#16 1997: GP Austria, Schumacher in rimonta, Villeneuve scappa e vince!

Aggiornato il: mar 23



Due sessioni di test una dietro l’altra, al Mugello e poi a Fiorano.


La Ferrari può solo continuare a lavorare in maniera spasmodica per cercare di lasciarsi alle spalle il deludente GP corso in Italia, a Monza. Su tutti Michael Schumacher, che ha limitato i danni come meglio possibile sul tracciato lombardo, ma che non può certamente sperare anche nel prossimo week-end di gara in un passo falso della Williams per conservare il vantaggio di 10 punti su Villeneuve.


Giunto in aereo dalla Svizzera al Mugello, nel pomeriggio dell'11 settembre 1997 Schumacher compie trenta giri, segnando come miglior tempo personale 1'24"961.


Schumi dribbla diversi cronisti ai box saltando una transenna, poi si concede a una tv tedesca, con la quale ha un contratto, e alla RAI, alla quale racconta le sue preoccupazioni per i 40 punti ancora in palio da qui alla fine del Mondiale e per i soli dieci di vantaggio su Jacques Villeneuve, oltre che delle prestazioni della F310B:


"Abbiamo lavorato molto sul nuovo assetto, sul differenziale idraulico, ma non vedo miglioramenti. Non abbiamo provato in vista del GP d’Austria in quanto il Mugello è più simile a quello di Suzuka".


Nel frattempo giunge a Fiorano, circuito di proprietà Ferrari, la Sauber Petronas, che monta un motore V10 costruito dalla casa di Maranello. Ciò per permettere a Schumacher di effettuare delle prove comparative tra la sua F310B e la C16.


Il 12 settembre, il tedesco quando scende dalla Sauber è talmente raggiante e soddisfatto da pronunciare subito una battuta a prima vista pesante e scherzosa:


"Noi diamo il motore alla Sauber e la Sauber darà a noi il telaio".


Ma appena Michael si accorge che il suo addetto stampa Heiner Buchinger stava già parlando al telefono con i giornalisti si affretta a dire:


"Guarda che dicevo così, tanto per ridere".


Evidentemente, però, la giornata molto calda fornisce indicazioni positive e utili non solo per Schumacher che ha l'occasione di provare una vettura diversa, ma anche per la Sauber, che avendo un contratto con la Ferrari desiderava poter fare dei confronti sulla pista dove le Rosse vengono abitualmente collaudate.


Il miglior tempo ufficiale al termine di 84 giri è di 1'00"100, di poco superiore al record della pista che è di 59 secondi netti.


"E' stata un'esperienza forse più unica che rara visto che non capita mai ad un pilota di poter provare durante il campionato una vettura diversa da quella con cui corre. Ma è stata anche una giornata buona sia per noi che per loro con un reciproco scambio di esperienze e conoscenze".


Ai box di Fiorano oltre all'ingegner Lunetta che è il responsabile della Ferrari di Schumacher, in pista sono presenti anche gli ingegneri della Sauber che per tutta la giornata parlano a lungo con i loro colleghi di Maranello.


Le prove proseguono anche il 13 settembre e Schumacher compie ulteriori ottantaquattro giri.



Nei giorni che avvicinano i team al quartultimo impegno della stagione, si incrementano le voci riguardanti il mercato piloti, con la griglia della stagione ‘98 che si va man mano delineando: l’ufficialità del trasferimento di Giancarlo Fisichella viene sancita dall’Alta Corte, che dà ragione alla Benetton e permette il cambio di scuderia del pilota romano.

Eddie Jordan comunque non dispera, perché riceverà in ogni caso un cospicuo indennizzo economico.


Qualche problemino al contrario ce l’ha Damon Hill.


A dispetto della sua età non più così giovane, il campione in carica vantava parecchi team che gli ronzavano attorno pronti ad offrirgli fior di quattrini per metterlo sotto contratto.


Poi però la McLaren ha confermato Hakkinen e Coulthard, mentre la trattativa con Alain Prost è fallita a causa di disaccordi sul piano economico, ed il suo attuale team, la Arrows, il 17 settembre 1997 annuncia l’ingaggio di Mika Salo al fianco di Pedro Diniz.


Così, senza neanche rendersene conto, Hill rimane provvisoriamente senza sedile, ma per sua fortuna con ancora una scuderia interessata ai suoi servizi: la Jordan, rimasta orfana del promettente Fisichella.


L'annuncio ufficiale dell'accordo tra Hill e Jordan arriverà pochi giorni dopo, durante il Gran Premio d'Austria.


