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#716 2004 Bahrain Grand Prix

2022-02-22 23:00

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#716 2004 Bahrain Grand Prix

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Nell’attesa che domenica 4 Aprile 2004 si corra in Bahrein la terza gara del Campionato Mondiale di Formula 1, a Maranello cresce il fatturato della Casa di Maranello in un anno ancora ricco di successi sportivi e commerciali, ma l'effetto cambi frena la corsa degli utili. Il gruppo Ferrari-Maserati nel 2003 ha un giro d'affari consolidato di 1.261 milioni di euro, un risultato operativo che si conferma positivo a 31.6 milioni, ma in calo sull'anno precedente (70.5), principalmente a causa degli investimenti in ricerca e dell'impatto negativo della debolezza del dollaro che hanno assorbito il miglioramento del mix di prezzo ottenuto sui modelli Ferrari. L'utile prima delle imposte è stato di 25.9 milioni (41.7 nel 2002) e quello netto è passato a 1.7 milioni (erano 21.6). Commenta il presidente della Ferrari, Luca Montezemolo:

 

"È stato un anno difficile, certamente non solo per noi che abbiamo la soddisfazione di un fatturato in aumento, di grandi successi nello sport e anche sui mercati. Malgrado il rallentamento dell'economia mondiale, Ferrari ha raggiunto ben 4.238 vetture immatricolate e Maserati ha saputo aumentare la sua quota di mercato in un momento di forte flessione generale. L'anno 2004 è partito bene, sia per le vendite che nelle corse, e le ingenti risorse destinate allo sviluppo e all'allargamento della gamma, soprattutto per Maserati, ci consentono di guardare con fiducia al futuro, anche se la forte svalutazione del dollaro si fa sentire sul piano degli utili".

 

Nel corso del 2003 le risorse destinate a investimenti e a ricerca-sviluppo (interamente spesate nell'esercizio) sono state complessivamente pari a 336.5 milioni, in forte crescita rispetto ai 283.4 del 2002. Sono state destinate anche considerevoli risorse allo sviluppo della gamma Ferrari; tra i nuovi modelli la Challenge Stradale e la 612 Scaglietti. Il processo di rinnovamento delle strutture produttive di Maranello ha portato al completamento sia del nuovo Centro di sviluppo del prodotto, sia del nuovo impianto di verniciatura, uno dei più avanzati al mondo. Entrambe le strutture saranno pienamente operative a partire dalla primavera 2004. Nel 2003 sono state consegnate ai clienti 7.077 vetture del gruppo. Sono sostanzialmente in linea le consegne di vetture Ferrari, 4.238 contro le 4.236 dell'anno precedente, mentre per Maserati l'esercizio 2003 è stato influenzato dal negativo andamento dei segmenti di riferimento dei modelli coupé e spider. Complessivamente le unità vendute al cliente finale sono state 2.839, rispetto alle 3.300 del 2002.

 

Per quanto riguarda invece la Formula 1, i tifosi si consolano con Schumacher mentre in Germania si ha in atto il processo a Mercedes e Bmw. Il paziente inglese-tedesco: così il quotidiano popolare di Colonia, Express, in un caustico pezzo del suo commentatore di Formula 1, Oliver Reuter, definisce nella giornata di mercoledì 24 Marzo 2004 il semi-fallimentare avvio di McLaren-Mercedes e Williams-Bmw nel Campionato Mondiale di Formula 1. La stampa tedesca reagisce con un tormento ai sentimenti d'incredulità, delusione, rabbia e invidia alla lenta partenza dei due team, che in Germania vengono da sempre percepiti tout-court come tedeschi, per via dei rispettivi motoristi, considerati i veri padroni del vapore. Fino alla vigilia del Gran Premio d’Australia, corso a Melbourne, i giornali ospitano articoli dove tutti ogni esperto di Formula 1 al mondo sentenzia che Michael Schumacher è finito e la Ferrari pure, e che il Campionato Mondiale 2004 sarebbe stato un duello tra Mercedes e Bmw. Invece, adesso, la stampa tedesca supporta Schumacher e la Ferrari. L'incitamento alle vetture di Maranello, però, non è certo spontaneo. La Bild dedica quasi una pagina a un singolare mea culpa: un collage dei titoli più offensivi pubblicati dal giornale contro la Ferrari nei primi anni dell'era Schumacher. Dal Ferrari tutto kaputt del 22 Febbraio 1996, all'elegante Rottamate questo cetriolo del 10 Luglio 1996. Accanto a quelle che sembrerebbero scuse verso Maranello, vi è il titolo che la dice lunga sui sentimenti del quotidiano e dei suoi lettori:

 

"Schumacher ha fatto del cetriolo rosso la migliore auto del mondo".

 

Per cui, conclude la Bild:

 

"Schumacher, la Germania è orgogliosa di te".

 

Molto meno lo è delle sue case automobilistiche. Lo stesso giornale ammette:

 

"Il mondo deride la nazione automobilistica Germania".

 

In Mercedes e Bmw cominciano a trapelare i primi segni di nervosismo. All'ombra della stella a tre punte di Stoccarda, l'emblema Mercedes, sarebbe in corso una faida di palazzo che avrebbe portato alla caduta di una prima testa importante: quella del responsabile dei motori di Formula 1, Werner Laurenz. La Bild ne annuncia il licenziamento al rientro dalla Malesia. Dal quartier generale della Mercedes Motorsport arriva il no comment del direttore sportivo Norbert Haug. Werner Laurenz, 51 anni, è stato sottratto all'inizio della scorsa stagione del 2003 dalla Mercedes ai rivali della Bmw, dove aveva realizzato il 10 cilindri da 900 cavalli e 19.000 giri. Nel suo nuovo lavoro sarebbe però entrato subito in contrasto con Mario Illien, lo svizzero fondatore della Umor, azienda ormai controllata dalla Mercedes che progetta e realizza i motori destinati alla McLaren e proprio Illien avrebbe preteso il licenziamento di Laurenz. La cosa viene confermata la presunta vittima del complotto:

 

"Mi hanno licenziato? Non ne so nulla. So però che Illien lo andava già a dire in giro in Malesia".

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E riprendono forza le indiscrezioni secondo cui la Mercedes vuole comprare tutta la McLaren. Parallelamente, Anche a Monaco di Baviera, sede della Bmw, i malumori aumentano, malgrado il secondo posto di Montoya a Sepang. L'annuncio anticipato del passaggio del colombiano alla McLaren nel 2005 non ha giovato all'ambiente e scoppia nuovamente la guerra di nervi tra lui e il compagno di squadra, Ralf Schumacher. Questi, poi, con avventate e spocchiose dichiarazioni sul mancato rinnovo, ha infastidito Frank Williams e, poiché Ralf Schumacher sta andando a sua volta peggio delle aspettative, alla tedesca Bmw, sua grande sponsor, sembra abbiano deciso di scaricarlo e di rilevare il team. Cambiando argomento, senza però perdere l’appeal alle polemiche, l’ultima moda ora è la Formula-sceicco, i paesi arabi scoprono le corse ma è già polemica per il prossimo Gran Premio del Bahrein. In un periodo così difficile e tormentato, lo sport riesce comunque a essere elemento di spettacolo e distrazione, anche nelle zone più colpite da turbolenze belliche come l'area della penisola arabica. Dal calcio all'offshore, dai rally all'ippica, dal tennis al golf, è un continuo proliferare di nuove manifestazioni e di curiose iniziative.

 

L'ondata di novità che proviene dal Medio Oriente non poteva non coinvolgere anche l'automobilismo che si appresta a vivere due appuntamenti importanti. Martedì 30 Marzo 2004 a Dubai viene presentata la nuova Lola A1 Grand Prix, una monoposto con la quale si pensa di organizzare un campionato che coinvolgerà alcuni Paesi del Medio Oriente, il Sud Africa e probabilmente parte dell'Europa. Pochi giorni dopo, domenica 4 Aprile 2004 si avrà il debutto del Campionato Mondiale di Formula 1 in Bahrein, nel nuovo circuito da 150.000.000 di dollari realizzato a Sakhir, ad una ventina di chilometri dalla capitale Manama. La serie Lola A1 è stata voluta dallo sceicco Maktoum Hasher Maktoum al Maktoum che ha acquistato dalla Lola, la fabbrica inglese di vetture da corsa, una trentina di monoposto su cui sono stati montati motori di 3.5 litri V6 da circa 450 cavalli prodotti, sempre in Inghilterra, dalla Langford Performance. L'auto ha già girato a Henthel, piccolo circuito britannico, guidata dal pilota Ben Devil e dallo stesso sceicco Maktoum che è un membro della famiglia reale dei Dubai.

 

Pare che l'organizzazione stia attrezzando delle piste illuminate per disputare anche alcune gare in notturna. Intanto a nord, a un'ora di volo di distanza, sempre nella penisola arabica, fervono i preparativi per il Gran Premio del Bahrein. Sembra che la pista sia molto bella e impegnativa, con ampie possibilità di sorpasso. Ma, a questo proposito, sono già scoppiate alcune polemiche. Per l'inaugurazione del circuito, sono stati invitati la Williams e Jean Alesi. Mentre il pilota francese guida una vecchia monoposto appartenuta a Fangio, la squadra anglo-tedesca invia un team di prova con una vettura datata e una del 2003, al cui volante si mette il collaudatore Marc Gene. Non è dunque una semplice esibizione: il pilota spagnolo percorre a ritmo sostenuto una ventina di giri e i tecnici raccolgono dati, tempi e impressioni sull'uso delle gomme. La cosa non piace agli altri team: la Ferrari non apprezza, ed anche Ron Dennis per la McLaren protesta, sostenendo che i rivali della Williams hanno un indubbio vantaggio. Patrick Head, responsabile della squadra che fa correre Montoya e Ralf Schumacher, minimizza:

 

"Dopo mezz'ora di prove ufficiali saremo tutti alla pari".

 

L'episodio ha un ulteriore strascico perché la Scuderia Ferrari, vista l'apertura del suo mercato in Cina, chiede di girare nel nuovo circuito di Shanghai. Qualcuno interpreta l'iniziativa come una ripicca per quanto successo nel Bahrein, ma effettivamente il team di Maranello si è fatto avanti in periodi non sospetti. Discussioni a parte, Alex Wurz, collaudatore della McLaren, spiega che il nuovo circuito di Sakhir potrebbe essere favorevole alla Ferrari.

 

"La pista è sporca e polverosa, l’asfalto dovrebbe andare a nozze con le gomme Bridgestone. Inoltre, la temperatura ambientale non sarà così elevata come si potrebbe pensare: ci saranno 25-26 °C come in Australia, dove Schumacher e Barrichello dominarono alla grande".

 

Nel frattempo, si ha un incontro con gli imprenditori del nord est: decisivi i prossimi quattro anni. Il presidente della Ferrari, Luca Montezemolo, intende recuperare lo spirito del dopoguerra. Le statistiche sono amare ma non ci sono solo quelle.

 

"Se guardiamo le cifre dobbiamo essere preoccupati, ma se guardiamo la voglia di reazione dobbiamo essere meno preoccupati".

 

Il presidente della Ferrari, designato alla guida della Confindustria per i prossimi quattro anni, incontra il Raggruppamento di Schio dell'Associazione industriali di Vicenza nel giorno dell'annuncio dato dall'Istat del calo del fatturato dell'industria. Un altro dato negativo in un quadro dell'economia cupo da troppo tempo. Chiamato a raccontare il successo di squadra della sua Ferrari, il presidente parla anche delle tante aziende che lavorano con la stessa passione. E dei tanti imprenditori visti in questi mesi in ogni parte d'Italia che, pur inquieti, dimostrano volontà di rilancio, dinamismo, voglia di intraprendere e rischiare. L'Italia ha bisogno di uno scatto recuperando - dice Montezemolo - lo spirito e i valori del dopoguerra. Come negli anni successivi al conflitto mondiale, deve avere coraggio e rimboccarsi le maniche. Guardando avanti:

 

"Nei momenti difficili abbiamo sempre saputo reagire: ce l'hanno insegnato i nostri nonni, ce l'hanno insegnato i nostri padri".

 

Nonostante i dati negativi, si può riscoprire l'orgoglio di essere italiani e l'orgoglio delle aziende italiane, come dice Massimo Calearo, presidente degli industriali di Vicenza. 

 

"Quando ho sentito l'inno d'Italia dopo la vittoria della Ferrari in Malesia domenica scorsa mi è venuta ancora la pelle d'oca". 

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L'incontro di giovedì 25 Marzo 2004 sembra una nuova occasione per testimoniare che c'è un'Italia che non accetta un arretramento industriale. Tanto che a Schio si ritrovano imprenditori di tutto il Nord Est decisi a trasmettere il loro slancio per il recupero dell'economia. Gli imprenditori, dunque, cercano in loro stessi la forza per uscire dal lungo periodo buio. Dice Montezemolo:

 

"Abbiamo una sola possibilità: esprimere prodotti eccezionali; quindi essere imprenditori eccezionali".

