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#82 1959 Portuguese Grand Prix

2021-04-16 00:00

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#82 1959 Portuguese Grand Prix

Fine Agosto del 1959, la Formula 1 torna in Portogallo ad un anno esatto di distanza dopo il primo Gran Premio in terra lusitana. Sono passati solo 36

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Fine Agosto del 1959, la Formula 1 torna in Portogallo ad un anno esatto di distanza dopo il primo Gran Premio in terra lusitana. Sono passati solo 365 giorni ma tutto è stravolto nella massima disciplina motoristica: nel 1958 la Vanwall con Stirling Moss sfidava la Ferrari di Mike Hawthorn mentre quest’anno il team britannico, campione in carica, sarà assente. Anche il corridore inglese della Ferrari Mike Hawthorn, laureatosi Campione del Mondo nel 1958, si è ritirato dalle corse prima di incappare in un incidente stradale che lo ha strappato alla vita il 22 Gennaio 1959.

 

Anche la stagione di Stirling Moss è stata fino ad ora semplicemente deludente, costellata da tantissimi inconvenienti. Molte rotture meccaniche, incidenti e una squalifica hanno caratterizzato l’annata del pilota britannico che, nell’unica occasione in cui ha terminato una gara, è arrivato a podio, sul circuito di Aintree, in Gran Bretagna.

 

Anche il tracciato non è più quello dell’anno precedente: infatti, il Gran Premio di Portogallo si trasferisce da Porto a Lisbona, e più precisamente nella zona del Parco di Monsanto, dove un tracciato semi-permanente sarà il teatro della settima prova valida per il titolo mondiale piloti.

 

Il circuito, lungo 5.425 metri, conta nove curve totali, sei a destra e tre a sinistra, di natura molto differente tra loro, e un tratto veloce che utilizza una parte dell’autostrada A5 che circonda la capitale portoghese. Ultima insidia, la varietà di superficie dell’asfalto che in un punto presenta persino dei binari del tram che le monoposto dovranno affrontare. Altro fattore critico il clima e la calura tipiche della stagione, nonostante si corra verso il tardo pomeriggio, per rendere le condizioni di gara meno estreme.

 

Alla vigilia del Gran Premio di Portogallo, una corsa di sicuro interesse, in considerazione della sfida tra la Cooper e la Ferrari, con i rispettivi alfieri Brabham e Brooks, per la conquista del titolo mondiale (tuttavia, non sembra esserci tra gli appassionati l’attesa che in altri tempi sarebbe stata normale), la vettura favorita sembra essere la Ferrari, poiché le monoposto di Maranello, durante la stagione in corso, hanno ben figurato nei circuiti veloci che mettono a dura prova l’affidabilità e la resistenza meccanica, come avvenuto in Francia e Germania. Inoltre, un’ulteriore vittoria della Ferrari riaprirebbe la lotta al vertice per la conquista di entrambi i mondiali, riportandoci ad uno situazione simile a quella vissuta nel 1958.

 

Dopo il Gran Premio di Germania, nella quale Brooks è riuscito a trionfare sulla concorrenza, la classifica vede al comando Jack Brabham con 27 punti, seguito proprio dal pilota britannico salito a 23 punti, mentre il terzo pilota, Phil Hill, è staccato dalla coppia di testa con 13 punti totalizzati fino a qui.

 

Situazione analoga per il campionato costruttori, con la Cooper che comanda la classifica con 29 punti, seguita da Ferrari (24 punti), mentre B.R.M. e Lotus occupano posizioni di rincalzo con - rispettivamente - 16 e 3 punti ottenuti nei primi sei Gran Premi. Tra le altre cose, il regolamento prevede la regola degli scarti, ossia, ai fini dei punteggi finali si considerano solo i primi cinque migliori risultati stagionali, favorendo gli inseguitori, i quali per sfortuna oppure per errore, sono incappati in qualche ritiro durante la stagione.

 

Questa la teoria, perché sin dalle prime battute delle sessioni cronometrate si capisce che   valori ed equilibri del fine settimana lusitano sono diversi da quelli pronosticati alla vigilia.

Le Cooper mostrano un’eccellente stato di forma, sia con la squadra ufficiale composta da Brabham, Gregory e McLaren, sia con la squadra privata della RRC Walker Racing Team, che affida le proprie monoposto alla coppia composta da Moss e da Trintignant.

 

Il fattore che impressiona maggiormente pubblico e addetti al lavoro è senza dubbio l’affidabilità trovata dalla vettura britannica, riuscendo così ad eliminare il punto debole della Cooper-Climax T51.

