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#39 1954 Swiss Grand Prix

2021-04-06 00:00

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#39 1954 Swiss Grand Prix

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Gli appassionati degli sport motoristici avranno di che essere soddisfatti per le due giornate di gare che il 21 ed il 22 Agosto 1954 si svolgeranno sul pittoresco e difficile circuito di Bremgarten. Il Gran Premio della Svizzera automobilistico e quello motociclistico richiameranno nella città degli orsi quanto di meglio in fatto di macchine e di piloti si possa oggi contare al mondo nei due settori. Il programma è talmente vasto da dare il capogiro: dopo le prove ufficiali per i piloti delle due e quattro ruote giovedì e venerdì, avremo sabato la gara per le moto e ancora le ultime prove delle vetture di Formula 1; poi, la domenica mattina, gareggeranno le 350, i sidecars e le 500; al pomeriggio le auto per il loro Gran Premio. A parte la grandiosità e la completezza della duplice manifestazione, non sono pochi i suoi elementi di particolare interesse: lo sperato esordio di una o due Ferrari di tipo nuovo (quanto meno nel motore), e l'ultimo sforzo di Fangio per assicurarsi in modo matematico il titolo mondiale. Ma, contando per regolamento i soli quattro migliori piazzamenti sulle nove prove previste, gli sarà sufficiente che non vinca González. Il Gran Premio di Gran Bretagna corso a Silverstone aveva riacceso qualche speranza in ottica mondiale, grazie alla doppietta Ferrari firmata González-Hawthorn, ma il Nurburgring ha ristabilito le gerarchie, con la supremazia incontenibile della nuova Mercedes W196 affidata al talento puro di Juan Manuel Fangio, un binomio arduo da battere. Con tre Gran Premi rimanenti, González è chiamato a una tripletta di successi per ribaltare la classifica, confidando anche che il rivale della Mercedes totalizzi un numero misero di punti in tre appuntamenti, sono due aspetti che rendono l'impresa a dir poco impossibile. La quarta ripresa dell'incontro italo-germanico vedrà lo schieramento completo delle squadre Ferrari, Mercedes e Maserati (mancheranno purtroppo ancora Farina ed Ascari).

 

La casa tedesca mette in campo tre vetture del tipo vincitore al Nurburgring, in considerazione delle caratteristiche non eccessivamente veloci del circuito bernese, con i piloti Fangio, Kling ed Hermann. La Ferrari porta in Svizzera González, Hawthorn, Trintignant e Manzon, mentre la Maserati si presenta addirittura con un quintetto di piloti, poiché oltre al caposquadra Moss, la Casa modenese porta Schell, Mieres, Mantovani, mentre la quinta vettura è condotta dal pilota britannico Ken Wharton. Quest'ultimo gareggia ufficialmente con il team BRM, il quale non ha ancora una monoposto di propria costruzione; non passerà tuttavia molto tempo prima che la squadra di Mr. Owen riuscirà a produrne una, senza più doversi appoggiare ad altre scuderie. Lo schieramento del Gran Premio di Svizzera presenta anche assenze pesanti, come quella di Giuseppe Farina, ancora sofferente per le ustioni, e quelle di Ascari e Villoresi, i quali sono in trepidante attesa per il debutto ufficiale delle nuove Lancia Formula 1. Saranno tre, come di consueto, le Gordini ufficiali che prendono parte al Gran Premio, condotte da Behra, Bucci e Wacker. A completare lo schieramento, il pilota belga Swaters, a bordo di una Ferrari acquistata privatamente. Prima di giungere però al tanto atteso Gran Premio di Svizzera, le due Case automobilistiche modenesi approfittano dell'invito degli organizzatori del Gran Premio di Pescara, previsto per domenica 15 Agosto 1954, per proseguire lo sviluppo delle proprie vetture. Il ferragosto pescarese è per lunga tradizione dedicato all'automobilismo. Vi fu un tempo in cui il circuito della città abruzzese era considerato come la più importante corsa dell'estate: difficile e completo il tracciato di gara, partecipazione al gran completo delle Case, interesse enorme degli appassionati.

