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#474 1989 Canadian Grand Prix

2021-10-15 00:00

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#474 1989 Canadian Grand Prix

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Martedì 9 Maggio 1989 la Scuderia Ferrari comunica ufficialmente di aver rinnovato il contratto di Nigel Mansell per la stagione 1990, ottenendo anche un'opzione sul pilota inglese per il campionato 1991. Si tratta di un notevole successo per la Ferrari, in quanto Mansell è certamente uno dei migliori piloti di Formula 1, considerato forse il più veloce insieme ad Ayrton Senna. Lasciarlo libero avrebbe significato rafforzare una squadra avversaria e perdere una pedina difficile da sostituire in questo momento. Ora Cesare Fiorio dovrà occuparsi di John Barnard e Gerhard Berger. Secondo le solite indiscrezioni le quotazioni del progettista sarebbero in aumento. Si cercherebbe di tenerlo legato al team di Maranello, modificandone magari il rapporto, in maniera di poterlo utilizzare al meglio delle sue indubbie capacità, forse come consulente e non più come principale responsabile, con totale libertà nelle decisioni, appoggiandosi ad un leader tecnico di stanza a Maranello.

 

È questa la parte più difficile di tutto il discorso, che richiederà un impegno diplomatico di notevole importanza e dai cui risultati dipenderà buona parte dell'assetto futuro. Per quanto riguarda Berger, ammesso che le scelte non siano già state fatte, molto dipende dalla risposta che Alain Prost darà alla McLaren. Se nella scuderia inglese si libererà un posto, il pilota austriaco sarà il candidato numero uno per sostituirlo. In caso contrario, Berger, pilota di grande rendimento soprattutto in gara, potrà ancora essere molto utile alla Ferrari. Ammesso e non concesso che il team di Maranello non intenda portare subito avanti una politica legata ai giovani, con il venticinquenne toscano Nicola Larini quale primo obiettivo, per una maggiore italianizzazione del team. Cambiando argomento, mentre domenica 18 Giugno 1989 è in programma nel circuito Gilles Villeneuve il Gran Premio del Canada, sesta prova del Campionato Mondiale di Formula 1, a Detroit si disputa la quarta gara stagionale della Formula Indy. Sono poche centinaia di chilometri di distanza, ma gioca il fatto che sulla pista situata nel centro del Michigan sino all'anno scorso correvano McLaren, Ferrari e altre scuderie mentre ora ci sono Penske, Lola, March e più in generale i team americani.

 

La battaglia degli organizzatori infuria. Da Detroit, ufficialmente abbandonata dalla Formula 1 perché la pista cittadina era troppo dissestata, si proclama che ci sarà il tutto esaurito e che gli sportivi veri andranno a vedere la loro corsa. A Montreal giornali e televisioni sostengono che se si vuole vedere la tecnologia più sofisticata del mondo in fatto di automobili, i piloti più coraggiosi e veloci, lo spettacolo più appassionante e i prezzi più economici, bisogna venire a questo appuntamento. Una sfida, comunque, a chi avrà maggior successo, già vinta sul piano dell'audience televisiva dalla Formula 1. Saranno collegati sessanta Paesi, la maggioranza in diretta. Infine, c'è un altro motivo in comune e di interesse fra i due avvenimenti: a Detroit viene presentata l'Alfa Romeo, cioè la vettura March con il motore turbo realizzato dall’azienda milanese, che debutterà in prova domani. Per l'Alfa Romeo il primo obiettivo per un esordio così difficile è solo la qualificazione, mentre la Scuderia Ferrari un poco più a nord, a Montreal, dovrà tentare ancora una volta di arrestare la marcia della McLaren, compito che appare sempre proibitivo.

 

"Barnard? È testardo e ha idee sbagliate. Per fortuna alla Ferrari è solo uno di passaggio".

 

Tornando a parlare della Scuderia Ferrari, Michele Alboreto, ora alla Tyrrell, domenica gareggia sulla pista canadese dove trionfò quattro anni fa. Sono passati quattro anni, eppure quel giorno è rimasto impresso nella mente di Michele Alboreto, come se fossero trascorse poche ore. Una vittoria bellissima, con la Ferrari, sulla pista intitolata a Gilles Villeneuve.

 

"È stata una delle mie giornate più belle. Mi ricordo la gioia, l'emozione e le speranze. Allora lottavo per il titolo che però finì nelle mani di Alain Prost. Una grossa occasione mancata per me, chissà se si ripeterà mai...".

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Racconta Michele Alboreto, mentre prova il seggiolino nell'abitacolo della Tyrrell, con la quale domani affronterà il Gran Premio del Canada. Ma il pilota italiano non è il tipo da vivere solo sui ricordi. Questo anzi è il momento di pensare al presente ed al futuro:

 

"Se devo essere onesto i risultati ottenuti in queste prime corse, con il terzo posto del Messico non mi hanno sorpreso eccessivamente. Sapevo che avrei avuto una buona vettura a disposizione. Avevo visto i disegni già l'anno scorso, quando Harvey Postlethwaite era ancora a Maranello. Certo, non avevamo la sicurezza assoluta, finché non sarebbe scesa in pista ma nello stesso tempo eravamo molto fiduciosi. Ed abbiamo avuto ragione".

 

Allora le prospettive sono favorevoli?

 

"Sotto certi aspetti e fino a limiti precisi, direi di si. Non possiamo ancora al momento pensare di vincere delle gare, questo è evidente, salvo clamorosi colpi di fortuna. Tuttavia, è già bello essere lì, fra i primi della classe. McLaren e Ferrari non sono alla nostra portata, così come non lo saranno Williams, Benetton e March appena saranno a punto. Il motivo è evidente: si tratta del motore. Le altre squadre dispongono di propulsori delle nuove generazioni, molto potenti. Noi invece ci dobbiamo affidare a dei vecchissimi Cosworth".

 

Parliamo anche degli altri, cioè della Ferrari. La scuderia di Maranello vista da uno che la conosce bene.

 

"Non ho mai nascosto la mia avversione per Barnard. Ero anch'io un suo sostenitore prima che arrivasse alla Ferrari. Poi quando ho capito, troppo tardi, di che personaggio si trattasse, la mia considerazione per il progettista inglese è scesa di molto. Penso che da solo non sia in grado di fare una vettura vincente. È lento, testardo e ha anche qualche idea sbagliata. Comunque, per fortuna Barnard non è la Ferrari, ma solo uno di passaggio. Prima o poi se ne andrà. La Ferrari tornerà ad essere competitiva, è solo questione di tempo. Sono convinto che Cesare Fiorio sia l'uomo giusto per risolvere i problemi. Ma anche lui non dispone della bacchetta magica, dovrà lavorare in profondità ed avrà bisogno di molti mesi per trovare le soluzioni giuste".

