#655 GP di Francia 2000, cede il motore di Schumacher, è doppietta McLaren a Magny-Cours



Da mercoledì 21 Giugno a venerdì 23 Giugno 2000, i team di Formula 1 si ritrovano sul circuito di Magny-Cours in preparazione del Gran Premio di Francia, nona prova del Mondiale, da disputare proprio in Borgogna.


Se si esclude l'edizione '99, nella quale il vero protagonista fu il maltempo che condizionò lo schieramento di partenza, e l'ordine d' arrivo con vittoria a sorpresa di Frentzen, il Gran Premio di Francia è da sempre alleato di Michael Schumacher. Dopo aver vinto con la Benetton nel 1994 e nel 1995, il tedesco ha conquistato nel 1996 la terza pole con la Ferrari, e nei due anni seguenti, oltre a partire sempre in prima fila, ha portato a casa anche due successi.


Ma siccome la tradizione favorevole non si traduce automaticamente in buone prestazioni, la Ferrari porta sulla pista transalpina altri aggiornamenti usciti dalla galleria del vento di Maranello. Un minuzioso lavoro sui particolari tutt'altro che trascurabile, considerando che la differenza con la McLaren a livello di prestazioni si è dimostrata sottilissima. Le due scuderie in lotta per il Mondiale si schierano in Francia a ranghi completi, malgrado i piloti debbano recuperare la differenza di fuso orario con il Nord America dopo la trasferta canadese che ha visto Schumacher vittorioso: da una parte ci sono il tedesco e Barrichello, dall'altra si alternano i due piloti titolari e il collaudatore Olivier Panis.


A Magny-Cours non mancano certo novità anche per le altre squadre: la Prost prova con Alesi un motore Peugeot più potente, che potrebbe debuttare in qualifica durante il week-end di gara, mentre Fisichella pone sotto esame il collare anti-urto, studiato da Mercedes e FIA, che sarà introdotto nel 2001. La Arrows - nei primi due giorni con Verstappen e poi con De La Rosa - continua lo sviluppo degli scarichi a camino che dovrebbero poi debuttare in Austria: una soluzione che consente alla squadra di ridurre le temperature nella zona cambio e le dimensioni della parte posteriore della A21.


Infine, la BAR, che riprende gli esperimenti sui freni dopo il grave incidente a Monza di Zonta, sviluppando il proprio servosterzo.


La McLaren-Mercedes mantiene la testa della classifica tempi in tutti i giorni di test: il primo giorno è Coulthard il più veloce di tutti, girando in 1'16"779 e battendo Michael Schumacher di circa quattro decimi; lo scozzese si conferma anche la giornata successiva, con Schumacher che intanto completa ben settantuno giri, concentrandosi particolarmente sull’assetto della sua F1-2000; infine, l’ultima sessione vede Mika Hakkinen stabilire il giro più veloce in 1'15"553. Dietro di lui Rubens Barrichello, staccato di cinque millesimi, e l’altra McLaren di Panis, a trentadue. Michael Schumacher è quarto a tre decimi.


Conclusi i test, e in attesa di tornare in Francia per il Gran Premio, l’ultimo Campione del Mondo della Ferrari, Jody Scheckter, si pone in maniera piuttosto polemica con la Scuderia di Maranello, attraverso dichiarazioni al veleno:


"Enzo Ferrari non mi ha mai ringraziato: nessuna telefonata, nessun biglietto. Nemmeno una stretta di mano. Ferrari ha sempre pensato ai suoi affari e lo stesso fa adesso Montezemolo, che mi ha regalato un cavallino rosso durato solo pochi giorni: un gadget da quattro soldi che si è rotto subito".


In casa Ferrari, tuttavia, hanno tutt’altro a cui pensare alla vigilia del Gran Premio di Francia. Luca Badoer collauda a Fiorano le nuove uscite d’aria, già denominate camini, messe a punto per migliorare la resa aerodinamica della vettura senza penalizzare il raffreddamento del motore. I dati sembrano incoraggianti, ma la decisione di utilizzarle o meno verrà presa solo dopo le prove libere. Inoltre, per Jean Todt si tratta di un fine settimana speciale, poiché festeggia i sette anni al comando della sezione sportiva della Ferrari:


"Sette anni? Mamma mia, già sette anni? Se penso a mio figlio Nicholas: era un ragazzino allora, adesso è un uomo. Io invece sono rimasto piccolo come allora, vero?"


Simpatica allusione alla sua statura, ma su altri aspetti il team manager francese è senz’altro cresciuto tantissimo, ed insieme a lui la Ferrari.


"Mi sentivo perso in questo ambiente di giganti. Tutto era nuovo per me, una grande sfida che avevo accettato perché mi piacciono le sfide, e perché la Ferrari è la Ferrari: come si fa a dirle di no?"


Todt sa benissimo che da quel giorno lo hanno soprannominato Napoleone, per la statura, per la determinazione, per la voglia di conquista, per amore del potere. Lui dice:


"Ma quale potere? Quando arrivai mi sembrava di stare in un deserto, non sapevo dove andare, poi piano piano...".


Poi, parlando dei momenti brutti e di quelli belli, il team principal dichiara:


"Il momento più brutto alla Ferrari? Mah, ce ne sono stati tanti, ma bisogna vedere come uno li interpreta. Fu bruttissimo, per esempio, quello al Gran Premio a Jerez a fine '97, quando Schumacher perse il mondiale contro Villeneuve. Fu bruttissima l'anno scorso quella squalifica in Malesia, ma poi ne siamo usciti a testa alta. Fu brutto anche quello scontro a Spa sotto la pioggia. E l'incidente di Michael l'anno scorso. Momenti brutti tanti, ma sono anche tanti i momenti belli. Abbiamo acquistato forza, ora pensiamo a questo. Meglio non nominare quello che stiamo inseguendo da tanti anni. Tutti sanno di che si tratta, ma meglio non nominarlo".


Schumacher sembra bene avviato verso questa conquista, con i suoi 22 punti di vantaggio su Coulthard:


"Andiamoci piano, non si sa mai. Per stare tranquillo Michael ha bisogno di nove vittorie".


