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#473 1989 United States Grand Prix

2021-10-16 00:00

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#1989,

#473 1989 United States Grand Prix

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Nell’Ottobre del 1988, i funzionari della città di Detroit Michigan si rifiutarono di investire più soldi per portare il circuito di Detroit in linea con i nuovi regolamenti della FIA, e un tentativo di spostare il circuito in un nuovo circuito a Belle Isle, un'isola in mezzo al fiume Detroit fallì. Questo portò alla cancellazione della gara di Detroit per la stagione 1989. I funzionari della città di Phoenix, Arizona, erano interessati ad ospitare un grande evento sportivo per promuovere la città arida e desertica di Phoenix in tutto il mondo. Una gara di Formula 1 entrò in gioco dopo un disperato tentativo di Bernie Ecclestone di non perdere il Gran Premio degli Stati Uniti. Il 13 Gennaio 1989 il consiglio comunale di Phoenix ha approvato un contratto quinquennale con la Formula 1 per promuovere e gestire la gara, con data dell'evento il 4 Giugno 1989.

 

Nonostante il clima di Phoenix sia tipicamente estremamente caldo nel mese di Giugno, nessun altro slot era disponibile perché Phoenix ha ottenuto la gara con un breve preavviso. Il giovedì prima delle qualifiche la Formula Atlantic, la categoria di supporto per il fine settimana, svolge una prima sessione di prove sulla nuova pista, prima che le auto di Formula 1 possano entrare all’interno del circuito per effettuare le pre-qualifiche alle ore 8:00 del venerdì mattina. La sessione Atlantic vive però un paio di problemi. Ad esempio, un tombino viene sollevato e la superficie della pista alla curva 9 alla fine del rettilineo posteriore (Washington Street) inizia a rompersi nello stesso modo in cui Detroit e Dallas avevano fatto in passato. Durante la notte, il cemento ad asciugatura rapida viene depositato sul manto stradale per rattoppare la superficie rotta e, anche se polveroso e irregolare, il cemento riuscirà a tenere per il resto del weekend.

 

In questi primi giorni di Giugno del 1989 non fa molto caldo a Phoenix: solo 34-35 °C. Ma, di norma, nel periodo estivo si arriva anche a 40 °C all'ombra e in questi casi, l'aria per respirare può anche diventare un optional. Ecco dove corre quest'anno la Formula 1, nel suo pellegrinaggio attraverso gli Stati Uniti: da Long Beach a Las Vegas, da Dallas a Detroit. Stavolta è toccato all'Arizona, Stato desertico del Sud, dove fra zone depresse e montagne aride si apre improvvisamente quel gioiello verde che è Phoenix, città dell'elettronica. La città statunitense attende almeno 100.000 spettatori: i biglietti costano fino a 200 dollari, e il giro d'affari dovrebbe essere di circa 15.000.000 di dollari. Un business, è chiaro. Come è successo per altre località, se le previsioni verranno rispettate, si continuerà anche nei prossimi anni. Altrimenti i piloti dovranno trovarsi un'altra vetrina negli Stati Uniti. Il disegno della pista è molto simile a quello di Detroit: sono circa quattro chilometri di pista, con un circuito a forma di chiave. Si tratta di un tracciato sconosciuto a tutti i piloti. Meglio dunque fare un giro prima a piedi, poi in auto, come dice Gabriele Tarquini, componente del quartetto tricolore che con Riccardo Patrese, Michele Albereto e Alessandro Nannini ha conquistato in Messico il secondo, terzo, quarto e sesto posto.

 

"È impressionante, perché sulla carta sembra una pista lenta con curve strette. In realtà la carreggiata è larghissima, anche in quelli che possono sembrare dei tornanti si dovrebbe viaggiare ad alta velocità. In alcuni punti si arriverà ad oltre 300 km/h e la media dovrebbe essere di 170 km/h, molto più elevala che a Monte-Carlo. Le curve sono effettivamente rapide e ci sono anche due terrificanti rettilinei, Jefferson e Washington Street. Passiamo fra muretti di cemento e reti metalliche su dossi, strade a schietta d'asino, buche e tombini. Ne contiamo, di questi ultimi, una dozzina in un solo punto. Ce n'è uno proprio all'ingresso dei box, con un bordo acuminato e tagliente, pericoloso per le gomme. Speriamo che lo tolgano, anche perché i lavori sono ancora in corso. Così ad occhio, comunque, domenica sarà una gara ad eliminazione, con poche vetture al traguardo".

 

Gabriele Tarquini non finisce mal di sorprendere: gli mancano sette esami alla laurea in Giurisprudenza e vorrebbe terminare qui con l'università. In questo weekend si candida per un buon risultato, visto che la sua Ags, anche se non particolarmente veloce, presenta pochi problemi di affidabilità. Ma si correrà veramente domenica 4 Giugno 1989? Il caldo soffocante, la pista ultrarapida, tutte le novità e le incognite del caso fanno pensare anche ad imprevisti. A meno che i piloti si lascino buttare, ancora una volta, come gladiatori nell’arena, di fronte ai leoni affamati. Vedremo da venerdì 2 Giugno 1989, con il primo giorno di prove, quale sarà la situazione. Intanto è arrivata anche la Scuderia Ferrari, dopo aver effettuato una sosta a Disneyland. Per il team di Maranello si fanno più insistenti le voci di un distacco da John Barnard che se ne andrebbe con Alain Prost a formare una squadra. Si parla anche di un ritorno di Gustav Brunner: l’ingegnere austriaco che già è stato alla Ferrari fino al 1987, realizzando la vettura che a fine stagione ha vinto a Suzuka e Adelaide.

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Altra novità è rappresentata da una singolare proposta di Bernie Ecclestone. Per evitare corse noiose e supremazie continue (vedi McLaren-Senna) vorrebbe introdurre un handicap: il vincitore di una gara dovrebbe fermarsi obbligatoriamente una volta in più ai box per cambiare le gomme nella gara successiva. E se poi dovesse vincere ancora Ayrton Senna? I team manager, comunque, rifiutano la proposta. Si corre al buio come in una accanita partita di poker. I primi a scendere in pista nel corso della mattinata di venerdì 2 Giugno alle ore 8:00 a.m., su un circuito che nessuno conosce, saranno i piloti delle pre-qualificazioni. Tredici piloti, fra cui Nicola Larini, Stefano Modena, Piercarlo Ghinzani e Alex Caffi, costretti in un'ora a giocarsi il tutto per tutto. I piloti mettono le mani avanti, compresi i favoriti, Senna, Prost, ManselI e Berger, senza sbilanciarsi troppo:

 

"Solo dopo la prima giornata si potrà dare un giudizio sul tracciato, che ci appare comunque ben preparato e veloce, ma con molte incognite, non ultima quella della tenuta dell'asfalto. Non siamo comunque i piloti delle moto che si rifiutano di gareggiare se le condizioni sono appena accettabili".