 

La Formula 1 torna sul circuito che porta il nome di un personaggio indimenticabile, quel Gilles Villeneuve che pur non vincendo molto in una rapida e tragica carriera ha lasciato un'impronta nel mondo delle corse. Si ricomincia venerdì 16 Giugno 1989 con le pre-qualificazioni del Gran Premio del Canada. Finora si è registrato un solo successo per la Ferrari, con Nigel Mansell, e quattro per la McLaren, di cui una volta con Alain Prost e tre con Ayrton Senna. Il pilota brasiliano anche qui è il favorito al trionfo finale, e afferma:

 

"Ho perso in Messico, ma non per colpa mia e desidero prendermi una immediata rivincita. Prost è passato in testa alla classifica ma non ci rimarrà per molto tempo".

 

Sarà ancora una prova targata McLaren? È l'ipotesi più probabile. Però c'è anche chi è convinto di potersi inserire tra i due litiganti. Questo qualcuno è Nigel Mansell, in piena forma e abbronzato a forza di giocare a golf. Il pilota inglese ha appena rinnovato il contratto con la Scuderia Ferrari. Un accordo di un anno e un'opzione, per il team di Maranello, anche sul 1991. Mansell dice subito i motivi per cui ha accettato di rimanere, dopo che un mese fa aveva criticato duramente la propria squadra:

 

"Ero stato male interpretato. La verità è che sto bene così. Ho firmato per tre ragioni che dico in ordine: perché sono felice della mia situazione; perché le prospettive tecniche sono buone e infine per i soldi".

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Pare che Nigel Mansell abbia ottenuto un ingaggio importante, di quattro o cinque milioni di dollari, pagati dallo sponsor Marlboro. D'altra parte, il pilota britannico non aveva alternative molto valide: o andava alla McLaren, oppure rimaneva a Maranello, che bene o male rappresenta sempre la seconda forza in campo.

 

"Ho avuto delle offerte, tre per la precisione. Due le posso rivelare: sono Benetton e Williams. L'altra preferisco non dirla".

 

Allora viene spontanea una domanda. Perché la Ferrari?

 

"Credo che sia molto importante avere fiducia nella propria squadra e nel suo futuro. Non dimentichiamo che quello della Ferrari è un nome speciale nell'automobilismo, un fascino cui è difficile sottrarsi. Per me è stata una decisione facile da prendere".

 

Si è sempre sentito dire che le presenze di Mansell e Berger sarebbero state legate a quella di John Barnard. Il consenso di Mansell significa che rimarrà anche il tecnico?

 

"So cosa succederà, ma ovviamente non posso dirlo. In ogni caso la sua collaborazione mi farebbe piacere. Ma anche se John dovesse andarsene, la Ferrari sarà sempre la Ferrari. Nessuno è insostituibile. Sono convinto che Cesare Fiorio riuscirà a far quadrare la situazione, che il prossimo anno potremo puntare al mondiale, anche se bisognerà fare una nuova macchina, un motore e un cambio diversi".

 

Questi sono gli obiettivi a lunga scadenza, ma quest'anno?

 

"Sono convinto che in Messico, se non avessi avuto problemi, avrei potuto affermarmi. Ero in grado di attaccare Senna. Ragion per cui non sarei sorpreso se prima della fine della stagione vincessimo una o due gare. Anche qui domenica potrebbe essere un'occasione buona. C'è la difficoltà dei consumi di carburante che sono elevatissimi ma l'incognita vale per tutti, McLaren compresa".

 

Un ultimo interrogativo: cosa manca ancora alla Scuderia Ferrari per essere a livello della McLaren?

 

"Solo lo sviluppo della vettura. Siamo arrivati in ritardo con tutto: telaio, aerodinamica e motore. Nel 1988 lo sforzo per portare avanti il turbo ha rallentato la progettazione e la realizzazione della nuova monoposto. Ma abbiamo fatto notevoli passi in avanti. il problema vero è il tempo. Io sono disponibile per lavorare, per fare tutti i test necessari, purché siano produttivi. Non chiedetemi di venire a Fiorano per rodare un cambio, ma per provare un particolare che mi permetta di guadagnare un decimo al giro sono disposto ad andare anche in Australia".

 

Nigel Mansell è pronto alla battaglia. Venerdì 16 Giugno 1989 vedremo già quali saranno le sue chance e quelle della Scuderia Ferrari che potrà contare anche su un Gerhard Berger, di giorno in giorno sempre più in forma. Prima, però, Stefano Modena è il più veloce nelle pre-qualifiche con la sua Brabham, di oltre un secondo più veloce dell'Osella di Nicola Larini. Entrambi i loro compagni di squadra non riescono a pre-qualificarsi; questa è la prima volta che una Brabham non riesce a pre-qualificarsi in questa stagione poiché Martin Brundle è quinto dopo aver subito vari problemi legati all'auto, e Piercarlo Ghinzani con la sua Osella è ottavo, a oltre due secondi da Nicola Larini. Questa rappresenta la sesta mancata pre-qualificazione consecutiva per Ghinzani. Stefan Johansson è il terzo più veloce con la Onyx, mentre il suo compagno di squadra Bertrand Gachotnon non riesce a pre-qualificarsi, fermandosi al sesto posto. L'ultimo pre-qualificato è Alex Caffi con la Dallara, quarto. Gli altri partecipanti che non si pre-qualificano venerdì mattina sono Gregor Foitek, settimo con l’unica EuroBrun, e le Zakspeeds di Bernd Schneider, nono, e Aguri Suzuki, dodicesimo. 

 

L'AGS di Joachim Winkelhock non va oltre il decimo posto e la Rial di Volker Weidler è undicesima. Pierre-Henri Raphanel è l'ultimo della classifica, tredicesimo. Il pilota francese non riesce a registrare un tempo valido con la sua Coloni. Nel pomeriggio di venerdì 16 Giugno 1989 il pilota francese della McLaren Alain Prost, ferito dai recenti avvenimenti, convinto di non essere favorito dalla propria squadra e in bilico fra il ritiro ed un cambiamento radicale, nel primo turno di qualificazione del Gran Premio del Canada segna il tempo di 1'20"973, e segna il nuovo record assoluto del circuito (un secondo esatto in meno della pole position dello scorso anno segnato da Ayrton Senna), davanti al compagno di squadra. Si tratta di una battaglia fantastica: i due rivali danno spettacolo, sorpassandosi a vicenda almeno quattro o cinque volte. Alla fine, Alain Prost infligge ad Ayrton Senna, che lamenta problemi al cambio, un distacco di 0.076 secondi. Quanto basta per fare inviperire il pilota brasiliano che sinora, in questa stagione, è sempre stato il più veloce, anche nelle prove del venerdì.

