#12 1997: GP d'Ungheria, Damon Hill ad un passo dalla gloria, Jacques ringrazia e vince



Le F310B che hanno disputato il Gran Premio di Germania, rientrano a Maranello il 28 Luglio 1997, ma restano in officina per le necessarie verifiche sul cambio, che ha dato qualche preoccupazione a Schumacher, e sul serbatoio della benzina che ha rifiutato dieci chili di carburante, cioè l'equivalente di tre giri da percorrere sul circuito di Hockenheim.


Sia Schumacher che Irvine si presentano in officina per fare l'impronta dei rispettivi sedili da montare su una nuova macchina sperimentale, che dal 30 al 1º Agosto la Ferrari porterà al Mugello. Una vettura che qualcuno chiama perfino F310C, anche se di fatto si tratta di un nuovo telaio, il numero 178.


Anche se all'esterno non si nota niente, sulla nuova vettura cambia la posizione dei piloti nell'abitacolo e aumenta la capacità del serbatoio di almeno una ventina di litri. E oltre alla scocca vengono ridotte le dimensioni dei radiatori, il che permette di rimodellare la sezione centrale dando alla macchina maggiore velocità.


La ragione per cui viene affrontata questa costosa impresa va cercata nel difetto originario della vettura di Barnard che è tuttora fortemente squilibrata nei pesi.


Mancando il tempo di riprogettare una vettura completamente nuova, i tecnici della Ferrari hanno preferito tappezzare le F310B di sensori e hanno quantificato gli squilibri per poi mettersi a fare un bel po' di calcoli dai quali è nato il telaio 178.


La struttura, la composizione dei materiali, le procedure e la logica di fabbricazione sono cambiate per ottenere una scocca più leggera, ma soprattutto più equilibrata.


Ultimamente la Ferrari ha sofferto molto a causa dei pesi mal distribuiti. Basti pensare che su un circuito veloce come quello tedesco dieci chili in più o in meno di benzina hanno comportato una differenza di quasi un secondo al giro. E in gara il solo peso della benzina riesce a squilibrare sensibilmente la macchina in curva e in frenata. Un difetto che tutti gli esperimenti alla galleria del vento fatti negli ultimi tre mesi non sono mai riusciti a cancellare.


Ma sul circuito del Mugello si parla più del futuro di Eddie Irvine, che non delle modifiche alla scocca della F310B, dato che il contratto del pilota irlandese è in scadenza.


Irvine, interrogato sull'argomento, cerca di glissare:


"Per il momento non ho niente da dire. Io sono tranquillo, aspetto notizie dalla Ferrari".


In pista, il 30 Luglio Eddie compie trentacinque giri durante la mattina con una macchina leggermente modificata, prima che la rottura del motore step 2 costringa i tecnici ed il pilota irlandese ad una lunga sosta.


Poi, nel pomeriggio, Irvine - che scende in pista con un casco dotato di una curiosa aletta, altra invenzione aerodinamica di Byrne - compie un'altra quarantina di giri per valutare sospensioni, aerodinamica e il differenziale elettro-idraulico, che già a Budapest potrebbe dare dei vantaggi alla Ferrari.


Il giorno successivo, al Mugello, scende in pista anche la Minardi, che collauda soluzioni di aerodinamica da adottare già dal prossimo Gran Premio di Ungheria, mentre Irvine prova il nuovo telaio, numero 178.


"Sono contento dei risultati di questi test. Mi sembra che la macchina abbia risposto bene. E' presto per dire se potrà essere utilizzata già in Ungheria, però è possibile".


A giudicare dai risultati dei test, il lavoro svolto in Ferrari è più che soddisfacente. Al punto che il portavoce della squadra corse, Claudio Berro, pur non confermando fa capire che la possibilità che la nuova Ferrari scenda in pista in Ungheria è qualcosa di più di una semplice ipotesi:


"Siamo contenti dei risultati del long run, la macchina va bene e il telaio ha dato risposte confortanti. Inoltre la vettura è già stata omologata, quindi potrebbe scendere in pista per un gran premio del mondiale già adesso".


