#15 1997: GP d'Italia, Jean ad un passo dalla gloria, ma vince Coulthard!

Aggiornato il: mar 22



Solo cinque gare rimaste. Il traguardo ormai inizia ad intravedersi in lontananza per la Ferrari e Michael Schumacher, in testa ad entrambe le classifiche Mondiali. Non distanti, Jacques Villeneuve e la Williams sono tutt’altro che disposti a mollare la presa, consci del fatto di avere qualcosa in più sul piano prestazionale rispetto ai rivali. Un discorso però che si protrae da inizio stagione, e nonostante ciò, Villeneuve non è mai stato in grado di prendere con forza e con costanza la testa del Mondiale.


Con la fine del campionato sempre più vicina, i pronostici su chi sia favorito per spuntarla sull’altro non mancano di certo; ad esprimersi su tale argomento ci sono anche alcune facce note del paddock, che di vincere titoli mondiali ne sanno qualcosa.


Jackie Stewart, ad esempio, dice:


"Penso che la Williams, e di conseguenza Villeneuve, sia ancora la favorita. Sul piano tecnico è più consistente della Ferrari, inoltre, poiché è al vertice da tanti anni, sempre più o meno con lo stesso gruppo, ha l’abitudine a lottare sino all’ultimo senza sbandamenti. Può fare errori, e ne ha fatti, ma dispone della vettura più competitiva e versatile, in grado di vincere su tutti i circuiti".


Di parere differente invece, Flavio Briatore, che ovviamente sta dalla parte di chi qualche anno prima lo ha portato sul tetto del mondo:


"Conosco troppo bene Michael per poter pensare che si lasci sfuggire l’occasione. Rispetto a Villeneuve, lui ha il vantaggio dell’esperienza e una capacità di concentrazione migliore. Inoltre la Ferrari quest’anno ha tutto per vincere. Una vettura competitiva, una squadra affiatata e tecnici di valore. Non può mancare l’obiettivo. Delle gare che ancora devono essere disputate la più ostica, paradossalmente, può essere proprio Monza. Per la pressione che si deve sopportare quando si corre in casa e perché lì ci saranno molte vettore veloci e competitive, compresa la nostra Benetton. In ogni caso se Michael supererà indenne il GP di Italia, mantenendo un buon vantaggio, potrà dire di avere già mezzo mondiale in tasca".


Diversamente, non si sbottona Alain Prost:


"Dopo le prime gare della stagione avrei detto che la Williams si sarebbe a poco a poco avvantaggiata nella classifica del mondiale portando Villeneuve a vincere il titolo. Ora anche se la Ferrari ha acquisito un discreto vantaggio credo che le possibilità siano alla pari e che si lotterà sino all’ultima gara. In teoria, sulla base dei più recenti test, la Williams dovrebbe essere superiore alla Ferrari anche a Monza. Anche se nella lotta si potranno inserire anche altri team. In quel caso tutto giocherebbe a favore di Schumacher che grazie alla sua classe è capace di piazzarsi sempre nei punti. Ho sempre pensato che bisogna saper raggiungere il miglior risultato possibile senza strafare quando non si è in grado di arrivare primi. Anche Villeneuve in questo senso è maturato parecchio, la sfida quindi è molto aperta con eguali possibilità di successo finale".


In effetti, come sostenuto da Briatore, la Ferrari sa che il circuito di casa potrebbe rivelarsi tra i più ostici dell’intero calendario per quelle che sono le caratteristiche della vettura, e se in Belgio ci ha pensato la pioggia ed il talento di Schumacher in quelle determinate circostanze a salvare il Cavallino da una corsa complicata, a Monza ciò potrebbe non ripetersi, specie se sarà il sole a far capolino.


"Ci manca velocità di punta. Speriamo di trovarla prima di venerdì", dichiara Schumacher alla vigilia della sessione di test da tenersi proprio sul circuito di Monza.


Martedì 26 agosto 1997, fin dalle ore 7:45 sul prato e in tribuna giungono undicimila persone paganti per veder girare la Ferrari ed i team di Formula Uno. L'hype è già altissimo.


I team cercano la messa a punto ideale, ad eccezione della McLaren, che con Mika Hakkinen prova e grippa il motore: quando la vettura britannica viaggia a 312 km/h sul rettilineo principale, improvvisamente il pilota finlandese perde il controllo ed effettua un testacoda, per poi schiantarsi contro il guard-rail, rimediando una contusione al polso.


Schumacher effettua trentanove giri, riscontrando di essere inferiore a Williams, Prost e Sauber per quanto riguarda la velocità di punta: 316 km/h contro i 320 km/h fatto segnare dal team rivale:


"Non è un problema di motore ma di aerodinamica", spiega Schumacher, anche se la vettura di Irvine, dopo trentatré giri, ha cominciato a perdere olio ed è stata costretta a rientrare ai box; segno che non tutto è perfetto.


Al termine della giornata il miglior tempo è segnato da Jean Alesi, con la Benetton, in 1'24"579, mentre Schumacher si ferma a 1'25"399.


Il giorno successivo, Gianni Agnelli e Luca Cordero di Montezemolo giungono a Monza con i loro elicotteri e si dirigono verso il box della Ferrari per seguire il secondo turno di test assieme a sedicimila spettatori giunti per applaudire Schumacher ad ogni passaggio.


"Schumacher mi ha detto che sarà una corsa difficile e che questo è un circuito che offre vantaggi ad altre vetture. Ho parlato con il pilota anche della condizioni della macchina e credo si possa migliorare l'aerodinamica. Francamente non so se in dieci giorni sarà possibile farlo, ma ho notato che è stato cambiato il musetto e che si stavano effettuando delle prove", commenta l'avvocato Agnelli.


Quando poi Giancarlo Fisichella giunge ai box Ferrari per salutare Montezemolo, il presidente della scuderia di Maranello gli rivolge i complimenti, dicendogli:


"Giancarlo, stai facendo molto bene, sei competitivo e spero che porterai via qualche punto alla Williams".


