#11 1998: GP Austria, Schumacher vola fuori, Hakkinen torna a vincere dopo due mesi

Aggiornato il: mag 14



La McLaren non ci sta: dopo il finale controverso del Gran Premio di Gran Bretagna, corso a Silverstone, con Michael Schumacher che ha tagliato il traguardo dalla corsia box poiché in procinto di scontare uno Stop&Go comminatogli dai commissari, poi annullato nelle ore successive, Ron Dennis conferma che presenterà reclamo alla Federazione Internazionale.


Il 27 Luglio 1998 il tribunale d’appello di Parigi si pronuncerà in merito alla questione, decidendo se modificare o meno l’ordine d’arrivo, magari infliggendo una penalità in secondi per Schumacher. Un appello che difficilmente verrà accolto, poiché a causare il caos sono stati i commissari stessi e non la Ferrari, che si è adattata come meglio poteva alla situazione.


Gli stessi tre commissari responsabili saranno messi sotto processo due giorni dopo, attraverso una sessione straordinaria della Federazione.


Ecclestone, tornando sull'argomento, dirà il 24 Luglio 1998:


"Si è trattato di un errore dei commissari di gara, non c'è da rimproverare né Schumacher, né la Ferrari, né Hakkinen, né la McLaren. Non c'era nulla da fare, la situazione era completamente fuori controllo e ora dobbiamo aspettare l'appello e il verdetto dei giudici, riconoscendo comunque che la reazione della McLaren è giustificata".


Tuttavia, prima che si arrivi al processo, bisogna continuare a pensare al campionato, che grazie ai tre successi di fila di Schumacher è ufficialmente riaperto. Il tedesco ha ridotto a due punti il distacco dal leader in classifica, Mika Hakkinen, il quale, durante i test in programma a Monza tra il 14 e 16 Luglio, torna a parlare della gara di Silverstone:


"Quella di Silverstone è stata per me una gara estremamente eccitante, mi sono divertito molto a correre in quelle condizioni, con l'asfalto viscido. Lo dico seriamente. Certo, arrivare secondo mi ha un po' deluso, ma durante la gara mi sembra che abbiamo mostrato quanto siamo realmente competitivi".


Nessun commento, invece, sulla decisione della squadra di presentare appello per la rocambolesca conclusione del Gran premio:


"Questi sono argomenti per Ron Dennis, posso soltanto dire che si è trattato di un finale strano".


Durante il primo giorno di test, il finlandese è autore di un’uscita di pista per un guasto meccanico: nonostante la crescente rivalità con Schumacher, i tifosi italiani accolgono con calore il pilota appena sceso dalla vettura insabbiata, e Mika ricambia lanciando loro i suoi guanti.


Qualche problemino lo ha anche il suo compagno di squadra, David Coulthard: dopo tre ritiri in quattro gare, il pilota scozzese ha senza dubbio bisogno di scuotersi per rimettere in piedi una stagione che rischia di diventare un vero incubo, a discapito del fatto che possieda una delle due vetture più veloci. Ma anche a Monza, a seguito di una violenta escursione alla curva Parabolica, il pilota della McLaren danneggia la sua auto e costringe i suoi meccanici alle riparazioni straordinarie.


Molto lavoro di routine viene invece svolto da Eddie Irvine, che compie oltre quaranta giri provando assetti, gomme e soluzioni aerodinamiche, nonostante l'interruzione delle prove alle ore 17.30 a causa della pioggia.


In vista del successivo Gran Premio da correre in Austria, sul circuito di Spielberg, la Ferrari testa una nuova versione della F300 con il passo lungo. Jean Todt insiste nel dire più volte che i vantaggi che può portare questa innovazione non sono chiari, tuttavia basandosi sulle esperienze dei team che lo hanno già adottato si può evincere un maggior equilibrio, un’ottima trazione ed una straordinaria tenuta nelle curve veloci.


Il telaio n.187 di Schumacher, dopo il rientro da Silverstone a Maranello, viene modificata, interponendo tra motore e cambio uno spessore di circa 15 centimetri in materiale composito, passando dai canonici due metri e 95 centimetri, a tre metri e dieci di lunghezza tra gli assi delle ruote posteriori e anteriori. Dopodiché, la F300/L viene spedita a Monza:


"Il problema è molto semplice, se a Monza Schumacher riesce a fare dei tempi più veloci rispetto a quelli della vettura corta, allora potremmo anche portarla subito in Austria. Se invece questo non accade o magari vengono fuori delle sorprese, continueremo gli esperimenti col passo lungo ma andremo in Austria con la vettura normale che ha una grande affidabilità".


Dicono a Maranello.


Il 15 Luglio 1998, dopo averla provata, il giudizio di Schumacher è positivo:


"La prima impressione di guida è buona. La vettura è molto sensibile, ma non sono ancora in grado di dire se è migliore di quella usata finora, con la quale ho vinto quattro gare. In ogni caso sono fiducioso per il mondiale, indipendentemente dalla vettura che userò, perché la F300 è comunque una vettura molto competitiva".

Dopo Monza, i test del Cavallino proseguono anche a Fiorano, ma a Zeltweg comunque pare che la vettura col passo lungo non ci sarà. Secondo alcune indiscrezioni però, potrebbero essere introdotte tante altre novità, come la scocca numero 188, più leggera della precedente, riservata a Schumacher, e un motore più potente per contrastare quello Mercedes sui rettilinei austriaci, lo 047/2D. La nuova specifica è caratterizzata dal diverso posizionamento degli accessori esterni, in particolare le pompe di recupero e di pressione; l’obbiettivo rimane l’alleggerimento e il miglioramento aerodinamico.


Terminati questi intensi giorni di lavoro, Michael Schumacher si reca a Francoforte e il 18 Luglio 1998 indice una conferenza stampa, presso la quale ufficializza il rinnovo del contratto, siglato il giorno precedente, che lo lega alla scuderia di Maranello fino al 2002. Nel ‘98 e nel ‘99 guadagnerà circa 25 milioni di dollari, che saliranno a 30 nelle tre stagioni successive, senza contare gli innumerevoli introiti derivanti dagli sponsor, che gli permetteranno di sfiorare i 50 milioni. Una notizia che era già nell’aria, e che il due volte Campione del Mondo commenta così:


"Non si cambia un team vincente".