I dubbi sul rinnovo del contratto vengono definitivamente eliminati la sera del 31 Agosto: Eddie Irvine viene riconfermato alla guida della Ferrari. Lo annuncia, a poche ore dalla scadenza dell'opzione, lo stesso team di Maranello con un secco comunicato di poche righe:


"La Scuderia Ferrari Marlboro comunica di aver esercitato l’opzione con il pilota Eddie Irvine, che continuerà la collaborazione per la stagione sportiva 1998".


Jean Todt commenta così la scelta:


"La squadra va bene e non c'è motivo per cambiare nel corso di un campionato che ci vede molto impegnati. Irvine va d'accordo con Schumacher e se anche ha avuto qualche esperienza negativa per lui verranno momenti migliori".


Mentre, dal canto suo, Eddie Irvine dichiara:


"Sono contento, ora posso concentrarmi meglio sulle gare che restano da qui alla fine della stagione. Continuerò a dare una mano al team per vincere il Mondiale costruttori. Già in Ungheria credo che potremo fare una bella gara".


"Mi trovo benissimo con Michael, e soprattutto resto volentieri anche perché il prossimo anno saremo il team più forte al mondo. Miglioriamo gara dopo gara, e sono sicuro che la prossima stagione lavoreremo ancora meglio".


Il suo ingaggio, pari a tre milioni di dollari nell'annata in corso, pare che possa essere aumentato di due milioni di dollari in vista dell'annata 1998. Ma a tal riguardo, l'irlandese non rilascia ulteriori dettagli:


"L'accordo economico è un segreto tra me e la Ferrari, ma... sono vecchio e ho bisogno di soldi".


Nel frattempo terminano al Mugello gli esperimenti della Ferrari con le ultime novità tecniche, tra cui una soluzione aerodinamica con l'introduzione di una specie di cupola sul muso della nuova vettura. I risultati non vengono comunicati ma le facce dei meccanici e degli ingegneri presenti ai box sono troppo sorridenti per pensare ad un esito negativo.


Con questo pacchetto di uomini e mezzi tecnici la Ferrari si appresta ad affrontare il Gran Premio che si correrà a Budapest, dove viene portata una sola vettura con il nuovo telaio 178.


Questa, ovviamente, viene affidata a Schumacher, che solo al termine delle prove del venerdì darà il suo parere sulla bontà del progetto:


"Io non l'ho ancora provata. Comunque non si tratta di una rivoluzione, ma semplicemente di una evoluzione del telaio precedente".


"Qui sono cinque, ormai, i team che possono vincere. Il mondiale è entrato in una fase nuova, ora contano i dettagli. Chi sa lavorare meglio su questo terreno alla fine vincerà. Questo Gran Premio è una pagina bianca, non ci sono punti di riferimento che vengono da altre piste, qui tutto è un po' particolare, non ci sono test di riferimento, sulla pista c'è sempre della terra, le velocità non sono alte, ma non ci sono rettilinei dove fiatare. Per un pilota è una grande fatica. Mi posso solo augurare che vada meglio delle due volte precedenti, quando non sono stato molto fortunato".


"Quello che conta è portare a casa punti. Un Mondiale non si vince con successi sporadici. Il punto di riferimento per noi sarà Villeneuve; che vinca una McLaren o una Benetton, non ha importanza".


"Sono qui con fiducia, una fiducia che mi viene da quello che abbiamo fatto nelle altre gare".


Di questi tempi l’anno precedente, Damon Hill era saldamente in testa al mondiale con 21 punti di vantaggio su Jacques Villeneuve e con ben sette gare vinte su undici disputate, arrivando quindi in Ungheria lanciatissimo verso la conquista del suo primo titolo Mondiale.


Adesso, Damon Hill si presenta a Budapest con un solo punto conquistato durante le ultime battute della gara di casa a Silverstone, costretto al ruolo di spettatore della lotta per il titolo, che fino alla stagione passata, quando guidava ancora per la Williams, era una questione che lo aveva visto praticamente sempre diretto interessato sin dal suo approdo in Formula Uno da pilota titolare.


La Arrows non va.


E' migliorata – nel senso che ora riesce almeno a completare tutti i giri di una gara – ma è ancora molto lontana dalle posizioni che contano. Dietro le quinte però, John Barnard sta lavorando assiduamente per porre rimedio ad una situazione disastrosa che certo non si addice al campione del mondo in carica.


