#13 1999: GP Belgio, Coulthard vince e toglie punti ad Hakkinen, Irvine è quarto e ringrazia



Giovedì 19 Agosto 1999, a Ginevra, Michael Schumacher effettua un nuovo controllo medico nel tentativo di avere il via libera per tornare al volante della sua F399 sul circuito del Mugello, dove la Ferrari sta effettuando una sessione di test con i due piloti attualmente titolari, Eddie Irvine e Mika Salo.


Ebbene, per la gran gioia dei tifosi Ferrari e del team stesso, i medici danno l’ok al due volte Campione del Mondo, che dopo una attesa di circa quaranta giorni può finalmente rimettersi alla guida di una vettura di Formula 1. Michael non vuole perdere tempo, al punto che il giorno dopo, venerdì 20 Agosto 1999, è già al Mugello per riprendersi il suo posto.


Infatti, come recita il comunicato del team di Maranello:


"Dalla visita è emerso che le sue condizioni fisiche rendono idoneo Schumacher a fare alcuni giri di pista sul circuito del Mugello alla guida della F399. La prova verrà effettuata domani".


Il team manager Jean Todt, seppur visibilmente contento del ritorno del suo pilota di punta, rimane cauto per quanto concerne la presenza di Michael al Gran Premio del Belgio, in programma alla fine di Agosto:


"Intanto vediamo come vanno questi primi giri. Se il suo fisico dovesse reagire bene, potrebbe guidare anche sabato".


Alle ore 9:50 di venerdì, Schumacher arriva con un elicottero al Mugello, scende con cautela e consegna le stampelle al massaggiatore indiano Valbir Singh, che se le vede sottratte da Eddie Irvine, il quale, in vena di scherzi come suo solito, le utilizza per andare incontro al compagno di box e urlare sghignazzante:


"Aiutami, aiutami".


Giunto ai box claudicante ma sorridente, viene accolto da un caloroso applauso dei meccanici. Trenta minuti trascorrono tra chiacchiere, risate e Michael che indossa con calma la tuta. Infine, un breve colloquio privato con i vertici della squadra, prima di salire al volante dell’abitacolo.


Ad accoglierlo sugli spalti non c’è nessuno, perché, come espressamente richiesto dal tedesco, il test deve essere effettuato rigorosamente a porte chiuse (poco prima, mentre era in elicottero, aveva notato le migliaia di persone davanti agli ingressi del circuito e si era spaventato pensando che stessero per entrare); l'unico compromesso è quello di far accomodare televisione (compresa la famosa Rtl tedesca che con lui ha un contratto) e stampa sulla tribuna di fronte ai box, da dove avrebbero potuto vedere qualcosa col binocolo.


Alle ore 10:20 Michael scende in pista, compie un solo giro per poi tornare ai box. Circa trenta minuti dopo, l’invito indirizzato al suo ingegnere Ignazio Lunetta:


"Dai Ignazio, adesso fammi girare di più".


Michael viene accontentato, completando numerosi stint composti da pochi giri ciascuno. Uno di tre, un altro di cinque, poi sette. Il ritmo migliora costantemente, e il ferrarista arriva a compiere uno run di ben venti giri, per arrivare ad un totale di sessantacinque, il migliore dei quali è persino più veloce di quello fatto registrare da Irvine il giorno prima.


Alle ore 18:30, il test giunge alla conclusione.


Schumacher non parla con nessun giornalista, ma riferisce le sue prime impressioni alla stampa attraverso un dipendente della Ferrari che fa da tramite: nonostante un inevitabile dolore che si manifestava nei tratti più sconnessi della pista, le prestazioni non ne hanno subìto minimamente; inoltre, il feeling con la vettura è stato ritrovato fin da subito, senza particolari problemi, al di là di solite regolazioni riguardanti il set-up.


Michael Schumacher se ne va dall'autodromo del Mugello alle ore 19:00 dopo essere rimasto per otto ore in pista con una calura infernale.


Rimane solo da decidere, fa sapere Michael, se il suo ritorno ufficiale sarà a Monza, o addirittura in Belgio.


Ottimismo forse eccessivo da parte sua, poiché il programma di recupero studiato dai medici prevede un rientro, nemmeno così scontato tra l’altro, per il Gran Premio di Italia, e non c’è alcun motivo di accelerare i tempi. Per di più, ci sarà l’ostacolo delle prove tenute dalla FIA con i piloti convalescenti, che devono essere tassativamente superate per poter gareggiare. Il primo test consiste nell’uscire dalla propria vettura, togliendo e rimettendo a posto il volante, nel giro di cinque secondi; poi, come seconda prova, è necessario saltare da un cubo di circa un metro d’altezza sulla gamba infortunata. Ed infine, un ulteriore test a discrezione della Federazione, che consiste nell’effettuare cinque salti consecutivi sulla medesima gamba.


Intanto, il direttore tecnico della Ferrari, Ross Brawn, si dice entusiasta delle prestazioni di Schumacher:


"Quando nei primi giri ha fatto 1'28" e rotti, mi sono stropicciato gli occhi, credevo d'aver letto male, che fosse 1'38" e rotti. Un po' tutti ci siamo guardati in faccia sbalorditi. Sinceramente nessuno si aspettava che girasse così a lungo. Conosco Michael da anni, eppure mi ha stupito. Come stava la gamba alla fine? Credo bene, lui ha detto tutto bene e se n'è andato felice. Se correrà a Spa? Questo non lo so, nessuno può ancora saperlo e io non posso avanzare delle ipotesi".

