#14 1999: GP Italia, Frentzen vince a Monza, Hakkinen out, Irvine è solo sesto al traguardo



Mercoledì 1° Settembre 1999, i team di Formula 1 si riuniscono a Monza per una sessione di test della durata di tre giorni, programmata sullo stesso circuito dove si svolgerà il Gran Premio d'Italia il 12 Settembre.


I riflettori, ovviamente, sono puntati tutti su Michael Schumacher, che dopo il test completato con successo al Mugello un paio di settimane prima, torna al volante della F399 per saggiare le sue condizioni fisiche e valutare un rientro definitivo.


Il primo giorno sono quasi ventimila i tifosi che si presentano all’autodromo con tanto di striscioni di supporto (su tutti spicca uno con su scritto The King is back) per il pilota tedesco, il quale, oltre a verificare lo stato della gamba fratturata a Luglio, dovrà completare anche un programma di innovazioni aerodinamiche e concedersi alla stampa a fine giornata, per parlare finalmente in prima persona e non più attraverso i suoi portavoce.


Il 1° Settembre 1999, però, le cose non vanno come previsto.


Appena arrivato all’autodromo, Schumacher dà l’impressione di essere più rigido di quanto non fosse al Mugello, poiché per camminare deve quasi trascinare la gamba infortunata, e per salire all’interno dell’abitacolo necessita dell’aiuto dei suoi meccanici. Riuscita l’operazione, effettua appena un giro, esattamente come accaduto in Toscana. Dunque, apparentemente non c’è motivo di preoccuparsi.


Segue una lunga sosta, durante la quale Michael rimane seduto con la gamba allungata su una cassa e scambia due chiacchiere con Jean Todt e il Presidente Montezemolo, presentatosi verso le ore 11:00.


Risalito finalmente in auto, Schumacher compie altri due giri, tra l’ovazione dei tifosi; poi un altro breve stint di cinque giri, con i tempi sul giro che gradualmente si abbassano, pur rimanendo ad un secondo e mezzo distante da Coulthard, il migliore fino a questo momento.


Durante la pausa pranzo, il pilota si rinchiude nel motorhome Ferrari, non pranza nemmeno con Montezemolo, il quale, scuro in volto, scambia qualche parola con Irvine prima di andarsene senza rilasciare dichiarazioni.


Non un buon segno.


Un eventuale ritorno in pista nel pomeriggio viene scongiurato da un problema idraulico, che mette fine alla sessione di test di Schumacher. A fine giornata, circondato da telecamere, radio, e giornalisti, la triste conferma di qualcosa che era già nell’aria:


"Ho poche cose da dirvi, poi mi farete voi le domande che volete. Ho deciso che torno a casa, non correrò a Monza per il prossimo Gran Premio e neppure in quello successivo. Dopo pochi giri mi sono reso conto che ho ancora problemi gravi alla gamba. Ho fatto un primo giro stamattina e poi mi sono riposato accusando già qualche dolore. Ne ho fatti degli altri a rate e ho visto che il dolore aumentava. Tutto questo non fa che rendere più difficile la mia situazione, e così ho deciso".


Dolori che al Mugello non si erano manifestati con una tale intensità. Secondo Schumacher la causa sta nelle caratteristiche del circuito:


"Qui la pista è molto diversa. Qui ci sono curve più faticose, ci sono gobbe sull'asfalto, sobbalzi, e il dolore è aumentato subito vistosamente fin dai primi giri che ho fatto. Mi sono detto: ma che corro a fare? Perché o torno e sono pienamente in forma, in grado di fare il mio lavoro e dare alla Ferrari un valido contributo, oppure non ha senso. Domenica mi incontrerò ancora con i miei medici e faremo un programma per il futuro".


Il futuro, per l’appunto, rimane un’incognita:


"Fin dall'inizio si era parlato di un periodo di dodici-sedici settimane per arrivare ad un pieno recupero, adesso in fondo siamo solo alla settima settimana e forse è ancora presto, ne devo prendere atto. Per ora di certo salterò due gare, Monza e il Gran Premio d'Europa al Nurburgring, poi vedremo. In certi giorni mi sentivo bene e volevo sinceramente tornare a correre. Poi magari il giorno dopo mi veniva fuori un dolore e mi accorgevo di essere ancora lontano da un ritorno alla piena attività. In tutto questo periodo ho lavorato molto per rimettermi a posto. Esercizi al collo, alle braccia, alle gambe, bicicletta, poi finalmente arriva il giorno che butti via le stampelle e pensi ce l'ho fatta. E invece no, perché subito dopo ti accorgi che non è così. Anche oggi, per esempio: sono bastati pochi giri in pista per trovarmi in una situazione ben diversa. Ora il dolore è costante e forte: a che serve guidare così?"


Sui giornali si è parlato anche di complicazioni al tallone, confermato anche dal tedesco:


"Sì, c'era anche quel dolore, ed è stato il motivo per cui ho rinunciato ai propositi di correre a Spa. In totale ne ho quattro di problemi, ma non voglio entrare in dettagli tecnici. Diciamo che ci vuole ancora tempo".


Con o senza di lui, la Ferrari deve ugualmente puntare a vincere il titolo:


"La situazione in classifica non mi pare male, anche se le ultime due gare mi pare abbiano messo in mostra alcune difficoltà della nostra macchina. È evidente che ci vogliono alcuni miglioramenti per vincere. È possibile ancora vincere sia il mondiale costruttori che quello piloti. La McLaren è più forte, ma possiamo intervenire per migliorare la nostra situazione".


Un eventuale rientro, che a questo punto dovrebbe essere in Malesia per il penultimo appuntamento del Mondiale, lo vedrà fare insolitamente da spalla per Irvine. Lui però ci tiene a chiarire:


"Sia lui che io abbiamo sempre guidato per fare l'interesse della Ferrari. Eddie non ha mai corso per fare i miei interessi, quindi la situazione è identica e non cambia, corriamo tutti e due per fare l'interesse della Ferrari. Eddie può vincere questo titolo. Se dovessi dargli un consiglio, gli direi: Eddie, vai forte ma cerca di non andare a sbattere. Poi se Coulthard gli dà ancora una mano...".


Chiaro riferimento al Gran Premio del Belgio, dove Coulthard è andato a vincere per la seconda volta in stagione con il benestare della squadra, che non gli ha ordinato di consegnare la prima posizione al compagno di squadra, nonché leader del Mondiale, Mika Hakkinen.


Infine, Schumacher rivela che con tutta probabilità sarà sottoposto ad un'ulteriore operazione, dopodiché ripercorre i momenti vissuti subito dopo l’incidente di Silverstone:


"Uno o due minuti dopo il botto ho pensato di ritirarmi, di non correre più. Cercavo di muovermi, di uscire dalla macchina, e sentivo la gamba bloccata. È la prima volta nella mia vita che si rompe una parte del mio corpo ed è una cosa che ti fa apparire il mondo e la vita in modo diverso. Poi i giorni passano, i medici lavorano, tu continui a pensare e appena senti di star meglio vuoi tornare, dare una mano, fare qualcosa, perché io voglio correre con la Ferrari e correrò sempre per la Ferrari".