Altra ufficialità giunge sempre in casa Benetton, che promuove al fianco di Fisichella Alexander Wurz, che tanto ha impressionato nelle sue tre gare disputate al posto di Berger, mentre non e' chiaro chi potrebbe prendere il posto di Flavio Briatore in Benetton, che intervistato ammette:


"Per ora ci sono due cose certe nella mia vita: se lascio la Benetton esco dalla F.1, ma voglio restare nel mondo dello sport. Ho molte offerte ma non ho deciso ancora niente. Ora devo pensare a finire il campionato con la Benetton, la macchina va bene, Alesi è in gran forma. Peccato per domenica a Monza: era più facile vincere che perdere".


"Dopo mi prenderò tre o quattro mesi di riposo. Chiudo con tutto e me ne vado. Ho bisogno anch'io di ricaricare le batterie, come Schumacher. Con la differenza che lui è un fenomeno, io no. Però dopo tanti anni credo di aver accumulato un bel patrimonio di competenze e conoscenze e così vorrei restare nello sport".


Per questo ruolo si parla di Cesare Fiorio, ex direttore sportivo della Ferrari, attualmente alla Prost.


Appiedato dalla Benetton, Jean Alesi si accorda con la Sauber per le annate 1998 e 1999. Alesi, che pure aveva una offerta dalla Jordan, avrà come compagno di squadra l'inglese Johnny Herbert e sceglie la scuderia che corre con i motori Ferrari perché, a suo dire, ha grandi possibilità tecniche nei prossimi anni:


"Sono rimasto impressionato ultimamente dai risultati, e poi tornare a correre con un motore Ferrari che conosco bene mi fa molto piacere".


E' invece di diverso pensiero il suo compagno di squadra Gerhard Berger, che si è ormai rassegnato a concludere la sua avventura in Formula Uno. Il pilota austriaco può tuttavia consolarsi con il ritorno del suo Gran Premio di casa, reinserito nel calendario dopo un'assenza lunga dieci anni.


Ristrutturato e notevolmente modificato, l’A1-Ring di Spielberg è pronto per ospitare di nuovo una gara di Formula Uno. Trattandosi di una pista praticamente nuova, la Federazione decide di concedere ai team un paio d’ore di prove libere supplementari il giovedì, prima di scendere in pista il venerdì per le consuete prove libere.


"Un schifo. Questo circuito è davvero un schifo, e mi dicono che hanno speso un sacco di soldi per farlo così", dichiara Jacques Villeneuve in lingua italiana, sbagliando nel non dire uno, al termine dei test.


"Ci sono delle curve dove ti ritrovi in prima quasi fermo. Ora io dico: la F.1 è velocità, spettacolo, ritmo e qui invece ti ritrovi fermo. Ma che roba è? Lo sai che ogni volta che passo sul traguardo mi viene il dubbio di aver saltato una parte del circuito? Mi chiedo: ma le altre curve dov'erano? Una cosa incredibile. Un circuito lento, noioso dove non si farà un sorpasso. Oddio, poi bisogna sempre stare attenti. A Monza dicevo: ah! qui sì che si fanno sorpassi. Invece neanche uno. Ma qui è molto peggio. Tolte un paio di curve, il resto è una buffonata".


Dopodiché Jacques viene stuzzicato in merito alla differenza di competitività tra Williams e Ferrari:


"La Williams va molto meglio della sua Ferrari? Ma che scherziamo? Forse nei primi tre gran premi. Basta guardare le ultime gare, per me sono state un disastro. Ho fatto dei quinti posti, roba da spararsi. Adesso però andiamo di nuovo molto bene. Qui in Austria, poi in Germania, a Suzuka e Jerez non ci sono problemi: sono gare fatte per noi. Non gli lasceremo neanche le briciole. Eppoi io potrò contare sull'aiuto di Frentzen, lui non so se e quanto possa contare su Irvine".


Durante questi test emergono i piloti gommati Bridgestone, che quasi monopolizzano le prime cinque posizioni: Hill fa l’andatura, seguito dalle due Stewart di Barrichello e Magnussen, Alesi (l’unico con Goodyear) e Jarno Trulli.


Schumacher, quindicesimo con il telaio vecchio, ad oltre un secondo di distanza da Hill, non dà l'idea di essere entusiasta: lamenta un asfalto scivoloso e una vettura sovrasterzante, con poca trazione e scarsa aderenza.


Il giorno dopo, la situazione in casa Ferrari, presentatasi a Spielberg con tre macchine col nuovo telaio leggero e due col vecchio telaio pesante, sembra migliorare, nonostante i sette decimi che dividono Schumacher da Frentzen, leader di giornata.


Schumacher alterna il telaio vecchio con quello nuovo, probabilmente perché l’ultima versione non sembra esaltarlo così tanto: solo nel settore centrale, il tedesco paga mezzo secondo dal suo connazionale della Williams. Inoltre il pilota tedesco della Ferrari monta un solo set di gomme dure, mentre quello della Williams monta gomme morbide ed utilizza tre set.


