#11 1982: GP di Gran Bretagna, vince Lauda, Pironi col secondo posto è primo in classifica



Lunedì 12 Luglio 1982 tutto è pronto per il Gran Premio d'Inghilterra, decima prova del Campionato Mondiale di Formula 1. Gli sportivi locali considerano già la corsa automobilistica in programma domenica 18 Luglio 1982 una rivincita del Mondiale di calcio. Le squadre inglesi contro la nazionale italiana, rappresentata come squadra di punta dalla Ferrari.


Le vetture di Maranello sostengono l'ultimo test a Fiorano, al termine del quale Didier Pironi confessa di essere soddisfatto: ci saranno due macchine con cambio trasversale e una con quello longitudinale. Il francese spera di effettuare in questa corsa il sorpasso a Watson nella classifica iridata.


"Ho fatto il tifo per Platini sino in fondo, ma sono contento che abbia vinto l'Italia: ha ampiamente meritato il titolo di Campione del Mondo. Anche nel calcio l'esperienza, l'abitudine a lottare al vertice, un certo tipo di mentalità, hanno un peso determinante. In Formula 1 è uguale: purtroppo molto dipende dalla macchina che hai a disposizione, e da tanti piccoli particolari che, messi tutti insieme, condizionano sempre i risultati. Tuttavia è importante avere la convinzione dei propri mezzi, la certezza di essere competitivi, non temere gli avversari più del dovuto. E' in questa situazione psicologica che io parto per Brands Hatch, con la sicurezza di poter ottenere ancora almeno un buon piazzamento, di poter lottare ad alto livello".


Didier Pironi è tranquillo: la vittoria a Zandvoort lo ha ricaricato completamente, gli ha fatto superare anche il complesso della sfortuna che lo aveva accompagnato negli ultimi tempi. Non aveva mai avuto dubbi sulle sue possibilità, neppure nei periodi più difficili, ma è chiaro che era necessario avere anche una controprova concreta, che è puntualmente arrivata.


"Ora non bisogna montarsi la testa, è meglio rimanere con i piedi ben piantati al suolo. In Inghilterra domenica sarà dura, in quanto nessuno rinuncia prima della partenza a puntare ad un successo. Ci sono troppi motivi perché i miei rivali diretti, e non soltanto loro, rinuncino alla battaglia. Un Piquet che riemerge, Prost e Arnoux che sono obbligati a puntare al successo pieno perché altrimenti la Renault si troverebbe in grossi pasticci, la Williams che non si arrende, tutti gli italiani che inseguono un'altra vittoria dopo quella di Patrese a Monte Carlo. Insomma, la lotta è apertissima".


In una recente analisi di Pironi uomo e pilota, un giornale francese affibbia al trentenne parigino una corazza d'acciaio, avendo messo in evidenza la sua capacità di resistere ad ogni attacco, e di avere un temperamento ed una voglia di emergere secondi a nessuno in Formula 1. E questa è, di sicuro, una delle armi vincenti del solido pilota francese che, oltre a guidare i bolidi da trecento all'ora, conduce con eguale abilità l'aeroplano o il motoscafo offshore, la moto e la bicicletta, ed in tutti gli sport riesce ad emergere.


"La gara di domenica potrebbe essere per me una corsa tattica. Abbiamo fatto delle prove sul veloce circuito di Brands Hatch che hanno dato risultati irregolari. Siamo stati meno veloci delle Williams di circa un secondo e mezzo, e ciò mi preoccupa. Però si è trattato di test svolti con il tempo che cambiava in continuazione, e con macchine che non sappiamo fino a che punto fossero regolari. Parto dunque con prudenza: il mio obiettivo minimo è quello di entrare nella zona punti, cioè fra i primi sei, e di stare davanti a Watson che mi precede nella classifica mondiale. Spero in un sorpasso nella graduatoria iridata. Poi si vedrà. Molto dipende dalle condizioni che troveremo sul circuito, dalle gomme che avremo a disposizione. Sono in ogni caso fiducioso. La Ferrari progredisce di gara in gara, e la presenza di Patrick Tambay al mio fianco mi offre un valido aiuto. Insomma, sono nella condizione migliore".


Il Mondiale del calcio ha contagiato anche la Formula 1. Non si parla d'altro all'arrivo delle squadre al circuito di Brands Hatch, che daranno vita al Gran Premio d'Inghilterra.


I meccanici giocano con il pallone ai box, anche se la pioggia disturba parecchio il divertimento. Sull'onda della clamorosa vittoria azzurra in Spagna, quindi, non si discute d'altro che della Ferrari, considerata grande favorita, a questo punto, della corsa al titolo iridato. C'è tuttavia chi cerca di evitare i facili entusiasmi, ed è una voce autorevole, quella di Mauro Forghieri, responsabile tecnico della squadra di Maranello:


"La Formula 1 non è paragonabile al calcio. Troppi elementi incidono sui risultati, e soprattutto gli avversari non si incontrano uno alla volta ma tutti insieme, ogni gara. Non ci sono tattiche, non ci sono giochi d'astuzia che valgano. Di volta in volta le macchine progrediscono e regrediscono a seconda delle modifiche che vengono apportate a seconda dei circuiti. Ed è proprio quando si è convinti di aver raggiunto il top che anche una banalità ti può privare dei punti che credevi di avere già in tasca".