 

E scrutando i prossimi quattro anni che definisce decisivi, il presidente della Ferrari puntualizza:

 

"I risultati in gran parte dipenderanno da noi".

 

Questo significa, per la Confindustria, sviluppare la capacità progettuale, e in generale giocare la vera scommessa rappresentata dalla crescita della piccola impresa. Ecco il tema numero uno per l'economia: anche se è vero che piccolo è bello, questo non basta più. È importante il ruolo del capitalismo familiare, a condizione che non costituisca un rallentamento alla crescita. Osserva il presidente della Ferrari:

 

"Spesso le terze generazioni hanno vissuto comodamente, dando per scontate le proprie posizioni, mentre serve carattere e voglia di lavorare".

 

Crescere è quindi l'imperativo, partendo dall'eccezionale tessuto produttivo italiano caratterizzato dalle piccole imprese. Con un tormentone per i prossimi quattro anni: innovazione, innovazione, innovazione. Una parola che Montezemolo definisce trasversale perché va oltre la ricerca e riguarda: organizzazione, delega, motivazioni, legami con i fornitori, rapporti con i clienti, marketing, rete di vendita. L'innovazione è una sfida per l'impresa ma anche per l'intero paese. In un'Italia che non si è mai divisa come si sta dividendo su tutto, gli imprenditori devono recuperare la cultura del dialogo. Possono essere uniti, leali, senza divisioni geografiche: non è pensabile che il Veneto o il Sud si ritengano diversi dal resto d'Italia. Deve essere alimentato il dialogo con le istituzioni e con i sindacati. Poi bisogna stare attenti a non fare la guerra alle banche con le quali si deve lavorare per costruire lo sviluppo. Montezemolo teme il ritorno a un clima di giustizialismo, con le banche considerate colpevoli di tutto. Un clima del genere può portare alla chiusura del credito, con gravi conseguenze soprattutto perle piccole imprese. Nella squadra Italia dunque bisogna rispettarsi di più, per rimediare alle amare cifre dell'Istat.

 

Tornando all’argomento principale, il Campionato del Mondo di Formula 1, domenica 4 Aprile 2004 alle ore 1:30 p.m. si correrà per la prima volta in Medio Oriente. È vietato il visto agli israeliani, e sono previste imponenti misure di sicurezza. In Bahrein la vera sfida è però il deserto: allarme, dunque, per la sabbia in pista che potrebbe danneggiare i motori. La Formula 1 vola per la prima volta in Medio Oriente, attratta dai dollari più che dalla passione per i motori dei 650.000 abitanti del Bahrein. E così vengono accettati alcuni compromessi: viene acconsentito che un evento sportivo mondiale sia ospitato da un Paese che rifiuta il visto d'ingresso ai cittadini di uno Stato straniero (Israele) e si ha la rinuncia ai rituali dello champagne e delle ragazze scollate e in minigonna sulla griglia per rispetto della religione islamica. Il Gran Premio si corre su un circuito nuovissimo (gli organizzatori avevano addirittura chiesto l'annullamento della gara perché temevano di non finire i lavori in tempo), circondato dal deserto e dall'esercito. La pista presenta quindici curve e un impressionante rettilineo di 1090 metri che promette tanti sorpassi, l'ingrediente più raro e ricercato nelle corse.

 

Dopo il fine settimana malese, le alte temperature non fanno più paura. La Ferrari superato l'esame con tutti e quattro i motori schierati (le due Ferrari più le Sauber), mentre Bmw, Mercedes e Honda accusano una rottura a testa e corrono ai ripari. La nuova incognita è la sabbia che circonda l'impianto e che il vento spinge sull'asfalto e nelle prese d'aria delle monoposto: un pulviscolo tanto fine che un filtro tradizionale nel motore avrebbe l'effetto di un setaccio. Detto per inciso: se un granello di sabbia passa, il motore si ferma. Se succede in prova o in qualifica, lo si sostituisce al prezzo di dieci posizioni nello schieramento di partenza. Se si verifica in gara, arrivederci Bahrein. Gli organizzatori cercheranno di prevenire un'epidemia di rotture spalmando una resina speciale sulla sabbia intorno all'autodromo e pregando che sulla zona non si abbattano tempeste di vento. Gli ingegneri hanno studiato sofisticati sistemi per depurare l'aria che fa respirare i loro dieci cilindri. Al solito, sarà l'esame in pista a promuovere chi ha lavorato meglio. Nessuno sa com'è l'asfalto, quanto dureranno le gomme, il tempo che si perde quando il serbatoio è pieno, la durata di un pit stop, compreso il passaggio in pit lane.

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I simulatori sono al lavoro, ma diversamente dagli altri circuiti hanno pochi dati da elaborare. Tocca quindi agli strateghi, sulla base delle informazioni raccolte nelle prove libere, decidere la mescola e il numero di rifornimenti in gara. In Australia e in Malesia ha prevalso l'opzione delle tre soste: la prima dopo pochi giri, la seconda e la terza più lunghe. Questa soluzione consente di qualificarsi bene e di partire con poca benzina. La Ferrari l'ha applicata in maniera estrema, ricavandone due pole position e altrettante vittorie con Michael Schumacher. Un'ultima novità riguarda il format delle qualifiche più noiose nella storia della Formula 1. Nessuna rivoluzione, per carità: la prima sessione sarà d'ora in poi anticipata alle ore 1:00 p.m.; la seconda non comincerà subito dopo, ma alle 2:00 p.m. precise. Anche le prove libere che si svolgeranno nel corso della mattinata di sabato 3 Aprile 2004 prendono il via 60 minuti prima del previsto. Sono le esigenze televisive a imporre il cambiamento. Domenica 4 Aprile 2004, invece, la gara comincerà alle ore 3:30 p.m.

 

La Ferrari difende il vantaggio accumulato da uno scatenato Schumacher e si presenta da favorita, salvo complicazioni. Il clima è caldo, è vero, ma più simile ai 25-30 °C dell'Australia (dove le Ferrari correvano da sole) che ai 36 °C della Malesia (dove il pilota tedesco ha dovuto offrire il meglio del repertorio). Unica certezza: non pioverà. L'ex pilota di Formula 1, il francese Jean Alesi, promuove il Gran Premio del Bahrein: piacerà a tutti la pista degli sceicchi. Il nuovo gioiello dell’automobilismo mondiale brilla sotto i raggi del sole. Un avvenimento storico, la prima gara disputata nella regione mediorientale. L'impianto, sotto il profilo estetico è straordinario: costato - come detto - 150.000.000 di dollari, è stato progettato dall'architetto tedesco Hermann TiIke, lo stesso che ha disegnato l'autodromo malese. Ma, se per il precedente progetto il designer si è ispirato per tribune e torri alle palme, qui, nell'isola del Golfo Persico a un paio di decine di chilometri della capitale Manama, ha voluto ricordare le Khaima, le tende del deserto.

 

Un complesso moderno e lussuoso, con una tribuna coperta con 10.000 posti a sedere all'ombra. La pista (ce ne sono cinque, ma verrà utilizzata la più lunga, di 5.411 metri) presenta due lunghi rettifili e 12 curve, 5 a sinistra e 7 a destra. Non è perfettamente piana, ci sono leggeri pendii. Secondo i calcoli fatti al computer, le monoposto dovrebbero ottenere medie sui 210 km/h, con tempi di poco oltre al 1'30"0 al giro. Il tracciato è già stato visto da Jenson Button (il pilota inglese della BAR che si è classificato terzo in Malesia), da Marc Gene, collaudatore Williams (un test di 25 passaggi che ha suscitato il malcontento delle altre squadre) e da Jean Alesi, come ambasciatore della Mercedes. Il pilota francese di origine siciliana, 40 anni a Giugno, dopo aver lasciato la Formula 1 è impegnato nel DTM, il campionato superturismo tedesco, nel quale spera di lottare per il titolo. Le sue impressioni sul circuito del Bahrein sono positive.

 

"È una pista molto bella. La carreggiata è larga, il disegno studiato per affrontare diversi problemi, con staccate dure, rettifili veloci e curve di diverso raggio. Gli spazi di fuga sono impressionanti per cui dovrebbe essere anche molto sicuro. Io però l'ho percorso con una vecchia Mercedes W196 che vinse due Mondiali con Juan Manuel Fangio nel 1954 e nel 1955. Poi ho fatto anche qualche giro con una coupé velocissima. Ovviamente le monoposto di Formula 1 sono un'altra cosa, ma piacerà a tutti. Si potrà sorpassare al termine dei due rettilinei, ma ci sono almeno altri due o tre punti dove qualcuno forse cercherà di superare".

 

Si parla tuttavia di possibili inconvenienti che potrebbero sorgere nel weekend di gara.

 

"Il circuito si trova in una zona semidesertica, in mezzo alle dune. Se si alzerà un po' di vento ci sarà sabbia in pista. Quindi problemi per i motori e di aderenza. I team si sono preparati: saranno applicati filtri particolari nei sistemi di ammissione dell'aria. È chiaro che se dovesse scoppiare una tempesta di sabbia, la gara non potrà essere disputata ma incrociamo le dita. Poi ci sono tutte le incognite derivate dal fatto di correre su una pista nuova. Sarà un battesimo emozionante e incerto. Il caldo non dovrebbe essere un problema, con temperature forse inferiori a quelle della Malesia".

 

Ancora Ferrari favorita?

 

"Se guardiamo ai risultati di Melbourne e Sepang, direi di sì. Ma proprio perché si va un po' al buio, senza dati certi sulle vetture è sulle gomme, non escluderei sorprese. Inoltre, credo che i rivali di Maranello abbiano lavorato come forsennati per recuperare i distacchi. Williams in particolare, ma attenzione anche a Renault e BAR e, perché no, anche alla McLaren Mercedes. Come sempre avranno un molo determinante le gomme. Michelin o Bridgestone? Vedremo, venerdì i primi responsi".

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In attesa del Gran Premio del Bahrein, presentato, voluto e pagato dagli sceicchi, nasce a Dubai il campionato delle Nazioni. Un pilota per nazione e vetture tutte uguali senza elettronica: è la coppa del mondo dell’automobilismo, secondo gli arabi, e si chiamerà A1 Grand Prix. Questa si correrà in Medio Oriente, Oriente e Australia.

 

"Nulla a che vedere con la Formula 1, che è essenzialmente una competizione tra costruttori".

 

Sostiene lo sceicco Makteum Al Maktoum. L'idea è sua, così come gli investimenti. Lo sceicco ha comprato trenta monoposto prodotte dall'inglese Lola, ha preteso che non avessero aiuti elettronici alla guida («altrimenti i piloti diventano pigri») e ora le offre in franchising. Maktoum è membro della famiglia al potere nell'Emirato di Dubai e non ha problemi economici. Ha fortemente voluto questo progetto e per presentarlo ha approfittato dei riflettori puntati su Ferrari SC, che domenica 4 Aprile 2004 corre per la prima volta nel vicino Bahrein, e della vetrina dei suoi faraonici alberghi.

 

"Sarei pazzo se mi mettessi in concorrenza con la Formula 1. Saremo complementari a cominciare dal calendario: cominceremo a Settembre e finiremo a Marzo. Saremo pronti nel 2005".

 

Cambia la filosofia: sono aboliti i test, gli sviluppi, i pit stop e tutto quanto in Formula 1 fa salire i costi e aumenta il divario tra scuderie ricche e povere. Nella A1, auto, motori, trasporti e infrastrutture sono messi a disposizione dallo sceicco. I team, uno al massimo per Paese, si possono aprire in franchising come le catene dei grandi negozi. Il prezzo previsto è tra i 2.000.000 e gli 80.000.000 di euro, che saranno recuperati attraverso la pubblicità e una quota dei diritti televisivi. Con un vincolo: oltre al pilota, anche gli sponsor dovranno essere della stessa nazionalità del team. Secondo gli organizzatori, sono a buon punto le trattative per formare ventitré squadre nazionali (Italia compresa). Il regolamento, su cui vigilerà la Federazione internazionale dell'automobile, ne prevede un massimo di trentatré.

 

"Prendiamo due esempi recenti. In Colombia e Spagna fine a poco tempo fa non esisteva un particolare interesse per la Formula 1. Grazie a Montoya e Alonso ora c'è un grande entusiasmo. Noi vogliamo alimentare lo stesso entusiasmo in nazioni che non sono rappresentate in Formula 1, creando i nostri campioni".

