#14 1998: GP Belgio, a Spa vince Hill, Hakkinen e Schumacher rimandano la sfida mondiale...

Aggiornato il: giu 25



Sono 10.000 i tifosi pronti ad accogliere Michael Schumacher e la Ferrari durante i tre giorni di test sul circuito di Monza, che si svolgono dal 18 al 20 Agosto 1998.


Il supporto dei sostenitori del Cavallino aumenta in maniera direttamente proporzionale all’importanza del momento. Infatti, mancano quattro gare alla fine del campionato, che vede Mika Hakkinen in testa alla classifica con sette punti di vantaggio sul tedesco, inoltre, poche settimane dividono gli appassionati dal tanto atteso Gran Premio d'Italia, da disputare per l’appunto sul circuito lombardo.


L’entusiasmo intorno a Schumacher è alle stelle, soprattutto dopo la straordinaria vittoria ottenuta a Budapest, dove sia Hakkinen che Coulthard sono caduti sotto i colpi della F300 guidata dal due volte iridato e del muretto box diretto da Jean Todt e Ross Brawn, che con una geniale strategia a tre soste ha confuso gli ingegneri della McLaren.


Martedì 18 Agosto, la pioggia mattutina costringe i team a posticipare il lavoro pianificato nel pomeriggio, quando il sole torna a far capolino sul circuito. La Ferrari studia il comportamento della vettura a passo lungo, la cui introduzione non è andata a buon fine in quel di Hockenheim. A fine giornata è David Coulthard a far stabilire il miglior tempo, davanti a Schumacher, Irvine e la Jordan guidata da Pedro de la Rosa.


Il pilota di punta di Maranello ammette che rispetto alle prove passate, la F300 allungata gli ha dato delle ottime impressioni. Dopo i successivi due giorni di test, Michael fa sapere che la F300 allungata sarà utilizzata a Spa-Francorchamps, scenario della tredicesima prova del Mondiale. In casa Ferrari si ostenta fiducia, ma è lo stesso Schumacher a sostenere che probabilmente la McLaren sarà lontana circa mezzo secondo su una pista veloce come quella belga.


E il tempo di 1'42"263 fatto registrare da Coulthard durante il secondo giorno di prove, un secondo e mezzo più rapido del miglior tempo di Schumacher, fornisce un’ulteriore prova per avvalorare la tesi pessimistica del pilota di Kerpen.


Tuttavia, il portavoce della Ferrari, Claudio Berro, dichiara alla stampa:


"Questi tempi hanno valore relativo; noi siamo qui per lavorare non sulla velocità, ma sull'aerodinamica; l'importante è che i piloti siano soddisfatti del comportamento della vettura".


Inoltre, durante la prima giornata di prove, Irvine è costretto a fermarsi all'altezza della variante della Roggia dopo soli ventisei giri, a causa di un malfunzionamento alla trasmissione, mentre nel pomeriggio del 19 Agosto, sulla vettura di Schumacher si rompe la sospensione posteriore destra, causando un'uscita di pista.


Michael, terminati i test, commenta:


"A Spa partiamo sfavoriti, ma qui ci giochiamo il mondiale. La vettura a passo lungo debutta nel prossimo Gran Premio del Belgio, ma siamo indietro. Se cambieremo le Goodyear? Ci saranno sviluppi".


Intanto, in vista di due gare potenzialmente ostiche per la Ferrari, anche il presidente Luca di Montezemolo non si mostra così ottimista:


"Ci aspettano due gare molto, molto difficili. Non lo dico per scaramanzia: soprattutto qui a Monza sarà molto dura, e mi auguro che sia il test più severo fra quelli che mancano alla conclusione. Però ho avuto una grande soddisfazione: vedere la reazione così bella del team, vedere una Ferrari che ha vinto cinque gare, ha già centodue punti, tanti quanti nel 1997 al termine del campionato. Sono orgoglioso perché abbiamo il miglior team, e il pilota più bravo. Dobbiamo ancora fare dei progressi con la vettura, ma siamo ancora in lotta per il Mondiale".


"Pronostici? È l’ultima cosa al mondo che voglio fare. Dissi dopo la Germania di stare tranquilli, che avremmo lottato sino alla fine. La Ferrari ha dimostrato di saper reagire nelle ultime due stagioni; dopo Montecarlo si affermò che se non avessimo vinto in Canada il Mondiale si poteva già considerare finito. Abbiamo vinto. A Budapest si è parlato per l’ennesima volta di ultima spiaggia, e siamo arrivati primi. Diciamo così, e si vince".


Parlando del team rivale nella lotta al titolo, Montezemolo asserisce scherzoso:


"Vorrei che si fermasse tutte le prossime gare. No, scherzo. Ho sempre avuto un grande rispetto per questa squadra. Ottima vettura, trovo Hakkinen molto veloce, un ragazzo in gamba, che viene da momenti difficili. Merita. Per cui siamo contenti quando riusciamo a batterli. Se dovessi rubare loro qualcosa, vorrei qualche miglioramento aerodinamico, vedere le loro sospensioni, cogliere qualche dettaglio qua e là".


Conclusi i test a Monza, la Ferrari prosegue il suo lavoro sul circuito di Fiorano, pochi giorni prima di recarsi in Belgio. Sia i due piloti titolari che il collaudatore Luca Badoer hanno il loro bel da fare: Schumacher si concentra soprattutto sul perfezionare le partenze, Irvine prova nuovi pneumatici Goodyear, mentre Badoer collauda la terza F300 a passo lungo che fungerà da muletto a Spa.


"Dobbiamo cercare di aumentare la velocità di punta delle nostre monoposto, e l’allungamento del passo è una delle strade da percorrere”.


Dichiara Jean Todt prima di fare le valigie e partire per il Belgio, dove, e non è una novità, è prevista pioggia per sabato e domenica.


Una eventualità che non dispiacerebbe a Michael Schumacher, senza ombra di dubbio il pilota che più di tutti si sente a suo agio su pista bagnata. Senza dimenticare che Spa-Francorchamps è un tracciato dove lui si esalta particolarmente, a prescindere dalle condizioni dell’asfalto. Oltre ad essere il circuito dove il giovane Michael fece il suo debutto al volante della Jordan, sorprendendo tutti con una straordinaria settima posizione ottenuta in qualifica, Spa è anche terra di conquista per il ferrarista, vincitore per ben cinque volte su sette partecipazioni. Una di queste però gli fu negata nel 1994, a causa di un eccessivo consumo del fondo della Benetton, la quale si giustificò sostenendo che la causa fosse un’escursione fuoripista di Schumacher. La FIA non dette credito a tale difesa, e squalificò il tedesco, consegnando la vittoria a Damon Hill.


A dire il vero la pioggia imperversa su Spa sin dal giovedì, insieme ad un freddo insopportabile, soprattutto se paragonato al caldo afoso di Budapest due settimane prima. Forse è proprio il brutto tempo che trasmette ottimismo a Schumacher, che in conferenza stampa dichiara:


"Onestamente sono fiducioso. Questo è un circuito che piace a tutti i piloti. A me in particolare, e noi abbiamo le carte in regola per vincere. Di sicuro sarà una corsa difficile, dura, ma non vedo motivi che ci impediscano di ottenere risultati importanti. Il tracciato è bello, impegnativo e mi ha sempre trattato bene. Qui ho disputato gare fantastiche, e in certe occasioni ho anche avuto fortuna. Tutto l’insieme mi dà la carica necessaria, mi sento bene".