 

A sorpresa, sono le B.R.M. di Schell, Bonnier e Flockhart a candidarsi al ruolo di seconda forza nel fine settimana lusitano, perché le Ferrari, contro ogni previsione, soffrono sin dalle prime battute, in particolare proprio con Tony Brooks che continua a lamentare noie al propulsore, mentre i compagni Gurney e Hill faticano a trovare competitività.

 

Tra gli iscritti vi è da registrare la coppia di piloti dell’Aston Martin, formata da Salvadori e Shelby, desiderosi di ottenere i primi punti iridati per l’équipe condotta da David Brown, e le Lotus condotte da Hill e Ireland, ai quali sembra delegato il compito di gregari.

 

L’altra squadra privata iscritta al Gran Premio è la Scuderia Centro Sud, che affida le due Cooper-Maserati T51 a Burgess e De Cabral, mentre d’Ore tenta di agguantare un posto in griglia a bordo di una Maserati 250F.

 

Al termine della qualifiche la prima fila è interamente occupata dalle sole Cooper, con Moss che ottiene la pole position girando in 2’02”9, precedendo Jack Brabham di ben due secondi. Terzo è Gregory, distaccato di oltre tre secondi dal poleman, evidenziando in maniera chiara le abilità di guida del pilota inglese, quattro volte vicecampione del mondo.

 

Anche la seconda fila è tutta britannica, con Trintignant su Cooper che conquista la quarta posizione, mentre in quinta posizione si piazza Jo Bonnier con la prima B.R.M. Finalmente appaiono le Ferrari con Gurney e Phil Hill qualificati in sesta e settima posizione, fiancheggiati da McLaren su Cooper, mentre la quarta fila è composta da Schell (B.R.M) e Brooks (Ferrari).

 

Flockhart, undicesimo, partirà a fianco della coppia dei piloti dell’Aston Martin, mentre chiudono lo schieramento le Lotus ufficiali, precedute persino dalla Cooper-Maserati di De Cabral. Non riescono a conquistare un posto in griglia i partenza gli altri due corridori della Scuderia Centro Sud, ovvero Burgess e d’Orey.

 

Questi risultati lasciano pensare che anche nella gara portoghese Moss partirà favorito, specie considerando la conformazione del circuito di Monsanto, favorevole sia alle preferenze dell'asso inglese che alle possibilità della sua Cooper. La lotta, tuttavia, si pensa possa svilupparsi essenzialmente tra le Ferrari e le Cooper, salvo il verificarsi di grosse sorprese da parte delle sconcertanti B.R.M., delle nuove (ma forse ancora indietro nella preparazione) Aston Martin, e delle Lotus.

 

Le caratteristiche del circuito, come indicato dai risultati conseguiti nelle prove finora svoltesi, sembrerebbe favorevole alle doti di maneggevolezza e agilità delle vetture inglesi Cooper, al volante di una delle quali gareggia l’australiano Jack Brabham, attualmente al comando della graduatoria per il titolo mondiale con 27 punti, contro i 23 di Tony Brooks, prima guida della Ferrari. Sulla base di questi tempi si dovrebbe concludere che domenica sera Brabham avrà serie possibilità di veder rafforzata la propria posizione, mentre al pilota dell’équipe italiana non resterebbe che sperare nella tenuta del suo mezzo.

 

Anzitutto perché è indubitabile che i tecnici della Ferrari hanno sensibilmente migliorato non soltanto il motore (come le massicce affermazioni delle monoposto italiane a Reims e all'Avus hanno dimostrato), ma anche la macchina nel suo complesso. Senza contare che, per il momento, la classe di Brooks supera di almeno una lunghezza quella di Brabham. In secondo luogo, a Lisbona sono presenti altre macchine e altri piloti per nulla rassegnati, anche se il titolo mondiale è una faccenda che non li può più riguardare.

 

Stirling Moss, per esempio, corre con una Cooper, la stessa vettura di Brabham. Tra Moss e l'australiano esiste ancora una sensibilissima differenza di statura: basta solo che il mezzo meccanico gli regga, e Stirling diventa irresistibile. Né si può credere a un gioco di squadra in seno alla formazione della Cooper, mentre tra i piloti della Ferrari tutti si inchinano di fronte alla superiorità di Tony Brooks.

