#13 1998: GP Ungheria, Schumacher vince di tattica, Hakkinen è rallentato, il mondiale è aperto

Aggiornato il: giu 25



Il Gran Premio di Hockenheim doveva essere quello della svolta per la Ferrari, con l’introduzione della F300 con passo lungo; un’innovazione che avrebbe dovuto portare al sorpasso definitivo in termini di competitività sulla McLaren-Mercedes, e invece si è trasformato in una lunga agonia, conclusa con Michael Schumacher quinto e Eddie Irvine ottavo, addirittura fuori dai punti, entrambi surclassati persino da Williams e Jordan, mentre Mika Hakkinen andava a vincere in tutta tranquillità, scortato da David Coulthard.


Il 3 Agosto 1998, Jean Todt cena col presidente Montezemolo, Ross Brown, Martinelli e altri, per chiarire e fare il punto della situazione:


"Abbiamo fatto degli errori e li abbiamo pagati. Sabato mattina Schumacher è uscito di pista, un errore suo e siamo rimasti fermi anziché lavorare per preparare bene le qualificazioni. Errori nostri? Eccone uno: non siamo riusciti a lavorare bene con gli ammortizzatori per tutta la giornata e l'abbiamo pagato con quella mancanza di grip che ci ha perseguitato poi in prova e in gara".


"L'aerodinamica di questa vettura è meno efficiente della McLaren, ma sbagliata no. Se fosse sbagliata avrebbe potuto vincere quattro gare?"


"E' vero che la galleria del vento, per metterla bene a punto, necessita del tempo, ma c'è l'altra galleria. E poi: la Jordan non ha galleria del vento ma andava bene".


"La situazione è difficile dall'inizio dell'anno. Facciamo due conti. Noi e la McLaren abbiamo preso 210 punti, tutti gli altri 66. Già questo dice molto. Di quei 210 punti la Mclaren ne ha preso il 55%, noi il 45%. Loro hanno avuto fin dall'inizio la macchina migliore, le gomme migliori, eppure noi siamo lì, siamo vicini. Perché dovrebbe essere tutto finito?"


Il direttore tecnico del team di Maranello, Ross Brawn, concorda sul fatto che la trasferta tedesca si debba accantonare il prima possibile:


"Sin dal primo giorno quello tedesco si è rivelato un week-end tutto in salita, e non siamo riusciti più a progredire. I problemi avuti da Michael sabato mattina hanno ulteriormente complicato i nostri programmi. E affrontare un Gran premio in queste condizioni è sempre molto difficile".


La vettura con passo allungato può considerarsi un errore di valutazione, ma Brawn non la pensa così:


"E' facile dirlo adesso. Sapevamo che il suo impiego avrebbe creato qualche difficoltà in più, visto che si tratta di una monoposto abbastanza differente. Purtroppo abbiamo avuto più problemi del previsto, ma io resto convinto al cento per cento che dovevamo fare questo esperimento. A Monza l'introduzione del passo lungo sembrava averci portato qualche miglioramento, però a Hockenheim si sfruttano molto di più i cordoli e questo rende più complicata la ricerca del miglior bilanciamento della macchina. Purtroppo, però, è vero che noi abbiamo qualche difficoltà sulle piste veloci e quindi prevedo che anche il Gran Premio d'Italia sarà difficile".


La Ferrari però è già a Fiorano per preparare la ribalta durante il prossimo Gran Premio, da disputare sul tortuoso circuito di Budapest, in Ungheria:


"Collauderemo delle novità aerodinamiche per i circuiti ad alto carico aerodinamico, che abbiamo sviluppato in base all'esperienza di Montecarlo. E ovviamente lavoreremo anche sull'assetto. L'anno scorso abbiamo avuto problemi con le gomme, ma indubbiamente le cose dovrebbero andare meglio. La Bridgestone sicuramente porterà degli ottimi pneumatici, ma credo che almeno su questo fronte saremo alla pari con la McLaren".


Nella mattinata del 4 Agosto, il lavoro viene dedicato a studiare nuovi assetti per ovviare alle carenze aerodinamiche riscontrate in Germania. Poi, nel pomeriggio, una volta trovato l'equilibrio ottimale per la pista, inizia lo studio degli pneumatici. La F300 evidenzia ancora un certo sovrasterzo, finendo anche un paio di volte in testacoda. Altro problema, il bloccaggio dei freni anteriori. Sulle fiancate della monoposto appaiono inoltre delle aperture in grado di favorire lo smaltimento più rapido dell'aria calda verso l'esterno, senza farla transitare, lungo tutta la parte interna delle pance laterali, sino alla parte posteriore in prossimità del motore.