E Giancarlo risponde:


"Grazie, ma attenzione che io i punti posso strapparli anche alla Ferrari".


Il 29 agosto, terminata la simulazione del Gran Premio con un altro tempo di rilievo, Fisichella torna a Roma; non prima di aver fatto colazione con Alesi.


"Sento l'importanza della gara, e questo mi carica. Più aumenta la pressione e più mi trovo a mio agio, e tutto questo mi dà forza", dichiara il giovane romano, che poi, parlando della sfida tra Villeneuve e Schumacher aggiunge:


"Io non aiuto nessuno. Farò la mia gara senza curarmi né di Villeneuve, né di Schumacher. Cercherò, se mi troverò nelle giuste condizioni, di stare davanti a tutti. Onestamente posso dire che in questi tre giorni tutto è andato bene, e che per il Gran Premio come obiettivo ho il podio, quindi spero che un po' dell'incitamento a Schumacher sia anche per me, in modo da darmi lo spunto per fare una grande gara".


Di umore completamente opposto è Michael Schumacher, che dichiara, uscendo da un cancello secondario mentre i tifosi chiedono e ottengono i vuoti delle dodici bottiglie rosso Ferrari firmate dal pilota tedesco e contenenti, ovviamente, champagne:


"Abbiamo trovato un assetto migliore anche se non ancora del tutto soddisfacente. Spero di partire almeno dalla seconda fila e di finire sul podio. Avremo comunque meno problemi in gara che nelle qualifiche".


Nell'ultima giornata di test, Villeneuve, uscito di pista senza danni alla curva Roggia, mentre è in procinto di tornarsene ai box viene curiosamente approcciato dagli spalti da alcune ragazze del suo fan club bergamasco, che gli regalano un paio di boxer con un bigliettino d’accompagnamento che recita: Visto che ti fai vedere sempre da lontano nei box, non sarebbe il caso di farti vedere da vicino con i boxer?


Villeneuve se la ride e prima di allontanarsi concede un bacio affettuoso ad una fan.


Ai primi di settembre dunque, si torna in Lombardia per prender parte all’attesissimo Gran Premio d'Italia.


Il sold-out è garantito, e il supporto dei tifosi, oltre che per la Ferrari, non manca anche per i piloti di casa quali Fisichella e Trulli. Giancarlo, molto più di Jarno ha alte aspettative per questo week-end, grazie alla sua Jordan che dovrebbe consentirgli di lottare per le posizioni sul podio.


Il team manager della Ferrari Jean Todt è criptico davanti ai microfoni dei giornalisti:


"Monza non sarà la gara decisiva del campionato, perché ce ne sono ancora cinque da affrontare. È però molto importante perché siamo sulla pista di casa, c’è un’attesa enorme da parte dei tifosi che da anni non venivano qui per vedere una Ferrari in testa ai campionati.

Abbiamo fatto tutto il possibile per preparare al meglio la corsa, sia nei test che nel lavoro svolto a maranello, ma è difficile fare previsioni".


Il week-end monzese non comincia nel migliore dei modi per la Ferrari, dato che la FIA rende nota la squalifica inflitta a Mika Hakkinen nel GP del Belgio, causa benzina irregolare. Villeneuve guadagna così una posizione e di conseguenza un punto su Schumacher, che amaramente commenta:


"Lui non c'entra niente. Cosa c'entra un pilota con la benzina che gli mettono nella macchina?"


"E poi, come si fa a pensare che una McLaren, una Mercedes, una Mobil, cioè tutte aziende grandi e famose, siano andate a rischiare in questo modo con un pasticcio fatto apposta? Quella benzina solo leggermente diversa dall'originale che vantaggio gli avrebbe dato in Belgio? Nessuno. Anch'io qualche anno fa mi sono trovato in una situazione analoga e ho dovuto pagare io. No, proprio non capisco questo genere di cose".


"Intanto Villeneuve guadagna un punto e la Williams due, e sono punti guadagnati a tavolino, se posso dirlo. Peccato, non mi aspettavo una soluzione così verso la fine di un campionato, peccato".


Da -12 si passa a -11.


Notizia ben accolta da Frank Williams:


"Sono felice per questa decisione, certo mi dispiace per l’amico Ron Dennis, ma noi in questo momento abbiamo bisogno di tutto, anche di questi punticini. La situazione non è facile, Schumacher e la Ferrari hanno fatto molti passi avanti in questi anni".


Frank ha una ragione in più per sorridere alla fine delle prove libere, perché Heinz-Harald Frentzen fa segnare il miglior tempo, distanziando di un secondo il compagno Villeneuve e Jean Alesi. Il tedesco, anche se non condannato dalla matematica, difficilmente può rientrare nella lotta al titolo, perciò in casa Williams prendono una decisione che va in contrasto con la filosofia storica del team, da sempre restia a fare giochi di squadra.


Secondo alcune indiscrezioni infatti, Frentzen dovrà tenersi pronto in caso di necessità ad aiutare il suo compagno di squadra nella sua battaglia contro Schumacher.


Una decisione che deriva dalla complicata situazione in classifica, nonché dal fatto che il vantaggio tecnico sugli inseguitori si è assottigliato fino a quasi azzerarsi.


Il week-end di Monza, tuttavia, sarà ricordato anche a causa dell'incidente in cui, il 31 agosto 1997, ha perso la vita la principessa Diana Spencer essendo rimasta vittima di un incidente automobilistico sotto il tunnel del Pont de l'Alma a Parigi, insieme con il suo compagno Dodi Al-Fayed, quando la loro Mercedes, guidata dall'autista Henri Paul, si infrange contro il tredicesimo pilastro della galleria.


