#15 1999: GP d'Europa, vince a sorpresa Johnny Herbert con la Stewart, Gené con la Minardi è sesto



Il 15 Settembre 1999, immerso in una delle tante sessioni di test della stagione, Eddie Irvine completa sessantaquattro giri sul circuito del Mugello, facendo registrare il tempo di 1'27"198 come miglior crono personale, quasi un secondo più veloce di Mika Salo, fermatosi sull’1'28"011. Diversi assetti provati, con diverse soluzioni aerodinamiche e prove di componenti meccaniche. Un testi di cui il nord-irlandese è soddisfatto:


"La macchina va bene ma del resto anche prima di Monza era a posto, poi in gara è andata come tutti sapete".


Il sesto posto ottenuto in Italia è stato reso meno gravoso in termini di classifica piloti dal clamoroso ritiro di Mika Hakkinen, uscito di pista mentre era comodamente in testa alla corsa, ma allo stesso tempo, il podio di Mika Salo ha messo in evidenza la scarsa performance del prossimo pilota della Jaguar, il quale, tuttavia, afferma di essere ottimista per il Gran Premio d'Europa, che si disputa sul circuito del Nurburgring:


"Quello che stiamo facendo qui è importante per il Nurburgring. Rispetto a Monza il circuito tedesco è meno veloce e quindi molto simile a quello del Mugello. Stiamo andando bene e quindi spero che anche in Germania non ci siano intoppi. A Monza la macchina non andava, e allora ho preferito non rischiare: a quel punto l'importante era arrivare in fondo".


Riguardo al suo passaggio alla Jaguar, preferisce glissare:


"E' una grande opportunità, però vorrei arrivarci da Campione del Mondo: sarebbe il regalo di Natale più bello che mi potrei fare".


Dopo l’ufficialità di Barrichello e l’addio di Irvine, le voci di mercato in casa Ferrari non sono comunque cessate: alcuni addetti ai lavori parlano di un Michael Schumacher tentato dalla McLaren, e allo stesso tempo danno il team di Maranello ad un passo dall’ingaggio del progettista Adrian Newey, un fattore determinante nella creazione della squadra che nel '98 è tornata a vincere un Mondiale che mancava dai tempi di Ayrton Senna. Il presidente Montezemolo smentisce seccamente sia un addio di Schumacher, che un approdo in Ferrari di del progettista della McLaren:


"Siamo contenti di Michael e Michael lo è di noi: sì, credo che rimarremo insieme. Newey? Ci provai quattro anni fa. Sapete come andò? Che lui e la moglie mi trattarono come se fossi uno del Madagascar. Prima tante storie sulle scuole per le loro bimbe e io a spiegare che avevamo buone scuole anche in Italia, perfino scuole inglesi. E alla fine mi dissero: ma i nostri cani come faranno qui? Gli risposi che i cani li amiamo anche in Italia. E ci salutammo. Ora, vi sembra possibile che dopo simili discorsi io torni alla carica per farli venire in Madagascar? Suvvia...".


I giorni di avvicinamento al Gran Premio d’Europa sono movimentati anche all’interno della scuderia di Woking: Ron Dennis fa un inaspettato passo indietro rispetto a quelle che erano state le sue dichiarazioni prima del Gran Premio del Belgio, quando assicurò che non ci sarebbero state disparità di trattamento tra i suoi due piloti; dopo il ritiro di Hakkinen e la pessima gara di Coulthard a Monza, in concomitanza al sesto posto di Irvine che ha consentito a quest’ultimo di agganciare il finlandese nella classifica piloti a quota 60 punti, il team principal della McLaren dichiara:


"Esiste anche il gioco di squadra, almeno quando uno dei due piloti ha migliori possibilità di vittoria finale rispetto all'altro".


Ergo, David Coulthard dovrà aiutare Hakkinen nella rincorsa al titolo. Lo scozzese però non ci sta, e appena gli si presenta l’occasione, fa sapere di non avere alcuna intenzione di diventare lo scudiero di Hakkinen:


"Finché sarò il lotta per il titolo non farò mai passare Hakkinen, anche se so benissimo che per me sarà difficile vincere il titolo, proprio perché il mio diretto avversario è Mika. Soltanto nel caso in cui Hakkinen vincerà il Gran Premio d'Europa accetterò le direttive del team".


Coulthard ci tiene anche a far chiarezza sul rapporto con il compagno di squadra:


"Non ho alcun problema con lui. Noi siamo due duri ma estremamente corretti l'uno con l'altro. Con Mika ho solo rapporti professionali, come è normale che sia".


Dovrà lottare per non incombere in ordini di scuderia anche Rubens Barrichello, quantomeno a partire dalla stagione 2000, quando diventerà pilota Ferrari e compagno di squadra di Michael Schumacher. Rubens, ad un passo dal podio a Monza dopo un’ottima gara in rimonta, si augura di poter finalmente provare la gioia di vincere un Gran Premio:


"Se anche nel mio ottavo anno in Formula 1, al volante di una Ferrari, non vincerò un Gran Premio, vorrà dire che devo ritirarmi. A livello psicologico non potrà andarmi peggio che nel 1995. Era il primo anno dopo la morte di Ayrton Senna e sulle spalle sentivo il peso delle aspettative di un paese intero. Parlavano tutti di me e il fatto di non essere riuscito a impormi mi procurò una delusione enorme. Ora, guidare una Ferrari non potrà certo destabilizzarmi. Certo, non avrò più scuse, il mio attuale team, la Stewart, è da sette-otto, la Ferrari è da dieci".


Dopo Irvine, che lo aveva avvertito sulla difficoltà di avere uno come Schumacher nello stesso box, anche il suo attuale capo, Jackie Stewart, lo mette in guardia in un’intervista rilasciata al bisettimanale tedesco Kicker:


"Per Barrichello alla Ferrari sarà dura, perché l'intera cultura e gerarchia Ferrari è costruita intorno a Schumacher. È la cultura imposta da Michael, che è molto egoista, egocentrico e anche aggressivo. Il tedesco farà di tutto per mantenere questa situazione e dipenderà tutto da Rubens, se riuscirà a guidare bene, l'eventualità di cambiare questa Schumi-cultura".


Stewart ammette di aver sperato fino all’ultimo di riuscire a trattenere Barrichello in squadra, per formare un dream team con Irvine. Il desiderio di guidare per la Rossa, però, ha avuto il sopravvento.


Nel frattempo, alcuni interessanti retroscena emergono sull’incidente dell’11 Luglio a Silverstone, che ha di fatto escluso Michael Schumacher dalla lotta al titolo. Secondo la testimonianza del dottor Sid Watkins, il responsabile medico della Formula 1, nell’urto frontale Schumacher avrebbe seriamente rischiato la vita: generalmente, il casco esce incolume da urti violenti, ma in questo caso, invece, quello di Schumacher si è addirittura spaccato:


"Michael ha urtato frontalmente con la testa, con un'inclinazione di 90 gradi e alla velocità di centosette chilometri l'ora contro il bordo dell'abitacolo. Il che è sufficiente per morire. L'incidente di Schumacher è importante in tal modo per la Formula 1 e per tutto il mondo dei motori, al fine di aumentare la sicurezza".