Il giorno successivo, alle ore 8:00 Irvine accende nuovamente il motore e compiere il primo giro con cui controllare il lavoro effettuato nella nottata: sostituzione di un motore che aveva già percorso qualcosa come cinquecento chilometri. Da lì a pochi minuti sei autobotte scaricano 60.000 litri d'acqua sui 2956 metri della pista, per creare le condizioni ideale: pista bagnata per consentire ai tecnici della Ferrari e della Goodyear di provare i sedici set di gomme da pioggia che sono state portati per questo lavoro. Ad ogni sosta, ogni sei-dieci giri, la pista viene di nuovo bagnata per mantenere il grado di umidità necessario per i test. Il lavoro sulla F300 coinvolge anche le regolazioni dell'aerodinamica e delle sospensioni. Già prima di pranzo, Irvine compie 101 giri. Poi, archiviato questo lavoro sul bagnato, l'attenzione si sposta su altre opzioni da asciutto. Diciotto i giri percorsi e per l'occasione appaiono nuove soluzioni aerodinamiche per quanto riguarda l'alettone posteriore.


Poi tocca a Schumacher passare un'intera giornata in pista, a partire dalle ore 7:00 del 6 Agosto, il tedesco è già sul circuito di Fiorano a provare la F300, con la quale compie in totale 168 giri.


"Spero proprio che a Budapest le cose vadano molto meglio che in Germania. Si è trattato di test utili, anche per gli pneumatici. Un impegno gigantesco che soltanto la Ferrari può realizzare. Avevamo un programma fitto, non si potevano tralasciare punti del programma. è stata una bella esperienza, nuova, diversa dal normale ed eccezionale. Questa è la Ferrari. Non mi era mai successo. Ma c'erano da risolvere problemi con lo specifico programma da bagnato e per questo era necessario cominciare presto, quando il sole non scalda troppo l'asfalto".


"Sono ragionevolmente soddisfatto, direi che abbiamo delle buone gomme, d'altronde non siamo qui a fare record. Ho simulato un Gran Premio ed è andato tutto bene. Del lavoro svolto su questa pista bisogna vedere quanto ne riusciremo a utilizzare sulla pista di Budapest. Vorrei guidare una monoposto che reagisce meglio quando vi sono dei saltellamenti sull'asfalto. è qui che abbiamo più problemi, con le sospensioni e dobbiamo fare un grosso passo avanti. La F-300 deve essere più morbida nell'assorbire certi dislivelli. Sono ragionevolmente convinto che abbiamo progredito".


Dichiara Schumacher al termine delle prove.


Mentre la Rossa è impegnata a Modena per sei giorni consecutivi di test, la McLaren è a Jerez in compagnia di Williams e Jordan, dove anche Hakkinen e Coulthard testano nuove gomme anteriori più larghe realizzate dalla Bridgestone (282 millimetri, 18 in più delle precedenti) appositamente per la pista ungherese.


Giovedì 13 agosto 1998, ai microfoni dei giornalisti, il leader del Mondiale dispensa complimenti per la casa giapponese:


"Dalla Bridgestone abbiamo un nuovo aiuto. Qui debuttano gomme anteriori con un battistrada più largo, e la guidabilità migliorerà. Non poteva essere più azzeccata la scelta del debutto qui: su una pista dove conta l'agilità della macchina, può essere il progresso decisivo per vincere il Gran Premio. Un vantaggio anche in prospettiva mondiale, visto che disporrò di queste gomme fino alla fine della stagione. È un'ottima gomma, ma i vantaggi che offre dipendono dai diversi circuiti. Dalle simulazioni qui dovrebbe andare bene. Ma preferisco aspettare le libere, e soprattutto le qualifiche, per scoprirne le prestazioni".


Hakkinen afferma che i test nell’afosa Jerez ha dato i frutti sperati, ciononostante il nuovo motore Mercedes non farà il suo debutto in Ungheria, bensì su un tracciato dove la velocità sul dritto ha una valenza maggiore, ovvero Spa-Francorchamps. Poi il finlandese prosegue sostenendo con un pizzico di ironia:


"Anche se ho letto il contrario, l'unica somiglianza tra Jerez e l'Hungaroring è l'elevata temperatura di questi giorni. Uguale è di sicuro l'elevato carico aerodinamico richiesto dai due circuiti, che però hanno un tracciato differente, inoltre questo asfalto è molto sconnesso. Però provare a Jerez è stato un buon allenamento al caldo".


Hakkinen infine dice di voler approcciare questo week-end di gara in maniera piuttosto rilassata, a differenza di quanto potrebbe accadere alla Ferrari:


"Ho un buon vantaggio in classifica, non mi sento ancora il mondiale in tasca, so che dovrò lottare per conquistarlo. Ma so anche che stare davanti all'avversario di sedici lunghezze è meglio che inseguire staccato di sedici lunghezze. Per ora penso a questo Gran Premio, e sono fiducioso nella vittoria. La squadra è molto motivata, tutti lavorano tantissimo per rendere ancora più veloce la macchina".


Michael Schumacher quindi si presenta a Budapest ancora nel ruolo di inseguitore, con il gap dal suo avversario tornato a crescere in seguito alle gare in Austria e Germania, entrambe vinte da Hakkinen. Il pilota tedesco intanto rinnova per altri cinque anni il contratto che lo lega al suo manager storico Willy Weber, al suo fianco oramai da dieci anni.