"Se vogliamo essere realisti, diciamo che la Ferrari è pronta a cogliere l'occasione propizia, ma non parliamo di certezza, di superiorità accertata. Aspettiamo e soltanto fra due giorni, dopo la corsa, potremo fare dei bilanci e trarre delle conclusioni. Per il momento limitiamoci a considerare che questa prova potrebbe essere il punto cruciale della stagione".


Il primo appuntamento è fissato per venerdì 16 Luglio 1982 sulla pista che si trova a Sud-Est di Londra. Un tracciato molto bello ed interessante con ampie curve veloci, ed alcuni spettacolari saliscendi. Il programma è quello consueto: prove libere al mattino dalle ore 10:00 alle ore 11:30, primo turno di qualificazione dalle ore 13:00 alle ore 14:00, e programma identico il giorno successivo, mentre la gara avrà inizio domenica 18 Luglio 1982 alle ore 15:00.


A Brands Hatch, per la prima volta i piloti ed i concorrenti italiani avranno al seguito ufficialmente un medico, il dottor Bertoletti, ingaggiato dalla Csai per tutto il campionato.


Prima della vigilia del Gran Premio, lo spagnolo Emilio de Villota abbandona l'impegno in Formula 1 a causa della scarsa competitività della vettura March a sua disposizione, e chiederà i danni alla scuderia per violazione delle clausole contrattuali; la casa britannica proseguirà il campionato schierando solo le due vetture di Boesel e Mass.


Mentre Nigel Mansell torna al volante della Lotus, in luogo del collaudatore Roberto Moreno.


"Se dopo il successo nei Mondiali di calcio l'Italia conta ora di vincere anche il campionato mondiale di Formula 1, dovrà prima fare i conti con noi".


Questo è l'avvertimento di John Watson, leader della classifica iridata con un solo punto di vantaggio sulla Ferrari di Didier Pironi, il pilota della McLaren, capolista del campionato costruttori con dieci punti in più della Ferrari. Nel Gran Premio d'Inghilterra Watson e la McLaren cercheranno di bissare il successo ottenuto un anno prima nella stessa gara a Silverstone.


"Brands Hatch è una pista dove i sorpassi saranno più ardui che mai. Ciò significa che una buona posizione sulla griglia di partenza sarà di enorme importanza domenica. E anche se si ritiene che le vetture sovralimentate saranno le più veloci in prova, noi, con i nostri motori aspirati, avremo forse qualche vantaggio in gara. Le turbo dovranno partire con un maggior carico di benzina, e la scelta delle giuste gomme sarà probabilmente determinante. Anche la preparazione fisica avrà grande importanza".


"Un mio successo potrà essere determinante agli effetti della conquista del campionato mondiale, dato che in dieci delle ultime tredici stagioni del mondiale il pilota in testa alla classifica a questo punto del campionato lo ha poi vinto. La gara di domenica sarà quindi per me cruciale".


Conclude Watson, che ha trascorso la breve pausa tra le gare di Zandvoort e quella di Brands Hatch nel suo cottage in riva al mare a Bognor Regis, sulla costa meridionale della Gran Bretagna.


"Se la Ferrari vince il Gran Premio d'Inghilterra, il gioco sarà fatto".


Questo si dice, alla vigilia delle prove ufficiali della decima prova del Campionato mondiale di Formula 1. Gli occhi, ovviamente, sono tutti puntati su Didier Pironi, il quale, dopo la parte iniziale del campionato, si trova secondo in classifica iridata, alle spalle di Watson. La vittoria di Zandvoort ha lasciato annichiliti tutti gli avversari dell'accoppiata italo-francese. C'è soltanto uno, un ragazzo disincantato, che nutre ancora speranze di poter controbattere l'offensiva della squadra di Maranello.


Si tratta di Nelson Piquet, Campione del Mondo in carica. Il brasiliano in passato, cioè dall'inizio del nuovo campionato, non aveva espresso propositi di riconquista del titolo.


Dovendo sperimentare la nuova Brabham con motore turbo Bmw, il sudamericano aveva fatto capire a chiare lettere che la corsa verso il casco iridato, quest'anno, non era un affare per lui.


"Io faccio il collaudatore, e quindi non posso gareggiare ad alto livello. Ritornerò, certamente, ma il prossimo anno".


Ma ora Nelson ha cambiato parere.


Il successo ottenuto a sorpresa a Montréal, e il secondo posto in Olanda, hanno galvanizzato lui e il suo team. Bernie Ecclestone fa già i conti in tasca e intravede la possibilità di nuovi guadagni, mentre il pilota ha riconquistato la fiducia in se stesso e nella macchina.


"Ora siamo nuovamente competitivi. Non si è trattato di piazzamenti venuti per caso, ma di risultati che premiano il lavoro dei tecnici e - modestamente - mio personale. Il motore è molto potente e la vettura, come sempre, si dimostra all'altezza della situazione. Potremo migliorare ancora, e a questo punto saremo allo stesso livello della Renault e della Ferrari come prestazioni. Anche noi, quindi, siamo candidati per il successo. La pista di Brands Hatch è una di quelle a caratteristiche molto adatte a un propulsore potente. Le curve sono velocissime, la media assai alta, quindi proprio indicata per una macchina come la mia che, oltre a possedere un motore con parecchi cavalli, ha anche un ottimo telaio e una buonissima aerodinamica".