"Qui in Belgio possiamo fare un gran risultato. Sarà dura, ma siamo ben preparati. Per Monza non vedo difficoltà. Tutti scrivete che è la nostra pista nera, ma vi dico che non è più così. Abbiamo fatto tanti di quei chilometri a Monza, migliorando in continuazione, che mi sento di affermare con sicurezza che non vedo più quelle difficoltà che avevamo prima".


Dopodiché, incalzato in sala stampa dai giornalisti sulla domanda relativa al seicentesimo Gran Premio disputato dalla Ferrari, Schumacher risponde:


"Il seicentesimo Gran Premio della Ferrari? Ma che state dicendo, è a Monza che si festeggerà questo avvenimento".


In un attimo cade il panico in sala, ed i giornalisti terrorizzati cominciano a pensare di avere preso un grosso abbaglio. E invece è Schumacher ad aver sbagliato:


"Ma io credevo, non so, mi avevano detto...beh, sì, vuol dire che una vittoria qui sarà il mio regalo al presidente che lunedì compie cinquantun'anni".


Michael viene anche interrogato in merito al ritorno della Ferrari con passo lungo:


"Sì, l’abbiamo provata, anche se non abbastanza. Sotto certi aspetti va meglio di quella normale, e quindi la usiamo. A Hockenheim non era ancora pronta, c’erano problemi di affidabilità, non abbiamo voluto correre rischi. Adesso siamo più tranquilli. Dopo la gara in Germania e i test a Monza, abbiamo capito e imparato. Sono stati fatti passi avanti. Adesso sono meno preoccupato anche in vista del Gran Premio d’Italia".


Mancano quattro gare al termine del Mondiale, e ci si chiede su che pista la Ferrari potrà mostrare i muscoli, e su quale dovrà invece scegliere di correre in difesa. Secondo Schumacher:


"Qui dovremo essere competitivi, ci siamo preparati abbastanza per giocarci il primo posto. A Monza non saremo in difficoltà come credevo, e il Nurburgring è adatto per la nostra vettura. A Suzuka, invece, potrà succedere di tutto".


La strategia è stata cruciale in Ungheria, e il pilota tedesco ne approfitta per elogiare nuovamente il suo team:


"Le strategie oggi sono determinanti, e posso solo fare i complimenti al mio team, sono i migliori. Quest’anno abbiamo vinto parecchio grazie alle tempestive decisioni dei nostri tecnici e di Ross Brawn in particolare. Sono molto bravi, sono loro che decidono. Io mi limito ad andare più forte quando me lo chiedono. C’è una fiducia enorme tra me e il team, e questo aiuta. Questo è anche uno sport di squadra, le vittorie più belle nella stagione sono arrivate per il lavoro svolto tutti insieme".


In conclusione, gli viene fatto notare che se Spa può definirsi un suo feudo, su questa pista Hakkinen può vantare soltanto un secondo posto, ottenuto nel ‘94. Michael replica dicendo:


"Credo che Hakkinen sia abbastanza esperto per non farsi travolgere dalle emozioni, e non penso che la nostra sarà una guerra di nervi, piuttosto vincerà chi avrà la miglior vettura e saprà sfruttarla al massimo".


In merito alla questione iridata si esprime anche il campione in carica Jacques Villeneuve, reduce da due terzi posti che sembrano avergli fornito la giusta motivazione in vista di un finale di stagione in cui la Williams si gioca il terzo posto nei costruttori con la Benetton, e durante il quale il pilota canadese spera di poter riassaporare il gusto della vittoria, che gli manca da quasi un anno (l’ultima vittoria risale infatti al 28 Settembre 1997, nel Gran Premio del Lussemburgo). Parlando della lotta al titolo, Jacques afferma:


"Sono convinto che la McLaren resti la favorita per il titolo, anche se Schumacher è indubbiamente un rivale da tenere sempre d’occhio. Io comunque non farò differenze: la mia intenzione è quella di vincere almeno una gara prima della fine della stagione. E il circuito di Spa è il posto giusto per sperare".


Rimanendo in casa Williams, sembra essere Ralf Schumacher l’indiziato numero uno a sostituire Villeneuve, nuovo pilota della BAR a partire dalla stagione '99. La strada che porta al più piccolo dei fratelli Schumacher tuttavia è impervia, poiché secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild Zeitung, Eddie Jordan pretende un cospicuo risarcimento per cedere il suo pilota, o meglio, per non avvalersi di una clausola presente nel contratto di Ralf, che conferisce al team manager la facoltà di prolungare la permanenza del pilota tedesco in Jordan, in cambio di un aumento di stipendio fino a tre milioni di sterline.


Ciononostante, Ralf Schumacher accoglie con piacere la possibilità di guidare per lo storico team di Frank Williams:


"Sarei felice di correre per la Williams. Spero si possano risolvere i problemi attuali".


La scelta di Ralf ha anche il benestare di suo fratello maggiore, secondo il quale:


"La Williams sarebbe per lui la cosa migliore. La squadra farà di tutto per tornare ai vertici. Jordan è invece famoso per pensare solo ai soldi, mentre un team completamente nuovo - il riferimento è alla neonata Bar - non sarebbe ottimale per Ralf".


E' curioso il fatto che il titolo di apertura del giornale belga Le Jour indichi che nella propria redazione di Vervier (tra Liegi e Spa) sia giunto un fax firmato da un sedicente movimento islamico, col quale si chiedeva di far sapere agli organizzatori del Gran Premio del Belgio che se Ecclestone non avesse pagato immediatamente la somma di dieci milioni di franchi (circa 250.000 euro) al movimento medici senza frontiere del Sudan, il Gran Premio non avrebbe preso il via.


Consegnato alla polizia, il messaggio suscita allarme perché si rivela essere solo l'ultimo di una serie ricevuta da vari organi in Belgio nei giorni precedenti al Gran Premio. Tra questi messaggi anche uno proveniente dal Sud America, secondo il quale sarebbero stati minacciati sabotaggi alla vettura di Schumacher e agli interessi americani che nel caso della Ferrari sono quelli della Philip Morris, che è il principale sponsor del Cavallino. Di tutta la vicenda viene informato il sostituto procuratore del re di Verviers, Robert André, che apre subito un'inchiesta.


Nonostante i box e gli alberghi della Ferrari vengono presidiati discretamente, Schumacher dichiara:


"Non sapevo niente, anzi mi era sembrato di capire che le minacce riguardassero la McLaren. In ogni caso non sono preoccupato. Devo dire che non è la prima volta che ci capita, e so che queste situazioni vanno tenute d'occhio. Non ho paura, ma lasciatemi dire che di queste cose più si parla peggio è perché non si sa mai che idee possono venire a chi legge".


Le prove libere del Gran Premio del Belgio offrono già la prima sorpresa del week-end.


