#12 1998: GP Germania, una giornata no per Schumacher, mentre Coulthard scorta Hakkinen al traguardo



Vincitrice in pista, ma sconfitta in tribunale. Si possono riassumere così le calde giornate di fine luglio del 1998 per la McLaren. Una vittoria schiacciante di Mika Hakkinen a Spielberg il 26 luglio, con il finlandese tornato al successo dopo tre gare a digiuno, durante le quali si era scatenato Michael Schumacher, e l’appello respinto dalla Corte internazionale d’appello il 28 luglio, riguardante il controverso finale del Gran Premio di Silverstone.


I giudici hanno confermato la decisione presa qualche settimana prima, ovvero di non infliggere nessuna penalità a Schumacher, confermando così l’ordine d’arrivo. Lo Stop&Go per il tedesco era stato comunicato con ritardo, per la precisione sei minuti oltre il termine stabilito, ragion per cui si era deciso poi di annullarla.


Il comunicato della FIA recita:


"Dopo aver sentito i rappresentanti di tutte le parti coinvolte, la Corte internazionale d'appello ha confermato la decisione dei commissari sportivi. I risultati del Gran Premio di Gran Bretagna sono quindi definitivi":


Un esito che era apparso scontato dal principio, e che le parti in causa, McLaren e Ferrari, accolgono logicamente in maniera differente. La scuderia di Woking sceglie di non commentare la sentenza, la Ferrari invece esprime tutta la soddisfazione del caso:


"Siamo soddisfatti che sia stato confermato il risultato della gara. Ma non vogliamo dire altro".


Michael Schumacher invece fa sapere di non aver mai avuto dubbi sul comportamento tenuto da lui e del suo team:


"Non mi aspettavo nessun altro verdetto, e nemmeno pensavo che venissero tolti dei punti alla Ferrari, che a Silverstone non ha fatto nulla di sbagliato. Sono contento che la vicenda si sia risolta prima della gara di Hockenheim".


La Corte d’appello non ha terminato qui il suo lavoro, perché due giorni dopo, sul banco degli imputati ci sono i tre commissari colpevoli di aver comunicato con ritardo la penalità. L’indiano Nazri Hoosein, il canadese Roger Peart e il britannico Howard Lapsley fanno ammettono l'errore, e al termine dell’udienza riconsegnano le loro superlicenze di commissari di Formula Uno alla FIA.


Il presidente della Federazione Max Mosley fa chiarezza, spiegando nel dettaglio gli errori commessi dai tre:


"In primo luogo hanno trattato un'informazione del direttore di corsa come un rapporto, e non era il caso di farlo. Poi non hanno tenuto conto del tempo e del giro dell'infrazione. Infine, non hanno comunicato la loro decisione, una volta presa, al direttore di corsa. Solo la Ferrari era stata informata".


Mosley, inoltre, scagiona la Ferrari per l’ordine di scuderia impartito ad Irvine durante il Gran Premio d’Austria, abilmente celato dietro un presunto problemi ai freni:


"Gli ordini di squadra non sono vietati quando sono in funzione della vittoria nel mondiale. Non sono permessi, invece, quando vanno ad interferire con i risultati della corsa, quando è un atto pregiudiziale agli interessi della competizione".


Lasciando da parte le questioni giuridiche, il Cavallino continua a lavorare a Fiorano per migliorare le prestazioni della F300 in vista del Gran Premio di Germania, sul circuito di Hockenheim, da disputare in back-to-back dopo la deludente trasferta austriaca.


L’evoluzione più importante riguarda sicuramente l’introduzione del tanto chiacchierato passo lungo, una novità che avrebbe dovuto fare il suo debutto già in Austria, ma che per questioni di affidabilità è stato posticipato di una settimana. Sebbene la pista di Fiorano abbia caratteristiche completamente diverse rispetto a quella tedesca, la F300 allungata offre segnali positivi per quanto riguarda l’inserimento in curva, ma anche qualche preoccupazione nell’eccessivo sovrasterzo in alcune curve veloci. Un inconveniente che secondo i tecnici può essere risolto lavorando sugli assetti.


Sul circuito adiacente alla sezione sportiva della Ferrari, dunque, si montano e smontano componenti perché, come dice Todt:


"Bisogna sempre verificare tutto e sostituire dei pezzi. Una cosa normale e allora ne approfittiamo per infilare quel blocco di carbonio che allunga il passo, di non meno di dodici e non più di quindici centimetri".