Pertanto, sul tortuoso circuito dell’Hungaroring, anche la A18 motorizzata Yamaha presenta delle novità, tra cui nuove prese d’aria per migliorare le prestazioni del propulsore, e geometria delle sospensioni completamente ridisegnata.


Ora la vettura necessita delle migliori gomme Bridgestone su un circuito dove le temperature alte causeranno un alto degrado, e ovviamente del talento del suo pilota di punta che a Budapest detiene uno score piuttosto discreto se si esclude l’undicesimo posto con la Brabham nel 1992: due vittorie e due secondi posti nelle ultime quattro edizioni, per far capire che a Damon questa pista piace e tanto.


Dopo uno sciatta performance in Germania, Jacques Villeneuve suona la carica:


"Si parla di dissapori fra me e la Williams, ma non c’è nulla di vero. Se si vuole vincere bisogna remare tutti insieme. Qui partirà la nostra riscossa, e dimostreremo che non c’è alcuna crisi".


Intanto però il venerdì di prove libere a suonare la carica è il suo rivale diretto al titolo.


La Ferrari risparmia gomme; Schumacher compie solo quattro giri durante le prove del mattino, e sedici nella seconda ora di prove, segnando sempre tempi migliori. Gli inviti alla prudenza di Schumacher contano poco. Lui e la Rossa sono davanti, mentre Villeneuve è lontano, staccato di oltre un secondo.


"Il weekend è cominciato bene - sostiene Schumi -, ma non so se gli altri abbiano fatto vedere tutte le loro carte. So che noi abbiamo girato con poca benzina ogni volta, gli altri cosa avranno fatto? Domani capiremo".


E parlando della nuova vettura, Michael ammette:


"E' sempre la stessa monoscocca, per quanto riguarda la forma. Non si può neanche dire che è più leggera, perché in F1 c'è un peso minimo limite, seicentocinque chili, e scendere non si può".


"Però questa monoscocca ci permette di distribuire i pesi in modo diverso".


"Il risultato non si legge guardando il cronometro; non si può nemmeno dire che avrà effetti su questa gara, ma quello che è stato fatto è un grande passo avanti per il nostro futuro".


Durante le prove libere, all'Hungaroring Schumacher gira con il motore step 1, quello utilizzato nell'ultima gara, mentre Irvine rispetta i programmi montando lo step 2, con cui i due piloti cercheranno di fare la pole, come conferma Todt:


"Abbiamo risparmiato gli pneumatici, siamo fiduciosi di poter fare bene in qualifica".



Schumacher ottiene il miglior tempo nel computo totale delle due sessioni, precedendo Coulthard e un ottimo Trulli. La F310B pare perfettamente bilanciata, ma Villeneuve non si mostra preoccupato, nonostante il deludente undicesimo posto:


"La distanza dalla Ferrari non è eccessiva, noi dobbiamo regolare meglio la vettura, che sinora non ha reso al massimo".


In qualifica Michael non si smentisce, e si piazza in prima posizione senza mai perderla dal primo all’ultimo minuto. Il tempo di 1'14"672 è sufficientemente veloce da permettergli di abortire l’ultimo tentativo, avendo già la certezza di mantenere la prima posizione.


Il record della pista è sgretolato.


Villeneuve le prova tutte finendo anche fuoripista, ma è secondo a 187 millesimi.


Dietro i due contendenti al titolo, si posiziona l’uomo che non ti aspetti: Damon Hill, che sorprende tutti e si ferma a tre decimi dal poleman. Il suo compagno di squadra Diniz è diciannovesimo, più lento di due secondi rispetto a lui.



Un risultato clamoroso, se si pensa ai valori in pista visti in Germania, la prestazione di Benetton e Jordan: Berger e Alesi sono rispettivamente settimo e nono, Fisichella e Ralf Schumacher addirittura tredicesimo e quattordicesimo. Performance che dimostrano la spiccata preferenza di determinate vetture per circuiti con lunghi rettilinei e molto meno tortuosi.


