#11 1999: GP Germania, Salo regala la vittoria a Irvine, Hakkinen si ritira



Michael Schumacher sta valutando il ritiro dalle corse.


L’indiscrezione clamorosa viene pubblicata dal quotidiano tedesco Bild pochi giorni dopo il Gran Premio di Austria, vinto a sorpresa da Eddie Irvine. È proprio il pilota nord-irlandese ad alimentare questa voce, tramite una intervista rilasciata alla rivista Auto Motor und Sport, durante la quale riflette sulla situazione del compagno di squadra:


"Chissà se Michael tornerà. In fondo si tratta del primo incidente nel quale è rimasto seriamente ferito. E onestamente non potrei dire se io al posto suo, con una moglie e due figli, tornerei a correre".


Senza perdere tempo, Bild pubblica il giorno dopo un articolo sulla questione, intitolandolo Schumi smette?, in cui si accenna anche ad un dialogo avvenuto tra il campione tedesco e sua moglie Corinna, con il futuro da pilota di Michael come tema principale.


L’ipotesi del ritiro, tuttavia, secondo i portavoce di Schumacher, potrebbe diventare realtà solo nel caso in cui il ferrarista dovesse rendersi conto di non essere più lo stesso pilota che era prima dell’incidente.


Le ipotesi di un ritiro inaspettato vengono invece smentite seccamente, nel giro di poche ore, dal presidente della Ferrari Luca di Montezemolo, il quale, dopo aver effettuato una breve visita in Svizzera a casa del convalescente Schumacher insieme a Jean Todt, etichetta come sciocchezze le voci di ritiro di Michael, e in aggiunta si augura che il suo ritorno possa avvenire il prima possibile:


"Ho passato due ore con Schumacher, volevo guardarlo negli occhi. La voglia di riprendere è immensa. Speriamo che ricominci già a Monza, il 12 Settembre".


In attesa di tornare a sfrecciare in pista, Schumacher darà una piccola gioia ai suoi tifosi concedendo qualche dichiarazione in diretta televisiva a pochi minuti dall’inizio del Gran Premio di Germania, in programma il 1° Agosto 1999 sul circuito di Hockenheim.


Saranno collegate varie televisioni, e le immagini saranno diffuse sui mega-schermi presenti lungo il circuito.


Nei pochi giorni che separano il Gran Premio d’Austria da quello di Germania, in un back-to-back importantissimo per la Ferrari al fine di capire quanto Irvine possa costituire una seria minaccia nella rincorsa al titolo di Mika Hakkinen, proprio il finlandese invia una lettera di pronta guarigione al suo grande avversario. Il leader del Mondiale scrive:


"Spero nel tuo ritorno, ti faccio i migliori auguri: sento la tua mancanza, senza di te le corse non sono più le stesse".


Prima di partire per la Germania, la Ferrari compie alcuni testi di velocità sul circuito di Vairano con Luca Badoer. Ventitré giri completati per un totale di quarantadue chilometri percorsi dal pilota della Minardi, per verificare una nuova ala posteriore specifica per la tipologia di circuito sul quale si dovrà correre, e nuove sospensioni che dovrebbero consentire ad Irvine un miglior controllo sui cordoli. Le prove aerodinamiche danno esito positivo, visto che le parti collaudate vengono spedite in Germania per essere utilizzate durante il week-end.


Giovedì 29 Luglio 1999, raggiunto dai giornalisti, Eddie Irvine deve prima di tutto smentire le dichiarazioni attribuitegli dalla Bild in relazione al ritiro di Schumacher:


"Spero che Michael torni presto a correre, e non dubito che ricomincerà, perché per poter lottare per i mondiali abbiamo bisogno di lui. Da parte mia posso solo sperare in un'altra giornata indimenticabile come quella di Zelweg, che è già stata la mia migliore da quando sono in Formula 1. Anche in Australia avevo vinto, ma in Austria il successo ha avuto un sapore ed un'importanza diversa. Il tracciato non è dei miei preferiti, però ormai questo campionato sta diventando una lotteria. Combattere contro Hakkinen e Coulthard, credetemi non è facile. Ma ce la metterò tutta".


Interessante ripercorrere insieme al diretto interessato i festeggiamenti dopo la straordinaria vittoria ottenuta in Austria, che gli ha consentito di ridurre a 2 i punti di distacco da Hakkinen:


"Come ho festeggiato? Molto semplice, nel mio aereo volando verso Londra. Eravamo quattro amici circondati da champagne. Quando siamo scesi dalla scaletta, siamo crollati tutti a terra tanto eravamo sbronzi. Ridendo, ci siamo detti: andiamo a mangiare qualcosa. E qui comincia l'avventura. Domenica sera a Londra era tutto chiuso e così siamo finiti in un ristorante cinese. Ordino pollo e altre cosette gustose e poi dico al cameriere: anche una birra. Quello mi guarda con due occhi così, e mi dice che è scaduto l'orario per vendere alcolici. Ma pensa tu che razza di paese. Così ho dovuto bere Coca cola col pollo, mamma mia, che cosa orribile".


Qualcuno gli chiede se è stato in contatto con Schumacher, e lui replica dicendo:


"No, perché? Quando vince lui io mica lo chiamo. E quando vinco io non mi aspetto una chiamata da lui. Oddio è anche vero che domenica stavo diventando pazzo col telefonino che suonava in continuazione, così l'ho spento e buonanotte. Del resto, neppure mio padre mi ha telefonato".


E in previsione di un ritorno di Michael in veste da scudiero, Eddie commenta:


"Non so se mi aiuterà. Se lo dicono i giornali penso che non sia vero. Con voi è sempre così, scrivete delle cose che nemmeno noi dentro la Ferrari sappiamo. La stampa spesso ha bisogno di inventare qualcosa. Come con la storia di Schumacher che si ritira: buffo no? Così leggo e guardo la televisione il meno possibile, devo solo pensare a concentrarmi sulle corse che mi aspettano e cercare di vincerle".


Irvine ne approfitta per chiudere definitivamente anche un’altra diatriba aperta dai media stessi, ovvero l’assenza di Jean Todt sul podio austriaco:


"Sapevamo da un pezzo che sul podio sarebbe venuto Ross Brawn. E sappiamo adesso che se domenica vincerò ancora, a salire sul podio sarà Luca Baldisserri, il mio capo ingegnere. Si alternano. Forse Todt non era del suo umore migliore perché dopo l'incidente di Michael era preoccupato per la vittoria del mondiale, ed è comprensibile".