 

Gli esclusi oggi sono tanti, dalla Cina all'India, dall'Africa alla Russia, al Medie Oriente; mercati enormi per sponsor ricchi. Almeno nei progetti. Maktoum però non sembra avere dubbi;

 

"Non sono uno sprovveduto Abdullah del deserto. Ho investito per guadagnare e sono convinto di riuscirci".

 

Altro obiettivo è lo spettacolo. Partendo dal presupposto che Michael Schumacher è un grande campione ma se guidasse una Minardi non vincerebbe mai, il regolamento della A1 assegna la stessa macchina a tutti: una monoposto prodotta dalla Lola con motore 6 cilindri di 3500 ce e 485 cavalli (i migliori motori delle monoposto di Formula 1 arrivano a 900 cavalli). Sono aboliti il controllo di trazione e di partenza, cosicché sarà più facile sbagliare e, di conseguenza, tentare il sorpasso. Ogni evento durerà tre giorni: prove libere il venerdì, prove libere e qualifiche il sabato, due gare la domenica: una corsa sprint di 15-20 minuti che determinerà la griglia di partenza della corsa principale, che durerà tra i quaranta e i cinquanta minuti. Aboliti tutti gli eventi complementari.

 

"La prima volta che sono andato a vedere un Gran Premio di Formula 1 mi sono sorbito una corsa tra macchinette di cui non mi interessava niente. Chi verrà a vedere l'A1, vedrà soltanto A1. E a prezzi economici".

 

Sostiene Niki Lauda, che interviene alla presentazione assieme a Juan Pablo Montoya e Rubens Barrichello:

 

"L'idea è buona, ma c'è molto ancora da lavorare".

 

Ed anche Rubens Barrichello esprime la stessa opinione:

 

"Mi sembra un'idea carina".

 

Aggiunge il brasiliano, che però ha già l’attenzione rivolta al Gran Premio del Bahrain.

 

"Sono curioso di vedere questo nuovo circuito del Bahrein. Quando batterò Schumacher? Magari già questa domenica". 

 

Intanto in Bahrein sabbia e sicurezza sono le incognite: c’è preoccupazioni per il primo Gran Premio del Medio Oriente 

 

"Non mi piace".

 

Commenta con delusione Jarno Trulli, uno dei primi a provare il nuovo circuito del Bahrein. Il piota italiano esegue un giro con un'auto di servizio ad andatura turistica, tanto per farsi un’idea di come sia fatto il percorso.

 

"Ci sono tre curve da affrontare in prima e due in seconda. Grandi frenate e ripartenze quasi da fermo, il talento non occorre. Sono le curve veloci che fanno la differenza. Peccato, perché è un impianto bellissimo, le infrastrutture sono eccezionali e ci sono box enormi".

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Il progetto è del tedesco Hermann Tilke, che ha già firmato la pista di Sepang, in Malesia, ed è considerato un mago. Al circuito ci si arriva percorrendo strade a tre corsie che tagliano un deserto disseminato di cespugli, qualche palma e piccoli pozzi di petrolio. Intorno all'impianto, sono presenti soltanto roccia e sabbia, la temutissima sabbia che il vento solleva e trasporta sull'asfalto. La sicurezza è una delle incognite: il Bahrein è un Paese musulmano, mentre la Formula 1 è uno dei simboli dell'Occidente ricco e gaudente. Il ministro della Difesa è stato drastico: non deve succedere nulla di male, né un atto di teppismo né tanto meno un attentato terroristico. A ogni incrocio sono appostate camionette della polizia e dell'esercito, all'ombra delle gigantografie della famiglia reale: re Hamad, re Hamad con il figlio principe sceicco Salman, re Hamad con lo zio primo ministro sceicco Khalifa, re Hamad con tutto il parentado.

 

All'ingresso, l'impressione è ancora quella di un cantiere. Tre settimane prima del weekend del Gran Premio del Bahrain, gli organizzatori hanno chiesto a patron Bernie Ecclestone di rinviare il primo evento di Formula 1 ospitato da un Paese Medio Orientale. Richiesta respinta. Pertanto, venerdì 2 Aprile 2004 cominciano le prove libere, sabato 3 Aprile 2004 si svolgeranno le qualificazioni, e domenica 4 Aprile 2004 la gara, come da programma. Per terminare i lavori in tempo vengono assunti altri operai, alla quale viene chiesto di tracciare le strisce della larghissima corsia box e montare le ultime rifiniture. L'architettura della torre che spicca all'interno del circuito e di tutte le costruzioni è ispirata alle khaima, le tende del deserto. Lungo il rettilineo principale sorge una tribuna da 10.000 posti. Altri 30.000 posti sono stati ricavati in altri punti strategici dove, garantiscono i progettisti, si vedranno parecchi sorpassi.

 

"Una corsa nuova ha comunque un suo fascino, e un giudizio attendibile sarà possibile soltanto dopo le prove libere. Prevedo un fine settimana diverso. Impareremo di più del solito".

 

Spiega ancora il pilota italiano Jarno Trulli. La sua Renault è quasi identica a quella vista in Malesia a parte il filtro dell'aria, che ha il compito di trattenere polvere e sabbia in quantità anomale. Le principali scuderie attendono il ritorno in Europa (domenica 25 Aprile 2004, a Imola, Gran Premio di San Marino) per collaudare e introdurre novità sostanziali. Fino ad allora gli equilibri sono quelli visti nelle prime due gare dell'anno.

 

"Attenzione, però. Nessuno è in grado di fare un pronostico su un Gran Premio senza aver macinato un po' di chilometri".

 

Ma la Ferrari è possibile batterla?

 

"Assolutamente no. Perderà qualche gara, ma attualmente ha un vantaggio enorme. Lo si è visto in Malesia, dove non era favorita dalla temperatura. Noi, la Williams e la Bar abbiamo buone vetture, tuttavia non siamo ancora in grado di vincere il Mondiale".

 

Paradossalmente, nel primo Gran Premio del Bahrein sono avvantaggiati gli esordienti italiani Giorgio Pantano (Jordan) e Gianmaria Bruni (Minardi), che questa volta non conoscono il tracciato alla pari dei colleghi più esperti. Giorgio Pantano percorre un giro a piedi, per allenarsi e acclimatarsi ai 30-33 °C del Bahrein.

 

"A me la pista è piaciuta. Ho soltanto un timore: intorno si vede il chiarore uniforme del deserto. Mancano elementi colorati che sarebbero utili come punto di riferimento. Pazienza, vorrà dire che faremo molta attenzione ai segnali".

 

Il Gran Premio del Bahrein è il #716 della già lunga storia della Formula 1, partito sabato 13 Maggio 1950, giunto per ora fino a domenica 4 Aprile 2004. Quello dell'Emirato arabo è il sessantaduesimo circuito in cui si affrontano le monoposto nel Campionato Mondiale, in ventuno diversi Paesi. Il record delle partecipazioni, divise per nazioni, appartiene agli Stati Uniti, nei quali le gare sono state sinora largamente itineranti, con nove piste utilizzate. L'Italia, ad esempio, ne ha solamente due: Monza e Imola. Andando a guardare chi si è imposto più volte in un tracciato sul quale si è corso per la prima volta, vedremo che la Ferrari ha ottenuto dodici successi, alla pari della ormai scomparsa Lotus, contro i sette della Williams ed i sei della McLaren. Fra i piloti sono emersi autentici campioni come Stirling Moss con cinque affermazioni, Alberto Ascari e Juan Manuel Fangio a quota quattro. Stranamente, invece, Michael Schumacher solamente in due occasioni ha vinto per la prima volta in circuito nuovo.

 

Succede ad Aida, in Giappone, in occasione del Gran Premio del Pacifico nel 1994, con la Benetton, e a Indianapolis nel 2000, alla guida della Ferrari. Il pilota tedesco avrebbe anche potuto imporsi in Malesia nel 1999 ma, reduce dal terribile infortunio a Silverstone, lasciò vincere il compagno di squadra Eddie Irvine che in quel momento era in lizza per il titolo iridato. Ma fra i successi memorabili al debutto su una nuova pista, va certamente annoverato quello ottenuto da Gilles Villeneuve a Montreal, in Canada, nel lontano 1978. In una giornata freddissima di Ottobre, mentre cadeva qualche goccia di pioggia a tratti quasi trasformata in nevischio, il pilota canadese entusiasmò i propri tifosi e quelli della Ferrari con una gara fatta di coraggio ed equilibrismo. A breve si saprà chi avrà avuto il merito di inaugurare il Gran Premio del Bahrein, il primo della storia nel Medio Oriente. La sfida è appena cominciata.

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Nel frattempo, in Italia, all’interno della Galleria Ferrari di Maranello viene presentata una mostra con preziosi cimeli, e tra questi è presente anche la prima Ferrari di Giovanni Agnelli. La Galleria Ferrari si rinnova in continuazione. Oltre all'esibizione permanente dei pezzi storici e alle rassegne che raccontano le 2+2 e i motori di Formula 1, dal 13 Marzo 2004 ospita anche un gruppo di vetture Ferrari vestite dalla Carrozzeria Touring Superleggera di Milano, una delle più prestigiose del settore fondata nel 1926 dall'avvocato Gaetano Ponzoni e dall'ingegnere Febee Bianchi Anderloni. Tra i clienti c'era anche Enzo Ferrari, che faceva carrozzare le Alfa Romeo della sua Scuderia Ferrari, creata nel 1929. Logico che il costruttore modenese, decidendo di mettersi in proprio, si rivolgesse alla Touring per garantirsi il migliore risultato sul piano estetico, mentre lui provvedeva alla meccanica di altissimo livello. La prima delle Ferrari esposte non è ancora una Ferrari vera, bensì lo spider Auto Avio Costruzioni Tipo 815 costruito nel 1940, ovvero quando Enzo Ferrari non poteva usare il suo nome come marca di automobili a causa del patto stipulato lasciando l'Alfa Romeo nel 1939.

 

Una vettura leggendaria, la Tipo 815, con una vita breve e avventurosa, costruita in pochi mesi e in due soli esemplari per partecipare all'ultima Mille Miglia prima della guerra. Progettata dell’ingegner Alberto Massimino, era dotata di un notevole motore a 8 cilindri in linea di 1500 cc. Dei due esemplari con carrozzeria spider, e condotte in corsa da Alberto Ascari e dal marchese Lotario Rangoni Machiavelli, solo uno si è salvato (quello di Ascari) ed è quindi un cimelio di straordinario interesse storico. Anche il secondo pezzo esposto è per molti versi eccezionale. Si tratta del modello 166 Inter del 1948 con motore V12 da due litri e carrozzeria denominata Aerlux perché il tetto è trasparente: è la prima Ferrari a 4 posti o, come si diceva allora, 2+2 i cui sedili sono imbottiti col nuovo materiale gommapiuma della Pirelli. Venne presentato al Salone di Torino con la vettura gemella, la barchetta 166 MM con motore V12 da due litri. Di questo secondo modello spider, soprannominato barchetta dalla stampa dell'epoca, perché ricordava la forma bateaux delle auto anni Venti, è esposto un esemplare prestigioso, quello acquistato nel 1949 da Giovanni Agnelli (è stata per l'Avvocato la prima di una serie di vetture prodotte a Maranello).

 

Caratteristica la finitura in due colori, blu scuro e verde pino. Oggi è di proprietà del belga Jacques Swaters, uno dei maggiori collezionisti della Ferrari, che fu concessionario per oltre quarant'anni. Sempre del 1949 e con il medesimo telaio tipo 168 MM è anche una berlinetta tipo Le Mans. Va ricordato che proprio con una barchetta tipo 166 MM il leggendario Luigi Chinetti ottenne nel 1949 la clamorosa vittoria nella prestigiosa gara francese. Guidò per ventitré ore, con brevi intervalli lasciati al suo compagno Lord Selsdon. Completa la serie una berlinetta tipo 166 Inter del 1950, anche questa con motore V 12 da due litri, perché il propulsore 166 (oltre ad essere il primo utilizzato per le Ferrari vendute al pubblico) è anche quello che ha dato luogo a una vasta serie di modelli diversi, comprese le monoposto di Formula 2 e Formula 1. Tornando in Bahrein, Schumacher promette che in cinque giri capirà come si guida su questo nuovo circuito. Il pilota tedesco della Ferrari è entusiasta del tracciato costruito in mezzo al deserto del Bahrein.

 

"È impressionante, la prima curva mi sembra ottima per i sorpassi".

 

E Bernie Ecclestone, compiaciuto, aggiunge:

 

"Hanno costruito l'arte della Formula 1".

 

Sorride il principe sceicco Salman, figlio di re Hamad, mentre ammette:

 

"Nessuno ci conosceva, nessuno neppure sapeva dove fosse il Bahrein. Ora siete tutti qui, a parlare di noi".

 

Il principe sceicco visita l’impianto, e le domande ai giornalisti le pone lui.