E' così che esordisce Schumacher di fronte ai giornalisti radunati alla Fiera di Francoforte, ammettendo anche di aver avuto offerte importanti da altri team:


"Certo, le vittorie hanno accelerato la definizione dell'accordo con la Ferrari. Si tratta della situazione più appropriata a fronte dei tre contatti che avevo in corso. Io corro per vincere e i progressi fatti con la Ferrari dall'inizio della stagione mi hanno fatto capire che rinnovare sarebbe stata la soluzione migliore. Sono un uomo libero e ho fatto una scelta in completa libertà. Il mio obiettivo è vincere almeno altri due titoli mondiali, nel minor tempo possibile. E se la vittoria non dovesse arrivare subito, significa che avrò comunque fatto un investimento per il mio futuro".


"Ho avuto proposte finanziarie identiche o perfino superiori a quelle della Ferrari, ma ci sono degli argomenti che per me sono più importanti di quelli economici. Mi riferisco ad esempio a tutto il grande lavoro di intesa con il team e al continuo sostegno che ho ricevuto in questi anni a Maranello, che sono stati preponderanti nel convincermi a non cercare altre strade. La scelta Ferrari era, per la mia soddisfazione personale, e in funzione della mia carriera sportiva, la migliore di tutte".


Complici del rinnovo sicuramente anche gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi mesi:


"Nelle ultime gare abbiamo spezzato il dominio della McLaren-Mercedes, cosa che all'inizio dell'anno sembrava impossibile. Tutto procede nella giusta direzione e io sono pienamente soddisfatto e ottimista per il prosieguo del campionato".


Ed infine, Schumacher ammette:


"Voglio portare la Ferrari a un ruolo di protagonista in una nuova era della Formula Uno. Il primo obiettivo è ovviamente vincere questo mondiale, ma non vogliamo fermarci qui. Io voglio essere Campione del Mondo con la Ferrari, ma non una volta sola. Ci vuole costanza nell'impegno, così la McLaren è riuscita a fare degli anni Ottanta il suo decennio in Formula Uno, e poi ce l'ha fatta la Williams negli anni Novanta. Adesso deve toccare alla Ferrari: dobbiamo essere i vincitori del millennio che sta per cominciare. Con la firma ho accettato un dovere: solo a missione compiuta verrà il tempo dei brindisi". "Perché firmare con la Ferrari? Per quattro motivi: primo, perché non mi va di buttare via così gli ultimi tre anni, non sono uno che dice arrivederci e grazie. E meno che mai lo farei senza prima aver vinto un mondiale con questa scuderia. E' quanto devo a tutti quelli che lavorano con me, e anche a me stesso". "Secondo, io apprezzo il modo in cui vengo consultato e coinvolto dall'azienda in tutte le decisioni tecniche: capita anche che mi telefonino di notte per sentire il mio parere su miglioramenti da apportare alla macchina. Nelle altre scuderie ai piloti viene chiesto di correre e basta". "Terzo, mi lasciano fare tutto, giocare a calcio o che so io. Sanno che mai prenderei iniziative dannose all'immagine della casa. E questa fiducia è un fatto enorme". "Ed infine il quarto motivo deriva dalla garanzia di continuità nel lavoro di squadra: ho accettato un contratto di quattro anni perché credo nel successo, e perché tutte le persone che contano, a cominciare da Todt, restano al loro posto".


"Non ho mai creduto che Todt e Montezemolo potessero lasciare la Ferrari, sarebbe una cosa assurda. Hanno lavorato tanto e hanno ottenuto netti miglioramenti. Mi trovo molto bene con loro e con tutti gli altri componenti della squadra. Forse all'inizio della stagione potevo avere qualche dubbio, ora no. Il mio contratto non dipende dal contratto di altri componenti della Ferrari, anche se è meglio lavorare nella stabilità".


Oltre ai suoi impegni in pista, Michael sarà anche impegnato a fare da ambasciatore, facendo da testimonial alle varie presentazioni, o attraverso qualche spot pubblicitario:


"I termini del mio lavoro di ambasciatore per conto della Fiat sono tutti da definire, in particolare per quanto riguarda il dopo-gara. Per la Ferrari penso che farò un lavoro analogo a quello che ha fatto Lauda nel passato. Ci sarà da subito, comunque, più pubblicità fatta insieme. E' un discorso che mi avevano offerto anche gli altri, ma in questo modo, in Ferrari sarò sostenuto ancora meglio".


Il suo manager Willi Weber, invece, spiega che il ritardo nella firma è stato causato da una clausola di scioglimento che doveva essere annullata; essa consisteva nella possibilità da parte di Schumacher di lasciare il team nel caso in cui non avesse concluso il campionato nelle prime tre posizioni.


La promessa di matrimonio tra Schumacher e la Ferrari non è l’unica novità in chiave mercato, che anzi, in questi giorni di avvicinamento al Gran Premio austriaco è in gran fermento.


Sempre in Ferrari si lavora per trattenere anche Eddie Irvine, il cui rendimento in questa prima parte di stagione è stato ottimo (sei podi in nove gare), tanto da convincere i vertici di Maranello a proporre un prolungamento del contratto; le due parti sono sempre più vicine a trovare un accordo.


Al contrario, è ufficiale il divorzio tra Jacques Villeneuve e la Williams dopo tre anni di partnership, con una menzione speciale per il secondo, quello del Mondiale vinto all’ultima gara contro Schumacher. Mercoledì 23 Luglio 1998, la BAR, il nuovo team che risorgerà dalle ceneri della Tyrrell a partire dalla stagione 1999, rende noto attraverso il maggior azionista della scuderia nonché agente di Villeneuve, Craig Pollock, l’ingaggio del pilota canadese, che guadagnerà dieci milioni di sterline.


"Ha tanti soldi, non farò la fine di Hill con la Arrows".


Dichiara il pilota canadese, che poi si lascia andare ad una confessione:


"Sognavo la Ferrari, ma mai con Schumacher, quella ormai è la scuderia Michael. E non ho mai creduto a un suo addio perché nessun altro è in grado di dargli quei soldi. Se adesso ha una grande immagine lo deve a Maranello. Magari un giorno potessi arrivarci anch'io".