Le speranze di poter accorciare le distanze in classifica generale si basano soprattutto sul fatto che difficilmente il disastro di Hockenheim potrà ripetersi, e anzi, considerando le caratteristiche dell’Hungaroring, con tutta probabilità la F300 tornerà a lottare alla pari contro la McLaren.


Finché c’è vita c’è speranza è il mantra di Michael, che giustamente con cinque gare e 50 punti ancora da assegnare non può certo alzare bandiera bianca. Su questa pista si è imposto nelle ultime due qualifiche, ma in entrambi i casi il giorno dopo non è arrivata la vittoria. Soprattutto nel 1997, fu l’abrasività del tracciato a mandare in crisi le gomme del tedesco, che dopo una strenua resistenza nelle prime battute di gara dovette cedere il passo al sorprendente Damon Hill, il quale fu ad un passo dal portare al successo la Arrows, prima che un problema tecnico, a tre giri dalla fine, lo relegasse in seconda posizione a vantaggio di Jacques Villeneuve.


Proprio i due ultimi Campioni del mondo potrebbero costituire le mine vaganti in questa edizione del Gran Premio ungherese: rispettivamente terzo e quarto in Germania, Villeneuve e Hill hanno beneficiato degli evidenti progressi di Williams e Jordan, e se i passi avanti dovessero essere confermati, allora la lotta per il podio potrebbe avere più contendenti. Villeneuve inoltre, oltre che nel ‘97 si è affermato anche nel ‘96.


Vuole esserci anche la Benetton, recentemente piuttosto lontana dalle zone di alta classifica, uno stato di forma che va in contrasto con le eccellenti prestazioni della prima parte di stagione. La squadra italo-britannica si affida alle nuove gomme Bridgestone, ma anche ad una versione con passo lungo della B198.


Nel frattempo, alla viglia del week-end di gara la Mannesmann Mobilfunk, sponsor ufficiale di Michael Schumacher, effettua un sondaggio tra la popolazione tedesca su un campione di 1.500 persone. La domanda rivolta è: pensate che Schumacher possa essere il campione del mondo '98?


Il risultato che ne vien fuori è che solo il 30% crede ancora che il pilota Ferrari possa strappare il titolo a Mika Hakkinen, mentre il 70% vede già il successo nelle mani del finlandese. Quella della Mannesmann non è la prima iniziativa riguardante Schumacher, poiché già nelle settimane precedenti il colosso tedesco della telefonia mobile aveva messo all’asta un barattolo con i gas di scarico della F300 del suo assistito, il cui ricavato andrà in beneficenza.


Il risultato del sondaggio non tocca minimamente il diretto interessato, che si limita a commentare dicendo che basta poco per far cambiare idea alla gente:


"Io rispetto le idee di tutti, ma non è così. In quattro degli ultimi cinque circuiti siamo competitivi, temiamo solo Monza, che non sarà però tragico come Hockenheim. E poi si fa in fretta a cambiare l' opinione della gente, basta vincere una gara".


A dispetto di sondaggi e due gare al di sotto delle aspettative, Schumacher si presenta in conferenza stampa sorridente e rilassato, propenso a discorrere di svariati argomenti, su tutti, il decimo anniversario dalla scomparsa di Enzo Ferrari, che a suo dire:


"Non deve essere una motivazione particolare per la gara; noi dobbiamo essere sempre motivati a dare il massimo per quelli che oggi lavorano per la Ferrari, e anche per quello che Enzo Ferrari ha fatto nella sua vita. Dobbiamo fare in modo che lui sia contento di quel che facciamo".

"Questa non è l'ultima spiaggia, perché anche in caso di sconfitta, l'aritmetica non mi condannerebbe ancora e io mollo solo quando è tutto finito. Però questo è il circuito giusto per recuperare. Se perdo punti qui, la rincorsa diventa quasi impossibile".


"Qui bisogna fare la pole, perché solo partendo davanti, si può vincere. In Germania è stato frustrante guidare una macchina che non stava in strada, una delle gare più dure della mia carriera".


Dopodiché, Schumacher parla di come si sia lasciato alle spalle la deludente gara di Hockenheim:


"Mi sono tuffato nel lavoro per preparare al meglio questo week-end. Sappiamo tutti che debbo recuperare terreno, e per riuscirvi questo è il circuito più giusto. Se mi piace? Beh, una pista mi piace o meno in rapporto a quello che la macchina è in grado di fare. Se la macchina mi dà abbastanza per vincere io vinco, e qui la macchina dovrebbe andare bene".


Con cinque gare rimaste, solo quella di Monza rassomiglia più di tutte alla pista tedesca, dove secondo il ferrarista la F300 dovrebbe pagare dazio nei confronti della McLaren, ma non in maniera netta come accaduto due settimane prima in Germania. Inoltre, guardando la classifica dichiara:


"Inutile fare calcoli, so che di punti ne occorrono il più possibile. Non è nemmeno il caso di contare più di tanto su eventuali errori di Mika, a questo punto dobbiamo contare soprattutto sulle nostre forze. E stiamo lavorando tanto su gomme, aerodinamica e motore, proprio per cercare di tirare fuori tutto quello che abbiamo. Non abbiamo per esempio abbandonato il progetto della vettura a passo lungo, la proveremo ancora la prossima settimana".