Per la seconda volta in stagione (la prima fu in Australia, ma su pista bagnata), Michael Schumacher è davanti a tutti a fine giornata. Un risultato che soddisfa parzialmente, poiché è al termine della giornata del sabato che conta essere primi in graduatoria, un’impresa fino ad ora mai riuscita al Cavallino in questa stagione. Hakkinen è secondo, distante undici millesimi, ma autore durante la mattinata di un’uscita di pista alla curva Stavelot ad una velocità di 240 km/h, che ha causato il danneggiamento con conseguente sostituzione delle sospensioni anteriori, il musetto e il fondo della Mp4/13 del leader del Mondiale.


Decisamente più spettacolare l’incidente di Jacques Villeneuve, che perde il controllo della vettura all’Eau Rouge e va a sbattere contro il guard-rail, distruggendo la sua Williams.


"E’ stato l’incidente più bello di tutta la mia carriera".


Dichiara ironico il canadese, prima di spiegare la dinamica dell’incidente:


"Quello è un punto molto difficile della pista, dove non vedi la curva successiva. Sono finito in una zona di asfalto sporco e ho perso il controllo. È andata bene: ero sui 290 km/h, ho riportato solo una leggera contusione a un ginocchio. Queste vetture sono molto robuste".



Il primo tempo nelle libere però si rivela soltanto fumo negli occhi per Schumacher, la Ferrari e i suoi tifosi, poiché il giorno dopo, per la nona volta in stagione, le McLaren monopolizzano la prima fila. Hakkinen batte Coulthard per un decimo e mezzo, e festeggia la sua decima pole position in carriera. In terza posizione non c’è Schumacher, bensì un eccezionale Damon Hill al volante di una Jordan che continua a mostrare evidenti segni di crescita gara dopo gara.


Schumacher è solo quarto, a un secondo e tre da Hakkinen. Sarebbe stato un secondo e un decimo se non fosse che il suo miglior giro viene cancellato perché effettuato in regime di bandiere gialle, sventolate per la Benetton di Wurz rimasta ferma lungo la pista. In ogni caso, un risultato più che deludente per il ferrarista, speranzoso di battagliare con le Frecce d’Argento per la prima fila, e invece battuto persino da una Jordan, un pericoloso ostacolo in vista della gara.


Una giornata difficile per Michael, mai in grado di completare un giro senza commettere sbavature, e che non fa una gran figura nemmeno fuori dall’abitacolo, dato che di fronte ai giornalisti giustifica il distacco abissale dalle McLaren dicendo di aver dovuto rallentare durante il suo miglior tentativo a causa delle bandiere gialle. Peccato che, trascorsi poco più di trenta minuti, uscirà il comunicato dei commissari di gara che sottolineerà come la Ferrari numero tre 'non ha rallentato nel momento in cui si stava rimuovendo la vettura di Wurz, nonostante le bandiere gialle fossero agitate. Ed ha ottenuto il suo miglior tempo della sessione, 1'49"797, e il suo miglior intertempo nel terzo settore, 29"697, mentre passava davanti al luogo dell'incidente'. Dichiarerà Schumacher a riguardo:


"Quando ho visto le bandiere gialle ho rallentato, ma come faccio a dimostrarlo se pur avendo fatto ciò, quello è rimasto il mio miglior tempo? In ogni caso non sarebbe cambiato nulla sulla griglia di partenza; inutile recriminare. Il vero problema è che dopo io non sono riuscito a fare un tempo ancora migliore".


Il tutto reso ancora più amaro dal fatto che il nuovo super-motore di 800 cavalli, montato appositamente per la qualifica (quaranta cavalli in più rispetto a quello standard usato in gara), non abbia dato i frutti sperati. Non a caso, Schumacher appare piuttosto deluso:


"Non mi facevo illusioni sulla pole, sapevo che la prima fila era difficile ma possibile, però quarto proprio non me l'aspettavo. E' un brutto colpo che rende tutto più difficile. Sono contento per Damon, ma per me è come avere davanti tre McLaren. Nessuno di loro tre farà nulla per favorirmi, anzi: mi renderanno la vita difficile. A me non resta che cercare di fare una buona partenza".


Schumacher ha fatto molti test, ha la macchina a passo lungo, il nuovo motore, si trova su una pista a lui favorevole, quindi i giornalisti chiedono al tedesco cos'è che non ha funzionato bene:


"Posso farla io questa domanda? E se ce l'ha è pronto a darmela una risposta? Perché io non ce l'ho. Non c'è una spiegazione precisa. Ci siamo resi conto che qualcosa non ha funzionato bene, ma non sappiamo che cosa: ora cercheremo di capire e di rimediare. Fatto sta che non sono riuscito a sfruttare tutto il potenziale a disposizione, ma una spiegazione precisa attualmente non c'è".


"Abbiamo un secondo di distacco, che non è normale, e non so cosa possiamo fare nella notte per ridurlo, anche se qualche idea l'abbiamo. In sintesi devo cercare di fare una buona partenza, di stare addosso alle McLaren per evitare che se ne vadano via lontane, poi fare una buona strategia di soste ai box e basta. L'esperienza è utile quando lotti ad armi pari. Quando invece sei così indietro non serve a molto".


"Il nuovo motore va molto bene, la differenza si sente eccome, col vecchio forse non sarei nemmeno quarto. Diciamo che per ora è un passo avanti, piccolo ma molto utile. Lo svilupperemo per sfruttarlo meglio, ma il problema è più complesso. Sviluppi il motore e devi sviluppare anche tutto il resto. E' una catena che non finisce mai. Resta il fatto che le due McLaren sono molto più veloci di quanto noi ci aspettavamo".


L’altra Ferrari di Irvine si piazza subito dietro il suo caposquadra, ma senza il traffico di Riccardo Rosset alla Bus Stop probabilmente il nord-irlandese sarebbe persino riuscito a scalzarlo dalla seconda fila, a testimonianza della scialba giornata vissuta dal pilota tedesco.



Ciò senza dimenticare la straordinaria prova delle McLaren, capaci di rifilare un secondo ai diretti inseguitori. Hakkinen beffa Coulthard all’ultimo tentativo e fa sua la quinta pole in sei gare, confermandosi un vero e proprio mastino anche in qualifica. Al momento, il peggior piazzamento in griglia del finlandese rimane il terzo posto ottenuto in Argentina e in Austria. Inoltre, su tredici qualifiche disputate solo tre volte Coulthard ha avuto la meglio su di lui.


E' invece solo sesto Jacques Villeneuve, che nonostante ciò dimostra di essere riuscito a mettersi alle spalle il terribile incidente del giorno precedente:


"L'adrenalina era troppo forte e mi ha permesso di salire in auto senza paura. Non ero condizionato, ho spinto al massimo, anche all'Eau Rouge, che ho percorso senza alzare il piede dall'acceleratore. I problemi sono altri: la macchina non va, il sesto posto è deludente. Abbiamo apportato qualche modifica all'assetto, che non avevamo potuto effettuare venerdì avendo perso quaranta minuti per il mio incidente, ma purtroppo non ha funzionato".



Con una McLaren molto competitiva, il suo compagno di box a coprirgli le spalle, e la sorpresa Hill di mezzo, per Hakkinen si profila una fuga in solitaria verso la vittoria.