Qualcuno dice che Todt e la Ferrari siano alla crisi del settimo anno, come nei matrimoni:


"No, non è vero. Non c'è nessuna crisi e voglio restare qui. Per ora abbiamo un obiettivo primario, ma non è l'unico. Resterà ancora tanto da fare. Non mi sento in crisi io e non mi pare che sia in crisi la Ferrari".


E Barrichello che si lamenta tanto?


"Rubens sta benissimo e va benissimo. E parla anche tanto: è la prova lampante che la Ferrari non impedisce a nessuno di parlare, come ogni tanto leggo sui giornali".


Con tre podi stagionali, di cui due nelle ultime due gare, Giancarlo Fisichella nasconde bene la sua gioia, ma offre in cambio grande serenità, nonostante le incertezze sul futuro e un Gran Premio in arrivo dalle prospettive non certo rosee. Il romano spiega:


"In Francia andremo quasi sicuramente male. È una pista che richiede grande trazione e ottimo grip. Con entrambi siamo quasi a livello zero, l'hanno dimostrato anche i test della scorsa settimana. Anche se in Formula 1 non è mai detta l'ultima parola, credo che l'obiettivo sarà quello di limitare i danni, in attesa delle corse future che vedranno anche l'arrivo del motore Supertec da qualifica".


Il futuro, un tasto delicato.


Fisichella mette insieme risultati straordinari e il suo attuale datore di lavoro, ma Flavio Briatore, non perde occasione per pungerlo sottilmente: tattica stimolante, puro teatro o vere incomprensioni?


"Nessun problema, con Flavio andiamo d'accordo e c'è grande stima. Dopo una gara positiva lui è sempre il primo a congratularsi con me. E, comunque, non ho davvero niente da rimproverarmi: credo che quest'anno Fisichella sia meglio della sua macchina. E i risultati lo dimostrano".


Ma, per ora, non sembrano sufficienti a garantirgli la conferma in Benetton nel 2001.


"C'è un'opzione a favore della squadra da esercitare entro il 15 Agosto. Credo che sapremo qualcosa di preciso all'inizio di quel mese. E credo anche che ci siano ottime probabilità che il rapporto prosegua. Io sarei felice. Se così non fosse, vorrà dire che diventerò un pilota libero di correre con qualche altro team. Le offerte non mancano di sicuro: Jaguar, Jordan e così via".


Anche la McLaren, come sosteneva qualche giorno fa un giornale britannico?


"Lo scopro adesso".


Venerdì 30 Giugno 2000, il Gran premio di Francia inizia con le due classiche sessioni di prove libere, concluse nel segno della McLaren Mercedes, con David Coulthard e Mika Hakkinen in testa al computo totale dei tempi. In mattinata lo scozzese gira in 1'15"965.


Poi, trascorsi quarantacinque minuti, ecco l’imprevisto: una gran nuvola di fumo fuoriesce dal retrotreno della Mp4/15, a causa della rottura del motore Mercedes.


A Coulthard non resta che chiudere in anticipo la sessione, tuttavia nessuno è in grado di migliorare il suo tempo.


Per quanto riguarda la Ferrari, Rubens Barrichello, in difficoltà nella prima sessione che lo attesta in nona posizione, si migliora nel pomeriggio piazzandosi terzo, a sette decimi dal tempo di Coulthard. L’altra Rossa di Schumacher è solamente ottava nella seconda sessione, con il tempo di 1'17"060, preceduto dalle due Jordan-Mugen Honda di Trulli e Frentzen, nonché dalla Jaguar dell’ex compagno di squadra Eddie Irvine. Un risultato non esaltante per il pilota tedesco, che in ogni caso non ha motivo di drammatizzare, avendo utilizzato un solo treno di gomme.


Terminata la sessione pomeridiana, la squadra si riunisce via satellite con Maranello per affrontare il tema tanto discusso dei camini, innovazione per la quale si è preso spunto dalla McLaren, e che secondo alcuni avrebbe dovuto essere l’arma tecnologica decisiva per battere gli avversari. A sollevare dei dubbi, però, è proprio Schumacher, appoggiato da Todt e Brawn. Dopo le prove libere, in effetti, i suddetti camini non hanno convinto.


Di qui il lungo briefing satellitare con la galleria del vento, con l'amministrazione, e con Montezemolo. Il tutto per arrivare ad una semplice conclusione: i camini andrebbero benissimo se facesse molto caldo. Ma al venerdì, il famoso gran caldo delle pianure francesi non c'è stato. I suddetti dispositivi lavorano al meglio solo con la calura, quando i radiatori fanno fatica a raffreddare i motori. A quel punto, i comignoli aspirano l'aria in uscita e assicurano un raffreddamento più efficace. La decisione di montarli o meno sulle F1-2000, dunque, dipende esclusivamente dal clima francese, che durante il sabato delle qualifiche continua ad essere mite.


Ciò non impedisce alla Ferrari di rovesciare i risultati delle prove libere durante la sessione di qualifiche del sabato, e di conquistare la pole position per la terza volta consecutiva dopo Monte Carlo e Montréal. A riuscirci, come nelle occasioni precedenti, è Michael Schumacher, che grazie al tempo di 1'15"632 batte Coulthard di appena un decimo.


Il pilota della McLaren vive una giornata a dir poco travagliata, a partire dalla terza sessione di prove libere, quando gli si rompe un altro motore. In qualifica, poi, un guasto alla pompa di benzina lo costringe ad utilizzare il muletto per due run, in attesa che quella titolare venisse riparata. Dopodiché, da notificare un testacoda e l’avventurosa uscita dai box di Ralf Schumacher, con il quale rischia l’incidente:


"Mi ha fatto arrabbiare, ma capisco pure che la pit-lane sbuca in un punto difficile, in cui la visibilità per chi viene fuori è molto limitata".


Insomma, un sabato bestiale, del quale è ragionevolmente soddisfatto:


"E' un grande risultato, visto che mi è successo di tutto. I meccanici hanno svolto un lavoro eccezionale, cambiando in fretta il set up del muletto e permettendomi di andare comunque molto veloce. Ma non è come avere la macchina da gara, e difatti dopo due tentativi ho rinunciato, passando alla vettura che utilizzerò in gara".


