#12 1982: GP di Francia, René Arnoux sottrae la vittoria a Prost, Pironi ringrazia



Ora la sfida è aperta, faccia a faccia, Didier Pironi e la Ferrari contro tutti. In gioco una posta importante: il titolo mondiale di Formula 1. Dopo il secondo posto a Brands Hatch, e dopo aver superato John Watson nella classifica iridata, il pilota francese è stato chiaro:


"Nel Gran Premio di Francia non potrò più attuare tattiche prudenti, dovrò vincere se vorrò puntare alla successione di Nelson Piquet. Giocherò in casa, su una pista che conosco benissimo e dove la mia macchina dovrebbe avere dei vantaggi, come hanno dimostrato le ultime prove".


Da venerdì a domenica, quindi, prima in prova e poi in gara, il trentenne di origine friulana dovrà impegnarsi al massimo. Anche perché Pironi vuole rispondere alle critiche mosse da chi lo considera un campione poco spettacolare, divenuto meno aggressivo del previsto, e di quando era alla Tyrrell ed alla Ligier.


"Non è vero che mi sono rammollito, che mi avvalgo solo della competitività della Ferrari per ottenere dei piazzamenti. Ho già dimostrato in più occasioni, quando si è presentata la possibilità, di saper tirare fuori le unghie. Il fatto è che in qualche corsa è proprio impossibile cercare la vittoria a tutti i costi. In Inghilterra non potevo attaccare Lauda, altrimenti non avrei certamente evitato la battaglia. La macchina non mi consentiva di forzare più di quanto non abbia fatto. E' gareggiando anche con il cervello che si vincono i titoli mondiali. Lo hanno dimostrato in passato fior di campioni, come lo stesso Niki Lauda, come Fittipaldi, o Scheckter. Anche Piquet ha vinto lo scorso anno accontentandosi in alcune gare di arrivare in zona punti".


Le dichiarazioni di Pironi sono di attacco, ma i suoi rivali non sembrano avere troppi timori. La Ferrari a Le Castellet, nel velocissimo circuito Paul Ricard, è sempre andata forte, ma non viene considerata imbattibile. I maggiori avversari sono sempre Patrese e Piquet con le Brabham, senza dimenticare le Renault, e le solite Williams e McLaren.


"La nostra squadra non ha rinunciato a nulla. Probabilmente proseguiremo l'esperimento del rifornimento di benzina a metà corsa, che dovrebbe darci dei vantaggi. Sappiamo che è un rischio, io personalmente non sono completamente d'accordo, ma non si può bloccare un tentativo che potrebbe risultare vincente. Partire con cento chili in meno ci consentirà di prendere un buon margine di vantaggio. Se poi l'operazione di rifornimento sarà perfetta, ripartiremo con la possibilità di montare gomme fresche e quindi più veloci. Insomma, tenteremo di giocare ogni carta in nostra mano".


Dice Patrese.


A Le Castellet sono attesi più di centomila spettatori: con un pilota francese in testa alla classifica con possibilità di successo, ed i tifosi italiani infiammati dalla Ferrari, è garantito il tutto esaurito. D'altronde il costo dei biglietti non è proibitivo: cinquanta franchi francesi per le prove, centocinquanta per la gara.


C'è per altro una strana statistica che riguarda il Paul Ricard: solo i Campioni del Mondo vincono su questo circuito. E' la regola instaurata su questo circuito per il Gran Premio di Francia. Se si guarda l'albo d'oro della corsa dal 1971, anno in cui è stata inaugurato il tracciato francese, ci si accorge infatti che i nomi dei primi classificati sono quelli di Jackie Stewart, Niki Lauda, James Hunt, Mario Andretti e Alan Jones.


Unica eccezione Ronnie Peterson, ma lo scomparso pilota svedese è stato un casco iridato ad honorem.


E' difficile dire se questa straordinaria coincidenza avrà un riscontro anche domenica 25 Luglio 1982, ma i nove punti in palio per il primo posto saranno in ogni caso molto importanti nella lotta per il titolo. E' per questo motivo che squadre e piloti giungono pronti a tutto, decisi ad affrontarsi al limite delle loro possibilità.


Oltre alle solite rivalità, però, il Ricard, uno dei circuiti più belli e impegnativi del mondo, offre due nemici in più, per tutti, senza esclusioni. Si tratta del caldo terribile di questi giorni, il sole infuocato della Costa Azzurra che sfianca i piloti, e del rettilineo Mistral, 1800 metri da quinta piena che uccidono i motori.