Il futuro del nord-irlandese, però, rimane in bilico malgrado le ottime prestazioni:


"In questo momento devo pensare ad altro, perciò se ne occupa Enrico Zanarini, il mio manager. Lui sa quello che voglio, e cerca di ottenerlo. Ci sono varie opzioni, staremo a vedere. Quanto prima ci sarà un annuncio".


Da nuovo leader della squadra, Irvine sembra guidare come mai ha fatto nel corso della sua carriera, o almeno questa è l’impressione che dà agli addetti ai lavori. Lui ci tiene a precisare che nulla è cambiato sul suo stile di guida, piuttosto:


"Adesso ho tutto a disposizione. In Austria avevo un motore che era uno spettacolo, ho avuto le migliori strategie. Mi trovo in una situazione più favorevole e posso fare meglio di prima. L'assenza di Schumacher mi aiuta, perché tutti sono focalizzati su di me. In Germania voglio ripetermi, ma su questo circuito in qualifica le McLaren dovrebbero essere irraggiungibili, partire al terzo posto mi andrebbe già molto bene. È impossibile fare di meglio. Avremmo bisogno di una marcia in più per avvicinarci a loro. Ma in gara è sempre tutto molto diverso. Noi ultimamente abbiamo fatto progressi enormi. Ho provato io queste novità a Monza, e sono rimasto davvero sorpreso".


Irvine si dice dunque sicuro della supremazia delle Frecce d’Argento, sicuramente superiori in quanto a competitività, un po' meno però nel capitalizzarla. La ruota che si stacca a Silverstone e lo speronamento del compagno di squadra a Zeltweg ad inizio gara, sono costati a Mika Hakkinen due potenziali vittorie in solitaria. Di 20 punti potenzialmente alla portata, il finlandese ne ha raccolti appena 4, grazie al terzo posto in rimonta ottenuto in Austria. Occasioni sprecate che potrebbero pesare in seguito, soprattutto con un Irvine così in forma. E pensare, sostiene Hakkinen, che qualcuno lo incoronava già Campione del Mondo dopo l’infortunio di Schumacher, e invece, con 16 punti in due gare, il buon Eddie ha subito messo le cose in chiaro. Il Mondiale è apertissimo.


Intanto, nonostante l’errore commesso alla seconda staccata del Gran Premio austriaco, culminato poi, come se non bastasse, con la sconfitta subìta nel duello per la vittoria con Irvine, David Coulthard viene confermato al volante della McLaren anche per la stagione 2000, con un ingaggio di cinque milioni di dollari, ma con un contratto che non prevede più l’incentivo di mezzo milione per ogni vittoria.


Irvine, nel frattempo, approfitta dell'assenza di Schumacher per costruire maggiori sinergie nel team. Così, nell'albergo di Waldorf, apparecchiato di lusso per la cena d'estate che la Ferrari fa ogni anno in Germania, Jean Todt lo sorprende e storce subito il muso perché a tavola, sbevazzanti a champagne, ci sono già il nord-irlandese e i suoi meccanici.


"Chi ha organizzato questa cosa?"


Chiede il manager francese.


"Ma sai, eravamo già qui e così ho offerto champagne".


Risponde ridendo Irvine.


Poi si rasserena anche Todt, e si siedono anche i meccanici di Salo, quelli del muletto che spesso sono figli di nessuno perché non si sa mai a chi vanno in quota, i telemetristi, i capi, i primi livelli, i secondi livelli. Si scherza, si brinda ancora, si festeggia e poi cominciano i tuffi in piscina.


Vestiti e buttati a tradimento.


Tra gli uomini di Irvine ci sono Luca Baldisserri, Mattia Binotto, poi i meccanici Gianluca Sociali, Casu, Galletti, Casaloni, Bertazzo, Faccioli, Genoni, Ravazzini, Preti, Piettorri, Trebbi e Corradini.


"Sono i miei uomini, e me li tengo stretti".


Mentre i suoi uomini, rispondono:


"Di tecnica ne capisce molte volte ha un intuito fantastico, trova la soluzione in un battibaleno. E funziona. Ora vuole la marcia in più. Ha detto così, vero? E ora cerchiamo di dargliela".


Venerdì 30 Luglio 1999, un caldo pazzesco accoglie i piloti per le prime due sessioni di prove libere sul circuito di Hockenheim. La temperatura dell’aria raggiunge picchi di trentacinque gradi, e le squadre mostrano una certa preoccupazione per l’affidabilità dei motori, già particolarmente sollecitati su una pista costituita da lunghi rettilinei inframmezzati da alcune chicane.


Un po' a sorpresa, alla fine della giornata c’è Jarno Trulli davanti a tutti nella graduatoria dei tempi. Il pilota della Prost precede Irvine, rimasto in testa per quasi due ore complessive di prove, prima di lasciare il posto al pilota della Prost. Una situazione insolita per il pescarese, che si spiega il risultato dicendo che semplicemente 'gli altri sono andati più piano di me'.


Una esternazione per niente lontana dalla realtà, visto che a guardare i tempi sul giro, si può notare che si tratta di prestazioni da passo gara.


Motivo per cui non bisogna fidarsi delle performance poco brillanti della McLaren Mercedes, che piazza Coulthard in quarta e Hakkinen in decima posizione. Il finlandese si rende anche protagonista di un innocuo testacoda, meglio di lui fa però Irvine, con una spettacolare doppia piroetta conclusasi, come per Mika, senza conseguenze.


Norbert Haug, comunque, assicura grossi miglioramenti in qualifica, al punto che in rettilineo le due Frecce d’argento potrebbero raggiungere i 360 km/h. Il motivo è il debutto di un nuovo motore, lo FO11Plus. Non una evoluzione del precedente, bensì un propulsore del tutto inedito, che per ora verrà montato soltanto in qualifica.


Un nuovo motore è pronto anche per Heinz-Harald Frentzen, che al volante della sua Jordan sfrutta al meglio il Mugen-Honda fornitogli dalla casa giapponese piazzandosi in seconda posizione alla fine delle qualifiche disputate il 31 Luglio 1999. Il pilota tedesco deve rinunciare alla partenza dal palo per soli cinquanta millesimi, ovvero la distanza che lo separa dal solito Mika Hakkinen, che girando in 1'42"950, ottiene l’ottava pole stagionale, un risultato reso ancora più speciale dal fatto di essere anche la numero 100 nella storia della McLaren.