"Allungando il passo distribuiamo meglio i pesi, dunque la macchina è più equilibrata. Allora possiamo caricare meno gli alettoni ed è questo il punto che potrebbe permetterci di guadagnare in velocità, perché a frenarci sono spesso proprio gli alettoni troppo carichi, aerodinamicamente parlando".


"Sul circuito di Hockenheim non abbiamo mai provato e dobbiamo vedere come va: venerdì andiamo in pista con una vettura a passo lungo e una con passo corto, e vediamo bene i risultati. Se saranno buoni, smonteremo la macchina di Irvine e la rimonteremo a passo lungo, così sabato e domenica possono andare in pista tutti e due con la passo lungo".


"Naturalmente non è tutto così semplice. Ci sono un sacco di altre parti da cambiare, ma abbiamo tutto quello che ci serve perché erano pezzi e componenti già previsti, già costruiti e già collaudati".


La vettura con il passo lungo è già pronta per Schumacher in vista di Hockenheim, a partire dalle prove libere; Irvine invece avrà a disposizione la versione standard.


Nei giorni di avvicinamento all’undicesima prova del Mondiale, il direttore tecnico della Ferrari, Ross Brawn, fa un breve resoconto della gara in Austria, vinta dalla McLaren con Hakkinen davanti a Coulthard. Una superiorità da parte delle due Mp4-13 che Brawn non si aspettava:


"Non ci attendevamo le McLaren così forti, noi avevamo trovato un'aderenza addirittura inusuale, che ci faceva ben sperare per la corsa. La nostra strategia era chiara: dovevamo andare subito al comando. Purtroppo per noi, Hakkinen ha guidato davvero bene, riuscendo a contenere gli arrembaggi di Schumacher. Poi Michael è uscito di pista, e la nostra gara è finita lì".

Il tedesco non è stato esente da qualche imprecisione insolita per lui, ma Brawn difende a spada tratta il suo pilota di punta:


"Vero, ha messo spesso il sedere nella sabbia. Ma se analizziamo bene tutto il fine settimana, la maggior parte dei piloti ha fatto errori del genere. Non credo che abbia subito pressioni eccessive. Può capitare, e noi non siamo affatto arrabbiati con lui per questo".


In ogni caso bisogna lasciarsi alle spalle l’Austria, e concentrare tutte le energie sul prossimo Gran Premio, dove la Ferrari porterà in pista una novità che potrebbe anche rivelarsi cruciale in chiave iridata:


"E' certo che useremo la vettura con passo lungo nel primo giorno di prove libere. E dopo aver ben analizzato i risultati vedremo se sarà il caso di impiegarla anche nei due giorni successivi. Non abbiamo raccolto molte esperienze su questo tipo di tracciati. Faremo il possibile per andar forte anche lì. Vi saranno anche altre novità aree differenti. Ad esempio, dobbiamo migliorare l'efficienza dei freni, come ha dimostrato il Gran premio scorso; avremo un'ala nuova, e tutto un pacchetto aerodinamico per le piste che richiedono basso carico. Insomma, stiamo facendo un grande sforzo per migliorare la macchina, e sono convinto che alla fine ci riusciremo".


L’ingegnere britannico guarda con ottimismo al finale di campionato:


"Io sono convinto che abbiamo delle grandi possibilità di vincere il mondiale, ma sarà molto dura. L'unica cosa che possiamo fare è mettercela tutta, e vedere quello che succede. In questo ambiente non puoi mai essere troppo ottimista, perché le cose cambiano rapidamente. Qualche volta le gare vanno bene, e altre no. Noi abbiamo disputato tre fantastici Gran premi, quello di domenica non è invece stato così buono. Ma ci basterà fare un paio di altre grandi gare per mantenere integre tutte le nostre possibilità iridate".

Un’altra importante novità riguarda Eddie Irvine, che dopo qualche mese di contrattazioni decide di rinnovare il contratto che lo lega a Maranello anche per il 1999, a seguito di un compenso di quattro milioni e mezzo di dollari.


"Quattro milioni e mezzo? Ai contratti pensa il mio manager, io neanche li guardo; l'unica cosa che so è che lui mi passa ogni settimana una paghetta di mille dollari. Sono sempre stato bravo a spenderli, meno bravo a guadagnarli, forse ci sono riuscito solo adesso".