"Questi nemici sono miei alleati. A Brands Hatch avevo dedicato la vittoria al mio preparatore atletico Willy Dungle. Non è stato solo un gesto di simpatia per un amico. E' lui che mi ha ridato la forma fisica, necessaria per essere lucidi in tutta la gara. Spero molto in questo, nella mia regolarità, così come mi auguro che i motori turbo debbano soffrire dei quaranta gradi all'ombra. E' la grande speranza che abbiamo noi con i propulsori aspirati, per avere qualche chance di successo. Altrimenti sarà una lotta fra i fortunati che guidano macchine sovralimentate".


Lauda, come al solito, parla chiaro.


Ma la sua attesa, la sua giustificata aspettativa dei guai altrui, viene ricacciata con fermezza dagli avversari: Pironi, Piquet, Patrese, Prost, Arnoux vogliono vincere, tutti quanti. L'unico ad annunciare propositi modesti è Tambay:


"Certo, arrivare primo in un Gran Premio di Francia sarebbe un sogno. Ma io devo stare coi piedi per terra. Solo se si verificheranno eventi straordinari in corsa avrò la possibilità di cercare una grande affermazione. Ma non mi faccio troppe illusioni".


Gli altri per il momento non parlano, ma è ovvio che sperano, per diversi motivi, non solo per il titolo mondiale. La Brabham proverà nuovamente il rifornimento volante di benzina in gara. Tutto è pronto, i meccanici si sono nuovamente allenati per effettuare l'operazione in pochi secondi. E' un'arma a doppio taglio, ma quando si vogliono raggiungere certi risultati, bisogna rischiare.


"Sono un giocatore d'azzardo, uno scommettitore per natura, voglio provare questo asso nella manica e vi assicuro che non è un bluff".


Dichiara fiducioso Bernie Ecclestone.


Anche Pironi per il momento tace. E' concentrato. La Ferrari gli ha preparato una macchina già sperimentata su questo circuito, in prove libere nei mesi scorsi, con le pance laterali rinforzate da staffe più robuste per la grande pressione che esercita l'aerodinamica sulle macchine nella pista del Ricard.


Alla Renault, invece, ci sono sguardi smarriti.


Una nuova delusione potrebbe portare grossi guai alla scuderia francese. Siamo al punto di dover vincere a tutti i costi, o almeno fare una gran bella figura. Si dice che la Renault dopo il primo turno di qualificazione, se le cose non andranno bene, dovrà prendere una decisione drastica. Dovrà rischiare una macchina parzialmente nuova, appena finita di montare in officina, ancora in fase sperimentale.


Vedremo se sarà necessario, per ora siamo nel campo delle ipotesi.


"Certo, vogliamo vincere il Gran Premio di Francia. E' normale. Sono riuscito ad aggiudicarmi due gare, una delle quali solo a tavolino, e poi per tanti motivi non me n'è andata più una bene. La fortuna ora dovrebbe essere tornata. La macchina va benissimo, solo un piccolo problema di sottosterzo che dovremo risolvere in giornata. Il tempo che ho segnato si può ancora migliorare. Sarà comunque una lotta fra i turbo".


Alain Prost, per la prima volta dopo parecchio tempo, ha gli occhi lucidi di gioia.


Evidentemente pensa ancora e sempre al titolo mondiale che, all'inizio della stagione, vedeva già comparire in lontananza e che ultimamente sembrava allontanarsi in maniera graduale, ma inesorabile.


Venerdì 23 Luglio 1982 è proprio il sibilo minaccioso della Renault a riecheggiare nel mondiale di Formula 1. E c'era da aspettarselo: siamo in casa della scuderia francese che a Le Castellet sostiene la maggioranza delle prove, e tutti i riferimenti sono utili per ottenere le migliori performance. Così, dopo il primo turno di qualificazione del Gran Premio di Francia, Alain Prost detiene il tempo più veloce con 1'35"802, record per queste tracciato (il precedente era di Laffite, che nel 1980 con la Ligier aveva girato in 1'38"880) alla più che rispettabile media di 218,325 km/h.


Un risultato che offre una boccata di ossigeno alla Renault che non ipoteca nulla per la corsa, se non una eventuale pole position. Forse chi sta meglio è la Ferrari, grazie al secondo tempo con Pironi, tanto è vero che tutti sono concordi nel concedere alla squadra di Maranello i favori del pronostico:


"E' la macchina più affidabile ed è logico aspettarsi un en plein della Ferrari".