 

Tutto è rimandato a venerdì 2 Giugno 1989. In Formula 1, alla vigilia della quinta prova mondiale, si continua a parlare del presente e del futuro. Cesare Florio smentisce per la Ferrari contatti con Gustav Brunner:

 

"Stiamo ancora verificando la situazione con Barnard, il responsabile della squadra modenese, e nulla per ora è deciso. È ovvio che non ci faremo cogliere di sorpresa, ragion per cui abbiamo due o tre opzioni, fra le quali, al momento, non compare il nome di Brunner anche se sappiamo essere un tecnico di valore".

 

Si parla anche del cambio automatico che crea tanti problemi e che in Oreria, al termine del rally vittorioso per la Lancia, l'ingegner Piero Fusaro, presidente della Ferrari, Interpellato dai giornalisti, indica come il principale colpevole per la mancanza di risultati nelle ultime tre gare. Spiega il team principal della Scuderia Ferrari, Cesare Fiorio:

 

"Il cambio a controllo elettronico è certamente una delle cause delle nostre difficoltà attuali. Abbiamo fatto dei progressi, stiamo cercando di renderlo più affidabile. Si tratta di una soluzione d'avanguardia, ma ci fa pagare lo scotto del noviziato. In Ferrari rimane sempre la possibilità di tornare sul cambio meccanico: tuttavia si tratterebbe di un'operazione lunga. Se dovessimo lavorare anche di notte non si arriverebbe a portarlo in tempo per Monza, ammesso che i test da effettuare ci diano indicazioni positive".

 

Fiorio torna poi sul discorso della competitività della 040:

 

"In teoria qui non dovremmo andare molto bene, anche se aspettiamo le prove per avere delle conferme. Sono però convinto sempre di più, in base ad una analisi attenta dei dati scaturiti dalla corsa in Messico, che la vettura è più competitiva ed un grosso passo avanti è stato fatto con l'adozione dell'airscope, cioè di quella grande presa d'aria sul cofano motore che permette di migliorare nettamente le prestazioni del motore. Per il resto monteremo dei raccordi per l'olio del cambio, quelli che si sono rotti in Messico, di tipo qualitativamente superiore, sperando che non si apra qualche falla da un'altra parte".

 

Per quanto concerne i piloti, Nigel Mansell è in forma perfetta, mentre Gerhard Berger dice di stare meglio, anche se non è ancora al massimo della forma fisica:

 

"Vorrei andare a girare a Fiorano, prima del Gran Premio di Canada, per allenarmi, ma non so ancora se lo farò. Bisognerà vedere dopo questa gara, che ritengo molto impegnativa proprio sul piano fisico".

 

Parlando invece di John Barnard, si ha l'impressione che questi siano giorni decisivi per l'inglese, circa la sua permanenza o meno alla Ferrari. Un'altra voce è sorta nelle ultime ore: un’azienda lo avrebbe contattato per realizzare una vettura completa, mettendo a disposizione anche un motore 12 cilindri. Vittoria in Brasile a parte, John Barnard non ha avuto risultati molto brillanti con la Ferrari, ma evidentemente gode sempre di ottima considerazione. Circa invece le polemiche di Alain Prost che sostiene di avere in gara motori meno validi di Ayrton Senna, Ron Dennis, manager della McLaren, ovviamente ribadisce che il materiale è lo stesso per entrambi i piloti. Dopo le prime prove il circuito non viene bocciato, salvo ripensamenti dell'ultima ora.

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Intanto, prosegue la polemica tra Alain Prost e la McLaren-Honda. Dopo aver recepito le accuse di favoritismo nei confronti di Senna, Ron Dennis convoca una conferenza stampa per spiegare posizioni, verità e così via:
 
"I motori sono perfettamente uguali, anzi tutto il materiale che abbiamo è equamente diviso fra i nostri piloti. La Honda ci ha assicurato che non ci sono differenze. Del resto che vantaggio avremmo noi a favorire uno o l'altro? L'unica che deve vincere è la McLaren. E mi dispiace che in Messico la squadra non sia stata perfetta. Abbiamo commesso degli errori nel cambiare le gomme sulla vettura di Prost e si è anche perso tempo prezioso! Non dovrà più succedere".
 
Ayrton, che si sente evidentemente chiamato in causa, dice la sua:
 
"Se posso dire la verità, questa storia dei motori non sta in piedi. Per non fare parzialità la Honda estrae i motori prima della gara. Proprio con i bigliettini, come in una lotteria. E allora come si potrebbe favorire qualcuno?"
 
Ma a queste parole Alain non ha potuto non ribattere, quindi sbotta:
 

"È vero che c'è il sorteggio. Ma a cosa serve se viene effettuato il giovedì sera? Lo sappiamo tutti che i motori di per sé sono uguali. Le prestazioni però sono condizionate dalle mappature elettroniche, cioè dai programmi che vengono inseriti nelle centraline che gestiscono i propulsori. Ragion per cui se si vuole si può aumentare o diminuire la potenza ed il rendimento a volontà. Per evitare qualsiasi manipolazione le vetture dovrebbero essere estratte sulla linea di partenza. Ed è impossibile perché non ci sarebbe più il tempo per metterle a punto, a seconda delle esigenze del pilota".

 

Si temeva il disastro, come una eventuale contestazione dei piloti. Invece quasi tutto fila liscio, almeno nelle pre-qualificazioni. Il primo atto del Gran Premio degli Stati Uniti si conclude senza problemi, solo con un ritardo di mezz'ora, causato da un paio di incidenti privi di conseguenze. Di fronte ad un pubblico assai modesto, tredici vetture, come già successo in Messico, alla fine ottengono l'ammissione alle prove ufficiali: Martin Brundle con la Brabham, Alex Caffi con la Scuderia Italia, Stefan Johansson con la Onyxi e Stefano Modena sempre con la Brabham. Sono invece eliminati Ghinzani, Raphanel, Foitek, Larini, Wlnkelhock, Weidler, Schneider, Suzuki e Gachot. La mancata qualificazione di entrambe le Osella provoca una crisi nella scuderia di Volpiano. Dice Piercarlo Ghinzani:

 

"A questo punto torno a casa. Parlerò con i miei sponsor ed al novantanove percento abbandonerò l'attività. La vettura non è male, anzi sarebbe abbastanza competitiva e sono sicuro che in una sessione cronometrata vera, entrerebbe fra le prime venti dello schieramento. Invece un regolamento assurdo ci fa rimanere fuori".

