#15 1998: GP d'Italia, Schumacher vince, Irvine completa la festa Ferrari, Hakkinen è solo quarto

Aggiornato il: giu 26



Pochi giorni dopo il rocambolesco Gran Premio del Belgio, il 2 Settembre 1998 i team si spostano a Monza per una sessione di test alla quale prendono parte otto scuderie, tra cui anche Ferrari e McLaren-Mercedes.


Come prevedibile, a tenere banco all’interno del paddock non è la sorprendente vittoria di Damon Hill, che ha regalato il primo storico successo alla Jordan, bensì il discusso incidente tra Michael Schumacher e David Coulthard, con la conseguente reazione del pilota tedesco, precipitatosi nel box McLaren in preda alla rabbia per aver perso una prima posizione che gli avrebbe consentito di diventare nuovo leader della classifica piloti.


Tra gli addetti ai lavori ci si chiede se e quando ci sarà un incontro chiarificatore tra i due.


Ebbene, alla fine della prima giornata di test Schumacher sembra tutto fuorché intenzionato a discutere dell’accaduto con Coulthard. In serata infatti, entrato in un ristorante vicino all’hotel dove alloggiano entrambi, Schumacher si imbatte proprio nel pilota scozzese; sarebbe un’occasione perfetta per scambiare due chiacchiere, ma Michael preferisce parlare con un cameriere per farsi spostare in un’altra sala.


Il solo contatto visivo con il pilota della McLaren, a quanto pare, gli dà sui nervi.


L’incontro chiarificatore sembra molto lontano.


Ciò lo si evince anche dalle sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano tedesco Bild, l’unica testata giornalistica con la quale Schumacher rompe il silenzio stampa indetto in accordo con il team:


"E' inequivocabile la responsabilità di Coulthard nell'incidente. Bisogna capire la situazione. Da un secondo all'altro sono stato buttato fuori da un pilota da doppiare, e proprio da una McLaren. Chi non avrebbe perso le staffe? Mi piacerebbe molto sapere come mai all'inizio della corsa, e anche dopo l'incidente, lui era in grado di girare in 2'11", e come mai era più lento di cinque secondi quando io l'ho raggiunto".

"Se veramente mi voleva lasciare passare, allora ha sbagliato tutto e l'ha fatto troppo tardi. Nelle curve precedenti era uscito accelerando in maniera del tutto normale. Che ne so io che poi all'improvviso lui non accelera più? Questo non lo può fare, non in quel punto. E soprattutto non quando sai che dietro non si vede nulla. L'ho centrato in pieno. Non avevo alcuna scappatoia. In precedenza già alla Source c'era stata la possibilità di farmi passare. In quel punto io stavo di fianco a lui. Se veramente mi voleva dare strada perché non lo ha fatto lì? Inoltre, il doppiato si toglie dalla traiettoria ideale. Ma David è rimasto in traiettoria senza dare gas. Se mi vuole dire qualcosa sa dove trovarmi".


"Io non ho nulla di cui scusarmi".


Con una campagna mediatica improntata all’attacco da parte di Schumacher. e circa 7.000 spettatori presenti a Monza per assistere ai test, è difficile aspettarsi un’accoglienza piacevole per David Coulthard, bersagliato da fischi, insulti e striscioni con attacchi di ogni genere, come ad esempio Koulthard licence to kill - Mercedes, con la esse finale sostituita da una croce uncinata, oppure Coulthard wanted, con una bella taglia di 25.000 dollari scritta in basso.


È però un gioco di parole, che suscita ilarità persino nel box McLaren, a vincere il premio dello striscione più fantasioso:


"McLadren, Schumi contro tutti".


Il team anglo-tedesco risponde alle accuse emettendo un comunicato, attraverso il quale dice all'indirizzo della Ferrari, in maniera decisa:


"La McLaren ha visto, con rammarico, un comunicato stampa emesso dalla Ferrari riguardante l'incidente che ha provocato il ritiro di Michael Schumacher durante il Gran Premio del Belgio. È stato incredibile come immediatamente dopo l'incidente la tensione sia salita, e sia stata cercata una soluzione scorretta. Siamo dispiaciuti che sia capitato questo incidente, e che la susseguente interpretazione della Ferrari abbia messo in dubbio l'integrità (morale) del team e del pilota. È chiaro, comunque, che l'incidente è stato accidentale e una conseguenza delle azioni di entrambi i piloti coinvolti che stavano gareggiando in condizioni proibitive. I commissari del Gran Premio del Belgio hanno ricevuto un dettagliato racconto dell'incidente da parte di Coulthard, ed esaminato le informazioni relative alle performance della macchina prelevate dalla FIA. In nessun momento dell'incidente David ha toccato i freni o schiacciato la frizione, stava semplicemente guidando in modo tale da facilitare il sorpasso di Schumacher. I commissari hanno concluso che l'incidente è stato un fatto di gara, e che non c'erano responsabilità da parte del nostro pilota. La McLaren si augura di poter continuare a competere in una maniera sportiva, e spera di non venir coinvolta in reiterate discussioni pubbliche con la Ferrari circa l'incidente, ma estende un invito a discutere il problema successivamente in privato, se lo desidera".


Dal canto suo, Coulthard esprime tutta la sua amarezza per gli attacchi ricevuti dai tifosi italiani, sostenendo di non meritare un tale linciaggio. In ogni caso, anche lui non sembra intenzionato a compiere il primo passo verso un chiarimento con Schumacher:


"Io non ho nulla da dirgli. Io lo rispetto come pilota, ma ora sono molto irritato per la sua reazione. Queste sono le corse e si è trattato di un incidente di gara. Comunque, se ci parleremo, sarà una cosa privata, faccia a faccia".


Amareggiato, ma senza dubbio per nulla rallentato dalle polemiche.


Girando in 1'23"597, David è il più veloce alla fine della prima giornata di test, durante la quale la scuderia di Woking prova anche delle componenti sperimentali in vista del 1999. La Ferrari, invece, in mattinata con Schumacher e nel pomeriggio con Irvine, si concentra soprattutto sul trovare il giusto bilanciamento e le gomme più adatte per il Gran Premio d'Italia, in programma il 13 Settembre. Tanto lavoro viene svolto, in particolare, sui freni e le sospensioni.


Nel pomeriggio della giornata successiva, sulla F300 viene montato il nuovo motore 047/D dotato di 780 cavalli, già utilizzato nelle qualifiche a Spa-Francorchamps.