Una scommessa coraggiosa del pilota campione in carica, che lascia un team come la Williams che è sicuramente in difficoltà tecniche, ma rimane ugualmente un top team, per abbracciare un progetto completamente nuovo, la cui competitività in pista sarà tutta da verificare.


Il team di Sir. Frank e Patrick Head pare avere intenzione di rivoluzionare la sua coppia di piloti per il 1999, poiché anche Frentzen viene messo alla porta, destinazione Sauber, probabilmente al posto di Johnny Herbert, a sua volta vicino alla Stewart.


Il primo dei due nuovi piloti della Williams potrebbe essere Alex Zanardi, vecchia conoscenza della Formula Uno che sta facendo faville in Formula CART.



Giunti in Austria, l’argomento del giorno rimane ad ogni modo il rinnovo del contratto di Schumacher, il quale risponde così all’invito di Montezemolo di iniziare a parlare italiano:


"Non dirò una parola nella vostra lingua, fino a quando non la saprò in maniera appropriata".


Poi si torna a parlare della scelta fatta del tedesco di continuare a credere nel progetto del Cavallino. Schumacher ribadisce:


"Avevo altre possibilità, ma con la Ferrari non ho ancora centrato il mio obiettivo, quello di vincere il titolo, e volevo assicurarmi di riuscirci. Dite che adesso sono ferrarista a vita? Beh mi auguro di vivere più a lungo. La mia decisione non è stata dettata dai soldi, a questo proposito ho letto sui giornali cifre non reali, ma dalla bontà del lavoro che stiamo facendo".


"Squadra vincente non si cambia".


Alla vigilia del decimo week-end di gara in calendario, la situazione del compagno Irvine non è ancora ben definita, ma Schumacher non ha dubbi su quale debba essere la scelta del nord-irlandese:


"Ci sono solo due team forti in questa stagione e credo anche nella prossima, noi e la McLaren. Per cui Eddie deve scegliere se stare con me e fare il secondo o diventare primo pilota da un'altra parte, senza però poter salire sul podio".


Michael spende qualche parola anche per il rivale della passata stagione, Jacques Villeneuve, neo-acquisto della BAR:


"Per lui si tratta di fare un'esperienza diversa, cioè quella di far crescere una squadra giovane che deve imparare. Difficile dire adesso se ha fatto bene o male".


E sulla prospettiva di rimanere a vita in Ferrari, Schumacher risponde:


"Veramente conto di vivere, e forse correre ancora dopo il 2002. Quando avrò trentatré anni potrei anche smettere. Passerò alla storia per essere stato sette anni con la Ferrari, ma voglio anche venire ricordato per quello che ha vinto dove non vi è riuscito nessuno per vent'anni. Ho deciso di restare anche perché non vorrei che qualcun altro goda del lavoro che ho fatto in questi anni". "Ho vinto dodici corse, ma non il titolo. Qui noi possiamo vincere, so che voi parlereste di sorpasso, dicendo che la Ferrari e Schumacher sono campioni. Invece non sarebbe ancora così. Questo campionato è molto equilibrato. Io posso vincere in Austria, ma a Hockenheim può fare molto bene la McLaren e arrivare primo Hakkinen. In quel caso tornerebbe in testa lui".


L’A1-Ring, secondo il parere di Schumacher presenta più similitudini con Magny-Cours, piuttosto che con Silverstone, dunque si aspetta una F300 dominante come lo si era vista in Francia, poiché in Inghilterra è stata la pioggia a livellare le prestazioni che altrimenti avrebbero visto la McLaren leggermente davanti.


E se la sua previsione dovesse realizzarsi, potrebbe anche avvenire il sorpasso iridato su Hakkinen:


"Qui potrei davvero scavalcare Hakkinen, ma forse perderei subito il primato a Hockenheim, per poi riconquistarlo in Ungheria. Sarà una lotta dura sino alla fine del campionato".


Al box della rossa, la F300 di Irvine è dotata di fiancate asimmetriche come nei test monzesi della settimana precedente. Schumacher spiega il perché:


"Stiamo studiando un differente sistema di raffreddamento. Eddie lo proverà nelle libere per raccogliere dati. Magari le monterò anch'io. Non c’è invece alcun motore nuovo, anche se quello che impieghiamo qui ha qualche cavallo in più, e la mia nuova scocca non è affatto più leggera delle precedenti. La storia del motore con trenta cavalli in più è solo una barzelletta, ma è vero che ci sono dei miglioramenti, stiamo lavorando bene".


E' però molto fiducioso di poter far bene a Spielberg Mika Hakkinen, al punto che alla vigilia del Gran Premio si sbilancia a dire:


"Italiani, non illudetevi, i più forti siamo ancora noi. Il divario fra McLaren e Ferrari è più netto di quanto, per sfortuna e strane situazioni, non appaia in gara. Ma non sono preoccupato, non ce n' è motivo. Avevamo delle gomme irresistibili, la Goodyear ha lavorato bene, ha annullato lo svantaggio, ma ora la nostra Bridgestone ha ricominciato lo sviluppo e presto la Ferrari tornerà lontana. Siamo superiori nel telaio, nel motore. Negli ultimi test di Monza abbiamo rotto due propulsori, ma Schumacher non è mai riuscito a girare sui nostri tempi, nemmeno con il passo lungo. Mentre noi, in Austria, presentiamo alcune innovazioni che in qualifica ci faranno volare".

"La vera minaccia per il Mondiale è Coulthard, che è andato fortissimo e so già che non mi aiuterà. Da noi non esistono favoritismi, abbiamo la stessa macchina, ognuno fa la sua gara".