Dopo la qualifica, Schumacher non può più bluffare:


"Il secondo posto onestamente mi andrebbe stretto, inutile nascondersi. La vettura va benissimo, è equilibrata, non consuma in maniera eccessiva le gomme, non ha avuto il minimo problema. Bisognerà fare una buona partenza, stare sempre nella traiettoria giusta per non andare nella parte sporca della pista, evitare errori o incidenti, ma soprattutto sarà cruciale azzeccare la strategia".


E' tuttavia ottimista Frank Williams, anche se per il giorno successivo i meteorologi prevedono l'arrivo della pioggia:


"Preferirei il caldo, con l'acqua Schumacher sa essere imbattibile, ma il circuito è comunque favorevole alle nostre vetture. Ho molta fiducia: ci sarà da combattere, ma possiamo farcela".


Persino Frentzen riesce ad incassare bene il colpo rifilatogli dal suo predecessore, Damon Hill, che lo precede con una macchina decisamente meno potente:


"Che lui sia davanti non me ne frega niente. Ora la Williams sono io, il passato non conta. Il problema semmai è un altro: lui in gara va più piano e potrebbe rallentarmi. Io partirò con le gomme dure, farò un pit-stop in meno, ma se resto troppo indietro, questa scelta rischia di non darmi alcun vantaggio".


Il secondo posto in prova ha cancellato il nervosismo anche a Villeneuve. Ora il pilota canadese è sereno ed in linea con i progressi della macchina:


"Posso vincere, me n'ero già accorto al mattino, i tempi del pomeriggio lo hanno confermato. La vettura è migliorata tantissimo, è di nuovo ai livelli della Ferrari. Prevedo una gara durissima, con un circuito che distruggerà le gomme. La prima fila mi permetterà d'attaccare, anche se in partenza bisogna stare attenti, perché questa pista è sporca e può diventare molto pericolosa. Qui sorpassare è impossibile: chi non è davanti, non ha chance".


"Quando sono uscito di pista, stavo andando fortissimo. Purtroppo ho avuto problemi di sottosterzo e in curva sono andato dritto. Se fossi finito davanti a Schumacher, non mi sarei sorpreso. Al mattino ero più veloce di lui. Dopo la Germania ero distrutto, pensavo che la Ferrari fosse irraggiungibile. Ora no, la battaglia è possibile. E' una gara decisiva, ci giochiamo tutto".


Fondamentale dunque sarà la scelta delle gomme, nonché la sfida tra Goodyear e Bridgestone; quasi tutti optano per il compound più soffice eccetto Frentzen, le due Jordan e Jan Magnussen, i quali puntano invece su gomme più dure.


Dopo un venerdì ed un sabato impeccabili, la domenica non inizia nel migliore dei modi per Schumacher: alle ore 10:00, dopo aver fatto il miglior tempo anche in assetto di gara, durante gli ultimi minuti del warm-up mattutino, a causa della pista sporca il pilota tedesco sale sopra un cordolo, rovinando la parte inferiore di una presa d'aria della sua Ferrari da gara. I danni rimediati sono piuttosto importanti, e i meccanici lavorano senza sosta per fornire al leader del mondiale una vettura riparata in tutto e per tutto.


Michael effettua un paio di giri prima di schierarsi sulla griglia di partenza, decidendo alla fine di correre con il muletto, ed utilizzare l’altra macchina rifatta praticamente da capo dai suoi meccanici a sua disposizione come vettura di riserva.


Alla partenza tutto fila più che liscio per il tedesco, rimasto in testa in Curva 1 mentre dietro di lui Villeneuve viene bruciato sullo scatto da Hill, Irvine e Hakkinen, che lo relegano così in quinta posizione.



Con il pilota della Williams attardato, è abbastanza logico presagire una gara tutta in discesa per Schumacher. Bastano pochi giri però per capire che c’è qualcosa che non va su entrambe le Ferrari: Hill fa il giro veloce della gara e scende sotto il secondo di distacco da Schumacher; Irvine viene tallonato da Hakkinen e Villeneuve, e dopo un paio di tentativi vani il finlandese compie il sorpasso alla prima curva, subito imitato da Villeneuve alla curva successiva. La crisi delle due Rosse è sancita dalla sosta ai box di Irvine che arriva già al settimo giro, decisamente in anticipo rispetto ai programmi.