"Questa McLaren non finisce mai di stupirmi. Nel mio ultimo tentativo, con alcune modifiche sul bilanciamento, era un'auto grandissima, mi sembrava di volare. Francamente, in queste condizioni, non sono sorpreso di aver rifilato più di un secondo a Schumacher. E' un distacco incredibile, ma è l'esatta dimensione delle nostre potenzialità".


"Gli errori in gara tengono aperta la porta, ma anche quelli sono destinati a finire presto. L'Ungheria ci è servita, ci siamo fatti un esame di coscienza, qui in Belgio non sbaglieremo strategia. Siamo venuti per vincere e per dare alla Ferrari il colpo del ko. Il nostro obiettivo è una doppietta: se ci riuscissimo, avremmo tutto in mano. Io il titolo piloti, la squadra quello costruttori".


"Hill è andato fortissimo, si ripeterà anche in gara, lui è mio amico e non mi tradirà. Gli ho chiesto di strappare punti a Schumacher, ce la metterà tutta. Con Coulthard i patti sono chiari. In prova la nostra lotta è stata eccitante, è andato fortissimo, ad un certo punto ero convinto che non sarei riuscito a batterlo. Ma la gara è un'altra cosa: se parto in testa, mi proteggerà le spalle".


Lo stesso Coulthard ammette:


"Le Ferrari in corsa inventano sempre qualcosa e noi dobbiamo saperci difendere. Aiuterò Mika, non avrebbe senso il contrario. E' frustrante, non riesco proprio a batterlo: anche qui mi ha rifilato un decimo e mezzo, eppure sono andato come un razzo. Forse ho perso la chance alla chicane, quando sono saltato sui cordoli. Ma è stata un'inezia. Pensavo di finire in pole e invece...".


C’è un dato, però, che può far ben sperare Schumacher: in tutte le gare vinte a Spa, Michael non è mai partito dalla pole position. Una particolarità magari fine a sé stessa, ma che forse acquisisce valore nel momento in cui domenica 30 Agosto un violento temporale può facilmente stravolgere i valori in campo. Con la certezza che il favorito in condizioni di pista bagnata diventi proprio lui.


Forse ora, festeggiare i seicento Gran Premi del Cavallino non è più un’utopia.


Nel '97 la scelta di montare gomme intermedie anziché le full-wet prima di iniziare la gara dietro la Safety-Car, a causa della tanta acqua presente sul tracciato, si rivelò la strategia vincente che consentì a Schumacher di andare a vincere indisturbato la corsa, consolidando la sua leadership in campionato.


Memore di quella mossa, in casa Ferrari ci riprovano: mentre le McLaren e Hill montano gomme da bagnato estremo, Schumacher opta per Goodyear intermedie.


Si parte.


Hakkinen ha uno scatto felino, diversamente da Coulthard e Hill, rimasti attardati.



La partenza migliore è sicuramente quella di Jacques Villeneuve, scattato sesto e addirittura secondo in uscita dalla Source.


Poi, il caos totale.


Una nube d’acqua si alza proprio in percorrenza del breve rettilineo che porta all’Eau Rouge, ragion per cui si riesce solo ad intravedere la McLaren di Coulthard che si intraversa e va a sbattere contro il muro del vecchio box, rimbalza in pista e viene centrata da Irvine, innescando una carambola terribile che coinvolge più di tredici vetture.


"La peggior partenza di una gara che io abbia mai visto in vita mia".


Dirà in quel preciso momento lo storico commentatore Murray Walker, rimasto attonito come tutti nell'osservare questo rocambolesco incidente. Monoposto distrutte qua e là con detriti sparsi dappertutto, lasciate lì dai piloti che si dirigono in fretta e furia ai box per salire sul muletto, dato che la direzione gara ha logicamente interrotto la corsa, facendo sventolare le bandiere rosse.



Irvine, seppur zoppicante, si dirige frettolosamente ai box, domandandosi se il team preferirà preservare il muletto per Schumacher nel caso in cui dovesse esserci un altro incidente al secondo via, oppure metterlo a sua disposizione per la ripartenza; Rubens Barrichello si tiene il braccio dolorante, ma sbraita nervosamente perché vuole comunque prendere parte alla gara; Trulli e Panis camminano uno di fianco all’altro, consci che solo uno dei due - ovvero l’italiano - potrà tornare in pista sull’unico muletto a disposizione. Stesso dicasi per la Arrows e la Tyrrell, con Diniz e Takagi a beneficiare della vettura di riserva a discapito di Salo e Rosset.



Un week-end da dimenticare per Mika Salo, già protagonista durante le libere del sabato mattina di un pauroso incidente all’Eau Rouge, dal quale ne esce fortunatamente illeso se si esclude qualche escoriazione ed un gran mal di testa, che non gli hanno precluso la partecipazione ad una gara che è durata comunque pochi secondi per lui, essendosi conclusa con un altro botto, per fortuna anch’esso senza serie conseguenze.


In totale, l'incidente costerà ai team coinvolti ben 30 milioni di dollari.


Nel frattempo, le poche vetture superstiti si sono riposizionate sulla griglia, in attesa che i commissari ripuliscano il tracciato. Un’operazione ovviamente lunga, considerando le numerose vetture incidentate. Per rimuovere più in fretta i detriti rimasti sulla pista, vengono utilizzati persino degli idranti.


Una volta ripulito il tracciato, i piloti sono già tutti schierati sul rettilineo principale, ad eccezione di Panis, Salo, Rosset e Barrichello, le cui rimostranze si rivelano inutili, poiché viene dichiarato infortunato e impossibilitato a gareggiare.



Al secondo start quindi predono parte diciotto vetture.


Intanto sul circuito belga ha smesso di piovere, e l’asfalto va asciugandosi. Se in precedenza montare le gomme intermedie era stata una vera e propria scommessa effettuata dalla Ferrari, adesso diventa la prima scelta di tutti i piloti, che sostituiscono le full-wet con le intermedie.


Dopo una lunga attesa, la gara ricomincia.


Allo spegnimento dei semafori Coulthard parte ancora male, Hill invece è autore di una partenza eccezionale, al punto che in uscita dalla Source è davanti anche a Mika Hakkinen, il quale non si è mosso con la stessa prontezza del primo via.



In percorrenza della prima curva, il finlandese viene affiancato all’esterno da Schumacher.


I due sono ruota a ruota, entrano in contatto, poi Hakkinen accelera con leggero anticipo e finisce per girarsi.



Con il muso della McLaren girato dalla parte opposta, tutte le vetture riescono ad sfilarlo ai lati, eccetto Johnny Herbert, il quale fa quel che può ma non è in grado di evitare il contatto con l’avantreno della McLaren. La gomma anteriore sinistra di Hakkinen vola via, la parte anteriore della vettura è distrutta.


Per Hakkinen arriva quindi un clamoroso ritiro, a causa di uno dei pochi errori commessi durante il campionato. Stessa sorte tocca allo sfortunato Herbert, coinvolto anche nell’incidente alla prima partenza.



Le cose non vanno meglio all’unica McLaren superstite, quella di Coulthard, in gara con la vettura di riserva e finito nella ghiaia a Malmédy insieme ad Alex Wurz, in seguito ad un contatto tra i due. Wurz deve ritirarsi, Coulthard invece può ripartire, ma dall’ultima posizione.