Chi spera che il rientro di Schumacher possa essere ancora posticipato è ovviamente Mika Salo, attualmente pilota Ferrari ma in accordo con la Sauber per correre nella stagione 2000 al posto di Jean Alesi, che dopo un campionato deludente e la sfuriata contro il team, reo di averlo lasciato senza benzina in Ungheria, firma per la Prost, a sua volta pronta a salutare i due piloti titolari delle ultime due stagioni, Jarno Trulli, diretto verso la Jordan al posto del pensionato Damon Hill, e Olivier Panis, ancora senza sedile ma in trattativa con la Arrows.


Salo, dunque, sebbene abbia davanti a sé un futuro assicurato in Formula 1 quantomeno per la prossima stagione anche grazie all’opportunità offertagli dalla Ferrari, non vuole di certo lasciare il sedile a Schumacher senza riscattare la penosa prestazione di Budapest, dove è giunto abbondantemente fuori dalla zona punti. Il finlandese è quindi scettico sul ritorno di Michael, o forse solo speranzoso di avere ragione:


"Non capisco tutto questo mistero della Ferrari sul rientro di Schumacher. Non credo che possa essere pronto per Spa perché un giorno di prova non può bastargli. Comunque la macchina è sua e sono pronto a ridargliela in ogni momento".


Il 21 Agosto, Salo collauda le tre vetture da utilizzare al Gran Premio di Spa. Un lavoro breve e di routine, durante il quale Mika testa la scocca numero 191 di Irvine, la numero 195, che spetterà a lui o a Schumacher, e la 196, che fungerà da muletto.


Tredici giri totali per il finlandese, con il miglior crono in 1'04"683, fatto registrare utilizzando la sua monoposto.


Nella settimana di avvicinamento alla dodicesima prova del Mondiale, la Ferrari sorprende tutti iscrivendo Michael Schumacher al Gran Premio del Belgio tramite una richiesta inviata alla FIA, recante la domanda di poter inserire - oltre ad Irvine e Salo - anche il pilota tedesco. La presenza del numero uno della Rossa quindi non è da escludere, il tutto mentre questi si allena in bicicletta per le strade di Saint Tropez, in compagnia di Jean Todt e del manager Willi Weber, che ospita entrambi nella sua casa in Costa Azzurra.


Il 25 Agosto 1999, però, la porta aperta lasciata dalla Ferrari si chiude definitivamente.


La caviglia destra fa male, il dolore si è riacutizzato al punto da impedire qualunque attività fisica a Schumacher, che sconta forse con qualche giorno di ritardo gli sforzi eccessivi dei sessantacinque giri completati al Mugello.


Dopo un consulto telefonico con il suo ortopedico di fiducia, Gerard Saillant, si decide di non correre rischi e rimandare il tanto agognato rientro, anche perché il circuito di Spa è tra quelli che più mettono sotto sforzo il fisico dei piloti. Per Michael, quindi, se ne riparlerà dopo il Gran Premio belga, quando spera di presenziare ai test sul circuito di Monza.


Giunto in Belgio, e sicuro di essere a tutti gli effetti ancora il numero uno del team anche per questo week-end di gara, Eddie Irvine si presenta sorridente e allegro, in compagnia della sua fidanzata Anouk.


Atteggiamento che lascia trasparire tutto tranne che nervosismo, come lui stesso sostiene:


"Nervoso? Ogni tanto può capitare di esserlo ma nelle ultime gare non lo sono mai stato. Perché uno fa quel che è capace di fare, se riesci a vincere vinci, altrimenti no. Molto semplice. Tutti definiscono questa gara tremendamente importante. Ma per me tutte le gare dove ci sono punti in ballo sono importanti. Quello che conta è essere in testa dopo l'ultima corsa, posso fare zero punti qua ma l'importante è averne più di tutti dopo Suzuka".


"Comunque qui abbiamo sicuramente ottime possibilità: nelle prove al Mugello sono state migliorate alcune cose, piccole, ma che ci aiuteranno. Sarà dura perché le McLaren saranno molto veloci. La nostra macchina, però, in gara va sempre bene. Solo in Ungheria abbiamo avuto dei problemi ed è stato un peccato perché avevamo fatto delle buone qualifiche".


Eddie spiega anche perché non ha rivelato lui stesso i problemi al differenziale che hanno causato la sua uscita di pista in Ungheria, che ha permesso a Coulthard di strappargli la seconda posizione, limitandosi in quell’occasione a parlare di un errore umano:


"Io non sono autorizzato a chiarire i problemi della macchina, sino a quando non ho parlato con Jean Todt".


Poi parla di come ha saputo del non-rientro di Schumacher:


"Mi ha telefonato Todt l'altra mattina. È stata una decisione di Michael, non puoi obbligare qualcuno a correre, deve sapere lui quando è in grado di guidare. Peccato perché qui sarebbe stato un alleato eccezionale. Io sto puntando al mondiale e la Ferrari vuole vincere questo titolo. A inizio di stagione erano affidate a Michael tutte le speranze e logicamente la squadra ha lavorato per lui. Ma dopo il suo incidente io ho portato a casa 30 punti in quattro gare, quindi adesso sono io ad avere le migliori possibilità. Ma le decisioni non spettano a me bensì a Todt. Io faccio quel che mi dicono di fare. Mi hanno detto di cercare di battere le McLaren: e non è che rispetto a prima l'obiettivo sia molto cambiato".


