download

#172 1968 United States Grand Prix

2021-11-20 16:14

Array() no author 82025

#1968,

#172 1968 United States Grand Prix

Coming Soon

dl.beatsnoop.com-uqu8qayh7z.jpeg
Terminate le prove, i piloti che sabato 28 Settembre 1968 scenderanno in pista nel circuito di Le Mans per dar vita alla 24 Ore automobilistica si concedono un giorno di riposo. Per i meccanici, l tecnici e i responsabili delle varie marche e scuderie è invece, come al solito, una giornata di lavoro più intenso, Bisogna soprattutto rimediare agli inconvenienti posti in evidenza dagli allenamenti. Nei garage di Le Mans c'erano soltanto cofani spalancati, motori smontati, parti meccaniche controllate e lubrificate. sulla Ford GT 40, costruita dall'Inglese John Wyer, che con le Porsche e le Alpine-Renault di 3, litri saranno le protagoniste della 24 Ore, sono stati applicati rapporti più lunghi. Dichiara Lucien Bianchi, che si alternerà con Pedro Rodriguez al volante di una delle tre Ford:

 

“Penso di poter toccare in rettilineo i 320 km/h. Le Porsche pesano meno delle nostre GT 40, circa trecento chilogrammi, ma noi abbiamo 420 cavalli di potenza, cento in più. Inoltre, la tenuta di strada è diventata eccellente. E' una fortuna, perché quest'anno bisogna affrontare anche la chicane Ford".

 

Questa chicane, ossia una curva ad esse, la cui costruzione è costata circa 10.000.000 di lire italiane ed è stata finanziata dalla Ford americana, preoccupa molti piloti. Sostiene Bianchi, che è alla sua tredicesima 24 Ore di Le Mans:

 

“L'ingresso della curva non si distingue bene e la pista è troppo stretta. C'è il pericolo, nelle prime ore di gara, di giungere in molti nella chicane. Per di più, chi vuole andare ai box, deve spostarsi a destra, mentre chi è in piena corsa esce dalla svolta sulla sinistra. Un piccolo errore, e si rischia uno scontro”.

 

La chicane ha portato la lunghezza del circuito da 13.461 metri a 13.469 metri. Otto metri in più che, secondo i tecnici, comporteranno uno sforzo supplementare del venti per cento per freni e trasmissioni, a parte il maggior impegno per i piloti. È chiaro che le selezioni delle 55 vetture saranno più severe del solito. C'è chi fa osservare che le Ford GT 40 non hanno mai portato a termine una corsa di così lunga durata, ma a dare maggiore incertezza a questa ultima prova  del campionato mondiale marche, risulta che nelle ultime prove il cambio a sei marce delle Porsche avrebbe denunciato qualche inconveniente. Per la Casa di Stoccarda è una vigilia d'ansia. Questo anno, con il regolamento che limita i prototipi a tre litri di cilindrata e le sport a cinque, la Porsche ha per la prima volta in diciotto anni la possibilità di vincere a Le Mans, dove finora ha ottenuto soltanto piazzamenti di rilievo, e di conquistare quindi il campionato. Infatti essa ha 42 punti, più della Ford di John Wyer. Rimane, a dare fiducia al team tedesco, che si avvale degli equipaggi Siffert-Herrman, Stommelen-Neerpasch, Elford-Mitter e Potrick-Buzzetta, il tempo stabilito In prova da Siffert e di 3'35"4, alla media di 225.168 km/h. Sono 6 secondi di meno di quello del caposquadra della Ford, David Hobbs. Hobbs sarà in coppia con Hawkìns; Bianchi, come detto, con Rodriguez; Oliver, la seconda guida della Lotus di Formula 1, avrà come coéquipier un giovane asso di Formula 3, l'australiano Muir. Anche i francesi, con la Alpine-Renault, sperano in un'affermazione. L'ultima volta fu nel 1950, con la Talbot-Rosier. Le Alpine montano motori otto cilindri costruiti dal preparatore italo-francese Amedeo Gordini. Hanno una potenza di circa 300 cavalli e toccano i 310-315 km/h. Pare che Gordini, per affaticarli di meno, abbia leggermente ridotto il regime massimo (da 7.500 a 7.000 giri).

 