Altri retroscena, o meglio accuse, vengono rivolte alla Ferrari mentre Irvine collauda a Fiorano le tre F399 da utilizzare al Nurburgring.


La scarsa performance di Eddie a Monza sarebbe stata causata, a quanto pare, dall’utilizzo di un telaio consumato, per la precisione la scocca numero 191; una scelta voluta apparentemente dalla Ferrari, e da qui parte l’accusa di sabotaggio da parte di un team che, si dice, preferisce perdere il titolo piuttosto che farlo vincere ad Irvine (e non a Schumacher).


La risposta della Ferrari è dura:


"Parlare di sabotaggio non sta né in cielo, né in terra. Se ci fossero stati dubbi sulla vettura di Irvine non sarebbe stata nemmeno portata in Germania, dove invece verrà utilizzata come muletto".


Anche in questo caso, Montezemolo liquida la questione sabotaggio con un perentorio:


"Fesserie".


Il diretto interessato smonta il caso con le seguenti dichiarazioni:


"Ho scelto io di utilizzare il 191, perché è tutto l'anno che lo uso. Con quel telaio ho vinto in Australia la prima gara, poi in Austria e Germania dove ho vinto ancora, a Budapest dove per un pelo non ho fatto la pole position, e l'ho adoperato fino a Monza, ad eccezione del Gran Premio di Gran Bretagna dove usai il 192. Sentivo che andava bene e continuavo a usarlo. Però devono essere i tecnici a sapere se un telaio è di m***a o no. Comunque in Germania me ne hanno dato uno nuovo, il 196; non ha mai corso, dovrebbe andare bene".


Impegnato in una campagna pubblicitaria della Banca di Roma, Eddie si presenta nella capitale su una Mercedes grigio metallizzata per assistere alla proiezione dei primi spot registrati, e appare più deciso che mai ad invertire la tendenza delle ultime gare, dove è stata evidente la superiorità delle McLaren-Mercedes:


"Vinco io. Vado in pista, faccio delle ottime prove e poi taglio il traguardo per primo. A Monza è andata male, abbiamo sbagliato macchina, non eravamo competitivi e in un mondiale qualche volta capita. Ci è successo due settimane fa, non accadrà più".


Dopo il passo falso di Hakkinen, la vittoria di Frentzen e il rifiuto di arrendersi da parte di Coulthard, i contendenti al titolo potrebbero salire a quattro. Non secondo Irvine:


"Non si è aggiunto nessuno, in due eravamo e in due siamo rimasti. Il mondiale è un discorso tra me e Mika, da questa sfida non si esce. David ha mentito, ha detto una cosa consapevole che la verità fosse un'altra. Andrà in pista per aiutare Hakkinen perché corrono nella stessa scuderia e perché Mika è in testa al mondiale e punta a vincerlo per la seconda volta. Il resto sono chiacchiere".


Un eventuale gioco di squadra che lui non teme:


"Al Nurburgring passerò prima Coulthard e poi Hakkinen. Sarò in testa, è la mia corsa, posso vincere, non sono mai stato tanto convinto. Dopo Monza ho capito una volta di più che questo poteva essere il mio mondiale. Quella è stata una corsa balorda e non ricapiterà più".


Eddie non crede che l’errore di Mika, che ha reagito con lacrime di frustrazione al ritiro, possa pesare nel prosieguo della stagione del campione in carica:


"Mika è un fenomeno per carattere, un uomo di grande personalità e saprà reggere la pressione. Sa di avere gli occhi puntati contro, sa che mancano poche curve per decidere questo mondiale. Per fortuna conosco il suo punto debole e lo sfrutterò per batterlo domenica e vincere il mondiale. Lui è bravo quando deve tenersi un avversario alle spalle, non sbaglia una curva di un millimetro se il suo vantaggio è di un centesimo".


"E' capace di correre tutto il Gran Premio in quelle condizioni senza il minimo tentennamento. La storia cambia quando fa corsa da solo, quando scappa e deve amministrare dieci, venti secondi di vantaggio. Ha sbagliato a Monza, aveva sbagliato a Imola ed era sempre solo in testa. Quindi la mia tattica è già decisa: lui va in testa, io supero gli altri e salgo al secondo posto. Poi rallento, lo faccio andare avanti, scompaio dal suo specchietto, lui guida in sicurezza finché sbaglia. A quel punto vinco prima la corsa e poi il mondiale".


Pochi giorni dopo, giunto al Nurburgring, Irvine non sembra per niente felice delle dichiarazioni di Michael Schumacher, reo di aver indicato Hakkinen favorito assoluto, avendo questi già commesso qualche errore di troppo in corso di stagione, che difficilmente ripeterà nelle tre gare rimanenti. Eddie replica inviperito:


"Davvero carino da parte sua che abbia tanta fiducia nella squadra. Un bello stimolo per tutti, dai meccanici agli ingegneri. Ma Schumacher ha un contratto con la Ferrari o non più?"


Con un linguaggio colorito, come suo solito, il pilota nord-irlandese insiste sull’importanza che può avere un successo in questo week-end di gara:


"Qui bisogna vincere, basta con i regali e le str*****e altrui. Bisogna partire all'attacco, andare veloci e vincere. Ci vuole una macchina competitiva, capace di fare delle grandi prestazioni. Abbiamo lavorato tanto, è stato duro, ho fatto cinque giorni di test e sento che la macchina va meglio. Sono convinto che qui andremo forte perché su questo circuito e anche su quelli successivi non c'è più bisogno di aerodinamica scarica che è quella che ci fa soffrire. Qui si va carichissimi e in queste condizioni noi siamo forti. Anche a Budapest, nella stessa situazione andavamo benissimo, poi ci fu quel problema al differenziale; però in qualifica ero velocissimo".


Qualcuno gli fa notare che anche i test a Monza erano andati bene, poi però il Gran Premio è andato diversamente:


"E' vero, m***a, ma io non posso credere che sia ripetibile un caso come quello quando andammo benissimo in prova e poi in gara malissimo. E poi abbiamo il nuovo pacchetto aerodinamico. Sono sicuro che andrò forte, molto forte. Se riesco a partire libero e solo verso l'orizzonte, non mi prende più nessuno".


Venerdì 24 Settembre 1999, si scende in pista per le prove libere del Gran Premio d’Europa. In mattinata, Irvine trascorre buona parte della sessione ai box, in attesa che i meccanici completino i lavori frenetici sul nuovo telaio n.196. Mika Salo scende in pista senza problemi concentrando l’intera sessione sul passo gara.


Al muretto Ferrari c’è anche un acceso scambio di vedute tra l’ingegner Baldisserri e Ross Brawn: il primo chiede di poter esaminare le telemetrie di Salo, e capire perché, fino a quel momento, Irvine è risultato più lento; Brawn, però, non acconsente.


Dopo la seconda sessione pomeridiana, il computo totale dei tempi vede il solito Hakkinen davanti a tutti, seguito dal connazionale Salo, la sorpresa Panis, e Irvine.