"Ho letto sui giornali italiani, anzi me li ha letti il mio manager Zanarini, che il presidente Montezemolo ha dichiarato che Michael correrà a mio sostegno quando tornerà. Non so se si tratti di una licenza giornalistica o se sia davvero così. Non ho chiesto nulla, non tocca a me fare queste domande. Io lavoro per la squadra e Michael deve pensare a guarire".


"Naturalmente spero che mi aiuti, ma come ho già detto la decisione spetterà a Jean Todt".


A Spa il suo score è preoccupante, non avendo mai conquistato punti in cinque partecipazioni, ma Irvine non è preoccupato nemmeno da questa statistica:


"Anche ad Hockenheim e in Ungheria ero a quota zero e poi qualcosa ho preso su, no? Qui mi è capitato di tutto, anche che mi si incendiasse la macchina nel box. A quasi tutti i piloti piace Spa ma io credo che soltanto l'Eau Rouge sia una curva veramente fantastica, qualcosa di speciale; per il resto non ci sono punti eccezionali. Piuttosto, se piove qui crescono le difficoltà e i problemi non mancano. Fra l'altro le gomme da bagnato che abbiamo provato ultimamente non sono proprio ideali".


Sul suo futuro si chiude come un riccio:


"Non posso dire niente su di me. So che Alesi va alla Prost, Trulli alla Jordan, Salo alla Sauber".


Infine qualche parola sulla breve vacanza a Roma, trascorsa con la sua fidanzata:


"Beh, fidanzata è una parola un po' grossa, sicuramente non vale per me. O meglio, vale se intesa all'italiana. Nel senso che Anouk è la mia ragazza. Il significato che diamo alla parola in inglese invece è una cosa seria e non fa per me, io non ho assolutamente propositi di matrimonio".


Ad una domanda scherzosa dei giornalisti che gli chiedono cosa debba fare una donna per sedurlo, lui risponde a modo suo prima di congedarsi:


"Molto semplice: togliersi i vestiti".


Nel pomeriggio di venerdì 27 Agosto 1999 il leader del Mondiale, con due punti di vantaggio su Mika Hakkinen, ha pochi motivi per sorridere. Alla fine delle due sessioni di prove libere Eddie è solo nono, dietro il compagno di squadra Salo, ad un secondo e mezzo dalle due McLaren di Hakkinen e Coulthard che monopolizzano virtualmente la prima fila, manifestando una superiorità disarmante.


"La macchina va benissimo su tutte le curve, anche su quella dell'Eau Rouge che è velocissima e per di più in discesa. Mai nessun problema, una vetture stabile veloce. Tuttavia sono rimasto stupito nel vedere come sono indietro le Ferrari, non è possibile che il vero distacco sia questo anche se noi abbiamo fatto grossi miglioramenti. Penso che sabato pomeriggio saremo molto più vicini".


A preoccupare Irvine è il fatto che tra lui e le due Frecce d’Argento ci siano Fisichella, le due Jordan di Frentzen e Hill, Ralf Schumacher e Johnny Herbert.


Sottosterzo, sovrasterzo, bloccaggi continui ad ogni frenata, sia all’anteriore che al posteriore. Irvine non è per niente felice del comportamento della vettura, che in una giornata intera non ha compiuto alcun progresso. La speranza è di trovare le regolazioni giuste sabato mattina, prima delle qualifiche, quando un nono posto non può essere contemplato:


Le prove libere sono caratterizzate dall’incidente di Jacques Villeneuve, che poco prima dell'inizio della sessione fa una scommessa col compagno di squadra, Ricardo Zonta:


"Ricardo, ti propongo una sfida: vediamo chi riesce a percorrere Eau Rouge-Radillon senza alzare mai il piede".


Ma in questa prima circostanza, il canadese deve fare i conti con un cedimento improvviso della sospensione anteriore destra mentre viaggia ad una velocità di 320 km/h. L’ex Campione del Mondo finisce nella via di fuga del rettilineo del Kemmel, rimediando solo un brutto spavento.


Jacques, tuttavia, non sa che il sabato gli riserva altre brutte sorprese.


Durante le qualifiche, in percorrenza dell’Eau Rouge-Radillon, Villeneuve perde il retrotreno della sua BAR, scarica sull’alettone posteriore e con poca aderenza per cercare di raggiungere alte velocità sui lunghi rettilinei della pista belga, e va a sbattere violentemente contro il guard-rail, per fortuna senza impattare frontalmente.


Nonostante il botto pauroso, Villeneuve non si perde d’animo, torna velocemente ai box, riceve un rapido esame medico, cambia il casco rimasto danneggiato e torna in pista con il muletto.



Appena ventiquattro minuti dopo, Ricardo Zonta è vittima dello stesso incidente occorso al compagno di squadra: posteriore perso e via contro le barriere a quasi 300 km/h.


Anche nel caso del brasiliano non ci sono gravi conseguenze, tant’è che Zonta poco dopo torna ai box sui suoi piedi senza alcun graffio. Senza dubbio una bella dimostrazione del livello di sicurezza raggiunto dalle vetture di Formula 1.