L'accaduto sconvolge fortemente Michael Schumacher, che giunto a Monza in elicottero si sfoga e parla apertamente dei problemi in cui incorrono le persone ritenute celebrità, a causa dell'invadenza del mondo dei media:


"Appena ho appreso la notizia per me è stato uno shock. Un tremendo shock, la conoscevo, era una persona eccezionale. Ma adesso, a pochi giorni di distanza, è subentrato in me un senso di irritazione, di rabbia, di grande rabbia. Colpa dei fotografi? Non so, i paparazzi sono solo un anello della catena della comunicazione. Prendersela subito con loro perché inseguivano la principessa è facile, viene quasi spontaneo. Ma che cosa dovrei dire allora delle televisioni che adesso piangono in tutti i programmi ma anch'esse sono sempre lì, ti stanno addosso con le telecamere, i microfoni, ti spiano, vogliono captare tutto di te, anche l'anima e poi trasmettono. Ma adesso piangono, si scandalizzano".


"E' tutto il mondo dei media nel suo complesso che va messo sotto accusa".


"Io per carità, valgo meno di Lady Diana. Sono molto noto anch'io, sono un personaggio popolare anch'io ma nemmeno lontanamente paragonabile a quanto lo era lei. Eppure nel mio piccolo soffro spesso per situazioni del genere. Proprio a Parigi avevo vissuto un'esperienza analoga a quella della principessa, salvo la conclusione, e so quindi quale angoscia crea tutta questa pressione".


"Il problema è non ficcarsi in un tunnel a quella velocità per seminare dei paparazzi: andava risolto in altri modi. Spetta ai politici, ai parlamenti trovare delle soluzioni, ma una cosa è certa: la vita privata di noi personaggi popolari ha diritto di essere tutelata come quella delle persone comuni. Ma come? So che in alcuni paesi hanno messo delle multe per i giornali che pubblicano un certo tipo di foto, ma ben presto è accaduto che le multe si siano rivelate enormemente inferiori al profitto che la pubblicazione delle stesse foto produce. E allora? Finché i giornali pubblicano, i fotografi fotografano, le televisioni trasmettono, non si finisce più. Il problema di fondo è che bisogna diffondere un principio basilare: chi ti guarda, chi ti segue non ha il diritto di disturbarti. E questo deve valere per fotografi, giornalisti, televisioni e anche per il pubblico di tutti i personaggi che assumono contorni popolari. Io rispetto il lavoro di tutti, ma a volte certi fotografi...".


"Mah, la prossima volta che dovesse succedermi, non so davvero che reazione potrei avere. A volte cerco di fare contenti i fotografi dicendo loro: va bene, fatemi queste foto. Le fanno e restano lì. Non se ne vanno mai, non ti fanno passare, ti braccano. Ho detto fotografi ma vale per tutti, chi più chi meno".


"In un certo senso anche i tifosi. A me piacerebbe tanto qui a Monza andare nei prati in mezzo a queste folle ferrariste che sono la nostra vera e unica arma segreta in questo gran premio. Ma come faccio? Dove vado? Dove arrivo? E come ne esco poi? E allora non lo faccio. E sono costretto a venire qui in elicottero, che è l'unico modo possibile. Perché anche i tifosi, come i fotografi e tutti gli altri, credono di avere il diritto di fare di te quello che vogliono. Invece tutti dovrebbero sapere e ficcarsi bene in testa che questo diritto non ce l'ha nessuno. Ma proprio nessuno".


Le prove libere sono piuttosto complicate per la Ferrari, poiché Schumi è solo tredicesimo, autore di un dritto nel finale di sessione con conseguente volo sui cordoli che gli procura la rottura della sospensione posteriore; ma è il tempo ottenuto dal tedesco che suscita qualche preoccupazione, dato che questo è quasi tre secondi più lento rispetto dell'ottima prestazione ottenuta la settimana precedente, durante i test.


Jean Todt spiega tale performance:


"Le condizioni oggi erano molto diverse da quelle dei giorni scorsi. Allora la temperatura dell'asfalto aveva raggiunto i 40 gradi in una punta massima momentanea, oggi eravamo a 44 stabili e questo non giova alle gomme".


Al termine delle prove, Schumacher, scuro in volto, confessa:


"Non sono nervoso, ma un po' preoccupato, il problema alla sospensione mi ha impedito di tentare un giro veloce: adesso non so di preciso come sono messo rispetto agli altri, dovrò analizzare la situazione con i tecnici. Ho girato quasi sempre con molta benzina nel serbatoio, una delle ragione che spiegano la mia tredicesima posizione".


"Ad ogni modo non credo di poter conquistare la pole position, ma abbiamo quantomeno la possibilità di battagliare per la seconda fila".



Durante il week-end monzese, la famiglia Benetton annuncia di aver deciso di prendere in mano il governo del team, chiudendo con la gestione Briatore:


"Flavio Briatore è un uomo di grandi qualità, un uomo che stimo molto, ma è anche un uomo molto richiesto. Non deve meravigliare se decide di accettare nuove proposte, ed è giusto tenerne conto", dice Alessandro Benetton, in camicia bianca e jeans blu scuro, parlando con alle spalle un ricco e variopinto cesto di fiori che riempie di colori le telecamere che lo assediano:


"Quando si guida un gruppo di questa importanza, un team dove lavorano oltre duecento persone, è obbligatorio avere soluzioni di riserva".


Il divorzio non nasce da una lite improvvisa, tuttavia, Flavio Briatore non svela i veri motivi:


"Parlerò alla fine della stagione, posso dirvi che la famiglia Benetton resterà a lungo in Formula Uno. Vi prego solo di non appiccicarmi un futuro legato alle moto. Il mio interesse per la Formula Uno è grande, ma il mondo delle moto non mi interessa".


La famiglia Benetton entra in forze, dato che oltre ad Alessandro di Formula Uno si occuperà anche il fratello Rocco:


"La sua presenza sarà la prova della volontà della famiglia di impegnarsi sempre di più in Formula 1. Per noi, per gli interessi del nostro prodotto nel mondo, quello delle corse è un veicolo di comunicazione decisivo. Per questo anche un altro membro della famiglia sarà impegnato in modo diretto".