Il leader del Mondiale ammette, tra l’altro, che avrebbe potuto migliorare ulteriormente il suo tempo sul giro:


"Avrei potuto ottenere anche un vantaggio superiore, se al secondo tentativo non avessi perso un po' di aderenza alla penultima curva. Queste però sono considerazioni marginali: l’importante è essere davanti a tutti. Conto di partire al massimo e cercare di scappare via, imponendo un ritmo di gara molto veloce".



Il compagno di squadra Coulthard è terzo a tre decimi, come oramai consuetudine incapace di dare grattacapi ad Hakkinen sul giro secco. A completare la seconda fila un eccellente Mika Salo, in netto miglioramento dopo lo scialbo week-end di debutto al volante della Ferrari, in Austria. L’ex pilota della Arrows non nasconde la sua soddisfazione, soprattutto se si considera che si piazza appena davanti all’altra Ferrari di Irvine, uno che su questa vettura ha certamente più esperienza:


"Sono contento, perché ho fatto progressi senza commettere errori. Ho ancora da imparare e penso che riuscirò a migliorare. La strategia? Valuteremo il da farsi, spero di poter fare ancora meglio in gara rispetto alla qualifica".


Irvine, per l’appunto, solo quinto ad otto decimi da Hakkinen, manifesta una certa insoddisfazione per un errore commesso al primo tentativo, e per il traffico incontrato durante il quarto. Rabbia che gli passa velocemente, in modo da poter guardare con un certo ottimismo alla gara. Eddie, prima di tutto, spiccica qualche parola in un italiano abbastanza maccheronico:


"Ma sì, tanto io spesso non buono sabato, buono meglio domenica".


Poi, nella sua lingua madre, rafforza il concetto e trova il lato positivo nel partire in quinta piuttosto che in quarta posizione:


"Credo che sia meglio partire quinto anziché quarto, perché il lato esterno della pista è più pulito. Una volta constatato che è impossibile ottenere il terzo, preferisco esser quinto. Tanto con una buona partenza sarò subito addosso alle McLaren. Dopo il primo round in cui tutto era andato benissimo sino all'imbocco del Motodrom, quando sono uscito sulla sabbia; abbiamo modificato l'assetto della macchina ma non abbiamo preso la direzione giusta. E una volta capito di aver sbagliato qualcosa non c'era più tempo per tornare indietro. Ho dovuto arrangiarmi al meglio".


"Anche qui, come in Austria, non siamo riusciti a tirar fuori tutto il potenziale della nostra macchina, è mancato il tempo per cercare di risolvere quei problemini che erano già emersi una settimana fa in qualifica. Senza dubbio è preoccupante che anche la Jordan sia più veloce. Ma sono ugualmente molto fiducioso perché se guardiamo i tempi parziali siamo in grado di girare in 1'43", siamo cioè parecchio più vicini alle McLaren di quanto non lo fossimo in Austria. Sul dritto abbiamo una velocità bestiale, davvero impressionante; nei primi due tratti andiamo forte, e siamo sui livelli degli altri, cioè di Hakkinen e Coulthard".


"E questo mi dà grande fiducia per la gara. Come freni non siamo andati proprio al massimo, l'equilibrio non è perfetto e nelle zone critiche ci troviamo al limite; questo però soprattutto in assetto da qualifica, mentre con quello da gara le cose vanno decisamente meglio. E sappiamo che la McLaren, per quanto riguarda il settore freni non è così efficace come la nostra Ferrari".


Riguardo all’uscita di pista durante il primo tentativo, spiega:


"Non so, forse è stato un mio errore, ma non credo che sia tutta colpa mia. Quel giro sembrava veramente fantastico sino all'ingresso nel Motodrom, ma non era corretta la ripartizione di frenata, così si sono bloccate le ruote anteriori e sono filato via sulla ghiaia. Mi son detto: calma Eddie, adesso torniamo ai box, mettiamo tutto a posto e poi facciamo il tempo. Purtroppo le modifiche d'assetto non si sono rivelate giuste".


"Invece, durante l’ultimo tentativo ho trovato traffico. Prima una Sauber, e poi altre due macchine: nessuno ha fatto sforzi per mettersi da parte. Succede, stavolta ci ho rimesso io. Ma non credo che sarei riuscito a migliorare molto, forse avrei agguantato il quarto posto, ma come ho già detto, va bene così".


La vittoria quindi, è un risultato possibile:


"La posizione non è ideale ma posso vincere, corro per questo. Sì, credo che possiamo vincere e che ci sarà da lavorare sulla strategia per riuscire a farlo".


In terra tedesca i tifosi di Schumacher non mancano di certo, ma in assenza del loro idolo, il supporto per Irvine non è da meno:


"Da dentro la macchina più che sentirli li ho visti sventolare tantissime bandiere della Ferrari, e io spero di riuscire a regalare loro quel che si aspettano".


Dietro Irvine si qualifica Rubens Barrichello, proprio colui che è sempre più vicino a sostituire il pilota nord-irlandese al volante della Ferrari nella stagione 2000. Secondo le più recenti indiscrezioni uno scambio Ferrari-Ford, con Irvine che quindi andrebbe al posto di Barrichello in Stewart, è in via di definizione.



Ottima prestazione per Olivier Panis, settimo, con una Prost che dà notevoli segni di miglioramento, come dimostra anche il nono posto di Jarno Trulli, che ovviamente non eguaglia la prima prestazione del venerdì, ma nonostante le rotture di ben due motori mantiene i nervi saldi e guadagna la top ten.


Ben lontano dalle prime dieci posizioni Jean Alesi, autore della sua peggior qualifica in carriera. Il transalpino è ventunesimo, davanti soltanto alla Arrows di Takagi.


Il 1° Agosto 1999, durante il warm-up, David Coulthard ottiene la migliore prestazione davanti a Panis, Hakkinen e Trulli, un’ennesima dimostrazione di una Prost in grado di competere per la zona punti. Irvine è solo nono e lamenta grossi problemi di trazione: ai box si effettuano svariate modifiche alle ali posteriori delle F399.


