#33 GP d'Argentina 1954, a Buenos Aires vince Fangio, ma la Ferrari sporge reclamo



Il 17 Gennaio 1954, sull'autodromo di Buenos Aires, va in scena il Gran Premio inaugurale della quinta stagione del Campionato del Mondo di Formula 1.


Il tracciato di Buenos Aires, lungo 3912 metri, denominato Autodromo de 17 de Octobre, è lo scenario di una corsa che non si conclude dopo un numero preciso di giri, ma bensì dopo un tempo prefissato di tre ore.


Qualche giorno prima, il 14 Gennaio 1954, a bordo del transatlantico italiano Giulio Cesare, giungono a Buenos Aires le Ferrari, le Maserati e le Gordini iscritte al Gran Premio d'Argentina, che inaugurerà la stagione automobilistica mondiale del 1954. Le autorità locali portano sulle banchine numerosi autocarri con i quali le vetture potranno essere trasportate all'autodromo, dove i meccanici si metteranno subito all'opera per consentirne al più presto l'uso ai corridori.


Questi preparativi richiederanno un'intera giornata, non permettendo dunque di avere a disposizione sufficiente tempo per effettuare le prove ufficiali, che si svolgeranno sabato, con valore di qualificazione per la corsa di domenica.


Tecnici e meccanici sono presenti al porto in ansiosa attesa delle vetture, che sono la prima merce ad uscire dalla stiva, con precedenza assoluta, per diretto interessamento degli organizzatori della corsa, dato che rimangono poche ore a disposizione per gli allenamenti e per la messa a punto del motori, per la scelta dei rapporti in proporzione alle caratteristiche del circuito, e per il dosaggio di una carburazione adatta alle condizioni atmosferiche locali.


In tutti i meccanici presenti vi è nell'animo è la brama di far presto, di non sciupare nemmeno un minuto. Piloti e meccanici si contendono le vetture, gli uni per prendere dimestichezza con esse nel dialogo fra uomo e macchina ai duecento all'ora, gli altri per scrutare i meccanismi In ogni segreto particolare, udire da vicino il battito del motore, ed intervenire con mano abilissima, con vigile premura, se qualcosa non funziona a dovere.


Sono, tuttavia, troppo pochi due giorni di tempo per le prove, anche se è vero che il circuito è il medesimo dell'anno precedente, ed i piloti già lo conoscono, ma ciò vale fino ad un certo punto, poiché il senso di corsa è stato invertito. Tale scelta deriva da una misura d'emergenza, dettata da motivi prudenziali, ad evitare la pericolosità d'una insidiosa curva; affrontarla ancora come nel 1953 potrebbe risultare preoccupante sia per i corridori che per il pubblico.


Agli effetti della guida, i piloti non temono la novità: saranno sufficienti a loro non molti giri per orientarsi e trovare l'ambientamento. Più grave e preoccupante è la mancanza di tempo indispensabile alla messa a punto delle vetture, alcune delle quali, come le due nuove Maserati, potrebbero concludere dopo una breve corsa, a causa di banali Inconvenienti, la lunga e forse un po' tardiva traversata dell'Oceano.


Questa prima prova del campionato mondiale 1954 ha una strana e confusa fisionomia di fretta, di affanno e improvvisazione, ed anche a causa dell'assenza di Ascari e Villoresi, rimasti in Italia ad attendere la calata in lizza della nuova scuderia a cui si sono trasferiti, l'evento non sembra essere molto sentito dal grosso pubblico argentino.


Vi è da sottolineare anche che, negli anni precedenti, la rivalità era imperniata tra italiani e argentini, mentre quest'anno il pubblico è diviso in due fazioni: per il pilota della Maserati, Juan Manuel Fangio, e per José Froilán González, che partecipa alla gara iscrivendosi con una Ferrari di sua proprietà, ma assistito dagli uomini della Scuderia di Maranello.


