messi male, le qualifiche non erano andate come volevamo, ma soprattutto la vettura non era a posto. Abbiamo lavorato sodo e siamo riusciti a cambiare in positivo l’assetto. In gara la vettura era perfetta. Io ho cercato di non commettere errori, il resto lo ha fatto la squadra con una strategia perfetta, con pit-stop velocissimi che mi hanno permesso di tornare in pista davanti a Michael ogni volta".


Per Hakkinen è un successo che vale tanto non soltanto in termini di classifica, ma anche sul piano psicologico:


"Senza dubbio la mia situazione è cambiata rispetto a due ore fa. Questo successo ci permette di tornare ad avere un vantaggio in classifica, e aiuta anche il team a prepararsi al meglio per l’ultima gara dell’anno".


Nella prima parte di gara, con Schumacher in fuga e lui bloccato dietro Irvine, sarebbe stato molto facile cadere nel baratro della frustrazione andando a commettere qualche sciocchezza, ma la cosa non riguarda Mika, che dichiara:


"Non sono mai stato veramente preoccupato, nemmeno quando ero dietro Irivne, e Michael stava scappando via. Sono situazioni in cui bisogna solamente dare il meglio di sé, massimizzare le prestazioni proprie e della vettura al fine di guadagnare la posizione. Quando ero dietro Eddie, ho notato che probabilmente aveva problemi con la sua vettura. Andava dappertutto in ogni curva, a quel punto ho sfruttato la prima opportunità avuta per superarlo".

"Se la Ferrari avesse vinto qui, tutto si sarebbe complicato maledettamente. E alla partenza in testa c'erano loro; fortuna che Irvine ha avuto problemi ai freni e ho potuto superarlo velocemente".


Dopo, però, lo stato d'animo di Hakkinen è completamente cambiato:


"Durante la gara entravo in uno stato d'ansia ad ogni doppiaggio. Non ho mai parlato via radio con i box, ho fatto tutto di testa mia, perché quando ti giochi un successo sul filo dei decimi basta un'incomprensione per far saltare tutto. Non solo io, ma anche la squadra ha dimostrato di saper reggere la pressione, abbiamo vinto grazie alla strategia. Però è stata una battaglia, una corsa molto difficile. Come se fossi a Montecarlo".


Hakkinen ricorda anche il disastro della passata stagione sulla medesima pista, quando sia lui che Coulthard, mentre erano in prima e seconda posizione, si ritirarono per un guasto al motore Mercedes. Il costruttore tedesco in questo caso riceve tutti gli apprezzamenti del caso:


"Il team qui al Nurburgring è stato grandissimo, riuscendo a risolvere in una notte tutti i problemi di assetto che avevamo al sabato. Ma dedico la vittoria ad Ilien, e lo ringrazio per avermi dato un propulsore potente e affidabile, migliorato tantissimo dopo i test della settimana scorsa a Magny-Cours. Sono felice, è un giorno fantastico, anche se un pilota di solito si rende conto solo a freddo dell'importanza di un successo. Su questo circuito, dodici mesi fa, avevo centrato la mia prima pole position, oggi potrei aver ipotecato il Mondiale".


"Battere Schumacher in una lotta per il titolo è una cosa che potrebbe accadere una volta nella vita, ma la battaglia continua, e non mi è permesso di mollare la presa. Adesso facciamo festa, ma deve durare poco: ci sono i test a Barcellona, questo è un momento cruciale, non si può sbagliare niente".


Michael Schumacher, invece, ammette la sconfitta e la superiorità mostrata dalla McLaren, iniziando a parlare della prima fase di gara in cui era comodamente in testa:


"Alla partenza Eddie è scattato meglio di me, io potevo anche azzardare un contro-sorpasso all’esterno della prima curva ma sarebbe stato inutile e rischioso, soprattutto sapendo che successivamente avrei avuto occasione di superarlo. Di conseguenza ho preferito accodarmi".


"Poi lui ha commesso un errore alla chicane e sono tornato in testa".


"Spingi, spingi, vai vai. Me lo ripetevano in continuazione per radio dai box. E io spingevo, spingevo. Per questo ero sicuro che ce l'avrei fatta dopo il pit-stop a rimanere in testa alla gara. Io ho spinto il più possibile, prendevo anche delle belle sbandatine, ho corso dei rischi e non volevo farlo perché uscire di pista, allora sì che sarebbe stato fatale. Eppure, ero convinto che ce l'avrei fatta, per un pelo. Invece per un pelo è passato in testa lui".


"E' stato un brutto colpo, sono rimasto tramortito, senza fiato, quando ho visto Hakkinen che mi sfilava davanti. perché è stata una bruttissima sorpresa, una cosa che non mi aspettavo davvero. Come è successo? Me lo chiedo ancora adesso. Sono rientrato ai box per il primo pit-stop con cinque o sei secondi di vantaggio su Hakkinen: come ha fatto lui a passarmi davanti? Non lo so, non riesco proprio a capire. Durante la sosta non c'è stato alcun errore, siamo stati rapidissimi come sempre".