Piquet dunque si propone come rivale alternativo di Pironi, in attesa di vedere quanto potrà fare John Watson, attuale capoclassifica mondiale. Il nord-irlandese appare piuttosto abbattuto, anche se nei giorni precedenti, come detto, si era lasciato andare in dichiarazioni battagliere.


La realtà è che la McLaren, seppure con il favore della tradizione qui in Inghilterra, parte abbastanza battuta: l'impossibilità di avere un motore turbo lascia con un piccolo margine di possibilità il team britannico, che potrà ovviamente contare sul solito Niki Lauda, grande regolarista.


Ma bisogna tenere conto che a Brands Hatch, nelle settimane precedenti, si sono svolte delle prove ufficiose, con risultati molto strani e interessanti: infatti, la vettura più veloce di tutte era stata la Williams, ma c'è il sospetto che le vetture di Rosberg e Daly fossero leggermente sottopeso.


La verità si saprà a breve, ma intanto alla Ferrari si lavora alacremente per mettere a disposizione di Pironi e anche di Tambay due vetture competitive.


A Maranello si sa benissimo che questo è il momento cruciale del campionato, quindi non si vogliono commettere assolutamente errori. Pironi è molto prudente e dice che punterà a un piazzamento, ma è chiaro a questo punto che il francese tenterà l'en-plein.


Per preparare l'importante appuntamento la Ferrari ha messo ulteriormente a punto la vettura che ha vinto in Olanda; nessuna modifica ma piccoli ritocchi, sempre importanti.


A Brands Hatch vengono portate tre macchine, due tradizionali con il cambio trasversale e una, quella di riserva, con il cambio longitudinale.


Nel frattempo i rivali non rimangono impreparati, tant'è vero che nel corso dei giorni rimbalza una dichiarazione di Ecclestone, il quale preannuncia una Brahbam dotata di un sistema rivoluzionarlo, un qualche marchingegno che renderà le monoposto di Piquet e Patrese molto più competitive di quanto non siano state nelle ultime gare col motore turbo Bmw.


Se si considera che il brasiliano con questo propulsore si è aggiudicato la prova di Montréal, ed è arrivato secondo a Zandvoort, c'è di che preoccuparsi.


Per il momento, tuttavia, non si è ancora potuto capire quale sia il meccanismo segreto.


Le Brabham, controllate con attenzione da molti osservatori, hanno apparentemente una sola modifica rispetto al passato. Sul lato destro della carrozzeria, all'altezza del serbatoio, c'è un nuovo bocchettone, uguale a quello che si trova in alto, per il rifornimento della benzina. Si fa l'ipotesi che Gordon Murray, tecnico della squadra inglese, abbia trovato un sistema analogo a quello adottato dalla Ferrari, che immette acqua nell'iniezione del motore per raffreddare l'alta temperatura provocata dal turbo, ma Patrese confessa che le novità sono due.


Se ci sono novità rivoluzionarie o comunque determinanti per le prestazioni, lo si vedrà solo quando avranno inizio le prove.


Nel frattempo, dopo un'assemblea preliminare tenuta mercoledì 14 Luglio 1982, si riunisce per tutta la giornata del 15 Luglio 1982 la commissione di Formula 1 che dovrebbe decidere sui regolamenti. A quanto pare tutte le discussioni non hanno portato ad alcun risultato positivo, cioè non si è deciso nulla perché il parere e gli intenti sono discordanti. L'unica notizia trapelata riguarda il calendario del prossimo anno, e pare confermata la possibilità che si effettui un Gran Premio a Mosca.


Venerdì 16 Luglio 1982, la Formula 1 dimostra ancora una volta che le previsioni sui risultati delle prove e delle corse sono sempre azzardate. Su un circuito da oltre 200 km/h di media - si diceva alla vigilia del Gran Premio d'Inghilterra - per le macchine dotate di motore turbo sarà facile trionfare.


E invece ecco la sorpresa: dopo il primo turno di qualificazione, che potrebbe anche essere l'unico valido, visto che ogni giorno piove o minaccia di piovere, si piazza saldamente in prima posizione la nuova Williams FW 08 di Keke Rosberg equipaggiata dal solito, vecchio, intramontabile Cosworth aspirato.


Quello di Brands Hatch è dunque un circuito dove non conta soltanto la potenza del propulsore. Lo scatenato finlandese si mette alle sue spalle la Ferrari di Pironi e la Brabham-Bmw di Piquet. Il francese e il brasiliano, nel tentativo di superare il rivale, aprono al massimo la valvola della pressione per la sovralimentazione delle loro macchine, ma senza ottenere risultati positivi.


Altro dato di fatto è la netta superiorità dei pneumatici Goodyear convenzionali, nei confronti dei radiali Michelin: per trovare nella classifica dei tempi una vettura equipaggiata con le gomme della società francese, infatti, bisogna risalire al settimo posto dell'intramontabile Niki Lauda.