Più di mezz'ora persa, prima che Coulthard ci mettesse del suo, aggravando la situazione:


"Avevo appena cominciato il terzo tentativo quando mi è scappato il posteriore, e sono andato in testacoda. Altra occasione gettata".


Fortuna che all’ultimo tentativo è arrivato il tempo, che però non attenua il rimpianto in casa McLaren, come ammesso da Norbert Haug:


"Se avesse avuto sin dall'inizio la macchina da gara, Coulthard avrebbe sicuramente conquistato la pole".


Se a discapito di tante avversità lo scozzese si piazza in prima fila, evidenziando quell’ottimo stato di forma che gli permette ancora una volta di stare davanti al compagno di squadra Hakkinen, questi è solamente quarto, scalzato nel finale anche da Rubens Barrichello, il quale conquista così la terza posizione, portandosi a tre decimi dal poleman Schumacher.


Mika appare sempre più in crisi.


Tra i problemi tecnici di inizio stagione, alcune prestazioni incolore e l’esplosione di Coulthard, la difesa del titolo per il finlandese rischia di diventare un’utopia.


"Nella vettura c'è qualcosa che non va. Io ho dato il massimo, ma da un paio di corse andiamo troppo piano nelle curve lente".


Il problema è che per la McLaren ad andare piano è lui, al punto che Haug avanza un sospetto:


"Forse Mika ha sbagliato il set up".


L'errore, da qualche parte, deve esserci, perché la McLaren non incanta più.


Il dominio in qualifica degli anni passati sembra solo un lontano ricordo, e certo non può bastare la promessa di Hakkinen, che dice:


"Se c'è un errore, lavorando tutta la notte, lo troveremo. Qui si può sorpassare, nulla è ancora perduto".


Un mistero di cui nessuno sa capacitarsi, nemmeno Michael Schumacher, che non sa spiegarsi le pessime performance del suo rivale:


"Sinceramente non capisco cosa gli stia succedendo; mi sorprende che sia solo quarto, evidentemente qualcosa sta cambiando nel rapporto di forza tra lui e David".


Dal suo canto, Schumacher non ha invece problemi di questa natura. Per la ventisettesima volta nella sua carriera partirà in pole. Il tedesco ostenta tranquillità, ed oltre ai soliti amuleti - la spazzolina della figlia - e alla ribadita intenzione di tifare Italia nella finale di Euro 2000, dice di preoccuparsi solo della noia:


"Quando fa molto caldo, su questo circuito le macchine tendono a scivolare ed allora si deve andare molto più piano".


Poi prosegue dicendo:


"Se pensassi di avere già vinto sarei uno stupido, anche se devo ammettere che la macchina è fantastica e non abbiamo alcuna preoccupazione per la gara. In momenti come questo, rilassarsi è la cosa più pericolosa. Non bisogna guardare i tempi, sarà una battaglia serrata, con quattro macchine in grado di vincere. Le due McLaren non sono sparite e anche Barrichello è temibile. Con un tentativo ho chiuso il discorso, ma la gara sarà molto più dura".


Giusto essere prudenti, ma come si fa a non essere euforici dopo una prestazione del genere?


"Si deve. Tutto procede a meraviglia, c'è solo da augurarsi che le cose continuino così. Dobbiamo spingere, lavorare, crescere ancora, anche se è difficile aumentare la qualità, quando è già a livelli super. Come il mio primo tentativo qui: ho capito subito che era un giro molto veloce, che per gli altri non ci sarebbe stato nulla da fare, anche perché Coulthard aveva il muletto e Hakkinen sembrava in crisi. Però non ci siamo accontentati e abbiamo cercato di fare ancora meglio. Purtroppo, non ci siamo riusciti".


Era già abbastanza, sufficiente per gettare la McLaren nell'angoscia:


"Questa pole è una buona base per la vittoria. E i dieci punti sarebbero un grande passo avanti verso il titolo. Con un successo raggiungerei Senna a quota quarantuno, sarebbe un grande onore, ma in questo momento non penso ad altro che al mondiale, l'impresa più importante, il traguardo che vale la carriera".


Per la gara, le priorità sono ben tre:


"I dieci punti della vittoria, la grande festa che verrebbe subito dopo e la possibilità di tornare a casa, per abbracciare Corinna e i miei due bambini".


E magari restituire a Gina Maria la famosa spazzola rosa:


"L'ho portata con me anche questa volta. Mi ha fatto vincere al Nurburgring e a Montréal, non ne posso più fare a meno".


Non si può dire la stessa cosa dei camini, rimasti ai box nelle qualifiche; Schumacher potrebbe rinunciarci anche in gara, tutto dipenderà dalla temperatura.


Per beffare Hakkinen e salire in terza posizione, Rubens Barrichello ha dovuto fare un passo indietro per quanto concerne il setup della vettura, dopo aver provato delle modifiche che non hanno funzionato nel secondo e terzo tentativo:


"Nell'ultimo run avevo la macchina uguale all'inizio. Purtroppo, mi sono migliorato poco, perché la temperatura molto elevata aveva reso la pista più lenta. Ad ogni modo sono soddisfatto, parto davanti ad Hakkinen, posso giocarmi le mie chances. Fondamentale sarà la scelta delle gomme: qui si degradano facilmente, soprattutto le posteriori. Chi perde meno rendimento negli pneumatici, è quello che ha più possibilità di vittoria".


Dietro Ferrari e McLaren si piazzano Ralf Schumacher, e un redivivo Eddie Irvine con la Jaguar; in quarta fila, invece, Jacques Villeneuve e Frentzen, davanti a Jarno Trulli e Jenson Button. Il pessimismo di Fisichella alla vigilia del Gran Premio viene confermato dalla deludente quattordicesima posizione del romano, e la diciassettesima di Alexander Wurz.


