#12 1997: GP Germania, il ritorno di Gerhard!

Aggiornato il: mar 22



Mercoledì 16 luglio 1997, Gerhard Berger torna al volante della sua Benetton dopo oltre cinquanta giorni trascorsi tra casa e ospedale a cercare di guarire i suoi problemi di sinusite con ben tre interventi chirurgici, e contemplare allo stesso tempo il suo sostituto Alexander Wurz stupire tutti con delle ottime prestazioni nelle tre gare disputate, culminate con il podio a Silverstone.


Il suo ritorno in pista però non è di quelli più graditi: durante la sessione di test sul circuito di Monza a cui partecipa anche il team di Flavio Briatore, Berger finisce fuoripista ad una velocità di 300 km/h.


Un incidente che non colpisce minimamente il veterano ex Ferrari:


"Poteva essere un brutto incidente, per fortuna sono andato sull’erba e non ho avuto problemi o danni. Ma non è stato proprio un rientro facile. È da molto tempo che sono in Formula Uno, ne ho viste e passate tante. Dunque non mi perdo d’animo. Sono un corridore e voglio continuare questa attività. Anche se il mio contratto scade a fine stagione, ho buoni rapporti con la squadra".


Poi, riguardo a presunte voci che lo vedrebbero a capo della Benetton a partire dal 1998, Gerhard risponde dicendo:


"A proposito, ho letto di un mio eventuale incarico come manager per sostituire Briatore".


"No, voglio essere chiaro, non ho mai parlato con il team per svolgere un’altra mansione. Il mio obiettivo è di correre per altre due o tre stagioni. Di solito in questo periodo ci si preoccupa di cercare una sistemazione per la stagione successiva, ma io non ho avuto né tempo né voglia di pensarci".


Non solo Berger, comunque, è finito fuoripista.


Il giorno precedente, Michael Schumacher torna ai box con la sua Ferrari su tre ruote a bassissima velocità: era già esposta la bandiera rossa per l'uscita di strada di Fisichella con la sua Jordan (acceleratore semi bloccato a 250 km/h) quando la Ferrari del tedesco ha accusato l'improvviso scoppio dello pneumatico posteriore destro, ad una velocità di 300 km/h a trecento metri dalla curva Parabolica. Michael ha conservato il controllo della monoposto dimostrando la solita freddezza e maestria, ma quando è rientrato ai box la sua faccia era quella della paura.


Il giorno successivo, anche Alesi deve concludere in anticipo i suoi test a causa di una testacoda alla variante Ascari, e come lui anche Ralf Schumacher finisce sull'erba.


Va meglio a Michael, che però non riesce a portare a termine il programma prefissato per la giornata dalla Ferrari. Il tedesco avrebbe dovuto simulare un Gran premio, e per questo è regolarmente partito con la macchina in assetto da gara, ma dopo aver compiuto due giri si è visto sventolare la bandiera rossa, esposta dai commissari perché la Prost di Jarno Trulli era rimasta ferma in pista dopo un testacoda.


Quando poi Schumacher è ripartito, dopo pochi giri è stato costretto improvvisamente a fare ritorno ai box a causa di alcuni problemi meccanici.


Jacques Villeneuve è invece riuscito a portare tranquillamente a termine il suo lavoro.


Il giorno successivo, Schumi è di nuovo costretto a fermarsi a causa della rottura del nuovo motore, arrivato in giornata da Maranello. Il tedesco compie 14 giri con il vecchio, quindi, a metà pomeriggio, inizia a simulare il GP con il nuovo 046/2. Ma al quarantaseiesimo giro, alla curva di Lesmo, si ferma.


E mentre molti piloti protestano per i cordoli lungo la pista troppo alti, Ralf Schumacher inanella il giro più veloce nel quarto e ultimo giorno di prove, demolendo il record del circuito.


Heinz-Harald Frentzen, intanto, si scaglia contro la campagna di stampa del Sun, dato che il settimanale inglese, dopo le continue critiche per le sue prestazioni, arriva perfino ad insinuare un possibile licenziamento dalla Williams a vantaggio del suo predecessore, il campione del mondo Damon Hill:


"Non posso giustificarmi tutta la vita, qualcuno passa terribili pettegolezzi a quel giornale, e qualcuno dovrà pagare", tuona il pilota tedesco contro la stampa.

Nuove accuse e polemiche coinvolgono anche la Ferrari, dopo l'attacco di Patrick Head:


"La Ferrari ha un sistema anti-pattinaggio che la federazione ha approvato. Secondo noi non è regolare ma se lo hanno approvato per le auto di Maranello dovranno approvarlo anche per noi".