La rinuncia di Schumacher non è l’unica notizia da prima pagina che offre la Ferrari ai primi di Settembre, perché proprio durante la sessione di test in corso a Monza, dal Brasile si dà ormai per certo il passaggio di Rubens Barrichello in Ferrari al posto di Eddie Irvine, che a sua volta sostituirà il brasiliano alla Stewart, dal 2000 iscritta al campionato con il marchio Jaguar Ford.


Accostato ormai da mesi al team di Maranello, Rubens si era fatto notare per dichiarazioni non molto gradite da Montezemolo, nello specifico quando affermò apertamente di non voler accettare un ruolo da gregario di Schumacher, bensì di volersi giocare le sue carte. Ciononostante, sembra che si sia arrivati ad un accordo, sebbene nessuno abbia ancora dato l’ufficialità, che arriverà in pochi giorni.


Intanto i test proseguono imperterriti, con Mika Salo che riprende in mano il volante che per una sola mattinata era tornato nelle mani del suo legittimo proprietario. Il finlandese non nasconde di essere felice, ma:


"Naturalmente sono dispiaciuto per Schumacher, avevo visto che soffriva. Ha detto no e questo va bene a me. È una storia nuova, perché per la prima volta da quando sono in Ferrari ho la possibilità di provare l'auto sulla pista dove correremo".


Salo completa la bellezza di centotrenta giri fermandosi in terza posizione, non lontano dalle McLaren-Mercedes in termini di passo gara; Irvine, invece, nel pomeriggio finisce lungo alla Ascari danneggiando pesantemente l’alettone anteriore e un braccio della sospensione anteriore sinistra. Il più veloce risulta essere Johnny Herbert, in 1'24"236, due decimi più veloce di Hakkinen, secondo.


In casa McLaren, dopo il mancato ordine di scuderia nei confronti di Coulthard a Spa che ha fatto imbestialire Hakkinen, quest’ultimo conferma che adesso le gerarchie sono ben definite, nel senso che di gerarchie non ce ne saranno fin quando uno tra lui e Coulthard non sarà matematicamente tagliato fuori dalla lotta per il titolo:


"Con David tutto è stato chiarito: combatteremo fino alla fine alla pari".


Il campione in carica spende due parole anche per Schumacher:


"Mi dispiace. Ho imparato sulla mia pelle cosa significhi stare fuori. Ci vuole tanta pazienza".


Nell’ultima giornata di test si riprende Irvine, che dopo una mattinata incolore chiusa al decimo posto, nel pomeriggio vola in testa alla graduatoria con il record ufficioso della pista da quando sono state introdotte le gomme scanalate: 1'23"927.


Accerchiato dai media, Eddie nicchia prontamente sul suo futuro:


"Il prossimo anno è il prossimo anno. In questo momento sto pensando solo al Gran Premio di Monza, e così farò con la prossima gara: questa stagione è troppo importante per me".


Su quante siano le possibilità di laurearsi Campione del Mondo, risponde:


"Oggi il trentacinque per cento. Dopo il Gran Premio di Hockenheim, in Germania, la percentuale era addirittura superiore, diciamo del quaranta. Ma è la McLaren che continua ad essere la più veloce. In classifica siamo comunque a pochissima distanza e dopo dodici Gran Premi, a quattro dalla fine, ogni punto è importantissimo. Dobbiamo stare attenti a non tralasciare assolutamente nulla".


Per Irvine un ritorno di Schumacher avrebbe forse dato più fastidio alle McLaren, ma anche Salo a suo dire potrà far bene, poiché su un circuito simile, ovvero Hockenheim, il finlandese si è reso protagonista di una prestazione eccezionale agguantando il podio, e senza l’ordine di scuderia di far passare Irvine sarebbe potuto addirittura essere una vittoria.


Per battere le McLaren, Irvine sostiene che saranno fondamentali i freni:


"Se qui a Monza abbiamo un vantaggio è proprio quello. Perché le due McLaren sui rettilinei vanno più forte, ma in frenata possiamo recuperarle bene, e in questo circuito ci sono diversi punti dove bisogna frenare. Ecco, potrebbe essere questa la nostra arma migliore. In fondo loro hanno ancora un po' di vantaggio su di noi, ma non come a Spa. La Ferrari è più affidabile e la squadra, secondo me, possiede una migliore strategia. E' giocando su questo equilibrio che il 12 Settembre possiamo farcela".


Inoltre, il fatto che in McLaren non ci sia un pilota di punta ed uno scudiero, potrà fare la differenza:


"Il fatto che fra Hakkinen e Coulthard ci sia battaglia per noi è certamente una cosa buona. In fondo, se a Ron Dennis sta bene che nella sua scuderia funzioni in questo modo, se lui accetta la filosofia del vinca il migliore fra i suoi due piloti, a noi non può che fare piacere".


Conclusi i test, arriva la tanto attesa ufficialità: con la firma posta su un contratto biennale che lo legherà a Maranello almeno fino al 2001, Rubens Barrichello è un nuovo pilota della Ferrari. Il pilota brasiliano guadagnerà circa quattro milioni e mezzo di dollari a stagione E' la Ferrari ad annunciarlo il 4 Settembre 1999:


"La Ferrari comunica che il pilota Rubens Barrichello presterà la sua collaborazione tecnico-agonistica alla scuderia Ferrari Marlboro per le prossime due stagioni, affiancando Michael Schumacher. La Ferrari ringrazia Eddie Irvine per la costruttiva e leale collaborazione di questi quattro anni. La squadra e il pilota affronteranno insieme, con il massimo impegno e determinazione, le ultime quattro decisive gare del Mondiale".


Logicamente entusiasta per l’opportunità offertagli dopo gli anni trascorsi alla corte di Eddie Jordan e Jackie Stewart, mai in grado di fornirgli una vettura costantemente veloce e affidabile tanto da lottare per le posizioni di alta classifica, Barrichello non sta nella pelle per quella che si prospetta la sua prima stagione in un top team. Anzi, il top team per antonomasia, essendo la Ferrari l’aspirazione di ogni pilota:


"Dio concede sempre la chance al momento giusto. Era questo il migliore per arrivare alla Ferrari. È uno dei momenti più belli della mia vita. Sono molto eccitato, raggiante, soddisfatto per me, per la mia famiglia, per mia moglie Silvana, per i tifosi, per tutto il Brasile. Questo trasferimento alla Ferrari è un sogno che si realizza. Arrivo in un grande team, con una reputazione eccezionale. Ho sempre pensato che prima o poi anch'io avrei avuto una macchina vincente, una vettura che mi permettesse di lottare per il titolo mondiale. L'opportunità è arrivata. La mia carriera è ad una svolta. Ora sta a me sfruttare questa chance".


"Ma la cosa non mi spaventa. I contatti con la Ferrari esistevano da tempo, erano parecchie settimane che parlavamo di un possibile futuro assieme e sono contento che finalmente sia stato messo nero su bianco. Qualsiasi pilota vorrebbe guidare una Ferrari, vista la solida tradizione che questa macchina vanta in Formula 1, è il desiderio di tutti e uno non può preoccuparsi di ciò che lo aspetta. Sono stato ingaggiato dal team più prestigioso e famoso che esiste nello sport. La Ferrari ha sempre avuto le macchine migliori e non c'è dubbio che anch'io disporrò di una vettura fortissima. Non ho mai vinto una gara, attendo sempre questa benedetta prima volta. L'anno prossimo potrò soddisfare questo mio desiderio".