Dietro il leader della gara Hill, Schumacher si sbarazza subito di Irvine alla fine del rettilineo del Kemmel, sempre nel corso di un movimentato primo giro, che si conclude con l’entrata in pista della Safety-Car, necessaria per rimuovere la vettura di Hakkinen dalla traiettoria.



Al termine del primo passaggio, l’ordine della classifica vede dunque Damon Hill in prima posizione, Schumacher e Irvine in seconda e terza, seguiti da un ottimo Alesi, scattato dalla decima casella, e le Williams di Villeneuve e Frentzen a chiudere la zona punti.


Dopo due giri in regime di Safety-Car la gara può ripartire per la terza volta.


Alla Source Villeneuve passa facilmente Alesi, il quale, nonostante l’ottima partenza, è un po' in crisi nel confronto coi primi. Il giro dopo anche Frentzen ha la meglio sul pilota francese.


Hill e Schumacher dimostrano subito di disporre di un passo di gara nettamente superiore, dato che dopo cinque giri Irvine paga un gap di sei secondi dal duo di testa. Nonostante la gran velocità, l’impressione è che Schumacher stia prendendo le misure della Jordan, al fine di effettuare il sorpasso che vale la testa della corsa senza prendersi troppi rischi. D’altronde Hakkinen è fuori dai giochi, e il sorpasso in questione, oltre ai potenziali dieci punti, vale anche il sorpasso provvisorio in classifica piloti.


I due viaggiano sul passo del 2'05", quasi tre secondi a giro più veloci degli altri; Coulthard, solo quattordicesimo e in evidente difficoltà con le gomme Bridgestone intermedie, è addirittura sei secondi più lento.



All’ottavo giro Schumacher rompe gli indugi: il ferrarista esce fortissimo da Blanchimont, sfrutta tutta la scia della Jordan e la affianca alla Bus Stop. Per Hill non c’è possibilità di replica, il britannico tenta timidamente di chiudere la traiettoria, ma è troppo tardi, Schumacher gli è davanti.


Un sorpasso pulito e deciso quello del tedesco, che dimostra tutta la sua superiorità il passaggio successivo, quando fa segnare il giro veloce in 2'03"766, tre secondi più rapido rispetto a Hill.


Come già accaduto in precedenti occasioni, Schumacher sembra l’unico a non risentire dell’asfalto bagnato e delle insidie che esso porta. Ciò non vale per il resto dei piloti in gara, tra cui Villeneuve, che va lungo alla Bus Stop e deve cedere due posizioni a vantaggio di Frentzen e Alesi, ed in seguito Eddie Irvine, che mentre si avvicina gradualmente a Hill è autore di un errore a Les Combes e danneggia l’alettone anteriore, che gli rimane incastrato sotto la vettura.



Eddie percorre a fatica l’intero giro in condizioni precarie, arriva ai box, dove i meccanici tolgono l’alettone danneggiato, e montano un nuovo musetto e le gomme full-wet al posto delle intermedie, poiché la pioggia ha ricominciato a cadere sulla pista in maniera copiosa, e riparte dopo 17.8 secondi, tornando in pista in undicesima posizione.


Rientrano anche Coulthard, nella speranza di guadagnare un maggior feeling col tracciato dopo uno stint infelice con le intermedie, rivelatesi un disastro per tutti i piloti gommati Bridgestone, e Ralf Schumacher, che è in settima posizione.



Dopo quindici giri percorsi sui quarantaquattro previsti, Michael Schumacher detta l’andatura con diciotto secondi di vantaggio su Hill, mentre in terza posizione risale Jean Alesi, che sfrutta un errore di Frentzen alla curva Rivage.


Durante il passaggio successivo, i primi quattro si fermano ai box per passare su gomme full-wet. Non si fermerà Villeneuve, né a questa né alla tornata successiva: il canadese paga il giro di troppo effettuato su pneumatici intermedi, si intraversa e finisce la sua gara contro un muro.


Che si giri su intermedie o full-wet poco cambia per Michael Schumacher, che nel suo out-lap rifila in un solo settore tre secondi ai suoi diretti inseguitori. Una superiorità a dir poco disarmante. Può sorridere anche suo fratello Ralf, il quale, grazie al pit-stop anticipato rispetto agli avversari, si issa in terza posizione, dietro Hill e davanti ad Alesi, Frentzen e Irvine, già rientrato in zona punti nel corso de ventesimo giro. Il numero due della Ferrari non si accontenta, e mette nel mirino Frentzen, visibilmente più lento di lui.


Al netto dell’errore, senz’altro una buona prova del nord-irlandese, considerando che è alla guida del muletto settato secondo le indicazioni di Schumacher.


La pista però è sempre più inondata d’acqua, e la visibilità è ridotta al minimo, come dimostra il grosso rischio corso da Schumacher nell’effettuare il doppiaggio di Diniz a Rivage, dove il brasiliano della Arrows si accorge solo all’ultimo della presenza della Ferrari, ed evita per un pelo di chiudergli la traiettoria.


È il venticinquesimo giro, e il successivo doppiaggio da effettuare per il leader della corsa è David Coulthard. Viste le condizioni proibitive del circuito e la scarsa visibilità, Jean Todt si reca presso il muretto box McLaren affinché Ron Dennis comunichi al suo pilota dell’arrivo di Schumacher.


L'avvertimento, però, sembra non servire a molto.


In percorrenza della Rivage Schumacher, leggermente infastidito, alza un braccio, essendo già da un giro e mezzo bloccato dietro la McLaren. Poi, in percorrenza del breve rettilineo che porta a Pouhon, Coulthard alza il piede per dar strada a Schumacher, rimanendo però sulla traiettoria ideale. Schumacher, investito dalla nube d’acqua innalzata dalla McLaren, non si accorge del rallentamento del pilota scozzese, fino a quando non si trova a pochi metri dal retrotreno della sua vettura; il pilota tedesco tenta disperatamente di schivarlo, senza però riuscirci.


La Ferrari quindi centra in pieno la Freccia d’Argento di Coulthard.



Michael si ritrova a girare su tre ruote, Coulthard senza alettone posteriore. Entrambi tuttavia riescono a tornare ai box, e Schumacher, appena parcheggiata la vettura all’interno del garage, scende frettolosamente dall’abitacolo e si precipita al box McLaren, mentre Stefano Domenicali tenta di fermarlo con scarso successo.



Giunto all’entrata del box McLaren, Schumacher viene bloccato dai meccanici, con Coulthard distante pochi metri con ancora addosso il casco. Michael è furioso, incolpa in tutto e per tutto Coulthard per l’incidente, e nella frustrazione del momento arriva a chiedergli se era stata sua intenzione tentare di ammazzarlo.


"Assassino".


Grida Schumacher.


"Animale".


Gli risponde Coulthard.


"L'hai fatto apposta".


Ribatte ancora il pilota tedesco.


Dopodiché, Jean Todt riesce finalmente a trascinare il suo pilota verso il box Ferrari, per provare a calmarlo. La McLaren scagiona subito Coulthard, affermando che gli era stato comunicato di rallentare per far passare Schumacher, ordine poi eseguito prontamente dal pilota scozzese. In Ferrari la pensano diversamente, come diranno sia Schumacher che Todt nel dopo gara.