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La sfida non è ancora terminata perché oggi, sabato 17 Giugno 1989, tempo permettendo, si scende nuovamente in pista e il Campione del Mondo in carica farà di tutto per continuare la sua serie di pole position. Bisogna dire, tuttavia, che nelle pre-qualificazioni Ayrton Senna non lascia nulla di intentato per non farsi sopravanzare. Alain Prost, però, ha un vantaggio di appena 0.07 secondi sull'altra McLaren. Dietro alle solite due McLaren si inserisce Riccardo Patrese, in grande forma, ormai convinto delle proprie possibilità grazie ai recenti risultati. Seguono le due Ferrari con il ritrovato Gerhard Berger che si porta davanti a Nigel Mansell. Le prove delle vetture di Maranello sono disturbate da vari contrattempi: forse oggi, se il tempo lo permetterà, saranno in grado di avvicinarsi alle McLaren-Honda. È tra le prime posizioni anche Stefano Modena, settimo con la Brabham, e le due Dallara di Alex Caffi e Andrea De Cesaris, ottavo e nono. Una conferma del momento felice della giovane Scuderia Italia, che senza disporre di motori eccezionali sta salendo gradini importanti nella scala valori.

 

Buona anche la prestazione di Pierluigi Martini con la nuova Minardi, undicesimo. Le note positive per le scuderie italiane proseguono con l'Osella di Nicola Larini, ottimo in pre-qualifica (sono passati Stefano Modena, Nicola Larini, Stefan Johansson e Alex Caffi) grazie ad un nuovo telaio messo a punto a tutta velocità da Antonio Tornami nella officina di Volpiano. Tornando alla Ferrari, pur sempre alle prese con problemi di affidabilità (in mattinata Gerhard Berger rimane fermo due volte per un guasto all'alternatore e con il motore che si spegne), dà l'impressione visiva di avere trovato nuova competitività. I motori girano in modo rabbioso e quasi sempre le vetture di Maranello registrano le più alte velocità di punta, superando i 300 km/h nella parte più rapida del circuito. Il mosaico sul futuro della Ferrari si sta completando, anche se ci sono ancora diversi dubbi. Dopo la conferma di Nigel Mansell, resta da sapere qualcosa di preciso sulla destinazione di John Barnard. Lo stesso Barnard afferma riguardo la sua situazione:

 

"Ho fatto presenti le mie esigenze ed ho spiegato cosa si potrà fare con il centro di Guildford. Ma non ho ancora avuto una risposta".

 

È possibile che ormai i giochi siano fatti, ma la comunicazione ufficiale, lo dice Cesare Fiorio su precisa domanda, arriverà dopo la gara canadese; cioè la prossima settimana. Secondo alcune voci sono in netto aumento le quotazioni del tecnico argentino Sergio Rinland, attualmente alla Brabham. Resta da vedere se quest'ultimo, nel caso sia proprio il prescelto, lavorerà da solo a Maranello, oppure se dovrà collaborare con John Barnard che invece continuerà ad operare In Inghilterra. Per quanto riguarda i piloti, tutte le ipotesi sono possibili. Ci sono anche voci fantasiose a proposito: una di queste parla di Gerhard Berger alla McLaren-Honda, Prost alla Williams (su spinta Renault ed una cospicua somma di denaro) e Riccardo Patrese alla Ferrari. Sembra però che, nel caso molto probabile che il pilota austriaco lasci la squadra di Maranello, il candidato più probabile alla sostituzione sia Nicola Larini.

 

Si tratta di discorsi che si concretizzeranno nei prossimi giorni. Sabato 17 Giugno 1989 il pilota francese mantiene la pole position nel Gran Premio del Canada e domenica 18 Giugno 1989 scatterà davanti a tutti in una gara prevedibilmente incerta e spettacolare. Una bufera d'aria asciuga la pista dalla pioggia della notte e condiziona la seconda giornata di qualificazioni nella quale nessuno fra i piloti delle prime file migliora. Colpa dell'asfalto ancora sporco e, appunto, del vento contrario sul rettifilo principale. Senna fa di tutto, mentre Prost rimane fermo ai box a guardarlo con un sorriso sulle labbra. Il brasiliano guida al limite sfiorando muretti e guardrail, ma riesce soltanto a segnare il miglior tempo della giornata (1'21"269 contro 1'20"973 ottenuto da Prost venerdì), precedendo Berger. Dichiara Alain Prost:

 

"Il vento a raffiche era fortissimo, soprattutto nel rettilineo, era inutile tentare di battere i tempi di venerdì. Le difficoltà maggiori erano nella parte del circuito piena di curve: il vento prendeva le macchine lateralmente facendole sbandare in maniera spesso pericolosa, il controllo era difficilissimo".

 

Alain Prost conquista la prima pole stagionale, la diciannovesima della sua carriera. Senna dovrà ricominciare da capo se vorrà migliorare il suo primato. Ma com'è possibile che Alain Prost, dopo tante difficoltà in qualifica, riesca a prevalere su Senna nel giro secco? Ebbene, dopo il Gran Premio di Monaco, Senna aveva collaborato con Hiro Teramoto, e assieme avevano sviluppato gli ammortizzatori Showa. Questa era divenuta l'arma segreta del pilota brasiliano, fino a che in Canada Steve Nichols, per errore, monta gli ammortizzatori destinati a Senna sulla vettura di Prost, che conquista la pole position. Senna, quando se ne accorge stringe le mani attorno al collo di Teramoto, e solo l'intervento di Steve Nichols riesce a evitare il peggio.

 

Dunque, Alain non nega che le sue decisioni, che annuncerà la settimana successiva, e che a suo dire non avrebbero subito modifiche in seguito a questi momentanei successi; l'idea è quella di cambiare aria. Partirà buona posizione anche la Scuderia Ferrari, che dovrà vedersela con la Williams-Renault di Riccardo Patrese, al terzo posto. Per il team di Maranello, affidabilità permettendo, le previsioni sono favorevoli visti i risultati delle prove libere della mattina nelle quali Gerhard Berger risulta il migliore di tutti. Il pilota austriaco e Nigel Mansell faranno presumibilmente una corsa d'attesa ma forse Cesare Fiorio manderà uno dei due piloti all'attacco per disturbare subito i piloti della McLaren-Honda. Per il resto i soliti discorsi: ci sarà l'incognita delle gomme e quella dei consumi, ai limiti quasi per tutti.

