#1 Hall of Fame: Fernando Alonso



Fernando Alonso nasce ad Oviedo nel 1981, città con poco più di 200.000 abitanti e capitale delle Asturie, regione nel nord della Spagna. Il futuro Campione del Mondo eredita la passione per il Motorsport dal padre José Luis, il quale decide di costruire un kart per la sorella maggiore di Fernando, Lorena, la quale però non si mostra particolarmente interessata alla guida.


Lo è invece Fernando, il quale, all’età di poco più di tre anni, sale per la prima volta sul kart, dimostrando sin da subito le proprie abilità nella guida.


È Lo stesso papà José a riconoscere le capacità del figlio, dichiarando:

"Iniziò tutto per gioco, ma già dall’età di cinque o sei anni divenne immediatamente chiaro che Fernando aveva più di una scintilla, rispetto ai suoi coetanei".

Appena ragazzino, Fernando partecipa al Campionato Regionale kart delle Asturie, ottenendo la sua prima vittoria all’età di soli sette anni, aggiudicandosi il titolo di categoria alla fine dello stesso anno.

È però all’età di dieci anni che la sua passione per il Motorsport sboccia definitivamente, periodo nel quale cominciano anche le sue partecipazioni a campionati al di fuori della regione di casa.


Allo stesso modo, iniziano anche gli infiniti viaggi in camper, verso la regione pugliese, in Italia:

"Partivamo di giovedì dopo la scuola e mentre guidavo, Fernando dormiva sul sedile posteriore. Al termine delle gare del sabato, affrontavamo altre 18-20 ore di viaggio per tornare ad Oviedo, e permettere a Fernando di andare a scuola il martedì mattina".

Ovviamente tutto ciò comporta, per la stessa famiglia, uno sforzo economico non indifferente:

"Non avevamo le risorse finanziarie per permettere a Fernando di competere ai più alti livelli. Il ragazzo era a conoscenza degli sforzi che stavamo affrontando come famiglia: io lo seguivo in tutte le sue trasferte in veste di meccanico personale, e sua madre si abituò a non vederlo durante i week-end, l’unico momento della settimana in cui poteva trascorrere del tempo con il figlio".


"Sua sorella Lorena non poté trascorrere con il fratello il tempo che avrebbe voluto. Allo stesso momento, i costi schizzarono alle stelle e, per Fernando, l’unica possibilità di continuare a coltivare la sua passione fu quella di vincere le gare, con la speranza di firmare un contratto come futuro pilota".


"Sapeva che dipendeva tutto da lui".

Passato nel 1990 alla categoria juniores, l'anno seguente sul tracciato di Los Santos de la Humosa, Fernando consegue il secondo posto finale nel campionato spagnolo di categoria, e nel 1992 partecipa nella categoria 100 cc, nonostante non potesse per via della sua età.


A tal proposito, lo stesso Fernando dichiarerà nella sua autobiografia:

"Sono sempre stato il più giovane in ogni categoria. Forse è per questo che sono abituato a battere record del genere, e forse per questo tutto mi impressiona meno di quel che dovrebbe".

Durante lo stesso anno si aggiudica il Gran Premio di Mora de Ebro, nel Campionato Catalano, attirando su di sé le attenzioni di Genis Marcò, proprietario della Genikart e importatore dei motori Parilla, il quale lo ingaggia all’interno della propria scuderia, sostenendo tutti i corrispettivi costi che fino a quel momento gravavano sulle spalle della famiglia.



Questo episodio segna il punto di rottura della carriera del ragazzo: alla guida della stessa Genikart, Alonso si aggiudica il Campionato Spagnolo del 1993, si piazza terzo nel Campionato del Mondo del 1995 tenutosi a Braga, vince il Campionato del Mondo Junior e il Campionato Nazionale nel 1996, e si aggiudica diversi campionati nazionali in Italia e Spagna.

Un ulteriore svolta nella sua carriera avviene del 1998, quando, non ancora diciottenne, gli viene data da Adrian Campòs l’opportunità di correre in Formula Nissan, andando a sostituire Marc Gené, che a breve correrà con il team Minardi in Formula Uno. Fernando si dimostra subito all’altezza della sfida, prendendosi la leadership della prima gara, che tuttavia non riesce a vincere a causa di un suo errore. Lo stesso Adrian Campòs rivelerà, qualche anno più tardi, che il pilota asturiano, andandogli incontro, affermerà:

"Non preoccuparti, vincerò la prossima".

Al secondo appuntamento stagionale, che si tiene presso l’autodromo di Albacete, Fernando mantiene la parola data, e vince, nonostante Campòs, via radio, gli intimasse di rallentare:

"Fernando, stai dominando la gara con 42 secondi di vantaggio sul pilota dietro di te, per favore rallenta".

Laconica la risposta dello spagnolo:

"Si stanno consumando i freni, non posso andare più lento di così".

In Formula Nissan, Alonso conquista nove pole e sei vittorie, laureandosi campione della Euro Open Movistar.


A dicembre dello stesso anno, Fernando viene convocato dal team Minardi, per partecipare ad una sessione di test, che si sarebbe svolto sul tracciato spagnolo di Jerez.


La giornata è piovosa e, a detta di molti, le condizioni del tracciato non avrebbero dato ai piloti la possibilità di mostrare le proprie abilità di guida. Alonso, tuttavia, riesce a girare di un secondo più veloce di tutti gli altri tester, suscitando sorpresa tra i presenti.


A tal proposito, Cesare Fiorio, direttore sportivo della Minardi, si lascia andare a fragorose dichiarazioni:

"In occasione di quella sessione di test potemmo ammirare tutti gli attributi di Fernando: senso, concentrazione, intelligenza. Tutte qualità, che combinate al talento, formano un campione. E lui è il prodigio dei prodigi. In 40 anni ho potuto osservare più di 300 piloti, ma non ho mai visto nessuno come lui. È uno di quei piloti che nasce una volta ogni 10 anni".


"Come lui Schumacher, Prost, Senna e Piquet".


Successivamente, Fiorio racconterà cosa è accaduto quel giorno:


"Appena finita la giornata di prove chiamai Rumi, allora proprietario della Minardi, e gli dissi: in quarant'anni di automobilismo ho gestito più di 300 piloti, uno così non l'ho mai visto. Facciamolo firmare subito, prima che ce lo portino via".


"Avevamo sei piloti in pista, e quel giorno pioveva a dirotto. Lui, mai salito prima su una F.1, rifilò tre secondi e mezzo al più veloce degli altri. Ma impressionò molto il fatto che avesse tutto sotto controllo. Alla prima curva del primo giro in assoluto, sotto l'acqua battente, staccò dove staccava Barrichello con la Ferrari. Lo richiamai subito ai box, dicendogli di stare calmo e non tirare a quel modo. Mi rispose che non stava affatto tirando".


"Verso fine sessione ci fu la prova del nove. Gli dissi che poteva fare un giro davvero al limite. E di solito tutti non riescono a scendere con il tempo, perché sono già impiccati. Lui, con calma, tolse altri decimi. E allora capii che era davvero un fenomeno".


"Ma Rumi si ammalò e la Minardi fu costretta a prendere piloti dotati di budget consistenti".


Dopo una breve esperienza l’anno seguente in Formula 3000, serie propedeutica alla Formula Uno dove, con il team Astromega, vince una memorabile gara a Spa, diverse scuderie di Formula Uno si interessano definitivamente a lui.



Tra le molte anche la Ferrari, la quale propone al pilota il ruolo di test driver, come confermato dall'allora team principal, Jean Todt:


"Noi avevamo raggiunto un principio d’accordo con Fernando, ma poi firmò con Flavio Briatore. E’ stato dopo la sua vittoria in F3000, a Spa, quando siamo arrivati in contatto con il suo manager, che è venuto a casa mia a Maranello e ci siamo accordati".


"Ma alla fine Alonso firma con Briatore, ed io ci rimasi male, dopo che c’era stato un contatto in più".


Adrian Campòs, che in questo momento è il manager di Alonso, qualche anno più tardi ammetterà:


"La Ferrari ci disse di aspettare e di non far firmare con chiunque altro, ma Briatore camminava già con un contratto sotto il braccio".


E' infatti Flavio Briatore, team principal della Benetton, che grazie ad un incontro nel suo appartamento in Gran Bretagna, e ad un accordo verbale, si accaparra le prestazioni sportive del giovane pilota spagnolo, cedendolo in prestito alla Minardi.


Da questo momento, inizia una carriera piena di successi e soddisfazioni per il pilota spagnolo.

Nella stagione 2001, Fernando approda In Minardi, prendendo il posto di Marc Gené, e correndo con il suo nuovo compagno di scuderia Tarso Marques. La scuderia, tuttavia, non naviga in buone acque, e viene acquisita un paio di settimane prima dell’inizio della stagione dal Paul Stoddart, proprietario del gruppo European Aviation.


Lo stesso Stoddart, entusiasta di avere con sé il giovane pilota spagnolo, dichiara:

"Fernando viene da un campionato minore come la Formula 3000, ma solo lui è riuscito a vincere a Spa. Per cui si, Fernando è un po' speciale. Sono sicuro che sarà un valore aggiunto per la scuderia, e ci aiuterà a raggiungere obiettivi ambiziosi".


Nonostante i proclami del nuovo patron, i problemi della monoposto sono sotto gli occhi di tutto il paddock, tanto che, fonti interne al circus, considerano il nuovo V10 Ford Cosworth, montato sulla PS01, obsoleto di almeno tre anni.


Tutto ciò non sembra però minare le sicurezze del giovane pilota, che a tal proposito dichiara:

"Spero che le persone avranno pazienza con me, visto che partirò spesso dal fondo della griglia. Tutto ciò, però, non mi preoccupa. Il mio unico scopo è quello di guidare bene e finire le gare, senza preoccuparmi troppo dei risultati".

La stagione comincia il 4 Marzo 2001 a Melbourne, e vede Alonso imporsi sin da subito sul compagno di scuderia, terminando le qualifiche al diciannovesimo posto, e precedendo vetture molto più prestazionali, quali le Prost di Gaston Mazzacane e Luciano Burti, oltre allo stesso Marques, staccato di ben 2.6 secondi.

Sebbene la stagione continui all’insegna dei ritiri causati dalla scarsa affidabilità del materiale in uso, Alonso si mette in mostra soprattutto in qualifica, come nel caso del quarto appuntamento stagionale ad Imola, quando termina in diciottesima posizione, davanti ad entrambe le vetture Benetton, ripetendo poi lo stesso risultato nel Gran Premio d’Austria, e in ben altre quattro occasioni.


Il miglior risultato in qualifica arriva nel penultimo appuntamento stagionale, quello di Indianapolis, quando Alonso ottiene la diciassettesima piazza, mettendosi alle spalle ben cinque avversari, tra cui l'ex Campione del Mondo Jacques Villeneuve.

Nella corsa finale a Suzuka, addirittura taglia il traguardo in undicesima posizione, davanti a piloti del calibro di Heinz-Harald Frentzen e Olivier Panis, i due piloti della scuderia Arrows, ed il nuovo compagno di squadra, Alex Yoong.


Lo stesso patron della scuderia Stoddart, definirà in seguito la prova del pilota spagnolo, dichiarando che quest'ultimo aveva condotto la gara come se avesse fatto 53 giri di qualifica.

Annata, quella del 2001, che sebbene si conclude con zero punti, sposta le luci dei riflettori sul nuovo astro nascente della Formula Uno.


Flavio Briatore decide allora di affidare al pilota asturiano il ruolo di collaudatore per il nuovo team Renault, in attesa di rimpiazzare Jenson Button, a partire dalla stagione 2003.


A tal proposito, lo stesso Briatore afferma:

"Quest’anno, abbiamo seguito le performance di Fernando molto da vicino. Ha fatto un lavoro straordinario, e perciò abbiamo deciso fosse importante integrarlo velocemente nel programma Renault F1. Fernando è un grande investimento per noi, e per questo era importante permettergli di prepararsi al meglio, ma solo dalla stagione 2003, in quanto abbiamo il dovere di rispettare il contratto con Jenson Button".


"Come test driver, Fernando avrà l’opportunità di sviluppare pienamente il suo potenziale, e nella stagione che verrà, sono sicuro che rappresenterà un asset fondamentale per noi e per la nostra sfida: battagliare per il Campionato del Mondo".


Durante la stagione 2002, Alonso riceve differenti opportunità lavorative dalla Jaguar, la Prost e l'Arrows, ma lo spagnolo decide di rifiutarle.


In particolare, Fernando viene notato da Niki Lauda, team principal della Jaguar Racing, che lo definisce il miglior nuovo talento della Formula Uno. Il manager austriaco offre allo spagnolo la possibilità di effettuare un test, al fine di valutare l’operato dei collaudatori della scuderia, James Courtney e Andre Lotterer. Alonso accetta, e il 3 giugno 2002, a Silverstone, si cala nell’abitacolo della Jaguar R3.


Lo spagnolo compie cinquanta giri, segnando ottimi riscontri cronometrici:


"Concludere terzo con sedici vetture in pista, alla guida di un’auto che è spesso tra le più lente, è qualcosa di cui essere contenti".


"Non credo, però, che queste prove influenzeranno il mio futuro, penso solo alla Renault".


Dopo dodici mesi di test, e 1642 giri effettuati sui circuiti di Silverstone, Valencia, Jerez e Catalunya, Alonso viene promosso, come promesso dallo stesso Briatore, a nuovo pilota per la scuderia Renault per la stagione 2003, rimpiazzando Jenson Button.



È l’inizio di un matrimonio che frutterà numerosi successi, portando il pilota ad entrare nella Hall of Fame della Formula Uno.

La stagione 2003 prevede un netto cambio regolamentare, nel tentativo di rendere il campionato più interessante, dopo il dominio Ferrari degli ultimi due anni. Viene organizzata una sessione di prove supplementare il venerdì mattina, riservata alle squadre che intendessero parteciparvi, in cambio di una cospicua limitazione dei giorni di test da effettuare durante la stagione, mentre le qualifiche vengono divise in due sessioni, da disputarsi venerdì e sabato pomeriggio.


A questa iniziativa aderiscono Renault, Jordan, Minardi e Jaguar.


In entrambe le sessioni di qualifica, i piloti sarebbero scesi in pista uno alla volta: la sessione del venerdì, a serbatoi scarichi, avrebbe determinato l'ordine con il quale i piloti avrebbero effettuato il proprio unico tentativo nella sessione di sabato, nella quale le vetture avrebbero dovuto essere già rifornite della benzina necessaria ad affrontare la prima parte di gara. Al termine della sessione di qualifiche del sabato non si sarebbero più potute effettuare modifiche sulle vetture, che sarebbero rimaste in parco chiuso fino all'inizio della procedura di partenza.


Sono inoltre eliminate la regola del 107% e il warm up di domenica mattina.

L’esordio stagionale non avviene sotto una buona stella: Alonso termina in decima posizione le qualifiche del sabato e soltanto settimo in gara, sebbene conquisti così i suoi primi punti in carriera.

Il secondo appuntamento stagionale, che si svolge nel tracciato malese di Kuala Lumpur, è tutt'altra storia. Le Renault monopolizzano la prima, fila grazie ad un quantitativo di carburante inferiore rispetto agli avversari, con Fernando che ottiene la sua prima pole position in carriera davanti al compagno di scuderia Jarno Trulli, diventando così il più giovane pilota ad ottenere la prima piazza in griglia di partenza.

La gara del giorno seguente vede, tuttavia, trionfare Kimi Raikkonen con la sua McLaren, davanti a Ruben Barrichello e lo stesso Alonso, che giunge terzo al traguardo.


L’ottima prestazione del weekend malese, viene poi confermata nel successivo appuntamento, in Brasile, seppur le qualifiche del sabato posizionano lo spagnolo solo in decima posizione, con più di mezzo secondo di ritardo dal poleman Barrichello, idolo di casa.