Con il clamoroso ritiro del ferrarista, Damon Hill torna in testa alla gara, davanti al compagno di squadra Ralf Schumacher. Tutto d’un tratto in casa Jordan possono sperare in un’incredibile doppietta. La gara però è ancora lunga, soprattutto in condizioni del genere, su un tracciato oramai ai limiti della praticabilità. O forse già oltre tale limite.


Un giro dopo l’uscita di scena di Schumacher infatti, la Ferrari deve fare i conti anche con il ritiro di Irvine, che sfiora un cordolo in entrata di Pouhon e finisce la sua corsa insabbiato a pochi metri dalle barriere. Lo stesso Hill rischia grosso finendo lungo alla Bus Stop, ma ciò che costringe la direzione gara a far entrare in pista la Safety-Car è l’incidente che vede coinvolti Fisichella e Nakano.


Con una dinamica simile a quella tra Schumacher e Coulthard, Fisichella giunge alla Bus Stop inconsapevole della presenza della Minardi del giapponese. Come Schumacher pochi minuti prima, il romano tampona Nakano, distruggendo la fiancata destra della sua Benetton sulla quale si sviluppa anche un principio d’incendio. Ovviamente la gara termina qui anche per Fisichella e Nakano.


"E' stato terribile. Ho avuto molta paura. Non durante la collisione, perché subito non mi sono reso conto di nulla, non ho visto la Minardi di Nakano, ero all'uscita di una curva, l'ho presa in pieno senza accorgermene. I brividi sono arrivati dopo: ho sfiorato il guard rail, era tutto rotto, le ruote saltate, la macchina che aveva preso fuoco, non ci ho capito più niente. Sono sceso che ero uno straccio".


"Nakano andava molto più piano di me, circa ottanta chilometri l'ora in meno, ma non ha responsabilità. In condizioni normali lo avrei evitato, il problema è che con tutta quest'acqua non si vedeva niente, a malapena riuscivo a scorgere la mia visiera. E' assurdo correre in situazioni del genere, si rischia la vita, ci vorrebbe più buon senso, non si può mettere così a repentaglio la sicurezza dei piloti".



"Già durante la prima partenza la leggerezza dei commissari è stata imperdonabile: bisognava partire con la Safety-Car, com'era successo l'anno scorso. Io me la sono cavata, perché sono scattato bene, da settimo ero diventato quarto, sono riuscito ad evitare Coulthard, una delle sue gomme mi è passata sopra la testa, a scappar via dal macello, ma tredici macchine sono rimaste coinvolte e questo dovrebbe far riflettere. Poteva scapparci un massacro. E io avrei usato la Safety-Car anche nella seconda partenza, quando sono andato male e ho perso una posizione. Cosa che ha messo la mia gara in salita".



Sarà duro con la FIA anche David Richards, il responsabile della Benetton:


"Questa gara deve porre degli interrogativi ben precisi sulla sicurezza. Quasi tutti gli incidenti sono stati dei tamponamenti causati dal fatto che le macchine non erano visibili tra gli spruzzi. I commissari avrebbero dovuto essere più presenti, la gara è stata pericolosissima. E possiamo davvero ringraziare che nessuno si sia fatto male. Nessuno spettacolo può meritarsi certi rischi".



Essendo necessario rimuovere i resti delle due vetture incidentate, Charlie Whiting decide di fare entrare nuovamente la Safety-Car in pista.


Al trentesimo giro, la classifica vede Hill primo, Ralf Schumacher secondo, Alesi terzo, Frentzen quarto, Diniz quinto, e Trulli sesto: tutti gli altri piloti sono fuori gara.



Poco dopo, sia Coulthard che Nakano torneranno in pista con vetture riparate, dato che, con così poche vetture rimaste in gara, nonostante i cinque giri di ritardo c’è comunque la possibilità di conquistare punti anche se ci si limita a restare in pista.


Dopo cinque giri in regime di Safety-Car la gara riparte con un grande punto interrogativo: come gestirà il resto della gara il team Jordan? Congelerà le posizioni impedendo a Ralf Schumacher, parso molto più veloce di Hill nei giri antecedenti l’ingresso della vettura di sicurezza, di attaccare il suo compagno di squadra? E se così decidesse di fare, il giovane impulsivo Ralf, dato per partente verso la Williams, obbedirà o cercherà di sfruttare la sua prima chance di vincere una gara di Formula Uno?



Trascorsi alcuni giri, Hill sembra in totale controllo della situazione, con Ralf Schumacher che segue il Campione del Mondo 1996 senza accennare ad alcun attacco. Dietro le due Jordan, però, incombe Jean Alesi: il francese, a dieci giri dal termine, è l’unico che sembra in grado di rovinare la festa ad Eddie che, inquadrato a più riprese dalla regia, rappresenta il ritratto della tensione.



Dietro di lui si intrattiene un divertito Ron Dennis, che ha raggiunto l’amico Eddie per sostenerlo e prendersi anche un po' gioco di lui nella fase finale di quella che potrebbe essere la prima vittoria in Formula Uno della Jordan, presenza fissa nel circus dal 1991.



Al trentottesimo giro Alesi finisce lungo e viene scavalcato dal doppiato Coulthard. È l’errore che fa tirare un sospiro di sollievo a Eddie Jordan, dato che Alesi alza il piede, e si accontenta dei quattro punti che sono oro colato anche per la piccola Sauber.



Il sospiro di sollievo si trasforma in un urlo liberatorio al termine del quarantaquattresimo, ed ultimo giro di un rocambolesco Gran Premio del Belgio.


Seicentottantasei giorni dopo l’ultima vittoria in Giappone nel 1996, Damon Hill torna alla vittoria con una delle sue gare più belle in carriera. Per il pilota britannico si tratta del ventiduesimo trionfo, mentre invece questo risultato rappresenta il primo storico successo per la Jordan, rendendo la giornata memorabile grazie anche al secondo posto di Ralf Schumacher.

Alesi completa un podio a dir poco inedito, davanti a Frentzen, Diniz e Jarno Trulli, bravo anche lui a portare il primo punto iridato al team Prost.



In conferenza stampa il vincitore di giornata esordisce dicendo:


"Sono felicissimo. Oggi è un gran giorno per la Jordan, la doppietta è un risultato eccezionale. È stata una gara incredibile, e ad essere sincero sono così emozionato che non so cosa dire. Non ho parole".


"Sebbene fossi partito bene al secondo start, avevamo settato la vettura sperando che la pista si asciugasse. Invece non ha mai smesso di piovere, e ciò ha complicato la mia corsa. Dopo l’incidente di Michael, non ho notato che stesse girando con tre ruote o che avesse problemi di qualsiasi genere; tutto ciò a cui pensavo era mantenere il sangue freddo, e gestire la prima posizione appena ri-acquisita. Nella parte finale, sapevo che Ralf mi avrebbe pressato fino alla fine, anche perché c’era Jean molto vicino, e di conseguenza dovevamo spingere al massimo".