Confessa l'ingegner Carlo Chiti dell'Alfa Romeo.


A dire il vero, anche Pironi e soprattutto Tambay, ottavo nello schieramento provvisorio, incorrono in alcuni guai da risolvere. Le vetture del due francesi denunciano fenomeni di vapor-lock, probabilmente per il difettoso funzionamento della pompa della benzina e per il gran caldo che incombe sulla zona.


Inoltre, come per ogni team, l'ingegner Mauro Forghieri ed i piloti sono chiamati ad operare un'ardua scelta delle gomme: al termine delle prime prove di qualificazione Pironi ottiene il suo miglior tempo con quelle da gara, perché i pneumatici da qualificazione si deteriorano dopo un solo giro.


Dietro a Prost e Pironi si infilano Arnoux con l'altra Renault, poi nell'ordine Piquet, Lauda, Patrese, Tambay, Daly, Watson e la coppia dell'Alfa Romeo, con De Cesaris di un millesimo più veloce di Giacomelli.


La temperatura elevatissima non sconfigge i turbo che dominano, ma certamente dà molti fastidi, soprattutto alla Brabham. Tra le prove della mattinata e quelle del primo pomeriggio la squadra di Ecclestone rompe quattro motori BMW, tanto è vero che Piquet e Patrese nei tempi cronometrati non sono riusciti a fare più di tre o quattro giri ciascuno.


Questa è una notevole incognita per la corsa, anche se il brasiliano è nettamente più rapido come velocità di punta, ben 331 km/h sul rettilineo Mistral, dove la Ferrari raggiunge i 326 km/h con Pironi, le Renault 319 km/h con Arnoux e 316 km/h con Prost, mentre il migliore dei motori aspirati è il Cosworth della McLaren di Niki Lauda con 303 km/h. Gli altri arrivano intorno ai 290 km/h, il che significa circa quaranta chilometri in meno dei turbo.


"Mi mancano cento cavalli, e non posso mettermi a spingere. Noi poveretti dovremo solo sperare, come avevo già fatto sapere giovedì, nei guai altrui".


Dichiara sconsolato Niki Lauda.


L'austriaco, comunque, concede al pubblico un altro saggio della sua bravura e sarà un concorrente pericoloso per la vittoria soprattutto se chi gli starà davanti dovrà tirare al massimo. Nella stessa posizione di Lauda si trova Rosberg, anch'egli molto bravo con la Williams. L'Alfa Romeo avrebbe potuto fare un po' meglio se De Cesaris e Giacomelli non avessero subito consumato le gomme da tempo che avevano a disposizione.


Il bresciano, mentre cerca la prestazione, perde in pista il cofano posteriore della sua vettura. L'involucro di vetroresina vola via, ma fortunatamente non colpisce gli altri concorrenti.


Sabato 24 Luglio 1982, al termine della seconda sessione di prove, i rilievi cronometrici regalano tutta la prima linea di partenza alle due Renault, con René Arnoux in pole position, per la quinta volta dall'inizio della stagione, ed al suo fianco Alain Prost.


Arnoux, concentrato, determinato, abbatte il record del circuito di Le Castellet con il fantastico tempo di 1'34"406, alla media di 221,553 km/h. Invano il suo compagno di squadra, dal quale lo divide ormai una chiara rivalità, e tutti gli altri piloti tentano di superarlo: René risulta imprendibile.


Dietro alle Renault, staccato di 1"3 secondi, c'è Didier Pironi con la Ferrari.


E' una posizione che soddisfa il team italiano e il pilota francese, perché si ha molta fiducia nell'affidabilità del motore di Maranello. Un motore che sta facendo faville. Tanto è vero che Patrick Tambay, che segna il quinto tempo, raggiunge sul rettilineo Mistral una velocità incredibile, 346 km/h, secondo il cronometraggio ufficiale della Longines.


Sembra che la Ferrari abbia provato in questa occasione un propulsore che arriverebbe ad una potenza di settecento cavalli. Forghieri e gli altri tecnici affermano di non saperne nulla, ma Tambay dice di aver toccato i 12.200 giri, cinquecento in più del limite abituale. La Ferrari è dunque pronta a cogliere la grande occasione che potrebbe portare Pironi ad un passo dal titolo mondiale.


"Importantissima come al solito sarà la scelta dei pneumatici. Noi con tutta probabilità opteremo per quelli più duri, che danno maggiori garanzie di durata".


Afferma l'ingegner Forghieri.