"Sulla pista mi trovo bene. Rispetto a giovedì abbiamo fatto un grosso passo avanti, la macchina è più bilanciata, dobbiamo solo trovare l'assetto migliore e stiamo lavorando per questo. Le Williams sono molto veloci, ma vedremo a gara finita. Spero di stare davanti a Villeneuve per tutta la gara", ammette Schumacher al termine delle prove.


Dopo aver lasciato la scena al compagno di squadra durante le prove libere, Villeneuve, dotato di una nuova edizione del motore Renault, riprende il ruolo di primo pilota all’interno del team Williams, intraprende una sfavillante battaglia per la pole position con Mika Hakkinen e la spunta con un sublime colpo di reni all’ultimo tentativo, 1'10"304, poco meno di un decimo più veloce del finlandese, che già assaporava la sua prima pole in stagione ed in carriera.


Più che la pole, forse ad allargare il sorriso del canadese a fine sessione è il nono posto ottenuto da Schumacher, sopravanzato perfino da Eddie Irvine, che gli si piazza davanti per pochi millesimi.


Da quando sono compagni di squadra è la seconda volta che Irvine batte Schumacher in qualifica: una vera rarità motivata dal fatto che l’ex pilota della Jordan svolga le qualifiche con pneumatici morbidi, al contrario del tedesco che monta pneumatici duri.


Negli ultimi disperati giri di qualifica, sia Irvine che Schumacher sono perfino costretti a fermarsi lungo il circuito, perché nel tentativo di alleggerire al massimo le vetture e cercare di guadagnare qualche decimo di secondo, il carburante è venuto a mancare.


La Ferrari monta perfino dei cerchioni speciali da qualifica e dei sensori per tenere sotto controllo la pressione delle gomme, ma nulla può sovvertire il risultato.


Ciò significa non solo che i due piloti avranno strategie differenti in gara, ma che tutto sommato Irvine non ha poi fatto un gran lavoro, visto che pur disponendo di gomme più performanti ha staccato il suo compagno di squadra solamente di una manciata di millesimi.

Schumacher non nasconde il suo disappunto - mentre è fermo a bordo pista arriva persino a tirare un calcio di frustrazione alla sua amata Rossa -, ma non si dà per vinto:


"Non era questo che mi aspettavo, sono deluso, ma queste cose succedono. Siamo tutti vicini e avrei potuto fare meglio se nelle ultime due curve del mio giro finale non fosse venuta a mancare la benzina. Non potevo battere Villeneuve, però potevo guadagnare qualche posizione".


Con poche ma coincise parole il poleman di giornata mostra quanto sia concentrato e deciso ad azzerare il gap in classifica generale:


"Devo puntare al successo, poi vedremo. La macchina è molto veloce e stabile, però gli inseguitori sono forti. Mi devo concentrare solo sul risultato di giornata. La pista è scivolosa, è facile commettere errori. In fondo però, sarà meglio un secondo posto con Schumacher alle mie spalle che non correre inutili pericoli per mantenere un primo posto a tutti i costi".


La Williams ottiene la pole con le gomme dure, che di conseguenza userà anche in gara, ma dopo le qualifiche Villeneuve tenta di far credere di aver montato le morbide.


Il gioco va avanti per ore, fino ad assumere i contorni del giallo, accresciuto dall'evasivo Frank Williams che parla di strategia segreta, che si basa proprio sugli pneumatici e da certi comportamenti sulle gomme della scuderia inglese, roba da controspionaggio, come targhette staccate o numeri resi illeggibili, prima che tutto si concluda con un chiarimento generale.


Ad aprire la seconda fila c’è a sorpresa Jarno Trulli, che sfrutta meglio di tutti gli pneumatici Bridgestone in quella che è la sua ultima apparizione stagionale, dato che Olivier Panis è in procinto di tornare in pista.


Proprio Jarno, considerato alla stregua di un dilettante allo sbaraglio, rilancia alle accuse giunte dichiarando:


"Questo tempo è la mia grande rivincita, ho dimostrato che quando la macchina funziona, so andare fortissimo. Che le colpe non sono mie quando non va".


Perfino il giorno precedente le cose stavano andando malissimo per il pilota italiano: motore rotto all'inizio e muletto preparato per il compagno di squadra Nakano non avevano aiutato l'abruzzese.


"Ma non mi sono mai demoralizzato, anche se la macchina di riserva aveva difficoltà con i freni, e alla fine ho tirato fuori il giro più bello della mia carriera".


Una soddisfazione che potrebbe segnare una svolta nella carriera di Jarno, con Williams che lo punta per il futuro e Prost che decide di riconfermarlo.