Con Schumacher rallentato dal consumo anomalo delle sue gomme Goodyear si forma un compatto quintetto di testa formato per l’appunto dal tedesco, Hill, Hakkinen, Villeneuve e Frentzen, con Coulthard che è leggermente staccato ma che si avvicina gradualmente.


Dopo dieci giri Hill rompe gli indugi.


I numerosissimi tifosi Ferrari che gremiscono gli spalti sono testimoni di una Arrows che scavalca alla prima staccata senza troppi patemi la vettura leader del campionato.


Qualcosa di inimmaginabile solo fino a qualche ora prima.



I problemi di gomme di Schumacher sono palesi, Hill arriva a guadagnare due secondi e mezzo a giro, mettendo così in atto un serio tentativo di fuga, favorito anche dalla poca verve con cui Hakkinen prova a superare la Ferrari. La scarsa affidabilità della McLaren colpiscono ancora il finlandese, che dopo la parentesi in Germania dove tutto è andato per il verso giusto, deve ritirarsi nuovamente a causa di un problema idraulico.


Per lui sono cinque ritiri in stagione.


Col ritiro di Hakkinen, dietro Schumacher si fa vedere minaccioso Jacques Villeneuve, che diversamente dal finlandese non perde tempo prezioso e supera Schumacher, sempre più in difficoltà.


Damon Hill intanto ha già guadagnato nove secondi sui suoi diretti inseguitori.


Dopo quindici giri la Ferrari richiama Schumacher ai box per la prima sosta. Il primo stint di gara lo relega per il momento ampiamente fuori dalla zona punti, in dodicesima posizione nel pieno delle bagarre di centro gruppo, dove stanno battagliando proprio davanti a lui Alesi, il fratello Ralf e Nakano. La Benetton del pilota francese è in evidente difficoltà e viene sfilata in poche curve da tutti e tre i suoi inseguitori, per cui il ferrarista scala di una posizione e sale undicesimo.


Nel frattempo, Villeneuve e Frentzen mettono in mostra il loro eccezionale passo gara, rosicchiando svariati secondi a Hill, riportandosi a circa tre secondi di distanza. Al ventiquattresimo passaggio sul traguardo Jacques Villeneuve si ferma ai box per una sosta che si rivela leggermente complicata, e che dura ben undici secondi, quattro in più rispetto a quella effettuata in contemporanea da David Coulthard, che in questo modo rientra in pista non lontanissimo dal canadese.


Il giro successivo tocca a Hill effettuare il pit-stop, lasciando quindi nelle mani di Frentzen la testa della gara. Il tedesco di Moenchengladbach sta utilizzando gomme dure, ragion per cui a differenza di Hill e Villeneuve, che dovranno fermarsi almeno un’altra volta, potrebbe effettuare una sola fermata, e con l’eccellente passo gara palesato fino ad ora, diventa un serio contendente alla vittoria.


Il gran lavoro di Frentzen però viene reso vano al ventottesimo giro, quando delle vampate di fuoco cominciano a fuoriuscire ad intermittenza dal retrotreno della Williams. Heinz si reca ai box, i meccanici gli sostituiscono le gomme, ma poi devono constatare che non c’è nulla da fare per lui, la sua gara finisce qui, causa una noia al bocchettone dal quale effettuare il rabbocco di benzina. Tanto per cambiare, la Williams non riesce a concludere la gara con entrambi i piloti, un trend negativo che a lungo andare potrebbe costar caro in chiave campionato costruttori.


Trascorsi trenta giri, Damon Hill continua a gestire il proprio vantaggio di dodici secondi su Villeneuve, il quale, in questa fase, non solo non è in grado di tener testa ai tempi del pilota britannico, ma deve anche difendersi da Coulthard, che lo bracca da diversi giri.



Schumacher rimane leggermente distante, prima di tornare ai box per la seconda delle tre soste in programma; al rientro in pista è quinto, dietro un solidissimo Johnny Herbert.


Il terzo stint per Michael, tuttavia, assume la stessa forma del primo, durante il quale aveva faticato e non poco a tenere la vettura in traiettoria. Dietro di lui si avvicina con fare minaccioso Fisichella, anche lui come la Benetton di Berger in netta difficoltà.