Non si deve tuttavia dimenticare la Brabham, dato che dopo la rottura dei motori di venerdì la Bmw lascia da parte il raffreddamento ad acqua con l'utilizzazione di un sistema analogo a quello della Ferrari che aveva provato, e che forse non è ancora a punto. Nel corso delle prove svolte sabato 24 Luglio, Patrese e Piquet non riscontrano problemi e il padovano conquista la quarta posizione, mentre il brasiliano è sesto.


Sei turbo in fila nello schieramento: le vetture con motore aspirato devono inseguire.


Nella prima fila di questa seconda parte della griglia c'è l'Alfa Romeo, con De Cesaris e Giacomelli affiancati. La squadra milanese rivoluziona in modo brillante la messa a punto delle sue macchine, inserendosi davanti alle McLaren e alle Williams.


La scuderia March, che impiega i piloti Jochen Mass e Raul Boesel, rischia di non poter più correre. La squadra inglese è attualmente l'unica che utilizza i pneumatici Avon e pare che la casa britannica abbia intenzione di lasciare la Formula 1, interrompendo le forniture. La March ha chiesto di tornare con la Pirelli, ma la società italiana, che la equipaggiava all'inizio della stagione, aveva nel contratto una clausola secondo cui i team che passavano ad un'altra marca non sarebbero più stati riforniti.


Mass e Boesel, quindi, potrebbero rimanere a piedi, a meno che Bernie Ecclestone, pur di non dover fare a meno di una squadra-Foca, non convinca la Goodyear a procurare le gomme alla March.


E' invece sicura l'indisponibilità di Nigel Mansell, che è ancora dolorante al polso fratturato in Canada, e quindi di non partecipare alla gara: al suo posto, alla Lotus, viene ingaggiato Geoff Lees.


Sarà una gara nella gara, con la speranza, per gli interessati, che i turbo non resistano alla distanza.


Si prospetta un Gran Premio assai incerto, e con il solito giallo che riguarda la Brabham, pronta ad effettuare l'esperimento del rifornimento volante di benzina. Ma Ecclestone farà conoscere le proprie intenzioni solo all'ultimo minuto, quando il gioco sarà già iniziato.


Alla vigilia del Gran Premio i piloti dell'associazione professionistica si riuniscono per discutere i problemi relativi alla sicurezza e per studiare le proposte sinora fatte per modificare i regolamenti, ed in un comunicato fanno sapere ciò che ritengono positivo e ciò che invece a loro avviso è negativo. Fra le altre cose, i piloti chiedono questi quattordici provvedimenti:


  • Lo studio dei pneumatici, in quanto non sembra sufficiente ritornare alle gomme scolpite per ridurre la velocità in curva;

  • Riduzione della larghezza delle vetture;

  • Riduzione degli alettoni;

  • Regolazione della misura minima degli specchietti retrovisori;

  • Soppressione delle minigonne;

  • Serbatolo carburante massimo 225 litri, e divieto del rifornimenti in corsa;

  • Vetture a solo quattro ruote, di cui solo due motrici;

  • Peso minimo 550 chilogrammi;

  • Rinforzo delle strutture dell'abitacolo;

  • Imposizione di un volante standard per tutte le vetture;

  • Consumo carburante contenuto ai valori di quelli attuali di una monoposto con motore aspirato, allo scopo di diminuire le potenze;

  • Divisione dei turni di qualificazione in due gruppi di quarantacinque minuti ciascuno, per ridurre il numero delle macchine in pista durante le prove;

  • Abolizione delle pre-qualificazioni;

  • Le prove, in qualsiasi caso, non dovranno mai finire dopo le ore 14:00, un punto su cui concordano anche i capi-meccanici.

Inoltre, in occasione del Gran Premio di Francia viene deciso di modificare la procedura di partenza. Ora lo starter ha la possibilità di inserire anche un semaforo giallo, e qualora lo schieramento non fosse valido e la luce gialla fosse accesa dopo quella rossa i piloti avrebbero dovuto spegnere i motori delle loro macchine. In questo caso le vetture sarebbero state spinte ai box e si sarebbe effettuata una nuova partenza completa cinque minuti dopo. Se la luce gialla fosse accesa dopo il semaforo verde per un qualsiasi motivo, come ad esempio un incidente, i piloti avrebbero dovuto cercare di fermarsi. Sarebbe stato comunque effettuato un giro e poi si sarebbe ripetuta la partenza disputando la gara con un giro in meno, ma senza rifornimento.