Nel primo pomeriggio, trenta minuti prima della partenza, avviene il collegamento di Michael Schumacher con Hockenheim tramite i mega-schermi, per la gioia delle decine di migliaia di tifosi accorsi, malgrado la sua assenza.


Con un sorriso un po' malinconico, il pilota tedesco comincia con il fare i complimenti ad Irvine per la vittoria in Austria:


"Bravo Eddie, complimenti, hai fatto un buon lavoro. Quanto a me, ormai le speranze di essere campione quest'anno sono molto deboli".


Poi ci si focalizza sul suo recupero:


"Ho sperato in un miracolo, ma purtroppo anche io sono solo un comune mortale, e non sono in grado di dirvi quando ricomincerò. A Silverstone ho riportato anche una ferita al tallone. Comunque, tenuto conto delle circostanze, non sono insoddisfatto della mia convalescenza. Se ricordate com'era ridotta la mia auto, posso essere contento di essermi rotto solo la gamba. Certo, adesso c'è solo bisogno di tempo. Intanto colgo questa occasione per ringraziare tutti quelli che mi hanno inviato così tanti auguri di rapida guarigione, lettere, messaggi. Grazie, mi ha fatto bene: i vostri auguri mi caricano di motivazioni per tornare a sedermi in un'auto da corsa il più presto possibile".


Dopo le parole del grande assente, l’attenzione può spostarsi completamente sulla pista. Tutto è ormai pronto per dare il via al Gran Premio di Germania.


Allo spegnimento dei semafori Mika Hakkinen ha uno scatto felino, così come il connazionale Mika Salo, che sorprende sia Coulthard che Frentzen, salendo in seconda posizione. A centro gruppo, nel frattempo, Jacques Villeneuve perde il controllo della sua BAR in prossimità della prima curva e finisce nella fiancata di un incolpevole Diniz; i due finiscono nelle barriere, e devono per forza di cose ritirarsi. Per Villeneuve sono dieci ritiri in dieci gare.



Dopo aver perso due posizioni a vantaggio di Salo e Coulthard, Frentzen viene incalzato anche da un arrembante Rubens Barrichello, che nei primi metri ha avuto la meglio su Irvine, soltanto sesto alla fine del primo giro.


Allo stesso modo, David Coulthard si aggrappa agli scarichi della Ferrari di Salo, senza tuttavia riuscire a trovare un varco che invece apre con la forza Barrichello, il quale scavalca Frentzen alla curva Agip, all’ingresso del Motodrom. Il pilota brasiliano è forse partito con una vettura più scarica di carburante, per cui deve andare all’attacco in questa prima fase della corsa. Al sesto giro però, un problema idraulico lo costringe a rientrare mestamente ai box, e decretare il quinto ritiro stagionale.


Frentzen così risale in quarta posizione, Irvine in quinta, seguito a qualche secondo di distanza da Ralf Schumacher.


Mentre Coulthard continua a pressare senza sosta Salo, che dal canto suo resiste senza commettere imprecisioni di alcun tipo, e Hakkinen mantiene la coppia di inseguitori ad un paio di secondi di distacco, a centro gruppo danno spettacolo Herbert, Hill e Panis, in lotta per l’ottava posizione. Il britannico della Stewart passa Hill, ma finisce lungo e consente a questi di incrociare e rimettersi davanti, con Panis che per poco non combina un disastro rischiando di speronarlo.


Trascorsi poco più di dieci dei quarantacinque giri previsti, Eddie Irvine riesce a ridurre il gap di tre secondi che lo divide da Frentzen. Coulthard, nel frattempo, impazzisce dietro Salo, giunge alla seconda chicane e tenta un improbabile sorpasso sul ferrarista. Il risultato è che nel contatto tra le due vetture l’ala anteriore della McLaren ne esce danneggiata, mentre Salo riesce a tenere il controllo della vettura senza riscontrare alcun inconveniente.



Un’altra manovra avventata quella di Coulthard, sette giorni dopo la folle staccata con la quale speronò Hakkinen. Lo scozzese è costretto ad entrare ai box per cambiare l’ala, e tornare in pista dopo un pit-stop di 14.8 secondi, in undicesima posizione, dietro un folto gruppo di piloti in bagarre tra loro.


Grazie ad un errore di Hill che è autore di una leggera escursione in seguito ad un bloccaggio, Coulthard guadagna subito una posizione e si mette nella scia di Panis.


Hill poi torna ai box per una sosta non programmata, tanto che al suo arrivo sulla piazzola, i meccanici non hanno preso ancora le gomme né tanto meno il bocchettone per effettuare il rabbocco di benzina.


Situazione frustrante per l’ex campione del mondo, che comunque si ritira al tredicesimo giro per problemi ai freni. Un ritiro voluto da lui stesso, andando contro le indicazioni di Eddie Jordan e del team, che invece lo avevano invitato a tornare in pista.


"Avevo grossi problemi ai freni e alla mia terza uscita mi sono detto che non aveva senso andare avanti, nonostante la squadra volesse farmi continuare. Ma nell'abitacolo ci sono io e ho deciso che non era sicuro".


Dichiara Hill successivamente.



Dopo venti giri completati, Hakkinen continua a fare l’andatura con sei secondi di vantaggio su Salo, che a sua volta precede il duo composto da Frentzen e Irvine; a chiudere la zona punti Ralf Schumacher e Johnny Herbert, che con un bel sorpasso conquista la sesta posizione ai danni di Alex Wurz. Questi viene poi scavalcato anche da Coulthard, che si ritrova così a ridosso della zona punti.


Proprio in questa fase ha inizio il valzer dei pit-stop: tra i piloti di testa il primo a fermarsi è Frentzen, imitato da Irvine il giro successivo. Il pit-stop del ferrarista dura 9.4 secondi, un secondo più veloce rispetto a quello di Frentzen, e anche grazie ad un giro veloce prima di rientrare, l’overcut sul pilota della Jordan avviene con successo: la terza posizione virtuale è nelle mani di Irvine.


Poi tocca a Salo, che per un paio di secondi tiene dietro il compagno di box, e infine ad Hakkinen, che torna ai box forte dei suoi venti secondi di vantaggio sul connazionale.