Non male per la Ferrari, se si considera che Salo non ha tentato giri veloci nemmeno nel pomeriggio, e che Irvine abbia utilizzato per tutto il giorno un unico set di pneumatici.


Salo, invece, ha girato sia con gli pneumatici soft che con quelli extra-soft portati dalla Bridgestone.


Eddie sembra soddisfatto, ma non perde occasione per togliersi un altro sassolino dalla scarpa, dimostrando di non aver digerito il parere di Schumacher riguardo alla quasi certa vittoria del Mondiale di Hakkinen, salvo suoi regali:


"Sarebbe gentile da parte di Mika, ma anche l'anno scorso andava così: eravamo alla sua mercé sperando in un regalo".


Jean Todt prova a smorzare i toni precisando che Michael non abbia mai detto nulla del genere a nessun giornale, anzi:


"A tutta la squadra ha augurato di vincere le prossime tre gare".


Buona occasione anche per chiudere del tutto la questione del presunto sabotaggio ai danni di Irvine:


"Ma che telaio usurato! I telai sono tutti uguali. E comunque l'aveva scelto Eddie, così come ha scelto quello che ha qui".


Se qualcuno si aspettava di vederlo con il freno a mano tirato dopo l’erroraccio di Monza, si sbagliava.

Hakkinen reagisce a modo suo, rimanendo con facilità davanti a tutti per l’intera giornata di prove, sfruttando una McLaren parsa in ottima forma nelle curve lente e medio-veloci del tracciato, ben equilibrata nei cambi di direzione, e con una gran velocità di punta garantita dal motore Mercedes sui due rettilinei principali.


Non fila tutto liscio per Coulthard, che fa i conti con qualche problema di guidabilità e a fine giornata è solo sesto. Sessioni complicate anche per il vincitore di Monza, Frentzen, che a causa di un guasto al cambio nel mattino gira pochissimo ed è solo dodicesimo in graduatoria.


Il giorno dopo però, il tedesco ex-Williams si rifà con gli interessi.


A pochi minuti dall’inizio della sessione di qualifica di sabato 25 Settembre, uno scroscio di pioggia bagna completamente la pista, quanto basta per far sì che le squadre tardino a mandare i propri piloti in pista. Tutti sono convinti che la pista si asciugherà, poiché le previsioni non danno altri scrosci improvvisi. Tra i primi a tastare le condizioni del circuito c’è Salo, che va in pole provvisoria. Dopodiché, mentre Irvine è ancora ai box, esce Hakkinen che migliora il tempo del connazionale.


L’asfalto comincia ad asciugarsi rapidamente, lo si evince dalla classica striscia asciutta che delimita la traiettoria ideale utilizzata dai piloti. La pista migliora in maniera tale che il tempo limite si abbassa giro dopo giro, e negli ultimi sette minuti si hanno la bellezza di sette poleman diversi: prima Hakkinen, poi Coulthard, a seguire Panis, ma alla fine a spuntarla è proprio Heinz-Harald Frentzen.


Il pilota della Jordan passa l’intera ora di qualifica a discutere con la squadra, poiché dal muretto lo invitano ad andare in pista, mentre lui si rifiuta perché a suo dire la pista non è ancora abbastanza asciutta. Poi, nelle fasi finali, il team lo richiama ai box, lui acconsente ma solo se si tratta di un pit-stop veloce come si fa la domenica. Frentzen vuole gomme nuove per dare la zampata finale.


Ed è esattamente quello che fa, poiché con il tempo di 1'19"910 conquista la sua seconda pole position in carriera, dopo la prima ottenuta a Montecarlo nel '97, con due decimi di vantaggio su Coulthard, secondo, e quattro decimi su Hakkinen, terzo.


Completa la seconda fila Ralf Schumacher, a mezzo secondo dal connazionale.


Alla fine delle qualifiche Eddie Jordan è estasiato:


"Il merito è tutto di Frentzen, ha avuto un colpo di genio".


Heinz-Harald è in un momento di forma straordinaria, sta vivendo la sua miglior stagione in Formula 1, e con questa Jordan in continuo progresso sembra che sia lecito non porsi alcun limite. Lo sa Hakkinen, che si dice preoccupato dall’aver trovato un nuovo rivale nella corsa al titolo:


"La Jordan è una macchina veloce e affidabile, non si rompe mai, non sarà facile superarla; se Frentzen vince ancora, diventa pericoloso".


Frentzen, per l’appunto, non si aspettava un risultato del genere dopo le prove libera travagliate con cui aveva dovuto fare i conti:


"Venerdì ho rotto il cambio, in mattinata un tubo del motore. Ho perso due ore, pensavo già a una gara buttata. Sono felice, ma non chiedetemi se credo al titolo mondiale. Vincere qui e tenere dietro le McLaren è difficile".


E le Ferrari?


Eddie Irvine è nel pieno del suo ultimo tentativo che potrebbe piazzarlo quantomeno nelle prime due file, ma il retrotreno della Ferrari sbanda, Irvine finisce fuoripista, il giro è praticamente da abortire ed ecco che si consuma il disastro: Eddie è nono, Salo è solo dodicesimo.


Il pilota nord-irlandese giustifica il pessimo risultato parlando della scelta diversa delle gomme fatta dal team. La Ferrari infatti, insieme alla Stewart, è l’unica scuderia ad aver puntato sul compound di pneumatici più duro. Da qui derivano le difficoltà sul giro secco, che non dovrebbero tuttavia presentarsi in gara.


Salo offre una chiave di lettura diversa:


"Abbiamo fatto cambiamenti di assetto troppo netti, se avessimo fatto scelte intermedie saremmo andati meglio. Abbiamo sbagliato strategia".


Partendo dalla quinta e dalla sesta fila su un circuito dove superare non è per niente facile, i due piloti del Cavallino devono sperare che sia ancora una volta la pioggia a scombinare le carte, stavolta magari a loro favore.


Un occhio di riguardo c’è anche per la lotta interna al team McLaren, perché se Irvine si era detto convinto del fatto che Coulthard avrebbe aiutato Hakkinen, dopo averlo battuto in qualifica, lo scozzese dichiara fiducioso:


"Sono davanti a Hakkinen, ma dodici punti indietro in classifica. Come si fa a decidere prima della gara chi deve vincere? Perché mi si dovrebbe chiedere di far passare Mika? E se poi lui sbaglia?"


Hakkinen non si esprime sull’argomento, mentre Ron Dennis fa il vago:


"Noi non diamo mai ordini, ma siamo a fine mondiale e se le circostanze lo richiedessero...".


A prove ufficiali concluse, un amareggiato Montezemolo commenta il risultato deludente della sua squadra:


"Sono stupito. Partire dalla quinta e sesta fila non corrisponde alle prestazioni fatte nelle prove libere, non è quello il nostro valore. Stupito, poi, che anche i nostri avversari non occupino i primi due posti. I loro tempi sono vicini a quelli di Williams, Prost, Benetton, è inusuale. Sono state prove strane".