I piloti (Mauro-Bianchi-Depailler, De Costanze-Vinatier, Larousse-Grandsire, Guichet-Jabouille) si sono lamentati, ma Gordini non ha dato rilievo all'osservazione. Poche speranze invece, almeno in teoria, per le Matra, di Servoz-Gavin, e per le due vetture americane a turbina Howmet, di Heppenstall-Tullius e di Thompson-Dibley. La Matra ha l'identico motore della monoposto di Formula 1, un motore cioè calcolato per gare di un paio d’ore, mentre la Howmet ha seri problemi di frenata e di consumo. La turbina non può essere impiegata come freno-motore per aiutare: l'azione dei freni e l'autonomia è di appena 45-50 minuti (la macchina brucia un litro di cherosene per percorrere due chilometri). Le soste at box saranno quindi assai numerose. Restano le Alfa Romeo 33. Con la rinuncia di Ferrari, la Casa milanese è l'unica a rappresentare ufficialmente il nostro automobilismo sportivo. Le quattro 33 in gara potranno aspirare soltanto al successo nella categoria delle 2 litri, in attesa che il prossimo anno esca l'annunciato modello di 3000 cc. Quattro auto italiane, con nove giovani pilo: (Baghettl-Vaccarella, Case-Biscaldi, Facetti-Dini, Galli-Giunti ed Enrico Pinto, come riserva), è per noi l'unico dato positivo di questa 37° edizione della 24 Ore di Le Mans. Il via sarà dato sabato alle ore 3:00 p.m. dal presidente della Fiat, Giovanni Agnelli, invitato d'onore. Scenderanno in pista 55 auto, pronte ad affrontare la notte più lunga nella storia delta corsa. Undici ore di marcia notturna, sperando che pioggia a nebbia non rendano ai piloti disumana una fatica già tanto dura e pericolosa. Pedro Rodriguez e Lucien Bianchi, sulla Ford GT 40 di cinque litri della scuderia inglese di John Wyer, vincono la 24 Ore di Le Mans e il grande duello con le Porsche. Un successo che vale un campionato: la Ford era preceduta in classifica dalla Porsche, e per conquistare il campionato mondiale aveva assolutamente bisogno di affermarsi a Le Mans. Al termine della corsa, John Wyer dichiara:

 

“In America saranno contenti, gli abbiamo regalato un titolo che prima non erano mai riusciti ad ottenere”.

dl.beatsnoop.com-xpfbrptgqu.jpeg
La grande sconfitta, dopo una stagione ricca di momenti felici, è la Porsche. La Casa di Stoccarda aveva allineato quattro prototipi di tre litri per contrastare le tre GT 40 di Wyer, ma tutte le vetture, una dopo l'altra, hanno ceduto al ritmo di questa massacrante gara, che ha visto giungere al traguardo soltanto 18 delle 54 vetture partite sabato. La Porsche di Siffert ed Herrman, dopo un inizio travolgente, è stata bloccata da un guasto alla trasmissione, quelle di Motter-Elford e di Patrick-Buzetta dalla rottura dell'alternatore. Ha resistito solo il prototipo di Stommelen-Neerpasch, che è arrivato terzo, dopo la GT 40 di Rodriguez e Bianchi e la Porsche di 2.200 cc degli svizzeri Spoerry e Steinemann. Eccellente, invece, la prova delle Alfa Romeo. Tre rosse auto italiane giungono insieme sul traguardo, piazzandosi al quarto, quinto e sesto posto. Un risultato come da molti anni l'Alfa non otteneva a Le Mans. Il merito è della 33, una due litri che, superati i difetti di gioventù, ha raggiunto un invidiabile equilibrio, e dei piloti (tutti italiani) che l'Alfa ha messo in campo. Giunti e Galli, Facetti e Dini, Biscaldi e Casoni hanno disputato una magnifica gara. Hanno dovuto abbandonare soltanto i più vecchi di Le Mans, Vaccarella e Baghetti, per un guasto all'impianto di alimentazione. Bianchi ha passato un momento terribile nel corso della mattina verso le ore 11:30, fra la ventesima e la ventunesima ora di gara. Un momento di paura, non per sé ma peri il fratello Mauro, che correva al volante di una delle Alpine-Renault di tre litri. Arrivato alla leggera discesa che segue la curva Dunlop, Lucien si è trovato di fronte uno spettacolo agghiacciante: una Alpine-Renault bruciava in mezzo alle balle di paglia che circondano il tracciato. Ai box gli hanno sussurrato che era ia macchina del fratello.

 

“Mi hanno subito detto che Mauro non si era fatto nulla, ma ho proseguito la corsa solo per forza di volontà”.

 

L'incidente è stato pauroso. L'Alpine di Mauro Bianchi ha sbandato sulla sinistra, ha cozzato contro il terrapieno ed è rimbalzata sulla destra, incendiandosi. Bianchi, per fortuna, è riuscito a balzar fuori dai rottami dell'auto, bruciandosi leggermente al viso e alle mani. Le sue condizioni non destano preoccupazione. Proprio a causa dì questo incidente, la Matra tre litri di Servoz-Gavin e Pescarolo è stata costretta al ritiro dopo una corsa stupefacente. La vettura francese è finita sui rottami dell'Alpine dì Bianchi, più avanti sì è incendiata. Il duello fra la Matra e l'Alfa Romeo di Giunti e Galli (due giovani campioni) ha movimentato la corsa nella sua seconda parte, perché era chiaro che la Ford di Rodriguez e Bianchi, sparite di scena le Porsche e le altre Ford della squadra (Muir e Oliver per un insabbiamento a Mulsanne, Hawkins e Hobbs per il cedimento del motore), non-avrebbe avuto più avversari. E c'è da dire che l'Alfa avrebbe probabilmente ottenuto il secondo posto alle spalle della GT 40 se a quattro ore dal termine non avesse dovuto fermarsi al boxes per cambiare un cuscinetto grippato. I meccanici hanno sostituito l'Intera sospensione posteriore destra in 20 minuti, un tempo record, ma la Alfa 33 era comunque costretta a retrocedere in quarta posizione. Il tempo non ha risparmiato alcune ore dì pioggia e di nebbia ai concorrenti: Moltissimi i testacoda, le uscite di strada senza conseguenze, i problemi meccanici per difetti all'impianto elettrico. E anche questo particolare pone in rilievo la prestazione complessiva dell'Alfa, che ha portato tre auto su quattro al traguardo: un record in questa 37° edizione della 24 Ore di Le Mans. La media, naturalmente, è stata assai bassa, lontanissima dai 218.038 km/h della Ford dei vincitori dello scorso anno. Gurney e Foyt che nelle ventiquattro ore percorsero 5232.090 chilometri.