Deve mostrarsi fiducioso anche David Coulthard, oramai tagliato fuori dalla lotta per il Mondiale piloti, ma ancora parte fondamentale per il team britannico nella lotta con la Ferrari per quanto riguarda il campionato costruttori. Alcune voci lo davano addirittura appiedato a vantaggio di Villeneuve, prima che il canadese ufficializzasse il suo approdo alla BAR. Nella stagione precedente, Coulthard concluse la gara in terra austriaca con un distinto secondo posto, un piazzamento che ora gli darebbe una bella iniezione di fiducia:


"E’ chiaro che a inizio stagione avrei sperato a questo punto del campionato di trovarmi in testa alla classifica, o se non altro in buona posizione per puntare al primato. Purtroppo non è così, ma con l'eccezione di due settimane fa a Silverstone, non credo di potermi imputare molti errori. Piuttosto in alcune occasioni la fortuna mi ha voltato le spalle. E’ anche vero che ultimamente la Ferrari sembra avere una migliore affidabilità, ma stiamo lavorando duro per tornare davanti. Qui sono fiducioso, anche se le caratteristiche della pista sono più simili a Magny-Cours che non a Silverstone. E la Ferrari in Francia è andata molto bene".


E a proposito di Ferrari, ecco anche una piccola frecciatina indirizzata a Irvine:


"Chi dice che Eddie stia aiutando Schumacher nella lotta per il mondiale, dimostra di non capire molto di questo sport. E oltretutto gli concede troppo credito. Irvine in questa stagione ha aiutato Schumacher solo a Magny-Cours, non è mai stato né sarà mai capace di avvicinarsi a Michael. E chi afferma che la Ferrari è avvantaggiata perché punta tutto su Schumacher, mentre la McLaren potrebbe perderlo perché non fa distinzioni fra Hakkinen e me, dice un'altra cavolata".


A giudicare dai risultati delle prime due sessioni di prove libere venerdì 24 Luglio, si potrebbe tranquillamente dire che né Schumacher né tanto meno Coulthard sapessero di cosa stavano parlando quando indicavano la Rossa come favorita. Previsioni errate che accontentano lo scozzese, un po' meno il ferrarista, solo settimo a fine giornata davanti al compagno di squadra Irvine.


È proprio Coulthard ad ottenere il miglior tempo di giornata, con un solo millesimo di vantaggio su Giancarlo Fisichella, alla guida di una Benetton tornata competitiva anche grazie alle gomme Bridgestone, apparse molto più a loro agio su questo tracciato rispetto alle Goodyear. In terza posizione Hakkinen, seguito da Herbert, Barrichello, Wurz e le due Ferrari.


Complici un paio di uscite di pista, e tanta fatica nel trovare un set-up adeguato, Schumacher non esterna più lo stesso ottimismo palesato ventiquattro ore prima:


"Non posso dirmi ottimista come alla vigilia di queste prove. Ho avuto più problemi del previsto. Al mattino mi si è bloccato lo pneumatico anteriore e sono uscito nella sabbia, perdendo l'intera sessione".


Un inconveniente che si è ripetuto anche nel pomeriggio:


"Questa volta a bloccarsi è stata la gomma posteriore, ma la natura era identica: entrambe le uscite sono state dovute a un cattiva ripartizione della frenata. Soltanto alla fine sono riuscito a migliorare l'assetto della macchina, ma non credo che sia abbastanza per garantirci ottime qualifiche. Il distacco dalle McLaren è troppo grande, bisognerà lavorare duro".


Un fatto curioso accade durante la sessione pomeridiana: nel box Ferrari viene portato un frigo da campeggio contenente tavolette di ghiaccio. Queste vengono poste nelle prese d’aria dei radiatori, con l’obbiettivo di evitare il surriscaldamento del V10, un pericolo più imminente dovuto al fatto che Zeltweg, essendo a 690 metri sul livello del mare, ha un’aria più rarefatta, e di conseguenza lo smaltimento del calore è molto più lento. Per di più, bisogna considerare il caldo estivo che avvolge Spielberg.


Un espediente che il sabato però non è necessario. Ci pensa infatti una pioggia battente a rinfrescare l'atmosfera, e a regalare agli spettatori un’intensa qualifica bagnata.


Intensa ma più breve, dato che nei prima trenta minuti della sessione nessuno si azzarda a scendere in pista, fin tanto che i piloti rompono gli indugi, ed entrano in macchina per affrontare la pioggia copiosa.


Arrivano inevitabilmente errori ed uscite di pista, tra cui la più pesante è quella di Jacques Villeneuve, che finisce nella ghiaia e perde minuti preziosi.


In condizioni proibitive come queste, si esalta ovviamente Michael Schumacher, comodamente in testa alla graduatoria dei tempi fino a dieci minuti dal termine.


Nel frattempo però smette di piovere, la pista si asciuga velocemente e si scatena il caos. La qualifica diventa una vera e propria lotteria, vinta da colui che riuscirà a completare il giro con il miglior tempismo e senza commettere alcun errore. Costui non è Schumacher, né Hakkinen, né Coulthard, ma Giancarlo Fisichella.



Il pilota romano taglia il traguardo per iniziare il suo ultimo tentativo quando mancano quattro secondi, si invola e conquista la sua prima pole in carriera, girando in 1'29"598, sette decimi più veloce di un altro outsider di giornata, Jean Alesi, bravo anche lui a sfruttare al meglio le condizioni incerte del tracciato. Una volta che ha realizzato di essere in pole per la prima volta da quando è in Formula Uno, Fisichella esclama:


"E’ incredibile, incredibile. E dire che ero disperato per la pioggia in quanto la mia vettura andava bene sull’asciutto. Nel finale ho cambiato le gomme, montando un tipo sempre da bagnato, ma più morbido, e ho spinto al massimo. Sono stato anche fortunato: un paio di volte sono uscito di pista, ma senza riportare danni. E poi è andata anche bene, perché mi sono lanciato per l’ultimo giro quattro secondi prima che venisse esposta la bandiera a scacchi. Dedico questa pole alla mia famiglia e a Luna, la mia fidanzata".


In una qualifica così insidiosa, che relega piloti come Villeneuve in undicesima posizione, Coulthard addirittura in quattordicesima e Wurz in diciassettesima, tutto sommato i due duellanti per il titolo mondiale non possono disperarsi, dato che si piazzano in seconda fila: Hakkinen, terzo, precede Schumacher per qualche centesimo di secondo.


In terza fila, Rubens Barrichello porta la Stewart in quinta posizione, mentre Mika Salo festeggia un eccellente sesto posto per la Arrows.