Questa supremazia si era già rivelata nelle prove libere due settimane prima, ed è ampiamente confermata durante le prove, tanto più che Rosberg ottiene con 1'09"540 sul giro di 4207 metri - alla media di 217,748 km/h - il nuovo record ufficioso del tracciato.


Non si può dire, comunque, che i giochi siano già fatti: in effetti le prove possono aver mescolato le carte, e non sono esclusi per la gara cambiamenti dei valori in campo.


Si sa benissimo che certe squadre per le prove utilizzano macchine molto più leggere del minimo consentito di 585 chili, mentre i turbo vengono spinti a pressioni non utilizzabili in corsa.


Insomma, la lotta appare molto aperta.


La prima giornata, del resto, riserva anche qualche piccola novità come il ritorno al vertice della Lotus Elio De Angelis, che porta la JPS 91 dotata della nuova sospensione anteriore al quarto posto. Per contro, la Renault, probabilmente a causa delle gomme radiali, non va oltre l'ottavo posto con Prost.


E' da registrare anche il continuo progresso della Toleman-Hart, che si avvale di specialissimi pneumatici della Pirelli della serie più stretta. La casa italiana prepara per Brands Hatch delle coperture con due mescole, più morbida all'esterno e più dura all'interno, una soluzione che dovrebbe garantire una migliore utilizzazione nelle velocissime curve di questa pista che ha rettilinei corti.


"E' proprio questo particolare tipo di tracciato che ha provocato il livellamento fra i motori turbo e aspirati".


Dichiara Didier Pironi, che ottiene il suo tempo con la nuova macchina munita di cambio longitudinale, ma con tutta probabilità utilizzerà in corsa la vecchia macchina, poiché...


"Sono convinto che sia più rapida. In prova ho avuto un problema all'iniezione, altrimenti avrei potuto fare meglio. Se le condizioni atmosferiche lo consentiranno, tenterò di attaccare Rosberg per strappargli la pole position".


E' discreta la prova delle Alfa Romeo, al nono posto con De Cesaris e al decimo con Giacomelli. E' inoltre buono il tempo di Patrese, sesto, e soddisfacente il diciottesimo posto della Osella, condotta da Jarier. Non troppo brillante la Tyrrell, dato che Alboreto segna il tredicesimo tempo.


Continua la serie negativa della Talbot: Cheever, secondo a Detroit, ora si trova a disposizione una vettura che non gli permette di stare alla pari col compagno di squadra Laffite, ventunesimo, e pertanto, per il momento non è qualificato, così ome Baldi, Salazar, e Boesel.


Mai, dall'inizio della stagione, si era sentita tanta tensione prima di una corsa.


Finalmente un'attesa sana, sportiva, con grandi motivi agonistici. Il Gran Premio d'Inghilterra si preannuncia come una gara decisiva, il cui risultato potrà chiarire chi sono i veri aspiranti al titolo iridato, quali sono le macchine migliori.


Finora, in un ambiente che continua ad essere travagliato dalle polemiche e che non riesce a trovare un accordo unanime per stabilire le regole per il futuro, c'era stata molta confusione ed incertezza. Non bisogna dimenticare che alcune squalifiche hanno cambiato a tavolino il risultato di alcune corse. Questa volta, invece, non si potrà giocare sull'equivoco, anche se permane un grosso interrogativo sulle decisioni della Brabham, che si appresta a mettere in atto il suo piano di rifornimenti volanti durante la gara.


Sul piano tecnico sarà proprio il comportamento delle macchine di Patrese e Piquet a condizionare eventualmente la classifica finale.


I segreti in Formula 1 hanno le gambe corte, e durano sovente lo spazio di una giornata.


Infatti, nel giro di poche ore si scopre qual è l'arma vincente annunciata da Bernie Ecclestone per le sue Brabham: il bocchettone posto sulla parte laterale del serbatoio consentirebbe di fare un rifornimento rapidissimo di carburante.


Quale sarà, dunque, la tattica che cercherà di mettere in azione la squadra di Piquet e Patrese?


E' semplice: le due vetture partirebbero con un carico minimo di benzina, diciamo una sessantina di litri, per avere al momento del via un vantaggio sui rivali che, invece, porteranno il pieno da un minimo di 180 litri ad un massimo di 220 litri, a seconda delle vetture e dei motori. Con un peso inferiore di circa 100 chili, il brasiliano e il padovano potranno andare in fuga all'inizio della corsa, e prendere un buon margine di distacco.


Dopodiché, secondo un piano prestabilito, si fermeranno alternativamente per il rifornimento al box. E' stato calcolato che l'intera operazione durerà circa tra i dodici ed i quattordici secondi, ed a proposito di ciò, appositi test segreti sono stati effettuati sulla pista di Donington.


Resta da vedere se fra decelerazione e partenza il tentativo risulterà positivo: solo in gara si potrà vedere se questa manovra potrà avere effettivi vantaggi. E' comunque certo che, in caso di successo, dalla prossima corsa assisteremo a parecchie fermate ai box, con il risultato di rendere più complicato il meccanismo dei Grandi Premi.