"Non so da cosa sia dipeso questo disastro, stiamo analizzando i tempi, Irvine non andava male. Poi quell'uscita di pista, una cosa che fa parte del gioco in condizioni come queste, pista bagnata prima, pista che si asciuga dopo. Penso, però, che in gara dovremmo andare meglio. Speriamo sia una corsa rocambolesca, di quelle dove c'è rimescolamento perché così, almeno, cerchiamo di risalire la china. Difendere le posizioni non andrebbe bene".


Ai box si è vista un po' di frenesia, lui replica dicendo:


"Magari si fossero presi a botte e parolacce per poi andarsene tutti sotto braccio. Come ai tempi di Forghieri, quando prese per la collottola Lauda dicendogli a brutto muso: perché andavi così piano? Lauda si tolse il casco e gli rispose: mettiti questo e corri tu. Poi Lauda vinse, ma erano altri tempi e ci si divertiva di più".


E su Irvine:


"Lo vedo motivato, deciso. Poi mi dicono che abbiamo fatto una buona scelta per le gomme; sarei contento se riuscisse a prendere due punti al suo avversario".


Il ritorno di Schumacher rimane ancora un tabù. Potrà correre in Malesia? Montezemolo risponde così:


"Io ci scommetterei. Però è una scommessa, cioè posso pure perderla".

Domenica 26 Settembre 1999, ad accogliere i piloti al Nurburgring non c’è la pioggia come spera la Ferrari, ma dei nuvoloni neri all’orizzonte fanno pensare che la gara sarà con tutta probabilità disputata in condizioni variabili, e quindi, anche chi parte da dietro può sperare di fare le scelte giuste e risalire la china.


Alle 14:00 locali i semafori si spengono e la gara comincia, ma solo per una frazione di secondo, perché tutto viene interrotto a causa della Minardi di Marc Gené, il cui motore si è spento a pochi istanti dal via. C’è chi come Frentzen e Hakkinen che è partito, e di conseguenza necessita dell’intervento dei meccanici per essere rimesso sulla rispettiva piazzola di partenza, e c’è chi come Ralf Schumacher che per una questione di centimetri non finisce nel retrotreno della McLaren di Coulthard, diversamente da chi gli stava attorno, rimasto quasi immobile.


Gené, che doveva partire dalla penultima fila, viene retrocesso come da regolamento in ultima posizione, e considerando lo start abortito, la gara viene accorciata di un giro.


Dopo qualche minuto di attesa, la procedura viene ripetuta, il giro di ricognizione effettuato, e tutto è pronto per dare il via al Gran Premio d’Europa.


La partenza questa volta è regolare: Hakkinen parte spedito e si affianca a Coulthard, scavalcato alla prima curva.



Dietro, il rallentamento improvviso di Damon Hill nel pieno della chicane, crea un ingorgo dietro la Jordan. Alex Wurz cerca di evitare la collisione, ma nello sterzare a destra finisce contro la Sauber di Pedro Diniz, che a sua volta prende il volo e si capovolge, finendo fuoripista.


Il pilota brasiliano rimane a testa in giù dentro la sua Sauber, si muove nervosamente in attesa che i marshall intervengano tempestivamente a raddrizzare l’abitacolo per aiutarlo ad uscire. Mentre avviene questa operazione, la direzione gara manda in pista la Safety Car.



Diniz viene estratto dalla vettura con tutto il sedile, e viene trasportato via in barella, dopodiché viene portato in ospedale per controllare le condizioni di salute. Una volta dimesso, parlando dell’incidente dichiara:


"Quando ero in volo e mi sono accorto che la macchina si stava rovesciando, ho cominciato a pregare. Tutto si è svolto molto rapidamente, ma ho fatto in tempo a provare la paura di morire. Mi sento ancora sotto shock".


"Wurz ha cambiato traiettoria per evitare Hill che rallentava, mi hanno spiegato che Damon aveva problemi elettrici. Subito dopo l'incidente mi sentivo bene, volevo solo uscire al più presto dalla macchina perché temevo che s'incendiasse".



Dopo un grande spavento, che per fortuna rimane tale, la Safety Car guida il gruppo di piloti per cinque giri.


Al termine della neutralizzazione della gara, Frentzen fa l’andatura, seguito dalle McLaren di Hakkinen e Coulthard, Ralf Schumacher, Fisichella e Panis.


Irvine è appena fuori dalla zona punti, e ringrazia la buona sorte perché l’incidente tra Wurz e Diniz per poco non coinvolgeva anche lui e Salo, il quale nel frattempo è risalito in nona posizione.


Alla fine del settimo giro Eddie scavalca con facilità Panis alla Veedol-chicane, portandosi così in zona punti. I primi quattro viaggiano in fila, racchiusi in appena un secondo e mezzo, mentre Giancarlo Fisichella fatica a tenere il ritmo, ed osserva negli specchietti un sempre più incombente Irvine.



Nelle retrovie, Alex Zanardi si ritrova in una lotta a tre con Zonta e Takagi all’ultima curva, ma non c’è spazio per tre vetture, e che l’italiano speroni la Arrows del giapponese è solo una logica conseguenza. Takagi riparte, Alex invece rimane bloccato sul lato esterno della curva.


Una situazione potenzialmente pericolosissima, gestita dai commissari con una doppia bandiera gialla, mentre Zanardi aiuta i commissari a spostare la Williams incidentata. Per Alex l’ennesimo ritiro in una stagione segnata dalla sfortuna e dall’incapacità di ritrovare la giusta confidenza con una vettura di Formula 1.


Ralf Schumacher, dal canto suo, svolge un lavoro egregio al volante della sua FW21 motorizzata Supertec, tenendo senza problemi il passo di Frentzen e delle McLaren.


Dietro il quartetto di testa si accende la battaglia tra Fisichella e Irvine. Inizialmente il romano resiste tenacemente agli attacchi di Eddie, ma trascorso qualche giro il pilota della Benetton arriva lungo alla curva Sportwart, finisce con due ruote sull’erba e lascia la porta aperta al ferrarista, che prontamente si infila. Irvine ha così pista libera per poter spingere al massimo, avendo otto secondi da recuperare sui primi quattro.


Nello stesso momento in cui avviene il sorpasso, inoltre, comincia a piovere copiosamente sulla seconda parte del tracciato.


In queste condizioni, Ralf Schumacher ha visibilmente maggior confidenza rispetto ai suoi avversari, lo dimostra l’attacco portato a Coulthard all’ultima curva; i due si ritrovano ruota a ruota sul rettilineo principale, ma il V10 Mercedes permette allo scozzese di tenere la posizione.



Il giro successivo si ripropone la stessa dinamica, ma questa volta Ralf prende la scia sul rettilineo e tira una staccata decisa alla prima curva, non lasciando scampo a Coulthard.


La McLaren sembra soffrire le condizioni miste della pista: questo lo si evince dal fatto che anche Hakkinen perde tre secondi in un solo giro da Frentzen, che ne approfitta per scappare via.