 

"Durante le prove ho avuto un forte calo di potenza sul motore, del resto era la vettura di riserva con un motore un po' stanco. Sono però molto fiducioso per la gara. Il consumo di benzina sarà uno dei motivi dominanti della gara di oggi".

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Dichiara Nigel Mansell al termine delle qualifiche. Ma c’è grande attesa anche per i piloti che partono dalle retrovie, come Michele Alboreto, Gabriele Tarquini ed altri concorrenti alla ricerca di punti. Rimarchevole la prestazione di Roberto Moreno che porta in gara la nuovissima Coloni, finita di montare qui a Montreal. Intanto continua a tenere banco il mercato tecnici-piloti. Come detto, trapela a proposito un'indiscrezione proveniente dalla Francia seconda cui Alain Prost avrebbe deciso di lasciare la McLaren-Honda per passare alla Williams, con l'appoggio totale della Renault per i motori. Se sarà vero, tutti gli incastri legati alla posizione del francese potranno andare a posto nel giro di pochi giorni. Ovviamente il movimento più importante riguarda Gerhard Berger e la Scuderia Ferrari. Con un posto libero alla McLaren, il pilota austriaco dovrebbe finire accanto ad Ayrton Senna. L'ipotesi appare ancora più probabile in quanto Cesare Fiorio, nella solita chiacchierata del sabato mattina, si esprime in modo tale da far intravedere fra le righe la possibilità di allontanare Gerhard Berger.

 

"Noi desideriamo avere un pilota che sia contento ed orgoglioso di essere alla Ferrari e fiducioso nelle possibilità della squadra. Nessuno è obbligato, tanto più che c'è una bella fila di piloti, anche di valore, pronti ad approfittare della occasione".

 

Come dire che le attuali titubanze del corridore di Innsbruck non sono piaciute. Per quanto riguarda John Barnard, il team principal della Scuderia Ferrari, Cesare Fiorio, ripete che la decisione verrà presa entro la prossima settimana:

 

"John è un grande progettista dalle idee anche geniali. Vorremmo tenercelo, ma nessuno è indispensabile a nessun livello".

 

Un messaggio molto chiaro. Ora tocca a Barnard rispondere all'elenco di esigenze inderogabili che la Ferrari deve sicuramente avergli presentato. Si è poi parlato del futuro: il team di Maranello ha pronto un motore modificato che potrebbe esordire fra due gare, a Silverstone. Un altro piccolo passo avanti per arrivare al vertice. Quasi tutti i trenta piloti che prendono parte alle qualifiche registrano i loro tempi più veloci venerdì pomeriggio, poiché la sessione del sabato è fredda, ventosa, nuvolosa e talvolta bagnata. Dei primi classificati, solo Ayrton Senna riesce ad avvicinarsi al suo tempo di venerdì. La seconda fila è occupata da Riccardo Patrese sulla Williams e dalla Ferrari di Gerhard Berger, con la terza fila occupata dai compagni di squadra; Nigel Mansell della Ferrari, un decimo o due più veloce di Thierry Boutsen della Williams. Stefano Modena porta l'unica Brabham rimasta al settimo posto in griglia, il miglior motore V8 e il miglior corridore con gomme Pirelli, è Alex Caffi, che scatterà in ottava posizione. Il compagno di squadra, Andrea de Cesaris, condivide la quinta fila con la Lola di Philippe Alliot. Undicesima la Minardi di Pierluigi Martini, dodicesimo Derek Warwick con la sua Arrows.

 

Alessandro Nannini soffre di problemi di equilibrio con la sua Benetton qualificandosi tredicesimo, insieme alla Tyrrell di Jonathan Palmer. Nicola Larini è quindicesimo con l'Osella, con la seconda Arrows di Eddie Cheever al suo fianco. Mauricio Gugelmin si qualifica diciassettesimo, che sarà affiancato dal pilota svedese della onyx, Stefan Johansson. Il triplo Campione del Mondo Nelson Piquet non va oltre il diciannovesimo posto con la sua Lotus, mentre il secondo pilota della Tyrrell, Michele Alboreto, è ventesimo. La seconda March di Ivan Capelli scatterà in ventunesima posizione, insieme all'unica Ligier che riesce a qualificarsi, quella di René Arnoux. Christian Danner qualifica l'unica Rial al ventitreesimo posto, ed è anche uno dei pochi piloti che riesce a migliorare il suo tempo nel corso della sessione di sabato. La seconda Minardi dello spagnolo Luis Pérez-Sala scatterà dal ventiquattresimo posto. L'ultima fila è composta dall'AGS di Gabriele Tarquini e dalla Coloni di Roberto Moreno, che riesce a qualificarsi nel corso della sessione di sabato dopo non aver registrato un tempo rappresentativo al venerdì. 

 

I quattro non qualificati sono Satoru Nakajima sulla seconda Lotus, la Lola di Yannick Dalmas, e la Benetton di Johnny Herbert, che a sorpresa manca la qualifica non essendo riuscito a bilanciare in modo soddisfacente la sua vettura, risultata ugualmente più veloce della seconda Ligier di Olivier Grouillard, che è il più lento a causa di problemi al cambio. Gli ultimi tre non riescono a qualificarsi nel corso della sessione che si disputa sabato, nonostante il miglioramento dei tempi del venerdì. Johnny Herbert verrà successivamente appiedato per tre mesi dalla Benetton e sostituito dal collaudatore della McLaren-Honda, Emanuele Pirro, per la gara successiva, dopo aver deciso che Herbert aveva bisogno di più tempo per riprendersi dall'infortunio alla gamba e alla caviglia che aveva subito nella gara di Formula 3000 a Brands Hatch nel corso della stagione 1988.

 

Domenica 18 Giugno 1989 piove sin dalla mattinata, ma ad intermittenza. E a quarantacinque minuto dall'inizio del Gran Premio grandina. La prima partenza del Gran Premio del Canada viene interrotta dopo che Gerhard Berger alza il braccio e ferma la corsa. Il motore della Ferrari è spento, per un problema elettronico. Subito dopo lo imita Ayrton Senna. La gara viene ritardata e ridotta di un giro. Nel secondo passaggio di ricognizione per rifare lo schieramento, Nigel Mansell si accorge che la pista è quasi asciutta e comunica via radio che sarebbe meglio cambiare gli pneumatici. Riceve l'ok ed entra ai box. A questo punto avviene il primo errore: tutte le altre vetture sono sulla griglia mentre l'Inglese è fermo. La sostituzione avviene un po' lentamente. Mansell allora riparte dai box e arriva al fondo della pit-lane, ma, non vedendo commissari e notando che il semaforo che dovrebbe essere rosso lampeggia giallo, entra in pista come se la gara fosse già avviata.