Rubens rivela che non ci saranno disparità di trattamento all’interno del team, almeno per quanto riguarda la possibilità di fare test e di disporre dello stesso materiale del compagno di squadra. Per guadagnarsi uno status paritario con Schumacher, ovviamente, ci sarà da lavorare sodo:


"Dovrò seguire le istruzioni della squadra, come del resto deve fare qualsiasi pilota, ma non vengo certamente per mettermi da parte. Se io sarò abbastanza veloce, non credo che ci saranno ordini di scuderia per rallentarmi. Se dovessi essere in testa con venti secondi di vantaggio sul secondo, non penso sia interesse della Ferrari chiedermi di lasciar passare Schumacher. Il problema è un altro: bisogna essere umili. Michael è il migliore e non lo dico solo io, da lui ho tanto da imparare, sarebbe troppo pretendere di essere subito più veloci".


La passione per il Motorsport in Brasile ha subìto un duro colpo in seguito alla tragica scomparsa di Ayrton Senna. Barrichello spera di poter riaccendere quel fuoco di passione nel cuore dei suoi connazionali:


"Conto di ridare al Brasile ciò che ha sempre ottenuto in Formula 1: tante vittorie".


Il rapporto con Schumacher, a suo dire può definirsi amichevole:


"Ci siamo sentiti per telefono, mi ha fatto gli auguri per la conquista fatta. Non lo conosco in maniera approfondita, ci siamo solo incontrati in pista, durante i briefing, non ci siamo mai frequentati fuori, ma sono sicuro che andremo d'accordo".


Sebbene abbia sempre dimostrato di essere un pilota di talento, sono state le prestazioni di questa stagione a convincere i vertici di Maranello a puntare su di lui. Non a caso, Barrichello parla della sua migliore stagione in Formula 1 fino a questo momento:


"Sono finito due volte sul podio, a Imola e a Magny Cours, in Francia al sabato ho centrato la pole position, mi è mancata solo la vittoria. Ormai mi sento maturo, in grado di competere con i migliori e proprio per questo non potevo sbagliare la scelta. Ci ho pensato bene per mesi, avevo tre possibilità, restare alla Stewart, scegliere la Ferrari oppure la McLaren. Ho optato per la scuderia che mi offriva più garanzie".


Se da un lato si gioisce per il sogno di una vita che si realizza, dall’altro c’è chi lo vede pian piano arrivare alla conclusione. Eddie Irvine ha poco da dire sulla decisione presa dalla Ferrari, confermando che la separazione è stata causata dall’impossibilità di rimanere in squadra come prima guida, o quantomeno con la possibilità di giocarsela alla pari con Schumacher. Eddie, in ogni caso, ringrazia la Ferrari e si augura di poterla lasciare nel migliore dei modi:


"Voglio ringraziare la Ferrari perché ho fatto per loro almeno tanto quanto loro hanno fatto per me. Ho cominciato nel '96 con un solo podio e oggi ne ho conquistati sette, con tre vittorie e la chance di conquistare il mondiale. Per me questo è un grande onore, anche se prima o poi tutte le storie finiscono".


Poi un avvertimento a Barrichello:


"Se non riuscirà ad adattarsi rapidamente, lo schiacciasassi Schumacher gli rovinerà la vita. Io ho resistito; non so se Rubens ci riuscirà".

Lo schiacciasassi in questione, come se non bastasse il recupero complicato della gamba destra, deve fare i conti con la pubblicazione da parte del domenicale tedesco Bild am Sonntag di una foto in topless della moglie Corinna mentre prende il sole a bordo di uno yacht al largo di Monte Carlo. Una foto che fa infuriare Schumacher, come sostiene il suo portavoce Buchinger. In ogni caso, Michael non intraprende azioni legali, per evitare che ciò possa amplificare ulteriormente la faccenda.


Tornando a questioni di pista, il nativo di Kerpen, sempre attraverso il suo addetto stampa, aggiorna tutti sui suoi tempi di recupero:


"I medici che mi hanno visitato hanno constatato un decorso normale nel processo di guarigione e non hanno riscontrato alcuna complicazione. Questo significa che ho bisogno ancora di quattro settimane prima di poter riprendere a pieno ritmo il mio allenamento abituale. E dunque è impossibile che io partecipi alla gara del 26 al Nurburgring".


Su Barrichello invece:


"E' sicuramente un pilota molto veloce, che porterà una ventata nuova nella squadra. Ha fatto progressi e un ottimo lavoro negli ultimi anni. Quindi, benvenuto a bordo".


Prima di tornare a Monza per il tredicesimo round del Mondiale 1999, Mika Salo effettua a Fiorano i consuetudinari test per controllare che sulle tre scocche da utilizzare per il week-end di gara sia tutto in regola. Il finlandese non è abituato a svolgere tali mansioni, e lo si vede nel momento in cui non prende mai la scorciatoia che consente di risparmiare almeno la metà del tracciato per tornare ai box. Così, per effettuare i controlli di routine sulle tre F399, si è arrivati al limite dei cinquanta chilometri previsti dalla FIA per questo genere di prove.


Carico per il Gran Premio di casa per la Ferrari, Montezemolo vuole trasmettere l’entusiasmo suo e dei tifosi anche al team, affermando di credere fortemente nella vittoria del titolo:


"A questo titolo ci credo, nonostante tutto quello che ci è successo negli ultimi tempi. Per Irvine questa è l'occasione della vita, si trova ad appena un punto da Hakkinen e per noi è una grande soddisfazione avere un secondo pilota così. Non ho nessun dubbio che ce la metterà tutta per vincere, ha le motivazioni che servono".


Riguardo al test fallimentare di Schumacher, ammette:


"Quel giorno è stata molto dura per Schumacher e per tutti noi. Lui ha avuto l'impatto con il dolore dopo appena un giro di prova e la delusione è stata grande per tutti quando ha dovuto accettare che in quelle condizioni non era possibile affrontare un rientro in una gara così importante. Bastavano i cordoli a procurargli una grande sofferenza. Ora, con tutto il rispetto per Irvine, non avere Schumacher in questo Gran Premio costituisce per noi un handicap di cui avremmo volentieri fatto a meno ma che dobbiamo accettare".


Barrichello sarà un pilota Ferrari a partire dalla stagione 2000, per cui Montezemolo non vuole prolungarsi troppo sul pilota brasiliano, limitandosi a dire che è giovane, esperto e veloce, ma per l’appunto ora come ora bisogna pensare a chi indossa ancora la tuta della Ferrari, e cioè Irvine e Salo.


Come raramente accaduto in tre anni e mezzo di convivenza, Jean Todt ha parole al miele per il partente Irvine, forse per dargli ulteriore spinta in vista di un week-end che potrebbe risultare cruciale ai fini del campionato:


"Eddie è sempre stato sottovalutato, specialmente da coloro che in questi anni hanno cercato di convincere me e la Ferrari a mandarlo via. D'altra parte devo anche dire che Schumacher non sarebbe quel bravissimo pilota che è se non avesse avuto per questi tre anni e mezzo uno come Irvine pronto sempre a sfidarlo".


