#13 1982: GP di Germania, anche se vince Tambay, un'altra tragedia colpisce la Ferrari



Dodicesimo appuntamento mondiale per la Formula 1: con il Gran Premio di Germania in programma domenica 8 Agosto 1982 si entra nella fase decisiva del campionato che vive sulla lotta per l'assegnazione del titolo, ma non solo su questo particolare interesse.


E' una battaglia di piloti, ma anche di macchine con tensioni che hanno raggiunto i livelli di guardia. Tecnici e meccanici lavorano ininterrottamente ormai da Gennaio ed è facile capire quale sia lo stress raggiunto, la paura di sbagliare. Ogni corsa si presenta come un rebus e le squadre cercano con continue modifiche delle monoposto di migliorarne le prestazioni.


Giovedì 5 Agosto 1982, sotto una cappa di caldo afoso, si lavora fino a notte per l'ultima messa a punto. Ognuno sperando di aver trovato le soluzioni giuste per la corsa.


Nelle tribune e attorno al circuito è presente parecchia gente, segno che per il Gran Premio verrà una gran folla. In compenso molti piloti preferiscono non farsi vedere al circuito, risparmiando qualche ora di riposo per trovare la massima concentrazione nelle prove, che iniziano venerdì.


Gli occhi sono quasi tutti puntati sulla Renault, considerata la grande favorita dopo il successo di Le Castellet. L'equipe francese vive un momento delicato e soltanto con un'altra vittoria potrà conservare speranze per un eventuale trionfo finale. Alain Prost e Arnoux, dopo il litigio al termine della gara al Paul Ricard, si ignorano.


René ha promesso ai dirigenti che questa volta rispetterà gli ordini, che se si verificherà una circostanza simile a quella vissuta due domeniche or sono, lascerà passare il compagno di squadra che ha più possibilità di lui per tentare la scalata al titolo:


"Io non mi fido. Non ci sono tattiche da adottare, posso soltanto cercare di vincere per conto mio. E' l'ultima possibilità che mi rimane".


Risponde laconicamente Prost, ancora nero in volto.


Nel 1981 la Renault su questa pista conquistò il primo e il secondo posto nello schieramento di partenza. Poi però vinse Piquet con la Brabham, che allora aveva il motore Cosworth aspirato. La pista è stata modificata per renderla meno veloce. Ci sono due chicane più strette ma gli esperti sostengono che saranno egualmente le vetture turbo a dominare, almeno a livello di prestazioni in prova.


Molta importanza viene data alle previsioni del tempo: se ci sarà il sole, e quindi anche un gran caldo, i motori aspirati avranno qualche probabilità in più, diversamente, la pioggia potrebbe favorire le vetture dotate di pneumatici Michelin e in ogni caso costituirebbe un problema per i turbo.


A proposito dei pneumatici, elementi vitali per i risultati non solo in Formula 1, si assiste a un'autentica bagarre fra i vari produttori. Anche la Goodyear, così come la Pirelli, che è stata la prima ad accorgersi che con gomme più strette avrebbe potuto migliorare la performance delle macchine, porta a Hockenheim coperture più strette di quattro centimetri.


La Ferrari ha in programma una serie di test di studio proprio sulle gomme e sarà impegnatissima durante le qualificazioni. C'è fiducia nel team italiano ma non si nascondono neppure le difficoltà: i quattordici punti di vantaggio in classifica sono per Pironi un grosso vantaggio ma il francese non può assolutamente permettersi un colpo a vuoto.


Per questo motivo non è escluso che la Casa di Maranello cerchi nuovamente un compromesso che le dia maggior affidabilità a scapito della competitività. Sono problemi che verranno messi a fuoco durante i due giorni di prove. Il team modenese prosegue la costruzione di un telaio più rigido con nuove sospensioni anteriori che dovrebbe esordire a Monza per il Gran Premio d'Italia.


Altre grosse novità non ce ne sono.


Farà il suo esordio con la Theodore il giovane inglese Thommy Byrne, che è in testa al campionato britannico di Formula 3. Sostituisce l'olandese Jan Lammers, rimasto senza soldi. Il mercato piloti, del resto, sta entrando nella sua fase più calda: è confermato che Arnoux quasi certamente lascerà a fine anno la Renault.


Si continua a mormorare che passerà alla Ferrari, ma a Maranello smentiscono.


Favorito da una Ferrari tornata al vertice, venerdì 6 Agosto 1982 il francese domina il primo turno di qualificazione del Gran Premio di Germania. Una superiorità netta, quella messa in mostra dalla vettura di Maranello, in una serie di prove che evidenziano, come previsto, il predominio dei motori turbo. Sono nuovamente sei in fila, con Prost, Arnoux, Piquet, Tambay e Patrese dietro al leader provvisorio.


Fra i motori sovralimentati e quelli aspirati - malgrado l'innesto nel velocissimo tracciato tedesco di due nuove chicane che rallentano le medie sul giro - si è aperta un'autentica voragine. Tra Pironi, miglior tempo in 1'47"847 a 228,677 km/h, il pur aggressivo Alboreto, il migliore dei piloti con vettura spinta da propulsori aspirati (settimo in 1'52"625) ci sono esattamente quattro secondi e 678 millesimi.


L'ultimo qualificato, Serra con la Fittipaldi, è a circa dieci secondi.


La Ferrari e Pironi, dunque, sono all'attacco, ma è prematuro dire che Renault e Brabham siano già battute. Nel secondo turno di prove certamente i rivali del binomio franco-italiano si scateneranno per strappare la pole position al pilota della Ferrari.