Per fortuna questa procedura non dovrà essere attuata, dato che in partenza le due Renault mantengono il comando, seguite da Didier Pironi, e le due Brabham di Riccardo Patrese e Nelson Piquet, per le quali è ancora atteso il rifornimento strategico durante la gara.



Insomma, tutto procede regolarmente al via, e già nel corso del primo giro, sul rettilineo del Mistral, Patrese prende la scia a Pironi e lo supera portandosi in terza posizione. Un giro dopo, sempre al Mistral, Patrese supera anche Prost, installandosi al secondo posto.


Anche Piquet è velocissimo e supera Pironi, prima di raggiungere anche Prost, superandolo al quarto giro. La cavalcata delle due Brabham prosegue nei giri seguenti: al terzo giro Patrese si porta in testa, e già al quinto giro Piquet conquista la seconda posizione. Dietro rimangono le due Renault e le due Ferrari. Il primo dei piloti con vettura a motore aspirato è Derek Daly, quinto, seguito da Niki Lauda e Bruno Giacomelli.


Si sono preparati meticolosamente i meccanici della Brabham, che portano caschi e tuta ignifuga, e lungo la via d'accesso dei box hanno disegnato con della vernice una lunga freccia per indicare al pilota il punto esatto dove fermarsi.


La Brabham, insomma, è pronta ad attuare il proprio piano per il rifornimento volante di benzina in corsa, e nelle prime fasi del Gran Premio tutto sembra funzionare secondo i piani: Riccardo Patrese è in testa, e Nelson Piquet secondo.


Poi, durante l'ottavo giro, la prima delusione: Riccardo Patrese si ferma.

"Dopo il rettilineo, all'inizio della curva di Signe mi sono accorto che il motore era saltato. Fumava copiosamente e c'erano anche lunghe fiamme. Ho cercato di andare avanti, ma mi sono reso conto che era troppo pericoloso entrare ai box tra la folla, c'era anche il rischio di una esplosione".


Il padovano dimostra un grande coraggio ed una professionalità notevoli, accostando la vettura davanti alla via d'entrata dei box, slacciandosi la cintura di sicurezza ed allontanandosi di corsa dalla macchina.


I soccorsi sono piuttosto lenti.


Giunge sul luogo un uomo con un estintore, ma non basta a soffocare le fiamme; pertanto, sfidando il rischio di ripetere il tragico incidente di Kyalami (Tom Pryce investì un commissario che aveva attraversato la pista), un altro componente della squadra antincendio scatta dall'altro lato della carreggiata e il rogo viene domato.


Poco dopo, nel corso del ventitreesimo giro, mentre alla Brabham i meccanici sono pronti per il rifornimento, anche il motore Bmw di Piquet cede a causa della rottura di una molla-valvola.


Nonostante ciò, il progettista Gordon Murray scherza, dicendo:


"Peccato, mancava un giro alla sosta e mi sarebbe piaciuto provare l'esperimento".


La delusione è condivisa anche dagli uomini della Bmw, che dopo l'exploit di Montreal e il secondo posto a Zandvoort non raccolgono nulla. Il rifornimento a metà gara potrà dare dei vantaggi, ma partendo con il serbatoio semivuoto, ovviamente, la Brabham deve viaggiare a ritmi elevatissimi, aumentando il pericolo di rotture.


La BMW si consolerà col primo giro veloce conquistato come motorista.


Nel frattempo, nel corso del dodicesimo giro, mentre in testa alla corsa le macchine sono già staccate una dall'altra, nelle retrovie si lotta per le ultime posizioni. Mauro Baldi con la sua Arrows attacca Mass, che lo precede con la March. All'Ingresso della curva di Slgnes, a circa 270 km/h, l'emiliano affianca il tedesco all'interno per passare. Mass stringe la traiettoria, e l'urto è inevitabile.


Baldi cerca scampo passando sul cordolo ma è inutile.


Le due vetture si toccano, quella dell'italiano finisce in testacoda sulla sinistra, mentre la March, invece, si impenna, salta un guardrail e una catasta di vecchie gomme, e sfonda una rete di recinzione dietro alla quale sono appoggiati molti spettatori.


L'impatto è violento: urla di dolore si levano dalla folla.


La macchina ha un principio d'Incendio.


Dodici persone sono colpite o bruciate dal carburante infiammato che si sparge Intorno.


Il bilancio è Incredibilmente modesto: dodici feriti leggeri, con ustioni di secondo grado, contusioni, un gomito lussato, secondo quanto fanno sapere gli organizzatori.