Domenica 2 Giugno 2000, nel warm-up mattutino sulla pista di Magny-Cours, Hakkinen prova a dare una scossa al suo week-end con il miglior tempo assoluto, meglio di due decimi rispetto a Coulthard, secondo. Le McLaren svettano come al venerdì, Schumacher le segue in terza posizione davanti a Trulli, Barrichello e Irvine.


La sessione è caratterizzata dalla clamorosa diatriba interna al team Prost: in seguito alle dichiarazioni polemiche di Jean Alesi riguardo all’efficienza discutibile dei nuovi motori Peugeot, i tecnici della casa francese si rifiutano di avviare i propulsori montati sulle monoposto per i primi cinque minuti della sessione, in segno di protesta.


La situazione, per la scuderia gestita dal quattro volte Campione del Mondo, continua a peggiorare stagione dopo stagione, gara dopo gara.


Alle ore 14:00, tutto è pronto per dare il via al Gran Premio di Francia, dove Michael Schumacher insegue le quarantuno vittorie in carriera per raggiungere Ayrton Senna, e ha la chance di allungare ulteriormente in classifica generale. Una vittoria sarebbe il modo ideale anche per festeggiare i sette anni in Ferrari di Jean Todt.


Al via David Coulthard parte meglio di Schumacher, il quale chiude immediatamente la traiettoria ideale all’avversario in modo così repentino da costringere Coulthard ad alzare il piede. Ciò favorisce Barrichello, che scavalca la McLaren e si porta in seconda posizione. Hakkinen rimane ad osservare, tenta un timido attacco su Coulthard alla curva Adelaide, ma poi si accoda.



Altra grande partenza di Jacques Villeneuve, partito settimo e salito in quinta posizione alla fine del primo giro, a precedere la Jordan di Frentzen, anch’egli autore di un ottimo scatto. Molto male invece Eddie Irvine, scivolato a centro gruppo.


Coulthard vuole scongiurare la fuga di Schumacher, per cui si attacca subito alla vettura di Barrichello, visibilmente più lento del compagno di squadra. Dietro, Jarno Trulli battaglia con Ralf Schumacher per il settimo posto portando un attacco all’ultima curva, ma rintuzzato con efficacia dal pilota della Williams. I due, poi, si avvicinano a Frentzen, formano un affiatato terzetto in lotta per la sesta posizione.


Trascorsi dieci giri, il distacco tra il leader della gara e la coppia di inseguitori formata da Barrichello e Coulthard è di cinque secondi. Hakkinen viaggia sornione ad un paio di secondi.


Il Gran Premio di casa non porta fortuna alla Prost, né tantomeno a Jean Alesi, risalito in quattordicesima posizione prima di essere speronato alla curva Adelaide proprio dal compagno di squadra Nick Heidfeld, che nel tentativo di superare Fisichella, centra Alesi mandandolo in testacoda. Il giovane tedesco guadagna la posizione sul pilota romano, ma rende vana la discreta rimonta di Alesi.



Anima un po' la corsa anche Jenson Button, che si sbarazza prima di Irvine e poi di Mika Salo, portandosi in nona posizione, mentre Ricardo Zonta è il primo ritirato della gara in seguito ad un’uscita di pista che lo porta dritto nelle barriere.


Dopo una lunga fase di studio, nel corso del ventiduesimo giro Coulthard rompe gli indugi: lo scozzese esce con gran velocità dalla curva Estoril, sfrutta tutta la scia della Ferrari davanti a lui, allarga la traiettoria alla curva Adelaide e con un incrocio perfetto prende la posizione su Barrichello.


Il brasiliano è in sofferenza con le gomme posteriori.


Nel mentre sono molti i piloti che si dirigono ai box per la prima sosta: Hakkinen anticipa il pit-stop rispetto ai suoi avversari, tentando l’undercut su Barrichello, il quale, come detto, è in crisi di gomme e gira su tempi alti. Non ha alcun problema David Coulthard, che riduce velocemente il distacco di sette secondi da Michael Schumacher.



La prima mossa del box Ferrari è richiamare ai box il pilota tedesco, che torna in pista dopo una sosta non impeccabile di 8.8 secondi. Poco dopo è il turno di Coulthard, che completa rifornimento e cambio gomme in appena 7.3 secondi, e Barrichello.


Quando tutti hanno effettuato la prima sosta, la gara vede sempre Michael Schumacher in testa, con cinque secondi di vantaggio su Coulthard. Hakkinen è riuscito a scavalcare Barrichello nel gioco delle soste, e così sale al terzo posto davanti al brasiliano.


A completare la zona punti Villeneuve e Jarno Trulli, il quale supera il compagno di box Frentzen all’ultima curva, con tanto di ruotata.


Se durante il primo stint aveva dimostrato di essere veloce, nel secondo Coulthard abbassa ulteriormente i suoi tempi sul giro, arrivando a guadagnare un secondo al giro su Schumacher. In una manciata di giri, il distacco è azzerato. Schumacher deve cominciare a guardare costantemente negli specchietti, e fare estrema attenzione quando deve sbarazzarsi di un gruppo folto di doppiaggi. Anche Hakkinen, sebbene con meno rapidità, si avvicina alla Ferrari, che appare in estrema difficoltà.


Al trentatreesimo giro, Coulthard ci prova: il punto di sorpasso prescelto è sempre la curva Adelaide, David va all’esterno della Ferrari in percorrenza del tornantino, e lì Schumacher, senza fare troppi complimenti, allarga leggermente la traiettoria causando il contatto tra le due vetture. Coulthard non gradisce la manovra, tanto che prima di riaccodarsi fa gesti tutt’altro che amichevoli all’indirizzo del ferrarista.



Alcune tornate passano senza sussulti, poi, mentre Alex Wurz finisce in maniera abbastanza banale nella ghiaia all’ultima curva dopo aver cercato un sorpasso improbabile su Alesi (che reagisce mandandolo a quel paese), Coulthard si rifà sotto.


Questa volta cerca di sfruttare la presenza di una Sauber doppiata, ma Schumacher non si scompone.