Il team manager, nonché proprietario della scuderia, Craig Pollock, evita allarmismi:


"Posso dirvi che dopo quello che abbiamo visto è meglio sorridere. Si tratta di due coincidenze. Le macchine sono a posto nonostante le tante noie avute finora e nonostante i due incidenti si siano verificati con la medesima dinamica. Non c'è stato alcun problema tecnico e non c'è alcuna inchiesta della FIA. I piloti hanno forse spinto un tantino oltre il limite: il fondo ha toccato l'asfalto, le macchine hanno perso aderenza e si sono girate. I nostri piloti saranno al via: Jacques partirà con il muletto e Ricardo utilizzerà una delle due monoposto che erano già in viaggio per i test di Monza e che abbiamo dirottato su Spa".


I due incidentati confermano i rispettivi errori di guida. Villeneuve:


"Andavo al massimo, la macchina era quasi perfetta rispetto a venerdì e volevo a tutti i costi qualificarmi almeno in terza fila. Non ce l'ho con nessuno e sono più che fiducioso perché il team sta facendo di tutto per cancellare tutte le pecche delle nostre monoposto. Dovessi tornare indietro farei la stessa scelta e forse avrei anche la tentazione di affrontare l'Eau Rouge al massimo. Paura? No, ma ho vissuto per la prima volta l'emozione di trovarmi a testa in giù e credetemi non è bello".


Zonta:


"Ho preso una bella botta, ma non ho avuto tempo di aver paura. Sceso dalla macchina mi sono controllato le gambe. Non riuscivo a credere di essere tutto intero".


Alla fine delle qualifiche, l’undicesimo posto del canadese ed il quattordicesimo del brasiliano, considerando gli eventi, possono considerarsi ottimi risultati.



Mentre i due piloti della BAR rischiano la vita all’Eau Rouge, le due Frecce d’Argento allo stesso tempo costruiscono proprio in quel tratto gran parte del gap di un secondo netto nei confronti del primo diretto inseguitore, Frentzen.


Nel duello interno tra Hakkinen e Coulthard, per la decima volta in stagione è il campione in carica ad avere la meglio sul numero due del team, conquistando la pole position per appena 155 millesimi.


In seconda fila, le Jordan motorizzate Mugen-Honda, con Frentzen davanti a Hill, che un anno prima sul medesimo circuito regalava a Eddie Jordan il primo storico successo della sua scuderia, vincendo sotto la pioggia davanti all’allora compagno di box Ralf Schumacher, che completava così una storica doppietta.


Per vedere una Ferrari, bisogna scendere addirittura in terza fila. Irvine è solo sesto, dietro alla Williams del giovane Schumacher, alla guida di una Williams in crescita.



Eddie paga un secondo e mezzo dal rivale, un gap preoccupante che deriva da un motore Mercedes nettamente superiore, ma non solo, perché anche sul piano telaistico e dell’aerodinamica la F399 paga dazio. Il confronto con la Mp 4/14 all’uscita di Radillon è impietoso: ben dodici chilometri di differenza tra Hakkinen e Irvine.


Il nord-irlandese, con il suo italiano maccheronico, ammette che per contrastare le McLaren, ma a quanto pare anche le Jordan e le Williams:


"Ci vorrebbe un po' di pioggia e un po' di casino in pista. Non abbiamo fatto molti passi in avanti. Continuiamo a fare prove ma non troviamo niente che migliori la macchina. E questo comincia a vedersi, perché gli altri progrediscono, mentre noi no. Dobbiamo rimanere attaccati a chi ci precede, e non perdere terreno. Purtroppo non possiamo puntare a molto altro. Io pensavo di lottare almeno con le Jordan durante le qualifiche. E invece non c’è stata nemmeno la possibilità di lottare con loro. Ci sono circuiti veloci in arrivo, se non miglioriamo è finita".


Mika Salo si migliora rispetto a Budapest, dove si qualificò diciottesimo, ma il nono posto ad un secondo e sette da Hakkinen e dietro anche a Barrichello e Zanardi, non è certamente il risultato che sperava. Il finlandese conferma le difficoltà riscontrate dal compagno di box nel trovare il giusto equilibrio della macchina, carente in trazione e con tanti altri piccoli difetti che se sommati insieme creano un problema grande.



Viste le premesse, per Irvine e Salo contrastare lo strapotere McLaren sembra un’impresa impossibile. Anche perché, il classico elemento destabilizzante tra le Ardenne, ovvero la pioggia, domenica 29 Agosto 1999 lascia spazio ad un cielo azzurro dominato dal sole.


Durante il warm-up mattutino Hakkinen conferma la prima posizione, davanti a Ralf Schumacher, che mostra di avere un ottimo passo gara. Irvine è sesto, confermando i dubbi riguardanti le performance dei giorni precedenti.


La scelta degli pneumatici è uniforme per tutti i piloti, che optano per la gomma extra-soft portata da Bridgestone preferendola alla medium soft, il compound più duro.


Ragion per cui è lecito aspettarsi per la gran parte strategie con due pit stop.


Alle ore 14:00 locali, la gara ha inizio.


A pochi istanti dallo spegnimento dei semafori, Hakkinen ha una piccola indecisione, rilascia leggermente la frizione e la sua McLaren ha un sussulto. Di conseguenza, quando le luci si spengono, il numero uno della McLaren scatta con leggero ritardo, al contrario di Coulthard che lo affianca immediatamente.