Il centro tecnico della scuderia rimane ad Enstone, in Inghilterra, mentre è previsto che Fisichella sia il pilota di punta della squadra per il 1998.


Le rivendicazioni della Jordan non vengono viste come un ostacolo da Alessandro Benetton, che ci tiene a precisare:


"Il nostro contratto è chiaro. Mi voglio riservare di capire bene se qualcuno millanta, in questa storia".



Il sabato, tutte le preoccupazioni delle settimane precedenti messe a tacere da una sessione di test positiva, riemergono prepotentemente in casa Ferrari.


Schumacher nono, Irvine decimo.


Per il tedesco trattasi della peggior qualifica dal suo approdo in Ferrari, un tempismo orribile se si pensa che ciò avviene davanti ai migliaia di tifosi della Rossa. Schumacher le prova tutte per migliorare il suo tempo sul giro, scende persino in pista con il muletto, che non aveva mai provato fino a quel momento.


Una magrissima consolazione per i tifosi può essere il fatto che c’è un po' di Ferrari lì in prima fila: l’ex ferrarista e beniamino dei tifosi, Jean Alesi, conquista la sua seconda pole position in carriera, girando in 1'22"990:


"In fondo al rettilineo ho toccato i 355 km/h, è semplicemente fantastico", ammette raggiante Jean, dopo aver goduto dell'applauso che accompagna la sua Benetton curva dopo curva, mentre lui saluta e arriva con il braccio alzato.


E' la sua festa e se la gode fino in fondo.



Senza le ansie e i tormenti degli anni precedenti, con il distacco di chi ha imparato a portarsi addosso il mestiere di pilota, con orgoglio Jean ammette:


"Sto bene, sono tranquillo, non devo dimostrare niente a nessuno. Correre a Monza non è facile, ci vuole esperienza. Sto lottando con dei ragazzini, a parte Schumacher e Berger sono tutti uguali. Tutti uguali in pista e soprattutto fuori. Tutti seguiti passo passo da un manager che decide per loro e guadagna più di loro. Io sono sempre me stesso, posso essere arrabbiato, cattivo o gentile, ma sono sempre io, non chiedo a nessuno di fare la mia parte".


"Attorno a me non vedo nessuno che abbia la personalità di Senna o Mansell".


"Guidavo e mi veniva da ridere, vedevo le loro difficoltà, questa è una pista speciale, magica. Bisogna saperci fare. Oggi tutto è andato bene, ma me lo aspettavo. La pole non è stata un caso, abbiamo lavorato bene. So benissimo che la gara sarà tutta un' altra cosa, questa è una gioia che dura poco e va goduta fino in fondo".


"Ho passaporto francese, parlo meglio il francese dell'italiano, ma i miei genitori sono siciliani e il mio sangue è italiano. Credo che la gente abbia capito che ho sempre fatto il mio mestiere con il massimo impegno".



Come rientra ai box, i complimenti si sprecano per Jean, tra cui quelli di Alessandro Benetton, che dichiara:


"Non vorrei essere presuntuoso, ma forse porto fortuna. Conquistare la pole in questo momento di transizione è importante.".


Poco distante, Flavio Briatore ribatte dicendo:


"Non siamo mai stati così competitivi. Perso Schumacher abbiamo dovuto ristrutturare il team rimanendo in una dimensione Benetton. Sono stato criticato per le scelte tecniche fatte, invece i ragazzi che ho messo nei posti chiave stanno dimostrando che la fiducia era meritata. La mia grande soddisfazione è quella di lasciare un team forte".


Dietro Alesi, Frentzen e Fisichella sono distanti rispettivamente 52 e 76 millesimi.


A dare un'ulteriore idea di quanto sia stata tirata la qualifica, vi è il fatto che lo stesso Schumacher paghi appena sei decimi rispetto al poleman di giornata.



Le parole di Jean Todt prima e di Schumacher poi, non promettono bene in vista della gara:


"Non c'è niente da fare, purtroppo è nelle qualifiche che si misura il valore; non mi aspettavo una prestazione del genere".


"Le prime cinque squadre sono nei primi dieci posti e noi occupiamo il nono e il decimo; i valori oggi sono questi".


"Forse Michael avrebbe potuto fare un po' meglio ma questo non cambia molto la situazione. Ci manca l'efficienza aerodinamica dall'inizio dell'anno".


"Sapevamo che questo circuito, come Hockenheim e Spa, presenta un grave handicap per chi non ha una buona efficienza aerodinamica. E forse le pagheremo anche in Giappone con tutti quei curvoni veloci. Non possiamo caricare troppo le ali e così la macchina lavora tutta di telaio. Abbiamo migliorato molto ma gli altri evidentemente di più. È un week-end difficile per noi. Inoltre la temperatura alta dell’asfalto non ci dà un vantaggio, quando fa più fresco possiamo sfruttare di più le potenzialità della nostra macchina".


Ripete lo stesso concetto anche Michael Schumacher:


"Non appena si alza la temperatura dell’asfalto le nostre gomme si scaldano troppo e perdono aderenza. Fino a sabato scorso ero assolutamente pessimista, Poi i test andarono meglio ed ero convinto che si potessero ripetere durante il week-end di gara, invece siamo tornati ai livelli di dieci giorni fa".


"Ho fatto le prove con il muletto perché la vettura da gara non mi convinceva. Abbiamo poca velocità. Sono davvero deluso".


"Adesso tutto diventa più difficile, dovrò fare una gara di attacco, per fortuna la corsa è lunga e possono accadere tante cose".


Poi, quando Schumacher si allontana con un volto molto scuro e tirato, l'attenzione dei giornalisti si sposta su Eddie Irvine, che di fatto ribadisce le parole espresse dal pilota tedesco:


"La macchina non va, non riesce ad inserirsi in curva, tende ad andare dritta. Abbiamo tentato qualche modifica ma le cose peggioravano sempre più. Questo è un problema che non sappiamo come risolvere. Quando c'è una curva freno ma la macchina si scompone col retrotreno, sbanda, ed i freni si consumano inutilmente".