Con la pioggia che imperversa, perlomeno su una parte della pista, Ron Dennis in persona decide di richiamare ai box Hakkinen per montare gomme da bagnato. Un azzardo, perché come detto, metà pista risulta ancora completamente asciutta.


Nello stesso giro, il ventesimo, rientra ai box anche Mika Salo. E qui cominciano i momenti di caos assoluto al box Ferrari.


I meccanici non hanno le gomme pronte per il finlandese, e solo dopo una interminabile sosta di 37.9 secondi, Salo può tornare in pista con gomme da bagnato.


Il giro dopo si ferma Irvine, e in questo caso vengono montate gomme da asciutto, ma non si riesce a trovare la gomma posteriore destra. Irvine alza la visiera e scuote il capo nervosamente, i meccanici discutono in maniera animata tra loro anche quando alla fine lo pneumatico in questione viene trovato e finalmente montato sulla F399. In tutto ciò, sono trascorsi ben 28.2 secondi.


Ma cosa è successo perché si creasse una tale confusione?


Ebbene, mentre veniva allertato Irvine per rientrare ai box per effettuare una sosta anticipata, Salo ha avvertito il muretto via radio di aver danneggiato l’ala anteriore e di dover quindi anticipare anche il suo di pit-stop. Lunetta chiama Salo ai box (ingegnere di Salo) senza consultare Brawn.


Quindi cambiano le gomme, prendendo quelle di Salo, e le montano.


Poco dopo Irvine torna ai box e i meccanici recuperano le gomme precedentemente preparate per lui; tuttavia, la gomma posteriore destra è nel frattempo rotolata in un angolo.


A trovarla è Bruno Maglienti, che la indica col dito ed esclama ai meccanici:


"E' lì, è lì".


L’unico lato positivo di questo casino - così definito dallo stesso Irvine - è che la decisione di montare pneumatici da asciutto si rivela quella esatta.


Dopo i rispettivi pit-stop, Hakkinen è undicesimo, Irvine è tredicesimo, ma, per sua fortuna, ha smesso di piovere. Di conseguenza, dopo pochi giri il nord-irlandese raggiunge il rivale per il titolo e lo passa in scioltezza, per posizioni che comunque sono ampiamente fuori dalla zona punti.


L’altra Ferrari di Salo, nel frattempo, viene doppiata da Frentzen, e rientra nuovamente ai box per rimontare pneumatici slick.


Questa volta ai box sono pronti.


Dopo esser stato scavalcato anche da una Minardi, Hakkinen deve fare lo stesso, effettuando la sua seconda sosta per rimontare gomme da asciutto. Il leader del mondiale torna in pista da doppiato.


La situazione corrente è idilliaca per Frentzen: con un successo, in concomitanza con le attuali posizioni di Hakkinen e Irvine, il tedesco volerebbe in testa alla classifica piloti a pari merito con loro, a quota 60 punti. Eddie Jordan ai box sogna un'inaspettata candidatura iridata, ma la gara è ancora molto lunga.


Dietro Frentzen, infatti, incombe minaccioso Ralf Schumacher, seguito a ruota da Coulthard, che con l’asciugarsi della pista ha ripreso confidenza.


Al ventottesimo giro, Ralf effettua il suo primo pit-stop, ed esce dalla pit-lane in sesta posizione.



Salito al secondo posto, Coulthard suona la carica facendo registrare il giro veloce in 1'21"835. Contemporaneamente, uno scoraggiato Hakkinen gira su tempi altissimi, tanto da essere doppiato anche da Fisichella. Sembra proprio che il campione in carica si sia già arreso.


Al trentaduesimo giro, Frentzen e Coulthard rientrano insieme ai box: i meccanici della Jordan sono impeccabili, e fanno in modo che il pilota di casa mantenga la posizione sulla McLaren.


Ma solo per pochi istanti.


Alla prima curva, la tanto affidabile Jordan motorizzata Honda sembra tradire il suo pilota proprio nel momento meno opportuno. La causa viene inizialmente attribuita ad un problema elettrico, lo stesso che ha causato il ritiro di Hill ad inizio gara.


Frentzen rallenta vistosamente fino a fermarsi al lato della pista.


La sua gara finisce così, con le mani battute con rabbia contro il volante, e i sogni iridati che svaniscono nel nulla.


Tuttavia, diversi anni dopo, Mark Gallagher, responsabile marketing della Jordan, racconterà:


"Le squadre avevano un sistema anti-stallo per evitare che la macchina si impantanasse e si fermasse. La chiave del sistema erano l’attivazione e la disattivazione manuale da parte del pilota, e Heinz non l’ha disabilitato quando è uscito dai box. Il suo ingegnere di pista, Sam Michael, gli ricordava via radio sempre di disattivare il sistema una volta lasciata la pit-lane, ma in quell’occasione non lo fece e si concentrò sul comunicare al pilota il margine di vantaggio su Ralf Schumacher".


"C’era molta pressione su Heinz, perché stava guidando la gara prima del suo pit-stop. Si può immaginare come tutta l’attenzione fosse focalizzata sul far rientrare Heinz per primo in pista, cosa che al team riuscì magnificamente. In un clima di tensione e adrenalina, probabilmente Sam aveva trascurato di impartire quell’istruzione ad Heinz concentrandosi sul mantenimento del vantaggio sulla Williams di Schumacher e il sistema non fu disabilitato. Quando l’auto fu riportata nel garage e si accese perfettamente al primo colpo, a tutti fu subito chiaro cosa era successo".


"È indescrivibile quale sia stata la sensazione nel team quella sera, perché ci siamo resi conto così rapidamente che si trattava di una sconfitta autoinflitta. Ma non c’era rabbia nei confronti di Heinz. Bisogna considerare che avevamo comunque vinto due Gran Premi a Magny-Cours e Monza. Il sentimento della squadra nei confronti di Heinz non sarebbe potuto essere migliore. Con tutto il rispetto per Damon, Heinz stava tirando fuori il massimo dalla macchina ed era nel suo periodo di massimo splendore, soprattutto dopo la pole position del giorno prima. Nessuno di noi aveva bisogno di dirgli che era un errore che non avrebbe dovuto fare. Sapeva che questo era un colpo devastante per le sue possibilità di campionato".



Situazione diametralmente opposta per Coulthard, che ora, in testa alla corsa e con Hakkinen e Irvine abbondantemente lontani dalla zona punti, può seriamente pensare di rientrare lui nella corsa al titolo. Ma la gara riserva ancora molte sorprese.


I nuvoloni che hanno causato il breve scroscio di pioggia non hanno mai lasciato il circuito. Quando, intorno al trentacinquesimo giro, ricomincia a piovere, dietro a Coulthard c’è Ralf Schumacher, seguito da Barrichello, Fisichella e Herbert, con le due Stewart che sfruttando gli pneumatici più duri non si sono ancora fermati ai box.


Questa volta è un vero e proprio diluvio quello che si scatena sul Nurburgring, ma come in precedenza, solo la seconda parte della pista è soggetta a questo acquazzone.