La gara si disputa sotto una copiosa pioggia, costringendo i direttori di gara a rinviare la partenza di 15 minuti, per poi permettere l’inizio della corsa solamente dietro la Safety Car. In una gara segnata dai numerosi incidenti, in cui ad uscire di scena saranno in progressione Juan Pablo Montoya, Antonio Pizzonia e Michael Schumacher, e con l’ingresso a ripetizione della vettura di sicurezza, Alonso scala rapidamente la classifica.


Poi, però, durante la cinquantacinquesima tornata del Gran Premio, Mark Webber perde il controllo della sua Jaguar nelle ultime curve che precedono il rettilineo di arrivo, cospargendo il tracciato di detriti.


Arrivato con troppa velocità nella zona dell’incidente, l’asturiano colpisce una delle gomme della Jaguar, rendendosi protagonista di uno spaventoso incidente. La commissione di gara, data la gravità di questi ultimi avvenimenti, decide di esporre la bandiera rossa, interrompendo la gara.


Al momento dell'interruzione Fisichella, in testa alla corsa, ha appena completato il cinquantacinquesimo giro, iniziando il cinquantaseiesimo. Secondo il regolamento, la classifica avrebbe dovuto essere stilata in base all'ordine dei piloti due tornate prima della sospensione della gara, quindi al termine del cinquantaquattresimo passaggio.


Tuttavia, per un errore del sistema di cronometraggio, la direzione gara considera il Gran Premio concluso prima del transito di Fisichella sotto il traguardo, riportando quindi l'ordine di arrivo al cinquantatreesimo giro, quando Raikkonen era al comando della gara.


Il pilota finlandese viene dunque dichiarato vincitore, davanti a Fisichella e Alonso, che non può presenziare alla cerimonia, dato che, pochi minuti prima, viene trasportato in ospedale per accertamenti.



Accortasi dell'errore, la FIA convocherà una riunione che si terrà il venerdì successivo alla gara, al termine della quale verrà ristabilito il corretto ordine di arrivo e Fisichella sarà proclamato vincitore.

Gli ottimi risultati continuano ad arrivare, e dopo il sesto posto del Gran Premio di Imola, al quinto appuntamento stagionale, sul tracciato di casa, in Catalogna, Fernando ottiene il terzo posto in griglia di partenza, arrivando secondo al termine della gara, dietro a Michael Schumacher e davanti a Barrichello, ottenendo così il miglior risultato in carriera.


Dopo una parte centrale di campionato costellata da diversi ritiri e piazzamenti a ridosso del podio, come in occasione delle gare corse sui circuiti di Montréal, Nurburgring e Hockenheim, arriva l’appuntamento del Gran Premio D’Ungheria.

La Renault si presenta con una versione potenziata del suo motore V10, e complice un tracciato che favorisce le scuderie gommate Michelin, Alonso conquista la pole position, dopodiché domina la gara, imponendosi su Raikkonen con un distacco superiore a quindici secondi, e più di mezzo minuto di vantaggio su Montoya, cogliendo così il primo successo in carriera all'età di 22 anni e 26 giorni, divenendo il più giovane vincitore di sempre di un Gran Premio di Formula Uno.


"Negli ultimi dieci giri avevo una gran paura di rompere, temevo sorprese, sentivo provenire dalla monoposto rumori strani: erano tutti nella mia testa". "Troppe cose in un giorno solo. Spero che la mia carriera in Formula Uno sia lunga, e mi auguro di vincere qualche altra volta".


Dichiara Alonso, mentre Flavio Briatore, orgogliosamente, esprime la sua gioia:


"Questo ragazzo è un talento assoluto, e sono felice per lui e per tutta la squadra. Quest'anno volevamo vincere almeno una gara ed esserci riusciti è importante. E poi, consentitemelo, doppiare la Ferrari è stata la più grande soddisfazione della mia vita. Ma al tempo stesso dobbiamo fare i complimenti a Michael, che nell'occasione è stato molto corretto".


E il padre di Fernando, José Luis, aggiunge:

"Devo essere onesto, nessuno di noi pensava che la vittoria potesse arrivare già quest'anno. Il secondo posto di Barcellona era stato bellissimo. E se penso che è cominciato tutto con i kart...incredibile".


Grazie a questo trionfo, Alonso concluderà la stagione al sesto posto in classifica generale, con 55 punti.



La stagione 2004 comincia senza particolari proclami, ma con l’obiettivo unico di migliorare quanto già fatto durante la stagione precedente, come riferito da Alonso:

"Come pilota vuoi sempre migliorare i risultati, sebbene sarà difficile dopo la vittoria e i diversi podi ottenuti lo scorso anno. Posso garantirvi che lavoreremo sodo. In Renault abbiamo persone molto competenti, e sono sicuro che ce la possiamo fare".

La stagione, tuttavia, vede la Ferrari dominare in lungo e in largo il campionato, vincendo tutti gli appuntamenti stagionali, eccetto quello di Monte-Carlo, dove ad imporsi è proprio la Renault di Jarno Trulli.

Durante il campionato, Alonso ottiene quattro podi e la pole position nel Gran Premio di Francia, ma conclude l’annata senza vittorie, seppur migliora la propria posizione in classifica generale, concludendo quarto, con 59 punti.


La stagione 2005 rappresenta un punto di svolta per la Formula Uno, dopo che la FIA interviene sul regolamento, adducendo l’esigenza improrogabile di ridurre le prestazioni delle vetture, per mantenere le monoposto entro vincoli di sicurezza accettabili.


In effetti, i record sul giro vengono spesso infranti su quasi tutte le piste del mondiale, e le velocità massime toccano punte superiori ai 370 km/h.


Per mettere un freno a tutto ciò, viene imposta una prima regola sui propulsori V10, ora costretti a dover percorrere due gare anziché una sola, come avveniva in precedenza, mentre a livello aerodinamico viene decisa una riduzione del carico, con l’innalzamento di 50 mm delle ali anteriori, ed il taglio del profilo estrattore posteriore: l’efficienza delle monoposto è così ridotta circa del 15%.

Ma il cambio regolamentare che più influirà sull'abbattimento delle velocità, risulterà essere l'eliminazione del cambio gomme durante l’arco della gara, anche se, a detta di molti addetti ai lavori, questa scelta è avvenuta con l’intento di cercare di interrompere il dominio Ferrari, vincitrice incontrastata delle ultime cinque edizioni del Campionato del Mondo.

Bridgestone, fornitrice ufficiale degli pneumatici per la scuderia di Maranello, aveva sviluppato nel 2004 una costruzione delle gomme con fibre tessili (nylon e rydon) al posto dell'acciaio all'intero della carcassa, privilegiando la massima prestazione alla durata. Il team del Cavallino era arrivato a effettuare fino a quattro pit-stop per estremizzare questo concetto, mentre la Michelin, che forniva altri team, tra cui McLaren, Renault, Bar, Williams e Toyota, aveva impostato le sue tattiche di gara sulla durata.

I giapponesi della Bridgestone sono così costretti, in pochi mesi, a rivoluzionare i loro sistemi costruttivi degli pneumatici alla ricerca della durata, cercando di sviluppare dei prodotti che in primo luogo fossero sicuri sulla distanza, non potendo, di contro, cercare la prestazione pura.

I rivali della Michelin, favoriti dal nuovo regolamento, avevano fatto una scelta opposta, sviluppando man mano coperture con mescole sempre più morbide e performanti.

A tal proposito, aspre critiche furono sollevate dall’allora presidente Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo:

"Volevano fermare lo strapotere della Ferrari, hanno inventato l’acqua calda. L’ho già detto, sarebbe come far giocare i calciatori con le scarpe da ginnastica quando piove, per aumentare l’imprevedibilità e lo spettacolo. Voler cambiare a tutti i costi ha portato a una situazione che sfiora il ridicolo".

Date queste premesse, la Renault e la McLaren arrivano ai nastri di partenza della stagione come chiari favoriti per la vittoria finale.

Il primo appuntamento stagionale a Melbourne viene dominato dalla Renault di Fisichella, che conquista pole position e vittoria, con Alonso sul gradino più alto del podio.

Alla seconda corsa, sul circuito della Malesia, Alonso conquista la pole davanti a Trulli, mentre Raikkonen è solamente sesto e Schumacher addirittura tredicesimo, distanziato di oltre un minuto dalla vetta.

La gara è un monologo Renault, con Alonso che vince e distanzia Trulli sul traguardo, di circa 24 secondi, mentre Raikkonen fora un pneumatico al ventitreesimo giro e abbandona ogni sogno di rimonta, finendo la gara in nona posizione, e Schumacher non fa molto meglio, terminando in settima posizione.



Il Gran Premio del Bahrain non cambia il copione di inizio stagione. Alonso conquista la seconda pole position stagionale davanti a Schumacher, mostrando una parziale inversione di tendenza delle prestazioni della vettura di Maranello. In gara, tuttavia, il campione tedesco si ritira per un problema idraulico, lasciando libero campo al pilota Renault di conquistare la vittoria, anche questa volta senza particolari problemi.


Raikkonen, partito nono, rimonta e finisce sul gradino più basso del podio.



Il quarto appuntamento stagionale si corre sul tracciato di Imola. La prima sessione di qualifica vede i tre protagonisti del mondiale molto vicini in termini di prestazioni: Raikkonen precede Alonso di soli 3 millesimi di secondo, mentre Schumacher si colloca insperatamente in terza posizione, trascinato dal pubblico di casa.


La seconda sessione di qualifiche si disputa sulla falsariga della sessione precedente, con Raikkonen che va a conquistare la pole davanti ad Alonso, mentre Schumacher si rende protagonista di un errore, finendo in quattordicesima piazza ad oltre 4" dal poleman.

Ma in gara la McLaren mostra tutti i suoi limiti di affidabilità: Raikkonen rompe il semiasse ed è costretto al ritiro, lasciando la prima posizione ad Alonso che già pregusta un’altra facile vittoria. A questo punto, però, Schumacher comincia una rimonta che ha dell’incredibile: liberatosi di Trulli, il pilota tedesco comincia a girare su tempi insostenibili per gli avversari, oltre un secondo e mezzo più veloce di tutti. In tredici tornate, il pilota della Ferrari rimonta un distacco di oltre venti secondi da Button, andandolo poi a sorpassare.


Dopo il secondo pit-stop, Schumacher si ritrova proprio dietro Alonso, ed incomincia una spettacolare battaglia: ad undici tornate dal termine della gara, i due procedono in solitaria, contendendosi la vittoria finale, con il pilota tedesco che prova a completare la rimonta tentando di superare lo spagnolo. Nonostante due nitidi tentativi di sorpasso, Alonso conserva la posizione, e vince la gara, dando prova di grande tenacia e autocontrollo in situazioni di enorme pressione.

"È stato un duello splendido e sono contentissimo di averlo vinto. È stata dura, durissima. Sapevo che Schumacher fosse più veloce, sapevo che stava guadagnando un secondo a giro nei miei confronti. Quando è arrivato alle mie spalle, ho pensato a difendere la posizione. In un paio di curve ci siamo ritrovati vicinissimi. A complicare la situazione, poi, c'era anche il traffico. Più di una volta ho dovuto rallentare, anche per non rovinare le gomme".

Una gara che segnerà il passaggio di testimone tra due campioni della Formula Uno.


Nei due successivi appuntamenti stagionali in Catalunya ed a Montecarlo, ad imporsi è Raikkonen, che conquista pole e vittoria, mentre Alonso giunge secondo in Spagna, e per la prima volta non sale sul podio nel Principato, a causa di un problema di gestione degli pneumatici.


Sempre più in crisi la Ferrari: Schumacher è costretto al ritiro in Spagna e arriva solamente settimo a Montecarlo.

Il Gran Premio d’Europa, disputato sul circuito del Nurburgring, vede Raikkonen in testa fino all’ultimo giro. Tuttavia, il pilota finlandese viene nuovamente tradito dall'affidabilità della sua McLaren: l'eccessivo consumo della gomma anteriore destra dà vita ad una serie di nocive vibrazioni, che scateneranno il cedimento in pieno rettilineo della sospensione.


Alonso, secondo fino a questo momento, approfitta e vince anche in questa occasione.


Al termine della settima gara, Alonso ha conquistato ben 59 punti su 70 disponibili, precedendo in classifica generale Raikkonen, con 32 punti di vantaggio. La costanza di risultati, e la grande affidabilità della Renault, permettono al pilota asturiano di scavare un solco profondo tra sé e gli avversari.

La seconda metà di stagione, tuttavia, vede la McLaren imporsi in sei occasioni consecutive, tra il Gran Premio d’Ungheria e quello del Giappone, dimostrando in molte occasioni una superiorità, in termini di prestazioni, rispetto alla Renault.


E' però discutibile la gestione dei piloti da parte del team di Woking, incapace di porre un freno a Montoya, che in più occasioni avrebbe potuto aiutare Raikkonen nella rincorsa al titolo.

Così, dopo la vittoria negli appuntamenti di Francia e Germania e una buona serie di piazzamenti a podio, Alonso si laurea per la prima volta in carriera Campione del Mondo al termine del Gran Premio del Brasile, terz'ultimo appuntamento stagionale, diventando all’età di 24 anni, 1 mese e 27 giorni, il pilota di Formula Uno più giovane ad aver conquistato un Campionato del Mondo.



Flavio Briatore, raggiante per la vittoria ottenuta, al termine della gara ammette:


"Quando le cose vanno così non ci si può lamentare. Sono contento soprattutto per i ragazzi della squadra. Abbiamo sofferto negli ultimi mesi con la McLaren che incalzava. Adesso tutto è fantastico. Mi sento meglio. Mi sembrava di vivere un incubo. Poi mi sono svegliato ed ero tranquillo nella mia camera. Avevamo un grande progetto: in cinque stagioni, con un team giovane, siamo riusciti a centrare l'obiettivo".


"Non è stato facile. Lavoro molto duro. Due sono state le cose straordinarie di questa avventura: non capitava da tempo immemorabile che una azienda generalista nel campo dell'automobile come la Renault vincesse il Mondiale di Formula Uno. E siamo stati capaci di farlo con il pilota più giovane di sempre. Mi pare che sia stato un secondo miracolo, dopo quello che avevamo fatto con la Benetton, con una scuderia che aveva cominciato con le magliette ed è arrivata a conquistare tre titoli, due dei piloti e uno dei Costruttori".


Mentre Fernando Alonso, sfinito dalla stanchezza, aggiunge:


"E' stata una giornata difficile. Al momento trovo impossibile realizzare completamente quanto è successo, non riesco nemmeno a dire come mi sento. E' stata una giornata condita dal nervosismo".

"All'inizio della gara pensavo che avrei anche potuto lottare per la vittoria. Dopo la prima sosta ai box, ho capito che non ce l'avrei fatta. Allora ha fatto quello che dovevo: controllare, guidare con regolarità, cautela e calma". "Ho dovuto resistere ai tentativi di sorpasso di Michael Schumacher. Dopo metà corsa, quando ho pensato solo ad accontentarmi del terzo posto, che era il piazzamento utile per conquistare subito il titolo, ho cercato ancora le motivazioni per arrivare al fondo senza fare errori. Dai box, via radio, mi dicevano solo di tenere duro e di non temere la pioggia, che non sarebbe arrivata. Quando ho tagliato il traguardo è stata una liberazione".


"Da quando ho iniziato a fare il pilota sono sempre stato spinto da una grande passione e dalla volontà di emergere. Per questo devo ringraziare solo tre o quattro persone che mi sono state particolarmente vicine".


Ancor prima dell’inizio della stagione 2006, spinto dai rumors che indicavano una possibile uscita di scena della Renault dal circus a fine 2007, Alonso firma con la McLaren:

"Sono davvero euforico per la stagione 2007, e per la fantastica opportunità di correre per la McLaren. Sarà un nuovo inizio per me, e allo stesso tempo una sfida molto difficile. Mi dispiace lasciare la Renault al termine della stagione, ma a volte si presentano delle opportunità troppo ghiotte per non coglierle al volo".