Ma la risposta secca della Ferrari non si fa attendere:


"Se sono convinti di quello che dicono, chiedano una verifica tecnica sulle nostre macchine. Si accorgeranno che non c'è niente di irregolare".


Da Parigi intanto, Alain Prost minaccia di abbandonare la F1 se non passerà il progetto di trasferire la scuderia che porta il suo nome da Magny-Cours a Satory, nei pressi di Versailles. In un'intervista al quotidiano francese Les Echos, il quattro volte campione del mondo spiega che il cambiamento di sede è la condizione necessaria per diventare una scuderia competitiva in grado di lottare per il campionato del Mondo. L'abbandono di Magny-Cours, secondo Prost, non porterà licenziamenti nella scuderia, dove lavorano 90 persone, dato che il francese ne vuole 150:


"Ma se mi mettono i bastoni tra le ruote potrei abbandonare il progetto".


Pochi giorni dopo, il 22 luglio 1997, la Benetton ufficializza l’ingaggio del promettente Giancarlo Fisichella per la prossima stagione, in sostituzione proprio dell’austriaco. Gli ottimi risultati del romano non sono passati inosservati e Briatore, pur di accaparrarselo prima di tutti, ha pagato una penale alla Jordan per liberarlo dal contratto vigente col team di Eddie.


"Mi fa molto piacere tornare in una squadra italiana ma sono anche grato alla Jordan per la quale cercherò di ottenere i migliori risultati possibili in questo campionato", commenta soddisfatto Giancarlo Fisichella.


C’è dunque aria di rivoluzione in casa Benetton, dato che si valuta con attenzione anche la situazione dell’altro sedile momentaneamente occupato da Jean Alesi, il quale non ha certo sovrastato il rookie Alex Wurz nel breve confronto diretto avvenuto tra i due nelle ultime tre gare.


Le probabilità di avere Wurz al posto dello stesso Alesi a far coppia con Fisichella nel 1998 sono altissime.


Ma a questo punto della stagione, ci sono anche altri temi caldi a tener banco in attesa di partire per la Germania, dove si terrà la decima prova del campionato sul circuito di Hockenheim.


In primis, il 22 luglio 1997 diventa ufficiale da parte della FIA la cancellazione della diciassettesima gara in calendario ad Estoril, evento che era già stato precedentemente estromesso dal calendario poiché i lavori di rimodernamento richiesti non erano stati effettuati nei tempi richiesti, e pertanto la prova era stata sostituita con il GP d’Europa da tenersi a Jerez per chiudere la stagione.


Dopodiché il governo portoghese, acquisendo la pista aveva garantito il completamento dei lavori, ma ormai era troppo tardi e i team hanno categoricamente rifiutato una riammissione del Gran Premio nel calendario.


Ad ogni modo, in seguito alle sessioni di test, in casa Ferrari suona un piccolo campanello d’allarme, visto che al doppio ritiro per cause meccaniche arrivato in Gran Bretagna seguono altri problemi, nella fattispecie al motore ed al cambio. Intoppi che preoccupano il leader del mondiale Schumacher:


"Non posso dire di essere soddisfatto di questi tre giorni di prove, volevamo preparare assetti e controllare l’affidabilità, e invece abbiamo lavorato poco e purtroppo senza risultati positivi. Bisogna continuare a lavorare duro, se non finisco le simulazioni, in gara può capitare la stessa cosa, e in questo modo la situazione in campionato può cambiare rapidamente. Sono preoccupato, ma spero che i nostri tecnici trovino le cause di questi guai e le risolvano".


La situazione è tale che la Ferrari continua a lavorare anche a Fiorano con Eddie Irvine, impegnato in nuovi test fino a sera inoltrata.


Diversamente dalla Rossa, sorridono in vista di Hockhenheim la McLaren, che completa simulazioni di gara senza riscontrare alcun guasto e mettendo in mostra un ottimo passo, e la stessa Benetton, che insieme a Berger concentra tutte le sue attenzioni sullo sviluppo del motore, fattore cruciale per la pista tedesca, che con i suoi lunghi rettilinei sarà un duro banco di prova per tutti i propulsori.


Giunti in Germania, come logico aspettarsi è subito Schumacher-mania.