L’abruzzese sarà affiancato da Frentzen, e subito dietro di lui ci saranno altri due gommati Bridgestone, Rubens Barrichello e Jan Magnussen, per la gioia di Jackie Stewart.


Deludono Coulthard che non va oltre il decimo posto, Fisichella che è quattordicesimo ma che accusa prima una Sauber e poi Schumacher di averlo ostacolato impedendogli di fare un buon tempo, e le Benetton, il cui andamento a singhiozzo durante questa stagione non fa più notizia: Alesi è quindicesimo, mentre Berger è diciottesimo.


Tarso Marques, penultimo sulla griglia, viene squalificato e non prenderà il via perché la sua Minardi risulta sottopeso ai controlli. Ciò che rende particolare la vicenda è il fatto che non è la macchina ad essere più leggera bensì il pilota, dimagrito da 72 a 69 chili.

E siccome macchina e pilota vengono pesati insieme, è scattata la squalifica.



Nel 1987, quando si disputò l’ultima edizione prima che l’evento fosse estromesso dal calendario, furono necessarie ben tre partenze, causa incidenti nei primi due tentativi, dovuti secondo gli addetti ai lavori di quel periodo ad un rettilineo principale fin troppo stretto.


Allora vinse Nigel Mansell al volante della Williams, passando in pista il compagno di squadra Nelson Piquet: fu una vittoria importante soprattutto sul piano psicologico per il Leone d’Inghilterra, che veniva da due pole position conquistate delle due gare precedenti non corrisposte da altrettanti successi, ma al contrario da due zeri pesantissimi. Ciò mentre Piquet faceva bottino pieno intascando i 20 punti.


Successo in Austria che rilanciò Mansell nel Mondiale, anche se poi a spuntarla fu il talento carioca.


Anche adesso, dieci anni dopo, c’è una Williams all’inseguimento nel Mondiale.


Non di una sua simile in questo caso, bensì di una Ferrari, che nell’87, con Berger e Alboreto alla guida della F1/87 potevano solo sperare di fare da comparse nelle lotte di alta classifica.


Paradossalmente, in quell’occasione Gerhard Berger e Michele Alboreto si qualificarono in terza e sesta posizione in qualifica con ottime prospettive per la gara, ma quell'auto esageratamente fragile non permise a nessuno dei due di completare i cinquantadue giri previsti.


Schumacher scatta dalla nona posizione, ma rispetto a Monza la sua rincorsa alla zona punti potrebbe rivelarsi meno complicata: le velocissime Benetton viste a Monza non sono pervenute; la Stewart ha portato a termine due gare con Barrichello, e quattro con Magnussen, quindi, anche se non è ciò a cui il tedesco deve appoggiarsi per compiere la sua rimonta, può inconsciamente caricarsi sapendo che difficilmente le due vetture bianche di Jackie arrivano alla bandiera a scacchi.


Infine, davanti a sé c’è Irvine.


La maggior parte dei piloti dovrebbe puntare su una sola sosta, con pochi altri che potrebbero tentare qualcosa di diverso optando per due; oltre ad Irvine, solo le due Sauber e Jos Verstappen hanno scelto Gooodyear soffici.


All'ora di pranzo, il sole irradia l’A1-Ring rendendo la temperatura dell’asfalto alta e quella dell’aria piacevolmente mite: tutto è pronto per percorrere settantuno volte i 4,3 km del rinnovato tracciato austriaco.


Alla fine del giro di ricognizione Gerhard Berger rientra inaspettatamente ai box; il pilota di casa ha notato qualcosa di anomalo sul cruscotto del volante ed è rientrato. Una volta constatato che si trattasse di un falso allarme, si affretta a piazzarsi all’uscita della pit-lane, per dare il via alla sua gara che dovrà essere tutta in rimonta.


Spente le luci rosse del semaforo, Villeneuve scatta male lasciando strada libera ad Hakkinen che si porta in testa dopo pochi metri.


Parte alla grande Jarno Trulli, che alla staccata successiva della curva Remus sorprende il canadese, il quale non riesce a ricomporsi neanche dopo il secondo sorpasso subito, perché anche Barrichello lo supera poco dopo.



Tuttavia, Mika Hakkinen, ancora alla ricerca della sua prima vittoria in carriera, più volte sfiorata e che anche oggi sembra a portata di mano dopo il secondo posto in qualifica e il tempo più veloce fatto segnare nel warm-up, è costretto a fermarsi.


La gara del finlandese termina ancor prima di tagliare il traguardo completando il primo giro: il motore Mercedes perde improvvisamente potenza in uscita dall’ultima curva.


Mika può solo parcheggiare lungo la pista, sull’erba, e tornarsene con tutta la frustrazione del caso nei box.



Con Villeneuve ancora frastornato dal pessimo avvio e Hakkinen fuori dai giochi, a guidare la corsa con gran sorpresa per tutti è Jarno Trulli davanti a Rubens Barrichello.