"Ora, però, è il momento di concentrarmi per difendere il titolo appena conquistato".

A differenza della stagione precedente, in cui il principale avversario è stato Raikkonen, il 2006 vede il ritorno ai massimi livelli della Ferrari e di Schumacher, complice la bontà del progetto della scuderia di Maranello, e i risolti problemi di gestione delle gomme, da parte della Bridgestone.

La stagione comincia sulla falsariga della precedente, con Alonso che conquista la vittoria del Gran Premio di apertura del Bahrain davanti a Schumacher, autore della pole position nel giorno precedente.


La Renault domina i due seguenti appuntamenti stagionali, imponendosi con una doppietta in Malesia, e in Australia, in cui a tornare alla vittoria è proprio il pilota spagnolo, mentre Schumacher non va oltre il sesto posto in Malesia, ed è costretto al ritiro nel successivo appuntamento australiano.


Alla quarta gara della stagione, il tedesco della Ferrari conquista la pole, mentre Fernando parte solamente quinto, con quasi 1" di distacco dal poleman. La corsa ripropone il duello dell’anno precedente, ma a parti invertite: Alonso da vita a una feroce rimonta, portando la sua Renault dietro la Ferrari di Schumacher, che nel frattempo comincia ad accusare problemi di graining.


L’ultima fase di gara vede la Renault braccare la Ferrari, ma Schumacher difende con grinta la posizione, e complici due errori dello spagnolo nelle ultime tornate, conquista la vittoria, mettendo in discussione le parole di chi, l’anno precedente, aveva parlato di passaggio di consegne tra i due piloti.


E così, dopo l’appuntamento del Nurbugring, in cui a trionfare è nuovamente Schumacher davanti ad Alonso, l’asturiano conquista quattro vittorie consecutive negli appuntamenti di Catalunya, Monte-Carlo, Silverstone e Montréal, precedendo in tre occasioni lo stesso pilota Ferrari.


A metà stagione, l’asturiano è proiettato verso la conquista del suo secondo mondiale, conducendo la classifica con 25 punti di vantaggio sul tedesco.

Tuttavia, la seconda metà di stagione assume ben presto un’altra piega: la Ferrari riesce ad effettuare un balzo in avanti in termini di prestazioni, permettendo a Schumacher di condurre una sbalorditiva rimonta.

Il pilota tedesco si afferma nell’appuntamento di Indianapolis ed a Magny Cours, con Alonso rispettivamente quinto e secondo, riuscendo così ad accorciare in classifica iridata.


La vera svolta avviene però dopo l’appuntamento francese, quando la FIA decide di dichiarare illegale il mass damper, ossia una massa dal peso di circa nove Kg sospesa tra due molle, posta all’interno del muso della vettura. Questa soluzione permette di mantenere stabile il flusso aerodinamico che investe il resto della vettura, garantendo un'elevata qualità di guida, un migliore utilizzo delle gomme, ed un un carico aerodinamico molto costante.

Questa decisione scatena l’ira di Flavio Briatore, che a tal proposito dichiara:

"Hanno cambiato le regole in corsa e falsato il campionato. E' come se a metà stagione, nel calcio, stabilissero che non si gioca più in undici, ma in dieci. Avevamo trovato un'idea intelligente per far lavorare bene le gomme, è stata legale per un anno e mezzo, poi l'improvviso dietrofront. Chissà chi trarrà vantaggio da questa retromarcia".

La scuderia francese aveva progettato la propria monoposto, sia meccanicamente (sospensioni anteriori e posteriori), sia aerodinamicamente, attorno al mass damper, ed è per questo che, quando la FIA lo proibirà, la vettura comincerà a perdere competitività.


È il caso del successivo Gran Premio di Germania, dove Alonso non va oltre il quinto posto. Vincitore della gara è nuovamente Schumacher, che continua così la sua rimonta, portandosi a sole 11 lunghezze dal campione spagnolo.



Durante il Gran Premio d’Ungheria è ancora la FIA a rendersi protagonista: dapprima penalizza Alonso, reo di aver stretto verso il muretto dei box il pilota Red Bull Rober Doornbos, e di seguito anche Schumacher, per aver sorpassato lo stesso Alonso e Kubica in regime di bandiera rossa. I due contendenti al titolo, causa penalità, si qualificheranno rispettivamente quindicesimo e dodicesimo in griglia di partenza.

In una gara che comincia sotto la pioggia, i due si rendono protagonisti di una fenomenale rimonta. Lo spagnolo si porta in testa fino al secondo pit-stop, quando al rientro in pista è costretto al ritiro, a causa di uno pneumatico non ben fissato.

Schumacher, invece, al termine del secondo pit-stop decide di non cambiare le gomme intermedie, e al rientro in pista, con l’asfalto che va progressivamente asciugandosi, prima subisce la rimonta di De La Rosa e Heidfeld, poi rompe il braccetto dello sterzo ed è costretto al ritiro, a due tornate dal termine.

In Turchia, Alonso riesce a mantenere il ritorno di Schumacher, e termina la gara al secondo posto, davanti al pilota della Ferrari.



A Monza, protagonista in qualifica di un rallentamento ai danni di Felipe Massa, Alonso parte decimo dopo aver subito una sanzione e un conseguente arretramento di cinque posizioni sulla griglia di partenza. La rabbia di Fernando Alonso scoppia alle ore 18:29, momento in cui i tre commissari Scott Andrews, Spano e Tibiletti, accolgono la segnalazione del direttore di gara, Charlie Whiting:


"Ero davanti di trecento o quattrocento metri. Veramente non capisco. Ho la coscienza pulita, so di non aver ostacolato nessuno. Sono stato convocato dai commissari, ma sono assolutamente tranquillo. E' tutto tempo perso, se i giudici cambiano qualcosa qui allora dovrebbero cambiare l'ordine d' arrivo di tutti e quindici i gran premi".


"Molta gente sarà contenta, ma la gara era truccata dall'inizio. Però sono tranquillo, la macchina è fortissima, vinceremo noi".


Una decisione che agita la Renault. La reazione ufficiale Renault però arriva in tarda serata, attraverso Pat Symonds:


"Una decisione strana, sorprendente e sbagliata. Episodi che si ripetono a ogni qualifica. Avremmo vinto, partendo quinti. Ora non so cosa possa fare Fernando. E poi, penso al futuro: che faremo, metteremo le frecce e i clacson?"


Convinto di aver subito un'ingiustizia, Fernando proverà a rimontare in gara, ma a dieci giri dal termine sarà costretto al ritiro, a causa della rottura del V10, mentre il campione tedesco trionferà davanti il pubblico di casa. Rispondendo a una possibile volata mondiale tra Alonso e il pilota della Ferrari, Briatore alza le braccia, e dice:


"La volata mondiale? Ma quale volata, il titolo lo hanno già assegnato a tavolino".


Commentando la vittoria e l'annuncio del ritiro dalle corse di Schumacher, il pilota spagnolo dichiara:


"Il suo ritiro non mi sconvolge. Certo, lascia al momento giusto, dopo aver battuto tutti i record. Ma sia chiaro che questo Mondiale non dipende da noi piloti, ma dalle decisioni della FIA".


Il terz’ultimo appuntamento della stagione, che ha luogo sul circuito di Shanghai, vede nuovamente trionfare, sotto una pioggia incessante, la Ferrari del tedesco, mentre l’asturiano deve accontentarsi del secondo posto.

A due gare dal termine del campionato, i due piloti si ritrovano appaiati in classifica iridata, con 116 punti ciascuno.

Un finale di mondiale così non si vedeva da tempo: in 57 anni di Formula Uno, solo altre due volte ci sono stati due piloti appaiati in classifica alla penultima gara del mondiale.

Il Gran Premio di Suzuka, penultimo del campionato, sembra sorridere alla Ferrari: pole position con Felipe Massa, Schumacher in seconda posizione, e Alonso solamente quinto.

In gara si riversa tutta la tensione nervosa che ha caratterizzato il campionato, e giro dopo giro, i due campioni si studiano, si controllano e si marcano stretti.

Il campione tedesco gestisce la corsa perfettamente, ma a diciassette giri dalla fine, appena Michael riapre il gas all'uscita di una curva lenta, una fumata bianca gela i tifosi della Ferrari: il Motore si è rotto.


Schumacher è costretto al ritiro.


Dopo aver dominato per lungo tempo, il tedesco consegna la prima posizione ad Alonso.


"Penso che meritavamo questa vittoria da tanto tempo. Dal gran premio di Budapest, dove eravamo pronti per raccogliere i frutti ma non avevamo completato il lavoro. E' una sorpresa aver vinto, ed il sapore della vittoria è più bello. In Cina eravamo favoriti noi, ed abbiamo finito per perdere la gara".


"Qui è successo alla Ferrari".


"Di sicuro questi dieci punti sono un piccolo regalo che Dio ci ha donato".


"Quando vinci sei contento. Qui ancora di più, perché assolutamente inaspettata. Mai, alla vigilia, avrei pensato di vincere. E qui ha avuto un valore più grande. Per me, per il team Renault e per il team Michelin".


"Gli ultimi quattro mesi non erano stati proprio un granché".


"Durante la gara, ho visto del fumo. Istintivamente ho frenato, non si vedeva bene. La macchina sembrava rossiccia, ho pensato ad una Spyker. Rallentando mi sono accorto chi era la vittima dell' incidente, e ho esultato: ho capito che era il mio momento. Ma mancava ancora tanto, alla fine".


"Nessuna cattiveria, è che non credevo ai miei occhi, a quello che vedevo. Difficilmente si vede una Ferrari con guai meccanici ed il pensiero è andato ai miei, di guai, vedi Monza buon ultimo".


"Ma quello che è successo qui alla Ferrari potrebbe accadere a noi, e potremmo perdere tutto. In gara non sai mai cosa può capitare, e c' è bisogno di andare in Brasile con la massima concentrazione e la massima professionalità".


"L' importante è conservare la calma".


"In Brasile sarà lunga, ma credo proprio che troverò le motivazioni, giro dopo giro. In generale, può capitare di annoiarsi, di distrarsi e perdere la concentrazione. Io cercherò di evitarlo, di trovare ragioni e motivazioni ad ogni pit-stop, ad ogni giro. Fino a raggiungere il numero settanta".


La gara finale di San Paolo serve solo a dare l’ufficialità del secondo titolo mondiale al pilota spagnolo, che in gara si accontenta del secondo posto, e all’età di 25 anni e 85 giorni, diventa il più giovane due-volte Campione del Mondo nella storia della Formula Uno.


"Il tempo ha fatto giustizia. Quest'anno è stato di lezione, per tutto quello che è successo, per le strane e incomprensibili decisioni che sono state prese. Tante decisioni, che non dimenticherò mai".


"Credo che la Renault abbia dato una grande dimostrazione di educazione sportiva, per sopportare, come ha fatto, tutte le cose che ha subito, ed affrontare qualsiasi situazione nella maniera giusta".


"Voglio essere ricordato per le vittorie che ho ottenuto, è l' unico motivo per cui la gente si ricorda di noi".


La stagione 2007 vede, come annunciato nel dicembre 2005, il passaggio del Campione del Mondo in McLaren. Fin da quando era bambino, guardando la McLaren-Honda dominare con Alain Prost, e in particolare con Senna, Alonso sognava di guidare per il team di Woking. Il suo passaggio nella scuderia inglese appare, agli occhi del pilota asturiano, quasi come la realizzazione di un sogno.

Nella stessa stagione, tuttavia, la McLaren ingaggia come secondo pilota il neo vincitore della GP2, Lewis Hamilton, lasciando non pochi interrogativi riguardo la possibilità di poter vincere il campionato costruttori con un pilota esordiente come compagno di squadra.


Il sempre più stretto rapporto tra Lewis Hamilton e Ron Dennis, team manager della McLaren, che vede nel pilota inglese una sorta di figlioccio, diventa la base del deterioramento del rapporto tra Alonso e lo stesso team. Come riportato da Marc Priestley, capo meccanico in McLaren, che diventerà giornalista e pubblicherà il libro “The Mechanic – The secret world of the F1 pit lane, Alonso inizia ben presto a domandarsi come stessero realmente andando le cose:

"Fernando arrivò in McLaren aspettandosi di essere trattato come un re, ma si accorse ben presto che così non fu. Come nei giorni di test pre-stagionali, dove non c’era uno spazio in cui i piloti potessero cambiarsi privatamente. Penso che si aspettasse di avere una propria stanza".


"Lewis aveva la protezione della McLaren e di Dennis, sapeva di avere quel supporto e il supporto dei media inglesi, mentre Fernando, il campione considerato ampiamente da tutti come il miglior pilota del momento, era in una squadra inglese con un pilota inglese".


"Ero totalmente convinto che Ron e tutto il team supportassero Lewis".


"Qualcosa che all’inizio non era così, ma quando il rapporto tra Fernando e la squadra si è totalmente rotto, penso che Ron volesse davvero nella seconda metà della stagione che fosse Lewis a vincere il titolo".


"In questo modo è stato dimostrato che Fernando aveva ragione, almeno nella sua testa".

Fin dall’inizio, appare chiaro che le aspettative del pilota spagnolo sono disattese.


Perfino Flavio Briatore gli sconsiglia di recarsi in McLaren, dato che lì è presente Lewis Hamilton, ma Alonso è convinto di poter fare bene, e di poter essere più veloce rispetto al compagno di squadra:


"La McLaren avrebbe trovato un ragazzo nuovo, ossia Lewis Hamilton. Gliel'ho detto, era protetto da Ron Dennis, un po’ come lo era lui con me. Ero sicuro che avrebbero trovato da dire. Mi ha risposto: No, no, no, sono più veloce".


"Il fatto è che nessuno, nemmeno Ron Dennis, aveva capito quando Lewis Hamilton fosse così veloce. Anzi, se Ron l’avesse saputo, certamente non avrebbe speso tutti quei soldi per Fernando. Se so di avere uno così veloce in casa, non ho bisogno di cercarne un altro".


"E infatti fu battaglia".


Il problema comincia a diventare sempre più evidente quando lo stesso campione del mondo si accorge di non essere più veloce del proprio compagno di squadra, come accaduto fino a quel punto della carriera. Hamilton si dimostra subito all’altezza della sfida, mostrando un ritmo ed una competitività strabiliante per un esordiente.


L’inizio di stagione è, in tal senso, eloquente: in Australia, Alonso si qualifica secondo dietro Raikkonen, con Hamilton quarto. Alla partenza del Gran Premio, il pilota britannico sorpassa il compagno di scuderia all’esterno della prima curva, mostrando subito di non voler essere un semplice comprimario. La gara si conclude, tuttavia, con Alonso in seconda piazza, dietro Raikkonen, e davanti allo stesso Hamilton.

Al secondo appuntamento stagionale, in Malesia, Alonso si impone davanti ad Hamilton e Raikkonen, cogliendo la sua prima vittoria in McLaren.


La terza gara della stagione si svolge in Bahrain. Durante la giornata di giovedì, al di fuori del Motorhome della McLaren, avviene una discussione tra Alonso e Dennis che attira l’attenzione di tutto il paddock: la conversazione tra i due appare molto distesa e amichevole, ma alcune fonti vicine alla scuderia di Woking raccontano di un crescente malcontento del pilota asturiano, sempre più turbato dai risultati del compagno di squadra.


Parallelamente, Anthony Hamilton, padre e manager del pilota britannico, esercita delle pressioni sempre maggiori sullo stesso Dennis e sul suo secondo, Martin Whitmarsh, circa il ruolo del figlio all’interno della scuderia.

Il Gran Premio del Bahrain vedrà la vittoria di Felipe Massa, davanti ad Hamilton, con Alonso solamente in quinta posizione, in una delle sue gare più deludenti in McLaren.


Sul circuito di Montmeló, sede del quarto appuntamento della stagione, Alonso conclude la gara in terza posizione, nuovamente sconfitto dal compagno di team davanti a lui. La vittoria va per la seconda volta consecutiva a Massa.