Il sold-out dei biglietti è immediato e per tutto il week-end si prevede un’affluenza totale di circa 300.000 spettatori. Numeri da capogiro che motivano ancor di più il pilota tedesco:


"Sono emozionato, non tanto perché mi presento ad Hockenheim in testa al Mondiale, quanto per il fatto di correre a casa davanti ai miei tifosi".


Per la sua gara di casa, soprattutto considerando i problemi affiorati ultimamente, Schumacher non vuol correre rischi e propende per la prima versione del motore Ferrari piuttosto che per lo step 2, risultato problematico durante i test e dunque una scelta fin troppo ottimistica per un circuito del genere.


È di diverso avviso Eddie Irvine, che forse non avendo tra la testa alcun pensiero riguardante la vittoria del Mondiale, ai microfoni dei giornalisti dichiara di propendere per i motori nuovi:


"E’ più potente lo step 2 e qui servono i cavalli. Con quello ci sono più probabilità di lottare con i nostri rivali".


E parlando idei presunti problemi al motore, Eddie ci tiene a precisare:


"Non è un problema di cavalli ma di come sfruttare quelli che abbiamo. E in questo noi siamo meno efficienti di altri. Ognuno dei due motori ha i suoi pro e i suoi contro. Qualunque scelta fai rischi di sbagliare".


Nel dubbio, intanto, da Maranello partono per Hockenheim dodici motori step 1 e dodici motori step 2, dopo che a Monza la Ferrari ha provato perfino una specie di motore step 3, in cui l'acqua del raffreddamento lavora a 105 gradi anziché a 90.


Ma, infine, il team diretto da Jean Todt preferisce essere prudente dopo il doppio zero di due settimane prima e, seguendo la linea consigliata da Schumacher, lasciano a riposo la versione step due per la gara, beneficiandone solo in qualifica.


L’aria di casa si fa sentire per Schumacher, ma non solo: infatti, il giovane Ralf stampa il primo tempo durante le prove libere proprio davanti a Michael, in una giornata fortemente condizionata dalla pioggia, che non permette ai team di completare i loro programmi di lavoro. E a chi chiede a Michael se per caso il fatto che il fratello minore sia in testa alle classifiche del venerdì sia stato fatto apposta, il pilota della Ferrari, divertito, risponde:


"No no no, non gli ho fatto nessun regalo, il merito è tutto di Ralf, è stato davvero il più bravo, il più veloce, il più tutto. Semmai, diciamo che il regalo se lo è fatto da solo".


Poi, parlando delle novità portate in Germania, Schumacher puntualizza:


"Non abbiamo portato nessuna novità, la macchina è la stessa che avevamo in Francia. L'unica modifica sostanziale doveva riguardare l'alettone anteriore che io ho provato giorni fa a Monza ma non mi pare che abbia dato incrementi significativi. Con la pioggia non l'abbiamo neppure montato e quindi credo che non lo useremo in questa gara".


Le prove sono movimentate, oltre che dalla pioggia, anche da alcuni avvenimenti in pista, come Hakkinen che si ferma a causa dell'ennesimo motore rotto, o Villeneuve che per poco non viene coinvolto in un incidente con la Minardi di Tarso Marques.


Il sedicesimo e il diciottesimo posto in graduatoria delle Williams fa capire quanto siano poco indicativi i tempi di queste prove libere, sebbene per la squadra di Frank Williams e Patrick Head si profili un fine settimana molto più duro del previsto.


Il giorno successivo, in qualifica, il caso vuole che in prima fila si piazzino il presente ed il futuro della Benetton. Con gran sorpresa per tutti il rientrante Gerhard Berger conquista la pole position che gli mancava dal GP del Belgio 1995, quando guidava ancora una Ferrari, mettendosi dietro proprio colui che dovrà sostituirlo, Giancarlo Fisichella. Una prestazione eccezionale quella del trentottenne austriaco, che sembra tutto fuorché uno prossimo alla pensione o appena tornato in pista dopo sette settimane di stop:


"Con tutto quello che ho passato negli ultimi tempi sono felice. Lo sono anche per la Benetton che negli ultimi tempi ha vissuto momenti molto duri. Conosco bene questa pista, ho corso qui tante volte nella mia vita, ero tranquillo, la macchina andava bene, il motore una bomba, ed eccomi qui. Tutto questo però non influirà minimamente sulla decisione che ho preso di lasciare la squadra a fine anno. Il mio futuro non cambia ma sono contento che la Benetton stia uscendo dal tunnel".