 

Inoltre, tolte le Lotus - da cui non sono da attendersi sorprese - saranno in gara le B.R.M. e le nuove Aston Martin. Valore dei piloti a parte, le B.R.M. vanno ad alti e bassi, e vantano una sola grande affermazione nel Gran Premio d’Olanda a Zandvoort, per opera di Bonnier. Ma potrebbero tranquillamente inserirsi nel vivo della lotta. Certo è che il Gran Premio del Portogallo - fermo restando che all'infuori di Brooks e di Brabham nessun altro pilota può praticamente aspirare al titolo 1959 - non sarà decisivo, a quanto meno sotto l’aspetto matematico del punteggio.

 

Finora un solo corridore d’oltre Manica - il compianto Mike Hawthorn - è riuscito a conquistare il titolo mondiale, succedendo a Farina, Ascari e Fangio. Quest'anno avremo sul trono un altro pilota di lingua inglese: o Brabham o Brooks. Se ci riuscirà l’ex dentista londinese, vuol dire che l’Italia avrà, a metà, la soddisfazione di avervi contribuito fornendogli il mezzo meccanico; in caso contrario si verificherà anche l'evento per cui i numerosissimi appassionati dei Commonwealth si agitano: per la prima volta una macchina e un pilota inglese saranno Campioni del Mondo.

 

È su tale piccante questione che si accentra l'interesse per le ultime prove titolate della stagione, ed in particolare sul Gran Premio del Portogallo, il cui risultato potrà o lanciare Brabham verso un traguardo probabilmente neppure sperato, tre mesi or sono, dallo stesso interessato, o proporre seriamente la candidatura di Tony Brooks, numero uno della Ferrari e senza dubbio - tolto Stirling Moss - il pilota di maggior classe nella scala dei valori.

 

Domenica 23 Agosto 1959 il mossiere da il via della gara alle ore 5:00 pm, quando il sole è già troppo basso e colpisce i piloti agli occhi, specialmente all’altezza di alcune curve pericolose; spira un forte vento lungo il rettilineo, tratto dall'autostrada Lisbona-Estoril.

 

Al via scatta bene Stirling Moss, che sin dai primi minuti imposta un ritmo forsennato al quale nessuno dei suoi avversari riesce a stare al passo. In scia dell’asso britannico ben tre Cooper con Brabham, un sorprendente McLaren partito molto bene, e Gregory, mentre Bonnier scivola in ultima posizione.

 

Quinto è Gurney su Ferrari, braccato da Trintignant; più staccati Schell, Graham Hill, Shelby e Salvadori. Tra le posizioni di vertice sorprende il difficile avvio di gara da parte di Phil Hill su Ferrari, sesto al primo giro, poi sceso in tredicesima dopo due tornate, sorpassato persino dal compagno Brooks che scattava dalle retrovie.

 

Al terzo giro, si segnala anche il primo abbandono, con la Lotus di Ireland che si ferma per noie al cambio. Poco dopo, nel corso del quinto giro, sia Phil Hill che Graham Hill sono costretti al ritiro dopo che il pilota inglese, a bordo della sua Lotus, colpisce il pilota della Ferrari, fortunatamente senza gravi conseguenze. La squadra di Colin Chapman conclude il fine settimana lusitano dopo una manciata di chilometri.

 

Fin dalle prime battute, l’azione in pista è praticamente nulla: Moss è sempre più avviato ad una fuga trionfale, mentre all’ottavo giro Gregory sopravanza il compagno McLaren e conquista il terzo posto. I pochi momenti salienti riguardano i vari ritiri che evidenziano comunque come questa prova sia impegnativa; infatti, nel corso del decimo giro, Jo Bonnier si ferma con la sua B.R.M. a causa di noie al motore. Tuttavia, il colpo di scena prende vita una decina di giri più tardi, precisamente al ventitreesimo, quando Jack Brabham, dopo aver evitato un bambino trovatosi in mezzo alla pista nella fase iniziale di gara, è vittima di un spaventoso incidente con tanto di carambola.

 

Uno spavento enorme, con il pilota australiano portato in ospedale. Racconterà Master Gregory al termine della gara:

 

“Al ventitreesimo giro Brabham ha tentato di superare McLaren. Allo scopo di evitare il contatto con la Cooper di McLaren, Brabham si è spostato un po' troppo sulla sinistra, investendo le balle di paglia e slittando. Non è riuscito a riguadagnare la carreggiata ed è finito fuori pista, capotando dopo aver abbattuto il palo di un lampione”.

 

Condotto immediatamente all'ospedale, l’australiano ne è uscito un'ora dopo, giusto in tempo per vedere l'arrivo vittorioso di Stirling Moss, bendato e incerottato, ma felice di essersela cavata con qualche graffio.