L’obbiettivo è di sfruttarlo anche in gara, e i novantotto giri percorsi da Schumacher (nessuno come lui) sul passo dell'1'26" sono senz’altro un buon segno. Nella classifica dei tempi il tedesco è settimo, mentre a prendersi il primato di giornata è Eddie Irvine, tre decimi più rapido di Mika Hakkinen, che si dichiara soddisfatto delle prove sue e del team britannico:


"Stiamo cercando di nuovo un enorme incremento delle prestazioni della macchina. Sono felice che Monza sia uno dei tre appuntamenti decisivi. In passato ho vissuto qui splendide esperienze, e ho assaporato anche il podio. Monza la sento una mia pista, vicina alla mia natura. Vincere qui è sempre importante. Quest'anno lo sarà ancora di più. Per questo non abbiamo esitato a buttare nella mischia il motore più potente che la Mercedes è in grado di fornirci ora, con un ragionevole grado di affidabilità. E anche la Bridgestone sta lavorando duro".


Il mattinata il finlandese viene avvistato mentre si aggira intorno al box della Ferrari, probabilmente per carpire qualche dettaglio sconosciuto della F300. Su questa visita non programmata Hakkinen afferma:


"E’ normale che lo faccia. Sono andato lì giusto per guardare le macchine dei miei avversari diretti, osservare le facce dei meccanici. Ogni tanto si può cogliere della tensione sui volti dei tecnici: non è mai tempo perso. Sui volti degli uomini della Ferrari la tensione sembrava fosse abbastanza alta, come era accaduto in seno alla McLaren alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna".


Nel frattempo, anche durante secondo giorno di test continuano ad essere esposti striscioni con slogan offensivi indirizzati a David Coulthard, una situazione tutt’altro che gradita da Jarno Trulli, che si schiera dalla parte dello scozzese della McLaren, etichettando i contestatori come tifosi da stadio, per niente sportivi.


L’alfiere della Prost spiega come, a suo parere, quanto accaduto in Belgio si sia trattato di un semplice incidente di gara dovuto alle condizioni avverse, e che il responsabile di tutto ciò, cioè dell’insurrezione dei tifosi contro Coulthard, sia proprio Michael Schumacher:


"La folla è stata aizzata dal comportamento arrogante e poco rispettoso di Michael. Tutti sappiamo quali rischi corriamo e non capisco, quindi, come possa accusare David di volerlo buttare fuori. Noi per questa gente siamo idoli, e ci dobbiamo comportare di conseguenza".


Nell’ultima giornata di test sul circuito lombardo, che si svolge il 4 Settembre 1998, dai box giunge la notizia che non ti aspetti: alla fine della sessione di prove, Schumacher e Coulthard si incontreranno in una zona neutra, per la precisione nel motorhome della Sauber. Ciò sarà possibile grazie alla cruciale intermediazione di Alex Wurz, consigliere insieme ai due sopracitati della Grand Prix Driver Association, con i quali l’austriaco ha bisogno di riunirsi il prima possibile per discutere della risposta ricevuta da Max Mosley in merito alla lettera scritta e inoltrata alla FIA dai piloti durante il Gran Premio d’Austria, contenente suggerimenti e richieste su più temi, come ad esempio i cordoli e i birilli collocati alla prima variante di Monza, i quali destano qualche preoccupazioni ai piloti.


L’appuntamento viene fissato inizialmente per le ore 18:00, ma sarà spostato alle ore 18:30 dopo che la sessione di test viene allungata di ulteriori trenta minuti. Coulthard e Alesi attendono nel motorhome della Sauber, Schumacher però non si vede. Poco dopo, David viene informato che l’incontro è rinviato al giovedì che precede l’inizio del Gran Premio d’Italia, dato che Schumacher si è dovuto affrettare a prendere l’aereo per tornare a Ginevra. L’aeroporto svizzero chiude lo scalo ai voli alle ore 22:00, e il ferrarista, con il suo jet privato deve far tappa prima a Colonia per far scendere suo fratello Ralf e il padre. Il tempo dunque sarebbe stato limitato, e siccome l’intenzione di Schumacher è quella di avere uno scambio di opinioni approfondito, senza dover guardare continuamente l’orologio, si decide di rinviare l’incontro di una settimana.


A sorpresa, intanto, l'8 Settembre 1998 giungono le prime parole di apertura da parte di Shumacher:


"Posso aver esagerato, ma anch'io sono un uomo e quando si perdono dieci punti per un ritiro provocato da un doppiato è forse umano che si reagisca in modo esagerato. Anche se si è avuta l'impressione che io volessi aggredire Coulthard, assicuro che non era mia intenzione, ho molto autocontrollo".


Nell’attesa di tornare a Monza per il quattordicesimo appuntamento del Mondiale, anche Max Mosley e Eddie Irvine tentano di stemperare la tensione relativa ai fatti avvenuti in Belgio, invitando a non puntare il dito contro nessuno dei due protagonisti della vicenda.


Impegnato a Salsomaggiore per la settimana europea sulla sicurezza stradale, Mosley giustifica anche la furia di Schumacher nei box, dicendo alla stampa:


"Il nervosismo dimostrato da Schumacher a Spa è comprensibile. I piloti sono sottoposti ad altissima pressione in gara, specialmente quando piove. In televisione tutto sembra facile, ma in realtà sotto la pioggia si guida praticamente alla cieca. I piloti sono uomini normali, che possono avere reazioni eccessive in situazioni limite".


Irvine non si schiera apertamente a favore del suo compagno di squadra, anzi, spezza una lancia in favore di Coulthard, non dando credito alle teorie di chi lo accusa di aver deliberatamente causato l’incidente:


"Subito dopo la gara, ed anche in seguito, mi sono limitato a dire che non potevo credere che Coulthard avesse volontariamente commesso una scorrettezza del genere. Il pubblico di Monza non dovrà assolutamente ricordare quell'episodio in senso negativo, dovrà solo incitare dal primo momento all'ultimo Schumacher e la Ferrari, perché ci sono le possibilità per compiere un'importante impresa. E io cercherò di metterci del mio, magari provando a stare davanti ad Hakkinen".


Per l'appuntamento italiano, il nord-irlandese punta sui netti miglioramenti della F300:


"Forse non siamo mai stati così vicini alle McLaren su un tracciato con queste caratteristiche e sono convinto che Michael abbia delle buone possibilità, soprattutto in gara. E che ne abbia ancora parecchie anche per il campionato. La corsa decisiva sarà quella di Suzuka, e ricordate quel che combinammo io e lui laggiù lo scorso anno? Sarebbe stupendo se io potessi dargli un grosso aiuto come allora. Io ho sempre grande fiducia, e ce l'ha anche Michael".


