#10 GP Gran Bretagna, Schumacher vince d'astuzia, Coulthard è out, Hakkinen insegue



Dopo la vittoria a Magny Cours, accompagnata da una doppietta che mancava a Maranello da otto anni, il team manager della Ferrari Jean Todt può festeggiare anche il rinnovo del contratto che lo lega con la scuderia italiana per altri tre anni.


"Siamo a metà stagione, in due corse abbiamo recuperato 25 punti alla McLaren. Non posso dire che sarà sempre cosi, le cose in Formula Uno purtroppo cambiano repentinamente. Stavo per festeggiare il quinto anno con la Ferrari, per me non è stata una sfida facile. Abbiamo vissuto momenti molto difficili e altri bellissimi, come la doppietta ottenuta in Francia. Sono orgoglioso della squadra, dei piloti, di avere la fiducia di Montezemolo, e degli azionisti della Fiat. Adesso mi spettano altri tre anni di duro lavoro: ho saputo della mia riconferma da Candido Cannavò, direttore della Gazzetta dello sport, al quale lo aveva comunicato il nostro presidente".


E mentre Schumacher ed Irvine sono impegnati a Silverstone per una sessione di test, proprio il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, in una lunga intervista esalta le doti del suo pilota di punta, che con le vittorie conquistate a Montreal e a Magny Cours ha riaperto la lotta per il Mondiale:


"Passeranno altri dieci anni, affinché chi ha tanta Formula Uno sulle spalle possa vedere un'altra prestazione come quella di Schumacher in Canada. A mio giudizio la corsa più bella di Michael, nelle tre stagioni di Ferrari. Ad ogni giro un miglioramento sui suoi tempi, un vero fuoriclasse. Ho pensato che non sarebbe arrivato al traguardo tanto che andava forte, temevo il ritiro per guasto da un momento all'altro; temevo soprattutto per i freni".


"Invece ha vinto alla grandissima, ripetendosi a Magny Cours in modo esemplare. Un vero mastino, di lui amo il modo aggressivo col quale affronta prove e gara. Non a caso, quando i suoi ex compagni parlano di lui sono unanimi nel dire che è di un altro pianeta".


Montezemolo rivela anche un piccolo aneddoto riguardante il pilota tedesco, che aiuta a carpire ulteriormente il suo tipo di approccio alle gare:


"Due anni fa, a Monza, dopo che aveva colpito quelle gomme mentre si trovava al comando, gli ho chiesto se non poteva evitare di rischiare a così pochi giri dalla fine. Mi ha replicato: no, devo sempre andare forte, perché nel finale non sai mai cosa può succedere e devi avere il massimo del vantaggio possibile. Dobbiamo ringraziarlo se tenta sorpassi come quello di Montecarlo su Wurz: non l'avesse fatto l'avreste definito tassinaro. Dite che è troppo aggressivo? Ma se non ci fosse lui faremmo proprio il mondiale dei tassisti".


E per quanto riguarda le solite spinose questioni contrattuali:


"La posizione di Schumacher è lapalissiana: l'anno venturo correrà con la Ferrari, perché ha un contratto per tutto il 1999. E prima di Imola, ho detto a Todt di affrontare il discorso allungamento del contratto con Michael. Lui è il fuoriclasse che serve alla Ferrari per vincere il mondiale e faremo di tutto per tenercelo, perché sappiamo cosa ci dà in termini di dedizione e di prestazioni. Non sarà una cosa che si esaurirà in breve tempo, visto che parliamo di un contratto che va al 2000 o 2001, ma contiamo di accordarci con lui a lungo. Tre anni sarebbe l'ideale per dare prospettive di stabilità alla squadra. Una squadra solida, affiatata, reattiva, della quale sono pienamente soddisfatto. Quanto vorremmo vincere con lui? Beh, sfidando la iella, dico che ci piacerebbero quattro titoli di fila. Del resto per stare al vertice serve un fuoriclasse, e lui lo è".



Discorso simile per Eddie Irvine, un pilota mostratosi estremamente consistente, il perfetto numero due in un team come quella del Cavallino:


"Eddie sta facendo quello che noi gli chiediamo, addirittura in Francia è andato oltre le mie aspettative tenendo dietro la McLaren-mostro di Hakkinen, un risultato importante per noi, al di là della grande gioia per la ritrovata doppietta. Irvine è il compagno ideale di Schumacher, non vedo altri al suo posto accanto a lui. I due sono diversi in tante cose, ma si stimano e si integrano alla perfezione. Non dimentichiamo poi che il grosso lavoro di sviluppo sulle gomme, quest'anno, l'ha svolto proprio Eddie. Non abbiamo ancora parlato di rinnovo, presto lo faremo. L'intenzione è di continuare con lui, visto che sta facendo davvero bene".


Il presidente si sofferma anche sul rinnovo del contratto già avvenuto di Jean Todt, e non perde occasione per esaltare anche il team manager:


"E’ con noi da cinque anni ed è una persona della quale mi fido ciecamente, era giusto rinnovargli il mandato almeno altri tre anni, per dare stabilità alla squadra. In tanti hanno detto che se ne sarebbe andato, invece è qui per far vincere tanto questa Ferrari. Lavora tantissimo, e so che fa bene: del resto ricordatevi dove eravamo cinque anni fa, quando la vigilia delle gare era un'angoscia perché sapevi già che partivi per i Gran Premi senza avere speranze. Era giusto dar fiducia a Todt per come ha saputo organizzare la squadra, quella che sta dentro e quella che va alle corse o ai test".