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Ancor oggi si ricordano le vicende delle manifestazioni pescaresi tra il 1934 e il 1939, con le grandi protagoniste del tempo: Alfa Romeo, Maserati, Mercedes, Auto Union, e piloti che rispondevano ai nomi di Varzi, Nuvolari, Caracciola, Rosemeyer, Fagioli. Moll, Lang, Stuck. Ma erano anni nei quali non si disputavano due e anche tre corse ogni domenica, come avviene oggi, e ciascuna gara rivestiva un'importanza eccezionale, fra tutte, il circuito di Pescara aveva caratteristiche inconfondibili, determinate soprattutto dalla sua conformazione planimetrica: una scorrevolissima strada sul triangolo Pescara-Cappella-Montesilvano-Pescara, dove alla lunga linea retta del traguardo fa seguito il tratto di montagna e la velocissima discesa per ritornare a Montesilvano. Il lato che congiunge quest'ultima località con il capoluogo è un segmento di circa sei chilometri perfettamente diritto e pianeggiante, soltanto interrotto verso il termine - prima delle tribune - da una variante costruita ad arte prima della guerra per interrompere le enormi velocità che vi si raggiungono (Fangio, sull'Alfa Romeo 1500 a compressore doppio stadio, realizzò sul chilometro lanciato i 310 km/h). Da Pescara la strada sale a Cappelle attraverso una estenuante successione dl curve e di dislivelh, poi ritorna a Montesilvano lungo un paio di diritture in sensibile discesa. Sono, in totale, 25.579 chilometri. Dopo la guerra, i fedeli organizzatori pescaresi ripresero la loro gara, successivamente con formule diverse: Gran Premio per macchine di Formula 1, e di durata su sei o dodici ore con vetture turismo e Sport. Ogni volta con buon successo, ma non certo il ritorno ai fasti del passato, e quel lustro al quale pare che il circuito di Pescara sia destinato a ritornare. È questa la ragione per cui la ventitreesima edizione è stata nuovamente organizzata con la Formula 1, i cui sviluppi per gli anni prossimi si delineano quanto mai avvincenti.

 

Deve essere, insomma, una gara di riprova, quasi un ponte tra il luminoso passato e un promettente avvenire. Come era facile prevedere, sul circuito di Pescara mancheranno le Mercedes, ma Ferrari, Maserati e Gordini sono all'appuntamento, sia pure a ranghi non completi. La Ferrari, anzi, mette in campo una nuova vettura, quel modello 154, per intenderci, che fece la sua prima apparizione a Siracusa ad inizio stagione, e successivamente nella nera giornata di Reims, per non interrompere la severa preparazione che impegna le due Case modenesi in vista del Gran Premio della Svizzera, a Berna. Modificata nel telaio, con un nuovo motore più potente, lungamente provata all'aerautodromo modenese, la macchina sulla quale si concentrano le speranze di poter validamente opporsi alla Mercedes negli ultimi Gran Premi della stagione è stata affidata per l'occasione al giovane Umberto Maglioli. Dovrebbe essere questo il definitivo collaudo, in vista di Berna e soprattutto di Monza; costituirà comunque il motivo tecnico di più sicuro interesse della prova pescarese. La Ferrari dl Maglioli presenta nuove soluzioni nel motore, nel telaio e nella carrozzeria; caratteristica la forma a squalo, determinata dai due serbatoi di combustibile piazzati lateralmente in sostituzione di quello unico in coda, nell'intento di realizzare una più corretta distribuzione dei pesi e quindi un diverso assetto delle sospensioni, Manzon, secondo uomo della Scuderia Ferrari a Pescara, ha invece la monoposto già ampiamente nota. La Scuderia Ferrari vedrà in gara, oltre al già citato Maglioli ed il francese Robert Manzon, passato in questi giorni a far parte del team di Maranello, Rosier e Swaters al volante delle vetture del Cavallino; con la Maserati sarà presente Stirling Moss - attualmente capo équipe - con il romano Luigi Musso, ed i privati Biro, Shell e Daponte. Infine Behra, Bucci e Guelfi correranno sulle Gordini. Mancherà invece Fangio, che pur essendo stato invitato preferirà rinunciare per godersi una vacanza. Pochi grandi nomi, come si vede, ma appunto per questo garanzia di lotta incerta e vivace.