A quel punto gli si fa notare la freddezza con cui ha festeggiato i successi di Irvine, in netto contrasto alla gioia esternata ogni qualvolta il trofeo del vincitore andava a Schumacher:


"E' ridicolo affermare una cosa del genere. Io sono uno che gioisce sempre e solo per il successo della Ferrari, indipendentemente dal pilota. è anche vero però che mi sento umanamente più vicino a Schumacher. Irvine è un bravissimo ragazzo ma è solo, senza famiglia, predilige le modelle e un certo tipo di vita lontana da quella cui sono abituato io. Ma mi è molto simpatico, anche se è così diverso da me".


Giovedì 9 Settembre Irvine arriva a Monza e, a dispetto dell’ufficialità del suo addio, non appare per niente diverso dal solito. Anzi, è sempre sorridente e pungente, senza peli sulla lingua, anche quando parla di sue determinate abitudini:


"Il sesso prima della gara? Non influisce sulla concentrazione. Il problema è averne la possibilità. Qui a Milano per me è semplice, in Malesia magari sarà un po' più complicato".


O del suo rapporto con Todt e le parole del manager francese dei giorni scorsi:


"Non mi interessava quello che diceva prima, non mi frega niente di ciò che sostiene adesso".


Per la performance in pista, c’è un maggiore ottimismo rispetto a Spa, dove la Ferrari si è scoperta più lenta persino di Jordan e Williams:


"Qui possiamo mettere paura ai nostri avversari, perché siamo più forti che a Spa. Io devo vincere a tutti i costi, e ho cinquanta possibilità su cento di riuscirci. Monza mi piace. E poi posso dormire a casa mia".


Per il fine settimana monzese viene messa a disposizione di Irvine anche la squadra di Salo, che darà priorità al suo muletto, con un travaso di ingegneri che potrebbe danneggiare il finlandese. Una decisione finalizzata a far sentire il massimo appoggio del team nei confronti di Irvine, nonostante le strade della Rossa e del nord-irlandese si separeranno a fine stagione.


"Ora tutti parlano di Barrichello, ma vincere il mondiale è importante. Non lo è solo per me, lo è per Agnelli, per la Ferrari, per tutti quelli che lavorano a Maranello. La settimana scorsa qui a Monza i test non stavano andando molto bene, poi nell'ultima ora abbiamo cambiato tutto e ci siamo messi a volare. I tifosi sono tutti per me, spero di farli felici".


Rubens Barrichello affronterà il Gran Premio di Italia da pilota della Stewart, ma è inevitabile per lui approcciarlo in maniera diversa, considerando il futuro da pilota Ferrari che lo attende. Un futuro che si prospetta difficile, perché si sa, essere un pilota del team più blasonato del mondo non è per niente uno scherzo:


"La pressione, credo, è sempre alta dentro e attorno alla Ferrari. Se non fosse così non sarebbe la Ferrari, la più famosa scuderia del mondo. Però, quando ho firmato il contratto, mi tremava la mano".


Quattro anni prima, la Ferrari optò per Irvine, allora suo compagno di squadra alla Jordan, una scelta di cui Rubens non fu per niente amareggiato. Anzi, altri anni di esperienza in team di rango medio-basso sono stati fondamentali per il suo percorso di crescita:


"Ero molto giovane, dovevo dimostrare quello che valevo e ciò dipende anche dalla macchina che hai. Guarda adesso: ho una macchina formidabile e vado bene. No, non era il momento giusto. Per me invece il momento giusto per arrivare alla Ferrari è adesso perché ora sono un pilota più consistente. Dovevo pensare al mio futuro, alla mia vita ed è normale desiderare la Ferrari perché oggi può darmi la possibilità di vincere. Sono felice di aver potuto dare questa svolta alla mia vita".


La decisione di lasciare Jackie Stewart è stata più dolorosa di quanto sembri, in ogni caso Barrichello sottolinea di voler dare il massimo per la sua squadra attuale fino alla fine, e di non avere alcun timore di lottare con il coltello tra i denti nel caso in cui si trovasse invischiato in bagarre contro una Ferrari.


L’avvocato Agnelli si augura che possa essere per davvero l’erede di Ayrton Senna.


Rubens replica fiducioso:


"Me lo auguro anche io. Sarebbe il modo migliore di rendere omaggio alla memoria di Ayrton. Mi piacerebbe, per Agnelli, per la Ferrari, per il Brasile".


Venerdì 10 Settembre, nelle le prime due sessioni di prove libere la McLaren si presenta con nuove prese d’aria dei freni, aventi una bocca di ingresso più grande e una seconda in aggiunta in modo da favorire il raffreddamento delle pinze dei freni. Inoltre, viene montato un motore con un incremento di potenza e di utilizzazione.


Forse anche per queste novità, Hakkinen sostiene che malgrado i tempi dei test della settimana precedente non siano stati troppo positivi; c’è il potenziale per poter dominare. Una tesi sostenuta anche da Coulthard, ormai rientrato a tutti gli effetti nella lotta al titolo. La Ferrari, invece, non porta altre innovazioni al di fuori di quelle già testate in precedenza sulla pista lombarda. Innovazioni che a fine giornata non sono efficienti tanto quanto si sperava.


La classifica parla chiaro: Irvine sedicesimo, Salo diciassettesimo.


"La macchina non è più la stessa dei test di una settimana fa".


Farfuglia Irvine dopo un risultato deprimente, anche se a suo dire, la F399 ha ampi margini di miglioramento:


"Qui è sempre così, i primi due giorni andiamo abbastanza male, poi finalmente la macchina si mette ad andar meglio. La settimana scorsa arrivati all'ultima ora di prove dell'ultimo giorno decidemmo di cambiare tutto della macchina. E improvvisamente cominciai a volare, una vettura incredibile, fantastica. Oggi l'abbiamo rimessa in pista e non va più. Dobbiamo capire il perché e quando l'avremo scoperto sono sicuro che tornerò a volare, anzi: posso addirittura vincere se la Ferrari domenica si mette a volare come quel giorno".


Le due sessioni del team del Cavallino sono caratterizzate da continue sostituzioni dell’ala, e da un Irvine che lamenta con gesti eloquenti delle mani una pericolosa tendenza del retrotreno a scivolare dappertutto. Non a caso, il nord-irlandese si gira una volta, mentre Salo addirittura sei:


"Un sovrasterzo tremendo che creava un sacco di problemi specialmente alle curve di Lesmo e alla Parabolica".


Il tempo più veloce viene fatto registrare a sorpresa da Ralf Schumacher, in 1'24"507, a precedere i due piloti di casa, Jarno Trulli e Alex Zanardi, a dimostrazione di una Williams in palla e in costante crescita. Tempi ovviamente da prendere con le pinze, specie se le due McLaren si piazzano in sesta e ottava posizione, concentrandosi esclusivamente sul passo gara senza tentare giri veloci. Jean Todt offre la sua chiave di lettura:


"Come sempre durante le prove del venerdì è difficile farsi un'idea delle prestazioni delle auto. Credo comunque che il primo tempo di Schumacher sia lontano dalla pole di domani".