Il pilota romano, nonostante ciò, è più veloce di Schumacher e quindi tenta una manovra alla prima curva, ma quando il pilota tedesco gli chiude in maniera forse un po' troppo repentina la traiettoria ideale, il pilota romano sbaglia ed esce di pista, facendo spegnere il motore; nel dopo gara il pilota della Jordan eviterà polemiche riguardo la manovra del ferrarista, ma il suo linguaggio del corpo lascerà trasparire ben altre sensazioni.


La gara tutta in difesa di Schumacher non è ancora finita, perché dopo Fisichella si avvicina perfino la Prost di Shinji Nakano, che tenta di superarlo senza successo all’esterno di curva 2 prima di tornare ai box, e lasciare l’incombenza a Ralf Schumacher, che ingaggia un duello con suo fratello maggiore fino alla fine della gara.


Intorno al cinquantesimo giro si apre l'ultima finestra di pit-stop.


Il primo a rientrare è David Coulthard, che tenta un undercut su Villeneuve anticipando la sua fermata rispetto al canadese; poi tocca a Hill e proprio al pilota Williams, che in uscita dalla pit-lane si ritrova appaiato con il pilota scozzese, riuscendo per il rotto della cuffia a mantenere la seconda posizione, anche grazie al fatto che Coulthard forse non è abbastanza aggressivo in staccata.


Nello stesso giro si fermano anche i due Schumacher, rispettivamente per la terza sosta per il ferrarista, e la seconda per il pilota Jordan.


Hill conserva un tranquillo gap di venticinque secondi su Villeneuve, che in questa fase finale di corsa ha altro a cui pensare, poiché Coulthard non ha intenzione di lasciar nulla di intentato, almeno fino a quando anche la sua McLaren non si ferma a causa di noie elettriche. Il secondo doppio ritiro per il team di Woking (il primo fu a Montecarlo anche se non per problemi di affidabilità), il decimo in totale se si considerano entrambi i piloti; Adrian Newey ha parecchio da fare su questa monoposto veloce ma troppo fragile.


Il ritiro di Coulthard permette a Johnny Herbert di salire sul podio a dodici giri dal termine, lontano dalla bagarre che si sviluppa dietro di lui con un quartetto composto dai due Schumacher, Nakano e Irvine.


Schumacher può accennare ad un mezzo sorriso dato che il ritiro di Coulthard gli permette di guadagnare una posizione e quindi perdere meno punti rispetto a Villeneuve, ma per lui sarà comunque difficile tener dietro suo fratello e Nakano, mentre Irvine a rigor di logica non dovrebbe rappresentare un nemico, bensì un alleato...


La prima mossa del nord-irlandese infatti è superare con una gran bella manovra Nakano, portandosi così in zona punti.


Mentre le attenzioni sono tutte per l’unica lotta in pista, Damon Hill sta passeggiando in completa solitudine in testa alla gara, forte di un margine di trentacinque secondi su Villeneuve.


Per Damon, che qui in Ungheria vinse la sua prima gara in Formula Uno nel '93, il tracciato di Budapest sta per regalargli un altro indelebile ricordo.


Poi, a tre giri dal termine, Damon comunica via radio che c’è qualcosa che non va con la vettura, nello specifico con il cambio.


Hill rallenta, perde quasi tutta la velocità, e in un solo giro perde otto secondi. Villeneuve viene informato dei problemi del suo ex compagno di squadra e, intravedendo la possibilità di portare a casa una insperata vittoria, spinge sull’acceleratore.


Hill inizia l’ultimo giro proseguendo ad una velocità ridotta, venendo sfilato con facilità dai doppiati: sul breve rettilineo che porta in curva 4, Villeneuve gli è arrivato dietro.


Damon tenta disperatamente di chiudere la traiettoria, ma Villeneuve non si lascia intimidire e mette due ruote sull’erba per effettuare un sorpasso che equivale ad una formalità.


Poi c’è la bandiera a scacchi, che incorona in modo clamoroso Jacques Villeneuve vincitore del Gran Premio di Ungheria, mentre Hill riesce quantomeno a mantenere la seconda posizione davanti a Herbert, troppo lontano per capitalizzare i problemi che affliggono la Arrows.