Questo mentre nel pomeriggio del 9 Settembre 1998, Luca Badoer collauda tre delle quattro F300 col passo lungo che la Ferrari porterà a Monza. Per preparare le auto i meccanici Ferrari lavorano a tappe forzate. Il lavoro più complesso sta nella realizzazione di tutte le parti in composito che compongono il pacchetto delle modifiche necessarie per allungare la monoposto. Nuovi anche gli ammortizzatori, realizzati per sfruttare il più possibile le traiettorie nelle varianti. I propulsori, a Monza, saranno probabilmente quelli più potenti utilizzati nelle prove in Belgio.


Si spegne sul nascere anche un'altra polemica, dopo che il giornale tedesco Auto Motor und Sport indica che le due McLaren utilizzate nel Gran Premio d'Australia ad inizio stagione sarebbero state irregolari e passibili di squalifica. L'irregolarità sarebbe consistita in appena un centimetro di minore larghezza della vettura. Secondo il settimanale tedesco, questa vicenda potrebbe avere grande importanza per la Ferrari, poiché se il caso venisse riaperto, Hakkinen perderebbe dieci punti. Ma il caso non si può riaprire:


"Ci sarebbe voluto un reclamo allora. In mancanza di questo, oggi è impossibile riaprire, anzi aprire per la prima volta, una vertenza del genere ed è impensabile arrivare ad una squalifica sei mesi dopo. Quelle vetture vennero sottoposte a verifiche e furono trovate regolari, dunque dov'è la eventuale prova di una irregolarità?"

Dice il portavoce della FIA, Francesco Longanesi.


Anche secondo il portavoce della Ferrari, Claudio Berro, ogni strada è impercorribile:


"Neppure a noi risulta di una simile irregolarità. In ogni caso non c'è alcuna possibilità di aprire oggi una vertenza del genere, che comunque non ci farebbe piacere e che non abbiamo intenzione di sollevare".


Non si fa certo attendere nemmeno la risposta di Ron Dennis, che dichiara:


"Nella mia squadra non ci sarà mai panico, e il loro gioco non può riuscire. Però quando vengono dette cose contro il tuo team, è obbligatorio rispondere. E non è facile rimanere freddi e calmi, anche se io cerco di farlo. Ho le spalle larghe, non mi sono mai tirato indietro da una battaglia, ma mi piacerebbe che il Mondiale finisse con un'atmosfera più serena, senza pugnalate nella schiena da parte degli altri box o della stampa".


Finalmente arriva il fatidico giovedì 10 Settembre 1998, giorno in cui è previsto il faccia a faccia tra Michael Schumacher e David Coulthard: nel motorhome della Williams, i due discutono lontano da occhi indiscreti per oltre un’ora, e una volta usciti si concedono ai fotografi con tanto di stretta di mano.


Coulthard torna nel suo motorhome, e lì racconta le fasi salienti della discussione, senza però concedere troppi particolari:


"E’ stata una discussione serena, abbiamo convenuto che rappresenta un episodio spiacevole e che ne dovremo parlare con i nostri colleghi, perché si è trattato di un problema di bandiere blu. In quelle condizioni era quasi impossibile vederle. Ci sono stati tanti incidenti pericolosi come quello tra Fisichella e Nakano. Ne discuteremo con la FIA. Intanto siamo di nuovo pronti a sfidarci in pista, ruota contro ruota. Come sempre".


Tuttavia, il pilota della McLaren si lascia sfuggire una piccola critica indirizzata al tedesco, colpevole di un eccessivo vittimismo, nonché di non voler accettare il punto di vista altrui:


"Il suo atteggiamento non ha aiutato. Dopo quello che era accaduto in Argentina - il contatto tra i due causò il testacoda della McLaren, n.d.r. - ci eravamo chiariti. Se invece ciascuno resta sulle sue posizioni, la situazione non cambia".


Sembra aver completamente sbollito l’arrabbiatura Schumacher, che a giudicare dalle sue parole è pronto ad andare oltre per riprendere la caccia al titolo mondiale:


"Ci siamo parlati per oltre un'ora. Era giusto e necessario incontrarci e cercare di chiarire certi punti. E lo abbiamo fatto. Adesso mi sembra chiaro che non lo ha fatto apposta, prima non lo era affatto".


"Ci sono voluti dieci giorni per cambiare idea? Sì, perché le situazioni si creano e si sviluppano in condizioni diverse. All'inizio c'erano ad esempio delle indicazioni che mi avevano indotto a credere che dietro ci fosse qualcosa di losco. A credere in una sua colpevolezza, insomma che l'avesse fatto apposta a buttarmi fuori. Ma dopo cominci a prendere in esame altre indicazioni, che mentre eri al volante non potevi conoscere, o meglio sulle quali avevi solo delle sensazioni, e cominci a vedere le cose in un altro modo".


"Subito dopo l'incidente ho perso le staffe, è vero. Ma le apparenze non sempre corrispondono al vero. Io per esempio non ho mai picchiato qualcuno in vita mia, non fa parte della mia concezione della vita e mentre andavo verso i box di Coulthard non volevo affatto venire alle mani con lui, ero furioso e volevo significarglielo a voce. Io so cosa sentivo in quel momento dentro di me. Ero fortemente deluso, qui alla Ferrari lavoriamo come matti per cercare di vincere questo mondiale e in un momento come quello la rabbia è forte. Poi passa il tempo, ti calmi, cominci a riflettere, a guardare anche dei dati tecnici, come ad esempio i tempi sul giro, e ti rendi conto che non è stata colpa di nessuno".


"Siamo rimasti vittime tutti e due di una serie di circostanze e condizioni sfavorevoli, nient'altro. Poi però lui è arrivato lo stesso al traguardo e io invece ho perso una gara decisiva. E di qui nascono tanti sentimenti e sensazioni forti".


"Il mio mondiale si presenta molto più difficile e mi dispiace per il gran lavoro che abbiamo fatto. Tutto diventa più difficile. Qui a Monza per esempio devo cercare assolutamente di vincere. Non è un circuito favorevole ma abbiamo fatto molti progressi di aerodinamica e di motore, quindi ci proverò. E devo cercare di vincere".


E riguardo la presunta irregolarità delle McLaren in Australia, Schumacher risponde:


"Ho sentito che le McLaren sarebbero state illegali nel primo Gp in Australia, ma non ho letto e quindi non so. Certo è una cosa che mi interessa, ma non posso dare giudizi senza essere correttamente informato su questa vicenda. In ogni caso non mi pare bello, arrivati al quattordicesimo Gran Premio, mettere in discussione il primo. Noi non possiamo farci niente e quindi è una vicenda che sul piano pratico non serve a niente".