Secondo indiscrezioni, il pilota nord-irlandese aveva più di qualche scuderia interessata a beneficiare delle sue prestazioni, ma si trattava di team in lotta per posizioni di rincalzo. Irvine, quindi, si è trovato di fronte ad un dilemma: essere il primo di una squadra da metà classifica, o rimanere in un top team come la Ferrari ma da scudiero?


Alla fine ha optato per la seconda opzione:


"Molti mi volevano cacciare dalla Ferrari e invece resto qui: ho vinto io. Certo, non è facie stare davanti a Michael. Io ci sono stato solo qualche volta e mi son divertito. A chi mi critica rispondo: molti piloti vorrebbero essere al mio posto. Chiedete a Todt in quanti sono andati a bussare alla sua porta. Io non mi ritengo inferiore agli altri".


Al suo terzo anno in Rosso, sebbene abbia conquistato svariati podi, non ha ancora vinto una gara:


"Non c’è solo Schumacher da battere. Oggi i piloti in grado di arrivare in prima posizione sono tre: Michael, Hakkinen e Coulthard. Per tagliare il traguardo davanti a loro bisogna che succeda qualcosa di strano".


E sulla gara da disputare ad Hockenheim, dichiara:


"E’ la prima gara della stagione su un circuito così veloce, è difficile fare previsioni. Dobbiamo aspettare di provare la vettura con il passo lungo, e poi vedremo. Una cosa è certa, ce la metteremo tutta".


Sul fronte McLaren, dopo un periodo di appannamento tra Giugno e Luglio, in concomitanza con la crescente competitività della Ferrari, Mika Hakkinen è tornato a dettar legge, imponendosi su tutti per la quinta volta in stagione. Una prestazione importante quella di Mika, dalla quale trarre ispirazione per battere nuovamente la Ferrari, ma soprattutto di Schumacher, il suo unico ostacolo verso la conquista del primo titolo mondiale.


Prima di giungere ad Hockenheim, insieme al compagno di squadra Coulthard, Hakkinen fa visita alla fabbrica Mercedes di Bad Cannstad, nella periferia di Stoccarda, dove lavorano circa 1.200 persone, che accolgono i due piloti con applausi, slogan di incitamento e incessanti richieste di autografi.


Raggiunto dai giornalisti, Hakkinen si mostra a favore di questo tipo di iniziative:


"Sono molto piacevoli, ma devo dire che rispetto a quando venni per la prima volta nel '95, intorno a me adesso c’è molta più fiducia. I dipendenti sanno che le nostre vetture sono molto competitive, e ne sono contenti".


Il ventinovenne finlandese torna anche sulla diatriba di Silverstone, ma poi la sua attenzione verte subito su Hockenheim:


"Questa è la decisione della Federazione internazionale e noi ci adeguiamo, ma in ogni sport ci dev'essere giustizia e onestà a tutti i livelli: sia per quanto riguarda gli organizzatori sia per quanto riguarda i piloti, sia per quanto riguarda i team. Ed è quello che tutti ci aspettiamo. D'altronde, quando tu credi di avere ragione devi agire di conseguenza".


"A Monza, su una pista altrettanto veloce, abbiamo fatto ottimi test. E questa è la gara di casa per la Mercedes. Dire che faremo grandi cose è un po' prematuro, ma credo andremo molto bene. Abbiamo fatto tanti progressi, e siamo di nuovo in vantaggio sulla Ferrari. La Goodyear aveva fatto un buon lavoro, e in alcune gare ha fornito loro delle gomme migliori. Certo, non abbiamo più il vantaggio che avevamo in Australia, circa un secondo, ma la nostra è ancora la macchina migliore".


Ormai numero due de facto della squadra, David Coulthard ammette che la sua situazione in campionato è pressoché compromessa:


"L'aritmetica non mi condanna, ma ho realmente poche possibilità di conquistare il titolo. Ordini di scuderia non ce ne sono, ma se Mika fosse al comando, e io mi trovassi alle sue spalle, non dovrei ostacolarlo. Questo non significa però che non possa vincere se dovessi trovarmi a partire in pole. Il mio futuro? Credo che resterò alla McLaren visto che la squadra è contenta del mio lavoro. Quest'anno mi è mancato un pizzico di fortuna".