 

Molto deluso anche Nicola Larini, il giovane toscano contattato dalla Ferrari, il quale fra l'altro è stato anche fermato dalla rottura di un semiasse.

 

"Non si può arrivare su una pista dove tutto è sconosciuto e pretendere di dare il massimo; io ad esempio avevo i rapporti sbagliati. Inoltre, la Pirelli non ci dà i pneumatici più veloci che sono riservati ai team ufficiali. Ragion per cui di questo passo non ci qualificheremo mai".

 

È un momento difficile per il team Osella, ma il costruttore piemontese non demorde. Del resto, lo stesso problema coinvolge altre scuderie, come ad esempio la tedesca Zakspeed. Con un budget pubblicitario vicino ai 13 miliardi di lire e il motore Yamaha, questa squadra non solo non si è mai qualificata, ma è sempre risultata piuttosto lontana dai migliori. Si dice nell'ambiente che la Zakspeed sia prossima al ritiro. Tornando alle prove, i piloti hanno accettato questo circuito, come spiega Stefano Modena:

 

"È ancora molto scivoloso, come era prevedibile. Ci sono troppi tombini e una riparazione dell'asfalto effettuata con cemento a presa rapida provoca qualche problema di tenuta. Ma nel complesso la pista non è male, molto meglio di quella di Detroit".

 

Gli incidenti della giornata coinvolgono il tedesco Weidler che patisce una sospensione rotta della sua Rial. Di seguito, innumerevoli testacoda: Modena, Suzuki, Foitek e Larini. Quasi tutti i concorrenti ballano la danza dell'iniziazione del nuovo tracciato, ma è meno peggio di quanto si potesse prevedere. Per dare un giudizio definitivo, però, bisognerà attendere il parere dei piloti di vertice classifica. Nell’ambiente, intanto, si discute molto delle proposte di Bernie Ecclestone. il quale vorrebbe introdurre le corse ad handicap per ottenere un maggiore equilibrio. Tutti criticano l'idea ma Ecclestone non perde il suo senso dell'umorismo:

 

"Loro accetterebbero la novità solo se a fermarsi per regolamento fosse solo e sempre la McLaren".

 

E non ha tutti i torti. In ogni caso non è escluso che il presidente della Foca abbia soltanto mosso un po' gli animi per far parlare della Formula 1. Il pubblico, almeno quello televisivo, è tuttora su ottimi livelli, ma, come si dice, la pubblicità è l'anima del commercio. Durante le qualificazioni, nonostante un sole cocente (35 °C all'ombra, 55 °C l’asfalto) le McLaren continuano a dominare. Come al solito, Ayrton Senna precede il compagno di squadra, Alain Prost. Mentre la Ferrari riesce a piazzare Nigel Mansell al terzo posto, ma vive una giornata di trepidazione a causa di Gerhard Berger, colpito da un improvviso malessere. L'austriaco, nelle prove libere, dopo pochi giri il pilota austriaco deve abbandonare a causa di una terribile nausea e conati di vomito. Cure, iniezioni, un netto miglioramento e nel primo pomeriggio il pilota della Ferrari si classifica all'undicesimo posto nel corso della prima sessione di qualifiche. Anche Nigel Mansell alla fine delle prove accusa gli stessi sintomi, per cui si pensa ad una leggera Intossicazione o a problemi causati dall'aria condizionata.

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Mentre continua la lotta in famiglia fra Ayrton Senna e Alain Prost, con il francese sempre dietro al compagno di squadra, i piloti italiani non si perdono d'animo. Dopo gli ottimi risultati ottenuti in Messico, i piloti italiani fanno di tutto per restare al vertice. Durante le prove tocca al taciturno Alex Caffi, bresciano purosangue, numero due della Scuderia Italia di Beppe Lucchini, figlio dell'ex presidente della Confindustria, a tenere alto l'onore con un sesto tempo che desta non poco stupore. Dietro ad Ayrton Senna, Alain Prost, Nigel Mansell, Derek Warwick e Martin Brundle, il giovane lombardo si inserisce di prepotenza davanti al gruppo di italiani, composto da Alessandro Nannini, Andrea De Cesaris, Eddie Cheever (americano di nascita, ma romano di adozione) e Michele Alboreto. In mattinata aveva dovuto partecipare alle pre-qualificazioni, con il rischio di rimanere fuori dalla gara. Questo è un ulteriore segno della bontà della scuola italiana in Formula 1, anche se al momento non si possono vedere sbocchi immediati, ovvero possibilità di vittoria. Qualche pensiero ad una possibile vittoria lo ha invece la Scuderia Ferrari, che piazza Nigel Mansell alle spalle della coppia di piloti della McLaren. Ammette Cesare Fiorio:

 

"Già nell'ultima corsa siamo arrivati a soffiare sulla coda di Senna e ci è andata male per un guasto banale. Ormai sono convinto che la Honda disponga di motori da qualificazione, per cui i due piloti sono inimitabili quando si tratta di fare un giro veloce. Domani in gara, invece, la situazione potrebbe migliorare, anche se la McLaren disponendo di potenza a basso regime rimane sempre la grande favorita".

 

La Scuderia Ferrari vive un'altra giornata travagliata a causa del già citato malanno che colpisce Gerhard Berger, vittima di una congestione dovuta al freddo e al caldo, o ad un'intossicazione alimentare. L'austriaco riesce egualmente a qualificarsi undicesimo, ma con molta sofferenza, ed in serata si sottopone ad altre cure. Anche la McLaren, dominatrice della prima giornata di prove del venerdì, non può stare molto tranquilla. Nelle verifiche tecniche, i commissari rilevano che a causa di alettoni posteriori troppo grandi i piloti non vedono quasi nulla dagli specchietti retrovisori, che invece devono essere perfettamente funzionali al loro esercizio. Dopo lunghe discussioni si decide di togliere ad Alain Prost e Ayrton Senna gli ultimi quattro giri, dal momento in cui sono stati appunto montati quegli speciali alettoni. Una decisione discutibile quella degli uomini delle Fisa, in quanto con molte altre squadre sono sempre più severi. La McLaren già in due occasioni è stata posta sotto accusa per alettoni che non rispettavano le misure regolamentari, ma è sempre stata perdonata. Non sarebbe il momento di usare per tutti lo stesso metro di misura? Piercarlo Ghinzani in Messico con l'Osella era stato squalificato senza pietà per non aver visto un semaforo rosso all'ingresso dei box. Ma è evidente che un piccolo team non gode di certi favori.