Nel primo turno di prove, a cui partecipa Rupert Keegan al posto di Jochen Mass, infortunatosi nel Gran Premio di Francia, Prost e Arnoux riscontrano dei problemi con le loro vetture, piccole cose, ma non hanno potuto esprimersi al meglio. Così come Piquet e Patrese, cui il turbo Bmw ha causato delle difficolta a basso numero di giri, probabilmente dovute al non perfetto funzionamento della centralina elettronica che comanda l'alimentazione del motore.


"Non basta essere il primo oggi, ma bisogna esserlo alla fine della gara. E nell'automobilismo, lo sappiamo tutti, non si può dare nulla per scontato. La macchina va molto bene, io sono in forma e pronto a dare battaglia. Poi si vedrà. In ogni caso è sempre meglio una certa dose di prudenza che non buttarsi all'avventura. Questo l'ho imparato a mie spese in passato".


Dichiara Pironi al termine delle prove.


Il pilota francese si riferisce evidentemente al tentativo della Brabham di trarre vantaggio dal rifornimento volante di benzina preparato a Brands Hatch e a Le Castellet, fallito per problemi tecnici prima che venisse attuato.


L'exploit di Pironi ha tuttavia il merito di mettere sull'avviso gli avversari, che sono molto tesi. Continua, infatti, lo stato di belligeranza tra Prost e Arnoux per l'episodio avvenuto in Francia. Il piccolo René sembra particolarmente nervoso e, alla fine delle prove, esprime parole di fuoco anche contro Tambay, accusando il ferrarista di averlo ostacolato irregolarmente mentre tentava di ottenere il suo giro più veloce.


E' evidente che Tambay cerca di fare il gioco del compagno di squadra, di aiutare Pironi, ma Arnoux è sotto pressione perché in questi giorni viene sottoposto a pesanti allusioni anche nella propria squadra.


Ad esempio, i meccanici della Renault applicano uno stemma Ferrari sulla sua macchina, prima sulla carrozzeria e poi sul volante. E' un'accusa aperta con un possibile doppio significato: o pensano che abbia già firmato un contratto con Maranello per la prossima stagione o lo imputano di avere dato un grosso aiuto a Pironi strappando la vittoria a Prost.


Per il resto le prospettive agonistiche sono quelle delle ultime corse, con due gare in una: i turbo in lizza per la vittoria, tutti gli altri ad inseguire. Dietro ad Alboreto ci sono per il momento Lauda, De Cesaris, Rosberg, Watson, Giacomelli e Cheever; le Alfa Romeo vanno abbastanza bene ma non riescono ad emergere completamente.


Non sarà presente Niki Lauda, che a causa di un incidente che gli procura una distorsione dei legamenti del polso destro non sarà in grado di guidare domenica.


Dire che Lauda è arrabbiato è dire poco, poiché ci teneva a disputare la parte finale della stagione in modo brillante, ed a correre davanti ai propri tifosi, dopo due anni di inattività. Invece dovrà, rimanere a casa, a guardare la televisione con il polso fasciato in attesa di guarire. Peccato perché il Gran Premio di Germania si presenta assai interessante, almeno al vertice, dove si trovano tutte le macchine con il motore turbo.


Poi però, sabato 7 Agosto 1982 tutto cambia ancora una volta in maniera incredibilmente repentina.


Didier Pironi rimane coinvolto in un grave incidente sulla pista di Hockenheim.


In una giornata autunnale, grigia ed opprimente, con l'asfalto battuto da rovesci d'acqua, in queste occasioni le prove si effettuano egualmente in quanto tecnici e piloti devono preparare le vetture e provare le gomme nel caso che la stessa situazione si ripeta in gara.


Pironi, che venerdì era stato il più veloce e intravedeva la possibilità di ottenere una vittoria decisiva per il titolo mondiale, scende in pista determinato, pronto alla battaglia, e in tre giri segna il miglior tempo durante la sessione di prove libere. Giunto sul rettilineo che porta alla zona più spettacolare e tortuosa del tracciato, dopo aver superato una pericolosa chicane, il francese si trova davanti un'altra vettura. In realtà la Ferrari è preceduta da due monoposto, allineate una dietro all'altra: la Renault di Prost che procede relativamente a bassa velocità circa 220 km/h, perché è appena entrata sul percorso, e la Williams di Derek Daly un po' più rapido:


"Ho visto solo una nuvola d'acqua e non ho capito chi fosse davanti a me. Mi sono spostato sulla destra per superarlo, Non so altro".


Evidentemente Pironi, che arriva a oltre 260 km/h, intravede una vettura spostarsi a lato e pensa che si allargasse per lasciarlo passare. Con la visibilità ridotta a zero, nella nebbia di gocce, Pironi prosegue dritto, trovando sulla sua traiettoria la Renault di Prost.


Sono esattamente le ore 10:25: l'impatto è tremendo.


Spiega Prost, piangendo disperato:


"Ho sentito un urto violento, ho visto una macchina passarmi sulla testa, come se dovesse decollare. Sono stati attimi terribili. Un proiettile, un vero proiettile che è volato a parecchi metri d'altezza, poi e caduto sull'asfalto cominciando a capovolgersi. Non potevo frenare, ma non ho neppure avuto il coraggio, quando sono riuscito a fermarmi, trecento metri più avanti, di andare a vedere cosa era successo. Ho capito che era la Ferrari di Pironi, ho visto che Didier muoveva la testa. Ho pregato per lui".


Accanto ai rottami si fermano Piquet e Cheever. Il brasiliano dimostra un grande sangue freddo: si avvicina a Pironi, gli toglie il casco, e sente le sue urla di dolore e non fa nulla, perché teme di provocare danni. Cheever, come impietrito sta a mezzo metro di distanza:


"Non riuscivo a muovermi, osservavo Pironi che si guardava le gambe, una scena terribile, tremenda".