Eddie Irvine, solo ottavo a due secondi da Fisichella, riassume perfettamente il caos creatosi negli ultimi minuti:


"Ci siamo tirati la zappa sui piedi da soli. A un certo punto abbiamo deciso di girare con le gomme intermedie, ma per farle entrare in temperatura ci vuole del tempo e noi non ne avevamo molto. Così, in fretta e furia, abbiamo rimontato quelle da pioggia, che pure non erano sufficientemente riscaldate. C'era un po' di nervosismo. Mi rendo anche conto che la scelta non era affatto priva di rischi, perché se la pista non si fosse asciugata così rapidamente avremmo commesso un altro sbaglio. Inoltre anche se avevamo modificato l'assetto per adeguarlo alle condizioni da bagnato, la macchina scivolava un po' dappertutto".


"La gara sarà molto interessante, visto che nelle prime posizioni ci sono piloti che non sono abituati a partire così avanti. Il mio problema sarà riuscire a scavalcarli".


A differenza di Irvine, Schumacher ha montato ed utilizzato le gomme intermedie, riuscendo così ad issarsi in terza posizione. Anche il pilota tedesco spiega in maniera più approfondita le scelte fatte in sinergia col team:


"La verità è che avevamo programmato due uscite con le gomme da bagnato, ma quando ci siamo resi conto che la pista si stava asciugando e che Alesi con le coperture intermedie continuava a migliorare, abbiamo cambiato strategia per impiegare lo stesso tipo di pneumatico. Tuttavia, per farlo dovevamo modificare l'assetto e aspettare che le stesse gomme andassero in temperatura con le termocoperte. L'operazione è andata per le lunghe, e alla fine non siamo riusciti a compiere tutti i giri che avevamo a disposizione. La pista inoltre era davvero scivolosa, molto più che in tante altre occasioni".


A suo dire, comunque, Fisichellla e Alesi non rappresentano un grosso problema, a differenza di Hakkinen:


"Dovrò impostare la corsa su di lui. L'ideale sarebbe partire alla grande e arrivare alla prima curva davanti a tutti".


Dopo qualche mese di relativa pace, come se non bastasse già di suo la diatriba di Silverstone, McLaren e Ferrari tornano a farsi la guerra per questioni di natura regolamentare: sabato mattina, intorno alle ore 10:00, Ron Dennis si reca al motorhome Ferrari per avvisare Jean Todt che avrebbe esposto un reclamo per il sistema frenante della F300, che secondo i tecnici di Woking riproduce il meccanismo delle quattro ruote sterzanti, già giudicato illegale ad inizio anno dalla FIA in seguito al controverso terzo pedale della McLaren.


"Sappiate che abbiamo intenzione di chiedere ai giudici di verificare quel vostro sistema di controllo della trazione".


Tuona Ron Dennis, ma Jean Todt risponde a tono alle accuse:


"Dennis è venuto per dirmi che avrebbe fatto reclamo contro il nostro sistema frenante. Cosa gli ho risposto? Che facevano bene, se davvero avevano dei dubbi sulla nostra regolarità. Sinora però il ricorso non c’è stato e il motivo lo sanno soltanto loro".


Il manager francese poi decide di anticipare le mosse degli avversari:


"Dopo la visita di Dennis mi sono presentato dal delegato tecnico della FIA Charlie Withing, chiedendo una verifica delle nostre macchine. E la presenza di un suo uomo al box durante le qualifiche l'ho suggerita io".


L’esito dei controlli è che la F300 risulta in tutto e per tutto regolare, facendo arrabbiare ancora di più Ron Dennis, che stizzito controbatte all'indirizzo del manager francese:


"Il colloquio con Todt doveva rimanere riservato".


L’intensa giornata di Jean Todt si conclude con una cena in privato insieme a Peter Sauber; cosa che viene subito malvista dai molti, che vedono in questo incontro un preludio dell’accordo tra i due team affinché al via Jean Alesi non disturbi la gara di Schumacher.


Il giorno dopo, domenica 26 Luglio, la pioggia lascia spazio nuovamente al sole, e con i valori in campo che torneranno ad essere quelli di sempre, bisogna solo capire quanto dureranno Fisichella e Alesi in testa alla gara davanti ai due duellanti per il titolo, anche se la precedente edizione del Gran Premio d'Austria potrebbe far ben sperare gli outsider, poiché nel 1997 Jarno Trulli passò in testa alla corsa dopo il ritiro di Hakkinen alla fine del primo giro, e non la lasciò nelle mani di Villeneuve fino a quando non fu tradito dal motore Honda della sua Prost.


Alla fine del giro ricognizione, Schumacher deve subito fronteggiare un piccolo inconveniente, dato che si piazza di traverso e troppo in avanti sulla griglia; il ferrarista prima alza il braccio, poi aziona velocemente la retromarcia e si sistema.


Un’imprecisione che non lo condizionerà allo scatto.


Schumacher infatti parte bene, ma non bene quanto Mika Hakkinen, il quale alla prima curva si è già sbarazzato di Fisichella e Alesi; il pilota tedesco riesce a disfarsi della Sauber, mentre la Benetton del poleman viene affiancata e superata alla fine del lungo rettilineo che porta alla Remus.



Dietro, nel frattempo, si scatena il caos.


Alla prima curva Takagi manca il punto di frenata, si intraversa e con la sua Tyrrell centra in pieno tre vetture.



Alla successiva curva Remus, Pedro Diniz commette lo stesso errore e colpisce malauguratamente proprio il compagno di squadra Mika Salo, che partiva sesto, e David Coulthard. Conseguentemente, si crea un piccolo ingorgo per il quale rimane bloccato per una manciata di secondi anche Villeneuve, che poi riesce a ripartire senza rimediare alcun danno. Non ne avrebbe nemmeno la McLaren di Coulthard di danni, se non fosse che Mika Salo, nel voler ripartire in fretta e furia, scoda e distrugge l’alettone anteriore della vettura dello scozzese, che quindi deve tornare ai box e sostituire il musetto.


Tutto ciò non interessa Olivier Panis, nemmeno partito a causa di problemi alla frizione.



Tra vetture ritirate e ferme a bordo pista, e detriti nel mezzo della traiettoria, Charlie Whiting opta per la scelta di far entrare la Safety-Car.