Sono in molti, tra cui Johnny Herbert che è il primo, a rientrare ai box per montare gomme da bagnato, mentre altri piloti, come ad esempio Coulthard, tentano l’azzardo di proseguire con le slick. Il temporale, però, sta gradualmente coinvolgendo tutto il circuito, di conseguenza, controllare vetture con gomme da asciutto diventa sempre più difficile.


In tutto ciò, Irvine si ritrova inaspettatamente in settima posizione dopo il pit-stop infinito, non lontano da Jacques Villeneuve; le possibilità di guadagnare qualche punto, dunque, non sono ancora tramontate del tutto.


Nel corso del trentottesimo giro tramonta, invece, definitivamente la speranza di David Coulthard di lottare per il Titolo Mondiale: il pilota scozzese finisce dritto in curva 3, concludendo la sua corsa contro le barriere. Un errore dietro l’angolo, per chi come lui ha scelto di non cambiare pneumatici.


Dopo l’ennesimo colpo di scena di una gara pazza, Ralf Schumacher è il nuovo leader con venti secondi di vantaggio su Fisichella, secondo, il quale a sua volta precede le Stewart di Herbert e Barrichello. In quinta posizione c’è Jarno Trulli su Prost, che, in seguito ad una imprecisione di Barrichello, guadagna una posizione.


Le condizioni della pista continuano ad essere estremamente difficili, un insidioso ibrido tra asciutto e bagnato a causa del quale le scelte di gomme sono differenziate da pilota a pilota.


Al quarantaduesimo giro, Irvine torna ai box per montare gomme da bagnato, segno che in questo momento specifico della gara è quella la gomma più adatta; non lo pensa Hakkinen, che prosegue nella sua gara catatonica a centro gruppo, doppiato nell’occasione anche da Johnny Herbert.



Le condizioni difficili mettono in difficoltà Fisichella, in pista con gomme da asciutto, alla curva Shell: il pilota romano si intraversa, va per prati ma lotta come può per evitare le barriere e ripartire; una manovra che per sua fortuna riesce, consentendogli di mantenere la seconda posizione, che diventa addirittura prima quando al quarantaquattresimo giro, Ralf Schumacher torna ai box per la seconda sosta in programma, durante la quale i meccanici gli montano ancora gomme da asciutto.


Il tedesco rientra terzo, dietro Herbert; i due sono attaccati, Ralf tenta di sorpassare la Stewart, ma Johnny fa le spalle larghe.



Intanto, si ritirano Toranosuke Takagi, finito a muro, e Mika Salo, per problemi ai freni.


Per Mika si tratta comunque di una gara già ampiamente compromessa dal lunghissimo pit-stop.


La pioggia è ormai cessata e la pista migliora a vista d’occhio, al punto che Herbert torna ai box per rimettere gomme da asciutto. Il britannico mantiene la terza posizione davanti a Trulli, intravedendo delle serie possibilità di podio davanti a sé.


Giancarlo Fisichella è saldamente in testa alla gara, sebbene debba effettuare ancora una sosta che gli consentirebbe ugualmente di rimanere in zona podio; tuttavia, alla quarantottesima tornata, Fisichella fa lo stesso errore commesso qualche giro prima: si intraversa alla curva Shell, ma questa volta non riesce a tenere la Benetton lontana dalle barriere, dove va a sbattere danneggiando irrimediabilmente la vettura. Infuriato con sé stesso, Giancarlo getta via il volante, scende dall’abitacolo e si appoggia alle reti al lato della pista, dove copre con un braccio il volto rigato di lacrime.



Il podio, così come un arrivo a punti, gli manca dal Gran Premio del Canada disputato a Giugno; Giancarlo stava mettendo una pezza alle grosse difficoltà riscontrate nello sviluppo della Benetton, prima che questa leggera imprecisione gli costasse la possibilità di tornare a festeggiare un piazzamento nei primi tre.


Nel dopo-gara, sconfortato, dichiara:


"Mi sento come uno che ha preso uno schiaffo in faccia e si è svegliato. Poi il dolore passa, ma il gonfiore resta. È un errore mio, avrei vinto sicuro, mi è cascato il mondo addosso. Il giro prima mi era partito il poggiatesta, non avevo stabilità. Me lo sono dimenticato, così quando ho accelerato, il collo è andato indietro e ho perso il controllo della macchina. Non stavo forzando troppo, è assurdo uscire così".


Nel caos generale, un altro pilota italiano alla guida di un team italiano sogna l’impresa.


Luca Badoer, infatti, si trova clamorosamente in quinta posizione davanti a Eddie Irvine, a poco più di quindici giri alla fine. Un arrivo a punti per la Minardi sarebbe un’impresa storica per il pilota di proprietà della Ferrari.


Con il ritiro di Fisichella, Ralf Schumacher torna in prima posizione, ma in questa pazza lotteria che ha luogo sul circuito del Nurburgring sembra che chiunque si ritrovi tra le mani la leadership debba per un motivo o per un altro consegnarla ad altri.


Anche il giovane Ralf non è esente da questa dinamica, e prontamente un'inaspettata foratura alla gomma posteriore sinistra lo costringe a compiere praticamente un giro intero su tre ruote, per poi rientrare ai box ed effettuare il doveroso cambio gomme. Una gara magistrale quella di Ralf, che non meritava di certo questo epilogo.


Il tedesco torna in pista quinto, dietro Badoer, a questo punto addirittura quarto.



Al giro cinquantuno, Irvine va ancora ai box per la sua terza sosta, che lo relega in ottava posizione, dietro Marc Gené e davanti ad Hakkinen, che intanto si è sdoppiato passando il nuovo leader della gara, Johnny Herbert.


Il pilota della Stewart, scattato dalla quattordicesima piazza, è adesso clamorosamente in testa alla gara, davanti a Trulli e Barrichello, che pagano un gap di diciassette secondi.


A tredici giri dal termine, un altro pilota italiano deve abbandonare la corsa in lacrime mentre sta inseguendo un sogno: Luca Badoer si trova in quarta posizione e vede sempre più vicino lo storico traguardo di portare punti in casa Minardi (che non ne raccoglie dal 1995, in Australia), quando deve parcheggiare la vettura al lato della pista per un problema al cambio.


Come Fisichella in precedenza, Luca getta via il volante, scende e si inginocchia al fianco della Minardi, non tentando nemmeno di trattenere le copiose lacrime che gli scendono sul volto.


Per la Minardi non tutto è perduto, perché col ritiro di Badoer, Marc Gené sale in sesta posizione, ma dietro di sé si avvicinano rapidamente sia Irvine che Hakkinen, il quale, appena ha sentito odore di punti, ha ricominciato a spingere dopo una gara disputata in larga parte in modalità crociera.


Il finlandese guadagna tre secondi a giro su Gené e uno su Irvine, nettamente più lento del suo rivale.



Non servono molti giri a Mika per agganciare la Ferrari, e per tentare il sorpasso alla Veedol Chicane, dove però esagera e va lungo. Il sorpasso, in ogni caso, è solo rimandato.