 

"Il circuito vi piace? E il nostro Paese?"

 

Chiede dopo aver precisato di amare e visitare tutti gli anni l'Italia, da Cortina a Capri. 

 

"E il circuito? All'aeroporto vi hanno lasciato passare senza problemi?"

 

Tutti tranne gli israeliani, che non sono ammessi nel territorio nazionale, uno dei tre tabù del Bahrein. Un altro sono gli alcolici, che sono serviti dalla maggior parte dei locali pubblici (ma domenica sul palco si brinderà con il Warrd, un cocktail a base di frutta locale, acqua di rose e anidride carbonica per l'effetto schiuma); il terzo è il sesso facile. Far conoscere il Bahrein era l'obiettivo iniziale. Attirarvi i soldi dell'occidente prima che le riserve di petrolio si esauriscano è il passo successivo. Il Bahrein si candida al ruolo di paradiso fiscale del Medio Oriente. Agli investitori stranieri promette liberismo assoluto, zero tasse, nessun controllo sugli scambi commerciali, stabilità del denaro garantita dal dollaro, prezzo irrisorio della manodopera (5 euro al giorno) e della benzina (0.25 euro al litro). Il mercato che fa gola non è quello dei 650.000 residenti. Il mercato è l'Arabia Saudita, che ha 100.000.000 di abitanti e miliardi di dollari da spendere. Dalla capitale Manama al confine passano venticinque chilometri di autostrada, la Re Fahad Causeway.

 

"Il Medio Oriente non è soltanto l'Iraq e la Palestina. La Formula 1 in Bahrein è una speranza per questa area del mondo".

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Decisiva la sfida per la sicurezza. Gli organizzatori sono sicuri di vincerla e assicurano la presenza domenica di re Juan Carlos di Spagna, sovrano simbolo di uno Stato, quello spagnolo, vittima del terrorismo di matrice estremista islamica. Poi sono annunciate le presenze dei principi Alberto di Monaco e Philip del Liechtenstein (rappresentanti di due paradisi fiscali), sei primi ministri dei Paesi del Golfo e il re Abdullah II di Giordania, leader dei moderati del mondo arabo.

 

"Io sono tranquillo. Ho ricevuto ovunque un'accoglienza fantastica e calorosa".

 

Racconta Michael Schumacher, tornando in clima da gara. Anche Barrichello assicura che dopo cinque giri avrà un’idea ben chiara del tracciato.

 

"C'è un tratto che assomiglia alla curva Beckett di Silverstone".

 

Aggiunge il pilota brasiliano dopo una ricognizione a piedi. Solo il direttore tecnico della Scuderia Ferrari, Ross Brawn, invita alla prudenza:

 

"Le gomme sono una scommessa e non è detto che la Ferrari la vinca".

 

Alla BAR è bastato tornare sul podio dopo tre anni di astinenza per trovarsi nei guai. Il terzo posto di Jenson Button in Malesia provoca infatti una serie di problemi all'interno della squadra diretta da David Richards. Nei giorni passati i giornali inglesi rivelano che il team, nel quale la Honda è coinvolta non soltanto per la fornitura del motore, preparerà una vettura modificata e migliorata in vista del prossimo Gran Premio di San Marino, che si disputerà a Imola (previsto per domenica 25 Aprile 2004). Le indiscrezioni, dettagliate e precise, fanno infuriare i responsabili della squadra.

 

"Non è possibile, sicuramente le voci sono usate dall'interno. C’è gente che parla troppo. Adesso saremo costretti a impedire a tutti di raccontare cosa succede alla BAR, come del resto fatto molte altre squadre. Qui si tratta di segreti industriali, di danni gravi".

 

La Formula 1, dopo le varie storie di spionaggio, deve fare i conti anche con persone che non sanno resistere alla tentazione di raccontare qualcosa di speciale, magari anche solo per mettersi in evidenza, creare amicizie influenti. Al di là di ogni considerazione, tuttavia, è certo che la BAR punta a inserirsi stabilmente fra i top team e diventare la rivelazione del 2004, lottando in ogni gara per il podio con Ferrari, Williams, Renault, McLaren e Jaguar. E magari puntare anche alla vittoria del Campionato Mondiale. Intanto, al convegno milanese presenza discreta del presidente designato: Luca Montezemolo osserva e ascolta. La tenda blu si sposta. Il presidente della Ferrari accenna a entrare nel grande padiglione della Fiera di Milano dove è appena cominciato il convegno della Confindustria centrato sulla sfida dello sviluppo, guarda la folla di imprenditori e decide di avviarsi verso la prima fila. Si muove chinando la testa per non disturbare la discussione in corso.

 

Montezemolo fa così il suo ingresso, senza disturbare; su un maxischermo la sua immagine viene proiettata solo per un istante e riesce quasi non a essere notato. Del resto, sarà presidente della Confindustria fra poco meno di due mesi: per ora è designato a questo incarico, ricoperto da Antonio D'Amato fino all'assemblea del 26 Maggio 2004, chiamata ad eleggere il successore. A Milano, pertanto, Luca Montezemolo è presente per effettuare un atto di attenzione verso D'Amato e verso l'intera Confindustria, che l’ha chiamato alla guida. Niente dichiarazioni: nemmeno per la sua Ferrari. L'insediamento è ancora lontano. Insomma, un gesto di cortesia, ma anche un contatto con l'associazione: un modo per continuare ad ascoltare idee e umori come lui stesso ha spiegato nel corso degli incontri avuti in tutta Italia negli ultimi tre mesi. Dirigendosi verso il posto assegnato, accanto a D'Amato e vicino al sindaco Gabriele Albertini, Montezemolo saluta uno dopo l'altro imprenditori e ospiti seduti in prima fila, restando poi fermo per tutta la sessione.

 

Alla fine, rincorso inutilmente dai giornalisti alla ricerca di qualche sua valutazione, il presidente della Ferrari, Luca Montezemolo, scambia solo alcune battute in privato con i pochi partecipanti al convegno che riescono ad avvicinarlo. Alla Fiera di Milano Montezemolo arriva con il presidente della Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera. I due raggiungono insieme il padiglione, arrivando con la stessa auto (ma Tronchetti oltrepassa la tenda blu pochi secondi prima di lui). Proveniente da Maranello, Luca Montezemolo è ospite a pranzo dello stesso Tronchetti nella sua abitazione. Un'occasione per ragionare, senza orecchie indiscrete, sulle questioni di attualità e quindi anche sulle prospettive future. Alla fine del pranzo Luca Montezemolo e Marco Tronchetti Provera vengono raggiunti dall'ex presidente della Confindustria Vittorio Merloni. Quesì’ultimo partirà per Roma per svolgere un incontro programmato all'Assonime, l'associazione delle società per azioni di cui è presidente. Tronchetti e Montezemolo si dirigono invece verso la Fiera. Nella giornata di chiusura del convegno, entrambi non saranno a Milano. Il presidente designato non ha ancora un ruolo. Parla invece, come è ovvio, D'Amato che si avvia quindi a chiudere la sua presidenza.

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Venerdì 2 Aprile 2004 la Ferrari di Rubens Barrichello domina la prima giornata di prove. In Bahrein però piove sabbia e si bucano le gomme. Il pulviscolo portato dal vento mette in crisi molti piloti che sbandano finendo in testacoda. Insolito record di tre forature per le Michelin. Il primo giro tocca a Timo Glock, ma gli occhi questa volta sono puntati più sulla pista che sui piloti. Sta cominciando il primo atto del Gran Premio del Bahrein, l'esordio della Formula 1 in Medio Oriente, l'incognita di una pista in mezzo al deserto, quindici curve da decifrare, il timore della sabbia che fa sbandare e potrebbe entrare nel motore, 31 °C nell'aria e 51 °C sull'asfalto. Il pilota tedesco Timo Glock percorre tranquillo i 5417 metri e rientra ai box. Suo malgrado, entra nella storia di questo circuito. Come Rubens Barrichello, che ha qualche merito in più: il brasiliano è il più veloce della giornata di prove libere, grazie ad un tempo di 1'31"450, a 213.244 km/h di media oraria. Juan Pablo Montoya è beffato per poco. Prima di arrivare al miglior tempo, quasi tutti i piloti scivolano sul pulviscolo portato dal vento, e Ralf Schumacher inaugura la serie dei testacoda. Segue Juan Pablo Montoya, toccherà anche a Michael Schumacher. Le vetture finiscono nelle comode vie di fuga, che però sono più sporche anche della pista, e rientrano come se niente fosse.

 

"Oltre alla sabbia c'erano pietre".

 

Si lamenta Michael Schumacher, comunque soddisfatto del nuovo impianto. Tre gomme Michelin saltano. Anthony Davidson, il collaudatore della BAR, Fernando Alonso (Renault) e Davide Coulthard (McLaren) tornano ai box raschiando il cerchione. I tecnici della Michelin assolvono il circuiti posto nel deserto e riferiscono che la colpa è del sistema di drenaggio presente su un cordolo, che si è staccato e ha bucato gli pneumatici. Perché le Bridgestone hanno resistito Risponde Pierre Dupasquier, il boss del reparto corse Michelin:

 

"È una questione statistica. Noi riforniamo un numero maggiore di vetture".

 

Il timore è che anche i motori vengano danneggiati dalla sabbia. L'unico a fermarsi in mezzo a una nuvola di fumo bianco è Kimi Raikkonen all'inizio della seconda sessione. È il terzo propulsore Mercedes a rompersi in tre Gran Premi (e sempre sulla monoposto del pilota finlandese). Il team anglo-tedesco fatica a nascondere un certo nervosismo. E David Coulthard ammette:

 

"Gomme o non gomme, non vedo che cosa sarebbe cambiato oggi".

 

Ron Dennis, team principal del team McLaren-Mercedes, aggiunge:

 

"Una giornata disastrosa per entrambi i piloti".

 

Norbert Haug, responsabile di Mercedes Motorsport, è più analitico:

 

"Una perdita di benzina ha causato un incendio nel filtro dell'aria. I danni al motore sono gravi e dovremo sostituirlo".

 

Comunque andranno le qualifiche, Kimi Raikkonen sarà retrocesso di dieci posizioni. Il commento del pilota finlandese è laconico:

 

"Quest'anno non va. Ho poca fortuna. Le corse sono così".

 

Va meglio a Jarno Trulli, che si ferma per un guasto al sistema di alimentazione. Il regolamento consente ai meccanici di intervenire senza penalizzazioni per il pilota e il team. In testa è sempre la Scuderia Ferrari. Rubens Barrichello e Michael Schumacher (nelle prove di venerdì 2 Aprile è quarto) danno l'impressione di aver capito tutto prima degli altri. Nella prima sessione rifilano dagli otto decimi in su alla concorrenza, in quella successiva incontrano qualche resistenza, ma l'impressione è che, trovati gli assetti giusti, pensino a risparmiare il motore per le qualifiche che si svolgeranno sabato 3 Aprile 2004 e la gara di domenica 4 Aprile 2004. Il pilota tedesco loda le caratteristiche del circuito, e racconta:

 

"Il progettista mi ha interpellato. Io gli ho chiesto di disegnare curve veloci che favoriscano i sorpassi".

 

Queste curve ci sono?

 

"Non molte, ma in almeno un paio di punti, in fondo al rettilineo del traguardo e alla curva 4, credo che si potrà superare".

 

 Ancora una volta l'avversario di riferimento è Juan Pablo Montoya.

 

"È un bel circuito, che richiede un notevole impegno fisico. La Ferrari? Ci siamo avvicinati. E non sottovaluterei McLaren e BAR".

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A proposito di BAR: il team che fu di Jacques Villeneuve continua a sorprendere. Durante le prove di venerdì 2 Aprile 2004 è addirittura il collaudatore Antony Davidson a segnare il terzo miglior tempo: 1'31"488, portandosi a 0.038 secondi da Rubens Barrichello, ovviamente con poca benzina e gomme nuove. Bravo anche Christian Klien (Jaguar), quinto. Ma l'esame vero è sabato 3 Aprile 2004. E intanto, Rubens Barrichello ammette:

 

"È un circuito da duri".

 

Il brasiliano è stato il più veloce nel corso della seconda sessione di prove, e vuole conquistare la pole position.

 

"Asfalto scivoloso, se sbagli traiettoria sono guai".

 

Terminate le prove, Rubens Barrichello indossa i pantaloncini corti ed ha l'aspetto di uno che è appena uscito dalla doccia, fresco e profumato. Non sembra provato dal gran caldo. Il pilota brasiliano batte, nella prima giornata di prove, Juan Pablo Montoya per 0.001 secondi, quanto basta per segnare il miglior tempo nel giorno dell'inaugurazione ufficiale del nuovo circuito del Bahrein. Per Barrichello, un risultato cronometrico di gran lunga migliore rispetto a quanto prevedevano le simulazioni al computer. Evidentemente bastano una Ferrari e un pilota brasiliano per screditare i cervelli elettronici. Così, Rubens Barrichello attende anche di conquistare la pole position, smentendo chi pensa che non ne sia capace. Alla vigilia molti piloti giudicano la pista di Sakhir molto facile. È vero?