Nelson, invece, racconterà:


"Quando mi sono accostato, Pironi mi ha chiesto di tirarlo fuori dall'auto. Mi sono avvicinato. Urlava per il dolore e la paura. Ho capito che temeva che l’auto prendesse fuoco e gli dissi di stare tranquillo che non c’era benzina attorno. Gli ho tolto il casco e gli ho sollevato un braccio, ma ho visto tanto sangue ed un osso che sporgeva dalla gamba. Mi sono fermato, temevo di fargli del male. Intanto sono sopraggiunti i medici".


I soccorsi sono rapidissimi. Due uomini del circuito si avvicinano alla Ferrari dove il pilota giace ancora legato al seggiolino con le gambe maciullate, allo scoperto. La parte anteriore della vettura, con le ruote piegate, praticamente non esiste più.



Sulla pista di Hockenheim si vivono minuti di dramma e di paura: Didier Pironi rimane imprigionato nell'abitacolo della sua vettura, ormai distrutta, con le gambe bloccate.


Cosciente, il francese ha perfino la forza di parlare.


Quando pochi minuti dopo si avvicina Marco Piccinini, direttore sportivo della Ferrari, gli sussurra:


"Avvertite mia madre, ma fate attenzione, perché ha male al cuore".


I minuti scorrono lentissimi, il lavoro dei soccorritori è febbrile, e non si sa con precisione in quali condizioni fosse il pilota, che si lamenta debolmente.


Sul luogo dell'incidente giungono nel frattempo vari mezzi di soccorso ed un elicottero.


Ci vorranno venticinque minuti per portare via Pironi. I medici lo preparano per il trasporto con trasfusioni di plasma e fleboclisi di sostanze fisiologiche. Poi lo caricano sul velivolo e lo trasferiscono all'ospedale dell'Università di Heidelberg, la più attrezzata della zona per questo genere di casi.


Le condizioni del pilota risultano gravi, ma un po' meno di quanto si temesse.


Didier Pironi viene ricoverato nel reparto chirurgico, e la prognosi rimane riservata per quarantotto ore.


Il pilota francese di origine friulana subisce un intervento di cinque ore e quarantacinque minuti, in cui rischia l'amputazione del piede destro.


"Forse ora è troppo presto per dirlo, bisognerà aspettare due, tre, anche quattro giorni".


Dirà il dottor Betzler, primario chirurgo della clinica universitaria di Heidelberg.


Sono quasi le ore 20:00, quando da un'ora un'equipe di specialisti ha terminato l'operazione alle gambe di Didier Pironi, nonostante al suo arrivo alla clinica con un elicottero direttamente dal motodromo di Hockenheim, il pilota della Ferrari sembra in condizioni disperate.


L'operazione, cominciata alle ore 12:45, al secondo piano della clinica universitaria, dall'altra parte del fiume Nericar, continuerà per parecchie ore. Alle ore 18:30 il capo dei chirurghi fa chiamare dapprima lo zio di Didier, poi la madre Imelda e la moglie Catherine, giunte con un aereo privato da St-Tropez.


C'è un'aria di drammatica attesa nel corridoi della clinica, e la durata dell'operazione da una parte denuncia la gravità delle condizioni del corridore, dall'altra - come fa notare, nel frattempo, il medico della Csai, dottor Bartoletti - lascia intendere che vi erano buone prospettive di salvare gli arti del francese.


Alle ore 18:45 madre e moglie di Pironi escono dalla sala operatoria pallide in volto, e a mala pena Catherine sussurra:


"Didier sta riposando. Temevo il peggio. Sono un po' sollevata".


Intanto i chirurghi tedeschi si raccolgono nell'ufficio del primario per stilare il bollettino, in tedesco e in francese. Da esso risulta, come spiegherà il dottor Betzler, che Pironi ha riportato un trauma cranico, la frattura del braccio sinistro, fratture alle due gambe.


Particolarmente grave è la frattura al piede destro, ridotto ad un moncherino.


Le lesioni sembravano irrimediabili, ma i chirurghi del dottor Betzler hanno fatto il miracolo.


"Siamo riusciti ad evitare l'amputazione"


Alle ore 14:00 le prime notizie trapelate dalla sala operatoria dicevano che l'amputazione del piede destro sembrava inevitabile.


Verso le ore 16:00 un infermiere, uscito disfatto dalla fatica, ha detto ad un collega:


"Speriamo di salvargli il piede".


Poi dopo le ore 17:00 un medico ha spiegato:


"Anche se il piede verrà salvato, difficilmente Pironi potrà camminare e certamente non potrà riprendere a correre".


Didier Pironi dovrebbe salvarsi se non subentreranno complicazioni. Il rischio di un embolo, per esempio, o di un collasso circolatorio, non si può escludere.


Per il momento, nonostante la lunga anestesia, le condizioni del trentenne corridore sono soddisfacenti, la circolazione è buona, e un medico confessa che il piede destro, l'arto più lesionato è caldo, e che l'oscillometria è in ordine.


Le confortanti notizie fanno tornare il sorriso sui volti dei colleghi di Pironi, gli italiani Alboreto, De Angelis e l'americano Cheever.


"Ora posso dormire tranquillo".


Confessa Alboreto.


Ma i colleghi ed amici di Pironi, pur sollevati dalle buone notizie che l'amputazione del piede è stata evitata, continuano a trepidare. Inoltre c'è il rammarico per la sfortuna del pilota di Maranello, lanciato verso la conquista del titolo e ora immobilizzato in un letto d'ospedale.