 

Quest'anno, Rodriguez e Bianchi hanno percorso 4452.880 chilometri, alla media di 185.536 km/h. La 24 Ore di Le, Mans conclude il campionato mondiale del costruttori, che quest'anno era suddiviso in dieci prove. La Ford, vincendo per la terza volta consecutiva la durissima corsa francese, ha ottenuto anche il titolo, superando la Porsche proprio nell’ultima gara disputata (45 punti contro 42). È stata un'affermazione faticosa, ad una media assai bassa, ma Pedro Rodriguez e Lucien Bianchi non avrebbero potuto fare di più. In questa 24 Ore di Le Mans autunnale i corridori hanno dovuto affrontare tre nemici: la notte (undici ore di guida notturna contro le sette di Giugno), la nebbia (è durata due ore) e la pioggia. Il successo delle Ford GT 40 della scuderia di John Wyer ha dimostrato che Enzo Ferrari aveva ragione nel sostenere che quest'anno le vetture sport di 5000 cc si sarebbero imposte al prototipi di 3000 cc. Le Porsche hanno retto alla gara poche ore, le Alplne-Renault sono apparse troppo lente, soltanto la nuova Matra ha offerto una eccezionale prova, con un motore (il dodici cilindri della Formula 1) che proprio non sembrava adatto ad una 24 Ore. La sua eliminazione è dipesa da un banale incidente, non da un cedimento. La corsa si è decisa nelle prime dieci ore. In questo periodo, tre delle quattro Porsche e due delle tre Ford sono state eliminate dalla gara, mentre l'ultimo prototipo tedesco, quello di Stommelen e Neerpasch, era costretto a lunghe soste al box, e non poteva accontentarsi che del terzo posto, superato anche dalla Porsche 2200 di Spoerry. Anche questa 24 Ore di Le Mans passa agli archivi. In 45 anni ne sono state disputate 37 edizioni, per un totale di 864 ore di gara e con 1670 auto scese In pista. (E solo un terzo arrivato al traguardo). È una prova cattiva per gli uomini e le macchine, ma proprio qui sta il suo fascino.

dl.beatsnoop.com-90fvqzxf5z.jpeg

Due settimane dopo il Gran Premio del Canada, che si è svolto domenica 22 Settembre 1968 nella regione sciistica a nord di Montreal, il circus si sposta a sud-ovest nella zona di villeggiatura dell'Upper New York State. Il villaggio di Watkins Glen accoglie a braccia aperte tutti i partecipanti alla corsa, e come ogni anno l'organizzazione è di alto livello. L'edificio tecnico viene raddoppiato di dimensioni, il che fornisce alle squadre tutto lo spazio necessario per lavorare sotto lo stesso tetto. Nel 1968 i box vengono allungati, e vengono aggiunti altri sei box, e la strada dei box viene resa notevolmente più ampia. Nella settimana precedente la gara, i lavori sulle vetture del centro tecnico si sono sviluppati molto bene. Il Team Lotus ha le stesse tre vetture utilizzate in Canada: queste verranno utilizzate da Hill, Oliver e Andretti. L'auto di Hill è stata riparata e le piastre di montaggio superiori del motore sono state cambiate da lega ad acciaio. I punti di montaggio sulla monoscocca sono stati rinforzati e riparati, e tutte e tre le vetture sono state dotate di semiassi a velocità costante, leggermente più robusti di quelli usati a Monaco all'inizio dell’anno. L'auto di Oliver è dotata di ali più larghe che la rendono uguale all'auto numero 1. La vettura di Andretti ha ali più strette e utilizza il sistema di scarico più vecchio e più flessibile, mentre le altre due auto utilizzano i nuovi scarichi. L'altra Lotus-Ford Cosworth, di Siffert, è iscritta al team Walker-Durlacher. I semiassi di questa vettura sono gli stessi usati da Hill a Mont Tremblant, ma sono in programma nuovi alberi identici alle altre vetture.  Anche il team McLaren presenta le stesse vetture del Gran Premio del Canada, eccetto l’auto di Hulme che ha una nuova sezione del muso con spoiler del naso a profilo alare adeguatamente sagomato, invece, delle sottili strisce angolate sagomate sui lati del muso. Entrambe le vetture montano i vecchi scarichi.