Lo schieramento di partenza presenta intanto una novità: per là prima volta, dopo aver disputato quarantaquattro Grandi Premi, in pole position si trova Keke Rosberg. Sabato 17 Luglio 1982 il trentatreenne pilota finlandese della Williams mantiene, nel secondo turno di qualificazione, il miglior tempo ottenuto venerdì, dato che neppure il finlandese è riuscito a migliorarsi.


Alle sue spalle si inseriscono, scavalcando Pironi e la Ferrari, i due piloti della Brabham-Bmw, Riccardo Patrese e Nelson Piquet nell'ordine. La Ferrari prova a fare il possibile per mantenere almeno il secondo posto, ma non ci riesce. Negli ultimi giri di prove cronometrate Pironi, che in gara utilizzerà la macchina tradizionale con il cambio trasversale, scende in pista deciso a spiccare un buon tempo, ad attaccare la pole position. Ma un po' per il traffico che trova sul circuito, un po' perché la gomma posteriore sinistra che perde pressione, il tentativo risulta vano.


Per il resto, i cambiamenti sono minimi: Lauda sale al quinto posto e Arnoux al sesto, facendo scivolare De Angelis in settima posizione. Netto miglioramento anche per Alboreto, nono, mentre l'Alfa Romeo, sempre travagliata da una marea di guai, non affina le proprie prestazioni.


In mattinata, durante i test liberi, a causa dell'improvviso distacco dell'alettone posteriore, Giacomelli perde il controllo della sua Alfa Romeo a circa 270 km/h alla Hawthorne Bend, una curva velocissima che sembra quasi un rettilineo.


La vettura del bresciano si schianta contro le protezioni, ma miracolosamente Giacomelli rimane illeso: il pilota italiano scende un po' rintronato, ma indenne, mentre la monoposto è sfasciata.


Un'incognita è rappresentata dalla Renault, che continua ad attraversare un periodo negativo. Le monoposto di Prost ed Arnoux, solitamente più veloci di tutti, sembrano aver fatto un passo indietro, e mostrano di avere anche problemi di freni e di tenuta di strada. Molto probabilmente si tratta di difficoltà derivate dall'uso dei pneumatici radiali Michelin, che sull'asfalto di Brands Hatch paiono deteriorarsi rapidamente.


Questo inconveniente potrebbe condizionare anche la prova di Niki Lauda e John Watson che correranno in posizione di attesa, cercando di approfittare di occasioni favorevoli.


L'Osella progredisce leggermente, mentre Cheever, per qualificarsi, è costretto ad utilizzare la vecchia Talbot-Ligier, perché quella nuova per il momento è un disastro.


In fase di recupero anche le Toleman-Hart, con Teo Fabi davanti al compagno di squadra Warwick. In mezzo allo schieramento, con il tredicesimo tempo, c'è Patrick Tambay con la seconda Ferrari. Il francese continua il suo periodo di apprendistato, e chiaramente non è ancora al cento per cento nella conoscenza della macchina; inoltre, gli manca anche la preparazione fisica per guidare queste vetture che sono completamente diverse da quelle che era abituato a pilotare.


Domenica 18 Luglio 1982, al momento del giro di ricognizione la Williams del poleman Keke Rosberg rimane ferma a causa di un problema all'alimentazione; il motore non si accende nemmeno sfruttando l'aria compressa della grande bombola esterna portata sul carrello. Viceversa, la macchina partirà a spinta grazie ai meccanici della Williams, ma Keke sarà costretto a prendere il via dal fondo della griglia.


Pochi minuti dopo, al via si sfiora nuovamente la tragedia alla partenza per il mancato avviamento di un motore, quello della Brabham di Patrese.


"Ho messo la prima, ma la leva del cambio è scattata nuovamente in folle e non sono più riuscito ad inserirla".


Tutto finisce bene, ma solo perché il padovano alza un braccio per segnalare il problema, Didier Pironi riesce ad evitare il contatto, mentre René Arnoux, che vede la vettura ferma all'ultimo momento, tampona la Brabham, ma per fortuna non ad alta velocità.


Watson passa sul prato, gli altri evitano le due vetture ferme sulla sinistra, ma una ruota, staccatasi dalla Renault di Arnoux, attraversa la pista e viene colpita dalla Toleman di Teo Fabi, sicché tutti e tre piloti sono costretti al ritiro.


Resta il problema dell'inadeguatezza dei sistemi di messa in moto: il fatto è che da qualche anno, per risparmiare nel peso, tutti i costruttori, salvo Ferrari - che continua col tradizionale e più potente sistema elettrico - hanno applicato l'avviamento pneumatico.


Tale tipo di avviamento è più leggero perché non serve; infatti, non è solo una questione di capacità della bombola di bordo, che è esigua, ma addirittura dello stesso motorino pneumatico, un mini-motore non più grosso di quelli usati per gli attrezzi meccanici, che non può quindi sviluppare che una velocità e una coppia piuttosto limitata.


La stessa cosa succederà a John Watson, il quale si fermerà con la McLaren lungo il circuito dopo una manovra azzardata con un altro concorrente, e non riuscirà ad avviare nuovamente il motore.


Comunque, nel frattempo Nelson Piquet prende il comando della corsa seguito da Niki Lauda, Didier Pironi, Elio De Angelis, Michele Alboreto e Andrea De Cesaris.