 

Cambiando argomento, l’Arizona non è uno Stato del gioco d'azzardo, come il vicino Nevada, ma domenica 4 Giugno 1989, il Gran Premio degli Stati Uniti sarà certamente una gara-roulette, una corsa dove l'imprevedibile potrà avere un ruolo importante. I favori del pronostico, è scontato, vanno in favore di Ayrton Senna e in seconda battuta ad Alain Prost, cioè alla coppia della McLaren. Ma stavolta, oltre che con i tentativi di riscossa dei rivali, il brasiliano e il francese dovranno fare i conti con una pista cittadina dove le insidie non sono poche: l'asfalto che può sgretolarsi, i muretti sempre a pochi centimetri dalle ruote, le incognite di curve dietro le quali si possono trovare sorprese, i tombini e così via. Il tutto miscelato in un cocktail esplosivo, con le difficoltà ambientali come il caldo terribile (previsioni oltre 43 °C) che sicuramente metterà alla prova piloti, gomme e meccanici.

 

Insomma, una corsa durissima. Se queste ipotesi dovessero essere confermate, non si potrebbe escludere una sorpresa. È forse la prima occasione in cui gli outsider, le piccole squadre, avranno qualche chance di cogliere un risultato di prestigio. In questo caso faremmo i nomi di Alex Caffi e Andrea De Cesaris per la Scuderia Italia, di Michele Alboreto con la Tyrrell, di Martin Brundle e Stefano Modena con la Brabham, di Derek Warwick con l'Arrows. Si tratta, ovviamente, solo di una possibilità che però tutto l'ambiente della Formula 1 si augura per interrompere la monotonia McLaren. Nel lotto dei candidati a contrastare Ayrton Senna e Alain Prost il ruolo di maggiore rilievo spetta sempre alla Ferrari: più con Nigel Mansell che non con Gerhard Berger, essendo l'austriaco malconcio per la nuova disavventura che gli è capitata nei giorni scorsi. Come dice il dottor Musatti:

 

"Per Gerhard é più facile pensare a un colpo di freddo che non ad una intossicazione alimentare ma è chiaramente debilitato".

 

La vicenda si aggiunge alle difficoltà di recupero dopo l'incidente e il tutto non è facilitato dalla situazione ambientale di cui si è detto. Per la Ferrari, comunque, questo è un momento delicato. Una eventuale affermazione (ma basterebbero anche dei buoni piazzamenti) dopo tre gare senza punti rilancerebbe la squadra proprio alla vigilia di derisioni importantissime. Il team principal della Scuderia Ferrari, Cesare Florio, non a caso dice senza mezzi termini che la vicenda legata a John Barnard è alla sua conclusione:

 

"Entro questo weekend prenderemo una decisione".

 

Siccome poi ribadisce che il leader tecnico della scuderia dovrà lavorare a Maranello, si può presumere che il progettista inglese sia destinato ad andarsene. A meno che, in uno slancio di generosità, non accetti le proposte della Scuderia Ferrari.

 

"Sono abbastanza tranquillo sul futuro del team, e del suo assetto. Abbiamo soluzioni alternative per tutti i settori, piloti compresi. La conferma dei quali non è legata alla permanenza di Barnard. Si è offerta gente di valore. Non posso fare i nomi per questioni di riservatezza e di rispetto nei confronti degli altri team".

 

Come sarà questo futuro della Scuderia Ferrari?

 

"Ci vuole un uomo che decida sul piano tecnico, ascoltando i consigli dei collaboratori, e facendo gruppo. Vogliamo creare anche una scuola, che, ribadisco, sarà a Maranello. Si sono fatti già dei progressi, come nell'elettronica, dove insieme alla Magneti Marelli abbiamo avviato un trend positivo, lavorando con una buona struttura e con metodo".

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Sabato 3 Giugno 1989 Ayrton Senna con la sua McLaren conquista la trentaquattresima pole position in carriera (l'ottava consecutiva, nuovo record assoluto), posizionandosi davanti al compagno di squadra Alain Prost, con distacchi abissali per tutti gli altri. Il terzo tempo va al tenace Alessandro Nannini, mentre la Scuderia Ferrari deve accontentarsi del quarto posto di Nigel Mansell e dell'ottavo di Gerhard Berger. Per la scuderia di Maranello non è una sessione di prove positiva, però questo non dovrebbe cambiare nulla per la corsa. La sorte gira, resta soltanto da vedere quando a favore. Le maggiori probabilità vanno ovviamente alla vettura #1, ovvero la McLaren del Campione del Mondo in carica, avviata verso un ennesimo successo. Nelle qualifiche di venerdì, Ayrton Senna era andato progressivamente sempre più veloce, ottenendo alla fine un tempo di 1.5 secondi più veloce rispetto al compagno di squadra della McLaren, Alain Prost, e al resto del gruppo. Il tempo di venerdì di Senna di 1'30"710 ha resistito fino alla seconda sessione e gli ha regalato la sua trentaquattresima pole position in carriera, battendo il record di Jim Clark di trentatré che aveva eguagliato nella gara precedente, in Messico.

 

Durante le prove del mattino di sabato, Prost è vittima di un testacoda che lo porta a scontrarsi contro un muro, danneggiando la monoscocca e il cambio. Questa è la prima monoscocca che Alain Prost rompe da quando si è unito alla squadra, nel 1984. Prost è quindi costretto a prendere l'auto di riserva di Ayrton Senna per la gara che si disputerà domenica 4 Giugno 1989. L'unico pilota americano in campo, Eddie Cheever, nativo di Phoenix, qualifica la sua Arrows-Ford al diciassettesimo posto, a circa 3.1 secondi di distanza dal poleman Ayrton Senna. Nelle ore successive, il mondo della Formula 1 viene investita da una polemica riguardante la scarsa prestazionalità delle vetture della Scuderia Ferrari e, purtroppo, anche da un incidente tanto spettacolare quanto per fortuna senza gravi conseguenze, che ha come protagonista Alessandro Nannini nel corso del warm-up di domenica mattina. Il pilota italiano incappa in uno spettacolare incidente accaduto nella mezz'ora di prove libere avvenute nella mattinata.