 

Gurney utilizza ancora la terza McLaren che, come le altre vetture, rimane inalterata. Il team B.R.M. vede Bobby Unser unirsi a Rodriguez per disputare il Gran Premio degli Stati Uniti. Una delle vetture di Bourne è la nuova P138 apparsa già a Monza; l'altra è una vecchia auto P126 che ha i lati dell'abitacolo allargati per dare più spazio alle spalle più grandi di Unser. L'auto P133 che ha corso in Canada diventa, invece, la vettura di scorta. La Parnell, invece, ha sempre la solita macchina per Courage. Le vetture del team Brabham rimangono quasi del tutto inalterate tranne quella di Jack Brabham che monta dei mezzi per regolare l'angolo dell’ala, durante le prove; il che consente di evitare continue soste ai box per ottenere il corretto equilibrio tra le ali anteriori e posteriori. Una volta trovato il giusto equilibrio, le ali vengono fissate in quella posizione e l'impostazione viene applicata anche sull'auto di Rindt. Le due auto della Cooper per Elford e Bianchi hanno sistemi di alimentazione modificati per cercare di risolvere i problemi di carburante sperimentati a St Jovite. Surtees ha due Honda RA301 a disposizione. L'801 è dotata del più recente dei due motori, l'802, invece, ha un motore portato in aereo da Tokyo, ricostruito dopo i problemi di Monza. Una delle due auto è dotata anche di nuovi cerchi per le ruote. A differenza delle ruote Cooper, che sono cave, quelle delle Honda presentano due semi-sezioni imbullonate insieme. La Matra porta due macchine, ma viene iscritto solo Beltoise. La seconda vettura verrà provata da Pescarolo, che prenderà parte alla gara solo se qualche concorrente ritirerà la propria iscrizione. Il motore Matra V12 ha perso dai 60 ai 80 cavalli nel corso della stagione, senza un’apparente ragione, ma dopo la 24 Ore di Le Mans la squadra pensa di aver trovato il motivo e quindi apporta alcune piccole modifiche ai motori.

 

I due Matra-Cosworth sono entrambi per Stewart poiché Servoz-Gavin non prende parte al Gran Premio. La più vecchia delle due auto stava per essere completamente distrutta mentre i meccanici la riempivano di carburante nell'edificio tecnico al suo arrivo dal Canada. Una scintilla statica partita dalla camicia del meccanico ha sparato il carburante nell'imbuto e ha dato fuoco al carburante nei serbatoi monoscocca. L'uso rapido degli estintori da parte dei meccanici delle altre squadre ha spento l'incendio prima che venissero fatti troppi danni, ma è stato comunque necessario prestare attenzione poiché non erano sicuri se il calore avesse danneggiato il metallo. Un'altra Ferrari, la 0007, è stata usata per sostituire l'auto distrutta dall’incidente di Ickx, e Bell si unisce ad Amon. La Ferrari è l'unica squadra a non utilizzare il centro tecnico e continua a trainare le proprie auto in un garage in città. L'ultimo dei venti piloti iscritti è Bonnier con la sua M5A McLaren-B.R.M. V12. Le prime prove libere si svolgono dalle ore 1:00 p.m. alle ore 5:00 p.m. di venerdì 4 Ottobre 1968. Il clima caldo dei giorni precedenti le prove svanisce e si registra una temperatura di -1 °C, temporali, neve e nevischio. Surtees, Hulme e Bianchi sono i primi a scendere in pista, ma prima che i piloti possano segnare un tempo in pista, un forte acquazzone rimanda la maggior parte dei piloti ai box. John Surtees si mette davanti a tutti sulla pista bagnata fino a quando una gomma si fora e i meccanici partono con una ruota e un martinetto per trovare la Honda parcheggiata e sostituire la gomma. Poco dopo la corona e il pignone si rompono e la nuova Honda viene portata via dai box, mentre Surtees sale a bordo dell'auto più vecchia.

dl.beatsnoop.com-zbapcfqy5s.jpeg

Brabham regola l’impostazione dell'ala e successivamente entrambe le Brabham vengono impostate allo stesso modo. L'auto di Rindt soffre di surriscaldamento e ogni volta che arriva ai box il vapore sgorga dal troppopieno. Inoltre, il pilota austriaco danneggia il suo alettone posteriore sbattendo violentemente, ed i meccanici si precipitano sul bordo della pista per aiutarlo ad uscire dalla vettura. Nella terza ora di prove la situazione inizia a cambiare e Hill è il primo pilota a scendere sotto il tempo record del circuito stabilito da lui stesso nel 1967, 1’06”0. Unser va in testacoda con la sua B.R.M. e finisce contro una barriera. Come al solito, l'ultima ora vede la maggiore attività e viene fatto segnare il giro più veloce, rispetto all’anno precedente, in 1’05’’48. Stewart e Amon riescono entrambi a scendere sotto il limite del 1’05’’0. Stewart alla fine riesce anche a mettere entrambe le sue Matra-Cosworth davanti a tutti; l'auto più recente, che corre con una T stampata sul lato al posto del numero, è la più veloce grazie ad un tempo di 1’04’’27. Il tempo di Amon, invece, è di 1’04’’87, solamente 0.05 secondi più lento di Stewart, ma è l'unico pilota - oltre Stewart - a segnare un tempo sotto il limite del 1’05’’0. Hill fa un ottimo tentativo per migliorare il suo tempo, ma qualcosa non funziona sulla sua macchina, mentre il team McLaren non fa nulla di spettacolare durante questa sessione: Hulme ha il quarto tempo alla fine delle prove senza sembrare eccessivamente affaticato. La vettura di Bruce McLaren, invece, soffre problemi al motore ed è una delle auto più lente in pista. L'edificio tecnico, due ore dopo le prove, è molto caotico. La Lotus spegne tutti e tre i motori in attesa di un lotto di nuove unità Cosworth V8 in arrivo durante la notte. Inoltre, la frizione di Hill è in pezzi e mostra il centro rotto e tutti gli alberi di trasmissione che sono in pezzi da esaminare. Il motore della vettura di Jack Brabham deve essere cambiato, così come quello di entrambe le McLaren; i motori che devono essere rimontati su queste ultime vetture sono gli stessi usati nella gara vinta in Canada, che sono stati portati in fabbrica per essere controllati.