Al terzo giro, all'entrata, della curva Hawthorn, Chico Serra finisce addosso a Jean-Pierre Jarier: l'Osella esce di pista, mentre la Fittipaldi si rovescia e si incendia. Il brasiliano, avvolto dal fumo, rischia di soffocare nella macchina, ma i soccorritori, assai rapidi, girano la vettura e Chico può uscire, dolorante ad una gamba e semiasfissiato, ma salvo.


Intanto arriva Watson, che è in ritardo: il nord-irlandese cerca di frenare, ma finisce in testacoda, il motore non si riaccende, ed il pilota è costretto al ritiro.


Durante la gara, tutti sono con gli occhi puntati sul box della Brabham. Quando Piquet parte velocissimo davanti a tutti, si contano i giri per vedere quando si sarebbe fermato per fare il rifornimento volante di benzina.


Al mattino i meccanici si erano ancora allenati: undici secondi circa per cambiare le gomme, e immettere cento litri di carburante nel serbatoio dal bocchettone posto nella parte destra della carrozzeria.


Il team inglese aveva fatto le cose per bene.


Due enormi bidoni con una bombola ad aria compressa per pompare attraverso un grosso tubo la benzina nella macchina, e due grandi carrelli di metallo contenenti le gomme da sostituire per permettere ai piloti di partire con pneumatici scaldati, perché freddi sarebbero stati pericolosi, corredano il box.


Ma tutta questa attrezzatura rimane inutilizzata, poiché Piquet è costretto al ritiro nel corso del nono giro a causa di un problema di alimentazione.


Certamente l'esperimento verrà ripetuto in Francia, dato che Ecclestone non è il tipo che abbandona un'idea che considera vincente, ma realizzare quest'operazione sarà difficile e complicato.


L'unico dato positivo per la scuderia inglese è la conferma che la vettura con poco carburante va più veloce, ovviamente, ma come sostiene giustamente Pironi, bisogna anche arrivare in fondo.


Nel frattempo, al nono giro Derek Daly passa De Angelis ponendosi così al terzo posto, alle spalle di Lauda e Pironi, mentre dalle retrovie Derek Warwick, con la sua Toleman, è protagonista di una grande rimonta: decimo alla fine del primo giro, scala sesto già al sesto giro, mentre al dodicesimo giro passa anche De Angelis e al diciottesimo giro Daly.


L'inglese tallona poi Pironi per tre giri e tenta l'attacco alla Druids Bend, ma Pironi chiude la traiettoria. Il giro dopo, sul rettilineo d'arrivo, Warwick riesce a prendere la scia di Pironi e lo supera alla frenata della Paddock Hill Bend, portandosi in seconda posizione.


L'inglese continua a spingere e inizia a rimontare su Lauda, ma al quarantesimo giro rientra ai box, ritirandosi a causa della rottura del semiasse.


Lauda comanda ora su Pironi, De Angelis, De Cesaris e Patrick Tambay. Il pilota francese della Ferrari, chiamato a sostituire Villeneuve, passa al quarantasettesimo giro De Cesaris, che cede poi una posizione a Daly. Dodici giri dopo anche Alain Prost supera il pilota dell'Alfa Romeo.


La gara del pilota romano si chiude al sessantaseiesimo giro per un problema elettrico.


Pironi sale al secondo posto e resiste agli attacchi di Daly e De Angelis; successivamente, l'irlandese si arresta ai box per cambiare le gomme e comincia un grande inseguimento, mentre De Angelis sembra sicuro almeno del terzo posto, quando la sua Lotus comincia a perdere terreno a causa di alcuni problemi di alimentazione, che gli impediranno di portare l'attacco al pilota francese.


Al penultimo passaggio il pilota italiano verrà passato da Tambay, che ha così la gioia di accompagnare sul podio Lauda e Pironi.


Dinnanzi a 140.000 spettatori, un record assoluto per questo circuito, Niki Lauda conquista il suo diciannovesimo trionfo iridato, Didier Pironi giunge secondo con la Ferrari, e il suo compagno di squadra, Patrick Tambay, ottiene il terzo posto.


A seguire, giungono al traguardo Elio De Angelis, Derek Daly e Alain Prost, mentre Brian Henton, con la sua Tyrrell, conquista il suo primo e unico giro veloce in gara.


Pironi, con questo piazzamento, supera John Watson nella sfida per il titolo mondiale di Formula 1, e diventa il nuovo leader del campionato con 35 punti, contro i 30 del nord-irlandese, ritiratosi nel corso del secondo giro.


Il pilota della Ferrari, che sembra aver trovato una nuova maturità, disputa una corsa intelligente e si pone ora come il candidato numero uno nel succedere a Nelson Piquet.


Il francese può ringraziare gli uomini di Maranello, che sono stati capaci di realizzare in tempi brevi una vettura turbo dalle eccellenti prestazioni, e dalla incredibile affidabilità; e i prossimi circuiti, Le Castellet, Hockenheim, e Zeltweg, sono favorevoli alla potenza di questo specifico motore.