 

"Direi proprio di no. Questo è un circuito da duri. Impegnativo. Anche perché, essendo ancora l'asfalto molto polveroso, c'è una sola traiettoria da seguire. Se sbagli a impostarla ci vogliono due o tre curve per pulire le gomme. E se non stai attento finisci fuori. Come è successo a molti. Dopo la passeggiata che avevo fatto giovedì lungo la pista, pensavo ci fosse un'aderenza migliore. Invece si scivola, non tanto per lo sporco, quanto per l'asfalto è nuovo".

 

La Ferrari F2004, comunque, pare essersi adattata bene.

 

"Molto bene. È una vettura che ha fra le sue doti quella di comportarsi in maniera neutra su ogni tipo di tracciato. Però dobbiamo ancora lavorare parecchio, perché non abbiamo abbastanza dati a disposizione. Diciamo che l'inizio è promettente. Per l'auto, l'assetto, le gomme e il motore".

 

Gli avversari però sono piuttosto vicini.

 

"Forse anche più di quanto ci aspettassimo. Ma è abbastanza normale che i margini si accorcino quando si corre in un circuito nuovo, che nessuno conosce. E poi dipende da come sono stati ottenuti i tempi, dalle strategie adottate. Dobbiamo in ogni caso ammettere che qualcuno è più vicino di quanto non fosse nella gara in Malesia".

 

La Williams in particolare.

 

"La Williams e anche la BAR. E potrebbero spuntare la Jaguar e la Renault. La McLaren? Onestamente non l'ho vista".

 

Ci sono state alcune forature. Problemi abbastanza rari nella Formula 1 degli ultimi anni.

 

"Non so se si è trattato di una coincidenza. Bisogna dire che nelle vie di fuga di cemento potrebbero anche esserci dei sassolini appuntiti che creano guai. Noi per fortuna non abbiamo avuto inconvenienti con gli pneumatici, anzi siamo soddisfatti. Speriamo che continui nella stessa maniera".

 

Alcuni dei piloti che partecipano soltanto alle prove del venerdì per le squadre che possono schierare una terza vettura sono andati molto forte: Anthony Davidson terzo con la BAR e Ricardo Zonta settimo con la Toyota.

 

"Intanto sono due driver che forse meriterebbero di non fare solo i collaudatori, ma di correre a tempo pieno. E poi in questo caso hanno avuto un vantaggio, potendo girare senza dover pensare a risparmiare il motore. Questo favorisce anche le stesse squadre che possono provare a fondo le gomme con serie di dieci-quindici giri consecutivi. La Ferrari comunque ha un buon pacchetto da mettere in pista".

 

Apparentemente, Michael Schumacher è stato un po' più lento.

 

"Non giudicate il risultato. Michael ha ottenuto il miglior tempo in tutti e tre i settori della pista. Non gli è ancora riuscito di metterli insieme, ma non bisogna mai sottovalutarlo, è sempre molto veloce".

 

A proposito di velocità: questa Formula 1 continua a sfornare tempi record, non è pericoloso?

 

"Credo di no. Comunque, se qualcuno mi chiedesse se volessi andare più piano, risponderei di no".

 

Si stupirebbe di fare la pole position?

 

"Perché dovrei stupirmi? No, io la voglio questa pole".

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Anche Michael Schumacher dimostra ogni tanto di appartenere al genere umano: quando entra ai box durante una tranquilla sessione di prove libere e si dimentica per un istante di pigiare il tasto sul volante che aziona il limitatore di velocità. L'autovelox della Formula 1 è implacabile: rileva 74.3 km/h invece di 60 km/h, pari a 3000 € di multa. Dettagli a parte, continua a non esserci partita. Michael Schumacher è pilota per tutte le stagioni: la primavera australiana, l'afa soffocante della Malesia, ora il caldo secco del deserto del Bahrein, nulla lo rallenta. Sabato 3 Aprile 2004, infatti, il pilota tedesco si aggiudica la terza pole position consecutiva su tre, la numero 58 in carriera. L'unico record che pareva destinato a resistergli, le 65 di Ayrton Senna, potrebbe crollare entro l'anno. La simbiosi tra pilota e macchina è perfetta. La Ferrari F2004 rappresenta un geniale mix di telaio, motore e gomme che sembra adattarsi a qualunque circuito e ubbidisce docile ai comandi e alle regolazioni del Campione del Mondo in carica e del suo compagno di squadra, Rubens Barrichello, che invece ottiene il secondo tempo.

 

Dall'esordio in coppia nel 2000, i due piloti della Scuderia Ferrari hanno monopolizzato quindici volte la prima fila. La Ferrari, nella sua storia in Formula 1, c'è riuscita in quarantaquattro Gran Premi e per 169 volte ha piazzato una monoposto in pole position. Eppure, durante le prove libere della mattina le due vetture di Maranello apparivano in difficoltà. Sembravano, invece, competitive le Williams, e avevano ancora sorpreso le due vetture britanniche del team BAR, soprattutto con Jenson Button, mentre Michael Schumacher sbandava su qualche residuo di sabbia presente in pista. Ma in qualifica soltanto le due Ferrari confermano i tempi ottenuti in prova. Costretti a imbarcare la benzina con cui domenica 4 Aprile 2004 cominceranno il Gran Premio del Bahrain, tuttti gli avversari calano il ritmo. In seconda fila finiscono le due Williams-Bmw di Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher, in quest’ordine, che montano una nuova ala posteriore, mentre in terza fila scatteranno le due BAR-Honda di Takuma Sato e Jenson Button. Juan Pablo Montoya strizza l’occhio, e dichiara:

 

"La prima curva è interessante, vedremo che cosa combinerà Rubens, dal momento che parte sul lato sporco della pista".

 

Ed il pilota brasiliano aggiunge:

 

"Lotterò con Michael o con chiunque si troverà in testa".

 

Un po’ mediocre il bilancio dei piloti italiani: Jarno Trulli è settimo, ed è convinto che di più non si potesse fare (Fernando Alonso prova a fare di più e sbaglia tutto, come nel precedente Gran Premio di Malesia, corso a Sepang). Pare che la Renault sia particolarmente difficile da guidare quest’anno. Giancarlo Fisichella rifila 0.8 secondi al suo compagno di squadra, il pilota brasiliano Felipe Massa, ma è comunque undicesimo. Giorgio Pantano (Jordan) va bene venerdì 2 Aprile 2004, poi - dice - la vettura peggiora: ha il sedicesimo tempo, però guadagna una posizione perché il suo compagno di squadra Nick Heidfeld rompe il motore nella prima giornata di prove. Gianmaria Bruni parte dalla diciassettesima posizione: visti i mezzi di cui dispone, la Minardi, è già un buon risultato. Tanto più che avrà di nuovo la soddisfazione di piazzarsi davanti a uno degli aspiranti eredi di Michael Schumacher: in Malesia è Fernando Alonso, in Bahrein è Kimi Raikkonen, che rinuncia al suo tentativo di qualifica e viene retrocesso al fondo dello schieramento. Sul circuito di Sakhir le due Williams partiranno dietro alle Ferrari. Tuttavia, Michael Schumacher ammette:

 

"Temo sorprese. Qui è tutto da scoprire Bella pista, ma è facile sbagliare. In un paio di punti si può uscire dalla traiettoria per sorpassare, in altri tratti sarebbe pericoloso perché c'è ancora sabbia. Saremo molto impegnati fisicamente".

 

In gara, il pilota tedesco della Ferrari partirà scortato dal fido Rubens Barichello, ma braccato dalle due Williams-Bmw. Tre pole position e due vittorie: è l'anno migliore della carriera di Michael Schumacher?

 

"Guidare mi risulta facile, questo sì. Ma non dimentichiamo i meriti degli ingegneri. Con la F2004 è più semplice lavorare e arrivare al limite. Rispetto alla stagione scorsa riesco a essere più costante".

 

Perché il pilota tedesco si è messo a duellare con Montoya durante le prove libere? Michael Schumacher Ride, poi scherza:

 

"Abbiamo simulato le condizioni di gara".

 

Il giro di qualifica?

 

"Tutt'altro che perfetto, eppure è bastato per ottenere il miglior tempo. Ho commesso un paio di errori nella parte iniziale, poi ho recuperato alla fine".

 

Michael Schumacher intende dire che può andare ancora più forte?

 

"Si, ma il discorso vale anche per gli altri. È un circuito impegnativo, che impone di restare nelle giuste traiettorie per evitare lo sporco. Difficile arrivare al limite".

 

Nelle prequalifiche la Ferrari non è stata eccezionale.

 

"La pista era sporca. Succedeva anche l'anno scorso: chi esce per primo fa lo spazzino".

 

La prima fila della Scuderia Ferrari è un'ipoteca sulla vittoria?

 

"Guai a crederlo. La corsa è lunga ed è la prima volta che disputiamo un Gran Premio qui. Diciamo che il nostro piazzamento ci consente di affrontare la gara senza compromessi".

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Fanno paura le due Williams in seconda fila?

 

"Erano vicine anche in Malesia. La vittoria è un affare tra noi e loro: bella sfida, combattuta".

 

La Bridgestone ha di nuovo azzeccato le gomme giuste?

 

"Speriamo di sì. In Malesia sono andate bene, qui in Bahrein finora ci hanno soddisfatto".

 

Le preoccupazioni della vigilia sono il caldo e la sabbia: a questo punto Michael Schumacher ritiene che l'allarme sia passato?

 

"Abbiamo trovato un circuito molto ben attrezzato, tenuto conto che c'era poco tempo per costruirlo, e impegnativo da un punto di vista tecnico, caratteristica che piace a noi piloti: non ci piace il lavoro facile. Mi auguro che al suo esordio in Medio Oriente la Formula 1 offra un bello spettacolo al pubblico del Bahrein".

 

Cinquantotto polo position, di cui quarantotto al volante della Ferrari, contro le sessantacinque di Ayrton Senna: inseguire quest'ultimo primato stimola il pilota tedesco?

 

"No, i record non mi aiutano a guidare meglio e ad andare forte. Se riesco a batterli bene, però non costituiscono il mio obiettivo".

 

Sorprende la crisi della McLaren-Mercedes?

 

"E' una sorpresa per molti. Quando le cose cominciano a girare male, non ne va dritta una. E, purtroppo per loro, è quanto sta succedendo in questo inizio di stagione. Non hanno la miglior vettura in assoluto, tuttavia hanno avuto anche una buona dose di sfortuna. Un team della loro forza ha comunque la capacità di tornare al vertice in fretta".

 

Il fatto che l'asfalto di Sakhir, come quello di Fiorano, sia stato prodotto dalla Shell, che è un vostro fornitore tecnico, favorirà la Ferrari?

 

"Credo che si tratti dello stesso asfalto utilizzato anche a Hockenheim e in altri circuiti. Soltanto dopo la gara sapremo se si adatta alla nostra vettura o meno".

 

È un Gran Premio coronato quello del Bahrein. A parte i numerosi sceicchi, padroni di casa e non, sabato 3 Aprile 2004 arriva anche Juan Carlos di Borbone, re di Spagna. Il sovrano ovviamente va a visitare il box della Ferrari e poi incontra Fernando Alonso, ma non gli porta troppa fortuna, perché il pilota della Renault commette un errore nel corso della sessione di qualifica.

 

"Colpa dei freni".

 

Si giustifica il pilota spagnolo, al termine delle prove. Accanto al principe Andrea d'Inghilterra e ad Alberto di Monaco, sono attesi anche il monarca di Giordania, Abdullah II e Filippo del Liechtenstein. La Formula 1 in un circuito nel deserto incuriosisce molto, ma è chiaro che si tratta anche di un segnale di amicizia e di pace. Fra gli ospiti già arrivati c'è anche uno tra i registi dei film di fantascienza più famosi al mondo, l'americano George Lucas. Crisi McLaren: arriva l'ora dei conti con Kimi Raikkonen in ultima fila. Lo hanno chiamato Paragon, nel tentativo pomposo di essere identificati come termine di paragone dalla concorrenza. Ma il nuovo Centro Tecnologico della McLaren (50 ettari di superficie, oltre 900 dipendenti, un edificio spaziale diviso in 18 settori, compresa una modernissima galleria del vento) sempre nella zona di Woking, a sud di Londra, inaugurato nell'Agosto del 2002, non sembra avere dato vantaggi al team dell'ex meccanico Ron Dennis. Malgrado l'enorme costo affrontato (oltre 500.000.000 di euro), da due anni la McLaren affonda lentamente, scivola a centro classifica. Pertanto non è più un punto di riferimento. Dopo aver strappato il cosiddetto mago dei progettisti, Adrian Newey, alla Williams e averlo trattenuto a forza quando voleva andare alla Jaguar, la squadra britannica è entrata in una spirale negativa. Una vittoria sola nel 2002, due nel 2003.