Una fiducia per lo scozzese che in fondo non era così profonda, poiché come trapelerà pochi giorni dopo il week-end in terra tedesca, Ron Dennis aveva cercato con insistenza di ingaggiare Jacques Villeneuve, arrivando persino a tempestare di chiamate il campione in carica. L’obiettivo di Dennis era quello di formare un dream team insieme ad Hakkinen, escludendo così Coulthard, che avrebbe dovuto cercarsi un’altra sistemazione. Poi Villeneuve ha clamorosamente rifiutato l’offerta, preferendo di sposare l’ambizioso progetto della BAR, piuttosto che unirsi al team con la vettura più competitiva del lotto.


Le tante speranze riposte dalla Ferrari sulla nuova F300 con il passo lungo si trasformano in una cocente delusione venerdì 31 luglio, dopo le prime due sessioni di prove libere: Michael Schumacher boccia senza usare mezze termini la sua Ferrari.


Dopo aver ottenuto il quinto tempo nel computo totale dei tempi, ad otto decimi da Hakkinen, il più veloce di tutti, in accordo col team Schumacher decide di ritornare immediatamente sulla versione standard, quella di cui ha usufruito Irvine, che comunque si è piazzato sesto, dietro il suo caposquadra.


Secondo i dati in possesso dei tecnici, sui lunghi rettifili di Hockenheim la F300 con il passo lungo è alla pari con quella standard, mentre nello Stadium, il settore più guidato, la monoposto condotta da Irvine risulta più agile e veloce. Come dichiarato dallo stesso Schumacher, è dunque inutile andare avanti.


"Più o meno le prestazioni sono le stesse, e allora non vale la pena mettere a rischio la nostra affidabilità. Forse, provandola più a lungo, simulando dei gran premi per mettere a dura prova tutte le nuove parti che bisogna utilizzare, forse. Vedremo. Se ne parlerà più in là. A funzionare molto bene è stato invece il pacchetto aerodinamico studiato per questo circuito e cioè le due ali e altre piccole cose".


"Una prima fila è possibile, perché anche noi ormai abbiamo un buon motore da qualifica".


Jean Todt, tuttavia, precisa che non si tratta di una bocciatura definitiva:


"Non è il caso di compromettere in una gara così importante l’affidabilità delle vetture con cambiamenti radicali. Il passo lungo comporta anche vibrazioni e sollecitazioni differenti. Per ora accantoniamo la soluzione, ma è chiaro che continueremo a studiarla a fondo per altre piste".


Con le Ferrari in difficoltà, a seguire da vicino le due McLaren ci sono la Jordan di Damon Hill e la Sauber di Alesi. Attardata invece la Benetton, che nel ‘97 su questa pista conquistò la sua ultima vittoria in Formula Uno con Gerhard Berger. Un successo da ricordare quello del veterano austriaco, che era appena tornato dopo tre mesi di stop, e ciononostante riuscì a battere tutti. Fisichella e Wurz adesso navigano nelle zone medio-basse della classifica, risultati che confermano anche una leggera difficoltà dei gommati Bridgestone, con l’eccezione della McLaren. Escludendo il team di Woking, infatti, il primo pilota Bridgestone è Jarno Trulli, undicesimo.


Il giorno dopo, la pole position diventa un affare ristretto a tre piloti: Hakkinen, Coulthard, e Jacques Villeneuve.


Ebbene sì, dopo mesi di sofferenze e tanto lavoro per trovare un assetto ottimale in una Williams ingovernabile, finalmente il campione in carica riesce a dire la sua per posizioni di rilievo.


Ancora una volta però, per la settima volta in stagione è Mika Hakkinen ad avere la meglio; girando in 1'41"838, il leader del Mondiale stacca di mezzo secondo Coulthard, secondo, e Villeneuve, distante dallo scozzese di pochi millesimi. Jacques eguaglia il terzo posto ottenuto a Silverstone, fino ad ora la sua miglior qualifica.


"Mai guidato una Williams così buona, con un basso carico aerodinamico. Segno che i nuovi alettoni e le varie modifiche apportate alla vettura funzionano a meraviglia. Per la gara mi sento in forma, penso di poter dare qualche grattacapo alle McLaren. Se la pista sarà asciutta vedrete una lotta spettacolare”.


Commenta soddisfatto Villeneuve.



Conferma i notevoli sviluppi anche la Jordan, che occupa la quarta posizione con Ralf Schumacher e la quinta con Damon Hill.


E le Ferrari? Irvine è sesto, a un secondo e quattro da Hakkinen; Michael Schumacher incappa in una delle sue giornate peggiori da quando corre per il team di Maranello.


Battuto non solo dal suo compagno di squadra (per la terza volta in tre anni), ma anche dalle due Benetton, Schumacher è soltanto nono, lontanissimo dal suo diretto avversario.