In ultimo, rispondendo alle insinuazioni di Ron Dennis, che indica delle irregolarità nell'utilizzo dell'elettronica in aiuto alla guida da parte della Ferrari, Schumacher dice:


"Ha ragione Dennis, è molto difficile controllare l'elettronica. E allora liberalizziamo tutto, almeno nessuno potrà più dubitare. Hakkinen ha un aiuto nelle partenze, quest'anno non ne sbaglia una, nella passata stagione quasi tutte, ma io non protesto, perché penso sia legale. Loro ci accusano di avere un controllo sulla trazione. In Austria sono andato io da Dennis a chiedergli di fare reclamo, perché si è tirato indietro?"


La pioggia caratterizza la prima sessione di prove libere di venerdì 14 agosto 1998, ma nel pomeriggio spunta il sole e i piloti possono portare avanti i rispettivi programmi di lavoro su una pista asciutta. La classifica dei tempi rispetta i pronostici: Coulthard e Hakkinen dettano il passo con mezzo secondo di vantaggio su Schumacher, terzo; Jacques Villeneuve è quarto, tra le due Ferrari, mostrando ancora una volta la ritrovata alchimia con sua Williams.


Malgrado il primo tempo provvisorio, David Coulthard lamenta un po' di sovrasterzo, che spera di riuscire ad eliminare prima delle qualifiche:


"Io non aiuterò Hakkinen, perché l'obiettivo McLaren è terminare il Mondiale con i propri piloti ai primi due posti; e una vittoria mi serve per avvicinare in classifica Schumacher. Penso che la pole position possa essere mia e credo che questi tempi siano attendibili, perché al venerdì noi e la Ferrari impostiamo la giornata alla stessa maniera. Insomma, noi restiamo superiori. E ad Hakkinen può bastare anche un secondo posto per avvicinarsi al titolo".


Hakkinen invece loda il lavoro svolto, avendo provato e gradito svariati assetti sulla sua McLaren:


"La macchina è perfetta. Per la gara ho sensazioni meravigliose".


Schumacher dal canto suo, invita tutti a non lasciarsi ingannare dal mezzo secondo di gap, poiché bisogna considerare le gomme utilizzate e il carico di benzina degli avversari. Nonostante una F300 apparsa piuttosto instabile, per il nativo di Kerpen l’unica certezza rimane spingere al massimo:


"Rispetto alla Germania andiamo molto meglio, il distacco dalla McLaren non è elevato, meno di mezzo secondo, si può ridurre ancora. Certo, dovesse piovere, sarei più ottimista; quando abbiamo incominciato, la pista era molto bagnata e i nostri tempi imbattibili, ma è inutile invocare i miracoli, visto che le previsioni non ci danno speranze. Ma anche sull'asciutto possiamo competere. Intanto siamo tornati i migliori con le gomme Goodyear, abbiamo girato più veloce della Williams, e questo è già un buon risultato".



Il suo compagno di squadra, Eddie Irvine, è invece lapidario, e dichiara:


"Qui l'asfalto è molto irregolare e non appena incontri un avvallamento, la macchina perde equilibrio, scivola via sia davanti che dietro e diventa inguidabile. E' preoccupante, perché salta talmente tanto che non riesco a vedere dove vado, perdo d'occhio la pista. Succede soprattutto all'uscita della seconda curva, in un tratto in discesa. C'è subito un'altra curva e io non riesco a vederla. Per questo ho toccato un paio di volte il cordolo, sbagliavo la traiettoria, non avevo più il controllo della vettura".


Anche Ross Brawn, pur cercando di sdrammatizzare ammette:


"Forse Irvine esagera, ma certo la macchina non è competitiva come la vorrei. Anche qui, come ad Hockenheim, è un po' difficile da guidare, in un paio di curve siamo in difficoltà. La differenza è che rispetto alla Germania, a Budapest è necessario molto carico aerodinamico e questo dovrebbe permetterci di attenuare il problema".


L’unica occasione in cui una McLaren non ha conquistato la pole position in questa stagione si è verificata in Austria, dove fu Giancarlo Fisichella ad avere la meglio su tutti sfruttando alla grande il progressivo miglioramento della pista umida. Con asfalto rigorosamente asciutto è stato finora impossibile per chiunque mettere in discussione il monopolio del team di Woking, e il ferragosto del 1998, nella calda e polverosa Budapest, il poleman dell’Austria va a muro durante la prima fase della sessione di qualifiche, in percorrenza dell’ultima curva. Per sua fortuna, Fisichella riesce a ripartire e portare ai box la Benetton danneggiata.