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In realtà, sia Nigel Mansell che Alessandro Nannini, dopo aver cambiato le gomme, lasciano la corsia dei box per rientrare nel circuito diciassette secondi prima che la procedura di partenza fosse completata e che le luci verdi fossero mostrate al resto del gruppo. Entrambe le vetture tornano in pista davanti al gruppo e vi stanno per alcuni giri, fino a quando non vengono raggiunte dai primi e dalla bandiera nera. Intanto anche Luis Pérez-Sala con la Minardi segue la stessa strada, ma arrivando qualche secondo più tardi vede le vetture lanciate e si ferma, per tempo, a lato. Mansell, a questo punto, rientra ancora ai box e va a discutere con i commissari, per poi percorrere ancora un giro ma è costretto a rientrare, in quanto eliminato. Le due squadre presentano reclamo contro la decisione di squalificare l'inglese e il toscano. Il resto del gruppo scatta in modo pulito, fatta eccezione per Stefano Modena e Pierluigi Martini, che si scontrano ed entrambi sono costretti al ritiro. Anche Michele Alboreto è costretto a fermare la sua Tyrrell a causa di problemi elettrici. 

 

Alain Prost prosegue in testa, seguito da Ayrton Senna, Riccardo Patrese, Gerhard Berger, Thierry Boutsen, Andrea de Cesaris e Philippe Alliot, che sono partiti molto bene. Alla fine del primo giro Alain Prost e Alex Caffi rientrano ai box per montare le gomme slick. Al giro successivo Alain Prost rientra nuovamente ai box e si ritira a causa di un guasto alla sospensione anteriore. Sulla vettura del pilota francese si è rotto punto di montaggio posteriore sul braccio oscillante anteriore in alto a sinistra. Ciò lascia Ayrton Senna in testa, mentre Thierry Boutsen supera Gerhard Berger e conquista il terzo posto. L’ordine della classifica cambierà più volte nei giri successivi quando i piloti si fermano ai box per montare le gomme da asciutto, anche se presto tornerà la pioggia. Eddie Cheever si ritira nel corso del terzo giro a causa di un guasto elettrico. Ayrton Senna è tra i piloti che per primi rientra ai box nel corso del quarto giro, scendendo al quinto posto e lasciando Riccardo Patrese al comando, con Thierry Boutsen, Gerhard Berger e Philippe Alliot al suo seguito. Nel frattempo Gerhard Berger supera Thierry Boutsen e scala in seconda posizione, ma si ritira nel corso del sesto giro con la cinghia dell'alternatore rotta. Il progettista della vettura di Maranello, John Barnard in seguito dirà:

 

"It isn't the actual gearbox that gives trouble. It's the electrical ancillaries which keep packing up".

 

Dopo il Gran Prmeio degli Stati Uniti, John Barnard aveva fornito le linee guida per il riposizionamento degli alternatori e si arrabbierà quando scoprirà che in Canada non erano stati posizionati correttamente. Il pilota austriaco, prima di ritirarsi, urta la Williams di Patrese e nella botta si procura una distorsione al polso sinistro. Più indietro, anche Gabriele Tarquini si ritira nel corso del sesto giro a causa di un testacoda, pur avendo appena superato René Arnoux per l'ottavo posto. Poco dopo Ayrton Senna supera Philippe Alliot e conquista il terzo posto, portandosi dietro alle due Williams-Renault di Riccardo Patrese e Thierry Boutsen. Questo ordine di classifica continua fino all’undicesimo giro, con Derek Warwick quinto, davanti a Nicola Larini, René Arnoux, Christian Danner, Ivan Capelli e Luis Pérez-Sala. A seguire le due Dallara di Alex Caffi e Andrea de Cesaris, seguite da Jonathan Palmer, Nelson Piquet e Mauricio Gugelmin. Gli ultimi due piloti della classifica, Roberto Moreno e Stefan Johansson, sono già stati doppiati. Nel corso dell’undicesimo giro Thierry Boutsen e Ivan Capelli rientrano ai box, mentre Mauricio Gugelmin si ritira a causa di alcuni problemi all’impianto elettrico, e Luis Pérez-Sala è vittima di un incidente con la sua Minardi, dopo aver ereditato l'ottavo posto. Nelle retrovie, Stefan Johansson torna ai box la sua Onyx per la seconda volta, ma in fase di uscita dai box il pilota svedese si trascina in pista una pistola per avvitare gli pneumatici. Il pilota svedese torna ai box nel corso del giro successivo per rimuoverlo, ma riparte con ancora parte del tubo dell'aria avvolto nelal sospensione posteriore.

 

Così, nel corso del tredicesimo giro gli viene mostrata la bandiera nera, ma in seguito il pilota svedese affermerà di non averla notata. Nel corso del quattordicesimo giro Derek Warwick supera Philippe Alliot e si porta al quarto posto, mentre entrambi i piloti della Dallara superano Christian Danner, che scende al nono posto. Nel corso del quindicesimo giro Nicola Larini supera anche Philippe Alliot, mentre i piloti della Dallara superano entrambi René Arnoux. Thierry Boutsen supera Christian Danner e poi René Arnoux, risalendo fino all'ottavo posto. Nel corso del diciassettesimo giro Philippe Alliot rientra ai box, perdendo la sua quinta posizione, mentre i piloti della Dallaras superano l’Osella di Nicola Larini. Nel frattempo Nelson Piquet supera Jonathan Palmer e conquista così l’undicesimo posto. L'ordine alla fine del diciottesimo giro vede Riccardo Patrese in testa, seguito da Ayrton Senna, Derek Warwick, Alex Caffi, Andrea de Cesaris, Nicola Larini, Thierry Boutsen, René Arnoux, Christian Danner, Nelson Piquet, Jonathan Palmer e Philippe Alliot, con Ivan Capelli e Roberto Moreno più distanti. Poco dopo Thierry Boutsen si ferma di nuovo al box Williams per cambiare le gomme, poiché la scelta di montare le gomme slick non si è rivelata corretta. Anche Ayrotn Senna è ancora in pista con gomme slick in questa fase della gara, e sta lottando per mantenere la trazione della vettura sulle parti bagnate del circuito.