 

Se Kimi Raikkonen combatte sino all'ultima gara per il titolo piloti con Michael Schumacher, lo si deve soltanto al nuovo regolamento che premia piazzamenti e regolarità, piuttosto che i successi. Sul piano tecnico, un disastro di proporzioni enormi. Nel 2003 la MP4/18, presentata come vettura rivoluzionaria, non corre mai. David Coulthard e Kimi Raikkonen devono accontentarsi di diverse versioni della vecchia MP4/17. Per rimediare la McLaren prepara in anticipo la MP4/19. Al debutto nei primi test, si scopre che l'abitacolo è troppo stretto e viene ridisegnato. Poi arrivano i problemi d'affidabilità, ampiamente confermati all'inizio del Campionato del Mondo. Il finlandese si ritira sia in Australia che in Malesia per problemi di motore, mentre David Coulthard, usando l'acceleratore con mezzo piede ottiene un ottavo e un sesto posto. In Bahrein, venerdì 2 Aprile 2004 si rompe il motore sulla monoposto di Kimi Raikkonen, mentre David Coulthard rimane coinvolto in un’uscita di pista con gomma forata e danni vari. Sabato 3 Aprile 2004, nel corso della mattina, ancora un’escursione nella sabbia per lo scozzese a causa dei freni e sospensioni da cambiare. Nel pomeriggio in qualifica giunge la rinuncia di Kimi Raikkonen alla partecipazione, dopo aver visto che il compagno di squadra è in decima posizione.

 

"Poiché, avendo cambiato il motore giovedì, sarei stato retrocesso di dieci posti, fra partire sedicesimo o diciottesimo ho preferito conservare la vettura e scattare dietro a tutti in gara".

 

Una decisione amara. Può anche essere possibile che le cose si mettano meglio in corsa, ma alla McLaren regna un clima pesante. il team britannico e la Mercedes che fornisce i motori sono sul punto di rottura. Sicuramente salterà qualche testa. Rischia lo stesso Ron Dennis, che sarebbe spostato verso incarichi meno operativi, ma qualche problema potrebbe averlo anche Norbert Haug, responsabile delle attività sportive della Mercedes. Situazione imbarazzante per una squadra che in passato ha vinto undici Campionati del Mondo piloti e Campionati Mondiali Costruttori. Anche perché la Williams-Bmw si batte al vertice e resta la maggiore contendente della Ferrari. E questo a Stoccarda, sede della Mercedes, piace poco.

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Nella mattina di domenica 4 Aprile 2004 il circuito è bagnato da una leggera pioggia, evento estremamente raro in Bahrein; l'abbassamento delle temperature favorisce le scuderie dotate di pneumatici Bridgestone, meno efficaci dei rivali Michelin con temperature elevate. Nel pomeriggio il tempo migliora e la gara si svolge con il tracciato completamente asciutto. Al via Michael Schumacher scatta bene dalla pole position, mantenendo la testa del gruppo davanti a Rubens Barrichello e Juan Pablo Montoya. In quarta posizione si inserisce Takuma Sato, seguito da Ralf Schumacher, Jarno Trulli e Jenson Button. Fernando Alonso è costretto a tornare ai box dopo aver danneggiato il musetto in un contatto con Christian Klien, mentre Kimi Räikkönen tenta di rimontare dal fondo del gruppo, bloccandosi però dietro a Felipe Massa. I due piloti della Scuderia Ferrari conquistano rapidamente un buon margine sui rivali, mentre Ralf Schumacher contende a Takuma Sato il quarto posto. Il pilota tedesco prova un attacco all'esterno nel corso del sesto giro, ma Sato resiste al tentativo dell’avversario rimanendo sulla traiettoria interna.

 

Ralf Schumacher chiude eccessivamente la traiettoria e i due entrano in contatto, con il pilota della Williams costretto ai box per riparare la propria vettura. Un passaggio più tardi sulla vettura di Kimi Räikkönen cede il motore mercedes, costringendo il pilota finlandese al terzo ritiro in tre gare. Al termine della prima serie di rifornimenti, aperta da Michael Schumacher nel corso del nono giro, il pilota tedesco continua a condurre davanti a Rubens Barrichello, Juan Pablo Montoya, Jarno Trulli, Takuma Sato, Jenson Button e David Coulthard. Nel corso del diciassettesimo giro il pilota giapponese della BAR arriva lungo ad una frenata, rovinando l'alettone anteriore, ed è dunque costretto a tornare ai box per sostituire il musetto, perdendo diverse posizioni. In testa alla corsa le due Ferrari mantengono un ritmo insostenibile per gli inseguitori, che vengono sempre più distanziati; la seconda serie di pit stop, iniziata nel corso de ventitreesimo passaggio da David Coulthard, non porta cambiamenti nelle prime posizioni, con l'eccezione di Takuma Sato, che risale fino al settimo posto alle spalle di David Coulthard.

 

Dopo un inizio di gara in salita, Fernando Alonso entra in zona punti nel corso del trentesimo giro, quando supera Mark Webber, fino a quel momento ottavo. Due giri più tardi Takuma Sato compie un bel sorpasso su David Coulthard, conquistando la sesta posizione. Non seguono altri cambiamenti degni di nota fino alla terza serie di soste, durante la quale Jenson Button sopravanza Jarno Trulli, portandosi al quarto posto, mentre Fernando Alonso guadagna la settima posizione ai danni di David Coulthard. Nel corso del quarantaquattresimo giro Zsolt Baumgartner è costretto al ritiro a causa della rottura del motore. A circa dieci giri dalla fine, mentre i due piloti della Ferrari amministrano senza problemi il vantaggio sui rivali, Juan Pablo Montoya comincia a rallentare per problemi al cambio. Il pilota colombiano viene sopravanzato da Jenson Button nel corso del quarantanovesimo giro, perdendo poi sempre più terreno. Al cinquantesimo passaggio David Coulthard si ritira per problemi al motore. Grazie al ritiro del pilota scozzese ed al rallentamento di Juan Pablo Montoya, Takuma Sato si porta al quinto posto, incalzato da Fernando Alonso, mentre Ralf Schumacher e Mark Webber entrano in zona punti. Non seguono ulteriori avvenimenti e Michael Schumacher taglia il traguardo davanti a Rubens Barrichello, Jenson Button, Jarno Trulli, Takuma Sato, Fernando Alonso, Ralf Schumacher e Mark Webber, ottenendo così la terza vittoria su tre gare stagionali.

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Michael Schumacher e Rubens Barrichello, chi li ferma più? Due Ferrari in trionfo battezzano il nuovo circuito del Bahrein. Sul deserto torna il silenzio. Vince Michael Schumacher davanti a re Hamad di Bahrein, re Abdullah II di Giordania, re Juan Carlos di Spagna, davanti a principi e primi ministri. Presenti 40.000 spettatori per l'esordio della Formula 1 in Medio Oriente: questo è l'obiettivo degli organizzatori, raggiunto a costo di regalare biglietti e di mettere in palio una Ferrari 360 Modena, offerta dallo sceicco Saiman, figlio di re Hamad e sorteggiata da Michael Schumacher. Poi vince lo sport. La grande paura del terrorismo è passata. La sabbia contribuisce allo spettacolo: costringe i piloti a raddoppiare la concentrazione, punisce chi sbaglia traiettorie, ma non fa danni.

 

"È stato faticoso, però ci siamo divertiti".

 

Circuito impegnativo quello disegnato da Hermann Tilke. Da venerdì 2 Aprile 2004, nelle vie di fuga passano ingloriosamente tutti, Schumacher compreso (lui soltanto nelle prove libere). E si sorpassa, questo sì che è un evento straordinario. I vari Takuma Sato, Fernando Alonso, Ralf Schumacher e Jenson Button la posizione se guadagnano con la forza, la tecnica e la prepotenza. Peccato che la regia televisiva locale abbia mancato qualche episodio clou, tipo Rubens Barrichello e Jarno Trulli che rischiano di scontrarsi ai box o Ralf Schumacher che investe un meccanico (senza gravi conseguenze) e che sul piccolo schermo siano sparite le rilevazioni cronometriche. Qualcuno attribuisce un miracolo alla Scuderia Ferrari: far piovere nel deserto. Da queste parti succede in media cinque volte l'anno. Accade domenica 4 Aprile 2004, un giorno che la strana congiuntura di numeri aiuterà a ricordare: 04.04.04. La Scuderia Ferrari ne trae buon profitto: nel 2003 patisce le temperature di un'estate record, nel 2004 trova in Malesia e Bahrein le domeniche più fresche che potesse augurarsi.

 

Ciò premesso, va sottolineato che Michael Schumacher conquista le sue tre pole position sabato 3 Aprile 2004 con clima torrido. Funziona persino l'impatto con la cultura islamica. Dalle bottiglie sigillate tipo champagne esce la schiuma dolciastra, profumata e analcolica del Warrd, un miscuglio di frutti locali, acqua di rose e anidride carbonica di cui nessuno sentirà la mancanza al ritorno in occidente. Sulla pit lane, sobrie ragazze in tenuta da hostess (cappellino, giacca blu, camicia bianca, gonna al ginocchio) rispettano il rituale della Formula 1 e la religione islamica. Nei giorni precedenti, un altro sponsor prova presentare fanciulle fasciate in una tuta di pelle rossa che vengono ritirate in fretta dal paddock. Nell’arco di circa venti giorni il Circus monta di nuovo le tende in Europa: prima Imola, poi Barcellona, Monte-Carlo e Nurburgring. 

 

La gara d'esordio sul circuito di Sakhir ribadisce una supremazia imbarazzante (per gli avversari): Michael Schumacher e Rubens Barrichello, due gemme nel deserto. Doppietta Ferrari come a Melbourne. Anche Jenson Button ancora sul podio. La vittoria di Michael Schumacher è in pericolo una sola volta: alla prima curva. Il pilota tedesco arriva alla staccata con le ruote bloccate che sollevano fumo blu. Rubens Barrichello è sulla stessa traiettoria, non può fare altro che accodarsi e frenare con identica energia. Trascorrono circa 800 metri. Da quel momento fino alla bandiera a scacchi, 308.769 chilometri, alle spalle delle due Ferrari si forma il deserto. Michael Schumacher stravince il primo Gran Premio della storia del Bahrein e del Medio Oriente; ottiene il terzo successo della stagione in altrettante gare; umilia gli avversari con il secondo hat trick, un'espressione che indica pole position, giro più veloce e vittoria e che nella sua carriera gli è riuscito già 16 volte; porta a 73 i successi personali (i suoi colleghi tutti insieme sono fermi a 33) e a 17 le doppiette in coppia con Rubens Barrichello. Per la Scuderia Ferrari le doppiette salgono a 63, le vittorie a 179 su 689 Gran Premi disputati. Persino l'imperturbabile Ross Brawn è impressionato.

 

"Eravamo preoccupati. Siamo partiti con un approccio prudente e non ci aspettavamo questa superiorità".

 

commenta il direttore tecnico della Ferrari. E in lingua italiana, conclude col dire:

 

"Non c'è male".

 

Superato il problemino iniziale, Michael Schumacher saluta e se ne va. Staccato di un paio di secondi gli resiste il compagno di squadra, che perde definitivamente contatto al primo pit stop, unico errore del team in una giornata altrimenti perfetta. Al pilota brasiliano viene dato il via libera quando la vettura è ancora sul cric e poi mentre sulla corsia dei box sta transitando Jarno Trulli. Una disattenzione che costa 8.000 € di multa alla Ferrari (assolto da ogni responsabilità il pilota). Anche la gara di Rubens Barrichello è tranquilla. L'unico che potrebbe infastidirne la serena domenica è Juan Pablo Montoya, che però perde progressivamente terreno. Il gruppo si sgrana in fretta. Kimi Raikkonen dà spettacolo con una bella rimonta e, soprattutto, con la pirotecnica esplosione del motore Mercedes dopo una decina di giri. Il giovane finlandese non è ancora riuscito a concludere una corsa. Parte bene, poi si ferma sempre tra fumo e fiamme. Altri duelli ravvivano lo spettacolo.