Alla prima curva, le due McLaren sono appaiate, con Hakkinen all’interno e Coulthard all’esterno; i due sono così vicini da arrivare al contatto. In uscita dalla Source, lo scozzese ha una trazione migliore e va al comando, grazie ad una manovra decisa che conferma le dichiarazioni di Ron Dennis dei giorni precedenti: in McLaren non ci sarà nessun ordine di scuderia a favore di Hakkinen.



Dietro le due Frecce d’Argento scatta malissimo Damon Hill, sopravanzato da Irvine, autore invece di un ottimo scatto che gli consente di guadagnare due posizioni e salire al quarto posto dietro Frentzen. Hill, invece, alla fine del primo giro è solo settimo, dietro anche a Ralf Schumacher e Alex Zanardi, che per la prima volta in stagione si ritrova in zona punti.


In fondo allo schieramento, rimangono piantati sulla griglia Zonta e Takagi: il primo riesce a ripartire con l’aiuto dei meccanici, il secondo deve ritirarsi.


Per il piccolo movimento al via, Hakkinen viene messo sotto investigazione dai commissari, che però non commineranno nessuna penalità al pilota finlandese, non essendoci stato alcun vantaggio da quel piccolo sussulto, che anzi gli è costato la prima posizione.


Mika, ad ogni modo, non è in grado di tenere il passo del compagno di squadra, che in pochi giri crea un gap di svariati secondi tra sé e il suo diretto inseguitore.


Frentzen, indicato da Ron Dennis come l’unico pilota in grado di mettere i bastoni tra le ruote ai suoi, a sua volta non ha la velocità per stare con le McLaren, ma controlla senza alcun problema la Ferrari di Irvine, distante tre secondi dal nativo di Moenchengladbach.


Le due Ferrari faticano vistosamente. Eddie è braccato da Ralf Schumacher, Salo, in ottava posizione, tiene dietro con difficoltà un folto gruppetto di piloti.



Col trascorrere dei giri di una prima parte di gara priva di emozioni, Irvine abbassa i suoi tempi sul giro e si scrolla di dosso la Williams di Schumacher, cosa importante per evitare di essere superato nell’imminente valzer delle soste.


Al diciassettesimo giro dei quarantaquattro previsti, Damon Hill è il primo tra i piloti di alta classifica a fermarsi; il britannico viene imitato il giro successivo da Frentzen e da Salo, successivamente tocca ad Hakkinen ed Irvine, il cui pit-stop di 6.9 secondi risulta essere il più rapido di tutti.


Gli unici ad allungare il proprio stint sono le Williams di Schumacher e Zanardi, che contro tutti i pronostici puntano su una strategia con una sola sosta.


Uscito dalla pit-lane, Hakkinen si ritrova appena dietro Ralf, ma evita perdite di tempo superandolo in scioltezza in percorrenza del Kemmel.


L’unica bagarre presente in pista è quella che vede coinvolti a centro gruppo Alesi, Barrichello e Wurz, con il transalpino prossimo pilota della Prost che ha la meglio sugli altri due.


Quando anche i due della Williams vanno ai box, al ventitreesimo giro la situazione è la seguente: Coulthard fa l’andatura con un vantaggio comodo di sette secondi su Hakkinen, che durante il secondo stint sembra avere una maggiore confidenza con la vettura, tanto da far registrare il giro veloce in 1'53"953; Frentzen gestisce in totale solitudine la terza posizione, Irvine è quarto davanti a Hill e Mika Salo, mentre Ralf Schumacher e Zanardi si ritrovano momentaneamente fuori dalla zona punti, ma sicuri di rientrarci appena gli altri rientreranno di nuovo ai box.



Soste che avvengono in prossimità del trentesimo giro, quando finisce la gara di Johnny Herbert, che va in sovrasterzo e perde il controllo della Stewart, andando a baciare le barriere. Per lui è il settimo ritiro in stagione.


Prima di rientrare ai box, Mika Salo viene raggiunto da Ralf Schumacher, che vista la situazione è un serio candidato a contendere la quarta posizione di Irvine. Salo fa il suo lavoro da gregario, e tenendo dietro il tedesco fa in modo che Irvine, in seguito alla sua sosta, mantenga la posizione. Il nord-irlandese esce dalla pit-lane appaiato al compagno di squadra, quasi non accorgendosi della sua presenza, ma per l’appunto davanti alla Williams. Poi, dopo mezzo giro, Salo si fa da parte e consente ad Irvine di risalire in quarta posizione. Un lavoro di squadra non gradito dalla Williams, che nel dopo-gara accuserà la Ferrari di giocare sporco.


Alex Zanardi avrebbe potuto tranquillamente ritrovarsi in sesta posizione dopo le soste degli altri piloti, ma per un clamoroso errore del suo team che non gli immette abbastanza benzina durante il pit-stop, venticinque litri di benzina in meno, deve forzatamente fermarsi per una sosta aggiuntiva, e vedersi così relegato in ottava posizione.

Ne giova Damon Hill, che sale sesto davanti a Salo.



Gli ultimi dieci giri passano indenni, senza alcuno scossone, a conferma dell’andamento piatto di tutta la gara. L’unico dubbio che attanaglia spettatori e addetti ai lavori riguarda le decisioni in casa McLaren: la vittoria rimarrà nelle mani di Coulthard o un ordine di scuderia a sorpresa permetterà ad Hakkinen di vincere?