Per lui e per la Ferrari la magnifica avventura nel mondiale è finita.


Pironi è colpito due volte: come uomo e come pilota.


La Casa italiana comunque, proseguirà l'attività con il solo Tambay.


Immediatamente scattano i soliti discorsi del dopo, di quando tutto è già successo.


Elio De Angelis confessa:


"Quando capita una giornata come questa, io non vorrei assolutamente scendere in pista. Con la pioggia non si vede assolutamente nulla. Solo un muro d'acqua. Fossi stato nei panni di Pironi non avrei certamente forzato al massimo, ma sarei andato calmo. Il Campionato Mondiale è una cosa molto importante per noi piloti, ma credo che la vita valga qualcosa di più".


Niki Lauda che, col braccio destro imprigionato da una benda rigida, non potrà correre per l'incidente avvenuto venerdì, invece dice:


"Non credo che Pironi abbia commesso degli errori, e sono convinto che non ci sia stato alcun problema per la pista bagnata. Il guaio vero sta nelle macchine, nei regolamenti di questa Formula 1. Noi chiediamo dei cambiamenti, delle nuove regole, ma nessuno ci ascolta, non si cambia mai. Dopo un incidente tutti si sorprendono, tutti fanno atto di pentimento, ma alla fine i risultati sono sempre gli stessi. Ancora una volta abbiamo la dimostrazione di quanto sia pericoloso correre con queste vetture che sono quasi degli aeroplani".


La polemica viene ripresa anche da Nelson Piquet, il quale non è mai stato tenero in queste occasioni:

"Ho sempre sostenuto che certi tipi di macchine sono pericolosi. La Ferrari lo è forse più delle altre. Non voglio con questo fare un'accusa alla scuderia di Maranello, che ha sempre costruito delle monoposto molto valide, molto robuste e ha guardato sovente alla sicurezza. Se è andata verso una direzione che io non ritengo giusta è perché è stata costretta. Certi materiali - queste fibre di carbonio, queste leghe leggere - non sono sicuri. Si tratta di materiali che non hanno assorbimento. Sono duri e leggeri, ma quando vengono sottoposti a sollecitazioni elevate si spaccano e si sbriciolano. Bisogna rivedere assolutamente tutte le norme che permettono la costruzione di certe macchine. Io personalmente non salirei mai su una monoposto costruita in questa maniera".


La polemica innescata da Nelson Piquet dopo l'incidente di Didier Pironi crea molte discussioni nell'ambiente della Formula 1. Il brasiliano sostiene che i nuovi materiali usati dalla Ferrari per costruire le sue monoposto e la tecnica utilizzata rendono più alto il rischio per i piloti in caso di collisioni. La fibra di carbonio, l'honeycomb, cioè lo speciale alluminio a nido d'ape, e la realizzazione della monoscocca in un doppio guscio incollato a caldo con materiali particolari - secondo il pilota brasiliano - non hanno negli urti violenti lo stesso potere d'assorbimento dei metalli adoperati nella costruzione delle vetture tradizionali.


Piquet sostiene la propria tesi portando come esempio la tragica scomparsa di Gilles Villeneuve ed il grave ferimento di Pironi. Questo parere trova però risposte discordi da parte del tecnici. Barnard della McLaren, e Ducarouge dell'Alfa Romeo sostengono che i nuovi materiali utilizzati anche per i telai da loro progettati hanno subito controlli minuziosi, fornendo dati confortanti sia come resistenza all'impatto sia come durata nel tempo. Una risposta più secca viene da Mauro Forghieri, il capo ingegnere della Ferrari:


"Non capisco quali elementi e quale esperienza tecnica abbia Piquet per esprimere un parere del genere. Gli incidenti di Villeneuve e Pironi sono avvenuti a velocità altissime, con dinamiche che avrebbero portato conseguenze per qualsiasi macchina. Se noi abbiamo deciso di procedere in questa direzione è perché i test effettuati hanno dato riscontri positivi, non siamo certamente gente che si butta allo sbaraglio. Lo abbiamo dimostrato più volte con la nostra prudenza".


"La sicurezza del piloti ci sta più a cuore delle eventuali vittorie. Non ci sono assolutamente controprove per affermare che una vettura con telaio tradizionale sia più robusta di quelle in fibra".


Nella discussione interviene anche Patrick Tambay, rimasto solo a difendere i colori della Ferrari:


"Ho esaminato bene la macchina di Didier sabato, con la botta che ha preso ha resistito molto bene. Non ho alcun timore per la mia incolumità in questo senso. Devo ricordare che lo scorso anno alla guida della Ligier ebbi uno spettacolare incidente a Las Vegas. Andai ad urtare un guard-rail diritto ad alta velocità. Rimasi con il musetto completamente distrutto ed avevo le gambe allo scoperto. Solo il caso, una vera fortuna, mi permise di non riportare dei danni".


"Nelle collisioni in automobile molto dipende dalla dinamica dell'urto. Ho visto piloti farsi male dopo botte apparentemente innocue ed altri rimanere illesi in carambole paurose".


"Secondo me, bisognerebbe soprattutto pensare a cosa si dice quando si lanciano delle accuse. Ci sono delle macchine che prendono parte alle corse prive dell'impianto antincendio di bordo per essere più leggere, abbiamo visto sospensioni staccarsi come se fossero di carta, freni cedere clamorosamente. Insomma, non credo che la Ferrari possa essere accusata di negligenza. Anzi, sono sempre più convinto che nessuno lavori tanto seriamente come a Maranello".