Ron Dennis, dopo delle libere che non presentano problematiche di alcun genere in casa McLaren, ribadisce la volontà di trattare i suoi due piloti alla pari:


"Io voglio vincere la corsa e poi il Campionato Mondiale. Non importa con quale pilota, è un aspetto assolutamente secondario. Da Monza mi aspetto 16 punti, abbiamo molte possibilità di portarceli a casa. La Ferrari ha una filosofia opposta rispetto a noi, loro da sempre privilegiano un pilota, ma in questo modo non capisco come possano mantenere alte le motivazioni in entrambi i guidatori. I risultati ci premiano e lo faranno anche quest'anno. Hakkinen ad inizio stagione non era d'accordo, ne abbiamo discusso a lungo, ma alla fine si è convinto e adesso anche lui pensa sia giusto così".


Difficile credere che il finlandese abbia accettato di buon grado le scelte del team, specie se si valuta la sua reazione alla fine del Gran Premio del Belgio, quando si rifiutò persino di festeggiare con lo champagne sul podio.


Per quanto concerne le prove libere, il campione in carica si dice soddisfatto, e prenota quella che sarebbe l’undicesima pole su tredici gare:


"Ho usato solo un treno di gomme, alla fine erano a pezzi. Con pneumatici nuovi posso scendere di almeno due secondi. Io voglio rivincere il titolo e per riuscirci devo primeggiare a Monza, andando in fuga. Questi dieci punti sono fondamentali e per ottenerli, in un circuito dove è difficile sorpassare, non c'è che un modo: partire in testa. Coulthard non mi fa paura: proverà a battermi, ma al sabato sono sempre stato più veloce, perché dovrei essere preoccupato?"

Nonostante la freddezza di Mika sul podio belga, Dennis assicura che tra i due piloti ci sono ottimi rapporti:


"Fra Mika e David non ci sono problemi, hanno un modo diverso di essere aggressivi, la loro lotta non darà vantaggi alla Ferrari. Anche da noi valgono le regole: quando si oltrepassa il limite, intervengo io e duramente. Ma perché dovrei privarmi a priori della gioia di una bella doppietta?"


In realtà, le diatribe tra i compagni di squadra del team di Woking hanno causato già una considerevole perdita di punti dalla parte di Hakkinen, specie se si considera l’incidente in Austria e, come già detto, la gara in Belgio. David Coulthard in ogni caso, soprattutto dopo le dichiarazioni del suo team principal, crede fortemente al titolo, ma:


"Per pensarci veramente devo arrivare almeno a 10 punti da Hakkinen, per mettergli davvero pressione. Mi aspetto una gara noiosa, come nel '97, quando ho vinto. In qualifica saremo tutti vicini, ma in gara chi parte davanti ha il successo in tasca".


L’ottavo posto nelle libere, durante la quale ha curiosamente perso la micro-telecamera che aveva sulla macchina, scivolata dopo aver preso un cordolo senza però danneggiare nulla, non lo preoccupa:


"Ho lavorato per la gara, ho risparmiato le gomme, e ho anche cambiato i freni per controllarne il consumo".


Terzo nelle libere e con ottime aspirazioni per le qualifiche, Alex Zanardi riceve la visita inaspettata del programma televisivo italiano Striscia la notizia, che lo premia con il Tapiro d’oro per il triste record di differenziali rotti durante la stagione. Alex, con la sua solita simpatia e gentilezza, sta al gioco e accetta il premio:


"Sono felice, perché è il primo trofeo che vinco quest'anno. La mia bacheca era desolatamente vuota".


Il terzo posto tuttavia è di buon auspicio, un buon punto di partenza per interrompere questa interminabile striscia negativa. Inoltre, c’è una motivazione in più a spingerlo:


"La macchina non ha ancora l'assetto giusto, è instabile in frenata, possiamo tirar giù almeno un secondo. Ho promesso il primo punto a mio figlio Nicolò, che ha compiuto un anno da poco”.


Sabato 11 Settembre 1999, Alex è tra i protagonisti assoluti di giornata, l’unico a regalare un sorriso ai cinquantamila appassionati accorsi per le qualifiche. Il bolognese si piazza incredibilmente quarto, battendo anche il suo compagno di squadra Ralf Schumacher, quinto, tendenzialmente più veloce di lui sia in qualifica che in gara. Stavolta, davanti ai tanti tifosi italiani, Zanardi ha la meglio, girando più veloce di due decimi.



È l’unico a regalare una gioia ai tifosi italiani perché nel frattempo, sebbene non ai livelli disastrosi del venerdì, la Ferrari fatica ancora.


Mika Salo è sesto, Irvine è addirittura ottavo, dietro anche a colui che lo sostituirà nel 2000, Rubens Barrichello.


La pole, come da pronostico, è di Mika Hakkinen, che con una prova di forza eccezionale rifila sette decimi ad un Coulthard arrembante almeno fino al mattino, quando durante l’ultima sessione di libere aveva concluso con un tempo sul giro sessanta millesimi più rapido del finlandese.


In qualifica lo scozzese viene battuto anche da Heinz-Harald Frentzen, e deve accontentarsi della terza posizione. Il tedesco, che a sua volta era stato il più rapido in mattinata, vede svanire i suoi propositi di pole position dopo che Hakkinen lo stacca di quasi mezzo secondo.


Per la gara, comunque, il pilota della Jordan si candida a serio contendente per la vittoria, avendo dimostrato di avere anche un ottimo passo gara durante le prove libere.


Rispetto ai tempi sul giro dei test effettuati la settimana prima, la McLaren si è migliorata di un secondo e otto decimi; la Jordan di due secondi e un decimo; la Williams di un secondo netto, mentre la Ferrari di appena due decimi.


Per di più, se si considera una pista per caratteristiche simili a Monza come quella di Hockenheim, la Ferrari in qualifica aveva pagato sei decimi dalle Frecce d’Argento; stavolta Salo e Irvine sono distanti più di un secondo.


Il commento del patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, dice tutto:


"Non è la Ferrari che conosciamo tutti noi, quella che abbiamo visto. Forse si avverte la mancanza di Schumacher. Non mi aspettavo che fosse così indietro".


Irvine mette il dito nella piaga, e attacca:


"E' da un po' di Gran Premi, diciamo tre, quattro o forse cinque, che la macchina non ha sviluppo".


Un numero pronunciato per niente a caso, dato che si tratta dello stesso numero di gare disputate dall’infortunio di Michael Schumacher. Solo una coincidenza, o la Ferrari ha smesso di spingere sull’acceleratore dopo la frattura di tibia e perone del fenomeno tedesco? Jean Todt precisa immediatamente:


"Con Michael le cose non sarebbero cambiate, anzi, magari saremmo andati indietro. E gli sviluppi ci sono stati, altroché".

Poco importa che ci siano stati o meno sviluppi sostanziosi sulla F399, fatto sta che la Rossa è nettamente più lenta della McLaren, fino a pochi mesi prima, allo stesso livello se non addirittura con un leggero ritardo rispetto alla vettura italiana.