 

Tra Fernando Alonso (Renault) e Mark Webber (Jaguar) ad esempio. L'australiano chiude il rivale al via e gli si mette davanti a metà gara. Alonso lo incalza, lo maledice con ampi gesti e alla fine - trentesimo giro - lo sorpassa, ma è soprattutto con sé stesso che deve prendersela se finora ha combinato poco: gli errori in qualifica pesano e lui ne ha già commessi due di troppo. Si comporta meglio in gara. Per imporsi su Felipe Massa tira fuori una prestazione straordinaria, perché la Sauber è velocissima in rettilineo e nel tratto misto spazi e traiettorie sono obbligati. È lotta corpo a corpo pure tra Takuma Sato e Ralf Schumacher. Il pilota tedesco tenta un attacco violento e lo conclude stringendo la traiettoria oltre il buon senso: la fisica non è un'opinione e le ruote delle due vetture si scontrano. Ha la peggio Ralf Schumacher, che deve fare una sosta supplementare, si prende un'ammonizione e, non contento, fa il bis con Giancarlo Fisichella (nel corso del trentaduesimo giro): sorpasso e ruotata, la Sauber del pilota romano finisce in testacoda.

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A fine anno, oltre a Juan Pablo Montoya che passerà alla McLaren, la Williams-Bmw perderà probabilmente anche Ralf Schumacher, destinazione Toyota. Pare che sir Frank Williams non abbia fatto molto per trattenerlo. Ancora Takuma Sato (BAR) protagonista al trentaduesimo giro: compie su David Coulthard la stessa manovra che Ralf Schumacher ha tentato con lui (la differenza è che lascia al rivale uno spazio sufficiente): viene premiato da un quinto posto. La gara di Jenson Button è meno spettacolare, eppure frutta all'inglese il secondo podio consecutivo. La BAR-Honda è la sorpresa più piacevole della stagione e il suo primo pilota, ventiquattrenne, non è più l'ennesima promessa mancata della Formula 1. Terzo in Malesia, terzo a Sakhir, terzo in classifica generale davanti a Juan Pablo Montoya e alle spalle degli inarrivabili piloti della Ferrari: se poi capitasse l'occasione, la prima vittoria della carriera se la meriterebbe pure.

 

Chiusa in Bahrein la prima parte del Campionato del Mondo, la Formula 1 torna in Europa, dove domenica 25 Aprile 2004, a Imola, si correrà il Gran Premio di San Marino. Non è un semplice spostamento geografico: i team hanno tre settimane per risolvere problemi e collaudare nuove soluzioni vicino alle rispettive sedi. Inoltre, conoscono bene i circuiti in cui si correrà la maggior parte dei prossimi Gran Premi (in Australia e Malesia la Formula 1 va una sola volta all'anno, in Bahrein si tratta dell'esordio assoluto). Nei giorni seguenti la Ferrari lavorerà a Barcellona. Scenderà in pista per primo il collaudatore Luca Badoer, poi gireranno insieme Michael Schumacher e Rubens Barrichello. Il giapponese Takuma Sato con un quinto posto fa della BAR-Honda la terza forza mondiale. Crollano le grandi rivali: la Williams di Montoya, seconda in Malesia, finisce tredicesima e doppiata. Sempre più giù le McLaren: motore in fumo per Raikkonen, poi s'arrende Coulthard. Gocce di pioggia e sabbia in pista ma i sorpassi nel gruppo non sono mancati. Ai piedi del podio si classifica Jarno Trulli, quarto con la Renault. La F2004 si sta dimostrando una monoposto perfetta: mai un problema dall'inizio della stagione e supremazia assoluta sia nelle qualifiche sia in gara. 

 

È però un post gara piuttosto movimentato, quello del primo Gran Premio del Bahrein. Vengono infatti chiamati i giudici sportivi, che vengono mobilitati a decidere su un paio di episodi controversi; uno riguarda anche Rubens Barrichello, vittima di un rientro tormentato al termine del primo pit stop. Alla fine della corsa, dopo una lunga riunione, i commissari della FIA infliggono una multa di circa 8.000€ alla Ferrari e un'ammonizione scritta a Ralf Schumacher. La Scuderia Ferrari viene punita per il rischio di collisione verificatosi fra Rubens Barrichello e Jarno Trulli. I fatti: il pilota brasiliano si ferma per cambiare le gomme e rifornire carburante. Si verifica un intoppo nel montare una ruota posteriore sulla monoposto, qualche attimo di tensione e poi Rubens Barrichello riparte, ma proprio mentre arrivando per la sua sosta la Renault del pilota italiano. Barrichello non viene avvertito per tempo del pericolo, frena per non superare i limiti consentiti (che sono adesso di 100 km/h), le due vetture si affiancano nella corsia della pit lane e per un attimo si pensa a una inevitabile collisione. I due piloti (come poi spiegano a mente serena) allargano la traiettoria e, proprio grazie alla prontezza di riflessi dei due, le vetture si sfiorano soltanto.

 

Incolpevole il pilota brasiliano, la giuria addossa la responsabilità ai meccanici della Scuderia Ferrari, che pagherà la multa. Per quanto riguarda l'avvertimento a Ralf Schumacher, è dovuto dal fatto che il pilota tedesco colpisce la BAR di Takuma Sato quando quest'ultimo cerca di superarlo. In effetti i commissari in questa occasione sono clementi con Ralf Schumacher, perché il pilota della Williams centra anche la Sauber di Giancarlo Fisichella, mandandola in testacoda. Quali sono i segreti del successo del team di Maranello? Organizzazione, lavoro, la scelta di uomini e piloti ideali. Mai per le Ferrari si era verificata una simile partenza. Da Agnelli e Montezemolo giungono elogi a Jean Todt e all'intero team. Luca Montezemolo batte Umberto Agnelli in velocità. Il Presidente della Ferrari è il primo a telefonare al team principal, Jean Todt, per fargli le sue congratulazioni, precedendo di un attimo il presidente della Fiat. Lo racconta il direttore della Gestione Sportiva di Maranello, sorridendo felice, ovviamente per il risultato.

 

"Montezemolo ha vinto la gara, ma erano entrambi molto contenti. Per noi e per il Gruppo Fiat del quale facciamo parte. Non dobbiamo mai dimenticare questi legami, sia per l'aiuto che ci danno anche con il Centro Ricerche e con Magneti Marelli, sia perché li rappresentiamo in pista. La Ferrari si misura con i colossi dell'automobilismo e ha dato una dimostrazione molto importante: questi non sono solo i successi di una fabbrica mitica ma piccola, sono espressione di un Gruppo italiano a livello mondiale".

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In effetti la Ferrari, negli ultimi decenni, non è mai partita così bene: in tre gare conquista 51 punti sui 54 disponibili per le prime due posizioni. Anche per Schumacher si tratta di un inizio di tutto rispetto, da quando guida le vetture monoposto: vince le prime tre corse nel 2000, ma a quei tempi si conquistarono soltanto 27 punti; ottiene tre pole position consecutive all'inizio di stagione nel 2001, però non riesce a segnare all'epoca anche i migliori tempi in qualificazione. Nemmeno nel favoloso 2002 ottiene un bilancio così brillante. Qualcuno dice che i Gran Premi a questo punto sarebbero più incerti e spettacolari se non ci fosse un pilota come Michael Schumacher. Dimenticando che l'assenza del pilota tedesco avrebbe favorito le possibili vittorie di Rubens Barrichello o di qualche altro pilota con un minimo di valore che avesse avuto a disposizione una F2004. In questo momento è la Ferrari a dettare legge, con tutto il suo pacchetto: piloti, squadra, gomme, telaio, motore, elettronica. Va specificato che lo fa malgrado siano stati inventati nuovi regolamenti anche per cercare di fermarne la corsa del team di Maranello.

 

Non ci sono segreti per questa inarrestabile serie di affermazioni iniziata nel 1999 (ma avrebbe potuto benissimo partire dal 1997, se non ci fossero state delle circostanze negative). Si tratta di organizzazione (e questo è uno dei grandi meriti di Jean Todt), di scelta delle persone, di determinazione e costanza. Il tutto ovviamente accompagnato da capacità tecniche eccezionali, perché - è il caso di ripeterlo - la concorrenza non è formata da assemblatori inglesi come succedeva in un lontano passato, bensì da aziende potenti e con grandi mezzi. Al termine della passata stagione, dopo l'ennesima doppia affermazione della Ferrari, si pensava che nel 2004 sarebbe stata molto dura vincere ancora. Durante l’inverno è arrivata in netto anticipo una nuova McLaren, la Williams presenta il suo mirabolante progetto, si dice che la Renault sia in forte progressione. In verità soltanto la Casa francese (che al momento è seconda in campionato) mantiene le promesse. La McLaren, dopo un inizio già disastroso, arriva a toccare il fondo.

 

Kimi Raikkonen (che deve cambiare il motore rotto venerdì 2 Aprile 2004) non percorre più di 40 chilometri prima di fermarsi nuovamente con la vettura che sputa olio tra fiamme e dense fumante. David Coulthard non finisce la gara, bloccato da una perdita di pressione delle valvole pneumatiche (sempre del motore si tratta). La Williams subisce i capricci di Ralf Schumacher e la sfortuna di Juan Pablo Montoya, che a causa di un guasto all'impianto idraulico distrugge il cambio. Comunque, il colombiano, anche se avesse finito la gara in piena forma, si sarebbe classificato terzo, a circa mezzo minuto dalle due Ferrari. C'è da segnalare la crescita della BAR, che si conferma al terzo posto con Jenson Button. Al momento il team che gode dell'appoggio della Honda non è ancora pronto per vincere, però potrebbe fare altri passi avanti. Il problema per tutti è che anche la Ferrari non si fermerà. Essendo la più forte, probabilmente avrà margini di miglioramento più ridotti, ma di sicuro non starà a guardare. In tre gare le Ferrari hanno conquistano 51 dei 54 punti disponibili. Dopo cinque anni di successi sembrava impossibile crescere ancora, invece il miracolo prosegue, con i tifosi in festa presenti in gran numero sugli spalti del Bahrein. Tuttavia, il team principal della Scuderia Ferrari, Jean Todt, dichiara:

 

"Non siamo fenomeni, è il lavoro di squadra che paga".

 

Diciannove piloti non fanno un Michael Schumacher. Il pilota tedesco è l'unico Campione del Mondo in attività e l'unico che abbia superato i mille punti (1068 contro i 455 di David Coulthard e i 358 di Rubens Barrichello). Ha trascorso in testa oltre 19.000 chilometri della sua carriera al volante di Benetton e Ferrari (4200 Coulthard, 2900 Barichello), ha vinto più di tutti gli altri messi insieme nelle tredici stagioni disputate e comincia da dominatore la quattordicesima. Ai rivali ha lasciato, e continua a lasciare, gli avanzi: in questo avvio di stagione fallisce soltanto il giro più veloce in Malesia, il circuito che si annuncia più difficile. Mai aveva cominciato una stagione su questi ritmi.

 

"Merito di tutti".

 

Si affretta a spiegare il pilota tedesco. Ma i giornali tedeschi, la Bild per prima, lo adorano:

 

"E' l'unico tedesco che sa vincere, mentre tutta la Germania retrocede".

 

Comunque sia, la F2004 fa quello che vuole Schumacher. Arriva subito al limite, si adatta a ogni tracciato, è facile da regolare e assettare. Le gomme, gioie e dolori della passata stagione, sono state fin qui impeccabili. E il pilota tedesco, magnifico trentacinquenne, risplende di uno stato di forma straordinaria che coltiva con maniacale costanza, guadagna quanto uno sceicco e nella villa-ranch in Svizzera si gode la famiglia, la moglie Corinna e i figli Gina Maria e Mick. Jean Todt si dice impressionato dal suo pilota di punta (e ai piedi del palco gli manda un bacio), da Rubens Barrichello, ottimo gregario anche nell’ultima gara (Schumacher è il migliore, lui è il miglior secondo, suggerisce un grande del passato come Stirling Moss), e da tutta la squadra, dai fornitori tecnici, eccetera.

 

"Pensavamo che le condizioni di questa nuova pista non fossero favorevoli alla Ferrari. Invece la vettura si è comportata benissimo e la Bridgestone ci ha fornito pneumatici eccezionali, come fa da inizio stagione. Le gomme erano un settore critico nel 2003. Vedo che il problema è stato risolto brillantemente: è merito anche dei nostri partner se abbiamo conquistato 51 dei 54 punti in palio".

 

Se si domanda a Jean Todt quale sia il segreto di tanta superiorità tecnica, la risposta è sempre una: l'approccio con il lavoro e una squadra composta da persone eccezionali.

 

"Non siamo fenomeni, restiamo umili e con i piedi per terra".

 

Il Gran Premio del Bahrein (che ha incollato alla televisione 13.000.000 di italiani, con uno share del 59%) era un’incognita. Quali difficoltà ha dovuto superare la Ferrari per presentarsi al meglio?