Benché il circo della Formula 1 fosse sotto choc per l'incidente occorso a Pironi, là seconda sessione di prove di qualificazione si svolge quasi regolarmente. Tuttavia, oltre Didier e Lauda, altri piloti preferiscono non scendere in pista, anche perché scossi dal dramma occorso al loro amico Pironi. E' il caso di Cheever e Alboreto, che preferiscono recarsi all'ospedale per sapere qualche cosa in più. Alboreto, che Tyrrell vuole costringere a provare a tutti i costi, ha un violento battibecco con il suo team manager ed alla fine lascia il circuito dicendo che preferisce rendere omaggio ad un amico ferito anziché correre su delle macchine che ormai sono troppo pericolose.


In pista non scendono nemmeno Fabi e Keegan, che non risultano tra i qualificati per la gara, perché la pioggia battente, che praticamente non ha mai smesso, non permette certo di migliorare le prestazioni fatte segnare nella giornata di venerdì. Non prova neanche Patrese, ma questo rientrava già nei piani del padovano fin dalla prima mattinata.


Infatti vista la pioggia la sua squadra doveva svolgere solo del test di gomme e il compito era stato affidato a Nelson Piquet. La rinuncia di Lauda a partecipare alla gara permette a Surer di entrare nello schieramento di partenza, mentre il posto di Pironi in pole-position resterà vuoto, perché la Ferrari non ha ritirato la macchina.


Domenica 8 Agosto 1982, nonostante tutto si corre sul circuito di Hockenheim, in attesa che questo, dal 1984, verrà sostituito con il rinnovato circuito del Nurburgring; o almeno questo è quanto annunciato il 30 Luglio 1982.


Al via, René Arnoux stacca Alain Prost, che viene passato alla prima chicane anche da Nelson Piquet. Seguono poi Patrick Tambay, Andrea De Cesaris, Riccardo Patrese, Michele Alboreto ed Eddie Cheever. Piquet, già al secondo giro, si pone al comando scavalcando Arnoux; il compagno di scuderia del brasiliano, Patrese, conquista il quinto posto ai danni De Cesaris, mentre Cheever è costretto a una sosta ai box per un problema ai radiatori. Le due Brabham sono favorite dalla strategia che prevede un pit-stop, con cambio degli pneumatici e rabbocco di benzina.



Al quarto giro Tambay sorpassa Prost e si porta in terza posizione, mentre nelle retrovie si fa largo Rosberg che passa Alboreto. Cinque giri dopo Andrea De Cesaris è costretto all'abbandono della gara per un problema al cambio. Un giro dopo Tambay passa anche Arnoux, ponendosi alle spalle di Piquet. Tra il dodicesimo e il quattordicesimo passaggio entrano ai box sia Alain Prost per un guaio elettrico agli iniettori, che Patrese, che è costretto al ritiro per un guasto del propulsore.


Al diciannovesimo passaggio Nelson Piquet, che ha ventisei secondi di vantaggio su Tambay, prepotentemente installatosi in seconda posizione davanti ad Arnoux, arriva alla nuova chicane della Ostkurve alle spalle della ATS di Salazar che si trova in undicesima posizione e sta per essere doppiato. Piquet allunga la staccata, si infila sulla destra e imposta la traiettoria, ma Salazar, forse colto di sorpresa, non riesce a frenare o comunque a rallentare la propria vettura. Il cileno urta la parte posteriore sinistra della Brabham, mandandola in testacoda, e si arresta in mezzo alla pista.


Il Campione del Mondo in carica schizza fuori dalla Brabham e si scaglia selvaggiamente sul colpevole, dando vita ad un autentico match di pugilato, con pugni e calci. Dare tutta la responsabilità dell'accaduto al cileno è forse troppo, certo che l'eliminazione per Piquet è una autentica beffa e la sua reazione proporzionata alla rabbia cocente.


"Di solito non ho quel tipo di reazione. Ma ero molto arrabbiato con Salazar. Mi ha impedito di prendere la pole position al Gran Premio d'Olanda e mi ha ostacolato più volte prima. Ho perso le staffe perché non c'era bisogno di ostacolarmi perché non era in lotta per il primo posto".


Dirà successivamente.


Per il brasiliano era previsto un rifornimento volante al ventitreesimo giro: i meccanici della squadra inglese si erano allenati a lungo nella mattinata per cambiare le gomme e immettere nei serbatoi la benzina necessaria nel più breve tempo possibile.


Ma per la terza volta consecutiva l'espediente è stato inutile.


Si trova così in testa Patrick Tambay, che ora precede René Arnoux, John Watson, Keke Rosberg, Michele Alboreto e Jacques Laffite, ed inizia ad allungare grazie ad una bella progressione sul pilota della Renault.



Nelle tornate successive Laffite prosegue la sua rimonta passando prima Alboreto e poi Rosberg, ma al ventinovesimo giro il francese, nel doppiaggio di Nigel Mansell, tornato titolare dopo aver recuperato dall'infortunio occorso in Canada, commette un errore, esce di pista e viene ripassato dai due. Nei giri seguenti Laffite perde altre posizioni e si allontana definitivamente dalla zona dei punti.


Alle spalle del due si fa luce Watson, ma il nord-irlandese non andrà molto lontano.


In precedenza, infatti, il pilota della McLaren aveva tamponato De Cesaris il quale, in difficoltà con il cambio che non funziona alla perfezione, aveva rallentato improvvisamente in una curva. Quest'urto deve aver danneggiato la sospensione anteriore destra della monoposto di Watson.


Nel corso del trentasettesimo giro la McLaren, impazzita, devia sulla sinistra all'Ostkurve e finisce contro le protezioni per poi girarsi con una ruota staccata, costringendo Watson al ritiro.