Il colpo di reni di Schumacher a metà sessione che consente al ferrarista di portarsi in pole provvisoria, viene accolto con un boato dai tifosi della Rossa, ma passano pochi istanti e sul traguardo giunge Coulthard, che lo spodesta immediatamente. Alla fine a far festa sono i tanti tifosi finlandesi accorsi per l’evento, dato che Hakkinen ottiene l’ottava pole stagionale girando in 1'16"973, un decimo e mezzo più rapido del compagno di squadra. Negli ultimi minuti Schumacher tenta il tutto per tutto, ma va oltre il limite e nell’ultimo settore va al bloccaggio, finendo lungo. Michael è terzo, a quattro decimi dal poleman.



Completa la seconda fila Damon Hill, che su questa pista vanta uno score invidiabile di due vittorie e tre secondi posti; l’ex pilota Williams ha un feeling speciale col tracciato ungherese, e la sua miglior qualifica stagionale ne è un’ulteriore prova. Sfruttando al meglio le Goodyear morbide, il britannico si candida per un posto sul podio.


Eddie Irvine è quinto, a precedere le Williams di Villeneuve e Frentzen, e le Benetton di Fisichella e Wurz.


Su un circuito dove effettuare sorpassi può risultare impossibile, come al solito scegliere la migliore strategia sia per quanto riguarda le gomme che per il carburante può risultare cruciale. La McLaren va controtendenza rispetto alle altre gare, durante le quali aveva quasi sempre optato per gomme dure; stavolta Hakkinen e Coulthard gareggeranno con il compound più morbido, potenzialmente su due soste, diversamente da Schumacher, che con le Goodyear più dure potrebbe azzardare addirittura una sola sosta nei settantasette giri previsti. O magari fare qualcosa di completamente diverso e inaspettato, perché quando al muretto box ci sono Jean Todt e Ross Brawn ci si deve aspettare di tutto.


E la gara di Budapest ne sarà un esempio.


La partenza della dodicesima prova del Mondiale è esattamente quella che desideravano in casa McLaren: Hakkinen parte bene, così come Coulthard che gli protegge le spalle da eventuali attacchi di Schumacher. Irvine intanto sfrutta un’indecisione di Hill nell’attaccare Schumacher e si porta in quarta posizione, davanti al britannico della Jordan e Villeneuve.



Dopo pochi giri i primi tre iniziano a staccare il resto del gruppo, con Irvine che tarda a pareggiare il passo gara di chi lo precede, e quando lo fa paga già circa cinque secondi di distacco. La corsa del nord-irlandese, tuttavia, dura solo tredici giri: a causa di un problema al cambio, il ferrarista raggiunge a fatica i box per sancire il suo secondo ritiro stagionale (il primo a Barcellona dovuto ad un incidente con Fisichella). Un duro colpo per la Ferrari in chiave campionato costruttori, dove la situazione si presentava già fortemente deficitaria. Il ritiro di Irvine consente ad un sofferente Frentzen – colpito da un forte mal di stomaco che degenera in una perdita di sangue causata da un’ulcera perforata dopo la gara, cosa che lo costringerà a recarsi d’urgenza in ospedale – di entrare in zona punti.


Sebbene all’inizio sembrava quasi far da tappo su Coulthard, con l’avvicinarsi del primo pit-stop Hakkinen accelera mettendo quattro secondi fra sé e i due inseguitori, che invece continuano a viaggiare in coppia. La Ferrari fa la prima mossa e richiama Schumacher ai box per la prima sosta, escludendo a priori la possibilità di fermarsi una sola volta, ciò per tentare un undercut su Coulthard, in difficoltà con le sue gomme rispetto al compagno di squadra.


Michael però torna in pista dietro Jacques Villeneuve, decisamente più lento di lui, cosa che permette a Coulthard, fermatosi il giro successivo, non solo di tenere la posizione sul ferrarista, ma anche di guadagnare qualche secondo su di lui fino a quando Villeneuve non rientra ai box durante il trentunesimo giro.



La sosta del canadese dura più del previsto a causa di un problema alla gomma anteriore sinistra, inconveniente senza il quale Villeneuve sarebbe riuscito a strappare la quarta posizione a Hill. Così non è, e dopo la prima ondata di pit-stop la situazione in zona punti rimane invariata.


Nel frattempo si è fermato anche Hakkinen, la cui prima posizione appare inscalfibile.


Con pista libera grazie alla fermata ai box di Villeneuve, si scatena Michael Schumacher: girando in 1'19"952, il tedesco inaugura una serie di giri velocissimi grazie ai quali riprende immediatamente contatto con Coulthard. Il pilota tedesco è il più veloce del terzetto di testa, Hakkinen invece è il più lento.


Il ricongiungimento è solo questione di tempo.


Anche i doppiaggi fanno la loro parte, e quando sul cammino di Coulthard e Schumacher si incrocia il fratello minore di quest’ultimo, Ralf, Ron Dennis fa una breve visita al muretto box della Jordan, per assicurarsi che il ragazzino non faccia brutti scherzi. La pressione di Michael su Coulthard infatti è incessante, e una minima indecisione dello scozzese potrebbe costargli cara.


Al quarantatreesimo giro la mossa decisiva del muretto box Ferrari: essendo palese la differenza di velocità tra Coulthard e Schumacher, Ross Brawn decide di anticipare la seconda sosta ai box, imbarcando meno carburante, per poi effettuare in seguito una terza sosta.