Una giornata a dir poco travagliata per Schumacher, che tra un’uscita di pista e un guasto al motore perde l’intera mattinata di prove libere, non riuscendo a mettere a punto la sua F300 versione standard. E considerando il tempo perso il venerdì nello sperimentare il passo lungo, ne si deduce che il ferrarista si è presentato in qualifica con pochissimo lavoro svolto per quanto riguarda il set-up.


Se si aggiunge che la F300 non sembra adattarsi benissimo a questo tipo di circuiti, ecco spiegato il pessimo risultato del campione tedesco, che dichiara ai giornalisti:


"Questo è il momento sbagliato della stagione per partire in quinta fila, così indietro. Purtroppo ho avuto una giornata tremenda. Prima ho commesso io un errore uscendo di pista. Avevo le gomme fredde e sono finito sull’asfalto sporco. Ho perso il controllo della vettura, e in più ho lasciato spegnere il motore. Poi ho fatto pochi giri, in quanto mi ha bloccato un cedimento meccanico. Il fatto di aver girato così poco non mi ha di sicuro aiutato. Però i problemi sono anche altri. Irvine, che ha completato il suo programma di lavoro, è lontano dai migliori. E se a me fosse andato tutto bene, forse avrei potuto superare Eddie di un paio di decimi".


"Non dovrebbe esserci un distacco simile tra noi e la McLaren. Dobbiamo capire perché questo succede, e continuare a lavorare. Non possiamo neppure imputare i pessimi piazzamenti al fatto di aver perso tempo con la vettura dal passo allungato. Questo a mio avviso non c’entra, le cose sarebbero andate male comunque".


"Gara persa? No, anche se la pioggia stavolta sarebbe una manna dal cielo per noi. Ammetto che venerdì ero stato un po' troppo ottimista. Mi sembrava di aver avuto un giorno positivo, invece la realtà attuale è negativa. Mi dispiace anche per i tifosi".


La Ferrari può sperare solo nella pioggia, altrimenti il rischio di dover assistere impotenti ad un’ennesima doppietta McLaren è altissimo. Purtroppo per Schumacher, domenica 26 luglio 1998, a discapito della probabilità di rovesci del 60%, il circuito di Hockenheim rimarrà asciutto per tutti i trecentosette chilometri da percorrere, per un totale di quarantacinque giri.


L’obbiettivo minimo per Schumacher, in una gara nella quale può solo sperare di limitare i danni, è la zona punti.


La gara inizia, e Hakkinen e Coulthard partono bene, senza disturbarsi reciprocamente; l’unico pilota potenzialmente in grado di dar loro fastidio, Jacques Villeneuve, è autore di uno scatto non indimenticabile e deve cedere la posizione alle due Jordan. Alla staccata della prima chicane, però, il pilota della Williams riesce quantomeno a riprendersi una posizione ai danni di Hill, e recupera la quarta posizione.



La gara di Michael Schumacher inizia con un lungo brivido che corre lungo la schiena dell’idolo di casa: davanti a lui Alex Wurz rimane piantato, e solo grazie ai suoi ottimi riflessi Michael riesce ad evitare la Benetton. Poi, durante il primo giro il pilota della Ferrari si sbarazza di Fisichella alla curva Ost, in modo da raggiungere la settima posizione, a ridosso della zona punti subito dietro Irvine.


Rispetto ad altre occasioni in cui aveva subito fatto il vuoto, stavolta Hakkinen non riesce a staccare Coulthard, e a sorpresa anche Ralf Schumacher. Al terzo giro, il più giovane dei fratelli Schumacher segna perfino il tempo migliore da inizio gara, chiaro segnale che è partito più scarico di carburante rispetto agli altri. Per lui quindi strategia a due soste, mentre il resto dei piloti sembra orientato su una sola.


Al quarto giro Irvine arriva lungo alla chicane Clark, favorendo il sorpasso di Michael Schumacher, che così entra in zona punti. Michael non è lontano da Hill, il quale tuttavia riesce ad essere costantemente più veloce del ferrarista, staccandolo di due decimi a giro.



Questo nonostante il fatto Schumacher sia al limite, come dimostrano un paio di scodate e le sue entrate aggressive sui cordoli. Il fatto che Irvine riesca tranquillamente a stargli dietro è una ulteriore dimostrazione dello scarso feeling con la vettura.