Dietro il brasiliano seguono nell’ordine Villeneuve, Magnussen, Frentzen e Michael Schumacher, che in qualche modo riesce anche stavolta a infilarsi tra i primi sei.


Trulli non si lascia intimidire dall’inaspettata leadership della gara, ed inizia a far registrare giri veloci su giri veloci senza un attimo di sosta, ponendosi ad una distanza di sicurezza da Barrichello e Villeneuve, che viaggiano in coppia.



Dopo un inizio promettente, le due Stewart iniziano a rallentare il gruppo: Villeneuve rimane bloccato dietro Barrichello, mentre Frentzen, Schumacher e Coulthard seguono Jan Magnussen.


Il canadese prende tutte le precauzioni del caso per tentare una manovra di sorpasso su Barrichello, dovendo pensare al mondiale e ad un margine d’errore consentito vicino allo zero; stesso discorso per Frentzen, che non lotta per il mondiale ma ha comunque l’arduo compito di tenere sotto controllo Schumacher, e qualche manovra azzardata su Magnussen potrebbe giocare a favore del tedesco.



In questa situazione di stallo momentaneo ne beneficia Trulli, che guadagna costantemente sugli avversari.


La scelta di gomme soft non giova affatto Eddie Irvine, autore di una partenza infelice e incapace di acquisire un passo di gara soddisfacente; prima Alesi e poi Fisichella lo scalzano senza troppe difficoltà dalla decima posizione.


Al ventitreesimo giro, Villeneuve esce forte dalla curva Remus, sfrutta tutta la scia della Stewart e la affianca alla curva Gösser, dove compie il sorpasso che gli garantisce la seconda posizione.


Jacques non perde tempo e comincia subito la sua rincorsa a Jarno Trulli, distante 10 secondi.



Contrariamente al compagno di squadra, Magnussen resiste alla pressione di Frentzen, tirando anche il fiato per un paio di giri quando il doppiaggio di Verstappen fa perdere qualche secondo di troppo al tedesco, che dimostra quanto sia più veloce della Stewart non appena dispone di un po' di pista libera, facendo registrare il giro più veloce della gara, il primo sotto il muro dell’1'13.


Dopodiché Magnussen torna ai box per effettuare la prima di quelle che probabilmente saranno due soste per lui e per Barrichello, visto che anche il brasiliano rientra il giro successivo, il ventisettesimo.


Rubens esce dalla pitlane e si ritrova in undicesima posizione, bloccato da Johnny Herbert.


Villeneuve intanto riduce a soli quattro secondi il gap che lo separa da Jarno Trulli, che al trentasettesimo giro viene richiamato dal muretto box della Prost per la sua prima e unica sosta.


Jacques fiuta l’occasione: spingendo al limite la sua Williams ha ottime probabilità di mantenere la testa della corsa una volta effettuato il suo di pit-stop.


La gara incolore di Irvine giunge al termine al trentottesimo giro: di nuovo in bagarre con Jean Alesi, i due entrano in contatto in uscita della curva Remus, per la precisione ruota contro ruota; la Benetton del francese viene sbalzata in aria e finisce sulla parte anteriore della F310B di Irvine, rischiando anche di ribaltarsi.


Entrambe le vetture sono gravemente danneggiate, ma mentre Alesi rimane bloccato nella ghiaia, Irvine riesce quantomeno a riportare la vettura ai box.



Sesta gara di fila senza conquistare nemmeno un punto per Eddie Irvine, un apporto alla squadra pari allo zero, sia per quanto riguarda l’appoggio a Schumacher in chiave campionato piloti, che in quello costruttori, dove la Ferrari si sta appoggiando da troppo tempo solamente sui punti del fenomeno di Kerpen.


Jean Todt nel dopo gara non farà nulla per dissimulare il suo disappunto nei confronti del nord-irlandese.


Ironia della sorte, Irvine non solo non aiuta Michael, ma in questo caso gli causa perfino un danno.


Liberatosi di Jan Magnussen che era rientrato ai box, Frentzen non è comunque riuscito a scrollarsi di dosso Schumacher, che continua a seguirlo come un’ombra, pronto a sfruttare eventuali errori del connazionale.


Errore che sembra arrivare al trentanovesimo giro, poco dopo la collisione Alesi-Irvine.



Frentzen è bloccato dietro il doppiaggio di Gerhard Berger che tarda a farsi da parte, e alla curva Remus Schumacher si butta all’interno e prende la posizione.


Ciò che il ferrarista non ha notato sono le bandiere gialle esposte dai commissari per la vettura di Alesi, ancora ferma nella ghiaia, e che Frentzen invece aveva visto, ragion per cui aveva rallentato. Il malcontento di quest’ultimo nei confronti di Berger tuttavia sarà evidente nel momento in cui l’austriaco si farà finalmente doppiare, e dovrà anche beccarsi un poco elegante dito medio dal pilota Williams.