 

L'urto della sua Benetton è talmente violento che fa temere li peggio. Ma il pilota toscano, dopo essere stato ricoverato in ospedale ad una decina di chilometri dal circuito, può tornare ai box, seppure in condizioni non perfette. I medici riscontrano che nell’incidente il pilota italiano ha riportato un trauma muscolare cervicale, una forte contusione al ginocchio destro e al fondo schiena. In sostanza i sanitari lo lasciano libero di partecipare alla gara, ma il pilota si riserva di prendere una decisione all'ultimo momento, preoccupato soprattutto per il colpo di frusta subito alla testa. Alessandro Nannini, che ha il terzo tempo in qualifica, alle spalle delle McLaren di Ayrton Senna e Alain Prost, inizia la sua giornata con questi test che servono soprattutto a verificare gli assetti delle vetture per la corsa, per fare le ultime scelte tecniche, rodare gli organi meccanici e le gomme, in sostanza un controllo generale importantissimo. Nannini, secondo il suo stile, cerca di portare la monoposto al limite, ma nella curva che immette al box, uno dei passaggi più difficili del circuito perché richiede continue correzioni a causa del fondo non regolare, la sua vettura finisce fuori traiettoria.

 

"Non ho avuto il tempo di reagire, tanto è stata fulminea la deviazione. Un testacoda a tutta velocità. Per fortuna sono finito contro il muretto con la parte posteriore, che si è schiacciata come se fosse di latta. La scocca comunque ha resistito molto bene. Solo che ho preso un terribile colpo di frusta. Mi è mancato il flato, non riuscivo più a respirare. Credo di essere rimasto dentro l'abitacolo per un paio di minuti. I soccorsi, poi, sono stati lentissimi. In pratica non mi hanno aiutato ed ho dovuto uscire da solo, tentando di slacciarmi il casco sema per altro ottenere risultati, con il respiro che si faceva sempre più affannoso. Poi per fortuna sono arrivati l dottori e mi hanno portato in autoambulanza al pronto soccorso".

 

Per quanto riguarda la Scuderia Ferrari, nel team di Maranello c'è profonda irritazione per una indiscrezione uscita in Italia, pubblicata da Tuttosport, secondo la quale Gerhard Berger avrebbe rifiutato un'offerta di circa 25.000.000.000 di lire per un contratto di tre anni. Dice il team principal della Scuderia Ferrari, Cesare Florio:

 

"Non riusciamo a capire per quale motivo si debbano fare certe illazioni. La notizia è priva di ogni fondamento".
 

La Ferrari farà conoscere a tempo debito le sue scelte: iI motivo che provoca una reazione così determinata da parte dei responsabili del team di Maranello deve essere cercato, più che nel fatto fine a sé stesso, in una situazione presentata in maniera opposta alla realtà. La Ferrari vorrebbe sottolineare che malgrado le difficoltà del momento, non è ancora costretta a blandire la gente con cifre enormi (anche se per un top driver si parla da anni di parecchi milioni di dollari di ingaggio) per averla a sua disposizione. Quando si parla di scelte, è necessario sottolineare che ogni decisione sarà presa nell'ottica di un piano di rilancio in base alle esigenze della squadra. Il clima teso e nervoso non risparmia neppure Bernie Ecclestone: elegante, a modo suo, il presidente della Associazione Costruttori e vicepresidente della Fisa, si aggira nel paddock.

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Ed intervista i responsabili delle squadre, per sapere se le sue proposte per rendere più combattuto e spettacolare il campionato (17/18 gare al posto delle 16 attuali e handicap nelle corse successive per i vincitori di ciascuna prova) sarebbero accettate. Però, riceve solo critiche e rifiuti. È pur vero che la Formula 1, guardandosi allo specchio, vede di sé un'immagine ancora florida e pimpante, ma certi sintomi non devono essere sottovalutati. La monotonia della maggioranza delle gare potrebbe, a breve scadenza, infliggere un duro colpo non solo alla presenza dei tifosi nei circuiti ma anche, e soprattutto, all'audience televisiva che per il momento si è ancora mantenuta su buoni livelli grazie alla sorprendente affermazione della Ferrari a Rio de Janeiro. Tuttavia, si dovrebbe correre ai ripari ma non è che con l'handicap per i vincitori si risolverebbe la situazione. È necessario ritrovare l’equilibrio e l'incertezza che rendono più interessanti le corse.

 

Intanto la Scuderia Italia di Beppe Lucchini, grande appassionato d'automobilismo, sta cercando di attuare un piano di rafforzamento della squadra. Dopo gli ottimi risultati ottenuti in questo inizio di stagione, con il quarto posto di Alex Caffi a Monte-Carlo e i buoni piazzamenti in qualificazione sia del pilota bresciano sia di Andrea De Cesaris, la squadra lombarda cercherà di salire ancora. L'obiettivo è quello di trovare un motore competitivo (probabilmente Lamborghini se diventerà affidabile, ma ci sono anche altre opzioni), di aumentare l'organico e di trovare un tecnico da affiancare al costruttore Paolo Dallara, il quale non ama frequentare i circuiti. A questo proposito, anche se non ci sono stati ancora contatti diretti, si fa il nome di Gustav Brunner, il quale è stato recentemente accostato da qualcuno per andare alla Ferrari.

 

Giunge inoltre la notizia che una squadra appena rientrata in Formula 1 starebbe per passare di mano. Si tratta della Brabham, acquistata dal finanziere svizzero Lutiti. Quest'ultimo avrebbe ricevuto consistenti offerte da parte della famosa scuderia americana Penske, che domina in Formula Indy. In questi giorni, fra l'altro, è stato visto aggirarsi intorno alia Brabham anche Teddy Mayer: uno dei proprietari della McLaren uscito da un paio d'anni per tornare negli States, appunto alla Penske. Se il matrimonio verrà celebrato si avrà finalmente un inserimento di interessi diretti americani in Formula 1. La Penske è una squadra di grandi possibilità che non corre solo per partecipare, ma per vincere. È invece in gradi difficoltà la scuderia tedesca Zakspeed, che ha un budget elevato a disposizione, valutato intorno al 15 miliardi di lire. Il telaio disegnato da Brunher sarebbe anche all'altezza della situazione ma i motori otto cilindri Yamaha sono la grande delusione di inizio campionato. Non riuscendo mai a superare le pre-qualiflcazioni non è escluso un ritiro dall'attività a breve termine.

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Domenica 4 Giugno 1989, al via del Gran Premio degli Stati Uniti Alain Prost scatta meglio rispetto al suo compagno di squadra, Ayrton Senna, ma pochi istanti dopo colpisce un dosso nel rettilineo, portando le ruote posteriori ad alzarsi da terra ed il limitatore di giri del motore a non poter funzionare, permettendo al pilota brasiliano di riprendersi la prima posizione. Ciononostante, il vantaggio di Ayrton Senna nei confronti di Alain Prost al termine dei primo giro è solo di 0.45 secondi. Alessandro Nannini segue al terzo posto, precedendo Nigel Mansell, Alex Caffi, Stefano Modena, Martin Brundle, Gerhard Berger, Andrea de Cesaris e Michele Alboreto. Il collo di Nannini regge solamente dieci giri; il pilota italiano, infortunato nel corso del warm-up, torna ai box e si ritira. Nannini era stato terzo fino a quando un testacoda al quarto giro lo fece scendere all'ottavo posto, ritirandosi non essendo in grado di tenere la testa correttamente dritta e lamentando vertigini.