Fisichella rimanda l’appuntamento con la sua prima pole in carriera per soli 23 millesimi, ma visto come gli stanno andando le cose non può certo lamentarsi:


"Certo, mi va bene, anzi benissimo, ma perdere la pole per 23 millesimi fa rabbia. Mi sono giocato tutto all’ultima curva dell’ultimo giro, ho avuto una piccola incertezza e sono uscito troppo largo. Domani punto al podio, anche se la mia vettura va talmente forte che non voglio pormi limiti".


Giancarlo inoltre riceve i complimenti anche da Berger:


Bravo questo Fisichella, credo sia il miglior pilota italiano negli ultimi tempi, e sono convinto che diventerà un campione.


Come a Silverstone, Schumacher e Hakkinen compongono la seconda fila, mentre è inspiegabile la scarsa performance di entrambe le Williams, dato che Frentzen è solamente quinto, mentre Villeneuve è addirittura nono. Durante le qualifiche, il pilota canadese utilizza tre motori e tre macchine diverse, salendo perfino sul muletto di Frentzen:


"Volevo vedere se con i suoi assetti le cose sarebbero andate meglio. Invece no. Perdevo molto in velocità massima e in curva andavo male. Non credo che la nostra vettura sia peggiorata, bensì sono gli altri che hanno fatto progressi. Ora dobbiamo capire cosa è successo e cercare di rimediare per la gara. Non tutto è perduto, speriamo bene".


Un’affermazione quella del canadese che fa irrimediabilmente pensare ad Adrian Newey, ora in forza alla McLaren, e fulcro della progettazione e dello sviluppo della vettura più forte delle ultime stagioni, la cui assenza si fa già sentire dopo pochi mesi.


"Jacques perdeva tre chilometri di velocità massima e così gli abbiamo cambiato motore ma nemmeno con quello nuovo le cose sono andate meglio. Non riusciamo a capire cosa possa essere accaduto", spiega l'ingegner Dudot, il capo del progetto Renault. Mentre i nervi a fior di pelle di Patrick Head sono palesi, tant’è che circondato dai giornalisti si rifiuta di proferire una sola parola prima di allontanarsi. Pare però che in un momento di sfogo Patrick Head abbia mormorato a mezza bocca:


"Non capisco, o sono diventato vecchio io o c'è qualcosa che non va con questi piloti".


Schumacher, invece, continua ad esporsi in maniera molto pacata dinnanzi alle richieste dei giornalisti:


L’importante è andare a punti e stare davanti a Villeneuve. Se poi ci sarà la possibilità di ottenere qualcosa di più non ce la lasceremo scappare.”


Nonostante siano ben cinque i team diversi nelle prime sei posizioni, la Benetton è la squadra che riesce a piazzare meglio entrambi i piloti e pertanto per gli addetti ai lavori risulta la favorita per la gara, al netto delle strategie da intraprendere - ci si interroga se sia più redditizio puntare su una o due soste - o della scelta delle gomme, con Ferrari, Jordan e Williams che preferiscono usare il compound più duro al contrario di Benetton e McLaren che optano per il più morbido.


Tutto ciò, senza dimenticare il fattore affidabilità.


Il numero dei tanti pretendenti al successo in terra tedesca si decurta immediatamente dopo appena un giro di gara.


Al via le prime quattro posizioni rimangono invariate.


Fisichella deve difendersi sul primo lungo rettilineo da Schumacher e Hakkinen ma stacca profondo e mantiene il secondo posto; dietro di loro avviene il contatto tra Irvine e Frentzen in uscita di Curva 1, con il tedesco che tenta di restare affiancato al ferrarista all’esterno, senza valutare il logico allargamento di traiettoria che avrebbe fatto Irvine. Il contatto causa la foratura della gomma posteriore sinistra per Irvine e la gomma anteriore destra per Frentzen.



Tutti e due devono effettuare un giro intero su tre ruote, danneggiando in maniera irreparabile il fondo della vettura, e, nel caso di Irvine, anche la fiancata, da dove fuoriesce del fuoco nel momento in cui Eddie torna ai box. Il ritiro diventa l’unica opzione praticabile sia per la Ferrari che per la Williams.


Ritiro che proprio non ci voleva per chi come i due protagonisti dell’incidente devono cercare di guadagnarsi la riconferma per la stagione successiva.


Frentzen, forse ancora a caldo, non ci sta a prendersi la colpa per l’incidente, ed anzi prova ad addossarla ad Irvine:


"Io ero all’esterno, Eddie era all’interno e in uscita di curva mi ha spinto fuori e non potevo andare da nessuna parte se non sull’erba e ci inevitabilmente siamo toccati. Si, ho avuto problemi con lui già un paio di volte in passato, ma non è questo il punto. La sua manovra non era necessaria, deve capire che non gira da solo in pista".