Ad ogni modo, quello di Schumacher è a tutti gli effetti un sorpasso in regime di bandiere gialle, categoricamente vietato dal regolamento.


Nel frattempo, Villeneuve torna ai box al quarantesimo giro: la sosta dura 9.9 secondi, abbastanza da permettere al figlio d’arte di tornare in pista con un margine di appena due secondi su Jarno Trulli, che malgrado i suoi sforzi non riesce a conservare la testa della corsa, che ora è ufficialmente nelle mani del pilota canadese in attesa che tutti effettuino le rispettive soste.


Quando ciò avviene, le prime sei posizioni sono occupate nell’ordine da Villeneuve, Trulli, Schumacher, Barrichello, Magnussen e Coulthard, con Frentzen addirittura fuori dalla zona punti, anche se le due Stewart non hanno ancora effettuato il loro secondo pit-stop.


Un lavoro magistrale di Schumacher e del box Ferrari, prima che arrivi l'inevitabile penalità quando mancano circa venti giri al termine della gara: Stop&Go di 10 secondi per Michael Schumacher, reo di aver superato una vettura in regime di bandiere gialle.


Una doccia fredda che, una volta scontata la penalità, relega Michael fuori dalla zona punti, in nona posizione. Non tutto è perduto, ma per guadagnare almeno un punticino deve superare nell’ordine Barrichello, rientrato nel frattempo per la seconda sosta, Hill ed il fratello Ralf, che ha raggiunto la sesta posizione e attualmente dista sei secondi.



Il tutto è reso ancora più amaro dal fatto che Villeneuve sta viaggiando indisturbato verso la vittoria, dato che Trulli non costituisce una minaccia. Anzi, il pilota abruzzese deve fronteggiare qualche complicazione di troppo in questi ultimi giri che lo separano dal primo podio in carriera.


Alain Prost infatti confessa ad un giornalista francese che durante il pit-stop non è stata imbarcata sufficiente benzina nel serbatoio affinché Jarno possa con sicurezza arrivare a fine gara.


In più, c’è qualcosa che non va con il motore Mugen-Honda.


Trulli prova a gestire le problematiche come meglio può, ma deve inevitabilmente alzare i suoi tempi sul giro, favorendo l’arrivo immediato di Coulthard e Frentzen.



Al cinquantasettesimo giro, il motore della Prost di Shinji Nakano si rimpe: poco dopo, il telecronista Murray Walker, nel commentare la gara, vedendo le immagini di una Prost ferma col motore rotto pensa si tratti del replay che ripropone il ritiro del giapponese, invece le immagini sono in diretta, e la Prost che si accinge a parcheggiarsi nella ghiaia all’ultima curva con il motore fumante è quella di Jarno Trulli.


Doppio ritiro nel giro di un minuto e mezzo.


Dal poter festeggiare la sua prima vittoria da team manager, Alain Prost deve amaramente accettare un clamoroso doppio ritiro.


Jarno commenterà così l'accaduto:


"Ho solo la consolazione di aver dimostrato la mia bravura".


Lo sfortunato ritiro di Trulli non solo concede a Coulthard la possibilità di portarsi in seconda posizione seguito da Frentzen, ma ravviva le speranze di Schumacher di guadagnare almeno un punticino.


Il ferrarista è ottavo, ed è l’ultimo di un folto gruppo di piloti capitanato dal fratello Ralf, quinto.


E' curioso come durante il sabato Villeneuve avesse maliziosamente accennato al fatto che secondo lui Schumacher non beneficiasse solo dell’aiuto di Irvine, ma anche di quello del fratello Ralf. Accuse velate piuttosto fantasiose, ma che in qualche modo si concretizzano in quest’occasione, visto che il giovane pilota della Jordan è in difficoltà e sta rallentando i suoi avversari, favorendo indirettamente il fratello.


Il finale di gara non è povero di emozioni: a sei giri dalla bandiera a scacchi Schumacher tenta un attacco a Barrichello alla penultima curva, la Jochen Rindt. La manovra disorienta Barrichello, che manca il punto di corda e finisce largo, sulla ghiaia, dove danneggia la sospensione anteriore nonché l’alettone.


Un errore che gli costa il ritiro.


Così, anche Jackie Stewart, che come Prost sperava di poter festeggiare piazzamenti importanti, dovrà abbandonare Spielberg con un altro doppio ritiro, visto che anche Magnussen si era già ritirato in precedenza per noie al motore.