 

Negli stessi istanti il principale rivale nella corsa al titolo, Tony Brooks, sta vivendo il suo personale calvario con il propulsore della sua Ferrari che continua a non rendere al meglio, relegando il pilota britannico all’ultima posizione. Nel corso del trentacinquesimo giro, appena passata la prima metà di Gran Premio, Brooks si rifà su De Cabral e lo sorpassa, conquistando una poco onorevole decima posizione.

 

Moss, sempre più in fuga e ormai staccato dal resto del gruppo, non in grado di tenere il ritmo dell’asso britannico nonostante gli sforzi dei vari corridori nel tentativo di recuperare il distacco, giunge al trentottesimo giro, mentre Salvadori passa in settimana posizione ai danni Flockhart, e McLaren, su Cooper, protagonista di una corsa di rilievo, abbandona la compagine tradito dalla trasmissione quando è in terza posizione. Al contrario di ciò che è stato mostrato nelle prove, ancora una volta l’affidabilità delle Cooper rimane il vero tallone d’Achille di una monoposto che sembra non avere ulteriori difetti.

 

Da questo momento, a oltre venti giri dal termine della gara, non succede più nulla, sicché Stirling Moss giunge per primo al traguardo con un vantaggio di un giro nei confronti di Masten Gregory, secondo, e Dan Gurney, terzo. Giunge al quarto posto Trintignant su Cooper, staccato di due giri, mentre quinto, con tre giri di ritardo dal vincitore, è Schell su B.R.M., che precede di poco Salvadori su Aston Martin e il compagno di squadra, il britannico Ron Flockhart.

 

Per l’asso inglese è stato facilissimo conquistare anche il giro veloce della gara, con il crono di 2’05’’07 ottenuto al ventottesimo giro, che gli vale il punto addizionale. Una vittoria mai in discussione, dominata sin dalle prove libere. Dopo un anno di grandi cambiamenti, il Gran Premio del Portogallo è la perfetta sintesi della metafora dove tutto deve cambiare perché tutto resti come prima, dato che in questa circostanza cambiano circuiti, vetture e contendenti al titolo, ma Stirling Moss rimane una certezza. Stirling Moss vince il Gran Premio automobilistico del Portogallo, confermando pienamente i pronostici della vigilia e la sua alta classe. Il pilota britannico conclude la gara, guidata dal primo all'ultimo giro, alla media di 153.397 km/h.

 

A Lisbona Moss non ha risparmiato né sforzi, né abilità e l'americano Masten Gregory, compagno di scuderia che lo segue per quasi tutta la gara, non riesce mai a metterlo in serio imbarazzo. La Ferrari dell'americano Dan Gurney ha condotto un'ottima gara, improntata a prudenza e regolarità massime, ma senza alcuna velleità. L'altra Ferrari rimasta in gara, quella di Tony Brooks, non ha brillato per eccessiva combattività. Alla vigilia si sperava che il volubile inglese incontrasse la sua giornata buona, ma sembra non sia andata così.

 

I risultati di Lisbona e la regola degli scarti stravolgono gli scenari della classifica dedicata ai conduttori, che ora coinvolge nuovamente Moss come possibile candidato alla laurea di Campione del Mondo. Certo, all’asso inglese serve un po’ di fortuna, ma visto la vittoria netta di quest’oggi, niente sembra impossibile.

 

Infatti, nella classifica dedicata ai piloti Brabham rimane primatista con 27 punti, seguito da Brooks che non va oltre i 23 punti già conquistati prima della vigilia del Gran Premio di Portogallo, e Moss, che con i nove punti ottenuti compie un balzo in avanti importante, raggiungendo quota 17.5 punti. Anche il quarto pilota in classifica, Phil Hill, non conquista punti in Portogallo e rimane fermo a quota 13 punti, a differenza di Trintignant che sale a 12 punti, grazie ai tre punti ottenuti con il quarto posto.

 

È meno emozionante la lotta per il vertice della classifica dedicata ai costruttori, poiché la Cooper allunga ulteriormente sui concorrenti e raggiunge quota 34 punti, seguita da Ferrari a 28 punti. La B.R.M. è sempre terza ma ben distanziata dal vertice, con 18 punti, mentre la Lotus rimane ferma a quota 3 punti. Per Aston Martin sfuma la gioia dei primi punti iridati, sfiorato da Salvadori.

 

Luca Saitta

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