Ebbene, al quarantaquattresimo giro arriva la risposta.


Sotto la bandiera a scacchi a festeggiare è David Coulthard, che precede di dieci secondi Hakkinen e va a vincere la seconda gara della sua stagione, che gli permette di rimettersi in gioco nel Mondiale poiché sale a 46 punti, 14 in meno di Hakkinen, nuovo leader del Mondiale con appena un punto di vantaggio su Irvine, quarto al traguardo dietro Frentzen. Ralf Schumacher, quinto, e Damon Hill, sesto, completano la zona punti.



Nel parco chiuso i due piloti McLaren non si scambiano gesti affettuosi di nessun tipo, e non palesano quella gioia che sarebbe logico aspettarsi per una doppietta appena conquistata. Tolto il casco, il volto freddo e visibilmente contrariato di Hakkinen dice più di qualsiasi gesto o parola. Con un ordine di scuderia e conseguente vittoria, infatti, i punti di vantaggio su Irvine sarebbero cinque, e non solo uno.


Sul podio, al momento di festeggiare con lo champagne, Hakkinen si allontana, consegna la bottiglia ad Adrian Newey, scambia qualche parola con lui in attesa che Coulthard e Frentzen abbiano finito, e va via per i doveri con i mass media.



In conferenza stampa, un sorridente Coulthard esordisce parlando della partenza, il frangente decisivo che gli ha consentito di passare in testa:


"Prima che si spegnessero le luci, Mika si è leggermente mosso, e per poco io non facevo lo stesso. Dopodiché, quando si sono spente per davvero, sono partito meglio di lui e siamo arrivati alla prima curva appaiati: a quel punto ho allargato la traiettoria, ma c’è stato ugualmente un contatto. Per fortuna la macchina non ha subito danni. Si, ci siamo toccati, ma nulla di grave".


"Nel primo stint non mi aspettavo di guadagnare così tanto su Mika, non so se abbia avuto qualche problema in seguito al contatto o cose del genere, in ogni caso è stato facile scappare via e mantenere il gap per tutto il resto della gara. Questa è sempre stata la mia pista preferita, è bello aver vinto qui finalmente".


Affianco a lui, Hakkinen non si sbottona, dice di non voler aggiungere nulla sulla partenza oltre a quello già spiegato da Coulthard, e che tutto sommato il secondo posto non è male considerando quello che sarebbe potuto accadere al via.


In serata però, con i giornalisti di Helsinki sfoga la sua frustrazione per un ordine di scuderia che in fondo si aspettava:


"Io non sono il tipo che chiede regali, però è così difficile oggi prendere punti in Formula 1 che sarebbe meglio cambiare idea. Da quattro gare non c'è Schumacher, il Mondiale poteva essere già finito e invece mi ritrovo con appena un punto di vantaggio su Irvine. Io ho fatto solo un errore, a Imola, è incredibile pensare a quanti punti mi hanno fatto buttare".


E sul contatto con Coulthard alla Source, tuona:


"Non c'è la necessità di combattere così duramente, quando si è compagni di squadra. Quanto è accaduto alla prima curva ha distrutto la mia fiducia, mi sono sentito crollare il mondo addosso. Un pilota dovrebbe guardare negli specchietti: non capisco perché Coulthard cambi così presto la traiettoria. C'erano due scelte possibili: io rallento, lui taglia la strada. Ora, con questa vittoria, tornerà a credere nel titolo, ma io non ho paura. Se vincerò a Monza, lui sarà costretto a mollare la presa".


Con 14 punti di distacco dalla vetta a quattro gare dalla fine, il pilota scozzese in effetti può tornare a sperare nel Mondiale, tanto da affermare con spavalderia:


"Certo che credo al Mondiale. D'altra parte in squadra i patti sono chiari: chi arriva in testa alla prima curva, ha diritto alla vittoria. E a me, nei prossimi quattro Gran Premi, basterebbe ottenere altrettante pole, per giocarmi le mie chance".


Heinz-Harald Frentzen, al suo quinto podio stagionale, rafforza il quarto posto in classifica piloti ed il terzo posto della Jordan in quella costruttori. Una gara solitaria, vissuta sperando in una penalità inflitta ad Hakkinen per il movimento anticipato al via:


"Ho sperato e atteso che mi comunicassero lo stop di Hakkinen, peccato. La gara? Tranquilla, come al solito: le solite due McLaren davanti e dietro il plotoncino in fila indiana. La macchina non era perfetta e così non ho potuto spingerla al limite. Non era bilanciata e quindi ho preferito stare al mio posto, assicurare il terzo posto utile nel mondiale e non rischiare. Le McLaren vanno molto forte. Direi che tutto sommato questo fine settimana è da considerarsi estremamente positivo, anche perché strappare un posto sul podio su un circuito come questo è per me un grandissimo risultato".


Si dice soddisfatto anche Damon Hill, sesto al traguardo, con quel punticino che gli permette di arrivare ad un totale di 360 in carriera. Tra l’altro, quello tra le Ardenne sarà l’ultimo punto conquistato in carriera dal Campione del Mondo 1996 con la Williams.