Durante la sosta, però, si manifesta un problema al tubo del carburante, tanto che i meccanici ripiegano su quello utilizzato per Coulthard al fine di completare il rifornimento. La sosta in ogni caso è lunghissima, addirittura 24.3 secondi. Ragion per cui, all’uscita dalla pit-lane, Hakkinen rientra in quarta posizione, privato della leadership della corsa, adesso clamorosamente nelle mani di Salo, seguito a ruota da Irvine.



Il disastro per la McLaren si completa il passaggio successivo, quando la direzione gara commina uno stop&go di dieci secondi a David Coulthard, reo di aver superato Olivier Panis con un evidente taglio della chicane. Un altro errore grossolano per lui, risalito provvisoriamente in quinta posizione.


Sugli spalti le bandiere della Ferrari sventolano in festa, tanto che sembra quasi di essere a Monza, quando in realtà siamo ad Hockenheim, in Germania, casa della Mercedes.


Hakkinen però non ci sta, si sbarazza con facilità di Frentzen alla seconda chicane e si mette all’inseguimento delle due Ferrari, che nello stesso momento, come previsto, effettuano lo scambio di posizioni, permettendo ad Irvine di andare in testa alla corsa.


All’ingresso del Motodrom poi, durante il venticinquesimo giro, il colpo di scena: la gomma posteriore sinistra della McLaren di Hakkinen esplode, l’alettone posteriore si distacca parzialmente, la vettura diventa ingovernabile; doppio testacoda in entrata di curva, dopodiché la McLaren va a sbattere contro le barriere. Mika alza subito le mani per far capire ai commissari che sta bene, poi, visibilmente scosso e allo stesso tempo frustato, esce dall’abitacolo e si allontana.


Per la terza volta di fila, il campione in carica non riesce a convertire la pole del sabato in una vittoria, e ad aggravare il tutto, il fatto che in due di queste tre occasioni, non sia nemmeno arrivato al traguardo.



Irvine ora è in testa alla corsa, e con dieci punti potenzialmente in tasca scipperebbe dalle mani di Hakkinen la prima posizione nel mondiale piloti.


L’unico ostacolo verso la vittoria del nord-irlandese può considerarsi Heinz-Harald Frentzen, distante tre secondi dalla coppia di Ferrari che viaggia comunque indisturbata in prima e seconda posizione. Per la Jordan del pilota di casa, impensierire le due F399 appare un'impresa impossibile.


Se davanti la situazione sembra essersi stabilizzata, dietro, Oliver Panis, uno dei pochi ad aver puntato su una strategia a due soste, dopo il secondo pit-stop scavalca Wurz con una decisa manovra dall’esterno alla prima chicane, e si porta in settima posizione, mettendo nel mirino Herbert per il sesto posto. Il francese entra effettivamente in zona punti a sei giri dal termine, quando Coulthard effettua un’altra sosta non avendo abbastanza carburante per arrivare fino alla fine.


Il pilota scozzese torna in pista ruota a ruota con Alex Wurz, che prova con tenacia a tenere testa alla McLaren per mezzo giro, ma alla fine può solamente accodarsi.


Coulthard riesce a riconquistare immediatamente la quinta posizione, quella che deteneva prima della sosta, sfruttando il ritiro di uno sfortunato Herbert, e scavalcando con facilità Panis.


Non succede altro, e alla fine del quarantacinquesimo ed ultimo giro, Eddie Irvine va a vincere ancora, sette giorni dopo il trionfo in Austria, ripetendosi in maniera altrettanto clamorosa in Germania. Prima dell'inizio della gara, Ross Brawn gli aveva ordinato di conservare le gomme, per poi sparare tutto negli ultimi giri prima del pit-stop, e il nord-irlandese ha eseguito il compito alla perfezione, amministrando e superando Frentzen con la sosta ai box. Per lui sono tre vittorie in campionato, due delle quali ottenute dopo la sua nomina di nuovo numero uno della squadra. Un ruolo che sembra avergli fornito veramente una spinta in più.



Da applausi la gara di Mika Salo, che senza gli ordini di scuderia avrebbe con tutta probabilità potuto festeggiare la sua prima vittoria in carriera. Poco male per lui, che può comunque celebrare il primo podio da pilota di Formula 1. Frentzen non si smentisce, e con la consueta solidità che lo contraddistingue in questo campionato guadagna altri quattro punti in classifica. Quarto Ralf Schumacher, autore di una gara in solitaria ma da applausi a bordo della sua Williams che, seppur in miglioramento, è ancora lontana dai migliori, seguito dal disastroso Coulthard e da Olivler Panis, che ottiene il secondo punto in stagione dopo l’altro sesto posto conquistato in Brasile ad inizio campionato.


Prima del Gran Premio del Canada, Irvine aveva appena 25 punti in classifica, e pagava un gap di nove punti da Hakkinen. Poi, dopo il sesto posto in Francia, che senza i suoi doveri da gregario sarebbe stato quinto, sono arrivati il secondo posto a Silverstone e due vittorie consecutive, per un totale di 22 punti guadagnati su Hakkinen in tre gare.


Dunque, adesso la classifica piloti vede Eddie in prima posizione, con 52 punti, 12 in più di Hakkinen, fermo a quota 44.



Nel post-gara, il nuovo leader del mondiale esordisce ai microfoni della stampa dicendo:


"In fondo è stata la gara a venire da noi. Non era cominciata bene e poi... forse il destino ci ha scelto. Certo è che io me lo sentivo di poter vincere anche qui. Perché? Non lo so, non c'è un perché, sono cose che non hanno una ragione, o te le senti o non te le senti. E io, nonostante i risultati non promettenti di questi giorni, sentivo che era possibile vincere ancora".


Ulteriore dimostrazione della sua sicurezza, il fatto che durante il warm-up concitato si sia avvicinato al suo motorista, Andrea Galletti, e gli abbia detto:


"Andrea, vedrai che vinco, sono tre giorni che lo sento".


"Si tratta di sensazioni, ero sereno, rilassato, fiducioso. Nonostante il warm-up, le qualifiche e le prove. Chissà, forse il ricordo della mia prima vittoria in F.3000 quasi dieci anni fa: proprio qui, su questo circuito. Ed ero partito malissimo in griglia. Io non amo questo circuito: sempre lì con gli occhi che guardano lontano, in fondo a quei rettilinei. Poi anche il fatto che in questi ultimi anni io qui ero sempre dietro. In Austria una settimana fa sentivo molta più pressione: dopo l'incidente di Michael eravamo un po' preoccupati. Forse l'insieme di questi pensieri mi ha dato la carica, forse senza accorgermene ho pensato: ce la puoi fare Eddie, è il tuo momento".