Le due vittorie di fila non devono far abbassare la guardia, poiché secondo Montezemolo la McLaren-Mercedes ha ancora qualcosa in più della F300:


"Le due vittorie di fila non cambiano la nostra filosofia: serve pedalare tanto, tantissimo, per restare al vertice e crescere ancora. Vincere il campionato sarà durissimo, ma noi abbiamo i mezzi e la squadra per provarci. Non accetterei di raccontarvi altre storie. Dopo Jerez '97, che altro dobbiamo fare se non batterci per il mondiale? Vincerlo sarà un'altra storia, ma ci proveremo con tutte le nostre forze. Del resto, la McLaren già nella seconda metà del '97 era fortissima, solo che non aveva l'affidabilità e le gomme Bridgestone, che all'inizio di questa stagione hanno fatto la grande differenza".


In conclusione, qualche rimpianto per i risultati deludenti di un paio di corse che sarebbero potute finire diversamente:


"Peccato per il ritiro di Schumacher in Australia e per i punti lasciati a Montecarlo, ma questo è un campionato durissimo: o vi devo ricordare che Villeneuve, campione del mondo nell'Ottobre scorso, dopo otto gare non è ancora riuscito a salire sul podio? E corre non per una squadra qualsiasi, ma per la Williams. In ogni caso, Schumacher ha tre punti in più del '97 e la squadra sei di meno: il numero di vittorie è identico, tre, dunque ci siamo come bilancio a metà stagione. Ma l'importante è che la squadra c’è, e funziona alla grande".


Dopo la pessima prova allo spegnimento dei semafori a Magny Cours, durante i test di inizio Luglio a Silverstone la McLaren dedica gran parte della prima giornata proprio alle partenze. Mika Hakkinen e David Coulthard consumano un treno di gomme a testa nel cercare di affinare le proprie capacità in quello che è sempre più un momento cruciale delle corse.


Lo stesso fanno i meccanici, che non vorranno certo ripetere le soste da incubo avute sempre in Francia, con il bocchettone di benzina che non si incastrava a dovere nell’apertura della vettura di Coulthard, il quale ne ha fatto le spese dovendosi fermare a più riprese per effettuare il rabbocco di carburante e non rimanere a secco.


Hakkinen, ancora leader del Mondiale, ma con un margine ridotto di ben sedici punti in due sole gare, accetta la sfida lanciata da Schumacher e dichiara di non avere alcun timore reverenziale nei confronti del pilota Ferrari:


"Schumacher è un osso duro, lo sappiamo. Questo però non significa che io debba averne paura. Lo rispetto, questo è giusto. Ma ho anche la convinzione di poter andare più forte, di essere in grado di batterlo. Si, la Ferrari è in recupero, e per questo non dobbiamo perdere la calma. La McLaren ha ancora qualche vantaggio, e noi piloti cercheremo di fare la differenza. Basta lavorare come si è fatto sinora".



Due ritiri stagionali, entrambi dovuti a problemi di affidabilità della Mp4/13, come successo anche al compagno di squadra Coulthard. Il finlandese riesce a vedere in lato positivo anche in questo dato:


"Per fortuna, relativamente parlando, si è trattato sempre di problemi diversi. La vettura è sana, capita nelle corse che si rompa qualcosa, si va sempre al limite. Non sono sorpreso dai progressi della Ferrari, anzi, sarebbe stato strano il contrario. Arriveremo a fine campionato in una situazione di equilibrio,. Ma onestamente sarei deluso se la ferrari dovesse superarci nelle prestazioni. Ho molta fiducia nel mio team".


"Silverstone è l’occasione buona per ristabilire le distanze".


Giovedì 9 luglio 1998, Silverstone si presenta ricoperta di nuvoloni grigi e la solita pioggia britannica che va e viene. In prospettiva di una gara bagnata, Schumacher si mostra ovviamente ottimista, conscio delle sue capacità su un asfalto umido, anche se su questo circuito si aspetta che la McLaren torni a dettare il passo. Per Schumacher, inoltre, c'è un dato poco confortante da sfatare: a Silverstone non ha mai vinto.


"Non ho mai vinto qui a Silverstone, è vero purtroppo. Ma intendiamoci bene: non è che la cosa mi turbi, la notte dormo benissimo. Questo è un luogo storico dell'automobilismo, una terra di pionieri, qui è passata la storia delle corse, e certamente farebbe piacere a me, come a qualunque pilota, riuscire a vincere qui. Non è successo, ahimè, ma la cosa non mi crea alcuna angoscia. Ci riproverò anche stavolta, e spero mi vada bene. In fondo ho una macchina che può permettermi di vincere".


"L'avevo già detto a Magny Cours che con le gomme abbiamo fatto sicuramente dei grandi progressi, che la situazione per noi è certamente migliorata ma che in alcune gare può andarci bene e in altre male. Ed è appunto quello che potrebbe capitare qui".