Adesso, invece, Irvine parla di possibilità di guadagnare su Hakkinen solo nel caso in cui questi vada fuori alla prima curva, mentre cerca di infondere ottimismo Mika Salo, che sostiene di non essere messo così male per la gara. Stati d’animo che si rifletteranno anche sulle prestazioni in pista dei due piloti.


La scarsa performance delle due Ferrari non impedisce al pubblico di Monza di gremire le tribune lungo tutto il circuito domenica 12 Settembre 1999, nella speranza che possa ripetersi la strabiliante doppietta della passata stagione, quando Michael Schumacher trionfò davanti ad Irvine e si portò in testa al campionato a pari punti con Hakkinen.


Questa volta il popolo ferrarista ripone tutte le sue speranze su Irvine, il cui successo, tuttavia, appare utopistico.


Per evitare le problematiche di Hockenheim, quando Hakkinen finì contro le barriere per uno pneumatico esploso - la cui causa non è stata ancora stabilita né da Bridgestone né da McLaren, che si sono limitati a scaricare le colpe l’uno sull’altro - la casa giapponese porta a Monza gomme dure ed extra-dure. Quasi tutti optano per la prima opzione, così come con tutta probabilità, tutti sceglieranno di effettuare una sola sosta.


Il pre-gara è piuttosto concitato per Irvine, che prima cambia vettura, salendo sul muletto, e poi ritorna sulla F399 titolare. Tra regolazioni varie e cambi di macchina, Eddie esce dalla pit-lane appena novanta secondi prima che questa si chiuda.


Alle ore 14:00, si comincia.


Hakkinen parte bene e si mette al sicuro da eventuali attacchi, mentre ha uno scatto eccezionale Alex Zanardi, che in uscita dalla prima chicane è in seconda posizione; Frentzen lo segue in scia, e alla Variante della Roggia si riprende la sua posizione di partenza con decisione. Alla stessa curva finisce la gara di Marc Gené, speronato maldestramente dalla Arrows di Pedro De La Rosa.



Primo giro travagliato per Coulthard, autore di una partenza rivedibile e solo sesto al primo passaggio sul traguardo dopo una accesa battaglia con Salo e Ralf Schumacher, coi quali percorre appaiato il rettilineo che precede la Ascari. In frenata, lo scozzese cede il passo sia alla Williams che alla Ferrari.


All’inizio del secondo giro termina la gara di Gianfranco Fisichella, che alla staccata della Variante del Rettifilo si intraversa e finisce contro le barriere. Un Gran Premio di casa decisamente amaro per lui, partito dalla diciassettesima posizione. Per di più, a fine gara un gruppo di incivili fa a pezzi la vettura, rimasta incustodita per una incomprensione tra commissari e forze dell’ordine, come dichiarato dal responsabile della pista, Giorgio Beghella Bartoli, che si scusa con i dirigenti della squadra e assicura di pagare i danni.



Nella prima parte di gara Hakkinen tenta subito di creare un buon margine su Frentzen, girando su tempi irraggiungibili per il tedesco; l’unico in grado di girare sui suoi stessi tempi è - a sorpresa - Rubens Barrichello, in settima posizione e incollato al retrotreno della McLaren di Coulthard.


Lo stesso Frentzen riesce a staccarsi dai suoi inseguitori, capitanati da Alex Zanardi, che tiene dietro di sé Schumacher, Salo, Coulthard e Barrichello. Irvine, solamente ottavo, non ha il passo gara necessario per agganciarsi a questo gruppo.


Al decimo giro, Barrichello rompe gli indugi e con una staccata poderosa alla prima curva sorprende David Coulthard all’esterno. Il pilota McLaren incassa e si ritrova incredibilmente fuori dai punti.



Freme anche Ralf Schumacher, visibilmente più veloce di Zanardi ma incapace di trovare un varco; il giovane tedesco sembra cominciare a spazientirsi, tanto che in un paio di occasioni finisce lungo alla prima curva.


Intanto, all’undicesimo giro, il week-end nero della Benetton si conclude definitivamente con il ritiro di Alex Wurz, che gira lentamente lungo la pista prima di fermarsi al lato, sul rettilineo principale.


Trascorsi circa quindici giri, Hakkinen ha costruito un gap di sette secondi su Frentzen. Dietro, Salo perde leggermente contatto dalle Williams, e al contempo vede sempre più ingombrante la sagoma della Stewart di Barrichello.


Al diciottesimo passaggio sul traguardo, Zanardi lascia passare Ralf Schumacher in seguito ad un ordine di scuderia impartito dal team, e la differenza di passo del tedesco è subito evidente: giro veloce in 1'26"245.


Tempismo perfetto per Ralf, perché subito dopo Barrichello sorpassa anche di Mika Salo alla Variante della Roggia, grazie ad un’altra frenata al limite. Il pilota brasiliano non sta certamente deludendo di fronte a quelli che saranno i suoi tifosi a partire dalla stagione successiva.


Passano un paio di giri e Hakkinen abbassa di pochi centesimi il giro veloce fatto registrare da Ralf Schumacher, il tutto mentre i suoi due rivali per il titolo, Coulthard e Irvine, rimangono sornioni fuori dalla zona punti.


Alla ventitreesima tornata, in una bagarre nelle retrovie, Toranosuke Takagi valuta male il punto di frenata e centra in pieno la Minardi di Luca Badoer, spiccando il volo insieme alla sua Arrows. L’italiano deve ritirarsi, il giapponese prosegue con l’alettone distrutto fino ai box. Con questo botto, fanno due Minardi ritirate a causa di due incidenti provocati dalle due Arrows. Una manovra maldestra quella di Takagi, il cui sedile è oramai sempre più in bilico, con uno tra Jos Verstappen e Olivier Panis pronto a subentrare al suo posto nel 2000.



La rimonta indemoniata di Barrichello non accenna ad arrestarsi: Rubens passa anche Zanardi in uscita dalla Ascari con estrema facilità, a testimonianza di un ennesimo problema che si sta manifestando sulla Williams di Alex. Ad ogni staccata infatti, del fumo bluastro, che non fa pensare a nulla di buono, fuoriesce dai dischi dei freni.


Poco dopo anche Salo ha la meglio sulla Williams, guadagnando la quinta posizione.


Quando è il turno di Coulthard, però, Zanardi resiste con tenacia al tentativo di attacco dello scozzese alla prima curva.


Mentre va in scena questa battaglia arriva il colpo di scena che manda in estasi i tifosi italiani sugli spalti: nel corso del ventinovesimo giro, con una leadership apparentemente inscalfibile tra le mani, in percorrenza della Variante della Roggia Mika Hakkinen perde il controllo della sua McLaren e finisce fuoripista, nella ghiaia, facendo spegnere immediatamente la vettura.



Nel boato di gioia mista ad incredulità del pubblico, Mika getta via con frustrazione il volante, esce dall’abitacolo e scaglia anche un guanto per terra spinto da tutta la rabbia che ha in corpo. Poi si toglie il casco e si allontana velocemente scortato da un finanziere. Mika si nasconde tra piante alte che costeggiano il tracciato, ma la telecamera dall’elicottero riesce ugualmente ad inquadrarlo mentre si inginocchia e scoppia in un pianto disperato, che nemmeno le pacche sulle spalle di consolazione del finanziere, di un fotografo e di un marshall riescono minimamente a placare.