Ad assistere alla sua performance c’erano anche i suoi genitori, cosa insolita visto che normalmente Eddie non vuole che si presentino alle gare:


"Non so perché, ma sono stato abituato così, ad andare da solo alle corse senza mamma e papà al seguito. Però loro c'erano quando vinsi qui la mia prima gara, e anche questo mi sembrava un buon auspicio".


Sulla partenza poco brillante, confessa scherzosamente:


"Forse ero talmente rilassato che mi sono addormentato. Sì, sono partito proprio male e ho perduto un'altra posizione. Invece Mika è partito benissimo, ha fatto una gara incredibile, è stato bravissimo. Del resto io lo sapevo: dieci anni fa eravamo in Giappone insieme a tanti altri bravi piloti che poi non hanno avuto la fortuna di arrivare in Formula 1. Sapevo che Mika era bravo, ci credevo".


"Poteva vincere lui? Poteva sì, ma queste situazioni sono chiare a priori. Prima della gara non sembravamo destinati a vincere, ma era una ipotesi da tenere presente e le esigenze erano chiare: io avrei dovuto sorpassarlo. E lui mi ha fatto passare. I punti per il mondiale li prendo io e me li tengo, ma il vincitore morale è lui, e il trofeo che mi hanno dato sul podio lo regalo a lui".


Da nuovo leader del Mondiale, come approccerà alle gare successive? Eddie replica:


"Non ci penso e non ci voglio pensare. È bello essere in testa, ma l'unica cosa che conta è esserci alla fine del campionato. Adesso devo pensare gara per gara. Certo, mi piacerebbe vincere anche a Budapest tra due settimane. Però restiamo con i piedi per terra. Dobbiamo vincere con le nostre forze, senza aspettare regali, senza affidarci al destino. Questa è stata una vittoria abbastanza facile, per metà gara mi sono perfino annoiato a guidare. Invece dobbiamo cercare di battere le McLaren con i nostri mezzi, andando più veloci. Loro continuano a fare un sacco di errori, ma non possiamo contare solo su questo".


Oltre agli errori della McLaren, a suo dire il momento cruciale della sua gara è stato:


"Il sorpasso su Frentzen, che fino al pit-stop mi stava davanti; non riuscivo a superarlo pur essendo più veloce di lui. Il segreto è stato questo: primo, nel giro di rientro al box io sono stato più veloce di lui e ho guadagnato qualcosa. Secondo, la Ferrari ha fatto un pit-stop che mi ha fatto guadagnare ancora. Senza queste due cose, in pista non l'avrei mai superato. Poi mi sono trovato dietro Salo e non avrei mai superato nemmeno lui se non si fosse fatto da parte".


Capace di resistere con freddezza agli attacchi di Coulthard, tanto da costringerlo all’errore, un fulmine al via quando sorprende sia lo scozzese che Frentzen, e onesto nel dare la posizione ad Irvine, rinunciando di fatto a vincere la sua prima gara in Formula Uno. Mika Salo è a tutti gli effetti il vincitore morale del Gran Premio, e le lacrime di gioia della moglie Noriko gli rendono giusto merito.


"Aveva ragione Schumacher: questa è una squadra talmente forte che qualsiasi pilota potrebbe vincere un Gran Premio. Basta non commettere errori, tenere la macchina in pista, al resto ci pensa la scuderia. È impressionante constatare come va la Ferrari in gara".


Dichiara raggiante il finlandese, che poi prosegue dicendo:


"Ho sempre avuto grande fiducia in me stesso, ho una splendida occasione per mettermi in mostra, voglio sfruttarla al massimo. Devo aiutare la Ferrari, è questo il mio ruolo. Un po' mi è costato dover cedere la posizione, non mi ero mai trovato in testa. Di solito quando i primi festeggiano sul podio, io sto tornando a casa, ma sapevo che per radio sarebbe arrivato l'ordine. Per un attimo ho pensato: stacco l'auricolare. Ma è stato solo un momento. Piuttosto ho visto che Eddie ad un certo punto stava procedendo ad una velocità di crociera e ho urlato ai box: ditegli di andare più forte, sennò Frentzen ci riprende".


Sul podio, Salo prova sensazioni speciali:


"Lassù fa più fresco, siamo in altura. Scherzi a parte, ero orgoglioso di me stesso. Adesso devo migliorare ancora e ridurre il mio divario in termini di prestazioni da Irvine".


"Sono partito benissimo, per poco non prendevo anche Hakkinen, e questa cosa mi ha sorpreso, perché di solito i miei avvii sono un disastro. Forse è la macchina di Schumacher ad avere un potere speciale. Quando avevo dietro Coulthard, ho spinto come un matto. Ora ci sono i test per l'Ungheria: ho appena cominciato a divertirmi. E non voglio smettere".


Il trofeo del vincitore lo avrà lo stesso, per gentile concessione di Irvine:


"Eddie è stato gentile a regalarmelo. Siamo amici, io mi diverto a collaborare con lui. È normale che ci sia spirito di squadra, anche perché il lavoro della scuderia lo merita".


Esprimono logicamente gioia per l’inaspettata doppietta in Germania sia Jean Todt che Luca di Monezemolo. Il team manager francese ammette che senza i problemi avuti dalla McLaren, la vittoria sarebbe stata un miraggio:


"Lassù qualcuno ci vuole bene, ci ha aiutati. È una grande vittoria, che ci consente di restare dentro alla battaglia, sia nel mondiale piloti che in quello costruttori. Ma la McLaren non è morta. Salo? È stato straordinario".


Nel pieno dell’entusiasmo, arriva anche un annuncio importante:


"La mia carriera finirà alla Ferrari, in Formula 1. Ma non tra dieci anni. Qualche stagione prima".


Da Bologna, dove ha assistito al trionfo da casa sua, il presidente Montezemolo si esprime sulla corsa cominciando a parlare del fantastico supporto del pubblico:


"Era tutto per la Ferrari, anche senza Schumacher. Questa è la dimostrazione di quanto la Ferrari sia al di là di tutto e di tutti. Facevano perfino la ola sulle tribune!".