Dal Gran Premio di Monte Carlo, quinta gara della stagione, la tensione inizia seriamente a salire in McLaren. Ancora una volta, Hamilton si dimostra più veloce di Alonso durante le prove libere del venerdì, ma la situazione si inverte al sabato, con lo spagnolo che si assicura la pole davanti l’inglese, il quale, abbandonandosi a dichiarazioni di frustrazione, giustifica il risultato accusando Mark Webber di averlo rallentato nel tuo suo ultimo giro veloce.


In gara, Alonso si porta subito in fuga, guadagnando otto secondi su Hamilton in diciassette giri, per poi fermarsi al ventiseiesimo giro per il pit-stop. Hamilton rimane fuori, e con la monoposto più scarica di carburante rispetto a quella del compagno di squadra, tenta di guadagnare terreno per effettuare un overcut. Il primo giro dello spagnolo con il pieno di carburante è però un capolavoro, poiché gira più veloce del rivale e così, al momento del pit-stop di Hamilton, Alonso si riprende la leadership.

Il tentativo di overcut si ripete in occasione del secondo pit-stop, ma anche in quest'ultima occasione, Alonso rimane in testa alla gara.

Gli ultimi giri di gara vedono il campione in carica rallentare per prevenire eventuali problemi all’impianto frenante, ma l'arrivo di Hamilton lo costringerà a spingere al massimo fino alla fine, pur di garantirsi la seconda vittoria stagionale.

Le interviste del post-gara racconteranno una differente versione degli eventi, con Ron Dennis che racconterà di come la McLaren abbia dovuto evitare una possibile sanguinosa battaglia tra compagni di squadra, mentre Hamilton dichiarerà pubblicamente di essere il secondo pilota del team, aggiungendo, non senza un pizzico di vittimismo, di essere costretto ad accettare la situazione e doverci convivere.


Questa ricostruzione fuorviante dei fatti farà infuriare Alonso, segnando la rottura del rapporto tra il campione del mondo e la McLaren.


"Fernando e Lewis assieme non hanno funzionato. Le squadre delle due vetture erano ciascuna con il proprio pilota, serrando le fila attorno al proprio uomo".


Ammetterà Marc Priestley, che a tal riguardo aggiungerà:

"Si creò una divisione enorme all’interno del team, come un muro nel box".

"Questa separazione all’interno della squadra ha provocato la nostra mancata vittoria del Mondiale, siamo stati distratti dalle lotte interne e non ci siamo concentrati su ciò che la Ferrari stava facendo, così hanno vinto il titolo all’ultima gara".

"Avevamo la miglior auto alla fine dell’anno, i due migliori piloti, eppure non raccogliemmo niente".


La successiva gara in Canada coinciderà con uno dei peggiori week-end dello spagnolo all'interno del team britannico: dopo essersi qualificato in seconda posizione dietro ad Hamilton, Alonso esce fuori di pista alla prima curva, dopo aver cercato di superare alla partenza il compagno di scuderia. In una gara segnata da problemi ai freni, lo spagnolo finirà solamente in settima posizione, mentre l’inglese si assicurerà la prima vittoria in carriera, e allungherà sul rivale in classifica iridata, con un vantaggio di 8 punti.


Battuto anche in occasione del Gran Premio degli Stati Uniti di Indianapolis, secondo dietro lo stesso Hamilton, Alonso soffre di problemi al cambio durante le qualifiche del successivo appuntamento in Francia, compromettendo la gara che lo vedrà terminare solamente al settimo posto.


Lo spagnolo torna alla vittoria in occasione del Gran Premio d’Europa, in una gara in cui la protagonista è la pioggia torrenziale e resa famosa dalle numerose uscite di pista dei piloti in curva 1, tra cui lo stesso Hamilton.


La rivalità tra i due piloti McLaren torna ad accendersi ed esplodere durante il Gran Premio di Ungheria. Durante la Q3, Hamilton rifiuta di seguire le istruzioni del team, che lo invita a cedere la posizione in pista al compagno di squadra.


Il resto è storia.


Alonso torna ai box per il rifornimento, prima dell’ultimo tentativo, ma rimane fermo sulla piazzola del pit-stop davanti ad Hamilton, nonostante il lolly-pop del meccanico fosse alzato.


Lo scopo è quello di far perdere tempo al compagno di squadra, precludendogli la possibilità di completare il suo ultimo tentativo di qualifica.


Alonso conquista la pole position, ma viene penalizzato di cinque posizioni per il suo atto di rivincita. Questo episodio porta alla definitiva spaccatura tra Alonso e la McLaren.


Secondo quanto riportato da Andrew Benson, giornalista per la BBC Sport’s, Alonso intratterrà, durante la mattina di domenica, una conversazione con Ron Dennis, dove pare riferirà allo stesso di aver avuto l’accesso alle e-mail concernenti lo scandalo Spy-gate, e di essere pronto a diffonderle alla FIA.

Lo stesso scandalo, come ben noto, porterà la McLaren ad essere esclusa dalla classifica costruttori per l’annata 2007, e a pagare una multa di 100 milioni di euro.


Intanto però, il team principal della scuderia di Woking, Ron Dennis, è inferocito nei confronti di Alonso, ma incide una conferenza stampa congiunta che sarà tenuta dopo le qualifiche, per cercare di ricomporre una situazione ormai esplosiva.


Colui che è in questo momento a capo della comunicazione del team, Matt Bishop, partecipando al podcast radiofonico In The Pink, rivelerà degli ulteriori dettagli su quello che accade tra Dennis e Alonso: "Sapevamo tutti che Ron aveva un certo livello di mania per la precisione: tutto doveva essere pulito e ordinato, lui odiava quando non era così. Ad esempio, doveva sempre mangiare la frutta a pezzi in un piatto, con coltello e forchetta, così da non rischiare che gli colasse il succo addosso". "Fernando entrò in quella conferenza stampa con la pesca più grande e più matura che io avessi mai visto. Durante la conferenza iniziò a mangiarla, e lasciò che un po' del succo e qualche pezzetto andasse sulla sua barba. Non credo che nessuno sapesse cosa stesse facendo Alonso allora, ma io ero sicuro che stesse volutamente cercando di far salire il sangue alla testa a Dennis. Fernando è un grande pilota, ma è anche un politico che sa esattamente cosa deve fare per intimidire le persone".


Ulteriore aneddoto che racconta di un rapporto ormai compromesso.


Nonostante ciò, in gara, Hamilton vincerà, mentre Alonso giungerà al traguardo in quarta posizione.


Dopo aver concluso sul gradino più basso del podio la gara in Turchia, Alonso si imporrà a Monza, terminando davanti ad Hamilton e riuscendo a portarsi a tre sole lunghezze di distacco, in classifica iridata, dal compagno di squadra.


La rimonta, tuttavia, trova una brusca frenata durante il Gran Premio del Giappone, svoltosi sotto una pioggia incessante, poiché Fernando non riuscirà a trovare il ritmo.


Inoltre, dopo essere entrato in contatto con Sebastian Vettel, lo spagnolo retrocederà in ottava posizione, e sarà costretto a rimontare fino alla quarta piazza.


Ciononostante, il Campione del Mondo in carica concluderà la sua gara, sbattendo contro le barriere di protezione, durante il quarantaduesimo giro, dopo essere stato vittima dell'acquaplaning in curva 5.


Nel frattempo Hamilton conquista una facile vittoria, ed allunga a 12 punti il suo vantaggio in classifica, a sole due gare dal termine.


In entrambe le ultime due gare, lo spagnolo conquisterà il podio, ma non riuscirà ad assicurarsi il suo terzo titolo consecutivo, terminando in terza posizione assoluta con 109 punti, gli stessi di Hamilton, ma uno in meno rispetto al pilota della Ferrari, Kimi Raikkonen, che in Brasile si laurea Campione del Mondo.


Meno di due settimane dopo la fine della stagione, il due volte campione del mondo annuncia il suo divorzio dalla McLaren, e dopo aver avuto diversi contatti con le scuderie Red Bull e Toyota, decide di accasarsi nuovamente in Renault.

Il ritorno a casa è pieno di buoni propositi e speranze, come affermato dallo stesso pilota nelle interviste pre-stagione:

"So che possiamo vincere quest’anno. L’abbiamo fatto in passato, perché non dovremmo riuscirci anche ora? Il team è cambiato molto dal 2006, effettuando grandi cambiamenti in diverse aree, ma ora quello che voglio fare è lavorare sodo e dare il massimo per raggiungere i nostri obiettivi".

Ma nonostante le alte aspettative, la R29 nasce sotto una cattiva stella, portandosi dietro dei notevoli problemi aerodinamici, ed un motore con prestazioni al di sotto degli standard richiesti.


Per queste motivazioni, dopo un illusorio quarto posto nella gara inaugurale della stagione, lo spagnolo colleziona solamente 13 punti nei primi dieci appuntamenti stagionali, insieme a due ritiri nelle gare di Spagna e Canada, e tre piazzamenti al di fuori della top ten.

La seconda metà di stagione vede il team francese portare numerose nuove soluzioni aerodinamiche, che permettono alla monoposto di avvicinarsi alle prestazioni dei rivali del gruppo di testa.

Dopo la sosta estiva, Alonso colleziona due piazzamenti a ridosso del podio nel Gran Premio corso in Belgio, e in quello corso sul circuito di Monza.


Il seguente appuntamento con il Gran Premio di Singapore parte con il piede giusto.


Il pilota spagnolo dimostra di poter lottare con i top-team, assicurandosi la prima posizione nelle prove libere del venerdì. Tuttavia, durante le qualifiche al sabato, la sua Renault soffre un problema meccanico, che non gli permette di andare oltre la quindicesima posizione in griglia di partenza.

Partito con un quantitativo di carburante molto esiguo, con l’intento di scalare rapidamente la classifica, Fernando si ferma al dodicesimo giro per effettuare il pit-stop ed il rifornimento di carburante, tornando in pista in ultima posizione. Tre giri più tardi, l’allora compagno di scuderia Nelson Piquet Jr. perde il controllo della monoposto all’uscita di curva 17, causando l’entrata in pista della Safety Car.


A quel punto, complice il pit-stop di tutti i top-team, Alonso si ritrova incredibilmente a condurre la gara, e favorito dalla configurazione del circuito, riesce a conservare la propria posizione fino alla bandiera a scacchi.

Queste le sue parole al termine della gara:

"Primo podio della stagione e prima vittoria. Sono felicissimo. Avrò bisogno di un paio di giorni per realizzare il fatto che abbiamo vinto una gara in questa stagione".


"Stavolta sono stato aiutato dalla buona stella, ma penso di averla meritata, penso sia una compensazione di quello che mi è accaduto sabato in qualifica con il problema idraulico, mentre la macchina andava alla grande. Ricordatevi che sono partito quindicesimo".


E riguardo ad un futuro ancora incerto, Fernando ammette:


"Questo trionfo non cambia le mie decisioni, che non ho ancora preso. Ma, come dico sempre, alla Renault mi sento come a casa. Briatore questo lo sa".


La seguente gara sul circuito di Suzuka vede il pilota spagnolo imporsi nuovamente a sorpresa al termine di una rocambolesca gara, terminando davanti a Kubica e Raikkonen, grazie a una strategia di gara che gli regalerà la vittoria.


Con una Renault in netto miglioramento, e con il campionato aperto tra il suo ex compagno di squadra e Felipe Massa, Alonso può diventare un alleato per il pilota della Ferrari, come egli stesso ammette:


"Se posso, di sicuro aiuterò Massa, dopo tutto quello che ho passato l'anno scorso alla McLaren. In generale c'è gente che mi ama e gente che mi odia, come succede in tutti gli sport. Io cerco sempre di fare il mio lavoro nel modo più professionale possibile, cerco sempre di essere al cento per cento in macchina. Dico solo che voglio che la Ferrari vinca e, ripeto, se posso aiutare Massa quest'anno, farò il massimo". "Ho detto che dovevamo uscire dal pit-stop primi, perché stando dietro a Kubica le gomme si usuravano. Hanno messo meno benzina e ce l'abbiamo fatta. Poi sono riuscito a tenere un passo vincente". "Non ci credo ancora, complimenti al team che ha migliorato la macchina, lavorando duramente dopo aver capito su quali settori intervenire. In Cina, con il cuore spero di essere competitivo. Dobbiamo vedere. Ma se a Singapore c'è stato un colpo di fortuna, qui ce lo siamo meritato, sfruttando la situazione favorevole".

Poi, parlando del possibile rinnovo con la Renault, Fernando ammette di non averne ancora parlato con il team principal, Flavio Briatore:

"Niente mercato. Ho detto che ne avremmo parlato dopo il Brasile e così sarà. Gli annunci arriveranno a novembre".


Quando, infine, i giornalisti chiedono se sia giusta la penalizzazione inflitta a Lewis Hamilton, dopo che al secondo giro, il britannico aveva attaccato con decisione Massa, il pilota spagnolo commenta, lapidario:


"Se era giusta la penalizzazione per lui? Quando si tratta di Hamilton è sempre giusta".


La stagione si conclude con un altro piazzamento ai del podio, nel Gran Premio della Cina, e con il secondo posto in quello del Brasile, terminando al quinto posto con 61 punti una stagione difficile e alquanto controversa.

La stagione 2009 vede un cambiamento radicale nel regolamento: si opta per una serie di nuove soluzioni, che hanno lo scopo di limitare la perdita di carico aerodinamico, quando una vettura viaggia nella scia di un’altra. L’alettone anteriore passa da 140 cm a 180 cm di larghezza, mentre l’alettone posteriore è molto più stretto e alto rispetto all’anno precedente, e vengono eliminate tutte le pinne, ciminiere e buchi utilizzati in passato.



Tuttavia, sfruttando un termine della lingua inglese interpretabile nel regolamento tecnico, alcune squadre tra cui Brawn GP, Toyota e Williams, realizzano doppi diffusori posteriori, più alti e lunghi rispetto a quelli tradizionali, ottenendo un'eccezionale deportanza.

Inoltre, viene reso facoltativo l’utilizzo del KERS, sistema che permette il recupero di energia in fase di frenata, e di ottenere un surplus di potenza che il pilota può utilizzare al massimo per 6 secondi al giro.

La poca chiarezza nel regolamento permette, dunque, due differenti modi di interpretazione delle linee guida: il risultato è una stagione critica per tutte quelle scuderie che hanno male interpretato i dettami della FIA.


Tra queste, sono presenti la Ferrari, al McLaren e la stessa Renault.


I risultati sono talmente miseri che lo stesso Alonso non riesce ad andare oltre la quinta posizione nei Gran Premi che precedono la pausa estiva. La reazione del pilota è carica di frustrazione:

"Abbiamo disegnato la vettura seguendo un tipo di regole, mentre altre scuderie ne hanno seguite altre. Ci sono due modi di interpretare le regole e noi siamo sul lato sbagliato. È frustrante. Abbiamo cominciato la stagione con alte aspettative, ma ci siamo subito resi conto di non essere abbastanza veloci. Non ci resta altro che lavorare sodo e cercare di estrarre il massimo potenziale possibile".

Il miglior risultato in stagione, Fernando lo coglie durante l’appuntamento di Singapore, quando riesce a salire sul gradino più basso del podio. La stagione, tuttavia, volge al termine senza ulteriori sussulti, chiudendo con un misero nono posto in classifica iridata, con solamente 26 punti.


È la peggiore stagione del pilota si dai suoi inizi in Minardi, ma ciò non compromette la sua voglia di Formula Uno:


"Il sogno di tutti è vincere il Campionato del Mondo. Io ne ho vinti due, ora ho 27 anni, ma ne voglio vincere ancora degli altri. Sono ancora giovane e avrò altre possibilità per riuscirci nuovamente".



Al termine della stagione, Alonso si accasa per la Ferrari, andando a coronare il suo sogno di indossare la tuta rossa.