Fra le altre cose, una piccola parte del merito per la forma raggiunta da Didier va anche alle cure cui l'ha sottoposto il dottore Benigno Bariletti, il medico sportivo ingaggiato dalla Csai per i piloti italiani che controlla anche quelli della Ferrari. Lo specialista ha preparato per Pironi una dieta e una terapia particolare che gli permette di avere la massima lucidità in corsa (esemplare è stata la prontezza di riflessi di Pironi alla partenza quando ha evitato la Brabham di Patrese ferma), e di superare lo stress fisico e nervoso senza troppi problemi.


Precedentemente il conduttore della Ferrari doveva farsi installare nell'abitacolo un contenitore d'acqua per dissetarsi, in quanto era sovente soggetto a disidratazione e finiva le corse veramente provato.


Pironi è dunque pronto alla battaglia, e sa benissimo che non sarà facile perché i rivali non hanno ancora perso le speranze di lottare sino in fondo. Pur se in Inghilterra le cose sono andate male alla Brabham, Piquet e Patrese matematicamente hanno la possibilità di sorpasso. Tanto più che la scuderia inglese pare intenzionata a provare anche nelle prossime prove il sistema di rifornimenti volanti di benzina, che in teoria con sentirebbero di trarre dei vantaggi in fatto di prestazioni. C'è da dire, però, che anche in questo campo la Ferrari non dorme sugli allori. Trovata l'affidabilità del motore turbo, la scuderia di Maranello sta puntando su altre soluzioni.


Dovrebbe essere in fase di messa a punto definitiva, e quindi pronto per una possibile utilizzazione, quel famoso cambio di cui si era già parlato in passato: semiautomatico comandato elettronicamente da pulsanti, per ingranare le marce. Se il sistema potrà funzionare, la Ferrari darà ancora una volta un grosso contributo alla tecnica automobilistica più avanzata. Questa soluzione consentirebbe di risparmiare frazioni di secondo nei cambi, che si tradurrebbero in un vantaggio cronometrico abbastanza consistente.


Il secondo posto di Pironi ed il terzo di Tambay sono pertanto un risultato più positivo di quanto il team di Maranello si attendesse da questa gara. Il bilancio viene stilato dall'ingegner Mauro Forghieri:


"Prima della corsa avremmo firmato per la quarta posizione. La pista è favorevole ai motori aspirati con le sue curve continue. Devo fare i miei complimenti a Pironi per la bravura dimostrata".


"Con la macchina che aveva a disposizione, e con le gomme che ci ha fornito la Goodyear, onestamente non si poteva fare di più. Sono convinto che se Didier avesse potuto attaccare Lauda lo avrebbe fatto, ma non era possibile. Quindi il nostro pilota ha guidato con intelligenza. E' cosi che si vincono i titoli mondiali. Lo dimostra lo stesso Lauda".


"Sul fatto dei pneumatici, se guardate i tempi sul giro vi accorgerete che Prost alla fine della corsa, malgrado avesse dei problemi con una minigonna danneggiata, era fra i più veloci. Questo fa capire che i radiali Michelin erano competitivi".


Didier Pironi, con la tuta fradicia di sudore, viene preso d'assalto dai radiocronisti e dalle televisioni, ma il francese spiega con calma la sua gara:


"Ho avuto un problema con l'acceleratore che si bloccava quando lo rilasciavo. Questo mi ha impedito di guidare regolarmente. Per il resto è stato abbastanza facile. Lauda, però, era imprendibile".


Ora il titolo mondiale è più vicino?


"Più vicino, ma non ancora ipotecato. Sono davanti, non mi aspettavo tanto. Ero partito per arrivare fra i primi sei, e mi ritrovo secondo. Ci vuole anche fortuna. Ma non si può ancora sostenere che il gioco sia fatto. Mancano troppe gare e troppi punti sono in palio".


E adesso arrivano le piste favorevoli ai motori turbo:


"Anche questo è vero, e sarà un vantaggio. A Le Castellet, nel Gran Premio di Francia, domenica prossima partirò per vincere. Questo è certo. Qui è andata doppiamente bene, perché nessuno dei miei avversari diretti ha preso punti".


Ma Lauda non lo consideri?


"Niki è bravissimo, ma non ha una vettura con motore turbo e quindi dovrebbe essere tagliato fuori dalla lotta. La battaglia è ancora aperta con Piquet, Patrese ed eventualmente le Renault".


Soprattutto perché la Brabham cercherà ancora di avvantaggiarsi con i rifornimenti, che Piquet e Patrese non hanno potuto attuare. Il brasiliano, però, finché è stato in corsa per nove giri ha preso quasi dieci secondi di vantaggio perché era partito con il serbatoio mezzo vuoto.


"Non è detto che il sistema inventato dalla Brabham sia positivo. Forse avendo più benzina a disposizione, con l'eventuale rifornimento hanno chiuso la valvola del turbo dando più pressione. E' per questo che il brasiliano può essersi fermato. In ogni caso, se l'accorgimento funzionerà, saremo pronti a correre ai ripari. Sono sempre più convinto di aver fatto le cose per bene: quando ho cominciato a correre in automobile volevo arrivare al titolo mondiale di Formula 1. Ora mi accorgo di aver fatto la mossa giusta: ho scelto una squadra vincente".