Le difficoltà di Schumacher sono così evidenti che persino Barrichello si unisce ai primi tre, e quindi alla lotta per la vittoria. Al quarantesimo giro Coulthard va ancora all’attacco, cambiando strategia: David finge di andare all’esterno, poi con una sterzata violenta si infila all’interno di Schumacher. A sorpasso ormai compiuto, Coulthard non resiste nel restituire il favore all’avversario, dandogli una leggera ruotata in uscita dalla curva Adelaide.



Una manovra decisa quella dello scozzese, nuovo leader del Gran Premio di Francia, mentre per Schumacher la sofferenza non è finita, perché adesso nei suoi scarichi c’è Hakkinen, che non può certo permettersi di essere da meno del suo compagno di squadra.


Giunto il momento di effettuare la seconda sosta in programma, Schumacher e Hakkinen rientrano ai box in contemporanea: i meccanici della Ferrari sono impeccabili, quelli McLaren un po' meno. Ragion per cui, almeno per adesso, Schumacher conserva la posizione.


Successivamente tocca anche a Coulthard e Barrichello, e nel caso del ferrarista, un problema alla gomma anteriore destra lo costringe a restare fermo sulla piazzola per ben 16.8 secondi. Le aspirazioni di lottare per il podio sono oramai velleità per il brasiliano, che conserva quantomeno il quarto posto grazie all’enorme vantaggio accumulato su Jacques Villeneuve.


La gara sembra ormai incanalarsi verso la fine senza troppi scossoni: Coulthard gestisce indisturbato la leadership, Schumacher si difende apparentemente senza troppe difficoltà da Hakkinen, poi seguono staccati a completare la zona punti Barrichello, Villeneuve e Trulli.


Il secondo speronamento subìto da Alesi, questa volta da Gené durante una lotta per la penultima posizione, e il sorpasso di Ralf Schumacher ai danni di Trulli, fanno da apripista al vero colpo di scena di quest’ultima fase della corsa.


Al cinquantanovesimo giro, Michael Schumacher va largo alla curva Adelaide, lasciando la porta spalancata ad Hakkinen, che si infila senza pensarci due volte. Sembra si tratti di un mero errore del pilota, ma non è così. Schumacher gira lentamente lungo la pista, del fumo bluastro inizia ad uscire dal retrotreno della Ferrari, e Michael, dopo averlo notato, per evitare di spargere olio in pista si fa subito da parte parcheggiando in un posto sicuro.


Per lui arriva il secondo ritiro stagionale, come quello di Monte Carlo, causato da un guasto manifestatosi sulla F1-2000. Un ritiro che fa male, soprattutto perché nel frattempo la McLaren vola verso una inaspettata doppietta. Inoltre, il team di Maranello si ritrova a fare i conti con la scarsa affidabilità delle componenti, negli ultimi anni una prerogativa delle McLaren di Adrian Newey, piuttosto che delle Ferrari da sempre solidissime.


Ralf Schumacher prova timidamente ad impensierire la quarta posizione di Villeneuve negli ultimi giri, per il resto non succede altro.


David Coulthard vince grazie ad una prestazione eccezionale il Gran Premio di Francia, e può così festeggiare la terza vittoria stagionale.



Hakkinen completa il trionfo McLaren-Mercedes con il secondo posto, mentre Barrichello limita i danni per la Ferrari, come anche a Monte Carlo, in terza posizione.


Jacques Villeneuve torna a punti dopo un digiuno di cinque gare, e lo fa grazie ad una performance degna di un Campione del Mondo alla disperata ricerca di una vettura competitiva che gli consenta di poter lottare di nuovo per traguardi importanti.


Quinto è Ralf Schumacher, davanti alla Jordan di Jarno Trulli, che chiude la zona punti.


Nel parco chiuso Coulthard manifesta tutta la sua gioia per quella che è forse la sua più bella vittoria in carriera. Dopo aver abbracciato tutti i suoi meccanici, riceve i complimenti dell’amico Villeneuve, poi rovescia un’intera bottiglina d’acqua in testa a Norbert Haug.


Mai, nella sua carriera, David aveva totalizzato più di due vittorie in un’unica stagione; adesso, con altre otto gare da disputare, ha già conquistato tre successi. Ma soprattutto, 44 punti totalizzati significano secondo posto in classifica generale a dodici punti da Schumacher, e sei punti su Hakkinen, ancora una volta nettamente sconfitto.


Per il finlandese sono lontani i tempi in cui arrivò a battere David per diciannove qualifiche consecutive.


Coulthard aveva già sorpreso a Silverstone, il 23 Aprile, ma sembrava la classica impresa isolata, un esaltarsi per la gara di casa per poi tornare a fare il comprimario. E invece Silverstone, la sua gara, si è trasformata nel punto di partenza di una grande rincorsa: secondo in Spagna, terzo al Nurburgring, primo a Monte Carlo e ora primo anche a Magny-Cours, con il solo passo falso in Canada causato dal problema sulla sua McLaren poco prima della partenza. Sono solo dodici i punti di distacco da Schumacher, ma il pilota scozzese ricorda che:


"Sarebbero sei se non mi avessero squalificato in Brasile, per via dell'ala anteriore".


Grazie a questi risultati, può esprimere con tranquillità i suoi propositi mondiali:


"Ci penso sin dall'inizio della stagione, il titolo ce l'ho in testa, sono convinto di potercela fare, perché sono arrivato al massimo delle mie potenzialità, e nessuno mi farà cambiare idea. È chiaro che per riuscirci, devo vincere più gare possibili. Ma non fatemi dire che vivo alla giornata, è un ragionamento assurdo. Uno programma e punta all'obiettivo. Attraverso tante tappe. Ma senza mai perdere di vista il traguardo finale".


Ripristinato il distacco che aveva un mese prima a Monte Carlo, restituendo a Schumacher il dieci a zero subìto a Montreal, può riprendere con vigore la battaglia.