Fortuna nella sfortuna per Coulthard, che sebbene si ritrovi ultimo, è già ricongiunto col resto del gruppo e può dar subito vita alla sua straordinaria rimonta.


Dopo due giri si riparte, con Hakkinen e Schumacher in testa, seguiti da Fisichella, Barrichello, Alesi e Irvine.


Sono sufficienti poche curve per capire che la Ferrari ha imbarcato molto meno carburante rispetto alla McLaren: Schumacher pressa Hakkinen in tutte le curve ed il sorpasso sembra solo questione di tempo, ma la difesa di Hakkinen si rivela magistrale, specialmente quando il suo avversario ci prova con decisione all’esterno in curva 4, la Gosser.



Il pilota finlandese non demorde, Schumacher va al bloccaggio e finisce largo. Ne approfitta immediatamente Fisichella, che però non riuscirà a tenere per molto la seconda posizione. Il giro successivo infatti, nello stesso punto dove Hakkinen aveva tenuto botta, Fisichella cede di nuovo il passo a Schumacher, che può così lanciarsi nuovamente all’inseguimento del leader della corsa.



La bagarre imperversa anche al centro gruppo, dove il pilota di casa Alex Wurz tenta di farsi strada battagliando con Jos Verstappen, ma finisce sulla ghiaia in uscita dalla Jochen Rindt, perdendo svariate posizioni.


Al settimo giro, Schumacher ci riprova sempre nello stesso punto incrociando la traiettoria come fatto con Fisichella, ma ancora una volta Hakkinen non si fa sorprendere e resiste alla grande. Si ritira nel frattempo Barrichello per problemi ai freni. Ciò consente ad Irvine, che ha scavalcato Jean Alesi, di portarsi a ridosso del podio, sebbene Fisichella sia già distante qualche secondo.


Alesi invece sembra fare da ostacolo, e così dietro di lui si forma un acceso trenino di piloti formato da Frentzen, Ralf Schumacher, Hill e a breve anche da David Coulthard, che in pochissimi passaggi ha rimontato dall’ultima alla nona posizione.



Al diciassettesimo giro, mentre anche Frentzen si ritira con il motore Mecachrome in fiamme, Michael Schumacher è autore di una pesante uscita di pista in percorrenza della penultima curva, esattamente dove poco prima Wurz aveva commesso lo stesso errore. L’escursione del tedesco però lo porta a decollare su un dosso causato dal dislivello tra l’erba e la ghiaia.


La F300 spicca il volo e l’impatto è pesante.



Schumacher può quasi considerarsi graziato per il fatto di aver rotto solo l’alettone anteriore.


Il pilota tedesco è ovviamente costretto a rientrare ai box per effettuare le riparazioni, ma prima deve percorrere un giro intero della pista con la vettura danneggiata. Il suo errore lascia Hakkinen completamente da solo, a gestire - senza dover forzare in alcun modo - la sua leadership.



Giunto ai box, i meccanici impiegano quasi venti secondi per sostituire gomme e alettone, ed effettuare il rifornimento. Nel frattempo Ross Brawn assiste da vicino, e fa alcuni gesti a Schumacher invitandolo a mantenere la calma. Uscito dai box, Schumacher è ultimo, con un’ardua rimonta da compiere dopo un suo raro errore di guida.


Segue imperterrita la rimonta di uno scatenato Coulthard, che si sbarazza senza troppi patemi anche delle due Jordan e di Alesi, salendo così in quarta posizione, con Irvine nel mirino.


Intorno al ventesimo dei settantuno giri previsti, inizia il primo stint di rifornimenti per i piloti che hanno puntato su una strategia a due soste. Tra questi anche Giancarlo Fisichella, fino ad ora autore di una prestazione solida con ottime chance di rivedere il podio per la terza volta in stagione.


Uscito dai box, il romano si ritrova appaiato con Jean Alesi; questi affonda la staccata alla curva Remus, mentre si trova all’esterno, e va per chiudere la traiettoria una volta accertatosi di essere completamente davanti all’avversario.


Qui, però, Fisichella tenta lo stesso di infilare il muso della Benetton dove non c’è più spazio, e finisce per speronare l’incolpevole Alesi.


Il pilota romano finisce nella ghiaia, con una sospensione danneggiata, mentre Alesi, nel cercare di ripartire, fa maldestramente spegnere il motore. Una sorta di deja-vu per il francese, che anche l’anno prima si ritirò a causa di un contatto nella stessa curva con Eddie Irvine.



Dirà più tardi Alesi, riguardo a questo contatto:


"Probabilmente Fisichella mi avrebbe sorpassato, ma non in quel punto, lì era impossibile. E' stato ingenuo, troppo aggressivo. Doveva ragionare di più".


Ma il pilota romano, dopo aver passato più di mezz'ora chiuso da solo nel motorhome, a sbollire la rabbia, ammette di sentirsi incolpevole: "Se qualcuno ha delle responsabilità, non sono certo io. Rifarei quella manovra, ero più veloce, ero convinto di passare. Anzi, pensavo di averlo fatto, non lo vedevo più, quando all'improvviso me lo sono ritrovato davanti. A quel punto non potevo che andargli addosso. Non voglio far polemiche, Alesi è sempre stato il mio idolo, ma in quella curva ha frenato oltre l'impossibile. La mia era stata una bella staccata, ma nella norma. La sua no. Pensare che fino a quel momento non mi ero preso alcun rischio, non avevo provato a resistere ad Hakkinen in partenza, mi ero tirato da parte con Schumacher, perché volevo finire la gara, andare sul podio. In un attimo è sfumato tutto".


"Magari fra qualche giorno con Alesi ci rideremo sopra, ma adesso no. Ora sono troppo deluso, triste. La mia tattica era chiara, la mia strategia prevedeva di passare proprio in quel punto, non potevo aspettare oltre. Visti i problemi di Schumacher, ero convinto di finire secondo. Invece in mano non mi resta niente. L'ennesima occasione mancata: cominciano ad essere tante".



Hakkinen corre sempre più in solitaria.


Irvine, ora secondo, è distante e deve guardarsi alle spalle, perché Coulthard ha ridotto il gap. L’ennesimo scossone nelle parti alte della classifica permette a Ralf Schumacher, Jarno Trulli e Jacques Villeneuve di occupare le restanti posizioni a punti.