Anche Ralf Schumacher si dice felice per il risultato ottenuto dalla squadra, anche se in cuor suo sa che probabilmente la vittoria sarebbe potuta essere sua:


"Ovviamente sono felice soprattutto per il team. Abbiamo avuto un inizio di stagione molto difficile, mentre ora, anche grazie ad un pizzico di fortuna, possiamo festeggiare una doppietta. Durante la prima parte di gara ho fatto un po' fatica, ma col passare dei giri ho preso confidenza col tracciato. Dopo l’uscita di scena della Safety-Car abbiamo congelato le posizioni, Damon primo e io secondo, ma dovevamo continuare a spingere perché Jean dietro di noi era pericoloso".



Lo stesso Alesi, tuttavia, confessa che tentare un attacco sulle Jordan era secondo lui impossibile:


"Di certo è un podio inaspettato. Di solito non ci sono così tanti ritiri, gli altri team sono molto competitivi, e noi spesso abbiamo avuto qualche problema a fare punti. In queste condizioni si è creata la chance di conquistare punti e podio, e per fortuna siamo riusciti a capitalizzarla".


"Ad essere onesto non credo che avrei potuto tentare un attacco su Ralf, la visibilità era minima, infatti sono rimasto sorpreso nel vedere la Safety-Car rientrare ai box. La situazione era al limite, e soprattutto sui rettilinei c’erano molte vetture parcheggiate ai lati della pista. Con l’aquaplaning che ha causato molti incidenti, tutto ciò era molto pericoloso".


Il dopo-gara del Gran Premio belga però si concentra soprattutto sul discusso incidente tra Schumacher e Coulthard, nonché sulla spropositata reazione del tedesco, che senza l’intervento dei meccanici non si sa cosa sarebbe arrivato a fare.


La McLaren si difende fornendo ai commissari di gara i dati della telemetria che mostrano come Coulthard non abbia in alcun modo rallentato in maniera improvvisa per farsi tamponare intenzionalmente dalla Ferrari. Un’ipotesi rigettata dalla gran parte degli addetti ai lavori, poco propensi ad accusare un pilota storicamente corretto come Coulthard, o un pilota in generale, di poter mettere a rischio la propria incolumità a duecentoventi chilometri orari, per favorire il compagno di squadra nella lotta al titolo.


Ron Dennis dichiara che l’ingegnere di Coulthard ha correttamente avvisato il suo pilota di farsi doppiare, una richiesta soddisfatta da quest’ultimo, che si sarebbe mantenuto sulla destra per facilitare il sorpasso. Per Dennis dunque la responsabilità dell’incidente è in tutto e per tutto da addossare a Schumacher.


Il pilota scozzese si difende con decisione di fronte ai giornalisti:


"Mi avevano avvisato via radio alla curva 11 che stava arrivando Schumacher. Lo avrei fatto passare. Ma quando l'ho visto, contemporaneamente ho sentito anche il botto. Io non posso guidare guardando gli specchietti, è lui che deve stare attento a chi gli sta davanti. Già il giro prima la squadra mi aveva detto di rallentare e io l'ho fatto, ma Schumacher non mi ha superato. Perché in quel caso ha esitato? E poi, cinque secondi prima dell'incidente, il messaggio dai miei box era chiarissimo: fatti da parte, mi hanno detto. E' tutto registrato. Se Schumacher non ci crede, siamo pronti a dargli la registrazione. Io ho visto la bandiera blu, pensavo mi passasse a sinistra, invece mi è piombato addosso".


Ciò che non va giù al pilota McLaren, però, è la reazione di Schumacher:


"E' stato un normale incidente di corsa, quello che non posso accettare è che lui sia venuto come un animale nel mio box, ad insultarmi, a tentare di aggredirmi. Mi ha detto cose irripetibili, che ho vergogna a rendere pubbliche. Il suo atteggiamento è ridicolo, le sue tesi disgustose. Lui dice che ho tentato di ucciderlo, che ho frenato apposta, per farmi tamponare. Nessun pilota va in pista con lo scopo di creare un incidente, chi facesse una cosa del genere, è un pazzo. Questo è assolutamente fuori discussione e Schumacher, prima di dar sfogo ai suoi istinti, dovrebbe riflettere".


"Si è comportato come una bestia. Sono molto arrabbiato. Non accetto le sue scuse, se anche ci fossero, non voglio più parlare con lui di questa cosa. Anzi, è meglio che ci evitiamo per un po'. Lui non sa controllare le sue emozioni, il suo comportamento mi ha deluso terribilmente. Io non sono nervoso, sono sereno, è lui che deve darsi una calmata. Io non credo che il Mondiale possa prendere una brutta piega, possa finire male, ma è necessario che tutti sappiano controllare le proprie reazioni, i propri nervi, a cominciare da Schumacher".


Mario Ilien, fondatore della Ilmor Engineering, che fornisce supporto tecnico alla Mercedes, mostra una telemetria in cui si vede come Coulthard, al momento dell'incidente, stia accelerando: un fattore non banale, perché contribuirebbe a scagionare completamente lo scozzese. Tuttavia, tale documento non è chiaro se è stato fornito anche alla FIA per l'indagine, ma ciò che è evidente è il fatto che quest'ultimo non verrà più mostrato pubblicamente.


Coulthard si sofferma brevemente anche sul macroscopico incidente alla partenza, scaturito proprio da un suo contatto con Irvine:


"Mi è venuta contro una Ferrari, quella di Irvine. Bel primato: buttato fuori gara due volte in una sola giornata da due piloti della stessa squadra".


Sul fronte opposto, Michael Schumacher non ritira le accuse lanciate all’indirizzo di Coulthard subito dopo il ritiro, dando man forte alla sua teoria secondo cui la manovra del pilota McLaren sia stata premeditata:


"Ha tentato di ammazzarmi. Proprio questo volevo andargli a dire quando mi sono precipitato verso il suo box: che aveva tentato di ammazzarmi. Non posso dire che lo ha fatto apposta, ma il fatto che io in quel momento ero in testa al mondiale autorizza a pensare qualunque cosa. Intanto c'è un fatto preciso: da due o tre giri io tentavo di superarlo e non mi faceva mai passare. Lui faceva dei tempi di cinque o sei secondi più lenti dei miei, e non mi dava strada. Deve spiegare perché ha continuato a rallentare".


"Ha rallentato ancora di più appena gli ero attaccato in scia, e aveva visto la mia sagoma negli specchietti. Perché lo ha fatto? Deve spiegarlo; io sono sicuro che ha rallentato vistosamente proprio mentre mi accingevo a superarlo. Non riesco a capire come possa uno della sua esperienza fare una cosa così. Intanto la conclusione amara è questa: io ero in testa al mondiale con tre punti di vantaggio, e mi ritrovo secondo con sette punti di distacco. Che devo pensare? C'erano le bandiere blu, e siccome lui era doppiato doveva farmi passare. E invece al momento del sorpasso ha rallentato ancora".


"Per quanto riguarda il contatto con Hakkinen, io mi sono trovato costretto a superarlo all'esterno in quella curva, e lui ha allargato per farmi finire contro il guard rail. Quando me ne sono reso conto ho dovuto dare una forte accelerata per uscire da quel vicolo cieco, e sono passato. Poi, che cosa sia accaduto a lui, non lo so".