"Quando Hakkinen mi ha superato di un soffio ho pensato: ci sarà un altro pit-stop e a quel punto potrò superarlo io. Ma poi ho capito che non sarebbe stato possibile, perché lui era più veloce".


"Il motore andava bene, nessun problema. Quello che mi mancava, e me ne sono accorto in tutte le curve, era la trazione, l'accelerazone In entrata di curva io guadagnavo qualcosa mentre all'uscita era Hakkinen ad andarsene. Per questo non riuscivo a seguirlo e tanto meno ad attaccarlo. Bisognerà lavorarci adesso".


Infine, Michael prova a tenere alto il morale della squadra nonostante la sconfitta bruciante:


"L'altro giorno ero talmente felice per la pole position da affermare che avevo 50 possibilità io, cinquanta lui di vincere il campionato. Adesso, purtroppo, non è più così. Ma non sono in grado di dare giudizi, certo però che le possibilità sono molte di meno. Comunque andiamo avanti, non ci diamo per vinti, ce la metteremo tutta".


"Se perdiamo anche questo titolo il dispiacere sarà grande per me stesso e per tutta la squadra. Ma per quanto mi riguarda continuerò come prima e meglio di prima, rimboccandomi le maniche. Sia chiara una cosa: comunque vada a finire, quest'anno abbiamo fatto un lavoro splendido, di cui essere fieri. Lo continueremo e faremo di più ancora".


Esprime tutto il suo disappunto anche il team manager Jean Todt, il quale spiega le scelte strategiche intraprese:


"Certo, c’è molta delusione. Gli altri hanno vinto perché si sono rivelati più forti, però è stata una bella battaglia persa per poco. Due secondi in sessantasette giri sono un niente. Durante il primo stint Schumacher si lamentava per le gomme e abbiamo dovuto anticipare la sosta, anche se lui aveva ancora benzina. Purtroppo, in quei giri Hakkinen ha guadagnato tanto, ed è passato davanti. Abbiamo sperato in un po' di pioggia, ma non è arrivata".


"Questa era una gara cruciale per il titolo mondiale, però non è detta l'ultima parola, anche se le cose ovviamente si fanno più difficili. La situazione è questa: matematicamente parlando, i due titoli mondiali sono ancora aperti. Ma per vincere quello dei piloti a Suzuka dobbiamo fare il seguente risultato: Schumacher vince, Irvine arriva secondo, e Hakkinen arriva terzo o oltre. E' possibile, ma certo non è facile. In ogni caso ci resta una grande soddisfazione. Abbiamo 127 punti nel mondiale, la McLaren ne ha 142: tutti le altre squadre messe insieme ne hanno meno di noi".


Superato in pista da Hakkinen e ai box da Coulthard, Irvine punta il dito contro gli pneumatici, proprio come fatto da Todt. Poi, il nord-irlandese ammette di essere stato poco reattivo nel difendersi dall’attacco di Hakkinen:


"Non ho stretto in curva perché ero convinto che ci avrebbe provato alla curva successiva. Mi ha colto di sorpresa. Con Coulthard c’era poco da fare, andava più veloce di me. Purtroppo la temperatura era troppo bassa per noi. La pioggia arrivata prima della gara ha pulito la pista, e ci ha lasciati con gli pneumatici proprio al limite".


"Hakkinen ha fatto una grande gara, forse la più bella che abbia mai corso. E' stato bravissimo, nulla da dire, molti complimenti a lui. Noi abbiamo molto lavoro da fare, molte cose da provare e per fortuna ci sono quattro settimane di intervallo, un tempo lunghissimo, prima del Gran Premio del Giappone. Cercheremo di utilizzarlo bene. Ma lo faranno anche gli altri".


Eddie però non dà la Ferrari per sfavorita in vista dell’ultimo round del campionato:


"Cinquanta per cento noi e cinquanta per cento loro. Una cosa è certa: se dovessimo perdere questa battaglia, perderemo lottando fino all’ultimo".


Sul fronte opposto cavalca l’onda dell’entusiasmo Ron Dennis, che vede oramai ad un passo la conquista del Mondiale, vinto l’ultima volta nel 1991 per mano del compianto Senna:


"Abbiamo avuto una vigilia difficile, ma siamo stati capaci di reagire. La corsa ci ha messo in una posizione quasi inattaccabile per il Campionato costruttori, e ha dato a Mika grandi possibilità di conquistare quello Piloti. Credo che questa sia stata una delle gare più entusiasmanti nella storia del nostro team. Stasera festeggeremo, ma da domani avremo già il mirino puntato su Suzuka".


Per assistere all’ultimo atto della stagione però bisognerà attendere un mese. Nel mezzo, si svolgeranno svariate sessioni di test per prepararsi al meglio.


Poi, il 1° Novembre 1998, vi sarà la resa dei conti tra Hakkinen e Schumacher, tra la McLaren e la Ferrari.


Davide Scotto di Vetta

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