 

Entrambi i motori Matra V12 vengono smontati dal telaio poiché Beltoise vuole che il motore della T car venga spostato nell'altro telaio. Il motore di Stewart viene sostituito con il motore da corsa, mentre la Honda smonta la parte posteriore di una delle auto per sostituire la corona e il pignone rotti. La seconda sessione di prove si svolge su pista asciutta, fredda e soleggiata. La B.R.M. prepara la nuova vettura P138 per Unser dopo che a Rodriguez è stato detto di guidare con il suo solito telaio. Sia Stewart che Surtees cambiano auto durante la notte. Beltoise scende subito in pista seguito da Amon, Bell e Surtees appena dietro. Poi c'è una pausa, poiché nessuno vuole sfruttare la meccanica delle proprie auto inutilmente fino all'ultima ora, al termine del quale verrà consegnato un premio in denaro e un trofeo a chi avrò segnato il giro più veloce. Dopo un'ora le cose iniziano a cambiare. Entrambi i piloti della McLaren migliorano i propri tempi rispetto a quelli della sessione precedente, ma successivamente le prove vengono improvvisamente interrotte. Oliver inizia a migliorare rispetto ai suoi tempi precedenti ma una ruota posteriore sinistra cede di schianto sulla curva a destra sulla linea di partenza. La Lotus colpisce due volte il guardrail esterno prima di fermarsi. Sebbene la monoscocca sia ancora intatta, i danni sono troppo grandi per poter essere riparati prima della gara. Oliver esce dall’incidente fortunatamente illeso e solo pochi minuti dopo parla con Innes Ireland tramite il sistema di altoparlanti. Colin Chapman, che è appena giunto a Watkins Glen dall'Europa, si lamenta del fatto che le auto stiano girando con le vecchie ruote quando aveva specificamente detto che le ruote canadesi non dovevano essere utilizzate e le nuove metà erano state inviate come sostituzioni. In loro difesa, i cinque meccanici dicono di essere molto affaticati dopo aver lavorato tutta la notte; pertanto, quando hanno avuto inizio le prove, erroneamente hanno mandano in pista le vetture senza montare le nuove gomme. Ovviamente, prima che Andretti o Hill escano di nuovo dai box, vengono montate le gomme indicate da Colin Chapman.

 

Non appena riprendono le prove, la sessione viene nuovamente interrotta dopo che Courage taglia un cordolo, finisce in testacoda e colpisce un banco di terra, danneggiando la sospensione posteriore. Fortunatamente il danno non è abbastanza grave da poter impedire ai meccanici di ripararla prima la gara. Nel frattempo su entrambe le McLaren vengono montati i nuovi collettori di scarico, ma a Bruce McLaren non piace la potenza limitata all'estremità superiore e quindi cambia nuovamente il set dei collettori di scarico dopo solo pochi giri. Unser percorre solo pochi giri prima di rompere il suo motore B.R.M., e così si trova di nuovo a bordo pista a guardare gli altri concorrenti, mentre i meccanici iniziano i lavori per cambiare il suo motore. Siffert e Hill soffrono entrambi una foratura a breve distanza l'uno dall’altro, e dalla gomma posteriore di Siffert viene estratto un chiodo che è tutto lucido e nuovo. All'inizio dell'ultima ora, Stewart rompe il fusello della ruota anteriore sinistra e si ferma per inerzia, la ruota riesce a rimanere in posizione solo grazie alle pinze del disco. A causa di questo inconveniente non è in grado di difendere il tempo del giorno precedente. Hill si avvicina molto al tempo della Matra-Cosworth e alla fine chiude con solo 0.01 secondi in meno. Amon migliora il suo tempo ma non a sufficienza. Hulme gira sotto il limite del 1’05”0 ma non riesce a togliere gli ultimi decimi necessari per mettersi in prima posizione e sembra che nessuno riesca ad avvicinarsi al tempo di Stewart. Tutti concordano che Andretti sia un talento naturale e che vada molto bene in curva con quella stessa sicurezza di controllo assoluto che si vedeva nella guida di Clark. Nonostante questo, è una sorpresa per tutti quando, nel tentativo di eguagliare il tempo di Surtees, il pilota italoamericano taglia il traguardo 0.07 secondi più veloce di Stewart e ottiene la pole position. Andretti sta ancora cercando di imparare dopo la sua breve esperienza a Monza e sta anche imparando a guidare su un circuito per lui nuovo. Un importante concorrente sente dire:

 

"Questo dovrebbe spingere i giovani signori della GPDA a rendersi conto dello standard di guida mediocre che c'è stato dalla scomparsa di Jim Clark”.