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Il Gran Premio di Pescara si svolge su un totale di sedici giri, pari a 469.264 metri. Sabato 14 Agosto 1954, puntualmente tutti i piloti iscritti al XXIII circuito di Pescara si presentano alle prove ufficiali. In totale tredici concorrenti anziché quattordici, poiché non prenderà parte alla competizione Mantovani su Maserati. Dopo i primi contatti con l'anello di asfalto, i piloti forzano i tempi, in vista dello schieramento di partenza per la gara. Clamoroso l'exploit dell'inglese Stirling Moss, il quale, pur correndo per la prima volta a Pescara, migliora progressivamente i propri tempi, facendo infine crollare il primato del giro più veloce che appartiene a Tazio Nuvolari (Alfa Romeo), che resisteva dal 1932. Il giovane asso britannico registra un tempo di 10'23"0 alla media di 147.808 km/h. Tuttavia il nuovo primato non poteva essere riconosciuto perché non è stato ottenuto in competizione. Il favorito di turno, Maglioli, con la Ferrari sperimentale compie pochi giri, evidentemente perché la macchina ha bisogno ancora dl essere regolata. Maglioli segna comunque un buon tempo, 10'53"0, alla media di 139.691 km/h con partenza da fermo. Ma il secondo miglior tempo della giornata viene stabilito dal privatista Manzon su Ferrari, preparata anch'essa nelle officine di Maranello. Il francese registra un ottimo tempo 10'66"1 alla media di 142.855 km/h. Altra lieta sorpresa di queste interessanti prove è il pilota argentino Bucci su Gordini: il giovane amico di Fangio (presente, quest'ultimo, quale spettatore a Pescara) ottiene il tempo di 10'46"0 alla media 142.545 km/h. Anche Behra è fra i più veloci, facendo registrare il tempo di 10'57"1 alla media di 140.116 km/h. L'altro pilota della Maserati, Luigi Musso, si porta anch'egli sotto gli 11'00"0, stabilendo un 10'58"2 alla media di 139.860 km/h. Domenica 15 Agosto 1954, nel mezzo di un clima ideale ed un'imponente spettacolo di folla offerto da quasi centomila persone, tra cui numerosi turisti, lungo i bordi della strada e nelle tribune, alle ore 9:30 a.m. prende vita la ventitreesima edizione del Gran Premio di Pescara.

 

Ciò denota che la maggioranza degli sportivi ha preso interesse e ha gradito questo ritorno alla Formula 1, dopo le prove degli scorsi anni. Prima del via, però, un improvviso colpo di scena si verifica nelle ultime ore della vigilia. Il corridore Umberto Maglioli, a cui era affidata la Ferrari ufficiale che domenica prossima correrà al Circuito di Berna e su cui si appuntavano le previsioni di molti, viene invitato da una telefonata del padre a recarsi con urgenza a Biella presso il capezzale della madre in gravi condizioni. Per un improvviso collasso, le condizioni della signora - già da tempo malata - si aggravano ulteriormente. Il ritorno del figlio solleva il morale della signora Mariuccia, alla quale viene detto che Umberto era tornato perché la nuova Ferrari non era ancora a punto e quindi non poteva partecipare ad una gara impegnativa come quella di Pescara. Il pilota della Ferrari non può perciò essere presente alla partenza. Al via, dato da S. E. Ermini, sottosegretario allo Spettacolo, scattano immediatamente Manzon e Behra. Tuttavia al primo passaggio davanti alle tribune le posizioni sono le seguenti: in testa la Maserati di Moss, tallonata da vicino dalla Ferrari di Manzon. Seguono nell'ordine a brevi intervalli Bira, Bucci, Musso, Shell, Rosier, Daponte, Swaters e Guelfi. Behra, che era scattato secondo, è attardato di circa sei minuti poiché sembra abbia urtato la parte posteriore della vettura di Manzon lungo i tornanti di Spoltore. Al secondo giro avviene la prima selezione. Il concorrente Guelfi, su Gordini, è costretto ad abbandonare per un principio di incendio alla vettura, da cui esce leggermente ustionato. Nulla di grave, per cui si ritiene inutile il trasporto all'ospedale del corridore, il quale viene medicato sul posto. Intanto Manzon, attardatosi a Spoltore dove finisce il tratto più duro in salita, si ferma al box. e si ritira. Si ferma anche Taraschi per guasto riparabile e perde due giri nel confronti di Moss che continua a condurre. Al quarto giro, colpo di scena: passano nell'ordine Bira, Musso e Bucci, a distanza ravvicinata.