Il 30 settembre 2009, mentre i team sono impegnati nel trasloco da Singapore a Suzuka per il quindicesimo appuntamento del mondiale, sul sito ufficiale della Ferrari compare il comunicato ufficiale in cui vinee annunciato che, dall’anno successivo, al volante della Rossa ci sarebbe stato un nuovo pilota al fianco del rientrante Felipe Massa. L’obiettivo è chiaro, tornare a vincere dopo un’annata complicata, e ciò sarebbe potuto diventare possibile solo con l’ingaggio di un campione a lungo invocato dalla maggioranza dei tifosi del team di Maranello: Fernando Alonso. I contatti tra le parti in causa cominciano nel 2007, ma solo nel 2009 si riesce ad arrivare alla firma del contratto che inizialmente prevede il debutto per la stagione 2011, anno in cui la Ferrari sarebbe dovuto arrivare alla conclusione del rapporto con Raikkonen.


Tuttavia, alla luce di ciò che sta accadendo in Renault a causa della questione Singapore-gate, la Ferrari decide di ingaggiare Alonso con un anno di anticipo. Alcuni retroscena della trattativa suggeriscono, tuttavia, che un’importante influenza su quest’ultima decisione è esercitata dal Banco Santander, istituto di credito spagnolo nonché importante sponsor di Ferrari, che spinge per avere come principale rappresentante un proprio connazionale.

"I soldi hanno giocato un ruolo importante". Così si pronuncia Raikkonen sulla spinosa questione. Immediata la replica di Montezemolo: "Facciamo chiarezza, noi siamo molto contenti del lavoro che Kimi ha svolto con noi".


"Abbiamo tuttavia realizzato che avevamo bisogno di un pilota che svolgesse un ruolo attivo con gli ingegneri. Il ruolo di Santander? Certamente sono felici, ma non è lo sponsor a scegliere il pilota. Non abbiamo mai operato in quel modo, e mai lo faremo". Tornando alla pista, la nuova F10 di casa Maranello, più lunga e sinuosa della precedente F60, viene concepita con l’intento di incrementarne il carico aerodinamico.


Il vero punto debole della monoposto del 2009 è stato, infatti, la mancanza di deportanza, ed è per questo che alla neo vettura viene installato un doppio diffusore al retrotreno, che costringe i tecnici ad un ulteriore lavoro di innalzamento del cambio.


Anche il muso risulta completamente nuovo e con un andamento simile a quello della Red Bull RB5. Ai nastri di partenza della nuova stagione, la Ferrari non ci arriva con i favori del pronostico, ma è sicuramente una vettura degna degli avversari, le Red Bull di Vettel e Webber, e le McLaren di Hamilton e Button.



L’appuntamento inaugurale è con il tracciato del Bahrain, su un layout allungato. In qualifica Alonso non fa meglio della terza tempo, alle spalle di un imprendibile Sebastian Vettel e di Massa. In gara però, vengono subito rispettati i reali valori in campo: grazie ad una partenza perfetta, lo spagnolo sopravanza il compagno di team e viaggia in seconda posizione in una gara, dominata dal ritmo della Red Bull del tedesco. Al trentaquattresimo giro, però, arriva una svolta.


Vettel lamenta via radio un problema ad uno scarico che lo costringe a rallentare, cosa che permette ad Alonso di superarlo, andando a vincere il Gran Premio davanti a Massa.


Una prestazione incoraggiante per la Ferrari e per i suoi tifosi, che però non trova conferma nelle successive gare della prima metà di stagione.


"Vincere è sempre particolare. Farlo con la Ferrari lo è ancora di più, vista la storia di questa squadra e viste le aspettative che ci sono quando si corre con questa macchina".


"Abbiamo lavorato molto nei test invernali, siamo arrivato preparati a questo appuntamento. E' solo il primo Gran Premio, ma la doppietta dimostra che abbiamo lavorato bene. E' un risultato dedicato a tutti quelli che hanno fatto sforzi enormi negli ultimi mesi".


"Al trentaquattresimo giro non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Mi stavo concentrando sulla gestione delle gomme, attendevo il momento per attaccare Vettel e pensavo che lo avrei fatto negli ultimi dieci giri".



A Melbourne, dopo una partenza dalla terza posizione, Alonso finisce in testacoda dopo un contatto con Button e Schumacher, vedendosi chiamato ad una difficile rimonta. La Ferrari opta per una strategia ad una sola sosta, permettendo allo spagnolo di risalire fino alla quarta piazza.


In un finale convulso che vede il ritorno di Webber ed Hamilton sui suoi scarichi, con i due che finiranno per tamponarsi nel tentativo di superarlo, Alonso conserva la posizione finendo ai piedi del podio. Al terzo appuntamento stagionale in Malesia, le Ferrari vengono addirittura eliminate nella Q1, condizionate da una pioggia incessante. Dopo una bella rimonta in gara, lo spagnolo è costretto al ritiro a causa di un problema al cambio che condurrà alla rottura del propulsore. In Cina, quarta gara del campionato, Alonso si qualifica terzo alle spalle delle due Red Bull, con Vettel in pole position. Al via della gara supera entrambe le vetture rivali, ma viene penalizzato con un drive through ed è costretto ad un’altra rimonta.


Al diciannovesimo giro, lo spagnolo decide di mostrare i suoi muscoli quando al tornante che porta alla pit lane supera, con una mossa tanto rude quanto astuta, l’altra Ferrari di Massa, costringendolo ad attendere in coda.


Alla fine arriverà quarto, in una gara che vedrà trionfare Button davanti ad Hamilton e Rosberg.



In Spagna, Alonso non fa meglio del quarto posto in qualifica, staccato di 1" dal poleman Webber, ma in gara rimonta fino alla seconda posizione, cogliendo così un ottimo risultato. Storia opposta al Gran Premio di Monaco: il campione spagnolo domina le qualifiche del giovedì, ma durante le prove libere 3 del sabato mattina, perde il controllo della F10 al curvone Massenet, andando a sbattere contro le barriere.


Il poco tempo a disposizione per riparare la vettura non gli consentono di prendere parte alle qualifiche, costringendolo a partire dalle retrovie.



In gara, l’immediato ingresso in pista della Safety Car gli consente di effettuare subito il pit-stop e, al momento del cambio gomme degli altri piloti, riesce a risalire fino al finale sesto posto. Non vanno meglio i successivi appuntamenti dei Gran Premi di Turchia e d’Europa, che intervallati da un buon terzo posto in Canada, vedono Alonso arrivare, in entrambe le occasioni, solamente ottavo.



I mediocri risultati di metà stagione, imputabili sicuramente ad una non indifferente dose di sfortuna, sono da riferire maggiormente ad una Ferrari lenta nello sviluppo della monoposto, come riferito dallo stesso Alonso in un’intervista:

"Non sappiamo quanto ci metteremo a colmare il gap. La verità è che siamo quasi otto decimi più lenti della Red Bull e sei o sette rispetto alla McLaren. Dobbiamo lavorare duro, perché neanche i prossimi aggiornamenti non ci permetteranno di raggiungerli". Difatti, nel successivo appuntamento di Silverstone, causa anche un drive through inflittogli per un illecito sorpasso su Kubica, lo spagnolo non va oltre il quattordicesimo posto finale. Al termine del Gran Premio britannico, la classifica generale non è quella che ci si aspettava ad inizio stagione: lo spagnolo è solamente quinto, dietro a entrambe le Red Bull e ad entrambe le McLaren, staccato di 47 lunghezze dal leader Hamilton. Il weekend successivo si corre sul circuito di Hockenheim, dove la Ferrari si riscopre molto competitiva. Vettel ottiene la pole, ma viene superato al via da entrambi i piloti del Cavallino, con Massa ritrovatosi leader davanti ad Alonso. Quest’ultimo, al ventesimo giro si lamenta esplicitamente via radio, sostenendo di essere ben più veloce del compagno di squadra. In Ferrari, inizialmente, si decide per congelare le posizioni che rimangono invariate fino al quarantottesimo giro. Il muretto di Maranello decide allora di massimizzare il risultato optando per un cambio di posizioni al vertice.


Laconico il team radio rivolto dall’ingegnere di pista Rob Smedley al brasiliano:

"Fernando is faster than you, sorry". Qualche giro più tardi il brasiliano lascia il via libera al compagno in uscita dal tornantino. Una manovra vietata dal regolamento dal 2003, che costerà una multa alla Ferrari ma che non comprometterà la prima posizione di Alonso.


"E' stato un sorpasso del tutto normale, non pericoloso, non so bene che cosa è accaduto ma mi sono accorto che Felipe stava andando un po' lento e l'ho superato senza correre rischi".


"Questo è stato un buon week-end per la Ferrari, abbiamo migliorato la macchina e si è visto, tutte le regolazioni hanno funzionato a dovere anche in gara. Con questa doppietta abbiamo ottenuto un risultato molto forte, la macchina ha migliorato di molto le sue performance, e speriamo ora di ripetere un altro bel week-end la prossima settimana, in Ungheria".



Nella successiva corsa in Ungheria, Fernando parte terzo per poi finire in seconda piazza alle spalle di Webber, mentre è costretto al ritiro a Spa, in una caotica gara sotto la pioggia che lo vede protagonista di un testacoda in uscita da Les Combes, prima di finire con la sua F10 contro le barriere. Il successivo appuntamento è quello del Gran Premio d'Italia, a Monza. Davanti al solito indiavolato pubblico italiano, il campione spagnolo ottiene una magnifica pole position davanti a Button e a Massa, ma al via della gara non riesce a mantenere la prima posizione, vedendosi superare dallo stesso pilota inglese in McLaren.


Il ritmo del Campione del Mondo in carica non è tuttavia velocissimo, e le due Ferrari lo seguono senza troppi problemi.


La svolta avviene al trentaseiesimo giro, quando Button rientra ai box per il pit-stop, mentre Alonso continua la sua corsa per fermarsi al giro successivo. Gli uomini del Cavallino sono velocissimi, lo spagnolo riparte e all’uscita dall pit-lane è davanti all’avversario.


Un boato proveniente dagli spalti accompagna la manovra.


Alonso va a vincere il Gran Premio di casa, a distanza di quattro anni dall’ultimo successo rosso a Monza, targato Michael Schumacher.


"Abbiamo fatto tutto bene, un pit-stop fantastico. Questo è stato un giorno importante, adesso pensiamo alla prossima gara. Grazie al pit-stop e al lavoro dei meccanici, siamo riusciti a superare la McLaren. Ecco perché siamo qui. E' una vittoria che posso confrontare solo con quella ottenuta a Barcellona nel 2006, nella mia gara di casa". Questa vittoria inverte l’inerzia di un campionato fino a quel momento altalenante per la compagine di Maranello. Fernando viaggia con 21 punti di ritardo da Webber, leader del mondiale, ma è il pilota che ha conquistato più punti (68) nelle ultime quattro corse rispetto ai suoi rivali Webber (59), Vettel (42), Hamilton (37) e Button (32).



La Ferrari si presenta alla successiva gara di Singapore consapevole di essere temuta dai suoi rivali, come confermato da Christian Horner, Team Manager di Red Bull: "La Ferrari è la più grande minaccia per noi. Hanno una vettura veloce, e probabilmente sono quelli che più si sono avvicinati alle nostre prestazioni sin da metà stagione". Alonso conquista la pole position e si impone a Vettel nel Gran Premio di Singapore, poi arriva terzo a Suzuka e vince in Corea, in una gara che vede i due alfieri Red Bull ritirarsi per problemi al motore nel caso di Vettel, e per colpa di un incidente con Rosberg nel caso di Webber. A due gare dalla fine del mondiale, l’asturiano conclude una rimonta che ha del clamoroso, e conduce la classifica con 231 punti, 11 in più di Webber e ben 25 in più di Vettel.



L’appuntamento di San Paolo, penultimo della stagione, vede le Red Bull conquistare la seconda e terza piazza sullo schieramento dietro ad Hulkenberg, con Alonso in quinta piazza. In gara, i due piloti Red Bull sopravanzano il tedesco della Williams e fanno il vuoto, andando a vincere, mentre dietro lo spagnolo lotta con Hamilton prima di conquistare il gradino più basso del podio.

Ad una sola gara dal termine, la classifica recita: Alonso 246, Webber 238, Vettel 231.


Si giunge ad Abu Dhabi, dove va in scena un weekend drammatico per i tifosi Ferrari.


Al termine delle qualifiche la classifica vede Vettel in pole, seguito da Hamilton, Alonso, Button e Webber.


Alla partenza, Button sopravanza Alonso, mentre Vettel, in testa, imprime un ritmo indiavolato e scappa con Hamilton. All'undicesimo giro si scatena il dramma: Webber, dopo aver toccato il muro con la ruota posteriore, va ai box, quindi in Ferrari si decide di difendere la posizione dal tentativo di undercut, fermando lo spagnolo.


Al rientro in pista la situazione è complicata, con Alonso imbottigliato nel traffico e incapace di superare la Renault di Petrov. Vettel si ferma quasi dieci giri più tardi, e al rientro in pista ha la strada spianata verso il titolo mondiale. Alonso e Webber non riescono a rimontare e Vettel vince la gara, diventando il più giovane campione del mondo di sempre, mentre i due favoriti della vigilia non vanno oltre la settima e ottava posizione. Una giornata terribile, che avrebbe potuto sancire il ritorno del titolo a Maranello e che invece si è trasformata in un incubo sportivo.


"Abbiamo copiato la strategia di Webber e invece dovevamo imitare quella di Button, non dovevamo difenderci. Il nostro primo posto era irreale. Era una posizione troppo alta per quello che meritavamo".


"E' andato tutto storto. Al via Vettel ha mantenuto la prima posizione. La nostra strategia prevedeva di marcare Webber, ma abbiamo finito per trovare traffico. Dovevamo fare come Button, non dovevamo difenderci. A posteriori, però, è semplice definire la strategia. Qualche volta le cose funzionano, qualche volta non vanno per il verso giusto".


"Quando mi sono fermato, ci siamo resi conto che Petrov e Rosberg avevano già effettuato il pit-stop ed erano molto veloci. Così è lo sport, a volte si vince a volte no. Ci proveremo più forte l'anno prossimo abbiamo avuto problemi con le gomme morbide, poi con quelle dure è troppo difficile girare dietro a un'altra macchina".


"La Renault aveva una velocità di punta incredibile, era impossibile superare Petrov. Ho cercato di passarlo, ma lui si difendeva bene. Con Petrov c'è stata un po' di frustrazione, abbiamo visto in lui un'aggressività mai vista prima in tutto il campionato. Era aggressivo e io rischiavo una collisione. Dovevo provarci, ma non potevo permettermi certo di andar fuori. Ovviamente sono triste, servirà qualche ora per valutare correttamente quello che è successo".


"Ho vinto gare, ho lottato per il titolo. Ho vinto già due Mondiali, non ho niente da dimostrare. Bisogna valutare dieci mesi molto intensi, abbiamo avuto momenti positivi e momenti negativi. Abbiamo perso una chance: ma con questa squadra, in un anno negativo e con la terza monoposto del gruppo, siamo riusciti a lottare per il titolo fino all'ultima gara".


"Non abbiamo perso il mondiale qui, il campionato è lungo, ha diciannove gare. Ci sono stati gran premi in cui abbiamo perso punti ma anche gran premi in cui siamo stati fortunati come in quello della Sud Corea. Quando mi sono accorto di aver perso il mondiale? L'ho capito all'ultimo giro quando sullo schermo gigante ho visto Vettel che tagliava il traguardo. Pensavo fino all'ultimo che potesse succedere qualche cosa".



La stagione 2011 nasce sotto l’insegna di alcune novità regolamentari: viene reintrodotto il KERS, sono aboliti i doppi diffusori posteriori così come l’F-Duct, lasciando spazio al nuovo dispositivo che dovrebbe permettere di aumentare i sorpassi, l’alettone mobile posteriore meglio noto come DRS. La vettura di Maranello, chiamata F150 Italia in onore del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, risulta come l’evoluzione della precedente F10. Ben presto ci si rende conto della poca bontà del progetto: la nuova vettura soffre di cronici problemi aerodinamici derivanti anche da un’errata calibrazione degli strumenti della galleria del vento di Maranello.