Che la Ferrari sia sempre al vertice, almeno come possibilità teoriche, lo dimostra Patrick Tambay, che giunge terzo al traguardo dopo che in quattro anni di carriera non era mai arrivato sul podio.


"Ho cominciato con prudenza, poi ho preso confidenza con la vettura e ho potuto spingere a fondo. Avevo promesso un punto all'ingegner Ferrari in Olanda. Ne ho presi quattro qui. Mi sembra di aver pareggiato il conto. Sarei ancora più contento se avessi tolto un piazzamento a qualche rivale di Didier. Cercherò di farlo in qualche altra corsa".


Doveva essere la corsa della verità, una svolta nel campionato mondiale di Formula 1, e di verità ne sono venute fuori almeno tre dal Gran Premio d'Inghilterra.


Una riguarda Niki Lauda, grande vincitore per la seconda volta nella stagione del suo clamoroso rientro, dopo il successo a Long Beach.


Niki Lauda è entusiasta, felice, e dedica la vittoria al suo preparatore atletico Dungle che compie gli anni. Poi fa sapere che partirà subito per Ibiza, dove sono in vacanza la moglie Marlene ed i figli:


"Avevo detto sabato che avrei attaccato i turbo fin dai primi giri per costringerli alla resa. Così è stato. La tattica è riuscita. Questa volta non ho neppure sbagliato le gomme. Non ho mai avuto problemi, la macchina era fantastica. Solo alla partenza ho rischiato un pochino per evitare l'incidente. Quando Piquet si è fermato ha dimostrato che le mie teorie non erano sbagliate. I motori sovralimentati, se spinti ai limiti, alla fine cedono in qualche maniera".


"Ho attaccato forte per cinque giri. Quindi ho preso il ritmo giusto staccando tutti. Quando ho avuto più di quaranta secondi di vantaggio, ho tirato i remi in barca. Era inutile rovinare la macchina. Sono terzo nel campionato mondiale, c'è qualche possibilità. Ma è difficile pensare al titolo con le piste che ci aspettano. Bisognerà attendere, aspettare che gli altri sbaglino. Insomma, non dipende da me. Purtroppo, perché con i turbo tranne che in poche occasioni, non c'è nulla da fare".


Per l'austriaco questa è la diciannovesima vittoria in Formula 1: quindici le vittorie, ottenute con la Ferraris due con la Brabham-Alfa Romeo, e altrettante ora con la McLaren.


"Chissà che il prossimo anno non aggiunga qualcosa al mio albo d'oro".


Una frase sibillina che si riferisce forse al Porsche Turbo, che dovrebbe arrivare in Formula 1?


Per il momento Lauda si accontenta, e a chi gli chiede un parere sulla decisione della Brabham di effettuare rifornimenti volanti, risponde:


"Io non vorrei mai fermarmi ai box. Molto meglio arrivare primo senza queste soste, come ha fatto ieri. Un arresto è sempre pericoloso, si può perdere la concentrazione o commettere qualche errore. In ogni modo vedremo. Considero sempre Pironi il favorito per la lotta verso il titolo mondiale".


L'altra parla a favore di Didier Pironi e della Ferrari. Il francese, con il secondo posto, passa saldamente al comando della classifica iridata che ora conduce con cinque punti di vantaggio su Watson, e undici sul rivale austriaco. Per la casa di Maranello una brillante gara, consolidata dal piazzamento in terza posizione del nuovo venuto, Patrick Tambay, per la prima volta nella sua carriera salito sul podio. Ora la strada verso il titolo sembra spianata per la squadra italiana e il suo pilota, anche se mancano ancora sei prove alla fine del campionato.


La terza constatazione riguarda la Brabham. La squadra inglese, probabilmente per il timore di non finire la gara a causa dell'eccessivo consumo di benzina, ha escogitato l'operazione del rifornimento volante. Poteva essere una buona idea, ma non c'è stata la controprova. Patrese non ha potuto correre, bloccato al via da un incidente che poteva essere grave, ma che per fortuna non ha avuto conseguenze per i piloti, mentre Piquet si è fermato per un guasto alla pompa dell'acqua dopo nove giri.


Ha vinto Lauda, con la sua regolarità, con la sua consueta inimitabile bravura. Alla vigilia della corsa si temeva che i pneumatici Michelin non potessero reggere il confronto con le Goodyear. Invece, la società francese, se in prova era inferiore, in gara grazie ad un'accurata scelta delle mescole per la McLaren dell'austriaco, si è dimostrata più che competitiva.


Niki Lauda ha compiuto uno dei suoi capolavori, e senza correre pericoli eccessivi su un circuito che si è dimostrato favorevole ai motori aspirati, ha condotto con autorità, addormentando gli avversari con una progressione costante che lo ha portato, giro dopo giro, a mettere fra sé e gli inseguitori un margine di vantaggio incolmabile.


L'impresa di Lauda ha avuto l'aiuto della fortuna, ma nel bilancio di una corsa bisogna mettere anche questo elemento. Siamo dunque al via. Quando si parte per il giro di ricognizione, Rosberg, che deve scattare in pole position, non riesce ad avviare la sua Williams, nemmeno a spinta. Lo schieramento si muove, ma il finlandese rimane fermo.


Insomma il campionato prosegue con grande interesse.


Simone Ghilardini

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