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Si attendono notizie di Moss e, attraverso il ponte radio che i radioamatori hanno gratuitamente stabilito fra i principali luoghi del percorso, si apprende che il più giovane concorrente in gara - ventiquattro anni - è fermo dopo Cappelle, e sarà costretto al ritiro perché la sua Maserati accusa la rottura del tubo dell'olio. Contemporaneamente. Bira fa registrare il giro più veloce fino a quel momento. Ormai le Maserati hanno tre vetture nelle prime quattro posizioni e si apprestano a dominare completamente il campo. Nulla di notevole fino al sesto giro, quando Bira stabilisce il giro più veloce di tutta la gara in 10'48"39 alla media di 142.417 km/h. Dodo il sesto passaggio, altro sensazionale colpo di scena: il principe Bira perde il comando della corsa a causa di un banale guasto: la rottura del collettore di scarico. Passa così in testa Musso, seguito da Bucci. Bira comunque transita in terza posizione dopo una breve fermata al box, dove è superato da Shell. Un lungo applauso del pubblico saluta intanto l'ingresso sul circuito del Campione del Mondo Fangio, accompagnato dalla moglie. Siamo ormai a metà gara, e comincia a delinearsi la classifica finale. Musso che ha preso il comando, lo manterrà fino alla fine. Dall'ottavo al decimo giro sono da segnalare il ritiro di Taraschi, la riconquista della terza posizione da parte di Bira e l'ultimo ritiro, quello di Rosier, che giunge al traguardo a piedi. Anche Bucci, pochi minuti dopo, è fermato da un guasto, ma potrà comunque classificarsi avendo tagliato il traguardo del decimo giro come previsto dal regolamento. Le posizioni dell'undicesimo giro, che rimarranno fino al termine della gara sono quindi le seguenti: in testa Musso con 3'12"3 su Bira; in terza posizione Shell, il concorrente più regolare. Seguono Daponte e Behra, ambedue doppiati. Quattro Maserati ai primi quattro posti, con una lieve diminuzione del distacco tra Musso e Bira che scende a 2'41"0 al tredicesimo giro. La folla, tutta in piedi, saluta con un lungo applauso l'arrivo vittorioso dell'unico italiano, rimasto in gara, mentre dal microfoni circostanti si diffondono le note dell'inno di Mameli.

 

Il pubblico, sportivissimo, applaude calorosamente anche gli altri piloti rimasti in gara. Subito dopo la conclusione, S. E. Ermini ha premiato con numerose coppe, offerte dal vari Ministeri, i brillanti protagonisti della gara. Durante la sera si apprende che le condizioni della mamma del noto corridore Umberto Maglioli, la signora Mariuccia Maglioli Florio, permangono assai gravi. La signora verrà amorevolmente assistita dal marito, il professor Nicola, e dal cognato, professor Vincenzo Maglioli, entrambi valenti medici. L'attenzione degli appassionati di motorismo converge questa settimana sul weekend auto-motociclistico di Berna, per la disputa del Gran Premio della Svizzera. Teatro di gara il famoso e difficile circuito del Bremgarten, tracciato nell’omonima foresta ai margini della capitale federale. Nel pomeriggio di domenica 22 Agosto 1954 il circuito diverrà possesso dei bolidi a quattro ruote per il Gran Premio della Svizzera, settima prova di Formula 1 valevole per il Campionato Mondiale. Lo schieramento è quello delle ultime gare: Mercedes con tre vetture del modello Nurburgring, cioè a carrozzeria convenzionale, non carenata, e i piloti Fangio, Kling ed Hermann; Ferrari, che accanto ai due macchine di vecchio tipo ne presenta altrettante pressoché inedite, vale a dire com nuovo telaio e motore più potente. La scelta degli accoppiamenti con i piloti (Gonzalez, Hawthorn, Trintignant e Manzon) dipenderà dall’esito delle prove ufficiali. Infine la Maserati con i suoi Moss, Shell, Mieres e Mantovani, la Gordini (tre o quattro vetture) e alcuni piloti privati su macchine italiane completano i quadri dei partecipanti al Gran Premio svizzero, il cui nerbo è costituito dal nuovo episodio della lotta Mercedes-Ferrari. Se molte speranze si possono riporre nei nuovi mezzi approntati dal tenace costruttore modenese, la Casa di Stoccarda ha il grande vantaggio di avere a disposizione un pilota della classe di Fangio (mentre mancheranno ancora Farina, Ascari e Villoresi), di un uomo, cioè, in grado di risolvere per virtù proprie le situazioni più difficili. A Fangio, infine, basta ormai un soffio per conquistare il Campionato Mondiale: vincitore di quattro Gran Premi sui sei già disputati, il meccanismo del regolamento e la situazione di classifica gli garantiscono matematicamente il titolo, solo che non vinca il connazionale Gonzalez. Purtroppo, quest'anno, circostanze avverse hanno tagliato fuori dalla lotta i piloti italiani.