 

Dopo sedici giri il vantaggio di Ayrton Senna su Alain Prost è di 4.25 secondi. Ma improvvisamente raddoppia nel corso del giro successivo, quando il motore di Alain Prost inizia a surriscaldarsi, costringendo il pilota francese a rallentare per alcuni giri nel tentativo di riportare le temperature di acqua e olio alla normalità. Nonostante la posizione apparentemente dominante di Ayrton Senna, Alain Prost rimane fiducioso di vincere la gara, perché nota che la sua McLaren si comporta meglio di quella del suo compagno di squadra. Il pilota francese ragiona sul fatto che più avanti, nel corso della gara, il suo unico problema sarebbe stato quello di essere superato. Nel frattempo, nel corso del ventesimo giro Maurício Gugelmin riceve una bandiera nera per aver aggiunto liquido per i freni in violazione del regolamento sportivo della FIA, nel corso della sosta ai box nella quale i meccanici avevano sostituito la vite di spurgo dei freni posteriori, avendolo perso nel mentre. Il divario tra le due piloti della McLaren varia man mano che si fanno strada nel traffico derivante dai doppiati, ma al ventinovesimo giro Alain Prost chiude il gap quando la vettura di Ayrton Senna soffre di un misfire.

 

Il problema scompare momentaneamente, permettendo a Senna di fare il suo giro più veloce della gara, ma successivamente il problema torna a presentarsi peggio di prima. Nigel Mansell si sarebbe presto ritirato per la quarta volta su cinque gare nel corso del trentaduesimo come risultato di un guasto all’alternatore. Nel corso del trentaquattresimo giro, con Alain Prost solo un secondo indietro, Ayrton Senna fa cenno al suo compagno di squadra di passare mentre scendono sul rettilineo posteriore, per poi ritirarsi alla fine del giro. Il sistema di iniezione elettronica del motore Honda non funziona correttamente e dopo due soste ai box per cambiare la centralina, la batteria e le spine, e con successivi giri veloci in mezzo, Ayrton Senna si ritira nel corso del quarantaquattresimo giro a causa di persistenti problemi elettrici. Il brasiliano aveva invertito il suo set-up di pneumatici rispetto al Gran Premio del Messico - questa volta aveva le gomme C Goodyear a sinistra, e le B a destra - e si sentiva perfettamente in grado di controllare il ritmo. Infatti, al suo ingegnere Tyler Alexander, former Newman-Haas Racing, dice appena sceso dall’auto:

 

"That was the easiest race I’ve ever led".

 

Da quando Ayrton Senna si è unito alla McLaren all'inizio del 1988, questo rappresenta il suo primo ritiro in assoluto, nonché il suo primo ritiro della stagione, a causa di un guasto al motore Honda, e il primo fallimento del motore V10 in condizioni di gara. È inoltre solo la seconda volta in ventuno gare con la McLaren che un motore Honda costringe un pilota del team britannico alla resa: la prima fu quando il V6 turbo di Prost esplose a metà del Gran Premio d'Italia del 1988, l'unica gara della stagione passata in cui la McLaren non vinse. Alex Caffi, che era partito in sesta posizione con la sua Dallara-Ford dotata di pneumatici Pirelli, sale al secondo posto grazie al ritiro di Ayrton Senna. Una fermata per le gomme nuove, dopo essere stato passato da Gerhard Berger (i cui palmi sono ancora doloranti a causa del suo incidente di Imola, avvenuto solo sei settimane prima), lo fa scendere indietro di altri due posti, fino al quinto. Poco dopo, nel corso del cinquantaduesimo giro, mentre Caffi cerca di doppiare compagno di squadra Andrea de Cesaris, quest’ultimo è vittima di un errore, costringendo la vettura gemella a terminare la corsa contro il muro di protezione.

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Dopo la gara Andrea de Cesaris dirà semplicemente di non ha visto Alex Caffi, e non sapeva nemmeno di averlo portato allo scontro contro il muro fino al termine della gara. Andrea de Cesaris continua la sua corsa, ottenendo un ottavo posto finale. La Ferrari di Gerhard Berger subisce un guasto all'alternatore (il che significa nessuna potenza alla rivoluzionaria trasmissione semiautomatica) nove giri dopo il ritiro di Alex Caffi. I giornalisti cercheranno di intervistare il pilota austriaco, ma il suo meccanico chiuderà la porta del garage; poco prima che la porta del garage si chiudesse, tuttavia, il reporter dei box per l’emittente televisiva ESPN, John Bisignano, vede Gerhard Berger venire schizzato con l’acqua dai suoi meccanici. Per tutta la gara, Riccardo Patrese, Ivan Capelli e Eddie Cheever rimangono stati in stretto contatto, fin quando nel corso del ventunesimo giro Ivan Capelli è costretto al ritiro a causa di un guasto al cambio. Pertanto, Riccardo Patrese e Eddie Cheever porteranno avanti la battaglia da soli. Dopo il cinquantunesimo giro la lotta tra i due diventa per la conquista del secondo posto, con Patrese davanti al pilota italoamericano.

 

Nonostante un problema di pompaggio del carburante al motore Ford-Cosworth, Eddie Cheever sfida negli ultimi giri Riccardo Patrese, fino a quando i suoi freni anteriori e un freno posteriore cedono di schianto. Il pilota italoamericano, tuttavia, termina la gara al terzo posto. Stefan Johansson era riuscito a portare il team Onyx non solo attraverso le pre-qualifiche, ma anche sulla griglia di partenza; poi, in gara, il pilota svedese è autore di una gara costante, che lo porta fino al settimo posto, appena fuori dalla classifica che premia i primi sei, prima di doversi ritirare nel corso del cinquantesimo giro con danni alle sospensioni a causa di una foratura precedente. Come ampiamente previsto, il limite di tempo di due ore viene dopo settantacinque degli ottantuno giri previsti, e Alain Prost vince per la prima volta il Gran Premio degli Stati Uniti (dopo non aver vinto a Watkins Glen, Long Beach, Las Vegas, Detroit o Dallas), aumentando il suo record di vittorie di tutti i tempi a trentasei, e ottenendo la sua prima vittoria con una macchina aspirata (la sua unica altra stagione in Formula 1 senza turbo era stata la sua stagione da rookie con la McLaren nel 1980, quando la squadra usava il motore Cosworth DFV V8).