"Noi non abbiamo ancora una efficienza aerodinamica pari a quella dei nostri avversari. Stiamo lavorando per questo, so che molte cose sono in preparazione, ma qui abbiamo solo poche rifiniture, niente di veramente nuovo. Comunque ho visto nei test dei giorni scorsi che non andiamo per niente male, e ci possiamo battere alla grande. Leggo sui giornali che la McLaren e i suoi piloti hanno fatto un sacco di errori, e che questo avrebbe avvantaggiato la Ferrari. Francamente non mi pare di vedere tutti questi errori, a parte quello del rifornimento di Coulthard in Francia. Ma ad avvantaggiare noi non è stato quell'errore, bensì il lavoro fatto a Maranello".


Con il biondo platinato che lascia il posto al viola, una nuova capigliatura che poco piace a Michael Schumacher ("onestamente stava meglio quando era biondo platinato, ora ha il volto di un bimbo vecchio e tormentato"), Jacques Villeneuve difficilmente potrà ripetersi sulla pista britannica, lui che ha vinto le ultime due edizioni del Gran Premio; il canadese, tuttavia, annuncia una Williams aggressiva ed in grado di lottare con i primi, anche se non ancora a livello di McLaren e Ferrari.



Dopodiché, aggiunge un’altra voce alla lista delle critiche indirizzate a Schumacher, quando gli si chiede un’opinione in merito alla possibilità di introdurre un codice di condotta scritto:


"Mi sembra una cosa difficile da realizzare. Serve semplicemente rispetto reciproco. Certo, una volta che vedi cosa fa certa gente, la ripaghi con la stessa moneta".


Frecciatine alle quali Schumacher preferisce ormai replicare con un perentorio no comment.


C’è tanta voglia di rivalsa anche in casa Jordan.


La scuderia britannica è risultata la vettura più rapida alla fine dei test della settimana precedente, segno che la competitività della 198 sta aumentando, come conferma anche Damon Hill:


"Credo si possa migliorare, non tanto da attaccare McLaren o Ferrari, ma da arrivare vicino a Williams e Benetton. Sono rimasto impressionato dai nostri sviluppi di aerodinamica e di assetto".


Venerdì, i pronostici poco ottimisti di Schumacher sembrano confermarsi: Coulthard e Hakkinen fanno l’andatura, sebbene la loro giornata viene macchiata dal fatto che entrambi sono multati per eccesso di velocità nella corsia box; ottocento dollari per Hakkinen, tremila per Coulthard. In terza e quarta posizione ci sono le due Williams, pimpanti come non mai in questa stagione, con Villeneuve che dichiara:


"Ci son delle modifiche sulle nostre vetture. A parte il passo lungo, sono state accorciate le pance. E in qualifica avremo un motore speciale con qualche cavallo in più, il che non guasta mai. Sono piuttosto fiducioso, serve per mantenere alto il morale".


Irvine si ferma in quinta posizione, mentre Schumacher non va oltre il settimo posto. Il nativo di Kerpen però non si dice preoccupato:


"Non sono eccessivamente preoccupato, perché ho usato un solo set di gomme, contro i due che hanno montato tutti coloro che mi sono davanti. Tuttavia la vettura non è perfetta, è instabile nella parte posteriore. Sono cambiate le condizioni dell’asfalto, e anche il vento viene da una direzione diversa. In ogni caso dobbiamo lavorare molto per trovare un assetto valido. Possiamo migliorare, ma mi aspetto che il lavoro sia più duro di quanto non lo fu in Francia".


Sabato, oltre alle consuete qualifiche, a rendere caratteristica la giornata è il debutto della Formula Uno biposto. Martin Brundle alla guida e Max Mosley seduto dietro di lui, portano in pista una McLaren a due posti nella curiosità generale di chi assiste all’evento. La vettura percorre cinque giri, dopodiché il presidente della FIA scende dalla vettura e mostra a Ron Dennis le sue mani tremanti.


"Sono tornato indietro di trent'anni, e ho provato le stesse emozioni di quando correvo. Soltanto che adesso l'aderenza è immensamente superiore. Non ho avuto nessun problema con i muscoli del collo nelle curve, ma penso che dopo trenta-quaranta giri la cosa può diventare pesante, bisogna essere in gran forma per guidare una Formula Uno odierna".


"Non ho avuto troppa paura, ma quando siamo entrati nella prima curva non mi sembrava possibile che saremmo riusciti a stare in pista".


Racconta Mosley, appena si sente in grado di proferire parola.



La McLaren, quella con un solo posto a sedere, continua ad essere la protagonista assoluta delle qualifiche. Hakkinen centra la pole, che è la sesta in stagione per lui e la nona per il team anglo-tedesco, che per ora, almeno in qualifica risulta ancora imbattibile.


Al fianco di Hakkinen, però, non ci sarà David Coulthard, ma l’ultima persona che Ron Dennis avrebbe voluto lì in prima fila accanto al suo pilota. Michael Schumacher ha dato persino l’impressione di poter scalzare la pole al suo avversario nel Mondiale durante il suo ultimo tentativo, con 76 millesimi di vantaggio sul tempo di Hakkinen al primo settore, poi un bloccaggio della ruota con conseguente allargamento di traiettoria lo relegano definitivamente in seconda posizione, a quattro decimi dalla pole.