Il risultato di questa situazione porta i tecnici del Cavallino a deliberare delle soluzioni tecniche deludenti, e dal rendimento molto al di sotto delle aspettative. A questi problemi si somma la scelta di affidarsi ad un sospensione posteriore di tipo push rod, in controtendenza con la decisione della maggior parte degli avversari che presentano soluzioni di tipo pull rod.


La conseguenza di questa scelta porta la vettura di Maranello a soffrire nell’utilizzo di pneumatici a mescola più dura, non facendoli lavorare nella corretta finestra di utilizzo, consumandoli più rapidamente e influenzando negativamente la trazione.


Il punto forte della vettura è sostanzialmente rappresentato dalla trazione meccanica. Date queste premesse, il 2011 si rivela una stagione estremamente difficile per Alonso e la Ferrari, che affrontano una prima metà di stagione in apnea. Le prime tre gare del campionato vedono lo spagnolo arrivare quarto in Australia, sesto in Malesia dopo un contatto con Hamilton, e addirittura settimo in Cina. Il primo podio arriva solo nel Gran Premio della Turchia, al quarto appuntamento del mondiale.



Una piccola speranza per i tifosi della Rossa, che si accende ancora di più al via della successivo Gran Premio di Spagna, sul circuito di Catalunya, quando un enorme boato accompagna la partenza di Alonso che, dalla quarta posizione, riesce a passare in testa alla prima curva. Sembra la volta buona per una svolta, ma il ritmo è nettamente inferiore a quello degli inseguitori e a fine gara si piazza solamente quinto.


Seguono due secondi posti ottenuti a Monte Carlo e Valencia, intervallati dalla seconda posizione in griglia nel Gran Premio di Canada, che si concluderà con un ritiro in seguito ad una collisione con Button.


Si giunge dunque a Silverstone.


La Ferrari si presenta con un primo importante step evolutivo della propria monoposto, con nuovi alettoni che garantiscono maggiore deportanza, nuove fiancate e un nuovo modello di sospensione posteriore, ma la Red Bull monopolizza ugulalmente la prima fila, con Webber in pole davanti a Vettel e Alonso.


In gara, la classica pioggia inglese costringe tutti i piloti a partire con gomme intermedie.


Alla partenza, Vettel sopravanza il compagno di scuderia ed inizia ad imporre il proprio ritmo, con la Ferrari a gestire la terza posizione. Il colpo di scena avviene al ventottesimo giro: con la pista che va via via asciugandosi, il pilota tedesco rientra ai box per il cambio gomme, seguito da Alonso, ma un errore al pit stop Red Bull permette al pilota spagnolo di passare davanti, per ritrovarsi incredibilmente leader del Gran Premio.


Alonso non molla più la prima posizione fino al traguardo, andando a cogliere una vittoria che, viste le difficoltà tecniche della monoposto, sembrava impensabile.


"Favorito dal problema al pit-stop di Vettel? Non lo so, è difficile dirlo, ho visto che Sebastian ha avuto un problema, mi sono trovato davanti e ho cercato di spingere. E' chiaro che la corsa è stata complessa, siamo partiti con una parte del circuito bagnato, siamo rimasti con le intermedie, riuscivo a essere veloce. Con le gomme d'asciutto sono partito un po' lento, sono rimasto calmo, senza fare errori e senza uscire dalla pista perché l'erba era bagnata e sapevo che la macchina poteva garantirmi di farcela".


"Quando abbiamo montato le gomme da asciutto, Hamilton era più veloce di me. Ero quarto, ma sono rimasto calmo e sono riuscito a superarlo grazie a questi mezzi che abbiamo a disposizione oggi come il Drs e il Kers. Quindi ho potuto attaccare anche le Red Bull e da ora in poi cercheremo di fare così, ogni gara per noi deve essere come una finale di campionato".


"L'unica cosa che possiamo fare è cercare di essere aggressivi in ogni corsa e in ogni partenza e provare a vincerle tutte, perché Sebastian arriva sempre sul podio".



Seguono un secondo posto al Nurburgring alle spalle di Hamilton, e un altro podio all’Hungaroring, dietro a Button e Vettel. Il team di Maranello continua nello sviluppo della propria monoposto, e in occasione del Gran Premio del Belgio si presenta con un secondo step evolutivo, che prevede un nuovo alettone anteriore, nuovi scarichi e un'ala posteriore leggermente rivista. A queste novità tecniche non seguono tuttavia i risultati sperati: Alonso giunge quarto a Spa, dopo aver compiuto una rimonta dall’ottavo posto, e finisce sul gradino più basso del podio in occasione del Gran Premio d'Italia, a Monza.



A partire dallo stesso appuntamento italiano, vista anche la situazione di classifica ormai compromessa, la Ferrari decide di interrompere lo sviluppo della monoposto per concentrarsi sul progetto 2012. Il pilota spagnolo conclude la stagione con tre ulteriori podi in occasione delle gare di Giappone, India ed Abu Dhabi, piazzandosi al di fuori del podio nelle restanti gare. Sebastian Vettel domina e vince il suo secondo mondiale consecutivo, mentre Fernando chiude quarto con un distacco enorme. Come unica soddisfazione, il pilota spagnolo può vantarsi di essersi qualificato per ben quindici volte davanti il proprio compagno di scuderia Massa e di essere riuscito a terminare la gara salendo per ben dieci volte a podio, venendo elogiato da scuderia e giornalisti per quanto riuscito a fare con una vettura decisamente poco competitiva.



La stagione 2012 vede i regolamenti cambiare ancora una volta: gli scarichi devono ora essere posizionati più in alto, e non più vicino ai diffusori, andando a diminuire in modo consistente l’effetto deportante, e vengono messi al bando i correttori di assetto, impedendo dunque di modificare l’altezza dal suolo delle monoposto durante la gara. Ultimo, ma non per importanza, ogni scuderia ha l’obbligo di utilizzare in gara i due tipi di mescole portati dal fornitore Pirelli, pena l’esclusione dall’ordine di arrivo. All’interno di questi nuovi parametri da rispettare, la Ferrari decide di non concepire un’evoluzione di quella precedente, bensì la F2012 risulta essere un progetto totalmente nuovo. Il nuovo progetto, capitanato da Pat Fry e Nicholas Tombazis, presenta delle novità sicuramente in controtendenza con quelle della concorrenza: in primis, la F2012 presenta una vistosa gobba sul musetto, a causa della necessità di rispettare la norma che prevede che lo stesso sia posizionato ad un’altezza massima dal suolo non superiore a 25 cm, ed oltre a ciò, viene introdotta la sospensione di tipo pull rod, le pance sono più rastremate e il cambio presenta dimensioni più contenute. Fin dai test di Jerez e Barcellona, tuttavia, risulta chiaro che la F2012 non è abbastanza competitiva, soprattutto se l’obiettivo è quello di puntare al titolo. La vettura manca di carico aerodinamico, ha difficoltà di inserimento in curva e non gestisce bene le gomme, finendo per aggredire la mescola, che si consuma troppo velocemente.

"Abbiamo sicuramente bisogno di migliorare molto, di lavorare e di capire meglio la F2012, adattando il mio stile di guida alla vettura che, con meno downforce e con le nuove gomme Pirelli, è un po' più difficile da guidare".

Dichiara lo stesso Alonso.

E cosi, ai nastri di partenza della stagione a Melbourne, Fernando non va oltre la dodicesima posizione in qualifica, anche a causa di un errore nel Q2, per poi concludere quinto la domenica, in una gara in cui ad imporsi è Button in McLaren.

Il secondo Gran Premio si corre a Sepang, in un week-end che tanti tifosi della Rossa ancora oggi ricordano. L’asturiano ottiene l’ottava posizione in griglia, confermando che il potenziale tecnico visto in Australia non è abbastanza elevato per poter puntare ad una vittoria. Un trionfo che invece arriverà, lasciando tutti a bocca aperta.


Alonso, che scatta dalla nona posizione in griglia, parte bene e va a prendersi la quinta posizione, prima che un rapido peggioramento delle condizioni porta i commissari ad esporre la bandiera rossa. Alla ripartenza, la pista è migliorata tanto che i piloti sono costretti a rientrare ai box per passare da gomme full wet a intermedie. In Ferrari si sceglie il momento giusto, e grazie ad un errore durante la sosta di Hamilton, Alonso esce alle spalle del solo Pérez e lo supera dopo poco, andandosi a prendere la leadership del Gran Premio. Lo spagnolo incrementa il suo vantaggio fino a circa otto secondi. La pista va via via asciugandosi e a partire dal trentesimo giro il messicano in Sauber comincia a riavvicinarsi al ferrarista.


La situazione si fa ancora più concitata dopo il cambio gomme dei piloti al quarantesimo giro: Il distacco si azzera a poche tornate dal termine, con il messicano che ritrova a tallonare sempre più insistentemente l’asturiano ma, al cinquantesimo giro commette un errore e va lungo alla penultima curva, permettendo ad Alonso di andare a vincere senza ulteriore pressione. È una domenica piena di gioia per il mondo Ferrari, anche in virtù della scarsa competitività della nuova vettura. Un concetto ripreso dallo stesso Alonso al termine della gara:

"E' stata una grande sorpresa oggi aver vinto, non eravamo competitivi qui, è un risultato incredibile. Abbiamo fatto una buona qualifica e oggi sono rimasto calmo in condizioni estreme. Congratulazioni alla squadra che ha fatto un pit-stop prefetto, questa domenica ce la ricorderemo".


"Per il futuro non cambierà nulla. Vogliamo lottare per vincere, l'obiettivo era non perdere troppi punti nei confronti dei leader e questo è l'aspetto positivo di queste due gare. Siamo una squadra molto unita e questa vittoria ci renderà felici ma non cambierà la nostra determinazione nel voler migliorare la macchina. Adesso avremo dei miglioramenti sulla monoposto, il team sta facendo tutti gli sforzi possibili, siamo una squadra unita e questa vittoria ci rende felici".



Le cinque gare successive vedono imporsi cinque vincitori diversi. Lo spagnolo termina nono in Cina, dove a vincere è Rosberg su Mercedes, e settimo in Bahrain, dove a trionfare è Vettel. Fernando si trova a remare con la sua monoposto fino al Gran Premio di Spagna, quando, a seguito di una nuova sessione di test, la Ferrari alza il livello di prestazione, ponendosi nelle condizioni di poter puntare costantemente alla vittoria. Il weekend di Barcellona si conclude con la vittoria di Maldonado su Williams, davanti all’alfiere in rosso.



Segue un altro podio a Montecarlo alle spalle di Webber e Rosberg, mentre lo spagnolo arriva quinto in Canada in una gara in cui le gomme vanno in sofferenza, vedendosi sorpassare nel finale di gara da Grosjean, Pérez e Vettel.


Si giunge al Gran Premio d’Europa ospitato dal circuito di Valencia. Fernando non riesce a superare il Q2 al sabato, e si ritrova con una misera undicesima posizione in griglia. In gara, però, il campione del mondo in carica mostra, fin dalla partenza, un ritmo inarrivabile per tutti, allontanandosi dagli inseguitori Grosjean ed Hamilton. Alonso è però in stato di grazia, e confeziona un vero e proprio gioiello della sua carriera: rimonta fino a portarsi a ridosso delle posizioni che contano, fino a quando al ventottesimo giro, un contatto tra Kovalainen e Vergne costringe i commissari a mandare in pista la safety car. Tutti i piloti si precipitano ai box per il cambio gomme, e l’ennesimo errore al box McLaren fa perdere alcuni posizioni ad Hamilton. Alonso si trova quindi alle spalle di Vettel e di Grosjean, e al rientro della vettura di sicurezza, supera il francese con una bellissima manovra all’esterno di curva 2. Poche curve dopo un altro colpo di scena coinvolge la Red Bull del tedesco, che è costretto a rallentare a causa di un problema al motore. La stessa sorte si accanisce anche contro il francese della Lotus, alcuni giri più tardi. Lo spagnolo vince davanti a Raikkonen e Schumacher, quella che anni più tardi definirà come la sua gara più bella in Formula Uno. Una corsa commovente per i tifosi della Ferrari e per lo stesso pilota, come emerge dalle sue dichiarazioni post gara:

"E' difficile esprimere quello che sento, vincere qui in casa è qualcosa di unico. La sensazione è speciale. Avevo già avuto l'opportunità a Barcellona nel 2006, con la Renault. Ricordo quella giornata. Mi sono ripetuto grazie ad un team speciale come la Ferrari che ha portato qui tutti i tifosi con le bandiere spagnole".


"Oggi sono orgoglioso di essere uno sportivo spagnolo, questa è la mia più bella vittoria".


"La macchina ci ha messo un po' a venirmi a prendere - aggiunge Alonso riferendosi all'episodio che lo ha visto fermarsi a bordo pista dopo il traguardo e festeggiare con i tifosi spagnoli - e sono stato con i tifosi per un po', volevano che saltellassi con loro. E' stata una grande sensazione".


"La Formula Uno è incredibile, è uno sport, il che significa avere alti e bassi. Questo vale nello sport e forse di più nella Formula Uno dove ci sono più variabili. Oggi è stata una corsa davvero incredibile, ho fatto delle belle lotte almeno sette-otto sorpassi, puoi finire contro un muro ma puoi anche vincere tutto è andato bene e sono stato felice".



Seguono due pole consecutive sotto la pioggia, a Silverstone e Hockenheim. In Gran Bretagna, lo spagnolo conclude la gara al secondo posto dietro a Webber, che lo supera nel finale, mentre in Germania vince davanti a Vettel, poi penalizzato.


"Avevamo una macchina competitiva già da ieri, sono partito dalla pole position e questo è stato un fattore chiave. Era difficile superare, forse non eravamo i più veloci ma abbiamo mantenuto la posizione. La pole mi ha facilitato, e sono contento per il campionato, anche per il ritiro di Hamilton, è stata una giornata perfetta".


"E' andato tutto bene, siamo riusciti a vincere un gara in cui forse non eravamo i più veloci. La qualifica è stata molto importante in questo senso perché anche se gli altri erano un filino più veloci, noi siamo riusciti a mantenere la posizione. Tutto è andato bene dalla partenza, anche alcuni ritiri poi ci hanno favorito".


"Anche per campionato è lui il diretto concorrente. Button era forte, ma anche se fosse passato non sarebbe stato un dramma per il campionato. Hamilton, poi, era doppiato, sarebbe stato stupido perdere il musetto o qualcosa del genere in un duello con un doppiato".


"E' stato incredibile il recupero della squadra, soprattutto se pensiamo ai primi di febbraio a Jerez in cui non capivamo come funzionava la macchina e come era stata disegnata. Poi da allora tante modifiche e tanto lavoro. A Maranello si è lavorato giorno e notte, incredibile che dopo dieci gare siamo in testa al mondiale. Tanti compimenti a tutti".


"Io devo pensare soltanto a guidare e ad aiutare la squadra, voglio dare sempre il 100% e lavorare giorno e notte per questo obiettivo. Non voglio che nessuno arrivi in Ungheria preparato fisicamente e mentalmente meglio di me o più motivato di me: cerco sempre di vincere questa competizione che si svolge fuori dalla pista".


"A Budapest mi aspetto di andare bene, non ci sono motivi per essere pessimisti. Non dimentico però che Red Bull e McLaren erano più veloci. Avevamo detto che luglio sarebbe stato un mese cruciale, con 75 punti in palio in quattro settimane: ne abbiamo portati a casa 43, cerchiamo di completare l'opera in Ungheria".