Il fratello Ralf intanto è scatenato: dai box gli dicono di continuare a spingere, dato che la prima sosta arriva al quattordicesimo giro, ed al rientro in pista è nono.


Nell’edizione del ‘97 Gerhard Berger vinse effettuando due soste, ma il passo dell’austriaco era nettamente superiore alla concorrenza; non si può certo dire lo stesso per Ralf, incapace di sbarazzarsi persino di Frentzen una volta tornato in gara.


In testa alla corsa rimangono in solitudine le due McLaren, con Coulthard sempre ad un secondo di distacco da Hakkinen. Lo scozzese ha più velocità, ma azzardare una manovra di sorpasso sul suo compagno di squadra, nonché leader del mondiale, comprometterebbe gli interessi del team.


L’unica possibilità per strappare la vittoria ad Hakkinen, senza mettere a repentaglio il risultato di entrambi, è durante i pit-stop.



A partire dal ventesimo giro, tutti i piloti effettuano man mano la loro unica sosta, e a beneficiarne sono Jacques Villeneuve, tornato in pista davanti a Ralf Schumacher, e Giancarlo Fisichella, che scavalca Irvine. Il romano rimane comunque fuori dalla zona punti, in settima posizione, ma pronto a sfruttare eventuali ritiri a suo favore.


I piloti McLaren sono gli ultimi a fermarsi. Hakkinen prima, e Coulthard dopo. Ecco la chance per David, che deve dare tutto durante il suo giro di rientro.


Ma la sosta di Hakkinen dura 9.9 secondi, mentre Coulthard non è fortunatissimo, dato che incontra qualche doppiaggio per strada. Le sue chance di vittoria svaniscono definitivamente quando, al rientro in pit-lane, finisce lungo sulla sua piazzola di sosta.


Ciò costringe i meccanici a doversi spostare per effettuare cambio gomme e rifornimento, che avvengono ugualmente in maniera impeccabile poiché completati in 9.8 secondi.


Ma certo, senza quell’errore sarebbero stati anche meno.


All’uscita della pit-lane, seppur di poche centinaia di metri, Hakkinen riconquista la prima posizione.



Al trentesimo giro Ralf Schumacher va ai box per la seconda sosta, piombando in sesta posizione, dietro suo fratello.


A quindici giri dal termine le McLaren fanno l’andatura, Villeneuve è terzo con cinque secondi di distacco, dopodiché Damon Hill gestisce senza troppe difficoltà la sua quarta posizione mantenendo il gap su Michael Schumacher, incapace di avvicinarsi.


Nulla sembra poter mettere in discussione la doppietta delle Frecce d’Argento, fin tanto che non si inizia a notare un po' di agitazione al box McLaren: Mika Hakkinen avverte una mancanza di potenza.


Ron Dennis si consulta con alcuni tecnici addetti alla telemetria, mentre un meccanico controlla che il distributore di benzina non abbia alcun problema, dopodiché il team comunica al pilota finlandese di cambiare mappatura del motore per gestire il carburante, nel caso in cui non disponga della benzina necessaria per arrivare fino in fondo. Solo a fine gara si scoprirà che si trattava di una piccola trafilatura d’olio, a causa di un problema l motore.



Malgrado Hakkinen abbia alzato i suoi tempi sul giro, Coulthard non pare intenzionato ad approfittarne per conquistare la prima posizione, mentre invece Jacques Villeneuve viene avvisato e inizia a spingere, portandosi a due secondi e mezzo dal duo McLaren.


I sogni di gloria del canadese, tuttavia, si spengono a cinque giri dalla bandiera a scacchi, quando anche sulla Williams-Mecachrome si presenta un piccolo guaio al differenziale, che per fortuna non lo costringe al ritiro. Villeneuve ad ogni modo decide che è meglio gestire la vettura; il primo podio stagionale ormai è vicino.



Stesso dicasi per i primi punti iridati di Damon Hill, che nel finale è leggermente impensierito da Schumacher che tenta invano di recuperare una posizione.



Le uniche emozioni nelle ultime tornate le offre Irvine, che va un po' dappertutto concedendosi anche una leggera uscita di pista nel tentativo di superare Fisichella.


Per la sesta volta in stagione, Mika Hakkinen taglia il traguardo da vincitore, accompagnato fino alla fine da Coulthard, per completare la quinta doppietta in campionato della scuderia di Woking.