"Poi esci faticosamente dalla curva e pensi di accelerare e recuperare. Invece no, non abbiamo spunto, non c'è accelerazione, in rettilineo siamo lenti, sarà impossibile fare dei sorpassi. Comunque aggiungo una cosa: tutti questi guai mi saranno costati un paio di decimi di secondo, anche migliorando questi difetti non siamo competitivi".


"Sarà una gara durissima e il momento peggiore sarà la partenza perché devo cercare di recuperare delle posizioni ma devo anche stare attento a non danneggiare Michael che mi sta davanti. Possiamo solo sperare che gli altri, quelli che ci stanno davanti, abbiano dei problemi nel corso della gara".


Jacques Villeneuve si piazza in quarta posizione, precedendo le due McLaren, l’altra Benetton di Berger e Ralf Schumacher.


Raggiunto dai giornalisti, il canadese non rilascia molte dichiarazioni riguardo alla questione degli ordini di scuderia che dovrebbero favorirlo:


"Non ne so nulla, e comunque non andrò a chieder nulla ad Heinz Harald. Siamo più competitivi di quando non mi aspettassi dopo i test di settimana scorsa. Certo, è frustrante battersi per la pole e non riuscirci, ma qui non è così importante essere davanti al via perché è un circuito dove si può superare".


I trenta minuti di warm-up della domenica mattina consegnano alla gara due nuovi candidati alla vittoria. Mika Hakkinen svetta davanti a tutti, Coulthard è terzo, mentre ha un piccolo contrattempo Jean Alesi che sbaglia in prima curva e va a muro.


I danni sono perlopiù al retrotreno, di lieve entità e non difficili da riparare per i suoi meccanici.



Il regime di bandiere gialle non viene rispettato da Villeneuve, che non rallenta e incorre nella terza ammonizione stagionale da parte dei commissari, che quindi gli comminano una gara di squalifica con la condizionale per le prossime otto gare.

Soprattutto nelle prime quattro, quelle della stagione in corso, Villeneuve dovrà stare molto attento.


Nel 1996 Schumacher mandò in estasi il pubblico italiano andando a vincere la gara, approfittando delle disattenzioni e dei ritiri altrui, causati in alcuni casi dalle pile di gomme presenti alle chicane.


Memori dei fatti della passata stagione, la direzione gara sostituisce i copertoni con dei cordoli più alti, ma le speranze di vittoria per Schumacher stavolta sono bassissime.


E non solo per la posizione di partenza, (nel 1996 Alesi scattava dalla sesta posizione e alla prima curva era in testa alla gara, per poi perdere il duello con Schumacher nel gioco delle soste), ma anche e soprattutto per il passo gara inconsistente della Rossa, condannata ancor prima di partire ad una corsa in difesa, con la speranza di limitare i danni entrando in zona punti.


Le strategie, che talvolta possono stravolgere gli equilibri, in questo caso lasciano meno spazio alla fantasia dei muretti box, dato che quasi tutti i piloti sembrano destinati ad effettuare un solo pit-stop. Sul piano delle gomme scelte, tutti, ad eccezione della Jordan che preferisce quelli morbidi, puntano sul compound più duro.


Di conseguenza, la partenza potrebbe assumere un ruolo ancor più determinante.


Allo spegnimento dei semafori Alesi scatta bene e non si lascia impensierire da Frentzen, che mantiene la seconda posizione; non si può dire lo stesso di Fisichella, che forse sente la pressione del pubblico e sbaglia la partenza perdendo la posizione a favore di un sorprendente David Coulthard, che dal sesto passa al terzo posto nel giro di poche centinaia di metri. Lo segue per l’appunto Fisichella, poi Villeneuve, Hakkinen e Schumacher, bravo a guadagnare due posizioni al via, sebbene rimanga fuori dalla zona punti.



La prima fase di gara è caratterizzata da un Alesi che tenta invano la fuga, e le due Williams che devono difendersi dagli attacchi delle McLaren; il più deciso è quello di Hakkinen alla fine del terzo giro alla prima curva, Villeneuve però resiste e lo tiene alle spalle.


Per il resto c’è ben poca azione in pista.


Alesi tiene un vantaggio che oscilla tra i due e i tre secondi sul duo composto da Frentzen e Coulthard, poi c’è Fisichella che rimane distante di qualche secondo sia da quelli davanti che da Villeneuve e Hakkinen.


Schumacher, invece, non ha un passo gara eccellente a causa del gran caldo che manda in crisi le gomme, e man mano perde contatto da Hakkinen, dovendo cominciare anche a guardarsi dalla pressione di Gerhard Berger.



Al ventesimo giro Alesi comincia ad avere qualche problema con le gomme ed alza i suoi tempi, favorendo il ricongiungimento di Frentzen e Coulthard, portando così alla formazione di un terzetto di testa, dove però nessuno continua a non attaccare nessuno.


Condizione frustrante in particolare per Coulthard, evidentemente il pilota più veloce dei tre.



Al ventottesimo giro Villeneuve è il primo tra i piloti di testa a fermarsi ai box, imitato il passaggio successivo da Frentzen. Per entrambi la sosta è di circa 10 secondi, e col senno di poi, un po' troppo anticipata.


Hakkinen infatti fiuta il momento importante e fa segnare il giro veloce in gara, nel tentativo di prendere la posizione sul canadese, e perché no, anche qualcosa di più.


Al trentaduesimo giro, il momento cruciale della gara: Alesi e Coulthard rientrano in contemporanea, i box dei due team sono vicini tra loro.


La sosta di Coulthard è però più breve.