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Nel corso del ventunesimo giro il pilota brasiliano si ferma ai box per montare le gomme da bagnato, scendendo così al sesto posto. Nel mentre Andrea de Cesaris e Nicola Larini superano Alex Caffi, e più indietro Philippe Alliot inizia a recuperare posizione, superando Jonathan Palmer e Nelson Piquet. Nel corso del ventiduesimo giro Nicola Larini supera Andrea de Cesaris, portando la sua Osella al terzo posto. Entrambi i piloti della Dallara rientrano poi ai box, consentendo ad Ayrton Senna di risalire fino al quarto posto. Philippe Alliot supera Christian Danner e sale al sesto posto con la sua Lola, prima di uscire di pista nel corso del ventisettesimo giro. Due giri dopo Ivan Capelli, dodicesimo, è vittima di un testacoda che lo costringe al ritiro. Nel frattempo Thierry Boutsen risale di un paio di posizioni, fino al quinto posto, superando nuovamente Christian Danner e Philippe Arnoux, mentre Ayrton Senna recupera velocemente terreno e supera Nicola Larini, conquistando il terzo posto. Anche Jonathan Palmer supera Christian Danner e sale all'ottavo posto. Nel caos del trentaquattresimo giro si ferma l'Osella di Nicola Larini, a causa di problemi all’impianto elettrico, mentre il italiano era in quarta posizione.

 

Riccardo Patrese utilizza ancora le gomme da bagnato sin dall'inizio della gara, pertanto decide di fermarsi ai box per cambiarle nel corso del trentacinquesimo giro, lasciando Derek Warwick, sempre con le gomme da bagnato, al comando della gara con la sua Arrows motorizzata Ford-Cosworth. Jonathan Palmer si ritira nel corso del trentacinquesimo giro con l'unica Tyrrell rimasta in gara, dopo aver segnato quello che sarebbe stato il giro più veloce del Gran Premio del Canada, a causa di un’uscita di pista. Nel frattempo Ayrton Senna raggiunge Derek Warwick dopo che il pilota britannico era stato in testa per quattro giri, e lo supera nel corso del trentanovesimo giro. Derek Warwick si ritira un giro dopo a causa di un guasto al motore. Nel approfitta Nelson Piquet, che supera René Arnoux e risale al quinto posto. Segue un periodo di relativa stabilità, con solo nove vetture rimaste in gara, a ventotto giri dalla conclusione del Gran Premio del Canada. Ayrton Senna precede Riccardo Patrese e Thierry Boutsen, con Andrea de Cesaris quarto, davanti a Nelson Piquet, René Arnoux, Christian Danner, Alex Caffi e Roberto Moreno.

 

Christian Danner e Alex Caffi sono vittime di molteplici testacoda e vengono doppiati più di una volta, così come Roberto Moreno, che perde una ruota anteriore e torna ai box su tre ruote per effettuare una sostituzione. Alex Caffi supera Christian Danner e conquista il settimo posto nel corso del cinquantesimo giro, mentre Roberto Moreno si ritira a causa di un guasto al differenziale dopo aver completato cinquantasette giri. Nel corso del sessantatreesimo giro Riccardo Patrese e Thierry Boutsen si avvicinano al pilota brasiliano della Lotus, Nelson Piquet, che è impegnato nel sorpasso della Rial di Christian Danner. Thierry Boutsen coglie l'occasione e supera il suo compagno di squadra conquistando il secondo posto prima di doppiare Christian Danner. La vettura di Riccardo Patrese ha perso carico aerodinamico e aderenza a causa della rottura dei bulloni - causato dalle vibrazioni - che avvitavano il diffusore sul retro della sua vettura. A questo punto, solo Ayrton Senna e le due Williams sono a pieni giri. 

 

Ma nel corso del sessantasettesimo giro, con Senna comodamente in testa, le componeti meccaniche del motore V10 Honda della sua McLaren si rompono e il pilota brasiliano è costretto al ritiro subito dopo aver tagliato il traguardo, tra gli applausi del pubblico. Thierry Boutsen eredita così il comando della corsa e conduce gli ultimi tre giri battendo il suo compagno di squadra Riccardo Patrese per poco più di trenta secondi. Andre de Cesaris e Nelson Piquet, dopo essersi sbloccati con il ritiro di Senna, giungono terzo e quarto al traguardo finale. René Arnoux è quinto con la Ligier, mentre Alex Caffi è sesto. In questo modo, entrambe le Dallara riescono a raccogliere dei punti. Ayrton Senna si classifica settimo, davanti a Christian Danner ottavo, l'ultimo corridore sopravvissuto che termina con tre giri di ritardo rispetto al pilota di testa. Questa è la prima vittoria in un Gran Premio di Formula 1 per Thierry Boutsen e il terzo secondo posto consecutivo per Riccardo Patrese. Il Gran Premio del Canada rappresenta anche il primo podio per la Dallara e la prima volta in cui entrambe le vetture italiane terminano la gara in zona punti. 

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Una corsa alla Woody Alien quella di Domenica 18 maggio 1989. Questo il film del Gran Premio del Canada, sesta prova mondiale, diventata una specie di farsa a causa del maltempo e dell'incompetenza dei commissari sportivi locali che presumibilmente non conoscono bene i regolamenti, il tutto condito da una serie di colpi di scena che alla fine portano la prima vittoria della carriera al belga Thierry Boutsen, trentuno anni, di Bruxelles, con la Williams-Renault. Dietro a Boutsen lo sfortunatissimo Riccardo Patrese, costretto a cedere il primo posto al compagno a causa di una vettura non più al massimo, dopo una prova eccellente. Poi di seguito Andrea De Cesaris, Nelson Piquet, René Amoux ed Alex Caffi con la Scuderia Italia che ottiene un risultato globale eccezionale. Una ricompensa per i piazzamenti mancati a Monte-Carlo (De Cesaris eliminato da un incidente con Piquet) ed a Phoenix con Caffi stretto contro un muro dal compagno ed il romano rimasto senza benzina.

 

La pattuglia tricolore colpisce ancora, ma non riesce a salire sul gradino più alto. Per la prima volta da Monza dello scorso anno non arrivano al traguardo entrambe le McLaren_honda. Ayrton Senna viene tradito a due giri dalla fine dalla rottura del motore Honda, dopo una gara eccezionale, forse una delle più belle che abbia mai disputato, mentre è al comando. Alain Prost, invece, messo a piedi dopo pochi minuti da un cedimento della sospensione anteriore sinistra. Anche per la Ferrari giornata completamente negativa che porta il bilancio totale a un solo arrivo al traguardo: Gerhard Berger rimane bloccato dal cambio elettronico, mentre Nigel Mansell viene squalificato per avere infranto il regolamento essendo partito dai box prima ancora che le altre vetture avessero preso il via. Per quanto riguarda il campionato, nulla di fatto al vertice con Alain Prost ancora davanti a Ayrton Senna e Riccardo Patrese.