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On a happy note, the condition of the mother of well-known car racer Umberto Maglioli is improving significantly. Having overcome the crisis, Mrs. Mariuccia Maglioli Florio is now almost out of danger. Her consort Professor Nicola, who has been caring for her together with her brother Professor Vincenzo, revealed some optimism about the course of the disease. Umberto Maglioli will probably be able to take part in the race in Bremgarten, Switzerland, with the new Ferrari. Cold and damp weather is the chief factor at the Swiss Grand Prix, held over 66 laps of the Bremgarten Circuit on the edge of Berne. As is becoming more and more evident as the new Formula 1 gathers strength, big Grand Prix events are fast becoming the preserve of the factory teams, which, of course, is normal. Of the 16 starters only two are non-factory, these being the Belgian Swaters with his Ferrari and Wharton in the Rubery Owen Maserati, now very much modified. Since Silverstone this last car has been fitted with Dunlop disc brakes and alloy wheels, similar to the Le Mans Jaguars, the oil tank has been removed from below the carburetters and placed on the left of the cockpit, the exhaust tail-pipes considerably shortened, and many other detail modifications made to the engine, while the bodywork has now turned olive green. Of the -factory teams Mercédès-Benz has three Nurburgriug single-seaters driven by Fangio, Kling and Herrmann, ostensibly the same as at the previous race, though the rear suspension is strengthened at the point where Kling’s broke up in the German Grand Prix. Ferrari enteres two 1954 cars, now with new front brakes that are larger and wider, but in practice Manzon has a bad crash in one of these, while having his first try-out in the factory team. Gonzalez practices in the other one, but Maglioli drives it, in the race. Hawthorn practices in a 1953/54 model fitted with a high tail fairing as on the 1954 cars, with a slightly larger fuel tank, and Trintignant has a normal 1953/54 car, both these last two cars having the new engines as at Nurburgring.

 

With Manzon’s car out, Gonzalez takes the 1953/54 one with the headrest and another normal 1953/54 car was produced for Hawthorn. The full team of three Gordinis are running, Behra and Bucci on the five-speed models and the American driver Wacker being on the four-speed one. Mainstay of the Maserati team is naturally Moss, driving his own car, but having three others at his disposal should the need arise. Two of the other three cars are all fitted with the rear-mounted oil tank and handled by Mieres and Schell, the last named having his first drive with a de Dion car, this particular one being fitted with a right-hand accelerator pedal, similar to that of Moss, the idea being that the number one driver should have another car in reserve. Mantovani is on the fourth works entry. The first practice is damp but not raining and though times are good they cannot approach the long-standing record that Rosemeyer sets up in 1936 with an Auto-Union. This still stands at 2'34"5, and the best the 2 1/2-litres can do under the conditions is 2'39"5 by Gonzalez and 2'39"7 by Fangio, with Moss third fastest with 2'41"4. The second practice period, there are only two, is held in continuous rain and for a long time no one can get below three minutes, and by the end of the period the weather is so dull that going through the wooded parts of the course visibility is at a minimum for high-speed motoring. Nevertheless all three Mercédès-Benz drivers get below three minutes, as does Trintignant, while Moss is fastest of the lot with 2'56"0, Kling being 0.1 sec. behind, followed by Herrmann at 2.sec. and Fangio at 2.7 sec. However, none of these times affect the grid position as they are slower than the previous day and on Sunday afternoon the front row sees Gonzalez, Fangio and Moss side by side, with Trintignant and Kling in row two, followed by Hawthorn, Herrmann and Wharton in the next row, Mantovani and Bucci in row four, Maglioli driving in place of Manzon in row live along with Mieres and Schell, and Behra, Wacker and Swaters bringing up the rear.