Quella tra Irvine e Hakkinen non è l’unica battaglia in corso, perché anche Jarno Trulli e Rubens Barrichello offrono spettacolo agli spettatori, battagliando senza remore per la seconda posizione. Rubens ci prova alla stessa maniera di Hakkinen su Irvine, ma Trulli non molla e lo ricaccia indietro.


A pochi giri dal termine, con il ritiro di Jacques Villeneuve (quinto fino a quel momento) per un guasto alla frizione, la bagarre tra Irvine e Hakkinen è valevole per la sesta posizione, e dunque, per un punticino che vorrebbe dire conquistare la leadership solitaria in classifica generale.


Hakkinen è nettamente più veloce di Irvine, che dal canto suo facilita il compito del pilota McLaren rendendosi protagonista di un pesante bloccaggio dell’anteriore destra alla Veedol Chicane; Eddie finisce lungo, e Hakkinen ringrazia, salendo in sesta posizione e lanciandosi all’inseguimento di Marc Gené per guadagnare un ulteriore quanto fondamentale punto.


Il sorpasso ai danni dello spagnolo della Minardi non rappresenta un problema; così, da una gara potenzialmente compromessa e che sembrava già aver archiviato, Mika sale al quinto posto, guadagnando due punti su Irvine, che si avvicina a Gené ma non abbastanza da poter quantomeno limitare i danni prendendo un punto.


Alla fine del sessantaseiesimo e ultimo giro di una gara pazzesca, Johnny Herbert taglia il traguardo da primo classificato, regalando alla Stewart la prima ed unica vittoria in Formula 1, e a sé stesso la terza in carriera, dopo le due conquistate al volante della Benetton nel '95.


Sul podio insieme a lui, uno spettacolare Jarno Trulli su Prost, capace di tener botta alla pressione e gli attacchi di Rubens Barrichello senza commettere errori.



Ralf Schumacher è quarto, ma recrimina per la foratura alla gomma posteriore senza la quale avrebbe probabilmente festeggiato la sua prima vittoria in carriera. Poi, giungono sul traguardo Hakkinen e Marc Gené, che può celebrare insieme alla Minardi il primo punto stagionale. Irvine è settimo, ad un secondo e mezzo dallo spagnolo.


A chiudere la classifica, Zonta e Panis, per un totale di appena nove piloti classificati.


In una giornata segnata ancora una volta dalle lacrime dei piloti (a Monza toccò ad Hakkinen, al Nurburgring a Fisichella e Badoer), sotto il podio è Paul Stewart, figlio di Jackie, a commuoversi, ma diversamente da quelle viste in precedenza, queste sono lacrime di gioia, mentre nel frattempo, sul podio, papà Jackie si gode il bagno di champagne offerto dai suoi due piloti.



Dopo la stagione '98, l’ultima trascorsa in Sauber e caratterizzata da continui problemi tecnici alla vettura, Herbert è emigrato in Stewart per cercare di lasciarsi alle spalle la difficile annata; tuttavia, anche in questa stagione la sfortuna lo ha preso di mira, con l’affidabilità della sua vettura venuta a mancare spesso e volentieri.


Ciononostante, il pilota britannico non ha mai perso il sorriso e la fiducia in sé stesso, ha continuato a spingere, aspettando pazientemente l’occasione giusta per prendersi la sua rivincita, come lui stesso sottolinea in conferenza stampa:


"Sono stato ripagato per tutta la sfortuna che ho avuto durante la stagione. Mi dispiace per Ralf che da quanto ho capito ha avuto un problema ad uno pneumatico. Ciò mi ha consentito di andare in testa alla gara, dopodiché avevo un buon vantaggio su Jarno, quindi mi son limitato a gestire la macchina nel modo migliore possibile per arrivare al traguardo. A differenza di molti altri, ho montato le gomme da bagnato al momento giusto. È stato un rischio, ma ha pagato. Sono felicissimo".


Giornata indimenticabile anche per Jarno Trulli, al suo primo podio in carriera. Un risultato che gli vale i complimenti del suo team manager Alain Prost ("l'ho sempre considerato fortissimo, può ripetere la mia carriera"), ai quali Jarno risponde prontamente:


"Dedico questo risultato ad Alain, per me è come un padre, sono un suo prodotto, mi ha insegnato tutto".


Poi inizia a parlare della sua gara:


"In partenza avevo un guaio alla frizione, ho visto le Sauber che si infilavano come matte, poi Diniz che volava. Nel caos, un sasso mi ha colpito la mano destra, un detrito si è infilato sotto il casco e mi è finito nell'occhio sinistro. Non ci vedevo più, ho impiegato un giro prima di togliermelo. Ho pensato: è finita anche stavolta. E invece poi la fortuna mi ha dato una mano".


Lui però ci ha messo del suo, a cominciare da quando ha deciso di non rientrare ai box, nonostante gli ordinassero il contrario:


"Stava iniziando a piovere, volevano che rientrassi ai box, ma io conosco questo tracciato, ho preferito tenere le gomme da asciutto. Ero undicesimo, dovevo correre dei rischi, solo una strategia azzardata poteva aiutarmi".


E nel finale, con la bellissima lotta alla fine della quale ha avuto la meglio su Barrichello:


"Lui era più veloce di me, ma io so che qui ci sono solo tre punti in cui si sorpassa. Mi sono detto: pensa solo a mettere le gomme nei punti giusti, lui sarà costretto a sbagliare le traiettorie. Sono stato magnifico, Barrichello ha dovuto arrendersi".


Un bel regalo a Prost, prima di lasciarlo per andare in Jordan, dove lo aspettano a braccia aperte.


Rubens Barrichello difficilmente avrà altre opportunità di salutare la Stewart con un successo, a meno che le due gare rimanenti non siano altrettanto caotiche come questa. Rubens ci teneva, ma tutto sommato appare soddisfatto, dando i giusti meriti anche al compagno di squadra Herbert:


"La battaglia con Jarno è stata divertente e pulita. Su questa pista è difficile superare, ho dato tutto ma non è bastato. Siamo stati bravi e fortunati nel capitalizzare al meglio errori e ritiri degli altri. Avrei tanto voluto poter regalare io questo successo a Jackie, ma in fondo Johnny se lo merita: durante questa stagione ha avuto una dose di sfortuna incredibile. Avere due vetture sul podio è comunque fantastico".



In casa Ferrari, ci si lecca le ferite per una giornata totalmente da dimenticare: Irvine è settimo e fuori dai punti, mentre Salo è addirittura ritirato. A tener banco a Maranello, però, sono ancora una volta i pit-stop, già argomento di discussione in questo campionato a Magny-Cours.


Irvine riassume così il disastro:


"Che casino. Non so come sia potuto accadere tutto quello che è successo. Sto cercando anche io di ricostruire le cose. Dunque, per radio avevamo concordato di anticipare il normale pit-stop programmato. E mi dicono: va bene, rientra. Ma dopo un attimo mi richiamano e mi dicono: aspetta, aspetta, che c'è Mika in difficoltà. Va bene, io vado avanti un altro giro e poi rientro. Mi tolgono le gomme slick e vedo lì vicino le gomme da bagnato e per radio dico subito: no, no, rimontatemi quelle lisce che sta smettendo di piovere. Leva, metti, rileva. Che casino, una confusione come quella che ci fu a Magny Cours. Ma tutto sommato stavolta mi è andata meglio di allora".