Dopodiché, inevitabili gli elogi per entrambi i piloti:


"Salo? Un altro po' mi ammazzate di critiche sui giornali per averlo preso e adesso tutti sono orgogliosi di quello che ha fatto. Con Coulthard attaccato dietro ha controllato la situazione in modo perfetto. E guardate che se Coulthard fosse riuscito a passarlo, le McLaren sarebbero andate in testa e addio Gran Premio per noi".


Su Irvine:


"Non ha fatto un solo errore. E poi, quello che mi è piaciuto moltissimo è stato l'atteggiamento di tutti e due dopo la gara. Che Irvine abbia riconosciuto il merito di Salo in questa sua vittoria, che entrambi abbiano parlato nel modo giusto del gioco di squadra. Insomma, sono stati splendidi anche dopo la corsa. Perché sanno quello che spesso molti dimenticano: che i piloti corrono e vincono per la squadra. Un gioco legittimo che loro hanno condotto in modo leale e pulito. In passato sia la Ferrari che altre squadre hanno fatto delle figure da cioccolatai in questo campo. Mi lasci dire: Mansell e Prost quando erano alla Ferrari, Prost e Senna alla McLaren, ieri mi pare abbiano litigato i due della Benetton. Insomma: è un gioco che esiste e va fatto bene".

Sul giallo riguardante Jean Todt e la sua assenza sul podio, spiega:


"Ha fatto bene a cedere il posto ad altri e mi fa piacere che ieri abbia mandato sul podio un uomo come Nigel Stepney, che è il capo di tutti i meccanici e rappresenta bene tutta la nostra squadra che vive e lavora nell'ombra, e che si dimostra sempre fantastica".


Secondo Montezemolo, la Ferrari non è mai stata Schumacher dipendente:


"Chi lo pensava e ci accusava di questo dovrà ricredersi: la Ferrari può vincere anche senza Michael. Detto questo, però, voglio anche aggiungere che non vedo l'ora che torni. L'incidente di Michael e i due Gran Premi precedenti sono stati davvero un momento molto nero per noi. Ora ne stiamo uscendo, la Ferrari ha avuto una forte reazione e adesso aspettiamo Michael".

Terzo nel Mondiale a 33 punti, uno in più di Schumacher, Heinz-Harald Frentzen può festeggiare il primo podio ad Hockenheim della sua carriera. Per il pilota di casa, arriva quella che lui stesso definisce una grandissima gioia, che una partenza difficile aveva messo tuttavia a rischio:


"Non sono partito bene, perché distratto dalla luce della temperatura dell'acqua che si è accesa pochi secondi prima del via; poi, a partire dal quinto giro, ho sofferto delle vibrazioni a una gomma che hanno permesso a Irvine di rifarsi sotto".

Il podio è sembrato ancora più lontano dopo aver perso la posizione sulla Ferrari durante i pit-stop:


"Non c'è stata nessuna manovra sbagliata del team, semplicemente abbiamo impiegato più tempo della Ferrari. Poi nel finale ho provato a spingere per riportarmi sotto a Irvine e Salo, ma ogni volta che io spingevo loro facevano altrettanto e allora mi sono limitato a preservare la posizione".


I punti di distacco da Irvine sono 19, un gap non insormontabile. Secondo il nativo di Moenchengladbach però, il mondiale non è un obbiettivo realistico:


"Per vincerlo, bisogna conquistare dei Gran Premi e questo non mi sembra il nostro caso. Il nostro obiettivo principale rimane quello di mantenere la terza posizione tra i Costruttori e di migliorare la macchina. La Jordan è fondamentalmente buona, ma così come a Zeltweg, non sfruttiamo tutto il potenziale della vettura e dobbiamo capire il perché . La macchina è veloce per un giro, ma dobbiamo lavorare sodo perché le prestazioni diventino costanti verso l'alto".


Frentzen torna anche sull’incidente occorso ad Hakkinen, che ha potuto osservare da vicino, essendo subito dietro il finlandese:


"Subito dopo la terza chicane ho visto dei pezzi di gomma staccarsi dalla ruota di Mika. Ho rallentato, perché davanti a me vedevo solo il fumo delle gomme e non sapevo dove si trovasse Mika. Poi ho visto che la sua macchina si dirigeva verso le gomme e mi sono preoccupato che potesse avere avuto un incidente grave. Ma qualche giro dopo ho visto su un maxi-schermo che stava rilasciando interviste e ho capito che non si era fatto niente".


Lo stesso Hakkinen racconta, con ancora la paura in volto, l’incidente di cui è rimasto vittima, per fortuna senza riportare infortuni:


"Ho avuto una paura terribile, ero a 340 km/h, la macchina si è messa a girare impazzita. Non so come abbia fatto a salvare la pelle, devono avermi aiutato le mutande portafortuna che metto sempre in gara. Incidenti come questo comunque mi fanno molto riflettere sulla sicurezza in Formula 1. Basta un piccolo inconveniente e la tua vettura diventa ingovernabile. Fisicamente sto bene, ma la botta psicologica è grande. Pensavo di avere la gara in pugno, e invece torno a casa a mani vuote".


Il finlandese non cela un minimo di disappunto per gli errori evitabili che ci sono stati negli ultimi Gran Premi:


"E’ il terzo incredibile episodio che mi capita quest'anno. Lasciamo perdere l'incidente, il vero disastro è stato con il pit-stop, dove abbiamo perso un sacco di tempo. Hanno dovuto prendere il bocchettone della benzina di Coulthard perché il mio non funzionava più. E questo dopo la gomma persa a Silverstone, e dopo l'incidente con Coulthard in Austria. Ora per il Mondiale sono preoccupato: Irvine continua a fare punti, io in tre gare ne ho presi appena quattro".


Il suo manager, nonché ex pilota di Formula Uno e campione del Mondo nel 1982, Keke Rosberg, è un po' più diretto negli attacchi indirizzati alla McLaren:


"Stanno facendo troppi errori umani, su un mondiale che Hakkinen potrebbe vincere in carrozza".


Sulla dinamica dell’incidente Hakkinen spiega chiaramente che l’esplosione della gomma ha fatto saltare l’alettone posteriore, provocando il testacoda fino all’impatto contro le barriere.