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At the fall of the flag it is Fangio who goes into the lead, and Kling, also profiting by having a five-speed gearbox, nipped through from row two and Moss tucked in behind him. By the end of the lap Fangio has got clear of the pack and Gonzalez and Moss are nose to tail some three seconds behind him, they being followed by Kling, Trintignant, Wharton, Behra, Hawthorn, Herrmann and the rest. Only Bucci fails to complete the first lap, he stops shortly after half a lap. Fangio gains a few yards on the next lap but Moss is still breathing on the tail of Gonzalez’ Ferrari, while Kling runs into the straw bales approaching the end of the lap and drops right to the back of the field, more than 30 seconds behind Swaters, who has already been left behind. There is no holding Fangio now and yard by yard he increases his lead, while Moss gets past Gonzalez though there is still only a few feet between them. Hawthorn makes a hesitant opening lap and runs in company with Trintignant and Herrmann, but after five laps he begins to put on speed and shakes these two off, at the same time closing rapidly on Moss and Gonzalez, who are now six seconds behind Fangio. On the fourth lap Wharton spins and drops almost to the back of the field and by lap eight, when Behra retires at the pits with no clutch, the race has been divided into two parts. The first six are Fangio, in complete command of the race, Moss, Gonzalez, Hawthorn, Trintignant and Herrmann, after these there is already a long gap and then comes Mantovani, Mieres, Wharton, making no ground on the two Maseratis in front of him, Schell, Maglioli and Kling, the Mercedes-Benz driver fairly eating his way through the tail-enders. Completely outclassed are Wacker and Swaters, who bring up the tail. With the race having sorted itself out a bit, there now starts an absolute spate of fastest laps, Fangio being first on lap nine in 2'44"2, then again on lap 11 in 2'43"5. On lap 12 it is Hawthorn with 2'42"3, and the following lap Gonzalez does 2'42"0.

 

This brings Hawthorn closer to Gonzalez and by lap 15 he is almost alongside, actually passing him on the next lap, and the lap after that he passes Moss, getting his own back for the Silverstone incident. Meanwhile Kling completes his job of working his way through the second half of the field and now sets about reducing the gap between himself and Herrmann, and starts this by setting a new fastest lap in 2'41"8. By 20 laps, less than a third of the total distance of 480.480 kilometres, Fangio laps Wharton, who is lying in 10th place, and Wacker stops, the complete Gordini team now being out. Moss begins to lose ground rapidly and on lap 22 he comes to a sudden stop when his oil pressure fails, and on the same lap Hawthorn is overdue, all this letting Trintignant into third place. Hawthorn arrives at his pit at low speed with what appears to be a throttle that would not open but a few moments’ work under the bonnet has him back in the race again going as well as ever. Moss walks back to the pits and it has been arranged previously that if his car should fail he would take over Schell’s but by this time his second string has also retired with a loss of oil pressure, so Moss becomes a spectator yet again. The race now develops into a procession, the only interest being on the progress Kling is making, which is still very steady. Hawthorn’s fortunes does not last long for on lap 30, less than half way, he fails to appear and walks back later to report that the Ferrari has come to rest out on the circuit. Just after this Kling overtakes Herrmann and a lap later, at half-distance, the order is Fangio leading comfortably, 20 sec. ahead of Gonzalez, with Trintignant a long way back in third place, followed by Kling and Herrmann, the remaining runners being a lap behind. No sooner has this point been reached than Trintignant coasts into the pits with a stream of oil pouring from the bottom of the engine and the car is immediately withdrawn. As if to make his lead even more convincing Fangio sets up yet another fastest lap in 2'39"7 and provided the Mercedes-Benz can keep going he is a certain winner.

 

On lap 39 Kling is firmly in third place when his engine just dies on him and he is forced out with suspected fuel feed trouble, and this leaves only eight cars still running. This year’s Swiss Grand Prix has been extended to 66 laps and the extra ones now tick slowly away, there being no hope of anyone catching the car in front of him and it is once more a question of endurance. Right from the start of the race the weather has been improving and the circuit has now dried out considerably, while for a very brief moment the sun shines. Mieres and Mantovani in the remaining factory-supported Maseratis have been running in close company throughout the race and now that Mieres is getting used to the do Dion car he begins to draw away a little. Fangio laps at 2'43"0, having eased just a very small amount, while Gonzalez loses two seconds a lap on him. They have both lapped Herrmann, who is safely in third place, a lap ahead of the three Maseratis. Wharton being sixth, unable to make up any ground on the two red six-cylinder cars, even though the Rubery Owen Maserati sounds as healthy as at the start. With five laps to go a few spots of rain falls, just to prevent any feeling of confidence spreading as regards 1954 weather, but by now everyone is motoring steadily to finish, and a few seconds after the three-hour mark is passed, Fangio is flagged home the winner of the Swiss Grand Prix, 50 seconds ahead of Gonzalez, having led the race from start to finish, not only proving his complete mastery as a driver, but proving for the third time out of four races that the new Mercédès-Benz is not such a bad racing car after all. Herrmann supports this theory by finishing third, one lap behind, and Mieres, Mantovani and Wharton finish in that order all on the same lap. Bringing up the rear is Maglioli with the 1954 Ferrari and, many laps behind, comes Swaters with his private Ferrari. What looked like being a battle royal has proved to be a procession and, as at Nurburgring. English hopes are right out of luck, both Hawthorn and Moss having shown good form until they were forced out.