Brawn avverte via radio Schumacher, dicendogli che nei successivi giri avrebbe dovuto guadagnare il tempo necessario per riuscire a portare a compimento questa differenza di strategia, passata ora a tre soste:


"Michael, hai diciannove giri per tirare fuori 25 secondi. Abbiamo bisogno di diciannove giri da qualifica".


La risposta del tedesco è eloquente:


"Ok. Grazie".


Il pit-stop dura 6.8 secondi, Schumacher comincia subito a spingere come un forsennato, mentre in casa McLaren si interrogano sul da farsi.



La reazione del team di Woking arriva troppo tardi.


Coulthard va ai box due giri dopo, e al suo rientro in pista è nettamente dietro Schumacher. Ma non è finita qui, perché anche Hakkinen va ai box, e dopo un pit-stop di 8.4 secondi deve constatare di aver clamorosamente perso la testa della corsa a vantaggio del suo avversario diretto per il titolo.



In poche tornate, la gara viene stravolta: al quarantasettesimo giro Michael Schumacher fa l’andatura, mentre Hakkinen e Coulthard lo seguono, tramortiti e molto più lenti di lui. Michael, infatti, dovrà fermarsi ancora, ragion per cui prosegue nel suo stint da qualifica guadagnando mediamente due secondi al giro sulle McLaren. L’obiettivo è avere ventiquattro secondi di vantaggio al momento della terza sosta. Nel mezzo di questa ardua missione, per il pilota di punta di Maranello anche una pericolosa ma innocua uscita di pista nell’ultima curva.


Intanto, c’è qualcosa che non va sulla McLaren di Hakkinen: i suoi tempi sul giro sono altissimi, tanto da arrivare a perdere cinque secondi al giro da Schumacher, e ad un certo punto, con il lasciapassare del team, David Coulthard lo scavalca, nella speranza che almeno uno dei due possa contendere la vittoria a Schumacher. Questi, nel frattempo, impone un passo gara micidiale, costantemente sul piede dell'1'19; al sessantesimo giro Coulthard è a venticinque secondi.


Al sessantaduesimo giro Schumacher va ai box per la terza volta. Il pit-stop è perfetto, e per Coulthard non c’è alcuna possibilità di impensierirlo. A quindici giri dal termine, la testa della corsa rimane nelle mani del pilota tedesco, che dopo uno sforzo immane può ora limitarsi a gestire la vettura sino alla bandiera a scacchi.



Il finale di gara di Hakkinen invece è tutto in sofferenza.


Scavalcato perfino da piloti doppiati, dal box McLaren si rifiutano di dare spiegazioni sul problema che sta affliggendo la Mp4/13 del finlandese, il quale viene raggiunto e superato da Villeneuve, Hill e Frentzen. All’ultimo giro viene addirittura doppiato da Schumacher, che mette così la ciliegina sulla torta di una prestazione strabiliante.


Tagliato il traguardo, Michael festeggia la quinta vittoria stagionale, la trentaduesima della carriera. In quanto a numero di successi, adesso davanti a lui ci sono solo Alain Prost e Ayrton Senna, mentre Nigel Mansell viene definitivamente staccato.



David Coulthard è secondo, Villeneuve effettua un unico pit-stop in tutta la gara e così facendo ha la meglio su Damon Hill; per Jacques si tratta del secondo podio di fila. Hill dunque, giunge quarto, davanti a Frentzen e Hakkinen, rimasto quantomeno in zona punti malgrado i problemi che, secondo voci trapelate dai box, riguardavano il cambio, rimasto privo della sesta marcia.


"Schumi, Schumi!" urlano i tifosi della Ferrari, un coro talmente assordante da coprire l'inno italiano e quello tedesco. Sul podio Schumacher festeggia con il suo encomiabile salto di gioia, dopodiché consuma quasi tutta la bottiglia di champagne per spruzzarla addosso a Jean Todt, tenendo da parte solo poche gocce per una sua sorsata finale.


Cinque vittorie.


Il risultato della stagione passata è già stato pareggiato, e alla fine del campionato mancano altre quattro gare. Con nove punti guadagnati sul suo avversario, la distanza tra Hakkinen e Schumacher si assottiglia a sette punti. Malgrado il ritiro di Irvine, i guai di Hakkinen consentono alla Ferrari di rosicchiare tre punti alla McLaren nei costruttori.



Il Cavallino però, con centodue punti all’attivo è a -23 dalla scuderia di Woking, ancora saldamente in testa ad entrambe le classifiche.


In conferenza stampa, Schumacher esprime tutta la sua gioia, e racconta come ha vissuto l’improvviso cambio di strategia:


"Provo una soddisfazione enorme. Le ultime due gare sono state molto dure per noi. Oggi, sebbene dopo le qualifiche potevamo dirci cautamente ottimisti, dopo la partenza non sembrava che ci potessero essere possibilità per noi di passare le McLaren. Dopo il primo pit-stop sono rimasto dietro di loro, quando speravamo di essere già davanti, inoltre mi son ritrovato dietro Villeneuve che mi ha fatto perdere contatto con Coulthard. In quella fase iniziavo addirittura a preoccuparmi per la mia terza posizione. Poi però la gara si è sviluppata nostro favore, ho continuato a spingere e a crederci".