Schumacher giunge quarto davanti a suo fratello e Nakano. Non c’è Irvine, rimasto insabbiato nell’ultimo giro a causa di uno speronamento del giapponese. Una dinamica definita dallo stesso Eddie come incidente di gara, scagionando di fatto il pilota della Prost.


Sul podio, l’eroe di giornata e vincitore morale della gara sfoggia comunque un sorriso soddisfatto: d’altronde per un team minore come la Arrows che festeggia l’ottavo podio della sua storia, questo è un risultato eccezionale, di quelli che rimangono ben impressi nella memoria.


Ma essendo stati fino a pochi istanti dal termine pronti a celebrare una storica vittoria, non può non esserci dell’amaro in bocca, come conferma lo stesso Hill:


"Si fa presto a dire accontentati. Per un secondo posto avrei firmato subito alla vigilia, io che quest'anno sono arrivato a punti una sola volta, con la sesta piazza di Silverstone. Solo qualche giorno fa, se mi aveste parlato di podio, avrei pensato ad uno scherzo. Ma a tre giri dalla fine ero in testa, la macchina era perfetta, nessuno riusciva a starmi dietro. Come faccio a sorridere?"


"A tre giri dalla fine, sono uscito da una chicane e l’acceleratore non ha più risposto. Ho pensato di aver sbagliato ad appoggiare il piede sul pedale, ma dopo due o tre curve il cambio si è bloccato, prima in seconda e poi in terza. Ho avuto problemi all'impianto idraulico del cambio, e la pressione dell'olio è andata giù".


"Fossi rimasto in quinta, sarebbe stato diverso, avrei potuto vincere".


"Così no. La macchina non prendeva più velocità, mi sentivo in gita. Per portarla al traguardo ho fatto una fatica boia, per tre volte ho rischiato di fermarmi. I meccanici dai box mi dicevano di resistere, di tenere duro, ma io temevo che arrivassero tutti, che mi potevano portare via anche il secondo e magari il terzo posto. Ad un certo punto mi vedevo già parcheggiato a lato della pista per vedere gli altri sfilarmi davanti".


"Il risultato è comunque eccitante, come si fanno a disprezzare sei punti, quando in dieci gare ne hai raccolto solo uno? Ma è triste. Perché questa era una vittoria".


"Ho provato sensazioni che da un po' di tempo non mi appartenevano più. Ma non le avevo dimenticate, sapevo ancora come si fa un sorpasso e quando all'inizio ho passato Schumacher l'ho dimostrato. E' stato fantastico ritrovarsi davanti, capire che nessuno poteva reggere il mio ritmo. Abbiamo regolato molto bene la vettura e le gomme chi hanno aiutato. La squadra sta lavorando assiduamente. Sono convinto che prima della fine del campionato ci faremo ancora vedere nelle parti alte della classifica".


Hill è tornato protagonista e ora sarà difficile trattenerlo in Arrows, anche a causa delle sue esorbitanti richieste, sette milioni di dollari per un anno, con la McLaren, la Prost e la Jordan che lo tentano tremendamente. E pure sul propulsore non c'è certezza: la Arrows rimanda la comunicazione del nome a fine mese, e si sa che sogna un Renault, ma dovrebbe rinunciarci la Benetton:


"Purtroppo il motore non è ancora competitivo e in queste condizioni non ha senso parlare del mio futuro".


Conclude il pilota britannico.



Persino Frank Williams sente il bisogno di portare le sue scuse, e dopo aver visto Walkinshaw, il general manager dell'Arrows, allarga le braccia e confessa:


"Questa vittoria era tua, te l'abbiamo rubata. A noi serve per il mondiale, a voi serviva per il morale".


Poco dopo, commenta sconsolato Walkinshaw:


"Speri in un falso allarme, invece è successo. Ma questo non deve abbatterci. Da tempo lavoriamo alla grande, l'anno prossimo anche noi avremo un motore vero e potremo divertirci".


Villeneuve ammette che senza i problemi avuti dal suo compagno di squadra e da Hill, non sarebbe sicuramente stato in grado di vincere:


"Così come si era messa la gara, i favoriti per la vittoria erano Damon e Frentzen. Heinz sarebbe stato probabilmente imbattibile perché aveva scelto le gomme dure, quelle giuste.