Dietro di loro, però, arriva come un fulmine Michael Schumacher, che in questa fase è il pilota più veloce in pista, segno che la vettura non ha riportato danni pesanti o irreversibili. Il due volte iridato scavalca chiunque gli si pari davanti con facilità disarmante, ed intorno al trentesimo giro, dopo aver sorpassato Hill ed Herbert, si trova in settima posizione, attaccato a Trulli e Villeneuve.


Nel frattempo Irvine si ferma per la prima delle due soste in programma, permettendo a Coulthard di scalare in seconda posizione.


In McLaren invece hanno optato per una sola sosta, che Hakkinen effettua in tutta tranquillità al trentaquattresimo giro per evitare un gruppo di doppiati tra i quali presenzia anche Schumacher. Coulthard invece, che già si era fermato per sostituire l’alettone, effettua il cambio gomme e il rifornimento solo quando ha la certezza di aver accumulato il vantaggio necessario che gli consente di rientrare davanti ad Irvine, conservando così la seconda posizione. La sosta avviene senza intoppi, e in McLaren cominciano a sentir odore di doppietta.


Michael Schumacher intanto entra in zona punti, superando Villeneuve e Trulli. Dopo il secondo pit-stop retrocede nuovamente in settima posizione, ma una volta conclusasi la seconda ondata di soste è quinto; verso la strada che lo porta sul podio, ci sono suo fratello Ralf e il compagno di squadra Irvine. Due sorpassi facili da effettuare, potrebbe azzardare qualcuno. Il giovane Ralf, invece, una volta raggiunto dal fratello maggiore, vende cara la pelle.



Michael rischia il contatto tra le vetture al cinquantaduesimo giro, quando stacca profondo e per poco non finisce per colpire il retrotreno della Jordan, evitato per una questione di centimetri. Il ferrarista finisce lungo, conscio di aver giocato l’ultimo jolly di giornata. Il passaggio successivo riprova, con meno fervore, a superare Ralf, il quale chiude alla perfezione le traiettorie senza tentennare.


Il terzo tentativo è quello buono: alla curva Gosser Michael lo affianca all’interno e non lascia scampo al fratello, protagonista comunque di una difesa eccellente.


Ci sono quindici secondi a dividere Eddie Irvine dal suo caposquadra. Dopo la decisione della FIA di proibire gli ordini di scuderia in seguito all'episodio consumatosi durante la gara di apertura in Australia che vide coinvolti i piloti McLaren, in casa Ferrari devono solo scegliere la scusa migliore per giustificare quello che sarà l’improvviso rallentamento di Irvine.


Il nord-irlandese, infatti, inizia a girare con tempi più alti di oltre due secondi al giro rispetto a Schumacher, che riduce rapidamente il gap. Alcuni giornalisti si avvicinano a Jean Todt per chiedere cosa succede ad Irvine, e il team manager della Ferrari li liquida con un laconico brakes, ovvero problemi ai freni.



Che ci si creda o meno, a tre giri dalla fine Schumacher passa agevolmente Irvine e sale in terza posizione, limitando nel miglior modo possibile i danni, dato che nel frattempo Mika Hakkinen va a vincere in tutta tranquillità per la quinta volta in stagione. David Coulthard completa la doppietta McLaren, che mancava dal 10 Maggio in Spagna, e si regala una delle migliori prestazioni della carriera. Le Ferrari tagliano il traguardo quaranta secondi dopo, poi giungono Ralf Schumacher e Villeneuve a completare la top six.


Sul podio la gioia di Hakkinen è tale da fargli cadere dalla testa il cappellino sponsorizzato Bridgestone. Lui nemmeno se ne accorge mentre agita con forza le braccia, ed è Coulthard a riposizionarglielo dolcemente sul capo. Mika fa bene ad esultare, perché con questa vittoria può staccare in classifica uno Schumacher che sembrava aver preso lo slancio necessario al sorpasso in classifica.


Ora il gap tra i due è di otto punti.



In conferenza stampa, quando gli fanno notare che gli mancava la vittoria dalla gara nel principato di Monaco, due mesi prima, il pilota finlandese esclama:


"Davvero è passato cosi tanto tempo? Beh, in tal caso sono ancor più felice di essere tornato al successo. Oggi si tratta di una vittoria che potrei definire eccellente. Il team ha avuto un ruolo fondamentale affinché ciò avvenisse. La strategia ad una sola sosta ha pagato, poiché anche se avevo una vettura pesante nella prima parte di gara, riuscivo comunque a spingere ed essere veloce senza troppi problemi".


"Al mattino, nel warm up, mi sono reso conto che potevamo rifilare alla Ferrari un secondo al giro, e in un circuito corto come questo è un divario enorme. è un successo prezioso, che mi dà molta fiducia, perché abbiamo vinto su una pista che non ci era congeniale".


Il suo scatto felino al via è stato senza dubbio decisiva per la sua vittoria:


"Le partenze sono sempre momenti in cui tutto può accadere, non puoi mai sapere quanto partiranno bene quelli che ti stanno davanti. L’unica cosa che io posso fare è cercare di partire ogni volta nel miglior modo possibile, e oggi per fortuna ci son riuscito. Ho avuto buona trazione nei primi metri anche grazie alle Bridgestone, e alla prima curva ero già primo. Corro da quando ho sei anni, e di partenze ne ho fatte tante, e posso dire che non so se questa è la mia migliore in assoluto, ma di certo è la migliore di quest'anno".


Poi la lotta con Schumacher, durante la quale si è difeso egregiamente:


"Avevo capito che lui era partito per fare due soste e quindi viaggiava più scarico di me. Un leggero problema di bilanciamento ai freni nella prima parte di gara mi impediva di staccare nel punto ideale, e per questo Schumacher riusciva a starmi attaccato, ma questo non mi ha innervosito. Se fai questo lavoro, devi considerare la possibilità di avere un avversario attaccato al retrotreno della tua macchina, anche per tutti i settanta giri di una gara. E se cominci a pensare...oddio, adesso mi può superare, prima o poi finisci che commetti un errore. Sapevo invece che se Michael avesse continuato a starmi così vicino prima o poi avrebbe avuto problemi di surriscaldamento del motore o problemi di gomme. Ha provato a passarmi, non c’è riuscito, e poi ha commesso a sua volta un errore".