In vista della gara, Schumacher promette battaglia:


"In gara può succedere di tutto, ma siamo nelle condizioni di andare molto bene". "Superare Hakkinen in partenza vorrebbe dire aver fatto la metà dell' opera, ma se non ci riesco, allora sarà difficile passarlo. Mi resterebbe la possibilità dei pit-stop, e questo è un aspetto che dobbiamo studiare bene fino a prima della partenza".


Poi, parlando della possibilità che la gara possa essere condizionata dalla pioggia, il pilota tedesco ammette: "Finora siamo stati un po' fortunati, perché sul bagnato siamo riusciti a vincere per aver fatto prima le scelte giuste. Quest'anno una vera gara sul bagnato non c'è ancora stata ed è tutto da vedere con le gomme modello '98. Noi sappiamo che le nostre vanno bene, ma delle altre non sappiamo molto, non abbiamo riferimenti certi, ci sono molte incognite. E poi per essere onesto devo dire che io non amo affatto correre sul bagnato. Preferisco l'asciutto, si corrono meno rischi. E non è nemmeno vero che io sia più bravo con l'acqua, tutti sappiamo guidare bene in quelle condizioni, forse io sono stato più fortunato per quel motivo che dicevo prima, l'aver fatto delle scelte giuste con l'aiuto della squadra. Ma se piove, non mi tiro indietro, farò la mia parte, però non me lo auguro".


Jacques Villeneuve porta per la prima volta la sua Williams in seconda fila, dimostrando che finalmente il team campione in carica sta registrando qualche concreto miglioramento sulla deludente FW20. Jacques è terzo, a otto decimi da Hakkinen ma davanti a Coulthard, solo quarto.


"Eccomi. Sono davvero felice di essere tornato qui: adesso sono pronto a lottare".


"Adesso devo cercare di fare una buona partenza. La McLaren è forse fuori portata, ma con Schumacher posso lottare, posso prenderlo. Devo dire che dopo Magny Cours c'erano stati segnali incoraggianti. Alla Williams è tornata la grinta giusta, è stato fatto un buon lavoro. Adesso siamo in grado di dire la nostra. Con la macchina siamo al limite, ma si può fare ancora meglio. Ho dimostrato di essere uno che non molla mai. Non ero rimasto fermo alla vittoria dell' anno scorso. Questi primi mesi sono stati un buon allenamento per il mio morale. Mi servirà già a partire da questa gara e per la lotta che ci sarà da qui alla fine".


Seguono Irvine, Frentzen, Hill, Alesi e Herbert, tutti piloti gommati Goodyear, a conferma dell’inversione di tendenza che ora vede gli pneumatici della casa americana, se non più performanti di quelli Bridgestone quantomeno alla pari. In decima ed undicesima posizione le Benetton di Fisichella e Wurz, alle prese con problemi di assetto ma anche, per l’appunto, di pneumatici.


Il team italiano infatti, attacca la casa giapponese, accusandoli di lavorare soprattutto per McLaren, alla quale vengono fornite le risorse migliori e le attenzioni maggiori.


Domenica 12 Luglio 1998 è la pioggia a far capolino sin dal mattino su Silverstone. Il meteo grigio dell’estate britannica non mette di certo il cattivo umore a Bernie Ecclestone, che si sveglia in vena di scherzi e decide di farsi qualche risata alle spalle della McLaren.


Prima del consueto warm-up che precede la gara, alcuni addetti della FIA piazzano nei pressi del box del team inglese un distributore di carburante risalente agli anni trenta, sovrapponendo all’originario marchio BP una striscia con la scritta Mobil, la benzina impiegata dalle Frecce d’argento. Ron Dennis chiede a cosa servisse quel distributore, e la pronta risposta dell’addetto inviato da Ecclestone è stata:


"Un piccolo aiuto da parte di Bernie, per evitare i guai al rifornimento che avevate avuto a Magny Cours".


Una piccola presa per i fondelli che il rigido Ron non gradisce più di tanto.



Il warm-up intanto si disputa con gomme da bagnato estremo, e diventa dunque una breve ma importante sessione per tastare il tracciato in condizioni di asfalto umido.


Infatti, alle ore 14.00, quando la gara è in procinto di iniziare, anche se la pioggia è leggera, la pista è bagnata in svariati punti, di conseguenza i piloti decidono di montare gomme intermedie. Tutti ad eccezione dei piloti della Stewart, che effettuano la scelta azzardata di montare pneumatici d’asciutto. Un azzardo che non pagherà.



Allo spegnimento dei semafori, Hakkinen scatta bene, così come Schumacher che gli si accoda, mentre Jacques Villeneuve ha una partenza infelice e deve cedere la posizione a Coulthard e a Jean Alesi, assoluto protagonista del via poiché dall’ottavo posto di partenza sale fino al quarto.


Da dimenticare anche lo scatto di Eddie Irvine, il quale alla fine del primo giro è soltanto decimo. Il nord-irlandese però non si demoralizza, e in un paio di tornate si sbarazza già di Wurz e Herbert.



Essersi liberato fin da subito di Villeneuve è senza dubbio un gran sollievo per Coulthard, che rischiava di perdere contatto con il duo di testa nel caso in cui avesse dovuto battagliare con il canadese per il terzo posto: in questo modo, invece, lo scozzese può scappare via dal resto del gruppo insieme ad Hakkinen e Schumacher.


