Pre-stagione 1956, Juan Manuel Fangio passa alla Ferrari, e vince il suo quarto titolo mondiale



Inizia come di consueto in Argentina la stagione 1956, ma la nuova annata presenta delle novità a dir poco interessanti: il team campione in carica, la Mercedes, decide di abbandonare la categoria, lasciando così i piloti liberi sul mercato, compreso il tre volte Campione del Mondo e campione in carica Juan Manuel Fangio, ingaggiato dalla Ferrari, pronta a cogliere celermente l'occasione presentatasi.


In autunno, prima del rientro del pilota argentino in Sud America per qualche settimana di vacanza in attesa della nuova stagione, Ferrari invita Fangio a Maranello. Il Campione del Mondo in carica ha anche la possibilità di tornare alla Maserati, ma il potenziale della 250 F non è ancora tale da convincerlo completamente.


Ferrari e Fangio parlano in presenza di Marcello Giambertone, il manager del pilota argentino, e si lasciano senza un accordo e neppure una proposta precisa, ma con l’intenzione di rivedersi in primavera, al ritorno del campione in Europa.


Poi, però, il colpo di stato che depone Perón pone Fangio in una posizione di estrema difficoltà sociale, dal momento che il campione argentino è stato uno dei piloti che hanno beneficiato del programma sportivo sovvenzionato per ragioni di propaganda dall’ex presidente.


Sulle prime Fangio non dà molta attenzione agli avvertimenti di alcuni amici che gli confidano che il suo nome compare sulla lista nera del nuovo governo e gli hanno consigliato di restare all’estero. Ma quando, all’arrivo a Buenos Aires, un agente in borghese gli si affianca dicendogli di aver ricevuto l’ordine di accompagnarlo ovunque, il campione argentino non perde tempo e manda un cablogramma esplorativo a Maranello, chiedendo al costruttore modenese se fosse interessato ad ingaggiarlo.


Ferrari, che vede Moss accasarsi alla Maserati e teme che Orsi riproponga lo stesso binomio vincente che aveva reso invincibile la Mercedes, si affretta a rispondere dicendo a Fangio che per lui un posto alla Ferrari ci sarebbe sempre stato.


Il pilota dà allora mandato a Marcello Giambertone, il suo manager, di raggiungere Ferrari a Modena e di firmare in vece sua il contratto. Giambertone esegue le indicazioni, ed il pilota apprenderà la buona riuscita delle contrattazioni con Ferrari attraverso un telegramma che il suo manager gli invierà subito dopo aver firmato in contratto.


Il team di Maranello può contare quindi sul fenomenale pilota argentino, che si lega alla Scuderia in cambio di un milione di lire al mese e l'utilizzo in esclusiva di una Fiat 1100, oltre alla metà dei premi di partenza e classifica, ma anche a livello tecnico la scuderia italiana introduce novità rilevanti: la Casa di Maranello ha rilevato la Lancia, ereditandone tutti i vantaggi, compreso l'otto cilindri progettato da Vittorio Jano, oltreché lo stesso progettista, che torna così in Emilia.


Tenace e lucido come sempre, nonostante l’ulteriore aggravarsi della malattia, Dino Ferrari, che il 19 Gennaio 1956 compie ventiquattro anni, non rinuncia al proprio impegno nella progettazione del nuovo motore di 1.5 litri. Le soluzioni allo studio sono quattro: un quattro cilindri, un sei cilindri in linea, un sei cilindri a V, un otto cilindri.


Dino riceve quotidianamente stati di avanzamento e promemoria tecnici che il padre gli porta a casa la sera, e con quest'ultimo e con Jano discute delle varie soluzioni, propendendo con sempre maggiore convinzione verso il sei cilindri a V.


Il costruttore modenese infine accetta la scelta del figlio, e il lavoro di studio del sei cilindri a V di 65 gradi si trasforma in sviluppo vero e proprio. Dino, talentuoso ingegnere dalla visione chiara del futuro, avrà nuovamente ragione. Nel mentre, da Viserbella, nell’Agosto 1955, aveva scritto:


"Il mio parere, per ciò che concerne i nuovi motori, è il seguente: per quanto riguarda la formula vigente penserei che sia meglio rielaborare l’attuale motore, visti i buoni risultati che dà, specie dal lato ripresa e numero di giri, e di dotarlo di zampe e di attacco frizione per poterlo montare sul nostro telaio. Per la nuova formula di 1500 centimetri cubici, trovo che il motore 8C sia la soluzione migliore perché penso che il 4C, sia pure in misura minore data la cilindrata più ridotta, dia luogo ai ben noti inconvenienti. Reputo che sia importante programmare per il prossimo inverno prove con l’iniezione diretta, anche se molto lunghe, perché penso sia l’unica strada unitamente ai giri per superare i 100 cavalli/litro".


Nascerà così il famoso 156, che dovrà esprimere il primo vagito nel Novembre 1956, cinque mesi dopo la dipartita di Dino. L’inverno e la primavera saranno infatti un lungo calvario per Dino e un indicibile martirio per i genitori.


Per alleviare la sofferenza del figlio, una sera Ferrari chiama addirittura alcuni amici che gli cantano una serenata sotto alla finestra di camera sua. La salute di Dino si aggraverà ulteriormente a metà Giugno e sarà allora che i familiari perderanno la speranza.


Nonostante l'uscita di scena di due marchi prestigiosi come Mercedes e Lancia, la stagione 1956 regala emozioni a non finire, soprattutto per l'affascinante duello tra la Ferrari di Fangio e la Maserati di Moss, una lotta che si protrarrà per tutto il campionato, grazie al motore sei cilindri che la squadra modenese aveva già testato con risultati decisamente positivi nel 1955.


L'annata si arricchisce anche grazie alla scuderia inglese Vanwall, ritenuta l'outsider del 1956, e al debutto della Bugatti otto cilindri nel Gran Premio di Francia: la Casa fondata da Ettore Bugatti presenta la T251 caratterizzata da un motore posto in posizione posteriore trasversale, una soluzione che comporterà enormi benefici per le vetture Sport e Gran Turismo.


Manca purtroppo all'appello il grande Alberto Ascari, scomparso tragicamente durante un test disputatosi l'anno precedente sul circuito di Monza mentre provava una Ferrari Sport dell'amico Eugenio Castellotti.


Le cause dell'incidente non sono mai state chiarite; Ascari, solo cinque giorni prima, era stato vittima di un incidente a Monte Carlo, dal quale tuttavia ne uscì illeso.


La Formula 1, tuttavia, scopre nuove talenti come Peter Collins, pilota britannico della Ferrari, un fenomeno della guida che porta al successo il Cavallino in Belgio e in Francia, il quale si rende protagonista con un episodio di altruismo e signorilità durante il Gran Premio di Monza, quando accetterà la richiesta di affidare la propria monoposto al compagno di squadra Fangio, spalancandogli così le porte verso il titolo iridato.


Simone Pietro Zazza

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