Comodamente in testa alla corsa, Hakkinen getta via altri dieci punti che sarebbero stati fondamentali in chiave iridata; un errore pressoché identico a quello commesso ad Imola nel mese di Maggio, quando uscì di pista mentre era in prima posizione con un ampio margine.


Così, Heinz-Harald Frentzen si ritrova a comandare il Gran Premio di Italia, davanti a Ralf Schumacher e Rubens Barrichello.



In questa fase inizia la serie dei pit-stop, inaugurato da Zanardi e Barrichello. Con pista libera e informato del ritiro del compagno di squadra, Coulthard suona improvvisamente la carica facendo segnare il giro più veloce in 1'25"832. David si avvicina a Salo, con il quale effettua un pit-stop in contemporanea: in questo frangente si rivela egregio il lavoro dei meccanici Ferrari, che consentono a Salo di mantenere la posizione.


Quando tutti hanno effettuato il rifornimento e cambiato le gomme, Frentzen fa l’andatura con pochi secondi di vantaggio su Ralf Schumacher, il quale precede Salo e Barrichello, la cui scelta di anticipare la sosta non ha pagato, poiché ha consentito al ferrarista di tornare davanti. Coulthard è quinto, mentre Irvine è sesto, incalzato da Alex Zanardi, colui che più di tutti è rimasto penalizzato dalle soste, essendosi ritrovato fuori dalla zona punti.


Barrichello non riesce a ripetere gli stessi tempi del primo stint di gara, poiché dopo la sosta deve difendersi fino alla fine dalla pressione di Coulthard. Quella tra la Stewart e la McLaren, e tra la Ferrari di Irvine e la Williams di Zanardi, sono le uniche battaglie che potrebbero animare il finale di gara. Ciò non accade, e alla fine dei cinquantatré giri previsti, Heinz-Harald Frentzen festeggia la sua terza vittoria in carriera, la seconda in questa stagione dopo quella ottenuta a Magny-Cours.



Un successo che consente all’ex Williams di salire in terza posizione nella classifica piloti, a quota 50 punti, solo 10 in meno rispetto ad Hakkinen e Irvine. Il nord-irlandese, autore di una gara anonima e mediocre se paragonata a quella di Salo, è solo sesto al traguardo, ma considerando il ritiro di Hakkinen può ritenersi comunque soddisfatto, avendo riconquistato la leadership del campionato a pari punti col finlandese.


Ralf Schumacher e Mika Salo completano il podio, a precedere Barrichello e Coulthard.


Per il finlandese della Ferrari si tratta del secondo podio in cinque gare disputate con la Rossa, ed ottenere un risultato del genere a Monza, rende il tutto ancora più speciale.



Sotto il podio, infatti, sono facilmente udibili i cori dei tifosi che intonano ripetutamente il suo cognome. Salo si rende preziosissimo soprattutto perché grazie ai suoi 4 punti, ed a quello singolo rimediato da Irvine, la Ferrari sale a 102 punti nel campionato costruttori, a sole sei lunghezze dalla McLaren-Mercedes. La Jordan consolida il terzo posto in graduatoria, dall’alto dei suoi 57 punti, contro i 32 della Williams.


Dai box, Eddie Jordan tesse le lodi di Frentzen:


"Desideravamo vincere una gara sull’asciutto, d’altronde le nostre due vittorie passate sono arrivate sotto la pioggia, a Spa e a Magny-Cours. È un successo speciale, partivamo dalla prima fila, siamo stati aggressivi, inoltre già da settimana scorsa abbiamo effettuato un’ottima sessione di test, e la vettura ha sempre mostrato di essere molto veloce. Heinz è stato perfetto per tutto il week-end, è senza dubbio una delle star di questa stagione. Fantastico. Il terzo posto nei costruttori, tuttavia, non è ancora assicurato, la Williams continua a crescere".


La gioia del vincitore non è da meno. Frentzen può addirittura pensare al titolo Mondiale, per niente un miraggio se si pensa alla costanza avuta dal pilota tedesco nel corso di questa stagione:


"Io continuo a ritenerlo un miraggio, ma ora sono quasi costretto a crederci. Dieci punti da Hakkinen ed Irvine sono pochi, basterebbe vincere un'altra gara, sperare che loro non vadano a punti. È assurdo, lo so, la nostra macchina è migliorata moltissimo, ma non vale ancora le Ferrari e le McLaren. Dovrei dire che è impossibile, io amo essere realista, non mi piace illudere me stesso, i miei tifosi, però la situazione è stuzzicante e sarebbe stupido non provarci. Datemi pure un pizzicotto, se volete svegliarmi: ma quando vedo Hakkinen che finisce in testacoda, pur avendo sette secondi di vantaggio su di me, un margine di assoluta sicurezza; quando vedo che Coulthard parte male, che le Ferrari arrancano mentre io volo in rettilineo, come si fa a non essere raggianti?"


"È il successo più bello della mia carriera, è difficile riassumere con le parole il mio stato d'animo. Da pochi giorni so che presto diventerò padre per la prima volta, al team l'ho annunciato proprio qui a Monza, il loro regalo è stato spingermi verso questa vittoria. È una stagione incredibile, il più bel momento della mia vita. Se all'inizio Jordan mi avesse detto che avrei vinto due gare, gli avrei dato del pazzo. Lui è eccezionale, ma lo è anche il mio capo macchina, Mike Gascoigne. Ecco un'altra dedica da fare: non posso dimenticarlo".


Frentzen riconosce di avere avuto una leggera dose di buona sorte, ma come si usa dire, la fortuna aiuta gli audaci, e il pilota della Jordan ha saputo sfruttare le occasioni che gli sono capitate nel migliore dei modi:


"Ho avuto un po' di fortuna, meno però che a Magny Cours, in occasione dell'altra vittoria. Là mi aveva aiutato la pioggia, tutto era stato falsato, qui dopo Hakkinen ero il più forte. Quando mi sono accorto che era finito fuori, ho pensato: che fortuna. Poi mi sono detto: rilassati, non ti agitare, cerca solo di portare il bambino a casa".


Con questa Jordan, inoltre, tutto è possibile:


"La nostra macchina è affidabile, da sette gare andiamo a punti. Al Nurburgring, dove c'è bisogno di un maggiore carico aerodinamico, dovremmo essere meno competitivi, ma dopo quanto è successo oggi, chi se la sente di azzardare una previsione? In fin dei conti a Budapest, su un circuito simile, sono finito quarto".


La felicità è dipinta anche sul volto scandinavo di Mika Salo, ancora incredulo di aver festeggiato un podio a Monza, con addosso la prestigiosa tuta della Ferrari:


"Chi l'avrebbe mai detto, dopo un week-end così? Prima della corsa pensavo che arrivare tra i primi dieci sarebbe stato già un bel risultato. E invece sul podio con tutta quella folla sotto che urlava, le bandiere, le braccia che salutavano: uno spettacolo fantastico, credo che cose del genere possano succedere solo qui in Italia. La mia corsa è stata abbastanza semplice. Dopo il via ho scoperto subito che sui rettilinei ero lentissimo e non riuscivo a superare Zanardi, mentre Ralf Schumacher c'è riuscito ed è andato via. Peccato perché sono convinto che avrei potuto riprendere Ralf. Anche Barrichello mi ha passato facilmente, ma almeno ci siamo rifatti al pit-stop perché, grazie a quella grande squadra che è la Ferrari, è stato lì che abbiamo fatto il nostro miracolo".