Una dinamica per certi aspetti simile a quella verificatasi a Silverstone con Michael Schumacher protagonista. Il pilota di Kerpen interviene sull’incidente di Hakkinen dicendo:


"E’ stato spaventoso. Hakkinen è stato fortunato perché è andato in testacoda prima di finire sulle barriere. Grazie a Dio non gli è successo nulla, sono felice per lui. Il testacoda ha rallentato moltissimo la velocità d'impatto e la barriera era fatta di sei file di gomme morbide e non tre accostate ad un muro di cemento com'è capitato a me a Silverstone. Mika può ringraziare la sicurezza di Hockenheim".


Intanto, Bridgestone cerca di scaricare le responsabilità dell’esplosione dello pneumatico sulla McLaren, spiegando attraverso un comunicato, di avere individuato due possibili cause che hanno portato all’inconveniente. La prima parla di una pressione degli pneumatici eccessivamente bassa, una mossa voluta dagli uomini di Hakkinen per eliminare il sottosterzo, ma che a conti fatti avrebbe avuto effetti devastanti, portando alla foratura. La seconda sostiene invece l’esatto contrario di quanto spiegato da Hakkinen, ovvero che il cedimento dell’ala posteriore avrebbe tagliato lo pneumatico.


Norbert Haug preferisce sdrammatizzare, promettendo piuttosto che la squadra è viva e pronta a reagire già a Budapest ed etichettando come fortunata la vittoria della Ferrari, propiziata in gran parte dalle sfortune che hanno colpito Hakkinen, oltre che dalla giornata nera di Coulthard, il quale, si difende nel dopo-gara incolpando Salo di aver frenato troppo presto, traendolo così in inganno, e Panis di averlo chiuso al punto da costringerlo a tagliare la chicane. Giustificazioni che, riguardando le immagini, sono molto difficili da accettare.


Coulthard avrà due settimane a disposizione, prima del Gran Premio di Ungheria, per riordinare le idee dopo un back-to-back a dir poco disastroso, e dovrà farlo insieme al suo team, che non è sembrato altrettanto lucido in occasioni come i pit-stop.


'Fast Eddie' è il nuovo soprannome coniato per Irvine dalla stampa inglese: Eddie il Veloce, o meglio Eddie lo Svelto. è il segnale della improvvisa esplosione di popolarità anche nel suo paese. Anzi in uno dei suoi due paesi. Perché è vero, e tutti lo sapevano, che nelle liste ufficiali della Formula 1 Irvine figura come britannico, in quanto nato nell'Ulster, ma è anche vero che per il suo carattere e per i suoi amori tutti lo considerano irlandese.


Ora, il nuovo idolo è lui, che già domenica pomeriggio, col nuovo soprannome in testa fa la sua brava sceneggiata sgommando con un' Alfa Romeo all'uscita del paddock.


E a bordo c'è anche Anouk, una bionda longilinea che sembra essere l'ultima fidanzata.


Eddie ha fretta di prendere il suo aeroplano e staccare la spina con tanta e improvvisa popolarità e curiosità. Ma stavolta non ha fatto l'errore di tornare la domenica sera a Londra, dove è tutto chiuso e nessuno è pronto a fare baldoria con lui. Stavolta sceglie St. Tropez.


Atterrato a Nizza, il nord-irlandese prende un elicottero per arrivare all'una di notte alla Caves du roy, la discoteca più in voga del posto.


Passata la festa, Eddie pensa già al Gran Premio d'Ungheria:


"Quello è un circuito dove mi piace moltissimo guidare: curva a destra, curva a sinistra e via così: mi sembra di tornare ragazzino quando correvo con i kart. Quel circuito ti fa sentire vivo, impegnato, non come in Germania dove vai sempre dritto e rischi pure di addormentarti. Mi sono sempre divertito a Budapest ma il problema è che il mio ruolo e i miei compiti sono cambiati adesso. Vado lì per vincere, non più per fare la comparsa dietro altri. Ho un impegno nuovo che mi dà molte motivazioni ma anche qualche preoccupazione. Per esempio: se non parti davanti come fai poi a superare gli altri sul quel tracciato tutto curve? Il problema è questo ed è proprio in qualifica che noi dobbiamo cercare di progredire. La gara non mi preoccupa perché ormai s' è visto che la Ferrari in corsa è tutta un' altra cosa. è affidabile, non va piano, la si guida bene. Le qualifiche invece non si riesce mai a capire perché vanno così, cioè non benissimo".


L'ultimo atto del Gran Premio di Germania è una cena consumata a casa di Luca di Montezemolo a Bologna, il 2 Agosto 1999, dove si ritrovano il presidente della Ferrari, Mika Salo, Jean Todt, Ross Brawn e l'ingegner Martinelli. A tavola si brinda al successo di Irvine a Hockenheim, ricostruendo l'incredibile gara tedesca e cominciando ad affrontare la strategia delle prossime gare. Di Schumacher, ovviamente, si parla, dato che il presidente della Ferrari non vede l'ora che torni sui circuiti. Ma gli ultimi due Gran Premi hanno cambiato le carte in tavola, e ridato speranza a Maranello.


E' cambiato il ruolo di Eddie e a cambiare sarà probabilmente anche il suo rapporto con Schumacher, se e quando si ritroveranno insieme nella squadra:


"Se sto bene tornerò in questa stagione, allora aiuterò Eddie se sarà necessario, come lui ha aiutato me. Perché non dovrei ricambiare? Non mi fa piacere ma la vita è così. Quello che conta soprattutto è l'interesse della Ferrari".


Dichiara Schumacher il 2 Agosto 1999.


Parallelamente, Hakkinen sembra essere solo la vittima di errori e mancanze altrui all’interno del box. Di solito un pilota abbandona il circuito un paio d'ore dopo la fine della gara: Hakkinen lascia Hockenheim alle 21:30, dopo più di cinque ore passate ai box McLaren per smaltire lo choc dell'incidente, ma soprattutto la rabbia per l'incredibile occasione buttata al vento, l'angoscia per il sorpasso subito da Irvine e per un titolo mondiale che rischia di scivolare via.


E così, un Mondiale che sembrava già vinto dal Campione del Mondo in carica, vede adesso Eddie Irvine clamorosamente favorito e lanciato verso la conquista di entrambi i titoli insieme alla Ferrari, dato che nei costruttori, con 90 punti, la scuderia del Cavallino vanta 16 punti di vantaggio sulla McLaren-Mercedes, che in Ungheria non può permettersi altri passi falsi.


Davide Scotto di Vetta

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