Salito in settima posizione, alla curva Remus Michael sorprende Damon Hill, entrando così in zona punti, mentre in testa alla gara Villeneuve rintuzza senza alcuna difficoltà i tentativi velleitari di Coulthard di avvicinarsi, e vince per la sesta volta in questa stagione, grazie ad una prestazione eccezionale fatta di intelligenza e velocità.



Sul podio sale anche Coulthard, autore di una gran rimonta dalla decima alla seconda posizione, e Frentzen, che fa il suo guadagnando punti cruciali in chiave classifica costruttori, dove la Williams compie il sorpasso sulla Ferrari.


Quarta posizione per Fisichella, che effettua anche lui un'eccezionale risalita dal quattordicesimo posto, confermando le sue grandi qualità di guida.


A chiudere la zona punti sono Ralf e Michael Schumacher, con il fratello minore che a dispetto delle accuse di Villeneuve non lascia la strada spianata al fratello.


"Non è stato affatto facile vincere oggi, ho avuto una partenza orribile, per cui ho perso la prima posizione a vantaggio di Hakkinen, e successivamente anche Trulli mi ha passato in frenata. Avevamo imbarcato molto carburante, e nella prima fase facevo molta fatica in uscita di curva, soprattutto in confronto alle vetture gommate Bridgestone, poiché le Goodyear ci hanno messo un po' ad entrare in temperatura. Poi dopo qualche giro ho preso ritmo e riuscivo ad essere più veloce di Barrichello. Sono stato molto prudente nell’effettuare il sorpasso perché non volevo correre alcun rischio, come finire fuoripista o addirittura ritirarmi", dichiara Jacques Villeneuve in sala stampa, prima di aggiungere:


"Oggi era cruciale guadagnare punti e non potevo commettere errori del genere".


"Adesso i vantaggi psicologici sono tutti miei. Ora Schumacher non potrà più correre in difesa, anche lui comincerà a sentire la pressione, quell'angoscia che ti fa sbagliare. Da mesi sono costretto a rincorrere e il cacciatore fa sempre più fatica della lepre. A me piace attaccare, quando sei dietro in classifica devi limitare al minimo i rischi, perché sai che un nuovo sbaglio può essere decisivo".


"La Ferrari, con le nuove regolazioni, dopo Magny Cours sembrava imprendibile, adesso è tornata normale. Anzi, noi siamo meglio, come aerodinamica, motore, gomme. Ho una sola paura, il freddo, in Germania domenica la temperatura sarà molto bassa e questo favorisce la Ferrari".


"Sono felice, questa è una vittoria speciale, perché può valere il Mondiale. Abbiamo dominato, solo Trulli e Coulthard ci hanno impensierito. Sono ottimista, non posso negarlo".


"Una volta passato Barrichello è stata una questione di spingere al massimo giro dopo giro per avvicinarmi a Trulli con l’obbiettivo di superarlo durante la finestra dei pit-stop, e così è stato. Per quanto riguarda la strategia, l’intenzione era quella di ritardare la sosta il più possibile, fino a quando il carburante nel serbatoio ce lo avrebbe permesso, e lo abbiamo fatto con successo".


"Nel finale Coulthard si è avvicinato soprattutto a causa di molto traffico che mi ha rallentato. Ho perso molto tempo dietro Berger, ma anche in questo caso non volevo prendere rischi eccessivi. Avevo comunque del margine e ho gestito i miei tempi sul giro basandomi su quello che faceva lui".


Possono dirsi altrettanto soddisfatti sia Coulthard che Frentzen.


Lo scozzese, ad esempio, non si aspettava di poter raggiungere il podio:


"Prima della gara pensavo che, vista la posizione di partenza, riuscire a conquistare qualche punto sarebbe già stato fantastico. Poi la penalità di Schumacher e ancora una volta l’eccezionale lavoro dei meccanici ai box mi hanno permesso di arrivare sul podio. Si, mi stavo avvicinando a Jacques ma ero consapevole che sarebbe stato quasi impossibile superarlo".


"Pensavo che questa gara sarebbe stata più dura sul piano fisico, abbiamo effettuato oltre settanta giri ma non sono stati così faticosi. Il vero problema sono stati i doppiaggi, come ha già accennato Jacques, e parlo anche di quei piloti più esperti, che non si sono comportati esattamente nella maniera più corretta".


Mentre Frentzen, dal canto suo, sembra aver acquisito quella solidità che tanto gli era mancata ad inizio stagione:


"E’ il mio terzo podio di fila, non posso lamentarmi. Ho fatto una buona gara, nonostante all’inizio sia stata dura gestire una vettura così pesante e le due Stewart che mi hanno circondato e superato al via. Nel primo stint ho perso un po' di tempo dietro Magnussen, poi è stato ancora peggio con Berger, che sembrava non vedere le bandiere blu, e a causa sua ho perso la posizione a vantaggio di Michael e secondi preziosi che hanno permesso a Coulthard di superarmi. Ho perso ancora una posizione durante i pit-stop, il che non è ideale, ma lavorerò con il team per migliorare anche su questo".