Nel dopo-gara, i commissari convocato sia Schumacher che Coulthard per sentire le rispettive spiegazioni, ma durante l'audizione viene ascoltato anche Jean Todt, quale responsabile della Scuderia Ferrari. In questa fase, il pilota scozzese prova a chiedere al pilota tedesco se avesse mai sbagliato qualcosa durante la sua vita, ma la risposta di Schumacher è eloquente:


"Non che io ricordi".

Al termine del colloquio con i commissari di gara, il team principal della Ferrari, Jean Todt, dichiara:


"Ho fatto presente una situazione anomala e preoccupante. Mentre Schumacher girava al ritmo di 2'10", Coutlhard girava sempre più lento, scendendo a 2'16" nel giro prima della collisione. Vogliamo che siano controllate le ragioni tecniche per cui l'ha fatto. Può darsi che era in difficoltà, ma proprio per questo abbiamo chiesto ai giudici di esaminare la telemetria della McLaren: da quella si vede benissimo se ha rallentato o no e se ha rallentato in modo ancora più vistoso al momento del sorpasso con collisione. In ogni caso Coulthard era obbligato a dare strada a Schumacher, perché erano esposte le bandiere blu che glielo imponevano, e invece non lo ha fatto; tanto è vero che io sono andato da Ron Dennis alla McLaren per fargli presente la situazione. Lui ha fatto cenno di sì, che avrebbe avvertito via radio il suo pilota. Ma mentre rientravo al mio box è avvenuto l'incidente. Ora aspettiamo la decisione dei giudici e poi vedremo se fare reclamo".


"Schumacher parla di tentato omicidio perché la situazione era una delle più pericolose mai viste: lui stava andando a 220 km/h sul bagnato, e quello rallenta o frena? E' un episodio bruttissimo".


Impossibile ottenere un’opinione da chi ha effettivamente beneficiato dello scontro, conservando la leadership in campionato. Mika Hakkinen, infatti, lascia il circuito con largo anticipo, limitandosi a parlare dell’incidente che lo ha messo fuori gara prima di andarsene:


"Alla seconda partenza mi sono dannato un po' per avere trazione, contemporaneamente mi sono toccato con Michael nella gran confusione della prima curva. Mi sono girato diventando un bersaglio vulnerabile da tutti quelli che seguivano. E alla fine Herbert non è riuscito ad evitarmi, mettendomi così fuori gara".


Se Hakkinen ha la fortuna di non doversi esprimere a caldo sulla questione, l’opinione pubblica quasi in maniera unanime si scaglia contro Michael Schumacher, soprattutto per la sua reazione appena sceso dalla vettura. Tra tutti, è Clay Regazzoni ad attaccare con veemenza il ferrarista e la Federazione Internazionale:


"La FIA è asservita agli affari di Ecclestone e Schumacher crede di essere Dio, ma non sa neppure controllare i suoi nervi. Ma dove ha mai i nervi se reagisce così? E contro un pilota ancora in corsa. Quando avrebbe dovuto essere Coulthard, eventualmente, ad andare a cercarlo: è stato lui ad essere tamponato. Sono preoccupato a sapere che uno come Schumacher può guidare una vettura su strada, magari sulla mia stessa strada. I grandi campioni, e lui lo è perché ha vinto due Mondiali, hanno un altro comportamento".


"Schumacher è uno che crede di essere Dio, guida con un'arroganza e una supponenza totali. Non rispetta nessuno. Chi gli si para davanti deve soltanto sparire. E la Ferrari, con il comportamento di Spa, è complice di questo comportamento, sfrutta l'illecito: tutti in scuderia dipendono dal pilota. Va bene soltanto quello che vuole lui".


Regazzoni commenta aspramente la gestione del Gran Premio da parte di Charlie Whiting:


"Hanno sostituito Bruynseraede con uno che è molto peggio di lui. È tremendo. A Spa nove volte su dieci c’è l'incidente alla prima curva. Che cosa e chi aspetta a spostare la linea di partenza? E perché il responsabile non ha utilizzato la Safety-Car con tutta quell’acqua in pista? D'altronde va bene così: Bernie Ecclestone se la starà ridendo. Adesso a Monza ci sarà il pienone. E la FIA non farà nulla perché è suddita fedele, è un'autorità sportiva che non esiste da tempo. Un problema che i piloti devono porsi: non possono più continuare a rischiare così".


Anche il presidente della FIA Max Mosley scagiona David Coulthard, poiché in quelle condizioni era per lui impossibile vedere la posizione del pilota tedesco attraverso gli specchietti, ma allo stesso tempo non accusa Schumacher, facendo chiarezza sulla dinamica dell’incidente e sulla decisione dei commissari:


"Una cosa è chiara: Coulthard non poteva vedere cosa c'era alle sue spalle, così come Schumacher non poteva vedere chiaramente cosa c'era davanti alla sua macchina. Coulthard stava accelerando nel momento dell'impatto, ma non era a pieno gas come nel giro prima, nello stesso punto. Ovvero, rispetto al giro precedente era più lento, ha rallentato. Ma di poco, una frazione. David andava comunque molto forte".


"Sono state analizzate sia la telemetria della vettura di Coulthard, che quella della macchina di Schumacher. Ed è proprio da quello che abbiamo capito che si è trattato di un normale incidente, causato dalla scarsa visibilità. Coulthard voleva agevolare il sorpasso di Schumacher, ma la nuvola d'acqua polverizzata sollevata dalla McLaren lo ha tratto in inganno. Ripeto: un incidente di corsa".


Mosley, inoltre, fa sapere che non sarà preso nessun provvedimento in merito al gesto di Schumacher, scagliatosi nel box McLaren per aggredire Coulthard, e smentisce seccamente le accuse che vogliono una Federazione talvolta fin troppo clemente con il tedesco:


"Non mi pare il caso. Era arrabbiatissimo, pensava di aver subito una ingiustizia. Sono sicuro che sia stato lui stesso, poco dopo, a capire di aver sbagliato. La FIA indulgente con Michael? Ma se nella sua carriera gli abbiamo tolto una vittoria a Spa, ha preso due gare di squalifica, e si è visto privato di un secondo posto nell'ultimo mondiale".


In un clima così rovente, il circus si sposta subito a Monza per una sessione di test, dove però Coulthard e Schumacher preferiranno ignorarsi. Il confronto arriverà due settimane dopo, sempre a Monza, per il Gran Premio d’Italia.


Intanto Schumacher deve provare a smaltire il prima possibile la delusione e la frustrazione per aver perso la vittoria del Gran Premio, che gli avrebbe consentito di conquistare la prima posizione nel Mondiale.


Il tedesco rimane fermo a quota 70 punti, sempre a -7 dal leader Hakkinen.


La situazione è invariata anche nei costruttori, con la McLaren in testa grazie ai 125 punti totalizzati dopo tredici round, 23 in più della Ferrari, mentre riaprono i giochi per la terza posizione, adesso occupata dalla Williams, che sale a quota 33 punti e scalza la Benetton, ferma a 32. Si avvicina ovviamente anche la Jordan, che compie un balzo in avanti importante, salendo a quota 26 punti.


Il sostegno dei Tifosi a Monza già a partire dai test, sarà sicuramente un toccasana per Schumacher, al fine di ripartire con la giusta energia in questa dura lotta iridata.


Davide Scotto di Vetta

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