"Così tutto d’un tratto ho conquistato la prima posizione e non me ne ero nemmeno reso conto. È stato il team via radio ad avvisarmi, io credevo che Hakkinen fosse ancora davanti a me, e stavo spingendo come un matto per avvicinarmi. È per questo che ho commesso quell’errore all’ultima curva uscendo fuoripista. Per fortuna non mi è costato caro. Dopo l’ultima sosta è stato facile mantenere la leadership, ma fino a quel momento ho girato come se fossero sempre giri da qualifica, spingendo senza sosta, cosa molto difficile da fare su un circuito così stressante. Di sicuro siamo stati favoriti anche dai problemi che ha avuto Hakkinen, ma le corse sono così e più di una volta siamo stati noi a dover pagare una sorte avversa".


Michael conclude il suo pensiero parlando della lotta in campionato:


"Spesso si fantastica riguardo a quale possa essere il risultato ideale di una gara, e non vi nascondo che l’ho fatto. Ma volendo essere realistici, il massimo a cui puntavo oggi era vincere la gara con Mika secondo. Ciò che è successo oggi è senz’altro importante per il campionato. Abbiamo ottime chance di vincere nelle prossime gare. Il team sta lavorando alla grande, e così anche Goodyear".


Una performance magistrale di pilota, muretto box e meccanici, nonché una competitività ritrovata dopo la pessima parentesi tedesca. Jean Todt non può che essere felice per quella che si può definire a tutti gli effetti una vittoria di squadra. Il team manager francese riconosce che l’unico risultato accettabile per la Rossa al fine di tenere aperta la lotta iridata, era il successo, ma ammette che:


"Partendo in terza e quinta posizione non era facile da ottenere, anche se in settantasette giri di corsa, e con le strategie adottate, poteva succedere di tutto. Abbiamo programmato il primo pit-stop di Michael al venticinquesimo giro, nel tentativo di mandarlo davanti a Coulthard, ma non ci siamo riusciti. In quel momento abbiamo pensato di cambiare la tattica da due a tre soste".


"Abbiamo vinto perché ci abbiamo creduto, perché non abbiamo voluto mollare. Disponiamo di un grande pilota che ha fatto una corsa eccezionale, inoltre le gomme Goodyear sono state eccezionali. Peccato per Eddie, stava andando molto bene e avrebbe potuto ottenere un bel risultato portando punti preziosi alla squadra. Purtroppo c’è stato un guasto al cambio, il primo in questa stagione per noi. Dobbiamo tenere i piedi per terra, nei momenti belli e in quelli meno belli il team deve avere sempre lo stesso comportamento. Ora dobbiamo soprattutto tentare di essere più competitivi in qualifica, per evitare di farci venire mal di testa in gara”.


"Non si poteva fare peggio che primi, e ora guai a smettere di lavorare. Da domani a giovedì, a Monza, Schumacher e Irvine proveranno la Ferrari a passo lungo, che deve renderci competitivi anche sui circuiti veloci e soprattutto in qualifica. Siamo stufi di farci venire il mal di testa, inventando sempre un qualcosa che possa sopperire alle nostre partenze in seconda o terza fila".


Ron Dennis non è stato l’unico a recarsi presso altri box per la questione doppiaggi, poiché se il britannico si è limitato a fare una chiacchierata soltanto con Eddie Jordan, Jean Todt, non nuovo a questo tipo di atteggiamento, è andato in tre box diversi:


"Questa è una consuetudine. Mi sembra giusto chiedere ai responsabili di dire ai loro piloti di non ostacolare eccessivamente chi è impegnato per vincere. Sono andato alla Jordan, alla Benetton e alla Sauber. Sono stati tutti molto comprensivi. Ho evitato di passare da Ron Dennis, non credo che l’avrebbe presa molto bene".


Conclude scherzoso Todt.


Umore opposto in casa McLaren, dove già si assaporava la terza doppietta di fila dopo la brillante qualifica. Il problema che ha afflitto Hakkinen rimane un mistero.


"Problema al selettore del cambio".


Dice a caldo Mario Ilien, il costruttore del motore Mercedes, e la spiegazione potrebbe essere plausibile, se non fosse immediatamente smentita dal team, che nel comunicato ufficiale parla di problemi alle sospensioni anteriori, mentre Hakkinen dichiara:


"All’inizio tutto era perfetto per me. Vedevo sempre Coulthard negli specchietti retrovisori e io un po' spingevo al massimo, un po' cercavo di gestire la vettura. Ma ero sempre in una posizione confortevole. Più tardi ho deciso di aumentare il ritmo per creare un buon vantaggio prima della sosta ai box. Nessun problema sino a quel momento. Al secondo pit-stop ho iniziato a soffrire di sovrasterzo, ma non so dire da cosa sia stato provocato. Progressivamente la vettura è diventata impossibile da guidare, soprattutto in percorrenza delle curve. Così ho dovuto resister fino alla fine, con gli avversari che mi superavano da tutte le parti. Adesso aspetto di sapere cosa sia successo, credo che il team me lo farà sapere appena la vettura sarà smontata".