C’è invece poco da stare allegri in casa Ferrari, perché quello che sembrava un vantaggio potenzialmente decisivo da qui alla fine della stagione, si è improvvisamente quasi azzerato, a causa anche di una F310B che non sta tenendo il passo con i rivali.


Malgrado ciò Schumacher prova a vedere il bicchiere mezzo pieno, e spiega il suo punto di vista riguardo la penalità ricevuta:


"La vettura è andata meglio di quanto non mi aspettassi. Il nostro problema maggiore al momento sono le qualifiche, dove non riusciamo ad esprimerci al massimo. Purtroppo la penalità mi ha precluso la possibilità di conquistare un secondo posto quasi sicuro".


"C’era stato un incidente ma io non lo sapevo. Frentzen ha rallentato all’improvviso e io ho pensato che lui avesse avuto un problema e l’ho passato all’interno, le bandiere gialle non le ho proprio viste, lo giuro su Gina Maria. La curva è a destra, io stavo superando e i commissari sventolavano le bandiere sulla sinistra. Se me ne fossi accorto avrei rallentato, e eventualmente, avrei restituito la posizione a Frentzen per non incappare nella penalità. Non sono così stupido da mettermi nei guai volontariamente e buttare via un risultato".


"I commissari fanno il loro dovere, ma bisogna dire che bisognerebbe inventare qualche altro sistema per migliorare le segnalazioni. Nei giorni scorsi, durante le prove una quindicina di piloti è stata chiamata in direzione gara per non aver rispettato le bandiere. Fra l’altro durante la corsa non si vedevano neppure quelle blu per i doppiaggi. Hanno messo le bandiere proprio nei posti dove abitualmente pascolano le mucche e io non ci ho fatto caso. Peccato, perché ero terzo in quel momento e avrei potuto arrivare secondo. Per il resto sono contento di come è andata la macchina. Era molto migliore che nei giorni precedenti. Purtroppo nei curvoni veloci non va e questo è un vecchio difetto che ci trasciniamo dietro dall'inizio dell'anno. E stando così le cose, temo che i prossimi circuiti saranno più favorevoli alle Williams".


E parlando delle prossime gare, Michael ammette:


"La Williams va forte, i prossimi circuiti saranno favorevoli a Villeneuve, senza dimenticare che da qualche tempo molte vetture sono diventate competitive, quindi la battaglia sarà sempre più accesa. Noi faremo tutto il possibile, questo è certo, non ci daremo per vinti".


Dice la sua sulla vicenda anche Frentzen, che racconta l'episodio del sorpasso in regime di bandiere gialle dichiarando:


"Io avevo visto la bandiera gialla, non capisco come abbia fatto a non notarla Schumacher. Io ho rallentato, Coulthard che era dietro di noi anche, lui mi ha sorpassato. Per un attimo sono rimasto sorpreso, poi ho subito avvertito i miei box, dicendo che Schumacher andava penalizzato".


Riguardo al contatto avvenuto in gara tra Eddie Irvine e Jean Alesi, l'irlandese dichiara:


"Stavo superando Alesi quando la sua macchina mi è finita addosso".


Ma Alesi non la pensa come il pilota della Ferrari, e commenta:


"Quello è un pazzo, gli spaccherei volentieri la faccia. Uno così non dovrebbero farlo correre. Ha ottenuto tre risultati in un colpo solo: ritirarsi lui, far ritirare me e far penalizzare Schumacher, roba da matti".


Il pensiero di Jean trova conforto nelle parole dell'omonimo Jean Todt, che amaramente ammette:


"Frentzen porta punti alla squadra tanto che ora è terzo nel mondiale, noi invece da sei gare non facciamo risultati con Eddie. Le Williams vanno molto forte nelle prove e così possono partire avanti, noi andiamo bene in gara ma dobbiamo sempre fare delle rimonte. Il GP di domenica prossima al Nurburgring sarà molto difficile per noi, anche se lassù farà più fresco che in Austria e questo ci darà una mano".


Nurburgring, Suzuka e Jerez.


Solo altre tre gare da disputare, il campionato è agli sgoccioli, ma tutto è ancora in discussione: 68 a 67 a favore di Schumacher da una parte, 98 a 86 in favore della Williams dall’altra.


Al Nurburgring, sette giorni dopo l’Austria, Villeneuve ci va carico come non mai, memore anche della sua vittoria nell’anno scorso:


"Al Nurburgring ho già vinto lo scorso anno battendo Schumacher e credo di potermi ripetere. Adesso la nostra vettura va meglio della Ferrari".


Davide Scotto di Vetta

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