Ma le sorprese non sono terminate: alla curva Agip, Coulthard è autore di un’escursione sulla ghiaia, poi rientra ai box alla fine del primo giro e sostituisce il suo alettone anteriore, visibilmente danneggiato. Ciononostante, ripartito ultimo, lo scozzese percorre mezzo giro a velocità ridotta, a causa di un guaio alla trasmissione; anche per lui non c’è nulla da fare.


Dopo appena un giro tre piloti di alta classifica hanno già abbandonato le danze.


Nelle tornate successive, le prime sei posizioni sono occupate nell’ordine da Berger, Fisichella, Schumacher, Hakkinen, Alesi e Villeneuve, ma come già si era potuto evincere dalle qualifiche, i valori in campo non sono quelli visti né a Silverstone né tanto meno nelle gare ancora precedenti. Berger guadagna costantemente sugli altri girando quasi un secondo più veloce rispetto a Fisichella; Schumacher esercita una leggera ma innocua pressione sulla Jordan, lo stesso fa Alesi su Hakkinen, mentre Villeneuve non solo non tiene il passo di chi lo precede, ma viene braccato dalla Prost di Jarno Trulli.


Una situazione che è comunque di stallo, e gli unici a tentare manovre di sorpasso sono le due Arrows. Hill passa Herbert alla curva Agip e si porta in decima posizione. Subito dopo il compagno Diniz prova a sbarazzarsi della Sauber ma alla prima chicane Clark sbaglia in maniera grossolana il punto di frenata centrando in pieno il retrotreno di Herbert.


Entrambi devono ritirarsi.


Al sedicesimo giro la Benetton scopre le sue carte: Alesi va ai box, il passaggio successivo tocca a Berger che lascia la testa della corsa a Fisichella.


Un’entrata ai box così prematura può solo voler dire una strategia a due soste.


L’austriaco rientra giusto dietro Mika Hakkinen, una situazione non ideale per lui che deve cercare di spingere al massimo ad ogni giro, ed avere il finlandese davanti può causargli fatali perdite di tempo. Gerhard tuttavia è in stato di grazia e non ha alcun problema nel sbarazzarsi di Hakkinen in staccata, una manovra cruciale che lo attesta in terza posizione ad otto secondi da Fisichella e a sei da Schumacher.


Tra il ventunesimo ed il ventiduesimo giro effettuano il loro pit-stop Schumacher, Hakkinen e Villeneuve. Al rientro in pista, Michael perde la posizione su Alesi, che tuttavia dovrà fermarsi ancora, mentre Hakkinen nel frattempo sembra ben lontano dall’eccezionale passo gara mostrato a Silverstone e ha perso svariati secondi da quello che ora è un affiatato duo in bagarre.


Dietro di lui guadagna pericolosamente terreno un folto gruppetto di piloti capitanato da Villeneuve.


Intanto, Fisichella allunga leggermente il suo primo stint di gara, anche perché le sue gomme non sembrano evidenziare segni di cedimento, e il vantaggio su Berger rimane pressoché invariato. Così facendo, quando rientra ai box e torna successivamente in pista, Alesi e Schumacher, seppur non lontanissimi, sono comunque dietro di lui.


È chiaro che i due a contendersi la vittoria, salvo clamorosi imprevisti, saranno Berger e Fisichella.


Il romano ora deve provare a tenere il passo della Benetton, in modo da tornare davanti nel momento in cui quest’ultima rientrerà per la seconda sosta. In tale scenario Berger dovrà riguadagnarsi la posizione in pista.


Schumacher potrebbe provare a rientrare nella lotta per il successo, ma l’ostacolo di Alesi non gli consente di spingere al limite la sua Rossa; il pilota francese va anche largo alla prima chicane in un’occasione, ma il ferrarista non riesce ad infilarsi.


A metà gara esatta, Berger è saldamente in testa alla corsa con circa diciassette secondi di vantaggio su Fisichella, poi seguono Alesi e Schumacher in coppia, e più staccati Hakkinen, Villeneuve, Trulli e Ralf Schumacher, il quale sta perdendo nettamente il confronto con il compagno di squadra proprio qui sulla sua pista di casa.