 

Dopo aver lottato durante le prove, le qualifiche e il warm-up, e dopo essere partito dal quattordicesimo posto, Riccardo Patrese e il direttore tecnico Patrick Head avevano trovato il setup ideale, che si è rivelato vincente per la gara. Il terzo posto di Eddie Cheever rappresenta il nono podio della sua carriera in Formula 1 (il pilota italoamericano giunge al traguardo con il solo freno posteriore sinistro funzionante correttamente, ed al termine della gara ammette: "I knew I had a second place car here today, but that moment persuaded me it wasn’t worth throwing away an hour and fifty five minutes of hard work"). Christian Danner ha beneficiato di ritiri davanti a lui per prendere il quarto posto per il team Rial, ottenendo con intelligenza il suo miglior piazzamento in carriera fino a questo momento, eguagliando inoltre il miglior piazzamento di sempre per la squadra tedesca. È curioso sapere che prima della gara si era verificata una forte spinta da parte dei team principal per ridurre il numero di giri di gara da ottantuno a settanta, a causa del clima meteorologico caldo e, soprattutto, alla luce dei tempi delle prove che avevano rivelato che la gara avrebbe raggiunto le due ore ben prima che il numero di giri previsto fosse stato raggiunto.

 

Con la pista quasi della stessa lunghezza del circuito di Adelaide, che rappresenta la sede del Gran Premio d'Australia, la previsione era che i tempi dei giri sarebbero stati intorno al 1'15"0-1'20"0. I tempi di qualificazione, tuttavia, erano stati circa 10-15 secondi più lenti del previsto. Ken Tyrrell è però l'unico capo squadra che rifiuta di firmare il documento che avrebbe permesso di ridurre la lunghezza della gara, prima del suo svolgimento. Fatalità vuole che in gara, Jonathan Palmer perde un sicuro quarto posto quando la sua Tyrrell-Ford termina il carburante nel corso del sessantanovesimo giro. Se la gara fosse stata chiusa dopo settanta giri, Jonathan Palmer sarebbe arrivato quarto, essendo già stato doppiato da Alain Prost invece di finire il carburante e classificarsi nono e ultimo. A Phoenix il pilota francese della McLaren Alain Prost vince e passa al comando del Campionato Mondiale di Formula 1. Si corre sotto un sole cocente e con una temperatura che supera 40 °C.

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La monotonia dello strapotere McLaren continua anche qui in Arizona: davanti i due piloti della McLaren, dietro tutti gli altri a competere per un posto sul podio. Ayrton Senna sembra avere una marcia in più rispetto al compagno di squadra: giro dopo giro aumenta il vantaggio su Alain Prost che giunge addirittura a otto secondi dopo mezz'ora di corsa, al decimo giro. Gerhard Berger non sembra accusare la fatica e riesce a tenere a bada, alle sue spalle, la pressione di Riccardo Patrese e Capelli. Mansell, da parte sua, al venticinquesimo passaggio, si toglie la soddisfazione di ottenere, provvisoriamente, il giro più veloce. Dopo cinque giri, però, la sua Ferrari si avvia mestamente al box spinta dai meccanici. L'inglese scende dalla vettura di Maranello arrabbiatissimo. I tecnici cambiano la batteria e Mansell riprende a girare. Fa ancora pochi giri, tradito questa volta dal cambio (seconda e terza marcia fuori uso).

 

La svolta della gara avviene al trentaquattresimo passaggio: Ayrton Senna, dopo aver stabilito il nuovo record sul giro, comincia ad avere dei problemi alla vettura. C'è grande animazione al suo box: Alain Prost lo avvicina e lo passa. Il brasiliano rientra e i meccanici sostituiscono centralina elettronica e batteria, perché il propulsore perde colpi. Al momento di ripartire il motore non vuole accendersi. Passa il tempo, Senna si spazientisce e, quando riparte, torna in gara al quindicesimo posto distante da Alain Prost. Ma il brasiliano resta in gara per poco, perché, questa volta, lo tradiscono le candele ed è costretto a fermarsi. Al quarantunesimo giro Alain Prost si trova quindi al comando con un grande vantaggio su un ottimo Gerhard Berger, il quale, con passo deciso, riesce a rimontare sino al posto d'onore.

 

Terzo è Riccardo Patrese che precede Eddie Cheever, Alex Caffi e Martin Brundle. Passano una decina di giri senza scossoni e poi anche gli ultimi sogni per i tifosi della Ferrari hanno termine: Gerhard Berger scivola sempre più indietro. L'austriaco viene passato prima da Riccardo Patrese e poi da Eddie Cheever. Quindi il pilota austriaco rientra tristemente al box: anche per lui problemi al cambio. Nulla da fare pure per Alex Caffi che finisce contro un muretto per colpa di una manovra discutibile di Andrea De Cesaris, doppiato, quando era in quinta posizione. Gli ultimi giri non mutano la posizione dei primi tre della corsa mentre la sfortuna colpisce prima Jonathan Palmer con un problema al motore e poi Andrea De Cesaris. Alain Prost, quindi, vince con 39 secondi di vantaggio su un ottimo Riccardo Patrese e su Eddie Cheever. Al quarto posto Christian Danner che precede Johnny Herbert, Thierry Boutsen e Gabriele Tarquini. Solo sette macchine sono giunte all'arrivo nel calore infernale di questo circuito dell'Arizona, nove quelle classificate. Nel corso delle qualifiche, per qualche ragione inspiegabile, i collegamenti del cambio su entrambe le Williams FW12C avevano prodotto tutti i tipi di problemi immaginabili.

 

"It is exactly as it was in Mexico".

 

Aveva ammesso il perplesso Frank Williams, senza dover aggiungere che in Messico aveva funzionato senza problemi. Il problema a Phoenix si è poi aggravato quando il collegamento ha iniziato a ingannare Riccardo Patrese e Thierry Boutsen selezionando le marce sbagliate, portando alla rottura dei rapporti nel corso della giornata di venerdì. Ma a partire dalla giornata di sabato ha iniziato a funzionare regolarmente, seppur le marce non erano più sincronizzate, costringendo i due piloti della Williams a partire dalla quattordicesima e sedicesima posizione. Le auto non erano ancora ben assettate nel corso del warm-up di domenica, ma Patrick Head ha proposto ai suoi piloti nuove soluzioni e in gara le due Williams hanno mostrato di avere potenziale. Riccardo Patrese è così riuscito a rimontare superando alcuni concorrenti, e beneficiando della sfortuna di altri, conquistando infine il secondo posto consecutivo. Thierry Boutsen avrebbe accesso concluso tra i primi post, se non fosse stato attardato da una foratura che lo ha obbligato ad effettuare un giro lento e una fermata ai box. Il pilota belga ha comunque conquistato il sesto posto.