La Williams festeggia il secondo podio grazie a Jacques Villeneuve, rinvigorito da una FW20 finalmente alla sua altezza. Poca roba per un team abituato a dominare nelle annate precedenti, ma la speranza è che questo podio possa essere un punto di partenza per tornare al vertice.



Acquisisce solidità anche la Jordan, per la terza gara di fila a punti con Ralf Schumacher, sesto. A partire da questo quarto posto in Germania inoltre, Damon Hill diventerà uno dei protagonisti principali del finale di stagione.


Rimasto in mezzo alle vetture di Eddie Jordan c’è Michael Schumacher, assolutamente anonimo, mai in gara per lottare per il podio, il risultato minimo per un pilota che lotta per il titolo.


Con 76 punti, Hakkinen allunga notevolmente su Schumacher: dai due soli punti di vantaggio dopo Silverstone, si passa a sedici. La botta più pesante per il Cavallino è nella classifica costruttori, dove un altro recupero appare utopico. Lo score di 36 punti a 9 tra l’Austria e la Germania permette alla McLaren di scappare via, con ventisei punti di vantaggio.


Due doppiette nel giro di sette giorni per lasciarsi alle spalle un momento di crisi: la corazzata McLaren-Mercedes risponde con forza alla rimonta della Ferrari. Come spiega anche Hakkinen in conferenza stampa, però, il finale di gara per lui è stato tutt’altro che tranquillo:


"Nella parte finale della gara ho notato che c’era qualche problema sulla vettura, non riuscivo ad andare veloce come prima. Sino a quel momento tutto era andato alla perfezione, tutto era stato persino troppo facile. Al via nessun problema, dopo potevo controllare senza dover prendere troppi rischi. Anche se devo dire che durante il pit-stop ero preoccupato che David potesse superarmi, ma per fortuna non ci è riuscito. Poi ho cominciato a preoccuparmi: la velocità di punta è diminuita, e ho avvertito un calo di potenza. Dopo ho dovuto guidare con la massima prudenza possibile e con il cuore in gola, sino a quando non ho tagliato il traguardo".


La classifica torna a sorridergli più di quanto non facesse di recente, ma il pilota finlandese non vuole abbassare la guardia:


"Vorrei farmi delle illusioni, ma non voglio pensarci assolutamente. Il campionato è ancora lungo”.


La prima velenosa domanda che viene rivolta a David Coulthard, è relativa al motivo per cui non abbia provato a superare un Hakkinen in evidente difficoltà. David risponde con il sorriso stampato sulla faccia:


"A dire il vero la sua vettura negli ultimi giri perdeva una polvere di olio. Avevo la visiera tuta imbrattata e non vedevo nulla. Cercare un sorpasso in quelle condizioni sarebbe stato folle, e soprattutto rischioso per il campionato, sia il mio che quello di Mika. Ci ho provato quando lui è rientrato ai box, ma proprio quando stavo spingendo al massimo ho incontrato un paio di doppiaggi sulla mia strada che mi hanno rallentato”.


Il suo ultimo podio fu a Jerez, nel 1997, quando si laureò Campione del Mondo. Allora Villeneuve non poteva nemmeno lontanamente immaginare che sarebbero passati dieci mesi prima che riuscisse a piazzarsi di nuovo tra i primi tre. Nonostante la scarsa competitività della sua vettura, il campione in carica non si è mai perso d’animo, e come lui stesso ha dichiarato in più occasioni, proprio durante questo periodo di difficoltà è riuscito a tirare fuori il meglio di sé, raccogliendo punti anche quando sembrava impossibile. Il podio di Hockenheim per lui è più che meritato, ma l’obiettivo dichiarato rimane tornare al successo:


"Mi sono divertito un sacco. Da qui alla fine del campionato cercherò soddisfazioni personali, non mollerò. Avrei anche potuto raggiungere Hakkinen e Coultahrd, se non avessi avuto un guaio con il differenziale a qualche giro dalla fine. Ma l’attacco è solo rimandato, la nostra vettura dovrebbe adattarsi bene alle caratteristiche della vettura, soprattutto Suzuka”.


La pessima performance domenicale non è una sorpresa per Michael Schumacher, sicuro di dover affrontare una gara ardua già dopo la qualifica deludente. La F300 si scopre assolutamente inefficiente sui circuiti veloci come Hockenheim, in più deve fare i conti con i progressi di Williams e Jordan, nettamente migliorate ma non in grado di impensierire la McLaren, che al contrario ha solamente tratto beneficio dai miglioramenti di queste scuderie, poiché hanno tolto punti alla scuderia di Maranello.