Questo gruppo di piloti guidato (e bloccato) da Hakkinen viene rimpinguato ulteriormente quando Jean Alesi rientra ai box per la sua seconda sosta; il francese lascia strada libera a Schumacher, ma si ritrova a far da fanalino di coda al suddetto gruppetto. Anche se con gomme più fresche, la benzina appena imbarcata gli rende l’impresa di scavalcarli abbastanza ardua, se non impossibile. Non a caso, l’ex ferrarista rimarrà bloccato lì dietro Ralf Schumacher fino alla bandiera a scacchi, ma per sua fortuna sfrutterà le disgrazie e gli errori altrui per tornare in zona punti.


L’errore in questione vede come protagonista in negativo Jacques Villeneuve, che chiude anticipatamente un week-end da dimenticare in tutto e per tutto. Al trentatreesimo giro, all’ingresso della prima chicane e nel tentativo di difendersi da un deciso attacco di Trulli, Villeneuve perde il posteriore della sua Williams e finisce nella ghiaia.


Il canadese e la Williams vedono di nuovo tutto buio dopo la vittoria fortunata ottenuta in Gran Bretagna.


Nello stesso giro in cui Villeneuve getta alle ortiche un probabile piazzamento a punti, Berger si ferma per il secondo pit-stop: è un momento cruciale della gara.


I meccanici impiegano 6.4 secondi per cambiare le gomme ed effettuare il rabbocco di carburante, un tempo eccellente, ma non sufficiente per garantire a Berger di restare in testa.


Fisichella infatti riesce a stare davanti per una questione di decimi.


La lotta rimane comunque apertissima, perché Berger si incolla subito agli scarichi della Jordan, e Fisichella, forse un po' scombussolato dalla reale possibilità di vincere la corsa, commette un errore alla curva Ost, prontamente capitalizzato da Berger che sfrutta la scia in uscita dalla chicane e riprende con effetto immediato la prima posizione a dieci giri dalla fine.


Tra i due inizia ad esserci un po' di elastico, poiché il distacco oscilla tra i due e i tre secondi. Poi, a sei tornate dalla bandiera a scacchi, mentre sta sfrecciando a tutta velocità sul rettilineo, la posteriore sinistra della Jordan condotta dal pilota italiano viene forata da un detrito: Giancarlo riesce a tenere il controllo della vettura, ma deve percorrere mezzo giro su tre ruote per poter tornare ai box; nella frenesia del momento, all’ultima curva prima di entrare nella pit lane la Jordan si gira su sé stessa, e i secondi persi di conseguenza aumentano ancor di più.



Il cambio gomme avviene regolarmente, ma dopo esser tornato in gara la vettura perde potenza, e Fisichella deve necessariamente fermarsi al lato della pista e scendere dalla macchina, vittima di una sostanziosa perdita d’olio.


Un vero peccato per lui, che da una potenziale e fantastica vittoria passa ad un mesto ritiro che certamente non meriterebbe.


Un piccolo brivido corre anche sulla schiena di Schumacher, che al quarantesimo dei quarantacinque giri previsti torna ai box per un pit-stop fuori programma, poiché, come si scoprirà nel dopo gara, rischia di rimanere senza benzina prima della conclusione a causa di un rifornimento problematico durante la sua prima sosta.


Per sua fortuna, Michael conserva per un paio di secondi la posizione su Hakkinen, il quale, grazie al ritiro di Fisichella, sale inaspettatamente sul podio; un risultato che gli manca dalla gara d’apertura in Australia.


Nelle ultime fasi non succede altro e nulla impedisce a Gerhard Berger di andare a conquistare un meritato successo, il suo decimo in carriera, che gli manca dal lontano 1994, quando ottenne, sempre sul circuito di Hockenheim, il suo ultimo trionfo al volante della Ferrari.


Sugli spalti la folla è in visibilio per l'idolo locale Schumacher, sempre più leader del Mondiale e autore a sua volta di un’altra gara estremamente consistente e che gli permette di guadagnare sei punti su Villeneuve, disperso tra i boschi dell’Hockenheimring.


Può tornare a sorridere anche Alain Prost, che piazza un altro italiano da tenere d’occhio, Jarno Trulli, in quarta posizione, davanti a Ralf Schumacher e Jean Alesi.


Sul podio Schumacher e Hakkinen celebrano il trentottenne Berger con un bagno di champagne. Pole, vittoria e giro veloce, un ritorno migliore di questo Gerhard non poteva certo immaginarselo:


"Non so se esistono le favole, ma ne ho vissuta una".