Dopo quattro giri di gran pressione esercitata sul leader, Schumacher commette un errore, ma riesce a conservare la posizione su Coulthard.


Il tedesco tuttavia appare in difficoltà, tanto che alla fine deve comunque cedere il secondo posto a Coulthard, che lo sorprende con una spettacolare manovra di sorpasso alla curva Abbey.



Anche dietro il terzetto di testa non mancano le battaglie: Alesi stacca le Williams, che nel frattempo fanno bagarre fra di loro, con Frentzen che ha la meglio su Villeneuve; Irvine, intanto, passa Damon Hill alla curva Stowe addirittura dall’esterno. Il secondo pilota della Ferrari è ispirato, e anche Villeneuve non rappresenta un ostacolo insormontabile per lui, sebbene il sorpasso in questione venga facilitato da un lungo del Campione del Mondo in carica, che in questa prima fase di gara proprio non riesce ad entrare in confidenza con l’asfalto umido. Pochi giri ancora, e tocca a Frentzen farsi da parte, consegnando nelle mani di Irvine la quinta posizione.



Rimonta eccezionale di Ralf Schumacher: scattato dal fondo della griglia, a causa della squalifica ricevuta dai commissari per aver infranto l’articolo 13.3 (alle verifiche post-qualifiche è stato contestato il fatto che le gambe del pilota toccavano la centina dell'abitacolo, cosa proibita dal regolamento, così come Olivier Panis), il giovane pilota della Jordan si è rimboccato le maniche, e dopo una decina di giri è già dodicesimo.


Dopo tredici giri, il suo compagno di squadra Damon Hill è la prima vittima di un asfalto sempre più insidioso: mentre è all’inseguimento di Villeneuve, in ottava posizione, l’ex Williams finisce in testacoda e fa spegnere il motore. Nemmeno quello di casa purtroppo per lui, sarà il Gran Premio che gli regalerà i primi punti iridati del campionato.


L’errore è dietro l’angolo, soprattutto nel momento in cui ricomincia a piovere, e due giri dopo tocca a Frentzen salutare la compagnia per ritirarsi in seguito ad un’uscita di pista.


Le Stewart-Ford di Barrichello e Verstappen, partite con gomme d’asciutto, devono arrendersi al fatto che la pista non si asciugherà, e dopo aver sperato fin troppo a lungo che ciò avvenisse, rientrano ai box per montare gomme da bagnato estremo, imitati in poco tempo anche da molti altri piloti, come Villeneuve, Fisichella e Wurz.


Al ventesimo giro effettua il primo pit-stop anche Michael Schumacher, il quale sceglie però di montare un nuovo set di gomme intermedie.



Poi rientra Coulthard, che punta anch'esso ancora su gomme intermedie, dopodiché tocca ad Alesi e Irvine, che si fermano in contemporanea e grazie ad un eccellente lavoro dei meccanici Ferrari, il pilota nord-irlandese torna in pista davanti al francese, in quinta posizione, giusto dietro l’altra Sauber di Herbert che ancora non si è fermato, e agevolmente scavalcato per raggiungere il quarto posto, completando così un’entusiasmante rimonta.



Hakkinen è tra gli ultimi piloti a fermarsi, e un po' a sorpresa il leader della gara sostituisce le intermedie con un set di full-wet; la McLaren decide quindi di differenziare le strategie. Johnny Herbert, l’unico a non essersi fermato, si trova in piena zona punti prima che un testacoda lo estrometta prematuramente dalla corsa.



Grazie ad una spinta - vietata dal regolamento - dei commissari, Herbert riparte, ma rientra direttamente ai box poiché gli sarebbe comunque stata esposta la bandiera nera.


A metà gara dunque, Hakkinen è in testa con gomme da bagnato estremo, seguito da Coulthard e Michael Schumacher distanti rispettivamente tre e otto secondi, ma con gomme intermedie. Irvine, quarto ma ad una distanza siderale dai primi tre, precede Alesi e Ralf Schumacher, entrato in zona punti dopo il ritiro di Herbert.



Nel frattempo, la pioggia prima si intensifica e poi sembra quasi cessare, ma dopo poco ricomincia a cadere con insistenza sul tracciato; ciò fa sì che il distacco tra Hakkinen e Coulthard non arrivi mai ad azzerarsi, ed anzi, con l’ennesimo scroscio il finlandese aumenta vertiginosamente il vantaggio sul diretto inseguitore.


Al trentasettesimo giro, le due Frecce d’Argento sono intruppate nei doppiaggi, resi ancor più insidiosi da effettuare in una situazione del genere. Coulthard si accinge a superare la Tyrrell di Takagi alla curva Abbey, ma la sua McLaren diventa incontrollabile e finisce nella ghiaia, a pochi metri dalle barriere. La gara dello scozzese è finita. Le sue speranze iridate si riducono allo zero.



Un vero e proprio diluvio si sta abbattendo su Silverstone, di conseguenza tutti rientrano ai box per montate le gomme da bagnato estremo; anche Hakkinen, la cui scelta iniziale si rivela azzeccata, e uno sfortunato Ralf Schumacher, che poco prima era rientrato per la sua seconda sosta ed aveva montato ancora gomme intermedie (sosta durante la quale per poco non investe un disattento Patrick Head, che attraversa la corsia box proprio nell’esatto momento in cui sta per sopraggiungere la Jordan). Il terzo pit-stop relega il giovane tedesco fuori dalla zona punti, almeno per il momento.


Giunti al quarantesimo giro, la pista è oramai inondata d’acqua e quindi al limite della praticabilità: Verstappen, Trulli, Barrichello e Panis si ritirano tutti dopo aver dovuto sperimentare il poco piacevole fenomeno dell’aquaplaning; un’esperienza che fa anche Mika Hakkinen, che all’ingresso della curva Bridge si intraversa ad una velocità inaudita.


Fattore che paradossalmente lo aiuta, poiché la McLaren attraversa il prato e la ghiaia senza impantanarsi, e quindi il finlandese, nonostante il grande spavento può riprendere la sua gara, sebbene lo faccia con un alettone danneggiato. Il vantaggio su Schumacher, secondo, ammonta ancora a quasi quaranta secondi.



Al quarantaquattresimo giro, però, la direzione di gara prende l’inevitabile decisione di mandare in pista la Safety-Car, in attesa che la pioggia diminuisca e le condizioni della pista migliorino. Così facendo, il distacco tra i due piloti di testa si azzera.


Hakkinen, Schumacher, Irvine, Alesi, Fisichella e Wurz, questo è l’ordine di classifica dopo che tutte le vetture si sono accodate alla Safety-Car. Fisichella tuttavia, era stato appena doppiato da Hakkinen, e così adesso si frappone tra l’unica McLaren rimasta in gara e Schumacher, che di conseguenza non potrà portare subito un attacco al suo avversario.


Jean Todt vuole accertarsi che la perdita di tempo del suo pilota sia minima, e prima che la Safety-Car esca di scena, si reca al muretto box Benetton e scambia due chiacchiere con il team manager David Richards, affinché questi avvisi Fisichella di tenere un comportamento esemplare.


Al cinquantesimo giro, la gara ricomincia.


Fisichella si fa subito da parte, e Schumacher in men che non si dica è già alle spalle di Hakkinen, evidentemente in difficoltà a causa dell’alettone anteriore danneggiato che gli causa una notevole perdita di downforce.


Il finlandese resiste appena un giro alla pressione estenuante di Schumacher: in percorrenza di Magotts e Becketts il leader del mondiale va lungo, finisce brevemente sull’erba e permette a Schumacher di soffiargli la prima posizione. Il finale di gara è tutto in sofferenza per lui, dato che dietro incombe Eddie Irvine pronto a superarlo per regalare alla Ferrari e ai tifosi un’altra doppietta dopo quella ottenuta in Francia.



Nel frattempo, Ralf Schumacher ingaggia un’accesa battaglia con Alex Wurz per il sesto posto. Alla Stowe Ralf si butta all’interno ed il sorpasso sembra cosa fatta, ma Wurz resiste senza remore ricacciando la Jordan dietro di sé.


A sette giri dal termine finisce la corsa di uno sfortunato Alesi, autore fino a quel momento di una gara solidissima che lo attestava in quarta posizione. Una noia elettrica sulla Sauber Petronas consente a Ralf Schumacher di entrare in zona punti, mentre il quarto posto che in precedenza era di Alesi rimane nelle mani di Fisichella per poco tempo, dato che Alex Wurz riesce a passare il pilota romano.


Irvine è addosso ad Hakkinen, ma dopo una pesante scodata in uscita da Becketts il ferrarista intuisce il pericolo e decide di accontentarsi del terzo posto.


Sembra che ormai bisogni attendere solo la bandiera a scacchi per decretare ufficialmente Michael Schumacher vincitore del Gran Premio di Silverstone, ma ecco che a tre giri dalla fine i meccanici Ferrari escono dal box e si fermano intorno alla piazzola di sosta: la direzione gara ha clamorosamente inflitto uno Stop&Go di dieci secondi a Michael Schumacher.


Nessuno in quel momento ne conosce il motivo. Forse per una bandiera gialla non rispettata, forse per aver superato Fisichella alla ripartenza prima di tagliare la linea del traguardo. Qualunque sia la causa, Schumacher comincia a spingere al massimo per aumentare il più possibile il gap su Hakkinen.


Comincia l’ultimo giro, Schumacher non è ancora rientrato ai box e il vantaggio su Hakkinen è intorno ai ventitré secondi.


Micheal percorre l’ultima curva, e nello stupore generale imbocca la corsia dei box.


Mentre sventola la bandiera a scacchi, lui la oltrepassa percorrendo la pitlane, e solo dopo si ferma sulla sua piazzola per scontare i dieci secondi di penalità.


Schumacher quindi sconta la penalità, ma lo fa dopo aver tagliato il traguardo.



Giungono successivamente Hakkinen, seguito da Irvine, Wurz, Fisichella e Ralf Schumacher, senza dubbio pilota di giornata grazie alla sua fantastica rimonta dall’ultima fila fino alla zona punti. Una prestazione che finalmente permette sia a lui che alla Jordan di guadagnare i primi punti in campionato.


Michael Schumacher arriva nel parco chiuso, dove regna un’atmosfera di indecisione generale, dato che non si ha la minima idea di cosa succederà. Mai, infatti, si era assistito a qualcosa del genere. Intanto i primi tre si recano sul podio, e Michael festeggia il suo terzo successo di fila, il quarto in stagione e il primo su questa pista.


Per sapere se il tedesco ha per davvero vinto il Gran Premio, bisogna attendere quasi quattro ore; tante ne impiegano i commissari per rigettare l’appello della McLaren riguardo a come la Ferrari ha gestito la penalità.


Ma cosa è successo veramente? Alle ore 15:15 Michael Schumacher passa Fisichella in regime di bandiere gialle, ovvero prima di tagliare il traguardo in seguito all’uscita di scena della Safety-Car; i commissari però inviano una notifica alla Ferrari alle ore 15:46, ovvero trentuno minuti dopo il misfatto, e secondo l’articolo 57 i commissari devono, non oltre venticinque minuti dal momento in cui l’infrazione si è verificata, fornire comunicazione scritta della penalità ad un rappresentante del team interessato.



I commissari dunque, si sono mossi con sei minuti di ritardo, e pertanto la penalità inflitta a Schumacher è stata annullata. Un errore grossolano da parte dei commissari, che quindi confermano l’ordine d’arrivo e nessuna punizione alternativa nei confronti di Schumacher.


In conferenza stampa, ancora allo scuro del pasticcio combinato dai commissari di gara, Schumacher dichiara:


"E' stato tutto così confuso. Mancava un niente alla fine, quando ho visto il box che mi chiamava e non riuscivo a capirne il motivo. Pensavo a un problema di benzina, di certo non al fatto che potevo aver commesso un'infrazione. Sinceramente in queste condizioni era difficile non solo vedere le bandiere gialle, ma qualsiasi altra cosa. Non so forse mi hanno penalizzato per aver scavalcato Fisichella, ma io credo di averlo fatto dopo la linea del traguardo e non prima, so bene che il regolamento lo vieta".



Un problema alla radio inoltre ha impedito al tedesco di comunicare con i box per buona parte della gara:


"La pioggia aveva mandato k.o. la mia radio già da un pezzo. Ho provato a collegarmi con Eddie (quando si guasta un canale la radio di bordo seleziona automaticamente quello del compagno di squadra, ma era proprio l'impianto ad essere finito k.o.; n.d.r.) per chiedergli a sua volta di chiamare il box e di farsi dire perché mi richiamavano. Ma non è successo niente".


A dimostrare la totale confusione del momento è il fatto che dopo lo Stop&go il ferrarista abbia effettuato un altro giro a tutto gas:


"Quando mi sono fermato non sapevo se lui fosse già passato o meno. Il piccolo display che ho sul volante diceva che la corsa era finita, ma non vedevo i commissari sbandierare. Quindi ho di nuovo pigiato sull'acceleratore, e sono andato al traguardo. Soltanto quando ho tagliato la bandiera a scacchi ho avuto la sensazione di aver davvero vinto".



Un successo arrivato anche e soprattutto grazie all’entrata della Safety-Car, poiché Hakkinen era distante quaranta secondi:


"Sì, devo ammettere che il mio successo è dovuto all'intervento della Safety-Car e grazie al dritto di Hakkinen. Quando siamo ripartiti, l’ho messo sotto pressione e lui è finito largo. Ma io credo che in simili condizioni sia piuttosto facile sbagliare, entri in curva e non sai come reagisce la tua macchina. Noi siamo stati indubbiamente più fortunati rispetto ai piloti McLaren, abbiamo sfruttato meglio il nostro potenziale e se alla fine guardiamo l'insieme delle cose siamo andati meglio noi. Abbiamo vinto e ci teniamo stretti questi punti".


"Purtroppo prima della partenza abbiamo deciso di modificare l'assetto perché sembrava che l'asfalto si sarebbe asciugato. Invece ha ricominciato a piovere. Alla prima sosta ho rimontato le gomme intermedie, anche se le loro performance non erano eccezionali perché credo che le Bridgestone, quando l'asfalto è poco bagnato, siano ancora in vantaggio sulla Goodyear. Ma era l'unica scelta che potevamo fare per vincere".


"Nei momenti più duri dicevo a me stesso: Michael stai calmo, non commettere stupidaggini".


"Intanto pensavo che mancavano ancora quaranta o trenta giri, e io ero lì senza poter far nulla. Ad un certo punto la macchina era davvero inguidabile. Avrei voluto anche anticipare la seconda sosta ai box, perché le gomme non mi garantivano più una adeguata tenuta di strada. Purtroppo però la squadra stava aspettando Irvine, per cui sono stato costretto a restare in pista e ho rischiato di andare fuoripista un paio di volte".


"Anche in questo caso sono stato fortunato. Poi quando il distacco si era stabilizzato sui dieci secondi, e avevo deciso di non correre altri rischi, di colpo è entrata la Safety-Car. Una decisione giusta, anche se secondo me in ritardo di un paio di giri. Ho avuto anche il timore che sospendessero la gara, poi c’è stata una schiarita e mi sono rimesso a tirare”.


Alla fine, però, anche Silverstone è entrata a far parte del palmarès di vittorie del tedesco:


"Beh, almeno adesso nessuno mi chiederà più perché qui non ho mai vinto. Seriamente, ritengo che questo risultato sia andato oltre le più rosee previsioni. Io e Mika affronteremo la prossima gara separati di soli due punti: mi auguro di avere a disposizione, per quella occasione, un pacchetto tecnico per fare ulteriori progressi".



È al settimo cielo anche Jean Todt, che parla di fine settimana meraviglioso:


"Peccato che a corsa appena terminata non sapevamo il risultato, ma al di là delle battute, questa è per la Ferrari una bellissima vittoria".


Il gran capo del Cavallino spiega anche come hanno vissuto l’ultima concitata fase di gara al muretto box:


"Noi non sappiamo esattamente perché abbiano attribuito quella penalità. Con la pioggia probabilmente Schumacher non ha visto una bandiera gialla. Fatto sta che ci hanno portato un comunicato dove non si capiva esattamente cosa dovessimo fare. I commissari non hanno saputo dircelo e a quel punto nel dubbio abbiamo deciso di fermare lo stesso Schumacher. Il problema è che la radio funzionava male, e quindi non riuscivamo a parlare con il pilota. Quando è ripartito dai box non sapevamo in che situazione fosse. Ma chiudiamo qui le polemiche, per Michael questa è la quarta vittoria. Irvine ha fatto un'altra grande corsa e siamo soddisfatti".


Una gara condotta per cinquantuno dei sessanta giri previsti e poi consegnata nelle mani del diretto rivale. L’umore di Hakkinen alla fine della gara non è certo dei migliori, specie perché il vantaggio in classifica generale si assottiglia sempre di più:


"E' vero, sono estremamente afflitto per come è finita questa gara, finché la pioggia era una pioggia normale e non ancora un diluvio tutto mi era sembrato funzionare perfettamente, avevo la corsa sotto controllo, le soste ai box non avevano creato il minimo problema. Poi la pioggia è diventata impossibile, fortissima al punto di allagare la pista. Guidare in quelle condizioni era difficilissimo ed esasperante. Ho fatto due giri in queste condizioni, e poi sono finito fuori pista rompendo il deflettore anteriore. Senza carico aerodinamico avanti la situazione è diventata tragica: ogni volta che affrontavo una curva ad alta velocità, la macchina tendeva inesorabilmente ad andare dritta".


"Ero diventato sei o sette secondi più lento del normale, e ho capito che l'unica cosa da fare era tentare di arrivare alla fine. Non sapevo esattamente quanto grave fosse il danno al deflettore, dai box mi avevano comunicato che tutto sembrava a posto. Ho provato a spingere e avete visto tutti cosa è successo: alla curva Becketts ho semplicemente curvato e la macchina è andata dritta nella ghiaia. Non c'era modo di opporsi a Schumacher, ormai era chiaro, alla fine questo piazzamento, per come sono andate le cose, tutto sommato va considerato positivo".


Se la passa anche peggio il suo compagno di squadra David Coulthard, che con un solo punto conquistato in quattro gare può abbandonare ogni sogno di gloria.


Lo scozzese, a fine gara, afferma:


"Qui volevo fare meglio che in ogni altra occasione, ci tenevo molto ma non sono riuscito a battere questa pioggia. Nella prima parte della gara mi sembrava che i progressi fossero continui, poi mi sono trovato davanti alcuni doppiati che alzavano un muro d'acqua, non vedevo quasi più niente e sono finito in una zona allagata della pista, mi sono accorto troppo tardi che stavo uscendo, e una frenata ha peggiorato la situazione".


La delusione dei due piloti fa il paio con la rabbia dei vertici della McLaren Mercedes, esternata soprattutto tramite le parole di Jo Ramirez, che grida allo scandalo:


"Non è affatto simpatico perdere in questo modo, se volevano far vincere la Ferrari a tutti i costi, bastava che ce lo dicessero".


Tuona il direttore sportivo del team anglo-tedesco.


Anche Ron Dennis non ci sta, e attraverso un comunicato stampa emesso dalla McLaren, avverte:

"La squadra è molto delusa, è chiaro che c'è stata un'infrazione di Schumacher che doveva essere sanzionata. Per questo insisteremo nella nostra azione di protesta presentando appello alla FIA".


Decisamente più diplomatica la reazione di Norbert Haug:


"Questo Gran Premio appartiene già al passato, ma per noi restano molte cose positive. Abbiamo dominato per quattro quinti della corsa, quando è entrata in pista la Safety-car avevamo quaranta secondi di vantaggio e li abbiamo persi in un attimo. Cercavamo prestazioni e affidabilità e le abbiamo trovate. Questa è una squadra forte e al nostro interno non c’è nessuna polemica, torneremo a vincere presto".


Tornare a vincere e farlo il prima possibile, perché la classifica parla chiaro: Hakkinen cinquantasei, Schumacher cinquantaquattro; Coulthard trenta, Irvine ventinove. E nel campionato costruttori, il team di Maranello vola a ottantatré punti, a meno tre dalla McLaren.


In Ungheria, per il decimo appuntamento del Mondiale, il Cavallino prepara un clamoroso doppio sorpasso.


Davide Scotto di Vetta

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