Ritirato Watson, il finlandese Rosberg si ritrova al terzo posto, seguito da Alboreto e Giacomelli, ed in zona punti entra anche Marc Surer, sesto. Al quarantaduesimo giro Tambay doppia anche Rosberg, sicché il solo Arnoux rimane a pieni giri, assieme al ferrarista.


Nel finale Tambay, con la sua Ferrari perfettamente equilibrata, amministra molto bene il vantaggio che aveva preso su Arnoux e passa il traguardo con il braccio alzato, per la prima volta nella sua carriera in Formula 1, tra la gioia dei tifosi italiani e dei meccanici della Ferrari.


Secondo dietro di lui è René Arnoux, che con questo risultato si rilancia in classifica, poi Rosberg bravo a sfruttare i numerosi ritiri degli avversari, davanti ad Alboreto, Giacomelli e Surer.


In un momento di estrema tensione, in una delle sue stagioni più drammatiche, la Ferrari da prova di grande carattere, di un amalgama, una coesione che è difficile riscontrare in altre squadre.


Non appena Patrick Tambay taglia il traguardo, tutti corrono a congratularsi con gli uomini del team modenese, da Bernie Ecclestone a Jean Sage, direttore sportivo della Renault, che è il primo ad arrivare. Tambay riesce a mala pena a giungere sino al podio, stretto fra tanti amici, fra tanti tifosi.



Ascolta attento la Marsigliese poi l'inno di Mameli suonato per la Ferrari; nel mentre qualcuno gli mette in mano una bandiera italiana, e il pilota francese la agita felice.


"E' la mia prima vittoria in Formula 1 potete immaginare cosa vuol dire dopo cinquantadue Gran Premi, in un anno difficile come questo. All'inizio della stagione dovevo correre con l'Arrows ma rimasi disgustato dall'ambiente in Sud Africa durante il famoso sciopero dei piloti. Ero tornato amareggiato a gareggiare in America, e solo l'offerta della Ferrari mi ha convinto a riprendere l'attività".


"Ora sarebbe facile dire che dedico la vittoria al povero Gilles Villeneuve oppure a Didier Pironi che sta soffrendo. Li ricordo entrambi, li ho sempre presenti, ma questo successo lo voglio offrire a Enzo Ferrari che ha avuto fiducia in me, che mi ha fatto rinascere come pilota".


"Questa affermazione trova le sue radici in una squadra eccezionale che compie sempre il proprio lavoro con una incredibile lucidità. Prima della partenza ero nervoso. Anzi, nella mattinata ero andato alle ore 7:30 a fare un po' di corsa per scaricarmi. Poi stato tutto facile: ottima la scelta delle gomme, perfetto l'attacco alla Renault di Arnoux".


"Solo negli ultimi minuti ho avuto un po' di paura: il timore di perdere tutto per qualche banalità. Credo di aver commesso solo un piccolo errore in tutta la gara. Ho sbagliato una marcia e ho rischiato di finire fuori pista, perdendo qualche secondo. Ho sudato freddo ma ho reagito con precisione. Poi è andato tutto bene".


Per Mauro Forghieri, responsabile tecnico della Ferrari, la guida di Tambay è stata esemplare:


"Non so quanti altri piloti avrebbero saputo fare meglio in una atmosfera così tesa. Questa vittoria servirà molto anche a Pironi che stato difeso dal compagno di squadra ed è sempre saldamente in testa al campionato mondiale. Conterà per il suo morale, lo aiuterà a superare con maggiore forza i duri giorni che lo aspettano".


"Nel preparare la macchina di Tambay abbiamo rischiato un po' di più di quanto non avremmo fatto se ci fosse stato in pista il suo compagno di squadra. Le circostanze ci hanno costretto a correre il pericolo e tutto è filato liscio. Dovrebbe essere sempre così".


"Adesso andiamo direttamente a Zeltweg dove si gareggerà domenica prossima. Revisioneremo le macchine nella pista austriaca e ci auguriamo che questo risultato possa essere ripetuto, anche se so già che sarà molto difficile".


"Per il mondiale non posso dire nulla. Ci difendiamo, ma non tutto dipende da noi. Faremo le prossime corse con un solo pilota e questo sarà indubbiamente un vantaggio per i nostri avversari".


L'ottantatreesima vittoria da quando corre in Formula 1, nell'era moderna del campionato mondiale (anno 1950), è stata forse la più bella ed emozionante per la Ferrari. Un successo nel quale si sperava ma che era difficile da ottenere.


Patrick Tambay vince con una enorme superiorità.


Eliminate la Renault di Prost e soprattutto la Brabham di Piquet, che era partito con il serbatoio di benzina mezzo vuoto e quindi con una macchina leggerissima, il francese ha potuto guidare con estrema sicurezza e ha condotto la gara dal diciannovesimo giro.


Tambay è stato bravissimo soprattutto nel saper amministrare la propria macchina. La sua impresa più bella nel corso della gara è stato il sorpasso ad Arnoux. Si sa molto bene che il pilota di Grenoble non è un tipo che lascia tanto facilmente la strada libera. Tambay ha aspettato il momento giusto e poi lo ha infilato di prepotenza, lasciandolo di stucco.


Successivamente il pilota della Ferrari è andato progressivamente in vantaggio fino ad arrivare a circa venti secondi di margine. Nel finale Arnoux ha recuperato un pochino ma il suo rivale aveva rallentato la marcia per non correre rischi.