Al giro di boa della stagione, lo spagnolo conduce in classifica iridata con 34 punti di vantaggio su Webber e ben 44 su Vettel. La seconda metà di stagione cambia però il volto ad un'annata che sembra fino a questo momento sorridere alla Ferrari. La ritrovata competitività della Red Bull e di Sebastian Vettel, e una non indifferente dose di sfortuna del ferrarista, confezionano una rimonta che ha dell’incredibile.


Si giunge all’appuntamento del Belgio.


Alonso si qualifica in sesta posizione davanti a Webber, con Vettel in undicesima posizione. Al via si assiste ad uno spettacolare incidente: Grosjean scatta più velocemente di Hamilton, ma viene stretto ed urta la propria posteriore destra con l’anteriore sinistra del pilota britannico. La vettura si alza dal suolo ed innesca una carambola che vede coinvolta anche la Ferrari di Alonso. Lo spagnolo è costretto al ritiro e Vettel, che finisce secondo dietro Button, accorcia in classifica iridata di 18 punti.



Nelle due successive gare, Alonso conclude terzo, con Vettel ritirato per un problema all’alternatore in occasione del Gran Premio d’Italia e vincitore in quello di Singapore.


A Monza, dopo essere stato sempre il più veloce in entrambe le prime due fasi di qualifica, in Q3 Alonso è autore di un giro molto lento a causa di un dado allentato nella barra antirollio che rende l'auto ingovernabile in trazione, mentre si pone subito in testa Massa, poi battuto da Lewis Hamilton.


In gara, lo spagnolo è chiamato ad un'impresa. Fernando Alonso è autore di una buona partenza, tanto da trovarsi settimo al termine del primo giro, dopo aver passato Kamui Kobayashi alla Parabolica. Al secondo giro lo spagnolo passa anche Räikkönen alla prima chicane. Al quarto giro Vettel prende una posizione a Schumacher, passato al settimo anche da Alonso. Verso metà gara, Fernando tenta di passare Vettel alla Curva Grande, ma il tedesco lo spinge con le quattro gomme sull'erba. Al ventinovesimo giro lo spagnolo ha ragione del pilota della Red Bull, che per la manovra di difesa precedente è sanzionato con un drive through. Al quarantesimo giro Alonso passa Felipe Massa, installandosi in seconda posizione, ma Perez, con gomme medie, è molto più rapido dei due ferraristi, pertanto passa Massa agevolmente alla parabolica nel corso del quarantatreesimo giro, e poi Alonso al quarantaseiesimo alla Ascari, ponendosi secondo alla spalle di Hamilton. Vince Lewis Hamilton, precedendo Sergio Pérez e Fernando Alonso, autore di un'incredibile rimonta dalla decima posizione.



Nel successivo appuntamento nipponico, la Red Bull si dimostra superiore ai rivali andando a monopolizzare la prima fila, con Alonso settimo e staccato di 1,2" dal proprio avversario per il titolo iridato. La partenza della gara è una volta ancora drammatica: lo spagnolo entra in contatto con Raikkonen, buca una gomma, va in testacoda all’esterno di curva 1 ed è costretto al ritiro. Vettel vince e riduce a 4 i punti che lo separano dal rivale in Ferrari. Le Red Bull sembrano di un altro pianeta. Occupano la prima fila nei due successivi Gran Premi di Corea ed India. In entrambe le occasioni è Vettel ad imporsi, con Alonso in terza e seconda posizione a limitare i danni. A tre gare dal termine si giunge ad Abu Dhabi. Le qualifiche vedono Hamilton tornare in pole position, con Vettel terzo ed Alonso soltanto settimo. Al termine del giro cronometrato, però, succede un imprevisto: la Red Bull del tedesco è costretta a rallentare lungo il tracciato a causa della poca benzina rimasta nel serbatoio. Successive indagini porteranno gli uomini della FIA a penalizzare il team di Milton Keynes, reo di non aver preservato il quantitativo di benzina minimo richiesto dai tecnici per effettuare i controlli. In gara, Vettel parte dal fondo dello schieramento e rimonta incredibilmente fino al terzo posto, dimostrando una volta di più la bontà del progetto delle Red Bull. Alonso chiude secondo in una gara che vede il trionfo di Raikkonen.

Dopo il terzo posto ottenuto in Texas, si giunge dunque all’epilogo di una stagione ricca di colpi di scena, e come da consuetudine, si gareggia nel mitico autodromo di San Paolo. I risultati del sabato lasciano poco spazio alle speranze: Vettel si qualifica in quarta posizione e Alonso solamente in ottava, ma la domenica cambia ben presto le sorti dei due contendenti al titolo. La gara è ricca di colpi di scena.


Al primo giro Vettel viene colpito da Bruno Senna in entrata di curva 4, finendo in testacoda in mezzo al gruppo che sfila ai suoi fianchi senza toccarlo, mentre Alonso procede in quinta posizione. Il tedesco riprende la marcia e si rimette subito all’inseguimento. Verso metà gara inizia a piovere, costringendo le vetture a numerosi pit-stop. Si susseguono incidenti vari, tra cui quello di Hamilton, entrate in pista della safety car e spettacolari battaglie in pista. Il verdetto recita: Alonso secondo alle spalle di Button e Vettel sesto. Il tedesco si laurea Campione del Mondo con 3 punti di vantaggio sullo spagnolo. Un finale drammatico per come si era messa la situazione dopo i primi giri, ma una stagione definita da molti come la migliore di Alonso alla guida della Ferrari.


"Questo è stato di gran lunga il migliore anno della mia carriera. E' la prima volta che ho messo d'accordo piloti, ex piloti e appassionati di tutto il mondo sul fatto che questo sia stato il mio miglior Mondiale. Mi resta una sensazione molto positiva di questo 2012. Sono orgoglioso della squadra e della stagione che abbiamo fatto".


"Il campionato lo abbiamo perso quando Grosjean è passato sopra la mia testa, ed in Giappone, quando sorprendentemente Vettel è potuto partire dalla pole".


Dichiara Alonso, in riferimento a quanto accaduto nelle qualifiche di Suzuka, dove il tedesco se l'è cavata con una reprimenda dopo avere ostacolato lo spagnolo.


"E' stata una lotta fino alla fine, come ci aspettavamo, con gli ingredienti del dramma. Abbiamo cercato di fare il massimo come sempre. Siamo partiti settimi e anche così siamo riusciti a salire sul podio. Non avevamo la macchina più veloce della stagione. Era già un miracolo lottare per il Mondiale ed è stato un miracolo farlo fino all'ultima curva".



Al termine del 2012, la Ferrari recluta diversi tecnici aerodinamici con l’intento di colmare il gap prestazionale, che è diventato a dir poco eccessivo nella seconda metà del campionato appena terminato. La monoposto di Maranello è un continuum di quella dello scorso anno. Le differenze sostanziali stanno nell’aver abbandonato lo scalino sul musetto e nell’aver utilizzato i piloni frontali con lo scopo di incanalare i flussi nella parte inferiore della scocca. Lo stesso Alonso si mostra confidente per la stagione che sta per cominciare, senza però risparmiare qualche monito nei confronti del proprio team:

"Quest’anno siamo più fiduciosi. Possiamo essere più veloci o più lenti, ma non 1,5" o 2" lontani dalla vetta. Forse è impossibile fare peggio dell’anno scorso, quindi sono fiducioso". Per la nuova stagione la Pirelli introduce un nuovo tipo di pneumatico con una struttura in kevlar, che permette alla Ferrari di migliorarne la gestione durante i week-end di gara.

Il campionato comincia invece a fortune alterne, nonostante questa volta la monoposto fosse chiaramente competitiva fin da subito. Il primo week-end di gara si conclude con la vittoria di Kimi Raikkonen davanti ad Alonso che, nonostante un passo gara consistente, non riesce a battere il finlandese che opta per una strategia con una sosta in meno. Il secondo Gran Premio dell’anno si corre a Sepang. Alonso, terzo alle spalle di Vettel e Massa, scatta meglio del compagno di squadra, andando addirittura a insediare la prima posizione del campione in carica, prima che un leggero tamponamento proprio con la Red Bull gli provochi un danno all’ala anteriore, che comincia così a penzolare e toccare l’asfalto. Per recuperare dal deficit accumulato, la Ferrari decide di provare a resistere sperando in un cambio repentino delle condizioni meteo, per passare da gomme intermedie a slick. L’azzardo non paga, e Alonso finisce nella ghiaia all’inizio del secondo giro dopo aver perso l'ala anteriore: il pilota spagnolo è costretto al ritiro.



Al terzo appuntamento stagionale a Shanghai, Alonso si qualifica in terza posizione dietro a Raikkonen ed Hamilton in pole position. Al via supera Raikkonen e dopo poche tornate il poleman Hamilton, per poi condurre il resto del Gran Premio senza grossi problemi. Vettel, partito nono dopo una brutta qualifica, conclude quarto al termine di una bella rimonta.



In Bahrain, ancora la sfortuna segna la gara dell’asturiano. Partito terzo alle spalle di Rosberg e Vettel, Alonso è costretto ai box al settimo giro per sistemare il DRS che rimane aperto sulla sua monoposto: rientra in pista diciassettesimo. Lo spagnolo riprova ad utilizzare il dispositivo che però si blocca nuovamente, costringendolo a un nuovo stop, un giro più tardi. Non potendo più utilizzare il dispositivo per il resto della gara, conclude ottavo.


Arriviamo dunque al Gran Premio di casa, sul circuito di Catalunya. Le qualifiche del sabato non sono straordinarie ed il pilota spagnolo è costretto ad accontentarsi della quinta posizione, dietro alle due Mercedes, Vettel e Raikkonen. Al via, però, Alonso si rende protagonista di uno spettacolare sorpasso all’esterno di curva 3, ai danni di Hamilton e dello stesso finlandese. In una gara segnata da un elevato degrado delle gomme, con i piloti di testa che optano per una strategia a quattro soste, si impone lo stesso alfiere Ferrari davanti a Raikkonen ed al compagno di team Massa. Una vittoria che, però, segna l’inizio di un periodo difficile.



A Montecarlo va in scena un fine settimana molto complicato per lo spagnolo. Si qualifica solamente sesto al sabato, e peggiora ulteriormente la prestazione durante la gara, concludendo in settima piazza una corsa dai pochi spunti.


Il successivo Gran Premio in Canada rappresenta un altro capolavoro da parte dello spagnolo. Parte in sesta posizione e al via sopravanza immediatamente Raikkonen. Nel secondo stint di gara sorpassa Rosberg, che nel frattempo è entrato in crisi con le gomme, e dieci giri più tardi sfrutta un errore di Webber al tornantino per superarlo al termine dello stesso giro. Ritorna in pista dopo il secondo pit-stop con un distacco di 8" da Hamilton, in seconda piazza. Lo spagnolo comincia a spingere come un forsennato, e dopo aver ricucito lo svantaggio, al sessantatreesimo giro lo supera con una bellissima manovra al termine del rettilineo iniziale.


Alonso chiude in seconda posizione una gara che Vettel domina dal primo giro.


La gara seguente si disputa sul tracciato di Silverstone. La qualifica dello spagnolo è un incubo: si posiziona decimo con un distacco di 1,3" dal poleman Hamilton, ed è costretto ad un’altra gara in salita. La gara della domenica passa alla storia per i cedimenti degli pneumatici Pirelli, più che per lo spettacolo. Ad essere coinvolti da questo evento singolare sono diversi piloti, tra cui Hamilton, Massa, Vergne e Pérez. In una gara caotica in cui anche Vettel è costretto al ritiro per un problema al cambio, Alonso chiude in terza posizione, accorciando a 21 punti il suo distacco dal campione in carica in classifica iridata. È comunque evidente come la monoposto di Maranello non avesse più quel gap tecnico e quelle prestazioni che avevano caratterizzato le primissime gare del campionato. Inoltre, in seguito al disastroso week-end inglese, la Pirelli, che pur aveva scaricato sui team le responsabilità degli avvenimenti, è costretta a sostituire il prodotto con uno nuovo con struttura in acciaio, abbandonando la soluzione in kevlar. Le conseguenze per la Ferrari sono disastrose: la vettura perde ulteriormente competitività, compromettendo il prosieguo della stagione e la rincorsa alla Red Bull. Vettel, alla guida di una Red Bull mai tanto competitiva ad inizio campionato, le cui caratteristiche si sposano alla perfezione con le nuove gomme, vince dieci dei successivi undici appuntamenti stagionali, lasciando la restante vittoria ad Hamilton. Alonso ottiene tre secondi posti consecutivi in Belgio, Italia e Singapore, sempre al termine di forzate rimonte dovute alle scarse performance al sabato.


Nel mentre, si apre una frattura tra il pilota spagnolo e la Ferrari, dopo che in estate Alonso diserta, come quasi tutti i piloti di punta, i test svolti a Silverstone, quindi in Ungheria chiede pubblicamente l'auto degli avversari, pur sottolineando che sarebbero arrivati a breve degli aggiornamenti che avrebbero dovuto garantire un'evoluzione delle prestazioni, e a Monza il team tenta di far sfruttare a Fernando la scia di Felipe Massa, ma l'eccessiva distanza fra i due impedisce che tale accorgimento sortisse l'effetto desiderato, portando Alonso a protestare via radio con i suoi ingegneri:


"Quindi c'è da lasciarlo passare. Veramente siete dei scemi, ragazzi. Mamma mia".


Il pilota spagnolo giustificherà poi le sue parole, dichiarando:


"Non ho detto scemi, ho detto geni. Un messaggio via radio, per di più estrapolato dal suo contesto generale, non può riassumere un'intera giornata, nella quale tra l'altro la squadra ha fatto un lavoro impeccabile".


"E allora spieghiamo bene: quando si parla in radio, mentre fili a 300 km/h, c'è molta confusione. Chi sta davanti ad un computer, o chi è seduto su un divano sente le mie parole, ma magari non ne capisce il senso. Siamo entrati in pista davanti a Rosberg, ma saremmo potuti uscire prima, non proprio quando lui stava arrivando, in pieno giro lanciato. Avevamo un sacco di tempo e invece abbiamo aspettato all'ultimo e io mi sono lamentato. Ma in una giornata soddisfacente, dove per la prima volta partiamo subito dietro le Red Bull, non mettetemi in bocca frasi cattive, non inserite nella mia testa pensieri polemici che assolutamente non ho".



Vettel si laurea campione del mondo per la quarta volta consecutiva al termine del Gran Premio d’India, gara in cui Alonso non va oltre l'undicesima posizione. Lo spagnolo, in aperto contrasto con la Ferrari, non conquisterà neanche un podio dopo la notte di Singapore, anche a causa della crescita di Lotus e Mercedes. Solo in Brasile, nell’ultimo appuntamento, Fernando riesce a concludere terzo dietro alle due Red Bull.


Fernando termina il mondiale in seconda posizione con 242 punti, ben 155 in meno di Vettel, ma ancora una volta mette in luce il suo talento, andando a mascherare i limiti di una Ferrari che non centra neanche il secondo posto in classifica costruttori, preceduta dalla Mercedes di 6 lunghezze.


A segnare l’inizio del 2014 è l’avvento dei motori V6 turbo da 1.6 litri, che vanno a sostituire i V8 aspirati da 2,4 litri. A questa fondamentale novità si sommano i nuovi regolamenti tecnici. Viene mandato in pensione il KERS, che viene sostituito dall’ERS, il sistema che raccoglie l’energia termica del turbocompressore. Inoltre, viene imposto il limite di 100 kg di carburante da utilizzare in gara e vengono modificati anche scarichi, altezza da terra del muso e alettoni. La power unit Ferrari si dimostra da subito non all’altezza di quella Mercedes, che già sviluppava i nuovi propulsori da alcuni anni, così che Alonso si trova, ancora una volta, a dover guidare una vettura che non gli consente di puntare alla vittoria. A Melbourne conquista il quinto posto, che si trasforma in quarto dopo la squalifica di Ricciardo, mentre a Sepang ottiene la quarta posizione direttamente in pista. Sul tracciato di Sakhir, dove la potenza e l’efficienza della power unit sono decisive, lo spagnolo deve accontentarsi di soli 2 punti, concludendo la gara davanti al suo nuovo compagno, Kimi Raikkonen.