"Speravo di poter fare di più, molto di più, ma ad alta velocità la mia macchina diventava inguidabile. Ho aggiunto un altro punto al mio carniere e a quello della Jordan. In questi mesi la squadra ha lavorato molto per metterci a disposizione delle macchine efficaci e competitive contro le McLaren e le Ferrari. L'obiettivo di diventare la terza forza del mondiale è stato raggiunto".


In casa Ferrari, malgrado la domenica a dir poco deludente considerando il gap di prestazione con le McLaren, Eddie Irvine non perde il suo solito sorriso di fronte ai microfoni dei giornalisti:


"Alla vigilia avevo parlato anche di podio, ma se avesse vinto Hakkinen e io fossi arrivato terzo sarebbe stato peggio: Mika avrebbe guadagnato sei punti e invece così sono appena tre. Credo che il quarto posto sia stato il massimo, perché non c'eravamo proprio. Quindi non è un cattivo risultato, tutt'altro. Se la macchina va così è già tanto riuscire a limitare i danni e raccogliere comunque punti. Adesso Hakkinen ne ha appena uno più di me, se dopo Silverstone qualcuno mi avesse detto che sarei arrivato a Monza in questa situazione gli avrei dato del matto. No, credo proprio che nessuno avrebbe potuto immaginarlo e quindi posso essere contento".


Sulla decisione della McLaren di lasciare la vittoria a Coulthard, commenta ironico:


"Un bel regalo. Alla McLaren ogni tanto piace fare dei regali. La cosa migliore della giornata è proprio che abbia vinto David. Del resto, Ron Dennis ha sempre detto che vuol gestire così la sua squadra sino a quando Coulthard non avrà l'aritmetica impossibilità di vincere il campionato; l'ha dimostrato anche stavolta e così ha dato una chance in più a me. Loro vogliono gestire la squadra in quel modo, noi facciamo in maniera diversa; la McLaren è contenta della sua decisione come la Ferrari delle proprie".


A Monza, la presenza di Schumacher è ancora in dubbio, visto che secondo le ultime indiscrezioni dalla Norvegia, dove il tedesco sta svolgendo esercizi di riabilitazione, la caviglia destra di Michael è tornata a gonfiarsi, causando un tale dolore da costringere il pilota a riutilizzare le stampelle; anche il suo addetto stampa Buchinger rivela che in fin dei conti Michael non sta così bene. In caso di ritorno alle competizioni, comunque, rimane il dubbio su come si comporterà in pista in termini di gerarchie in squadra. Un interrogativo al quale lo stesso Irvine non sembra saper dare una risposta:


"Io non so, deciderà la squadra. Io però so che con Michael la McLaren avrà più paura, non c'è nessuno che possa seminare il panico fra i suoi piloti meglio di Michael".


"Comunque, bisognerà assolutamente rendere la macchina più forte: nei lunghi rettilinei di Monza non sarà facile se non verrà migliorata. Qui avevamo grossi problemi nei curvoni ad alta velocità, eravamo troppo lenti. Fosse dipeso dalla velocità della macchina qui non si sarebbe raccolto nemmeno un punto. Per l'intera gara ci siamo trovati in difficoltà per fare buoni tempi. E la situazione diventa sempre più dura perché non è solo la McLaren più veloce di noi, ma anche Jordan e Williams, che negli ultimi tempi hanno progredito molto".


Come nel caso di Coulthard, anche per Irvine la partenza è stata fondamentale:


"Sapendo che non sarei potuto andare molto forte in gara, ho pensato che ci voleva assolutamente un grande scatto. Mi sono sentito molto felice quando ho subito superato Damon e Ralf. I tre davanti sono scappati immediatamente, io ero troppo lento: mi è bastato un giro per capire che non c'ero da nessuna parte. Poi anche un'ottima strategia mi ha aiutato a battere il fratello di Michael, altrimenti non ci sarebbe stata la possibilità. Così abbiamo guadagnato un po' di punti che forse non meritavamo".


Sulla discussa partenza di Hakkinen invece:


"L'aveva fatta uguale anche in Canada e anche là non era successo niente. In verità non ha tratto vantaggio da quel piccolo avanzamento e per questo non l'hanno punito; se gli avessero dato la penalità forse sarei rimasto in testa al Mondiale. Ma forse non sarebbe bastato. Onestamente le McLaren andavano troppo forte".


In uscita dalla pit-lane, dopo il secondo pit-stop, quasi rischiava il patatrac scontrandosi con Salo:


"Via radio mi hanno detto di stare attento a Ralf Schumacher, che mi era alle calcagna. Così ho guardato gli specchietti e l'ho subito visto, ma non mi sono accorto che Salo era lì finché non me lo sono trovato proprio di fianco. Per fortuna mi sono spostato in tempo, sarebbe stato il colmo scontrarsi fra noi".