Palesemente deluso, Schumacher ammette che solo un miracolo lo avrebbe potuto aiutare per agguantare il podio:


"Ma quelli arrivano raramente. In effetti il fatto di essere partito dalla nona posizione ed essermi piazzato quinto dovrebbe già essere motivo di soddisfazione personale. Ma non posso essere contento, perché questo risultato, in concomitanza alla vittoria di Hakkinen e alla seconda posizione di Coulthard, è estremamente negativo”.


Il ferrarista riassume la sua gara, movimentata in partenza, ma poi proseguita in totale solitudine:


"Al via, davanti a me la Benetton di Wurz non si è praticamente mossa. Ho dovuto scartare all’interno all’improvviso, prendendomi qualche rischio. Però sullo slancio o potuto superare quasi subito anche Fisichella. Così mi sono portato alle spalle di Irvine. Nella situazione in cui ci trovavamo, e con tute le incognite ancora aperte per la corsa, Eddie tirava al massimo, così come stavo facendo io. Lui ha fatto un errore all’ingresso della chicane, e io sono passato davanti. Nel finale, non sono stato io a guadagnare, ma gli altri a perdere qualcosa. Stavo forse per avvicinare Hill, e ammesso che fossi riuscito a sorpassarlo, le due McLaren e Villeneuve per me erano inavvicinabili. In ogni caso, nel momento in cui sono arrivato a vedere Damon le mie gomme erano troppo usurate. Ho dovuto desistere, rallentando il ritmo”.


La situazione in campionato si fa critica, ma è vietato gettare la spugna:


"Continueremo a lottare come abbiamo fatto sinora. Se Hakkinen, tuttavia, dice che cinque gare sono ancora molte, a me paiono poche. Se avessimo una vettura vincente il discorso potrebbe essere diverso, ma non l’abbiamo. Qui in Germania mancavamo di trazione, il bilanciamento non era buono e l’assetto lasciava a desiderare. Forse è anche un po' colpa mia, ma io ho fatto tutto il possibile. Nello Stadium, la parte più tortuosa del circuito, guidare era quasi una tortura, mi trovavo sempre in difficoltà. E quando scivoli gli pneumatici ne patiscono sempre”.


"Purtroppo abbiamo perso, in due sole corse, molto di quello che avevamo guadagnato faticosamente in tutta la parte centrale della stagione. Mi auguro che la nostra vettura si adatti meglio al prossimo circuito di Budapest”.


Conclude il tedesco.


Era consapevole che sarebbe stata una gara difficile anche Jean Todt, che afferma:


"Onestamente, in una gara dove i sorpassi si sono fatti alla partenza e nelle soste ai box, non potevamo attenderci più di quanto abbiamo fatto. Questo week-end non abbiamo mai trovato un buon assetto delle vetture".


Poi, riguardo a Schumacher:


"Secondo me è sempre molto motivato. Nelle ultime due gare ha fatto un paio di errori, ma non ci sono costati molto. Ci sarebbe voluto un colpo di fortuna. Per la prima volta ho sognato di veder vincere Villeneuve. Mi sono sentito strano, perché lo scorso anno di notte era il contrario, erano le McLaren a passare per prime il traguardo".


Todt si concede persino una battutina, ma a Maranello c’è poco da scherzare: ci sono due sole settimane a disposizione per perfezionare la vettura con il passo lungo, e capire cosa sia andato storto ad Hockenheim.


"Dobbiamo lavorare per migliorare, così non possiamo restare perché non tutti i cinque circuiti che mancano sono a nostro favore. In Ungheria direi che dovremmo andare bene, certamente non avremo i distacchi avuti qui. Il Gran Premio successivo in Belgio è molto impegnativo ma noi ci siamo già battuti bene. Monza sarà un altro circuito difficile. Al Nurburgring a fine settembre non dovremmo andare male e poi si chiude in Giappone dove... non so. Inutile fare previsioni, le cose cambiano per noi e per gli altri, per questo dico che comunque bisogna lavorare, lavorare, lavorare".


Ammette Schumacher, prima di lasciare Hockenheim.


Il tortuoso circuito di Budapest presenta caratteristiche ben differenti dal tracciato tedesco, ma poi bisognerà andare altre piste veloci come Belgio e Spa, dove il Cavallino avrà l’obbligo di primeggiare, per mantenere aperto il campionato.


Davide Scotto di Vetta

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