L'attenzione, seppur flebile, è anche rivolta verso il duello tra le Ferrari, con Farina, Hawthorn e Maglioli, e le Maserati di Fangio, Marimon, Musso e Bira, poiché la Scuderia di Modena scende in pista con la monoposto denominata 250F, dotata di un ponte posteriore De Dion e un motore a sei cilindri con tre carburatori, in grado di erogare una potenza totale di 250 cavalli a 7500 giri al minuto.


Con un peso totale di 650 kg, Maserati punta a insidiare lo strapotere Ferrari.


Come detto, Ascari non è della partita, dopo il suo improvviso clamoroso divorzio dalla Ferrari e l'oramai quasi certo passaggio alla Lancia, per la quale dovrebbe correre ad inizio di stagione con le vetture Sport. Non è un mistero, peraltro, che la Casa torinese ha in preparazione una originale evolutissima vettura di Formula 1, che comincerebbe le sue uscite sperimentali prima della fine dell'inverno.


In analogo stadio di preparazione è la Mercedes-Benz W196, che non dovrebbe debuttare prima della primavera avanzata.


Alcune indiscrezioni darebbero inoltre in arrivo un'auto da corsa proveniente dall'industria russa: un progetto che, si dice, in avanzatissimo e soddisfacente allestimento.


Venerdì 15 Gennaio 1954 si svolgono le prime prove non ufficiali. In mattinata i cronometristi registrano il miglior tempo di Giuseppe Farina in 1'48"2, seguito da Fangio e Hawthorn in 1'48"8; un risultato ottimo, poiché si tratta del primissimo esperimento, dato che le macchine erano arrivate soltanto da ventuno ore a Buenos Aires. Poco prima del termine delle prime prove, Luigi Musso realizza il tempo di 1'49"4, confermando il quarto posto e migliorando il crono precedentemente segnato.


I primi assaggi della pista confermano quant'era prevedibile e logico: González, Fangio e Farina emergono subito tra i più veloci, dopo che nel pomeriggio entra in scena l'argentino con la Ferrari di sua proprietà, una macchina nuova da lui acquistata non appena congedatosi piuttosto bruscamente dalla Maserati, a causa di un'aspra rivalità con il connazionale Fangio.


González mette Immediatamente tutti alla frusta, obbligando Farina e Fangio a forzare per motivi d'orgoglio nella lotta contro il cronometro, ed al termine delle prove il pilota argentino risulta essere il più veloce.


Umberto Maglioli, invece, decide di non spingere a fondo nella prima giornata di allenamento, preferendo preservare la vettura per le qualifiche.


Tuttavia, il 16 Gennaio 1954, con una temperatura atmosferica di trentuno gradi, Farina batte ogni record della pista ed ottiene il tempo di 1'44"8, seguito da González, 1'44"9, e da Fangio, 1'45"6. Seguono Hawthorn con la Ferrari ufficiale e Trintignant con una vettura privata, mentre Marimon e Musso sono solo sesto e settimo, Bira è decimo, Maglioli è sedicesimo, e le Gordini di Bayol, Loyer e Behra sono distanti oltre sei secondi, pertanto non rappresentano una minaccia per le due scuderie di Maranello e Modena.


Domenica 17 Gennaio 1954, contrariamente a quelle che erano le aspettative iniziali, centocinquantamila spettatori assistono al Gran Premio d'Argentina, tra cui, in tribuna d'onore, è presente perfino il presidente della Repubblica, Juan Domingo Peron, mentre in pista è disposto un servizio d'ordine imponente e severissimo, pronto ad evitare il ripetersi degli incidenti che nel 1953 avevano privato della sopravvivenza una decina di spettatori. Proprio per questo motivo, Giuseppe Farina, che doveva correre con il numero 12, lo stesso dell'anno precedente, chiede ed ottiene il 10 per scaramanzia.