Un lampo avviene a Shanghai. Quinto in griglia, Alonso sfrutta le partenze non perfette di Rosberg e Ricciardo, andandosi a posizionare terzo dietro a Hamilton e Vettel, superando poi il tedesco grazie ad un undercut. Trovatosi così in seconda posizione, non riesce ad impedire in alcun modo il ritorno di Rosberg, ma conclude comunque terzo dopo esser stato pressato da Ricciardo sul finale di gara.



Tuttavia, l’appuntamento cinese non vede un’inversione di tendenza: la monoposto rimane poco competitiva per il resto della stagione, ed i risultati saranno scarsi. Per arrivare all’unico altro podio ottenuto da Alonso in stagione, bisogna spingersi fino al Gran Premio d'Ungheria, disputato sul circuito di Budapest, ben quattro mesi dopo.


Il Gran Premio comincia sotto una pioggia che porta i piloti alla decisione di partire con gomme intermedie. Al termine del primo giro la classifica vedeva Rosberg in testa, davanti a Bottas, con una Williams via via più competitiva, e a seguire Vettel e Alonso.


A mescolare le carte in tavola ci pensano gli incidenti di Ericsson e Grosjean, che causano l’entrata della vettura di sicurezza. Il gruppo di piloti decide di approfittarne per effettuare un pit-stop, decidendo di montare gomme soft, e al rientro dai box la classifica vede Ricciardo davanti Massa, seguito da Alonso, che ha superato Vettel alla ripartenza, e Vergne. Al ventitreesimo giro, Pérez tocca l’erba sintetica in uscita da curva 1, si gira e va a sbattere contro le barriere che costeggiano il rettilineo finale. A seguito di un ulteriore regime di safety car, Alonso si trova in testa davanti alla Toro Rosso, dopo aver deciso entrambi di non fermarsi, e conduce fino al nuovo pit-stop, al trentottesimo giro. Tornato in pista alle spalle di Ricciardo, si lo spagnolo riprende la leadership quando Ricciardo si ferma ai box per la sua sosta. Gli ultimi giri sono vissuti in apnea: Alonso si difende dagli attacchi di Hamilton, mentre Ricciardo, con gomme nuove, rimonta fino a portarsi a ridosso del duo di testa. Al sessantacinquesimo giro, il pilota australiano della Red Bull supera il britannico, e due giri più tardi passa Alonso, andando a vincere una gara piena di emozioni, davanti la Ferrari e la McLaren.



Le gare che seguono l’appuntamento ungherese vedono la scuderia di Maranello tornare alle negative prestazioni che hanno contraddistinto tutta la stagione. Alonso non raccoglie nessun piazzamento sul podio nei rimanenti Gran Premi, ed addirittura incappa in due ritiri per problemi tecnici a Monza e Suzuka, concludendo la stagione con 161 punti e il sesto posto finale nella classifica iridata. Durante la stagione 2014 Fernando inizia a parlare con Marco Mattiacci, team principal della Ferrari, circa la possibilità di estendere il proprio contratto con la scuderia di Maranello. L’iniziale offerta di Mattiacci è relativa ad un contratto triennale, con opzione per il quarto. La richiesta del campione spagnolo è però tutt’altra: contratto di massimo tre anni, con l’opzione di lasciare la Ferrari al termine del primo, o eventualmente entro il termine del contratto stesso. Allo stesso tempo, anche il padre del pilota spagnolo, José Luis, esercita una notevole influenza sul figlio, suggerendo che fosse arrivato il momento di cambiare e di cercare delle alternative, altri team con cui tentare un ultimo assalto al Campionato del Mondo.


I crescenti dubbi del pilota portano ben presto i nuovi vertici della scuderia, ed il subentrante presidente della Ferrari, Sergio Marchionne, ad iniziare a valutare seriamente le alternative per la sostituzione di Alonso, iniziando a dialogare con il pilota tedesco Sebastian Vettel, in rotta con il team Red Bull.


Parallelamente, lo spagnolo inizia a valutare differenti proposte, tra cui quella della McLaren, che da poco ha cominciato una partnership con Honda per la fornitura dei propulsori. Il binomio McLaren-Honda si rivelerà decisivo per il convincimento del campione spagnolo, attratto dall’idea di emulare le gloriose vittorie di Senna.


E così, dopo aver visitato la base tecnologica Honda, al termine dell’appuntamento stagionale a Suzuka, Alonso firma un contratto di tre anni con la scuderia inglese, riproponendo l’unione di intenti del 2007.


La nuova vettura del team di Woking è però lenta in uscita dalle curve, a causa del deficit di trazione, e aerodinamicamente ancora lontana dai top team. Fin dai test pre-stagionali di Jeréz, e poi da quelli di Barcellona, si nota come il vero tallone d’achille sarà la Power Unit della casa nipponica, nettamente inferiore ai competitor in quanto a potenza pura, e fortemente problematica dal punto vista dell’affidabilità.

Lo stesso Alonso, al termine del venerdì di test in cui completa solamente cinquantanove giri, ironizza sull’argomento:

"Arriveremo in Australia sperando che fosse Luglio, e non Marzo. Non so se saremo completamente pronti".

Ma a Melbourne Alonso non ci metterà piede, in quanto coinvolto in uno strano incidente proprio in occasione dei test invernali. Lo spagnolo, infatti, rimane vittima di una lieve commozione cerebrale, a seguito di uno strano incidente, e viene sconsigliato dai medici di prendere parte all’appuntamento di apertura della stagione.


Le circostanze dell'accaduto rimangono ad ora poco chiare, come affermato dallo stesso Vettel, che viaggia dietro lo stesso spagnolo, poco distante:

"Fernando stava viaggiando a velocità moderata, forse 150 km/h. In quel momento ha sterzato, ed è finito contro il muro. È sembrato molto strano".


La stagione si rivela sin da subito come una delle peggiori della storia della McLaren, mai a punti nelle prime quattro gare. Solo in Bahrain, grazie allo stesso Fernando, il team britannico riesce a passare il taglio del Q1, in qualifica, mentre il primo punto arriva solamente al decimo appuntamento stagionale, corso a Silverstone, dopo aver collezionato ben cinque ritiri nelle prime nove gare.


Quello che preoccupa maggiormente della situazione Honda, è la scarsa capacità di reazione che stanno dimostrando i nipponici. La Power Unit RA615H, fin dai test post stagione 2014, ha dimostrato di soffrire enormi problemi di affidabilità.


I test invernali sono stati disastrosi, e anche in queste prime gare i tecnici giapponesi, insieme a quelli inglesi, hanno dovuto depotenziare di parecchio i propri sistemi ibridi, per cercare di riuscire a terminare le gare.

E mentre, fino ad ora, lo spagnolo ha sempre cercato di mantenere la calma, in Canada si assiste ad un primo scontro via radio tra il pilota e gli ingegneri presenti al muretto.


Durante il venticinquesimo giro del Gran Premio, ad Alonso, in sedicesima posizione, arriva una particolare richiesta dal suo ingegnere di pista, Tom Stallard, che lo invita a rallentare il ritmo di gara per risparmiare benzina. Stallard: "Dobbiamo risparmiare benzina, target zero".

Alonso: "Non voglio, non voglio".

Stallard: "Avremo grossi problemi più avanti, se non lo facciamo".

Alonso: "Ho già adesso grossi problemi. Guidare con questo, sembro un dilettante. Quindi preferisco guidare, e poi penserò al carburante".

Stallard: "Potrebbero esserci dei ritiri più avanti in gara, dobbiamo essere sicuri di poter lottare per le posizioni nel finale". Nel dopo gara, lo stesso Alonso cercherà, tuttavia, di gettare acqua sul fuoco, dichiarando:

"Quando stai lottando con delle macchine, e sono 35 Km/h più veloci, è come se fossimo in una categoria diversa".

Durante il Gran Premio di Ungheria, undicesimo appuntamento stagionale, l’asturiano otterrà un quinto posto che sa di miracolo, e che rimarrà l’unica, magra soddisfazione della stagione.



Le rimanenti gare diventeranno famose più per i polemici team radio del pilota spagnolo, che non per i risultati sportivi, come in occasione della gara corsa sul circuito di Suzuka, dove Fernando si lascia andare ad una colorita affermazione sul motore Honda, definendolo un F2 engine, che entrerà nella storia.

La stagione si concluderà con una sfilza di ritiri e piazzamenti al di fuori della zona punti, collezionando solamente 11 punti, e terminando addirittura diciassettesimo in classifica iridata.

La stagione appena conclusa, pone Fernando davanti al dilemma di continuare a gareggiare in Formula Uno, oppure ritirarsi.


L’inverno che precede l’inizio della stagione 2016 è pieno di speculazioni giornalistiche, circa il suo futuro.


A chiarire tutta la situazione ci pensa lo stesso pilota, in occasione di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo AS, in cui assicura di voler onorare il suo contratto in McLaren, ma muovendo dure critiche sul sistema Formula 1:

"La Formula 1 di ora? Le vetture sono troppo lente. Hanno tolto qualsiasi piacere nel guidare una macchina. Ho ancora due anni al top e al termine di questi vedrò che risposte darà il mio fisico".


Il 2016 è un anno di ricostruzione per McLaren, e soprattutto per Honda, chiamata a riscattare le pessime prestazioni della stagione precedente, ed a spingere con lo sviluppo della propria Power Unit, descritta da Button con un ritardo prestazionale di un anno e mezzo. La vettura inglese affronta i test invernali senza particolari intoppi, mostrandosi più performante, e soprattutto più affidabile della precedente.

Grazie a questi sensibili miglioramenti, la zona punti torna ad essere l’habitat più o meno usuale per la scuderia di Woking.


Fernando entra in top ten in nove occasioni, ed in particolar modo arriva quinto a Montecarlo, in una gara bagnata che lo vede partire dalla decima piazza, e ad Austin, quando, dopo non aver passato il taglio della Q2, si rende protagonista di una spettacolare rimonta, andando a sorpassare nel finale sia Massa che Sainz, celebrando il risultato con grida da rodeo.


Dopo un inizio altalenante, a partire dal Gran Premio d'Ungheria, Alonso riesce a conquistare diversi piazzamenti a punti, in Belgio, partendo dal fondo come Hamilton, a Singapore e in Malesia, concludendo il campionato con due decimi posti ottenuti in Brasile e ad Abu Dhabi.

Pur non scrivendo pagine di storia, il 2016 risulta essere una buona annata, rispetto a quella precedente, e il decimo posto finale in classifica iridata ne è la prova, soprattutto se si considera che lo spagnolo è riuscito a conquistare 43 punti in più della stagione 2015, e 33 in più rispetto al proprio compagno di team, Jenson Button.


Grazie alla concretezza dello spagnolo, la McLaren si posiziona al sesto posto della classifica costruttori.

Ma ai passi avanti della stagione 2016, non c’è seguito.


Dopo aver ridisegnato la propria Power Unit, Honda si approccia al nuovo campionato piena di speranze, ma queste, ben presto, si riveleranno disattese. Il nuovo propulsone ibrido della casa nipponica appare sin da subito, una volta di più, poco potente e con scarsa affidabilità.


Nonostante la vettura creata da McLaren risulti essere una delle più veloci in curva, molto vicina alle prestazioni delle rivali del gruppo di testa, il 2017 torna ad essere un anno decisamente negativo, e da dimenticare, per il pilota spagnolo.

Nel disastroso inizio di campionato, Alonso non ottiene neanche un punto, ritirandosi per la rottura della sospensione in Australia, per un problema all’albero motore in Cina e durante il Gran Premio di Russia viene abbandonato dal motore Honda all’entrata dei box, durante il giro di ricognizione, non potendo così neanche prendere parte alla gara.


Il risultato porta ad una inevitabile frattura tra i vertici della casa giapponese e quelli della scuderia di Woking, che iniziano a guardarsi attorno in cerca di un nuovo fornitore di propulsori. Lo stesso Alonso, ormai sempre più frustrato da anni di delusioni, e incapace di poter porre rimedio ad una situazione che ha del paradossale, appare sempre più convinto di un ritiro dalla Formula Uno, al termine della stagione, e nel frattempo si dedica a nuove competizioni.


Il 28 Maggio 2018 partecipa alla 500 Miglia di Indianapolis, quando, contemporaneamente, in Europa il circus della Formula Uno corre il Gran Premio di Montecarlo, occasione nella quale Jenson Button prende in prestito il suo sedile per sostituirlo.

Fernando rimane impressionato dall’impatto con la Indy 500:

"Ogni cosa è diversa. Il paddock, le persone, i tifosi attorno alla vettura, attorno a te, il modo in cui interagisci con il team, con gli avversari, il briefing con i piloti. La considero come un’opportunità per imparare nuove cose, per resettare la mente. Ad un tratto, ti ritrovi ad essere nuovamente un esordiente, ed inizi ad imparare nuove cose, ad essere più aperto con gli ingegneri".

Ottenuto il quinto posto in qualifica, Alonso disputa un'ottima gara, conducendo perfino diversi giri in testa, ma è costretto al ritiro per problemi al motore a ventuno giri dal termine, mentre è in settima posizione; viene comunque classificato ventiquattresimo, e riceve il premio come miglior rookie dell’annata 2018.


Il ritorno in Formula Uno, però, lo porta indietro, ad una dura realtà.


Alonso conquista i suoi primi punti stagionali poco prima della pausa estiva, quando giunge nono nel Gran Premio d’Azerbaijan. Seguono due ritiri nelle gare di Silverstone e Spielberg, per poi ottenere il miglior risultato stagionale in occasione dell’appuntamento ungherese, quando giunge sesto, facendo ottenere alla McLaren anche il giro più veloce del Gran Premio.


Ad una serie di sfortunati ritiri, e piazzamenti al di fuori della top ten tra il Gran Premio del Belgio e quello degli Stati Uniti, fanno seguito le ultime tre gare stagionali. Per Alonso, arriva il decimo posto in Messico, dopo aver entusiasmato il pubblico con un duello con il rivale Hamilton, ottavo in Brasile, dopo esser stato tutta la gara dietro a Massa, e infine chiude la stagione con la nono piazza del Gran Premio di Abu Dhabi.

Molto simile alla stagione 2015, Fernando chiude il 2017 con soli 17 punti, ed il quindicesimo posto nella classifica iridata.

Il 2018 vede la McLaren interrompere il rapporto con Honda, per passare alla fornitura dei motori Renault. La gara inaugurale concede ad Alonso la possibilità di conquistare la quinta posizione finale, rivolgendo un liberatorio team radio al suo ingegnere di pista, con un eloquente now we can fight che, alla luce dell’evoluzione della stagione, si rivelerà solamente una dolce illusione.


Alonso conquista cinque piazzamenti a punti nelle prime cinque gare, e ben otto nelle prime dodici, ma a questi positivi risultati fa seguito un tracollo prestazionale della vettura britannica.


La seconda parte di stagione è una vera e propria Odissea: tra una sfilza di piazzamenti fuori dai punti e di ritiri, il pilota spagnolo, impotente di fronte ad una situazione quasi drammatica, riesce comunque ad ottenere un ottimo settimo posto in occasione del Gran Premio di Singapore, ed infine, pur giungendo undicesimo sul circuito di Abu Dhabi, chiude la sua carriera in Formula Uno concedendosi uno show non previsto, assieme a Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, che assieme a lui dedicano una serie di burnout sul rettilineo principale.


"È stato bellissimo gareggiare con tanti campioni, gareggiare con loro. Mi sento un privilegiato e dico grazie alla Formula Uno, resterò sempre un appassionato di questo sport".


Nonostante un perentorio 21-0 in qualifica nei confronti del compagno di scuderia Stoffel Vandoorne, il 2018, che coincide con l’ultima stagione in Formula Uno per il campione spagnolo, è parso più come un lungo travaglio più che un tour d’addio.


Luca Varano

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