Ben cinquantadue volte in precedenza il trentatreenne parigino aveva tentato questa impresa, ma non gli era mai riuscito di vincere, malgrado avesse cambiato diverse scuderie. La rinascita di Patrick è dovuta soprattutto alla fiducia accordatagli dalla Ferrari. Quando si trovava alla McLaren, due anni prima, il francese era stato considerato un pilota finito.


Grande promessa della fine degli Anni Settanta, Tambay aveva un pochino deluso, ma la colpa non era sua.


"Non avevo mai avuto molta fortuna, perché mi ero sempre trovato in squadre dove venivo considerato una seconda guida. Mi affidavano delle macchine che erano praticamente inguidabili e sovente ero costretto a fare brutta figura senza alcuna responsabilità. Il grande merito della Ferrari è quello di affidare ai propri piloti sempre delle vetture competitive al massimo, uguali per entrambi. Quando ho firmato il contratto con Maranello avevo avuto la consegna di dare una mano a Didier Pironi. E questo era soprattutto il mio obiettivo. Il terzo posto ottenuto a Brands Hatch ed il quarto a Le Castellet erano stati la prova della mia fedeltà nei confronti del compagno di squadra, arrivando sempre alle sue spalle. Ieri ho avuto strada libera".


"Qui non ho corso soltanto per me stesso. La vittoria è stata un piccolo aiuto anche per Didier Pironi. Le cose sono andate tutte bene, ed i nostri rivali non hanno raccolto che un magro punteggio: Arnoux sei punti e Rosberg quattro. Sono rimasti fuori dalla lotta gli avversari più importanti, da Piquet a Prost, sino a Patrese e Lauda. Ora intendo proseguire in questa maniera, ma non sarà facile".


"Dopo questa vittoria, tutti si aspetteranno da me qualcosa di speciale. Io assicuro il massimo impegno, la concentrazione più assoluta. Ma non sarà facile vincere ancora. La pista di Zeltweg sarà molto difficile per noi della Ferrari. Sono tutte curve in appoggio che dovrebbero garantire una certa superiorità soprattutto alla Renault che lo scorso anno dominò in maniera assoluta. La Ferrari però ha fatto grossi progressi e io mi auguro di riuscire a intromettermi nella lotta che certamente ci sarà fra Prost e Arnoux".


Finito di caricare il materiale, i meccanici della Ferrari tornano in hotel. Ma visto il numero esiguo di persone, Tambay chiede loro di cenare assieme e di non festeggiare la vittoria, poiché non ritiene che sia il caso.


Al termine della cena, Patrick alza il bicchiere per dedicare la vittoria a chi aveva contribuito a questo successo, ma ora o è scomparso, o è gravemente ferito. I meccanici rimangono in silenzio, costernati per il ricordo dei due corridori rimasti vittime delle circostanze, ed anche il francese non riesce ad aggiungere altro.


Nel frattempo, la polemica infuria ancora alla Renault, dopo le discussioni per la vittoria di Arnoux nel Gran Premio di Francia. Il pilota francese, forte del secondo posto, vuole precisare la sua situazione, e coglie l'occasione per far valere le sue ragioni nel confronti di Prost.


"Adesso che sono in corsa per II titolo mi auguro che alla Renault si siano accorti che sono più veloce e che rompo meno macchine di Prost. Anche se le possibilità di inserirmi nel discorso per il Mondiale sono minime, voglio giocarmele tutte perché corro da professionista da molti anni solo con questo obiettivo. In ogni caso è inutile continuare a comportarsi in questo modo: Alain farebbe meglio a fare la pace con me e cercare una tattica redditizia per entrambi".


"Sono contento del secondo posto e anche per la vittoria dell'amico Tambay. Non c'era niente da fare contro le Ferrari, e allora ho preferito puntare ad un buon piazzamento. Mi è mancata la presenza di Pironi, specialmente al momento dello schieramento. Spero che si ristabilisca presto, completamente".


A chi gli chiede se andrà alla Ferrari, il trentaquattrenne di Grenoble, ex-meccanico di Conrero, risponde:


"No, non vado a Maranello".


Didier Pironi sorride quando apprende che il suo compagno di scuderia Patrick Tambay ha vinto il Gran Premio di Germania a Hockenheim. Dal suo lettino nella sala di rianimazione al secondo piano della clinica universitaria di Heidelberg, dove è ricoverato da sabato con prognosi riservata, il corridore della Ferrari avrebbe voluto seguire la corsa alla televisione, ma i medici tedeschi glielo hanno tassativamente vietato.


Non soltanto in considerazione delle sue condizioni, che sono sempre gravi, ma anche per riguardo per un altro ferito in condizioni disperate, che divide con lui la stanza.


Lucidissimo, Pironi chiede almeno informazioni della gara. In mattinata, dopo essersi interessato ai tempi realizzati dagli avversari più temibili nell'ultima giornata di prove, durante la quale il suo primato sul giro non era stato migliorato, a causa della pioggia, il francese aveva pregato il direttore sportivo della Ferrari, Marco Piccinini, una delle poche persone ammesse nella sala di rianimazione oltre ai parenti, di non rinunciare a far correre Tambay, e anzi di dire a Patrick di fare il possibile per vincere e togliere punti ai suoi diretti inseguitori nella classifica per il mondiale, Watson, Prost e Rosberg.


Dopo il terrificante incidente di sabato, dopo la lunga operazione di quasi sei ore, domenica mattina Pironi si sveglia in buone condizioni, e prova a muovere le dita di ambedue i piedi, riuscendovi. Poi si intrattiene in tre lingue, in italiano con il direttore sportivo della Ferrari, in francese con la madre, la zia, e la moglie Catherine, e in inglese con i medici tedeschi. A questi, che gli dicono di star calmo, di riposare, di evitare qualsiasi emozione, Pironi risponde che non può non interessarsi della gara.