Pace fatta o meno, dopo due settimane in cui non si è parlato d’altro il paddock può lasciarsi la vicenda alle spalle e tornare a volgere le proprie attenzioni sull’entusiasmante lotta al titolo tra Hakkinen e Schumacher.



Sono sette i punti che dividono i due contendenti, un gap rimasto immutato dopo la gara di Spa, dove anche Hakkinen non ha aumentato il suo vantaggio, essendosi ritirato al primo giro. Basandosi sui risultati del Gran Premio di Germania, corso ad Hockenheim, su un tracciato molto simile per caratteristiche a quello monzese, è lecito aspettarsi una McLaren dominante e una Ferrari in difficoltà.


Tuttavia, i progressi della F300 ad un mese e mezzo di distanza da quel deludente week-end sono notevoli, come si evince dai risultati dei test della settimana precedente.


Anche le prime due sessioni di prove libere del venerdì confermano la bontà del lavoro svolto a Maranello: Eddie Irvine è primo, con il tempo di 1'24"987, mentre Michael Schumacher è secondo, a tre decimi dal compagno di squadra, per la gioia dei numerosi tifosi del Cavallino presenti lungo il circuito.


Hakkinen e Coulthard sono costretti ad inseguire.


"Ho avuto solo problemi di temperatura troppo alta e poi ho danneggiato la macchina andando su un cordolo. La pioggia ci complicherebbe la vita, visto che sul bagnato abbiamo problemi di assetto".


Ammette il pilota finlandese, mentre Coulthard va oltre, e dice:


"Se piovesse sarebbe ancora più pericoloso che a Spa, perché qui davvero non si vede niente".


C'è chi dice, nel paddock, che il vantaggio della Ferrari possa derivare anche dal fatto che sia stata tolta una serie di birilli che costringeva i piloti ad affrontare le varianti con una ben precisa traiettoria. Togliendoli, sono cambiate le traiettorie. Ad eliminare questi coni di gomma è stata una commissione dell'associazione piloti, e cioè Coulthard, Schumacher e Wurz, che avevano consigliato quest'azione perché quei birilli avrebbero costretto molti piloti a tagliare le chicane passando su erba, cordoli, prati e terrapieni.


Ora le traiettorie sono cambiate così come gli spazi di frenata, col risultato che molti piloti si sono trovati costretti a fare proprio quello che si voleva evitare: tagliare le chicane in tutti i modi possibili.


Certo i dubbi non terminano qui, dato che si ipotizza che la McLaren, che dispone di una prima marcia molto lunga, possa ottenere dei vantaggi non solo meccanici, ma anche di software, e che quindi possa sfruttare queste caratteristiche in partenza: questa ipotesi nasce dal fatto che in parabolica le Frecce d'Argento affrontano la curva in prima marcia, mentre la Ferrari in terza.


Sabato 12 Settembre 1998, c'è la pioggia ad accogliere i piloti durante le prove libere del mattino.


Sul circuito si abbatte un vero e proprio diluvio, che cessa solamente poco prima dell’inizio delle qualifiche: quando queste cominciano, sebbene stia spuntando il sole, la pista risulta ancora completamente bagnata.


Il primo a tastare le condizioni del tracciato è Damon Hill, dopo trenta minuti dall’inizio della sessione; il vincitore del Gran Premio del Belgio effettua un solo giro, dopodiché torna ai box.


Pochi minuti più tardi, tutti i piloti si riversano in pista utilizzando gomme intermedie, con Michael Schumacher che ottiene la pole provvisoria.


Successivamente, Coulthard monta le gomme d’asciutto e riesce ad abbassare notevolmente il tempo limite, fornendo utili informazioni ai team concorrenti. Ma la pista rimane comunque insidiosa, nonostante migliori giro dopo giro, un po' come accaduto a Zeltweg, quando fu Giancarlo Fisichella a conquistare l’unica pole position per ora non targata McLaren-Mercedes.


E così, mentre Johnny Herbert finisce contro le barriere, il compagno di squadra Alesi si installa incredibilmente in prima posizione, fino a quando, a pochi minuti dal termine, Hakkinen segna un tempo migliore, successivamente battuto da Michael Schumacher, che manda in visibilio i tifosi sugli spalti.


Non è ancora finita però, perché Hakkinen ha a disposizione un altro tentativo.


Purtroppo per lui, però, il finlandese non solo non riesce a fare meglio del suo avversario diretto, ma viene battuto anche da Jacques Villeneuve, autore di una prestazione eccezionale, degna in un Campione del Mondo.


Mika quindi è terzo, affiancato in seconda fila da Coulthard. Per la seconda volta in stagione, in prima fila non c’è una McLaren-Mercedes.


Si qualificano in terza fila Irvine e Ralf Schumacher, mentre Alesi è solo ottavo, dietro ad Alex Wurz. I due piloti italiani, Trulli e Fisichella, si qualificano rispettivamente decimo e undicesimo. Per Jarno si tratta della miglior qualifica stagionale: il pilota della Prost eguaglia il risultato ottenuto a Monaco.


Schumacher festeggia la sua prima pole in stagione, seguito dal rivale Jacques Villeneuve. Si riaccende dunque il duello tra i due, tornato in auge grazie alla strepitosa seconda posizione agguantata dal pilota della Williams, che logicamente punta dritto alla vittoria:


"Io non ho nulla da perdere. E questo è molto importante. Loro sono in lotta per il titolo, io cerco solo un successo, che mi manca da troppo tempo. Magari qualcuno potrà pensare che è un sacrilegio, io che vinco quando tutti si aspettano Schumacher o Hakkinen, ma a me non importa niente. Penso di avere delle chance, e non mi tirerò indietro".


"Sapevo che saremmo andati bene, perché era già accaduto ad Hockenheim, e i due circuiti sono simili. Ho imparato a combattere con il sottosterzo, difetto che la mia Williams continua ad avere, e ora mi sento competitivo. In mezzo a quei due mi divertirò.".


"Monza è eccitante, la gente con il suo calore spinge la macchina, ti fa volare. Io ho sempre avuto grande feeling con gli italiani. E qualcuno l'anno scorso esultò, quando portai via il titolo a Schumacher. Qui mi sento a casa, è l'ambiente giusto per una grande rivincita".


"L’unico modo che ho per vincere questa gara è di arrivare in testa alla prima curva. Schumacher non è rapido come i piloti McLaren alla partenza, e poi ha altro a cui pensare, non potrà rischiare molto".