dl.beatsnoop.com-uxcykcrn3k.jpeg

Fatta eccezione per Andretti ci sono poche sorprese riguardanti le posizioni in griglia. Gurney non è mai stato davvero competitivo durante le prove. Bell guida molto prudentemente la seconda Ferrari. McLaren si trova a metà schieramento perché il suo motore non funzionava correttamente. Gli ultimi quattro posti in griglia sono occupati da Unser, Bonnier e dalle due Cooper. Una folla di 15.000 persone dorme attorno al circuito dentro le tende, le auto e le roulotte. Nel 1968, con temperature vicino allo zero, non vengono fatte proteste poiché la maggior parte dei giovani si infila nei sacchi a pelo per tenersi al caldo. La mattina della gara, domenica 6 Ottobre 1968, il cielo è soleggiato e, con buone previsioni e un eroe popolare in testa alla griglia, gli organizzatori si aspettano una folla enorme. Quest’ultimi non rimangono affatto delusi quando notano la presenza di circa 93.000 persone attorno al circuito. Durante la notte i motori dell'auto di McLaren, Siffert e Gurney vengono cambiati, e viene montato il motore del primo giorno di prove poiché il motore da corsa inviato da Cosworths non dà garanzie sulla giusta potenza. Anche Unser e Rindt cambiano il loro motore. Le diciannove vetture che prenderanno parte al Gran Premio degli Stati Uniti vengono spinte tra la folla di spettatori verso la griglia di partenza. Dopo la parata, vengono fatti due giri di riscaldamento, un veloce rifornimento nella pit-road e poi tutto è pronto per la partenza. Quando la bandiera viene abbassata Andretti balza in testa. Successivamente, quando i piloti chiudono il primo giro il pilota statunitense è davanti a Stewart, con Hill appena dietro, ma al loop Stewart lo sorpassa all'interno in frenata e prende la testa della gara.

 

Hill frena forte e il piantone dello sterzo scatta in avanti, bloccando le sue dita contro il cruscotto. Rimuovendo le dita gli interruttori si staccano, e prima che Hill riesca a risolvere il problema, Chris Amon riesce ad aprire un notevole vantaggio. Alla fine del primo giro Stewart è primo con Andretti alle sue spalle, poi un leggero distacco divaria Chris Amon dal pilota statunitense, che a sua volta precede Hill, Rindt, Hulme, Gurney, Surtees, McLaren, Siffert, Rodriguez, Brabham, Beltoise, Unser, Courage, Bonnier, Bell, Bianchi e, ultimo, Elford. Courage supera il limite, ma senza danneggiare il naso della vettura che si era già staccato quando aveva avuto un contatto con la parte posteriore della Matra di Beltoise all'ultima curva. Il circuito è molto scivoloso e in poco tempo diversi piloti se ne rendono conto; Beltoise finisce in testacoda al secondo giro, ripartendo poi dall’ultima posizione. Nel mentre, tra i primi dodici solo Hulme e Rindt si scambiano le posizioni. Andretti guida in modo superbo e non concede nemmeno un centimetro a Stewart. Il distacco da Amon è ora di due secondi e Hill è indietro di altri 1.5 secondi. Il gruppo composto da Hulme, Gurney e Rindt inizia ad allungarsi, con Surtees che sembra competitivo, ma in realtà non riesce a staccarsi dal gruppo di piloti che seguono. Girando in circa 1’06’’0 i giri passano molto rapidamente; dopo cinque giri Andretti passa con la parte inferiore della sezione del muso della Lotus che si trascina a terra; con l’aumentare della velocità, questa viene spinta verso il basso dai profili aerodinamici attaccati ad essa. Nel corso dell'undicesimo giro Amon, in terza posizione, è vittima di un testacoda davanti ai box e prima di riuscire a ripartire viene superato da sei macchine.

 

Al termine del tredicesimo giro Andretti riceve un ordine, mediante il cartello, che gli ordina di rientrare ai box; un minuto dopo entra ai box. I meccanici bloccano il muso dopo aver trovato una staffa di supporto rotta e il pilota statunitense torna in pista in tredicesima posizione, appena davanti a Stewart, ma quasi un giro dietro. Nel corso del quattordicesimo giro, il motore Ferrari montato sulla vettura di Derek Bell esplode, ed il pilota britannico si trova costretto a rientrare ai box per ritirarsi. Nel frattempo, quando Hulme giunge sul traguardo, gli ufficiali alla fine del rettilineo cercano di indicare una striscia di olio ma la McLaren del pilota neozelandese ci transita sopra e finisce in testacoda sul bordo dell'erba. Dal terzo posto, Hulme scende al nono al termine del sedicesimo giro, e un giro più tardi rientra ai box senza freni. Le pietre, infatti, hanno strappato un tubo del freno posteriore; i meccanici della McLaren, pertanto, svuotano l’impianto, lo riempiono di liquido e spurgano i tre freni rimanenti. Al termine del ventesimo giro Stewart è in testa davanti a Hill, con un vantaggio di 14.5 secondi. Distaccato di 8 secondi seguono Gurney, Surtees, Rindt, poi 25 secondi separano il pilota austriaco da Siffert, seguito da vicino da Amon. Bruce McLaren segue con 7.5 di ritardo, e a sua volta gode di un vantaggio di 5 secondi su Rodriguez. Le uniche altre due vetture sullo stesso giro sono Brabham e Andretti, entrambi 1 minuto dietro il leader, e quasi doppiate. Con un giro di ritardo, staccati tra di loro, seguono Unser, Beltoise, Courage, Elford, Bonnier e Bianchi. Hulme ha invece un ritardo di quattro giri.