"Abbiamo disputato la peggior corsa della stagione, in queste condizioni è già tanto aver raccolto un punto, è meglio che niente, visto che ero quasi convinto di non riuscire ad arrivare al traguardo".

"Il Mondiale si è riaperto, Schumacher è di nuovo minaccioso, bisognerà lavorare duro e rimediare subito a questo mezzo disastro. Non avrei mai immaginato di perdere così tanti punti, alla vigilia avevo parlato di macchina perfetta, di sensazioni meravigliose, le provavo davvero".


A limitare i danni ci ha pensato Coulthard, che parla della scelta infelice delle gomme da utilizzare in gara, e lancia qualche frecciatina al suo team, reo di avergli concesso troppo tardi di passare Hakkinen:


"Abbiamo sbagliato a scegliere le morbide, con le dure probabilmente avremmo dovuto compiere tre pit-stop, perdendo molto tempo, ma sono convinto che il risultato sarebbe stato diverso. Qui le Bridgestone si deterioravano troppo, le Goodyear si sono rivelate superiori. Non so che problema abbia avuto Hakkinen, ma certo i pneumatici lo hanno penalizzato".


"Ho aspettato troppo a passare Hakkinen, il via libera mi è arrivato tardi. E' stato lui, al cinquantaduesimo giro, a dirmi di superare perché non ce la faceva più, dai box non mi è pervenuto alcun segnale. Ci fossimo decisi prima, forse avrei potuto insidiare Schumacher. Un errore grave".


Tornando sul discorso relativo alle strategie che hanno permesso a Schumacher di vincere, Ross Brawn, geniale stratega, spiega semplicemente:


"L'ho pensata subito, dopo che ho visto come eravamo partiti. Poi, dopo il primo stop, con Michael addirittura dietro a Villeneuve, mi sono definitivamente convinto. O si studiava qualcosa, o addio vittoria".


Ovviamente, non può mancare il commento del presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, che raggiante dichiara:


"Sono stati veramente bravi tutti, dall'ultimo dei meccanici a Michael. Una grande vittoria in una gara difficile. No, non era facile, venivamo da due brutte gare in Austria e in Germania, ma non ci siamo abbattuti. Abbiamo continuato a lavorare tanto, ma veramente tanto, per cercare di reagire e ci siamo riusciti. Non so per quante ore nelle ultime settimane i nostri piloti abbiano girato in pista, provato e riprovato motori. E il lavoro alla fine ha pagato. La forza di reazione di questa squadra è la cosa che più mi ha fatto piacere".


"Michael è stato strepitoso, è il pilota più bravo e non lo scopriamo oggi, è l'unico che fa la differenza. Ma questa è stata la vittoria di tutta la Ferrari. Di quei meccanici che hanno lavorato ai test a Fiorano e che ci hanno dato in Ungheria una macchina affidabile, capace di resistere a sollecitazioni incredibili; dei tecnici che hanno deciso la strategia; della grande prestazione fornita ai box. Tutto ha funzionato alla perfezione e, ripeto, non è un caso ma il frutto della nostra filosofia: lavoro, lavoro e ancora lavoro".


"Questa vittoria non deve esaltarci troppo come non ci siamo depressi dopo le ultime due brutte prestazioni. Continuiamo a lavorare, poi i conti li faremo alla fine. Ai nostri tifosi posso solo dire che noi lotteremo fino all'ultimo con concentrazione e determinazione. Lo scorso anno abbiamo perso il mondiale a venti giri dalla fine, quest'anno siamo ancora protagonisti e questo titolo noi cercheremo di conquistarlo con determinazione fino all'ultimo metro dell'ultima gara".


"Alla Ferrari siamo un po' stanchi di sentirci ripetere che ogni Gran Premio è per noi decisivo. Non abbiamo bisogno che ad ogni gara qualcuno ci ricordi che potrebbe essere quella decisiva. Noi lavoriamo con lo spirito da ultima spiaggia sin dalla prima gara, perché solo così si riesce ad essere competitivi. Vincere è la maniera migliore per ricordare Enzo Ferrari. Ma so anche cosa mi avrebbe detto l'Ingegnere in una giornata come questa: Bravi un bel successo, ma adesso guardiamo avanti e prepariamo la prossima vittoria".


A Budapest era attesa una risposta da una Ferrari in crisi, e la risposta del team di Maranello è prontamente arrivata, grazie soprattutto al suo pilota numero uno, capace come suo solito di fare la differenza. Chi invece sembrava lanciata verso la fuga, la McLaren, si avvicina al tredicesimo appuntamento del Mondiale sullo storico circuito di Spa-Francorchamps con qualche certezza in meno.


Con soli sette punti tra i duellanti, il Gran Premio del Belgio promette scintille.


Davide Scotto di Vetta