Una teoria non condivisa da Schumacher, che afferma:


"No, non è vero, perché io ho bisogno di una vittoria e penserò solo a quello, e per averla so bene che dovrò rischiare".


Poi, parlando della pole conquistata, il tedesco ironizza con la stampa:


"Eccovi la pole position, scusate il ritardo. Ora posso pensare seriamente a vincere questo Gran Premio, perché la musica è cambiata. Se riesco a partire bene e a rimanere in testa alla prima curva, è fatta. Sarò io a dettare il ritmo, a imporre strategie, non dovrò più regolarmi sugli altri, potrò fare come meglio mi conviene e saranno gli altri, finalmente, a doversi adattare".


Questo, nonostante il pilota della Ferrari fosse scettico alla vigilia del Gran Premio:


"E' vero, all'inizio ero scettico perché sapevo che qui le difficoltà per noi erano grandi, una volta mi apparivano quasi insormontabili, avevo dei timori giustificati. Ma poi sono cambiate molte cose. La prima è che noi qui a Monza abbiamo provato per diciassette giorni e quindi siamo arrivati molto ben preparati. Anche la settimana scorsa, pur avendo avvertito i miglioramenti di tutto questo lavoro, non ero molto sicuro. Ma nell'ultima settimana a casa abbiamo mandato avanti quel lavoro e siamo arrivati qui in una condizione magnifica. Me lo sentivo di poter fare questa pole, non volevo dirlo troppo in giro perché qui la Ferrari è in casa, davanti al suo enorme e appassionato pubblico e non volevo sbilanciarmi, ma dentro me lo sentivo davvero".


"Alla fine di quel giro avevo la sensazione di essere andato bene, ma non puoi mai essere certo perché dietro o davanti a te qualcuno può aver fatto un tempo migliore. Poi con la coda dell'occhio ho visto la gente che si agitava sulle tribune, il popolo della Ferrari in piedi. Non poteva che essere per me e comunque per la Ferrari. Ho capito, e proprio un attimo dopo per radio mi hanno comunicato che ero in pole. Bellissimo, avrei voluto scendere subito e mettermi a fare le piroette in pista".


"Durante le qualifiche sono uscito la prima volta con gomme intermedie, e mi sono detto: vado a vedere con i miei occhi e poi cambio gomme. E alcune parti del circuito erano bagnate davvero, specialmente la prima curva di Lesmo. Quando l'ho vista mi sono detto: mamma mia, qui come farò? Ma sono rientrato ai box, ho messo le gomme lisce e via. Tempo migliore al primo settore, migliore anche il secondo e migliore anche il terzo. Così ho fatto la pole. Mi è sembrato perfino facile, troppo facile. Non me l'aspettavo. Ma ci voleva proprio. Se penso a tutti quei meccanici, e agli ingegneri che spesso la sera, a Maranello, quando io tornavo dalla cena verso le undici erano ancora li dietro i computer che mi guardavano, sorridevano e mi dicevano: ci siamo Michael, ci siamo. E io fremevo perché ho fiducia in loro".


Un pizzico di delusione lo si può facilmente notare in casa McLaren, anche se Hakkinen non fa drammi:


"Fortuna. Schumacher è stato fortunato. Quando ha fatto il tempo, lui ha girato senza traffico in pista, io me lo sono trovato in faccia. E' inutile piangere, ormai è accaduto, ma quella Stewart che avevo davanti mi ha fatto perdere almeno mezzo secondo. E poi queste qualifiche presentavano condizioni molto difficili, la pista era asciutta in alcuni tratti e bagnata in altri, sembrava una lotteria".


"Abbiamo aspettato tutti ad uscire dai box, è stato rischioso concentrare gli sforzi negli ultimi dieci minuti, ma non si poteva fare altrimenti, perché con le pozzanghere non potrai mai fare il tempo. Purtroppo a rimetterci sono stato io".


"Quando ho visto spuntare il sole, mi sono preoccupato. Non avevo fiducia, sentivo che sarebbe andata male, perché la nostra macchina con condizioni intermedie stenta. Schumacher e Villeneuve hanno fatto un ottimo lavoro, noi no".


"Speravo nella pole, anche perché qui a Monza abbiamo sempre girato più veloce degli altri, non mi aspettavo questi progressi della Ferrari, ma non sono preoccupato per la gara. Sono convinto che siamo ancora superiori".


"La partenza è fondamentale e io cercherò di andare subito davanti a Schumacher. Però fino alla prima curva bisogna essere cauti".


Spinti dalla pole position conquistata dalla Ferrari, il 13 Settembre 1998 centocinquantamila tifosi si presentano all’Autodromo di Monza per assistere al Gran Premio d’Italia. La convinzione del pubblico è una sola: Schumacher può vincere.


Ma la stragrande maggioranza dei supporter in festa viene subito ammutolita dopo pochi secondi dallo spegnimento dei semafori.


Nonostante i meccanici della McLaren sbaglino la misurazione della pressione delle gomme sulla vettura di Hakkinen, come ammetterà Dennis due settimane più tardi, con uno scatto che tutto è fuorché prudente, il pilota finlandese si infila a gran velocità tra Schumacher e Villeneuve, autori a loro volta di una partenza molto lenta, al punto che anche Coulthard li scavalca entrambi ancor prima che si giunga alla prima variante.



Schumacher scivola addirittura in quinta posizione, passato anche da Irvine e Villeneuve, ma sfruttando la scia della Williams in percorrenza della Curva Grande, alla Variante della Roggia il ferrarista riesce ad affiancarlo e recuperare quantomeno una posizione: una manovra importante, che gli consente di non perdere contatto con le Frecce d’Argento, anche perché Irvine si fa subito da parte dopo un paio di giri, lasciando pista libera al suo caposquadra che può così cominciare il suo inseguimento alle due Frecce d’argento, le quali distano già quattro secondi e mezzo.


Ottima partenza anche per Damon Hill, scattato quattordicesimo e già ottavo dopo pochi passaggi sul traguardo.


Anche se gradualmente, Schumacher si avvicina al duo McLaren, guadagnando pochi decimi al giro. Hakkinen non è velocissimo, forse anche perché è penalizzato dal dover correre con il muletto, a causa di problemi occorsi sulla sua vettura durante il warm-up.


Coulthard, partito con meno carburante per effettuare una strategia a due soste, differenziandosi da Hakkinen e Schumacher che puntano su un unico pit-stop, incalza il finlandese.


Data la rimonta del pilota tedesco della Ferrari, dai box della McLaren parte l'ordine di lasciar strada libera a Coulthard, per permettergli di sfruttare il vantaggio di avere l'auto più leggera: all’ottavo giro avviene lo scambio di posizioni, con lo scozzese che passa in testa e stacca subito di qualche secondo Hakkinen, a sua volta avvicinato da Schumacher.



Nel frattempo prosegue l’ottima rimonta di Hill, che ha adottato una strategia a due soste: al decimo giro il britannico passa Ralf Schumacher, entrando così in zona punti, e poco più tardi, durante il quindicesimo, supera anche Jacques Villeneuve sul rettilineo principale. Il pilota Jordan deve però riconsegnare la quinta posizione alla Williams alla fine del medesimo giro, poiché si ferma ai box per la prima sosta in programma.


Prosegue la stagione da incubo di Johnny Herbert, il quale ha avuto ben poche soddisfazioni dopo l’unico punticino stagionale ottenuto nella gara d’apertura a Melbourne. Il prossimo pilota della Stewart conclude la sua corsa nella ghiaia, in uscita dalla seconda curva di Lesmo. Poco dopo si ritira anche Shinji Nakano, a causa della rottura del motore Ford. Dal retrotreno della vettura di Faenza si sviluppa anche un principio d’incendio, prontamente contenuto con gli estintori dai commissari di pista.


Siamo al sedicesimo dei cinquantatré giri previsti.


Coulthard conduce la gara con otto secondi di margine su Hakkinen e Schumacher, divisi ormai da soli nove decimi. Una battaglia tra i due rivali per il titolo può solo avvantaggiare il pilota scozzese, che deve necessariamente aumentare il più possibile il gap dovendo effettuare una sosta in più. Per Coulthard, però, le speranze di imporsi per la seconda volta di fila a Monza dopo il successo della passata stagione vanno in fumo in uscita dalla Curva Grande: il V10 Mercedes esplode senza dare alcun preavviso, e a David non rimane che parcheggiare la sua McLaren a bordo pista.



Nello stesso momento, disorientati dalla gran fumata causata dal motore Mercedes, sia Hakkinen che Schumacher alzano il piede. Il pilota della Ferrari però è più reattivo nel riprendere in mano la situazione, e alla Variante della Roggia attacca il suo avversario.


Hakkinen copre l’interno, ma finisce lungo ed è costretto ad una pessima uscita dalla chicane, al contrario di Schumacher, che imposta perfettamente la sua traiettoria e sorpassa il leader del Mondiale. Una manovra perfetta quella di Schumacher, che in una manciata di secondi diventa il nuovo leader del Gran Premio d’Italia. Hakkinen tiene il ritmo solo per un paio di giri, poi Michael comincia a guadagnare terreno, anche grazie ai tanti doppiaggi che danneggiano la gara del pilota finlandese.



Dopo venti giri, Schumacher e Hakkinen conducono la gara, seguiti da Eddie Irvine, Jacques Villeneuve, Ralf Schumacher e Jean Alesi, che chiude la zona punti.


Al trentesimo giro inizia la serie di pit-stop per i piloti di testa. Il primo a rientrare è Ralf Schumacher, che dopo un pit-stop di 9.3 secondi torna in pista sesto davanti a Fisichella, Frentzen e soprattutto Hill, la cui strategia a due soste viene per il momento vanificata dal pilota italiano della Benetton, e da quello tedesco della Williams.


Con sei secondi di vantaggio su Hakkinen, anche Michael Schumacher si reca ai box per il pit-stop. A questo punto, il pilota McLaren necessiterebbe di un miracolo per strappare la posizione al tedesco, dovendo effettuare dei giri velocissimi al fine di compiere un overcut vincente sul pilota della Ferrari. Mika ci prova lo stesso, e segna il suo record personale, arrivando ad essere sei decimi più veloce di Schumacher.



Uno sforzo insufficiente, perché al trentaquattresimo giro, una volta effettuato il pit-stop, all’uscita della pitlane Schumacher è distante cinque secondi, praticamente lo stesso distacco che li divideva prima delle soste.


Gli ultimi a rientrare ai box nello stesso giro sono Fisichella e Frentzen, ma mentre la sosta del tedesco dura venti secondi perché si spegne il motore, quella dell'italiano si protrae per trenta secondi, a causa di problemi nel fissaggio di uno pneumatico. Un disastro da ambo le parti che favorisce Damon Hill, il quale guadagna entrambe le posizioni, pur non permettendogli di rientrare in zona punti, essendo settimo dietro Alesi.


Alla trentasettesima tornata, però, Villeneuve finisce leggermente lungo alla prima curva di Lesmo, sporca le gomme, e all’ingresso della seconda di Lesmo, dopo aver toccato la linea bianca, perde totalmente il controllo della vettura e sbatte contro le barriere.


Si avvantaggiano di questa circostanza sia Ralf Schumacher che Alesi, così come Damon Hill, entrato ora a tutti gli effetti in zona punti.


In testa alla corsa, sia Schumacher e Hakkinen devono fare di nuovo i conti con doppiaggi problematici, che in questo caso favoriscono il pilota finlandese, portatosi a tre secondi dal battistrada.


Todt si spazientisce, e come suo solito si reca presso i muretti box delle altre squadre per fare in modo che i loro assistiti si facciano da parte il prima possibile. Il team manager francese si sta giusto allontanando dal muretto della Benetton, dato che davanti a Schumacher c’è Fisichella, quando alla Variante della Roggia Hakkinen perde totalmente il controllo della McLaren.


In una dinamica simile a quella di Silverstone, Mika percorre in testacoda ad una velocità inaudita tutto il tratto dove è presente la ghiaia, per poi fermarsi incolume nel mezzo della pista. Un grande spavento per lui, che malgrado tutto può riprendere la sua gara, sempre in seconda posizione, mentre l'emozione e la festa dei tifosi sugli spalti è sempre più incontenibile.


Sulla Mp4/13 però c’è qualcosa che non va: Mika gira lentissimo, e alla prima variante va ancora lungo, permettendo ad Irvine di avvicinarsi a vista d’occhio. Il nord-irlandese è quattro secondi al giro più veloce, ed il sorpasso alla curva Ascari diventa una pura formalità.


Hakkinen non oppone la minima resistenza, preso più dal cercare di concludere la gara che a difendere la posizione, e poco dopo da strada anche a Ralf Schumacher, che sopraggiunge nel rettilineo principale e passa il pilota finlandese senza riscontrare alcun problema.


È l’ultimo giro.


Schumacher corre tranquillo verso il traguardo, con quasi quaranta secondi di vantaggio su Irvine. Michael è così rilassato che all’ultima curva si permette già di salutare la folla estasiata, pronta a festeggiare una fantastica doppietta Ferrari.


Michael Schumacher vince per la trentatreesima volta in carriera, e per la seconda volta a Monza da pilota Ferrari, una gioia che in pochi possono vantare. Sono sei le vittorie stagionali del pilota tedesco, un numero da non sottovalutare, poiché era dal 1952 che un pilota del Cavallino non ne conquistava così tante in un solo campionato.



Ralf Schumacher completa il podio, salendo sul gradino più basso. Hakkinen conclude quarto, dato che Jean Alesi è troppo lontano per impensierirlo nelle battute finali. Dietro il francese della Sauber, quinto, c’è Damon Hill, autore di una rimonta degna di nota dal quattordicesimo posto.


Nel parco chiuso, Jean Todt è talmente euforico da includere nel suo caloroso abbraccio di gruppo persino Ralf Schumacher, oltre che i suoi due piloti. Sul podio, Michael dirige l’orchestra mentre viene suonato l’inno di Mameli, un gesto che negli anni diverrà sempre più celebre.



Una giornata quasi perfetta per la Ferrari. In conferenza stampa, infatti, la prima domanda rivolta a Schumacher riguarda la sua partenza rivedibile, per usare un eufemismo. Michael risponde:


"Brutta? Pessima, una delle peggiori mai fatte. Ho avuto l'impressione di uno che parte per una passeggiata, non per una corsa. Avevo detto che quello era il momento decisivo e invece è andato tutto male. Ho fatto pattinare le gomme e mi sono avviato al rallentatore, mentre intorno a me succedeva di tutto. Poi mi sono messo a inseguire. Per fortuna ho superato subito Villeneuve e Irvine, che mi ha aiutato non opponendo una strenua resistenza. E poi via, dietro Hakkinen e Coulthard che andavano molto forte".


Poi l’attenzione si sposta sulla lotta contro le due McLaren:


"Per un buon numero di giri io e Mika siamo stati molto vicini. Poi Coulthard rompe il motore, una bella fortuna ma fino a un certo punto. Era chiaro che lui aveva un'altra strategia e quindi in quel momento poteva andare più forte e c'erano delle possibilità per lui di trovarsi in difficoltà".


"E' stata una brutta cosa quella rottura, perché dal motore si è sollevata una tale nuvola di fumo che non si vedeva più niente in pista, e quando mi sono trovato alle spalle di Hakkinen è stato veramente un momento brutto. Non riuscivo a vedere neppure in che parte della pista ero io e in che parte lui. Hakkinen stava andando abbastanza piano e pensavo che avesse qualche problema con la macchina, così cercavo di accelerare i tempi per il sorpasso. Poi lui si è fatto un po' da parte, ha messo le ruote sull'erba, ha sollevato terriccio e polvere. Insomma, dentro quella nube abbiamo rallentato tutti e due ma io credo di essere stato più rapido nel dare un'accelerata e passare avanti. Ci sono riuscito, e questo ha cambiato l'intera corsa. Hakkinen non ha facilitato le cose ma non mi sentirei di dire che è stato scorretto. Era una situazione difficile, bisognava un po' azzardare".


"Mika aveva anche dei problemi, me ne ero reso conto guardando come anticipava la frenata e dove frenava. Era chiaro che qualcosa non funzionava bene sulla sua macchina. Ma non parlerei di fortuna, perché il sorpasso in quelle condizioni è stato molto difficile e io credo di aver saputo sfruttare l'unico momento adatto per farlo".


"Dopo il pit stop non ero affatto preoccupato perché è vero che lui si stava avvicinando, ma una volta dietro di me avrebbe dovuto sorpassarmi e questo era impossibile. Era impossibile perché avevamo la stessa velocità massima, e se non sei in grado di andare molto più forte un sorpasso non lo fai a Monza. In ogni caso ho cercato di non farlo avvicinare troppo, non volevo illuderlo, sapevo che non ce l'avrebbe fatta mai. Perfino io avevo delle difficoltà a doppiare una Minardi, figuriamoci le difficoltà che avrebbe avuto Hakkinen per sorpassare me".


Infine un ringraziamento speciale va ad Irvine e suo fratello Ralf:


"Devo ringraziare questi due ragazzi che hanno superato Hakkinen e che ora sono seduti qui accanto a me. Gli hanno sottratto punti che potrebbero rivelarsi fondamentali".


E guardando al futuro, il pilota tedesco ammette:


"Non c'è alcun motivo per non vincere le ultime due gare. A meno di fare degli errori che fino ad oggi non abbiamo mai fatto. Ma mi sembra difficile che si possa fare un passo falso nella splendida condizione in cui la Ferrari si trova adesso".


Lontano dal podio dal mese di Luglio, Irvine non nasconde tutta la sua soddisfazione per la doppietta conquistata davanti ai supperter italiani:


"E’ passato un po' di tempo dal mio ultimo podio, iniziava ad annoiarmi questo trend negativo. Ho avuto una buona partenza, quasi come quelli della McLaren. Ho tenuto bene davanti a Villeneuve, poi Jacques ha avuto un problema e visto che Hill era distante ho rallentato. Nel finale, invece, quando dal box mi hanno detto che Hakkinen era in crisi, ho ricominciato a spingere e sono stato capace di agguantarlo in pochi giri. Sono molto contento".


Come ricorda anche Jean Todt, quella di Monza è la seconda doppietta stagionale della Ferrari dopo quella ottenuta a Magny-Cours. Un risultato pesantissimo in chiave campionato: con i dieci punti conquistati contro i tre di Hakkinen, Schumacher raggiunge il finlandese nella classifica piloti a quota 80 punti. Per la prima volta in stagione, Mika non è solo in prima posizione.


La rimonta del tedesco, sembrata utopica in alcuni momenti, può dirsi completata.


I sedici punti totalizzati dalla Scuderia di Maranello riaprono clamorosamente anche il campionato costruttori, dove la McLaren ha adesso soltanto dieci punti di vantaggio.


"Sì, il campionato è aperto".


Dichiara di Todt, che poi prosegue ricordando a tutti i grandi progressi del team:


"Uscire da Monza in questa situazione qualche tempo fa era impensabile. Sono molto orgoglioso del lavoro della squadra. Dobbiamo tuttavia tenere i piedi per terra, l’ho già detto più volte da quando è cominciato il campionato”.


"Sapevamo che Hockenheim e Monza avrebbero rappresentato per noi ostacoli difficili da superare. In Germania siamo andati male, qui è andata molto meglio: sabato abbiamo fatto la pole in condizioni particolari, e in gara abbiamo vinto dopo una brutta partenza. Io credo che le McLaren siano ancora leggermente superiori. Adesso andremo per tre giorni al Mugello a provare novità aerodinamiche e sospensioni".


"Ci mancano dieci punti nel mondiale costruttori e dunque possiamo aspirare anche a vincere questo titolo. Tutto è molto aperto, sta a noi giocarci questa grande possibilità. Siamo ancora e sempre i primi in fatto di affidabilità, e questa è un'arma ottima per guardare al prossimo futuro. Siamo alla pari, ci giochiamo tutto. Ma si gioca tutto anche la McLaren".


"Mi auguro che fra due settimane a Nurburgring la situazione sia ancora migliore. Dobbiamo ringraziare anche Goodyear per il grande progresso delle gomme, e i nostri motoristi che stanno portando avanti un ottimo lavoro. Il momento più bello? Il podio sembrava una festa di famiglia, con Michael, Eddie e Ralf".


Proprio Ralf Schumacher, felice di poter festeggiare sul podio insieme a suo fratello, esprime un suo pensiero in merito a chi sia il favorito per la vittoria finale del campionato. Il suo verdetto appare quasi scontato:


"Fantastico: insieme sul podio, non era mai successo. Speriamo sia la prima volta di una lunga serie. Michael adesso vincerà il Mondiale, ne sono quasi certo. E sarebbe bellissimo se il punto decisivo si rivelasse quello che io ho strappato qui a Monza ad Hakkinen".


"Ringrazio tutti, anche i tifosi italiani, che hanno fatto un tifo d’inferno anche per me quando avevo nel mirino Hakkinen. Mi hanno dato una carica eccezionale. Adesso capisco come deve sentirsi gasato mio fratello quando ha tutta questa gente che lo sostiene".


Il Gran Premio d'Italia registra un record di oltre 13 milioni di spettatori davanti alla televisione, con quasi il 70% di percentuale d'ascolto. Una cifra che non era mai stata toccata in Italia per la Formula 1. Ma la Schumi-mania sconvolge anche la Germania dove sulla Rtl, il canale televisivo che tra l'altro ha sotto contratto lo stesso Schumacher, si sono sintonizzati oltre 11 milioni di tedeschi, di cui più del 60% costituito da giovani tra i quattordici e i diciannove anni.


Inni a Schumacher e alla Ferrari campeggiano sulle prime pagine dei giornali tedeschi, dove non mancano i riferimenti compiaciuti al fatto che le famose Frecce d'Argento sono state finalmente battute dall'asso nazionale.


Tra gli spettatori che hanno seguito con passione la corsa c'è anche l'Avvocato Agnelli:


"Credo sia stata una delle più belle domeniche per la Ferrari, per i suoi piloti, per tutti gli uomini della scuderia e anche per noi appassionati spettatori. E' stata una gara affascinante, una di quelle che non si dimenticano perché dopo una partenza difficile abbiamo assistito ad una rimonta straordinaria che solo un fuoriclasse come Schumacher poteva fare".


In casa McLaren l'atmosfera è tutt'altro che felice. Prima il ritiro di Coulthard, poi il sorpasso di Schumacher ai danni di Hakkinen, e infine l’uscita di pista di quest’ultimo, completano un week-end da incubo per il team britannico.


Mika fa il resoconto di una giornata piena di emozioni contrastanti:


"La partenza è stata davvero un bel colpo. Ho visto Schumacher piantato e sono scoppiato a ridere da solo. Mentre lo sorpassavo, mi chiedevo cosa diavolo aveva combinato. Sono molto deluso naturalmente. La Ferrari questa volta ha mostrato un assetto più competitivo. Per quanto mi riguarda, ho corso con il muletto dopo aver rotto durante il warm-up della mattina; ho cominciato ad accusare problemi di sovrasterzo e di bilanciamento".


"Ho cominciato ad avere problemi ai freni fin dal settimo giro, e nel finale non funzionavano quasi più, per questo alla Roggia sono uscito. In quel punto ero a 300 km/h, ed era impossibile restare in pista. Non ho potuto scalare e sono finito nella sabbia. Mentre ero in testacoda mi sono visto spacciato, senza punti in tasca. Sono riuscito a ripartire, ma con i freni danneggiati ho pensato solo ad arrivare in fondo e limitare i danni. Sulla sabbia pensavo: qui non riesco nemmeno ad arrivare al traguardo. Fortuna che almeno ho preso tre punti".


"Ora siamo zero a zero, bisogna che la squadra si metta a lavorare duro, altrimenti rischiamo di affondare. Ma resto fiducioso, nonostante tutto. Sono sicuro che per gli ultimi due Gran Premi faremo un lavoro migliore, tanto più che saremo noi a giocare in casa: in Germania per la Mercedes, e in Giappone per la Bridgestone".


E' sconsolato David Coulthard, che per come si erano messe le cose sarebbe stato l’unico in grado di contendere la vittoria a Schumacher. Lo scozzese racconta anche la dinamica del suo sorpasso ai danni di Hakkinen, avvenuto con l’approvazione del team:


"Dennis mi ha dato l’ok via radio. Diceva che Mika aveva problemi di bilanciamento e mi ha urlato: vai e porta a casa i dieci punti. Ero convinto di potercela fare. La vettura andava alla grande, poi, di colpo, è partito il motore. Una delusione tremenda: volevo fare il bis a Monza".


Ron Dennis può solamente ammettere la gran competitività dei rivali, ma ne approfitta anche per ricordare una decisione presa ad inizio stagione che potrebbe rivelarsi decisiva ai fini del campionato:


"Devo ammettere che la Ferrari sta dimostrando un’affidabilità eccezionale. A questo punto sono felicissimo della decisione presa in Australia, quando chiedemmo a Coulthard di far passare Hakkinen per farlo vincere. Molti ci criticarono, ma adesso quei quattro punti potrebbero essere determinanti".


In effetti, a discapito dell'entusiasmante rimonta della Ferrari, al Nurburgring, dove si disputerà il 27 Settembre il Gran Premio del Lussemburgo, la penultima prova del campionato, Hakkinen ha a disposizione il suo primo championship point. In caso di successo, in concomitanza ad un mancato arrivo a punti di Schumacher, grazie ai migliori piazzamenti ottenuti (due secondi e un terzo posto contro un secondo e tre terzi posti per Michael), Hakkinen sarebbe matematicamente Campione del Mondo.


Con sei vittorie a testa e ottanta punti conquistati, Hakkinen e Schumacher si preparano per un rush finale in cui la minima imperfezione non sarà contemplata.


Davide Scotto di Vetta