"Penso di aver avuto a disposizione una forza speciale a spingermi oggi, e penso di sapere da dove proveniva", dice Gerhard riferendosi al padre, venuto a mancare di recente in un incidente aereo.


"Ad un certo punto della gara qualcuno davanti a me aveva rotto il motore, e sul rettilineo il fumo era così denso che non si vedeva più nulla, io ho dovuto quasi fermarmi. In quel frangente avrò perso quattro o cinque secondi. Lì ho creduto di aver perso la gara, e onestamente sono rimasto sorpreso di essere comunque così vicino a Fisichella quando sono uscito dai box. Poi Giancarlo ha commesso un errore alla seconda chicane e sono riuscito a passarlo agevolmente".


"La prestazione odierna dimostra che abbiamo del potenziale, a dire il vero ce l’abbiamo dall’inizio della stagione, ma purtroppo per determinate dinamiche che si sono verificate non siamo stati in grado di sfruttarlo al massimo. Su questo tipo di circuito la macchina si è adattata molto bene ed eravamo molto veloci. La prossima gara sarà su una pista con caratteristiche completamente differenti, e sarà interessante vedere come reagirà la nostra vettura. Credo che potremo essere competitivi sino al termine della stagione, e poterci togliere altre soddisfazioni".



E’ raggiante come logico che sia anche Flavio Briatore:


"Avevamo calcolato tutto con grande precisione. Gerhard doveva rientrare secondo una scaletta di tempi e l'ha rispettata in pieno. Un piccolo intoppo nel secondo rifornimento lo ha ritardato di pochi secondo, altrimenti sarebbe rientrato davanti a Fisichella come avevamo previsto. Gerhard è stato favoloso e penso che da oggi torneremo tra i protagonisti del mondiale anche se ormai non possiamo aspirare a vincerlo".


"Un successo che ci voleva, abbiamo dimostrato di essere ancora all’altezza della situazione. Tutti parlavano di crisi, in verità abbiamo finito un ciclo con Schumacher e c’è voluto un po' di tempo per iniziarne uno nuovo. Credo che il futuro sia dalla nostra parte".



E' curioso come l'ordine da parte della Ferrari a Michael Schumacher, relativo alla mancanza di carburante nel serbatoio, sia giunto solo all'ultimo. Ma il team manager del team di Maranello, Jean Todt, spiega i motivi che hanno portato a tale scelta:


"Il fatto è che qui con queste radio tutti si possono ascoltare e i segreti non sono più segreti. Se glielo avessimo detto subito avremmo potuto regalare a qualcuno la possibilità di cambiare strategia e andare meglio di noi".


In effetti, spesso perfino gli innocui giornalisti riescono a intercettare i colloqui tra box e pilota Ferrari e quelli delle altre scuderie con modeste radioline riceventi:


"Così non gli abbiamo detto niente e lo abbiamo richiamato all'improvviso".


Ma Schumacher non è del tutto felice:


"Io voglio vincere il Mondiale lottando con i miei rivali, non voglio sfruttare le loro disgrazie e vedere che si ritirano non mi riempie affatto di gioia. Pensate che di Villeneuve io non sapevo nulla. Dopo l'arrivo ho chiesto la lista dei primi sei sul traguardo, me l'hanno letta e ho domandato: Villeneuve? Ma come, non lo sai, mi hanno risposto, si è ritirato da un pezzo. Non sapevo nulla e nemmeno questo mi avevano detto per radio".


"Se mancassero due o tre gare mi sentirei al sicuro, so che riuscirei a difendere questo vantaggio. Ma mancano sette gare e le cose possono cambiare rapidamente. Diciamo però una cosa: in tutto questo week end noi siamo andati meglio di loro, cioè siamo stati più veloci e questo fa ben sperare. I prossimi circuiti possono andar bene per noi perché non saremo costretti a scaricare l'aerodinamica come abbiamo dovuto fare qui e questo significa che potremo difendere bene il nostro vantaggio e forse aumentarlo. Però non illudetevi che le Williams andranno sempre così male. A Budapest, per fare un esempio, noi dovremmo essere favoriti".


Oltre al secondo e imprevisto pit stop, Schumacher ha passato un altro brutto momento durante la corsa, dato che, a metà gara circa, la quinta marcia del cambio ha smesso di funzionare. Ma il pilota tedesco non ama parlare dei suoi guai, ed anzi preferisce rendere omaggio ai due eroi del giorno, Berger e Fisichella:


"Berger è stato davvero impressionante e Fisichella era più veloce di me, è stato bravissimo, ha fatto una gara splendida; peccato quella gomma bucata alla fine. Quando l'ho visto fermo fuori pista, nel giro dopo il traguardo l'ho raccolto e l'ho portato con me. Trovo che sia una cosa bella per chi ci segue vedere che i piloti sono amici, si vogliono bene e quando possono si aiutano".