Ho passato la prima parte di gara a seguire gli altri, ma non ero troppo preoccupato perché la situazione mi permetteva di risparmiare le gomme. Con il primo set di pneumatici tutto ha funzionato bene, mentre qualcun altro ha cominciato ad avere problemi. Ho cercato di mantenere il contatto con Hill ma andava come il vento. Dopo il secondo pit-stop ho notato che c’erano delle bolle sulle mie gomme posteriori e ho rallentato. Forse è stata la mossa cruciale che mi ha permesso di essere costante nella parte conclusiva della gara".


"Avevo capito già nel warm-up che la Ferrari sarebbe stata in difficoltà, tuttavia mi aspettavo di dover lottare con Schumacher, invece ho battagliato a lungo con altri, soprattutto con Coulthard che mi seguiva come un’ombra. Hill andava fortissimo, senza i suoi problemi non avrei mai potuto raggiungerlo. Quando mi hanno avvertito via radio che stava rallentando, ho spinto al massimo. Lui ha cercato di ostacolarmi e son andato sull’erba per passare, ma lo capisco, è stata un’azione disperata. Per fortuna durante la mia leggera escursione non si è rotto nulla".


"Le gare sono così, in altri momenti anch’io sono stato bersagliato dalla cattiva sorte. Ora la bilancia è in parità".


Il grande deluso di giornata, Michael Schumacher, inizia parlando del suo incidente nel warm-up:


"C’era probabilmente della sabbia in quel punto e non ho potuto evitare l’incidente. La vettura è saltata su un cordolo, ha sbattuto il fondo e il telaio, quello leggero, si è danneggiato. I meccanici hanno dovuto costruire un’auto nuova in tre ore. È servita come muletto, io ho corso con quella di riserva. Sono comunque convinto che avendo a disposizione la vettura che ho guidato fino a ieri non sarebbe cambiato molto".


Poi, parlando della gara, ammette:


"Tutto è stato condizionato dalle gomme. Si sono consumate subito in fretta, il problema è stato quello di correre cercando di consumarle il meno possibile. Ci sono stati rendimenti diversi. Il primo set è andato subito, il secondo ha retto di più dell'ultimo. Alla fine erano completamente andate, pensavo di correre sui cerchi. Ho capito subito dopo il via come si stavano mettendo le cose; purtroppo non potevo più fare nulla".


"Tutti quelli che hanno scelto le gomme morbide hanno avuto problemi, forse noi ne abbiamo avuti un po' di più. Ma l'assetto non conta. Durante il warm-up le gomme andavano bene. Ora tra me e Villeneuve tutto è di nuovo aperto".


"Sono ancora in testa al campionato. Ovviamente speravo vincesse Hill, mi avrebbe aiutato a conservare un margine di vantaggio maggiore. Sono andato a fargli i miei complimenti, è stato bravissimo, avrebbe meritato il successo".


Il quinto successo stagionale infatti, permette a Villeneuve di salire a quota 53 punti, distante solo tre lunghezze da Schumacher. Anche nel campionato costruttori rimane tutto apertissimo, con la Ferrari che anche qui continua a fare l’andatura con 73 punti, a +2 sulla Williams.


Dopo una gara più difficile delle attese, il team manager della Ferrari Jean Todt assicura che il team continuerà a lavorare sodo per migliorarsi ulteriormente e reagire già alla prossima occasione, in Belgio sul circuito di Spa-Francorchamps:


"Da domani saremo in pista per due giorni a Monza con Schumacher. Irvine e Larini gireranno a Fiorano. Per il Belgio vedremo di preparare due scocche alleggerite per entrambi i nostri piloti. Devo riconoscere che se avessimo scelto le gomme dure sarebbe andata diversamente. Non penso che l’incidente in mattinata abbia avuto un peso decisivo, il set-up della vettura che abbiamo mandato in pista era identico a quello dell’auto danneggiata. L’unica nota positiva della giornata è che siamo ancora davanti in classifica, e cercheremo di restarci".


Davide Scotto di Vetta

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