dl.beatsnoop.com-ktjfhft91h.jpeg

La posizione di Courage cambia nel corso del ventesimo giro, quando rientra ai box per sostituire la scatola dell'accensione a transistor; questa sosta inaspettata relega il pilota britannico all'ultimo posto. Al termine del ventiduesimo giro due vetture rientrano ai box: sono quelle di Bianchi, con la frizione che slitta, e Amon, cui il motore soffre un surriscaldamento a causa di un malfunzionamento del radiatore. I meccanici Ferrari sostituiscono il radiatore e lo rabboccano d’acqua, rimandano in pista Amon in diciassettesima posizione. Per alcuni giri le posizioni rimangono inalterate, fino a quando Gurney finisce in testacoda davanti ai box perdendo una posizione a favore di Surtees, ma riuscendo comunque a proseguire. Sette giri più tardi il pilota statunitense riguadagna la posizione ai danni del pilota della Honda. Al termine del trentaduesimo giro Andretti rientra nuovamente ai box, poiché la frizione slitta in maniera anomala; durante la precedente sosta il pilota statunitense aveva già accennato il problema ai meccanici. Infatti, uno dei meccanici ha del Pyrene pronto da mettere nell'alloggiamento della frizione e dell’acqua per raffreddare l'involucro caldo. Tuttavia, il problema non viene risolto e dopo aver completato un altro giro Andretti si ritira. Tre giri dopo anche l'altro pilota statunitense, Bobby Unser, si ritira a causa della rottura dell'ennesimo motore B.R.M. Giunti al quarantesimo giro, solo sei vetture sono sullo stesso giro del leader. Hill è a 26 secondi da Stewart, che ha il sospetto che il fumo d'olio inizi ad apparire durante una forte accelerazione. Gurney e Surtees sono staccati di 10 secondi rispetto a Hill, ma sono molto vicini tra loro. Segue Siffert, distanziato di 8 secondi, e Rindt, che ha un distacco di 53 secondi dal pilota svizzero.

 

Le successive vetture che presentano dei problemi sono quella di Bonnier, che ha problemi all’impianto di accensione, e quella di Beltoise, che presenta problemi ai freni. Entrambe le vetture si fermano ai box nel corso del quarantaquattresimo giro. Beltoise compie un altro giro ma le scanalature nel mozzo posteriore sinistro si spogliano e la vettura rimane ferma lungo il circuito. Al termine del sessantesimo giro le cose si stabilizzano, Stewart non doppia più gli altri piloti, e Rindt supera Siffert per prendere il quinto posto. Il ritmo di Stewart non diminuisce, e ha più di un giro di vantaggio sui suoi rivali. Il pilota scozzese stabilisce, al termine del cinquantaduesimo giro, un nuovo record segnando un tempo di 1’05’’22 alla media di 214.326 km/h. Al termine del cinquantaduesimo giro Chris Amon si ritira con l'acqua che fuoriesce da sotto la vettura; il problema che viene riscontrato è relativo alla pompa dell'acqua che, quando il calore si accumula, porta a pressurizzare il sistema. La prima volta cede il radiatore, e successivamente scoppia il tubo principale del motore. Anche Bonnier si ferma di nuovo nel corso del sessantesimo giro per problemi all'accensione e solo due giri dopo si ritira. Nel corso del sessantaseiesimo giro anche Rodriguez si ritira, dopo che la sospensione posteriore destra cede di schianto e il pilota messicano esce fuori pista e si ferma in cima alla collina dopo il rettilineo di partenza. Si succedono poi rapidamente altri tre ritiri: prima sulla vettura di Elford si rompe un albero a camme del motore B.R.M. al termine del settantunesimo giro; e due giri dopo il motore Repco di Rindt esplode, creando un grande buco sul lato. Nel corso del settantottesimo giro Brabham rientra ai box con una camma rotta sul suo motore Repco, e si ritira. Così, al termine dell’ottantesimo giro sono solo nove le vetture ancora in corsa e solo quattro sono a pari giri con Jackie Stewart, che mantiene il comando della gara con un vantaggio di 39 secondi su Hill.