Un giornalista nord-europeo gli chiede come abbia fatto ad arrivare terzo con una macchina di m***a come la tua.


Mika replica in maniera esemplare:


"Ma è grazie a questa m***a che sono arrivato terzo".


Non è in dubbio però che la F399 debba migliorare:


"Sui guai di questo week-end i nostri ingegneri hanno già scoperto molte cose, se riescono a rifletterci bene, nei prossimi giorni sono sicuro che faremo un bel passo avanti. Dobbiamo concentrarci su questo e infatti andiamo al Mugello per rimettere a posto le cose".


Dall’altro lato del box, Eddie Irvine ha sentimenti contrastanti alla fine della gara: soddisfazione per il primo posto in campionato a pari punti con l’avversario, ma estrema delusione per la scarsa performance della Ferrari, senza dimenticare che Mika Salo è riuscito addirittura a salire sul podio mentre lui arrancava in sesta posizione, difesa a fatica dagli attacchi di Zanardi. A fine gara, Eddie deve ammettere:


"Un po' di fortuna? Ebbene sì, ne ho avuta. E ci voleva. Quando ti trovi a lottare per il titolo con una macchina molto lenta devi poter contare su tre cose: l'affidabilità, la strategia, e anche sugli incidenti. Quelli altrui, naturalmente. Quando ho visto Hakkinen fuori ho alzato gli occhi al cielo e ho detto: grazie. Solo così può succedere ogni tanto che la tartaruga batta la lepre".


"La vita è fatta così, ma oggi anch'io, come Hakkinen, ho pianto, perché la nostra situazione era disperata nonostante i piccoli miglioramenti fatti da venerdì a domenica. E invece eccoci qui: io ho preso un punto e lui niente. C'est la vie".


Si può guardare il bicchiere mezzo pieno, oppure mezzo vuoto, considerando la gara italiana un’occasione sprecata:


"Se avessimo avuto una macchina veloce come in altre corse oggi avremmo conquistato più punti. Invece ne prendo uno solo, e grazie ad Hakkinen che si è ritirato. Però, meglio così perché a essere sincero prima della gara ero convinto che avrei lasciato Monza quattro o cinque punti dietro Hakkinen. In mattinata ero molto pessimista, adesso posso guardare avanti con fiducia".


Secondo Eddie, si può guardare con ottimismo alle ultime tre gare della stagione:


"Sono finiti ormai i circuiti veloci, quelli dove sapevamo già che ci saremmo trovati in difficoltà. Ci aspettano tre circuiti dove per la Ferrari le cose possono andare molto meglio. Per la prossima gara al Nurburgring, ad esempio, avevamo già preparato da tempo un pacchetto di novità soprattutto aerodinamiche, e là tra quindici giorni io penso che le McLaren saranno sempre forti in prova, ma in gara noi andremo molto bene. Poi vengono altri due circuiti, quello della Malesia che è nuovo per tutti ma che ricalca caratteristiche dei primi circuiti europei dove noi eravamo forti. E infine Suzuka, dove noi siamo sempre andati bene. L'unico vero problema adesso è capire i motivi che hanno reso lenta la mia macchina, perché quella di Salo andava molto meglio. Se riusciamo a capire questo e a concentrarci sul lavoro da fare, si può sperare ancora".


Per Mika Hakkinen, diversamente, le sensazioni che lo attanagliano dopo il suo clamoroso ritiro, non sono per niente contrastanti: frustrazione, disperazione e rabbia. Emozioni esternate con quel pianto tra i boschi, che mai ci si sarebbe aspettati di vedere dall’imperturbabile pilota finlandese. Tornato ai box, Mika si scusa con Ron Dennis e il team, affermando senza mezzi termini di aver fatto un pasticcio. Dopodiché, col volto ancora rigato di lacrime, si reca presso il motorhome McLaren; sulla strada, il fotografo Ercole Colombo gli offre una salvietta di carta. Mika ringrazia e continua a ripetere a sé stesso di aver sbagliato. Ai giornalisti spiega:


"Stavo spingendo duramente, me lo aveva chiesto il team, probabilmente push voleva dire che dietro stava succedendo qualcosa, non so. Avevo appena concluso il ventinovesimo giro, quando alla seconda chicane, scalando le marce troppo in fretta, ho innestato la prima al posto della seconda. Un errore: perché la usiamo solo in partenza. Infatti ho perso subito la trazione posteriore: la macchina si è impuntata, non ho più potuto farci nulla. Ho perso il controllo della vettura. È durissimo da accettare, ma è andata così. È la prima volta che mi capita una cosa del genere: un piccolo, grave errore fatto da me, la macchina non c'entra".


Ron Dennis conferma che si è trattato di un errore del pilota, e nient’altro:


"Guai a parlare di guasti tecnici in casa McLaren. Una volta capita alla macchina, un'altra capita a Mika".


Trascorsa un’ora, e sbollita la rabbia, Mika si ripresenta e parla della situazione nella classifica piloti:


"Ho sprecato un'occasione d'oro per andare in fuga, adesso in classifica siamo tutti vicini, Irvine mi ha raggiunto, adesso c'è pure Frentzen che può essere uno sfidante pericoloso. Significa che dalla prossima gara bisognerà far punti. Sono convinto che sarà decisiva, come l'anno scorso, l'ultima gara a Suzuka. Certo che sono dispiaciuto, triste e deluso. Ma nel giro di un paio d'ore questi sentimenti spariranno e tutto tornerà normale. Parlare di mondiale quando non si conclude una gara è difficile, ma noi abbiamo grandi possibilità di finire bene questo campionato, perché sono gare a noi favorevoli".


"Stavo andando bene, guidavo in maniera brillante, spingevo sicuro, di Irvine non ero preoccupato, era lontano. Se continua a correre come qui a Monza, non ho paura di lui. Poi, l'incubo. Sognavo, e la corsa si è per me trasformata in un incubo".


Hakkinen prova a consolarsi da solo, sostenendo che poteva andare peggio, magari con una Ferrari competitiva ed un Irvine sul podio. Inoltre, se la Rossa dovesse mantenersi su certi livelli, difficilmente rappresenterà un problema nelle ultime tre gare, a prescindere dalla situazione in classifica. Ron Dennis assicura che Mika è un pilota di carattere, che non si arrende, e si dice sicuro di una sua pronta reazione al Nurburgring.


Chi è seriamente chiamata ad una reazione decisa, tuttavia, è la Ferrari, che non può accettare di essere stata scavalcata da Jordan e Williams nelle gerarchie in pista per due gare di fila. E con Schumacher ancora fermo ai box, nulla lascia pensare che possano verificarsi miracoli improvvisi.


Davide Scotto di Vetta

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