E magari, infilando il casco, può pensare a quel contratto rinnovato da poco con la McLaren, un team che una volta lo punzecchiava, e adesso, attraverso le parole di Haug, lo definisce magico, e non ha più alcuna intenzione di farselo scappare. Ma prima di abbandonarsi alla felicità bisogna togliersi qualche sassolino, iniziando nei confronti del suo rivale numero uno, Michael Schumacher:


"Questo è uno sport dove ognuno sa cosa è giusto fare e cosa no, e dovrebbe applicare queste conoscenze in pista. Bisogna discutere fra noi piloti, perché andando avanti così si rischia l'incidente grosso. Ci sono delle regole e bisogna starci dentro, cercare di sbattere fuori un avversario, con manovre fuori dalla normalità, non può essere dentro i confini del lecito".


"In partenza Schumacher sceglie la traiettoria che vuole, lo so che la cosa è ammessa, ma non è piacevole vedere che ti taglia sempre la strada. È dal Gran Premio di Imola che si comporta così, ne abbiamo già discusso a lungo. Continuare è rischioso, anche perché voglio vedere il giorno in cui uno non si tira indietro cosa succede. Il mio avvio era molto buono, migliore del suo, ma io voglio vincere il mondiale, non posso buttare all'aria tutto con una manovra azzardata. Così ho dovuto alzare il piede e mi ha sorpassato anche Barrichello. Se non avessi avuto nulla da perdere, la scena sarebbe stata diversa. E comunque d'ora in poi, se riuscirò a partirgli davanti, mi comporterò come lui".


Problemi con Schumacher ci sono stati anche dopo, nella lotta per la prima posizione:


"Lui quando guida è molto duro, aggressivo. Accetto la battaglia, ma stia attento a non esagerare. Barrichello è diverso. Era più lento di me, lo ha capito quando l'ho passato, è stato molto corretto".


Il duello è stato caratterizzato dal dito medio con il quale David ha reagito alla difesa aggressiva di Schumacher:


"Chiedo scusa ai bambini che guardavano la corsa in televisione. Mi rendo conto che non è stato un bel gesto, spero che la gente possa perdonarmi, non lo farò più. Però dovete capirmi: in quel momento la tensione è alle stelle, come l'emozione, e io ero molto arrabbiato, perché Schumacher non mi deve chiudere la strada così".


Ad ogni modo, lo scozzese schiaccia volentieri il piede sull'acceleratore dell'euforia:


"Questa gara può cambiare la storia della stagione. Io ho grande fiducia, aver passato Michael in pista aumenta ulteriormente il mio ottimismo. In Austria cercherò di ridurre ancora il distacco. Qui noi siamo stati nettamente più forti. Solo alla partenza, per un attimo, ho creduto di non poter vincere. Ero terzo e la macchina aveva problemi di sottosterzo. Poi però, all'improvviso, si è messa ad andare come un missile. È stato un week-end pazzesco: prima tutti quei problemi al sabato, poi la gioia della domenica. Giorni stressanti, ho sprecato molte energie e ora non so se è maggiore la fatica o la felicità. Però sono qui, a pochi punti da Schumacher. Non stia troppo tranquillo, questo può essere il mio anno".


Per sette gare di fila le due McLaren arrivano al traguardo senza riscontrare problemi di affidabilità. Un miglioramento notevole rispetto al tribolato inizio di stagione in Australia e Brasile, che rendono euforico Norberg Haug, in quale ha mai smesso di credere nella rimonta:


"Perché anche noi sappiamo lavorare molto bene e rendere le monoposto indistruttibili".


Nella classifica costruttori, la McLaren è ancora seconda, ma la Ferrari è lontana soltanto sei punti. Eppure, un sabato disastroso lasciava presagire una colossale disfatta: Haug era l'unico a non avere uno sguardo da funerale. Mentre bacchettava Hakkinen per aver sbagliato l’assetto della vettura, minacciava la Ferrari:


"Loro esultano perché pensano di fare il vuoto e di vincere il Mondiale con largo anticipo. E se domani sera Coulthard fosse a dodici punti da Schumacher?"


Una previsione più che mai esatta, e a questo punto l’uomo Mercedes ci prende gusto, e insiste:


"Si è rovesciato il quadro rispetto ad un anno fa. Loro sono più forti in qualifica, noi in gara. Nella passata stagione la Ferrari alla domenica inventava sempre qualcosa, adesso siamo noi a ribaltare le situazioni. Con le nostre macchine che da tre mesi arrivano al traguardo".


Una buona base per sperare nel sorpasso, a cui va aggiunto lo strepitoso momento di Coulthard, da qualche tempo aggressivo e infallibile, al punto da essere paragonato, negli elogi McLaren, a Schumacher:


"David ha compiuto un'impresa. È nel momento migliore della sua carriera, è maturato, può lottare per il titolo fino all'ultima gara".


Dall’altra parte del box McLaren si sorride di meno.


Quest'ultima è stata una gara calvario per Hakkinen, impossibilitato a bere a causa di un guasto all’impianto che permette di dissetarsi durante la corsa. Uno sforzo immane, dunque, quello del finlandese, tale da convincere Ron Dennis ad esentarlo dai test in programma al Mugello (la Ferrari, infatti, ha affittato per quattro giorni la pista alla scuderia di Woking).


"Oggi ho ottenuto un ottimo risultato, che mi permette di restare in corsa per il mondiale. La macchina andava molto bene. Avrei superato Schumacher anche se non avesse rotto il motore, perché ero molto più veloce di lui".


Michael Schumacher, invece, è deluso ma non distrutto, triste ma non disperato, dispiaciuto ma non sconsolato. Il pilota tedesco affronta il secondo stop in tre gare con filosofia, convinto che per il Mondiale ci sia ancora tanto da fare:


"Perché queste sono le corse e certi inconvenienti possono capitare. Quando non sei tu a sbagliare e non puoi far niente per cambiare la storia, non puoi che accettare ciò che ti riserva il destino. Abbiamo perso una grande occasione, ma piangere non serve a nulla. Dobbiamo subito reagire, individuare la ragione che ha portato alla rottura del motore. E riprendere a combattere".


Ha lo sguardo rilassato Michael Schumacher, nonostante la sconfitta.