Il responsabile delle comunicazioni della Ferrari, Claudio Berro, tenta a sua volta di fare chiarezza:


"Avevamo sedici gomme sparse sui pavimenti, quelle di Mika e quelle di Eddie, quelle da asciutto e quelle da bagnato. Poi il cambiamento di programma con l'inversione dell'ordine di entrata ai box ha creato effettivamente un po' di confusione. La gomma mancante? Chi lo sa. Forse nella fretta non è stata vista la targhetta. Può succedere".


"Ma non c’è un colpevole, è inutile cercarlo, non vogliamo processare nessuno. Siamo tutti uniti quando si vince e quando si perde. Per quanto riguarda la lunga sosta di Salo, non era solo il problema dell'alettone da cambiare, c'era qualcosa a un dado di una ruota, è stato questo a rallentare tutta l'operazione".


Luca Baldisserri, responsabile della squadra di Irvine, commenta:


"La vera sfortuna è stato il rientro improvviso di Salo. Ventidue secondi dopo è arrivato Irvine che non poteva più aspettare perché era ormai senza benzina. E così con tanti treni di gomme in giro è bastato uno spostamento minimo di una gomma per creare tutto quel pasticcio".


E' una Ferrari a pezzi quella che tornerà a Maranello, e lo si vede sulla faccia di Jean Todt, che commenta:


"Quello che è successo non doveva proprio succedere, ma non c'è un colpevole. Anzi ho già dato tutto il mio sostegno alla squadra. Siamo a due gare dalla fine e dobbiamo essere motivati e determinati".


A sua volta, sempre Irvine offre una possibile soluzione:


"Io mi sono fatto una mia idea, e cioè: a Magny Cours il casino successe perché aspettavano Michael e invece entrai io. Oggi è successo perché aspettavano me e invece è entrato Salo. Secondo me bisognerebbe riorganizzare completamente questa operazione del pit-stop, perché gli imprevisti possono sempre arrivare e non bisogna fare confusione. Ci vorrebbero due squadre, una per ogni macchina come si fa in America. Invece in Formula 1 c'è un solo gruppo di persone che deve fare l'assistenza a due vetture. E allora è facile perdere la testa, non trovare una gomma, eccetera, eccetera".


Poi, Eddie cerca di vedere il lato positivo:


"La cosa più incredibile in questa giornata è che io ho perso solo due punti. Tutto sommato mi è pure andata bene, molto bene".


Senza questi pasticci, sarebbe stato possibile vincere?


"Ma certo, anche tu giornalista, sulla mia macchina avresti vinto senza tutti quegli errori".


Risposta un po' approssimativa, specie se si considera la difficoltà nel superare Marc Gené, scavalcato invece con facilità da Hakkinen. Il problema a monte, secondo Irvine, sta nella scelta delle gomme più dure, che con il freddo non ha pagato. Giustificazione che può valere fino ad un certo punto, perché con lo stesso compound, le Stewart volavano.


Un interessante retroscena sui pit-stop della discordia viene rivelato dal cronista di Tele+, Biagio Maglienti, divenuto una specie di eroe di giornata per la Ferrari, per aver indicato al meccanico dove si trovava la gomma mancante:


"Non credo di aver fatto nulla di speciale. Mi sono comportato come chiunque in una situazione del genere. C'era molta confusione, il meccanico della Ferrari era disorientato, non trovava lo pneumatico giusto, io gliel'ho indicato. C'erano molti pneumatici per terra, in uno spazio assai ristretto. Gli uomini della Ferrari dovevano ancora mettere le gomme a Salo e già avevano preparato quelle da bagnato per Irvine, quando è arrivata la comunicazione che Eddie voleva pneumatici da asciutto. Così ogni meccanico si è trovato ad avere per le mani tre gomme. Il meccanico che ha sbagliato si sentiva a disagio e, prima che arrivasse Salo, ha scansato leggermente una gomma con il piede".


"Il problema è che gli pneumatici sono piuttosto leggeri, così quella è finita abbastanza distante. Nessun problema sul pit-stop di Salo. Ma quando è arrivato Irvine, il meccanico si è sbagliato. Erano già state tolte le termocoperte, una svista può succedere, lui aveva una gomma da bagnato, mentre le altre tre erano da asciutto. Se n'è accorto, ma ormai non era più in sincronia con gli altri. Non solo, forse è andato un po' nel panico e ha cominciato a guardarsi intorno, cercando di capire dov'era finito lo pneumatico da asciutto, quello che lui stesso aveva allontanato. Io gliel'ho indicato e lui ha sorriso, come se volesse ringraziarmi".


"Non sentivo urla, parolacce, un attimo prima tutto sembrava molto tranquillo e nessuno avrebbe immaginato quanto sarebbe successo. Si è trattato di una svista, può capitare. Purtroppo la televisione ingigantisce tutto. E non ha perdonato nemmeno stavolta".


Una scena tragicomica, che è ottimo materiale per i quotidiani tedeschi, oramai da tempo noti detrattori della Ferrari, seppur paradossalmente seguaci di Schumacher.


Una frattura creatasi in seguito all’infortunio del pilota e l’ascesa di Irvine. Su tutti c’è il quotidiano Bild, che non usa mezze misure per descrivere la gara del team di Maranello:


"Una truppa di salami, incredibile ma questa è la Ferrari".


E ancora:


"Roba da far ridere i polli. Senza Schumacher, la Ferrari fa solo ridere, è un'armata Brancaleone".


Non va diversamente a Maranello, dato che nel corso della sera, in una zona verde della via Giardini poco distante dalla struttura della Ferrari, essendo presente uno pneumatico Goodyear come ornamento, alcuni cittadini decidono di attaccare uno striscione legato a due pali, con su scritto:


"Todt, è qui la gomma".


Ed una freccia ad indicarla.


Il giorno dopo la gara, nella riunione tenutasi a Maranello, Ross Brawn scagiona il suo team e si accolla tutte le colpe nel colloquio col presidente Montezemolo.


Non è tempo di processi per il Cavallino, bisogna guardare avanti, perché mancano solo due gare alla fine, Hakkinen è tornato solo in testa alla classifica a quota 62 punti, a +2 su Irvine, e nei costruttori la McLaren deve gestire 8 punti sulla Ferrari.


Per di più, le accuse di boicottaggio da parte del team ai danni di Irvine si alimentano ulteriormente dopo un tale scempio, ma ci pensa il pilota stesso a ribadire l’unità del team:


"Siamo tutti molto uniti, la squadra è tutta con me e lavoriamo per andare avanti insieme nella stessa direzione. Questo mondiale, nonostante le apparenze, posso ancora vincerlo".


E dalla Malesia, Eddie potrà avere un alleato in più, pronto a tornare dopo una assenza fin troppo lunga: Michael Schumacher.


Davide Scotto di Vetta

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