Proprio in relazione a questa lotta, il direttore tecnico della Williams, Patrick Head, reagisce in maniera furiosa a quello che ha considerato un rallentamento voluto da parte di Salo, al fine di proteggere Irvine da Ralf Schumacher. Head si reca nel pieno della gara verso il muretto box Ferrari, dicendone di tutti i colori a Jean Todt:


"Gli ho spiegato chiaro e tondo che certe cose sono inammissibili, e che avrebbe dovuto rileggersi la definizione delle parole sport e fair-play. Non è la prima volta che succede. Dal 1996 la Ferrari ha deciso di correre con una sola macchina e di utilizzare la seconda per i suoi giochi di squadra. E lo ha fatto ancora una volta, proprio nel giorno in cui la McLaren ha rinunciato a dare ordini di scuderia per favorire in gara Hakkinen, meglio piazzato nel mondiale. Da 1'56"2 Salo si è messo tutto a un tratto a girare in 1'58"4. Andava a zig-zag, guardando soprattutto il retrovisore per evitare che Irvine perdesse la sua posizione uscendo dal box dopo il rifornimento. Mi stupisce che Mika si sia piegato a tale decisione. La McLaren ha un'altra filosofia e merita di vincere il mondiale. Spero tanto che lo faccia".


Nel dopo-gara, Mika Salo si reca da Head a porgere le sue scuse, ma questi si rifiuta di accettarle.


Anche Ralf Schumacher è sicuro che senza il rallentamento del finlandese la quarta posizione sarebbe stata sua, mentre Alex Zanardi recrimina per l’errore dei suoi meccanici ai box, costatogli il primo punto in campionato. Sconsolato, l’italiano racconta:


"Capitano proprio tutte a me. Avevamo deciso una sola fermata e invece ho dovuto farne due, perché alla prima il bocchettone della benzina non si è aperto. Ho preferito partire con il muletto preparato per Ralf, ma che andava meglio della mia monoposto. La macchina comunque migliora settimana dopo settimana, ma per conquistare dei punti forse devo proprio andare a Lourdes".


Alex ha perlomeno finito una gara, cosa riuscita raramente in questo campionato a causa dei continui problemi di affidabilità capitati sulla sua Williams. Stesso dicasi per Jacques Villeneuve, fino a questo punto mai passato sotto la bandiera a scacchi, ma che curiosamente, proprio in un week-end che lo ha visto protagonista di due incidenti paurosi, riesce a giungere al traguardo, seppur in una anonima quindicesima posizione.


Risultato che è in ogni caso una mera soddisfazione per un Campione del Mondo:


"A otto giri dalla fine, dal muretto mi hanno detto di rallentare. Non avevo alcun problema tecnico. Credo invece che abbiano deciso che fosse meglio rimanere in quella posizione e arrivare alla fine della gara. Il quindicesimo posto? Non è un buon piazzamento. Se mi chiedessero di scegliere tra questo risultato e una gara all'attacco con un finale sul muretto, ritirato, sceglierei la seconda opzione: vorrebbe dire che ho una macchina che mi permette di far la gara a modo mio, dando sempre il massimo e lottando con i migliori".


"Abbiamo effettuato una sola fermata, sbagliando. Sono partito con il pieno e il primo treno di gomme ha reagito male. Il bilancio? Direi che considero più positive le due giornate di prove che la gara. Un pilota deve poter dare il massimo ed essere in grado di spingere al limite la sua macchina. Altrimenti, tanto vale cambiare mestiere".


Tornando alla diatriba Ferrari-Williams, Jean Todt conferma le accuse lanciate da Head durante la corsa:


"Sì, è vero. Head è venuto per dirmi che Salo ostacolava Ralf e non gli permetteva di esprimere tutto il potenziale di cui disponeva, ma le sue parole sono da attribuire alla pressione della corsa. Ricordo che a Barcellona, Michael Schumacher e Irvine sono rimasti dietro per venticinque giri a Villeneuve che andava molto più adagio di Salo".


Il quarto e il settimo posto dei due piloti della Rossa non sono certamente risultati accettabili per il team di Maranello, che vede complicarsi la rincorsa al titolo. Todt non può che essere d’accordo:


"Il risultato non ci soddisfa. Il bilancio è più o meno quello di Budapest, anzi stavolta con un punto in meno. I nostri diretti avversari in due gare hanno raccolto 32 punti e noi appena 7. In precedenza era andata bene a noi, guardando nel complesso il bilancio di cinque gare è positivo, ma quello delle ultime due è decisamente brutto".


"Non siamo mai riusciti a ottimizzare la macchina per poter essere più vicini alle McLaren; in Ungheria ci eravamo riusciti per le qualifiche, qui né per l'una né per l'altra situazione. D'accordo, Irvine in classifica è secondo ad appena un punto da Hakkinen, ma nella classifica costruttori adesso lo svantaggio è di nove lunghezze; e c'è da sottolineare che ora entra in lizza anche Coulthard".


Prima del Gran Premio d'Italia verrà effettuata una sessione di test proprio sul circuito di Monza, dove, conferma Todt, ci saranno particolari novità, con prove di motore e di aerodinamica.


Quello del Belgio potrebbe essere stato l’ultimo Gran Premio stagionale di Mika Salo, che si è fatto notare per il gioco di squadra che ha favorito Irvine, senza però riuscire ad entrare in zona punti. Il prossimo pilota della Sauber dice di avercela messa tutta, ma superare Hill era pressoché impossibile. A Monza, dove insieme ad Irvine dovrebbe essere Schumacher a testare le F399, Salo sarà comunque presente:


"Giovedì sarò a Monza, a disposizione della Ferrari. Schumacher inizierà a provare mercoledì e se dovesse avere qualche problema potrei sostituirlo per portare avanti il programma di lavoro".


"Naturalmente speravo di guidare una Ferrari a Monza; rimarrà un sogno".

O forse no...


Davide Scotto di Vetta

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