Ciò è dovuto al fatto che il serbatoio dello scozzese contiene più benzina rispetto a quello della Benetton; il carburante da imbarcare quindi è logicamente minore. Sebbene il lavoro delle due squadre dei meccanici siano impeccabili, Coulthad riesce a tornare in pista davanti ad Alesi, conquistando potenzialmente la testa della gara in attesa che i piloti che ancora non si sono fermati ai box effettuino il rifornimento.


La sosta leggermente anticipata di Frentzen infatti, non ha giovato al tedesco, che deve accodarsi impotente alla Benetton di Alesi.



Gli ultimi a rientrare sono Hakkinen e Schumacher.


Il finlandese tenta un overcut esasperato nel tentativo di minacciare anche il primo posto del suo compagno di squadra, ma nel suo giro di rientro Morbidelli si rifiuta inspiegabilmente di farsi da parte, facendogli perdere un paio di importantissimi secondi.


Dopo la sosta Hakkinen torna in pista dietro Frentzen e davanti a Fisichella e Villeneuve, virtualmente quarto in attesa che anche Schumacher effettui la sua sosta; quando anche Michael effettua il suo pit-stop, si ritrova in settima posizione.


La scelta della Williams di far rientrare i suoi piloti con leggero anticipo non paga.


Coulthard ora fa l’andatura davanti ad Alesi e Frentzen, che ha perso una posizione così come Villeneuve, che è passato da quinto a sesto.


Nei passaggi successivi, Mika si avvicina a Frentzen per contendergli il terzo gradino del podio.


Con tanti doppiaggi da effettuare, potrebbe crearsi qualche chance di sorpasso.


E invece no.


Ogni speranza di assistere ad un vero duello in questa seconda fase di gara svanisce nel nulla quando una foratura costringe lo sfortunatissimo ventottenne della McLaren ad una sosta supplementare che lo relega ben fuori dalla zona punti, in quattordicesima posizione, mentre il suo compagno di box viaggia indisturbato verso il suo secondo successo stagionale.


La disgrazia sportive di Hakkinen favorisce Schumacher, che entra così in zona punti.


Ciò è comunque relativo poiché Villeneuve sale in quinta posizione, quindi, esattamente come in precedenza, guadagnerebbe un punto sul suo rivale in classifica.


L’unica emozione nelle ultime battute la regalano loro malgrado Johnny Herbert e Ralf Schumacher, in bagarre per posizioni di centro gruppo. Alla prima curva Ralf affianca la Sauber, ma allarga la sua traiettoria causando così un violento contatto ad alta velocità tra le due vetture. La sospensione anteriore sinistra della Sauber di Herbert si rompe, la macchina diventa ingovernabile e finisce con violenza contro le barriere.


Herbert per fortuna ne esce illeso.



Il giovane Schumacher sembra in grado di proseguire, ma dopo una sosta precauzionale ai box si ferma a bordo pista e si ritira. Tra i due ci sarà qualche scintilla nel dopo gara, dato che Ralf prima va a scusarsi ma poi incolpa Herbert per l’incidente, e Herbert dal canto suo non risparmia critiche per il giovane tedesco:


"Schumacher è uno stupido. Una manovra del genere, a quella velocità, per passare dalla decima alla nona posizione...potevo morire o ammazzare qualcuno. Mi ha chiuso, non mi ha dato spazio, in pratica mi ha sbattuto fuori".


"E' un immaturo, che ha ancora molto da imparare sull'arte di correre a queste velocità".


Peter Sauber, team principal dell'omonima scuderia, rincarerà la dose dichiarando:


"Per il bene di questo sport bisognerebbe cambiare la testa al pilota, ma io non posso, non è un mio dipendente".


Forse il giovane pilota tedesco, già al centro della cronaca per aver causato qualche incidente nel corso dell’anno, avrebbe meritato come minimo un richiamo da parte della direzione gara, che invece sceglie di non intervenire.


Nel frattempo, Hakkinen guadagna qualche posizione ma non va oltre il nono posto, mentre Villeneuve prova ad impensierire Fisichella tentando un sorpasso che sarebbe valso doppio perché poi davanti a lui ci sarebbe stato Frentzen, pronto a lasciargli strada, ma il romano non si lascia sorprendere.


Non succede altro.


David Coulthard vince il Gran Premio d'Italia a Monza, precedendo al traguardo Alesi e Frentzen, e può festeggiare il suo terzo successo in carriera su un podio speciale come quello del circuito lombardo.



Quella in Australia fu per certi versi una vittoria rocambolesca e fortunata, questa invece è una gran prova di forza sua e della McLaren, che si candida a fare da arbitro per il Mondiale in queste ultime prove.


Coulthard, che dopo quel successo a Melbourne aveva racimolato appena quattro punti, sale a quota 24, quinto in classifica generale, e dedica la vittoria a Lady Diana, venuta tragicamente a mancare la settimana precedente:


"Dedico la vittoria alla memoria di Lady Diana, negli ultimi dieci giri ho pensato esclusivamente a lei".


"Mi pare di aver fatto solo quattro punti dopo la vittoria di Melbourne, quindi direi che questo successo ci voleva proprio. Devo ringraziare il gran lavoro del team e soprattutto dei meccanici. È grazie al loro strepitoso lavoro durante il pit stop che sono riuscito a superare Alesi".


"Ho avuto ancora una volta un’ottima partenza, un altro fattore chiave ai fini della vittoria. Parlando della strategia, avremmo potuto allungare il primo stint, ma poi il team ha deciso di effettuare un pit stop in contemporanea con Alesi; sappiamo di essere i più rapidi nell’effettuare le soste, e oggi lo si è visto ancora".


"Su questo tipo di circuito siamo molto forti, è difficile poter dire se lo saremo altrettanto nelle prossime gare".


Sul podio la folla gli ha dedicato cori come se avesse addosso ancora la tuta rossa della Ferrari, dimostrando di non aver dimenticato i suoi anni trascorsi a Maranello. Non sarà una vittoria, ma Alesi è ugualmente felice della sua prestazione:


"Speravo di vincere ma sono comunque soddisfatto di essere sul podio, perché Monza è un luogo molto speciale per me. La macchina era veloce, ma David mi ha passato durante la sosta, e a quel punto per me era impossibile tentare un sorpasso perché lui era imprendibile.