Che le condizioni di Pironi siano soddisfacenti è confermato dall'angiologia eseguita in mattinata per controllare le funzioni circolatorie. Successivamente, non verranno fatte dichiarazioni ufficiali, ma i medici della clinica di Heidelberg permetteranno alla moglie e allo zio di Didier di partire per Parigi.


Accanto al pilota francese, che peraltro possono vedere soltanto per un istante nel tardo pomeriggio, mentre è profondamente assopito, rimangono solo la madre e la zia, e naturalmente gli uomini della Ferrari.


Uno di questi, il vicedirettore sportivo Dario Calzavara, dopo che in mattinata aveva fatto una breve visita al corridore, viene colto da malore, e dopo una visita medica, viene fatto adagiare per lungo tempo su una barella. Nella hall della clinica chirurgica di Heidelberg.


Alle domande che tutti si pongono (potrà Pironi riprendere a camminare, potrà eventualmente riprendere a correre?), il professor Hissen risponde che il futuro è incerto, è nelle mani di Dio. Per i profani, un altro medico, il dottor Ruf, riassume cosi la situazione:


"Per l'ossatura e la muscolatura non ci sono gravi problemi, se il sistema circolatorio e quello nervoso tengono, il signor Pironi uscirà dalla fase di pericolo".


Nessuno degli specialisti della clinica universitaria conferma le dichiarazioni ottimistiche fatte dal medico della federazione automobilistica di Germania, Wolfgang Grufi, il quale esprime con sicurezza che entro due o tre giorni si potrà fare una diagnosi precisa e che probabilmente Didier potrà lasciare la clinica tra una settimana per venire trasportato in Francia e iniziare la convalescenza in patria.


Nonostante il palese conflitto di competenza e le gelosie tra diversi sanitari, è opinione comune che nella disgrazia Pironi abbia avuto fortuna finendo a Heildeberg.


La clinica viene giudicata il non plus ultra in Germania.


Anche se costretta a rinunciare all'apporto dello sfortunato Pironi, la Ferrari è uscita rafforzata dal Gran Premio di Germania. Il pilota francese, che ovviamente non potrà difendersi nelle prossime gare, si è visto rosicchiare qualche punto soltanto da Arnoux e Rosberg nella classifica mondiale, mentre la scuderia di Maranello è balzata al comando anche nella graduatoria dei costruttori, dove con 61 punti precede McLaren ferma a 54, Renault a 44, Williams a 38, e Brabham a 36.


E' una grossa soddisfazione sia sul piano sportivo che morale se si considera che la Casa italiana non ha partecipato alla gara in Belgio ed ha schierato una sola vettura a Monte Carlo, Detroit, Montreal e a Hockenheim. Se non ci fossero stati i due gravissimi incidenti ai suoi piloti, nel corso della stagione, la Ferrari probabilmente a quest'ora potrebbe già brindare a un doppio titolo iridato. In ogni caso il successo di Tambay conforta gli uomini del team che ora sono pronti a battersi nelle gare che restano da disputare per raggiungere tutti gli obiettivi possibili, soprattutto quello, disperato, di conservare il primo posto del mondiale piloti a Pironi.


Un'impresa difficilissima ma teoricamente non impossibile.


"Adesso tutto diventa ancora più arduo. Ad Hockenheim ho potuto contare anche sul fattore sorpresa. Mi auguro solo che nessuno si aspetti dei miracoli da me. Credo che vivremo alla giornata, tentando di raggiungere i massimi risultati possibili. E devo dire in tutta onestà che domenica prossima a Zeltweg sarà un'autentica prova del fuoco per me. Quella pista è molto pericolosa e non mi piace per nulla. In più non sappiamo se la macchina dimostrerà la stessa competitività messa in evidenza in Germania. Mi accontenterei anche di un buon piazzamento. Qualcuno mi ha chiesto se penso al titolo: no, non mi sfiora nemmeno l'idea".


Spiega Patrick Tambay, analizzando serenamente la situazione.


Nel 1981 in Austria, dopo un netto dominio della Renault, finì per vincere Laffite con la Ligier. Il circuito di Zeltweg quindi potrebbe costituire un'occasione anche per le macchine con motore aspirato, e rilanciare le ambizioni di Watson e Rosberg.


Bisognerà però fare i conti con le Renault e le Brabham uscite dall'ultima gara, la prima con un buon secondo posto di Arnoux e la seconda dopo aver rimediato una vera debacle. L'ulteriore passo avanti di Arnoux ripropone la lotta in famiglia nella scuderia francese. A Hockenheim il combattivo René, incontratosi con Giacomelli nella clinica dove era andato a sentire le ultime notizie su Pironi, ribadisce i propri propositi.


Già lunedì tutte le squadre partono per Zeltweg.


Le revisioni delle macchine saranno fatte sul posto.


La Ferrari, invece, manda una squadra di meccanici a Maranello, segno che si sta lavorando alacremente per preparare un modello molto modificato della 126 C2 che dovrebbe esordire a Monza, o forse ancore prima.


Dopo la vittoria di Tambay sono in molti a chiedersi perché la Ferrari, privata di Pironi, non tenti di ostacolare gli avversari ingaggiando un altro pilota per le ultime prove della stagione.


La risposta a questa domanda la fornisce l'ing. Forghieri:


"Ditemi voi chi potremmo prendere. Un giovane inesperto? Troppi rischi. Un anziano pilota? Non credo che ce ne siano di disponibili".


Simone Ghilardini

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