Mass rimane fra i rottami, mentre le squadre di soccorso mettono in azione gli estintori con gas tossici. C'è confusione. Baldi racconta:


"Ho cercato di dare una mano. Temevo che Jochen rimanesse ustionato o che soffocasse. Per fortuna, è rimasto quasi illeso e sono riusciti dopo un po' di tempo a tirarlo fuori. Credevo che mi avesse visto, invece mi ha chiuso la strada".


Mass viene portato in infermeria: gli viene riscontrato uno stato di shock, una contusione alla fronte ed un ematoma fra il collo e la spalla.


"Che paura, credevo di ammazzarmi. Non pensavo che Mauro tentasse di passarmi in un punto dove è impossibile. Così quando si è inserito non ho più potuto fare nulla. Quest'anno me ne succedono di tutti i colori".


Nelle retrovie perde posizioni Daly, mentre si fa largo l'altro pilota della Williams Keke Rosberg, che infila Watson e Giacomelli, ponendosi al settimo posto. Al diciassettesimo giro il finlandese passa anche Lauda ed entra in zona punti. L'austriaco si era fermato ai box per cambiare le gomme, ma trovò sulla piazzola il compagno di scuderia Watson: costretto a ripartire rientrò ai box un giro dopo, ormai staccato.


Dopo il ritiro della vettura di Piquet, dal ventiquattresimo giro torna a condurre la gara la coppia della Renault Arnoux-Prost, seguita da quella della Ferrari Pironi-Tambay.


La classifica rimane congelata quando, negli ultimi giri, dal muretto della Renault, viene indicato ad Arnoux di lasciare strada a Prost, meglio piazzato nella classifica piloti.


Arnoux, però, non lascia la posizione e vince per la terza volta nel mondiale: l'ultima volta era accaduto nel Gran Premio del Sudafrica 1980, in quella che fu anche la decima vittoria per la Renault. Ai primi quattro posti si classificano quattro piloti francesi: Arnoux, Prost, Pironi e Tambay, seguiti da Keke Rosberg e Michele Alboreto. Il finlandese ha' preceduto per un soffio il solito, combattivo e sempre più apprezzabile Michele Alboreto, veramente miracoloso con la sua Tyrrell.



L'automobilismo francese ha tirato fuori impegno e orgoglio per il Gran Premio nazionale.


Il risultato rilancia la Renault nel campionato mondiale, ma fa compiere un altro passo avanti anche a Pironi, il quale ora ha accumulato nove punti di vantaggio su Watson, ritiratosi nel corso del tredicesimo giro a causa di un mal funzionamento dell'impianto elettrico. Didier è inseguito poi da Prost, che - a quota 25 - si candida ora come principale rivale per il titolo. Una lotta che rimane aperta, ma con sempre maggiori possibilità di successo per Pironi.


Il Gran Premio di Francia è stata nel complesso una gara molto noiosa, frazionata non tanto in due tronconi per le differenti possibilità delle vetture turbo e di quelle normali, quanto in una serie di prove individuali. Ciascuno ha gareggiato isolatamente, non si sono avuti sorpassi entusiasmanti, o sfide da brivido: solo piccole scaramucce nelle retrovie, e tentativi di Alboreto di superare Rosberg.


Le emozioni sono arrivate solo dal clamoroso crollo della Brabham-Bmw, e, purtroppo, da un drammatico incidente tra Jochen Mass e Mauro Baldi.


Molto più interessanti, anche se solo a livello di polemiche, i retroscena.


La vittoria di Arnoux accende gli animi nel team francese, poiché, come detto, nel corso degli ultimi giri il box della Renault ha esposto ad Arnoux un cartello con l'ordine di far passare davanti Prost, meglio piazzato nella classifica mondiale. Ma René, per tre volte, a partire da dieci giri dalla fine, ha deliberatamente ignorato l'avviso.


Ai box si perdono i litigi, gli insulti, ed i paroloni.


Capita di tutto, con Prost che minaccia il team dicendo:


"O lui o me. Se non se ne va a fine stagione, mi cerco un'altra equipe".


E Arnoux che replica:


"Non potevo lasciarlo passare".


Sembra una scena già vista ai primi di Maggio, nei box della Ferrari, ad Imola.


Cambiano soltanto i protagonisti: Prost che impreca, che accusava il compagno di squadra Arnoux, reo di avergli rubato la vittoria. Era successo con Villeneuve e Pironi, si è ripetuto con la Renault, che ha trionfato nel Gran Premio di Francia ma ha dovuto anche ingoiare il boccone amaro del litigio dei suoi piloti. Ora fra Prost e Arnoux c'è battaglia, anzi guerra aperta.