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La gara ha riservato poche sorprese, manifestando una spaventosa prova di forza da parte di Fangio e della sua Mercedes: l'argentino arriva a doppiare tutti piloti rimasti in gara, compreso il compagno di squadra Herrmann. Solo González riesce a concludere la gara a pieni giri, ma il ferrarista paga un ritardo di oltre un minuto. Il pilota argentino amministra la corsa fino alla bandiera a scacchi, trionfando in maniera esemplare e aggiudicandosi il secondo titolo iridato, chiudendo i conti con ben due gare di anticipo. Quando Juan Manuel Fangio taglia il traguardo del Gran Premio automobilistico della Svizzera, il grosso ingegner Neubauer, direttore sportivo della Mercedes, si abbandona a una specie di fantasia nient'affatto teutonica, lanciando per aria il cappello a lobbia e tracciando nel vuoto frenetici ghirigori con la bandiera rossonera delle segnalazioni, mentre il volto ridente si tinge di rosso. L'ingegnere tedesco ha buon diritto di manifestare cosi clamorosamente il suo entusiasmo, dato che la Mercedes si è comportata in modo tale da spazzar via tutte quella riserve che, forse a torto, avevano accompagnato le precedenti vittorie di Reims e del Nurburgring. La Ferrari è seconda con González, ma deve far conto di due vetture fuori combattimento e dovrà pertanto lavorare duramente per non perdere altro terreno sul piano tecnico, sperando di recuperare in breve tempo Giuseppe Farina, la cui mancanza si fa sempre più sentire. Ancora una volta la Mercedes di Fangio ha dominato da un capo all'altro del Gran Premio, e vana - anche concedendo tutte le attenuanti - è risultata la difesa opposta dai piloti delle Ferrari e delle Maserati. Se Juan Manuel Fangio, con questa sua quinta vittoria nella sequenza di prove valevoli per il Campionato del Mondo si è matematicamente assicurato il titolo per il 1954, la Mercedes-Benz ha fornito la riprova di avere conquistato una superiorità tecnica che sarà molto arduo infrangere.

 

Ormai le riserve che avevano accompagnato le precedenti vittorie della Mercedes a Reims e al Nurburgring non hanno più ragione di esistere; piuttosto preoccupano i mancati miglioramenti che si erano sperati nelle Ferrari. Lo stesso nuovo modello della Scuderia Ferrari non risponde ancora alle aspettative dei tecnici: si aggiunga l'attuale indisponibilità di uomini di gran classe da opporre a Fangio, e si dovrà concludere che le prospettive per l'avvenire non sono affatto liete. Al Bremgarten, dietro al Campione del Mondo si è classificato González dopo una gara onesta ma non proprio brillante, poi Herrmann ancora sulla Mercedes, mentre Hawthorn, Kling, Trintignan e Moss sono stati messi fuori gara da incidenti meccanici. Il Gran Premio della Svizzera conferma le ipotesi avanzate alla vigilia. Fatto riscontro della dura realtà di una Mercedes che cresce di corsa in corsa senza che le macchine italiane riescano a seguirne il progresso, parecchie illusioni stanno purtroppo crollando, a cominciare da quella che le piccole fabbriche di automobili Ferrari e Maserati possano, con le loro sole risorse, fronteggiare l'offensiva del colosso tedesco; non è più soltanto un problema tecnico, ma di mezzi e di organizzazione. L'entrata in campo della Lancia e dell'Alfa Romeo potrà forse ristabilire almeno l'equilibrio di forze, se non riconquistare d'acchito una posizione di superiorità. L'avvenire in questo settore è pieno di nubi, soprattutto se ci si riallaccia alla memoria di quanto accadde vent'anni prima, sempre ad opera dell'industria tedesca.

 

Simone Pietro Zazza

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