Tanta soddisfazione anche per Coulthard, che dopo un periodo di totale appannamento torna a mettere in mostra il suo talento con una rimonta magistrale:


"E’ stata senza dubbio la corsa migliore della mia carriera. È bello poter tornare sul podio, soprattutto considerando la pessima qualifica avuta ieri. Alla vigilia del week-end non mi sarei mai aspettato di dover partire cosi indietro, ma in quelle condizioni può accadere di tutto ed essere pronti a sfruttare le occasioni che ti si presentano, e io non l’ho fatto. Dopo l’incidente alla seconda curva sono stato fortunato per il fatto che sia entrata la Safety car, cosicché ho cambiato la mia ala anteriore e son tornato in pista ultimo, ma senza dover recuperare terreno su chi mi stava davanti. E quando hai una macchina veloce come la mia, superare diventa piuttosto facile. Inoltre devo fare i complimenti a tutti i piloti che ho superato, perché sono stati tutti molto onesti".


L’espressione ed il tono di voce di Michael Schumacher contrasta decisamente con la felicità dei due piloti McLaren, la cui delusione per aver commesso un errore, che lui stesso definisce banale, è palpabile. Il ferrarista comincia col dire che non c’è stato nessun ordine di scuderia, mantenendosi sulla stessa linea di Jean Todt:


"Non c’è stato alcun accordo. Tutti e due avevamo problemi di freni e quelli di Eddie erano probabilmente più gravi dei miei. Per radio ci hanno invitato a rallentare, e così io ho raggiunto il mio compagno di squadra. È chiaro che a quel punto non avrebbe avuto senso per Irvine ostacolarmi, mettersi davanti a fare zig-zag".


"Quando mi sono deciso ad attaccarlo in fondo al rettifilo d'arrivo, lui non ha ceduto ed è finito sul cordolo esterno. A quel punto è stato per me semplice affiancarlo e passarlo. Se volete possiamo andare a risentire insieme le comunicazioni radio. Il fatto che Irvine abbia di nuovo accelerato dopo che l'ho superato non vuol dire nulla, può darsi che ci sia stata una successiva comunicazione dai box che consentiva di accelerare".


Poi Schumacher parla del suo errore, che di fatto ha spianato la strada ad Hakkinen verso la vittoria:


"Considerando l'uscita che ho fatto, la mia Ferrari si è rivelata robusta come un camion. Sono saltato letteralmente per aria e ho sollevato così tanta terra che mi è entrata addirittura nell'abitacolo, trasformando il resto della mia gara in una specie di massaggio giapponese alla schiena. In quel momento pensavo ai danni e al fatto che dovevo fare un giro completo senza alettone prima di rientrare ai box, perdendo tantissimo tempo. In ogni caso è stata colpa mia: ho sbagliato traiettoria, e ho perso il controllo della macchina. I meccanici sono stati bravissimi cambiando il muso".


Dopodiché è cominciata la rimonta che lo ha portato sul podio:


"Nell'incidente avevo perso i deflettori, ma la macchina sembrava rispondere bene e così sono risalito al terzo posto, una bella sfida con me stesso, soprattutto dopo che alla seconda sosta mi sono ritrovato alle spalle di quei piloti che avevo superato pochi giri prima".


Un risultato che comunque rappresenta un passo indietro in entrambe le classifiche iridate, dato che la doppietta McLaren ricaccia la Ferrari a dodici punti di distacco nei costruttori:


"Non sono eccessivamente preoccupato. Sinora siamo stati competitivi in tante piste, e in vista di Hockenheim abbiamo novità in arrivo".


Conclude il pilota tedesco.


Raggiunto dai giornalisti, anche Irvine ovviamente conferma la versione data dal suo team manager e dal compagno di squadra, che lo vedeva in crisi coi freni:


"Avevo dei problemi ai freni anteriori, e sono stato costretto a intervenire sul manettino che ripartisce la frenata per spostarla di più sul posteriore. Rischiavo a ogni curva di finire lungo, ecco perché ho rallentato così. Perché dopo il sorpasso di Michael ho ripreso a tirare? Ho semplicemente cercato di spingere un po' di più per cercare di seguirlo. Per vedere se riuscivo a stargli dietro, ma alla fine ho capito che era meglio salvaguardare i freni".


"Sono contento lo stesso. Ho fatto una discreta partenza, considerando che avevo un problema alla frizione e le marce entravano bruscamente. Un guaio che avevo già nel warm-up e non eravamo riusciti a risolverlo del tutto".


Infine, Jean Todt commenta la gara, dicendo:


"Non posso dire che siamo contenti, la McLaren ha recuperato nove punti, Schumacher è indietro di otto. Sarà una lotta dura, non molleremo. La corsa al mondiale è sempre aperta. Venerdì proveremo la vettura lunga, a Monza ha dato indicazioni incoraggianti. Faremo di tutto per ridurre il divario con la McLaren. Dovremo saper sfruttare meglio le situazioni favorevoli. Quello che non siamo riusciti a fare sabato. Abbiamo perso tempo per scegliere le gomme, per un pugno di secondi abbiamo mancato l'ultimo giro e quindi la pole".


Più che sugli ordini di scuderia agilmente celati dalla Ferrari, la FIA dovrà chiedersi se in questo sport di squadra, dove i numeri uno e i numeri due all’interno di un team ci sono sempre stati, la nuova norma introdotta ad inizio stagione, che vieta tutto ciò, non sia in effetti una svista clamorosa. Certo, intanto Ecclestone liquida tutto dichiarando:


"Non credo al gioco di squadra. La Ferrari aveva dei problemi, credo siano contenti di essere arrivati in fondo".


Intanto, il circus non si ferma, perché la settimana successiva si corre di nuovo, sullo storico circuito di Hockenheim, in Germania. Un contesto ideale per il nativo di Kerpen, al fine di evitare che il suo rivale nella lotta al titolo possa tentare la fuga, nonostante la sua Ferrari ancora soffra di una cattiva efficienza aerodinamica.


Davide Scotto di Vetta

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