Alain accusa il compagno, dichiarando:


"Non è stato ai patti, aveva l'ordine di fermarsi, di lasciarmi passare. Era un accordo sottoscritto da entrambi, lui lo sapeva. Ora l'amicizia non esiste più, fra me e lui tutto è finito. Chiuso, ognuno per la propria strada".


Ma Arnoux replica, dicendo:


"Non potevo lasciarmi sfuggire questa vittoria. Avevo venti secondi di vantaggio e se avessi rallentato la mia corsa, avrei rischiato di farmi superare anche da altri. Se fossimo stati vicini avrei lasciato passare Prost. Ma così no, era un successo meritato".


Nel team Renault Prost punta al titolo mondiale, ma Arnoux cercava la vittoria da tempo, da molti mesi, durante i quali era stato perseguitato dalla sfortuna malgrado avesse ottenuto un numero impressionante di pole position, e fosse stato il favorito alla vigilia di tante gare.


René si è preso questa rivincita, ma forse ha rovinato i rapporti con la Renault, dato che ora Prost reclama, e vuole che facciano fuori il compagno di squadra.


Ma chi ha ragione?


E' difficile dare una risposta.


René ha guidato con maestria malgrado avesse una macchina che saltellava nella parte posteriore come un cavallo imbizzarrito. Ha sofferto, in rettilineo non riusciva a tenere il volante fra le mani perché le vibrazioni erano troppo forti. Poi è andato da solo davanti a tutti dopo il ritiro di Patrese e Piquet, e più nessuno ha potuto raggiungerlo.


Certo è che l'accordo era già stabilito prima della gara, quando il direttore sportivo Gérard Larrousse, il team manager Jean Sage e il presidente della Renault Bernard Hanon, avevano convocato i due piloti per informarli che in caso di necessità, Arnoux avrebbe fatto passare Prost. Renè accettò, ma poi in gara è venuto meno ai suoi doveri, tenendosi la prima posizione fino alla fine.


I media francesi riportano solo parte della storia, scrivendo storie solo in base al pit-board esposto dal team in gara, anche perché Renault non lascia filtrare nulla dell'accordo non rispettato. Di conseguenza, la reazione del popolo francese, che riconosce in Arnoux il proprio idolo, è quella di screditare ed insultare Alain.

Una reazione che si può riassumere in un avvenimento accaduto subito dopo la gara:

mentre sta tornando in macchina nel suo paese, Saint-Chamond, Alain si ferma ad una stazione di benzina Elf per fare il pieno. Sceso dall'automobile per pagare, intrattiene una breve ma spiacevole conversazione con l'addetto alla cassa.


"Oh, ho seguito la gara oggi ed è stata fantastica".


Esclama il benzinaio.


"No, non è stata così bella".


Replica Prost.


"No, è stata bella perché quello stronzo di Prost ha avuto quel che si merita. Perché avrebbe dovuto vincere lui la gara? Gli hai mostrato come si fa, Monsieur Arnoux".


Imbarazzato, Prost paga in contanti invece che con la sua carta Elf, per non mostrare che in realtà il benzinaio non sta parlando con Arnoux, bensì con colui che ha appena apostrofato come lo stronzo.


Il rapporto tra i due compagni di squadra, già incrinato dopo che a Monte Carlo, quando Prost aveva accusato Arnoux di averlo ostacolato in qualifica, si logora definitivamente:


"Se alla fine del campionato mi mancheranno tre punti per vincere il titolo, saprò chi ringraziare. Dopo il Gran Premio di San Marino avevo dichiarato che Didier aveva fatto bene ad approfittare dell’occasione. Ma si era all’inizio della stagione e non c’era nessun accordo per stabilire la precedenza fra i due piloti. Noi invece avevamo deciso che Arnoux avrebbe dovuto farmi passare. Dal box gli è stato esposto più volte il cartello affinché mi aspettasse e lui l’ha ignorato. Avevamo concordato la tattica anche dieci minuti prima della gara. Ora è finita un’amicizia, ho un rivale in più da battere".


Per quanto riguarda invece la Ferrari, il terzo e quarto posto accontentano Pironi e Tarnbay, ma certamente non soddisfa i tifosi di Maranello, giunti numerosissimi sul circuito francese. Ci si aspettava qualcosa di più dalla Casa modenese, almeno un tentativo di battaglia nei confronti dei battistrada; invece i due piloti transalpini si sono accontentati, o hanno dovuto accontentarsi, di rimanere in attesa che gli altri davanti si ritirassero.