 

Una piccola bandiera tricolore sventola domenica sulle tribune davanti ai box al termine del Gran Premio del Canada. I numerosi drappi brasiliani si sono piegati a tre giri dalla fine, quando Ayrton Senna è uscito dall'abitacolo della McLaren con il motore Honda fumante. Una vittoria mancata. E così un ragazzino ha preso ad agitare il suo vessillo, magari convinto che il successo fosse toccato a Riccardo Patrese. E invece è stato Thierry Boutsen a passare per primo sul traguardo davanti al pilota padovano. La punta di diamante (anche se non bisogna dimenticare la bellissima prova di Nicola Larini con l'Osella) di questo gruppo di italiani, che fiancheggia in pista la Ferrari, è proprio la Scuderia Italia. Un team che di fatto di risulta già aver fatto meglio di Minardi e Coloni.

 

Il terzo posto di Andrea De Cesaris e il sesto di Alex Caffi sono il coronamento di una competitività raggiunta rapidamente. I risultati erano mancati per motivi diversi: il pilota romano si era visto privare di un possibile terzo posto a Monte-Carlo per un incidente con Nelson Piquet e a Phoenix i due compagni di squadra si erano urtati fra loro con relativo seguito di polemiche. Ma tutto è stato cancellato a Montreal: il timore di ripiombare nelle pre-qualificazioni fra due gare, gli attriti fra Andrea De Cesaris e Alex Caffi e la paura di non trovare un motore valido per il 1990. Questo resta il problema maggiore per il giovane team, fondato nell'inverno 1987-88 da Beppe Lucchini, industriale bresciano. La crescita è stata immediata. Prima con una vettura disegnata e costruita da Gian Paolo Dallara con la collaborazione di Sergio Rinland. Da quest'anno con il solo progettista italiano, in quanto quello argentino ha preferito andarsene alla Brabham. Dice Mario Vecchi, responsabile delle relazioni pubbliche della Scuderia Italia:

 

"II nostro cruccio è duplice. Dobbiamo trovare un motore perché il Cosworth che utilizziamo ora non è a livello dei migliori, e anche un tecnico che collabori con Dallara, che preferisce stare a casa e non ama girare il mondo".

 

A proposito di Dallara, arriva una voce interessante: tra tanti nomi di tecnici stranieri destinati a un'eventuale sostituzione di John Barnard al timone della Ferrari, spunta proprio il nome di Gian Paolo Dallara. Il valente tecnico emiliano gode della stima di Cesare Fiorio, con cui ha collaborato ai tempi della vittoriosa sfida della Lancia alla Porsche nel mondiale sport-prototipi. E c'è una conferma indiretta a questa indiscrezione: la Scuderia Italia starebbe per ingaggiare Gustav Brunner, il progettista che lavorò a suo tempo con la Ferrari alla monoposto turbo. Il giro, in un certo senso, si chiuderebbe. È durata poco la gara della Ferrari, anche questa volta. Ma a differenza di Gerhard Berger, eliminato dal solito cambio mal funzionante, Nigel Mansell viene messo fuori da una squalifica che certamente provocherà polemiche e lunghe discussioni. Qualcuno ha criticato l'operato dei meccanici e degli ingegneri presenti nel box della Scuderia Ferrari, ma Cesare Fiorio non ha dubbi:

 

"La colpa è dei commissari sportivi. Mansell chiuso dentro l'abitacolo non poteva capire cosa stesse succedendo, in quanto non vedeva la pista ed il rumore del motore della sua vettura copriva tutti gli altri. Non avendo trovato né il semaforo rosso, né alcun responsabile della pista che lo fermasse, come prevederebbe il regolamento, ha pensato che la gara fosse partita. Noi abbiamo fatto reclamo, non tanto per ottenere l'annullamento della corsa o del risultato, quanto per salvaguardare il principio e far rispettare nella forma le regole sportive".

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In effetti i commissari accettano successivamente il reclamo della Scuderia Ferrari e della Benetton, ammettendo implicitamente di aver commesso un errore. Ma questa ammissione non significa che la corsa verrà invalidata, al massimo la Fisa infliggerà una pesante multa agli organizzatori canadesi. Questa piccola soddisfazione non toglie la rabbia a Nigel Mansell, il quale ha parole pesantissime nei confronti dei commissari:

 

"Sono degli incapaci, degli incompetenti. I box devono essere chiusi quindici minuti prima della partenza. Quando sono arrivato all'uscita ho trovato il semaforo giallo lampeggiante. Di conseguenza sono andato avanti, pensando di dover rincorrere il gruppo. Così ho buttato una grossa occasione, perché con la pista bagnata avrei potuto ottenere un ottimo risultato".

 

Ci si è chiesti come mai per mezzo della radio i tecnici della Ferrari non abbiano fermato il loro pilota, in quanto, loro almeno, avevano la possibilità di vedere che lo schieramento era ancora in corso.

 

"Noi non potevamo sapere quanto tempo avrebbe impiegato il direttore di corsa a dare il via. In ogni caso non sapevamo che il semaforo non fosse rosso".

 

Alessandro Nannini poi rincara la dose:

 

"È una truffa. Non c'era lo stop. Ho visto Mansell andare via e gli sono andato dietro. È da stupidi, dopo tante fatiche, farsi eliminare in questa maniera da gente che non capisce nulla ed inoltre ci fa rischiare inutilmente la vita".

 

Anche per Gerhard Berger la gara è durata pochissimo. Il pilota austriaco aveva avuto già dei problemi analoghi in mattinata nelle prove, poi gli sì è spento il motore alla prima partenza ed è stato bloccato da un guasto al cambio elettronico.

 

"Ho anche la mano sinistra dolorante - dice Berger - perché alla prima curva io e Patrese ci siamo toccati involontariamente, ruota a ruota. Il contraccolpo sullo sterzo mi ha causato forse una distorsione al polso".

 

Grande amarezza anche per Ayrton Senna, che pensava di avere la vittoria a portata di mano:

 

"Il motore si è piantato di colpo, non ho neppure avuto la possibilità di rendermene conto. La gara era stata difficilissima in quanto ho avuto anche problemi con la gomma posteriore sinistra che si era usurata in modo anomalo. Inoltre, ho dovuto guidare con una mano sul cambio perché le marce tendevano ad uscire. È stato un brutto colpo per me. Tuttavia, avrò la possibilità di recuperare presto".

 

Incontenibile invece la gioia di Thierry Boutsen, al suo primo en plein.

 

"Non è stato facile, soprattutto perché a causa della scarsa aderenza sono incappato in un doppio testacoda, molto violento, al punto da temere che la mia gara fosse finita. Nel finale però, dopo una bella rimonta, ho attaccato perché ho visto che il vantaggio di Patrese diminuiva. Ho capito che aveva dei problemi con la sua vettura ed è andata bene. Passare il mio compagno di squadra è stata la cosa più difficile della gara".