Mantiene la consueta freddezza Mika Hakkinen, che spende qualche parola anche in merito alle strategie:


"Non sono particolarmente sorpreso di essere sul podio, anche se è vero che era da un po' che non ci salivo. Speriamo di poter dar continuità a questo risultato. Per la situazione in cui ci trovavamo noi fermarci una sola volta per cambiare gomme e fare rifornimento è stata la scelta giusta. Diversamente, fossimo stati al posto di Gerhard, sarebbe stato più saggio farne due, come in effetti hanno deciso di fare in casa Benetton".


Aver strappato un passaggio da Schumacher per raggiungere i box (il tedesco si becca anche una reprimenda per questo), e ricevere i complimenti proprio da quest’ultimo per la propria prestazione, possono essere solo una magra consolazione per Fisichella:


"Non ci credo, quello che è accaduto è assurdo, incredibile. Era fatta, il secondo posto era mio, mi sentivo tranquillo, sicuro. La macchina andava benissimo, nemmeno Schumacher poteva starmi dietro. Di colpo è svanito tutto nel nulla, la mia felicità, il lavoro svolto nelle ultime settimane. Sono triste, molto dispiaciuto. Non puoi perdere un podio perché buchi una gomma. Può accadere in autostrada, non su un circuito di Formula 1. E non quando stai facendo la gara più bella della tua carriera".



Ai box, Eddie Jordan, il boss della scuderia, prova a consolarlo stringendogli la mano, dandogli un buffetto sulla guancia, e dicendogli che vincerà in Ungheria, nella prossima gara:


"Sì, è possibile vincere. Ed è la convinzione che mi permette di superare questo momento, di guardare avanti. Qui ho capito che la macchina è competitiva, che prima della fine vinceremo anche noi. Siamo andati più forte della Ferrari, Schumacher è sempre rimasto dietro, una grande soddisfazione. A Monza possiamo farcela, magari già a Budapest. Ma la giornata giusta era oggi, con una vettura perfetta, un circuito che mi piace, una partenza azzeccata. Poi la foratura".


"Cosa ho pensato? A 300 all'ora non c'è il tempo per pensare, ho avuto solo paura di finire contro un muro".


"L'unico errore che ho commesso è stato quando sono andato lungo ad una chicane, altrimenti Berger non sarebbe passato, anche se stava andando fortissimo. Il primo posto sfumato poteva starci, ma il secondo no, è troppo. Una grandissima delusione in una grandissima gara".


"Ero sicuro di finire sul podio, dopo le prove di sabato ho avuto coraggio e ho parlato addirittura di vittoria. Non sono uno sbruffone o un incosciente, capisco quando la macchina sta andando. E ora è perfetta. Dopo la foratura la macchina toccava da una parte, si è piegata la sospensione ed è calata la pressione del cambio. Con gli pneumatici a posto non sarebbe successo".


"Sapevo di potermi permettere un solo pit-stop. Ed era una scelta vincente, che mi stava portando sul podio. Invece...".


Infine, parlando di Schumacher e del fatto che gli abbia dato un passaggio fino ai box, dice:


"Michael è un signore e credo oggi di avergli fatto un po' paura. Ha capito il mio stato d'animo ed è stato il primo a consolarmi. Ma c'è un solo modo per cancellare la mia rabbia: una vittoria. Che deve arrivare al più presto".


Spende qualche parola anche Jacques Villeneuve, che in Germania ha aggiunto un altro ritiro al suo palmarès stagionale, il quinto per la precisione, un’enormità se paragonati ai due di Schumacher, che ora è lontano 10 punti nella classifica generale:


"Tutti mi avevano eletto campione del mondo già prima dell’inizio della stagione, ma sapevo che non sarebbe stato facile. E i fatti mi stanno dando ragione. Oggi è andata male, ma non è detto che continui cosi. Abbiamo dimostrato a Silverstone che in una sola corsa si può recuperare tutto il distacco; 10 punti di vantaggio per Schumacher sono tanti, ma possiamo ancora batterlo".


Sì, il campionato è ancora apertissimo ed ogni tipo di ribaltamento è ancora possibile, ma in casa Williams si cerca disperatamente un minimo di consistenza.


Davide Scotto di Vetta

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