Marco Piccinini, subito dopo la fine della corsa, telefona a Maranello dicendo:


"Missione compiuta, di più non si poteva fare".


Il terzo posto di Pironi ed il quarto di Tambay costituiscono un bilancio positivo per la Ferrari, ma si deve anche sottolineare che le vetture della squadra italiana non si sono dimostrate competitive nei confronti delle Renault. Si corre un po' al risparmio, e si fa affidamento sulla robustezza dei motori che non vengono mai meno al loro compito. Didier Pironi da un po' di tempo, cioè da quando è diventato leader della classifica mondiale, è molto laconico. Dice due parole, poi si chiude nella sua motorhome.


"Ancora un passo avanti nella corsa per il titolo. Prima della gara avrei firmato per il terzo posto e sono stato accontentato. Contro le Renault al Paul Ricard era difficile ottenere di più. Soprattutto era difficile battere le gomme Michelin che si sono rivelate un'arma notevole per la squadra francese. I prossimi circuiti dovrebbero rivelarsi leggermente più favorevoli per noi".


Pironi non vuole fare i conti sui punteggi, ma il regolamento prevede che un pilota possa accumulare i risultati di metà delle prove disputate nella stagione, cioè, con tutta probabilità otto, in quanto Hockenheim, Zeltweg e Digione sono sicure, mentre ancora in dubbio è Las Vegas, più tre. In totale undici.


Sinora il pilota della Ferrari si è piazzato sette volte, e quindi avrà la possibilità di assommare alla propria classifica tutti i futuri risultati, scartando eventualmente il punto preso in Brasile se farà meglio in tutte le prossime corse. Anche i suoi rivali non dovranno scartare, perché nessuno ha già ottenuto un numero troppo elevato di piazzamenti.


Inoltre, Pironi ha anche il vantaggio di avere a disposizione un compagno di squadra come Tambay, ingaggiato apposta per aiutarlo. Patrick ha infatti rivelato che il suo contratto parla chiaro:


"Devo soprattutto cercare di togliere punti ai rivali di Didier. Infatti sono, sempre stato alle sue spalle per coprire eventuali attacchi di Daly o Rosberg. La macchina era inguidabile, non avevo forza motrice, tanto è vero che alla partenza ho rischiato di farmi superare da molti concorrenti".


L'ingegner Mauro Forghieri, scattato come uno sprinter al termine della gara per tornare a casa, rilascia poche parole alla stampa:

"Non abbiamo fatto una grande gara, ma bisogna sapersi accontentare. I titoli mondiali si vincono anche risparmiando. Non dimentichiamo cosa abbiamo dovuto fare e passare per arrivare a questo punto. Il lavoro svolto e le difficoltà superate sono stati notevoli. Certo mi sarebbe piaciuto dominare ma si può anche lasciare spazio qualche volta agli altri".


La Ferrari, cosi come altre squadre, non si fermerà che un giorno.


A partire da martedì 27 Luglio 1982, infatti, sono in programma delle prove libere nel circuito di Digione. La casa di Maranello approfitterà dell'occasione per mettere a punto alcune piccole modifiche, in attesa di poter far scendere in pista una macchina sostanzialmente diversa per le ultime corse della stagione.


Insieme alla scuderia di Maranello ci sarà sul circuito francese anche l'Alfa Romeo. La Casa italiana non ha raccolto nulla nell'ultima gara, poiché Giacomelli è stato bloccato da un cambio di gomme che gli ha fatto perdere diverse posizioni e l'ha fatto precipitare in nona posizione, mentre De Cesaris, dopo una sosta ai box per una riparazione all'iniezione del motore che funzionava a intermittenza, ha avuto la disavventura di forare una gomma e ha rotto una sospensione vedendosi costretto al ritiro.


Sfortunata anche la gara di Niki Lauda.


Come detto, l'austriaco, mentre lottava fra i primi nel gruppo delle macchine con motore aspirato, si è fermato una volta ai box per cambiare le gomme, ma ha dovuto immediatamente ripartire perché la sua zona era occupata da Watson anch'egli fermo.


Subito dopo Niki è rientrato, ha sostituito i pneumatici, ma aveva già perso un giro.


Simone Ghilardini

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella pagina Info, o inviando una e-mail a staffosservatoresportivo@gmail.com Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.