 

Stanno maturando importanti decisioni per piloti e tecnici della Scuderia Ferrari, un'altra rivoluzione è nell’aria: Gerhard Berger a fine stagione potrebbe andarsene ed essere sostituito da un pilota italiano. Cercano un cambiamento ad esempio, anche gli organizzatori di Phoenix, che si aspettavano 100.000 persone ed hanno venduto poco più di 30.000 biglietti, e altrettanto si augurano la maggioranza dei piloti. Se si escludono Riccardo Patrese, felice per il secondo posto consecutivo ottenuto in questo campionato, Eddie Cheever, profeta in patria con una terza posizione che lo rilancia in un momento di crisi, e i piazzamenti di Christian Danner, Johnny Herbert e Thierry Boutsen, tutti gli altri escono da questa gara oltre oceano con delle recriminazioni da fare. Si lamenta anche Michele Alboreto che poteva finire nuovamente sul podio se la sua Tyrrell non avesse avuto problemi al cambio. Sono rimasti delusi anche Stefano Modena, Derek Warwick, Martin Brundle e Ivan Capelli: tutti piloti da prime posizioni rimasti senza lode.

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Per non parlare poi della Scuderia Italia che stava per raccogliere probabilmente il risultato più prestigioso della sua storia con Alex Caffi, quando il suo compagno di squadra Andrea De Cesaris, doppiato, Io ha chiuso contro un muretto ed eliminato. Non è rimasto soddisfatto neppure Alain Prost che ha vinto, ha interrotto la serie positiva di Ayrton Senna e si è anche riportato in testa al Campionato Mondiale di Formula 1. Il pilota francese dice chiaramente di non avere motivazioni per lottare per il titolo, ribadendo il solito discorso, circa il trattamento di favore che il pilota brasiliano riceverebbe dalla McLaren. Ma è proprio intorno ad Alain Prost che in questi giorni ruota l'interesse dell'ambiente: il pilota francese entro un paio di settimane dovrà annunciare i suoi programmi futuri. Queste le probabili ipotesi: lasciare il team britannico per passare ad un'altra squadra o abbandonare l'attività come pilota di Formula 1, passando alla Peugeot per collaborare all'impostazione di una vettura per il mondiale prototipi. Al termine del Gran Premio degli Stati Uniti, Alain Prost ammette:

 

"I always felt I had a good chance here. After Mexico I decided to play it safe with B tyres all round, and even before Ayrton began to run into trouble I felt I was in with a chance. I was sure my tyre combination would be an advantage late in the race".

 

Ma soprattutto, il pilota francese ci tiene a specificare che il risultato odierno non cambia la sua opinione sul suo team, ed eventualmente sulle future destinazioni.

 

"This result will not influence my decision in any way".

 

I movimenti di Alain Prost coinvolgono indirettamente anche la Scuderia Ferrari: in effetti fra i piloti che aspirano ad un posto alla McLaren c'è anche Gerhard Berger, il quale chiede al team di Maranello qualche settimana di tempo per riflettere e decidere. Se il caso Gerhard Berger è ancora tutto da decifrare, tuttavia, la Scuderia Ferrari è in dirittura finale per quanto riguarda John Barnard e Nigel Mansell. Entro pochi giorni, forse ore, il team di Maranello dovrebbe far sapere quali decisioni sono state prese. Si parla di una conferma per il pilota britannico e di un distacco dall’ingegnere, ma si tratta ovviamente solo di sensazioni dettate da alcune considerazioni. Per quanto riguarda Nigel Mansell la spiegazione è semplice: potrebbe tornare alla Williams o finire anche in altre squadre. Ma la Scuderia Ferrari, tutto sommato, gli offre più garanzie per l'impegno che ci sta mettendo.

 

Diverso è il discorso nei riguardi del progettista. A Cesare Fiorio non dispiacerebbe tenerlo, perché, al di là di ogni considerazione, è uno dei migliori. Ma nel caso non ci fossero alternative, John Barnard andrebbe a lavorare a Maranello, diventando una ruota dell’ingranaggio della Scuderia Ferrari. Ragion per cui è facile che si arrivi al divorzio. Cesare Fiorio, come è sua abitudine, non parla. Tuttavia, si può supporre che nei prossimi mesi l'assetto della squadra possa assumere più o meno questa configurazione: come piloti ci sarebbero Nigel Mansell e un giovane italiano, forse proprio Nicola Larini, nel caso in cui non ci fosse un recupero di Gerhard Berger. Per i tecnici sceglierebbero sicuramente uno dei migliori fra Sergio Rinland e Ross Brawn, disposti a lavorare a Maranello e a fare gruppo con altri progettisti italiani. La Ferrari, comunque, non si dovrebbe fermare nel modificare i vertici tecnici, ma cercherà di rinforzarsi in tutto l'organigramma. Non è escluso, poi, che non ci siano movimenti anche fra gli uomini attualmente addetti alla gestione delle vetture in pista. Insomma, un'altra piccola rivoluzione, sperando sia quella definitiva.

 

Infine, a Phoenix il team Lotus festeggia il suo 400° Gran Premio. Nel corso della gara Nelson Piquet sembrava finalmente poter conquistare alcuni punti tanto necessari al team britannico, essendo settimo nel corso del quarantaquattresimo giro. Tuttavia, gli abbondanti oggetti gettati in pista dagli spettatori statunitensi hanno condizionato la gara di diversi piloti, tra cui anche Nelson Piquet, dato che un sacchetto di plastica si è avvolto attorno ad un condotto del freno anteriore, finendo successivamente poi nel sidepod. E poiché la temperatura dei freni saliva in modo allarmante, il pilota brasiliano è stato costretto a fermarsi. Sulla vettura del pilota brasiliano è stato montato anche un set di gomme C Goodyear e, appena equipaggiato, ha iniziato a chiudere la distanza su Johnny Herbert e Christian Danner. Almeno il quinto posto sembrava alla portata del pilota brasiliano e della sua Lotus; tuttavia, un testacoda ha posto la parola fine alle speranze del team, che già era in rotta con la Camel dopo che il pilota brasiliano non aveva preso parte ad una funzione pubblicitaria con i vertici dello sponsor nel corso del venerdì sera, presumibilmente per aver dormito nonostante dalla reception avevano provato a mettersi in contatto con lui. Nelson Piquet ha infine colpito il muro all'uscita della curva 13 nel corso del cinquantaduesimo giro, e ha concluso la sua gara con la sospensione rotta.

 

Arianna Mezzanotte

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