Il suo volto non è così sollevato, a caldo; subito dopo il ritiro, con le McLaren che volano verso l'insperata doppietta mentre lui è lì a fare i conti con lo zero in classifica, la rabbia è grande, come la voglia di mandare a quel paese la sfortuna. Ma poi, smaltita l'ira ed effettuata la lunga riunione con i tecnici, ecco un forzato sorriso a tranquillizzare tutti.


"E' successo, che posso fare?"


Non è stato però solo il motore a far penare il ferrarista. Dopo il primo pit stop il suo ritmo è calato notevolmente, perché le gomme non rendevano bene.


"Il problema pneumatici mi preoccupa maggiormente, perché avevamo già avuto inconvenienti simili a Barcellona. Io credo che i guai al motore siano semplici da individuare, in settimana gireremo al Mugello, nei test individueremo la causa. Le gomme invece non mi lasciano tranquillo. Quelle posteriori si sono degradate molto, mi hanno rallentato parecchio, non lavoravamo come quelle della McLaren".


"Quello del motore spero sia solo un episodio, ho fiducia nella squadra, ha già saputo superare momenti ben peggiori. Le gomme sono un'incognita maggiore, perché con le alte temperature faticano a mantenere il grip. Non so se ciò sia dovuto al caldo, all'usura, fatto sta che ho dovuto rallentare il ritmo, per cercare di arrivare al secondo pit stop. Volevo controllare la situazione, ma Coulthard andava come una freccia, è venuto a prendermi e poi dopo qualche giro mi ha sorpassato".


E parlando del gesto di Coulthard...


"Il dito medio? Io non l’ho visto. Non ho notato nulla. Ha tentato di passarmi due volte, erano normali situazioni. Lui provava, io cercavo di chiudere la strada. Nel primo caso ho avuto la meglio io, difendendo la posizione. Poi è stato più bravo lui. Io sono davanti e scelgo la linea da tenere, è lui a doversi adeguare. Il discorso vale per i sorpassi come per le partenze. In Malesia mi passò, mi spinse fuori traiettoria e io non mi lamentai. Queste sono le corse, così si combatte. Se non gli piace, faccia un altro lavoro".


A Montréal ha vinto, ma nel finale è stato costretto a rallentare, mentre a Monte Carlo non ha finito la gara, così come in Francia; insomma, l'affidabilità della Ferrari non sembra più quella di una volta. Bisogna preoccuparsi?


"Non per l'affidabilità. Mi preoccupano i singoli problemi e mi auguro che possano essere risolti. A Montréal avevo avuto un guaio completamente diverso, non facciamo terrorismo o speculazioni, questa è una rottura molto semplice da capire. In Ferrari finora siamo sempre stati molto veloci nel reagire alle avversità, e nel superarle. L'affidabilità resterà la nostra forza".


Quando si è accorto che il motore stava per rompersi?


"Nel momento in cui ha ceduto. C'è stato un calo di pressione dell'olio, per questo Hakkinen ha potuto superarmi. Pensavo si fosse rotto uno scarico, per questo ho cercato di portare avanti la macchina, fino ai box".


E parlando del mondiale...


"La lotta per il titolo è più difficile. Lo avevo detto che la battaglia era tutt'altro che finita. Magny-Cours ne è la riprova".


Michael aveva sempre sostenuto che il vero nemico fosse Hakkinen, ma adesso deve ricredersi:


"Ora è più pericoloso Coulthard, lo dice la classifica. Ma i punti di differenza fra i due sono minimi, non si può dire uno è dentro e l'altro è fuori. Come io non sono ancora campione".


Divertente è che Barrichello pensa invece di aver gettato al vento l'occasione di finire prima del finlandese.


"Al secondo pit-stop abbiamo perso dieci secondi, per colpa di un dado della gomma anteriore destra che si era sfilettato. Senza quell'inconveniente avrei potuto sorpassare Hakkinen".


L'allarme affidabilità esiste, anche se la Ferrari fa di tutto per ridimensionarlo.


Un motore rotto, con il grippaggio di un pistone, può essere un caso, uno di quegli inconvenienti che la tecnologica Formula 1 sa risolvere in pochi minuti; ma il discorso cambia se i propulsori scoppiati diventano quattro e nel conto si inseriscono anche i tre che la Ferrari aveva perso la settimana prima, sempre a Magny-Cours, nei test.


Jean Todt cerca di essere sereno:


"Quattro rotture in una stagione ci possono anche stare, ma dobbiamo subito lavorare per recuperare l'affidabilità, visto che 12 punti di vantaggio di Schumacher su Coulthard non sono tanti".


Il briefing dei tecnici a Maranello il giorno dopo la gara è di quelli particolarmente lunghi. Il motore viene smontato e analizzato, poiché i motoristi vogliono capire se bisogna fare i conti con un'improvvisa debolezza del propulsore, oppure se le continue rotture debbano essere ricondotte alle particolari caratteristiche del circuito di Magny-Cours. Da qui l'idea di collaudare al banco un propulsore nuovo, con tanto di cambio installato, nuovamente sui dati offerti dal circuito francese, con la possibilità di verificarne la tenuta. Una mossa simile a quanto fatto dopo Monte Carlo, quando sotto esame erano finiti gli scarichi.


Dal suo ufficio di Bologna, Luca Cordero di Montezemolo commenta così i risultati del Gran Premio di Francia:


"Mi sono preso una bella arrabbiatura quando ho visto Schumacher fermarsi. Ma se devo essere sincero, molto meno che in passato. In passato mi è capitato anche di scagliare qualche portacenere, tanto ero incavolato. Una volta esplose il televisore e mi presi un bello spavento. Stavolta no. Diciamo che è stata la delusione di vedere sfumare un risultato che poteva andare benissimo".


L’arrabbiatura è minore soprattutto perché:


"La Ferrari è una squadra altamente competitiva, forte, unita, motivata. Lo era prima della rottura di quel motore e lo rimane adesso. Lo sapete perché anni fa mi arrabbiavo di più? Perché vedevo ancora lontana l'uscita dal tunnel e con la rabbia mi prendeva un'angoscia".


"Oggi no, da quel tunnel siamo usciti. La rottura di un motore ci può stare, perché in fondo era da Imola 1999 che non ne rompevamo più uno. Le probabilità che accadesse aumentavano di gara in gara".