 

"Difficoltà? Forse questa domanda andrebbe rivolta agli altri. Noi in tutto il fine settimana abbiamo commesso soltanto un errore durante un pit stop, e senza conseguenze. Siamo andati subito bene il venerdì, il sabato mattina abbiamo messo a posto le due macchine, nel pomeriggio abbiamo conquistato una prima fila tutta rossa e la domenica abbiamo centrato ima doppietta. Difficile parlare di difficoltà".

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La Ferrari promuove l'autodromo, fantastica ed esagerata cattedrale nel deserto del Bahrein che rimarrà chiusa probabilmente fino al Gran Premio del prossimo anno.

 

"Gli sceicchi hanno vinto la loro sfida. Non era semplice mettere tutto così a punto. Tanto di cappello, ora dispongono del circuito più moderno del mondo. Almeno fino a Settembre".

 

Questo perché il terz'ultimo Gran Premio della stagione si correrà a Shanghai: la Cina, infatti, è la seconda nazione esordiente della stagione. Il progetto è dello stesso ingegnere, l’austriaco Hermann Tilke, e sarà pronto entro i prossimi due mesi. Sul circuito di Sakhir sono scoppiate un paio di piccole polemiche. Non è piaciuto che la Williams abbia mandato il suo collaudatore Marc Gene a inaugurare la pista con una vecchia monoposto, che però è servita a raccogliere dati importanti. E non è piaciuto agli avversari della Ferrari che il bitume per l'asfalto fosse stato realizzato da un partner di Maranello. 

 

"Anche a Hockenheim il bitume è stato realizzato dalla stessa azienda, e non mi pare che l'anno scorso siamo andati bene".

 

Caso chiuso. La Scuderia Ferrari torna in Europa e si rimette al lavoro. La sfida al team di Maranello diventa ogni giorno sempre di più una missione impossibile per la concorrenza. E non soltanto per i risultati di Michael Schumacher e Rubens Barrichello e alla contemporanea crisi di colossi come McLaren-Mercedes e Bmw-Williams. Il fatto è che sono sorte nuove realtà che si sono inserite nella lotta tra le Case automobilistiche tedesche. Dopo tre gare, alle spalle della Scuderia Ferrari, la Renault è seconda in classifica e la Bar-Honda terza alla pari della Williams. Fra i piloti, Jenson Button (15 punti) è il più vicino inseguitore della coppia del team di Maranello, mentre Fernando Alonso e Jarno Trulli sono quinti a una sola lunghezza da Juan Pablo Montoya. Per il momento c'è stato un rimescolamento delle carte che potrebbe anche favorire la Scuderia Ferrari, con i rivali che si tolgono punti preziosi fra loro. Disputa nella disputa, la Formula 1 ha anche trovato un nuovo motivo d'interesse con il confronto fra due grandi nomi dell'automobilismo giapponese, cioè fra la possente Toyota e la Honda che ha dimensioni industriali ed economiche largamente inferiori.

 

La Honda sinora ha surclassato la Toyota. Bisogna dire che la prima, più piccolina, vanta una tradizione superiore: non solo ha gareggiato con un team proprio dal 1964 al 1968, ma ha anche permesso a tre piloti di vincere cinque Campionato del Mondo (Piquet uno, Senna tre, Prost uno) fornendo i motori a Williams e McLaren. La Toyota, che in passato ha ottenuto successi nelle corse americane e in qualche gara di durata, invece ha debuttato in Formula 1 soltanto nel 2002. Honda ha sempre avuto un approccio soft con la Formula 1. Anche ora, che è legata alla Bar dal 2000 (fornitrice anche della Jordan dal 1998 al 2002) non ha ancora fatto sapere se continuerà. Il contratto scadrà a Giugno. Secondo indiscrezioni potrebbe anche andarsene, ma gli attuali risultati fanno pensare a una diversa soluzione: rinnovare il contratto per qualche anno, oppure come si augura David Richards, manager della squadra inglese, acquistare il team e continuare con il proprio nome.

 

Una cosa è certa: mentre Toyota, con base a Colonia, ha oltre 600 dipendenti di 32 diverse nazionalità e dispone di mezzi quasi illimitati, la Honda utilizza solo tecnici giapponesi e cerca di non spendere eccessivamente. Da questa stagione, comunque, non si limita a fornire i motori, ma affianca i progettisti del team Bar nello studio di telaio, aerodinamica e cambio. Risultato: dopo tre gare la Toyota è a 0 punti, alla pari di Jordan e Minardi, mentre la Honda è quarta, allo stesso livello (19 punti) di Bmw-Williams. Mentre Jenson Button si trova in terza posizione nella classifica riservata ai piloti. Cristiano Da Matta e Olivier Panis sono al dodicesimo e tredicesimo posto e senza risultati. La squadra di Colonia ha fatto qualche piccolo progresso ma serpeggia la delusione e già si pensa a possibili cambiamenti, a iniziare dai due piloti. E questo nonostante i dirigenti avessero parlato di un piano quinquennale per arrivare al vertice. La Bar-Honda invece è già in alto. Lo deve anche al progettista Geoff Willis, transfuga dalla Williams, fidanzato con la nobildonna romana Francesca d’Aragona. Geoff Willis è ottimista:

 

"Devo esserlo per mestiere. Per dare fiducia alla squadra. Comunque disponiamo di una vettura molto competitiva. Il motore è più potente, le dimensioni della vettura sono più contenute, abbiamo abbassato il baricentro e ridotto i pesi. Notevole il piano di sviluppo: un V10 con qualche cavallo di riserva, soluzioni aerodinamiche, nuove sospensioni e portamozzi. Tutto arriverà già per la gara di Imola".

 

E a chi gli chiede un pronostico, risponde:

 

"La Ferrari adesso è molto forte. Ma noi dopo due terzi posti di Button, puntiamo a un secondo o magari anche a una vittoria".

 

Ottimista? Alla Toyota lo guardano male.

 

Il pilota rivelazione è Jenson Button. Molti addetti ai lavori puntano su Kimi Raikkonen e Fernando Alonso. Intanto, però, spunta il pilota britannico con due podi consecutivi, a Sepang e a Sakhir, nella giungla e nel deserto.

 

"Il secondo è stato più bello del primo. Perché? Perché è già il secondo".

 

In gara Jenson Button sorpassa il suo compagno Takuma Sato.

 

"Non avevo intenzione di forzare. Lui ha sbagliato e io ne ho approfittato. Poi non abbiamo sbagliato più nulla. La macchina andava alla perfezione e la strategia si è rivelata perfetta".

 

Che cosa manca per un successo?

 

"È il primo anno che montiamo gomme Michelin. Dateci il tempo di fare esperienza. A Imola introdurremo una serie di novità. Staremo a vedere".

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A sorpresa, tra i piloti al terzo posto dopo Schumacher e Barrichello spunta Jenson Button; tra i costruttori, alle spalle della Ferrari avanza la Renault. Si faccia avanti chi in inverno aveva previsto, nell'ordine, la scomparsa della McLaren tra i top team, le difficoltà della Williams-Bmw, e la trasformazione della BAR-Honda da monoposto di compagnia a nuova protagonista. Le previsioni erano altre. La seconda delusione è la Williams-Bmw. Il suo muso subito paragonato ai denti del tricheco affascinava in un panorama di monoposto tutte uguali. Si aggiunga anche che il disegno della monoposto è opera di una donna, italiana, Antonia Terzi, che un tempo lavorava alla Ferrari, e il pronostico risulta inevitabile: il tempo delle Ferrari è trascorso. Le Renault si affacciano con meno proclami. Team giovane che cresce, piloti competitivi, un motore più potente, l'obiettivo di inserirsi nei primi tre a spese di McLaren o Williams. Il risultato viene superato; sono secondi soprattutto grazie all'affidabilità. Come la Ferrari, la scuderia francese ha portato sempre a punti entrambi i piloti.

 

"Sono contento, ma per il morale ci sarebbe voluto un podio".

 

Dice Jarno Trulli, arrivato quarto e protagonista di un fine settimana positivo. Gli manca l'acuto.

 

"Ho avuto sfortuna in tutti e tre i pit stop. Al giro di rientro in pista, due volte sono stato rallentato dalle Jordan e una da Michael Schumacher. Non gli rimprovero nulla; stava uscendo dalla corsia box e ho dovuto dargli strada in curva perché era più avanti di me. Purtroppo, quei quattro o cinque secondi sono stati decisivi".

 

Juan Pablo Montoya è uno strano pilota. A volte, quando va male, diventa una furia. Domenica 4 aprile 2004, dopo la gara in cui al quarantottesimo dei cinquantasette giri precipita dal terzo al tredicesimo posto, doppiato, il colombiano ride come se avesse visto un film comico.

 

"Cosa volete farci, dovrei buttarmi in un fiume? Cerco di stare allegro, fa bene alla testa. Purtroppo, ho avuto un problema al cambio. Prima è saltata la settima marcia, poi la quinta, infine la sesta. Viaggiavo in quarta. Dai box, via radio, mi dicevano di resistere. Impossibile. Mi sono fermato in pista subito dopo aver tagliato il traguardo. Mi hanno spiegato che è saltato tutto l'impianto idraulico. Comunque, non ero abbastanza veloce e la Ferrari in questo periodo è troppo forte. Unica consolazione; eravamo i migliori con le gomme Michelin. Questo è abbastanza importante".

 

Montoya ammette anche di aver commesso errori durante il weekend.

 

"Probabilmente non ho fatto la miglior scelta sugli pneumatici. Guasti a parte, avrei dovuto partire in una posizione più avanzata, anche se non mi lamento del mio start. Il risultato è molto pesante perché non ho preso un punto e questo mi spiace parecchio".

 

Ralf Schumacher, ammonito ufficialmente dai commissari sportivi per l'incidente con Sato, prende la vicenda con filosofia, evitando accuratamente di assumersi responsabilità.

 

"È stata una collisione normale di gara. Avevo passato il giapponese e lui ha riprovato a superarmi, dove la pista era troppo stretta per le due vetture affiancate. Dal mio punto di vista Takuma è stato molto ottimista a tentare quella manovra. Se guardiamo a tutto quello che è successo, potrei definire il mio piazzamento in settima posizione come un risultato che serve a limitare i danni. Alla fine della fiera non sono depresso. Guardando i dati, ho ottenuto il terzo tempo sul giro, non molto lontano da quello della Ferrari. Questa rilevazione lascia la porta aperta a qualche speranza per il futuro".

 

L'avvenire sembra meno roseo per la McLaren, bollata in gara da un doppio ritiro. Come se non bastasse, per sottolineare il momento difficile, persino i meccanici del team anglo-tedesco, sabato 3 Aprile 2004 rimangono appiedati per il cedimento del motore sul pullman con il quale tentavano di rientrare in albergo a Manama. Kimi Raikkonen è letteralmente distrutto. Già il pilota finlandese parla sempre con un filo di voce, tanto che è difficile sentirlo. Dopo la gara, interrompendo un lunghissimo silenzio, dice:

 

"Un weekend difficile per me e per tutta la squadra. In gara sono anche partito bene dall'ultima fila e ho guadagnato diverse posizioni. Stavo battendomi con una Jaguar per l'undicesimo posto quando il motore ha perso di colpo tutta la potenza, ovviamente per la rottura. Non c'è altro da dire. Voglio solo dimenticare questa trasferta e guardare alle gare che mancano per finire il campionato".

 

Insoddisfazione totale anche sul volto di David Coulthard:

 

"Dopo due giorni pessimi, potevo almeno salvare un punticino in corsa. Invece no. Tuttavia, anch'io spero che la situazione cambi presto".

 

Su questo punto concorda Ron Dennis, il patron della McLaren:

 

"È andata così male, sinora, che possiamo solo migliorare. Io resto fiducioso». Già si dice che la squadra stia preparando un'altra vettura completamente diversa per il mese di giugno. Ma anche questo non è un bel segnale". 

 

Entusiasmo a Maranello: a esultare tra le persone che vivono nella piccola provincia di Modena c'è un ospite speciale, Hamad Ahmad Aziz Al-Amer, ambasciatore per l'Europa del Bahrein. Il diplomatico segue la gara con i tifosi nell'auditorium Enzo Ferrari, in compagnia di tre figli e del sindaco di Maranello, Giancarlo Bertacchini.

 

"Ringrazio tutti per la bella ospitalità. L'anno prossimo saremo lieti di ricambiare, ospitando una delegazione di Maranello nel nostro Paese. Spero che questa cittadina continui a tenere alto il nome della Ferrari in tutto il mondo".

 

In mattinata il diplomatico aveva fatto visita alla Galleria Ferrari, ed aveva provato una 355 Gts. Come sempre in occasione delle vittorie, a Maranello esplode l'entusiasmo, con il suono festoso delle campane della chiesa parrocchiale e i caroselli per le strade. In più si svolge una manifestazione di guida sicura.

 

Martina Felloni

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