Alle ore 16:00 locali, con una temperatura caldissima, data la stagione estiva in Argentina, nonostante il cielo nuvoloso e imminente minaccia di pioggia, al segnale del via scattano sedici vetture, dato che Luigi Musso e l'asso argentino del gioco del polo, Menditeguy, che avrebbero dovuto alternarsi alla guida di una Maserati, non riescono a partire.


Una delle due nuovissime Maserati 250F, e precisamente quella dell'argentino Marimon, si era guastata durante le prove, pertanto Musso e Menditeguy erano stati costretti, a malincuore, a cedere la loro vettura al pilota argentino.


Al via Giuseppe Farina mantiene il comando, seguito da Fangio, Hawthorn e González, mentre a cento metri seguono Marimon, Behra, Trintignant, Rosier e Maglioli.


Luis Rosier sarà protagonista di un pauroso dietro front della sua Ferrari durante il primo giro: il pilota francese sarà costretto al ritiro, mentre gli alfieri del team di Maranello iniziano a imporre il passo e, uno ad uno, sorpassano le Maserati. Nei giri successivi González si porta in testa, poi Farina riprende il comando, ma l'argentino attacca di nuovo il pilota torinese e lo sorpassa ancora, mentre Hawthorn riesce a sopravanzare Fangio, senza però distaccarsi dal corridore della Maserati.


Sembra il preambolo del successo della Scuderia di Maranello, ma nel corso del tredicesimo giro comincia a cadere la pioggia: di conseguenza, González decide di fermarsi ai box qualche secondo, per cercare di proteggere il volto dall'acqua.


Nei giri successivi il pilota argentino si riporta in testa, segnando perfino il tempo migliore.


In questa prima fase di gara il ritmo dei primi quattro - González, Farina, Hawthorn e Fangio - è talmente alto che al venticinquesimo giro tutti gli altri corridori, capeggiati da Trintignant, sono già doppiati.


Al trentaquattresimo giro, Hawthorn supera Farina, portandosi in seconda posizione, dietro González, e due giri più tardi il torinese perderà un minuto per far cambiare ai meccanici le gomme con pneumatici antisdrucciolevoli.


Il pilota della Ferrari ripartirà quarto, dietro a Hawthorn balzato in testa, González e Fangio.


Tuttavia, l'eccessivo impeto tradisce il britannico, il quale, al trentottesimo giro sbanda con la sua Ferrari uscendo di strada, senza però recare danni all'auto. Dopodiché, Hawthorn torna in pista e riprende la gara in quarta posizione; tuttavia, in questa fase il pilota della Ferrari viene aiutato da alcuni spettatori a rimettere la macchina in pista, cosa non permessa dal regolamento.


Hawthorn, al momento dell'incidente, aveva diciotto secondi di vantaggio su Fangio, il quale aveva superato da poco González.


Al quarantesimo giro Fangio è in testa, seguito dal suo connazionale e dalle Ferrari di Farina e Hawthorn. Dopo i ritiri di Daponte per noie al cambio e di Loyer a causa di un calo della pressione dell'olio durante il diciannovesimo giro, e di Mieres per una perdita d'olio al trentasettesimo, al quarantottesimo giro è Marimon ad essere costretto a fermarsi a causa della rottura del motore Maserati.


Due tornate più tardi, González torna in testa, dopo che Fangio si ferma a cambiare le gomme. Ai box, ad effettuare la sostituzione degli pneumatici sulla vettura sono presenti cinque meccanici della Maserati, e non tre come prescritto dal regolamento, permettendo all'argentino di guadagnare molti preziosi secondi.


Farina, inseguendo alla disperata riuscirà a superare Fangio, ed addirittura si porterà perfino in testa alla gara approfittando d'una sbandata di González sul terreno bagnato, distanziando successivamente il pilota della Maserati di oltre un minuto.


Tuttavia, dopo il sessantaseiesimo giro Fangio riuscirà a sorpassare González e Farina, tra l'entusiasmo del pubblico argentino, dato che il direttore sportivo della Ferrari fa segnalare dai box a Farina l'ordine di rallentare e di non preoccuparsi più del pilota della Maserati, data la pericolosità del manto stradale umido, che ha costretto all'errore diversi piloti.


Infatti, nel frattempo, Nello Ugolini, direttore sportivo della Ferrari, si è recato dal commissario di corsa al quale, durante la gara, ha fatto constatare e mettere a verbale l'infrazione di Fangio. Costui è un argentino di origine tedesca, scrupoloso, inamovibile, incrollabile nella sua testimonianza:


"Gli argentini vanno pazzi per il loro Fangio, ed anche quel commissario è un tipo dell'allievo di Varzi, ma una cosa è l'entusiasmo sportivo, tutt'altro è la legge, anche nello sport. Il nostro Fangio ha commesso un errore. Ripeterò la mia testimonianza, in questo senso anche davanti al presidente Peròn. L'infrazione è indiscutibile: articolo 20 del regolamento internazionale".


Farina e la Ferrari hanno la vittoria in pugno, dato che appare inevitabile la squalifica del pilota argentino della Maserati, per violazione del regolamento.


Nelle tornate successive, Fangio aumenterà sempre più il suo vantaggio, vincendo davanti a Farina e González, dopo aver coperto una distanza di ottantasette giri. Ne si evince che la pioggia non ha permesso delle velocità molto alte, dato che nel 1953 Alberto Ascari, con la Ferrari dotata di un motore di 500 cm³, riuscì a compiere una distanza maggiore, ben novantasette giri.


Come da tradizione, al termine della gara il pilota argentino riceve l'alloro del vincitore, prima di essere condotto alla tribuna d'onore, dove gli viene dato il premio dalle mani del presidente Peron, mentre la bandiera nazionale viene issata sul pennone della pista.


Finita la corsa Ugolini, direttore sportivo della Ferrari, chiede al presidente della giuria:


"Fangio, dunque, è squalificato; ha vinto Farina, non è cosi?"


E il presidente:


"Ma il regolamento dice che il corridore può essere squalificato, non ne fa un obbligo".


La giuria respinge il reclamo, sottolineando che questo articolo 20, nel testo tradotto in argentino, dice che può essere squalificato il corridore aiutato da più di tre meccanici. Per questo motivo, codice alla mano, la giuria aveva lasciato che Fangio potesse continuare la sua corsa, per la gioia e l'entusiasmo della marea di pubblico bonearense.


Ugolini si mette le mani nei capelli.


Il direttore sportivo della Ferrari mostra allora al giudice il regolamento scritto in lingua francese, dove c'è scritto che, secondo l'articolo 20, il corridore deve essere squalificato se commette un'infrazione come quella fatta dal team di Fangio, e si manda a chiamare di nuovo il commissario argentino-tedesco, il quale ripete, impassibile e tranquillissimo, la sua deposizione.


Ma non c'è verso che la giuria cambi idea.


Ugolini non ci sta, pertanto lunedì 18 Gennaio 1954 la Ferrari presenta reclamo contro Fangio appellandosi alla commissione sportiva, soprattutto alla luce del fatto che Mike Hawthorn è stato squalificato perché, uscito di strada al trentottesimo giro, è stato aiutato da alcuni spettatori a rimettere la macchina in pista, cosa non permessa dal regolamento.


Il reclamo della Ferrari verrà esaminato dalla commissione sportiva dell'Automobile Club argentino nella seduta del prossimo 11 Febbraio 1954. In essa, il direttore della gara e tre commissari dell'A.C.A., l'organizzatore del Gran Premio, presenteranno una relazione.


Il direttore sportivo della Ferrari, Nello Ugolini, nel commentare il reclamo da lui presentato contro la vittoria di Fangio, dichiara:


"Sono dolente per il passo che ho dovuto tare nei confronti della Maserati, ma i regolamenti internazionali parlano chiaro e, soprattutto in una prova valevole per il campionato mondiale, intendiamo farli rispettare. La superiorità dimostrata dalle nostre vetture fino a quel momento non può far dubitare sulle ragioni della nostra protesta".


Intanto, a Torino, mercoledì 20 Gennaio 1954 Ascari e Villoresi concludono gli accordi con la Lancia. Il Racing Club 19, l'associazione torinese d'automobilismo sportivo, durante la serata dà il benvenuto a due nuovi soci: il campione mondiale Alberto Ascari e l'amico Luigi Villoresi. I dirigenti del Racing Club 19 attendono durante la stasera anche uno dei fratelli Marzotto, il quale, in un primo momento, si ipotizza che possa entrare a far parte della squadra Lancia.


Il programma sportivo viene annunciato il giorno successivo, in una conferenza stampa svoltasi nella sede della scuderia della fabbrica torinese, In corso Vittorio Emanuele 65.


Innanzitutto, il procuratore generale Attilio Pasquavelli precisa che il contratto per l'ingaggio del Campione del Mondo in carica Alberto Ascari, e di Luigi Villoresi, era stato firmato in mattinata. I due assi milanesi sottoscrivono un impegno per tutto l'anno in corso, sia per le gare della categoria Sport che per i Grandi Premi di Formula 1.


Inoltre, faranno parte della Lancia anche l'ingegnere Piero Taruffi, il pilota francese Robert Manzon, il giovane e promettente corridore milanese Eugenio Castellotti e il torinese Gino Valenzano, ottimo pilota nelle gare di categoria Sport, mentre il contratto con Fangio non è stato ancora siglato; l'asso argentino è a Buenos Aires dove domenica 24, e il 31 Gennaio 1954, dovrebbe partecipare a due gare con macchine Maserati.


Il programma è il seguente: partecipazione alle più importanti prove del Campionato Mondiale 1954 categoria Sport, come la Mille Miglia, la 24 Ore di Le Mans e la Carrera messicana, senza però puntare al titolo mondiale della categoria. Tale riserbo è comprensibile, perché i programmi e le intenzioni dipendono anche dall'andamento e dallo sviluppo delle cose. In effetti la Lancia si cimenterà ben presto nel campionato mondiale della categoria Sport, affrontando la lunga trasferta negli Stati Uniti, per gareggiare a Sebring il 7 Marzo nella 12 Ore, seconda prova del campionato in questione (la prima si svolge domenica a Buenos Aires, e vi partecipano, fra gli altri, i piloti della Ferrari, Maserati, Jaguar, e Aston Martin). Le macchine Lancia destinate a Sebring partiranno, scortate dai meccanici e dai tecnici, il 18 Febbraio dal porto di Cherbourg, mentre i piloti seguiranno in aereo.


L'ingegner Gianni Lancia annuncia, inoltre, che metterà a disposizione per le gare del Racing Club due vetture turismo e due Gran turismo.


I particolari tecnici della vettura sono ovviamente segreti, almeno per il momento.


Si dice, tuttavia, che lo stesso Gianni Lancia avrebbe portato un notevole contributo alla progettazione della nuovissima macchina. Le prime prove, in Febbraio, riveleranno qualcosa di più. Per il momento si parla di un motore a otto cilindri a V molto largo; cilindrata 2500 cm³. Ma su questo argomento, il procuratore Pasquarelli si trincera dietro il più assoluto silenzio.


Nell'ambiente si parla anche di un possibile ingaggio di Juan Manuel Fangio come possibile collega di Ascari e Villoresi nelle future competizioni; il pilota argentino è atteso a Torino circa venti giorni dopo, appena sarà terminata la stagione delle corse argentine.


Allora si saprà se questa è solo una voce, o corrisponde a verità, ma soprattutto si avrà il responso del reclamo esposto dal direttore sportivo della Ferrari.

Simone Pietro Zazza

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