Frentzen non mi preoccupava, sapevo che sarebbe stato difficile riuscire a superarmi salvo qualche mia imprecisione. Ad ogni modo non è stato un finale di gara semplice".



Rimugina sulla strategia adottata dal suo team Frentzen, che può ugualmente sorridere per il suo quarto podio in stagione, il secondo di fila:


"Non mi aspettavo che Coulthard potesse superarmi, ma devo dire che per me il terzo posto è comunque un buon risultato. Prima di fermarmi per la sosta ho provato a spingere al massimo, perché come ha già detto Jean era quasi impossibile superarlo in pista. Forse la nostra sosta è avvenuta un po' troppo in anticipo, ciò ci ha fatto perdere la posizione a vantaggio di David".



E' invece estasiato Giancarlo Fisichella, che giunge al traguardo al quarto posto, confermando di avere ottime doti di guida.


Non a caso la Jordan vuole tenere il pilota italiano per due anni, interpretando così il contratto di prestito dalla Benetton, che invece lo rivuole per il 1998.


La scuderia inglese fa ricorso all'Alta Corte di Giustizia di Londra, mentre la Benetton si appella al tribunale della FIA di Losanna, cominciando ad acquisire personalità anche nel difendere le proprie scelte strategiche.


"Oggi la mia auto era faticosa da guidare, soprattutto in curva, dove avevo problemi di sottosterzo: scivolavo e perdevo tempo prezioso. L'aspetto stravolto è per la difficoltà della gara, dove tutti eravamo molto vicini e c'era il rischio di sbagliare, di tamponare qualcuno, di farsi sorpassare per un piccolo errore, magari in frenata".


Giancarlo è stato l'unico a partire con le gomme morbide, pertanto, quando gli viene domandato se questa scelta non avesse influito nel risultato, il pilota italiano risponde:


"Con le gomme dure non sarebbe cambiato niente, avrei girato con gli stessi tempi o forse peggio. Con le morbide la macchina aveva un assetto migliore. Ho montato i pneumatici giusti. Le cose non sono andate come speravo alla vigilia, ma in gara ho capito subito che non ci sarebbe stato nulla da fare, che avrei vinto solo se sbagliavano tutti quelli che mi precedevano. Ho dato il massimo. E spero anche qualche emozione".


Poi, parlando della partenza errata, il pilota della Jordan ammette:


"Qui a Monza sentivo la pressione della gente, le loro speranze e le loro ambizioni. Per questo, prima del via mi sono venute le gambe molli. E' la prima volta che mi succede. Ero nervoso, agitato e sono partito malissimo. Ho commesso un errore, che mi è costato un posto, passando dalla terza alla quarta posizione. Però mi giustifico: davanti a questo pubblico mi sentivo di andar forte, volevo il podio a tutti i costi, un'incertezza può capitare. Ho ancora tanti anni davanti a me, verranno altre Monza, e io ai tifosi che magari oggi sono delusi mi sento di promettere trionfi e buoni piazzamenti".


D'altra parte, lasciando stare la partenza, Fisichella è andato benissimo, al punto da meritarsi i complimenti di Villeneuve, che ha cercato invano per tutta la gara di sorpassarlo:


"Finire davanti a lui è una grande soddisfazione, anche perché indirettamente, ho fatto un favore alla Ferrari. Ma Schumacher non s'illuda, ci fosse stato dietro lui mi sarei comportato alla stessa maniera. E poi con Villeneuve siamo amici dai tempi della Formula 3, un po' mi spiace di avergli tolto un punto importante, ma io corro per me stesso".



Jacques Villeneuve sperava ovviamente di guadagnare più punti in classifica considerando i problemi che affliggevano la Ferrari:


"In un giorno che avrebbe dovuto essere disastroso per la Ferrari, abbiamo guadagnato pochissimo. Strapparle un punto non è molto, però è meglio di niente. Finché non avevo nessuno vicino la macchina andava abbastanza bene, nel traffico invece diventava scivolosa e difficile da controllare".


"Ho avuto paura in partenza. C'era una grande ammucchiata, poteva succedere di tutto e ho preferito far passare Coulthard".


"Ho accorciato le distanze da Schumacher, ma solo di un punto. Potevano essere tre, se fossi riuscito a sorpassare Fisichella".


"Ma è stato bravo a tenermi dietro, passato lui, avrei avuto Frentzen davanti a me e avremmo potuto fare gioco di squadra. Purtroppo non è stato possibile farlo. Tra l’altro ho anche perso tempo al pit stop e non so il perché. Non ho perso le speranze, ci sono dieci punti da recuperare e ancora quattro gare".


"Sono ottimista, perché Suzuka e Nurburgring sono circuiti favorevoli a noi".



Al muretto Ferrari diversamente, si tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Un week-end sottotono che aiuta a tenere i piedi per terra il team diretto da Jean Todt, che dichiara:


"So benissimo che arrivare sesti non equivale a una vittoria, ma abbiamo limitato i danni; è andata molto, ma molto bene, siamo ancora in testa nel mondiale piloti e in quello costruttori".


"Per come si erano messe le cose in questi giorni, francamente mi pare un ottimo risultato".


"Questo non vuol dire affatto che adesso siamo ottimisti per la vittoria finale. No, proprio no, mancano quattro gare, cioè quaranta punti, e può ancora succedere di tutto ma di queste quattro gare in almeno due noi dovremmo andar bene".


"Quindi tutto è ancora molto aperto, possiamo batterci fino in fondo anche perché non mi pare che Villeneuve abbia fatto proprio una gran gara".