 

Only the day before, over a breakfast for the British specialist and daily Press, Renault Sport boss Patrick Faure had outlined the way he saw the 1989 season. The clear-thinking son of one of President Mitterand’s closest friends says:

 

"We’re happy with the progress we’ve made this year after our two years away, and already we’ve had two races in the points. We asked Bernard Dudot to go first for reliability and, touch wood, we’ve succeeded. Ron Dennis has said he sees Renault as McLaren’s closest challenger. Frankly, we don’t expect to finish the year level with Honda on development. After all, it’s a year ahead of us. But we hope to finish not too far behind. We have always said 1989 is our learning year. We’ve been surprised this year, it’s true, and we hope maybe to win a race by the end of it".

 

Sul podio Andrea De Cesaris spicca salti di gioia:

 

"Erano due anni che attendevo questo momento. Avevo avuto un paio di occasioni ed ora ho centrato il risultato".

 

Ai canadesi e agli americani in genere, il Gran Premio del Canada è piaciuto. Quando mai - scriveranno i giornali di Montreal - avete visto una gara così spettacolare, emozionante, ricca di brividi e di colpi di scena? Chi poteva pensare che alla fine avrebbe vinto Thierry Boutsen? Abbiamo rilanciato il mondiale con il colpo inferto alla McLaren. Tutto giusto e tutto vero. Ma cosa si potrebbe dire, con il senno del poi, se Nigel Mansell e Alessandro Nannini fossero usciti dai box esattamente nell'istante in cui veniva data la partenza e non qualche secondo prima? Sicuro, in un certo senso, lo show sarebbe stato sicuramente da ricordare. A questo proposito due considerazioni si impongono. Primo: non si può più tollerare che in uno sport definito altamente professionale ci siano dei dilettanti con incarichi di enorme responsabilità. Secondo: Nigel Mansell è apparso un po' sprovveduto. La decisione del pilota inglese, forzatamente avallata dai dirigenti della squadra che non potevano sapere se la pista era effettivamente tutta asciutta o parzialmente bagnata, ha innescato la vicenda.
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Sul resto degli avvenimenti, però, non è possibile censurare l'operato di Mansell: il semaforo non era rosso e nessuno l'ha fermato. L'inglese non poteva sapere che la partenza non era ancora avvenuta, anche perché in certi frangenti, si può perdere la nozione del tempo. Detto questo rimane il bilancio della gara: otto vetture classificate, doppietta della Williams-Renault, conferma del momento di forma e della sfortuna di Riccardo Patrese, consacrazione ai vertici della Scuderia Italia, con Andrea De Cesaris terzo e Alex Caffi sesto dopo Nelson Piquet e René Arnoux. La classifica del Campionato Mondiale non ha ricevuto scossoni, cioè è rimasto fermo nel suo vertice. Il che non è un male, perché un'altra vittoria di Senna avrebbe inferto un duro colpo all'interesse della stagione 1989. La battuta d'arresto della McLaren-Honda, poi, ha galvanizzato l'ambiente: un motore rotto della Honda, la sospensione misteriosamente piegata sulla vettura di Alain Prost vengono interpretati come piccoli segni di cedimento. Vedremo. Parlando della Scuderia Ferrari, è necessario fornire subito un dato: undici partecipazioni-gara in sei corse, una sola vettura al traguardo, anche se per un risultato importante, la vittoria di Nigel Mansell a Rio de Janeiro. Una sorta di rabbia impotente scuote il team di Maranello. Si sa che le vetture sarebbero competitive, in grado di impegnare le McLaren-Honda e di imporsi sul lotto degli inseguitori.

 

Invece nulla. Fra l'altro, il team di Maranello avrebbe accertato che la monoposto di Nigel Mansell si sarebbe comunque fermata per un problema al solito alternatore e che quella di Gerhard Berger è stata bloccata da una specie di corto circuito del faro posteriore che si accende quando piove. Cesare Fiorio non ha la bacchetta magica e non ottiene cosa vorrebbe. Ci sono vecchie situazioni da rimuovere, c'è da pensare al presente, alla ricerca di risultati, bisogna badare al futuro, si deve pianificare e c'è l'assetto della squadra da rivedere proprio in questi giorni. Forse nei prossimi giorni si dovrebbe conoscere il destino di Gerhard Berger. Il pilota austriaco sarà a Maranello per discutere il proprio contratto. Pare che abbia posto delle condizioni impossibili, ragion per cui esiste un novantacinque percento di probabilità che se ne vada, come si dice, alla McLaren-Honda.

 

Sulla questione riguardante John Barnard bisognerà attendere qualche giorno e gira voce dell'ingaggio di un ingegnere italo-argentino. Si tratta di Enrique Scalabroni, braccio destro del progettista Patrick Head alla Williams. Un elemento di cui si dice un gran bene. La Ferrari avrebbe cooptato anche il tecnico della Magneti Marelli, Carmiggiani, e starebbe cercando due o tre elementi giovani provenienti dai centri ricerche del Gruppo Fiat per sistemare gli organici. Visti i problemi, il settore che necessita di interventi decisi e veloci è quello dell'elettronica, della programmazione dei computer legati al funzionamento di tutta la vettura. Una Ferrari, insomma, che deve trovare le persone giuste. Martedì 20 Giugno 1989 il contratto fra la Ferrari ed il progettista inglese John Barnard non sarà rinnovato. Lo annuncia il team di Maranello con un comunicato di quindici righe:

 

"Si è svolto nei giorni scorsi un incontro tra il presidente della Ferrari, ing. Piero Fusaro, il responsabile della gestione sportiva, Cesare Fiorio, e John Barnard. La Ferrari ha ribadito, innanzitutto, a Barnard l'apprezzamento per la sua professionalità e per l'apporto tecnico da lui dato al progetto, alla realizzazione e allo sviluppo della vettura impegnata in Formula 2. Nel corso dell'incontro sono sfate esaminate varie ipotesi per la continuazione del rapporto, ma su nessuna di queste è stato trovato un accordo che fosse di comune gradimento. John Barnard ha assicurato la sua completa disponibilità fino alla scadenza dell'impegno assunto".

 

Ora si apre la corsa alla successione. Lo staff dirigenziale della Ferrari non ha comunicato il nome del successore di Barnard. Tanti i nomi dei candidati ad occupare un posto di prestigio e tra gli altri anche quello dell’italiano Gian Paolo Dallara responsabile tecnico della Scuderia Italia, che sta vivendo un momento brillante.

 

Arianna Mezzanotte

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