"Nessuno può pretendere che Schumacher o la Ferrari vincano sempre. Sarebbe fuori dalla realtà. Michael è uno che quando ha una buona macchina o vince o arriva secondo. E domenica un secondo posto sarebbe andato benissimo. Primo perché vuol dire prendere sei punti e stare più tranquilli in testa alla classifica. Secondo perché far vedere all'avversario che quando non vinci gli stai attaccato dietro è importante, significa fargli capire che non gli dai tregua. Vuol dire molto nell'agonismo. No, Schumacher non avrebbe vinto domenica, aveva le gomme troppo degradate. Ed è solo a causa di quelle gomme degradate che si sono visti in via eccezionale due bei sorpassi, una cosa purtroppo che manca nella Formula 1. Ma al secondo posto Schumacher ci sarebbe arrivato".


Come mai quelle gomme degradate dopo i tanti test della settimana prima sullo stesso circuito?


"Non ne parliamo. Con quello che costano, questi test...".


"Ma, d’altra parte, finché sono permessi è chiaro che ci si deve andare, se si vuole vincere. Bisognerebbe avere il coraggio tutti di dire basta con questa storia di andare a fare i test su un circuito dove la settimana dopo si svolge un Gran Premio. Ma fino a quanto sono permessi è chiaro che dobbiamo andarci. Quanto alla gara, non lo so: mi dicono che erano cambiate le condizioni ambientali, e questo già dimostra quanto la Formula 1 sia diventata difficile e complessa: basta un piccolo cambiamento che non dipende da noi e tutto si complica".


La Ferrari è ancora prima, ma il vantaggio si assottiglia:


"Sì, ma è parecchio tempo che lo sto dicendo: questo è un campionato a due squadre, noi e la McLaren. Guardate i punteggi: 88 punti noi, 82 la McLaren. E il terzo classificato? È la Benetton con 18 punti. Vogliamo dirla in un altro modo? Dopo noi e la McLaren, tutti gli altri insieme hanno 65 punti, mi pare. Voglio dire: c'è un abisso. E allora basta un nulla, e una volta vinciamo noi e una volta vince la McLaren. A questo eravamo preparati, e dunque adesso non scopriamo l'acqua calda. Lo sapevamo che sarebbe stato un campionato a due, difficile e molto combattuto".


E che, come al solito, finirà all'ultima gara?


"È probabile, viste le difficoltà, ma non me lo chiedete come se fosse tutto combinato a tavolino. Ma chi è tanto bravo e tanto potente da organizzare l'incidente di Schumacher, la rottura della gamba, la guarigione, il ritorno in gara e la Ferrari che perde all'ultima corsa?"


"Non esiste: l'unica cosa che sicuramente esiste è che ogni anno tutto è più difficile, la lotta più serrata. Ma noi siamo lì, ce la giochiamo, abbiamo le forze, gli uomini e i mezzi per farlo e questo è molto positivo. Ci riflettevo domenica sera dopo la sconfitta dell'Italia a Rotterdam negli Europei di calcio: anche lì si è perso all'ultimo. Sarebbe sbagliato dire che l'Italia era grandissima finché vinceva e asino dopo aver perduto. Quando una competizione è così serrata, può andare bene e può andar male. Noi abbiamo una buona macchina, abbiamo uno Schumacher che non è mai stato così in forma, anche perché non è più costretto a correre oltre il limite, abbiamo una squadra fortissima e giovanissima".


E Barrichello?


"E' un bravissimo figlio. Fa quello che deve, cioè stare davanti a una McLaren, e lo fa bene. È un ragazzo sereno e mette serenità anche quando ci parli. Farà delle grandi cose, sarà utile, ne sono sicuro. È vero, quel pasticcio al pit-stop, dieci secondi perduti, è vero, può succedere e non succede solo a Rubens. Pensate a Schumacher quando Nigel Stepney si è rotto anche una gamba. In un'operazione difficile da soli otto secondi, come un pit-stop, un pasticcio ci può stare".


Insomma, nonostante tutto c’è serenità:


"Non c'è nessun allarme rosso. Ho parlato con l'ingegner Martinelli, che è il capo dei motori, e mi ha detto: mi lasci smontare quel motore e le dico tutto. Ha ragione. Siamo in testa al mondiale, due piloti che vanno benissimo, una squadra che tutti ci invidiano, Todt che è bravissimo, un'azienda che va a gonfie vele. Come faccio a non guardare il bicchiere dal lato mezzo pieno? Altro che allarme rosso: nella riunione del dopo gara di questa mattina ho detto a tutti: andiamo avanti, lavorate sereni, ditemi di cosa avete bisogno e ci penso io. Soldi magari no, si fa una fatica a trovarli".


Per il suo matrimonio imminente, avrebbe senza dubbio preferito un regalo diverso dalla Ferrari:


"Magari un secondo posto, ma va bene così, perché so che lavorano tutti bene. Ma per favore non parliamo del matrimonio perché sono incavolato nero. Ho letto certe panzane sul mio conto da rabbrividire. Per esempio, che io avrei ottenuto l’annullamento del precedente matrimonio per avere invitato il Cardinale Biffi a Maranello. Ma è roba da matti. L'annullamento l'ho avuto venti anni fa e Sua Eminenza è venuta a Maranello perché desiderava visitare una realtà come la Ferrari. Leggo che avrei quattro maggiordomi e diciotto cuochi: ma siamo matti? A casa mia in campagna c'è la mia vecchia e cara Jole e un filippino. No, lasciamo stare".


Lasciando da parte i pettegolezzi riguardanti il presidente Montezemolo, la Ferrari si rimette subito a lavoro a partire dal 4 Luglio 2000, sul circuito del Mugello, dove avrà degli ospiti speciali, forse non graditi sul piano agonistico ma certamente di più per quello economico: la McLaren, infatti, per accedere al circuito toscano sborsa la modica cifra di centocinquanta milioni di lire.


Il duello per il titolo Mondiale prosegue imperterrito anche durante i test.


Davide Scotto di Vetta