 

Terzo e quarto sono Gurney e Surtees. Siffert è un giro indietro, con Bruce McLaren a sua volta distanziato di un altro giro. Piers Courage prosegue la gara con sette giri di ritardo, Hulme con nove e Bianchi con diciassette giri di ritardo. I meccanici di Stewart espongono un segnale strano verso la fine del Gran Premio, che indica OIL PRES, ma non c'è nulla di cui preoccuparsi perché il motore Ford Cosworth V8 continua a lavorare perfettamente e la pressione dell'olio è abbastanza costante. Mentre gli ultimi giri scorrono via regolarmente, nel corso del novantaduesimo giro Hulme rompe l'albero di trasmissione della ruota sinistra all'interno della scatola del differenziale, all’altezza della curva prima dei box; la parte posteriore della vettura gira di scatto e il pilota neozelandese procede all'indietro lungo il fossato, di fronte ai box, fino a quando non colpisce la sponda dove si incrocia la strada di servizio. L'auto balza in aria e si schianta sulle ruote, con la monoscocca e le sospensioni che risulteranno piegate. Nell frattempo Piers Courage entra ai box a fatica senza il bullone che tiene insieme il collegamento posteriore in alto a sinistra del motore e il telaio. Viene inserito un nuovo bullone e poco prima della bandiera a scacchi Courage riparte, ma rimane senza carburante poiché le pompe non riescono a prelevare sufficiente carburante dal serbatoio di compensazione sotto il sedile. Negli ultimi minuti di gara Siffert entra ai box per effettuare il rifornimento di carburante, ma alla ripartenza il motore inizia a scoppiettare; il suo motorino di avviamento non funziona, ma nessuno si oppone alla sua ripartenza e riparte in roll-start lungo la pendenza della strada dei box.

dl.beatsnoop.com-b0zlhf1vlp.jpeg
Anche Bruce McLaren si ferma per effettuare un rifornimento; è probabile che ci sia abbastanza carburante nell'auto ma lo sfiato rimane bloccato e il serbatoio laterale extra crolla con l'aspirazione accumulata. Siffert perde il suo sesto posto in favore di Bruce McLaren quando si ferma, ma poi lo riconquista quando anche il pilota neozelandese è costretto a rientrare ai box. Nel corso degli ultimi giri Gurney rallenta e Surtees riesce lentamente ad avvicinarsi. Poi, al penultimo giro la Honda del pilota britannico passa al terzo posto. Gurney scopre in seguito di avere una foratura lenta che ha iniziato a svilupparsi negli ultimi giri della gara. Stewart taglia il traguardo in poco meno di due ore, davanti a Graham Hill, il cui motore da segnali di cedimento durante il giro di rallentamento. Successivamente, quando i meccanici controllano la vettura si accorgono che era rimasto solo un litro di carburante. Staccati di un giro giungono al traguardo john Surtees, terzo, e Dan Gurney, quarto. Poi Jo Siffert, che completa 105 giri, e Bruce McLaren, che invece ne competa solamente 103. Un'altra vettura è ancora in pista, ma non è qualificata perché non è riuscita a coprire la distanza minima richiesta. È la vettura di Bianchi, che percorre soltanto 88 giri. Anche durante il Gran Premio degli Stati Uniti si assiste ad una gara con un gran numero di ritiri a causa di problemi meccanici, ed inconvenienti che poco hanno a che fare con la meccanica delle vetture: infatti, nel corso degli ultimi giri sia Stewart che Surtees devono effettuare delle sterzate improvvise per evitare gli spettatori che corrono lungo il circuito. Un episodio già accaduto nel passato, ma nonostante ciò, non sono state preventivamente erette recinzioni adeguate per evitare queste pericolose invasioni di pista.
 
Jackie Stewart vince sul circuito di Watkins Glen il Gran Premio degli Stati Uniti, penultima prova del Campionato Mondiale piloti di Formula 1 e si porta a tre punti da Graham Hill, secondo nella gara e adesso solo al comando della classifica generale, a quota 39 punti. Il terzo candidato al titolo, il Campione del Mondo in carica Denny Hulme, che divideva con Hill il primato in classifica, è stato costretto al ritiro da una uscita di strada occorsagli all’ottantacinquesimo giro, in cui è rimasto fortunatamente illeso. Comunque Hulme, che era in testa alla classifica con 33 punti alla pari con Hill, si trova adesso distanziato di set punti dallo stesso Hill, e di tre da Stewart. Il Gran Premio del Messico, che si correrà domenica 3 Novembre 1968, deciderà l'assegnazione del Campionato Mondiale. Jackie Stewart, al volante della Matra-Ford, ha polverizzato tutti i precedenti primati del circuito e della gara: lo scozzese, anzi, ha migliorato il record sul giro ogni dieci giri, e ha concluso con 37 secondi di vantaggio sulla Lotus-Ford di Hill, seguita dalla Honda di Surtees, dalla McLaren di Gurney, dalla Lotus di. Siffert e dalla McLaren di McLaren. Stewart è passato in testa al terzo giro, superando la Lotus di Mario Andretti (al suo esordio in Formula 1), costretto poi al ritiro da noie alla frizione come il collega Bobby Unser e Pedro Rodriguez, il vincitore della 24 Ore di Le Mans. Al termine, soltanto Hill e Gurney non sono stati doppiati dal bravissimo scozzese Jackie Stewart, che giunto al traguardo dichiara:

 

“Ho provato una paura terribile a nove girl dalla fine, quando due spettatori si sono messi a correre attraverso la pista. Non mi era mai capitata una cosa simile: sono stato costretto a sterzare, e li ho evitati per un soffio”.

 

Fabio Giardini

Contact us

 

Nitidepopeia

 

​©​ 2022 Osservatore Sportivo

About us

 

Academy

 

​Network

Team

 

Cookie Policy

 

Privacy Policy

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder