#1 1950: Ha inizio la storia del Campionato del Mondo di Formula Uno!



Sebbene potremmo attribuire la nascita di gare automobilistiche, simili alla Formula 1, nel 1906, il vero e proprio campionato nasce nel 1950.


La Formula 1 è da sempre la massima espressione della velocità abbinata all’efficienza per quanto riguarda l’automobilismo. Non è un caso, che per quanto si possa umanamente disprezzare la guerra, le auto da corsa hanno subito un netto miglioramento proprio in un periodo di stupende innovazioni tecnologiche e belliche che sono avvenute in Europa e non solo.


Nello sviluppo di una Formula sempre più vicina a quella che conosciamo oggi si è passati inevitabilmente per la scoperta del peso come uno dei fattori più importanti del rendimento delle auto stesse, del carburante per tentare di conferire una maggiore omogeneità ai partecipanti e della cilindrata, in continuo cambiamento.


La Formula 1 è sempre stata inoltre un punto di riferimento per l’industria delle vetture utilitarie, i freni a disco ne sono l’esempio lampante.


Il dopoguerra e la nascita della Formula Uno


L'immediato secondo dopoguerra porta per l'Italia maggiori impegni di ricostruzione rispetto a quanto accadde dopo il 1918. Il periodo comincia con il ritiro delle truppe americane dalla penisola, dato che l'Italia stavolta ha perso la guerra ed è stata vittima di due invasioni. Le perdite territoriali significano anche l'origine di una lunga controversia, tra cui la questione triestina.


Tra gli eventi principali dei primi anni deve essere indubbiamente ricordato il Referendum istituzionale del 1946, con cui l'Italia sceglie la repubblica, mentre intorno al 1948 si accettano gli aiuti finanziari legati al Piano Marshall degli americani e si esclude dal governo il Partito Comunista Italiano, che pure aveva contribuito al Comitato di Liberazione nazionale. Gli eventi, compresi quelli legati al profilarsi della guerra fredda, posano le basi per un'egemonia dei filo-cattolici: la Democrazia Cristiana avrebbe governato per quasi cinquant'anni.


Ma soprattutto, prima del cosiddetto boom economico del dopoguerra sarebbe passata ancora una dozzina d'anni.


Nei trattati di Parigi del 10 febbraio 1947, i confini dell'Europa orientale vengono riportati sostanzialmente alla situazione esistente all'inizio del 1938, ma con alcune modifiche: l'Italia, ad esempio, perde il suo intero impero coloniale e deve sottostare a numerose concessioni territoriali a favore di Francia e soprattutto Jugoslavia; la definizione del confine orientale italiano innescherà una lunga crisi diplomatica, che verrà risolta definitivamente solo con il memorandum di Londra del 1954 e il trattato di Osimo del 1975.


La Germania viene trattata più duramente: come stabilito nella conferenza di Potsdam del luglio 1945, la frontiera orientale viene arretrata alla linea Oder-Neiße, cedendo la Slesia, la Pomerania e la porzione sud della Prussia Orientale alla Polonia come compensazione per i territori perduti dai polacchi a vantaggio dell'Unione Sovietica, mentre a ovest il bacino industriale della Saarland viene costituito come protettorato della Saar sotto la Francia; il resto del territorio tedesco, come pure la stessa città di Berlino, viene spartito in quattro zone di occupazione soggette alle potenze vincitrici. Ma una definizione generale della questione tedesca è impedita dai contrasti sorti in seno agli Alleati, e il paese rimane diviso.


La distruzione delle città in gran parte dell'Europa continentale porterà alla creazione di milioni di profughi e sfollati: nel settembre 1945 l'UNRRA si troverà a gestire 6.795.000 profughi dei paesi alleati nonché svariati milioni di sfollati tedeschi; l'ultimo dei campi profughi allestiti in Germania non chiuderà prima del 1957. Le cifre degli sfollati, tuttavia, saliranno ulteriormente per le modifiche territoriali imposte dai trattati di pace. Milioni di tedeschi verranno cacciati da terre in cui abitavano da secoli (circa sette milioni dalle regioni cedute alla Polonia, tre milioni dalla Cecoslovacchia, 786.000 dalla Romania, 623.000 dall'Ungheria e 500.000 dalla Jugoslavia), un destino condiviso dalle popolazioni italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia e dai coloni giapponesi stanziati in Corea, Cina, Taiwan e Sachalin, mentre svariate migliaia di ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio inizieranno una migrazione di massa alla volta del Mandato britannico della Palestina, innescando un lungo conflitto con le popolazioni arabe locali.


E' dunque con questa particolare atmosfera che si torna a correre dei Gran Premi.


Un palcoscenico molto importante sia per la Germania, sia per la stessa Italia, che grazie alla produzione di vetture altamente competitive come l'Alfa Romeo, la Ferrari e la Maserati, possono mostrare al mondo la propria abilità progettuale, donando ai due paesi sconfitti in guerra una esponenziale crescita industriale; mentre case manufattrici nazionali come la francese Talbot o la britannica BRM competeranno con successi assai modesti.


Nei primi anni del dopoguerra si torna ad organizzare circa venti corse all'anno, quasi tutte principalmente in Europa, dalla tarda primavera ai primi di autunno.


La prima corsa disputata si disputa in Italia, e precisamente a Torino il 1º settembre del 1946, sul Circuito del Valentino; il nome è preso dal Parco del Valentino, dove le vetture correvano sui viali adiacenti al Borgo Medioevale, e la gara è vinta da Achille Varzi, alla guida di una Alfa Romeo 158.


l'esempio del circuito cittadino di Torino verrà seguito immediatamente, oltre che in Inghilterra, da Milano, Bari, Sanremo, Pescara, Siracusa, Napoli e Modena in Italia; Nizza, Marsiglia, Albi, Pau, Comminges e Parigi in Francia; e infine dal circuito di Chimay in Belgio dove si disputa il Grand Prix des Frontieres.


In particolare il circuito cittadino di Ospedaletti, che ospita dal 1948 al 1951 il Gran Premio di Sanremo per vetture di Formula 1 e in seguito per altri tipi di vetture, rappresenta l'ultimo dei circuiti stradali cittadini di questo periodo a chiudere i battenti nel 1972.


Un buon numero di corse erano già state organizzate negli anni precedenti la guerra, e l'idea di organizzare un campionato mondiale piloti era già stata ideata nel 1939 dalla vecchia AIACR, con il cambiamento del sistema di punteggio avvenuto nel Campionato Europeo Piloti.


Ma lo scoppio del conflitto aveva bloccato temporaneamente tutti i programmi.


Solo dopo essere terminato il conflitto, l'idea di un campionato mondiale di automobilismo viene formalizzata e il nome della Formula viene cambiato nel 1948 con quello attuale contestualmente alla nascita della Formula 2.


Tuttavia, bisognerà attendere il 1949 affinché vengano scelti sette Gran Premi validi per l'assegnazione del trofeo.


La Formula 1 viene creata con il nome iniziale di Formula A nel 1946, dalla Commissione Sportiva Internazionale (CSI) della FIA, come la classe più alta di corse automobilistiche per monoposto scoperte dell'automobilismo mondiale, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, e si programma la disputa di una prima serie di Gran Premi non validi per il titolo.


Ma è nel 1950 che, in risposta al Campionato Mondiale di Motociclismo introdotto l'anno precedente, la FIA organizza il primo vero Campionato del Mondo Piloti; la denominazione Campionato del mondo Piloti di Formula 1 verrà adottata solo nel 1981.


Nel 1950 la Federazione Internazionale dell'Automobile, attraverso la Commissione Sportiva Internazionale, decide di organizzare il primo campionato del mondo per vetture di Formula 1, tentando di mettere ordine nel complesso e variegato mondo dei Gran Premi, dopo l'accantonamento della Formula Grand Prix avvenuto nel 1946.


Sui ventiquattro Gran Premi in calendario, la FIA sceglie sei europei validi per il titolo mondiale e soltanto all'ultimo momento decide di inserire la 500 Miglia di Indianapolis, l'appuntamento principale motoristico degli Stati Uniti d'America, nel tentativo di gettare un ponte tra due mondi comunque troppo differenti per specifiche tecniche e mentalità. Il tentativo sarà un colossale disastro, poiché i piloti americani non verranno a correre le gare del vecchio continente e quelli europei, dal canto loro diserteranno l'ovale di Indianapolis.


In esso le vetture della Formula, così come nelle gare sudamericane di Formula Libre, campionato disputato in Sud America tra gennaio e dicembre, in cui vi si disputano undici gare tra l'Argentina, il Brasile e il Cile, dominato dalle Ferrari e le Maserati, sono invitate a parteciparvi.


Regolamento sportivo e tecnico


In questo primo anno valido per il titolo mondiale, le monoposto di Formula 1 seguono ancora le regole in vigore dal 1946, che prevedono un limite di cilindrata di 1500 cc, se dotate di compressore volumetrico, e di 4.500 cc se prive di compressore; inoltre, non esistono limiti di peso e neanche di carburante. Per ogni Gran Premio vige la libertà di iscrizione, sia come appartenenti a una squadra sia come privato; in questo caso un team provvede a fornire scocca e motore al pilota, e tale situazione si protrarrà fino al 1958, anno in cui sarà introdotto il Campionato Mondiale Costruttori. I numeri di macchina sono variabili per ciascun Gran Premio e non seguono mai la numerazione ordinaria, così come la disposizione nella griglia di partenza, che dipende in gran parte dalla larghezza disponibile sulla sede stradale.


Il primo sistema di punteggio assegna 8 punti al primo classificato, 6 punti al secondo, 4 punti al terzo, 3 punti al quarto, 2 punti al quinto e 1 punto all'autore del giro più veloce durante la gara. Il regolamento prevede inoltre la possibilità che su una stessa vettura si alternassero alla guida più piloti: in questo caso i punti ottenuti in base all'ordine di arrivo della vettura vengono divisi tra i piloti che hanno guidata durante la gara.


Infine, per il computo della classifica finale del mondiale vengono considerati solo i migliori quattro risultati ottenuti dal pilota sulle sette prove disputate.


Pre-stagione


Nel 1950 prende forma l’idea di assemblare delle prove singole in un campionato a tutti gli effetti, al quale partecipano una ventina di concorrenti.


L’Italia gioca da subito un ruolo fondamentale nel campionato, presentando soprattutto macchine come l’Alfa Romeo, la monoposto 158 1500 cc e la Ferrari con la monoposto 375, 12 cilindri e 4500 cc che dall’anno successivo rivoluzionerà il mondo della Formula Uno.


Anche a livello di piloti l’Italia può vantare una buona dose di talento, con nomi quali Giuseppe Farina, Luigi Fagioli, Alberto Ascari e Luigi Villoresi.


E proprio un Italiano, Giuseppe Farina, riuscirà a portarsi a casa il titolo iridato a bordo di una monoposto capace di dominare praticamente in ogni tracciato.


Ludovico Nicoletti

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella nostra pagina Info. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.