"Le Williams rimangono le avversarie da battere. Sono le più veloci. I nostri margini di miglioramento sono modesti, proveremo diverse cose per i prossimi appuntamenti, ma non si tratterà di modifiche radicali: per avere più carico aerodinamico dovremmo cambiare i circuiti e soprattutto aspettare la macchina del ‘98".


"Il più difficile per noi resta Suzuka, però anche Magny-Cours lo era e abbiamo vinto. In Austria abbiamo buone chance, ma io non mi abbandono alle previsioni: il dato importante è che oggi a Monza abbiamo limitato i danni".


Sulla stessa linea le dichiarazioni di Schumacher, che mantiene un vantaggio di dieci punti su Villeneuve:


"Non avevo una macchina abbastanza competitiva e ho tirato fuori il miglior risultato possibile: c’è stata una bella differenza tra l’anno scorso e quest’anno, purtroppo".


"C’è da dire che poteva finire molto peggio: ho perso soltanto un punto, ne ho ancora dieci di vantaggio dopo aver temuto che me ne rimanessero soltanto quattro o cinque. È un passo avanti verso il mondiale".


"Sapevo che c’erano problemi di tipo aerodinamico ma non sono partito per conservare le posizioni: in F1 non si fanno mai scelte conservatrici".


"Dopo la partenza non mi sono trovato a mio agio perché il primo treno di gomme non forniva le prestazioni che volevo, quelle che speravo di avere. Prima avevo molto sottosterzo poi all'improvviso si è trasformato in sovrasterzo e guidare così non va bene. Mi sono sentito rallentato da queste difficoltà".


"Quando invece ho cambiato gomme, tutto è andato meglio, la macchina è diventata più veloce ma purtroppo non è bastato anche perché qui, come si è potuto vedere, i sorpassi sono una cosa impossibile".


"Il rientro ritardato ai box lo avevamo programmato, avevamo scelto di fare la seconda parte con meno benzina a bordo e delle gomme già rodate. Ma, ripeto, non è che sia servito a molto. Ho provato ad attaccare Villeneuve e ho anche recuperato, andavo bene, ma c'era sempre troppo distacco per raggiungerlo. Ho fatto il possibile, ma di più proprio non si poteva".


"Però adesso vengono delle gare in cui i difetti che abbiamo avuto a Monza non ci saranno più. Ho molta paura per il GP del Giappone, ha delle curve in cui potremmo avere la stessa mancanza di efficienza aerodinamica che abbiamo avuto qui".


"Invece in Austria e al Nurburgring noi dovremmo andar bene, quindi il campionato lo vedo molto aperto, interessante".


"Chiedo scusa ai tifosi, ce ne saranno almeno centomila per me e forse si aspettavano di più. Lo so, volevano che vincessi, ma io devo badare al campionato e tornare a casa oggi con dieci punti è una cosa molto buona per me e per la Ferrari".


Infine, Michael rilascia una breve ma chiara spiegazione sul perché non ci siano stati molti sorpassi in pista:


"I primi otto sono arrivati nello spazio di 17 secondi: siamo tutti vicini e di sorpassi neppure a parlarne, perché quando entri in scia l’aria è cosi sporca che finisce nelle prese e ti toglie potenza".


Anche nella classifica Costruttori la Ferrari conserva la posizione grazie ai suoi 85 punti, ma con uno solo di vantaggio sulla Williams, che beneficia del doppio piazzamento a punti (il secondo di fila, una rarità per il team di Frank). La McLaren, con 38 punti, ha ancora 15 lunghezze da recuperare sulla Benetton per poter pensare al terzo posto.


Rilasciati i commenti post gara, Michael Schumacher esce velocemente dall'autodromo di Monza con l'elicottero privato, dirigendosi immediatamente vicino Ginevra.


A Monza, Michael non ha avuto un attimo di tregua. Appena sceso dalla Ferrari, doveva correre agli impegni promozionali con gli sponsor. Poi è dovuto sottostare agli abbracci, i saluti, le foto e i convenevoli con Stallone e un'altra dozzina di personaggi più o meno famosi, seguito dall'incontro con la folla, gli autografi, i cappellini, le magliette, il nuovo telefonino Ferrari.


Poi la corsa, massacrante e per molti versi deludente.


Per questi motivi, l'8 settembre 1997, pur essendo atteso, Schumacher non si presenta allo stand Ferrari al salone di Francoforte, dove avrebbe dovuto presentare la nuova linea personalizzata delle vetture firmate da lui.


Ma si concede comunque attraverso una conferenza stampa effettuata via telefono, attraverso la quale spiega che:


"Quando sono sceso dalla vettura a Monza avevo le braccia a pezzi, non le sentivo più. E' stato molto duro guidare con quel caldo ma soprattutto guidare una vettura che aveva problemi nelle chicane, nelle curve. Alla fine ero esausto e così ho chiesto di essere esonerato da questo impegno. Ho bisogno di almeno due giorni di calma, riposo, silenzio. Mercoledì devo andare al Mugello, poi verranno due gran premi di seguito e sono quelli di Austria e Lussemburgo nei quali devo assolutamente fare punti se vogliamo vincere questo mondiale".


Terminato il riposo, Schumacher dovrà effettuare uno strano ma importante test: provare e confrontare la sua Ferrari con una Sauber dotata del motore Ferrari del 1996. Più o meno a parità di motore, Michael dovrà dunque capire in che consiste la bontà del telaio svizzero, che sotto la guida di Herbert e Morbidelli non va mai male su nessun circuito.


Nel frattempo, al Mugello, sempre l'8 settembre 1997, scendono in pista la Ferrari con Irvine, la Williams, la Prost e forse anche la McLaren. Queste scuderie infatti hanno chiesto in affitto la pista che è di proprietà della Ferrari per seguirla e vederla da vicino, visto che adesso è proprio la Ferrari ad avere il ruolo da lepre, con l'eccezione del deludente GP di Monza.


I test serviranno a mettere a punto le vetture per Zeltweg, la pista austriaca dove si correrà il 21 settembre 1997.


Davide Scotto di Vetta

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